12376424_1231380610210353_3636776337826593824_n
L’anno televisivo Rai chiude con una brutta freddura. Rai 5 chiude l’unica trasmissione di cultura musicale contemporanea in Italia. Per scongiurare l’idea o dar modo di ripensare alle possibili scelte di forma televisivo si è mosso l’unico media che oggi davvero in grado di fare massa critica: il web. Attraverso una petizione lanciata dal sito Change.org il pubblico sta provando a far sentire la propria voce. 
Per coloro che devono molto a Carlo Massarini, sin da quando conduceva Mister Fantasy, per aver avuto modo di conoscere un po’ di musica non rappresentata dal solito main stream, la sensazione è quella di aver perso un’opportunità culturale, pressapoco quello che successe con Passepartout di Daverio.
Qui il testo della petizione.
Ghiaccio Bollente è il flusso musicale notturno di Rai5, che due volte a settimana viene preceduto dal Magazine, condotto anch’esso da Carlo Massarini. Sappiamo che la musica in tv non gode di eccessiva attenzione, ed è un peccato. Ci sono i talent, c’è il Festival di Sanremo, ma viene completamente ignorata la musica di livello, quella innovativa, quella fuori del mainstream. Sia italiana che straniera. GB faceva esattamente questo, riempiva uno spazio che nessun altro presidia.

Nel flusso notturno c’erano documentari, live, programmi delle Teche Rai, lezioni di jazz, il meglio di grandi eventi come Umbria Jazz. Nel Magazine c’erano interviste, live report, approfondimenti monotematici che trattano la musica come arte contemporanea, ricca di artisti straordinari, testimoni e protagonisti dell’evoluzione della cultura moderna. Non esiste un altro programma sulla tv italiana che trasmetta tutti i tipi di musica –rock, blues, jazz, folk, world, classica contemporanea- scegliendo solo in base alla qualità, senza barriere di generi. Rai5 ha chiuso il Magazine, presto sospenderà il flusso, e questo non è un bel segnale per una RAI che rimane il più importante divulgatore di informazione e cultura in Italia. Chiediamo al Direttore Generale della Rai, Antonio Campo dall’Orto, di verificare se esistano le condizioni perché un progetto del genere non venga abbandonato, ma anzi valorizzato.

Carlo Massarini