03_LesRoses_V_XXIVABF|Scatola Chiara-Piccola Galleria per la Fotografia Storica e Contemporanea inaugura la personale dal titolo MÉMOIRES sali d’argento e dagherrotipi  di Roberto Goffi a cura di Daniela Giordi.
In mostra sarà esposta l’ultima ricerca fotografica di Goffi, il quale attraverso materiali prodotti secondo le modalità della fotografia delle origini si compone di due nuovi capitoli, il primo formato da stampe fotografiche realizzate con emulsione argentica alla gelatina, stesa su carta dalla mano dal fotografo, il secondo da  dagherrotipi, piccoli gioielli fotografici, unica argentici su rame rivelati dai vapori di mercurio.  Fra le stampe esposte vi è la serie ispirata alla raccolta Les Roses di Rainer Maria Rilke, le immagini sono imprigionate in fredde cornici in profilato in ferro e protette da un vetro, sul quale è stata incisa una lirica di Rilke nella versione originale francese.
“Vorrei tanto (poiché è già molto poterLe esprimere i miei più umili desideri) che a questo ciclo di “Rose”, appena ritrovato fra le mie carte, Lei concedesse l’onore di figurare tra le sue belle edizioni…” così Rainer Maria Rilke in una lettera datata 5 dicembre 1926 indirizzata all’editore Alexandre Alphonse Marius Stols. Il poeta, scrittore e drammaturgo austriaco di origine boema, uno dei più importanti poeti in lingua tedesca del XX secolo, morirà poche settimane dopo, il 29 dicembre e la raccolta intitolata Les roses verrà pubblicata postuma già nel gennaio del 1927, corredata da un breve scritto di Paul Valéry.
L’interazione fra fotografia e poesia, ricorrono in alcuni cicli autoriali di Roberto Goffi, ispirandogli già dal 1999 i manufatti fotografici della serie Portraits che contengono (in alcune di queste opere realizzate con tecnica mista, fotografia e assemblaggi di materiali di differente origine e natura, come legno, ferro, fili di rame, gesso) dei ritratti fotografici con le fattezze di poeti quali Emily Dickinson o Ezra Pound; in particolare a Rainer Maria Rilke il fotografo aveva già dedicato la serie Notturni, rilettura delle Poesie alla notte  raccolte in un unico quaderno da Rilke nel 1916.
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A rose is a rose is a rose, così Gertrud Stein in Sacred Emily del 1913. Non è possibile scindere la rosa dal significato simbolico in esso insito, la Stein in questo verso introduce con chiarezza gli elementi di Significante e del Significato, quindi se quella che guardo è l’immagine di una rosa essa è anche l’archetipo della rosa, della poesia romantica e in particolare della Rose di Rilke e di Goffi.
Una peonia, realizzata con la medesima tecnica di produzione e montaggio delle rose, si affianca ad altri fiori in dagherrotipia: copia positiva unica non riproducibile, su supporto in argento o rame argentato, procedimento fotografico presentato al pubblico nel 1839 dallo scienziato François Arago, messo a punto nel 1837 da Louis Jacques Mandé Daguerre.
La storia della fotografia è costellata da immagini floreali: i disegni fotogenici di William Heny Fox Talbot, la memorabile ortensia pittorialista  di Adolph de Meyer, i Flowers di Robert Mapplethorpe, per citarne alcuni fra i più noti; gli esemplari di Goffi in dagherrotipia rappresentano le varietà presenti nel giardino di famiglia della sua infanzia. Così a lato della peonia troviamo questi fiori della memoria: la calla, la bignonia, l’iris, il giglio, racchiusi in oggetti personali riesumati e destinati a nuova vita, figli della poetica del ready-made: una vecchia scatola in latta o piccoli cassetti in legno.
Roberto Goffi scrisse e fornì delle note, delle linee guida, utili alla stesura del testo critico per la sua personale “Soldato Daguerre” che si tenne nel 1997 alla Galleria Salzano di Torino, esprimendo un concetto ancora oggi applicabile al suo lavoro, utile se letto con un atteggiamento analitico/critico rivolto alla mole di proposte autoriali e curatoriali, con le quali quotidianamente siamo sollecitati in ambito fotografico; Goffi scriveva: “[…]. Gran parte della fotografia, […] Non incorpora il tempo, ne è una sezione sottile, sottilissima. Vermeer impiegava mesi per fare un quadro, che è un oggetto bidimensionale come la fotografia, mesi in cui il tempo ed il suo pensiero veniva stratificato nelle due dimensioni.
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Guardando queste immagini di fiori, la tecnica di ripresa, la scelta della distanza focale, il taglio dell’inquadratura, la tecnica di stampa e gli oggetti utilizzati con la funzione di cornice/teca/contenitore (il discorso è applicabile sia alla serie Les Roses che ai Fiori della Memoria), potremmo essere coinvolti da un sentimento  molto simile a quello che pervade al cospetto di alcuni versi poetici, una stratificazione di pensieri, considerazioni, sintesi.
Goffi nei suoi segni fotografici non è mai chirurgico bensì ermetico, quindi per dirla con Roland Barthes, chi guarda queste fotografie, lo spectator, nella fruizione e percezione delle immagini dovrà impiegare del tempo per leggerle, utilizzando il proprio patrimonio di nozioni, la propria sensibilità, attivando il sentimento di accoglienza dello spectrum, nel nostro caso i fiori argentici in mostra, che l’autore ci porge per poter essere pervasi dal punctum: qualcosa che ci attiri e leghi almeno per un attimo.
Nell’intervento alla giornata di studio “Architettura e Fotografia ” organizzata in occasione della presentazione del libro “Rivelazioni Barocche” per l’edizione 1999, Roberto Goffi citava proprio l’amato Rilke (I quaderni di Malte Laurids Brigge, 1910)
“[…]. E anche ricordare, non basta. Occorre saper dimenticarli i ricordi, quando siano numerosi; possedere la pazienza di attendere che ritornino. Perché i ricordi, in sé, non sono ancora poesia.” Quindi, sempre citando le parole di Rilke, Abf vi invita a scoprire se  “[…] in un attimo rarissimo di grazia”  dalle letture poetiche di Roberto Goffi e dai suoi ricordi floreali  “[…] si levi la prima parola di un verso.”
L’esposizione ad ingresso libero sarà aperta al pubblico fino al 21 dicembre 2013, ogni pomeriggio dal martedì al sabato, dalle 16,00 alle 19,00.  Giorni di chiusura Domenica e lunedì.
 Daniela Giordi

Inaugurazione 27 novembre  ore 18,00 – 21,00

Via Amedeo Peyron 17/E – Torino.

Fino al 21 dicembre 2013 dal martedì al sabato, orario 16,00 – 19,00 e su appuntamento.

Giorno di chiusura al pubblico: domenica e lunedì.