Dice  Vincenzo Pirrotta, scrittore e regista di Clitennestra in programma al Teatro Carignano dal 1 al 6 marzo. “Mi interessava affrontare un discorso sulla spiritualità, o meglio sulla mancanza di spiritualità nel mondo di oggi. Sono partito dall’assunto che, sempre più spesso, l’uomo tende a sentirsi egli stesso Dio, tende in un certo senso a sostituirsi a Dio. Avevo già lavorato sul mito di Clitennestra, immaginando una riscrittura per Anna Bonaiuto, un progetto che poi non è andato in porto. Quella ricerca, però, è confluita in questa riflessione sulla mancanza di spiritualità.
Ho pensato che potesse offrire diverse suggestioni immaginare il ritorno della famiglia degli Atridi in un futuro prossimo, un mondo immaginario dove tutto è crollato e dove non esiste più alcuna traccia di civiltà, dove libri, chiese, altari sono scomparsi. In questa Micene immaginaria, che ha molto in comune con la nostra epoca, Clitennestra ritorna per tentare di sottrarsi al mito che la vuole madre snaturata e moglie assassina. Ma non si aspetterebbe mai di trovare questo scenario di desolazione. Il suo sgomento si acuisce quando un gruppo di cittadine le racconta di un fratello e una sorella che hanno soggiogato la popolazione dopo essersi proclamati dei. I due hanno imposto un governo del terrore, una dittatura spietata che difendono con la violenza affidata a un esercito di cagne selvagge. Clitennestra è profondamente turbata, perché avverte la familiarità della situazione, e infatti scopre che i due fratelli sono i suoi figli, Elettra e Oreste, evidentemente tornati nel luogo della tragedia“.
E per restituire meglio il senso di questo lavoro “È chiaro che il testo è una metafora dei nostri giorni, un’inquietante proiezione di quello che possiamo verosimilmente aspettaci se continuiamo ad andare in questa direzione. Se assecondiamo questa terribile decadenza, che abbiamo finora coltivato e accettato con rassegnazione, consegneremo ai nostri figli un mondo di desolazione e ferocia. Viviamo in un delirio di onnipotenza che ci spinge a considerare soltanto la nostra ristretta cerchia di amici e familiari. Gli altri non esistono, siamo pronti a ledere la loro libertà in none di un egoistico tornaconto. Come se fossimo tornati all’epoca preistorica, ha prevalso un istinto di sopravvivenza che ci spinge a concentrarci su di noi, forse per paura che le risorse non siano sufficienti per tutti”.
Insieme all’attrice Anna Bonaiuto nasce questo lavoro, incentrato su Clitennestra, un personaggio cardine nella mitologia greca e nell’opera di Eschilo, una donna infelice, che ha subito le violenze più atroci; non c’è nessuno che la difenda o la protegga: è sola con la propria disperazione e per questa ragione si fa giustizia da sé. Pirrotta la immagina destarsi dopo un letargo di tremila anni: Clitennestra si ritrova in un mondo postmoderno in cui tutto è distruzione, l’ingiustizia trionfa, gli uomini si sono fatti Dei. Le Eumenidi sono scese dal loro piedistallo di dee e, in un’epoca dove tutti sono cani feroci, sono ridiventate Erinni per proteggere la nuova casta “divina”. La spaesata regina rivendica la propria dignità regale e compie un viaggio che la condurrà, ieri come oggi, ad un incontro-scontro con la propria famiglia.

INFO: Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333 
Orari degli spettacoli: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì, venerdì ore 20.45; domenica ore 15.30.