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Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

Pubblicato da alle 13:06 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

  L’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) e Fondazione CRT lanciano il progetto Entrepreneurs for Social Change, per formare e sostenere 25 giovani imprenditori sociali dell’area euro-mediterranea. Entrepreneurs for Social Change aiuterà gli imprenditori euro-mediterranei under 35 a specializzarsi in settori industriali particolarmente promettenti, puntando in particolare sull’economia verde per il 2017 e 2018, sulle industrie creative e sull’imprenditoria digitale negli anni successivi. Il programma si focalizzerà sulla creazione di nuovi posti di lavoro, a partire dai Paesi dove forte è il fenomeno migratorio. Il bando per selezionare i migliori giovani talenti presenti nei 26 Paesi con sbocco sul Mediterraneo è aperto fino al 15 agosto sul sito di Entrepreneurs for Social Change www.e4sc.org. I vincitori parteciperanno al training a Torino in autunno. Successivamente, e per un anno, ai 25 selezionati verranno forniti gli strumenti e le tecniche più efficaci per avviare o ingrandire un’impresa sociale nel proprio Paese d’origine: la formazione riguarderà temi quali business sociale, fundraising, marketing, leadership e dialogo interculturale, tutti fattori chiave del successo nell’imprenditoria sociale. “Il nostro obiettivo è formare una nuova generazione di imprenditori sociali capaci sia di creare opportunità d’impiego, sia di essere ‘ambasciatori’ di un cambiamento positivo attraverso il dialogo, la conoscenza, il rispetto reciproco al di là delle divisioni – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Anche così si costruiscono ‘ponti’ in una regione del mondo segnata da grandi sfide, come l’emergenza migranti, le difficoltà di occupazione specie tra i giovani e le donne, le tensioni politico-sociali, le ferite degli estremismi e dei conflitti”.   “E4SC, giunto quest’anno alla quarta edizione, è stato ideato e realizzato dalla Fondazione CRT in collaborazione con le Nazioni Unite – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Il progetto vuole essere innanzitutto una scommessa sul futuro del Mediterraneo: puntiamo sui giovani di talento, che sono un elemento strategico per lo sviluppo e la crescita di ogni società. I giovani imprenditori sociali che verranno temporaneamente a Torino dai vari paesi dell’area euro-mediterranea, costituiscono un vero e proprio ponte con il nostro territorio, contribuendo a rafforzare i legami con i vari paesi soprattutto nel medio e lungo termine”. “La zona euro-mediterranea – spiega il direttore dell’UNIDO Li Yong – vive una fase turbolenta dove una persistente instabilità economica si mischia a crescenti fenomeni migratori difficili da gestire. L’imprenditoria sociale può essere un veicolo di sviluppo e di coesione e può avere successo solo grazie allo sforzo congiunto di governi, organizzazioni internazionali, enti non profit e imprese private. Questo è l’obiettivo di Entrepreneurs for Social Change e della nostra partnership con la Fondazione CRT”.   Nei tre anni di sperimentazione che hanno preceduto il lancio del nuovo programma di Fondazione CRT con l’ONU, Entrepreneurs for Social Change ha selezionato e formato 60 imprenditori sociali. Le candidature, provenienti dai 26 Paesi del Mediterraneo, sono quasi quadruplicate, passando da 350 nella prima edizione sperimentale del 2013 a oltre 700 nella seconda, fino al picco di 1.230 nella terza (a fronte di 20 posti disponibili ogni anno). Alcuni partecipanti, proprio grazie al programma della Fondazione CRT e delle Nazioni Unite, sono stati eletti tra i migliori giovani imprenditori del proprio Paese, e hanno potuto ampliare le opportunità di impiego, budget e beneficiari delle proprie attività fino a 10 volte di più rispetto all’inizio della propria attività.  ...

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V come vivere, viaggiando. L’HomeExchange per scambiare città e abitazioni.

Pubblicato da alle 12:21 in Economia, Innovazione, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

V come vivere, viaggiando. L’HomeExchange per scambiare città e abitazioni.

Un sito, homeexhange.com, apre una prospettiva diversa sul viaggio per scambiare città e abitazioni. Avete presente quella cinematografia che offre un diversivo alla stanchezza mentale e vi pone in una condizione di meri spettatori?  Nel 2006  il film “L’amore non va in vacanza” con Cameron Diaz, Kate Winslet e Jude Law riprodusse sul grande schermo l’idea dello scambio casa, ispirandosi al progetto ‘HomeExchange’ creato e avviato, qualche anno prima, nel 1992, da Ed Kushins, un pioniere del consumo collaborativo di Los Angeles. Sono i numeri, oggi, a parlar chiaro: oltre un milione di scambi dal 1992 ad oggi,  67.000 soci di HomeExchange e, solo nel 2016,  135.000 scambi in 150 Paesi. Da marzo 2017 HomeExchange, acquisita dalla società GuesttoGuest , diventa francese e, pur mantenendo immutata la sua vision, si rende ancora più appetibile  per  un pubblico  giovane. A divulgare storia, filosofia ed esperienze legate all’homeexchange, ci ha pensato  Cristina Pagetti, da 15 anni referente per l’Italia dell’organizzazione internazionale HomeExchange.com e “scambista per casa” convinta, con il suo libro “ Benvenuto a casa tua”, una  riflessione culturale ma anche personale, sullo  Scambio Casa, una delle forme più autentiche di “sharing economy”, il cui obiettivo è quello di  viaggiare per il mondo, senza alcun costo se non l’iscrizione al sito. Costi contenuti, quindi, ma fino a che punto? « L’iscrizione a ScambioCasa.com – la costola italiana di HomeExchange.com – costa 130 euro l’anno e poi è possibile fare tutti gli scambi che si vogliono». Ci ricorda Cristina, ribadendo che, a differenza di altri  circuiti non è previsto alcun costo per l’alloggio, ma la semplice reciprocità su cui si basa il circuito internazionale che esiste in Italia dal 2000. Cinque, i must dello scambio casa: viaggiare con un budget preciso e stare comodi,  una modalità di fare vacanza differente dagli hotel e dalle case in  affitto, la propria “Casa dolce Casa” diventa un passaporto per viaggiare ovunque nel mondo, legalità e nessuna tassa,  un ecosistema basato sulla fiducia e sulla cordialità. Incuriositi da una nuova prospettiva del viaggio ci apriamo direttamente allo scambio casa e  sperimentiamo una diversa avventura sulla nostra pelle. Cosa cambia, dunque,  da un affitto casa qualsiasi all’homeexchange? Sicuramente, ciò che muta è la  lente, l’angolatura con cui si vive una città, lo sguardo. Un guardare che ha fatto a pugni con il solo vedere  per poter immergersi  nell’hummus di un’altra storia. La casa parigina di Emmanuelle e Sebastienne, a due passi dallo storico cimitero di Pere Lachaise, aveva un corpo e un’eco. Era bella, questo sì. Ma bella perchè vissuta. Legno, vetro e un inconfondibile amore per le cose del passato la caratterizzavano. Intonaci naturali, esotici o provenzali, un pout pourri di stili e poi, libri, chitarre, olii essenziali, collezioni di specchi rococò e spazzolini da denti anni ’30. Detta così potrebbe sembrare la fotografia di un museo. E, invece, era il contrario: la precisa e puntuale incarnazione del luogo con la l maiuscola. La Ville Lumiere,  con le sue luci e le sue ombre, ci è parsa così più  familiare:  un corpo da conoscere, da attraversare con scarpe meno strette ma più calde. Una mappa di cui scoprire la parte classica e quella più nascosta, gli angoli meno meno battuti e, soprattutto, i gusti dei  suoi abitanti. All’incirca la stessa cosa è accaduta con un breve soggiorno...

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Ultimi giorni per essere a FLAT: la prima fiera in Italia dedicata all’editoria d’arte.

Pubblicato da alle 11:48 in .Arte, DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione, Mostre | 0 commenti

Ultimi giorni per essere a FLAT: la prima fiera in Italia dedicata all’editoria d’arte.

Torino come New York: FLAT  Fiera Libro Arte Torino, la prima fiera internazionale in Italia dedicata all’editoria d’arte.   Quest’anno, nella prima settimana di novembre, un nuovo evento si aggiungerà alla settimana dell’arte contemporanea torinese. Si tratta di FLAT – fiera libro arte Torino, che per la prima volta in Italia, fornirà un focus sulla cultura del libro d’artista, pratica d’eccellenza, ancora poco valorizzata presso il grande pubblico, ideatori e fondatori di FLAT sono Chiara Caroppo, Beatrice Merz e Mario Petriccione.   Il 20 di luglio terminerà la possibilità di aderire alla fiera che darà l’opportunità ad ogni partecipante di presentare un progetto editoriale per il Premio FLAT – Fondazione Arte CRT: il progetto selezionato verrà realizzato nel 2018 con il sostegno di Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT. Abbiamo incontrato i tre direttori artistici di FLAT  per entrare nel vivo dell’iniziativa. Com’è nata l’idea di FLAT – Fiera Arte Libro Torino? Avete pensato ad un modello di riferimento in particolare? Il progetto è nato osservando la crescita e il successo di eventi come le Art Book Fairs di New York e Los Angeles, di Londra, Parigi e Berlino, che testimoniano la vitalità di un ambito di ricerca che negli ultimi anni ha registrato anche in Italia un interesse sempre più forte da parte di artisti, collezionisti, studiosi o semplici appassionati.   Pensiamo che FLAT possa diventare un ulteriore elemento del sistema di Istituzioni, musei e gallerie che fa di Torino un modello nella valorizzazione dell’arte contemporanea. La sua vocazione specifica e il pubblico a cui fa riferimento ne determinano la collocazione nell’ambito della settimana che Torino dedica all’arte contemporanea, a completare strategicamente il panorama degli eventi artistici e culturali della Città con un progetto originale e innovativo. Quali sono gli obiettivi della fiera? Intervenire in maniera efficace sulle criticità della distribuzione libraria, favorendo soprattutto la promozione diretta del libro, riconoscendone l’importante ruolo di tramite per la conoscenza e la diffusione dei linguaggi artistici contemporanei. Quale sarà l’elemento distintivo di FLAT? Sicuramente il ricco programma culturale che affiancherà la fiera: due mostre e una serie di conversazioni e di incontri con artisti e grandi protagonisti del panorama nazionale e internazionale, che offriranno l’occasione per riflettere sullo stato dell’editoria d’arte, sulle pratiche e le tematiche legate alla cultura del libro d’artista. Inoltre il debutto di FLAT è caratterizzato da due significative iniziative sostenute dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT: l’istituzione del Premio FLAT – Fondazione Arte CRT – assegnato ad un progetto editoriale individuato nell’ambito della fiera, da realizzare l’anno successivo – e l’istituzione del Fondo Giorgio Maffei – dedicato al grande bibliofilo e collezionista di libri rari sulle arti del ‘900 –  per raccogliere una serie di acquisizioni presso la GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Quando e dove avrà luogo? Come si articolerà? Come verranno individuati gli espositori per questa prima edizione? La prima edizione si svolgerà dal 3 al 5 novembre 2017 negli spazi di Palazzo Cisterna, 2.000 metri quadrati nello storico edificio sei-settecentesco situato nel centro cittadino ed ospiterà circa 45 espositori, selezionati da un comitato scientifico internazionale sulla base della qualità e dell’originalità delle loro proposte editoriali, per dare vita a uno spazio dove promuovere il meglio della produzione di cataloghi di mostre, monografie, saggi, libri d’artista, edizioni rare, out of print...

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Barbara Uderzo per il SeVeC: un workshop sul gioiello alla’Antica Fabbrica di Chiusa Pesio.

Pubblicato da alle 13:32 in .Arte, galleria home page, Innovazione, talenTO | 0 commenti

Barbara Uderzo per il SeVeC: un workshop sul gioiello alla’Antica Fabbrica di Chiusa Pesio.

  La storica dell’arte Andreina d’Agliano, presidente del Museo della Ceramica di Mondovì e responsabile del SeVeC (Seta, Vetro e Ceramica) e Ulderica Masoni, responsabile della comunicazione per il SeVeC hanno introdotto agli studenti dello IED di Torino il corso-workshop sul gioiello contemporaneo che avverrà dal 2 al 10 settembre negli spazi dell’antica fabbrica regia del vetro a Chiusa Pesio, oggi sede del Museo dei Vetri e dei Cristalli. Il SeVeC è un progetto culturale incentrato sulle arti applicate, nato con l’intento di porre in stretta relazione tre musei, il Museo della Ceramica di Mondovì, il Museo dei Vetri e Cristalli di Chiusa di Pesio e il Filatoio di Caraglio, per offrire un prodotto formativo, rivolto soprattutto a giovani talenti del mondo dell’Arte, del Design e della Moda, anche grazie alla stretta collaborazione di artisti affermati.   Nello specifico il workshop di Chiusa Pesio sarà tenuto dalla designer di gioielli Barbara Uderzo, creatrice di gioielli contemporanei e sculture da indossare di fama internazionale, e Patricia Lamouroux, artista nell’arte del vetro a lume, pasta di vetro e smalto. Nell’ambito del corso verranno realizzati da ciascuno studente più anelli partendo da una base in metallo grezza rifinita in modo da accogliere le miniature in vetro fuso, personalizzate in un lavoro individuale con l’aggiunta di piccoli oggetti legati alla storia personale che il singolo studente vorrà raccontare.   Andreina, come hai conosciuto Barbara e perché l’avete scelta per inaugurare i corsi SeVeC ? Barbara mi era stata segnalata dalla storica del gioiello Lia Lenti diversi anni fa, ci eravamo conosciute in una mostra al Filatoio di Caraglio che aveva come tema la rosa e i suoi gioielli mi avevano molto colpito, scultorei e portabili allo stesso tempo. Quando con Patricia abbiamo pensato ai corsi per il SeVeC l’idea era di portare una nuova creatività che non fosse meramente didascalica ma che sottolineasse l’importanza della tecnica e al contempo potesse dare libero sfogo alla espressione del singolo.      La mia speranza e l’obbiettivo di questi corsi è quello di poter dare nuova vita, attraversi giovani creativi, ai luoghi di antica produzione del nostro territorio. Ci tengo a sottolineare che per la prima volta la manifattura del vetro di Chiusa Pesio, in parte oggi ristrutturata, sarà riavviata alla produzione dalla sua chiusura, avvenuta nella seconda metà del 1800. Questo attraverso artisti e mentori di grande professionalità ed empatia come Barbara e Patricia: l’obbiettivo è di creare dunque una nuova comunità di artisti che riprendano le antiche conoscenze del passato coniugandole con le competenze di oggi. Barbara puoi parlarci della tua idea di gioiello contemporaneo e in particolare della tua ricerca? Il gioiello può essere declinato al contemporaneo sia da un punto di vista dei contenuti che delle forme e dei materiali; questa mia collezione, la serie dei Blob Rings, nasce da una mia idea primigenia che si è sviluppata negli anni e che è ancora in piena evoluzione: desideravo lavorare e sperimentare i materiali, ero attratta dai colori delle plastiche ma anche dalla loro magmaticità. Avevo interesse anche per la narrazione da realizzare con l’inclusione di piccoli oggetti: ho una collezione di elementi, objet trouvé, miniature anche molto semplici, oppure oggetti che creo io appositamente; questi elementi possono anche essere preziosi o semipreziosi, oppure in vetro. L’armonia tra i materiali va a creare un racconto, una narrazione...

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Un censimento, gli archivi e le fotografie. Gli Stati Generali di un patrimonio italiano.

Pubblicato da alle 15:11 in Eventi, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Un censimento, gli archivi e le fotografie. Gli Stati Generali di un patrimonio italiano.

Un censimento, gli archivi e le fotografie. Il 22 giugno scorso si è svolto a Torino, nella sala conferenza di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, il quarto appuntamento locale delle iniziative messe in atto in tutta Italia dal MIBACT a sostegno della fotografia come bene culturale. Dopo l’eclatante avvio nei mesi scorsi con gli Stati Generali svolti a Roma e  poi a Reggio Emilia, ora l’azione strategica, voluta dal Ministro Dario Franceschini e portata avanti con la ben nota energia da Lorenza Bravetta, concentra l’attenzione su singoli aspetti della conservazione e valorizzazione del patrimonio fotografico italiano. In questo senso, a Torino è stato ufficialmente presentato un nuovo sito (http://www.censimento.fotografia.italia.it) al quale gli archivi fotografici di istituzioni sia pubbliche sia private possono aderire pubblicando i loro riferimenti fondamentali. Una specie di piccolo motore di ricerca verticale che si fonda però sulla diretta iniziativa dei singoli, perché al momento non risulta che vi siano già un budget di spesa definito e strutture con del personale ministeriale dedicato per una digitalizzazione, indicizzazione e gestione continuativa di qualcosa di più ponderoso ed efficace di qualche paginetta web statica. Nella tavola rotonda a corollario della presentazione, e intitolata “Carte fotografiche, il censimento delle raccolte e degli archivi fotografici in Italia”, i relatori, tra cui il noto fotografo Vincenzo Castella, hanno sollevato alcune questioni di principio su cosa possa essere o non essere un archivio, in specie di immagini fotografiche. La moderatrice Dott.ssa Laura Moro, direttore dell’ICCD, [ Istituto Centrale per il Catalogo e la Conservazione] ha più volte orientato gli interlocutori a dare il loro originale contributo d’idee. Tra quelli elargiti, la Dott.ssa Monica Grossi, direttore dell’Archivio di Stato di Torino, ha fornito forse il più concreto e utile proprio perché nascente dalla lunga esperienza diretta sul campo. Da rilevare che nel pubblico presente vi erano segni di qualche parziale delusione perché forse l’aspettativa era per qualcosa di più concretamente operativo. Altra nota, già rilevata a Reggio Emilia, durante le ben tre ore del dibattito se c’è stata una latitanza paradossale è stata quella delle immagini fotografiche. La sensazione epidermica è che in queste occasioni si parli molto volentieri di immagini dimenticandosi però di accompagnare le parole con la carità verso gli intervenuti di voler nutrire non solo i loro orecchi ma anche i loro occhi. Infine, ad una domanda diretta, della nostra testata, rivolta al tavolo dei relatori sull’esistenza o meno di una progettualità di respiro più lungo della presenza di un ministro al governo, di durata sempre incerta, e volta a costituire nel ministero una qualche struttura, ufficio o entità specifica sulla fotografia con proprie risorse economiche e umane dedicate, Lorenza Bravetta ha ricordato che già nei vari dipartimenti ci si occupa di fotografia e che per il futuro qualcosa verrà realizzato, senza però entrare nel merito. Staremo a vedere, per ora il timore è che passati i fuochi d’artificio iniziali, sostenuti dall’effetto di novità in un piccolo mondo fin qui lasciato alle sue interne derive, e in mancanza di una seria politica di lungo respiro, quindi dotata anche di un budget annuale costante e personale burocratico solo ad essa dedicato, tutto si possa risolvere nell’ennesima bolla di sapone. Tra l’altro, suscitando un paio di sorrisi tra i relatori, dal pubblico è venuta anche la legittima domanda su quale sia...

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E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Pubblicato da alle 16:58 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Stoccolma nel 2010 poi Amburgo, la spagnola Victoria-Gasteiz, Nantes e Copenhagen, poi Bristol e Ljubljana seguiti da Essen e Nijmegen e già decretata per il 2019 Oslo. Queste sono le città che hanno vinto il  Premio capitale verde europea, istituito nel 2008 dalla comunità europea. Il premio si rivolge alle città europee di almeno 100.000 abitanti. Dal 2015 è stato anche istituito il Premio foglia verde europea, aperto alle città che hanno fra i 20.000 e i 99.999 abitanti, e da allora i due premi viaggiano in parallelo. Per la prima volta allo scopo di celebrare i 10 anni del contest per la Capitale Verde d’Europa e per incoraggiare più città a partecipare, la Commissione Europea premierà con un incentivo finanziario  di 350mila euro la città vincitrice del titolo per il 2020 e di 75mila euro il vincitore del titolo European Green Leaf 2019. I vincitori delle edizioni passate delle due competizioni hanno visto un incremento dei livelli di turismo, una copertura della stampa mondiale, la crescita del profilo internazionale, maggiori opportunità di fare rete, alleanze, investimenti stranieri, sostegno finanziario pubblico a progetti ambientali e al continuo miglioramento della eco-sostenibilità, quindi hanno ottenuto risultati concreti. Purtroppo fino ad oggi l’Italia non è mai salita sul podio di questa competizione, per cui sarebbe particolarmente importante se vincesse l’edizione 2020. Torino possiede molte delle caratteristiche che la mettono in grado di competere. L’importante è candidarsi. Ricordando che per entrambi i premi il termine per l’invio delle candidature è il 18 ottobre 2017. A questo link tutti i dettagli....

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Il Fashion Design chiama a Torino la moda internazionale.

Pubblicato da alle 16:33 in I nuovi Shop, Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Il Fashion Design chiama a Torino la moda internazionale.

Lo scorso anno aveva avuto un certo successo e riproporre, dal 27 giugno al 3 luglio il Torino Fashion Week con cinque giorni dedicati agli stilisti mondiali e due a quelli torinesi o stranieri residenti nel capoluogo era una scommessa data per quasi sicuramente per vincente. L’inaugurazione festante di ieri sera ai Murazzi, per qualche giorno non più abbandonati, ha dato certezze della ritrovata vocazione e curiosità nei confronti della moda o, come si suol dire oggi fashion design, della città.   Protagonisti, come nel 2016, sono gli stilisti emergenti testimonial di una nuova cultura dell’imprenditoria, dell’innovazione e della creatività che punta sulla globalizzazione, ma non sull’omologazione. Le sfilate si tengono presso i magazzini Devalle nella cornice dei Murazzi del Po.     65, non sono pochi, fashion designer, presenteranno ognuno una capsule collection realizzata appositamente per la sfilata a loro dedicata.  In minima parte torinesi, mentre la maggioranza proviene da Asia, Europa, Nord e Sud America. A caratterizzare ulteriormente l’edizione 2017 è il Modest Fashion ovvero la moda islamica, composta da 31 stilisti, che per la prima volta stringe un accordo con una Fashion Week italiana. La presenza straniera è stata resa possibile grazie alla partnership con Unioncamere Piemonte in qualità di partner della rete Enterprise Europe Network che supporta le piccole e medie imprese offrendo servizi volti all’internazionalizzazione. Coprirsi con fantasia e gusto resta tra i giochi di società più ambiziosi e divertenti. La moda, da sempre portatrice di novità e allegria coraggiosa, possiede oggi un lingua più internazionale che mai. Ma se si volesse guardare al passato, niente di meglio che il film dedicato a Marie Antoinette da Sofia Coppola. Una girandola di vestiti, scarpe, tessuti e capigliature il cui eco travalica il tempo fino alle sfilate odierne.  ...

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Alla Casa del Quartiere il Portofranco Summer Night. Solo di martedì le proiezioni silenziose.

Pubblicato da alle 12:38 in Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Alla Casa del Quartiere il Portofranco Summer Night. Solo di martedì le proiezioni silenziose.

  La rassegna di cinema estivo del CineTeatro Baretti all’aperto in versione SILENT MOVIE Tutti i martedì, dal 27 giugno al 1 agosto, alle ore 21.45, alla Casa del Quartiere (Via Morgari, 14 – Torino)    Primi in città a studiare le “proiezioni silenziose”, anche quest’estate Portofranco SummerNight, alla sua settima edizione, offre ai cittadini, e al quartiere, una proposta culturale per animare, anche attraverso il cinema, le sere d’estate di San Salvario. Un’esperienza nuova in città che ha incontrato, fin dalla prima edizione silenziosa dello scorso anno, il favore del pubblico… e del vicinato! Previsti sei  appuntamenti in programma, dal 27 giugno al primo agosto alle ore 21.45,  nel cortile delle Casa del Quartiere di San Salvario. Partenza prevista per  il 27 giugno con il film, vincitore del David di Donatello nel 2016, “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti con gli eccezionali Luca Marinelli e Claudio Santamaria; si continua il 4 luglio con “La pazza gioia” di Paolo Virzì, un altro acclamato film italiano dello scorso anno, che ha vinto numerosi premi tra i quali il Nastro d’argento per la miglior regia, grazie anche alle interpretazioni da Oscar di Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, quest’ultima che ritroveremo nella pellicole in programma l’11 luglio insieme alla magistrale Isabelle Huppert “Il condominio dei cuori infranti” di Samuel Benchetrit, una commedia surreale che descrive la realtà nella sua desolazione ma che la riscatta attraverso la mobilitazione di un’umanità inattesa. Martedì 18 luglio sarà la volta del maestro del cinema del reale Ken Loach con il suo crudo, ma dallo sguardo profondamente umano, “Io, Daniel Blake”, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes; si continua il 25 luglio con un altro film che ha lasciato commossi gli spettatori di mezzo mondo “Lion, la strada verso casa” di Garth Davis, la storia di un ragazzo indiano, interpretato da Dev Patel famoso protagonista di The Millionaire, che attraversa tutte le stazioni dell’India per ritrovare la sua famiglia e, si conclude l’1 agosto con il giocoso film “In viaggio con Jacqueline” di Mohamed Hamidi, il viaggio di un piccolo coltivatore algerino e la sua mucca Jacqueline dal nord d’Africa a Parigi, fra incontri pericolosi e sorprendenti, l’inattesa caduta e la risalita, la solidarietà e l’ottusità, tra risate, sorprese, crucci e allegria in un viaggio inaspettato e pieno di tenerezza. Cristina Voghera è l’ideatrice di Portofranco SummerNight – di questa iniziativa dice che: “garantisce due sicuri vantaggi: non arrecare disturbo al vicinato dando un segnale forte alla città perché fare cultura nel rispetto degli altri è possibile, e fruire al meglio dell’ascolto del film senza essere disturbati. Ma questo sistema ha un costo e, non avendo alcun tipo di sovvenzione, siamo costretti a richiedere al pubblico un contributo di soli 3 € che andrà a copertura dei costi di noleggio delle cuffie. Di particolare importanza è la collocazione della sede della rassegna: la Casa del Quartiere di San Salvario. Un luogo di aggregazione e crocevia di iniziative e proposte culturali, la Casa, e in modo specifico il suo cortile e la sua caffetteria, i Bagni Municipali, sono un’ubicazione ideale per proporre proiezioni all’aperto.    ...

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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Pubblicato da alle 11:03 in Eventi, Innovazione, Mostre, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Si apre a Torino la prima edizione del Borgo Po Photo Festival che inaugura domenica 18 giugno, ai piedi della collina in Piazza Gran Madre di Dio. A realizzarlo è la fotografa torinese Daniela Foresto, ritrattista, la cui galleria The Portrait è proprio in Piazza. Per questa prima edizione ha coinvolto 19 fotografi professionisti che esporranno un loro progetto.  Partecipano moltissimi nomi noti torinesi insieme a qualche forestiero, questi i nomi degli artisti: Franco Turcati, Enzo Isaia, Mauro Talamonti, Daniele Ratti, Elena Givone, Max Tomasinelli, Candido Baldacchino, Maurizio Galimberti, Simone Mussat Sartor, Enrico Magri, Claudio Cravero, Bruna Vangi, Pierfranco Fornasieri, Neige De Benedetti, Piero Mollica, Gabriele Corni, Giampiero Turcati, Riccardo Bandiera e Patrizia Mussa. In previsione anche un laboratorio sulle tecniche antiche della fotografia, quali la stampa in siderotipia e la ripresa al collodio umido, per produrre fotografie. Durante la giornata ci saranno due live musicali con Marco Nieloud Quartet e per fermare l’evento verrà realizzato un memories film a cura di Max Judica Cordiglia. GazzettaTorino ha incontrato Daniela Foresto per farci raccontare qualcosa su questa iniziativa: Com’è nata l’idea del progetto? Mi sono ispirata al Festival di Arles che a mio avviso è il miglior Festival fotografico annuale europeo. Ci sono già stati altri Festival di fotografia a Torino ma la differenza sostanziale è che io non ospito fotoamatori ma soltanto fotografi professionisti con percorsi ben chiari. Ho realizzato l’intero progetto in autonomia, selezionando i fotografi sulla base di una poetica ben chiara del progetto fotografico.  Ho deciso di non seguire un tema ben preciso in quanto saranno presenti fotografi professionisti che esporranno loro opere precedentemente realizzate. Qual è lo spazio che viene dato ai singoli artisti? Quante opere per ognuno? I quadri esposti saranno disponibili alla vendita? Ogni fotografo avrà un pannello di 3,5 mt di larghezza per 2 mt di altezza, ognuno di loro porterà dalle 4 all 8 foto in base alle grandezze dei quadri. La maggior parte degli artisti sarà presente e tratterà personalmente eventuali vendite, tuttavia tengo a precisare che non sia questo il fine del Festival. Qual è dunque lo scopo di questo progetto? Vorrei riuscire a portare l’arte e la cultura nel mio borgo. I laboratori di tecniche artistiche saranno tenuti da Lei o da qualche esterno? Quanto dureranno? In che cosa consisteranno? Un gruppo di fotografi di Milano esperti in tecniche antiche di ripresa e stampa si occuperà di guidare i laboratori, durante la giornata farà delle presentazioni di siderotipia, platino palladio, collodio umido e altre tecniche. Come mai ha deciso di unire il contemporaneo delle altre opere con un laboratorio di stampa usato in passato? Ritengo che sia sempre molto interessante poter conoscere come sia nata la fotografia e come si sia evoluta con il passare degli anni. Che cosa pensa del nuovo corso espositivo che ha preso Camera? E’ un posto bellissimo, forse con poche idee. Potrebbe essere sfruttato molto meglio, prendiamo esempio dal Forte di Bard che riesce a portare eventi fotografici bellissimi. Le piacerebbe puntare a un “Torino Photo Week” in futuro, come quella da poco realizzata a Milano? Certamente, questo vuol essere l’anno zero di un evento che se riusciremo faremo crescere.   Gaia della Donna – Marta Giacone...

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La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

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La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

Il 9 febbraio 2017 i rappresentanti del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una decisione che istituisce un Anno europeo del patrimonio culturale 2018.  Il patrimonio culturale comprende le risorse del passato in una varietà di forme e aspetti. Include i monumenti, i siti, le tradizioni, la conoscenza tramandata e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da musei, biblioteche e archivi. Scopo di questa iniziativa è sensibilizzare all’importanza della storia e dei valori europei e rafforzare il senso d’identità europea. Al tempo stesso, si punta a richiamare l’attenzione sulle opportunità offerte dal nostro patrimonio culturale, ma anche sulle sfide cui è confrontato, come l’impatto del passaggio al digitale, le pressioni a livello fisico e ambientale sui siti del patrimonio e il traffico illecito di beni culturali. Gli obiettivi principali di questo Anno europeo sono: promuovere la diversità culturale, il dialogo interculturale e la coesione sociale evidenziare il contributo economico offerto dal patrimonio culturale ai settori culturale e creativo, compreso per le piccole e medie imprese, e allo sviluppo locale e regionale sottolineare il ruolo del patrimonio culturale nelle relazioni esterne dell’UE, inclusa la prevenzione dei conflitti, la riconciliazione postbellica e la ricostruzione del patrimonio culturale distrutto L’Anno europeo potrà contare su una dotazione finanziaria dedicata pari a 8 milioni di EUR. Rappresentanti del Parlamento europeo potranno partecipare in qualità di osservatori alle riunioni dei coordinatori nazionali organizzate dalla Commissione per lo svolgimento dell’Anno europeo. “In quanto Europei, disponiamo di un patrimonio culturale particolarmente ricco, frutto della nostra lunga storia comune. Mi rallegro dell’opportunità di celebrare questo patrimonio e sono fiero di tutto quanto costituisce la nostra comune identità europea”. Owen Bonnici, ministro maltese della giustizia, della cultura e degli enti locali Il Coreper sarà invitato ad approvare l’accordo in una delle prossime riunioni. Il presidente del Coreper invierà quindi una lettera al presidente della commissione CULT del Parlamento europeo, indicando che, se il Parlamento adotterà in plenaria il testo di compromesso approvato dal Coreper, il Consiglio adotterà il testo in prima lettura senza modifiche.  Ciò dovrebbe consentire l’entrata in vigore della nuova normativa con sufficiente anticipo affinché la Commissione e gli Stati membri possano provvedere per tempo ai necessari preparativi.    L’idea di un Anno europeo del patrimonio culturale è stata sollevata per la prima volta nel 2014, quando il Consiglio vi ha fatto riferimento nelle sue conclusioni sulla governance partecipativa del patrimonio culturale. Ha ricevuto il convinto sostegno del Parlamento europeo e, nell’agosto 2016, la Commissione ha presentato la sua proposta relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale.  Il Consiglio ha adottato un orientamento generale sulla proposta il 22 novembre 2016....

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