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Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Pubblicato da alle 13:36 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Unione Europea Cosa diavolo fa per me l’Europa? Questa è una delle domande che molti cittadini europei si pongono nel loro quotidiano quando cercano di capire quale sia il reale impegno dell’Unione Europea e quale sia l’influenza che l’Europa ha nelle loro vite. Per rispondere a questa, e forse ad altre domande, e per mostrare quanto realmente l’Europa sia presente nel nostro quotidiano il Parlamento Europeo ha presentato il nuovo sito “Cosa fa l’Europa per me”, il quale racchiude più di 1800 brevi articoli (i quali vengono continuamente implementati e aggiornati) che mostrano esempi concreti dell’impatto che l’Unione ha sulla vita quotidiana dei propri cittadini.   All’evento di presentazione il Presidente Tajani ha avuto modo di dichiarare: “Gli europei si chiedono cosa abbia fatto l’Ue per loro. Questo nuovo sito fornisce risposte chiare e comprensibili. Sarà uno strumento prezioso per avvicinare l’Europa ai cittadini”. Il sito, disponibile in 24 lingue, presenta una serie di brevi articoli dedicati alle diverse azioni e ai risultati raggiunti dall’Unione. Tali articoli sono stati suddivisi all’interno del sito in tre sezioni: «Nella mia regione», che comprende tutti i progetti che sono stati resi possibili grazie all’aiuto dell’Unione Europea, progetti che permettono di constatare la presenza dell’Unione Europea nelle nostre città e Regioni; «Nella mia vita», che permette ai cittadini di capire come vengono influenzati dall’Unione aspetti quotidiani della loro vita, come ad esempio: assistenza sanitaria, hobby, viaggi, sicurezza, diritti dei lavoratori e diritti sociali, tv, musica e molto altro; «Focus», tale sezione è dedicata ad un approfondimento sulle politiche dell’Unione, mostrando con documenti dettagliati i risultati sin qui ottenuti e le prospettive per il futuro, con particolare attenzione alle tematiche che risultano maggiormente sentite dall’opinione pubblica e dai cittadini. Inoltre, nel sito sono presenti tutte le iniziative che l’Unione Europea ha promosso in favore delle...

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Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

Pubblicato da alle 12:43 in galleria home page, Innovazione, Medicina, ONG piemontesi | 0 commenti

Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

E’ stata presentata a Torino la prima tappa della campagna “Dedicati, Incontri di bellezza per prendersi cura di sé”, all’Ospedale Sant’Anna, Città della Salute e della Scienza di Torino.   La scelta del nome rappresenta al meglio la sensibilità di un progetto che come la lingua italiana, cambiando l’accento su una vocale, muta il senso di un vocabolo. Dedicati va pronunciato e inteso come verbo riflessivo, invita ad occuparsi di se stessi. Con diversa sfumatura d’accezione e di pronuncia Dedicati sono i promotori di questa iniziativa che riguarda un tema delicato e importante, ossia le donne affette da tumore ovarico. A muoversi in questa direzione è l’associazione nazionale ACTO, Alleanza contro il Tumore Ovarico – prima rete nazionale di associazioni pazienti impegnata nella lotta contro il carcinoma ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi e attualmente presieduta da Nicoletta Cerana. Acto  è  presente a Milano, Torino, Monza, Roma, Napoli e Bari e promuove iniziative volte a migliorare la conoscenza della malattia. Obiettivo dell’iniziativa torinese è offrire la possibilità di ritrovare, grazie all’aiuto degli esperti, un po’ di serenità. Dal 26 al 30 novembre all’Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna, verranno proposti a tutte le pazienti trattamenti estetici, completamente gratuiti, per la cura dell’immagine. La campagna è realizzato con il supporto non condizionato di TESARO, un’azienda biofarmaceutica focalizzata in oncologia e dedicata ad offrire terapie innovative a persone che coraggiosamente affrontano il cancro e in partnership con APEO (Associazione Professionale di Estetica Oncologica), La Volpe Scalza e Francesca Ragone. In apposite sale messe a disposizione dall’ospedale, durante la settimana e previo appuntamento, le estetiste oncologiche di APEO offriranno alle pazienti trattamenti a scelta tra manicure, pedicure, trattamento viso, massaggio linfodrenante personalizzato della durata di un’ora mentre l’esperta d’immagine Francesca Ragone e gli esperti di parrucche dello staff di La Volpe Scalza dispenseranno consigli di stile individuali e di gruppo. In Italia 50.000 donne convivono con un tumore ovarico mentre sono 5.200 i nuovi casi ogni anno, di cui 420 in Piemonte. Il tumore ovarico è purtroppo una patologia grave, con percorsi di cura che influiscono pesantemente sul corpo e sulla psiche delle pazienti, arrivando a influenzare persino la risposta alle stesse terapie. In questo quadro, prendersi cura di sé, del proprio corpo e della propria bellezza aiuta ad affrontare meglio le cure. “Sostenere le pazienti e offrire loro opportunità terapeutiche innovative fa parte dell’impegno di TESARO nella lotta al tumore ovarico. Per questo motivo abbiamo voluto supportare questa bellissima iniziativa promossa da ACTO e siamo orgogliosi di poter essere al loro fianco, innanzitutto nel sostenere una sempre più capillare informazione su un tumore femminile così insidioso e subdolo, – ha affermato Roberto Florenzano, Vicepresidente e Amministratore Delegato di TESARO Bio Italy.   L’impegno di ACTO è rivolto anche a favorire la diagnosi tempestiva e  l’accesso a cure di qualità, stimolare e sostenere la ricerca scientifica, offrire servizi ai propri associati e promuovere campagne educative su tutte le forme di prevenzione. Ulteriori informazioni sono rintracciabili sul sito dell’associazione a questo link:  http://www.actoonlus.com/it   Riprese video di Andrea...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Tiziana Andina.

Pubblicato da alle 11:04 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione, Università | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Tiziana Andina.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Tiziana Andina  è docente e ricercatrice di filosofia teoretica dell’Università di Torino, la ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Amo molto l’Italia, alle volte un po’ meno gli italiani. Il nostro è un paese complicato: continua a essere diviso in due macroaree dopo oltre cento e cinquanta anni di storia unitaria. Il nord guada con sospetto il sud e il sud si sente incompreso e depredato, di risorse e di capitale umano. E poi c’è una criminalità diffusa e una tendenza alla corruzione che permea sia il nord che il sud: gli italiani resistono a considerare la cosa pubblica una cosa di tutti, spesso preferiscono vederla come qualcosa da utilizzare per i propri scopi. Credo che questo sia uno dei problemi più resilienti che l’Italia ha. Non siamo imprigionati in un incantesimo cattivo, semplicemente abbiamo moltissima difficoltà a considerare l’etica pubblica come un valore da proteggere e tramandare. Mi viene in mente un famosissimo saggio scritto qualche anno fa da Garrett Hardin (1968) sui beni comuni: “The Tragedy of Common”. Hardin notava come le risorse naturali pubbliche (che sono a tutti gli effetti dei commons) sono costitutivamente limitate; ciononostante non ci preoccupiamo affatto di utilizzare a nostro vantaggio quella parte che sarebbe destinata al benessere delle future generazioni. Questo perché, in linea di massima, siamo portati a pensare che se qualcuno può utilizzare qualcosa che non gli appartiene, la cui disponibilità è per di più gratuita, certamente lo farà senza avere alcun riguardo per la conservazione della risorsa e, dunque, senza alcun riguardo per chi verrà dopo di lui. Ecco, gli italiani sono specialisti in questo, guidati da una antropologia negativa – ovvero dall’idea che il loro prossimo, non lui stesso, abbia la tendenza a raccomandare, rubare, traccheggiare – che è diffusa e radicata. In realtà, molto modestamente, impera un individualismo davvero poco edificante. Un esempio: pensi a come negli anni Settanta del secolo scorso il governo Rumor ha programmato il futuro del paese attraverso l’assetto del sistema pensionistico. Si sono fatte andare in pensione milioni di dipendenti pubblici, dopo che avevano lavorato dai 14 ai 25 anni, con il semplice scopo di consolidare il consenso, creando un buco gigantesco nel nostro sistema pensionistico e caricando le nuove generazioni di debiti da pagare. Credo che questo sia uno dei vizi peggiori di questa Italia sofferente: non possiede una dimensione politica e sociale istituzionale, non pensa di avere una dimensione transgenerazionale, ma si pensa solo qui ed ora, ed anche questo, spesso, le riesce male. Il dibattito sul futuro di Torino,...

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E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Pubblicato da alle 14:41 in Economia, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

E’ meglio investire un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Cosa sceglie un automa?

Macchine morali — Ingegneri e programmatori in tutto il mondo sono impegnati in una corsa all’oro per creare auto autonome che possano girare sulle strade con il traffico umano. Sensori su sensori, computer potenti, servo-meccanismi, tutta la più avanzata tecnologia—e poi quelle maledette vetture trovano qualcuno che non dovrebbe esserci su un passaggio pedonale e lo investono. La difficoltà è che le automobili senza conducente, più di ogni altro tipo di robot, devono simulare il comportamento umano, almeno di chi guida le macchine convenzionali o comunque frequenta le strade. Il caso etico che ne nasce è noto come il “trolley problem”, il problema del tram, e si applica alla determinazione di cosa dovrebbero fare gli automi quando, in un emergenza, tocca loro decidere chi sacrificare: il pedone che sbuca, i passeggeri sul mezzo, su un altro mezzo? E, se le condizioni obbligassero assolutamente a una scelta, è meglio mettere sotto un giovane adulto, un anziano, un bambino, due suore, tre liceali? Gli umani risolvono il problema reagendo a casaccio, con la confusione e il panico. Le macchine robot possono scegliere a mente fredda, ma a far cosa? Bisogna trasferirgli i concetti di etica da chi li possiede, le persone. Ciò è il tema di un grande progetto di ricerca—The Moral Machine—del MIT-Massachusetts Institute of Technology sul comportamento etico alla guida. Ha coinvolto 2,3 milioni di persone intorno al mondo. L’indagine è consistita nell’illustrare con una sorta di videogioco 13 scenari in cui è inevitabile che ci sia una vittima—situazioni rare, ma non impossibili—obbligando i partecipanti a scegliere chi “salvare” tra giovani e vecchi, guidatori o pedoni, femmine o maschi, agiati o poveri, e così via. L’equipe del MIT ha trovato che il mondo si divide in tre macro-gruppi morali: il primo con Nord America e molti paesi europei (Italia compresa) dalla tradizione cristiana, il secondo i paesi come Giappone, Indonesia e Pakistan, con tradizioni confuciane o islamiche. Il terzo gruppo comprende paesi del Sud e Centro America, la Francia e le ex colonie francesi. Il primo gruppo, gli “occidentali”, esprime una marcata preferenza per salvare i giovani rispetto ai vecchi, mentre gli “asiatici” non distinguono per gruppi d’età. Il Sud francofono e latino-americano invece mostra una preferenza per salvare le donne rispetto agli uomini. C’entrano altri fattori. I paesi dalla forte tradizione legalitaria, Giappone e Finlandia per esempio, hanno scelto più spesso di investire chi attraversa fuori dalle strisce rispetto ad altre nazioni meno legalistiche, come Nigeria e Pakistan. Gli scenari che obbligavano a scegliere tra la morte di un uomo d’affari o un senzatetto hanno rispecchiato i dislivelli economici nelle culture. La Finlandia, dalle limitate distanze economiche tra le classi, non ha espresso chiare preferenze, mentre il rispondente medio della Colombia, paese caratterizzato da grandi disparità economiche, non ha esitato a scegliere di investire il povero. Le lezioni sono due. Prima, non è vero che tutto il mondo sia “paese”. Le auto autonome dovranno, semmai, cambiare etica quando passano il confine. La seconda è che non siamo pronti per insegnare il comportamento alle auto senza conducente. Vedono le cose come stanno, non come vorremmo noi. Prima di andare d’accordo con gli umani, i robot dovranno almeno imparare a “venirci un po’ incontro”. Courtesy James Douglas...

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

Pubblicato da alle 17:42 in .Arte, Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Pubblicato da alle 16:29 in Fashion, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Nella cornice del Torino Design of the City, la manifestazione cittadina dedicata al design, si è parlato di «design fiction»,  al Circolo del Design. Il design fiction, a primo acchito, non sembra riguardare il design. È una metodologia di pensiero attraverso la quale si può immaginare e progettare un oggetto che oggi non esiste, e non può ancora esistere, ma che potrebbe essere utilizzato in un futuro prossimo. Inventare – e progettare – il cellulare del futuro che permetterà la proiezione di ologrammi è design fiction (la tecnologia olografica è ancora agli esordi); inventare la biblioteca del futuro che permetterà l’archiviazione di tutto lo scibile è design fiction (le questioni relative al copyright e all’uso dei documenti digitali oggi sono ancora troppo restrittive). Ma inventare tali oggetti significa anche, parallelamente, immaginare futuri possibili e situazioni verosimili che necessariamente partono da una riflessione critica sulla società odierna (si parla, a proposito di critical design) D’altronde, come scrive Isaac Asimov, scrittore russo del XX secolo, “il desiderio di conoscere i nostri destini individuali è stato collegato, attraverso i secoli, con il nostro desiderio di predire ciò che ne sarà di tutta l’umanità, per comprendere nella sua complessità la Grande Storia”.  L’iniziativa al Circolo del Design è organizzata dall’associazione culturale Novus Lab, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Torino. Proprio in questa sede, lo scorso settembre, gli studenti del secondo e terzo anno si sono cimentati in un workshop di design fiction che utilizza un gioco di carte per creare combinazioni di scenari di futuri possibili. Nel corso di tre giornate di ideazione condivisa, progettazione cooperativa e modellazione tridimensionale, i partecipanti hanno dato vita a 5 oggetti e 5 relativi «mondi possibili». Il 19 ottobre, infine, nella medesima location, sarà possibile per il pubblico partecipare al workshop «The thing from the future» a partire dalle 10.00. Federico...

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Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Pubblicato da alle 13:45 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Arriva alle battute finali il XVII Premio Biella Letteratura e Industria, che a breve annuncerà il vincitore di questa edizione (oltre agli altri riconoscimenti) ma, nel frattempo, ha già premiato i cinque finalisti, durante un evento che si è tenuto il 13 ottobre presso la Città Studi di Biella. Cinque saggi, cinque opere che raccontano il mondo dell’economia e dell’industria. «Questa è un’annata fortunata – ha commentato il presidente della giuria del premio, Pier Francesco Gasparetto – perché la saggistica ha un tono diverso dalla narrativa. Così si fa conoscenza di un mondo che di solito non si conosce, sono fatti reali nella vita di tutti i giorni, in un’ottica che i media nascondono o esagerano. Questi autori sono economisti ed esperti che danno informazioni da corso universitario rivolte a un pubblico di lettori». I finalisti sono stati selezionati fra 28 opere da tutta Italia e dall’estero, che hanno mantenuto l’edizione di quest’anno, dal punto di vista numerico, in linea con quelle passate. Le opere in finale sono: Storia del mondo attuale 1968-2017, di Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (Laterza); Storia economica della felicità di Emanuele Felice (Il Mulino); Non ti riconosco. Viaggio eretico nell’Italia che cambia di Marco Revelli (Einaudi); La sindrome di Eustachio di Massimo Sideri (Bompiani); e Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti (minimum fax). Ogni libro ha ricevuto un riconoscimento di 1000 euro, mentre si attende di conoscere il vincitore finale, che sarà annunciato il 17 novembre durante una cerimonia alla Città Studi di Biella. Nel frattempo, un altro riconoscimento è già stato assegnato. Si tratta del Premio speciale, andato a Ferruccio De Bortoli per il suo Poteri forti (o quasi) edito da La nave di Teseo e comunicato durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbero essere comunicati i primi dati del concorso dedicato alle scuole, altra colonna portante del Premio Biella, la cui giuria è presieduta da Christian Zegna, del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese. Al momento, si contano già 65 gruppi partecipanti da tutto il...

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Il futuro è (quasi) servito. Nuovi paradigma di mobilità con la TUC.technology.

Pubblicato da alle 12:59 in Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

Il futuro è (quasi) servito. Nuovi paradigma di mobilità con la TUC.technology.

A Torino è nata ed è stata presentata una start-up innovativa che ha l’obiettivo di rivoluzionare il concetto di veicolo. La sua mission è chiara ed è legata ai concetti di nuove forme di mobilità personale e condivisa, di nuovi significati di vivere la vita da utilizzatori di beni anziché di possessori; una mission che si rivolge alle nuove generazioni di “nativi digitali” con una tecnologia semplice quanto innovativa. Il tutto sotto l’insegna TUC.technology, un sistema brevettato a livello internazionale che combina hardware e software. In particolare, un connettore digitale/strutturale (una sorta di USB della mobilità), un super computer connesso al cloud (TUC brain) e un network di alimentazione e connessione tramite fibra ottica che crea un sistema di rete altamente digitalizzato e connesso. Grazie ad un pionieristico software e all’app – il vero e proprio telecomando di TUC – TUC.technology permette agli utenti di controllare l’intera esperienza a bordo dei veicoli. TUC.technology è un’infrastruttura semplice ma rivoluzionaria, è la base su cui costruire i veicoli della nuova mobilità incredibilmente potente e connessa che irrompe in un’era di potenza e sofisticazione della mobilità mai vista in precedenza e ridefinisce ciò che gli utenti possono fare a bordo dei veicoli. TUC.technology ridisegna il significato di veicolo trasformandone l’utilizzo, da un unico prodotto definito per tutti ad un’esperienza che ogni individuo può modificare a suo piacimento, adeguandolo così alla nuova società sempre più digitalizzata. Il sistema razionalizza ed incrementa l’intero comparto elettronico dei veicoli abilitandoli alla digitalizzazione, personalizzazione e modularità. Ad oggi, TUC.technology ha sviluppato insieme ai suoi partner i primi quattro “smart device” per la nuova mobilità: il sedile Adient di tipo turistico in grado di adattarsi alle impostazioni del singolo utente; il sedile Sabelt più sportivo e tecnologico che grazie alla connettività TUC diventa un vero e proprio sedile interattivo in grado di ricreare lo spazio secondo le preferenze impostate nell’app TUC; lo schermo sviluppato da TUC con la tecnologia Samsung ad altissima definizione con audio integrato sviluppato con il massimo della tecnologia per gestire due differenti mondi, quello delle informazioni di viaggio e quello per l’intrattenimento a bordo, sempre adattandosi alle impostazioni del singolo utente. Infine, per dare un tocco più sensoriale alla TUC.technology, la Lavazza ha realizzato un mini bar da viaggio per soddisfare il desiderio di un buon caffè durante i viaggi più lunghi. Insomma, TUC.technology è una sorta di piattaforma che ha un potenziale di sviluppo pressoché infinito: vedremo se qualche costruttore accetterà la sfida di compiere davvero un passo avanti. Il progetto c’è, è concreto, funziona. Chi è pronto a scommetterci? I PROTAGONISTI Sergio Pininfarina, business director di TUC.technology, è il figlio del compianto Andrea Pininfarina e suo nonno si chiamava proprio come lui. Per la serie: buon sangue non mente. Ma questa volta lo storico atelier torinese non c’entra nulla. Il giovane Sergio è co-fondatore di TUC.technology insieme all’amico Ludovico Campana e ne seguirà le attività economiche e commerciali. Pininfarina, laureato in Industrial Design presso il Politecnico di Torino, dal 2012 al 2015 ha completato un percorso di tirocinio in Granstudio grazie al quale ha toccato con mano la ricerca sulle “driverless car” e gli studi di mobilità, per poi entrare nel team di ricercatori di Design Innovation a Milano. Grazie a queste esperienze ha maturato competenze nell’ambito della ricerca in Smart Mobility,...

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Cosa crediamo sia il “design” ?

Pubblicato da alle 11:21 in Fashion, Innovazione, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

Cosa crediamo sia il “design” ?

”L’escavatore” – o, proprio volendo, “pala meccanica” – raffigurato qui sopra è un prodotto Caterpillar, venduto nel mondo (ma non in Italia) per il lavoro di scavo nelle miniere a cielo aperto. Appartiene alla serie “CAT 6040/6040 FS”. I suoi dati operativi sono solo approssimativi in quanto la produzione è soggetta a un alto grado di personalizzazione. Pesa un po’ più di 400 tonnellate ed è alto quanto una palazzina di tre piani. La versione con la motorizzazione diesel sviluppa oltre 2mila cavalli. La benna, la “pala”, ha una capacità di 22 m3 e il serbatoio del carburante di 7.800 litri. Per gli spostamenti raggiunge i 2,5 km/h. Se possa essere considerato “bello” o meno è una questione interessante perché tocca le complicate sfumature che influenzano cosa crediamo sia il “design”.  La parola, di evidente origine latina, passa in italiano e francese come “disegnare” e “désigner”, si imbastardisce un po’ con l’inglese e torna nell’italiano corrente – forse attraverso non il verbo ma il sostantivo “designer” – e ci ritroviamo con “design”. L’istradamento linguistico ha lasciato intatto il senso formale della parola – tracciare un segno – ma ha imposto una differenza di “sapore” nell’uso. In italiano, “design” porta la marcata connotazione di “decorativo”. È da molti considerato una sorta di “arte dell’abbellimento”, perfino quando si tenta di aggiustare con un aggettivo, come nel caso di “design industriale” – spesso percepito come il tentativo di rendere esteticamente gradevoli gli oggetti della produzione di serie: “Mettiamoci dei pois e non si accorgeranno della plastica…” Gli ingegneri americani che hanno creato il CAT 6040/6040 FS invece sono, nell’uso comune del loro paese, i suoi “designers”. In Italia sarebbero piuttosto dei “progettisti”, un mestiere forse meno nobile, almeno dal punto di vista artistico. Senza scendere nella banale utilità, pesando solo l’oggetto, è una conquista maggiore la pala o uno spremiagrumi a forma di ragno? Courtesy James Hansen...

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Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

Pubblicato da alle 13:01 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Il diritto d’autore dopo il voto del Parlamento Europeo. Il copyright Gattopardo.

Il Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione sulla riforma del diritto d’autore, che include norme specifiche per proteggere le piccole imprese e la libertà di espressione. Il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con i Ministri UE al fine di giungere ad un testo definitivo è stata approvato con 438 voti a 226, con 39 astensioni. Il testo apporta alcune modifiche importanti alla proposta della commissione affari giuridici di giugno. Le grandi compagnie web dovrebbero condividere i loro ricavi con artisti e giornalisti Molte delle modifiche apportate dal Parlamento alla proposta originaria della Commissione europea mirano a garantire che i creativi, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché editori e giornalisti, siano remunerati per il loro lavoro quando questo è utilizzato da piattaforme di condivisione come YouTube o Facebook e aggregatori di notizie come Google News. Dopo la votazione, il relatore Axel Voss (PPE, DE) ha dichiarato: “Sono molto lieto che, nonostante il forte lobbying dei giganti di Internet, la maggioranza dei deputati al Parlamento europeo sia ora a favore della necessità di tutelare il principio di una retribuzione equa per i creativi europei. Il dibattito su questa direttiva è stato molto acceso e credo che il Parlamento abbia ascoltato con attenzione le preoccupazioni espresse. Abbiamo quindi affrontato le preoccupazioni sollevate in merito all’innovazione escludendo dal campo di applicazione i piccoli e micro aggregatori o piattaforme. Sono convinto che, una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libera come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo tutto questo clamore“. Pagamento equo per gli artisti e i giornalisti, incoraggiando al tempo stesso le nuove imprese La posizione del Parlamento rafforza la proposta della Commissione europea in materia di responsabilità delle piattaforme e degli aggregatori riguardo le violazioni del diritto d’autore. Questo vale anche per i cosiddetti snippet, dove viene visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie. In pratica, tale responsabilità imporrebbe a tali soggetti di remunerare chi detiene i diritti sul materiale, protetto da copyright, che mettono a disposizione. Il testo richiede inoltre espressamente che siano i giornalisti stessi, e non solo le loro case editrici, a beneficiare della remunerazione derivante da tale obbligo di responsabilità. Allo stesso tempo, nel tentativo di incoraggiare le start-up e l’innovazione, il testo esclude esplicitamente dalla legislazione le piccole e micro imprese del web. Tutela della libertà di espressione I deputati hanno introdotto nuove disposizioni che hanno lo scopo di non ostacolare ingiustamente la libertà di espressione che caratterizza Internet. Pertanto, la semplice condivisione di collegamenti ipertestuali (hyperlink) agli articoli, insieme a “parole individuali” come descrizione, sarà libera dai vincoli del copyright. Qualsiasi misura adottata dalle piattaforme per verificare che i contenuti caricati non violino le norme sul diritto d’autore dovrebbe essere concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright. Le stesse piattaforme dovranno inoltre istituire dei meccanismi rapidi di reclamo (gestiti dal personale della piattaforma e non da algoritmi) che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto. Wikipedia e software open source esclusi Il testo specifica che il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come Wikipedia, o su piattaforme per la condivisione...

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