Il 7 gennaio 2016 a Torino è iniziato il tour nazionale di presentazione del libro “iRevolution – Appunti per una storia della mobile photography” scritto da Irene Alison per i tipi di Postcart Edizioni. La serata si è svolta alla libreria Bodoni di via Carlo Alberto 41 a cura di Phom Fotografia e con la partecipazione di Irene Opezzo, photoeditor de La Stampa.
Per coincidenza, lo stesso giorno, ma 177 anni prima, veniva annunciata a Parigi la nascita della fotografia. Dopo nemmeno due secoli, sembra che una specie di mutazione genetica, chiamata iRevolution dalla Alison, stia trasformando la fotografia come l’abbiamo fin qui conosciuta in qualcosa d’altro.

Durante la presentazione l’autrice ha più volte sottolineato le nuove possibilità che la rete sta aprendo in specie alla fotografia d’informazione e documentaria, che vede invece drammaticamente crollare il suo mercato mediatico cartaceo di riferimento. Nuove figure professionali di storyteller audiovisuali stanno emergendo dalle ceneri delle specializzazioni giornalistiche tradizionali.
Nel mare magno iconico del web paiono affermarsi sempre di più i momenti di sintesi capaci di dare significato e direzione ai flussi.  Non è però ancora chiaramente stabilizzato alcun format prevalente. Ciascuno sperimenta e propone sue soluzioni e incontra o meno successi, magari anche eclatanti, ma non per questo determinanti. Uno scenario fortemente dinamico quindi che risulta estremamente difficile anche solo descrivere in tempo reale, mentre si manifesta, perché rapidamente muta nuovamente metodologie e direzione. Un anno sulla rete corrisponde ormai a una decina nella vita reale.
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In questo senso, nessuno tra il pubblico ha trovato più nulla da ridire sull’uso di uno smartphone per prendere fotografie. Tanto che parlare di “mobile photography” solo per questo aspetto, (un tempo non lontano si sarebbe parlato di iPhoneography) risulta un po’ forzato. Certamente l’aspetto più innovativo è invece nella distribuzione delle immagini ottenute. Anche Instagram però sta cambiando e dalla discutibile, ma geniale, idea di marketing monomarca che fu sta diventando una normale vetrina social nella quale i guru di turno cercano di fidelizzare, e quindi monetizzare, i seguaci adoranti.
Il libro raccoglie alcune interviste fatte dall’autrice, dal 2011 al 2013, a fotografi internazionali che tra i primi hanno sperimentato l’uso degli smartphone e dei social network nel loro lavoro professionale ed artistico. In questo senso, forse è un libro più di storia recente che di riflessione sull’attualità e di ipotesi sugli sviluppi futuri. È però giusto che spetti ai lettori l’ardua sentenza.

Fulvio Bortolozzo
Camera Doppia http://borful.blogspot.it

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