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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

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Le informazioni di interesse per i turisti che vogliono visitare la città: come arrivare, dove alloggiare, cosa vedere e altri utili suggerimenti. Il sito è consultabile in otto lingue

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Documentari in visionarium di grande impatto e aforismi per ombrelli. Dolceacqua si distingue.

Pubblicato da alle 16:33 in DOXA segnalazioni, galleria home page, I nuovi Shop, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Documentari in visionarium di grande impatto e aforismi per ombrelli. Dolceacqua si distingue.

Quanti torinesi andranno sulle coste della Liguria di Ponente? Tanti. Occasione da non perdersi: un tardo pomeriggio raggiungete Dolceacqua a soli 6 km dal mare, celebre per il suo incredibile ponte in pietra a una sola arcata, ben 33 metri di luce scavalcano il fiume Nervia, dipinto dall’impressionista Monet, il sovrastante castello dei Doria, le sue case a 6 o 7 piani e non una sola pietra restaurata. Uno spettacolo nato nel 1400!  E la diversione  val bene una visita al Visonarium di Eugenio “Enio” Andrighetto – saletta di proiezione dove si può scegliere tra 26 bellissimi documentari – dove assistere a una proiezione normale sarebbe banale: nella saletta si godono filmati in 3D che in realtà Enio (definito “genio” da Alberto Bevilacqua della trasmissione Rai TV “Sereno Variabile” in un suo reportage su Dolceacqua) ha trasformato in 4D già una ventina d’anni fa. Perché mentre si ammira una montagna innevata, entra in sala un soffio d’aria fresca e, se fiorisce la lavanda in Costa Azzurra, all’immagine si sposa un soffio di profumo dei suoi fiori. Oppure ecco le onde delle Haway e l’acqua cade su piccole rocce sistemate sotto lo schermo: il rumore dell’acqua dell’onda (o di un corso d’acqua) diventa reale.  Quest’anno Enio e’ già tornato dall’Australia, producendo “Da Kangaroo a Darwin” (12.000 km in 35 giorni, Sidney compresa). Ma al Visionarium, che fa parte della locale associazione “U Bumbaixu” (in dialetto ligure lo stoppino del lume), potrete ammirare le “Recondite Armonie della Val Nervia-Le 4 stagioni” (è il fiume che vi scorre) girato nel ’97 e commentato da Luisella Berrino (voce storica di Radio Montecarlo), il poeta Giannino Orengo e il professore di botanica Enrico Martini. Oppure “Mirabilia” del 2005, 9 capitoli sottolineati da altrettante splendide musiche scelte da Andrighetto. Ne citiamo alcuni: “Antiche Città” (brano “The drums of gaugamela”, di Vangelis), “Tesori naturali di Francia” (canzone “Plaisir d’amour”, di Johann Paul Martini), “Notte di mezza estate a Dolceacqua” (“Ouverture solennelle 1812” di Tchaikovsky), “Rosso di Petra” (con “Mithodea Moviment”, ancora di Vangelis). E anche Perù, Tibet (realizzati nel 2003 e 2004), Le Hawaii (2011), L’incredibile India o L’Himalaya (2014), (Brasil (2015), Egitto e Nubia insieme, del 2016 così come La Namibia. Tutti in 3D o , meglio, in 4D. E nell’antico vicolo (carugio) che sale davanti al Visionarium, fotograferete un’esposizione di 14 bianchi ombrelli aperti, appesi “al cielo”, sugli spicchi di tela dei quali, illuminati da una luce sul manico perciò visibili dal di sotto, sono scritti 3 aforismi -citazioni- di personaggi del passato, importanti o sconosciuti. Uno spettacolo nello spettacolo, dopo aver assistito a una delle proposte di Enio Andrighetto. Ne uscirete con un tesoro in più. Gian...

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Valeva la pena di conoscerlo il Comencini Eugenio. Protagonista di una stagione artistica ricca di joie.

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Valeva la pena di conoscerlo il Comencini Eugenio. Protagonista di una stagione artistica ricca di joie.

Un gruppo di amici ha deciso di organizzare una mostra per ricordare il lavoro d’artista ma soprattutto l’uomo: Eugenio Comencini. Nato a Savona ma torinese per scelta ha lasciato molti quadri e altrettanti ricordi in coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Nel testo che segue ne emerge un ritratto fedele. Una corposa selezione dei suoi lavori saranno visibili fino al 10 settembre a Palazzo Tovegni di Murazzano, cittadina d’Alta Langa, esposta al sole come i suoi vigneti. Guardando i quadri di Eugenio Comencini  torna alla mente la sua grande personalità, la  fragorosa e contagiosa risata, quella sua straordinaria capacità di stare insieme creando comunità tra  gli amici artisti e non solo. Eugenio Comencini prima che pittore era un Architetto. Aveva studiato  a Venezia e poi a Torino dove si era laureato, per questa ragione  era molto amico di  eccellenti Architetti come Andrea Bruno e Agostino Magnaghi Nella sua  pittura, influenzata anche dai suoi studi, risulta evidente l’uso appropriato dei colori, il disegno, la prospettiva, il richiamo e il confronto con i maestri del passato da Correggio, Caravaggio e Mantegna. Così come nei quadri affiorano elementi che riconducono alle sue origini liguri, ma anche  alla spazialità torinese e ai paesaggi piemontesi. I cieli azzurri, il mare e le montagne liguri, gli aerei e le mongolfiere, il rosso del vino delle  Langhe e del  Roero,  le trasparenze luminose dell’Erbaluce di Caluso che lo hanno reso famoso e ricercato tra i migliori produttori di vino. Gli stessi che gli commissionavano le sue etichette d’artista per eventi particolari e lui con il suo tratto veloce, acuto e leggero sapeva sempre trarre “lo spirito” giusto per ogni prodotto. L’amore per la giustizia sociale lo aveva portato a incontrare e confrontarsi con gente come  Camillo De Piaz  e Davide Maria Turoldo, Maurizio Corgnati che lo invitava con regolarità nella sua casa e gli aveva chiesto di realizzare opere per il MACAM, il suo meraviglioso Museo di Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione Canavese  La mostra di Eugenio Comencini a Murazzano, in Palazzo Tovegni – incantevole edificio storico che, di anno di anno, si connota sempre più come luogo che accoglie  l’arte del nostro tempo per rendere evidente il connubio tra passato e presente, natura e cultura, storia e contemporaneità –  nasce  dal desiderio di godere di quel particolare punto di vista dove lo sguardo  spazia dalla Liguria fino a Torino. Il  luogo ideale per presentare una selezione delle opere di Eugenio Comencini. L’artista che, fuori dai sentimentalismi e dalle retoriche, ha ritratto bambini, adulti, bagnanti, ciclisti, operai, contadini, cacciatori, danzatori, soldati, aeroplanini, mongolfiere e innumerevoli altri soggetti che sono da intendersi come elementi o tasselli di un unico,  vivace e raffinato puzzle figurativo di Eugenio. Un mondo solo a colori  creato con una inconfondibile tecnica pittorica: ironica,  poetica e  gioiosa. Tele intrise della stessa joie de vivre che ha connotato le opere dei colleghi pittori nel sud della Francia. Artisti come  Matisse e Legér, con quest’ultimo Comencini aveva in comune anche l’impegno sociale e il rispetto  verso il lavoro e i lavoratori. Dopo le mostre di pittura e fotografia di Antonio Carena e Daniele Fissore, Dario Lanzardo, Antonio Crescenzo, Franca Chiono e del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli che ha avviato tutto il progetto di avvicinamento all’arte contemporanea con la Città e la Comunità Murazzano e...

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Svasti. Il nuovo progetto di Filippo di Sambuy per rigenerare un simbolo antichissimo de sole.

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Svasti. Il nuovo progetto di Filippo di Sambuy per rigenerare un simbolo antichissimo de sole.

Svasti, il nuovo progetto di Filippo di Sambuy a Cortona rigenera la svastica, famigerato emblema e simbolo antichissimo del Sole. La Natura è un tempio dove incerte parole mormorano pilastri che sono vivi, una foresta di simboli che l’uomo attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari (…)   I primi celebri quattro versi di Correspondance da Les Fleurs du Mal di Budelaire si adattano in modo suggestivo alla pratica artistica del torinese -ma romano di nascita- Filippo di Sambuy, la cui ricerca da anni si focalizza sulla semiologia dei simboli ancestrali, emblemi, esoterismo e archetipi, in particolare quelli legati allo spirito e al sacro. Il media utilizzato per dar voce a quest’ultimi è inusuale e di sicuro impatto, installazioni pavimentali di grandi dimensioni realizzate con migliaia di sassolini in graniglia di marmo colorato disposti pazientemente sulla griglia di un disegno progettato, collocate in luoghi di fruizione pubblica, dove il fatto di essere calpestabili le destina ad essere effimere. L’ultimo grande progetto in ordine di tempo, visibile sino al 1 ottobre, è l’installazione Svasti, ideata con la collaborazione di Andreina d’Agliano, Presidente del Museo della Ceramica di Mondovì per la piazza del Duomo di Cortona, fortemente voluta dal Comune e realizzata grazie al fondamentale sostegno di Paola Butali, collezionista e ideatrice di Arte Cerreta, dove Filippo realizzerà a breve un’installazione site-specific. Arte Cerreta è uno splendido parco di sculture dell’Azienda agricola Cerreta, non lontana dal lago Trasimeno, finalizzato per esaltare in chiave contemporanea il binomio tra Arte – Natura. L’intervento di Filippo di Sambuy include una mostra con i disegni preparatori e altri progetti di opere pavimentali ospitata nel Museo diocesano del Duomo a cura di Liletta Fornasari, in un dialogo cromatico con le opere esposte, tra tutte le splendide opere del più grande artista cortonese, Luca Signorelli, L’Annunciazione, Il Compianto sul Cristo Morto e La Comunione degli Apostoli. In particolare un’opera di Sambuy, collocata al centro della sala Signorelli, sembra convogliare e sprigionare energie che si irradiano verso le opere d’arte alle pareti. Svasti nasce dalla volontà dell’artista di ridisegnare il moto rotatorio originale, espansivo e solare della svastica, che per oltre un secolo è stata percepita dal nostro immaginario collettivo come simbolo di orrore e violenza. Come dichiara l’artista: “Intuitivamente ho sempre desiderato ridisegnare il moto rotatorio originale ed espansivo della svastica, che per oltre un secolo è stata percepita dal nostro immaginario come simbolo di orrore e violenza. Ruotare la svastica e ridarle una nuova immagine, significa restituirle la sua simbologia originaria di benessere. Non c’è dubbio che verso questo magnifico simbolo spirituale sussista una naturale avversione e che sia estremamente arduo liberarlo dalla censura in cui il pensiero occidentale lo ha relegato, da oltre un secolo. Ho ridisegnato dunque una svastica molto stilizzata e aperta, ispirata ad un antico manoscritto che vorrei utilizzare per realizzare un pavimento in graniglia di marmo. L’iniziazione di questo progetto si è svolta a Benares, in India, il 2 marzo 2017 con una cerimonia di purificazione del simbolo da me disegnato per essere riutilizzato come un’opera artistica. Prendendo spunto dalla simbologia indiana, vorrei che la svastica si trasformi, attraverso questo progetto, in un’immagine che abbia la forza di evocare qualcosa di profondo ed interiore. L’immagine di una condizione vitale che trascenda l’intelletto, convogliando e liberando energie. Ruotare la svastica significa restituire ad...

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Una “bollente” delusione la mostra di Marc Chagall ad Acqui Terme.

Pubblicato da alle 15:05 in .Arte, galleria home page, Mostre, Spettacoli | 0 commenti

Una “bollente” delusione la mostra di Marc Chagall ad Acqui Terme.

Ampiamente pubblicizzata sui mezzi di informazione e sventolante con labaro a tutti i lampioni della bella cittadina di Acqui Terme la mostra Marc “Chagall I colori dei sogni” è un autentico bluff. Ospitata presso il Palazzo Liceo Saracco rimarrà visibile fino al 3 settembre e, quello che si vede alle pareti è effettivamente il problema principale; problema su cui deve aver volteggiato con allegra leggiadria il curatore Adolfo Francesco Carozzi, architetto con interessi artistici e studio in città. Malgrado la gentilezza e la disponibilità del personale unita a quella di giovani studenti che elargivano qualche ragguaglio sulle opere non c’è giustificazione nel costo fuori controllo del biglietto: 10 euro con sconto di 2 euro per i titolari di abbonamento musei, soprattutto per l’ingente presenza di sponsor privati e il sostegno economico della Regione Piemonte. Brucia, come l’acqua della famosa fonte la Bollente, simbolo e attrazione di Acqui, a chi risponde al richiamo delle opere di un grande artista il non trovare i quadri meravigliosi di Chagall ma delle scontate litografie e delle acqueforti.  Belle anche queste, appartenenti a un ciclo denominato The story of Exodus, altre dedicate al dramma la Tempesta di William Skapeskeare, tutte in bianco e nero. Il ciclo “Les atelier de Chagall” composto da 24 lito e xilografie erano invece stampate a colori e rimandavano all’intera produzione del maestro di Vitebsk. Per carità, qualche opera vera, molto minore, era presente, immersa nell’acquario viola penitenza della mostra. Un olio su cartone dal titolo “Le Rêve”, una piccola tempera su masonite, un’opera su carta, un pregevole quadro costruito con un raffinato collage e ben due terracotta dipinte. Insomma meno del minimo sindacale per una mostra che pare voglia celebrarsi con un annullo filatelico. I colori dei sogni sono rimasti solo un sogno, per ammirare la forza dirompente e poetica di Chagall  si dovrà andare altrove.  ...

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Chiude la mostra dedicata alle emozioni dei colori esposta alla Gam e al Castello di Rivoli

Pubblicato da alle 12:12 in .Arte, Mostre, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Chiude la mostra dedicata alle emozioni dei colori esposta alla Gam e al Castello di Rivoli

  I hear in colour, I see in black and white… Quando Ronnie Wood, il batterista dei Rolling Stones scrisse Ain’t Rock and Roll, pensò sicuramente alle sue due passioni predominanti: la batteria e la pittura, la musica e i colori. Niente di più lontano o vicino, dipende dai punti di vista, niente di più astratto e concreto. In perfetta sinestesia, niente di più vero. Niente di più completo. I colori come la musica sviluppano una metafora, indicano una chiave di lettura, percepiscono le caratteristiche essenziali e immutabili della vita. Hanno un loro particolare linguaggio autonomo. La forza espressiva dei colori crea collegamenti sensoriali astratti, dimensioni di pura sensibilità, paesaggi emotivamente profondi e intensi, riflessioni comunicative interiori e partecipate. Il colore, come la vita, nell’animo di chi lo percepisce è ricchezza, gioia, allegria, passione. Amore. L’emozione dei colori nell’arte è una mostra organizzata in due sedi: GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea.  400 opere d’arte realizzate da oltre 130 artisti di fama internazionale, che hanno avuto il pregio e il privilegio di reinventare personalmente i significati dei colori attraverso le forme, l’astrazione, il volume, il pensiero. Sfumature ed esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche, che si intrecciano con la singolare percezione della luce e delle varietà cromatiche o monocromatiche. Klee, Kandiski, Worhol, Fantana, Matisse, Klint, Blanck, Munch, Delaunay, Boetti, Hirst sono solo alcuni degli artisti presenti con le loro opere nella mostra collettiva. Un’esplosione di umanità inconsueta, che permette ai visitatori di immergersi nell’uso del colore attraverso svariati punti di vista: filosofico, neuroscientifico, antropologico, biologico, astratto. Gli artisti attraverso la loro personalissima prospettiva evidenziano gli aspetti insondabili e inespressi dell’animo umano e ogni forma acquista valenza e valore nello spettatore, che non si stanca di osservare in silenzio le tele e i capolavori eterni e di sviluppare una comunicazione espressiva più intensa e vera con l’arte. Un’esperienza soggettiva che diventa un percorso riflessivo di conoscenza del colore. Il colore, attraverso le opere esposte non è più soltanto un fenomeno fisico, ma una sensazione, un simbolo, un potere. Quello del tempo che rimane, per meditare e ricominciare a stupirsi. Una mostra, dunque, esemplare, di valore indiscusso, che sviluppa emozioni profonde, soprattutto quando la luce interagisce con la materia e il sistema visivo umano, attraverso lo stimolo e la percezione dei colori cerca di raggiungere l’infinito. Maria Giovanna Iannizzi...

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Ultimi giorni per essere a FLAT: la prima fiera in Italia dedicata all’editoria d’arte.

Pubblicato da alle 11:48 in .Arte, DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione, Mostre | 0 commenti

Ultimi giorni per essere a FLAT: la prima fiera in Italia dedicata all’editoria d’arte.

Torino come New York: FLAT  Fiera Libro Arte Torino, la prima fiera internazionale in Italia dedicata all’editoria d’arte.   Quest’anno, nella prima settimana di novembre, un nuovo evento si aggiungerà alla settimana dell’arte contemporanea torinese. Si tratta di FLAT – fiera libro arte Torino, che per la prima volta in Italia, fornirà un focus sulla cultura del libro d’artista, pratica d’eccellenza, ancora poco valorizzata presso il grande pubblico, ideatori e fondatori di FLAT sono Chiara Caroppo, Beatrice Merz e Mario Petriccione.   Il 20 di luglio terminerà la possibilità di aderire alla fiera che darà l’opportunità ad ogni partecipante di presentare un progetto editoriale per il Premio FLAT – Fondazione Arte CRT: il progetto selezionato verrà realizzato nel 2018 con il sostegno di Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT. Abbiamo incontrato i tre direttori artistici di FLAT  per entrare nel vivo dell’iniziativa. Com’è nata l’idea di FLAT – Fiera Arte Libro Torino? Avete pensato ad un modello di riferimento in particolare? Il progetto è nato osservando la crescita e il successo di eventi come le Art Book Fairs di New York e Los Angeles, di Londra, Parigi e Berlino, che testimoniano la vitalità di un ambito di ricerca che negli ultimi anni ha registrato anche in Italia un interesse sempre più forte da parte di artisti, collezionisti, studiosi o semplici appassionati.   Pensiamo che FLAT possa diventare un ulteriore elemento del sistema di Istituzioni, musei e gallerie che fa di Torino un modello nella valorizzazione dell’arte contemporanea. La sua vocazione specifica e il pubblico a cui fa riferimento ne determinano la collocazione nell’ambito della settimana che Torino dedica all’arte contemporanea, a completare strategicamente il panorama degli eventi artistici e culturali della Città con un progetto originale e innovativo. Quali sono gli obiettivi della fiera? Intervenire in maniera efficace sulle criticità della distribuzione libraria, favorendo soprattutto la promozione diretta del libro, riconoscendone l’importante ruolo di tramite per la conoscenza e la diffusione dei linguaggi artistici contemporanei. Quale sarà l’elemento distintivo di FLAT? Sicuramente il ricco programma culturale che affiancherà la fiera: due mostre e una serie di conversazioni e di incontri con artisti e grandi protagonisti del panorama nazionale e internazionale, che offriranno l’occasione per riflettere sullo stato dell’editoria d’arte, sulle pratiche e le tematiche legate alla cultura del libro d’artista. Inoltre il debutto di FLAT è caratterizzato da due significative iniziative sostenute dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT: l’istituzione del Premio FLAT – Fondazione Arte CRT – assegnato ad un progetto editoriale individuato nell’ambito della fiera, da realizzare l’anno successivo – e l’istituzione del Fondo Giorgio Maffei – dedicato al grande bibliofilo e collezionista di libri rari sulle arti del ‘900 –  per raccogliere una serie di acquisizioni presso la GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Quando e dove avrà luogo? Come si articolerà? Come verranno individuati gli espositori per questa prima edizione? La prima edizione si svolgerà dal 3 al 5 novembre 2017 negli spazi di Palazzo Cisterna, 2.000 metri quadrati nello storico edificio sei-settecentesco situato nel centro cittadino ed ospiterà circa 45 espositori, selezionati da un comitato scientifico internazionale sulla base della qualità e dell’originalità delle loro proposte editoriali, per dare vita a uno spazio dove promuovere il meglio della produzione di cataloghi di mostre, monografie, saggi, libri d’artista, edizioni rare, out of print...

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Autoritratti al museo. Parte dell’opera o opera a parte ?

Pubblicato da alle 12:40 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Autoritratti al museo. Parte dell’opera o opera a parte ?

Presentate all’Hôtel des Etats di Aosta una selezione di 30 fotografie che Miriam Colognesi ha realizzato durante alcuni workshop fotografici all’interno di importanti spazi museali: il Museo Archeologico Regionale di Aosta, nel corso della mostra dedicata a Enrico Baj, la Pinacoteca del Castello Gamba di Châtillon, la Galleria Sabauda, la GAM e il Museo dell’Automobile di Torino, il Castello di Rivoli, la Galleria Sabauda, la Galleria d’Arte Moderna e il Museo dell’Automobile di Torino. «Chi guarda fa il quadro» diceva il sommo Marcel Duchamp e proprio questa affermazione sembra animare il progetto Autoritratti al Museo dell’artista torinese Miriam Colognesi, visitabile fino al 24 settembre. L’esposizione, a cura di Daria Jorioz, documenta la relazione che si instaura fra le opere d’arte e chi ne fruisce, suggerendo una riflessione sul tema del ritratto e dell’autoritratto nell’arte contemporanea e facilmente applicabile all’oggi, fatto del costante flusso di immagini e di selfie che riempie le nostre vite su internet e non solo.  Qui la fotografa ha chiesto proprio ai visitatori di scegliere un’opera d’arte e di interpretarla liberamente riuscendo così a trasformare, per il suo tramite, il ritratto in un autoritratto. «Le fotografie realizzate da Miriam Colognesi compongono una sorta di autoritratto di gruppo – scrive Daria Jorioz nel catalogo -, la cui efficacia espressiva e narrativa si basa sulla capacità dell’artista di far esprimere il visitatore, di indurlo a dichiarare il proprio amore o la propria curiosità per un dipinto, di farlo giocare con le immagini e i contenuti delle opere d’arte». La mostra «Autoritratti al Museo» è aperta con ingresso gratuito fino al 24 settembre, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 (chiusa il lunedì).   Per ulteriori informazioni: sede espositiva Hôtel des États, telefono...

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Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

Pubblicato da alle 11:09 in D'Uomo, EATpiemonte, Economia, galleria home page, I nuovi Shop | 0 commenti

Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

  La grande tradizione torinese dei santi sociali, che ha segnato tra Ottocento e Novecento la storia economica e sociale della nostra città con un modello di welfare pubblico-privato alternativo e in anticipo sui tempi, continua e si fa sentire, oggi come allora, come risposta urgente e autonoma ai momenti di crisi.  Lo fa attualizzandosi ai tempi delle start up e ampliando al contempo l’offerta culturale: è stato presentato il progetto Rinascimenti Culturali, un nuovo polo che trova spazio all’interno del Collegio Artigianelli, casa madre della congregazione dei Giuseppini del Murialdo (fondata da San Leonardo Murialdo, Torino 1828-1900) sita tra corso Palestro, via Juvarra e via Manzoni, oggetto negli ultimi anni di un’importante azione di rigenerazione architettonica. Il Collegio Artigianelli è da 150 anni un centro di aggregazione, progettazione e implementazione di servizi a sostegno dell’infanzia, dei giovani, della famiglia e del lavoro. Rinascimenti Culturali si sviluppa a ideale completamento di Rinascimenti Sociali, il primo programma di accelerazione a impatto sociale nato a Torino nel 2015, sempre ad opera dei Giuseppini, per selezionare soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali, accompagnarle nel processo di strutturazione, generando nuova economia e impatto sociale. Con il completamento progressivo degli interventi di ristrutturazione nel 2017 prende forma il nuovo polo, un luogo che sarà dedicato alla cultura del cibo, alle arti performative, teatrali e alle arti visive. La Congregazione dei Giuseppini, attraverso EtikØ, l’impresa sociale culturale ART 9 – Arte Brachetti, il Teatro della Caduta e la Fondazione Museo Ettore Fico sono parti attive nella progettazione delle attività artistiche ed enogastronomiche, fruibili da tutta la cittadinanza. Nell’autunno al Teatro Artigianelli prenderà avvio la programmazione di Music-Hall, questo il nuovo nome della struttura, con la direzione artistica di Arturo Brachetti e del Teatro della Caduta. A questo si affianca il recupero del Café Artigianelli, molto conosciuto in città negli anni ’90 come locale alternativo ed eclettico, aperto a mostre, artisti emergenti, musica, reading, tango. Oggi questo spazio sarà gestito dalla Fondazione Museo Ettore Fico e diventa MEF Outside, sede espositiva in continuità progettuale con il MEF; al momento sono in programma due mostre, una antologica dedicata a Niki de Saint Phalle a partire da mese di ottobre e l’esposizione Tarocchi. Dai Visconti ai Social Media. Incontriamo Don Danilo Magni dei Padri Giuseppini per parlarci di queste iniziative e illustrarci le attività del Polo Artigianelli, che, come evocato dal diminutivo, suggerisce atmosfere vagamente dickensiane, ma in realtà prepara giovani capaci di affrontare il mondo del lavoro con un mestiere concreto, sostenuti da una rete di formazione pienamente inserita nel contesto contemporaneo. Come arrivano qui i ragazzi oggi, da quali situazioni provengono? Ci sono diversi canali: la rete legata ai servizi sociali, al Tribunale dei Minori e al carcere minorile; il pensionato per gli studenti, le famiglie che debbono far seguire l’obbligo formativo ai ragazzi, i portatori di handicap. Infine c’è un canale per cui i ragazzi arrivano direttamente a noi attraverso l’attività aggregativa e pastorale. Per i ragazzi dai 14 ai 18 anni sono attivi i corsi professionali, poi ci sono tipologie di corsi anche per persone più grandi con disabilità fisiche e cognitive. Sulla formazione professionale seguiamo circa 2000 ragazzi, con sede qui in corso Palestro, una a Mirafiori, una a Nichelino, una a Pinerolo e una più piccola a Chieri. Come è organizzata la comunità dei Giuseppini? Qui a Torino siamo 9 religiosi, in tutta Italia siamo una quarantina di comunità e in...

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La grafia fotografica di Franco Fontana a Palazzo Madama nella mostra “Paesaggi”.

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La grafia fotografica di Franco Fontana a Palazzo Madama nella mostra “Paesaggi”.

Apre oggi nella corte medievale di Palazzo Madama a Torino una mostra fotografica di Franco Fontana. Si tratta di 25 stampe di medie e grandi dimensioni in tiratura limitata, in prevalenza realizzate durante il suo primo periodo (fine anni Settanta, inizio Ottanta) e di proprietà della Unicredit Art Collection. La mostra è curata da Walter Guadagnini, l’attuale direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, che come responsabile delle acquisizioni di fotografia d’arte Unicredit fu colui che scelse le stampe ora in mostra.  Si tratta quindi di un’operazione di valorizzazione pubblica di una collezione privata, con i facilmente comprensibili vantaggi economici sul capitale investito, che possono poi eventualmente essere messi a frutto nelle aste di settore. L’allestimento, pur ben curato, è in realtà recuperato da mostre precedenti e non mi risulta che sia stato stampato un catalogo. Come corollario della mostra, che chiuderà i battenti il 23 ottobre prossimo, sono previsti incontri e altri appuntamenti didattici. Le stampe esposte, alcune delle quali risentono di una non perfetta conservazione, presentano immagini ben conosciute e altre meno delle serie sui paesaggi, compresi quelli urbani. La tesi curatoriale di fondo, espressa anche in conferenza stampa, è che Fontana sia uno dei primissimi pionieri del colore nella fotografia artistica a livello non solo nazionale. L’ardito accostamento implicito a personaggi del calibro di un William Eggleston o Stephen Shore non mi appare però per nulla convincente. Per l’esperienza diretta che ne ebbi all’epoca, Franco Fontana ebbe un successo immediato nel piccolo mondo antico della fotografia amatoriale italiana, ancora attardata su modelli neorealistici o di purismo accademico, rigorosamente in bianco e nero, proprio per l’uso, quasi blasfemo, delle diapositive a colori, allora pensabile solo in campo commerciale, accompagnate da audaci scelte tecniche – la grana grossa, gli alti valori ASA/DIN, la sottoesposizione, la saturazione delle stampe in Cibachrome, le lunghe focali usate a mano libera con il conseguente micromosso, ecc.-. Il tutto conduceva a fotografie poco fotografiche e molto grafiche che nell’esaltazione dei colori industriali dell’epoca trovavano il loro punto di forza. A dare una mano di coerenza erano richiami formali ad esperienze pittoriche degli anni Cinquanta, già abbondantemente esaurite e storicizzate nei tardi Settanta. Non fu Franco Fontana quindi a portare il colore della fotografia all’arte, ma il suo caro amico Luigi Ghirri, che aveva assorbito e ripreso le lezioni concettuali contemporanee, anche se il cosiddetto mondo dell’arte italiana ha finito per accorgersene davvero, con grave ritardo culturale, solo nel volgere del Millennio. Detto questo, se Fontana piace, e non vedo perché non dovrebbe, saranno otto euro spesi bene. Diversamente, investirli in qualche monografia a lui dedicata sarebbe forse persino meglio. Fulvio Bortolozzo http://borful.blogspot.it Palazzo Madama  Piazza Castello, Torino www.palazzomadamatorino.it Orario lun-dom 10.00-18.00, chiuso il martedì. La biglietteria chiude 1 ora prima Tariffe Biglietto mostra: intero 8 euro, ridotto 5 euro Biglietto mostra+museo: 15 euro Gratuito minori di 6 anni, possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino + Piemonte...

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Let’s raise a glass con LP. Gran voce e ukulele chiudono la stagione del Festival Gru Village.

Pubblicato da alle 16:30 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Let’s raise a glass con LP. Gran voce e ukulele chiudono la stagione del Festival Gru Village.

Si avvia alla conclusione il Festival GruVillage che prima di chiudere la dodicesima edizione con una grande festa ispirata alla taranta e alla musica popolare (29 luglio) propone un ultimo grande appuntamento dedicato alla musica internazionale. Martedì 25 luglio, ad esibirsi sul palco del GruVillage per un’unica data in Piemonte sarà infatti LP, al secolo Laura Pergolezzi, cantautrice americana di origine italiane. Con Lost on You si è consacrata al grande pubblico durante la scorsa estate raggiungendo la fama mondiale grazie al triplo disco di platino, medaglia d’oro nella classifica di iTunes Top Brani, primo nella classifica Airplay Radio, Top 10 Airplay TV, primo nella classifica Top 100 di Shazam Italia, quarto nella Top 10 Shazam Mondo. L’uscita dell’ascoltatissimo singolo Other People ha ribadito il talento di LP che in sole tre settimane dal lancio ha raggiunto la top 10 Airplay, Top 5 Shazam, Top 5 Radio  e Top 5 ITunes Main Chart, per arrivare alla conquista del disco d’oro. La cantautrice americana dai capelli ricci ribelli, il look e la voce graffiante che richiamano alla mente i grandi nomi rock al femminile degli anni settanta/ottanta, riempirà con il suo carisma l’Arena del GruVillage in un concerto che si preannuncia memorabile. Il concerto è organizzato da...

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Ritorna a guardarci, con burbera ruvidezza, Leonardo Da Vinci. Sosterremo lo sguardo ?

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Ritorna a guardarci, con burbera ruvidezza, Leonardo Da Vinci. Sosterremo lo sguardo ?

Un uomo canuto, con capelli e barba lunghi, ma con ampia stempiatura, dallo sguardo corrucciato che gli conferisce un’espressione severa: è l’intensa immagine, tratteggiata a sanguigna, che identifica in tutto il mondo il celebre pittore, scienziato e ingegnere fiorentino. Dal 7 luglio al 15 settembre alla Biblioteca Reale di Torino il celeberrimo autoritratto di Leonardo Da Vinci ritorna a guardarci, con burbera ruvidezza, dal suo profondo e restaurato supporto cartaceo, 33,5 x 21,6 cm di assoluta e sanguigna autorevolezza.  Disegnato intorno al 1515 probabilmente durante il suo soggiorno francese, la testa calva in sommità si contrappone alla folta barba e alla sopracciglia pesanti da cui uno sguardo, appena virato a destra impone reverenza per sapienza ed età. L’espressione corrucciata, così predittiva di quello che avrebbe visto secoli dopo, si impone quasi come giudizio su di noi che lo osserviamo bramosi di carpirne l’unicità e il genio; figlio di un’epoca ancora troppo accorta e severa per definire “creativo” chicchessia, fosse anche Leonardo in persona.  Questo disegno dal tratto senza paragoni emana una rassegnata pietas, intesa come  l’insieme dei doveri che l’uomo ha sia verso gli uomini, sia verso gli dei; affascinato dal neoplatonismo unì arte e scienza divenendo l’emblema del Rinascimento. Osservare da vicino, nel buio necessario a non intaccare il disegno, l’autoritratto è un viaggio fatto di orgoglio nazionale e impaccio, pudore e pentimento per quel poco che si è, per quel poco che si è saputo fare e diventare a livello individuale e soprattutto come paese. L’esposizione è anche l’occasione per i Musei per dare il via alle celebrazioni che nel 2019 ricorderanno Leonardo a cinquecento anni dalla sua morte, una tappa di avvicinamento attraverso la quale si intende valorizzare e approfondire il contesto all’interno del quale si muoveva il Maestro. In mostra inoltre una selezione di oltre quaranta disegni italiani del ‘400 e del ‘500, corrispondenti ad altrettanti artisti citati da Giorgio Vasari nelle sue Vite, vero e proprio fil rouge dell’esposizione. Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori di Giorgio Vasari, pubblicate in una prima edizione nel 1550 e poi in forma definitiva nel 1568, costituiscono un fondamentale vademecum per la conoscenza dell’arte italiana fino al Cinquecento e un imprescindibile modello per la storiografia artistica. A Vasari, architetto e pittore al servizio del granduca di Toscana Cosimo de’ Medici, si deve la codificazione di molti concetti che oggi diamo per scontati: il ruolo delle tre arti ‘maggiori’ (architettura, scultura e pittura), la periodizzazione storico-artistica per cronologia e per scuole, la visione evolutiva del Rinascimento italiano che raggiunge il suo culmine con Michelangelo, il concetto di Manierismo. Nell’introduzione alle Vite, Vasari definisce il disegno “padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura”, che “procedendo dall’intelletto, cava di molte cose un giudizio universale, simile a una forma o vero idea di tutte le cose della natura”. I disegni esposti in mostra illustrano questa fondamentale unità dell’espressione artistica, al di là delle epoche e delle scuole regionali. Due sono le edizioni antiche delle Vite custodite nella Biblioteca Reale: la prima è un esemplare di quella stampata a Firenze da Lorenzo Torrentino nel 1550. Più tardi, nel 1568 Vasari diede alle stampe l’edizione giuntina, ampliata, corretta e aggiornata con l’inserimento dei ritratti incisi degli artisti: di questa versione la Biblioteca Reale possiede una sontuosa edizione in tre volumi, stampata a Roma...

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Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

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Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

“Come si può comprendere la vita interiore di un personaggio, reale o fittizio che sia, se non si conosce lo stato delle sue finanze?” Questa frase, divenuta celebre per acume e realismo, la scrisse in Miele, romanzo edito da Einaudi, tradotto magistralmente da Susanna Basso per tutti coloro, soprattutto lo scrivente, a cui la prosa raffinata e affilata di Ian McEwan sarebbe stata inaccessibile nella lingua originale.   A dispetto di ogni superstizione e triscaidecafobia, ossia la pura del numero 13, proprio venerdì 13 ottobre, lo scrittore inglese sarà ad Alba (Cn) per tenere una lectio magistralis su un tema a sua scelta e ricevere il  Premio Bottari Lattes Grinzane 2017, sezione La Quercia dalle mani della giuria. La premiazione avverrà nel Teatro Sociale Busca con ingresso libero fino a esaurimento posti. Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershot e da cinque anni vive nella campagna del Gloucestershire. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; un libretto d’opera: For You. Ha pubblicato il saggio Blues della fine del mondo e i romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L’amore fatale, Amsterdam, Espiazione, Sabato, Chesil Beach, Solar, Miele, La ballata di Adam Henry e Nel guscio.  Ian McEwan è stato decretato vincitore dalla Giuria Tecnica del Premio, che così spiega nella motivazione del riconoscimento: “Dal suo esordio a metà degli anni Settanta fino a oggi, attraverso una quindicina di romanzi e diversi volumi di racconti, Ian McEwan, si è imposto come uno dei più importanti e letti scrittori europei contemporanei. Dotato di una proprietà ed eleganza di scrittura oggi non consuete, capace di ricostruire anche stilisticamente le situazioni più diverse, McEwan è narratore di vasta, varia e viva immaginazione, che spazia dall’attualità al recente passato, dalla realtà alla fantasia, dal tragico al comico, e si muove nei più diversi formati: romanzo, racconto, libri per bambini (L’inventore di sogni). In ogni romanzo e racconto McEwan assume una postazione narrativa particolare (sino all’incredibile feto narrante dal linguaggio shakespeariano del recentissimo Nel guscio), o fissa lungamente un dettaglio eccezionale, imprevedibile, drammatico (la mongolfiera che si alza in volo trascinando con sé un bambino e chi cerca di soccorrerlo, un aereo che sembra precipitare…), spesso spaventoso (la bambina che scompare al supermercato, l’incontro con i cani neri) e da questa angolazione speciale costruisce le sue storie, che padroneggia con lucidità e maestria, frutto di accurata documentazione storica e di impeccabile lavorazione stilistica. La vivacità e l’eleganza narrativa di McEwan non sono però fine a se stesse, ma sono la cifra morale da cui questo acuto osservatore della realtà si rapporta al nostro tempo, soprattutto alle sue ossessioni e alle sue crisi, alla sua banalità e alla sua malvagità, ai suoi modelli culturali e ai suoi stereotipi sociali, con invenzioni letterarie che sono anche limpide e persuasive analisi saggistiche. McEwan è tanto un grande narratore, uno dei massimi del nostro tempo, quanto un acuto e impegnato interprete (nell’opera e nella vita) della contemporaneità”. Per tutte queste ragioni la giuria è stata unanime nel conferirgli la Quercia del Premio Bottari Lattes.» Vittorio Coletti, membro della Giuria Tecnica. Il Premio Bottari Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibac, Regione Piemonte, Fondazione CRC, Banca d’Alba, Città di...

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Nel weekend le Valli Olimpiche risuonano dei motori della Cesana-Sestriere

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Nel weekend le Valli Olimpiche risuonano dei motori della Cesana-Sestriere

    Tutto pronto nelle nostre Valli Olimpiche per uno degli eventi di punta dell’estate piemontese, la corsa in salita per auto d’epoca e moderne da competizione Cesana-Sestriere, organizzata da ACI Torino e  ACI Sport, che si corre sui poco più di dieci chilometri della provinciale che taglia, fra curvoni, tornanti e avvallamenti, i due punti principali della Valle, Cesana Torinese e Sestriere, coprendo un dislivello di quasi 700 metri.   Una tradizione, quella della “Ce-Se”, che va avanti dal 1961 quando, tra quelle splendide montagne e i prodromi delle nuove stazioni sciistiche “inventate” dalla famiglia Agnelli, per animare un po’ il periodo estivo senza neve, all’ACI Torino venne in mente di mettere in competizione un gruppo di velocissime auto sportive del periodo in un percorso tortuoso tutto in salita, vinceva chi ci metteva meno tempo. È questa, in brevissimo, la storia dell’esordio della gara che, negli anni, sarebbe diventata titolata a livello internazionale e appuntamento irrinunciabile per appassionati e piloti della specialità. Oggi, l’edizione contemporanea, è più viva che mai: 150 vetture partecipanti alla gara vera e propria e al Trofeo Avvocato Agnelli più un centinaio presenti per la “parata dinamica” della Cesana Sestriere Experience, un vero e proprio museo a cielo aperto, dall’anteguerra fino a oggi, con modelli da sogno che raramente si possono vedere lontani da eventi simili, i quali percorrono lo stesso percorso delle “gareggianti” ma senza badare a cronometri e velocità, solo come in una sfilata di gioielli o abiti di alta moda.  Una kermesse automobilistica a tutto tondo, che va ad abbracciare le più disparate categorie di auto, dagli spider alle barchetta, dalle GT alle sport prototipo, dalle monoposto agli esemplari da rally.  Un evento forte anche della partecipazione ufficiale di FCA, specialmente negli ultimi anni, presente con il suo “braccio” dedicato ai modelli d’epoca FCA Heritage. Protagonista quest’anno sarà il marchio cardine, Fiat che farà agli appassionati un inaspettato regalo, una parata di 500 per festeggiare i suoi 60 anni, compiuti proprio in questi giorni. Ma non è solo motorismo: oggi come allora, la Cesana Sestriere è uno straordinario veicolo turistico , commerciale ed economico per l’estate delle montagne delle Olimpiadi 2006: tra addetti, appassionati, turisti, curiosi e giornalisti che affollano i due comuni le presenze sono straordinariamente alte, con tutte le ricadute sulle strutture alberghiere e ricettive. L’appuntamento è quindi sabato (8 luglio) con la prima parata della Cesana Sestriere Experience (ore 10.00) e le prove della gara (ore 13.00). Domenica (9 luglio), parata Experience alle 09.30 e la gara ufficiale alle 11.00. Luca...

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Rahcconto O’: un insolito archivio d’artista a Torino. Conversando con Marco Fattuma Maò.

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Rahcconto O’: un insolito archivio d’artista a Torino. Conversando con Marco Fattuma Maò.

  Rahcconto O’ è la storia  – in fase di pubblicazione, in sei volumi, presso Prinp 2.0 Editore – dell’artista italo somalo Marco Fattuma Maò.  E’ in seguito alla mostra Zungentatterich nel 1982, presso la galleria Franz Paludetto di Torino, che Marco si allontana volontariamente dal sistema ufficiale dell’arte, prediligendo un percorso artistico autonomo, di ricerca e sperimentazione in diversi ambiti. Dal 1981 l’artista raccoglie e cataloga tutti i progetti di arte, architettura e design che realizza fino al presente, con il desiderio di poterli un giorno pubblicare e divulgare come testimonianza storico-artistica di un percorso alternativo, fuori dal circuito dell’arte mainstream. Marco Maò attraverso la performance e la fotografia conduce un personale iter estetico e filosofico sui temi dell’incontro, del tempo e del viaggio. Giovanissimo, in seguito agli studi di fotografia, è assistente di Paolo Mussat Sartor, dando avvio alla ricerca Arte, Architettura e Vita.   Nel 1982, in collaborazione con l’architetto Loredana Dionigio, fonda INVENZIONE, uno studio di architettura, dove oltre alla produzione di progetti creativi, si attivano sinergie con artisti nazionali e internazionali. Attualmente collabora con il Comune di Torino per laboratori didattici con bambini e persone con disabilità.  Da allora ad oggi nell’ambito del progetto di vita Io sono un Artista, Marco si è dedicato ad un’accurata pratica di archiviazione del proprio lavoro, registrando in maniera particolareggiata ogni sua idea, atto performativo o produzione creativa.  Gli abbiamo rivolto alcune domande per meglio comprendere la sua ricerca. Come nasce la sua passione per l’arte? Ci può raccontare come ha esordito? Nel cuore mi sono sempre sentito un artista. Sono nato a Mogadiscio e nel maggio del 1957, all’età di 6 anni mi sono trasferito a Torino.  Ho sempre avuto una predilezione per il disegno fin dalla tenera età: a quattro anni tornavo dall’asilo e mi sedevo a disegnare in autonomia. Mi sono poi diplomato in fotografia e ho conseguito la maturità artistica e, successivamente, ho frequentato il Corso di Architettura al Politecnico di Torino per potermi misurare anche con spazi più ampi. Mi sono sempre distinto nel disegno in relazione a qualsiasi tipo di rappresentazione artistica.  La consapevolezza della dichiarazione d’artista è avvenuta a circa 16 anni in seguito alla mia collaborazione con Paolo Mussat Sartor, in qualità di suo assistente. Al terzo anno del Corso in Architettura iniziai a collaborare con l’architetto Loredana Dionigio con cui entrammo in società inaugurando lo studio INVENZIONE. Linguaggi di Architetture e Linguaggi di immagine. Erano i primi anni Ottanta e l’idea di progettazione di spazi era globale, includeva anche la moda, il design, proprio come succedeva nel Rinascimento. E’ stato proprio in quel periodo e precisamente nel 1981, che decisi di inviare la mia prima opera, La scatola senza tempo, alla Biennale di Barcellona.  L’anno successivo, nel 1982, allestii una mostra presso la galleria Franz Paludetto di Torino, dichiarando così di essere un artista. Anche sulla mia carta d’identità veniva indicata inequivocabilmente la mia professione!  Decisi così di iniziare a raccogliere e conservare, come in un archivio, tutti i progetti che realizzavo, in un percorso autonomo, fuori dal circuito mainstream, da quel momento fino al presente. Pensai di agire per mio conto con l’idea che se ce ne fosse stata la possibilità, in futuro, avrei raccontato la mia storia. Un suo  progetto particolarmente significativo? Nel 1975 ero assistente di Mussat Sartor, in quel...

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“Les stars sur la passerelle”. Una piccola e pregiata raccolta di scatti in b/n dell’Air France.

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“Les stars sur la passerelle”. Una piccola e pregiata raccolta di scatti in b/n dell’Air France.

L’esposizione “Les stars sur la passerelle” di Air France in mostra presso la Mole Antonelliana di Torino  Air France espone, all’interno della Mole Antonelliana, sede del Museo Nazionale del Cinema di Torino, 14 foto storiche della collezione fotografica degli anni ’50 e ’60 che ritraggono le star del cinema internazionale a bordo dei propri aerei. La rinnovata collaborazione tra il Museo Nazionale del Cinema e il Gruppo Air France KLM, che dura ormai da otto anni, riserva un’importante novità: Air France mette a disposizione del pubblico del Museo del Cinema di Torino, 14 foto storiche che fanno parte di una raccolta, denominata “Les Stars sur la passerelle”, composta da oltre 1.500 immagini in possesso di Air France e realizzate da noti fotografi degli anni `50 e `60 quali Roland Briens, Hassia, Philippe Formaison, Claude Agostini, Philippe Briat e Jean Gueneux. La mostra racconta un pezzo di storia del cinema: era il glorioso periodo dell’aviazione ad elica quando le linee nazionali ed internazionali della compagnia dell’«ippocampo» accoglievano una clientela d’élite, che conferiva così parte del proprio prestigio al trasporto aereo. Nel 1934, Buster Keaton viene fotografato ai piedi di un aeromobile Wibault 283 T 12, ed è il primo di una lunga serie di scatti. In seguito prese corpo l’idea di utilizzare la notorietà dei clienti VIP per attirare il grande pubblico, ancora poco avvezzo all’uso dell’aereo. Nacque allora il progetto di realizzare queste fotografie, scattate tra il 1955 ed il 1970 all’aeroporto di Orly, e che oggi hanno un valore non solo estetico, ma anche storico. Gli scatti ebbero inizio sotto l’occhio esperto di Roland Briens, che convinse ognuna delle star a posare davanti al suo obiettivo. Fra i tanti personaggi ritratti vi sono Audrey Hepburn, Brigitte Bardot, Marlene Dietrich, Cary Grant, Kirk Douglas, Tony Curtis, Gregory Peck, Edith Piaf, Anthony Quinn e, naturalmente Gina...

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Salgari in Val di Susa. Il romanziere d’avventura attraverso rari documenti e memorabilia.

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Salgari in Val di Susa. Il romanziere d’avventura attraverso rari documenti e memorabilia.

Cascina Parisio è un grande agriturismo in Val di Susa, inserito a metà strada tra S. Giorio e Susa, nei pressi di Mattie. Qui oltre al buon cibo, agli animali, ai giochi per i bambini e ai campi coltivati che la circondano, ha trovato temporanea sede una mostra singolare. Il merito di aver raccolto e organizzato questa piccola e pregiata esposizione va al dott. Cristiano Daglio, medico e indipendent scholar, come preferisce definirsi soprattutto per i suoi svariati interessi che oltre a Emilio Salgari si concentrano sulla civiltà egizia. La Mostra presenta in varie edizioni tutti i romanzi di Emilio Salgari ambientati in India e nel subcontinente indiano, in tutto 10), a cui si aggiungono un discreto numero di racconti. Esistono anche numerosi apocrifi, comparsi nel primo dopoguerra. Molti furono gli imitatori di Salgari, in qualche caso coevi e al limite del plagio. Tra i manifesti originali in visione ci sono i celebri strangolatori – i thugs – e i meno celebri avvelenatori – i dacoiti, con alcuni acquerelli ottocenteschi di James Paton. Rarissimo materiale cinematografico arricchisce l’esposizione, com le mappe di Calcutta e di Nuova Delhi, con le vie da lui citate nei vari romanzi.   Fa bella mostra un album antologico dei romanzi illustrato da francobolli, figurine Liebig e Lavazza, foto d’epoca, e non possono mancare i fumetti tratti dai romanzi o ispirati ad essi: si trovano anche le due storie Disney italiane con protagonista Oscar Boom che cela il personaggio reale del celebre indologo Oscar Botto, a cui la Mostra è dedicata. Sono infine presenti alcune immagini dell’India in stereoscopia, in particolare la ricca documentazione degli americani View-Master degli anni ’50, unite ai cecoslovacchi Meopta, ai francesi Lestrade e agli italiani Stereorama dello stesso periodo. Un modo per rivivere l’avventura ed i luoghi che Salgari raccontò senza avervi mai vissuto, dove ambientò i suoi romanzi ma in cui non posò mai piede. Ancora oggi i suoi libri possiedono una fascinazione narrativa di rara suggestione e i memorabilia riportano in oggetto quel mondo. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino a domenica 15 ottobre. Giuliano Sorel...

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Un censimento, gli archivi e le fotografie. Gli Stati Generali di un patrimonio italiano.

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Un censimento, gli archivi e le fotografie. Gli Stati Generali di un patrimonio italiano.

Un censimento, gli archivi e le fotografie. Il 22 giugno scorso si è svolto a Torino, nella sala conferenza di Camera – Centro Italiano per la Fotografia, il quarto appuntamento locale delle iniziative messe in atto in tutta Italia dal MIBACT a sostegno della fotografia come bene culturale. Dopo l’eclatante avvio nei mesi scorsi con gli Stati Generali svolti a Roma e  poi a Reggio Emilia, ora l’azione strategica, voluta dal Ministro Dario Franceschini e portata avanti con la ben nota energia da Lorenza Bravetta, concentra l’attenzione su singoli aspetti della conservazione e valorizzazione del patrimonio fotografico italiano. In questo senso, a Torino è stato ufficialmente presentato un nuovo sito (http://www.censimento.fotografia.italia.it) al quale gli archivi fotografici di istituzioni sia pubbliche sia private possono aderire pubblicando i loro riferimenti fondamentali. Una specie di piccolo motore di ricerca verticale che si fonda però sulla diretta iniziativa dei singoli, perché al momento non risulta che vi siano già un budget di spesa definito e strutture con del personale ministeriale dedicato per una digitalizzazione, indicizzazione e gestione continuativa di qualcosa di più ponderoso ed efficace di qualche paginetta web statica. Nella tavola rotonda a corollario della presentazione, e intitolata “Carte fotografiche, il censimento delle raccolte e degli archivi fotografici in Italia”, i relatori, tra cui il noto fotografo Vincenzo Castella, hanno sollevato alcune questioni di principio su cosa possa essere o non essere un archivio, in specie di immagini fotografiche. La moderatrice Dott.ssa Laura Moro, direttore dell’ICCD, [ Istituto Centrale per il Catalogo e la Conservazione] ha più volte orientato gli interlocutori a dare il loro originale contributo d’idee. Tra quelli elargiti, la Dott.ssa Monica Grossi, direttore dell’Archivio di Stato di Torino, ha fornito forse il più concreto e utile proprio perché nascente dalla lunga esperienza diretta sul campo. Da rilevare che nel pubblico presente vi erano segni di qualche parziale delusione perché forse l’aspettativa era per qualcosa di più concretamente operativo. Altra nota, già rilevata a Reggio Emilia, durante le ben tre ore del dibattito se c’è stata una latitanza paradossale è stata quella delle immagini fotografiche. La sensazione epidermica è che in queste occasioni si parli molto volentieri di immagini dimenticandosi però di accompagnare le parole con la carità verso gli intervenuti di voler nutrire non solo i loro orecchi ma anche i loro occhi. Infine, ad una domanda diretta, della nostra testata, rivolta al tavolo dei relatori sull’esistenza o meno di una progettualità di respiro più lungo della presenza di un ministro al governo, di durata sempre incerta, e volta a costituire nel ministero una qualche struttura, ufficio o entità specifica sulla fotografia con proprie risorse economiche e umane dedicate, Lorenza Bravetta ha ricordato che già nei vari dipartimenti ci si occupa di fotografia e che per il futuro qualcosa verrà realizzato, senza però entrare nel merito. Staremo a vedere, per ora il timore è che passati i fuochi d’artificio iniziali, sostenuti dall’effetto di novità in un piccolo mondo fin qui lasciato alle sue interne derive, e in mancanza di una seria politica di lungo respiro, quindi dotata anche di un budget annuale costante e personale burocratico solo ad essa dedicato, tutto si possa risolvere nell’ennesima bolla di sapone. Tra l’altro, suscitando un paio di sorrisi tra i relatori, dal pubblico è venuta anche la legittima domanda su quale sia...

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Il Fashion Design chiama a Torino la moda internazionale.

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Il Fashion Design chiama a Torino la moda internazionale.

Lo scorso anno aveva avuto un certo successo e riproporre, dal 27 giugno al 3 luglio il Torino Fashion Week con cinque giorni dedicati agli stilisti mondiali e due a quelli torinesi o stranieri residenti nel capoluogo era una scommessa data per quasi sicuramente per vincente. L’inaugurazione festante di ieri sera ai Murazzi, per qualche giorno non più abbandonati, ha dato certezze della ritrovata vocazione e curiosità nei confronti della moda o, come si suol dire oggi fashion design, della città.   Protagonisti, come nel 2016, sono gli stilisti emergenti testimonial di una nuova cultura dell’imprenditoria, dell’innovazione e della creatività che punta sulla globalizzazione, ma non sull’omologazione. Le sfilate si tengono presso i magazzini Devalle nella cornice dei Murazzi del Po.     65, non sono pochi, fashion designer, presenteranno ognuno una capsule collection realizzata appositamente per la sfilata a loro dedicata.  In minima parte torinesi, mentre la maggioranza proviene da Asia, Europa, Nord e Sud America. A caratterizzare ulteriormente l’edizione 2017 è il Modest Fashion ovvero la moda islamica, composta da 31 stilisti, che per la prima volta stringe un accordo con una Fashion Week italiana. La presenza straniera è stata resa possibile grazie alla partnership con Unioncamere Piemonte in qualità di partner della rete Enterprise Europe Network che supporta le piccole e medie imprese offrendo servizi volti all’internazionalizzazione. Coprirsi con fantasia e gusto resta tra i giochi di società più ambiziosi e divertenti. La moda, da sempre portatrice di novità e allegria coraggiosa, possiede oggi un lingua più internazionale che mai. Ma se si volesse guardare al passato, niente di meglio che il film dedicato a Marie Antoinette da Sofia Coppola. Una girandola di vestiti, scarpe, tessuti e capigliature il cui eco travalica il tempo fino alle sfilate odierne.  ...

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Alla Casa del Quartiere il Portofranco Summer Night. Solo di martedì le proiezioni silenziose.

Pubblicato da alle 12:38 in Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Alla Casa del Quartiere il Portofranco Summer Night. Solo di martedì le proiezioni silenziose.

  La rassegna di cinema estivo del CineTeatro Baretti all’aperto in versione SILENT MOVIE Tutti i martedì, dal 27 giugno al 1 agosto, alle ore 21.45, alla Casa del Quartiere (Via Morgari, 14 – Torino)    Primi in città a studiare le “proiezioni silenziose”, anche quest’estate Portofranco SummerNight, alla sua settima edizione, offre ai cittadini, e al quartiere, una proposta culturale per animare, anche attraverso il cinema, le sere d’estate di San Salvario. Un’esperienza nuova in città che ha incontrato, fin dalla prima edizione silenziosa dello scorso anno, il favore del pubblico… e del vicinato! Previsti sei  appuntamenti in programma, dal 27 giugno al primo agosto alle ore 21.45,  nel cortile delle Casa del Quartiere di San Salvario. Partenza prevista per  il 27 giugno con il film, vincitore del David di Donatello nel 2016, “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti con gli eccezionali Luca Marinelli e Claudio Santamaria; si continua il 4 luglio con “La pazza gioia” di Paolo Virzì, un altro acclamato film italiano dello scorso anno, che ha vinto numerosi premi tra i quali il Nastro d’argento per la miglior regia, grazie anche alle interpretazioni da Oscar di Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi, quest’ultima che ritroveremo nella pellicole in programma l’11 luglio insieme alla magistrale Isabelle Huppert “Il condominio dei cuori infranti” di Samuel Benchetrit, una commedia surreale che descrive la realtà nella sua desolazione ma che la riscatta attraverso la mobilitazione di un’umanità inattesa. Martedì 18 luglio sarà la volta del maestro del cinema del reale Ken Loach con il suo crudo, ma dallo sguardo profondamente umano, “Io, Daniel Blake”, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes; si continua il 25 luglio con un altro film che ha lasciato commossi gli spettatori di mezzo mondo “Lion, la strada verso casa” di Garth Davis, la storia di un ragazzo indiano, interpretato da Dev Patel famoso protagonista di The Millionaire, che attraversa tutte le stazioni dell’India per ritrovare la sua famiglia e, si conclude l’1 agosto con il giocoso film “In viaggio con Jacqueline” di Mohamed Hamidi, il viaggio di un piccolo coltivatore algerino e la sua mucca Jacqueline dal nord d’Africa a Parigi, fra incontri pericolosi e sorprendenti, l’inattesa caduta e la risalita, la solidarietà e l’ottusità, tra risate, sorprese, crucci e allegria in un viaggio inaspettato e pieno di tenerezza. Cristina Voghera è l’ideatrice di Portofranco SummerNight – di questa iniziativa dice che: “garantisce due sicuri vantaggi: non arrecare disturbo al vicinato dando un segnale forte alla città perché fare cultura nel rispetto degli altri è possibile, e fruire al meglio dell’ascolto del film senza essere disturbati. Ma questo sistema ha un costo e, non avendo alcun tipo di sovvenzione, siamo costretti a richiedere al pubblico un contributo di soli 3 € che andrà a copertura dei costi di noleggio delle cuffie. Di particolare importanza è la collocazione della sede della rassegna: la Casa del Quartiere di San Salvario. Un luogo di aggregazione e crocevia di iniziative e proposte culturali, la Casa, e in modo specifico il suo cortile e la sua caffetteria, i Bagni Municipali, sono un’ubicazione ideale per proporre proiezioni all’aperto.    ...

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Quando il divertimento “collide” con la sicurezza. A Barolo un programma d’ottima annata.

Pubblicato da alle 12:05 in Economia, Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Quando il divertimento “collide” con la sicurezza. A Barolo un programma d’ottima annata.

Luglio si ravviva con le giornate di Collisioni e della magnifica cittadina che lo ospita: Barolo. Concerti, feste, ottimo cibo, scrittori, attori, e un clima di serena allegria che negli anni lo ha reso una meta d’attrazione. Peccato con questa manifestazione “collida” un difficile momento internazionale, il timore vero o presunto, di attacchi terroristici ha cambiato le regole d’accesso alla cittadina durante la manifestazione. Quindi l’elenco di ciò che è vietato portare in città è più lungo di tutti gli appuntamenti in programma. La precauzione e l’attenzione all’incolumità del pubblico sono il segno che Barolo e il suo Festival si impegnano per far sì che tutto si svolga nel migliore dei modi, eppure la sensazione che se ne ricava è di giornate blindate e guardie sempre all’erta, lo stesso tipo di vita che da anni conduce uno scrittore invitato a questa edizione: Roberto Saviano. Molti vorrebbero essere egualmente protetti dalla pleonastica presenza della Littizzetto, anche lei invitata, nella speranza che cambi copione almeno qui, grazie ai vini raffinati e al buon cibo. Va segnalato, oltre i concerti e agli artisti,  il parterre di uomini di cultura invitati a intrattenersi con il pubblico è di notevole livello. Da Peter Handke al Premio Nobel Gao Xingjian, da Dave Eggers a Paolo Virzì, da Jonathan Coe a Jeffrey Eugenides e la presenza della scrittrice Joyce Carol Oates. Di seguito il programma con i concerti e gli incontri. Venerdì 14 luglio ORE 21:00 – PIAZZA ROSSA Daniele Silvestri, Carmen Consoli e Max Gazzè – in concerto Sabato 15 Luglio ORE 10:30 – PIAZZA BLU Antonino Cannavacciuolo presenterà al pubblico il suo libro Mettici il cuore, in cui racconta come nascono le sue ricette preferite: non solo dall’ unione dei singoli ingredienti, ma anche dai legami con la famiglia, dalle esperienze dell’infanzia e dalle tradizioni della sua terra natia. Modera Carlo Lucarelli . ORE 11:00 – PIAZZA ROSA Chiara, una giovane cantante salita alla ribalta nel 2012, grazie alla vittoria della sesta edizione di X Factor. Dopo il successo iniziale, la cantante ha all’attivo tre partecipazioni al Festival di Sanremo e diverse collaborazioni con star della musica nazionali ed internazionali, come Mika, Fiorella Mannoia ed Ornella Vanoni. Modera Ernesto Assante . ORE 12:00 – PIAZZA BLU Aldo Cazzullo, scrittore, inviato ed editorialista nato e cresciuto ad Alba, presenterà a Collisioni il libroLe donne erediteranno la Terra. Il nostro sarà il secolo del sorpasso in cui racconta innumerevoli storie di donne coraggiose, forti, capaci di imporsi e di vincere in un mondo che invece le respinge. ORE 12:00 – PIAZZA ROSA Levante, la cantautrice e scrittrice italiana, a Collisioni presenterà il suo primo romanzo Se non ti vedo non esisti, alla quarta ristampa nelle prime due settimane dall’uscita. Modera Ernesto Assante . ORE 12:00 – PIAZZA VERDE Riccardo Marcuzzo, in arte Riki, è un giovanissimo cantante, classificato secondo all’edizione 2017 di Amici . ORE 13:00 – PIAZZA ROSA Peter Handke scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggi. Qualsiasi mestiere abbia come chiave di volta l’azione di reggere in mano una matita e scrivere, può essere attribuito a lui. Nella sua lunga carriera ha avuto modo di cimentarsi nella saggistica, nella narrativa, nel teatro e nel cinema, collaborando con registi del calibro di Wim Wenders per il film Il cielo sopra Berlino. Per la prima volta a Collisioni. Handke parlerà al pubblico del mestiere di scrittore. ORE 13:30 – PIAZZA BLU Luca Argentero, attore tra i più apprezzati nel panorama italiano, che vanta collabo razioni...

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