Torino per il turista

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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

Informazioni turistiche
Le informazioni di interesse per i turisti che vogliono visitare la città: come arrivare, dove alloggiare, cosa vedere e altri utili suggerimenti. Il sito è consultabile in otto lingue

In Piemonte, In Torino

Il portale degli eventi culturali in Piemonte e a Torino: mostre, musica, cinema, teatro, danza, eventi speciali: tutti gli appuntamenti del territorio in cinque lingue per programmare la vostra visita.

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Il bib bab del “Duca” per una sera scalda l’inverno. A Giaveno la Filarmonica Jazz Band.

Pubblicato da alle 12:27 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Il bib bab del “Duca” per una sera scalda l’inverno. A Giaveno la Filarmonica Jazz Band.

Impossibile trattenersi dall’alzarsi in piedi e tenere il ritmo ieri sera al Santuario del Selvaggio sopra Giaveno con il Secondo concerto sacro di Duke Ellington eseguito dalla Filarmonica Jazz Band.  Lo facevano anche i non più giovanissimi nei banchi in prima fila e alla fine è sembrato che il Bib Bap del “Duca” sia durato un amen, invece che un’ora e mezza.  Giacomo Bottino, direttore artistico della Fondazione Pacchiotti della cittadina ai piedi della Valsusa, ha nuovamente scelto la musica giusta per riscaldare gli animi in questa fredda domenica prenatalizia. Lui è la vera anima della Fondazione che ha portato al Duomo di Torino l’attore Andrea Giordano per la messa in scena di “Assassinio nella cattedrale” del poeta americano Thomas Sterner Elliot, ripreso non solo dalla Rai, ma anche nella cappella della giavenese Villa Pacchiotti. E chissà che Bottino, poliedrico drammaturgo, non ripercorra le orme del suo amico Davide Livermore, regista dell’ “Attila, con cui la Scala di Milano ha aperto la stagione? Chiesa stracolma per questa originale composizione di Ellington commissionatagli negli anni Sessante dalla Cattedrale di San Francisco: non un semplice gospel, ma vero e proprio jazz con tanti strumentisti che solo le capacità di orchestrazione di un grande compositore nero potevano rendere appropriata a una celebrazione liturgica. In prima fila il presidente della Fondazione, Ermete Varrons che ha lasciato introdurre l’esecuzione alla giovane vice predidente Concetta Zurzolo. Questa è stata, poi, diretta magistralmente dal maestro Sergio Chiricosta che poco ha lasciato all’improvvisazione dell’orchestra, lasciando più spazio alle voci jazz del coro, coordinato dalla giovane Marta Lauria che si è specializzata a Boston, la big band ha fatto risuonare le volte del Santuario, illuminato all’esterno con giochi di luce da far invidia alle Luci d’artista del capoluogo. Allo stesso tempo stupisce il dono gratuito sia in senso lato (il concerto è costato pochissimo), sia figurato (il significato del nella cultura afromericana è profondo) che la Fondazione Pacchiotti ha fatto ai residenti e ai turisti che tornavano dalla montagna. Stupenda la loro intonazione dell’evocativo pezzo Freedoom e augurale il bis con la canzone White Christmas/Sing Sing. Pure le condizioni metereologiche sono state clementi, visto che dopo un risveglio con la neve, i fiocchi si sono rivisti quando il concerto era già finito da mezz’ora. Benvenuti i concerti gratis sotto Natale, ma una prova così perfetta è stata data probabilmente solo un paio di anni fa all’Auditorium del Lingotto da Luigi Einaudi che alle sue armonie aveva apportato giovani voci gospel. Un’altra scenografia simile è la cappella juvarriana di Sant’Uberto al primo piano della Reggia di Venaria, già teatro ci concerti jazz. Il riferimento è d’obbligo perché all’esterno è posta  la Passione scolpita  dal giavenese Luigi Stoisa, nato proprio nella frazione Selvaggio di Giaveno. E si può dire che anche Duke Ellington  come lui abbia scolpito una melodia immortale e sacra con i ritmi della musica afroamericana per eccellenza. Amedeo...

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Leonardo Da Vinci est toujours à la mode. Il Codice sul volo farà decollare la città.

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Leonardo Da Vinci est toujours à la mode. Il Codice sul volo farà decollare la città.

Vorticano come libellule attorno a quel girasole di genio che fu Leonardo Da Vinci gli eventi per celebrare i cinquecento anni dalla sua nascita messi in programma dalla Città di Torino insieme ai Musei Reali, alla Regione Piemonte e alla Fondazione Torino, il tutto è inserito dentro comitato istituito dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, chiamato a valutare le iniziative da promuovere nel 2019 per ricordare questo grande artista del Rinascimento. Con l’azzeccato titolo “Leonardo Da Vinci. Disegnare il Futuro”, si apriranno le molte iniziative e l’occasione di rivedere i meravigliosi e delicatissimi 33 centimetri per 21 del volto di Leonardo. E proprio legata a questo celebre autoritratto, dove il Maestro scelse di presentarsi più vecchio del momento in cui lo dipinse ma più vicino all’aspetto dei grandi filosofi ellenici, è l’immagine guida delle celebrazioni. Il disegno a sanguigna del volto in primo piano e sullo sfondo un immaginario profilo della città con la mole Antonelliana, appoggiato su uno sfondo giallo mostarda non propriamente esaltante è il “visual” pensata dal Teatro Stabile di Torino dove per visual s’intende un’immagine promozionale, una cartolina. Molti appuntamenti sono già stati calendarizzati ed altri in via di definizione, tra questi spicca l’esposizione ai Musei Reali di Torino che partirà il 15 aprile fino al 14 luglio 2019. Oltre cinquanta opere tra cui il prezioso nucleo di tredici autografi di Leonardo e il prezioso Codice sul volo degli uccelli, custodito dal 1893 presso la Biblioteca Reale di Torino. Alla Pinacoteca dell’Accademia Albertina ci saranno un ciclo di appuntamenti per collegare i cartoni di scuola gaudenziana e il rinascimento piemontese. A Palazzo Cavour si assisterà alla mostra ‘Leonardo da Vinci – Tesori Nascosti’, in programma dal Periodo 9 febbraio al 12 maggio 2019. Nelle celebrazioni saranno coinvolti il Castello di Rivoli, il Giardino Botanico Rea di Trana, la Biblioteca Nazionale, Fondazione Luigi Firpo, il Museo Nazionale del Cinema e tantissimi appuntamenti ancora in via di definizione. Leonardo inventò delle macchine per il volo fantastiche, ispirandosi attraverso lo studio del volo degli uccelli e delle libellule, l’auspicio è che queste celebrazioni riportino a guardare Torino e di conseguenza a trovare la capacità creativa di farla volare alto, rendendola una delle mete turistiche culturali più importanti grazie a Leonardo certamente ma non solo a lui. Il patrimonio di bellezze che la città custodisce, con la tipica discrezione sabauda, non ha nulla da invidiare alla sgargiante Milano o ad altre poli d’attrazione...

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Scienza e arte alleate per un futuro più sostenibile con InBetween all’Environment Park.

Pubblicato da alle 15:18 in Eventi, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

Scienza e arte alleate per un futuro più sostenibile con InBetween all’Environment Park.

Due mondi opposti che si attraggono: scienza e arte saranno protagonisti indiscussi a “InBetween” mercoledì 12 dicembre, a partire dalle 17 presso l’Environment Park, il Parco scientifico tecnologico di Torino focalizzato sull’ambiente sito in via Livorno 6o. Un evento aperto a tutti, per conoscere e condividere esperienze. Il primo passo di un percorso partecipato verso l’immaginazione di un futuro economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. L’appuntamento InBetween punta infatti ad aprire un dialogo tra il mondo scientifico e quello artistico e creativo. Aziende e start up legate al Polo d’innovazione Clever, gestito e coordinato da Environment Park e da sempre concentrato nel creare soluzioni innovative in campo ambientale, si confrontano con il mondo accademico-scientifico dell’Università degli Studi di Torino, del Politecnico di Torino e con quello accademico-artistico e creativo dell’Accademia Albertina e di altre realtà innovative del territorio. Tre momenti di dialogo incentrati su società, economia circolare e ambiente, in cui gli esperti attiveranno un confronto aperto e ricco di spunti creativi. Ai talk saranno alternate performance di video-arte e da un’esposizione di lavori video degli studenti dell’Accademia Albertina sugli SDGs (obiettivi di sviluppo sostenibile proposti dall’ONU) e sull’idea di futuro sostenibile.  La serata si chiuderà con una tavola rotonda incentrata sull“Utopia sostenibile”. Questo primo incontro attiverà un percorso che si concluderà nel maggio 2019 in concomitanza con il Festival per lo Sviluppo Sostenibile. InBetween nasce dalla collaborazione tra greenTO (associazione che promuove la sostenibilità ambientale), il collettivo IF – Immaginare il Futuro (nato nel 2018 dall’Accademia Albertina di Torino per promuovere e sensibilizzare un futuro sostenibile attraverso l’arte e l’innovazione tecnologica) e il Polo d’innovazione Clever, uno dei 7 Poli di Innovazione della Regione...

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Pubblicato da alle 11:57 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Non sarà necessario essere propriamente dotti, medici o sapienti per non lasciarsi sfuggire la possibilità, per affrettarsi a vedere, andare a conoscere ed apprezzare “Colore e Magia”, una mostra di  livello internazionale del pittore bielorusso, naturalizzato francese e d’origine ebraica,  Marc Chagall, quella che  si protrarrà ad Asti sino al 3 febbraio 2019 nella sede della Fondazione di Palazzo Mazzetti. Basta recuperare un po’di fantasia, guardare con l’occhio tenero del nostro bambino interiore, attingere dai ricordi fra quelle emozioni universali riemergenti, per esser catapultati in quel “ suo ed un poco nostro”, mondo surreale ed onirico, oscillante tra il vero ed il sognato. Quello che consente a meravigliose creature fiabesche e circensi: il mago, le caprette, i violini, i fiori, una coppia di sposi, e noi con loro, di librarsi poeticamente nel cielo in assenza di gravità ed in cui il tema amoroso sempre presente nei suoi quadri, costituisce l’anello di congiunzione, il comune denominatore. La potenza del colore superando i contorni dei corpi, trasfigurando la forma per espandersi sulla tela, così il tratto infantile, primitivo, tipico della pittura russa del primo novecento, pur essendo influenzata dall’avanguardia dell’epoca, (fauvismo, cubismo, surrealismo) “smarginando” i confini non solo, del reale, finisce per consegnare alla sua visione, un’espressività interpretativa, personalissima ed unica, inequivocabilmente riconoscibile.   E’ davvero una mostra corposa e completa, quella allestita per l’occasione a Palazzo Mazzetti, promossa da Fondazione Asti e Musei, unitamente a Cassa di Risparmio di Asti, al Comune e con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.   Pensata da Dolores Duran Ucar, curatrice indipendente e critica d’arte, la mostra, dopo la tappa coreana al museo di Seoul e l’indiscusso successo, presenta ben 150 opere, tra dipinti, disegni, acquarelli e incisioni, alcune raramente uscite dalle collezioni private, tra queste, il famoso “Le coque violet” Il gallo viola, scelto per l’occasione, come emblema della mostra. Il percorso di visita, suddividendosi in piu’ sezioni ripercorre in un arco temporale che va dal 1925 al 1985 tutta la vita del pittore in una traiettoria umana ed artistica molteplice, fatta di sogni, di favole, di religiosità, di simbolismo ebraico, di spensieratezza parigina, e nel mezzo, la fuga dalla roboante discesa, gli orrori della guerra a frantumare l’incantesimo, la palla di vetro, a far piovere bombe, non fiocchi di neve, sulla tela. L’arte dovrebbe essere la rappresentazione di una prerogativa universale, Chagall sa rappresentare a pieno titolo un tratto di universalità, per riconoscerlo occorre una certa attitudine a riconoscere lo splendore in un magma di pigmenti colorati. Eva Gili...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Pubblicato da alle 12:21 in .Arte, Economia, I nuovi Shop, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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Tema del concerto: l’inganno. L’Orchestra Filarmonica di Torino gioca con Casadesus e Mozart.

Pubblicato da alle 12:10 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Tema del concerto: l’inganno. L’Orchestra Filarmonica di Torino gioca con Casadesus e Mozart.

La stagione “OFT Airlines” vede protagonisti del concerto di martedì 4 dicembre 2018, ore 21 al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino l’Orchestra Filarmonica di Torino, guidata dal maestro concertatore Sergio Lamberto, storica spalla di OFT, ed il violinista Marco Rizzi, tra i musicisti italiani più apprezzati.  Tema del concerto l’inganno, che porta l’ascoltatore in un mondo di specchi ed illusioni. D’altro canto, François de La Rochefoucauld sosteneva già nel 1600 che gli uomini non vivono a lungo in società se non si ingannano reciprocamente. Un pensiero che ritroviamo appieno in Marius Casadesus, compositore che ha attraversato il Novecento e che divenne universalmente noto quando il suo nome venne associato al concerto Adélaïde, inizialmente attribuito, per un gioco di inganni voluto proprio da Casadesus, a Wolfgang Amadeus Mozart. Una illusione svelata solo alcuni decenni dopo la pubblicazione dell’opera, quando nel corso di una causa Casadesus ammise di esserne il vero autore. E come in un gioco di specchi, all’Adélaïde di Robert Casadesus seguirà una vera composizione di Mozart, il Concerto n. 1 in si bemolle maggiore per violino e orchestra K 207, che si ritiene essere stato composto nel 1775 e che si contraddistingue per la ricchezza delle idee melodiche. In chiusura, l’Orchestra Filarmonica di Torino, eseguirà la Sinfonia n. 44 in mi minore Hob.I:44 di Haydn, databile nel 1772 e conosciuta come Trauer-Symphonie, Sinfonia funebre, perché si sosteneva che il compositore desiderasse l’esecuzione del movimento lento durante il suo funerale. Vero oppure falso, l’inganno è nella vitalità che sprigiona quest’opera, dagli alti momenti di virtuosismo e con alcuni passaggi di raro incanto. Il concerto di dicembre, così come ogni concerto della stagione, verrà aperto dalla lettura, a cura dell’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e della Scuola Teatro Sergio Tofano, di un breve ed emozionante testo scritto per l’occasione dal giornalista Lorenzo Montanaro. La forma impossibile Casadesus si nasconde per anni dietro la maschera di Mozart. Haydn, per fargli dispetto, sceglie per il proprio funerale una sinfonia stracolma di vita.  E il vero Mozart – che non ha bisogno di maschere – illumina gli altri due con il suono di un violino. Sono maglie di una rete in cui si rimane impigliati: un triangolo quadrato, un labirinto magico, una forma impossibile.  Un lungo, segreto, affascinante inganno. (dal testo di Gabriele Montanaro)   La Stagione 2018-2019 vede una nuova organizzazione degli appuntamenti del cartellone.  L’impostazione tripartita – prova di lavoro, prova generale, concerto – resta confermata, così come i concerti in Conservatorio Verdi (Piazza Bodoni, Torino) che continueranno a tenersi come da tradizione il martedì sera.  Cambiano invece giorni e orari della prova di lavoro e della prova generale. Le prove di lavoro, che danno la possibilità al pubblico di osservare l’orchestra mentre mette a punto ogni dettaglio del concerto, sono infatti previste quest’anno la domenica alle ore 10 a +SpazioQuattro (Via Gaspare Saccarelli 18, Torino). Le prove generali, diversamente dal passato, si tengono il lunedì alle ore 18.15 al Teatro Vittoria (Via Gramsci 4, Torino). Si tratta di uno spericolato “volo di collaudo” in un giorno e in un orario inusuali, e ad un costo contenuto, che ha l’obiettivo di favorire la partecipazione di un pubblico sempre più eterogeneo all’uscita dal lavoro o, per i più giovani, al termine delle lezioni universitarie. Per rendere l’esperienza ancora più emozionante, come in una sorta di check-in, due...

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Pubblicato da alle 10:56 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Mano, pennello, carta, acqua e pigmento sono l’essenza di una bellezza raffinata e difficile come quella dell’acquarello, fatto da un colore limpido, una luce che emerge dal bianco del foglio, una forma precisa e un tratto pensato. Questa tecnica antica e affascinante è ben rappresentata in una mostra titolata “Ad Acqua. L’acquarello all’Accademia Albertina e in Piemonte dal Novecento a oggi”. Curata da Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, e da Daniele Gay, docente di tecniche grafiche dell’Accademia Albertina, l’esposizione è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca. La ricercata selezione di opere, fruibile da domani, è sostenuta dalla compagnia Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, anni in cui l’acquerello era già molto in voga. In Piemonte esiste una tradizione dell’acquerello che affonda le proprie radici proprio nell’Ottocento, quando la tecnica si diffuse dall’Inghilterra e venne portata a livelli altissimi in Piemonte da artisti quali Bagetti e De Gubernatis. La tradizione ha trovato seguito nel novecento sino ai nostri giorni, la mostra racconta come questa tecnica sia viva e attuale e come sia stata praticata da insegnanti e allievi della Accademia Albertina e da molti artisti torinesi. Continuiamo a suonare Lavorare in città Noi che abbiamo un po’ paura Ma la paura passerà Siamo tutti in ballo siamo sul più Bello in un acquarello che scolorirà Che scolorirà . . . . così cantava Toquinho in una canzone di parecchio tempo fa, velata da una leggera allegria malinconica, la stessa che alcuni acquarelli sanno trasmettere. Pier...

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Gli incantesimi di un Auditorium. Lingotto Musica ospita la Mahler Chamber Orchestra.

Pubblicato da alle 13:36 in galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Gli incantesimi di un Auditorium. Lingotto Musica ospita la Mahler Chamber Orchestra.

Lingotto Musica. I grandi spazi vuoti, dai silenziosi soffitti altissimi, dove le luci sfumano nell’ombra e si apre la possibilità di un incantesimo sublime, sono talvolta luoghi colmi di ineffabile, paradossalmente lontani da quella definizione perfetta di Marc Auge, l’antropologo francese: “non-lieu”, non luoghi. Perfetto per un viaggiatore smarrito, stazione di sosta per un tempo sociale, in cui l’identità sottomette l’anonimato imperante, progettato per assolvere ad un rito tanto essenziale quanto arcaico l’Auditorium di Torino, sotterraneo ipogeo del Lingotto come etrusca caverna è il baricentro di indubbie felicità acustiche. Sul suo placo trovano casa i concerti della stagione sinfonica di Lingotto Musica e a giorni arriverà la Mahler Chamber Orchestra accompagnata da un violinista d’eccezione, il finlandese Pekka Kuusisto, per precisione venerdì 30 alle ore 20 e 30. La serata si aprirà con Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel, trascrizione dello stesso autore dell’omonima suite pianistica datata 1914. Omaggio di Ravel a Couperin, simbolo di un’età dell’oro della musica francese, fu successivamente orchestrata per la compagnia dei Balletti Svedesi di Rolf de Maré. A seguire il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, opera scritta nel 1878 e sin dalla sua prima esecuzione, a Vienna nel 1881, divenuta una delle pagine più amate dal grande pubblico nonostante la tiepida accoglienza della critica dell’epoca; in anni più recenti la sua fortuna ha raggiunto una dimensione che travalica il mondo della musica classica per essere stato il brano protagonista del film “Il concerto” del regista rumeno-francese Radu Mihăileanu. La conclusione, grandiosa. sarà affidata alla Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven, composta nel 1812 quasi in contemporanea all’Ottava e a quattro anni di distanza dalla precedente Sinfonia Pastorale. va ricordato come la sinfonia fu accolta con stupore dai contemporanei per il suo carattere eccentrico, sebbene il celebre Allegretto riscosse sin da subito unanime consenso. Toccherà all’acutezza critica di Wagner capovolgere le ricorrenti censure contro la stravaganza, cogliendo l’essenza di quella ebrezza che freme nell’opera: “questa Sinfonia è l’apoteosi stessa della danza, è la danza nella sua essenza più sublime”....

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Nel Roero incantato Govone si trasforma nel Magico paese di Natale.

Pubblicato da alle 11:53 in Eventi, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Nel Roero incantato Govone si trasforma nel Magico paese di Natale.

Se il Natale fosse un luogo sarebbe una collina del Roero. Avrebbe il sapore nocciola e dei tortellini del plin accompagnati da litri di Barolo. La neve cadrebbe leggera su un castello da favola, antica residenza sabauda, e si potrebbe fare shopping fra decine di bancarelle provenienti da tutta Italia, mentre i bambini sognerebbero ad occhi aperti in attesa di incontrare Babbo Natale. Che non sarebbe solo nella sua grande casa, ma accudito da elfi e fatine sempre al suo servizio. Se il Natale fosse un luogo sarebbe Govone, la meravigliosa cittadina del Roero, al confine con le Langhe, immerso in quell’angolo di paradiso piemontese che tutto il mondo ci invidia, a poco più di 50 chilometri da Torino. Deve averla pensata proprio così Pier Paolo Guelfo, classe 1980, e ideatore del Magico Paese di Natale, l’evento dedicato alle festività, unico nel suo genere, che continuerà fino al 23 dicembre. Non un semplice mercatino, non un villaggio qualunque, ma un intero paese che una volta all’anno, per un mese, si trasforma nel Magico Paese di Natale creando un’atmosfera dickensiana da favola in grado di fare sognare anche il più rigoroso degli agnostici. Al punto che “c’è un consiglio che mi sento di dare ai visitatori: lasciatevi trasportare in questo meraviglioso viaggio“, spiega Guelfo. Un viaggio che inizia dalle cento bancarelle allestite per il paese, passa fra laboratori, giostre, cioccolate calde, vin brulè e si conclude nella casa di Babbo Natale, realizzata, appunto, all’interno del castello sabaudo di Govone, dove è possibile ammirare anche un’ampia mostra di presepi. Ed è sufficiente avvicinarsi a quella collina per capire che il Magico Paese di Natale ha qualcosa di alchemico davvero, al punto da spingere gli stessi abitanti di Govone a partecipare a questa meravigliosa esperienza da protagonisti. Ogni weekend la cittadina viene chiusa al traffico con l’aiuto di decine di volontari che si adoperano per dirigere il traffico, guidare i visitatori e spiegare loro le modalità dell’accesso ai punti d’interesse mentre in sottofondo si possono ascoltare le canzoni più famose della tradizione natalizia e diffuse dagli altoparlanti. Nulla è lasciato al caso durante il mese che anticipa la festa, la magia è di rigore e sognare diventa un obbligo. “Lavoriamo tutto l’anno solo per questo momento – spiega ancora Pier Paolo Guelfo – realizzare un intero paese di Natale comporta sacrifici enormi e un lavoro che dura ininterrottamente dodici mesi su dodici. Ma, alla fine, ne vale sempre la pena”. Provare per credere, così come da provare sono le specialità piemontesi del ristorante La Locanda, che per l’intera durata della manifestazione propone il menù a 15 euro a persona. E così come da provare è l’emozione di vedere il castello sabaudo aperto dagli elfi prima di accompagnare gli ospiti alla scoperta di Santa Claus. Magia nella magia di un territorio che non ha eguali, di un panorama che era lì ammirato e non aspettava altro che essere scoperto e addobbato. Ci ha pensato il Natale. Tutte le info su...

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In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Pubblicato da alle 10:34 in galleria home page, Innovazione, Mostre, Notizie | 0 commenti

In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Un racconto che supera il secolo, 110 anni di impresa, frutto della capacità di una grande famiglia dell’industria italiana e dell’eredità di quel progetto visionario che prosegue nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. È questo il filo conduttore della mostra “Olivetti 110 anni di innovazione”, inaugurata all’Officina H di Ivrea e realizzata con il patrocinio del Comune di Ivrea e in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti e la Fondazione Adriano Olivetti,  che resterà aperta al pubblico fino al 27 gennaio 2019. L’esposizione celebra il 110° anniversario della nascita di Olivetti e il recente riconoscimento UNESCO alla città di Ivrea, modello di riferimento sociale per la moderna visione della relazione tra industria e architettura sviluppatasi tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Il percorso espositivo è composto da numerosi elementi che hanno caratterizzato la storia di Olivetti, ora polo digitale del Gruppo TIM. Si possono ammirare, infatti, una ricca selezione di manifesti tra i più significativi della produzione dell’azienda, una collezione delle locandine pubblicitarie di Giovanni Pintori e di artisti vari tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 e una importante raccolta di fotografie uniche. La capacità visionaria che caratterizzò la storia di Olivetti trova espressione nei prodotti iconici come le celebri macchine per scrivere “Lettera22”, nata nel 1950, e “ Valentina”, progettata nel 1968, per citare alcuni degli oggetti in mostra. Un excursus che arriva   fino al mondo digitale di oggi con il Form 200, registratore di cassa connesso e primo prodotto realizzato grazie all’Olivetti Design Contest promosso dall’azienda e rivolto agli studenti delle maggiori università europee di design. “Olivetti ha scritto pagine importanti nella storia industriale italiana e continua a puntare sulla costante capacità di innovare. Questa mostra vuole testimoniare il fil rouge tra passato, presente e futuro dell’azienda”, dichiara Antonio Cirillo, Amministratore Delegato di Olivetti. “Innovare significa non dimenticare i grandi insegnamenti che vengono dal nostro passato, e sono questi lo spirito e la convinzione con la quale abbiamo lavorato nel percorso espositivo che celebra 110 anni di una storia unica e straordinaria. E’ la nostra identità, sono le nostre radici, oggi finalmente riconosciute patrimonio di tutta l’Umanità. Per un futuro nel segno di Adriano Olivetti”, testimonia Beniamino de Liguori, Fondazione Adriano Olivetti. “La mostra per i 110 anni di Olivetti suggella e arricchisce di significato il recente riconoscimento UNESCO di “Ivrea, Città Industriale del XX Secolo” e costituisce un significativo tassello della proposta culturale che può emergere dalla straordinaria esperienza olivettiana. Una proposta che continua ad essere più che mai attuale e che può, solo investendo in un lavoro sinergico di tutta la comunità e dei soggetti pubblici e privati, traguardare una risonanza internazionale”, afferma Stefano Sertoli, Sindaco Città di...

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La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

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La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

Giovedì 22 novembre avverrà un incontro pubblico sugli strumenti per tutelare le volontà individuali in vita e oltre la vita. L’iniziativa è promossa dalla delegazione torinese di Fondazione Umberto Veronesi e dal Consiglio Nazionale del Notariato. Un incontro pubblico sul testamento biologico e sui lasciti solidali per fare finalmente chiarezza sul diritto di decidere autonomamente, liberamente e consapevolmente sul fine vita, sia in relazione al proprio corpo che in relazione ai propri beni. L’iniziativa “Libertà di sapere, libertà di scegliere. Testamento biologico e testamento solidale: come decidere della propria vita e dei propri beni” sarà ospitata nella Sala Conferenze della Centrale del Latte di Torino, in via Filadelfia 220 domani, giovedì 22 novembre a partire dalle ore 18.00 ed è stata organizzata dalla delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato. In occasione dell’incontro, anche alla luce della recente approvazione della legge sul testamento biologico e dell’interesse crescente degli italiani in relazione al testamento solidale, verranno offerte risposte chiare e dettagliate sull’importante e controverso tema dei diritti e delle scelte sul fine vita, sempre più bersagliato da confusione, inesattezze e vere e proprie fake news. Gli incontri sul territorio italiano “Libertà di sapere, libertà di scegliere” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi – nascono per fare chiarezza su due temi all’apparenza distanti, ma che hanno come denominatori comuni la libertà e la fiducia: libertà di scegliere cosa fare, in determinate circostanze e a determinate condizioni, del proprio corpo e libertà di scegliere come debbano essere utilizzati i propri beni nel rispetto delle proprie volontà e a favore delle generazioni future». «Per far sì che queste scelte siano condivise e accettate – aggiunge il Direttore Ramaioli– c’è bisogno, appunto, di fiducia verso lo Stato, verso i medici, fiducia nei propri cari e nei confronti degli enti del terzo settore impegnati ogni giorno a favore della collettività per il raggiungimento di obiettivi concreti». L’incontro pubblico, moderato dal Direttore del Magazine di Fondazione Umberto Veronesi Donatella Barus, sarà aperto dal notaio Gustavo Gili e dal notaio Maurizio Gallo Orsi, che parleranno delle novità e delle opportunità introdotte, sul fronte del testamento biologico, dalla legge “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e dell’importanza della figura del notaio a supporto della redazione di un lascito testamentario. Al fine di diffondere informazioni chiare e dettagliate sul biotestamento, Fondazione Umberto Veronesi ha recentemente messo a disposizione sul sito www.fondazioneveronesi.it un vademecum per rispondere alle domande più frequenti sul tema. Tra i relatori dell’incontro pubblico anche il bioeticista e ricercatore Fondazione Umberto Veronesi e CNR Marco Annoni, che parlerà dell’importanza della fiducia per l’autonomia delle scelte individuali. Uno studio della Fondazione Cariplo prospetta un sensibile aumento dei lasciti testamentari in Italia nel giro dei prossimi 15 anni, stimando che da qui al 2030 circa 420mila famiglie italiane utilizzeranno il testamento solidale per lasciare parte del proprio patrimonio a favore di cause sociali, scientifiche e umanitarie, nel rispetto dei diritti dei propri eredi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti e previa gradita conferma di partecipazione, scrivendo all’indirizzo email info.torino@fondazioneveronesi.it o chiamando il numero 02...

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“Around Bach” la musica antica dell’ensemble Armoniosa per l’Unione musicale.

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“Around Bach” la musica antica dell’ensemble Armoniosa per l’Unione musicale.

Con il concerto di stasera, da giorni in sold out, biglietti tutti venduti, l’Unione Musicale inaugura una nuova stagione della serie L’altro suono, che da oltre vent’anni porta a Torino i più interessanti artisti specializzati nel repertorio di musica antica. Sul palco del Teatro Vittoria, alle ore 20, ci sarà l’ensemble Armoniosa, nato nel 2012 dall’équipe artistica formatasi all’interno dell’Istituto Liturgico-Musicale della Diocesi di Asti e composta da Francesco Cerrato, Stefano Cerrato, Marco Demaria e Daniele Ferretti, a cui si è aggiunto il cembalista ed esperto di basso continuo Michele Barchi.  Un team che si è guadagnato un posto speciale sulla scena barocca internazionale, grazie a eccellenti incontri con artisti come Reinhard Goebel e Trevor Pinnock, a una regolare presenza nei più importanti festival europei e all’intensa attività discografica per l’etichetta tedesca MDG. Elogiati dalla critica per «la coesione dell’insieme e per un amalgama timbrico morbido e luminoso», i musicisti di Armoniosa propongono al pubblico di Torino un programma intitolato Around Bach perché «dopo esserci dedicati lungamente alla musica italiana, siamo “approdati” a Bach e ci piace proporlo con la nostra visione, ci piace usare i nostri strumenti, la nostra formazione, e presentarlo al pubblico in una declinazione sonora certamente nuova, innovativa». Ma nel programma di Armoniosa non c’è solo Bach: «abbiamo voluto inserire anche alcuni brani italiani, perché Bach guardava all’Italia, tanto da portare ai suoi ascoltatori le trascrizioni per tastiere dei concerti di Vivaldi, a studiarli profondamente, a farli suoi». Armoniosa presenterà dunque in apertura una Sonata per violino, violoncello e continuo di Giovanni Benedetto Platti, autore veneto trasferitosi presso la corte dell’arcivescovo di Würzburg, in Germania, e due Concerti dall’Estro Armonico op. 3 di Vivaldi che, prendendo spunto dalle versioni bachiane per clavicembalo solo, sono stati trascritti da Michele Barchi per clavicembalo, archi e continuo. Particolare anche la proposta della Seconda suite per violoncello di Bach, realizzata col basso continuo: «Quanti violoncellisti studiano ogni giorno le Suites immaginando un accompagnamento, cercando una guida armonica? Noi abbiamo provato a realizzare quello che tutti gli amanti di queste pagine hanno immaginato… il risultato è sorprendente ed emozionante». Una interessante intervista all’ensemble Armoniosa è possibile leggerla a questo link:  http://www.unionemusicale.it/serviamo-la-musica-con-rigore-e-passione-intervista-esclusiva-ad-armoniosa/  ...

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La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

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La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

Olivetti Makes C’è un po’ di Torino oggi a Mexico City. Un pezzo di Torino e del Piemonte; non è il solito folklore eno –gastronomico: è un pezzo di storia che sa di cultura, di sapere, di capacità, di futuro. È la storia della Olivetti di Ivrea. La storia di 110 anni di una impresa che dal piccolo Piemonte seppe creare un impero che si era ampiamente esteso fino ad avere , già nel 1968, anche quattro sedi in Messico. Una impresa che ha avuto il difetto di essere stata troppo avanti sui tempi: non si parlava solo di informatica, allora, ma già si discuteva di temi sociali, di futuro del pianeta. Argomenti che oggi  sono ormai emergenza quotidiana. La mostra “Olivetti Makes” è uno dei molti eventi allestiti in occasione della grandiosa e compiaciuta celebrazione dei 50 anni dai giochi olimpici di Città del Messico: grande fu allora la responsabilità della Olivetti: infatti alla società di Ivrea era stata affidata tutta la parte informatica.  Situata nello sfarzoso Palazzo delle Belle Arti, luogo dove dimorano anche celeberrimi affreschi di Diego Rivera, Siqueiros e Tamayo, la mostra è a cura del Prof. Pier Paolo Peruccio del Politecnico di Torino; inaugurata l’11 ottobre 2018, sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019. Mette un certo orgoglio vedere come cinquant’anni fa l’Italia battesse letteralmente il tempo al mondo intero. Mette però una gran tristezza il raffronto con l’oggi: dopo solo mezzo secolo, nella stessa Ivrea molti sulla Olivetti sanno poco o nulla o fingono di non sapere. E intanto l’Italia si volta dall’altra parte e continua a ballare sul ponte del Titanic. Paola...

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Ivan Krpan, vincitore del premio Busoni nella sala dei 500 per Lingotto Giovani.

Pubblicato da alle 13:33 in galleria home page, Spettacoli, Università | 0 commenti

Ivan Krpan, vincitore del premio Busoni nella sala dei 500 per Lingotto Giovani.

Lingotto Musica “Carissimo Arturo, che ne diresti dell’idea di indire a Bolzano un grande concorso pianistico internazionale, nel 25° anniversario della morte di Ferruccio Busoni? La ricorrenza non impone l’obbligo morale di ricordare ed onorare in ogni paese il nome di questo grande artista? […] L’impresa è ardua, lo so, ma vorrei poter contare sul tuo appoggio e sulla tua preziosa e cordiale collaborazione”. Con questa lettera di Cesare Nordio ad Arturo Benedetti Michelangeli, scritta tra il gennaio/febbraio del 1949 l’allora direttore del Conservatorio di Bolzano si iniziavano a porre le basi per quello che sarebbe diventato il Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, ad oggi indiscutibilmente una delle manifestazioni più longeve e influenti della scena musicale internazionale. Ivan Krpan è il vincitore del Busoni 2017 e sarà la sua riconosciuta abilità a inaugurare la stagione 2018 2019 di Lingotto Giovani martedì 13 novembre alle ore 20.30 nella Sala Cinquecento.  Nato a Zagabria nel 1997, a soli vent’anni ha trionfato nell’edizione 2017 del Concorso Pianistico Internazionale «Ferruccio Busoni», iscrivendo il proprio nome nell’albo d’oro della competizione, insieme a quelli di grandissimi interpreti come Martha Argherich, Jörg Demus e Lilya Zilberstein. Il programma della serata, prenderà il via con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 di Ludwig van Beethoven, opera scritta nel 1814 che segna il passaggio in ambito sonatistico tra il cosiddetto “periodo eroico” culminato con l’Appassionata e il successivo “terzo stile” inaugurato dalla Sonata op. 101.  A seguire la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, primo esemplare del trittico composto insieme alle op. 110 e 111 tra 1819 e il 1822, che rappresenta il vero testamento beethoveniano nel genere della Sonata per pianoforte. A conclusione del concerto Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonata di Franz Liszt, settima e ultima pagina del secondo quaderno, dedicato all’Italia, della racconta Années de pèlérinage; ispirato alla Divina Commedia, un testo molto amato da Liszt, il brano è una raffigurazione sonora di tre momenti particolarmente significativi del poema: l’inferno, l’angosciosa supplica dei dannati e l’episodio di Paolo e Francesca. Grazie al rinnovato accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS anche questa stagione i concerti della rassegna saranno introdotti da una breve guida all’ascolto a cura dei migliori studenti dell’Ateneo: il primo concerto sarà introdotto da Camilla Canalini. Prima del concerto, infine, il Presidente Giuseppe Proto e il Direttore Artistico Francesca Gentile Camerana premieranno i vincitori del concorso di critica musicale Scrivere di musica dal vivo 2017-2018, invitando il giovane pubblico della Sala 500 a prendere nuovamente parte alla nuova edizione per la stagione 2018-2019...

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Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

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Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Voliamo Alto è il titolo del film documentario del regista Andrea Tomasetto che verrà proiettato venerdì 9 novembre al centro Paideia in via Moncalvo 1 alle ore 20 e 30 a Torino. Le riprese sono di Antonio Venere e Tomasetto, le musiche originali sino state composte da Giancarlo T. Marangoni e ha il patrocinio della Film Commission. Marisa e Giancarlo sono marito e moglie. Problemi durante il parto hanno causato danni molto grandi al loro corpo, ma non alle loro vite. Con tenacia, dall’infanzia, hanno lottato per portare avanti una vita piena. Il film è il racconto di come hanno fatto.   Il film segue una giornata di Marisa e Giancarlo nella loro casa di Rocca Canavese (piccolo paese a 30 km da Torino): il risveglio, la colazione, il lavoro, pranzo e cena, visite a e di amici, sino alla messa a letto. “Io riesco a fare le cose, perché c’è qualcuno che mi dà le mani e le gambe!” dice Marisa. E infatti conosciamo Daniela e Teo, che aiutano Marisa e Giancarlo al mattino e al pomeriggio… “Ma – sottolinea Teo – noi facciamo le cose per loro, ma i protagonisti della loro vita, rimangono loro”. Il secondo “filo” dl film è quello della vita di Marisa e Giancarlo (raccontata da loro stessi): dalla “crisi adolescenziale” (“a 14 anni volevo buttarmi da quel balcone lassù” racconta Marisa), alla scelta-conquista di studiare in una scuola superiore, sino alla laurea (Psicologia per entrambi)… poi le amicizie, la conoscenza, l’amore ed il matrimonio… il lavoro, i progetti per il futuro… Il terzo filo è Volare Alto: l’associazione fondata 20 anni fa da Marisa e Giancarlo, per aiutare famiglie con figli disabili a trovare strade di autonomia per i ragazzi. Negli anni Volare Alto è diventata una rete di circa 40 famiglie, dove ci si aiuta a vicenda e si cerca di “vivere normalmente”. Il film fa vedere come anche sulla sedia a rotelle si possa andare a sciare, ballare, fare arte, escursionismo… insomma, essere felici e trovare un senso per la propria vita. “Handicap è normale – dice Giancarlo – perché si tratta solo di considerare una differenza e io credo che le differenze arricchiscono l’uomo, arricchiscono il...

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Il tempo è tutto dalla parte di Artissima. Divenuta, in questo quarto di secolo, la principale fiera d’arte contemporanea internazionale d’Italia, quest’anno celebra venticinque anni di laboriosa vivacità. Dedicata proprio al tema del tempo la 25 edizione per la prima volta ha un titolo: Time is on Our Side. A qualche nostalgico il titolo riporterà ad una nota canzone di Rod Stewart dove il tempo non solo era dalla nostra parte ma invitava giovani cuori ad essere liberi per una notte. Un indispensabile e necessario senso di libertà la fiera è fortunatamente ancora in grado di sprigionarla. Dono imprescindibile e prezioso in questi tempi oscuri, come oscuri, devono essere sembrati agli uomini di tutte le epoche mentre li vivevano. Libertà e tempo. Ecco i due elementi che ci portano a capofitto dentro una delle proposte più interessanti di Artissima. Un piccolo padiglione, separato degli stand dedicati alla vendita, dove una delle artiste che prima o poi verranno riconosciute, come merita, a livello internazionale, viene ricordata a cent’anni dalla nascita. Nascita avvenuta a Torino nell’aprile del 1918. Non poteva che essere che l’irraggiungibile Olga Carolina, per tutti Carol Rama. Nove opere di rara forza e bellezza sono esposte per la prima volta dalla Fondazione Sardi per l’Arte con un progetto speciale titolato “100 anni di seduzione” coordinato da Lisa Parola.  Le opere provengono dalla collezione privata appartenuta al poeta Edoardo Sanguineti, amico e estimatore sin dagli anni quaranta dell’artista. Ogni opera è stata frutto di un dono a Sanguineti nel corso degli anni. Pinuccia Sardi, Presidente della omonima fondazione, legata da un affettuoso rapporto di amicizia con la vedova, Luciana Sanguineti, aveva a sua volta ricevuto in dono alcuni lavori di Carol Rama, decidendo successivamente in accordo con i figli, di acquistare l’intero nucleo di opere appartenenti alla famiglia. E’ così che per la prima volta abbiamo l’occasione di vedere degli oggetti della sua produzione mai esposti prima. Tre magnifiche bambole costruite con passamaneria, tessuto, filo da cucito e juta, magnifiche e inquietanti allo stesso tempo. “Materiali poveri, in qualche misura fortuiti; le prime cose accessibili alla mano dell’artista” scriveva Sanguineti a riguardo, capaci di trasmettere qualcosa di ossessivo e una segreta dolcezza. Le bambole di piccola dimensione posseggono qualcosa del feticcio; in una le gambe sono lunghissime, le braccia rigide e aperte, la bocca rossa e lo sguardo fisso, quasi egizio. In un’altra al corpetto è legata una grande gonna bordata di verde, una capigliatura scura, severa, le braccia paiono arti feriti avvolti dalla garza di juta e rimanda a un’atmosfera spagnola o gitana, una Carmen per un’opera che non ha musica. La terza è più grande, gli occhi sono disegnati, le braccia scendono lunghe ai lati chiuse da un delicato bordo rosso, a coronare la testa un bordino intrecciato quasi azzurro regala una leggerezza appena sfiorata dalla vanità. Sempre Sanguineti nel cogliere e descrivere in Carol Rama il significato del bricolage scriveva del “parlare non soltanto con le cose ma mediante le cose”. E queste piccole e raffinate bambole hanno una voce particolare, non sono fatte per giocarci insieme, difficilmente adatte ai bambini, detentrici di più di un segreto interrogano restando mute lo spettatore, forse su qualcosa di essenziale che desiderava...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

Pubblicato da alle 17:16 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie | 0 commenti

Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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Il Premio Bottari Lattes Grinzane parla la lingua di Yu Hua.

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Il Premio Bottari Lattes Grinzane parla la lingua di Yu Hua.

È Yu Hua con Il settimo giorno edito da Feltrinelli, con la traduzione di Silvia Pozzi,  il vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018 per la sezione Il Germoglio, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana o straniera pubblicati nell’ultimo anno.   Gli altri finalisti al Premio erano: Andreï Makine (Francia) con L’arcipelago della nuova vita (La nave di Teseo; traduzione di Vincenzo Vega), Michele Mari (Italia) con Leggenda privata (Einaudi), Viet Thanh Nguyen (Vietnam) con I rifugiati (Neri Pozza; traduzione di Luca Briasco) e Madeleine Thien (Canada) con Non dite che non abbiamo niente (66thand2nd; traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini). La cerimonia di premiazione si è svolta presso il Castello di Grinzane Cavour (Cn) ed è stata condotta dalla scrittrice e giurata del Premio Sandra Petrignani. Protagonisti della giornata sono stati gli studenti rappresentanti delle 25 Giurie Scolastiche i cui 400 voti hanno determinato il vincitore. Lo scrittore portoghese António Lobo Antunes è stato premiato per la sezione La Quercia (dedicata a Mario Lattes), riservata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico. La maggior parte dei suoi libri sono pubblicati in Italia da Feltrinelli. Il settimo giorno è un viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto nella Cina del capitalismo socialista e delle sue contraddizioni, un’avventura di sette giorni, in cui conoscenti e sconosciuti incontrati raccontano la propria storia nell’inferno dell’Aldiqua, tra demolizioni forzate, corruzione, tangenti, feti abbandonati, poveri che vivono in bunker sotterranei, traffico di organi, consumismo sfrenato. Il 18 ottobre è uscito in Italia il nuovo saggio di Yu Hua Mao Zedong è arrabbiato (Feltrinelli). I romanzi finalisti del Premio, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, erano stati designati e annunciati ad aprile a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC (che collabora e sostiene il Premio), dalla Giuria Tecnica formata da: Gian Luigi Beccaria (presidente), Valter Boggione, Vittorio Coletti, Rosario Esposito La Rossa, Giulio Ferroni, Laura Pariani, Sandra Petrignani, Enzo Restagno, Alberto Sinigaglia, Marco Vallora. Questa la motivazione della Giuria Tecnica al romanzo di Yu Hua Il settimo giorno: “In poco meno di duecento pagine Yu Hua ci consegna quello che è probabilmente il suo capolavoro. I primi sette giorni dopo la morte offrono allo scrittore il pretesto per leggere con metafisica profondità una critica severa, realistica e talvolta perfino feroce alle ingiustizie e all’egoismo della moderna società cinese; dall’altro con sentimento di pietas profonda e antica che risale con le immagini, e coi toni di una dolcissima trasfigurata poesia, alle tradizioni poetiche e figurative più delicate di questa antichissima civiltà.” Tra aprile e settembre 2018, i libri finalisti sono stati letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche. Ventiquattro giurie sono state scelte in modo da coprire tutto il territorio della Penisola: quattro in Piemonte e una per ciascuna delle altre regioni d’Italia. A queste si aggiunge la giuria ad Atene, presso la Scuola Italiana Statale. Le Giurie Scolastiche italiane sono: Liceo Classico, Artistico e Musicale di Aosta; Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli” di Bolzano; Liceo Artistico Statale di Treviso; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone; Liceo Classico e Linguistico Statale “Carlo Alberto” di Novara; Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Torino; Liceo Classico Statale “G. F. Porporato” di Pinerolo; Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Leonardo Da Vinci” di Alba; Liceo Classico Statale “Cesare Beccaria” di Milano; Liceo Statale “G. D. Cassini” di Sanremo (Imperia); Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Vignola (Modena); Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “F. Niccolini” di Volterra (Pisa); Liceo Classico “Turriziani” di Frosinone; Liceo Classico “Stelluti” di Fabriano (Ancona); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi (Perugia); il gruppo di lettura “La Scugnizzeria” formato da studenti di Scampia (Napoli); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico” di Teramo; Liceo Statale “Galanti” di Campobasso; Liceo delle Scienze Umane “Carolina Poerio” di Foggia; Istituto di Istruzione...

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

Pubblicato da alle 17:42 in .Arte, Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Pubblicato da alle 16:46 in DOXA segnalazioni, Economia, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Two to tango — Parrebbe in corso, almeno nei paesi economicamente sviluppati, un generalizzato declino dell’attività sessuale umana. Risultati indicativi della tendenza sono stati trovati negli ultimi anni in Finlandia, in Giappone, negli Usa, nel Regno Unito, in Germania e altrove. Il calo sembra presente in maniera essenzialmente indifferenziata tra i giovani, le coppie sposate e gli anziani. Almeno negli Stati Uniti—sempre avanti nella raccolta di statistiche del genere—l’anno del “peak sex” sarebbe stato il 1988. Allora, secondo dati del US Center for Disease Control and Prevention, rispetto ad oggi gli indici d’attività sessuale tra i teenager sarebbero stati più alti del 22% tra i maschi e del 14% tra le femmine. Il fenomeno si rispecchia in Giappone dove, secondo la Japan Family Planning Association, il 45% delle donne nel gruppo d’età tra i 16 e i 24 anni si dichiara “o non interessata o di disprezzare attivamente il contatto sessuale”. Un quarto del campione maschile è stato d’accordo. L’indifferenza giapponese all’atto riproduttivo contribuisce al drammatico crollo demografico in corso nel Paese. Altrove non è chiaro quanto lo scarso desiderio sia un problema, almeno “di massa”. Negli Usa il GSS- General Social Survey, un’indagine condotta annualmente dal National Opinion Research Center dell’University of Chicago, indica che l’attività sessuale sarebbe comunque distribuita in maniera molto poco regolare: all’incirca il 15% degli adulti è responsabile della metà degli amplessi nella categoria. La disponibilità del sesso, in altre parole, sarebbe ancora più esclusiva di quella dei soldi in quanto, negli Stati Uniti, il 20% della popolazione possiede la metà della ricchezza… Se il fenomeno della nuova astensione è abbastanza chiaro nei contorni, altrettanto non si può dire delle sue cause. Si è ipotizzato di tutto, a partire dall’arrivo dei televisori nelle camere da letto e l’invadenza degli smart phone, all’accresciuta disponibilità della pornografia in Internet oppure ai ritmi di lavoro frenetici, al consumo (o meno) della carne, all’arrivo dei prodotti della soia nelle diete occidentali, al generico “crollo del desiderio”, all’obesità, alla riduzione del testosterone maschile e perfino al “troppo sesso nelle pubblicità”—con il suggerimento che la gente, semplicemente, “se n’è stufata”… Le spiegazioni profferte spesso sembrano dipendere soprattutto dalla particolare critica del mondo moderno che più incontra i gusti di chi le propone. È interessante la compresenza di un altro fenomeno imparentato e che, forse solo per un caso statistico, sembra occupare simili spazi sociali ed economici. L’attività sessuale, nelle fasce d’età che ne sono più ossessionate, è costosa: sia in termini di soldi sia nel dispendio di tempo richiesto per i preparativi, il corteggiamento e “l’esecuzione”. Parallelamente al boom dell’astensione e in maniera proporzionale, è invece molto cresciuta in Occidente la spesa economica e temporale dedicata alla cura della persona: alla cosmesi, alle diete, agli esercizi “tonificanti” del corpo e a tutti gli aspetti della moda e dell’apparire. Non è detto che ci sia un nesso. Tuttavia, i dati di mercato indicano che spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Il relativo (e calzante) modo di dire americano è: “All dressed up and no place to go”. Courtesy James Douglas...

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