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Il “dietro le quinte” cinematogtafico di ricerca e di sviluppo delle auto FCA. What’s Behind.

Pubblicato da alle 19:29 in galleria home page, Innovazione, MotorInsider | 0 commenti

Il “dietro le quinte” cinematogtafico di ricerca e di sviluppo delle auto FCA. What’s Behind.

Per ora sono già state programmate una decina di episodi, che verranno “sparati” in rete con cadenza mensile. Il titolo di questa inedita e particolare “serie” di video è “FCA What’s Behind”, e per la prima volta verrà mostrato il “dietro le quinte” delle fasi di ricerca e di sviluppo delle automobili FCA. Un progetto cinematografico pressoché unico nel suo genere, grazie al quale si potranno ammirare tutte le complesse attività di ingegneri e tecnici che lavorano incessantemente per garantire qualità, sicurezza, affidabilità e comfort in ogni condizione. Proprio per questo l’accurato testing, le verifiche, le validazioni e le prove di fatica avvengono alle latitudini più disparate: la bontà strutturale di ogni progetto è elemento cardine di sicurezza attiva, e va misurata in situazioni ambientali diverse, a cominciare da un range di temperatura che varia dai -40°C di Arjeplog, in Svezia, ai 40°C di Upington in Sudafrica. Per la prima volta FCA apre le porte dei suoi centri presenti in tutto il mondo. In particolare, le due località appena citate sono lo scenario delle prime due puntate di “FCA What’s Behind”: i ghiacci svedesi e i deserti dell’estremo meridionale africano anticipano gli episodi successivi, per i quali sono stati visitati gli altri centri FRCA di assoluta eccellenza, come il Proving Ground di Balocco, il Safety Center e il Centro Ricerche Fiat di Orbassano. Luoghi emblematici e riferimenti mondiali in termini di ricerca e sviluppo: centri sperimentali, circuiti, stabilimenti e uffici in cui si lavora per la qualità totale. Arjeplog è una località della Svezia settentrionale dove sorge il Proving Ground FCA. Ad Arjeplog è possibile mettere alla prova le vetture in condizioni estreme di freddo glaciale: la latitudine è paragonabile a quella dell’Islanda e la temperatura può scendere sino a -40°C. La presenza di numerosi laghi ghiacciati offre decine e decine di chilometri di pista con vie di fuga estremamente generose. L’isolamento della zona, a circa 1.000 km da Stoccolma e altrettanti da Capo Nord, garantisce la massima discrezione. La morsa del freddo è costante e consente a tecnici specializzati di eseguire ripetutamente le prove di messa a punto dei sistemi di climatizzazione, sbrinamento, disappannamento, oltre alla verifica di mantenimento delle prestazioni dei materiali e dei tempi di reazione dei sistemi presenti all’interno delle vetture. Nella scenografica località svedese, inoltre, il freddo crea superfici a bassa aderenza sulle quali sono state sviluppate enormi piste ghiacciate. Se da una parte le vetture vengono testate alle temperature polari di Arjeplog, dall’altra FCA testa le sue vetture in condizioni caldo torrido a Upington, nel capo settentrionale del Sudafrica, al confine con Botswana e Namibia. Sorge ai bordi del deserto del Kalahari, e da qui si accede al grande Parco Kgalagadi. Upington è una delle città più calde dell’intero Sudafrica e diventa così luogo ideale per valutare i cosiddetti casi limite nonché il corretto equilibrio prestazionale con temperature torride. Il motore, il climatizzatore, i sistemi di sicurezza devono resistere a tutte le condizioni atmosferiche. In questa zona del Sudafrica, il clima è costantemente caldo, e ciò permette di eseguire ripetutamente tutte le prove di messa a punto. Luca...

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Il mondo delle auto storiche trorinesi ha un nuovo Hub: FCA Heritage.

Pubblicato da alle 10:46 in Economia, galleria home page, Innovazione, MotorInsider | 0 commenti

Il mondo delle auto storiche trorinesi ha un nuovo Hub: FCA Heritage.

Se ne parlava da tempo, ma da oggi, finalmente, il nuovo FCA Heritage Hub è realtà. Il presidente di FCA John Elkann ed il responsabile del dipartimento Heritage Roberto Giolito hanno inaugurato il nuovo spazio interamente dedicato alla storia dei marchi automobilistici Fiat, Lancia, Abarth e Alfa Romeo. È stato ricavato negli spazi dell’ex Officina 81 di via Plava, nel complesso industriale Mirafiori di Torino, ed è un immenso ambiente sospeso tra passato e futuro: una sede di lavoro, di servizi e di vendita, ma anche un’emozionante vetrina e un percorso istruttivo. L’ambiente originale è stato oggetto di un restauro conservativo che ne ha rispettato la natura industriale. Alzando lo sguardo si può ammirare la mostra sospesa sulla storia di Mirafiori, un percorso di pannelli fotografici e testuali che racconta le vicende più significative dello stabilimento attraverso una fruizione coinvolgente, a ottant’anni dalla sua inaugurazione. Ma la sorpresa più significativa riguarda l’esposizione delle automobili: i 15.000 mq dell’Hub ospitano infatti oltre 250 vetture – alcune mai mostrate in pubblico – che rendono la struttura un luogo di formazione e di emozione: non uno spazio museale tradizionale, ma un vero e proprio “archivio tridimensionale” in costante arricchimento e un incubatore di idee che sarà possibile ammirare attraverso visite guidate. L’area centrale accoglie otto mostre tematiche, ciascuna delle quali ospita otto vetture di epoche e marchi diversi: dal 1908 al 2008. Un secolo di storia in sessantaquattro automobili, apparentemente lontane tra loro per tipologia, età e marchio, ma capaci di rappresentare concretamente il tema dell’area di appartenenza, secondo un criterio espositivo innovativo. Tra le “Archistars” vi sono i modelli nei quali le esigenze funzionali e produttive hanno indirizzato il progetto; dream car e concept car sono riunite nella sezione “Concepts and Fuoriserie”; in “Eco and sustainable” riflettori puntati sui progetti del Gruppo Fiat che sin dai primi anni Settanta hanno avuto a cuore le questioni ambientali; la sezione “Epic journeys” raggruppa una selezione di automobili che si sono rese protagoniste di avventure straordinarie; sotto l’insegna “Records and races” sono riunite automobili che hanno contrassegnato la partecipazione alle corse di velocità, di durata e i tentativi di battere record mondiali; “Small and safe” è dedicata alla massima sicurezza in dimensioni contenute; automobili di epoche diverse che, per caratteristiche e personalità, hanno rappresentato in modo efficace l’identità dei rispettivi marchi di appartenenza e hanno proposto contenuti stilistici innovativi che sono successivamente diventate delle vere e proprie tendenze, sono nella sezione “Style marks”; infine, “The rally era” con le vittoriose vetture Lancia, Fiat e Abarth che si sono aggiudicate i titoli mondiali della specialità. Lo spazio sarà presto aperto al pubblico, ma con modalità ancora da definire. Luca...

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Dall’emergenza allo scopo. Il Comitato Emergenza Cultura diventa soggetto giuridico.

Pubblicato da alle 18:20 in galleria home page, Innovazione, Spettacoli | 0 commenti

Dall’emergenza allo scopo. Il Comitato Emergenza Cultura diventa soggetto giuridico.

Dopo nove anni di attività, venerdì 8 marzo 2019 il Comitato Emergenza Cultura Piemonte, movimento spontaneo di operatori dei diversi settori del comparto culturale piemontese, si è dato una nuova forma giuridica costituendosi in Comitato di scopo. L’obiettivo del Comitato Emergenza Cultura Piemonte è quello di favorire la cooperazione fra gli operatori culturali piemontesi e di garantire che le istanze espresse dalle componenti del settore – istituti, associazioni, musei, archivi e biblioteche, organizzazioni che operano nello spettacolo dal vivo, nel cinema e nelle arti visive – possano essere discusse ai tavoli di progettazione delle pubbliche amministrazioni e delle fondazioni bancarie, per contribuire alla definizione dei programmi d’intervento regionali e al dibattito sulla destinazione delle risorse in ambito socio-culturale. Fra le molte iniziative promosse dal Comitato si annovera la richiesta di convocazione, da parte della Regione Piemonte, degli Stati Generali della Cultura nel 2016, cui ha fatto seguito l’approvazione della Legge regionale n.11 del 01.08.2018, “Disposizioni coordinate in materia di cultura”. Il Comitato ha inoltre ottenuto che nella suddetta legge fossero previsti i Tavoli della Cultura, occasione di consultazione e confronto fra la Regione Piemonte e le rappresentanze dei soggetti riconosciuti che operano nel comparto culturale regionale, per impostare le linee di indirizzo e i criteri per la redazione del programma triennale della cultura. Il Comitato Emergenza Cultura Piemonte si fa promotore di un appello in materia di impiego delle risorse regionali piemontesi. Fino al 2010 la Regione Piemonte ha investito circa lo 0,9% del suo bilancio in attività culturali, poi ridotto di due terzi. Il Comitato chiede che la Regione Piemonte si impegni a investire in cultura l’1% del proprio bilancio come in media accade negli altri Paesi europei. In attesa delle prossime elezioni regionali, il Comitato si propone di organizzare un’occasione pubblica di confronto con i diversi candidati alla Presidenza della Giunta regionale al fine di discutere delle politiche culturali che intendono mettere in atto, sulla base di quesiti formulati dai soci del Comitato e dai cittadini interessati. Gli operatori culturali e i cittadini che intendano contribuire alle attività del Comitato e a formulare le domande da porre ai candidati sono invitati alle riunioni aperte del Direttivo, che si riunisce, abitualmente, ogni settimana all’Istituto Salvemini di via del Carmine 14 a Torino. Irene Pittatore per Comitato Emergenza Cultura Per informazioni e partecipare...

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Questa persona non esiste. Non è nemmeno una vera foto.

Pubblicato da alle 16:55 in Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Questa persona non esiste. Non è nemmeno una vera foto.

La persona che appare nell’immagine non esiste. La “foto” – che non è una foto – è stata creata da un sistema di intelligenza artificiale basato sulla tecnica detta GAN, per “generative adversarial networks”, reti antagoniste generative. Basta cliccare sul ritratto per generarne un’altro, sempre fotorealistico e sempre di una persona che non esiste. Le reti GAN sono una classe di algoritmi di intelligenza artificiale usate nell’apprendimento automatico “non supervisionato” nel quale due sistemi di reti neurali si sfidano l’uno con l’altro in una sorta di gioco per creare quell’irregolarità che all’occhio umano dia l’impressione del “reale“. Il metodo è usato per produrre immagini fotorealistiche nel campo del design degli interni e del design industriale. È utilizzato anche per affinare dati scientifici per comprendere meglio le strutture che ne emergono. Il Politecnico di Zurigo per esempio l’ha usato per recuperare delle immagini astrofisiche di galassie troppo lontane per essere osservate direttamente. Il sito This person does not exist ha generato automaticamente il ritratto sopra. Ne offre uno nuovo ogni volta che viene interpellato, per cui basta ricaricare il sito per vederne di continuamente nuovi. È interessante che il difetto sia nella perfezione. Nei ritratti non c’è un brufolo a cercarlo col cannocchiale. Courtesy James Hansen...

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Lo Spazio Lancia ospita la mostra Van Gogh, Multimedia & Friends. Il non detto del virtuale.

Pubblicato da alle 16:27 in .Arte, galleria home page, Innovazione, Mostre | 0 commenti

Lo Spazio Lancia ospita la mostra Van Gogh, Multimedia & Friends. Il non detto del virtuale.

Spazio Lancia Duemilacinquecento immagini delle opere originali del grande pittore olandese, custodite in diversi musei del mondo. Un percorso quanto mai suggestivo, completamente originale. Il visitatore non osserverà direttamente i capolavori del grande artista, ma s’immergerà nella storia, nei colori e nelle dimensioni dei suoi principali dipinti, lungo un percorso virtuale definito e attraverso il periodo maggiormente proficuo del grande artista: tra il 1880 e il 1890. Sono questi gli anni di maggiore ispirazione, gli anni trascorsi tra Arles, Saint Rémy, Auvers-sur-Oise, Paris durante i quali Vincent Van Gogh dipingerà quei capolavori che diverranno immortali.     Interessante la location, ben organizzata, avvincenti tutte le sezioni della mostra, anche quella organizzata dell’Art designer Gisella Scibona, La moda incontra Van Gogh. Ma la parte che sicuramente rende unica l’iniziativa è quella dedicata alla tridimensionalità: gli Oculus Samsung Gear VR consentiranno di entrare all’interno delle opere di Van Gogh, percependo ogni dettaglio figurativo e cromatico dei suoi dipinti.  Ancor più interessante è la Stanza dei segreti: uno spazio a cura di Alberto D’Atanasio in cui sono esposte opere originali ed inedite di Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir e Claude Monet, intimi amici di Van Gogh e principali interpreti del panorama artistico di fine Ottocento. Presenti anche 10 disegni del Maestro, di opere che non vengono esposte al pubblico dal lontano 1987. L’emozione c’è, anche la passione. Si evince la forte dedizione di Van Gogh per la pittura, si percepiscono le emozioni che avrà provato, ma i quadri osservati e analizzati de visu, sicuramente sanno trasmettere il dialogo infinito tra l’artista e i suoi pennelli, tra l’artista e la sua tavolozza. La mostra multimediale è un’opportunità per avvicinarsi al pittore e alla pittura, per osservare in un  ambiente guidato i suoi capolavori, per conoscere in un modo nuovo – e sicuramente più economico – il suo percorso pittorico. Ma in un ambiente virtuale difficilmente si riescono a cogliere tutte le sfumature della tela, la passione interiore nei dettagli cromatici, il dialogo tra l’artista e la natura, l’anima dei suoi colori, delle luci e delle ombre. I suoi silenzi e le sue assenze. La derisione che ha dovuto sopportare e la luminosità della luce che ha voluto trasmettere.  Ma questo è il bello della diretta… Maria Giovanna...

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Il business match si contende sui tavoli dei Ronchiverdi.

Pubblicato da alle 16:37 in Economia, Fashion, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Il business match si contende sui tavoli dei Ronchiverdi.

Tutti a tavola. Ma l’incontro, per il momento, non prevede cibo alcuno. Commensali solo per dieci minuti poi il suono di un gong a separare. Discorsi fitti e rapidi, dove si parte dandosi del lei e si finisce salutandosi con un amichevole tu. La sede è un noto club filo fiume dove lo sport può coniugarsi bene con il business e non si deve far finta che non sia così, suggerisce Massimo Di Conza, responsabile marketing della struttura. Siamo alla prima edizione del Business Match e a organizzarlo è il club Ronchiverdi. L’idea, ci dice, è di far incontrare in modo informale ma utile i manager di importanti imprese cittadine. Seduti uno di fronte all’altro, appena divisi da un piccola rete da tennis, sapranno o riusciranno a trovare punti di contatto? Da buoni piemontesi non si sbilanciano anche se, ascoltandoli, apprezzano l’iniziativa, il lato giocoso come quello di possibili opportunità. I convocati erano venticinque, tra questi  Gobino, Torino Fc, Jmedical, Fiat Auxilium, Sparea, Raspini, Leone Pignatelli, Vergnano, solo per citarne alcuni. Va detto che tutto il personale del club sfoggia un invidiabile vestito di Pignatelli e il caffè Vergnano ha la propria postazione all’interno della zona relax. Madrina della manifestazione la grande coppa della Champions League, copia certificata di quella di Barcellona 2015, portata dall’ex calciatore della Juventus e della Nazionale Ciro Ferrara, testimonial d’eccezione del match. La pausa pranzo è consegnata nelle mani a stella dello chef Marcello Trentin, titolare del ristorante Magorabin, che contribuisce alla buona riuscita per via di gusto, inchiodando i palati alla meraviglia di un risotto su cui troneggia una pagoda di tartufo nero. I Rochiverdi si preparano a trasformarsi in un luogo d’incontro dal concept rinnovato, sport, bien vivre, un lusso non troppo ostentato e da febbraio i quattro cerchi dell’Audi sono il nuovo sponsor mentre si pensa di far diventare il business match un evento a cadenza...

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Il Parlamento Europeo a portata di app. Nasce la Citizens’App.

Pubblicato da alle 17:11 in Fashion, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Il Parlamento Europeo a portata di app. Nasce la Citizens’App.

Da oggi, è disponibile una nuova applicazione mobile, progettata dal Parlamento Europeo, per aiutare i cittadini a scoprire ciò che l’UE ha fatto, sta facendo e intende fare. Con uno sguardo alle prossime elezioni europee, la Citizens’ App consente a tutti, ovunque, di verificare i risultati raggiunti dall’UE, i lavori in corso, gli obiettivi futuri e di spiegare il ruolo del Parlamento europeo. L’applicazione dà accesso a informazioni e iniziative organizzate per argomento e per località. Può essere personalizzata ed è disponibile in ventiquattro lingue. La Citizens’ App può essere scaricata gratuitamente dall’App Store e da Google Play. Ma a cosa serve questa applicazione, arrivata a dire il vero con un ritardo considerevole. La Citizens’App permettere di sapere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l’Unione Europea per i suoi cittadini.Ma a cosa serve questa applicazione, arrivata a dire il vero con un ritardo considerevole. La Citizens’App permettere di sapere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l’Unione Europea per i suoi cittadini. Da qui si verrà a conoscenza degli eventi, delle iniziative locali e nazionali su 20 diversi temi/argomenti. Permetterà di accedere a contenuti multimediali come video, podcast e presentazioni, filtrare le ricerche e visualizzare i risultati su una mappa. Con una funzione ad hoc si potrà adattarla ai propri interessi personali, come aggiungere eventi al proprio calendario personale, recensire le iniziative utilizzando lo strumento di feedback, ricevere notifiche sui temi di interesse personale, condividere le iniziative sui social media, via e-mail o SMS, e soprattutto visualizzare i risultati nella lingua UE di preferenza L’app consente inoltre di accedere facilmente ai dati del sito web “Cosa fa per me l’Europa“, progettato per mostrare l’impatto dell’UE sui cittadini. Speriamo ci sia anche un tasto per saldare questo piccolo continente alle sue prerogative...

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Grandi orizzonti. Negli open space si sussurrerà come cavalli, forse.

Pubblicato da alle 13:19 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Grandi orizzonti. Negli open space si sussurrerà come cavalli, forse.

Si sa com’è con gli open space. Gli impiegati si parlano, si lasciano distrarre… Guardano le donne o gli uomini che passano e potrebbero perfino essere tentati a molestare qualcuno – e nell’orario di lavoro! Comunque sia, perdono tempo che potrebbe essere meglio dedicato al bene aziendale. A volte è necessario montare delle costose pareti divisorie per tenerli focalizzati sul da farsi. C’è però una soluzione a tutto ciò. La Future Life Factory, un centro di design della giapponese Panasonic, ha creato gli “human blinkers”, paraocchi per le persone, progettati per limitare i sensi sia della vista sia dell’udito dei dipendenti di modo che possano concentrarsi più efficacemente sul proprio lavoro – precisamente alla maniera in cui i paraocchi per i cavalli da traino proteggono gli animali dalle pericolose distrazioni. L’apparecchio, attualmente allo stadio di prototipo, si chiama “Wear Space” ed è stato sviluppato con la collaborazione del designer di moda giapponese Kunihiko Morinaga. Nel tagliare il campo visivo di chi lo porta di circa il 60%, dovrebbe incoraggiare a focalizzarsi maggioramente sui compiti che si hanno davanti. “Con la crescita degli open office e del nomadismo digitale”, secondo la Panasonic, “chi lavora trova sempre più importante ritagliarsi uno spazio personale dove possa concentrarsi. Wear Space crea istantaneamente questo tipo di spazio – usarlo è semplice come mettersi addosso un articolo di vestiario”. Il campo visivo dell’utente può essere aggiustato semplicemente allargando o restringendo le due ali laterali per raggiungere il livello di concentrazione desiderato. Al suo interno Wear Space contiene una cuffia che cancella i rumori molesti a tre diversi livelli d’intensità a secondo dell’ambiente circostante. Si collega all’esterno con WiFi o Bluetooth. Courtesy: James...

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Smorzare il Sole. Si surriscalda il dibattito sul riscaldamentro globale.

Pubblicato da alle 16:02 in Economia, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Smorzare il Sole. Si surriscalda il dibattito sul riscaldamentro globale.

Smorzare il sole — Senza scendere nei meriti del dibattito sul riscaldamento globale, una certezza chiara è emersa. Mentre i ricercatori che se ne occupano restano convinti dell’apocalisse in arrivo, il momento politico per farci qualcosa sta rapidamente passando. Una lezione recente l’hanno impartita i gilet jaunes in Francia—rimandando tra i denti di Emmanuel Macron un aumento delle tasse per finanziare il passaggio a un’economia più “verde”. L’ha ribadita poi il Presidente polacco Andrzei Duda, che all’apertura della conferenza sul clima COP24 di Katowice—per l’appunto in Polonia—ha dichiarato che il suo Paese “non può rinunciare al carbone”. Al momento copre l’80% del fabbisogno energetico polacco. L’argomento parrebbe essere un altro di quei temi—come l’economia o l’immigrazione—in qualche modo “troppo grandi” per essere affrontati dai governanti del momento. Perfino i fedayyin dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu che studia il cambiamento climatico, hanno dovuto cedere all’eresia e autorizzare un primo esperimento di geoingegneria che mira a vedere se sia possibile “smorzare il sole” con mezzi tecnologici per contrastare l’aumento delle temperature. Tentativi del genere sono stati lungamente osteggiati dagli attivisti che preferiscono intervenire attraverso una revisione del comportamento umano. Nella prima metà del 2019 invece, un’equipe di Harvard condurrà una prova sul campo nel sudovest degli Stati Uniti per confermare se si possa ridurre l’impatto riscaldante del Sole rendendo l’atmosfera marginalmente più riflettente ai suoi raggi. La natura stessa ha condotto una prova di fattibilità nel 1991, quando l’eruzione del vulcano Pinatubo nelle Filippine ha iniettato milioni di tonnellate di anidride solforosa nella stratosfera, creando una sorta di sottile foschia che ha bloccato una parte dei raggi solari in arrivo, abbassando la temperatura globale di circa mezzo grado. Per 18 mesi la Terra è tornata al clima dell’epoca pre-industriale. I ricercatori americani sperimenteranno una sostanza meno allarmante della molto reattiva anidride solforosa. Piccole quantità di carbonato di calcio, un ingrediente degli antiacidi come l’Alka-Seltzer e dei dentifrici, saranno portate nella stratosfera da palloni teleguidati che, una volta rilasciate le dosi—un etto ciascuno —torneranno sui propri passi per misurare la dispersione del particolato bianco. Il pericolo maggiore secondo molti osservatori—specialmente di chi si oppone alla ricerca di soluzioni “non sociali”—è che possa funzionare, perché è lì che casca l’asino politico. Inoltre, ad “abbassare il termostato” all’intero pianeta, è inevitabile che ci saranno popolazioni che si sentiranno derubate della propria luce solare o temeranno che qualche vicino possa appropriarsi della loro pioggia. Dovrebbero essere proprio gli Usa i primi a soffrirne, ma non basterà. Secondo alcune stime, il riscaldamento globale degli ultimi anni avrebbe migliorato la resa degli sterminati campi di mais americani di circa il 20%. In sé, l’esperimento è modesto, un punto di partenza. Uno dei ricercatori, la dr.ssa Zhen Dai, ha detto alla rivista Nature: “Non è poi una bomba nucleare”. Un’attivista dall’altra parte della barricata, il canadese Jim Thomas, ribatte che l’esperimento potrebbe “cambiare delle norme sociali” ed è pertanto “al dl là dei limiti accettabili per la scienza”. È, per dire, una bomba dopotutto. Courtesy James Douglas...

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Mentre il dibattito legato all’alta velocità coinvolge la città, parte la corsa al velocipede.

Pubblicato da alle 16:35 in DOXA segnalazioni, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

Mentre il dibattito legato all’alta velocità coinvolge la città, parte la corsa al velocipede.

Mentre il dibattito sulla realizzazione della Tav si fa ogni giorno più acceso e ricco di colpi di scena, o sotto la cintura, come quello di ieri, assai prevedibile, avvenuto con il voto della Città Metropolitana, il Comune va in “direzione ostinata e contraria” e mette sul piatto altre formule di mobilità. Archiviato il pattino elettrico, sparpagliati come girasoli i motorini  gialli, depredate come fossero predoni del deserto le corse degli autobus, costruito innovativi luoghi di aggregazione circolare in periferia vedi Piazza Baldissera, non c’era momento migliore per dare avvio al bando per l’autorizzazione al trasporto di persone con velocipedi. Il vecchio è amatissimo risciò per intenderci, noto in Asia e Africa con il simpatico nome di pousse-pousse. Apparsi in India attorno al 1880 i risciò  furono utilizzati inizialmente dai mercanti cinesi per trasportare le merci e solo dal 1914 vennero autorizzati al trasporto delle persone, il mezzo è inoltre protagonista involontario del libro La città della gioia di Dominique Lapierre e più di recente del film franco-vietnamita Cyclo di Tran Anh Hung, non proprio opere da catalogare come commedia brillante.   Se si legge con attenzione il comunicato cittadino si evince che nessun piede nudo percorrerà con la neve e con il caldo il macadam  della strada.   A breve anche a Torino i turisti potranno essere accompagnati nella visita della città, tra le piazze auliche e i principali monumenti del centro, a bordo di un triciclo a pedalata assistita. Si aprono oggi le iscrizioni per partecipare al concorso pubblico (per soli titoli) per l’assegnazione di dodici autorizzazioni per servizio turistico di trasporto di persone con velocipede.  In particolare, a chi è chiamato ad accompagnare i turisti spingendo sui pedali è richiesta un’età di almeno 21 anni, il possesso della patente di guida oltre che una specifica certificazione medica attestante, tra l’altro, ‘l’idoneità a svolgere attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare’. Oltre agli obblighi professionali ed etici, come quelli di presentare e mantenere pulito e in perfetta efficienza il veicolo o di consegnare al competente ufficio del Comune qualsiasi oggetto dimenticato dal cliente, per i conducenti di tricicli e motocarrozzette è previsto l’impegno a sottostare a un vero e proprio codice di abbigliamento. Il modello è scaricabile dal sito www.comune.torino.it/bandi  Le autorizzazioni saranno rilasciate a titolari di imprese artigiane (iscritti all’albo) e agli imprenditori privati e le domande (una per le persone fisiche e fino a un massimo di tre per le persone giuridiche) potranno essere presentate da oggi sino alle ore 14 del 21 gennaio 2019. La graduatoria avrà una validità di 4 anni dalla data di approvazione. Quindi Torino come una città della gioia, dove si verrà scorrazzati, a seguito di elevato impegno cardiovascolare con un triciclo, nessun riferimento a Shining o ad una infanzia irrimediabilmente perduta, a pedalata assistita e finché batteria non ci abbandoni. Una mobilità tutta da scoprire, soprattutto se tra piazza auliche e monumenti del centro non si desideri fare una capatina nelle vituperate periferie dalle piazze rozze e prive di equestri monumenti ancora una volta escluse dai percorsi. L’ispirazione di tale impulso alla modernità deriva probabilmente da Amsterdam dove la cosa è in uso da tempo, molti canali ma nessuna collina, in salita, chiama ad una gita romantica. Si spera che il pedale ad alta velocità non si inchiodi subito in agguerrite fazioni di...

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