Terminata l’avventura del progetto Cute Project in Uganda, almeno per ora. GazzettaTorino ha cercato di far sentire le voci e e le sensazioni di quel mondo grazie ai reportage e le foto inviateci dal gruppo impegnato nella missione.  Presto li intervisteremo e sapremo meglio e di più. 
“Oggi dopo aver medicato per l’ultima volta tutti i pazienti operati, quelli ancora ricoverati e quelli già dimessi, abbiamo preparato gli scatoloni per il rientro con il materiale rimasto.
Durante le medicazioni sono state date le indicazioni ai medici dell’ospedale per continuare a seguire tutti i pazienti e visto che gli esiti degli interventi sono stati molto buoni, confidiamo che tutto continui a migliorare. Nell’ospedale abbiamo lasciato molto materiale per dar modo di proseguire un ottimo lavoro.
La nostra fisioterapista Evanthia ha confezionato gli splint (stecche modellabili) e le guaine compressive specifiche su misura, per tutti i pazienti operati e anche per altri non operabili al momento, come molti dei bimbi ustionati che abbiamo medicato, rifugiati congolesi, provenienti da un vicino campo profughi.
Siamo riusciti anche a distribuire vestiti, scarpe, vitamine, proteine e giocattoli.
Alla fine delle ultime visite, con quasi tutti i pazienti, siamo riusciti a realizzare una foto di gruppo in un prato fra le mura dell’ospedale. Alcuni sono stati portati a braccia, come Jane che per il momento è in carrozzina, mentre i genitori della piccola Rachel hanno voluto portare in braccio anche lei avvolta nelle sue copertine. Nessuno di noi dimenticherà i loro sguardi e gli occhi di Rachel sono incancellabili, molti di noi li porteranno riflessi nelle proprie lacrime.  Abbiamo fatto il massimo per lei in questi giorni, ma le sue condizioni sono comunque difficili. E’ una paziente fragile che ha bisogno di molte cure, ma medici e infermieri locali ci hanno promesso un’attenzione speciale per lei e continue informazioni sui suoi progressi.
Ora partiamo. Campi di thè e babbuini, terra rossa e le montagne del Ruwenzori che si allontanano sullo sfondo.
Com’è L’Uganda? E’ cavallette, pioggia torrenziale, terra rossa, acido buttato sulla faccia e bambini bellissimi, è convivere con una percentuale altissima di sieropositività, è bello in modo quasi violento, con animali incredibilmente  vicini, è piante giganti piene di voci, è  tramonto che diventa nostalgia, si scioglie piano nel sangue come un farmaco che toglie il dolore, ma solo per un po’”.

Foto di Claudio Cravero