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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

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Ivan Krpan, vincitore del premio Busoni nella sala dei 500 per Lingotto Giovani.

Pubblicato da alle 13:33 in galleria home page, Spettacoli, Università | 0 commenti

Ivan Krpan, vincitore del premio Busoni nella sala dei 500 per Lingotto Giovani.

Lingotto Musica “Carissimo Arturo, che ne diresti dell’idea di indire a Bolzano un grande concorso pianistico internazionale, nel 25° anniversario della morte di Ferruccio Busoni? La ricorrenza non impone l’obbligo morale di ricordare ed onorare in ogni paese il nome di questo grande artista? […] L’impresa è ardua, lo so, ma vorrei poter contare sul tuo appoggio e sulla tua preziosa e cordiale collaborazione”. Con questa lettera di Cesare Nordio ad Arturo Benedetti Michelangeli, scritta tra il gennaio/febbraio del 1949 l’allora direttore del Conservatorio di Bolzano si iniziavano a porre le basi per quello che sarebbe diventato il Concorso Pianistico Internazionale Ferruccio Busoni, ad oggi indiscutibilmente una delle manifestazioni più longeve e influenti della scena musicale internazionale. Ivan Krpan è il vincitore del Busoni 2017 e sarà la sua riconosciuta abilità a inaugurare la stagione 2018 2019 di Lingotto Giovani martedì 13 novembre alle ore 20.30 nella Sala Cinquecento.  Nato a Zagabria nel 1997, a soli vent’anni ha trionfato nell’edizione 2017 del Concorso Pianistico Internazionale «Ferruccio Busoni», iscrivendo il proprio nome nell’albo d’oro della competizione, insieme a quelli di grandissimi interpreti come Martha Argherich, Jörg Demus e Lilya Zilberstein. Il programma della serata, prenderà il via con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 di Ludwig van Beethoven, opera scritta nel 1814 che segna il passaggio in ambito sonatistico tra il cosiddetto “periodo eroico” culminato con l’Appassionata e il successivo “terzo stile” inaugurato dalla Sonata op. 101.  A seguire la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, primo esemplare del trittico composto insieme alle op. 110 e 111 tra 1819 e il 1822, che rappresenta il vero testamento beethoveniano nel genere della Sonata per pianoforte. A conclusione del concerto Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonata di Franz Liszt, settima e ultima pagina del secondo quaderno, dedicato all’Italia, della racconta Années de pèlérinage; ispirato alla Divina Commedia, un testo molto amato da Liszt, il brano è una raffigurazione sonora di tre momenti particolarmente significativi del poema: l’inferno, l’angosciosa supplica dei dannati e l’episodio di Paolo e Francesca. Grazie al rinnovato accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS anche questa stagione i concerti della rassegna saranno introdotti da una breve guida all’ascolto a cura dei migliori studenti dell’Ateneo: il primo concerto sarà introdotto da Camilla Canalini. Prima del concerto, infine, il Presidente Giuseppe Proto e il Direttore Artistico Francesca Gentile Camerana premieranno i vincitori del concorso di critica musicale Scrivere di musica dal vivo 2017-2018, invitando il giovane pubblico della Sala 500 a prendere nuovamente parte alla nuova edizione per la stagione 2018-2019...

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Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Pubblicato da alle 11:07 in ONG piemontesi, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Voliamo Alto è il titolo del film documentario del regista Andrea Tomasetto che verrà proiettato venerdì 9 novembre al centro Paideia in via Moncalvo 1 alle ore 20 e 30 a Torino. Le riprese sono di Antonio Venere e Tomasetto, le musiche originali sino state composte da Giancarlo T. Marangoni e ha il patrocinio della Film Commission. Marisa e Giancarlo sono marito e moglie. Problemi durante il parto hanno causato danni molto grandi al loro corpo, ma non alle loro vite. Con tenacia, dall’infanzia, hanno lottato per portare avanti una vita piena. Il film è il racconto di come hanno fatto.   Il film segue una giornata di Marisa e Giancarlo nella loro casa di Rocca Canavese (piccolo paese a 30 km da Torino): il risveglio, la colazione, il lavoro, pranzo e cena, visite a e di amici, sino alla messa a letto. “Io riesco a fare le cose, perché c’è qualcuno che mi dà le mani e le gambe!” dice Marisa. E infatti conosciamo Daniela e Teo, che aiutano Marisa e Giancarlo al mattino e al pomeriggio… “Ma – sottolinea Teo – noi facciamo le cose per loro, ma i protagonisti della loro vita, rimangono loro”. Il secondo “filo” dl film è quello della vita di Marisa e Giancarlo (raccontata da loro stessi): dalla “crisi adolescenziale” (“a 14 anni volevo buttarmi da quel balcone lassù” racconta Marisa), alla scelta-conquista di studiare in una scuola superiore, sino alla laurea (Psicologia per entrambi)… poi le amicizie, la conoscenza, l’amore ed il matrimonio… il lavoro, i progetti per il futuro… Il terzo filo è Volare Alto: l’associazione fondata 20 anni fa da Marisa e Giancarlo, per aiutare famiglie con figli disabili a trovare strade di autonomia per i ragazzi. Negli anni Volare Alto è diventata una rete di circa 40 famiglie, dove ci si aiuta a vicenda e si cerca di “vivere normalmente”. Il film fa vedere come anche sulla sedia a rotelle si possa andare a sciare, ballare, fare arte, escursionismo… insomma, essere felici e trovare un senso per la propria vita. “Handicap è normale – dice Giancarlo – perché si tratta solo di considerare una differenza e io credo che le differenze arricchiscono l’uomo, arricchiscono il...

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Pubblicato da alle 14:07 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Il tempo è tutto dalla parte di Artissima. Divenuta, in questo quarto di secolo, la principale fiera d’arte contemporanea internazionale d’Italia, quest’anno celebra venticinque anni di laboriosa vivacità. Dedicata proprio al tema del tempo la 25 edizione per la prima volta ha un titolo: Time is on Our Side. A qualche nostalgico il titolo riporterà ad una nota canzone di Rod Stewart dove il tempo non solo era dalla nostra parte ma invitava giovani cuori ad essere liberi per una notte. Un indispensabile e necessario senso di libertà la fiera è fortunatamente ancora in grado di sprigionarla. Dono imprescindibile e prezioso in questi tempi oscuri, come oscuri, devono essere sembrati agli uomini di tutte le epoche mentre li vivevano. Libertà e tempo. Ecco i due elementi che ci portano a capofitto dentro una delle proposte più interessanti di Artissima. Un piccolo padiglione, separato degli stand dedicati alla vendita, dove una delle artiste che prima o poi verranno riconosciute, come merita, a livello internazionale, viene ricordata a cent’anni dalla nascita. Nascita avvenuta a Torino nell’aprile del 1918. Non poteva che essere che l’irraggiungibile Olga Carolina, per tutti Carol Rama. Nove opere di rara forza e bellezza sono esposte per la prima volta dalla Fondazione Sardi per l’Arte con un progetto speciale titolato “100 anni di seduzione” coordinato da Lisa Parola.  Le opere provengono dalla collezione privata appartenuta al poeta Edoardo Sanguineti, amico e estimatore sin dagli anni quaranta dell’artista. Ogni opera è stata frutto di un dono a Sanguineti nel corso degli anni. Pinuccia Sardi, Presidente della omonima fondazione, legata da un affettuoso rapporto di amicizia con la vedova, Luciana Sanguineti, aveva a sua volta ricevuto in dono alcuni lavori di Carol Rama, decidendo successivamente in accordo con i figli, di acquistare l’intero nucleo di opere appartenenti alla famiglia. E’ così che per la prima volta abbiamo l’occasione di vedere degli oggetti della sua produzione mai esposti prima. Tre magnifiche bambole costruite con passamaneria, tessuto, filo da cucito e juta, magnifiche e inquietanti allo stesso tempo. “Materiali poveri, in qualche misura fortuiti; le prime cose accessibili alla mano dell’artista” scriveva Sanguineti a riguardo, capaci di trasmettere qualcosa di ossessivo e una segreta dolcezza. Le bambole di piccola dimensione posseggono qualcosa del feticcio; in una le gambe sono lunghissime, le braccia rigide e aperte, la bocca rossa e lo sguardo fisso, quasi egizio. In un’altra al corpetto è legata una grande gonna bordata di verde, una capigliatura scura, severa, le braccia paiono arti feriti avvolti dalla garza di juta e rimanda a un’atmosfera spagnola o gitana, una Carmen per un’opera che non ha musica. La terza è più grande, gli occhi sono disegnati, le braccia scendono lunghe ai lati chiuse da un delicato bordo rosso, a coronare la testa un bordino intrecciato quasi azzurro regala una leggerezza appena sfiorata dalla vanità. Sempre Sanguineti nel cogliere e descrivere in Carol Rama il significato del bricolage scriveva del “parlare non soltanto con le cose ma mediante le cose”. E queste piccole e raffinate bambole hanno una voce particolare, non sono fatte per giocarci insieme, difficilmente adatte ai bambini, detentrici di più di un segreto interrogano restando mute lo spettatore, forse su qualcosa di essenziale che desiderava...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

Pubblicato da alle 17:16 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie | 0 commenti

Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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Il Premio Bottari Lattes Grinzane parla la lingua di Yu Hua.

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Il Premio Bottari Lattes Grinzane parla la lingua di Yu Hua.

È Yu Hua con Il settimo giorno edito da Feltrinelli, con la traduzione di Silvia Pozzi,  il vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2018 per la sezione Il Germoglio, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana o straniera pubblicati nell’ultimo anno.   Gli altri finalisti al Premio erano: Andreï Makine (Francia) con L’arcipelago della nuova vita (La nave di Teseo; traduzione di Vincenzo Vega), Michele Mari (Italia) con Leggenda privata (Einaudi), Viet Thanh Nguyen (Vietnam) con I rifugiati (Neri Pozza; traduzione di Luca Briasco) e Madeleine Thien (Canada) con Non dite che non abbiamo niente (66thand2nd; traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini). La cerimonia di premiazione si è svolta presso il Castello di Grinzane Cavour (Cn) ed è stata condotta dalla scrittrice e giurata del Premio Sandra Petrignani. Protagonisti della giornata sono stati gli studenti rappresentanti delle 25 Giurie Scolastiche i cui 400 voti hanno determinato il vincitore. Lo scrittore portoghese António Lobo Antunes è stato premiato per la sezione La Quercia (dedicata a Mario Lattes), riservata a un autore internazionale che abbia saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico. La maggior parte dei suoi libri sono pubblicati in Italia da Feltrinelli. Il settimo giorno è un viaggio nell’Aldilà di un uomo vissuto nella Cina del capitalismo socialista e delle sue contraddizioni, un’avventura di sette giorni, in cui conoscenti e sconosciuti incontrati raccontano la propria storia nell’inferno dell’Aldiqua, tra demolizioni forzate, corruzione, tangenti, feti abbandonati, poveri che vivono in bunker sotterranei, traffico di organi, consumismo sfrenato. Il 18 ottobre è uscito in Italia il nuovo saggio di Yu Hua Mao Zedong è arrabbiato (Feltrinelli). I romanzi finalisti del Premio, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, erano stati designati e annunciati ad aprile a Cuneo, alla sede della Fondazione CRC (che collabora e sostiene il Premio), dalla Giuria Tecnica formata da: Gian Luigi Beccaria (presidente), Valter Boggione, Vittorio Coletti, Rosario Esposito La Rossa, Giulio Ferroni, Laura Pariani, Sandra Petrignani, Enzo Restagno, Alberto Sinigaglia, Marco Vallora. Questa la motivazione della Giuria Tecnica al romanzo di Yu Hua Il settimo giorno: “In poco meno di duecento pagine Yu Hua ci consegna quello che è probabilmente il suo capolavoro. I primi sette giorni dopo la morte offrono allo scrittore il pretesto per leggere con metafisica profondità una critica severa, realistica e talvolta perfino feroce alle ingiustizie e all’egoismo della moderna società cinese; dall’altro con sentimento di pietas profonda e antica che risale con le immagini, e coi toni di una dolcissima trasfigurata poesia, alle tradizioni poetiche e figurative più delicate di questa antichissima civiltà.” Tra aprile e settembre 2018, i libri finalisti sono stati letti e discussi dai 400 studenti delle 25 Giurie Scolastiche. Ventiquattro giurie sono state scelte in modo da coprire tutto il territorio della Penisola: quattro in Piemonte e una per ciascuna delle altre regioni d’Italia. A queste si aggiunge la giuria ad Atene, presso la Scuola Italiana Statale. Le Giurie Scolastiche italiane sono: Liceo Classico, Artistico e Musicale di Aosta; Liceo delle Scienze Umane e Artistico “Giovanni Pascoli” di Bolzano; Liceo Artistico Statale di Treviso; Liceo Scientifico “Michelangelo Grigoletti” di Pordenone; Liceo Classico e Linguistico Statale “Carlo Alberto” di Novara; Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Torino; Liceo Classico Statale “G. F. Porporato” di Pinerolo; Liceo Linguistico e delle Scienze Umane “Leonardo Da Vinci” di Alba; Liceo Classico Statale “Cesare Beccaria” di Milano; Liceo Statale “G. D. Cassini” di Sanremo (Imperia); Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Vignola (Modena); Istituto Tecnico Statale Commerciale e per Geometri “F. Niccolini” di Volterra (Pisa); Liceo Classico “Turriziani” di Frosinone; Liceo Classico “Stelluti” di Fabriano (Ancona); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Principe di Napoli” di Assisi (Perugia); il gruppo di lettura “La Scugnizzeria” formato da studenti di Scampia (Napoli); Liceo Scientifico annesso al Convitto Nazionale “Melchiorre Delfico” di Teramo; Liceo Statale “Galanti” di Campobasso; Liceo delle Scienze Umane “Carolina Poerio” di Foggia; Istituto di Istruzione...

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

Pubblicato da alle 17:42 in .Arte, Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Pubblicato da alle 16:46 in DOXA segnalazioni, Economia, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Two to tango.

Two to tango — Parrebbe in corso, almeno nei paesi economicamente sviluppati, un generalizzato declino dell’attività sessuale umana. Risultati indicativi della tendenza sono stati trovati negli ultimi anni in Finlandia, in Giappone, negli Usa, nel Regno Unito, in Germania e altrove. Il calo sembra presente in maniera essenzialmente indifferenziata tra i giovani, le coppie sposate e gli anziani. Almeno negli Stati Uniti—sempre avanti nella raccolta di statistiche del genere—l’anno del “peak sex” sarebbe stato il 1988. Allora, secondo dati del US Center for Disease Control and Prevention, rispetto ad oggi gli indici d’attività sessuale tra i teenager sarebbero stati più alti del 22% tra i maschi e del 14% tra le femmine. Il fenomeno si rispecchia in Giappone dove, secondo la Japan Family Planning Association, il 45% delle donne nel gruppo d’età tra i 16 e i 24 anni si dichiara “o non interessata o di disprezzare attivamente il contatto sessuale”. Un quarto del campione maschile è stato d’accordo. L’indifferenza giapponese all’atto riproduttivo contribuisce al drammatico crollo demografico in corso nel Paese. Altrove non è chiaro quanto lo scarso desiderio sia un problema, almeno “di massa”. Negli Usa il GSS- General Social Survey, un’indagine condotta annualmente dal National Opinion Research Center dell’University of Chicago, indica che l’attività sessuale sarebbe comunque distribuita in maniera molto poco regolare: all’incirca il 15% degli adulti è responsabile della metà degli amplessi nella categoria. La disponibilità del sesso, in altre parole, sarebbe ancora più esclusiva di quella dei soldi in quanto, negli Stati Uniti, il 20% della popolazione possiede la metà della ricchezza… Se il fenomeno della nuova astensione è abbastanza chiaro nei contorni, altrettanto non si può dire delle sue cause. Si è ipotizzato di tutto, a partire dall’arrivo dei televisori nelle camere da letto e l’invadenza degli smart phone, all’accresciuta disponibilità della pornografia in Internet oppure ai ritmi di lavoro frenetici, al consumo (o meno) della carne, all’arrivo dei prodotti della soia nelle diete occidentali, al generico “crollo del desiderio”, all’obesità, alla riduzione del testosterone maschile e perfino al “troppo sesso nelle pubblicità”—con il suggerimento che la gente, semplicemente, “se n’è stufata”… Le spiegazioni profferte spesso sembrano dipendere soprattutto dalla particolare critica del mondo moderno che più incontra i gusti di chi le propone. È interessante la compresenza di un altro fenomeno imparentato e che, forse solo per un caso statistico, sembra occupare simili spazi sociali ed economici. L’attività sessuale, nelle fasce d’età che ne sono più ossessionate, è costosa: sia in termini di soldi sia nel dispendio di tempo richiesto per i preparativi, il corteggiamento e “l’esecuzione”. Parallelamente al boom dell’astensione e in maniera proporzionale, è invece molto cresciuta in Occidente la spesa economica e temporale dedicata alla cura della persona: alla cosmesi, alle diete, agli esercizi “tonificanti” del corpo e a tutti gli aspetti della moda e dell’apparire. Non è detto che ci sia un nesso. Tuttavia, i dati di mercato indicano che spendiamo sempre di più per prepararci a fare ciò che poi non facciamo. Il relativo (e calzante) modo di dire americano è: “All dressed up and no place to go”. Courtesy James Douglas...

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Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Pubblicato da alle 16:29 in Fashion, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Nella cornice del Torino Design of the City, la manifestazione cittadina dedicata al design, si è parlato di «design fiction»,  al Circolo del Design. Il design fiction, a primo acchito, non sembra riguardare il design. È una metodologia di pensiero attraverso la quale si può immaginare e progettare un oggetto che oggi non esiste, e non può ancora esistere, ma che potrebbe essere utilizzato in un futuro prossimo. Inventare – e progettare – il cellulare del futuro che permetterà la proiezione di ologrammi è design fiction (la tecnologia olografica è ancora agli esordi); inventare la biblioteca del futuro che permetterà l’archiviazione di tutto lo scibile è design fiction (le questioni relative al copyright e all’uso dei documenti digitali oggi sono ancora troppo restrittive). Ma inventare tali oggetti significa anche, parallelamente, immaginare futuri possibili e situazioni verosimili che necessariamente partono da una riflessione critica sulla società odierna (si parla, a proposito di critical design) D’altronde, come scrive Isaac Asimov, scrittore russo del XX secolo, “il desiderio di conoscere i nostri destini individuali è stato collegato, attraverso i secoli, con il nostro desiderio di predire ciò che ne sarà di tutta l’umanità, per comprendere nella sua complessità la Grande Storia”.  L’iniziativa al Circolo del Design è organizzata dall’associazione culturale Novus Lab, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Torino. Proprio in questa sede, lo scorso settembre, gli studenti del secondo e terzo anno si sono cimentati in un workshop di design fiction che utilizza un gioco di carte per creare combinazioni di scenari di futuri possibili. Nel corso di tre giornate di ideazione condivisa, progettazione cooperativa e modellazione tridimensionale, i partecipanti hanno dato vita a 5 oggetti e 5 relativi «mondi possibili». Il 19 ottobre, infine, nella medesima location, sarà possibile per il pubblico partecipare al workshop «The thing from the future» a partire dalle 10.00. Federico...

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L’Ottetto d’archi della Filarmonica di Berlino omaggia Strauss, Brahms e Mendelssohn.

Pubblicato da alle 16:51 in galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

L’Ottetto d’archi della Filarmonica di Berlino omaggia Strauss, Brahms e Mendelssohn.

Il piacere timbrico, tutto tedesco, di un’ensemble così coeso e corposo come quello che è previsto per il varo della nuova stagione dell’Unione Musicale di Torino è una rarità di indubbio prestigio. Il Conservatorio Giuseppe Verdi ospiterà infatti il concerto dell’Ottetto d’archi della Filarmonica di Berlino.  Vi si erano esibiti esattamente dieci anni fa, ora la storica formazione nata tra le file dell’Orchestra berlinese, fondata nel 1994, composta da quattro violini due viole e due violoncelli sono Daniel Stabrawa, Peter Brem, Andreas Neufeld, Christoph von der Nahmer violini, Martin von der Nahmer, Walter Küssner viola. Mathias Donderer, Christoph Igelbrink violoncello. Acclamato dalla critica mondiale per la sua «tecnica straordinaria, l’entusiasmo del suonare assieme e il suono di intenso spessore armonico», l’Ottetto realizza la sintesi perfetta tra l’intimismo cameristico e la sonorità generosamente sinfonica dei gloriosi Berliner. Guidato da Daniel Stabrawa, primo violino di spalla anche dell’Orchestra, l’ensemble adatta la sua formazione a seconda delle esigenze di programma, suonando quindi anche in quartetto, sestetto e nonetto con l’aggiunta del contrabbasso. Saranno due sestetti ad aprire il concerto di Torino, tutto dedicato al repertorio tedesco: si comincia con l’ouverture per sestetto d’archi di Capriccio, ultima opera teatrale di Richard Strauss (1942), un brano che ha conosciuto grande fortuna come pezzo strumentale autonomo.  A seguire il giovanile Sestetto in si bemolle maggiore op. 18 di Brahms, opera emblematica per la sua collocazione storico-estetica fra le categorie del Romanticismo musicale. Nato tra il 1859 e il 1860 ad Amburgo come prova di scrittura per soli archi, nonostante l’originale intenzione sperimentale ottenne fin da subito uno spontaneo successo presso i contemporanei per il suo spirito amabile e disteso e per la strumentazione raffinata, densa di colori sfumati. Nella seconda parte l’ensemble si presenta al completo per eseguire l’Ottetto in mi bemolle maggiore op. 20, composto da Mendelssohn quando aveva appena sedici anni, brano che a buon diritto si può considerare come sua prima vera opera matura. Quello che colpisce di più è l’abilità nel maneggiare un organico così vasto, usato spesso a otto parti reali, un intreccio in cui ogni strumento suona una parte diversa e indipendente. È un prodigio di esuberanza giovanile che si guadagnò il plauso entusiasta di Schumann e rimase sempre tra i lavori preferiti dal suo autore. Pier Sorel  ...

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Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

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Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

Assemblea Teatro da il via alla nuova stagione 2018-2019. Le prime date sono previste all’estero: il 18 ottobre la Compagnia sarà a Malta, dove presenterà ”Io sono uno”, denso omaggio a Luigi Tenco curato nell’ambito della Settimana europea della lingua italiana nel mondo. La rappresentazione alla Valletta, capitale europea della Cultura, nasce dalla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata italiana di Malta.  Dal 23 al 25 Ottobre Assemblea Teatro sarà invece in Uruguay, ospite del prestigioso Teatro Solis, per presentare:  “Penarol. Il Piemonte d’Uruguay, storie di Calcio ed Emigrazione”  testo che affronta, attraverso la storia dell’omonima squadra di calcio formata da emigranti piemontesi, la storia del pallone in sud America. Il 26 Ottobre prendono il via gli incontri nelle librerie programmati nell’ambito di “Parole contro le Fiamme’’. Il 28 ottobre è la volta de ”L’Uomo che piantava gli alberi” potente parabola, tratta dal libro dello scrittore italo-francese Jean Giono, sul rapporto tra uomo e natura. Il testo sarà rappresentato al Teatro Agnelli di Torino alle dieci di mattina.  Lo spettacolo da il via alla rassegna “domenicamattinateatro” pensata per il pubblico dei più piccoli e per le loro famiglie. Molti gli spettacoli rivolti alle scuole tutti  in programma alle ore 10 al Teatro Agnelli. Il programma di Assemblea Teatro offre grande spazio alla Musica con il coinvolgimento di alcuni dei gruppi più rappresentativi del progressive rock italiano quali The Trip e Le Orme che si divideranno il palco del Teatro Agnelli in data 23 Novembre, alle ore 21, con ”Le ali del sogno” da Caronte a Felona” viaggio nel Progressive Rock italiano, primo appuntamento de “La Musica che gira intorno”. The Trip e’ uno dei gruppi storico del rock italiano e oggi e’ guidato dall’energico batterista torinese Pino Sinnone -noto come ‘Caronte’, unico componente originario che ha voluto, con la nuova band, ricreare i suoni e l’atmosfera dell’epoca. La band si appresta a tornare in sala registrazione per incidere un nuovo disco. Anche Le Orme sono una formazione storica e, allo stesso modo sono guidati da un batterista: in questo caso e’ Miki de Rossi componente storico del trio- oggi affiancato da Michele Bon alle tastiere e all’organo Hammond e Fabio Trentin alla chitarra, basso e voce. Il gruppo torna a Torino dopo una lunga assenza. La Compagnia guidata da Renzo Sicco propone inoltre nuove produzioni come: ”The snow Goose” in scena il 29 Novembre al teatro Agnelli. Il suggestivo testo racconta di un uomo che vive solo in un Faro abbandonato finché un giorno, una bambina va a fargli visita portando con sé un animale ferito….La colonna sonora dei Camel, si sposa perfettamente con il testo scritto da Paul Gallico. La regia e’ di Renzo Sicco. Tra le altre nuove produzioni ospitate Napoleon dei Supershock, in programma il 6 dicembre: al centro in questo caso, le storiche gesta e le contraddizioni del famoso condottiere, con una colonna sonora live degli stessi Supershock ad accompagnare le immagini dell’omonimo, leggendario film  presentato, con grande successo, all’Opera di Parigi nel 1927. Sempre incentrato sulla musica e’ ”Watch Without Prejudice” in scena all’Agnelli il 13 dicembre: un omaggio a George Michael proposto da Federico Sacchi, musicista e narratore (music-teller dice lui) che trae ispirazione da artisti che hanno generato movimenti culturali forti, come nel caso di George Michael, scomparso due anni fa. ”Vento leggero’‘ invece  va in scena  il 10 gennaio, nel ventennale della scomparsa di...

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Vendemmia a Torino torna a riempire i palazzi storici e le strade come calici.

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Vendemmia a Torino torna a riempire i palazzi storici e le strade come calici.

Torna Vendemmia a Torino, l’evento che porta le eccellenze vitivinicole del Piemonte nei palazzi storici, nelle residenze reali e nei musei della città. E’ iniziata ufficialmente ieri sera in Via Gramsci la seconda edizione di Vendemmia a Torino –  Grapes in Town che torna in città dal 19 al 21 ottobre portando il meglio dell’eccellenza vitivinicola piemontese nel cuore storico e culturale di Torino con degustazioni e masterclass di grandi vini curate da Piemonte Land of Perfection e dai Consorzi di tutela soci. La manifestazione è promossa dall’assessorato alla cultura e al turismo della Regione Piemonte e  patrocinato dalla Città di Torino. Per l’inaugurazione di ieri sera è stata chiusa tutta via Gramsci ornata di tappeti rossi. Degustazioni di vini e buffet ad ogni angolo hanno raccolto la crème torinese che, in un evento per soli accreditati, ha dato il via a una manifestazione che vuole porsi tra le più rinomate di Torino. La mappa degli eventi si snoda tra i Musei Reali, il  Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Palazzo Birago, Palazzo Carignano, Villa della Regina, CAMERA, il MIAAO, l’Archivio di Stato, il Circolo dei Lettori, passando attraverso le principali vie del centro grazie alla collaborazione con Portici Divini.  Anche quest’anno, infatti, il programma di Vendemmia a Torino – Grapes in Town incrocia l’evento organizzato dalla Fondazione Contrada Torino Onlus, sostenuto dalla Camera di Commercio di Torino e promosso dalla Città, in cui le eccellenze dell’offerta enologica torinese saranno a disposizione di visitatori e appassionati nei locali lungo i portici del centro. Per quanto riguarda il percorso storico culturale, da segnalare in particolare le visite alle cucine e alle cantine seicentesche di Palazzo Carignano, ricordando la passione per il vino di Camillo Benso Conte di Cavour, e i percorsi a tema nelle altre sedi, dai Musei Reali a Villa della Regina. Tra gli altri eventi in programma “In vino musica”, performance per pianoforte e voce al Circolo dei Lettori con degustazione dei vini della Cantina Damilano, la presentazione della nuova guida di Slow Wine , il workshop sulla comunicazione del vino a cura di Eat Piemonte. Uno riguarderà l’approfondimento su Enoturismo e comunicazione digital, mentre il secondo sarà una scoperta di due “gioielli” del Canavese. Saranno presenti oltre 200 produttori, il meglio della produzione piemontese ed ospiti nazionali ed internazionali. E da quest’anno anche appuntamenti premium denominati “Exclusive” per attirare un target alto spendente. Infatti sono stati coinvolti alcuni rinomati ristoranti e chef di alto profilo, che proporranno menù speciali abbinati ovviamente ai vini del territorio. Ad arricchire l’offerta “Exclusive” anche un programma di visite guidate nel centro di Torino personalizzate e una wine-lounge presso il Golden Palace. Per facilitare lo spostamento tra le varie location, verrà messo a disposizione dei visitatori il Degustibus, navetta gratuita che collegherà Piazza Castello a Villa della Regina per tutta la durata della manifestazione. Un altro appuntamento importante sarà  dedicato ai vigneti urbani italiani. Si tratta di un’occasione inedita per condividere esperienze e fare il punto sullo sviluppo di queste importanti realtà e sul loro impatto sul piano culturale e turistico. Saranno presenti i vigneti di Torino, Venezia, Napoli, Siena e Brescia. Ospite internazionale sarà Clos Montmartre, la celebre vigna urbana di Parigi, rappresentata da Éric Sureau, Presidente del Comité des Fetes et d’Actions Sociales, associazione che gestisce il sito. Una tre giorni piena di eventi, compresi quelli OFF, come...

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La Missa Solemnis di Beethoven apre la 25° stagione di Lingotto Musica.

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La Missa Solemnis di Beethoven apre la 25° stagione di Lingotto Musica.

Preceduto da una conferenza introduttiva di Giorgio Pestelli prevista alle 18.30 nella Sala Berlino del Centro Congressi del Lingotto, il concerto che inaugura la venticinquesima stagione dei Concerti del Lingotto di giovedì 11 ottobre sarà ’esecuzione, della Missa Solemnis in re maggiore per soli, coro e orchestra op. 123 di Ludwig van Beethoven, pietra miliare nella storia della musica sacra e capolavoro unico e irripetibile nella produzione dell’autore. Il concerto è dedicato alla memoria di Sergio Marchionne, che è stato vicepresidente di Lingotto Musica dal 2008 fino alla sua prematura scomparsa avvenuta nel luglio di quest’anno. Ad aprire questa nuova edizione sarà il direttore tedesco Frieder Bernius, per la prima volta sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli, insieme al Kammerchor Stuttgart, formazione vocale da lui fondata nel 1968 e ben presto impostasi all’attenzione internazionale, e alla Hofkapelle Stuttgart, altra sua creatura nata nel 2006 come naturale ampliamento della Barockorchester Stuttgart, con la finalità di riproporre il repertorio classico e romantico attraverso esecuzioni su strumenti d’epoca e relativo diapason. L’opera, appartenente all’ultimo periodo della creatività beethoveniana, doveva inizialmente essere dedicata all’arciduca Rodolfo d’Asburgo, allievo e amico di Beethoven, in occasione della sua investitura ad arcivescovo di Olmütz in programma nel marzo del 1820. La gestazione dell’opera, iniziata già nel 1818, si protrasse oltre il dovuto e questa fu consegnata nelle mani del dedicatario solamente nel 1823. La prima esecuzione parziale del lavoro (furono presentati inizialmente Kyrie, Credo e Agnus Dei) ebbe luogo in forma di concerto il 7 marzo 1824, insieme alla prima esecuzione nientemeno che della Nona Sinfonia, mentre per la prima esecuzione integrale bisognerà attendere l’aprile del 1824, quando fu eseguita a San Pietroburgo per conto del Principe Nikolaus Galitzin. Il cast vocale della Messa è costituito dal soprano Johanna Winkel, il mezzosoprano Sophie Harmsen, il tenore Sebastian Kohlhepp e il baritono Arttu Kataja.   Alla prima pare che Beethoven, vestisse con un frac verde e, abbia assistito al concerto dalla fossa dell’orchestra; senza udire la musica, senza sentire gli applausi, si accorse del successo quando il pubblico inizia a sventolare dei fazzoletti bianchi. Salì in proscenio, commosso, per inchinarsi....

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Il Festival del Classico aiuterà a capire il presente con Lucerezio, Seneca e Pericle.

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Il Festival del Classico aiuterà a capire il presente con Lucerezio, Seneca e Pericle.

«La nostra storia comincia con i Greci. Sono loro che ci hanno inventato», così scrisse Jean-Pierre Vernant, lo studioso che ci ha insegnato a guardare ai classici con gli occhi del presente. E i loro antichissimi miti sono arrivati fino a noi, e in modo pervasivo hanno plasmato la nostra identità. Sono “parole, discorsi, narrazioni, leggende”, spesso affascinanti ma anche tremende, a questo rimanda la parola “mito”, in greco “mŷthos”, e raccontano di dei ed eroi. Al Festival del Classico i miti ritornano, in dialoghi, lezioni e letture per ritrovarsi, riflettere, tornare a immaginare. La cassetta degli attrezzi per capire il momento presente la mettono a disposizione i classici, libri che non offrono soluzioni semplificate, ma ripropongono antichi dilemmi, non presentano un’immagine unilaterale ed edulcorata dell’uomo e del mondo, ma danno da pensare.   Da quest’idea nasce il Festival del Classico, dal 18 al 21 ottobre a Torino,  quattro giorni di lezioni, dialoghi, letture, dispute dialettiche, presentazione di libri, spettacoli teatrali, alimentati dalle parole della letteratura e della filosofia, sullo sfondo della storia. Ma non solo lezioni, dialoghi e letture con i grandi grecisti e latinisti, intellettuali docenti, perché il Festival del Classico coinvolge anche gli studenti e studentesse delle scuole e dell’Università di Torino in tornei di disputa classica, realizzati in collaborazione con Rete Nazionale dei Licei Classici e USR Piemonte. Durante i giorni del festival infatti, 18, 19 e 20 ottobre, nella sala dei mappamondi dell’Accademia delle Scienze, prende il via il Torneo di disputa classica. Antiche lezioni per moderni dilemmi, in cui, alla maniera dei paesi anglosassoni, due squadre di studenti delle scuole superiori di Piemonte e Valle d’Aosta si sfidano in una competizione retorica strutturata in termini sportivi, cercando ciascuna di fare trionfare la propria verità. Obiettivo è convincere i giudici della bontà delle loro ragioni su temi del mondo antico suscettibili di ricadute culturali nel mondo moderno. È un progetto a cura di Elisabetta Berardi, Marcella Guglielmo e Massimo Manca, realizzato in collaborazione con Accademia delle Scienze, Dibattito e Cittadinanza – Rete del Piemonte, Rete Nazionale dei Licei Classici e Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. La prima semifinale è giovedì 18, ore 15.30, introduce la scrittrice Paola Mastrocola, il tema è l’amore degli dei e degli uomini. Tra desiderio, rapimento e sacrificio; segue venerdì 19, ore 16 la seconda semifinale, introduce Matteo Nucci, scrittore, in cui allieve e allieve dibattono intorno a l’agonismo arcaico: la sfida per il sapere, la parola e l’enigma; e infine sabato 20, ore 10.30 la finale, introduce Andrea Marcolongo, scrittrice, per rispondere alla domanda, che cos’è il classico? Il pubblico è libero di assistere a tutte le dispute. La Nike di Samotracia che compare nella cover è un’opera di Ugo Nespolo, secondo le fonti, la Nike in origine, venne realizzata a Rodi per ricordare la vittoria della lega delio-attica nella guerra contro gli eserciti alleati di Roma, Pergamo, Rodi e Samotracia. Tutti gli appuntamenti saranno a ingresso libero. Qui il ricco programma:...

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Cosa crediamo sia il “design” ?

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Cosa crediamo sia il “design” ?

”L’escavatore” – o, proprio volendo, “pala meccanica” – raffigurato qui sopra è un prodotto Caterpillar, venduto nel mondo (ma non in Italia) per il lavoro di scavo nelle miniere a cielo aperto. Appartiene alla serie “CAT 6040/6040 FS”. I suoi dati operativi sono solo approssimativi in quanto la produzione è soggetta a un alto grado di personalizzazione. Pesa un po’ più di 400 tonnellate ed è alto quanto una palazzina di tre piani. La versione con la motorizzazione diesel sviluppa oltre 2mila cavalli. La benna, la “pala”, ha una capacità di 22 m3 e il serbatoio del carburante di 7.800 litri. Per gli spostamenti raggiunge i 2,5 km/h. Se possa essere considerato “bello” o meno è una questione interessante perché tocca le complicate sfumature che influenzano cosa crediamo sia il “design”.  La parola, di evidente origine latina, passa in italiano e francese come “disegnare” e “désigner”, si imbastardisce un po’ con l’inglese e torna nell’italiano corrente – forse attraverso non il verbo ma il sostantivo “designer” – e ci ritroviamo con “design”. L’istradamento linguistico ha lasciato intatto il senso formale della parola – tracciare un segno – ma ha imposto una differenza di “sapore” nell’uso. In italiano, “design” porta la marcata connotazione di “decorativo”. È da molti considerato una sorta di “arte dell’abbellimento”, perfino quando si tenta di aggiustare con un aggettivo, come nel caso di “design industriale” – spesso percepito come il tentativo di rendere esteticamente gradevoli gli oggetti della produzione di serie: “Mettiamoci dei pois e non si accorgeranno della plastica…” Gli ingegneri americani che hanno creato il CAT 6040/6040 FS invece sono, nell’uso comune del loro paese, i suoi “designers”. In Italia sarebbero piuttosto dei “progettisti”, un mestiere forse meno nobile, almeno dal punto di vista artistico. Senza scendere nella banale utilità, pesando solo l’oggetto, è una conquista maggiore la pala o uno spremiagrumi a forma di ragno? Courtesy James Hansen...

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L’Ettore Majorana di Moncalieri intitola il nuovo Auditorium a Peppino Impastato.

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L’Ettore Majorana di Moncalieri intitola il nuovo Auditorium a Peppino Impastato.

Nel ricordo di Peppino… 9 maggio 1978: Peppino Impastato viene ucciso dalla mafia a Cinisi (Palermo). Il mandante? Gaetano Badalamenti, boss storico dei clan siciliani, riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo l’11 aprile 2002. Peppino Impastato aveva trent’anni, un programma di punta “Onda Pazza”su Radio Aut (la radio libera fondata a Cinisi nel 1977) e tanta voglia di denunciare gli atti illeciti della mafia e la sua collusione con la politica. Un giovane audace, intraprendente, sicuramente consapevole dei rischi e dei pericoli che avrebbe incontrato, inamovibile, impavido.  Peppino ha voluto promuovere e difendere la legalità e la giustizia. E in parte è riuscito nel suo intento, ma perdendo la vita, barbaramente ucciso, dilaniato dall’esplosione di una carica di tritolo. A quarant’anni dalla sua morte ricordarlo non basta. Si può fare di più: proporlo alle giovani generazioni come testimone della verità, interprete di un periodo scomodo della nostra storia italiana. Un omicidio che ancora oggi fa discutere per la crudeltà dell’azione, per le personalità coinvolte, per la gravità del reato. L’Istituto di Istruzione Superiore “Ettore Majorana” di Moncalieri gli ha intitolato il nuovo Auditorium. Da alcuni anni – afferma il Dirigente Scolastico Gianni Oliva – la nostra scuola collabora con Libera, l’Associazione di don Luigi Ciotti, nell’ambito del percorso di Alternanza Scuola-Lavoro. Dedicare il nuovo Auditorium a Peppino Impastato, interamente ristrutturato grazie al contributo dei genitori, significa ricordare la tenacia e l’impegno quotidiano di un giovane che ha saputo promuovere la giustizia sociale, la tutela dei diritti, la ricerca della verità. Ospiti di eccezione l’ex-Magistrato e Procuratore – Capo Gian Carlo Caselli, e il fratello di Peppino, Giovanni Impastato. Gli studenti hanno ascoltato la vera storia, direttamente dai protagonisti di quegli anni, una storia complicata, dimenticata, ripresa, analizzata attraverso nuovi rapporti investigativi, confessioni, stravolgimenti, accuse. Gian Carlo Caselli ha raccontato la sua esperienza di uomo e di giudice, le molte difficoltà incontrate, le sofferenze e i sacrifici anche della sua famiglia e dei membri della sua scorta, i soprusi del tempo, le ingiustizie, le lunghe investigazioni e il valore della giustizia e del bene comune. Un resoconto dettagliato di quegli anni, quasi un processo alla storia e alla memoria. Ricordare Peppino– afferma il fratello Giovanni, giornalista e attivista antimafia – significa evidenziare la sua passione civile e la sua coscienza critica, la sua lotta senza sosta contro l’attività mafiosa siciliana. Uccidendolo i mafiosi hanno amplificato la sua voce. Avere voce per parlare: questo il messaggio lasciato agli studenti del Majorana, voce per parlare ed orecchi per ascoltare. La storia insegna sempre e ogni singola azione di protesta per la difesa dei diritti civili e della legalità, per la giustizia e la libertà fa la differenza.  Quarant’anni fa Peppino venne ucciso nella più completa omertà, sociale e civile. Oggi è ricordato per il suo impegno sociale e civile, in tutta Italia, attraverso le associazioni e le manifestazioni antimafia e di protesta. Intitolare un Auditorium quale luogo di incontro e di cultura a Peppino Impastato vuol dire promuovere il pensiero e l’impegno personale delle nuove generazioni, veri protagonisti della civiltà e del cambiamento. E i ragazzi si sono messi in gioco da subito, con uno spettacolo serale per i genitori: Il Gruppo Teatrale Magarìa Teatro, diretto dal Prof. Fabrizio Nocilla ha portato in scena Il silenzio di Elettra. In questa rivisitazione teatrale – afferma Fabrizio Nocilla...

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

Per prepararsi alla danza tutto è stato impacchettato con estrema cura, pezzo a pezzo, apposto il cartellino con scritto nome, data, provenienza. Un lavoro certosino paziente e pieno di attenzione. L’involucro serve a proteggere durante il viaggio. Luogo di partenza Torino, casa privata. Destinazione d’arrivo, Verona, a destra dell’Adige, non troppo distante dal Museo Archeologico. Ad accogliere ogni cosa con mani sicure il Museo Africano della città. L’inizio della danza è prevista per sabato 6 ottobre, nel momento in cui la luce del giorno cede e si fa strada il primo scurirsi, le ombre si piegano lunghe e gli spiriti si predispongono ad impossessarsi dei luoghi. A Verona un museo africano ? Proprio così, il Ma-Museo africano è un’istituzione dei Missionari Comboniani, nato da un’intuizione del vescovo Francesco Sogaro. Nel 1938, quando nacque, primo in Italia,  aveva un carattere prettamente missionario: offrire una vetrina delle attività dei missionari comboniani in Africa.  La vera rivoluzione del Museo, si ebbe nei primi anni settanta, quando si decise di renderlo uno spazio aperto e strumento didattico per chi desiderasse conoscere l’Africa. In pochi anni, il Museo si trasformò in luogo di studio etno-antropologico sull’Africa, anche per mezzo della Biblioteca di Nigrizia. Il Museo non ha mai smesso di rinnovarsi  cercando di illustrare la visione antropologica nell’Africa tradizionale, raccontando la vita attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali dell’esistenza umana. La sfida attuale è riuscire a far dialogare i linguaggi espressi nella ricca collezione etno-antropologica, composta dagli oggetti che i Missionari Comboniani hanno raccolto in molti paesi, nelle terre e tra le persone dove hanno prestato il loro servizio missionario, con la tecnologia e i nuovi linguaggi. Questa la sede in cui ci sarà la danza, “La danza degli Spiriti”, una mostra e un percorso di analisi antropologica. Le sculture tradizionali dell’Africa sub-sahariana, provenienti da Torino, dialogheranno con le opere di Artisti africani contemporanei in una osmosi culturale tra passato e presente. Il percorso di approfondimento è corredato da testi che accompagnano questo collegamento tra le tradizioni animiste, caratterizzanti le sculture di Otto-Novecento, e i riferimenti a questi contesti che possiamo trovare nel panorama delle arti contemporanee africane. Maschere, feticci, figure di maternità e di antenato popolano il complesso mondo religioso africano. Mai creati con pura finalità estetica ma per consolidare il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questi temi fondamentali per l’arte tradizionale, si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti, in quella degli artisti contemporanei.  Lo stile surreale dell’arte pittorica di Pierre Bodo e l’ironia caricaturale delle opere di Moke fils, nell’atmosfera di una Kinshasa decadente ma proiettata verso il futuro, tradiscono una spiritualità ove forma e contenuto si fondono per dar vita ad una magica sintesi artistica. Le opere di Joseph Cartoon sono un’elegia del tema universale della donna e madre, generatrice di vita come le maternità Dogon, Baoulè e Yombe. Le opere animaliere della Scuola Tingatinga sembrano voler evocare gli animali totemici dei popoli africani in una gioiosa danza degli spiriti.  Gli Shetani di George Lilanga, tragici e buffi, superano la tradizione, proiettando il mondo degli spiriti in un universo caotico dove gioia e paura, bene e male conducono un’eterna battaglia, specchio della storia del mondo.  Les ” feuilles volages” di Frédéric Bouabré archiviano con pochi tratti di matita colorata le tradizioni e la conoscenza del suo gruppo...

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Le notti torinesi “over” dondolano nell’amarcord musicale ’80 ’90.

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Le notti torinesi “over” dondolano nell’amarcord musicale ’80 ’90.

Esiste un universo notturno che sa ancora essere galante. Dove la donna non paga dopo le 23 o le vengono riservati sconti e agevolazioni se vuole gustare apericena e drink. E dove, soprattutto, alla porta d’ingresso i body guard sanno essere dei veri cavalieri. E’ l’universo della “generazione over” (trenta) di Torino nel Mondo, fondata da Roberto Di Crescenzo, che sta per ripartire con un lungo calendario invernale. Abbandonate le piste a cielo aperto del Whitemoon o del Patio, il primo appuntamento con le serate “adulte” di Tnm è per venerdì 5 ottobre quando riaprirà i battenti una delle discoteche più grandi di Torino, il Bamboo, immerso nel verde ai piedi della collina, in corso Moncalieri 145. L’ambient perfetto per tornare al passato, a quegli anni ’80 e ’90 quando nelle piste da ballo nascevano amori, si vivevano esperienze sulla scia di una colonna sonora che le avrebbe rese indelebili. E quella colonna sonora sarà ogni volta riproposta da Roberto Di Crescenzo attraverso i live di cover band quali gli Explosion o i Disco Inferno. O attraverso i suoi tanti dj set con gli artisti migliori del panorama musicale. Ma, per gli over trenta più “giovani” a disposizione c’è anche una pista dedicata all’house e per i più ballerini, una dedicata alla musica latino americana. La notte della “generazione over” inizia alle 21 con l’apericena (12 euro gli uomini, 10 le donne) per poi continuare fino a notte fonda. “La generazione adulta è quella che ha voglia di divertirsi nel massimo confort e relax – spiega Roberto Di Crescenzo – per questa ragione le nostre serate non possono trascurare i particolari, come la galanteria verso le donne, il buon cibo, la location e la buona musica”. Dal venerdì al mercoledì il passo è breve, e dalla prossima settimana, infatti, ecco Tnm approdare sulle splendide terrazze del Turet, proprio in piazza Solferino. Anche qui si comincia con un ricco aperitivo (13 e 10 euro) e la possibilità di cenare al tavolo. Sabato 13 ottobre, infine, la “generazione over” avrà la possibilità di partecipare all’apertura del nuovissimo locale torinese il Different, in corso Vittorio 21, un luogo nuovo, disposto su due piani, unico in città, un po’ discoteca, un po’ ristorante, che sarà in grado di stupire i propri clienti. Si comincia anche qui dall’aperitivo (13 e 10 euro), per continuare con la musica anni ’80 e ’90, l’house e il latino americano. info. e prenotazioni...

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Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

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Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

La Pizza delle Due Regge è la prima manifestazione che vuole unire due luoghi Patrimoni Mondiali riconosciuti dall’Unesco come la Reggia di Caserta e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. E lo vuole fare attraverso l’arte del pizzaiolo, creando pizze gourmet con gli ingredienti di questi due territori. A rendere reale questo progetto, due pilastri della pizza italiana: da Caserta arriverà Franco Pepe, pizzaiolo noto in tutto il mondo, punto di riferimento internazionale per gli amanti della vera pizza italiana e per il secondo anno consecutivo miglior pizzaiolo al mondo secondo Top Pizza. Sarà inoltre protagonista con i suoi prodotti il Consorzio tutela mozzarella di Bufala Campana con altri produttori selezionati.   Mentre Stupinigi e il suo territorio saranno rappresentati dai pizzaioli piemontesi guidati da Luigi Acciaio, maestro specializzato in impasti, i Consorzi D.O.P. e i Maestri del Gusto della Provincia di Torino e del Piemonte, i produttori  dell’Associazione Stupinigi è…, la filiera della Farina di Stupinigi, il Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese, il Presidio del Sedano Rosso di Orbassano e altri presidi Slow Food. Cosa significa Pizza Gourmet? non si tratta di una pizza “creativa” ma è il risultato di un processo di ricerca, sperimentazione e innovazione che coniuga perfettamente l’amore per i prodotti tipici, in questo caso, di Piemonte e Campania e la passione per il sapere enogastronomico. Senza dimenticare che anche l’arte del pizzaiolo è patrimonio culturale Unesco dell’Umanità. L’evento si aprirà il 12 Ottobre con un confronto istituzionale tra Caserta e Stupinigi. La giornata proseguirà poi con il Gran Galà della Pizza dove, la Citroniera della Palazzina di Caccia di Stupinigi farà da cornice a questa serata inaugurale che permetterà ai partecipanti di gustare in esclusiva la Pizza delle due Regge, realizzata dai pizzaioli campani e piemontesi utilizzando gli ingredienti d’eccellenza dei due rispettivi territori. I tavoli della Pizzeria Reale, 300 posti in totale distribuiti su 30 tavoli da 10 posti, saranno riservati su prenotazione a chiunque decida di regalarsi questa esperienza unica e irripetibile. Le giornate del 13 e del 14 Ottobre vedranno la Pizzeria Reale e la Citroniera di Levante aperte al pubblico. Saranno organizzate degustazioni, laboratori didattici, show coking e master class. Durante la giornata di Domenica 14 Ottobre l’evento farà sinergia con la “457 Stupinigi experience by Ruzza Torino”, kermesse internazionale dedicata alla vera sede natia della FIAT 500, presentata nel 1955 proprio a Stupinigi. Per onorare con la dovuta solennità questo appuntamento delle FIAT 500, i Maestri Pizzaioli le dedicheranno la “Pizza 457” che suggellerà la collaborazione tra Ruzza Torino e l’associazione “Stupinigi è…”, e sarà veicolo di diffusione del rapporto nativo fra la FIAT 500 e Stupinigi. Nel giardino Reale sarà esposta la FIAT 500 con immatricolazione più vecchia al mondo. Insomma una tre giorni ricca di appuntamenti ma anche di collaborazioni istituzionali e non. Un bell’esempio di sinergia e di unione il tutto accompagnato dalla pizza, uno dei cibi più amati e consumati, simbolo di unità, amicizia e allegria. La Pizza delle Due Regge, organizzata e ideata dall’associazione “Stupinigi è…” e promossa dai comuni di Nichelino, Candiolo, Orbassano, None, Vinovo, Beinasco, si terrà presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi il 12,13 e 14 Ottobre. Per consultare il programma dettagliato e per prenotazioni potete consultare il sito www.lapizzadelledueregge.it Elena...

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Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

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Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

La frutta è uno dei soggetti che è stato più rappresentato nelle nature morte di Felice Casorati e, nella nuova mostra allo Studio-Museo Casorati di Pavarolo, in quello che fu proprio l’atelier del grande maestro del ‘900, l’artista torinese Hilario Isola si pone in “dialogo” con Casorati, mettendo al centro del suo “Studio per natura morente” le mele.     Il frutto autunnale per eccellenza, proveniente da produttori locali, diventa opera d’arte nel suo processo di decadimento fisico, dovuto a parassiti, come nella scultura della mela svuotata, o nella sua naturale trasformazione a causa delle muffe, come nel manifesto della mostra che si ispira alla celebre “mela spaccata” di Casorati del 1929, della Collezione Gam di Torino. L’installazione più particolare in esposizione è certamente “Auspicio”, realizzata insieme al musicista e compositore Enrico Ascoli, nella quale del mosto fermenta in tre damigiane esalando gas che, incanalato in piccoli flauti, genera un inedito paesaggio sonoro, ricordando il canto degli uccelli nella sua simulazione dei richiami da caccia. L’installazione sonora verrà presentata nella sua forma completa a maggio del 2019 alla Konzerthaus di Vienna e verrà tradotta in un disco vinile d’artista. Isola in questo contesto vuole richiamare l’attenzione del visitatore a una più ampia riflessione sulla decadenza della materia e sugli effetti del cambiamento climatico globale. Curata da Francesco Poli, l’esposizione è la terza dall’apertura dello Studio-Museo a ottobre 2016, dopo le “Opere grafiche” di Felice Casorati e le nature morte di Daphne Maugham, moglie di Felice. L’inaugurazione sarà sabato 6 ottobre alle 17, durante la quale sarà possibile visitare la casa, su via Maestra a Pavarolo, nella quale spesso soggiornarono e soprattutto dipinsero, tra gli anni Trenta e Sessanta, Felice e Daphne. La mostra resta aperta sino al 30 novembre, a ingresso libero, tutte le domeniche dalle 15 alle 18. Gruppi di minimo dodici persone o scuole possono visitarla anche in settimana, su appuntamento alla mail turismo@comune.pavarolo.to.it. Lo Studio-Museo Casorati si trova in via del Rubino 9, a Pavarolo. http://www.pavarolo.casorati.net Loris...

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 Il futuro del Motorismo Storico in convegno al Senato della Repubblica.

Pubblicato da alle 15:38 in Economia, Eventi, MotorInsider, Prima pagina | 0 commenti

 Il futuro del Motorismo Storico in convegno al Senato della Repubblica.

Il motorismo storico genera un valore economico annuo di 2 miliardi e 200 milioni di euro. Il consistente apporto economico è costituito prevalentemente da due voci: la spesa di manutenzione e restauro dei veicoli, che genera lavoro per migliaia di artigiani, e quella legata al turismo durante gli eventi e le manifestazioni. Questo il dato più significativo emerso al convegno organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano giovedì 20 settembre presso il Senato della Repubblica, Sala Koch, Palazzo Madama a Roma, intitolato “Il futuro del Motorismo Storico, un patrimonio culturale, turistico ed economico da salvaguardare e sviluppare”. “Non abbiamo petrolio e miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”: con le parole di Enzo Ferrari il Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha aperto  i lavori: «Un settore», lo ha definito, «ancorato nel passato ma che continua ad ispirare le forme del domani. Le nostre auto e le moto d’epoca non sono semplicemente mezzi di trasporto, ma espressione di libertà, velocità, dinamismo, creatività. Evocano epoche e momenti storici ma anche i paesaggi, i colori, gli odori e perfino i sapori del made in Italy più autentico. Hanno in sé una componente artistica ed estetica che tutto il mondo ci invidia. Basti pensare al successo internazionale riscosso dai nostri grandi designer – Pininfarina tra tutti – e dalle loro auto, valutate all’estero come vere e proprie opere d’arte al pari di un Picasso o di un De Chirico, definite “sculture in movimento” e degne di essere esposte al Moma di New York, come nel caso della Cisitalia 202 ma anche della 500 F, altra icona del prodotto Italia. Le quattro e le due ruote incarnano la bellezza ma anche la cultura. Penso alle opere di Pavese, Luzi, Montale, ai dipinti di Boccioni, al connubio che le automobili e le moto italiane hanno avuto con il cinema, la musica, la cultura di massa del ‘900. Film come il “Sorpasso” o “Vacanze Romane” fanno ormai parte della memoria collettiva non solo italiana. È del tutto evidente quindi che il patrimonio culturale e artistico del motorismo storico italiano non ha pari al mondo. E anche per questo deve essere salvaguardato, tutelato, divulgato e sviluppato». “L’Asi con questo appuntamento – ha sottolineato il Presidente dell’Asi  Maurizio Speziali –  ha inteso focalizzare ciò che rappresenta il veicolo storico in termini di crescita economica del nostro Paese attraverso diversi settori, da quello tecnico legato al restauro e alla manutenzione a quello turistico con migliaia di manifestazioni che interessano i comparti alberghieri e della ristorazione”. In questo senso, di assoluto interesse sono stati anche altri  dati emersi dalla ricerca dell’Istituto Piepoli:  due italiani su tre manifestano interesse per il motorismo storico e hanno assistito a eventi ad esso dedicati. Di questi ben il 43% pensa o immagina di acquistare prima o poi un’automobile o una moto d’epoca. In questo quadro sono significativi altri dati che riguardano l’uso dei veicoli storici, oggi penalizzato in quasi tutte le grandi città per motivi di inquinamento. “L’Asi– ha detto Maurizio Speziali –  vuole dare il suo apporto alla crescita del Paese continuando con passione l’attività certificativa e ponendosi come interlocutore serio e qualificato con il mondo della politica e delle Amministrazioni locali”. Ai lavori, ai quali ha portato il suo saluto anche il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, hanno partecipato anche  i Presidenti di Fiva Patrick Rollet...

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