Torino per il turista

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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

Informazioni turistiche
Le informazioni di interesse per i turisti che vogliono visitare la città: come arrivare, dove alloggiare, cosa vedere e altri utili suggerimenti. Il sito è consultabile in otto lingue

In Piemonte, In Torino

Il portale degli eventi culturali in Piemonte e a Torino: mostre, musica, cinema, teatro, danza, eventi speciali: tutti gli appuntamenti del territorio in cinque lingue per programmare la vostra visita.

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Il Penthouse drink torinese. Un lounge bar ricco di emozioni e sensazioni.

Pubblicato da alle 14:00 in EATpiemonte, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Il Penthouse drink torinese. Un lounge bar ricco di emozioni e sensazioni.

Piano 35. Bere per dimenticare il mal di mare, viscerale, che questo mondo ci da . . . potrebbe essere una buona soluzione, a suggerirlo con consapevole malizia, era una spregiudicata canzone italiana impastata di ottimo swing del Caputo Sergio. Per dimenticare a dovere però non basta un cocktail qualsiasi bevuto chissà dove. Meglio concedersi un momento di “Life on the top” e salire fino al Penthouse torinese che dalla balaustra completamente vetrata del trentasettesimo piano guarda alla città sottostante retto da un immenso telamone contemporaneo progettato da un archistar.  I più malandrini al richiamo della parola Penthouse ricorreranno immediatamente al ricordo di felici visioni patinate. Rompete l’incantesimo sognatori del proibito. Penthouse è un termine utilizzato in architettura, riguarda qualcosa di ancor più lussuoso di un attico, un luogo perfetto per guardare e farsi notare. Se le metropoli americane ne hanno a centinaia qui, nel bel paese, l’unico disponibile è a Torino e non bisogna architettare spettacolari bugie per accedervi. E’ aperto a tutti. Ad attendervi ci sarà il grand commis Mirko Turconi, che è un pluripremiato bartender e che sa, nel ricettacolo di un bicchiere pieno di ghiaccio, versare alcoliche e alchemiche pozioni dissipatrici di ogni tedio esistenzialista. Mirko ha preparato una nuova carta estiva, una cocktail list per accompagnare le notti d’estate. Nove i nuovi drink che si aggiungono a quelli già in carta e che potranno essere gustati fino all’autunno.  Una carta che vuole puntare sulle emozioni e sulle sensazioni. Drink che raccontano di mondi e terre lontane, ma che non dimenticano mai il territorio in cui nascono. Ogni miscela ha quel pizzico di torinesità che lo distingue da tutti gli altri. “Vista l’internazionalità che si riscopre ogni giorno su Torino, è bello poter portare tradizioni e storie di altri Paesi. La sfida è poi riuscire a fonderli insieme ai modi e alle usanze tipiche nostra città“, dice Mirko Turconi. I suoi cocktail sono l’occasione di ascoltare storie di paesi lontani, attraverso i prodotti utilizzati frutto di una costante ricerca e di una combinazione inedita. Tra le cose da sapere, c’è la disponibilità e il piacere di tutto lo staff di scavalcare il bancone del bar e venire a raccontare ogni cocktail scecherandolo nel timpano uditivo dei clienti con tutte le spezie e i profumi.  Poi ci sono quelli che preferiscono le macchinine. Nella down town che scende giù fino ai dimenticati Murazzi in un bar è in azione un robottino che mescia e serve drink ordinandoli con un app, definito il “futuro della movida”. Qualcuno lo ha paragonato al drone che sostituisce il fuoco d’artificio e altri, più letterati, hanno ripescato il libro di Vittorini “Uomini e no”. Per schiarirsi le idee sulla cosa, il consiglio di un uomo in carne e ossa, è quello di assaggiare, il Bicerin del Drugo.  Ecco Il drink in sinossi e accappatoio: “Il grande Lebowsky incontra lo storico drink torinese…”  La formula in dialetto torinese «Aum poc attucc», un po’ di tutto, decretò l’inizio e la codificazione, datata 1898, della ricetta del Bicerin. Se tra i grandi nomi che lo amavano ci fosse stato anche quello del celebre protagonista del film dei fratelli Cohen ? Il mitico ‘drugo’. Probabilmente avrebbe sicuramente trasformato tale storica ricetta in un White Russian, il suo drink preferito a base di vodka, liquore al Caffè e Panna. Ed...

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Torino diventa Capitale mondiale del motorismo storico. La FIVA prende casa a Villa Rey.

Pubblicato da alle 17:26 in Fashion, MotorInsider, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Torino diventa Capitale mondiale del motorismo storico. La FIVA prende casa a Villa Rey.

E’ stato firmato  in Comune nella Sala delle Colonne a Torino l’accordo tra l’Asi  – Automotoclub Storico Italiano – e la FIVA – Federation Internazionale des Vehicules Anciens – che prevede il trasferimento della Segreteria Generale di quest’ultima da Bruxelles  a Torino. Hanno firmato l’importante accordo il Presidente dell’Asi Maurizio Speziali ed il Presidente di Fiva Patrick Rollet. Si tratta di risultato molto significativo sia per il motorismo storico italiano rappresentato da Asi che per la città di Torino che di fatto assume il ruolo a pieno diritto di Capitale mondiale del motorismo storico. Sede degli uffici di Fiva sarà Villa Rey, la prestigiosa  e storica villa del ‘700 progettata e realizzata da Ludovico Quarini e di proprietà del Comune di Torino,  ubicata sulle colline torinesi e sede da diversi anni  del’Automotoclub Storico Italiano. “L’arrivo degli uffici della FIVA nella nostra sede di Villa Rey –ha detto il presidente dell’Asi Maurizio Speziali – riempie di orgoglio tutti i Club e i tesserati Asi e apre a tutto il movimento degli appassionati di motorismo storico nuove prospettive e opportunità. Intendo ringraziare il presidente della FIVA, Patrick Rollet e tutto il Consiglio per la fiducia accordata all’Asi in questa scelta, fatta con la consapevolezza che il nostro Paese può rappresentare il valore della storia, testimoniata da migliaia di opere d’arte e di costruzioni di gran pregio. Mi auguro che a Torino la FIVA possa trovare il modo di continuare ad affermarsi come riferimento per tutti gli appassionati di motorismo storico del mondo. Con l’arrivo della FIVA Torino raggiunge il suo ruolo di Capitale mondiale del motorismo storico”. Di concerto il presidente di FIVA Patrick Rollet: “Non c’è dubbio che questo nuovo ufficio sarà il simbolo di un’ulteriore fruttuosa cooperazione tra Asi e FIVA. Entrambi gli Enti rimarranno certamente indipendenti l’uno dall’altro ma la vicinanza sia geografica che filosofica potrà certamente favorire ulteriori sinergie. Ha inoltre detto Rollet –  il lungo rapporto  della FIVA con UNESCO si è anche concretizzato con il riconoscimento da parte di quest’ultima di Torino come Capitale mondiale del design motoristico”. Pier Sorel...

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La Moda Immortale: ICONICA – L’Amour Fou Celebra Yves Saint Laurent.

Pubblicato da alle 19:42 in Eventi, Fashion, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

La Moda Immortale: ICONICA – L’Amour Fou Celebra Yves Saint Laurent.

“Il più bell’abito che può abbigliare una donna sono le braccia dell’uomo che ama. Ma per chi non ha la possibilità di trovare questa felicità, io sono qui.”  Yves Saint Laurent   Per capire la genialità di Yves Saint Laurent bisogna partire dalla sua infanzia.  Il piccolo rou de Paris cresce sulle coste dell’Algeria francese, sviluppando un rapporto quasi simbiotico con la madre e le sorelle. È un ragazzino introverso e impacciato, con la testa piena di idee e grandi occhi scuri che scrutano il mondo con curiosità e diffidenza. Prima di trasferirsi a Parigi non apparteneva a nessun posto in particolare. La città delle luci gli ha dato un nome, la fama, l’immortalità, l’amore. Il suo maestro, Dior, lo stima tanto da lasciargli la direzione artistica della maison alla sua morte e modelle e attrici di tutto il mondo (prima fra tutte, l’eterna musa Catherine Deneuve) non sognano altro che essere vestite da lui. Passionale e anticonformista, Yves Saint Laurent ha portato all’attenzione del mondo dell’haute couture una femminilità ibrida e morbidamente trasgressiva: dal trench, al tempo capo esclusivamente maschile, alla sottile eleganza dello smoking.   A dieci anni dalla morte, la rassegna Iconica – L’amour fou aperta al pubblico dal 10 al 16 giugno e organizzata da Monica Bruno e Angela Varasano, intende celebrare colui che “insegnò la moda ai parigini” con una settimana di eventi tra sfilate, mostre, incontri e workshop, per riportare in vita un’epoca d’oro in cui la moda non era solo un capriccio del tempo libero, ma un creatore di profondi cambiamenti culturali.  Gli eventi clou? La mostra-percorso (dal 10 al 12 giugno) dei capi vintage della maison YSL e YSL Rive Gauche: una vera e propria passeggiata attraverso il tempo tra le creazioni più rappresentative dello stile Saint Laurent, dagli abiti agli accessori indossabili su richiesta (c’è addirittura un fotografo disponibile a immortalarvi in pose da diva, sacre-bleu!); la collezione esposta è poco nutrita, ma vince l’idea della moda condivisa e facilmente accessibile. Il programma entrerà nel vivo il 13 giugno, ore 20.00, alla Galleria Umberto I, che accoglierà la sfilata delle creazioni del couturier dagli anni ‘60 agli anni ’90 (l’evento è già sold-out). Le modelle scelte sono donne di tutte le età, a interpretare la modernità dello stilista. Tra i workshop più interessanti, è imperdibile Da Mondrian a Matisse, l’arte influenza il lavoro di Yves Saint Laurent di giovedì 14 giugno (Laboratorio Luparia) durante il quale si analizzeranno le ispirazioni pittoriche dello stilista e il pubblico avrà la possibilità di realizzare, su diversi materiali tessili, i pattern iconici di YSL. Ilaria...

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Il Bocuse d’Or non era mai stato così in alto. Al Piano 35 per celebrare Monsieur Paul.

Pubblicato da alle 00:30 in EATpiemonte, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Il Bocuse d’Or non era mai stato così in alto. Al Piano 35 per celebrare Monsieur Paul.

In cima al suo ristorante, una palazzina dipinta di verde acceso con gli scuri delle finestre in rosso carminio, campeggiava una enorme scritta in bianco bordata in rosso con il suo nome. Paul Bocuse. Monsieur Paul, per tutti. A Torino festeggiamo e rendiamo merito al grandissimo chef francese con la manifestazione Bocuse d’Or, e la ricchissima sezione Off.  Per dare il giusto risalto alla sua cucina lo si è portato molto in alto. Nel ristorante più alto d’Italia. L’incantevole Piano 35. Qui un grande chef italiano, Marco Sacco, che ha conquistato e porta con invidiabile disinvoltura due stelle Michelin sulle spalline, e Due Forchette del Gambero Rosso, ha dato vita ad una serata in onore di Bocuse “interpretando i suoi piatti” come fosse una traduzione, un traghettare un mondo di qua delle Alpi.   Per chi ama le cose belle della vita, era il luogo e il momento da non farsi scappare per nessuna ragione al mondo. Ambiente rilassato e allegro, le luci del giorno che cedono alla sera attraverso le grandi vetrate per avvolgere la sala dentro un flou luminoso e discreto; personale gentilissimo, camerieri competenti, servizio raffinato e una serie di piatti che hanno qualcosa di proibito, di incantevole e che, accompagnati da champagne e vini ben accordati, aprono discorsi e pensieri di coinvolgente convivialità. Diviene quasi indelicato offrire sul piatto bianco della lettura, il ricco menù pensato dallo chef che arriva da Verbania. Ma nella tradizione letteraria francese, l’invidia è un ingrediente che ha insaporito mille romanzi.  Quindi eccolo: L’aperitivo ha le bollicine bionde dello Champagne Bauget-Jouette Extra Brut per stuzzicare, prima che in tavola arrivino le uova in camicia alla Beaujolaise, improvvisamente l’espressione essere nati con la camicia prende la consistenza della seta purissima, in abbinamento un Vette di San Leonardo 2017. Ora le cose si fanno serie, l’aspettativa sale finché i passi sicuri di un cameriere porgono sulla tavola i Gratin di Maccheroni con nel calice un Riesling 2015 in grado di sconfiggere ogni cattivo pensiero. La consistenza e il sapore del pollo della Bresse in fricassea con spugnole, che sono funghi piccoli e saporiti, è come se desse il via ad un “maestoso” per orchestra. Forse il piatto più complesso, più avventuroso che immaginiamo avrebbe regalato un sorriso soddisfatto a Monsieur Paul. In abbinamento c’era un San Leonardo 2011 di grande pienezza. Frastornati come dopo un lungo bacio inatteso alla Tarte Tatin con gelato non si è riusciti ad attribuire il giusto valore, anche se è stata in tavola giusto il tempo di una battuta salace, di una risata, di un piccolo racconto sulla leggendaria vita di Bocuse. La Stravecchia di San Leonardo invecchiata 5 anni avrebbe sciolto contegno e riservatezza anche ad un ufficiale di cavalleria inglese.  Invitato dall’organizzatore della serata Guido Barosio lo chef Marco Sacco ha preso posto, ha poggiato lievemente i gomiti sul tavolo e con pazienza e voce da clarino basso ha elargito qualche aneddoto di quando ragazzo bussò, senza preavviso, alla porta di Bocuse. Ma per sapere di più avreste dovuto esserci; gustare quei piatti, esagerare un po’ con i vini, per arrivare poi ai racconti, ai ricordi di Marco Sacco e finire a bagno in quell’atmosfera da Romanza per violino e orchestra Beethoveniana che solo l’ottimo cibo e la compagnia, persino se son giornalisti, può regalare. Alla morte di...

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Il volto di Torino Magazine in copertina per celebrare trent’anni di attività.

Pubblicato da alle 12:03 in Economia, Fashion, galleria home page, Pagine svelate | 0 commenti

Il volto di Torino Magazine in copertina per celebrare trent’anni di attività.

E’ dal 1998 che una testata racconta la città di Torino utilizzando un volto, una faccia, un viso di un persona nota dedicandogli lo spazio dell’intera copertina. Colto in primo piano, il personaggio, talvolta è capace di interpretare il momento, il carattere, l’indole, la natura di quella categoria sfuggente e inafferrabile che rappresenta la comunità dei cittadini di una piccola metropoli. Le foto rispettano il tratto individuale del prescelto e non trasformano mai le persone in personaggi, interpretando perciò al meglio la sottile diffidenza tipica del torinese che ama la ribalta per il tempo di un minuto per poi dedicarsi subito a cose concrete. Dietro a questa scelta c’è probabilmente molta della filosofia che guida una rivista al traguardo dell’età adulta: trenta primavere. Arrivandoci in piena salute, solida, apprezzata e vivace di curiosità leggera e  ben informata.    Per i suoi trent’anni cambia solo apparentemente modello e, in copertina mette se stessa. Fondo argentato, testo in rosso, anni di percorrenza in bianco in posizione centrale e 252 pagine di interviste esclusive e reportage con l’obiettivo di informare i torinesi, mostrando loro il meglio che Torino aveva e avrà da offrire. Uno storytelling corale che dal 1988 prosegue ancora oggi continuando ad animare e colorare il territorio. Dice il Direttore Guido Barosio “Se ci voltiamo indietro ad osservare il lavoro fatto non possiamo che farci prendere dall’emozione. Nelle nostre trentamila pagine abbiamo accompagnato la città nel suo cammino, abbiamo visto Torino trasformarsi e raccogliere tante sfide: le Olimpiadi, il Salone del Libro e quello del Gusto, i centocinquantanni dell’unità d’Italia, il rinnovamento urbanistico che oggi esibisce il grattacielo Intesa Sanpaolo, la nuova Porta Susa, la metropolitana e le OGR. E noi ci siamo stati sempre, abbiamo raccontato e abbiamo anticipatolo lo spirito dei tempi. Come quando Torino Magazine ha avvicinato la città a Expo 2015. Raccontare il patrimonio storico e culturale della città, documentare con attenzione il presente attraverso gli occhi dei protagonisti che nel corso del tempo si sono avvicendati tra le pagine e con questo spirito che oggi Torino Magazine si rivolge al futuro confermando il proprio legame con Torino.  Tiene a precisare Andrea Cenni, direttore editoriale della testata, «Questa è l’occasione per dire un grazie sincero a tutti i torinesi che in questi anni si sono ‘dati da fare’ in mille modi per questa città. sappiamo perfettamente che senza di loro Torino Magazine non sarebbe potuto esistere». Tornado ai volti che campeggiano le copertine di centinaia di numeri tornano in mente le parole di una canzone di Renato Zero che sembrano ben attagliarsi: Dietro questa maschera, c’è un uomo e tu lo sai! L’uomo di una strada che è la stessa che tu fai. E mi trucco perché la vita mia, non mi riconosca e vada via… Ogni giorno racconto la favola mia La racconto ogni giorno, chiunque tu sia… E mi vesto di sogno per darti se vuoi, L’illusione di un bimbo che gioca agli...

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Il Salone dell’Auto di Torino vince la grande pioggia. Al Parco del Valentino le auto dei sogni.

Pubblicato da alle 10:51 in Fashion, galleria home page, MotorInsider, Spettacoli, Università | 0 commenti

Il Salone dell’Auto di Torino vince la grande pioggia. Al Parco del Valentino le auto dei sogni.

È giunto alla sua IV edizione ma è già un successo al quale le case automobilistiche sembrano proprio non voler rinunciare. E insieme a loro nemmeno gli appassionati, i curiosi, gli interessanti a comprare un’auto nuova – beati loro che possono – che si aggirano numerosissimi tra i padiglioni. Tanto clamore ha portato, in questi seppur pochi anni, il Salone Parco del Valentino a ingrandirsi e “diffondersi” in praticamente tutto il centro di Torino, con sfilate, kermesse, iniziative dedicate non solo alle auto moderne e alle supercar ma anche ai modelli storici, i possessori dei quali sembrano partecipare con sempre rinnovato fervore. Il merito va soprattutto alla formula: nessun biglietto, nessuna coda ai botteghini, nessun parcheggio a pagamento (se non quelli ordinari della città) e nessuna struttura fieristica dove si sta assiepati come sardine e ti spennano per bere un caffè. Qui i padiglioni di esposizione – tutti uguali, semplicissimi, dove al centro dell’allestimento c’è prima di tutto la vettura – si dipanano tra le frescure e i monumenti del Parco del Valentino, storico polmone verde della città che, grazie anche a eventi del genere, si riprende un po’ dei suoi antichi fasti e si scrolla di dosso quella bruttissima fama che ormai ha di ricettacolo di malavita e violenza. Almeno per cinque giorni. Il circus è già cominciato ieri, 6 giugno, e andrà avanti fino a domenica notte. Dopo l’inaugurazione alla presenza dell’organizzatore di tutto, il vulcanico Andrea Levy, del neoministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, della sindaca Chiara Appendino e del presidente della regione Sergio Chiamparino, un bel giro fra i 70 stand è d’obbligo. Balza subito all’occhio la presenza in pompa magna del gruppo FCA, con la presenza di ben 3 supercar Ferrari, delle veloci Stelvio e Giulia Quadrifoglio e Veloce e della nuovissima – è svelata in anteprima assoluta proprio qui – Jeep Renegade, coinvolta da un poderoso restyling di metà carriera e portabandiera degli inediti propulsori turbobenzina da 1 e 1,3 litri (potenze tra i 130 e i 180 CV). Dalla Francia con furore lo stand di Peugeot, dove è presentata la nuova berlina-coupé 508, una vera sorpresa, un’auto straordinaria, a nostro avviso. Non mancano i “big” tedeschi: Mercedes con due stratosferiche AMG-GT in versione a 2 e 4 porte e con la Classe A, appena presentata (presa d’assalto dai giovani); BMW punta tutto sull’elettrico con la bella i8; Volkswagen va fuoristrada con la completa gamma SUV composta da T-Roc, Tiguan e il nuovissimo Touareg; Audi con le sportive. Dall’Asia approdano Kia e Hyundai con i loro modelli ibridi; Suzuki con la sportiva Swift Sport; Honda in grande stile con auto e moto; Lexus con i suoi SUV ecologici e puliti (è stata la prima ad equipaggiarli con motori ibridi); Mazda con la cattivissima MX-5 Yamamoto. Poi ancora Land Rover con un bel Range Sport, Jaguar con la I-Pace, la sua prima vettura totalmente elettrica, Tesla, Volvo, Pagani, McLaren, Bentley. Ma non ci sono solo i grandi nomi: numerose e graditissime le partecipazioni di aziende che lavorano al futuro dell’auto con concept e soluzioni innovative (Giugiaro, IED Torino, Spice-X, UP Design). Molto apprezzata la rassegna dei prototipi (40 in tutto) di designer che hanno fatto la storia dell’automobilismo: Pininfarina, Stola, Spada, Touring Superleggera e Bertone, con la presentazione di quattro bei prototipi della collezione ora...

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Archivissima. Nasce in sordina una manifestazione dal grande potenziale.

Pubblicato da alle 11:34 in Fashion, Mostre, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

Archivissima. Nasce in sordina una manifestazione dal grande potenziale.

Da oggi fino a venerdì, nella totale indifferenza un po’ di tutti, si terrà a Torino la prima edizione di una manifestazione interessantissima: “Archivissima”. Come dice la parola stessa che riprende le ben più famose e consacrate fiere d’arte che si tengono nella città sabauda, questa volta si parla di archivi i quali, non si possono comprare ma che aziende, associazioni, fondazioni, enti aprono al pubblico in maniera nuova, ossia dando accesso a documenti inediti e attraverso cui una storia si può approfondire e, scoprirla nell’interezza di tutti i suoi punti di vista: è infatti questo il grandissimo potere di un archivio, mettere a nudo ogni sfaccettatura possibile e permettere di ricostruire vicende spesso straordinarie.      L’iniziativa è stata concepita su tre direttrici principali: incontri, esperienze e contaminazioni. Gli interessati, dopo essersi registrati (obbligatoriamente) sul sito www.archivissima.it, possono scegliere fra laboratori, workshop, tavole rotonde, conferenze, tour in luoghi simbolo, seminari, panel, mostre temporanee, proiezioni, visite guidate e concerti, il tutto culminante ne La Notte degli Archivi di venerdì 8 giugno e assolutamente a ingresso libero. Variegatissima e davvero per tutti i gusti la proposta: si va dalla storia all’economia, dalla biblistica allo sport, dalla musica all’arte, dallo spettacolo all’artigianato, dalla letteratura e filosofia di genere alla sociologia, dalla scienza alla cucina, dall’industria all’agricoltura, dalla medicina alle nuove tecnologie. Il tutto in sedi esclusive e normalmente precluse al pubblico come gli archivi della Fondazione Alberto Colonnetti, della Mediateca Rai, del Fondo Tullio del Mauro, della Città di Torino, dell’Accademia delle Scienze, della Compagnia di San Paolo, di Stato di Torino, della Reale Mutua, del Centro Storico Fiat, solo per citarne alcuni. Numerosi gli ospiti che interverranno alla Notte dei Musei: Stefano Trinchero all’Archivio Storico Fiat, Piergiorgio Odifreddi all’Archivio Storico Italgas, Luca Beatrice al Centro Studi del Teatro Stabile, Luca Bianchini al FiorFood Coop, Andrea Scanzi alla Rai, Bruno Gambarotta su un tram Storico dell’ATTS-GTT (il programma completo sul sito).  L’evento, ideato e sostenuto da Promemoria e Archivissima, consta di partner importanti come Intesa San Paolo, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT, archivi storici TIM e SIAE, Reale Mutua, Lavazza, Italgas, FiorFood Coop, FCA Heritage, il quotidiano La Stampa, il magazine Archivio, GTT e la Scuola Holden. IN MOSTRA I BOZZETTI PER LE PUBBLICITA’ FIAT Una delle iniziative più interessanti all’interno del ricchissimo programma del quale abbiamo parlato, è stata presentata ieri al Centro Storico Fiat di via Chiabrera – antico stabilimento della fabbrica di automobili torinese – e si intitola “Dietro la Pubblicità”. È una bella mostra – possibile grazie alla sponsorship e all’interessamento di FCA Heritage, dipartimento del Gruppo dedicato alla valorizzazione del patrimonio storico industriale dei marchi Fiat, Abarth, Lancia e Alfa Romeo – di circa 1300 bozzetti presenti nel colossale archivio Fiat (ben 3 km di documentazione cartacea), per altro quasi completamente digitalizzati, che raccontano attraverso disegni, spesso vere e proprie opere d’arte, la storia dell’azienda ma anche le tecniche, le relazioni tra direzione, tecnici e pubblicitari per mettere in risalto questo o quel particolare, la ricerca di un linguaggio capace di colpire, di far leva sulla sfera emotiva e sublimare. Ed ecco allora sfilare sotto i nostri occhi tratti di autori che non hanno certo bisogno di presentazioni come Sironi, Romano, Codognato, Riccobaldi, Dudovich, Puppo. Si parte dai primi del Novecento con...

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I destini dell’Europa e dell’Italia in un convegno al Polo del ‘900 con la Fondazione Donat-Cattin

Pubblicato da alle 11:53 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Università | 0 commenti

I destini dell’Europa e dell’Italia in un convegno al Polo del ‘900 con la Fondazione Donat-Cattin

I destini dell’Europa e dell’Italia, sono stati oggetto di un progetto integrato del Polo del ‘900 a Torino, con il coordinamento della Fondazione Carlo Donat-Cattin, al quale hanno partecipato Bernard Guetta, Maurizio Cotta, Franco Chittolina e  Lucio Caracciolo, esperto italiano di geopolitica, direttore delle riviste “Limes” e docente all’Università Luiss di Roma.  Abbiamo chiesto a Lucio Caracciolo di aiutarci a capire meglio alcuni aspetti legati all’Europa, all’Italia e al Mediterraneo.   Quale sarà il futuro dell’Europa ? «Il punto è che l’Europa in senso compiuto resta largamente un’utopia, anzi stiamo assistendo a una compressione delle possibilità di realizzarla. Aumentano, invece, le possibilità che dentro l’Unione europea si creino delle sub-Europe omogenee più piccole, attorno a un Euronucleo a guida tedesca, fatto da Germania, Francia e da tutti i Paesi che economicamente ruotano attorno alla Germania stessa: dall’Olanda alla Danimarca, dalla Repubblica Ceca all’Austria». L’Italia come si colloca in questo processo? «Rischia ovviamente di non essere parte di questo gruppo, di restarne tagliata fuori.Accanto allafrattura tra Nord e Sud Europa, l’Italia è poi attraversata dalla frattura tra il suo Nord e il Sud, che a partire dalla crisi del 2008 non ha mai cessato di allargarsi. La politica italiana non se ne occupa. Dal punto di vista culturale non sembra attrezzata a comprendere questa fase, che del resto è piuttosto scioccante». Il rischio della frantumazione europea da che dipende? «L’Europa così come è oggi, è troppo larga per permettere una reale convergenza: ci sono differenze economiche, linguistiche, culturali, che ostacolano questo processo. In tale contesto si aprono, appunto, prospettive per la costruzione di mini-imperi, che vanno anche oltre i singoli stati nazionali. Le differenze pesano e l’Olanda è sicuramente più vicina alla Germania di quanto non lo possa essere Cipro». Che ruolo può avere il Mediterraneo? «Purtroppo non è e non è mai stato al centro dei nostri interessi come Paese. E invece avrebbe dovuto esserlo. Ma noi, i nostri interessi li facciamo sempre poco e male. La Cina, per esempio, sarebbe interessata all’Italia come hub lungo la via della seta, ma l’Italia non sta facendo proprio nulla in termini logistici e marittimi per poterlo diventare. E così per il Mediterraneo. Che è e resta il mare delle tragedie umanitarie legate alle grandi migrazioni». L’Europa che ruolo ha nella gestione di questa emergenza? «Nessuno. L’Europa non c’entra nulla, perché le politiche migratorie sono solo nazionali, dunque ciascun Paese si regola come crede e tutela unicamente i propri interessi nazionali. Così vediamo delle frontiere a Nord sempre più chiuse e delle frontiere a Sud sempre più permeabili». Luca...

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A Carmagnola il Mese della Cultura. Grandi mostre, musica, letteratura e gastronomia.

Pubblicato da alle 12:22 in .Arte, Eventi, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

A Carmagnola il Mese della Cultura. Grandi mostre, musica, letteratura e gastronomia.

Il 1 giugno inizia per la cittadina di Carmagnola un mese speciale. L’Assessorato alla Cultura della città ha organizzato “Il Mese della cultura”: un ricco calendario di eventi, per trasformare i fine settimana in una grande occasione per coinvolgere i cittadini, chiamare visitatori, offrendo mostre, musica, beni architettonici da scoprire e poi letteratura gastronomia il tutto a dimostrare, come se ce ne fosse bisogno, che la cultura può davvero rendere viva e dinamica una città.   Tra le molteplici offerte spicca una mostra di indubbio pregio, malgrado il nome scelto per promuoverla sappia di cantoria ottocentesca, che propone un ricco excursus di opere lungo epoche stili artistici diversi, che prende avvio dal XV secolo fino ai maestri del ‘900. Il mese della cultura non poteva avere miglior inizio che con la mostra Donne e Madonne nell’Arte dal XV secolo a oggi, organizzata dal Comune di Carmagnola e dall’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini”, la cui inaugurazione sarà venerdì 1° giugno e resterà aperta fino al 29 luglio nelle sale di Palazzo Lomellini nel centro di Carmagnola. Per il pubblico sarà una vera scoperta imbattersi in nella sezione chiamata Magnificat, un nome scelto per contestualizzare la raffinata raccolta di sculture di arte africana della collezione di Bruno Albertino e Anna Alberghina, che entreranno in dialogo con le opere di importanti maestri della pittura dal XV secolo a oggi sul tema universale della donna e della madre.   Le opere in mostra, individuate per qualità e pregio, sono prevalentemente lignee e risalgono ad un periodo che va dalla fine dell’800 alla prima metà del ‘900.  Appartengono a svariate culture dell’Africa occidentale e centro-equatoriale e compaiono in numerose pubblicazioni di settore. La donna riveste da sempre un ruolo fondamentale nelle società tradizionali africane. In tutte le civiltà l’evento della maternità è sacralizzato, spesso divinizzato, fino a diventare la metafora della genesi. Per magnificare questo gesto millenario l’artista africano, utilizzando infinite soluzioni formali, sa sempre sorprendere, esprimendo sentimenti e sensazioni frutto dell’amore materno. La figura femminile rappresentia uno dei cardini dell’iconografia africana come, peraltro, si osserva in tutte le arti figurative delle società umane. Tuttavia, l’Occidente ammira la scultura dell’Africa nera per la sua ricchezza stilistica e inventiva formale, perdendo di vista il valore rituale che essa ha, invece, per i popoli che la producono.  Si tratta, infatti, di oggetti di culto, creati per favorire il rapporto con il sovrannaturale.  E’ bene tenere sempre in considerazione questo aspetto per non osservare le sculture africane come mero oggetto di contemplazione. Il Sindaco Ivana Gaveglio, interpellato dal giornale per l’occasione, non nasconde la sua soddisfazione e la voglia di osare, proponendo un programma inedito, non scontato e in grado di adattarsi alle diverse sensibilità dei cittadini.   Ma ecco cosa ci riserva questo giugno carmagnolese dedicata alla cultura. “Portici da Leggere”: Fiera del Libro per gli appassionati della letteratura di ogni genere. Case editrici e librerie in esposizione, incontri con autori, concerti, visite alla scoperta dei beni culturali. Domenica 4 giugno, dalle ore 9,00 nel centro storico saranno protagonisti libri e scrittori. Sotto i portici di via Valobra, dalle 9,00 alle 19,00: mostra mercato del libro; nel centro storico, dalle ore 9,00 alle 12,00: celebrazioni per la Giornata della Marina. Nel pomeriggio, dalle ore 15,00 incontri con gli scrittori: presentazioni di libri e interviste agli autori; in piazza...

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Sebastião Salgado:colui che disegna con la luce. 200 scatti da vedere alla Reggia di Venaria Reale.

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Sebastião Salgado:colui che disegna con la luce. 200 scatti da vedere alla Reggia di Venaria Reale.

La Reggia di Venaria Reale nelle Sale dei Paggi ospita fino al 22 settembre l’ultimo grande capolavoro di Sebastião Salgado: Genesi. Documentario fotografico di un importante progetto iniziato nel 2003 e concluso del 2013.  Lunghi viaggi in giro per il mondo, anni di lavoro, di scatti fotografici per immortalare la natura millenaria, incontaminata, gli animali e gli uomini di un’età primordiale, presenti nella nostra epoca nella loro veste genuina, pieni di curiosità e di ricchezza originaria. In una corsa contro il tempo, emozionante, come il suo sguardo quando si posa sui luoghi delle foreste tropicali o dei deserti dell’America e dell’Africa, sui ghiacciai dell’Antartide o della taiga dell’Alaska. 200 scatti fotografici che raccontano il suo straordinario itinerario verso il cuore dell’uomo e della natura, alla ricerca di quell’infinito misurabile – dirà lui – che è possibile trovare nell’umanità rigenerata. Un reportage eccezionale di immagini quasi scolpite all’interno della prospettiva, attraverso il diaframma fotografico. Immagini rigorosamente in bianco e nero, perché il colore – afferma Salgado – è un elemento di disturbo. Impoverisce il racconto, toglie spessore ai sentimenti e alle emozioni, distrugge ciò che della forma è l’essenza: la sua completezza.  Le sue fotografie raccontano la bellezza del nostro mondo e il progetto Genesi manifesta un intento ben preciso: amare e salvaguardare il nostro pianeta, conquistare una nuova armonia con la terra e il tempo, tutelare un ecosistema che deve avere un futuro, nonostante i comportamenti irrispettosi dei suoi abitanti. Perché straordinario e unico. Un canto d’amore, quello di Salgado, per lenire le ferite della natura e per risvegliare in lui la voglia di vivere. Non è stato facile, soprattutto dopo il genocidio del Ruanda del 1994, riportato in tutta la sua crudeltà.  Salgado nel corso della sua carriera non si è risparmiato niente. Con determinazione e molto coraggio, attraverso una serie di reportage fotografici, ha immortalato le disumanità del nostro tempo: la siccità del Sahel, la guerra coloniale in Angola e Mozambico, la rivoluzione in Portogallo, il duro lavoro dell’uomo nelle miniere d’oro del Brasile o nei pozzi di petrolio del golfo Persico, alla scoperta di coloro che hanno costruito il mondo. Ogni sua foto è un grido di disperazione, una testimonianza di rara sensibilità espressiva. Una dura prova. Per cogliere e approfondire meglio il messaggio di Genesi è utile rivedere il film documentario Il sale della terra di Wim Wenders. Il regista, insieme al figlio di Salgado, Juliano è riuscito ad avere una prospettiva sul suo mondo interiore, a farlo parlare del suo lungo processo creativo ed artistico. Sebastião Salgado si racconta e cattura le figurazioni quasi inverosimili di soggetti che, disperatamente gridano tutta la loro umanità. Un viaggio desolante e toccante, che lo porterà alla disperazione, ma anche a nuove aspettative di vita e di lavoro. La mostra curata dalla moglie di Salgado, Lélia Wanick Salgado vuole rappresentare una possibilità di rinascita per tutti. Messaggio coinvolgente e genuino, di valore impareggiabile.   Maria Giovanna...

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Unione Musicale. Presentata la nuova stagione fatta di legami sotterranei da scoprire.

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Unione Musicale. Presentata la nuova stagione fatta di legami sotterranei da scoprire.

“La musica merita di essere la seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole del mondo“. Paul Carver   Dice Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell’Unione Musicale di Torino. Il successo costante che ha contrassegnato i concerti della passata stagione si è accompagnato a uno dei momenti più difficili, sotto il profilo economico, nella storia dell’Unione Musicale. Non ci rimane che auspicare che la relazione inversa che lega i due fenomeni possa trovare una lieta smentita, poiché anche la stagione 2018-2019 si annuncia come un florilegio delle migliori aspettative.  E questa premessa condensa il cahiers de doléances per quanto riguarda l’argent. Dopodiché c’è la stagione musicale e il suo contenuto. “Partiamo, anzitutto, dalle linee tematiche: ce ne sono di un po’ più nascoste, come quella che lega in modo sotterraneo vari concerti (in particolare quello di Benedetto Lupo) nel nome di Claude Debussy, nel centenario della morte, ma a dominare la programmazione sono i nomi di Beethoven, di Schubert e di Schumann. Del primo si conclude il ciclo dei Quartetti per archi, con la parte finale della magnifica prova che il Quartetto Casals sta dando in questo repertorio d’elezione per una formazione cameristica; poiché il 2020 sarà anno beethoveniano, cominciamo per tempo con Francesca Dego e Francesca Leonardi la serie dedicata alle Sonate per violino e pianoforte, innestata con altri programmi beethoveniani nel 2019-2020. La nostra “folle” Schubertiade, con l’esecuzione integrale degli oltre seicento Lieder, gira la boa di metà percorso, mentre prosegue l’ampio ciclo dei concerti dedicati alla musica da camera e per pianoforte di Robert Schumann, luogo ideale per la valorizzazione dei talenti più spiccati del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, nostro fondamentale partner nell’iniziativa. Piccolo ciclo a sé, quello delle Suites di Bach affidate a Massimo Polidori, oggi primo violoncello del Teatro alla Scala, a suo tempo studente proprio nel nostro Conservatorio. E concerto tematico a sé, quello di Emanuele Arciuli, all’interno del Festival cittadino legato alla rappresentazione del Wozzeck di Alban Berg. Il discorso di Pugliaro chiude così: “E poi ci sono gli interpreti “stellari”: alcuni nelle sale più capienti, Krystian Zimerman, Mischa Maisky, altri nell’amatissimo spazio del Conservatorio: Ottetto dei Filarmonici di Berlino, per l’inaugurazione, poi Daniil Trifonov, Joaquín Achúcarro, Leonidas Kavakos con Enrico Pace, Quartetto Belcea, in una lieta sfilata degli artisti più amati, secondo le nostre migliori tradizioni.” Quindi ricapitolando, centotrenta appuntamenti. Questa la ricca proposta dell’Unione Musicale per la Stagione 2018- 2019 che si articolerà in 58 concerti, 54 laboratori, 10 spettacoli per famiglie e 12 progetti speciali con protagonisti decine di artisti e di gruppi musicali, repertori variegati, dagli autori più classici alle rarità. Ecco chi ci accompagnerà nella nuova stagione: ● I PROTAGONISTI: Ottetto d’archi della Filarmonica di Berlino, Daniil Trifonov, Nuovo Trio d’Archi Italiano, Benedetto Lupo, Joaquín Achúcarro, Giovanni Puddu, Andrea Lucchesini, Quartetto Casals, Les Vents Français, Trio Wanderer, Krystian Zimerman, Cristina Zavalloni e Clara Ensemble, Fazil Say, Jan Lisiecki, Il pomo d’oro e Francesca Aspromonte, Emanuele Arciuli, Massimo Polidori, Leonidas Kavakos, Quartetto Belcea, Edgar Moreau con David Kadouch, Ensemble Zefiro, Francesca Dego e Francesca Leonardi, Trio Debussy, Quartetto Notos, Mischa Maisky con I Virtuosi Italiani. ● IL REPERTORIO Il cartellone si presenta anche per linee tematiche: il 2020 sarà anno beethoveniano, che festeggiamo per tempo principalmente con Francesca Dego e Francesca Leonardi, interpreti delle Sonate per violino e pianoforte e con la conclusione...

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Alfa Romeo fa sua la Mille Miglia. 1600 kilometri attraverso 90 borghi.

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Alfa Romeo fa sua la Mille Miglia. 1600 kilometri attraverso 90 borghi.

A metà strada tra l’happening glamour e l’esaltazione della storia della tecnica, la Mille Miglia 2018 ha avuto il pregio di riportare la storia indietro di 90 anni. Il risultato sportivo, legato alla precisione cronometrica della gara di regolarità ha infatti riproposto la tripletta di Alfa Romeo dell’edizione 1928, quando a vincere era stato Giuseppe Campari. Nel 1928, dunque,  il primo successo dell’Alfa Romeo alla Mille Miglia e nel 2018, in un’edizione da record con 450 equipaggi in gara,  tre Alfa Romeo ai primi tre posti: una conferma del legame indissolubile tra il brand e la più bella competizione automobilistica nel mondo.  Alfa Romeo dunque protagonista come festeggiata per la prestigiosa ricorrenza, in qualità di Automotive Sponsor e onorata dei maggiori tributi in Viale Venezia a Brescia: la Mille Miglia 2018 è infatti stata vinta dall’Alfa Romeo 6C 1500 GS Testa Fissa con equipaggio Tonconogy-Ruffini. Al secondo posto, a sole otto penalità di distanza dal vincitore, la stupenda 6C 1500 Super Sport del 1928, carrozzata dagli Stabilimenti Farina. È un vettura ufficiale della collezione FCA Heritage, normalmente in mostra presso il Museo Storico Alfa Romeo, e guidata da Giovanni Moceri con il co-driver Daniele Bonetti. Al terzo posto, l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato, condotta dall’equipaggio Vesco-Guerini. Al di là del risultato agonistico resta la valenza turistica di un evento che richiama nel nostro Paese tanti stranieri, che rimangono affascinati nel percorrere le strade, spesso secondarie, che permettono di scoprire un’Italia ancora più autentica di quella dei normali circuiti turistici. La stessa Alfa Romeo, e per ripercorrere le altre tappe più significative della storia del brand alla Mille Miglia, ha creato il progetto “Alfa Romeo: la Mille Miglia in 90 luoghi“. La Mille Miglia è da più di novant’anni la massima espressione della passione per le quattro ruote. È nata nel 1927 come una gara in linea con partenza e arrivo a Brescia dopo un passaggio a Roma e la risalita lungo la penisola, per un totale di 1600 chilometri, equivalenti appunto a mille miglia imperiali. Nel 1928, durante la seconda edizione, Alfa Romeo vinse la classifica individuale e quella a squadre, portando al traguardo tutte le otto vetture con le quali si era schierata al via. Per festeggiare il novantesimo anniversario del primo di una lunga serie di successi è nato il progetto “Alfa Romeo: la Mille Miglia in 90 luoghi“, che consente di ripercorrere le tappe più significative di una storia irripetibile attraverso novanta scatti dei luoghi più emblematici. Luoghi ed episodi che hanno segnato la lunga storia di Alfa Romeo alla corsa automobilistica più famosa del mondo, attraverso i quali estendere la passione dai modelli leggendari alla produzione attuale. La mostra virtuale è visibile su https://alfaromeo-90places-millemiglia.com/. R.V....

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La delegazione torinese della Fondazione Veronesi al suo terzo charity event per l’oncologia pediatrica.

Pubblicato da alle 13:29 in EATpiemonte, Economia, Eventi, Prima pagina | 0 commenti

La delegazione torinese della Fondazione Veronesi al suo terzo charity event per l’oncologia pediatrica.

La Responsabile della Delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi, Adele Artom, ha mostrato ancora una volta il suo impegno nei confronti dell’oncologia pediatrica, organizzando la terza edizione della cena di gala torinese. L’evento di raccolta fondi si è tenuto nella serata di mercoledì 16 maggio presso il Castello di Rivoli, in Piazzale Mafalda di Savoia a Rivoli, e la giornalista Cristina Parodi è stata la conduttrice della serata.   “L’annuale cena di raccolta fondi rappresenta un evento importante perché i torinesi dimostrano con la loro partecipazione di essere legati alle iniziative di Fondazione e soprattutto perché i fondi sono destinati a Gold for Kids, il progetto a sostegno dell’oncologia pediatrica. L’anno scorso abbiamo finanziato la creazione di una rete di collegamento tra presidi territoriali e centri per l’oncologia pediatrica mentre quest’anno la sfida è avviare un protocollo internazionale di cura sulla leucemia linfoblastica acuta. Sono progetti ambiziosi che però grazie alla generosità dei torinesi potranno trovare una realizzazione. La delegazione si occupa anche della prevenzione nei giovani e per questo abbiamo fatto un incontro divulgativo con studenti degli ultimi anni dei licei. Altrettanto importante è stato l’incontro sui vaccini e quello relativo alle dipendenze. La nostra delegazione è molto attiva su molti fronti ed io sono una convinta sostenitrice delle idee del grande Professor Umberto Veronesi e tutte noi della delegazione di Torino speriamo di poter realizzare, almeno in parte, alcuni dei suoi meravigliosi sogni” – ha affermato Adele Artom, Responsabile della Delegazione di Torino, in occasione della annuale cena di raccolta fondi.     Per maggiori informazioni è possibile contattare la Delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi all’indirizzo email:...

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Collage digitali evocano antiche Presenze. Una mostra al Blah Blah per recuperare memoria.

Pubblicato da alle 12:54 in Mostre, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Collage digitali evocano antiche Presenze. Una mostra al Blah Blah per recuperare memoria.

Al Blah Blah di Torino un allestimento fotografico che prende spunto dagli oggetti abbandonati trovati nei primi mesi dell’occupazione della Cavallerizza Reale di Torino. S’intitola “Presenze” la mostra di Sandra Assandri e Marilena de Biase, attualmente in corso proprio negli spazi della Cavallerizza (nell’ambito della rassegna Here) e, dal 25 Maggio al 5 giugno, al Blah Blah. Le tavole digitali create da Sandra Assandri e Marilena de Biase, evocano storie passate, relazioni, emozioni, sentimenti: una sorta di museo immaginario  che prende vita dagli oggetti abbandonati (o persi) e dalle verosimili storie che agli stessi possono collegarsi .​ Il vecchio oggetto si presta a raccontare la vita interiore di chi lo ha usato. E’ testimonianza residua di relazioni familiari o sociali, conserva memorie implicite di conoscenze, pensieri, eventi​,​ emozioni e le ripresenta in modo metaforico, ribadendo la sua fisicità.  Quello proposto e’ un itinerario a-cronologico, che tenta di ricostruire la complessità della realtà apparsa a chi, nel 2014, visitava questo luogo suggestivo e diventa -al tempo stesso- una meditazione sulla caducita’ delle cose, sulla​ impermanenza, sulla​ memoria  -che va preservata- sull’ identita’. Nel realizzare questi collage digitali Sandra e Marilena​ ​hanno tenuta alta l’attenzione sull’esistenza di dinamiche di genere e sui condizionamenti culturali che avevano segnato la vita di chi aveva abitato tra queste mura (dinamiche richiamate, per esempio, dal ritrovamento di centrini di pizzo e di medaglie militari). Dalle autrici arriva anche un​’ ​invito implicito al superamento delle gerarchie e dei ruoli di genere, nell’ottica di una nuova capacità propositiva che faccia riferimento a valori quali accettazione, cura, cooperazione. Giuseppe De...

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Dove ci condurrà il Torino Danza Festival ? Forse fin dove finisce l’amore.

Pubblicato da alle 13:39 in .Arte, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

Dove ci condurrà il Torino Danza Festival ? Forse fin dove finisce l’amore.

Conducimi alla tua bellezza con un violino infuocato Conducimi oltre il panico finché non sarò al sicuro Sollevami come un ramoscello d’ulivo e sii la colomba che mi riporta a casa Conducimi fin dove finisce l’amore Dance me to the end of love Ispirato e da una delle ultime e bellissime canzoni del grande Leonard Cohen il Torino Danza Festival 2018 si appropria del titolo Dance me to the end of love, per la stagione che si terrà dal 10 settembre fino al primo di dicembre. Diretto da Anna Cremonini, conferma la vocazione internazionale del Festival con la presenza di grandi maestri provenienti da tutto mondo e attenzione all’italia per offrire agli spettatori uno spaccato della migliore e più interessante coreografia contemporanea e per scoprire nuove tendenze e linguaggi in continua evoluzione. Con 18 spettacoli, 34 rappresentazioni, 10 prime nazionali, 6 coproduzioni, 16 compagnie ospitate provenienti da 8 diverse nazioni  (Canada, Belgio, Burkina Faso, Francia, Grecia, Israele, Italia, Svezia) il Festival mette la danza al centro; come terreno di contaminazione, di sperimentazione e dialogo di linguaggi diversi che attraversano trasversalmente i differenti ambiti della creazione contemporanea. L’edizione 2018 si aprirà con un’importante anteprima, realizzata in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino  in prima nazionale (unica data italiana – Fonderie Limone Moncalieri 17 – 18 maggio, ore 20.45), di Betroffenheit creato dalla coreografa Crystal Pite e dall’attore drammaturgo Jonathon Young, entrambi canadesi. Betroffenheit, con la coreografia e la direzione di Crystal Pite, è un esempio di fusione di danza e teatro contemporanei che lega la Stagione di prosa del Teatro Stabile con l’anteprima del Festival. Lo spettacolo è presentato con il sostegno dell’Ambasciata del Canada in Italia. L’inaugurazione di Torinodanza sarà al Teatro Regio il 10 settembre, alle ore 20.00, in prima italiana, con due diversi spettacoli a firma Sidi Larbi Cherkaoui, Noetic ed Icon, entrambi prodotti da GöteborgsOperans Danskompani, il corpo di ballo dell’Opera della città svedese di Göteborg che da anni sta costruendo un repertorio tra i più interessanti in Europa. Con questo debutto si suggella una collaborazione con Sidi Larbi Cherkaoui, che sarà “artista associato” del Festival Torinodanza, dunque presente con una propria produzione nei prossimi tre anni di programmazione. Sostiene Anna Cremonini, «Forte della convinzione  che la danza oggi costituisca uno dei linguaggi più all’avanguardia dell’arte performativa, un Festival può proporsi come una galleria d’arte, in cui artisti e spettatori si interrogano sui grandi temi del nostro presente. Torinodanza è la nostra sede espositiva privilegiata in cui perdersi in un labirinto di emozioni e sentimenti. Il cammino prossimo del Festival Torinodanza è quello delle incursioni multidisciplinari, dell’interrogarsi sulla funzione e il ruolo della rappresentazione del corpo e del gesto nella società moderna. Oggi, in una qualsiasi giornata, ognuno di noi viene colpito da messaggi di ogni forma e natura, parole, gesti, suoni, azioni, immagini. Il mondo è di per se stesso translinguistico e multiforme: il palcoscenico può e deve intercettare la natura della comunicazione e la trasversalità della società ipertestuale. Privilegiare le forme di composizione che accolgono le istanze del mondo in trans-mutazione ci sembra pertanto un atto doveroso, necessario, denso di connotazioni politiche e di rilevanza sociologica. Osservare, captare, scrivere sul palcoscenico le grandi domande che la modernità ci impone, sintetizzarle in un progetto culturale è un obiettivo che un’istituzione pubblica deve porsi per statuto e...

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Torinesi illustri. Un convegno all’Università ricorda la figura di Donato Bachi.

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Torinesi illustri. Un convegno all’Università ricorda la figura di Donato Bachi.

Era la fine giugno del 1999 quando nacque la Fondazione Fabretti Onlus, per iniziativa dell’allora presidente della  Società per la Cremazione di Torino, Luciano Scagliarini, che riuscì a sensibilizzare gli enti locali e le università piemontesi e a coinvolgerli come soci fondatori dell’istituzione nascente. Tra le molteplici attività chela fondazione svolge vale segnalare il seminario previsto per giovedì 24 maggio, che si terrà nel Dipartimento di Lingue e letterature straniere e culture moderne, nella Sala Lauree di Via Verdi, 10 Torino dedicato alla figura di un torinese illustre: Donato Bachi. Dedicata all’impegno politico e sociale della famiglia Bachi (Donato, Emilio e Guido), la Fondazione Ariodante Fabretti ha bandito nel 2017 un’apposita borsa di studio. Al seminario parteciperanno relatori dell’Università di Torino, il prof. Alessio Bottai, che traccerà una breve biografia di Bachi sottolineando alcuni aspetti del suo impegno sociale e politico, il prof. Marco Scavino parlerà del socialismo e il ruolo che il PSI ebbe a Torino fino al 1925, il prof. Marco Miletto dell’associazionismo laico torinese e in particolare di quelle associazioni di cui Bachi fu il fondatore e l’animatore come per esempio l’Università popolare, il prof. Marco Novarino parlerà dell’ambiente anticlericale e cremazionista e farà un accenno alla comunità ebraica. Il seminario organizzato da Socrem Torino e dalla Fondazione Fabretti, sarà un incontro di studio aperto a tutti e intenderà fare il punto ed esplorare gli ambiti politici, sociali e culturali che videro protagonista Donato Bachi.   Ma chi era e quale fu la storia di Donato Bachi ? Bachi naque l’11 marzo 1866 a Torino. Avvocato, tra i più noti socialisti torinesi fino all’avvento del fascismo, è tra i fondatori dell’Istituto Case Popolari e, con Pio Foà, dell’Università Popolare di Torino in cui riveste la carica di presidente; per lunghi anni è anche presidente dell’Istituto Cesare Lombroso di Torino. Per tre legislature viene eletto consigliere comunale per il Partito Socialista di Torino ed è una delle firme più ricorrenti nella stampa socialista; collaboratore del «Il Popolo d’Italia», giornale mussoliniano, fonda inoltre con Camillo Olivetti il giornale «Tempi Nuovi», la cui sede è presa d’assalto nel 1925 dagli squadristi fascisti. È arrestato più volte durante gli anni del regime e nel 1940 viene condannato al confino prima a Rocca di Mezzo e poi a Macerata Feltria. Per sottrarsi alla deportazione in Germania trova rifugio nella casa di cura diretta dal medico Carlo Angela, in cui rimane fino a Liberazione avvenuta. Di religione ebraica, Donato Bachi muore a Torino il 23 febbraio 1952 all’età di 85 anni. Socio della Società per la Cremazione di Torino sin dal 1906, appartiene ad una famiglia di lunga tradizione cremazionista e suo figlio sarà presidente della società tra il 1961 e il 1990. La sua salma è cremata il 25 febbraio e le ceneri deposte nella tomba di famiglia del Cimitero israelitico di Torino. Amico fraterno del presidente della Repubblica Luigi Einaudi, come figura importante dell’antifascismo torinese la città di Torino lo ha inserito nella toponomastica dedicandogli una...

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Dal rogo al culto. Il film di Bertolucci torna restaurato per un “Ultimo tango”.

Pubblicato da alle 19:25 in Eventi, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Dal rogo al culto. Il film di Bertolucci torna restaurato per un “Ultimo tango”.

Ultimo tango a Parigi, anche al Cinema Massimo il capolavoro restaurato di Bernardo Bertolucci. Furono 132 minuti trascorsi a Parigi nel 1972 , musicati da Gato Barbieri, fissati su pellicola da un 31enne coraggioso che aveva ingaggiato un attore 49enne che si pensava ormai in ritiro e una giovane bruna dalla bellezza strepitosa, con una parte dei dialoghi usciti dalla penna di Alberto Moravia e la fotografia curata da un vincitore di tre premi Nobel, Vittorio Storaro, a finire sul rogo. Bruciato dalla censura italiana. Il regista, Bernardo Bertolucci subì una sentenza per offesa al pudore, con perdita dei diritti civili per cinque anni. Solo nel 1987 il film fu riabilitato e, superate le accuse di oscenità, venne messa in risalto la drammaticità esistenziale, celata dietro l’erotismo esplicito. Dopo la presentazione in anteprima mondiale al Bif&st – Bari International Film Festival, torna al cinema in versione restaurata Ultimo tango a Parigi, in esclusiva al Cinema Massimo nella versione originale, senza tagli, con i sottotitoli in italiano, mai vista prima in Italia. Il capolavoro del maestro Bernardo Bertolucci, che è stato ospite di recente al Museo Nazionale del Cinema nell’ambito della rassegna Un giorno tutto questo. Il cinema del Salone OFF, sarà proiettato in sala il 21, 22 e 23 maggio, alle 16.00, 18.30 e 21.00. Il film  fu candidato a due premi Oscar e Nastro d’Argento per la miglior regia e segnò un’intera generazione, oggi considerato un vero cult. Alla sua presentazione americana, il 14 ottobre del 1972, il film fu definito da Pauline Kael del New Yorker “una pietra miliare nella storia del cinema”, ma colpì così profondamente gli spettatori, da generare entusiasmo ma anche sconcerto e accesi dibattiti con furiose polemiche. Il restauro è stato realizzato da CSC-Cineteca Nazionale in collaborazione con Grimaldi Film Productions e Metro-Goldwyn-Mayer Studios, con la supervisione di Vittorio Storaro (per l’immagine) e di Federico Savina (per il suono) che ha curato la colonna sonora originale in cui Marlon Brando e Maria Schneider, nei loro dialoghi, alternano l’inglese e il francese, dando senso anche ad alcuni giochi di parole....

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Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Salone Internazionale del Libro di Torino.

Pubblicato da alle 10:43 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Salone Internazionale del Libro di Torino.

Salone Internazionale del Libro di Torino Il tempo della lettura: un tempo per la vita. Regolare il tempo o renderlo eterno. Immergersi per sfuggirne o lasciarsi rapire dalla potenza evocativa della parola scritta. Formare la propria identità, la propria costruzione morale o ideologica. Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Leggere per sognare, attraversare miriadi di mondi fantastici che pesano sul cuore come palle infuocate di gioia e dolore, di speranza e rassegnazione, di paura e di angoscia. Non posso vivere senza libri, dirà Thomas Jefferson, perché la lettura aiuta a vivere, respirare, viaggiare, amare, ritrovare se stessi. Un libro, qualsiasi libro o quel libro è sempre una realtà molto attraente, alquanto stuzzichevole che intrica il lettore in ogni singola sequenza narrativa per poi perderlo tra le parole e le immagini di un senso o non-senso. Non ha importanza. L’importante è leggere. Talvolta, come afferma Virginia Woolf, il paradiso è questo: leggere continuamente, senza fine. Il corpo ne ha bisogno, come l’anima, lo spirito, la mente, il cuore.  Il Salone Internazionale del Libro di Torino anche quest’anno è diventato una vera e propria fucina di idee. E non c’è stato momento migliore per chiudere gli occhi e immergersi nei meandri delle leggi delle parole e dei suoni, per ascoltare pensatori e scrittori che si sono confrontati con il pubblico, in un crescendo di domande e curiosità, di bisogni condivisi, di emozioni rivelate, di passioni raccontate. Un sogno ininterrotto, un momento magico, un viaggio strepitante attraverso la buona editoria, un incontro etereo ed eterno con molti autori italiani e stranieri, quelli che contano e quelli in erba, tutti accomunati dal gusto della scrittura e dalla passione per la lettura. 144 mila visitatori! Un bilancio sorprendente che descrive la crescente e spettacolare informazione della kermesse torinese. Disaffezione per la lettura? Dai risultati raggiunti non sembra. Molti i giovani presenti e interessati a scoprire il potenziale divulgativo, incommensurabile della comunicazione editoriale. Tanti, troppi forse gli incontri a tema, tutti invitanti e coinvolgenti. Pezzi unici e singolari, così come il pubblico e le forti emozioni provate. Un modo per valorizzare il patrimonio del sapere, della conoscenza, delle diverse identità culturali, dei tanti valori universali. Un elogio, quello del Salone Internazionale del Libro, al libro stesso. Quel compagno di vita, quell’amico che ci segue da sempre, ovunque andiamo, che dà senso allo scorrere del tempo o al valore della storia. Ogni libro è un regalo, frutto di una riflessione, di un’emozione, di un crescere insieme. Sprigiona odori,colori, ricordi, personalizza esperienze sensoriali, immagini, sofferenze, consolazioni. Un omaggio alla lettura, dunque, la grande iniziativa torinese, un omaggio che custodisce le memorie degli uomini e accresce il valore della conoscenza e del cambiamento. Perché ogni libro possiede una qualità intrinseca, inimitabile: dà valore a chi lo legge… Maria Giovanna...

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[ Non ] Capire il Paesaggio. Un convegno tra Università di Torino e l’Industrial Landscape Biella

Pubblicato da alle 14:01 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, galleria home page | 0 commenti

[ Non ] Capire il Paesaggio. Un convegno tra Università di Torino e l’Industrial Landscape Biella

La Compagnia di San Paolo ha lanciato una linea di finanziamento per progetti proposti da gruppi di studio delle Università piemontesi che abbiano potenziali ricadute di interesse sul territorio piemontese o sue parti. Una valente opportunità per le unità di ricerca dell’università, in perenne fame di risorse ; e forse anche un’occasione di riscatto per i frequentatori di materie considerate normalmente troppo astratte e distanti dalle esigenze che animano la società fuori dalle mura dell’accademia. E’ così che un gruppo di filosofi estetici e teorici dei media, capeggiato dal professor Federico Vercellone, ha elaborato  « ILaB – Industrial Landscape Biella ».   Trattasi di un progetto interdisciplinare che ha come obiettivo di studiare i processi di identità e di reciproco riconoscimento alla luce delle loro tracce sul paesaggio. Già la filosofia politica si occupa di identità e di riconoscimento, in termini di conflitto tra forze sociali, di riconoscimento dei diritti e di istituzioni, etc. La novità del progetto ILaB è doppia. Da una parte, esso si propone, sotto il profilo teorico, di legare il dibattito sul riconoscimento (i cui riferimenti sono Habermas, Honneth, Ricœœur) allo stato sesibile dei luoghi. Profondi cambiamenti economici, sconvolgimenti occupazionali, ma anche evoluzioni demografiche, religiose e culturali possono mettere in crisi i rapporti di reciproco riconoscimento interni a una comunità, nonché la percezione di sé e del proprio luogo di appartenenza nel contesto di un mondo che cambia troppo rapidamente. Lo studio estetico interviene a questo punto, nella misura in cui è in grado di cogliere, nelle trasformazioni sensibili del paesaggio, nelle sue ferite e cicatrici, nelle tracce di ciò che c’era e non è più e nei segnali di ciò che potrebbe essere, ma non è ancora, lo stato di un’identità culturale e i suoi orizzonti di possibilità. La seconda novità è rappresentata dal fatto che questo studio teorico viene svolto in concomitanza con un lavoro di campo, svolto da un assegnista di ricerca. L’obiettivo è quello di comprendere le trasformazioni del paesaggio attraverso le interpretazioni che ne danno gli attori che ogni giorno hanno a che fare con esse. Sono stati intervistati per ora una quindicina tra istituzioni pubbliche, rappresentanze sindacali e datoriali, fondazioni culturali e associazioni informali. La prima restituzione del lavoro svolto finora si terrà durante il convegno « (NON) capire il paesaggio », che si terrà il 25-26 maggio presso la sede di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, nell’ambito della manifestazione artistica da quest’ultima organizzata: « Arte al Centro ». Il convegno presenta un parterre di relatori di primo livello, dal notissimo antropologo Marc Augé al celebre studioso dei media Peppino Ortoleva, dallo studioso di public management alla Bicocca Giorgio Bigatti al professore di meccanica applicata dell’Istituto Superiore Sant’Anna Massimo Bergamasco, dallo stesso Federico Vercellone alla docente di storia del cinema Chiara Simonigh, i quali si alterneranno tra la mattina del 25 e la mattina del 26. Il pomeriggio del 25, invece, sarà svolto nella forma di tavoli di lavoro, aperti a tutti, in cui in particolare gli attori e stakeholders locali saranno invitati a ragionare insieme su un obiettivo pratico comune : la realizzazione di un itinerario turistico di patrimonio industriale, la messa in rete degli archivi tessili, la demolizione intelligente di capannoni abbandonati inutilizzabili sono solo alcuni esempi che saranno sottoposti alla pubblica discussione. Il convegno, aperto al pubblico, rappresenta una sfida per pensare in modo proattivo il cambiamento...

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Quale ruolo hanno i Festival di Fotografia? Se ne discute da Spacenomore, organizza ArtPhotò.

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Quale ruolo hanno i Festival di Fotografia? Se ne discute da Spacenomore, organizza ArtPhotò.

“Festival di Fotografia” Persuasivi esempi italiani Mercoledì 16  maggio  intorno alle 18.30 nella sede di Spazio Spacenomore, nella corte interna di Palazzo Graneri della Roccia -Via bogino 9 si terrà un incontro organizzato da ArtPhotò sul ruolo che hanno oggi i festival nella valorizzazione della fotografia. Due relatori d’eccezione affronteranno il tema. Alberto Prina, in qualità di coordinatore del Festival della Fotografia Etica di Lodi e Lorenza Bravetta , consigliere del Ministro Franceschini, per affrontare il tema del ruolo e del contributo che hanno oggi i festival nella valorizzazione della fotografia. Il festival di  Lodi, ormai riconosciuto a livello internazionale, si contraddistingue dagli altri festival per mettere in evidenza la fotografia come strumento di sensibilizzazione su tematiche sociali, antropologiche e ambientali, in grado di parlare alla gente proprio con l’immediatezza tipica del linguaggio fotografico. Altrettanto significativa l’esperienza di Lorenza Bravetta come portatrice di suggestioni provenienti da alcune delle più interessanti realtà nazionali e internazionali per mettere a fuoco la vera identità di un festival. Tra le domande che a cui si cercherà di rispondere c’è sicuramente, quali requisiti deve avere un festival per essere considerato tale? Quale capacità può avere un festival nel saper far rete con il sistema della fotografia e della cultura? Come trovare occasioni per integrare sempre di più il nostro Paese, proprio sotto il profilo culturale, con il sistema Europa, attirando competenze ed energie presenti in altri paesi e favorendo così una più larga circolazione delle idee e della crescita della fotografia?    L’ingresso è libero e aperto a tutti. Ancora. Per gli appassionati, ci sarà un corso per conoscere una delle antiche tecniche fotografiche di stampa: la cianotipia. A partire da un negativo digitale, realizzato dagli studenti dell’Istituto Bodoni Paravia, si realizzeranno cianotipi seguendo il processo della stampa a contatto. Il laboratorio è realizzato dall’Istituto Bodoni Paravia e da Giorgio Stella del Gruppo Rodolfo Namias. Il workshop si replica alle 16.00 e ogni ora successiva fino alle 19.00 – ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ON LINE A QUESTO LINK ...

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