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Rappresentazione grafica del DNA

Risale a poco tempo addietro la rilevante scoperta, nel campo della biologia molecolare, frutto della ricerca di un team di ricercatori torinesi, che ha messo in luce una nuova funzione della metilazione del DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola contenuta nelle cellule che contiene informazioni essenziali per il corretto funzionamento del nostro corpo. La metilazione è una modificazione del DNA, non strettamente legata alla sua sequenza, che protegge i geni da una lettura errata, garantendo, in questo modo, l’assenza di errori nell’interpretare queste informazioni.
Questo meccanismo è frequentemente alterato nei tumori e in altre patologie. La scoperta è stata pubblicata su “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali.
Il team protagonista del progetto di ricerca è formato da giovani e brillanti ricercatori coordinati dal Prof. Salvatore Oliviero, responsabile dell’Unità di ricerca di Epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari che non interessano direttamente la sequenza del DNA, presso la Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. La HuGeF è una fondazione costituita alcuni anni fa dalla compagnia di San Paolo, dall’Università degli Studi di Torino e dal Politecnico di Torino proprio allo scopo di sviluppare una ricerca di eccellenza nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.

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Gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Salvatore Oliviero

Abbiamo incontrato il Prof. Oliviero ed il suo gruppo di lavoro per comprendere meglio l’importanza e l’impatto della loro scoperta.
Potete spiegarci in che cosa consiste il vostro lavoro e qual è l’importanza della recente scoperta?
Il DNA contiene tutte le informazioni per far funzionare una cellula e, quindi, un organismo. Queste informazioni devono però essere lette in maniera corretta dalle cellule, affinché le loro normali funzioni si possano svolgere adeguatamente. Immaginiamo che il DNA sia un insieme di lettere e di parole le une attaccate alle altre, senza spazi. È necessario comprendere quali sono le parole che lo compongono per capirne il senso: se si iniziasse a leggere dal centro di una parola oppure se non si concludesse la lettura nel punto esatto, non si potrebbe capire il significato.
Per poter funzionare al meglio, il DNA è sempre associato a numerose modificazioni che, pur lasciando inalterata la sequenza delle lettere e delle parole, possono rendere più facile o più difficile la lettura. In altre parole, sappiamo che il DNA è controllato da proteine di regolazione ed enzimi che ne creano il “vestito”, rendendolo più o meno accessibile e determinando così l’attivazione o l’inibizione di alcuni geni.
La nostra recente scoperta ha evidenziato che uno di questi enzimi, chiamato metiltransferasi, agisce all’interno dei geni producendo delle modificazioni che li proteggono da una lettura sbagliata. In questo modo, impedisce che si verifichino errori.
Nel nostro laboratorio è anche in corso uno studio sul ruolo dell’RNA,-  molecola grazie alla quale vengono prodotte le proteine all’interno delle cellule-  probabilmente molte funzioni sono legate alla sua capacità di assumere complesse strutture tridimensionali.
Quali sono le possibili applicazioni pratiche della vostra ricerca nell’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie e, nello specifico, ai tumori? In generale, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro?
Sappiamo che molto spesso nei tumori l’enzima metiltransferasi non è presente o è presente in quantità ridotte e, di conseguenza, la lettura del DNA può risultare poco fedele e vengono prodotte proteine alterate, portando all’insorgenza o alla progressione maligna dei tumori. Pertanto, a livello pratico, si lavorerà soprattutto su quest’assenza di protezione nelle cellule tumorali; poiché questo tipo di enzimi ha innumerevoli funzioni, è possibile che vi saranno applicazioni anche per altre patologie.
Sicuramente negli ultimi dieci anni sono stati fatti grandi progressi nella terapia dei tumori, sono state elaborate nuove metodiche e nuovi farmaci, anche grazie allo studio della genetica del tumore, che oggi risulta più chiara. Ultimamente le tecnologie più avanzate ci permettono di avvicinarci sempre di più alla cosiddetta medicina personalizzata, che prevede di studiare terapie in base al genoma specifico di ogni paziente.

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Sede del centro di Biotecnologie Molecolari

Com’è organizzato il vostro gruppo di lavoro?
Il nostro è un lavoro di squadra. Il gruppo porta avanti diversi progetti contemporaneamente e ognuno di questi ha bisogno di competenze differenti, che vengono messe a disposizione dai componenti del gruppo o che vengono fornite da aiuti esterni. Il lavoro in questo laboratorio utilizza metodi cellulari, molecolari e di genomica globale perciò richiede anche competenze di ingegneria e di informatica per elaborare grandi quantità di dati. L’importante, in campo scientifico, è avere abilità specifiche, in modo tale da poter svolgere bene determinati lavori, e di saper collaborare per unire queste abilità.
Quali sono le possibilità che ha un giovane laureato di trovare un lavoro da ricercatore?
In questo ambito c’è bisogno di una fase preparatoria, che può essere anche di diversi anni, in cui si acquisiscono le competenze necessarie. In seguito non è difficile trovare lavoro, anche se, ovviamente, è necessaria una mentalità elastica, bisogna essere disponibili a muoversi, eventualmente anche ad andare all’estero: dal momento che i posti non sono moltissimi, quando uno ha competenze specializzate a volte è necessario spostarsi per lavorare in posti dove quelle competenze servono. Bisogna ricordare, però, che qualcuno resta in Italia, o dall’estero viene a lavorare in Italia, anche con eccellenti risultati. Se si impara a fare bene una determinata cosa e si hanno delle competenze, allora si avrà sempre un lavoro: questo è un messaggio importante da dare ai giovani.
Marta Giacone

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