L’Eko Dance International Project è stata ospite alla Gala della Danza organizzato presso il Teatro Vittoria il 29 aprile in occasione della Giornata Mondiale della Danza. 
A tutti gli effetti una delle “palestre” più ben fornite di giovani danzatori e una delle realtà più importanti della scena italiana, in termini di opportunità di crescita tecnica e artistica e di possibilità di ingaggio come etoile della danza di un domani sicuramente non troppo lontano.
Giselle, Carmen, Aurora, Giulietta. Nomi che rappresentano altrettante storie senza tempo, sogni di donna che la danza ha saputo ammantare di emozioni uniche. Divulgare e promuovere tra i giovani l’arte patrocinata dalla Musa Tersicore, nelle scuole così come nei teatri, per avvicinare i ragazzi alla danza attraverso spettacoli che confezionano sapientemente estratti dal repertorio classico in modo da renderli fruibili alle nuove generazioni. È questa una della vocazioni di Eko Dance
International Project, fondato nel 2012 dalla danzatrice e coreografa Pompea Santoro, già enfant prodige sulla scena nazionale e successivamente stella della danza internazionale. Premiata nel 1978, a soli 16 anni, come “particolare talento artistico” al concorso “Tersicore” di Brescia con una variazione dalla “Carmen” coreografata da Alberto Alonso e curata dalla sua Maestra Margarita Trayanova dell’Opera di Sofia, dopo l’esibizione al Primo Festival “Maratona di Danza” di Spoleto, la carriera della Santoro decolla a grandi passi, tanto da porla davanti alla scelta tra giocare in casa, frequentando il sesto anno accademico al Teatro alla Scala di Milano, e accettare invece la proposta di volare in Svezia a lavorare con il prestigioso Cullberg Ballet, allora diretto da Birgit Cullberg.
L’opzione internazionale si rivelerà vincente e porterà la Santoro ad esibirsi nei più grandi teatri del mondo, al fianco di mostri sacri della danza come Rudolf Nureyev, con il quale interpreta il ruolo di Clara ne “la signorina Giulia” e ad intraprendere un sodalizio artistico venticinquennale con Mats Ek, figlio della Cullberg e di Anders Ek, uno degli attori preferiti da Ingmar Bergman. Mats Ek, raccogliendo l’eredità della madre, diverrà in breve coreografo di fama mondiale grazie ad una creatività geniale, manifestatasi nella produzione di più di venti opere, riscritture di grandi classici, da Giselle, a Carmen, alla Bella Addormentata, pluripremiate anche con molti Emmy Awards nei loro adattamenti per il piccolo schermo. Tra gli artefici di questi successi spicca l’italiana Pompea Santoro appunto, che continua a collezionare riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il premio “Karina Ari”, conferitole in Svezia nel 1993 come miglior danzatrice dell’anno, per arrivare ai nostrani “Danza e Danza” come miglior danzatrice italiana nel mondo nel ’94, anno in cui trionfa anche a “Vignale Danza”. Nel 2000 la sua immagine viene addirittura effigiata in Svezia su un francobollo celebrativo prodotto in serie limitata, dopo che in quel periodo interpreta per l’ultima volta molti dei suoi ruoli storici. In quegli anni comincia la seconda carriera della Santoro che, lasciate definitivamente le scene nel 2005 per dedicarsi all’insegnamento, nel 2010 rimonta la Giselle al Teatro San Carlo di Napoli, insegnando il ruolo di Albrecht nientemeno che a una star del calibro di Roberto Bolle. Dopo aver rivestito il ruolo di consulente per vari teatri e insegnato nelle più prestigiose Accademie, la danzatrice-coreografa tre anni fa avvia finalmente il suo personale progetto. «Formazione abbinata alla divulgazione» precisa Santoro.

Questa è in effetti la mission del progetto, che punta su giovani talenti i quali, terminata la formazione accademica, vogliano perfezionarsi per intraprendere una carriera tanto votata al sacrificio quanto potenzialmente ricca di grandi soddisfazioni. «I ragazzi –fa sapere Manuela Gallingani dello staff della coreografa- studiano cinque ore al giorno a partire dalla tecnica classica, per imparare le coreografie che hanno fatto la storia della danza. Lavorano in  un ambiente che in tutto e per tutto ricalca una compagnia professionale e partecipano ad allestimenti di coreografi sia contemporanei che emergenti, collaborando con prestigiose Accademie e compagnie europee». Tra queste promesse della danza si colloca a buon diritto il diciannovenne Tiziano Pilloni, che ha dato prova del suo talento in uno degli ultimi appuntamenti cui la compagnia Eko Dance International Project ha preso parte, il 19 aprile scorso presso il Teatro Nuovo di Torino, portando in scena “Fragile…la storia di una donna”, ideato, diretto e messo in scena dalla stessa Santoro. «Si tratta di una messa in scena – ha affermato Santoro – dedicata a Germana Erba, una donna caratterialmente forte in un corpo apparentemente fragile, che con la sua passione ha segnato la storia della danza nella città di Torino». In effetti, dalle coinvolgenti esibizioni di Pilloni e compagni in brani tratti dalle versioni coreografiche di Birgit Cullberg  e Mats Ek di grandi classici come La Bella Addormentata, Giselle, Giulietta e Romeo, si è sprigionata tutta la forza travolgente della danza, tra le cui pieghe è emerso chiaramente il tema dello spettacolo, incentrato sull’elemento femminile e sulle sue declinazioni caratteriali, accentuate dal gioco fisico ed espressivo intrecciato con la componente maschile.
Barbara Virga