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Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

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Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

Il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione sulla riforma del diritto d’autore, che include norme specifiche per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione. Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i Ministri UE al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con 438 voti a 226, con 39 astensioni. Il testo apporta alcune modifiche importanti alla proposta della commissione affari giuridici di giugno. Le grandi compagnie web dovrebbero condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News. Dopo la votazione, il relatore Axel Voss (PPE, DE) ha dichiarato: “Sono molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei. Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all’innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme. Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore“. Pagamento equo per gli artisti e i giornalisti, incoraggiando al tempo stesso le nuove imprese La posizione del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d’autore. Questo vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, tale responsabilità imporrebbe a tali soggetti di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web. Tutela della libertà di espressione I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet. Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a “parole individuali” come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto. Wikipedia e software open source esclusi Il testo specifica che il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione...

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A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Pubblicato da alle 17:26 in EATpiemonte, Economia, galleria home page, Innovazione, Notizie | 0 commenti

A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Proprio dove sorgeva la corte dei duchi longobardi, la Curia Ducis, da cui deriva il nome della piazza, Piazza Cordusio, ex sede di Poste Italiane, ha aperto il primo Starbucks italiano. Si tratta del format Reserve™ Roastery, la scelta premium del gruppo di Seattle, presente solo nella sede di Seattle, appunto, e a Shangai. Uno sbarco italiano in grande stile, che preannuncia aperture future gestite dal gruppo Percassi, scelto come licenziatario unico di Starbucks in Italia, il quale sarà proprietario e gestore dei locali. Parrebbe inoltre, che il gruppo bergamasco stia cercando a Torino uno spazio adatto ad ospitare una delle sue caffetterie, ma per ora non c’è ancora nulla di ufficiale.   Quello di Milano è il locale più grande d’Europa, uno spazio di 2.400 metri quadrati dove i clienti potranno fare un viaggio nel mondo del caffè. C’è una nota romantica che riguarda l’ideazione di Starbucks:  Howard Schultz, executive chairman e fondatore, ha raccontato che l’ispirazione  gli è venuta durante un viaggio a Milano nel 1983: “La mia immaginazione venne catturata dal caffè italiano, dal romanticismo, dalla teatralità del gesto nella preparazione nei bar, per me il caffè al bar è il terzo luogo fondamentale nella vita quotidiana degli italiani. Questo terzo posto tra casa e lavoro è stata l’ispirazione italiana di quello che in futuro sarebbe poi diventato Starbucks”. E forse, anche per questo, Schultz non si è mai sentito pronto ad entrare nel mercato italiano col concetto classico, proprio per il rispetto per la cultura del caffè del nostro paese, e ha voluto entrare solo con qualcosa di davvero unico e spettacolare. In primo luogo la Roastery è una vera e propria torrefazione, dove vengono tostati diversi caffè rari. Nel negozio c’è un pannello simile a quello degli aeroporti che comunica in tempo reale i caffè che stanno venendo torrefatti e si assiste al trasporto dei chicchi di caffè attraverso tubi penumatici. Oltre al caffè presso la Roastery si possono trovare più di 100 altre bevande tra cui i tè Teavana, preparati con il nitrogeno e altre nuove tecniche. Oltre a oggetti e caffettiere in vendita, c’è anche una piccola biblioteca con più di 200 titoli legati al caffè. Altre sorprese riguardano le collaborazioni avviate da Starbucks a Milano. La prima con la bakery milanese Princi (http://www.princi.it/), non solo limitata al negozio di Milano, ma si tratta di una collaborazione mondiale, con la possibilità di acquistare pane, focacce e pasticceria italiana al banco. La seconda con il maestro gelatiere torinese Alberto Marchetti (https://www.albertomarchetti.it/).  Una delle grandi novità di questa apertura è infatti l’introduzione nel menu di una nuova, inedita referenza: il nitro gelato affogato, il gelato molecolare. Alberto Marchetti è stato scelto da Starbucks per unire, con la sua esperienza, la tradizione italiana del gelato artigianale al gusto unico del caffè americano utilizzando ingredienti selezionati e rigorosamente Made in Italy.  Il nitro gelato affogato verrà offerto fresco al momento, con una preparazione scenografica , direttamente di fronte agli occhi dei clienti in 3 gusti: fiordilatte, crema al caffè e sorbetto al caffè. Il primo negozio Starbucks fu aperto il 31 marzo 1971 a Seattle, da tre ragazzi che frequentarono l’università: Jerry Baldwin, un insegnante di inglese, Zev Siegl, un insegnante di storia, e Gordon Bowker, uno scrittore. Starbucks piacerà così tanto anche in Italia? Si vedrà. La sua particolarità è quella di...

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Eurolab: 50 artisti ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

Pubblicato da alle 19:05 in .Arte, DOXA segnalazioni, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Eurolab: 50 artisti  ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

A Strasburgo si preparano una serie di workshop per esplorare nuove idee con cui comunicare l’Unione Europea in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019. L’architetto olandese Stephan Petermann ha presentato al Parlamento europeo Eurolab: il progetto realizzato da 50 tra artisti, creativi ed esperti di comunicazione provenienti da tutta Europa. Eurolab ha l’obiettivo di esplorare nuove forme di comunicazione per rappresentare e comunicare l’Unione europea in vista delle prossime elezioni europee del 23-26 maggio 2019. I promotori del progetto sono Rem Koolhaas, artista tedesco fondatore di OMA, Wolfgang Tillmans e Petermann stesso. Petermann ha partecipato a diversi workshop negli edifici del Parlamento europeo, in cui sono state raccolte oltre 400 proposte, provenienti da 43 paesi. Secondo Rem Koolhaas, Wolfgang Tillmans e Stephan Petermann: “Nonostante tutte le sue carenze e tutte le difficoltà di un processo politico così complesso, l’UE svolge il suo ruolo e produce risultati. L’Unione europea non ha bisogno di una riprogettazione, ma ha di un aiuto per ben calibrare le sue qualità. Queste difficoltà non possono essere identificate come colpe o errori ma rimangono un nostro problema comune. Nello spirito di portare i cittadini al voto, questo sforzo avrà il merito di rendere visibile ad un vasto pubblico il successo della collaborazione europea”. L’Office for Metropolitan Architecture (OMA) è uno studio di architettura olandese con sede a Rotterdam, fondato nel 1975 tra gli altri dall’architetto olandese Rem Koolhaas. OMA ha uffici a Rotterdam, New York, Pechino, Hong Kong e Doha. Lo studio fa anche parte di AMO, un “think tank”, anch’esso fondato da Koolhaas, dedicato alla produzione di opere non architettoniche, come mostre, campagne di branding, editoria o pianificazione energetica. Questo studio di ricerca e idee opera al di là dell’architettura e dell’urbanistica, in settori come la sociologia, la tecnologia, i mezzi di comunicazione e la politica. Stephan Petermann è stato coordinatore del progetto presso il padiglione centrale “Elements of Architecture” alla biennale di architettura di Venezia e Curatore di OMA “Book Machine” presso la galleria AA di Londra. Le sue passioni sono la storia dell’architettura, l’urbanistica e la ricerca.  ...

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Cosa vedono esattamente i sistemi di intelligenza artificiale ?

Pubblicato da alle 12:20 in .Arte, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Cosa vedono esattamente i sistemi di intelligenza artificiale ?

Intelligenza artificiale. È un violoncello, visto da un computer. L’artista – o meglio l’esecutore – è Tom White, un insegnante di “Computational Design” all’Università di Wellington, in Nuova Zelanda. White vuole sapere cosa esattamente vedono i sistemi di Intelligenza Artificiale quando riconoscono un’immagine.   La questione non è banale. Le reti neurali impiegate per questo scopo si programmano da sole. Vengono “educate” in automatico al riconoscimento degli oggetti sottoponendogli una grande quantità di foto già identificate. Sono le macchine stesse a sviluppare le “regole” per il riconoscimento, regole che non hanno nulla di umano. Estraggono dalle moltissime immagini analizzate gli elementi essenziali che permettono di distinguere in maniera univoca uno strumento musicale da, poniamo, un albero o un frullatore, o da qualsiasi altra cosa.   Noi umani però non sappiamo come facciano a prendere le loro decisioni. Possiamo sapere solo – almeno nel caso delle immagini – se hanno ragione o meno. Le macchine non hanno cultura, possono solo analizzare e paragonare l’organizzazione dei pixel in tanti file grafici, generando così una sorta di “essenza platonica” dell’oggetto da riconoscere – che non è ciò che vediamo noi. Non è solo filosofia. Già girano le prime auto guidate dalle intelligenze artificiali. Ciò che non riconoscono, non lo vedono. Ciò che non vedono lo mettono sotto. A giudicare dalle stampe di Tom White, in fatto di tinte e forme o lui o il suo sistema AI parrebbe avere assorbito l’estetica di Georges Braque, il pittore e scultore francese che, insieme a Picasso, diede inizio al movimento cubista. In effetti, White ammette di barare. Impone lui i colori e il tratto, scarta ciò che non ritiene esteticamente valido. Tuttavia, in un crescente numero di circostanze – come in queste opere (qui) – pesa di più la vista del computer che quella umana. Cos’è che vedono i computer esattamente? Courtesy Nota Design James Hansen...

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Ivrea: “Città Industriale del XX secolo” e Patrimonio Mondiale Unesco.

Pubblicato da alle 19:46 in Eventi, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Ivrea: “Città Industriale del XX secolo” e Patrimonio Mondiale Unesco.

E’ ufficiale. Domenica 1 luglio 2018, il Comitato del Patrimonio Mondiale Unesco a Manama, capitale del Bahrain, giunto alla sua quarantaduesima sessione, ha assegnato a Ivrea il suo tanto atteso riconoscimento di “Città Industriale del XX secolo”. Sale così orgogliosamente a quota cinquantaquattro il maggior numero dei posti occupati proprio dall’Italia nella lista tra i siti Unesco già presenti. Quello di Ivrea, piccola cittadina del territorio Canavesano, che si trova a soli 50 km da Torino e ai piedi della Valle d’Aosta, e’ il primo sito per tipologia riguardante un’intera estensione urbana che comprendendo circa 70.000 ettari di territorio, integra ben 27 edifici e complessi architettonici originari comprensivi di fabbrica, degli allestimenti per le residenze dei dipendenti ed i servizi sociali. Attualmente di proprietà quasi esclusivamente privata, la sua progettazione e costruzione attuatasi in un arco temporale trentennale, esteso tra gli anni 1930 e 1960, è stata realizzata ad opera dei più noti architetti e urbanisti italiani del Novecento. Tutto questo come ha sottolineato dal MiBACT, il neo ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, “grazie all’espansione di una prestigiosa azienda, che ha fatto conoscere al Mondo uno stile tutto italiano, oltre alla tecnologia innovativa, e alla modernità delle idee più che visionarie del suo fondatore  – Adriano Olivetti – nel costituire un modello di città industriale non solo produttiva ma a carattere umanistico e sociale”.   E’ stata proprio Laura Olivetti, figlia di Adriano nel lontano 2008, in occasione del centenario della fondazione dell’azienda, la prima azienda italiana per innovazione tecnologica nella produzione di macchine da scrivere, a dare il via alla candidatura riuscendo a farla inserire nella lista propositiva italiana (tentative list) dei siti candidati a divenire patrimonio dell’umanità’. Hanno seguito la successiva redazione del dossier e l’intero iter burocratico decennale, affinché ciò si concretizzasse, il neo sindaco Stefano Sirtoli, l’ex sindaco Carlo Della Pepa, Renato Lavarini coordinatore del dossier di candidatura, Patrizia Bonifazio, che si è occupata della parte tecnica del dossier, Teresa Skurzak, vicepresidente della Fondazione Guelpa, che ha finanziato negli ultimi anni la candidatura, Cinthia Bianconi presidente della Fondazione Olivetti, Matilde Trevisani, e tutto lo staff, la Regione, Città metropolitana, Comuni di Ivrea e Banchette.   Su quali saranno ora gli obiettivi alla prossima amministrazione, risponde brevemente, ma fiducioso, l’attuale sindaco di Ivrea Stefano Sirtoli: “cercare di raggiungere tutte le opportunità che questo importante riconoscimento mondiale porta a Ivrea, sviluppando le azioni già definite nel piano di gestione, rilanciando e valorizzando il territorio eporediese, ricca meta turistica e culturale, tornando a diffondere lo spirito di una cultura aziendale innovativa e decentrata, diverso da tutti gli altri”. Eva Gili...

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Il web: un mondo di possibilità per le aziende. La manifattura digitale nel Piano Nazionale Impresa.

Pubblicato da alle 17:43 in Economia, I nuovi Shop, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il web: un mondo di possibilità per le aziende. La manifattura digitale nel Piano Nazionale Impresa.

Maniffatura digitale. Investire sul digitale è da qualche anno una strategia vincente per le imprese, piccole e non, in Italia e nel mondo. Sempre più aziende si stanno espandendo online, scoprendo nuovi mercati, nuovi clienti e nuovi modi di farsi conoscere. Nonostante il nostro paese non sia così avanzato sotto questo aspetto, sta cercando di prendere la rincorsa. Secondo i dati diffusi dal Politecnico di Milano sulla Manifattura Digitale, nel 2015, il 38% delle aziende italiane non aveva nessuna conoscenza delle tecnologie 4.0, e solo il 10% pensava che nuovi modelli di business fossero necessari per decollare in un mondo sempre più connesso. A distanza di pochi anni, i dati sono migliorati, ma non così tanto come ci si augurerebbe: i dati ISTAT relativi alle imprese piemontesi dimostrano di essere in linea con le tendenze nazionali: con una grande diffusione della banda larga, ma poca presenza online, soprattutto per vendere. Sono inoltre presenti molte differenze fra diverse zone, anche a livello regionale. Tuttavia, ad esempio, la città di Torino si sta dimostrando più attiva su questo fronte e più disposta ad aprirsi ai mercati internazionali anche tramite Internet, con molte aziende presenti in rete, molte incubatrici di start-up tecnologiche, anche attraverso le università, come il Politecnico di Torino.   L’introduzione del Voucher Digitali I4.0 nell’ambito del Piano Nazionale Impresa 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico e del progetto Punto Impresa Digitale PID, e offerto dalla Camera di commercio di Torino si dirige nella direzione giusta per la digitalizzazione sempre più dinamica che si sta verificando in Italia. Si tratta di una cifra di 700.000 euro, a fondo perduto, dedicata alle imprese di dimensione ridotta, da micro a medie imprese, e pensata per coloro che vogliono investire in consulenze e formazione sulle nuove tecnologie digitali in ogni tipo di attività. Tutti possono quindi trarne vantaggio, ma vediamo insieme delle altre tecniche free da poter utilizzare per dare slancio al vostro business. In questo contesto, l’aumento della presenza sui social network è necessario, non solo per farsi conoscere, ma anche per capire i trend del mercato, quindi di quali prodotti o tecnologie il potenziale cliente ha bisogno. Una buona strategia per iniziare e farsi conoscere online è quindi creare un’attività di e-commerce, ovvero vendere i propri prodotti tramite la creazione di un sito proprio o attraverso i canali di e-shopping. Proprio su queste piattaforme, sarà possibile collaborare con altri brand per far apparire i propri prodotti nelle prime pagine di ricerca o in altri siti come featured products. Questa tattica potrà essere molto utile per le piccole e medie imprese con tanta voglia di crescere, soprattutto se nel settore export possono contare sul fascino ancora forte del made in Italy. Non finisce qui: l’utilizzo di strategie di marketing definite inbound permette di trasformare potenziali clienti in affezionati compratori, o customer, attraverso pochi passaggi e ponendo le necessità dell’utente al centro del percorso. Alcuni esempi di siti di successo sono quelli che si pongono come guide per l’utente, facendogli scoprire i siti più vantaggiosi o più sicuri dove fare shopping online. Si tratta di servizi utili, visto che spesso i clienti non sanno destreggiarsi nel modo migliore nel mare di offerte presenti nella rete, e hanno bisogno di fidarsi per spendere. Siti del genere sono ancora più di successo se in grado di offrire bonus e promozioni sui siti terzi, dai quali ricevono ovviamente delle sponsorizzazioni. Per esempio, un sito che tratta articoli o servizi nel settore wellness potrà facilmente includere un link ad un’azienda che distribuisce...

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Seeyousound, l’immagine della musica. Quinta edizione e nuovo direttore.

Pubblicato da alle 13:08 in Innovazione, Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Seeyousound, l’immagine della musica. Quinta edizione e nuovo direttore.

Seeyousound: incombe la V edizione del festival che unisce cinema e musica, prevista dal 25 gennaio al 3 febbraio nella sale del Cinema Massimo. Non solo musical, non solo biopic ma un insieme di produzioni, spesso indipendenti, che esplorano questi temi. La sfida è portare sotto gli occhi di tutti un cinema che ha influito sulla tradizione popolare e quanto il suo impatto, sul comune sentire, sia lontano dall’esaurirsi. Seeyousound è il festival di cinema a tematica musicale organizzato dall’Associazione Choobamba e, ai blocchi di partenza c’è un nuovo direttore: Carlo Griseri. Chi è Carlo? Come diavolo sei finito in mezzo a immagini, musica, cinema e racconti? Sono un giornalista, da anni mi occupo (anche) di monitorare, promuovere, sostenere il cinema a Torino. Avevo saputo dei lavori in corso di una prima, piccola, sperimentale edizione di un nuovo festival dedicato a cinema e musica. Ho contattato lo staff per un’intervista, sperando di poter aiutare Seeyousound a farsi conoscere un po’ di più: sono uscito da quel caffé preso con Maurizio Pisani con l’invito a entrare a far parte dello staff… Avevo sempre seguito i festival come membro della stampa, mi incuriosiva vederne uno “da dentro”. Negli anni poi i miei compiti sono cresciuti, prima come responsabile dei cortometraggi poi, lo scorso anno, come coordinatore cinematografico dell’intero festival. Ora, con mio grande orgoglio, l’incarico da direttore. Cosa significa arrivare sul ponte di comando di un Festival che in pochi anni si è imposto sulla scena cittadina raccogliendo interesse e pubblico? Significa una grande responsabilità! Per mia fortuna conosco bene la “macchina” festival, tutto lo staff e cosa è stato fatto in questi anni. I quattro anni di direzione a cura di Maurizio Pisani, che è passato a guidare il brand-Seeyousound a livello nazionale, sono un precedente che sarà difficile superare! Ma tutti insieme sono convinto ce la potremo fare… Da un paio di anni Rai 5 con Ghiaccio Bollente, ri-propone documentari musicali, alcuni tratti dalla BBC inglese, cosa ne pensi, ti piacciono, li guardi? La produzione cinematografica che riguarda la musica ha avuto un incremento pazzesco negli ultimi anni! L’offerta si è arricchita, i film e i documentari interessanti si sono moltiplicati… Il nostro compito è diventato non più solo quello di mostrare i migliori, ma anche quello di cercare modi diversi e originali di raccontare la musica, la sua importanza e i suoi protagonisti. Senza dimenticare il valore cinematografico delle opere, cresciuto in modo impensabile negli ultimi tempi. C’è un festival similare in giro per l’Europa? Sai se sta nascendo qualcosa di simile? Ce ne sono, per quanto riguarda il cinema che racconta la musica. Sono tutte esperienze diverse tra loro, e molti di questi festival saranno a Torino per Seeyousound numero 5: l’obiettivo è quello di creare insieme a loro un network europeo di settore, stiamo lavorando (anche) in questa direzione. A Torino tutto è sempre difficilissimo, è stato così anche per SYS oppure no? Sì, inutile nasconderlo. La nostra “forza” è sempre stata l’assenza di fondi pubblici, e quella di una speranza di averli! Mi spiego meglio: siamo nati in un momento di crisi generale del settore e abbiamo dovuto da subito far fronte a tale situazione, puntando su sponsor privati e investendo il nostro tempo a prescindere dal ritorno economico immediato. Siamo un grande gruppo, in senso qualitativo e...

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Il bianco robot è politically correct ? Una ricerca sui colori delle macchine.

Pubblicato da alle 11:48 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il bianco robot è politically correct ? Una ricerca sui colori delle macchine.

Basta un veloce giro con Google Images per accorgersi che il colore di default dei robot umanoidi è il bianco. Viviamo tempi socialmente ansiosi ed era praticamente inevitabile che qualcuno avrebbe visto in questo fenomeno un sintomo di razzismo. Infatti, secondo una recente ricerca guidata dal Prof. Christoph Bartneck, dell’Università di Canterbury in Nuova Zelanda – “Robots and Racism” – il colore potrebbe generare “una percezione di razza” quando è utilizzato in un “contesto antropomorfo”, come per la scocca di un automa dalle sembianze umane. I produttori di robot per uso casalingo – non sono ancora tantissimi – rispondono che la scelta cade perlopiù sul bianco in quanto il colore, neutro, non stoni con gli ambienti in cui appare, ma Bartneck trova invece che la tendenza sia “una chiara indicazione di razzismo nei confronti della gente nera” e si lamenta che i robot che cominciano ad entrare in contatto con gli esseri umani nei negozi, nelle case e nelle istituzioni somiglino di più a persone di razza bianca o asiatica. Lo studio è disponibile (a pagamento) qui. Il risultato è interessante, ma è di quelli che sembrano dire di più sul ricercatore che non sull’argomento trattato. Tra l’altro, si basa su un equivoco linguistico. Gli esseri umani “bianchi” sono tutt’altro che di colore bianco. Sono semmai vagamente rosa, a volte beige e di molte altre tonalità ancora. Il bianco “carta” dei robot non appartiene a nessuna razza umana. Tuttavia, secondo Bartneck e i suoi colleghi: “Ci auguriamo che il nostro studio incoraggi i disegnatori di robot a creare automi che rappresentino la diversità delle loro comunità”. James Hansen Courtesy Nota...

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Regione Piemonte. 48 leggi nel nuovo testo unico per la cultura.

Pubblicato da alle 13:25 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Regione Piemonte. 48 leggi nel nuovo testo unico per la cultura.

Dal 1° gennaio 2019 la cultura piemontese sarà regolamentata da un testo unico che dovrebbe portare il settore in sintonia con lo scenario attuale e costituire la base per sviluppare politiche articolate in una dimensione di unitarietà e trasversalità. Disposto con un progetto di legge approvato dal Consiglio regionale, e fortemente voluto dalla Giunta. “Un traguardo importante – dice l’assessore Antonella Parigi – che conclude un percorso partecipato inaugurato con gli Stati generali”. Tra i temi principali figurano la definizione della cultura quale generatrice di un significativo valore economico, una programmazione triennale del settore e delle risorse, il ruolo della Regione in materia. Queste le premesse per la legge che dal 2019 in poi vedremo attuarsi e provare a rispondere ad un sistema divenuto nel tempo sempre più grande, diversificato e ricco di proposte. “Il significativo valore economico” meriterebbe un’ermeneutica a sé, anche solo per capire se fare programmazione culturale sia una nuova declinazione del fare finanza. Le associazioni culturali che si confronteranno con le nuove disposizioni ad oggi hanno dato solo deboli segnali, attendono il testo completo anche se qualcuno teme che la programmazione triennale invogli e privilegi quelle maggiormente strutturate rispetto a quelle minori o prive di un esperto economista all’interno. Per saperne di più abbiamo interpellato il Consigliere Daniele Valle, presidente della Commissione cultura e relatore di maggioranza del testo approvato. A GazzettaTorino ha detto: “Abbiamo approvato un’ottima legge di sistema, che semplifica l’intero settore della cultura e garantisce trasparenza e continuità nella programmazione.  La legge, abrogherà trentadue leggi esistenti e le racchiuderà in un solo testo, in modo che tutti gli operatori del settore possano riferirsi ad uno strumento unico per sviluppare le proprie attività con le necessarie sicurezze per la programmazione. E’ importante ricordare – prosegue – che si è arrivati al testo definitivo attraverso il grande percorso partecipato degli Stati Generali della Cultura che ha coinvolto operatori ed associazioni di categoria di tutto il Piemonte.  Ammodernare, abrogare e semplificare vuol dire anche rendere più accessibili e comprensibili le nostre leggi per i cittadini, aumentarne il tasso di democraticità. Non abbiamo solo stabilito indirizzi per i singoli settori, quali spettacolo dal vivo, cinema, biblioteche, archivi, istituti storici, minoranze linguistiche, musei ma abbiamo lavorato molto su interventi trasversali quali l’accessibilità per i diversamente abili di produzioni e beni culturali, l’attenzione al paesaggio e agli itinerari storici e artistici, il coinvolgimento di imprese e cooperative culturali, la tutela dei lavoratori e la valorizzazione del volontariato, le nuove tecnologie, la sperimentazione e la commistione di generi e strumenti. Il tutto senza dimenticare le risorse, che ci impegniamo ad aumentare di anno in anno e che vogliamo offrire anche con strumenti diversi dal semplice contributo: convenzioni e bandi triennali, fideiussioni, contributi per investimenti in conto capitale e in conto corrente. Questa legge parte dall’idea per noi fondamentale che la cultura sia un enorme valore per il Piemonte, non solo in senso storico e artistico ma anche in chiave di sviluppo e di rilancio produttivo”. La dichiarazione rappresenta il lungo lavoro fatto per giungere ad un testo che possa essere realmente utile per coloro che lavorano nel settore. La speranza è che alle dichiarazioni seguano poi fatti concreti. Resta per esempio scoperto il cruciale nodo dell’erogazione dei fondi in tempi certi. Un tema sollevato in tutti i modi durante gli “Stati...

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Promuovere i valori dell’Unione Europea premia. Candidature aperte fino al 7 settembre.

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Promuovere i valori dell’Unione Europea premia. Candidature aperte fino al 7 settembre.

Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) organizza, come tutti gli anni, l’edizione del Premio per la Società civile. Il tema di quest’anno è “Identità, valori europei e patrimonio culturale in Europa” e si rivolge alle organizzazioni della società civile che svolgono un ruolo cruciale per la valorizzazione del patrimonio culturale europeo e la promozione della ricchezza che nasce dalle diversità culturali che hanno popolato e popolano la storia europea. L’importo totale, pari a 50 mila euro verrà assegnato a un massimo di cinque vincitori. Sarà possibile presentare le candidature fino al 7 settembre 2018 e possono candidarsi tutti:  dalle organizzazioni della società civile attive a livello locale, nazionale o europeo, ai privati cittadini. Il premio intende assegnare un riconoscimento alle iniziative innovative che hanno contribuito in modo significativo ad affrontare sfide come: sensibilizzare alla stratificazione e ricchezza delle identità europee, trarre il massimo profitto dalla ricchezza culturale dell’Europa, migliorare la fruibilità del patrimonio culturale europeo e promuovere i valori europei (ad es., rispetto della dignità umana e dei diritti umani, libertà, democrazia, uguaglianza e stato di diritto). Per ulteriori informazioni:...

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