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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Pubblicato da alle 11:03 in Eventi, Innovazione, Mostre, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Si apre a Torino la prima edizione del Borgo Po Photo Festival che inaugura domenica 18 giugno, ai piedi della collina in Piazza Gran Madre di Dio. A realizzarlo è la fotografa torinese Daniela Foresto, ritrattista, la cui galleria The Portrait è proprio in Piazza. Per questa prima edizione ha coinvolto 19 fotografi professionisti che esporranno un loro progetto.  Partecipano moltissimi nomi noti torinesi insieme a qualche forestiero, questi i nomi degli artisti: Franco Turcati, Enzo Isaia, Mauro Talamonti, Daniele Ratti, Elena Givone, Max Tomasinelli, Candido Baldacchino, Maurizio Galimberti, Simone Mussat Sartor, Enrico Magri, Claudio Cravero, Bruna Vangi, Pierfranco Fornasieri, Neige De Benedetti, Piero Mollica, Gabriele Corni, Giampiero Turcati, Riccardo Bandiera e Patrizia Mussa. In previsione anche un laboratorio sulle tecniche antiche della fotografia, quali la stampa in siderotipia e la ripresa al collodio umido, per produrre fotografie. Durante la giornata ci saranno due live musicali con Marco Nieloud Quartet e per fermare l’evento verrà realizzato un memories film a cura di Max Judica Cordiglia. GazzettaTorino ha incontrato Daniela Foresto per farci raccontare qualcosa su questa iniziativa: Com’è nata l’idea del progetto? Mi sono ispirata al Festival di Arles che a mio avviso è il miglior Festival fotografico annuale europeo. Ci sono già stati altri Festival di fotografia a Torino ma la differenza sostanziale è che io non ospito fotoamatori ma soltanto fotografi professionisti con percorsi ben chiari. Ho realizzato l’intero progetto in autonomia, selezionando i fotografi sulla base di una poetica ben chiara del progetto fotografico.  Ho deciso di non seguire un tema ben preciso in quanto saranno presenti fotografi professionisti che esporranno loro opere precedentemente realizzate. Qual è lo spazio che viene dato ai singoli artisti? Quante opere per ognuno? I quadri esposti saranno disponibili alla vendita? Ogni fotografo avrà un pannello di 3,5 mt di larghezza per 2 mt di altezza, ognuno di loro porterà dalle 4 all 8 foto in base alle grandezze dei quadri. La maggior parte degli artisti sarà presente e tratterà personalmente eventuali vendite, tuttavia tengo a precisare che non sia questo il fine del Festival. Qual è dunque lo scopo di questo progetto? Vorrei riuscire a portare l’arte e la cultura nel mio borgo. I laboratori di tecniche artistiche saranno tenuti da Lei o da qualche esterno? Quanto dureranno? In che cosa consisteranno? Un gruppo di fotografi di Milano esperti in tecniche antiche di ripresa e stampa si occuperà di guidare i laboratori, durante la giornata farà delle presentazioni di siderotipia, platino palladio, collodio umido e altre tecniche. Come mai ha deciso di unire il contemporaneo delle altre opere con un laboratorio di stampa usato in passato? Ritengo che sia sempre molto interessante poter conoscere come sia nata la fotografia e come si sia evoluta con il passare degli anni. Che cosa pensa del nuovo corso espositivo che ha preso Camera? E’ un posto bellissimo, forse con poche idee. Potrebbe essere sfruttato molto meglio, prendiamo esempio dal Forte di Bard che riesce a portare eventi fotografici bellissimi. Le piacerebbe puntare a un “Torino Photo Week” in futuro, come quella da poco realizzata a Milano? Certamente, questo vuol essere l’anno zero di un evento che se riusciremo faremo crescere.   Gaia della Donna – Marta Giacone...

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La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

Pubblicato da alle 11:14 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

Il 9 febbraio 2017 i rappresentanti del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una decisione che istituisce un Anno europeo del patrimonio culturale 2018.  Il patrimonio culturale comprende le risorse del passato in una varietà di forme e aspetti. Include i monumenti, i siti, le tradizioni, la conoscenza tramandata e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da musei, biblioteche e archivi. Scopo di questa iniziativa è sensibilizzare all’importanza della storia e dei valori europei e rafforzare il senso d’identità europea. Al tempo stesso, si punta a richiamare l’attenzione sulle opportunità offerte dal nostro patrimonio culturale, ma anche sulle sfide cui è confrontato, come l’impatto del passaggio al digitale, le pressioni a livello fisico e ambientale sui siti del patrimonio e il traffico illecito di beni culturali. Gli obiettivi principali di questo Anno europeo sono: promuovere la diversità culturale, il dialogo interculturale e la coesione sociale evidenziare il contributo economico offerto dal patrimonio culturale ai settori culturale e creativo, compreso per le piccole e medie imprese, e allo sviluppo locale e regionale sottolineare il ruolo del patrimonio culturale nelle relazioni esterne dell’UE, inclusa la prevenzione dei conflitti, la riconciliazione postbellica e la ricostruzione del patrimonio culturale distrutto L’Anno europeo potrà contare su una dotazione finanziaria dedicata pari a 8 milioni di EUR. Rappresentanti del Parlamento europeo potranno partecipare in qualità di osservatori alle riunioni dei coordinatori nazionali organizzate dalla Commissione per lo svolgimento dell’Anno europeo. “In quanto Europei, disponiamo di un patrimonio culturale particolarmente ricco, frutto della nostra lunga storia comune. Mi rallegro dell’opportunità di celebrare questo patrimonio e sono fiero di tutto quanto costituisce la nostra comune identità europea”. Owen Bonnici, ministro maltese della giustizia, della cultura e degli enti locali Il Coreper sarà invitato ad approvare l’accordo in una delle prossime riunioni. Il presidente del Coreper invierà quindi una lettera al presidente della commissione CULT del Parlamento europeo, indicando che, se il Parlamento adotterà in plenaria il testo di compromesso approvato dal Coreper, il Consiglio adotterà il testo in prima lettura senza modifiche.  Ciò dovrebbe consentire l’entrata in vigore della nuova normativa con sufficiente anticipo affinché la Commissione e gli Stati membri possano provvedere per tempo ai necessari preparativi.    L’idea di un Anno europeo del patrimonio culturale è stata sollevata per la prima volta nel 2014, quando il Consiglio vi ha fatto riferimento nelle sue conclusioni sulla governance partecipativa del patrimonio culturale. Ha ricevuto il convinto sostegno del Parlamento europeo e, nell’agosto 2016, la Commissione ha presentato la sua proposta relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale.  Il Consiglio ha adottato un orientamento generale sulla proposta il 22 novembre 2016....

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A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

Pubblicato da alle 13:52 in Innovazione, Prima pagina, Spettacoli, Università | 0 commenti

A Torino 111 porte si aprono per 2 giorni con il progetto OpenHouse.

111 saranno gli spazi pubblici e privati che saranno aperti durante la prima edizione di Open House Torino, il 10 e 11 giugno. Open House è un progetto nato a Londra nel 1992, da un’idea di Victoria Thornton: appartamenti privati, uffici, edifici storici, generalmente chiusi aprono gratuitamente le loro porte al pubblico per un solo fine settimana all’anno, per farsi conoscere e per rivelare i diversi modi di vivere. Attualmente Open House London apre ben 700 spazi e conta su 300mila visitatori. Per questa sua prima edizione, Open House Torino aprirà appartamenti privati dal design originale in edifici storici come Palazzo Saluzzo di Paesana, alcuni villini liberty di Cit Turin e San Donato, gli edifici riqualificati e trasformati in centri culturali o terziario come l’ex INCET o il Lanificio di Torino, le case-studio dei professionisti come Zucca Architettura Factory e Studio Carlo Ratti Associati, hotel di design contemporaneo come l’NH Carlina, il Duparc Contemporary Suites, l’AC Hotel o Camplus Lingotto, gli edifici religiosi come la Sinagoga, Santa Pelagia o la chiesa del Sacro Volto. E poi il Palazzo della Luce, gioiello neobarocco nel cuore del Quadrilatero romano, ex sede Enel in cui sono stati realizzati moderni uffici e un pionieristico concept residenziale, con appartamenti che diventano ville urbane dotate tutte di ampi giardini privati; Palazzo Bricherasio rimasto chiuso per anni dopo la stagione d’oro come centro espositivo, Palazzo Birago e Palazzo Affari della Camera di Commercio di Torino, gli spazi educativi della Scuola Chagall, della ludoteca il Paguro e il laboratorio di lettura del villino Caprifoglio; i grandi edifici in cerca di nuova funzione come Palazzo del Lavoro, Torino Esposizioni e Motovelodromo, in un dialogo continuo tra storia e architettura, tra presente e passato, tra diversi modi di pensare, di vivere e di essere nella nostra città. Nella lista dei 111 spazi aperti ci sono Casa Hollywood, Verde 25, le Torri Pitagora, Sermig – ex Sellerie, Piazza dei Mestieri, Casa Jasmina, Bivacco Urbano, Galleria Franco Noero, Casa Pazza, Casa Okumé, Sala da ballo Le Roi, Casa Baloire, Spazio R3, Lombroso 16, Tre Colori, Domino, Casa Y, Casa Pomba, Archivio Tipografico, Casa Ozanam e Orto Alto, Gruppo Abele – ex Cimat, Luoghi Comuni – Porta Palazzo, Casa Bossi, Casa Oz, Casa nel Parco. Qui la lista completa delle architetture visitabili, con le schede di ognuna: http://openhousetorino.it/ edifici/. Open House Torino coinvolge tutti i quartieri della città, dal centro alla periferia alla collina e invita i visitatori a costruirsi i propri itinerari, seguendo i propri interessi: la Torino dall’alto offerta dal campanile di Faa’ di Bruno, dalle Torri Pitagora e dalla Fondazione Monaco; la Torino del liberty rivisitato dal design contemporaneo di Cit Turin e San Donato; la Torino degli edifici ex industriali reinterpretati dalla cultura contemporanea o ancora in cerca di destinazione come l’ex DAI di Mirafiori Sud. Ma anche la curiosità di scoprire la Torino contemporanea di The Number 6, la casa più bella del mondo, di Verde 25, con i suoi grandi alberi in facciata, dei cortili di ex CEAT ed ex Tobler, ripensati come ampi spazi verdi. Le visite sono gratuite, sono organizzate in modo diverso nei vari luoghi aperti, hanno in genere una cadenza regolare (ogni 20-30 minuti) e a volte sono condotte dagli stessi progettisti, così da soddisfare le eventuali curiosità dei visitatori. L’associazione appartiene al network internazionale...

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A Palazzo Madama il convegno Affidarte. Arte, mercato, finanza, collezionismo e nuovi servizi.

Pubblicato da alle 11:58 in Economia, Eventi, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

A Palazzo Madama il convegno Affidarte. Arte, mercato, finanza, collezionismo e nuovi servizi.

Presentato a Palazzo Madama un nuovo progetto che estrae valore finanziario dalle opere d’arte e offre servizi di avanguardia al collezionismo pubblico e privato.   Si è svolta nella prestigiosa Aula del Senato di Palazzo Madama di Torino il convegno su arte e mercato dal titolo Affidarte, un nuovo paradigma sul valore dell’arte.  Il convegno, svoltasi alla presenza di un folto pubblico di professionisti e collezionisti, è stato organizzato da Azimut Capital Management, società del Gruppo Azimut – la più grande realtà finanziaria indipendente nel mercato italiano quotata alla Borsa di Milano con un patrimonio di oltre 46 miliardi di euro – e  da Cofircont Compagnia Fiduciaria ed è stato coordinato da Michele Muscolo, amministratore delegato di e ha coinvolto un panel di autorevoli relatori formato da istituzioni ed esperti d’arte, di finanza, legali, fiscali, fiduciari e di servizi di casa d’asta e depositari di opere d’arte. La prima parte del convegno ha proposto uno stato dell’arte sui beni culturali in Italia, analizzando le diverse forme di collezionismo che hanno dato origine a musei e raccolte private e sul significato, anche filosofico, di possesso e di fruizione di un bene artistico da parte del singolo e delle comunità, concetto brillantemente espresso da Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Direttore di GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.  Le opere d’arte sono state quindi analizzate nei passaggi ereditari come beni mobili, oggetti di passaggi di proprietà resi fluidi dalle aste e da movimenti di mercato, spesso limitati dai vincoli posti dalle Soprintendenze alla circolazione internazionale delle opere, rendendo di fatto molti beni vincolati, cioè soggetti a tutela per effetto di un formale provvedimento di dichiarazione di interesse culturale. Questi argomenti sono stati analizzati da un punto di vista giuridico ed economico da Giulio Biino, Presidente del Consiglio Notarile di Torino, e Luca Asvisio, Presidente dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino e Provincia. Fulvia Tesio, Dottore Commercialista e Revisore Contabile ha invece ricordato i punti cardine dell’Art Bonus, provvedimento che consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. Paolo Martini, Amministratore Delegato Azimut Capital Management e Co-Direttore Generale Azimut Holding ha quindi introdotto il tema dell’arte nei servizi di wealth planning, argomento che è stato al centro dei lavori pomeridiani e che ha svelato un progetto del tutto nuovo, presentato in anteprima sul territorio nazionale, relativo alla possibilità di utilizzare le proprie opere d’arte per ottenere liquidità senza ricorrere necessariamente alla loro vendita. Oggi in Italia l’opera d’arte non viene di fatto accettata a garanzia per ottenere finanziamenti e il possessore di un’opera che abbia necessità finanziarie anche di breve periodo spesso si trova costretto a “svenderla”, andando incontro ad altissimi costi e privandosi di un bene di affezione. Stefano Zorzi, esperto d’arte e collezionista, ha presentato Fidartis, progetto che si propone di “liberare valore” dalle opere d’arte attraverso un’assistenza (nell’ambito di un affidamento e una fiducia condivisa, come giustamente evoca il nome scelto) in tutto il processo di gestione finanziaria e di conservazione del bene, in modo da consentire al privato, ma anche al soggetto pubblico, di utilizzare le opere d’arte al pari di valori mobiliari. Il progetto si avvale di un network integrato di molteplici...

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A Stoccarda con la nuova Mercedes Classe E. Dove tutto ebbe inizio…

Pubblicato da alle 18:14 in Economia, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina, Sport | 0 commenti

A Stoccarda con la nuova Mercedes Classe E. Dove tutto ebbe inizio…

  Come sono cambiati i tempi? Basta fare il paragone fra il viaggio di ritorno dalla Mille Miglia 1956 a bordo delle – all’epoca – rivoluzionarie Mercedes 220 Ponton (vittoria di classe) dall’Italia verso Stoccarda, quartier generale della Casa della Stella a tre punte e quello che abbiamo fatto oggi, quasi 60 anni dopo, sullo stesso percorso ma a bordo dell’erede più prossima di quelle berline di lusso che però erano state in grado di imporsi anche in una gara massacrante, la nuovissima Classe E220d (motore a gasolio di 2 litri da 194 CV), declinata nell’esclusivo allestimento “Tribute To Ponton 1956”, creato in soli 10 esemplari appositamente per l’ufficio stampa Mercedes Benz italiano – le vetture saranno press supporter alla prossima Mille Miglia – basate su un allestimento “AMG Style” e caratterizzate dalla doppia stella sul frontale e dalla targhetta identificatica interna.   Fra queste due vetture, idealmente nonna e nipote, c’è veramente un’abisso: all’epoca, nonostante la Ponton – nome che indicherà da qui in poi la carrozzeria integrata come la intendiamo tuttora, senza i tipici e massicci passaruota separati dell’anteguerra – fosse fra le vetture più all’avanguardia, si andava lenti e le strade non erano quelle senza intoppi (per lo meno fuori dall’Italia) di oggi – ma almeno non c’era il traffico che abbiamo trovato. E poi i sistemi di sicurezza non esistevano, servosterzo e servofreno nemmeno contemplati, figuriamoci l’aria condizionata. La nostra E 220d invece è quanto di più confortevole, lussuoso e tecnologico oggi possa circolare su gomma e un viaggio di 1100 km in meno di due giorni diventa come per incanto un piacere, perfino le code intorno alle inaspettatamente affollate città svizzere. Col suo motore gasolio relativamente compatto (4 cilindri) e lo straordinario cambio automatico a 9 rapporti, si viaggia nella più totale souplesse, nel silenzio e consumando come un triciclo a pedali… almeno fin quando i limiti imbarazzanti delle autostrade svizzere non ci permettono altro, poi viene il bello: in modalità dinamica sport (ancora meglio la sport+, che regola elettronicamente assetto, ammortizzatori, risposta del cambio e angolo di attacco dell’acceleratore), il diesel sfodera senza troppi complimenti i suoi 190 CV, schiacciando sul gas il cambio “tira” per bene le marce e i 200 km/h si raggiungono in men che non si dica e pure a quella velocità si ha l’impressione di muoversi appena (complice anche l’assetto perfetto, grazie ai cerchi da 19” e alle sospensioni pneumatiche Air Body Control, che tengono sotto controllo lo stato della strada e regola il comportamento degli ammortizzatori di conseguenza). Intendiamoci, non siamo a bordo di una vettura sportiva, per quello ci pensano le versioni coupé o le supervitaminizzate AMG, però la sensazione di trovarsi su di un oggetto prestigioso, coccolante e appagante, c’è tutta. Eppure finora abbiamo parlato di caratteristiche che accomunano un po’ tutte le berline di lusso: cosa ha di diverso quindi, questa nuova Classe E? Una “diavoleria” elettronica che però ci è piaciuta tantissimo: la guida assistita, in pratica un cruise control evoluto (chiamato Drive Pilot) che, oltre a mantenere costante la velocità impostata, frena da solo la vettura se di fronte ha un mezzo più lento ma soprattutto, leggendo la segnaletica sulla carreggiata, imposta autonomamente le curve delle strade a scorrimento veloce e ruota da solo il volante e, addirittura, sorpassa o rientra secondo...

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Here, lo “State of the art” alla Cavallerizza Reale. Ri-vedere un contesto per ri-immaginarlo.

Pubblicato da alle 10:59 in DOXA segnalazioni, Eventi, Innovazione, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Here, lo “State of the art” alla Cavallerizza Reale. Ri-vedere un contesto per ri-immaginarlo.

Portare all’attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale, patrimonio Unesco da anni lasciato in stato di abbandono, questa è una delle motivazioni principi che ha fatto sì che dal maggio dal 2014 un collettivo autogestito di cittadini ha riaperto una parte degli spazi – che includono 2 teatri, aree comuni, giardini reali e più di 100 stanze – con l’intento di preservarli dal degrado e trasformarli in polo culturale attivo. La Cavallerizza è diventata un centro di notevole vitalità dando vita a più di 1000 eventi tra cui musica, spettacoli, mostre, cinema, workshop. Con questa disposizione ha organizzato la seconda edizione di Here, che si terrà da venerdì 19 a domenica 28 maggio 2017, organizzata dal gruppo Arti Visive, parte del collettivo Cavallerizza, composto unicamente da volontari, come tutti gli altri gruppi attivi (Arti Sceniche, Arti Musicali, Polo Letterario, ecc.). L’evento sarà autogestito ed autofinanziato. L’invito a partecipare alla seconda edizione di HERE era rivolto ad artisti e curatori maggiorenni di qualsiasi nazionalità, previa presentazione di programma e approvazione, insomma lo stesso metodo decisionale in vigore in ogni istituzione pubblica o privata. Tra i molti progetti presentati ne abbiamo individuato uno che possiede caratteristiche di singolare attualità, essendo legato al connubio, relazione, tra arte e scienza. Così lo racconta a GazzettaTorino il curatore Emanuele Pensavalle. “Per scienza in generale si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca e con procedimenti metodici e rigorosi, allo scopo di giungere ad una descrizione, verosimile, oggettiva e con carattere predittivo, della realtà universale e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni. Ma anche l’arte è ricerca, una ricerca talmente spinta e innovativa da condurre spesso a rivoluzioni (Paul Gauguin diceva infatti che “l’arte è o plagio o rivoluzione”). Ecco allora che per arte e scienza è possibile individuare un percorso comune costituito appunto dalla necessità strutturale di ricercare. L’espressione anglosassone “state of the art” è comunemente usata in campo scientifico per indicare quanto di più aggiornato e, spesso, innovativo sia disponibile in un certo settore. Trasferendo tale concetto in un contesto artistico variegato e sufficientemente vasto da essere sostanzialmente irrappresentabile, l’espressione singolare si manifesta assolutamente inadeguata, in quanto confina gli artisti in un’uniformità di ruoli poco rappresentativa della pluralità delle anime del gruppo. Il titolo del progetto, Gli Stati dell’Arte, è allora declinato al plurale, quasi in assonanza con le variazioni chimiche degli elementi, per rappresentare le diverse anime creative di un gruppo di artisti che non disdegna di approfondire il pensiero scientifico e di usarne le scoperte rielaborandole attraverso le proprie modalità artistiche. La mostra vuole quindi esprimere la vicinanza delle proposte creative alle scienze che, in modo più o meno esplicito o consapevole, hanno guidato la mano e le idee degli artisti coinvolti, esponendo sia lavori che della ricerca scientifica offrono percorsi rigorosi, sia lavori in cui la scienza sfuma, si cela per il prevalere della forza della creazione artistica”. Abbiamo deciso di pubblicare informazioni e pensieri legate alle opere ma non le immagini delle stesse, questo per suscitare curiosità e indurre chi legge a recarsi alla Cavallerizza a curiosare.     Genetica Attraverso gli studi di dattiloscopia, la scienza che studia le impronte digitali, sappiamo che la probabilità che vi siano due impronte perfettamente uguali tra loro è di una su circa sedici miliardi. Ma forse maggiore è la...

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Torino sulla luna. Il progetto per le Ogr riportano la città al centro dell’attenzione internazionale.

Pubblicato da alle 11:53 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Innovazione, Mostre | 0 commenti

Torino sulla luna. Il progetto per le Ogr riportano la città al centro dell’attenzione internazionale.

Si ritorna importanti. Di nuovo al centro della scena. La città ha posto le basi per riconquistare il proscenio europeo, la ribalta che si era fatta scivolare via dalle mani in anni di scelte molto discutibili e di assidua indifferenza. Ancora una volta si guarda al futuro partendo dal passato. Il passato è la grande industria, le Officine Grandi Riparazioni, uno spazio enorme raccolto nell’acronimo OGR che la Fondazione CRT di Torino ha deciso di riportare a nuova vita restaurandola e assegnandole la funzione di nuovo ombelico per l’arte contemporanea; riqualificate e restituite alla città saranno il nuovo Distretto della Creatività e dell’Innovazione. Un progetto di riconversione unico per l’ampiezza degli spazi, circa 35 mila metri quadrati e a tutti gli effetti visionario; visionario con il tipico pragmatismo torinese. Quindi nessun salto nel buio, ma una scommessa in cui le probabilità di vittoria sono decisamente alte. La collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo prelude a scelte di taglio internazionale e scevre da ogni provincialismo. La presentazione del programma delle OGR, che apriranno le danze il 30 settembre, è stato presentato a Venezia nel giorno di apertura della 57esima Biennale d’Arte. E in sintesi ecco primi artisti e curatori internazionali al centro del programma di Arti Visive delle nuove OGR, affidato alla Direzione Artistica di Nicola Ricciardi. C’è una insopprimibile voglia di credere e dare credito alle parole pronunciate dal Direttore Generale delle OGR Massimo Lapucci: Le nuove OGR, tra i principali progetti di venture philanthropy oggi in Europa, rafforzeranno il ruolo di Torino come una delle capitali mondiali dell’arte contemporanea. Alcuni tra i più grandi artisti hanno scelto di creare progetti ad hoc per questo spazio straordinario, che ha l’ambizione di diventare sia un riferimento internazionale nel settore, sia una nuova opportunità per favorire la contaminazione tra eccellenza e giovani talenti, affermati ed emergenti. Questo in totale sinergia con le azioni da sempre promosse e realizzate dalla Fondazione CRT per lo sviluppo e la crescita del territorio, attraverso un fondamentale interscambio con best practice nazionali e estere”. Per l’inaugurazione verrà insediata un’opera d’arte pubblica dell’artista sudafricano William Kentridge, nel cortile antistante l’ingresso alle OGR sul lato Est, un intervento ispirato alla vocazione ex-industriale e operaia delle Officine Grandi Riparazioni. La scultura, in metallo nero, composta da una processione di figure, allude al lavoro di riparazione dei treni e dei corpi. L’opera, è intitolata “Procession of Reparationists” (“Processione. I Riparazionisti”). Il 3 novembre, in concomitanza con la fiera d’arte Artissima, inaugurerà invece la prima grande mostra collettiva delle OGR, Come una Falena alla Fiamma, a cura di Tom Eccles, Liam Gillick e Mark Rappolt, in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il 2018 vedrà l’alternarsi di mostre personali di artisti di assoluto rilievo internazionale, tra cui Tino Sehgal, Susan Hiller, Mike Nelson, oltre che un’altra importante mostra collettiva in collaborazione con il Castello di Rivoli. Il Big Bang con Tuttofuoco: un ponte tra il mondo dell’arte e l’universo di CasaOz. Il 30 settembre prenderà anche il via il “Big Bang”, la grande festa di riapertura delle OGR che per due settimane, fino al 14 ottobre, offrirà concerti, mostre interattive e laboratori per bambini con ingresso libero e gratuito per tutti. Per questa occasione, Patrick Tuttofuoco, artista italiano, realizzerà insieme ai piccoli ospiti di CasaOz, un paesaggio futuristico di 2.500 metri quadri...

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Alla Citroneria Juvarriana le proiezioni delle opere di Caravaggio. Arte o bluff visivo ?

Pubblicato da alle 10:43 in galleria home page, Innovazione, Mostre, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Alla Citroneria Juvarriana le proiezioni delle opere di Caravaggio. Arte o bluff visivo ?

Alla Reggia di Venaria, fino al 2 luglio, c’è Caravaggio. O meglio, la sua proiezione. Perché nessun suo quadro è concretamente presente, ma soltanto evocato. Quando si varca la soglia della Citroneria Juvarriana si entra in un’enorme sala circoscritta da teloni su cui verranno proiettate le opere del pittore. Dopo qualche istante appaiono i quadri (57 in tutto). Sono la luce, la natura, la teatralità, la violenza, i luoghi di Caravaggio – i grandi temi della produzione di Michelangelo Merisi – a rappresentare i fili rossi attorno ai quali si articola la presentazione delle opere. Ma la fruizione, nella sua sedicente libertà di passare da un quadro all’altro come in un museo, è canalizzata e istruita da un mediatore culturale assente – i video artisti. L’arte seicentesca viene così amplificata, spiegata, aumentata. Alcune opere, infatti, vengono ingrandite fin nei minimi dettagli, regalando una fruizione quasi impossibile a occhio nudo; altre, invece, mostrano gli schizzi alla base del processo creativo e manichini di legno che riproducono lo studio del soggetto, efficiente in un’ottica didattica; molte, infine, sono accompagnate da odori diffusi che concorrono a creare, insieme alla musica di Stefano Saletti, un’immersione totale a 360°. Linguaggi sensoriali diversi, «sinestesie», per usare un termine che piace molto a chi si occupa di tecnologie digitali, specie se applicate alle forme audiovisive. Ma i tempi del cinema olfattivo sperimentale degli anni Settanta-Ottanta sono ormai lontani e in questo caso non ci troviamo nemmeno al cinema. The Fake Factory è un’azienda specializzata, uno studio di video-design specializzato nella video-mapping architettonica e nelle installazioni multimediali, luminose e multisensoriali, ma non è la sperimentazione d’avanguardia a contraddistinguerla. Le recensioni parlano di «emozioni e puro godimento»! E non c’è da sorprendersi.  Il coinvolgimento sinestesico dell’installazione, infatti, punta a recuperare l’aspetto ludico legato al loisir dell’arte: il format di 50 minuti non è prolisso e utilizza un linguaggio – quello audiovisivo-immersivo – al quale gli utenti si stanno sempre più svezzando. L’evento è inoltre inscritto in un contesto particolare, quello della Reggia, che propone diverse altre attrazioni: dai Giardini, alla Regia Scuderia, alla mostra sulle Regge d’Italia, fino a quella sull’immaginario animale nella moda. Un pacchetto perfetto per un pomeriggio domenicale. Ecco quello che è Caravaggio Experience, un’imponente video-installazione da intrattenimento, quasi circense  infatti è itinerante, da Roma a Torino. Esperienza, nella quale di arte – in senso tradizionale – è rimasto ben poco, ma in grado di intercettare le tendenze che  – forse – caratterizzeranno i musei del futuro.  Federico...

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Cos’è il Kairòs, da dove viene, è davvero una porta sull’interiorità ?

Pubblicato da alle 18:20 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Cos’è il Kairòs, da dove viene, è davvero una porta sull’interiorità ?

Il Kairòs è un’iniziativa, unica nel suo genere, proposta dalle scuole dei Gesuiti durante il quarto anno della scuola secondaria. Si tratta di un ritiro spirituale che segue lo stile degli esercizi ignaziani (metodo di spiritualità proprio della Compagnia di Gesù che prende il nome dell’opera “Esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola (1491/1556), religioso spagnolo fondatore della Compagnia di Gesù) pensati per i ragazzi della scuola. Il significato di questa parola greca,  ha come accezione generale quella di ‘tempo’.  Nell’antica Grecia vi erano due modi per indicare lo scorrere del tempo che ne descrivevano anche due differenti caratteristiche: il primo era il termine χρονος (chronos) che si riferiva al tempo cronologico e consequenziale, e aveva un significato quantitativo, mentre il secondo era καιρος (kairòs) “un tempo nel mezzo”, un periodo di tempo indeterminato nel quale “qualcosa” di speciale accade, che aveva invece una natura qualitativa. Questo ritiro viene proposto ai ragazzi per poter indagare la propria situazione personale e comunitaria attraverso una serie di domande caratteristiche di questa esperienza: chi sono veramente io? Come mi pongo in relazione con i miei amici, i miei genitori, il mondo? Quali sono le persone e le cose che davvero contano nella mia vita? Dove posso trovare l’amicizia con Dio nella mia vita? Su cosa occorre che io faccia leva affinché la mia vita abbia davvero senso per me e per il mio prossimo? Chi è Gesù per me? Le attività vengono coordinate da un gruppo di studenti, che per l’occasione vengono definiti “studenti-leader”, coetanei dei partecipanti, che hanno già vissuto questa esperienza in precedenza e si sono formati per suggerire spunti di riflessione. Questo percorso è organizzato con una permanenza di circa 4 giorni, a cui i ragazzi dell’Istituto Sociale di Torino e dell’Istituto Leone XIII di Milano hanno partecipato ed è stato prescelto come luogo il convento di Villa San Pietro a Susa. I partecipanti sono ospitati in camere singole affinché si possa riuscire a riflettere senza venire condizionati da altre persone e vengono presi in custodia gli oggetti tecnologici di modo da cercare di evitare le mille distrazioni e connessioni con il mondo fuori. Da dove nasce l’idea di questi ritiri? Nasce da un’esperienza ampiamente collaudata nelle scuole dei gesuiti negli USA e in alcuni Stati europei come Polonia e Lituania. La particolarità è che il Kairòs sia un ritiro dove il luogo d’esercitazione non è vincolante, ossia qualsivoglia struttura può diventare la sede ideale per il compito. Il Kairòs è stato definito “una porta sull’interiorità”, dove le domande più grandi per ogni individuo si presentano una di seguito all’altra, quasi a bombardarlo di input emotivi, innescando un meccanismo infinito che fa nascere domande da altre domande, a cui si cerca di dare risposta.  Non bisogna però pensare che possa arrivare l’illuminazione, quella che aiuterà a rispondere alle nostre domande esiziali ed esistenziali. Per questa occasione di viaggio interiore è destinato un tempo dedicato e le riflessioni che ne scaturiscono possono, nell’eventualità che lo si desideri, essere condivise con gli altri. Accade mai che ci soffermiamo su di noi? Su chi siamo, cosa pensiamo, cosa vogliamo, insomma le grandi domande che da sempre l’uomo si pone, raramente trovando risposta. Il Kairòs è sicuramente un utile e propedeutico strumento tra il filosofico e lo spirituale per riappropriarsi del proprio tempo e la propria...

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E’ on line il Bando 2017 dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo

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E’ on line il Bando 2017 dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo

  È on line il Bando per borse di alti studi 2017 promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, l’ente strumentale della Compagnia di San Paolo di Torino che ne conserva e valorizza l’Archivio Storico, giunto alla sua quinta edizione. Il bando, la cui data di scadenza è il 16 luglio 2017, offre la possibilità di cinque borse di alti studi sull’Età e la Cultura del Barocco da 23.000 euro ciascuna. Il Programma di studi sull’Età e la Cultura del Barocco si propone di promuovere la ricerca e potenziare le possibilità da parte di giovani studiosi di titoli utili per l’accesso ai canali professionali delle istituzioni accademiche e culturali. In tale prospettiva la Fondazione ha realizzato dal 2013 al 2016 un bando per borse di studio e ricerca sulla cultura del Barocco, rivolto a giovani studiosi italiani e stranieri sotto i 35 anni. Incontriamo la Dottoressa Elisabetta Ballaira, Responsabile Culturale della Fondazione, che ci illustra il bando 2017. Dottoressa Ballaira, qual è il tema di quest’anno? Un tema particolarmente suggestivo, Ritratti Barocchi, tema che può essere affrontato sotto diversi angolazioni. Questa è una peculiarità delle borse promosse dalla Fondazione: tutti gli argomenti, anche quelli proposti nelle precedenti edizioni, sono proposti in chiave multidisciplinare. Ci rivogliamo a tutti i ricercatori che si applicano alle humanities, storici, filosofi, storici dell’arte, musicologi, e vorremmo quindi che il ritratto non fosse inteso in senso stretto, pittorico e scultoreo, ma analizzato anche attraverso la letteratura, la museologia, la storia, la politica, la musica… Non a caso abbiamo messo come immagine del bando una caricatura di Vivaldi realizzata da Pier Leone Ghezzi. Come si legge anche sul sito, il tema del ritratto può essere ulteriormente analizzato secondo diverse declinazioni: formule d’obbligo, fortuna di modelli, affermazione di nuovi orientamenti nella narrazione identitaria e nella cultura di rappresentazione di figure, di luoghi, di contesti. Il progetto di ricerca, inedito e originale, dovrà essere compreso nella cronologia che va dal 1680 al 1750; la trattazione potrà essere diacronica o sincronica a seconda delle esigenze scientifiche poste dalla ricerca stessa.  A chi si rivolge? Il bando è indirizzato a giovani ricercatori nati dal 1° gennaio 1982, in possesso di laurea magistrale o di laurea, o titolo equipollente, di vecchio ordinamento conseguita presso Università italiane o di attestati equivalenti conseguiti presso Università straniere. Costituirà titolo preferenziale il possesso di un dottorato di ricerca o di titolo equipollente conseguito presso Università italiane o straniere.  L’obiettivo del bando è di favorire opportunità di futuro inserimento nel mondo del lavoro (non solo Università, ma anche Soprintendenze, Musei, Conservatori, Istituzioni culturali) e di contribuire, con le Istituzioni preposte, alla formazione di operatori culturali sensibili e preparati. Quali le procedure? Le candidature possono essere presentate esclusivamente tramite application form sul sito web www.fondazione1563.it. Gli uffici della Fondazione (tel. 011.4401405, info@fondazione1563.it) sono a disposizione per fornire ulteriori informazioni o chiarimenti. Quali sono altre peculiarità della borsa di studio? I cinque vincitori saranno affiancati per un anno da un tutor incaricato dalla nostra Fondazione, studioso che spesso individuiamo nel panorama internazionale, in modo tale che ci sia una maggiore circolazione di conoscenze. I borsisti avranno inoltre la copertura per le spese di viaggi di studio fino a un massimo di 1.500 euro. È attivo presso la Fondazione un archivio delle ricerche effettuate grazie alle borse...

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