Il Conservatorio di Torino vuole essere di nuovo protagonista di una settimana musicale dal 17 al 29 maggio in cui i vari eventi inondino come un fiume in piena i musei, le biblioteche e i più diversi spazi pubblici presenti in città.

1000 corde

Il Conservatorio Giuseppe Verdi

1000 corde, appunto, suonate in tutte le declinazioni da moltissimi esecutori: studenti, docenti e ospiti eccezionali invitati per le Masterclass del Conservatorio, uniti da un tema comune: la Barca e la navigazione, intese come mezzo per viaggiare nel tempo e negli affetti. Nella consapevolezza che le barriere che impone la mente umana sono trasparenti, e in realtà nulla separa il presente dal passato, il futuro dal presente e il passato dal futuro, è stato facile muovere i passi nella letteratura musicale, trovando in essa i giusti termini di congiunzione comunicativa.
Da sempre, l’uomo affronta il viaggio mosso da molteplici necessità. L’essere umano, esso stesso una barca nel mare del tempo e dello spazio, spiega le vele al vento delle sollecitazioni più diverse: la ricerca della fortuna, gli scambi commerciali, la fede, il desiderio di conquista e di scoperta, l’amore.
Il viaggio, che può essere di sola andata o di andata e ritorno, ha sempre messo in contatto culture profondamente diverse, il cui contatto ha creato incontro e scontro, curiosità e repulsione, imitazione e allontanamento; tuttavia generando quel percorso culturale evolutivo di cui oggi noi siamo i rappresentanti, i custodi e gli artefici del progresso.
Gli strumenti musicali, specialmente quelli più facilmente trasportabili, sono sempre stati importanti compagni di viaggio, capaci di trasmettere e testimoniare l’emotività umana. Questo vogliamo raccontare partendo dall’oud, dalla lira, dall’arpa strumenti giunti in Europa attraverso la Sicilia e la Spagna moresca; è un’impronta della nostra storia che attraversa i secoli e i territori fondendosi, evolvendosi e contaminando il pensiero musicale. Così, con la musica, navigando e attraversando i tempi e i luoghi, partendo da epoche remote e raggiungendo i nostri giorni, si narrerà un lungo viaggio verso la riconciliazione.
Ma quale è stata la scintilla che ha generato tutto ciò? Un’immagine : quella del “Veliero” di Carlo Buffagnotti, musicista e pittore seicentesco che nella sua visionarietà ci trascina fuori da uno specifico spazio temporale con la musica e la pittura.
La musica dipinta sulle vele è il vento che sospinge il vascello, in questo viaggio immaginario dall’antichità ai nostri giorni.
Quale musica si ascolterà? Per poterla sentire dovrete mettere piede nei principali Musei della Città a cominciare dalle Residenze Sabaude che sono state protagoniste di una ricerca storica ad esse dedicata, che potrete ascoltare nel programma barocco per arpe, chitarre e voce. Il risultato stupirà in quanto sono stati abbiamo mischiati strumenti antichi e moderni. Quello che noi oggi percepiamo come passato, era contemporaneo per i protagonisti di queste feste e spettacoli: abbiamo volutamente rinunciare a questa gerarchia temporale.
Da Palazzo Reale a  Palazzo Madama, Villa della Regina, gli Appartamenti di Mezzanotte dei Principi di Carignano con una gita fuori porta nella splendida Reggia di Veneria Reale, questi i luoghi dove  potrete ascoltare le musiche appositamente composte per occasioni quali tra le molte le nozze tra Margarita di Savoia e Francesco Gonzaga.
Navigare vuol dire conoscere popoli e altre culture e questo avviene al Museo Egizio e al Mao e all’Archivio della Città di Torino , con programmi dove la musica antica e quella contemporanea si rincorrono al suono del’ oud, dell’arciliuto, della kozba, del ukulele e delle chitarre elettriche. Le suggestioni musicali e pittoriche proseguono alla GAM e al Museo Ettore Fico. Per non dimenticare che Torino oltre che essere la città attraversata dalla Dora, Pò e Sturna è città circondata dalle montagne, approderemo con arpe celtiche e strepitosi solisti di chitarra ed arpa classica al Museo della Montagna, per toccare sia quello della Frutta che quello dell’Anatomia e il Museo Pietro Micca.
Ci affiancano giovanissimi esecutori di molte Associazioni musicali cittadine, scuole medie ad indirizzo musicale e ben due licei musicali che animeranno insieme ai nostri valorosi studenti il Borgo Medioevale, la Residenza Carlo Alberto, i Musei scolastici. Uno spazio intimo è riservato ai concerti nelle 8 Biblioteche civiche e tutto il nostro esercito di arpe con contorno di chitarre si interrogherà sulla figura del musicista oggi, sulla sua formazione dove il  cambiamento veloce è la vera sfida del domani.
Non è una tempesta, ma La Tempesta di Vivaldi la potrete ascoltare nella splendida cornice della Chiesa di Santa Chiara, da poco restituita alla città  e nell’Auditorium omonimo della Biblioteca Nazionale dove solo nella giornata del 29 maggio, in chiusura del Festival potrete ammirare i manoscritti vivaldiani.  
Navigando, in fin dei conti siamo tutti sulla stessa barca!

Il programma del festival completo è disponibile sito:  www.conservatoriotorino.gov.it

Scrive Giorgio Ludovico Scialla, in Il viaggio, il mare, la musica,
Come dimostrare la solidità di un’amicizia secondo Catullo? Niente di più probante che rendersi disponibile a seguire l’amico in viaggi ai confini estremi del mondo. Questo perché per gli antichi il viaggio era un’esperienza pericolosa e indesiderata, soprattutto se si trattava di farlo per mare. Quel mare che ingannava mostrandosi calmo e che poi sapeva scatenarsi furioso quando i naviganti erano lontani dal porto. Il mare di Omero è nero come il vino, e quel nero è lo stesso della morte. Per Lucrezio la metafora più efficace per descrivere i tormenti di una vita immersa nella paura e nell’inquietudine, e questo perché lontana dalla saggezza epicurea, consiste proprio nell’immagine di una nave che lotta in mezzo ai flutti.
Le antiche narrazioni replicano ossessivamente il tema della tempesta di mare foriera di naufragio: lo rinveniamo nell’epopea di Gilgamesh, nell’Odissea, nell’Eneide, in Sindbad il marinaio; l’Antico Testamento ci narra le disavventure marittime di Giona, il Nuovo Testamento il naufragio di San Paolo a Malta. Il mare degli antichi è popolato di mostri terribili o di gorghi inesorabili, come Scilla e Cariddi nell’Odissea, come il Leviatano e Behemot nell’Antico Testamento. In concorrenza con il fuoco, l’acqua è l’elemento distruttore archetipico, come attestano le tradizioni del diluvio che accomunano diverse culture e testimoniano di un terrore condiviso.
Sia che il viaggio implicasse il ritorno a casa (modello Ulisse) sia che tendesse all’approdo ad una terra nuova (modello Enea), gli antichi -medioevali compresi- non amavano viaggiare. Non si trattava solo del timore del naufragio: il viaggio era svalutato in quanto avventura del corpo ed evento di superficie, poco significativo rispetto alla verità profonda dell’essere custodita nell’interiorità di ciascuno. Orazio ammonisce che quelli che attraversano il mare cambiano clima ma non cambiano condizione psicologica (“mutant caelum non animum qui trans mare currunt”), concetto cui poco più tardi fa eco Seneca con parole molto simili (“animum debes mutare non caelum”). A chiarire le idee a un Petrarca ansante e confuso durante la scalata del Monte Ventoso sopraggiungono opportune le parole di Sant’Agostino: il viaggio che conta è quello interiore, dentro se stessi; il resto rischia di essere una dissipazione sterile.