La dignità della maternità.

Spesso leggendo le notizie sui Mass Media, mi fermo ad analizzare tutti gli articoli di cronaca, che parlano   di  donne   e   bambini.   Infanzia,   adolescenza   e   maturità,   tre   mondi   che   si   intrecciano   in continuazione e che racchiudono un mistero profondo. Un mistero che richiama la vita, la passione, la volontà di crescere, di navigare in un mondo ricco di avventure e scoperte, di passioni e rancori, di rinunce, dolori e drammi. A volte immagino il mondo che non c’è e non ci sarà per tutti quei figli mai nati o per quelle donne illuse o deluse, che non hanno voluto o potuto diventare madri.

E mi commuovo pensando al forte dolore di chi, sul serio, aspettava o aspetta ancora invano la realizzazione di un sogno, l’attesa di un promessa, la gioia di un dono. Ci sono poi altri articoli che parlano di false maternità, imbastite per raggirare le istituzioni e lo Stato: uno schiaffo agghiacciante per ogni essere umano che sa quale sia la sua importanza e la sua ricchezza, una presa in giro subdola e atroce del ruolo di madre, un’immagine sbagliata di donna, intesa come oggetto di scambio o di lucro.

Un grido disperato si alza forte e chiaro verso coloro che non sanno, o non vogliono sapere quanto sia grande l’amor proprio e la rabbia di chi è madre o di chi non potrà, forse, mai diventarlo. Tutte le donne sono orgogliose di essere tali, ne sono certa, perché per molti versi sono tutte portatrici di vita e di speranza e, nel loro piccolo, anche di onore.

L’onore com’è inteso però presso gli antichi: non solo rispettabilità o reputazione, ma anche sacrificio, premio, coerenza, stima di sé. Se una donna valorizza nella sua vita questo concetto, ne coglie un altro più profondo che produce valore: la dignità.

Dal lat.  dignitas -atis, derivato di  dignus, degno; la dignità richiama le qualità connaturate della nobiltà morale che ogni uomo è tenuto a difendere e tutelare con tutte le sue forze e a motivo del suo valore e del rispetto di se stesso. Così viene spiegato il termine nel vocabolario della lingua italiana. Ma il latino dignus è un ricalco del greco àxios  che vuol dire anche assioma. L’assioma è una verità evidente   e   anche   implicita,   è   un’asserzione   che   non   ha   bisogno   di   dimostrazioni.

Non a caso  il significante di dignità e assioma è lo stesso, ma il ruolo che riveste il suo doppio significato diventa uno status ontologico. La dignità in sé, quindi, è una qualità unica che non dipende da alcuna scelta o azione singola, perché è un valore intrinseco e completo. E’ anche un paradosso, perché è sorprendente e incredibile al tempo stesso, perché cambia la prospettiva dei ruoli e delle situazioni, perché spesso è manipolata dagli eventi umani. O anche, abusata.

Collegare il termine alla maternità non significa sforzarne il significato, ma capire che non si può giocare con la propria vita o con quella degli altri. La falsità e l’ipocrisia ledono la dignità, puntano sulla sola apparenza, quale unica verità del comportamento umano e producono solo tante maschere pirandelliane,  che cambiano a secondo delle  situazioni e  del luogo  e diventano prigione, trappola, inganno.

Mentire, immaginare o anche costruire a tavolino delle false gravidanze non solo deteriora il valore del dono, ma anche l’importanza del  donatore  e la speranza del  ricevente. In poche parole è una vera messinscena, un  lavoro ingannevole e fittizio che provoca un danno irreversibile al bene comune e alla società.  E chi inganna, forse, non ha ancora capito che non avrà mai argomenti validi per sostenere le proprie argomentazioni.

Chi inganna manipola la verità e infligge una forte sofferenza a tutti gli esseri umani suscettibili e potenzialmente vittime. Questa condizione di falsità danneggia i principi morali ed etici di ogni persona e diventa, anche e soprattutto, autoinganno!

La gravidanza, l’attesa di un figlio, l’essere madre o semplicemente donna è tutta un’altra cosa…

Maria Giovanna Iannizzi