La Galleria d’arte Roccatre di Torino inaugura, un’esposizione del maestro Jiri Kolar, presentando una serie di opere riferite al periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Novanta.
Scrittore poeta e artista visivo, Jiri Kolar è tra i massimi maestri ormai storici della grande e articolata area di ricerca d’avanguardia all’incrocio fra parole e immagini, quella che va da Mallarmé ai calligrammi di Apollinaire e alle “parolibere” futuriste, dalle sperimentazioni scritte e dai collage e poemi-oggetti dadaisti e surrealisti fino alla poesia visiva e concreta, e anche a certe elaborazioni concettuali, degli anni 1960/70.
Affascinato fin da giovane dalla tipografia, dalle pagine stampate, dai repertori di immagini provenienti dalle fonti più disparate (in particolare dal vastissimo archivio della storia dell’arte), Kolar ha elaborato la sua visione artistica utilizzando in modo magistrale tutte le potenzialità espressive e immaginifiche della tecnica del collage. Nel suo ben noto Dizionario dei metodi, ha fatto l’elenco di oltre un centinaio di differenti procedimenti combinatori di frammenti di testi scritti o di elementi iconici, sia su superfici bidimensionali sia nella dimensione tridimensionale degli oggetti. Ci sono tecniche già sperimentate e invenzioni geniali, con le più fantasiose variazioni formali e tematiche.
Di questo lungo elenco si possono citare per esempio i froissages (immagini e pagine scritte spiegazzate e incollate); i confrontages (confronti spiazzanti ); gli intercalages (con immagini variamente intercalate); i collage di fori, tattili o narrativi; gli anti-collage; e addirittura i pazzogrammi realizzati con tracciati di encefalogrammi. I suoi procedimenti forse più noti sono i chiasmages e i rollages, alla base anche di varie opere qui esposte.

I chiasmages sono realizzati ricoprendo delle superfici o degli oggetti con textures anche molto fitte di ritagli di testi stampati o di immagini. Questi elementi tipografici, grafici e iconici possono essere prelevati da pagine scritte in qualsiasi lingua, con caratteri latini, arabi, ebraici, o ideogrammi cinesi; oppure da atlanti stellari, spartiti musicali, orari ferroviari, enciclopedie scientifiche e libri di storia dell’arte.

I rollages sono dei collage elaborati attraverso un procedimento di “affettatura” in molteplici strisce di immagini diverse, che vengono poi incollate in sequenze e ritmi alternati o incrociati o altro ancora, creando degli effetti di perturbazione cognitiva e percettiva assolutamente stranianti e perturbanti.
Il risultato è di straordinario fascino visivo e concettuale. Tutto il sapere scritto e tutte le immagini utilizzate entrano in una dimensione di radicale destabilizzazione del senso comune, e sono per cosi “centrifugate” attraverso un processo allo stesso tempo razionalmente programmato e creativamente sorprendente. In questo modo Kolar ha creato le condizioni per vedere gli elementi della cultura in cui siamo immersi da una prospettiva inusitata, come attraverso un caleidoscopio. Davanti alle sue opere il piacere estetico ci porta dentro una dimensione in cui tutti i parametri logici e razionali vengono rimessi in questione.
Kolar ci apre gli occhi e la mente a visioni immaginifiche, e allo stesso tempo ci fa riflettere a fondo sulla memoria collettiva e sul senso stesso della realtà.
La vita – ha scritto l’artista – pone su di noi sempre nuovi strati di una carta invisibile. Uno strato ci fa dimenticare l’altro. E quando riusciamo a staccare o addirittura a strappare via qualche strato, siamo sorpresi di quante cose stanno dentro di noi. Quante cose che il tempo non ha eliminato ci portiamo dentro. È qualche cosa in grado di risvegliarsi, di resuscitare”.


Via della Rocca, 3/b – 10123 Torino
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