Torino per il turista

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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

Informazioni turistiche
Le informazioni di interesse per i turisti che vogliono visitare la città: come arrivare, dove alloggiare, cosa vedere e altri utili suggerimenti. Il sito è consultabile in otto lingue

In Piemonte, In Torino

Il portale degli eventi culturali in Piemonte e a Torino: mostre, musica, cinema, teatro, danza, eventi speciali: tutti gli appuntamenti del territorio in cinque lingue per programmare la vostra visita.

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Le foto di Giles Duley all’Emergency Infopoint di Torino. Identificazione di una ferita.

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Le foto di Giles Duley all’Emergency Infopoint di Torino. Identificazione di una ferita.

Si può guardare attraverso una ferita ? Cosa è dato vedere e cosa succede se si sceglie quel particolare punto d’osservazione. A spiegarlo senza la necessità di utilizzare le parole ci ha pensato un fotografo inglese, Giles Duley. Il suo lavoro, un controllato e anti-sensazionale bianco e nero di forte impatto emotivo, sarà a Torino dal 19 gennaio al 2 febbraio presso la sede di Emergency in Corso Valdocco 3. Ventisette fotografie di medio formato squarciano come un taglio la realtà drammatica della città di Mosul in Iraq.   La mostra racconta la guerra vista da vicino e le immagini sono impregnate di una vicinanza che non è solo fotografica, è compartecipazione e documento. Dalla loro intensità, sospesa tra arte e storia, prende forma un racconto che invita a riflettere sulla fotografia come atto di civiltà. Nel febbraio del 2017 Giles Duley aveva visitato i progetti di Emergency in Iraq, dove per dare assistenza ai feriti in fuga dalla città, aveva riaperto un ospedale costruito nel 1998 e affidato poi alle autorità locali nel 2005. Lì, in 7 mesi di attività, Emergency aveva assistito oltre 1.400 vittime di guerra. Deley vi giunse con l’incarico di documentare cosa stava succedendo a Mosul, in questa dichiarazione è concentrato tutto lo sgomento dell’artista. “In passato ho parlato di come, anche in queste situazioni, io abbia sempre cercato di trovare un barlume di speranza da fotografare, come una risata o l’amore di una famiglia. Ma quello che ho visto a Mosul mi ha spiazzato. Ho capito che a volte un’immagine simile è impossibile da trovare” racconta Giles Duley. La mostra che arriva a Torino dopo aver ricevuto consenso a Milano  porta come titolo “Iraq. Una ferita aperta” e Deley, nato nel 1971 a Londra, ben conosce di cosa è fatta una ferita. Dopo aver passato anni a immortale rock star, il suo scatto a Marylin Manson rimane tra i più noti, nel 2011, mentre era in Afghanistan, perse entrambe le gambe e il braccio sinistro a seguito dell’esplosione di una mina. I medici gli dissero che non avrebbe mai potuto tornare a lavorare. Dopo 18 mesi era di nuovo in Afghanistan, con una troupe per girare il documentario Walking Wounded: Return to the Frontline in cui visita il Centro chirurgico di Emergency di Kabul.   L’Infopoint è lo spazio culturale dell’associazione Emergency in cui, attraverso le attività e gli eventi che ospita, viene promossa la cultura di pace di cui l’associazione è espressione nel mondo attraverso il suo operato umanitario. Emergency Infopoint Torino    T. 0114546456 C.so Valdocco 3 –...

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Il Parlamento Europeo a portata di app. Nasce la Citizens’App.

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Il Parlamento Europeo a portata di app. Nasce la Citizens’App.

Da oggi, è disponibile una nuova applicazione mobile, progettata dal Parlamento Europeo, per aiutare i cittadini a scoprire ciò che l’UE ha fatto, sta facendo e intende fare. Con uno sguardo alle prossime elezioni europee, la Citizens’ App consente a tutti, ovunque, di verificare i risultati raggiunti dall’UE, i lavori in corso, gli obiettivi futuri e di spiegare il ruolo del Parlamento europeo. L’applicazione dà accesso a informazioni e iniziative organizzate per argomento e per località. Può essere personalizzata ed è disponibile in ventiquattro lingue. La Citizens’ App può essere scaricata gratuitamente dall’App Store e da Google Play. Ma a cosa serve questa applicazione, arrivata a dire il vero con un ritardo considerevole. La Citizens’App permettere di sapere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l’Unione Europea per i suoi cittadini.Ma a cosa serve questa applicazione, arrivata a dire il vero con un ritardo considerevole. La Citizens’App permettere di sapere cosa ha fatto, sta facendo e intende fare l’Unione Europea per i suoi cittadini. Da qui si verrà a conoscenza degli eventi, delle iniziative locali e nazionali su 20 diversi temi/argomenti. Permetterà di accedere a contenuti multimediali come video, podcast e presentazioni, filtrare le ricerche e visualizzare i risultati su una mappa. Con una funzione ad hoc si potrà adattarla ai propri interessi personali, come aggiungere eventi al proprio calendario personale, recensire le iniziative utilizzando lo strumento di feedback, ricevere notifiche sui temi di interesse personale, condividere le iniziative sui social media, via e-mail o SMS, e soprattutto visualizzare i risultati nella lingua UE di preferenza L’app consente inoltre di accedere facilmente ai dati del sito web “Cosa fa per me l’Europa“, progettato per mostrare l’impatto dell’UE sui cittadini. Speriamo ci sia anche un tasto per saldare questo piccolo continente alle sue prerogative...

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Riapre la Chiesa del S. Sudario una perla nel cuore di Torino.

Pubblicato da alle 11:06 in D'Uomo, Eventi, Prima pagina | 0 commenti

Riapre la Chiesa del S. Sudario una perla nel cuore di Torino.

Nel cuore della città antica, a due passi da porta palazzo, sulla via che fu governata spiritualmente dai domenicani per Ottocento anni, rinasce la Chiesa del Santo Sudario. Un intervento importante che ridona alla città della Sindone un luogo di culto e di arte. E’ una delle perle  della Torino barocca che sorge all’incrocio tra via Piave e via San Domenico, nell’area dei Quartieri Militari della città settecentesca. Costruito nel Settecento, precisamente tra il 1734 e il 1764, è legata alla Confraternita del Santo Sudario ed è proprio la seconda sede di questa realtà con alle spalle oltre 420 anni di vita (è stata fondata nel capoluogo piemontese nel 1598) e che al suo interno conserva opere d’arte di inestimabile valore, mentre nella cripta è allestito il celebre Museo della Sindone. A fare gli onori di casa sarà Gianfranco Favarato, presidente della Confraternita del SS. Sudario, proprietaria della chiesa. Tra gli invitati presenti all’incontro le rappresentanti delle dieci restauratici del Centro Conservazione e Restauro della Venaria Reale che ha condotto gli interventi di recupero delle inquadrature “trompe l’oeil” firmate dal veneziano Pietro Alzeri e del dipinto al centro della volta: la Trasfigurazione di Cristo, realizzato nel 1734 dal pittore piemontese Michele Antonio Milocco.  A spiegare il valore artistico e culturale del progetto Stefano Trucco, presidente del CCR e gli esponenti degli enti sostenitori del restauro che hanno sostenuto l’opera di restauro con quasi 100 mila euro di investimenti: Giovanni Quaglia, presidente di Fondazione CRT, Laura Fornara, vice responsabile dell’Area Arte, Attività e Beni Culturali della Compagnia di San Paolo, mentre Carlo Piccolo del Niaf (National Italian American Foundation di Washington), ha inviato una lettera di felicitazioni per la positiva conclusione dell’opera. Gli approfondimenti sui restauri saranno a cura di Valeria Moratti, storico dell’arte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città di Torino e di Michela Cardinali, direttore del Laboratorio di restauro del Centro Conservazione e Restauro della Venaria. Un intervento sulla storia della chiesa, è stato realizzato da Gian Maria Zaccone, direttore del Centro Internazionale di Sindonologia, ente che da 50 anni segue le ricerche scientifiche sulla Sindone e che è anche responsabile della conduzione scientifica del Museo della Sindone. Ora la Chiesa potrà tornare a servizio delle funzioni religiose e degli incontri dei Confratelli del SS. Sudario. Ma l’intenzione è quella di estenderne la fruizione alla città, con calendari di mostre, conferenze e concerti. Il primo della serie sarà quello in programma proprio l’11 gennaio, alle 21. Organizzato dal’Associazione Musicaviva – presidente e direttore artistico Daniela Costantini – il concerto è un estro poetico armonico sui Salmi di Benedetto Marcello e sarà eseguito da Soli, Coro e Camerata strumentale di San Pancrazio sotto la direzione di Bruno Bergamini. Luca...

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Gipo Farassino ritorna in un film. La sua Torino tra biografia e racconto.

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Gipo Farassino ritorna in un film. La sua Torino tra biografia e racconto.

L’anno che si è appena concluso ha finalmente rivalutato l’ultimo grande artista di Torino con un film documentario presentato l’anno prima al Filmfestival: “Gipo, lo zingaro di Barriera”. Dopo la proiezione con Farassino, significativamente interpretato da Luca Morino, cantante dei Mau Mau, torinesissimo gruppo rock- folk, che lo chansonnier scomparso quattro anni fa avrebbe definito “di seconda generazione”, a qualche spettatore è venuto in mente  Pier Paolo Pasolini.  Allo stesso modo la figura del vissuto “barrierante” traspare dalle pagine della biografia scritta dal giornalista Maurizio Ternavasio e pubblicata dalla dinamica casa editrice di Boves, Araba Fenice: un artista a tutto tondo, forse multimediale, se non fosse che lui odiava i computer. I suoi figli erano, oltre ai Mau Mau, i Subsonica, i Perturbazione e gli El Tres e persino i rockettari dell’underground subalpino che intonavano sulle sue melodie “Lega la Lega”, alludendo alle sue prese di posizione politiche.  Perché Gipo era un poeta dal cuore enorme e dunque gli stessi che lo criticavano hanno plaudito alla subitanea decisione della Regione Piemonte di intitolargli la riva destra dei Murazzi del Po (la sinistra porta il nome del suo antesignano Fred Buscaglione). Tutto il libro di Ternavasio è volto a ricostruire la complessa personalità di Gipo Farassino e porta come sottotitolo “Vita, storie e canzoni”. Nelle librerie lo si trova negli scaffali del settore “Spettacoli” accanto ai volumi strenna su Freddie Mercury e Fabrizio De Andrè, genovese e amico di Gipo, ma definito da Ternavasio più borghese. Lo chansonnier torinese, invece, era nato in una casa di ringhiera in piena Barriera di Milano, come ricorda “El 6 ed via Coni”, la sua canzone più famose insieme a “Serenata ciocatona” e a “Sangon Blues”, che l’autore non ritiene di dover mettere in grassetto al pari delle altre composizioni, talmente radicate nell’immaginario collettivo piemontese. Suo padre era un carabiniere ucciso dai partigiani perché ritenuto erroneamente fascista. La  figliola maggiore Valentina ricorda che ogni 25 aprile, la festa della Liberazione, il padre artista era sempre malinconico.  Quando non era ancora arrivato al successo in giro per il mondo suonando nelle kasbah del Medio Oriente, nelle bidonville del Sud America e sui transatlantici. Paradossalmente la svolta per la sua poesia dialettale che già aveva incantato avvenne con il teatro. Il suo talent scout fu il regista Massimo Scaglione, marito della prima ballerina del Regio, Loredana Furno, le cui parole sono più volte riportate nel libro per mettere in evidenza che l’accoppiata era vincente: irruento Farassino, riflessivo Scaglione.  Da allora i paragoni per l’attore di Barriera di Milano, ma soprattutto di Porta Pila, i paragoni si sono sprecati. E’ stato paragonato a Eduardo De Filippo e a Erminio Macario. Ma le sue interpretazioni erano quanto mai originali: a differenza dei due predecessori, le sue battute non volevano solo far ridere, ma anche far riflettere sul senso della vita in una periferia dove “il sole non scalda mai”, ovvero non mette allegria. Le uniche distrazioni in questo mondo operaio erano le cene in trattoria, le sbronze nelle piole e i balli a palchetto. In quelle scene era proprio a suo agio perché Gipo era anche guascone nella vita con il suo sigaro in bocca e davanti una bottiglia di Grignolino. Uomo colto conosceva bene Calvino, Steinbeck, Miller e aveva letto pure Kant. Con Bersezio e Pinin Pacot...

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Un Giardino di Plastica fiorisce sul palco della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

Pubblicato da alle 12:33 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Un Giardino di Plastica fiorisce sul palco della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

Alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani,  Domenica 13 gennaio ore 16.30 ci sarà lo spettacolo Giardini di Plastica, pensato da Cantieri Teatrali Koreja con la regia Salvatore Tramacere. Tra gli altri,  Giovanni De Monte, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic Luci Mario Daniele. Uno spettacolo che cattura gli sguardi, lascia la fantasia libera di correre a briglia sciolta. Chi decide di subirne l’incantesimo, si prepari a un viaggio sorprendente alla scoperta di mondi magici dove colori, luci e suoni assecondano i suoi desideri. Mondi a sé, ciascuno con le proprie meraviglie, dove si possono incontrare extraterrestri, samurai, fate, angeli…Dove c’è posto per i ricordi, i sogni, le emozioni. Di grande impatto visivo, le scene suggestionano anche chi bambino non è più, grazie all’originalità delle trovate e alla forza evocativa di certe immagini. Tubi, abiti, copricapo, materiale povero e riciclato di vario genere che grazie all’uso fantasioso delle luci si trasforma fiabescamente in immagini, visioni strampalate e buffe, quadri plastici di un movimento della fantasia. Non c’è in ballo una vera e propria storia che non sia quella inventata, lì al momento, dai tre attori in scena con le loro trasformazioni. E la plastica?...

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La “Notte Nazionale del Liceo Classico” guarda oltre. Una serata aperta a tutti per fare scuola.

Pubblicato da alle 11:08 in DOXA segnalazioni, Eventi, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

La “Notte Nazionale del Liceo Classico” guarda oltre. Una serata aperta a tutti per fare scuola.

Venerdì 11 Gennaio per sei ore, dalle ore 18 alle ore 24, si potrà tornare a lezione, senza timori di brutti voti, presso il Liceo Classico e Musicale C. Cavour di Corso Tassoni 15, dove si terrà la quinta edizione della “Notte Nazionale del Liceo Classico”. Nata nel 2015 da un’idea del prof. Rocco Schembra, del Liceo “Gulli e Pennisi” di Acireale (CT), la Notte si arricchisce di anno in anno di Licei aderenti (quest’anno 433 in tutta la penisola), di partenariati e di attività, che vedranno protagonisti gli studenti, gli ospiti e il pubblico. Un appuntamento costruito in sinergia da docenti e studenti nei mesi scorsi, con grande energia e spirito di collaborazione; un modo diverso di “fare scuola”, che dà a tutti la possibilità di lavorare con intensità e gioia, e di mettere a frutto in modo creativo il lavoro quotidiano, con la consapevolezza che il liceo classico non è la scuola delle lingue morte, ma luogo di riflessione civile, di coinvolgimento e di crescita personale, il luogo in cui non ci si ferma alle apparenze e si costruisce il futuro. La lunga serata del Cavour sarà, come di consueto, caratterizzata da numerosi brevi interventi (letterari, teatrali, musicali, coreutici, multimediali) gestiti dagli studenti, che si affiancheranno a quelli degli ospiti, con l’obiettivo di cercare una chiave di comprensione del presente e del futuro, ma attraverso l’esplorazione del passato, per “Guardare oltre”, come recita il titolo scelto per la kermesse di quest’anno. I vari contributi porteranno oltre le apparenze, i muri geografici e temporali, aprendo quegli orizzonti e quel panorama mozzafiato che il liceo classico è ancora in grado di dipingere. Ospite lo storico Alessandro Barbero che verrà intervistato dagli studenti, guidati da Donatella Andriolo attraverso un percorso enogastronomico nell’antico Egitto, si verrà condotti da Euripide, Shakespeare e dai grandi delle letterature di ogni tempo ad esplorare l’uomo, ci chiederemo se “il viaggio è più importante della meta” grazie a un dibattito tra studenti, con l’aiuto di una giuria di ospiti illustri e del pubblico, protagonista anche di un quiz, con dolci premi realizzati dagli allievi all’interno di un progetto della scuola.  Partner della manifestazione il Club di Cultura Classica “Ezio Mancino” (clubculturaclassica.it), che ha collaborato attivamente all’organizzazione dell’evento, e l’Istituto Peano, che con il suo percorso Audio&Musica fornirà servizi di elettronica per lo spettacolo. L’ingresso è libero e gratuito; prevista una diretta streaming realizzata da un gruppo di allievi del progetto di comunicazione. Pier...

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

Città Metropolitana di Torino Ricorre il 7 gennaio l’anniversario della nascita della fotografia, presentata il 7 gennaio del 1839 all’Accademia francese di Scienze dallo studioso François Arago. Nella biblioteca di storia e cultura del Piemonte, a palazzo Cisterna, la Città metropolitana di Torino conserva alcune fotografie storiche di particolare pregio grazie al patrimonio custodito nel cosiddetto “Fondo Parenti”, il fondo del bibliofilo e scrittore Marino Parenti, acquistato dall’allora Provincia di Torino nell’ormai lontano 1966: la sezione fotografica è particolarmente interessante, contiene materiali notevoli, in particolare ritratti e vedute del milanese Luigi Sacchi (1805-1861), celebre incisore e illustratore dedicatosi alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento alla fotografia nella versione calotipica diffusa dal Talbot. Luigi Sacchi percorse tutta l’Italia fotografando monumenti e vedute del nostro paese e raccogliendo il materiale nei complessivi fascicoli dei Monumenti, vedute e costumi d’Italia (1852-55). Parte di questo materiale è stato oggetto di un restauro nel 1998 da Sandra Petrillo con una delicatissima operazione, ma molto resta ancora da fare: proprio nei mesi scorsi la Città metropolitana di Torino ha concordato il restauro di 5 fotografie storiche con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” che ne farà oggetto di studio e lavoro per i propri allievi....

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Il nuovo anno del Carignano gioca le sue carte. Sul tavolo verde Fëdor Dostoevskij.

Pubblicato da alle 16:58 in galleria home page, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Il nuovo anno del Carignano gioca le sue carte. Sul tavolo verde Fëdor Dostoevskij.

Martedì 8 gennaio, alle ore 19.30, al Teatro Carignano debutta Il Giocatore, opera tratta da Fëdor Dostoevskij, nell’adattamento di Vitaliano Trevisan, con la regia di Gabriele Russo. Lo spettacolo sarà interpretato da Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Chiara Aversano, il disegno luci di Salvatore Palladino e i movimenti scenici di Eugenio Dura. Il giocatore, è stato prodotto da Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e Teatro Stabile di Catania, resterà in scena al Carignano per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale fino a domenica 20 gennaio. La grande letteratura si fa teatro con una regia a cavallo tra passato e presente, il vizio per la roulette trova corrispondenza nell’attuale ossessione compulsiva per il videopoker. Nella originale riscrittura di Vitaliano Trevisan, romanziere e drammaturgo vicentino (sceneggiatore e protagonista dell’acclamato film di Matteo Garrone Primo amore), il protagonista de Il giocatore Aleksej Ivànovic e il suo autore, Fëdor Dostoevskij, sono la stessa persona. Una coincidenza di ruoli sottolineata dalla regia dai toni pirandelliani di Gabriele Russo: «Una circolare dissolvenza in cui Aleksej si trasforma nello scrittore russo e viceversa».  Nella fittizia città termale di Roulettemburg, tra dramma e commedia, amore e casinò, Aleksej/Dostoevskij compie la sua parabola di “gambler” incallito (con i proventi del libro, come noto, l’autore pagò i suoi debiti di gioco). Il romanzo analizza la passione compulsiva per l’azzardo in tutte le sue forme, mettendo a fuoco le varie tipologie di giocatori, dai ricchi nobili europei ai poveretti che puntano, e perdono, tutti i loro averi. Con un allestimento privo di connotati temporali, la regia multimediale di Gabriele Russo abbatte le barriere tra le epoche e fa vivere il capolavoro di vita nuova. I giocatori di Dostoevskij rimandano così ai pensionati o ai ragazzi di periferia di oggi, che bruciano i loro pochi averi nella febbre compulsiva per il...

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Il senso di Mahler per le sinfonie. La Kremerata Baltica con Mario Brunello all’Auditorium del Lingotto.

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Il senso di Mahler per le sinfonie. La Kremerata Baltica con Mario Brunello all’Auditorium del Lingotto.

Auditorium Giovanni Agnelli di Torino Sarà interamente dedicato al grande Gustav Mahler, con pagine cameristiche originali e adattamenti per orchestra da camera di grandi capolavori sinfonici la serata di mercoledì 19 dicembre all’Auditorium Giovanni Agnelli di Torino. Protagonista della serata non poteva che essere una formazione che nell’esplorazione di sentieri poco battuti trova uno dei punti cruciali della propria vocazione: torna infatti a esibirsi sul palco la Kremerata Baltica, insieme al suo fondatore e mentore Gidon Kremer e uno stuolo di interpreti d’eccezione a cominciare dal grande violoncellista italiano Mario Brunello. Il programma della serata prende il via con l’esecuzione del Quartettsazt [Movimento di quartetto] in la minore per pianoforte, violino, viola e violoncello; unica composizione da camera originale dell’autore, fu scritto a Vienna durante gli studi di composizione in Conservatorio. Oltre a Gidon Kremer al violino e Mario Brunello al violoncello, l’organico sarà completato dalla bravissima Kristina Anusevičiūtė, prima viola della Kremerata Baltica e dal pianista Michail Lifits, vincitore nel 2009 del Concorso Busoni e da allora nome ricorrente nelle principali stagioni internazionali. Con il brano successivo si intraprende il viaggio nel mondo degli adattamenti mahleriani, cominciando dall’Adagio della Decima Sinfonia, qui proposto nell’arrangiamento per soli archi di Hans Stadlmair, in cui Gidon Kremer prenderà per mano la sua formazione in veste di primo violino concertatore. La scrittura della Decima Sinfonia iniziò nell’estate del 1910, ma la morte dell’autore, sopraggiunta nel maggio dell’anno successivo, lasciò incompiuto questo testamento sinfonico che secondo gli appunti lasciati da Mahler si sarebbe dovuto articolare in cinque movimenti. L’Adagio, concepito come primo tra questi, fu l’unica sezione dell’opera che si avvicinò a un grado di compiutezza tale da essere successivamente incluso nella pubblicazione degli Opera omnia dell’autore.     Nella seconda parte della serata a salire sul podio sarà Mario Brunello, che da alcuni anni ha affiancato alla sua prevalente attività violoncellistica quella di direttore, per una versione per voce e orchestra da camera della Quarta Sinfonia. Contrariamente alla prescrizione originaria che prevede l’impiego di un soprano, sarà la voce bianca del tredicenne britannico Freddie Jamison a intonare i versi del Lied Das himmlische Leben (La vita celestiale), tratto dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo), su cui è basato l’ultimo tempo di questa Sinfonia scritta tra il 1899 e il 1901. Solista nel Trinity Boys Choir della Trinity School di Londra, Freddie Jamison è apparso in produzioni operistiche al Festival di Glyndebourne, alla Royal Opera House di Londra e come solista al Royal College of...

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Il bib bab del “Duca” per una sera scalda l’inverno. A Giaveno la Filarmonica Jazz Band.

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Il bib bab del “Duca” per una sera scalda l’inverno. A Giaveno la Filarmonica Jazz Band.

Impossibile trattenersi dall’alzarsi in piedi e tenere il ritmo ieri sera al Santuario del Selvaggio sopra Giaveno con il Secondo concerto sacro di Duke Ellington eseguito dalla Filarmonica Jazz Band.  Lo facevano anche i non più giovanissimi nei banchi in prima fila e alla fine è sembrato che il Bib Bap del “Duca” sia durato un amen, invece che un’ora e mezza.  Giacomo Bottino, direttore artistico della Fondazione Pacchiotti della cittadina ai piedi della Valsusa, ha nuovamente scelto la musica giusta per riscaldare gli animi in questa fredda domenica prenatalizia. Lui è la vera anima della Fondazione che ha portato al Duomo di Torino l’attore Andrea Giordano per la messa in scena di “Assassinio nella cattedrale” del poeta americano Thomas Sterner Elliot, ripreso non solo dalla Rai, ma anche nella cappella della giavenese Villa Pacchiotti. E chissà che Bottino, poliedrico drammaturgo, non ripercorra le orme del suo amico Davide Livermore, regista dell’ “Attila, con cui la Scala di Milano ha aperto la stagione? Chiesa stracolma per questa originale composizione di Ellington commissionatagli negli anni Sessante dalla Cattedrale di San Francisco: non un semplice gospel, ma vero e proprio jazz con tanti strumentisti che solo le capacità di orchestrazione di un grande compositore nero potevano rendere appropriata a una celebrazione liturgica. In prima fila il presidente della Fondazione, Ermete Varrons che ha lasciato introdurre l’esecuzione alla giovane vice predidente Concetta Zurzolo. Questa è stata, poi, diretta magistralmente dal maestro Sergio Chiricosta che poco ha lasciato all’improvvisazione dell’orchestra, lasciando più spazio alle voci jazz del coro, coordinato dalla giovane Marta Lauria che si è specializzata a Boston, la big band ha fatto risuonare le volte del Santuario, illuminato all’esterno con giochi di luce da far invidia alle Luci d’artista del capoluogo. Allo stesso tempo stupisce il dono gratuito sia in senso lato (il concerto è costato pochissimo), sia figurato (il significato del nella cultura afromericana è profondo) che la Fondazione Pacchiotti ha fatto ai residenti e ai turisti che tornavano dalla montagna. Stupenda la loro intonazione dell’evocativo pezzo Freedoom e augurale il bis con la canzone White Christmas/Sing Sing. Pure le condizioni metereologiche sono state clementi, visto che dopo un risveglio con la neve, i fiocchi si sono rivisti quando il concerto era già finito da mezz’ora. Benvenuti i concerti gratis sotto Natale, ma una prova così perfetta è stata data probabilmente solo un paio di anni fa all’Auditorium del Lingotto da Luigi Einaudi che alle sue armonie aveva apportato giovani voci gospel. Un’altra scenografia simile è la cappella juvarriana di Sant’Uberto al primo piano della Reggia di Venaria, già teatro ci concerti jazz. Il riferimento è d’obbligo perché all’esterno è posta  la Passione scolpita  dal giavenese Luigi Stoisa, nato proprio nella frazione Selvaggio di Giaveno. E si può dire che anche Duke Ellington  come lui abbia scolpito una melodia immortale e sacra con i ritmi della musica afroamericana per eccellenza. Amedeo...

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Leonardo Da Vinci est toujours à la mode. Il Codice sul volo farà decollare la città.

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Leonardo Da Vinci est toujours à la mode. Il Codice sul volo farà decollare la città.

Vorticano come libellule attorno a quel girasole di genio che fu Leonardo Da Vinci gli eventi per celebrare i cinquecento anni dalla sua nascita messi in programma dalla Città di Torino insieme ai Musei Reali, alla Regione Piemonte e alla Fondazione Torino, il tutto è inserito dentro comitato istituito dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, chiamato a valutare le iniziative da promuovere nel 2019 per ricordare questo grande artista del Rinascimento. Con l’azzeccato titolo “Leonardo Da Vinci. Disegnare il Futuro”, si apriranno le molte iniziative e l’occasione di rivedere i meravigliosi e delicatissimi 33 centimetri per 21 del volto di Leonardo. E proprio legata a questo celebre autoritratto, dove il Maestro scelse di presentarsi più vecchio del momento in cui lo dipinse ma più vicino all’aspetto dei grandi filosofi ellenici, è l’immagine guida delle celebrazioni. Il disegno a sanguigna del volto in primo piano e sullo sfondo un immaginario profilo della città con la mole Antonelliana, appoggiato su uno sfondo giallo mostarda non propriamente esaltante è il “visual” pensata dal Teatro Stabile di Torino dove per visual s’intende un’immagine promozionale, una cartolina. Molti appuntamenti sono già stati calendarizzati ed altri in via di definizione, tra questi spicca l’esposizione ai Musei Reali di Torino che partirà il 15 aprile fino al 14 luglio 2019. Oltre cinquanta opere tra cui il prezioso nucleo di tredici autografi di Leonardo e il prezioso Codice sul volo degli uccelli, custodito dal 1893 presso la Biblioteca Reale di Torino. Alla Pinacoteca dell’Accademia Albertina ci saranno un ciclo di appuntamenti per collegare i cartoni di scuola gaudenziana e il rinascimento piemontese. A Palazzo Cavour si assisterà alla mostra ‘Leonardo da Vinci – Tesori Nascosti’, in programma dal Periodo 9 febbraio al 12 maggio 2019. Nelle celebrazioni saranno coinvolti il Castello di Rivoli, il Giardino Botanico Rea di Trana, la Biblioteca Nazionale, Fondazione Luigi Firpo, il Museo Nazionale del Cinema e tantissimi appuntamenti ancora in via di definizione. Leonardo inventò delle macchine per il volo fantastiche, ispirandosi attraverso lo studio del volo degli uccelli e delle libellule, l’auspicio è che queste celebrazioni riportino a guardare Torino e di conseguenza a trovare la capacità creativa di farla volare alto, rendendola una delle mete turistiche culturali più importanti grazie a Leonardo certamente ma non solo a lui. Il patrimonio di bellezze che la città custodisce, con la tipica discrezione sabauda, non ha nulla da invidiare alla sgargiante Milano o ad altre poli d’attrazione...

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Scienza e arte alleate per un futuro più sostenibile con InBetween all’Environment Park.

Pubblicato da alle 15:18 in Eventi, Innovazione, Prima pagina, Università | 0 commenti

Scienza e arte alleate per un futuro più sostenibile con InBetween all’Environment Park.

Due mondi opposti che si attraggono: scienza e arte saranno protagonisti indiscussi a “InBetween” mercoledì 12 dicembre, a partire dalle 17 presso l’Environment Park, il Parco scientifico tecnologico di Torino focalizzato sull’ambiente sito in via Livorno 6o. Un evento aperto a tutti, per conoscere e condividere esperienze. Il primo passo di un percorso partecipato verso l’immaginazione di un futuro economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. L’appuntamento InBetween punta infatti ad aprire un dialogo tra il mondo scientifico e quello artistico e creativo. Aziende e start up legate al Polo d’innovazione Clever, gestito e coordinato da Environment Park e da sempre concentrato nel creare soluzioni innovative in campo ambientale, si confrontano con il mondo accademico-scientifico dell’Università degli Studi di Torino, del Politecnico di Torino e con quello accademico-artistico e creativo dell’Accademia Albertina e di altre realtà innovative del territorio. Tre momenti di dialogo incentrati su società, economia circolare e ambiente, in cui gli esperti attiveranno un confronto aperto e ricco di spunti creativi. Ai talk saranno alternate performance di video-arte e da un’esposizione di lavori video degli studenti dell’Accademia Albertina sugli SDGs (obiettivi di sviluppo sostenibile proposti dall’ONU) e sull’idea di futuro sostenibile.  La serata si chiuderà con una tavola rotonda incentrata sull“Utopia sostenibile”. Questo primo incontro attiverà un percorso che si concluderà nel maggio 2019 in concomitanza con il Festival per lo Sviluppo Sostenibile. InBetween nasce dalla collaborazione tra greenTO (associazione che promuove la sostenibilità ambientale), il collettivo IF – Immaginare il Futuro (nato nel 2018 dall’Accademia Albertina di Torino per promuovere e sensibilizzare un futuro sostenibile attraverso l’arte e l’innovazione tecnologica) e il Polo d’innovazione Clever, uno dei 7 Poli di Innovazione della Regione...

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Non sarà necessario essere propriamente dotti, medici o sapienti per non lasciarsi sfuggire la possibilità, per affrettarsi a vedere, andare a conoscere ed apprezzare “Colore e Magia”, una mostra di  livello internazionale del pittore bielorusso, naturalizzato francese e d’origine ebraica,  Marc Chagall, quella che  si protrarrà ad Asti sino al 3 febbraio 2019 nella sede della Fondazione di Palazzo Mazzetti. Basta recuperare un po’di fantasia, guardare con l’occhio tenero del nostro bambino interiore, attingere dai ricordi fra quelle emozioni universali riemergenti, per esser catapultati in quel “ suo ed un poco nostro”, mondo surreale ed onirico, oscillante tra il vero ed il sognato. Quello che consente a meravigliose creature fiabesche e circensi: il mago, le caprette, i violini, i fiori, una coppia di sposi, e noi con loro, di librarsi poeticamente nel cielo in assenza di gravità ed in cui il tema amoroso sempre presente nei suoi quadri, costituisce l’anello di congiunzione, il comune denominatore. La potenza del colore superando i contorni dei corpi, trasfigurando la forma per espandersi sulla tela, così il tratto infantile, primitivo, tipico della pittura russa del primo novecento, pur essendo influenzata dall’avanguardia dell’epoca, (fauvismo, cubismo, surrealismo) “smarginando” i confini non solo, del reale, finisce per consegnare alla sua visione, un’espressività interpretativa, personalissima ed unica, inequivocabilmente riconoscibile.   E’ davvero una mostra corposa e completa, quella allestita per l’occasione a Palazzo Mazzetti, promossa da Fondazione Asti e Musei, unitamente a Cassa di Risparmio di Asti, al Comune e con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.   Pensata da Dolores Duran Ucar, curatrice indipendente e critica d’arte, la mostra, dopo la tappa coreana al museo di Seoul e l’indiscusso successo, presenta ben 150 opere, tra dipinti, disegni, acquarelli e incisioni, alcune raramente uscite dalle collezioni private, tra queste, il famoso “Le coque violet” Il gallo viola, scelto per l’occasione, come emblema della mostra. Il percorso di visita, suddividendosi in piu’ sezioni ripercorre in un arco temporale che va dal 1925 al 1985 tutta la vita del pittore in una traiettoria umana ed artistica molteplice, fatta di sogni, di favole, di religiosità, di simbolismo ebraico, di spensieratezza parigina, e nel mezzo, la fuga dalla roboante discesa, gli orrori della guerra a frantumare l’incantesimo, la palla di vetro, a far piovere bombe, non fiocchi di neve, sulla tela. L’arte dovrebbe essere la rappresentazione di una prerogativa universale, Chagall sa rappresentare a pieno titolo un tratto di universalità, per riconoscerlo occorre una certa attitudine a riconoscere lo splendore in un magma di pigmenti colorati. Eva Gili...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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Tema del concerto: l’inganno. L’Orchestra Filarmonica di Torino gioca con Casadesus e Mozart.

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Tema del concerto: l’inganno. L’Orchestra Filarmonica di Torino gioca con Casadesus e Mozart.

La stagione “OFT Airlines” vede protagonisti del concerto di martedì 4 dicembre 2018, ore 21 al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino l’Orchestra Filarmonica di Torino, guidata dal maestro concertatore Sergio Lamberto, storica spalla di OFT, ed il violinista Marco Rizzi, tra i musicisti italiani più apprezzati.  Tema del concerto l’inganno, che porta l’ascoltatore in un mondo di specchi ed illusioni. D’altro canto, François de La Rochefoucauld sosteneva già nel 1600 che gli uomini non vivono a lungo in società se non si ingannano reciprocamente. Un pensiero che ritroviamo appieno in Marius Casadesus, compositore che ha attraversato il Novecento e che divenne universalmente noto quando il suo nome venne associato al concerto Adélaïde, inizialmente attribuito, per un gioco di inganni voluto proprio da Casadesus, a Wolfgang Amadeus Mozart. Una illusione svelata solo alcuni decenni dopo la pubblicazione dell’opera, quando nel corso di una causa Casadesus ammise di esserne il vero autore. E come in un gioco di specchi, all’Adélaïde di Robert Casadesus seguirà una vera composizione di Mozart, il Concerto n. 1 in si bemolle maggiore per violino e orchestra K 207, che si ritiene essere stato composto nel 1775 e che si contraddistingue per la ricchezza delle idee melodiche. In chiusura, l’Orchestra Filarmonica di Torino, eseguirà la Sinfonia n. 44 in mi minore Hob.I:44 di Haydn, databile nel 1772 e conosciuta come Trauer-Symphonie, Sinfonia funebre, perché si sosteneva che il compositore desiderasse l’esecuzione del movimento lento durante il suo funerale. Vero oppure falso, l’inganno è nella vitalità che sprigiona quest’opera, dagli alti momenti di virtuosismo e con alcuni passaggi di raro incanto. Il concerto di dicembre, così come ogni concerto della stagione, verrà aperto dalla lettura, a cura dell’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e della Scuola Teatro Sergio Tofano, di un breve ed emozionante testo scritto per l’occasione dal giornalista Lorenzo Montanaro. La forma impossibile Casadesus si nasconde per anni dietro la maschera di Mozart. Haydn, per fargli dispetto, sceglie per il proprio funerale una sinfonia stracolma di vita.  E il vero Mozart – che non ha bisogno di maschere – illumina gli altri due con il suono di un violino. Sono maglie di una rete in cui si rimane impigliati: un triangolo quadrato, un labirinto magico, una forma impossibile.  Un lungo, segreto, affascinante inganno. (dal testo di Gabriele Montanaro)   La Stagione 2018-2019 vede una nuova organizzazione degli appuntamenti del cartellone.  L’impostazione tripartita – prova di lavoro, prova generale, concerto – resta confermata, così come i concerti in Conservatorio Verdi (Piazza Bodoni, Torino) che continueranno a tenersi come da tradizione il martedì sera.  Cambiano invece giorni e orari della prova di lavoro e della prova generale. Le prove di lavoro, che danno la possibilità al pubblico di osservare l’orchestra mentre mette a punto ogni dettaglio del concerto, sono infatti previste quest’anno la domenica alle ore 10 a +SpazioQuattro (Via Gaspare Saccarelli 18, Torino). Le prove generali, diversamente dal passato, si tengono il lunedì alle ore 18.15 al Teatro Vittoria (Via Gramsci 4, Torino). Si tratta di uno spericolato “volo di collaudo” in un giorno e in un orario inusuali, e ad un costo contenuto, che ha l’obiettivo di favorire la partecipazione di un pubblico sempre più eterogeneo all’uscita dal lavoro o, per i più giovani, al termine delle lezioni universitarie. Per rendere l’esperienza ancora più emozionante, come in una sorta di check-in, due...

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Mano, pennello, carta, acqua e pigmento sono l’essenza di una bellezza raffinata e difficile come quella dell’acquarello, fatto da un colore limpido, una luce che emerge dal bianco del foglio, una forma precisa e un tratto pensato. Questa tecnica antica e affascinante è ben rappresentata in una mostra titolata “Ad Acqua. L’acquarello all’Accademia Albertina e in Piemonte dal Novecento a oggi”. Curata da Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, e da Daniele Gay, docente di tecniche grafiche dell’Accademia Albertina, l’esposizione è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca. La ricercata selezione di opere, fruibile da domani, è sostenuta dalla compagnia Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, anni in cui l’acquerello era già molto in voga. In Piemonte esiste una tradizione dell’acquerello che affonda le proprie radici proprio nell’Ottocento, quando la tecnica si diffuse dall’Inghilterra e venne portata a livelli altissimi in Piemonte da artisti quali Bagetti e De Gubernatis. La tradizione ha trovato seguito nel novecento sino ai nostri giorni, la mostra racconta come questa tecnica sia viva e attuale e come sia stata praticata da insegnanti e allievi della Accademia Albertina e da molti artisti torinesi. Continuiamo a suonare Lavorare in città Noi che abbiamo un po’ paura Ma la paura passerà Siamo tutti in ballo siamo sul più Bello in un acquarello che scolorirà Che scolorirà . . . . così cantava Toquinho in una canzone di parecchio tempo fa, velata da una leggera allegria malinconica, la stessa che alcuni acquarelli sanno trasmettere. Pier...

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Gli incantesimi di un Auditorium. Lingotto Musica ospita la Mahler Chamber Orchestra.

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Gli incantesimi di un Auditorium. Lingotto Musica ospita la Mahler Chamber Orchestra.

Lingotto Musica. I grandi spazi vuoti, dai silenziosi soffitti altissimi, dove le luci sfumano nell’ombra e si apre la possibilità di un incantesimo sublime, sono talvolta luoghi colmi di ineffabile, paradossalmente lontani da quella definizione perfetta di Marc Auge, l’antropologo francese: “non-lieu”, non luoghi. Perfetto per un viaggiatore smarrito, stazione di sosta per un tempo sociale, in cui l’identità sottomette l’anonimato imperante, progettato per assolvere ad un rito tanto essenziale quanto arcaico l’Auditorium di Torino, sotterraneo ipogeo del Lingotto come etrusca caverna è il baricentro di indubbie felicità acustiche. Sul suo placo trovano casa i concerti della stagione sinfonica di Lingotto Musica e a giorni arriverà la Mahler Chamber Orchestra accompagnata da un violinista d’eccezione, il finlandese Pekka Kuusisto, per precisione venerdì 30 alle ore 20 e 30. La serata si aprirà con Le tombeau de Couperin di Maurice Ravel, trascrizione dello stesso autore dell’omonima suite pianistica datata 1914. Omaggio di Ravel a Couperin, simbolo di un’età dell’oro della musica francese, fu successivamente orchestrata per la compagnia dei Balletti Svedesi di Rolf de Maré. A seguire il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, opera scritta nel 1878 e sin dalla sua prima esecuzione, a Vienna nel 1881, divenuta una delle pagine più amate dal grande pubblico nonostante la tiepida accoglienza della critica dell’epoca; in anni più recenti la sua fortuna ha raggiunto una dimensione che travalica il mondo della musica classica per essere stato il brano protagonista del film “Il concerto” del regista rumeno-francese Radu Mihăileanu. La conclusione, grandiosa. sarà affidata alla Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 di Ludwig van Beethoven, composta nel 1812 quasi in contemporanea all’Ottava e a quattro anni di distanza dalla precedente Sinfonia Pastorale. va ricordato come la sinfonia fu accolta con stupore dai contemporanei per il suo carattere eccentrico, sebbene il celebre Allegretto riscosse sin da subito unanime consenso. Toccherà all’acutezza critica di Wagner capovolgere le ricorrenti censure contro la stravaganza, cogliendo l’essenza di quella ebrezza che freme nell’opera: “questa Sinfonia è l’apoteosi stessa della danza, è la danza nella sua essenza più sublime”....

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Nel Roero incantato Govone si trasforma nel Magico paese di Natale.

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Nel Roero incantato Govone si trasforma nel Magico paese di Natale.

Se il Natale fosse un luogo sarebbe una collina del Roero. Avrebbe il sapore nocciola e dei tortellini del plin accompagnati da litri di Barolo. La neve cadrebbe leggera su un castello da favola, antica residenza sabauda, e si potrebbe fare shopping fra decine di bancarelle provenienti da tutta Italia, mentre i bambini sognerebbero ad occhi aperti in attesa di incontrare Babbo Natale. Che non sarebbe solo nella sua grande casa, ma accudito da elfi e fatine sempre al suo servizio. Se il Natale fosse un luogo sarebbe Govone, la meravigliosa cittadina del Roero, al confine con le Langhe, immerso in quell’angolo di paradiso piemontese che tutto il mondo ci invidia, a poco più di 50 chilometri da Torino. Deve averla pensata proprio così Pier Paolo Guelfo, classe 1980, e ideatore del Magico Paese di Natale, l’evento dedicato alle festività, unico nel suo genere, che continuerà fino al 23 dicembre. Non un semplice mercatino, non un villaggio qualunque, ma un intero paese che una volta all’anno, per un mese, si trasforma nel Magico Paese di Natale creando un’atmosfera dickensiana da favola in grado di fare sognare anche il più rigoroso degli agnostici. Al punto che “c’è un consiglio che mi sento di dare ai visitatori: lasciatevi trasportare in questo meraviglioso viaggio“, spiega Guelfo. Un viaggio che inizia dalle cento bancarelle allestite per il paese, passa fra laboratori, giostre, cioccolate calde, vin brulè e si conclude nella casa di Babbo Natale, realizzata, appunto, all’interno del castello sabaudo di Govone, dove è possibile ammirare anche un’ampia mostra di presepi. Ed è sufficiente avvicinarsi a quella collina per capire che il Magico Paese di Natale ha qualcosa di alchemico davvero, al punto da spingere gli stessi abitanti di Govone a partecipare a questa meravigliosa esperienza da protagonisti. Ogni weekend la cittadina viene chiusa al traffico con l’aiuto di decine di volontari che si adoperano per dirigere il traffico, guidare i visitatori e spiegare loro le modalità dell’accesso ai punti d’interesse mentre in sottofondo si possono ascoltare le canzoni più famose della tradizione natalizia e diffuse dagli altoparlanti. Nulla è lasciato al caso durante il mese che anticipa la festa, la magia è di rigore e sognare diventa un obbligo. “Lavoriamo tutto l’anno solo per questo momento – spiega ancora Pier Paolo Guelfo – realizzare un intero paese di Natale comporta sacrifici enormi e un lavoro che dura ininterrottamente dodici mesi su dodici. Ma, alla fine, ne vale sempre la pena”. Provare per credere, così come da provare sono le specialità piemontesi del ristorante La Locanda, che per l’intera durata della manifestazione propone il menù a 15 euro a persona. E così come da provare è l’emozione di vedere il castello sabaudo aperto dagli elfi prima di accompagnare gli ospiti alla scoperta di Santa Claus. Magia nella magia di un territorio che non ha eguali, di un panorama che era lì ammirato e non aspettava altro che essere scoperto e addobbato. Ci ha pensato il Natale. Tutte le info su...

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In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

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In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Un racconto che supera il secolo, 110 anni di impresa, frutto della capacità di una grande famiglia dell’industria italiana e dell’eredità di quel progetto visionario che prosegue nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. È questo il filo conduttore della mostra “Olivetti 110 anni di innovazione”, inaugurata all’Officina H di Ivrea e realizzata con il patrocinio del Comune di Ivrea e in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti e la Fondazione Adriano Olivetti,  che resterà aperta al pubblico fino al 27 gennaio 2019. L’esposizione celebra il 110° anniversario della nascita di Olivetti e il recente riconoscimento UNESCO alla città di Ivrea, modello di riferimento sociale per la moderna visione della relazione tra industria e architettura sviluppatasi tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Il percorso espositivo è composto da numerosi elementi che hanno caratterizzato la storia di Olivetti, ora polo digitale del Gruppo TIM. Si possono ammirare, infatti, una ricca selezione di manifesti tra i più significativi della produzione dell’azienda, una collezione delle locandine pubblicitarie di Giovanni Pintori e di artisti vari tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 e una importante raccolta di fotografie uniche. La capacità visionaria che caratterizzò la storia di Olivetti trova espressione nei prodotti iconici come le celebri macchine per scrivere “Lettera22”, nata nel 1950, e “ Valentina”, progettata nel 1968, per citare alcuni degli oggetti in mostra. Un excursus che arriva   fino al mondo digitale di oggi con il Form 200, registratore di cassa connesso e primo prodotto realizzato grazie all’Olivetti Design Contest promosso dall’azienda e rivolto agli studenti delle maggiori università europee di design. “Olivetti ha scritto pagine importanti nella storia industriale italiana e continua a puntare sulla costante capacità di innovare. Questa mostra vuole testimoniare il fil rouge tra passato, presente e futuro dell’azienda”, dichiara Antonio Cirillo, Amministratore Delegato di Olivetti. “Innovare significa non dimenticare i grandi insegnamenti che vengono dal nostro passato, e sono questi lo spirito e la convinzione con la quale abbiamo lavorato nel percorso espositivo che celebra 110 anni di una storia unica e straordinaria. E’ la nostra identità, sono le nostre radici, oggi finalmente riconosciute patrimonio di tutta l’Umanità. Per un futuro nel segno di Adriano Olivetti”, testimonia Beniamino de Liguori, Fondazione Adriano Olivetti. “La mostra per i 110 anni di Olivetti suggella e arricchisce di significato il recente riconoscimento UNESCO di “Ivrea, Città Industriale del XX Secolo” e costituisce un significativo tassello della proposta culturale che può emergere dalla straordinaria esperienza olivettiana. Una proposta che continua ad essere più che mai attuale e che può, solo investendo in un lavoro sinergico di tutta la comunità e dei soggetti pubblici e privati, traguardare una risonanza internazionale”, afferma Stefano Sertoli, Sindaco Città di...

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La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

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La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

Giovedì 22 novembre avverrà un incontro pubblico sugli strumenti per tutelare le volontà individuali in vita e oltre la vita. L’iniziativa è promossa dalla delegazione torinese di Fondazione Umberto Veronesi e dal Consiglio Nazionale del Notariato. Un incontro pubblico sul testamento biologico e sui lasciti solidali per fare finalmente chiarezza sul diritto di decidere autonomamente, liberamente e consapevolmente sul fine vita, sia in relazione al proprio corpo che in relazione ai propri beni. L’iniziativa “Libertà di sapere, libertà di scegliere. Testamento biologico e testamento solidale: come decidere della propria vita e dei propri beni” sarà ospitata nella Sala Conferenze della Centrale del Latte di Torino, in via Filadelfia 220 domani, giovedì 22 novembre a partire dalle ore 18.00 ed è stata organizzata dalla delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato. In occasione dell’incontro, anche alla luce della recente approvazione della legge sul testamento biologico e dell’interesse crescente degli italiani in relazione al testamento solidale, verranno offerte risposte chiare e dettagliate sull’importante e controverso tema dei diritti e delle scelte sul fine vita, sempre più bersagliato da confusione, inesattezze e vere e proprie fake news. Gli incontri sul territorio italiano “Libertà di sapere, libertà di scegliere” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi – nascono per fare chiarezza su due temi all’apparenza distanti, ma che hanno come denominatori comuni la libertà e la fiducia: libertà di scegliere cosa fare, in determinate circostanze e a determinate condizioni, del proprio corpo e libertà di scegliere come debbano essere utilizzati i propri beni nel rispetto delle proprie volontà e a favore delle generazioni future». «Per far sì che queste scelte siano condivise e accettate – aggiunge il Direttore Ramaioli– c’è bisogno, appunto, di fiducia verso lo Stato, verso i medici, fiducia nei propri cari e nei confronti degli enti del terzo settore impegnati ogni giorno a favore della collettività per il raggiungimento di obiettivi concreti». L’incontro pubblico, moderato dal Direttore del Magazine di Fondazione Umberto Veronesi Donatella Barus, sarà aperto dal notaio Gustavo Gili e dal notaio Maurizio Gallo Orsi, che parleranno delle novità e delle opportunità introdotte, sul fronte del testamento biologico, dalla legge “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e dell’importanza della figura del notaio a supporto della redazione di un lascito testamentario. Al fine di diffondere informazioni chiare e dettagliate sul biotestamento, Fondazione Umberto Veronesi ha recentemente messo a disposizione sul sito www.fondazioneveronesi.it un vademecum per rispondere alle domande più frequenti sul tema. Tra i relatori dell’incontro pubblico anche il bioeticista e ricercatore Fondazione Umberto Veronesi e CNR Marco Annoni, che parlerà dell’importanza della fiducia per l’autonomia delle scelte individuali. Uno studio della Fondazione Cariplo prospetta un sensibile aumento dei lasciti testamentari in Italia nel giro dei prossimi 15 anni, stimando che da qui al 2030 circa 420mila famiglie italiane utilizzeranno il testamento solidale per lasciare parte del proprio patrimonio a favore di cause sociali, scientifiche e umanitarie, nel rispetto dei diritti dei propri eredi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti e previa gradita conferma di partecipazione, scrivendo all’indirizzo email info.torino@fondazioneveronesi.it o chiamando il numero 02...

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