Torino per il turista

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Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

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RALLY ERA 2017, le stelle, i campioni e le vetture che hanno fatto la storia del rally.

Sabato 29, domenica 30 aprile e lunedì 1° maggio Asti ospiterà la seconda edizione di Rally Era, un evento che ha l’obiettivo di valorizzare la storia dell’automobilismo sportivo in un contesto territoriale (quello di Asti e del Monferrato) ricco di tradizioni, cultura ed eccellenze. Rally Era 2017 avrà come filo conduttore e tematica principale la Lancia Delta pluricampione del mondo rally, che celebra i 30 anni dal debutto agonistico avvenuto in occasione del Rallye di Montecarlo 1987. Un’icona dei rally moderni che, in varie versioni ed evoluzioni, ha dominato il Campionato del Mondo Rally dal 1987 al 1992, conquistando 10 titoli mondiali: 6 consecutivi per i Costruttori e 4 per i Piloti. È la vettura dei record. È l’esempio di un’eccellenza italiana senza rivali. È la regina dei rally che ancora oggi accende l’entusiasmo degli appassionati.     Ospiti d’eccezione di Rally Era saranno i piloti che più hanno vinto al volante di una vettura che è già leggenda: primi fra tutti, il due volte campione del mondo Miki Biasion (iridato nel 1988 e 1989) e il finlandese Markku Alen, che ha legato la sua carriera rallistica ai marchi italiani Fiat e Lancia, debuttando con la 124 Abarth nel 1974 per concludere sulla Delta Integrale nel 1989. Insieme a queste due star internazionali ci saranno gli altri campioni europei ed italiani Alex Fiorio, Fabrizio Tabaton, Dario Cerrato, Piero Liatti, Piero Longhi e Piergiorgio Deila. Sono i personaggi che animeranno il Rally Era Talk Show, vero e proprio spettacolo “live” in programma domenica 30 aprile alle 21 sul palco del Teatro Alfieri di Asti. Una serata con ingresso gratuito accompagnata dalla musica della band di Francess, voce black che si sta imponendo nel panorama soul & blues europeo. Ma il primo appuntamento di Rally Era è previsto sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti, dove i ragazzi del Team 037 4WD-Hybrid del Politecnico di Torino illustreranno il progetto che vede protagonista una gloriosa Lancia Rally 037 del 1984 dotata di moderna trazione integrale ibrida: una straordinaria iniziativa che unisce passato e futuro, tradizione e nuove tecnologie. Parteciperà all’evento anche l’ingegner Claudio Lombardi, già direttore tecnico dell’Abarth negli anni Ottanta e Novanta che sta seguendo gli studenti del Team 037 4WD-Hybrid nella loro avventura. Il ricco programma di Rally Era 2017 si completa con le iniziative concentrate nel centro di Asti, in piazza Alfieri: l’esposizione statica delle vetture che hanno caratterizzato la storia dei rally (con un particolare schieramento di Lancia Delta dotate di pedigree sportivo), le esibizioni sul tracciato appositamente allestito in piazza, ed un raduno di auto storiche e sportive che, lunedì 1° maggio, percorreranno le strade più suggestive del Monferrato, partendo da piazza Alfieri alle 10.30 per ritornarvi alle 16.30 al termine di una “Cavalcata Aleramica” del secondo millennio.   Il Monferrato è un territorio ricco di bellezze naturali e architettoniche; le strade che lo attraversano sono lo strumento ideale per coinvolgere gli appassionati di auto storiche in un tour alla scoperta del paesaggio e delle tradizioni locali: combinazioni vincenti che hanno portato all’inserimento di Rally Era tra le iniziative di Monferrato 1050 e di Monferrato European Community of Sport 2017. Luca Gastaldi RALLY ERA 2017 TUTTE LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA RALLY ERA UNIVERSITY Sabato 29 aprile alle 10.30 presso il Polo Universitario di Asti...

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Il Salone del Libro fa BOOM. Presentato il programma della trentesima edizione.

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Il Salone del Libro fa BOOM. Presentato il programma della trentesima edizione.

Presentazione aulica oggi per il trentesimo Salone Internazionale del Libro di Torino, scelta la sala del primo Parlamento Italiano al Museo del Risorgimento. Mattinata di grande entusiasmo, allegria e un orgoglio raro da vedere nelle facce torinesi. Un programma imponente, variegato, colto che sa di Milano delenda est, come fosse Cartagine e Lagioia Catone.  45 mila metri quadri di superficie espositiva dei padiglioni del Lingotto Fiere: circa 11 mila i metri quadri commerciali (il 10% in più dello scorso anno) allo stato attuale occupati da 424 titolari di stand (nel 2016 erano 338), a cui si sommano i 9 stand dei progetti speciali. Complessivamente il trentesimo Salone del Libro propone ad oggi 1.060 case editrici, dando vita a un programma che conta circa 1.200 appuntamenti disseminati nelle 30 sale a disposizione del pubblico. Il totale delle case editrici è rappresentato dalle 390 con stand proprio, da altri 360 editori italiani e stranieri ospitati da stand di colleghi, dalle presenze di 10 fra case discografiche ed editori musicali accolti nell’area ad essi dedicata e da quelle inserite nei 12 spazi regionali di Piemonte, Toscana (regione ospite), Basilicata, Calabria, Friuli, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta, oltre all’area di Matera 2019, e nei trestand internazionali di Cina, Romania e Marocco, che insieme accolgono all’incirca ulteriori 300 realtà editoriali dei loro territori. Sul sito potete trovare il programma completo con gli ospiti e gli...

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

  Il Quartetto Lyskamm è stato il vincitore del Borletti Buitoni Trust Special Chamber Music Prize, assegnato a Londra nel gennaio 2016 «in honour of Claudio Abbado», e mercoledì 26 aprile 2017 alle 20.30 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Lingotto Giovani 2016-2017, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che da alcuni anni imposta la propria programmazione reclutando strumentisti e formazioni risultate vincitrici di recenti concorsi o premi assegnati da prestigiose istituzioni europee. Il Quartetto Lyskamm – formato dalle violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati – è infatti una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente italiano, già vincitore di numerosi concorsi internazionali e ospite ormai regolare di prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. Fondato nel 2008 nel Conservatorio di Milano è stato allievo del Quartetto Artemis presso l’Università delle Arti di Berlino, nonché del violista Hatto Bayerle, uno dei componenti e fondatori del leggendario Quartetto Alban Berg. Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, si apre con il Quartetto in fa maggiore op. 77 n. 2 Hob. III:82 di Franz Joseph Haydn, ultimo lavoro completato dal compositore austriaco per quartetto d’archi, genere che accompagnò l’attività di Haydn per tutto il corso della sua vita; fu commissionato nel 1799 dal principe Maximilian Lobkowitz, uno dei principali mecenati di Beethoven, e pubblicato tre anni dopo a Londra. Segue il Quartetto n. 6 Sz 114 di Bela Bartók; iniziato in Svizzera nell’agosto del 1939 e terminato a Budapest in novembre, è l’ultima composizione scritta in Europa prima che il compositore fosse costretto a emigrare in America a causa del dilagare della dittatura nazista. Il Quartetto infatti era stato commissionato dal Quartetto Ungherese, ma Bartók era stato costretto a fuggire prima che fosse possibile eseguirlo in Ungheria e la prima esecuzione ebbe luogo a New York nel 1941 da parte del Quartetto Kolisch che ne ricevette anche la dedica. Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura dello studente Fabrizio...

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Le energie della materia nelle nuove sculture di Tony Cragg a Torre Pellice.

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Le energie della materia nelle nuove sculture di Tony Cragg a Torre Pellice.

Lo Studio d’arte contemporanea Tucci Russo ospita sino al 30 luglio i nuovi lavori di un grande maestro dell’arte contemporanea, Tony Cragg, protagonista della nuova personale dal titolo “Skulls etc…”  Il celebre scultore britannico (Liverpool, 1949) è noto a Torino per l’installazione Three columns – Punti di vista, le tre monumentali colonne in bronzo dorato alte tra i 10 e i 12 metri, svettanti verso il cielo e collocate di fronte allo Stadio Olimpico in via permanente. Le sculture, realizzate a seguito di un concorso internazionale indetto dalla Fondazione De Fornaris, sono state scelte come simbolo e memoria delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 ed evocano la dinamicità dei volumi nello spazio. Il titolo fa riferimento, benché sfugga ad un primo sguardo, ai diversi profili di volti umani che si riconoscono progressivamente nelle silhouette delle grandi forme plastiche di apparente matrice astratta, profili che paiono emergere da esse in base alla posizione dello spettatore e quindi dai diversi punti di osservazione. Un concetto ricorrente, quello della figura umana come parte di un cosmo, in un fluido passare dalla astrazione al figurativo e viceversa: quasi una firma dell’artista, concetto che si ritrova nelle opere presentate a Torre Pellice, risultato del lavoro degli ultimi due anni.   Le sculture in legno, bronzo, onice, acciaio si offrono come summa della produzione artistica di Cragg; al centro della sua sperimentazione resta la ricerca e l’emozione che nasce dall’incontro tra uomo e materia e le energie che ne scaturiscono, con una particolare attenzione alll’indagine sul volto, qui presente con un eccezionale e moltiplicativo autoritratto in bronzo dall’ironico titolo WE, la grande scultura Sail tratta da un unico blocco di onice, le Springs in legno e bronzo e lo Skull del titolo, un fluttuante e ambiguo bronzo bianco, equilibrio tra pieni e vuoti, affermazioni e negazioni (dal titolo di una sua mostra sempre da Tucci Russo) allusivo ed elegante altro da sé. Con «Skulls etc.» l’artista torna nella galleria che ospitò la sua prima personale nel 1984. Cragg racconta che ha conosciuto Tucci Russo alla fine negli anni ’70 a Stoccarda in occasione di una mostra collettiva di pittura, lui scultore, in un momento storico in cui la grande parte degli artisti erano pittori, quasi un’ironia del destino. Da quel momento è nata una collaborazione e un’amicizia costante negli anni. Esponente di rilievo della scultura inglese, ha incentrato la sua ricerca sull’uomo e sull’ambiente, naturale o artefatto. Tra i riconoscimenti, il Turner Prize nel 1988 e il Praemium Imperiale per la scultura conferitogli dalla casa imperiale giapponese nel 2007.  ...

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Libere disobbedienti e innamorate a Tel Aviv. Il controverso film dell’israeliana Hamoud.

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Libere disobbedienti e innamorate a Tel Aviv. Il controverso film dell’israeliana Hamoud.

Approdato da poco meno di una settimana al Cinema Massimo di Torino, «Libere disobbedienti innamorate – In between» (titolo originale Bar Bahr) è l’opera prima della regista israeliana Maysaloun Hamoud, una storia ambientata in una Tel Aviv moderna e liberale solo in superficie. Un’opera coraggiosa che è valsa il riconoscimento all’Haifa International Film Festival, oltre che un raro esempio di cinema mediorientale lontano dai soggetti di guerra fortemente stereotipati. Leila, Salma e Noor sono tre ragazze palestinesi che condividono un appartamento nella città; le prime due, rispettivamente avvocato penalista e dj omosessuale, sono occidentalizzate ed emancipate; l’ultima arrivata invece è una musulmana osservante, sottomessa da un promesso sposo che la picchia e la stupra. Grazie all’aiuto delle due coinquiline, Noor riuscirà a trovare il coraggio per allontanarsi dal suo fidanzato e a conquistarsi anche lei la propria «libertà». Ma è solo un’illusione. Al di là di questa singola vittoria, il film mostra una generazione perdente contro le discriminazioni di genere, in una società che continua a vivere sulle contraddizioni del mondo moderno: si recita spesso in arabo ma si veste all’occidentale, ci si sballa ma si pretende la purezza, ci si vuole affermare, come future generazioni, ma si è impediti dalla tradizione patriarcale dominante. E anche il tema dell’emancipazione femminile, pur affermandosi nello stile di vita delle protagoniste, rimane intrappolato, tanto da poter affermare che la «libertà», ad esclusione del titolo, non esiste. Libertà significa affermazione di sé ‘senza se e senza ma’ e in questo film i compromessi sono soffocanti: Leila è costretta a separarsi dal suo innamorato, rivelatosi anch’egli un fondamentalista, Salma non ha altre scelte che fuggire a Berlino e Noor, in una scena di grande poeticità, assapora la propria libertà illusoria andando in contro alle onde del mare. Il film infine si conclude come è cominciato, in discoteca, suggerendo un’immobilità culturale dalla quale si può evadere solo attraverso un’ulteriore illusione, quella indotta dalle droghe, altro leitmotiv costante, che travia dal mondo ‘reale’ e concede qualche attimo di spensieratezza dal disorientamento della vita. Federico...

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Droidcon è l’appuntamento internazionale sul sistema operativo di Google: Android.

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Droidcon è l’appuntamento internazionale sul sistema operativo di Google: Android.

Al Lingotto di Torino DROIDCON: tutte le novità di Android Droidcon sarà un device  spalancato sull’universo delle App e dell’Internet of Things – l’avveniristico  mondo in cui gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza-  senza dubbio uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicato ad Android, il sistema operativo sviluppato da quel totem a cui oggi viene rivolta ogni sorta di domanda che si chiama Google e fu inventato da due studenti californiani in un garage. Organizzato dalla società torinese Synesthesia, Droidcon si svolgerà il 6-7 aprile al Centro Congressi del Lingotto di Torino. Interverranno sessanta speakers delle maggiori realtà del settore: Google e Google Developer Experts, Amazon, Uber, New York Times, Groupon, Booking, Pinterest, SoundCloud, insomma mezza San Francisco sarà in città. Un’occasione di dialogo fra esperti, operatori e appassionati per conoscere che cosa ci riserva il futuro di Android. Si parlerà di design, progettazione, applicazioni, sicurezza, marketing ma non solo. L’8 e il 9 aprile ci sarà l’hackathon che permetterà agli sviluppatori più intraprendenti di sfidarsi, riuniti in squadre, nella realizzazione di un’applicazione in 30 ore non-stop, da sabato mattina a domenica...

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La Fondazione Bottari Lattes, due sedi, un’unica grande passione per l’arte e la letteratura, nel nome di Mario Lattes.

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La Fondazione Bottari Lattes, due sedi, un’unica grande passione per l’arte e la letteratura, nel nome di Mario Lattes.

  Incontriamo il presidente della Fondazione Bottari Lattes, Adolfo Ivaldi, nello Spazio Don Chisciotte di via della Rocca 37, polo torinese della Fondazione  – fondata nel 2009, ha inaugurato la propria sede nel 2010 a Monforte d’Alba nelle sale dell’ex municipio-  qui, da tre anni, si alternano mostre d’arte e incontri culturali molto seguiti dal pubblico cittadino. Nel nome Bottari Lattes è racchiusa la storia di due vite straordinarie, quella di Mario Lattes, editore, collezionista, scrittore e pittore originale e anticonformista, (Torino,1923-2001) e Caterina Bottari, sua compagna di vita, che ha condiviso l’amore per le arti e la letteratura e, alla sua scomparsa, ne ha raccolto il testimone con iniziative culturali di rilievo. Iniziative che hanno poi preso corpo in una Fondazione, il cui scopo primario è la promozione della cultura e dell’arte attraverso l’ampliamento della conoscenza del nome e della figura di Mario, a cui va riconosciuto il merito della diffusione in Italia di pittori e autori stranieri di grande valore. Tra le principali attività rientra l’organizzazione di mostre, convegni tematici, progetti per le scuole e concerti, e del Premio Letterario Internazionale Bottari Lattes Grinzane, nato sulle ceneri del Premio Grinzane Cavour. Quest’ultimo è stato acquistato all’asta fallimentare, in seguito alle note vicende giudiziarie, da un’indomita Caterina e riportato, con costanza e passione, alla dignità della scena internazionale. Partiamo da questa impresa, che sarebbe piaciuta anche a Don Chisciotte, ma che Caterina, contrariamente all’eroe di Cervantes, ha trasformato in una realtà vincente. Come sono andate e come stanno procedendo le vicende del Premio? Il recupero del vecchio premio Grinzane Cavour coinvolge grande parte dell’attività della Fondazione, anche se è quest’ultima è nata dal desiderio di ricordare l’attività di Mario Lattes che è stato editore in Torino e poi scrittore e pittore. Il Premio Grinzane Cavour è stato uno dei premi letterari più importanti fino al 2009; qualcuno ha “sbandato” e il premio ha avuto una crisi molto forte di identità, a cui si sono legati problemi anche economici perché era una struttura molto dispendiosa. Dopo il fallimento nel 2009 è stato messo in liquidazione all’asta. Caterina è intervenuta in prima persona a difesa della cultura piemontese nel mondo: nessuno voleva prendere il premio, solo un editore di Capalbio si è presentato all’asta: alla fine siamo riusciti a vincere, con sacrifici e investimenti non indifferenti, acquisendo beni materiali (libri, documenti d’archivio e attrezzature varie d’ufficio, cespiti, etc) e immateriali (il nome e il marchio del Premio). All’inizio, al momento di rilanciare il premio, ci siamo trovati molte porte chiuse da parte degli enti che lo avevano sempre sostenuto, inclusi ovviamente quelli istituzionali, ormai spaventati da quello che era successo, per i contributi pubblici sono stati molto limitati. Piano piano, negli anni, riacquistando quella credibilità che era andata persa, c’è stato un avvicinamento anche delle istituzioni, oltre a sponsor e sostenitori. Oggi abbiamo un accordo con la Fondazione CRC di Cuneo che sostiene una parte del premio con un contributo triennale di 105.000 euro. Anche la Regione Piemonte si è posta più o meno su questi livelli. Fatti tutti i risparmi possibili ogni edizione del premio viene a costare circa 120.000 euro, per cui l’investimento in proprio della Fondazione è comunque sempre necessario, in buona misura. I fatti oggi stanno dando ragione alla costanza e al coraggio di Caterina Bottari Lattes… Sì, la volontà di Caterina si è dimostrata indispensabile...

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L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

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L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

Preceduta da una conferenza introduttiva del professor Paolo Gallarati alle 18.30 in Sala Londra, all’auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto si ascolterà, lunedì 3 aprile, un programma monografico con l’esecuzione della monumentale Messa in si minore di Johann Sebastian Bach, una delle più alte espressioni presenti nell’intera produzione del genio di Eisenach e pietra miliare nella storia della musica sacra. Scritta a più riprese tra il 1733, anno di composizione del Kyrie e del Gloria, e il 1739, fu dedicata a Federico Augusto II elettore cattolico di Sassonia e re di Polonia con il nome di Augusto III. L’opera comprende in tutto 25 pezzi, di cui 16 brani corali, 6 arie solistiche e 3 Duetti. Fondato nel 1946 e nel corso degli anni affermatosi come una realtà di respiro internazionale, il Windsbacher Knabenchor, ensemble vocale formato da bambini e adolescenti, è protagonista, sotto la direzione del suo direttore Martin Lehmann, del concerto pensato per la serata. Insieme ai giovani coristi la parte strumentale è affidata all’Akademie für Alte Musik di Berlino, una delle formazioni più accreditate a livello internazionale per l’esecuzione della musica barocca con oltre un milione di dischi venduti in tutto il mondo sin dal 1982 anno della sua fondazione. A completare il cast un quartetto di voci soliste d’eccezione come il soprano spagnolo Nuria Rial, il mezzosoprano americano Rebecca Martin, i tedeschi Markus Schäfer e Thomas Laske, rispettivamente tenore e basso. Sebbene scritta a blocchi distinti in momenti differenti, «la Messa in si minore – scrive Giorgio Pestelli – rivela alla fine una prodigiosa unità di tono: come se i tasselli che la compongono, nati in anni diversi e ispirati a diversi stili di riferimento, per qualche misteriosa virtù si siano attratti e saldati in una superiore ed eloquente continuità».  ...

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Lo show di Eric Shaw: residenza d’artista per una personale made in Turin da Privateview.

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Lo show di Eric Shaw: residenza d’artista per una personale made in Turin da Privateview.

Sin dal nostro primo incontro con Silvia Borella e Mauro Piredda, direttori e proprietari di Privateview, galleria in Via Goito 16, in occasione dell’apertura lo scorso maggio, è stato chiaro che questi due collezionisti d’arte appassionati e coraggiosi “imprenditori di cultura” desideravano mettere in atto una loro idea precisa ed elaborata, il cui obbiettivo fosse costruire e produrre una linea espositiva ed editoriale di estrema qualità, in tutte le sue fasi. Questo comporta ripensare alla galleria come “luogo progettuale ed esecutivo” di una mostra a partire dalla sua fase elaborativa: Silvia e Mauro hanno alzato il livello invitando gli artisti stranieri da loro selezionati, spesso alla loro prima personale in Italia, a realizzare solo mostre site specific e, se così si può dire, a pensare e vivere “site specific”, invitandoli in progetti di residenza finalizzati ad accrescere e stimolare il processo creativo. Nelle loro intenzioni si può attivare e potenziare il mutuo scambio tra territorio e artista; quest’ultimo crea la propria arte filtrando quelle che sono le suggestioni di un luogo nuovo, architettura, sonorità, cultura, e quindi la restituisce al territorio stesso con opere che nascono e si arricchiscono dal dialogo instaurato.   Eric Shaw (Connectictut, 1983), giovane artista di Brooklyn alla sua prima mostra in Europa, inaugura questo ciclo di residenze: a Torino dall’inizio di gennaio, ha realizzato i lavori della sua personale  – che inaugura  giovedi 30 marzo, visitabile sino al 29 aprile  – nella residenza d’artista messagli a disposizione dai galleristi e le espone nella sua personale SyntaxReflux, curata da Domenico de Chirico. Il procedimento pittorico di Eric parte dall’assimilazione di elementi grafici di uso comune, presi in prestito dalla segnaletica o dalla pubblicità (e persino dalla vista dei ponti sul fiume Po, come vedremo). Il punto di partenza è uno schizzo, realizzato con i tools di editing dello smartphone, che Shaw riporta sulla tela dipingendo a mano con l’uso di pittura vinilica ed acrilica. Quotidianamente poi fotografa il lavoro svolto e ridisegna sull’immagine digitale acquisita. Riporta nuovamente sulla tela le sagome inserite e, ripetendo più volte quest’operazione, che alterna passaggi di tecnica analogica con quella digitale. Il titolo della sua personale è come una sintassi: ogni quadro ripete forme e motivi come se utilizzasse il vocabolario di una lingua specifica. Il risultato è un gioco psichedelico il cui effetto gioioso e apparentemente caotico è frutto di un preciso e complesso rigore formale. Abbiamo incontrato Eric mentre terminava l’ultimo quadro della mostra; qui da gennaio, tornerà a breve a New York, ma prima assisterà alle reazioni del pubblico alle sue opere “made in Turin”. Questa è stata la tua prima esperienza come artist in residence?  Grazie a Silvia e Mauro è la mia prima esperienza come artist in residence ed è in assoluto la mia prima volta in Italia, anzi in Europa! Non ho viaggiato moltissimo prima d’ora, sono stato in Messico e in Canada, ma mai oltre l’oceano. Che impressione ti ha dato Torino? Mi piace molto l’architettura! Il tempo è indubbiamente migliore rispetto a New York, Torino è a dimensione d’uomo, non ha troppo turismo, è anche piuttosto economico viverci rispetto a NYC, o anche solo Milano, dove sono stato qualche giorno. Chi hai frequentato?  In questo periodo mi sono relazionato con i ragazzi della galleria, soprattutto in occasione di opening, poi mi sono venuti a trovare la mia fidanzata (anche...

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Il Crossroads al Mauto. Un viaggio tra Italia e Usa all’epoca del boom: tra auto da sogno, arte e cinema.

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Il Crossroads al Mauto. Un  viaggio tra Italia e Usa all’epoca del boom: tra auto da sogno, arte e cinema.

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino ha inaugurato una nuova mostra temporanea, visitabile fino al 25 giugno 2017. Si intitola semplicemente “Crossroads”, ma è un lungo viaggio tra l’Italia e gli Stati Uniti alla riscoperta delle intense contaminazioni che unirono i due Paesi dal secondo dopoguerra al boom economico. L’aspetto più interessante della tematica – curata da Luca Beatrice, critico d’arte, e Rodolfo Gaffino Rossi, direttore del MAUTO – è che non si parla solo di auto. Queste, infatti, sono affiancate da arte, cultura e cinema: elementi che hanno alimentato le ispirazioni degli stilisti delle quattro ruote nel periodo preso in considerazione dalla mostra. Ecco allora la rivoluzione dei poeti della Beat Generation e il fascino dei divi di Hollywood, il realismo all’italiana e i colossali set di Cinecittà, l’esplosione di colori della Pop Art e il rito del Carosello, le generose forme delle auto americane degli anni ’50 e la razionalità delle linee made in Italy. Tra Cadillac e Lancia d’epoca, fotografie e filmati, opere d’arte e manifesti pubblicitari, la retrospettiva racconta il contesto socio-culturale italiano a confronto con quello americano, approfondendo le reciproche contaminazioni tra arte e Car Design. La prima parte del percorso espositivo è pensata come un viaggio dentro le suggestioni visive, musicali e cinematografiche con un riferimento a quegli autori e artisti che hanno raccontato l’immaginario dell’epoca più rivoluzionaria della storia del Novecento. Tre macro aree tematiche – On the Road vs La strada, Cinecittà e Hollywood, Dive & Latin Lover – spaziano dal cinema alla letteratura, dalla pittura alla fotografia. Sono gli anni di Jack Kerouac e Allen Ginsberg, dell’arte che esaspera e deforma i simboli del consumismo e del mito della City of Angels, ma anche della televisione e della pubblicità che entrano nelle case come una finestra sul mondo e rimandano le immagini della nascente controcultura americana in contrapposizione a un’Italia che inizia a rialzarsi dopo la tragedia della guerra. La retrospettiva continua nello spazio dedicato alle vetture, dove tra Buick e Plymouth, Fiat e Alfa Romeo, si sviluppa il vero e proprio confronto tra i car designer italiani e americani che si sono lasciati ispirare da questo contesto socio-culturale. Da una parte, l’eclettica creatività del design italiano che ha influenzato, razionalizzandolo, lo stile americano proteso a esagerare i volumi e a estremizzare le forme: il gusto delle linee pulite e morbide ha moderato le spigolose esagerazioni delle vetture americane dalle grandi code e dai musi ridondanti. Dall’altra parte, la scuola americana, che trova in Harley Earl della General Motors e in Virgil Exner della Chrysler la sua massima espressione, ha rafforzato il connubio tra stile e tecnologia trasformando la modellazione artigianale delle officine italiane in progettazione sistematica e tecnologica: molti furono, infatti, gli italiani che si trasferirono negli Stati Uniti per perfezionare le competenze in ambito tecnologico, da Giovanni Savonuzzi a Giovanni Michelotti, da Mario Revelli di Beaumont a Battista Pininfarina. Tredici vetture illustrano questi due mondi. Berline e convertibili simbolo del sogno americano e protagoniste dell’immaginario cinematografico di quell’epoca, accanto a piccoli ed eleganti gioielli prodotti dall’industria automobilistica italiana che dimostrano come l’arte carrozziera italiana ha conosciuto, negli anni del boom economico, uno dei suoi periodi più fertili. Nello specifico: Alfa Romeo 6C 2500 Sport Cabriolet “Extralusso” Stabilimenti Farina (1947), Cisitalia 202 SMM Spider Nuvolari (1947), Plymouth Fury (1957),...

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Da Torino a Milano per un “viaggio sciamanico” nell’arte di Pino Pascali alla Fondazione Carriero.

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Da Torino a Milano per un “viaggio sciamanico” nell’arte di Pino Pascali alla Fondazione Carriero.

Dal 24 marzo scorso è Pelle conciata (1968), opera in pelo acrilico di Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), ad accogliere il visitatore all’interno di Casa Parravicini, suggestivo palazzo quattrocentesco, sede della Fondazione Carriero, eccellenza di produzione artistica e divulgazione culturale, nel cuore di Milano. Si entra così in medias res nel percorso espositivo della mostra Pascali Sciamano, a cura di Francesco Stocchi, mostra che catalizza l’attenzione sull’opera dell’artista pugliese tra il 1966 e il 1968, posta in dialogo con la cultura africana e i suoi esiti formali, da cui Pascali trae ispirazione nel suo processo creativo.   Pascali è stato un artista eclettico, scultore, scenografo, performer: figura eccezionale della scena artistica italiana degli anni Sessanta e singolare esponente dell’Arte Povera. Nel 1966 accetta l’invito del gallerista Gian Enzo Sperone ad esporre per la prima volta le sue armi – giocattolo, presso la galleria Sperone di Torino e nel 1967 presenta presso l’Attico, di Fabio Sargentini a Roma le sue prime “finte sculture”, opere in tela bianca su centine di legno. Nel 1968 partecipa alla Biennale di Venezia e scompare all’età di 33 anni per un incidente in moto. Nella sua breve e felice parentesi artistica Pascali indaga le radici della cultura mediterranea – i campi, il mare, la terra e gli animali – calate nella dimensione ludica dell’arte e realizza opere con materiali di recupero – metalli, paglia, corde, fibre sintetiche – prelevati dalla quotidianità. Nell’ambito della sua sintesi poetica, naturale e artificiale concorrono ad imitare ed interpretare i cicli vitali e i suoi elementi con sapienza ed ironia, attivando una riflessione sul sistema socio-economico della produzione di massa. L’esposizione, visitabile fino al 24 giugno, si sviluppa sui tre piani dell’edificio storico, giocando con le sue architetture ed evitando il confronto diretto tra le opere dell’artista e i manufatti africani (sculture funerarie, figure propiziatorie, strumenti musicali, sgabelli, maschere, monete, tutte risalenti al XIX e XX secolo). La proposta espositiva restituisce l’incanto e l’atmosfera dell’arte tribale che era parte costitutiva dell’immaginario dell’artista. Di assoluto rilievo è anche il progetto allestitivo che pone in relazione tra loro tutti i lavori di Pascali – alla maniera dell’artista – come se ciascuno di essi potesse “attivare” l’altro in una sorta di energica trama narrativa, dalle rinnovate soluzioni di forma e di segno. Al piano terra è presentata una selezione inedita di “finte sculture”, strutture leggere di legno e tela dipinta, dai profili fortemente riconoscibili, che giocano con il concetto di scultura imitandone i materiali. Animali ed elementi naturalistici si incontrano a formare scenografie favolistiche: due cigni, un pellicano, un serpente, uno scoglio, qualche bambù e un bucranio – motivo ornamentale architettonico dell’età antica che riproduce un cranio di bue – dimostrano la particolare attenzione dell’artista nei confronti della mitologia e del racconto popolare. Pur non essendo mai stato nel continente africano, Pascali era attratto da quella cultura animista fatta di energie ancestrali: era affascinato dall’essenza primitiva dell’essere in comunione con i cicli vitali della natura e proprio come uno “sciamano” mediava tra questa e l’incalzante produzione industriale in serie. Al primo piano, nelle due sale principali sono allestite 6 opere che ben si inseriscono nel ciclo della Ricostruzione della natura, iniziata nel 1967. Liane (1968), un grande fungo peloso (Pelo/Contropelo, 1968), un imponente cesto di lana di ferro (Cesto, 1968) ed...

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Le tavole dei Maestri dell’erotismo a fumetti in asta chiamano madrine d’eccezione…

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Le tavole dei Maestri dell’erotismo a fumetti in asta chiamano madrine d’eccezione…

Metti una sera, poco prima di cena, a Torino, in una traversa chiusa di via Po trovarsi a una mostra di tavole dedicate ai Maestri dell’erotismo a fumetti organizzata dalla Galleria Little Nemo. Dagli originali di copertina per i fumetti sexy pop degli anni ‘60 e ’70, con opere di Biffignandi e Ciriello (maestri appena scomparsi) e poi di Angiolini, Cubbino, Dangelico, Del Principe, Romanini, Taglietti. La sezione dedicata all’erotismo d’autore segue un excursus che prende le mosse dalla Barbarella di Jean-Claude Forest, passa per la Valentina di Crepax e le pin-up di Baldazzini e Milo Manara e arriva alle tavole fortemente erotiche di Magnus e Von Gotha. In tutto, oltre cento artisti accuratamente biografati dall’attenta penna di Giuseppe Pollicelli, critico d’arte e giornalista specializzato. La prefazione del catalogo si deve a Tinto Brass, a cui e dedicata l’ultima sezione del volume, con alcuni scatti fotografici in grande formato che sono anche stati tirati in soli cinque esemplari firmati dallo stesso regista e dal fotografo Gianfranco Salis. Metti che madrina dell’evento sia una ex parlamentare figlia di un funzionario del Ministero dell’Interno ungherese, con un fitto curriculum fotografico e cinematografico, inserita anche in alcuni episodi di Topolino, entrata nel costume italiano grazie ad una certa provocatoria scostumatezza. Ricordata nel mondo dell’arte contemporanea per aver avuto come marito Jeff Koons, non per molto tempo, ma sufficiente per concepire oltre ad un figlio, le controverse opere del ciclo New Heaven, dove entrambi si rappresentano scultorei e impudici; l’impudicizia si estenderà soprattutto ai costi delle opere in questione. Ma nostra signora Ilona Staller arrivata con calcolato ritardo, sa ancora essere una star. Abituati a riconoscerla nuda quando la si incontrarla tutta vestita e sorridente, fedele ai colori pastello che sempre l’hanno accompagnata, viene istintivo scattarle qualche foto ricordo, mentre accompagnata dal direttore della galleria visita incuriosita le opere affisse, tra cui alcune di sua produzione. Intervistare Cicciolina è divertente e spiazzante. Trasmette un’inattesa familiarità, un allegro cerchio di ricordi dove Parlamento e pornografia si fanno meno lontani, il periodo con Riccardo Schicchi, le molte denunce della magistratura dell’epoca, l’amicizia con Moana Pozzi, le beghe legali, il difficile vissuto per l’affidamento dell’amatissimo figlio Ludwig.  Insomma Ilona è una parte della storia di questo paese e forse vedendo il film che sta girando sulla sua vita, intitolato “Per amore e per forza” ritroveremo qualcosa che oggi si da per scontato o dimenticato. Metti che prima di lasciare la galleria si scoprano le tavole, bellissime, in trasposizione erotica del film Metti una sera a cena, di Giuseppe Patroni Griffi, con Florinda Bolkan, Tony Musante, Jean-Louis Trintignant, Annie Girardot e Lino Capolicchio, tutti riconoscibili nelle tavole a mezza tinta del grande disegnatore Giorgio De Gaspari e ritorni in mente la colonna sonora scritta da Morricone, una sinuosa bossa nova che fa risalire le strade verso il traffico della...

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Torino Comics in panni medievali al castello del Valentino.

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Torino Comics in panni medievali al castello del Valentino.

Aspettando la  XXIII edizione, in programma dal 21 al 23 aprile a Lingotto Fiere, Torino Comics annuncia una sorpresa per tutti i cosplayer e gli appassionati di rievocazioni storiche.  Il Borgo Medievale ospita Aspettando Torino Comics: un evento  dove associazioni storiche, stravaganti cosplayer appassionati di giochi di ruolo e autori di fumetti si alterneranno nei cortili e nelle vie del Borgo Medievale torinese, offrendo al pubblico uno spaccato di Medioevo, a metà tra il reale e l’immaginario e facendo vivere a tutti, bambini e adulti, una giornata all’insegna della storia, del gioco e della fantasia. Giullari di corte e personaggi in abiti fantastici che daranno vita a giochi di ruolo. Signori e contadini, dame, mercanti e cavalieri saranno qui per raccontarci cosa accadrà al Lingotto Fiere per Torino Comics dal 21 al 23 aprile. Alla fiera al Lingotto, infatti, sarà presente una nuova area che avrà come tema il Medioevo Reale e quello Fantastico e a cui parteciperà anche il Borgo Medievale. Un’area del Borgo sarà inoltre dedicata a tutti gli appassionati di boardgames e giochi di ruolo. Grazie alla collaborazione con l’associazione la Gilda del Grifone saranno allestiti 6 grandi tavoli con giochi di ruolo e giochi medievali, dove i giocatori potranno cimentarsi in sfide appassionanti in una atmosfera suggestiva e perfettamente a tema. Oltre ad associazioni, cosplayer e giochi di ruolo, ad Aspettando Torino Comics saranno presenti anche i fumetti, grazie alla collaborazione con Novel Comix, piattaforma gratuita per leggere e pubblicare fumetti e graphic novel in formato digitale. Durante l’evento Novel Comix propone un contest di disegno, sponsorizzato da Torino Comics, al quale possono partecipare i migliori artisti della piattaforma. I disegnatori saranno votati dal pubblico che visiterà lo stand, e l’opera che raccoglierà più voti riceverà un premio speciale. Anche il pubblico votante riceverà un piccolo omaggio per la partecipazione. Oltre al contest, Novel Comix propone sketch e live performance dei propri autori che “racconteranno”, con le loro immagini, la giornata al Borgo, per renderla ancora più seducente e suggestiva....

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Matite colorate a sostegno dell’oncologia pediatrica. Al via la prima edizione dell’iniziativa di piazza.  Sostenere la ricerca scientifica nell’oncologia pediatrica per garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. È questo l’obiettivo per cui sabato 25 e domenica 26 marzo, i volontari di Fondazione Umberto Veronesi saranno nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione di “Coloriamo la ricerca”. L’iniziativa si svolgerà nelle principali città italiane e vedrà oltre 900 volontari distribuire confezioni di dodici matite colorate di Fila-Giotto a fronte di una donazione minima di 10 euro che contribuirà a sostenere il progetto Gold for Kids, con cui la Fondazione finanzia la ricerca scientifica e contribuisce alla copertura dei costi di avviamento e di gestione dei progetti di ricerca. Con il progetto Gold for Kids dal 2014 Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica e le cure mediche nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie al ricavato di “Coloriamo la ricerca” in particolare si impegna a finanziare per il 2017 il lavoro di 15  medici e ricercatori di altissimo profilo che hanno deciso di dedicare il proprio lavoro allo studio di migliori e più efficaci terapie per la cura di tumori di bambini e adolescenti.     Per maggiori info e per conoscere la piazza più vicina: www.fondazioneveronesi.it oppure telefonare al numero dedicato 373...

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Chissà se le Fondazioni bancarie leggono poesia. Forse ne sono influenzate, senza saperlo.

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Chissà se le Fondazioni bancarie leggono poesia. Forse ne sono influenzate, senza saperlo.

  Il grande e poeta turco Nazim Hikmet, che in questi tempi di forti attriti con quel paese, andrebbe riletto per farsi carezzare dalle sue parole e dai suoi pensieri, scriveva nel 1962 una poesia intitolata: Autobiografia. In questo breve poema ripercorre le cose accadute e quello che è stata la sua esperienza esistenziale, ad un certo punto dice questo: . . . ho viaggiato in treno in areoplano in macchina i più non possono farlo sono stato all’Opera i più non ci vanno non sanno nemmeno che cosa sia   Da sole, queste poche righe contengono il cuore di un progetto realizzato oggi a Torino. La Fondazione CRT, forse influenzata da Hikmet, forse no, ha deciso di mettere a disposizione oltre 1.500 biglietti per assistere gratuitamente allo spettacolo “Don Pasquale”, tratto dall’opera di Gaetano Donizetti. Lo spettacolo, proposto al pubblico in una versione appositamente elaborata nell’ambito della linea “Ascoltar Cantando” del progetto Diderot della Fondazione CRT, andrà in scena venerdì 24 marzo, alle ore 21, al Teatro Nuovo di Torino e martedì 11 aprile, alle ore 21, al Toselli di Cuneo. Il progetto della Fondazione CRT è realizzato in collaborazione con il Liceo Germana Erba-Fondazione Teatro Nuovo, l’Associazione La Fabbrica dei Suoni, l’Accademia di Alta Formazione Artistica e Musicale Perosi Onlus di Biella, l’Associazione Orchestra Bartolomeo Bruni della Città di Cuneo e l’Orchestra dei Talenti Musicali composta dagli ex borsisti della Fondazione CRT. “Don Pasquale” è l’ultima opera buffa scritta da Gaetano Donizetti. Si tratta senz’altro del massimo capolavoro comico del compositore bergamasco e rappresenta il trionfo del modo di fare teatro “all’italiana”. Lo spettacolo, in poco più di un’ora, farà vivere al pubblico in sala l’emozione del teatro. Pur restando fedele alla trama e alla propria identità di opera buffa, il “Don Pasquale” verrà reinterpretato in una versione multidisciplinare, rendendo l’opera coinvolgente e adatta alla comprensione da parte di un pubblico di tutte le età, grazie a un mix di canto, danza, musica e prosa che conquisterà lo spettatore. Oltre alle due rappresentazioni serali gratuite aperte al pubblico, sono previste 35 repliche per 25.000 studenti delle scuole elementari e medie del Piemonte e della Valle d’Aosta, in 8 teatri: oltre al Nuovo di Torino e al Toselli di Cuneo, il Teatro Giacosa di Aosta, il Maggiore di Verbania, l’Alfieri di Asti, l’Odeon di Biella, il Civico di Vercelli, il Coccia di Novara.   L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria ai seguenti contatti: per Torino tel. 011/6500205 –  segreteria@teatronuovo.torino.it; per Cuneo tel. 3892113384 – 3313802826 (dalle 10 alle 12 da lunedì a sabato) – segreteria@orchestrabruni.it.  ...

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Jacqueline Kennedy rivive con Natalie Portman nel film di Pablo Larraín: Jackie.

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Jacqueline Kennedy rivive con Natalie Portman nel film di Pablo Larraín: Jackie.

Miti d’oggi, a «bassa intensità» come li definirebbe Peppino Ortoleva, in grado di creare mode, stili, di dar vita a sogni. Anche gli inquilini della Casa (reale) Bianca non si sottraggono a questo processo, e Jacqueline Kennedy, nel film di Pablo Larraín, magistralmente interpretato da Natalie Portman, ne mette in mostra le contraddizioni più intrinseche e le tensioni nascoste sotto i riflettori. Sono trascorsi pochi giorni dall’assassinio del 35° presidente degli Stati Uniti e la stampa si presenta all’ex first lady per le dichiarazioni. Un’intervista che fa da cornice a tutto il film e svela – nascondendo – agli occhi dello spettatore, una verità che è il senso di ricerca di tutto il film. Jackie è la donna che ha ‘trasformato’ la Casa Bianca, rinnovandola e aprendola al mondo, specialmente quello culturale: è colei che ha fatto sì che tutto ciò si potesse definire ‘Camelot’. Ma la tragedia raccontata dal regista cileno, a tratti eccessivamente patetica, sta proprio qui, nell’immagine patinata offerta al mondo attraverso i media della stampa e della televisione, che assumono un ruolo chiave. La loro reificazione è chiara nel backstage della trasmissione televisiva, ma anche nell’intervista al Time: Jackie non piange, né fuma, intaccherebbe la sua identità pubblica, ma sorride ed è fiera. Ecco allora che la dicotomia tra l’essere e l’apparire, che caratterizza tutte le esistenze dei personaggi pubblici, ritorna come un’onda, facendosi questa volta ancora più labile in occasione del lutto, che è contemporaneamente fatto pubblico e privato. Nel film vengono privilegiati gli ambienti interni e tutto fa emergere il discorso introspettivo della protagonista. Il ‘suo’ privato è anche il privato dell’America, ma Larraín non si accontenta, e la costringe dietro ai vetri delle automobili, dietro agli specchi portatili a tre ante – per prepararsi ovunque ai palcoscenici – , nel claustrofobico carro funebre, insieme al cognato Robert Kennedy, con il quale è legata da una relazione pubblica e inautentica; negli interni dell’aeroplano di stato, dove si discute per l’organizzazione dei funerali; nella confessione fatta in primissimo piano che – benché si svolga parzialmente all’aperto – evoca un mondo interiore, fatto di coscienza e di segreti. Addirittura, la stretta su Jackie interessa gli stessi miti americani, di cui essa stessa ne è vittima: quello di Lincoln e del suo maestoso funerale, che non si vorrebbe replicare per ragioni di sicurezza.     Jackie, sequenza dopo sequenza, cade in un climax che culmina nella scena del trasloco. Ogni immagine sottolinea la falsità dell’esistenza pubblica nella quale è stata imprigionata. Un’esistenza in affitto, perché il presidente Johnson e la nuova first lady sono alle porte e reclamano lo scettro. Un’esistenza di cui la solitudine è solamente il tratto superficiale, testimonianza di un’assenza profonda che solo una finzione – l’ultimo bicchiere di vino, in abito da sera, nella sala vuota – può illudere di colmare. Nel presente, al tempo dell’intervista, la scena si tinge di toni freddi e malinconici, offuscati dal fumo della protagonista, anch’esso segreto, celato e invisibile: lo smarrimento esistenziale di Jackie colpisce, tanto da chiedersi se si sia mai sentita ‘a casa’, o se tutto abbia finito per alimentare l’universo mitico di Camelot.    Federico...

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Kandinskij e Fontana in prestito alla Gam da una Fondazione misteriosa.

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Kandinskij e Fontana in prestito alla Gam da una Fondazione misteriosa.

E’ stata inaugurata l’attesa mostra L’emozione dei Colori nell’arte. Indagare l’utilizzo del colore dall’800 a oggi costruendo un percorso molteplice tra memoria, emozione, spiritualità e suggestioni sinestetiche è il tema prescelto per questa ricchissima esposizione ospitata nella sede della Gam di Torino e nella Manica lunga del castello di Rivoli. Quattrocento opere realizzate da oltre 130 artisti pervenienti da ogni parte del mondo. La mostra è curata da Carolyn Christov-Barkagiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato e Elif Kamisli, “Un colore che sia una forma di pensiero” è il titolo che ha scelto la direttrice Barkagiev per il testo di presentazione. Le opere provengono da importanti collezioni museali, tra cui il Reina Sofia di Madrid, il MNAM Centre George Pompidou di Parigi, il Paul Klee Zentrum di Berna, Munchmuseet di Oslo, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Tate Britain di Londra, la AGNSW Art Gallery of New South Wales di Sidney, la Dia Art Foundation di new York, la Paul Guiragossian Foundation di Beirut, la Fondazione Lucio Fontana di Milano, la Cruz Diez Foundation di Parigi, la Gam e il Castello di Rivoli, prestiti da collezioni private e dalla misteriosa Fondazione F. C. per l’Arte.    Quest’ultima fondazione, il cui acronimo non esplicita il nome e non si riscontra un sito internet di riferimento, ha prestato importanti opere di Vasilij Kandinskij e Lucio Fontana, visibili alla Gam. Le voci, tutte da verificare, parlano di un collezionista di Rivoli, ma senza certezze verificabili, inutile arrischiarsi a fare congetture; quando si pone la domanda le risposte si fanno, vacue, evasive, in pieno stile torinese, dove probabilmente tutti sanno tutto, tranne noi.  ...

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Le “Orchidee” di Pippo Delbono in scena alle Fonderie Limone per indagare il tempo e le cose perdute.

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Le “Orchidee” di Pippo Delbono in scena alle Fonderie Limone per indagare il tempo e le cose perdute.

  Alle Fonderie Limone di Moncalieri, da martedì 21 marzo 2017, alle ore 19.30, va in scena Orchidee, uno spettacolo di Pippo Delbono, con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella. Immagini e film di Pippo Delbono, luci di Robert John Resteghini, musiche di Enzo Avitabile e Deep Purple, Miles Davis, Philip Glass, Victor Démé, Joan Baez, Nino Rota, Angélique Ionatos, Wim Mertens, Pietro Mascagni.   Orchidee nasce da un’assenza, per procedere verso tutto quanto si sente perduto, nel tentativo di fermare il tempo che si sta attraversando. È l’amore il motore di uno spettacolo che al contempo è memoria personale, ma anche storia teatrale. L’azione si sposta spesso dallo spazio scenico allo spazio della platea, perché è forte la tentazione di toccare con mano chi assiste a questo rito. Quasi un antropologo dei sentimenti, Delbono indaga il nostro tempo, quello condiviso con la compagnia e con gli amici, ma anche quello che si divide con tutti i cittadini del mondo. Un tempo che contiene una sensazione di perdita, così come il grande vuoto lasciato dalla morte della madre che dopo i conflitti, le separazioni, torna ad essere amica del figlio. Orchidee nasce per questo tempo confuso che rende orfani di fede politica, umana, spirituale, ma anche da una somma di assenze, di separazioni, come il vuoto nella cultura, nell’essere artisti perduti, anche del bisogno vitale di riempire quel vuoto, del bisogno di ricercare ancora altre madri, altri padri, altra vita, altre storie. Così l’essenza del teatro si affaccia nelle parole di Shakespeare, Čechov, Wilde, Kerouac, in una girandola di continue emozioni e nel flusso di immagini, suoni, parole, movimenti di corpi, vistosi costumi teatrali. E coinvolgono anche le musiche di Deep Purple, Nino Rota, Miles Davis, Pietro Mascagni, Philip Glass, Enzo Avitabile.         Fonderie Limone – Via Eduardo De Filippo angolo Via Pastrengo 88 – Moncalieri, Torino...

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Il Ludus è il tema dell’ottava edizione dei Colloqui al Forte di Bard.

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Il Ludus è il tema dell’ottava edizione dei Colloqui al Forte di Bard.

      Ludus: gioco è il tema scelto per l’ottava edizione dei Colloqui del Forte di Bard, l’evento che ogni anno riunisce, sotto la direzione di Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, personalità del mondo della cultura, del giornalismo, dello spettacolo e dell’imprenditoria italiana. L’evento promosso dall’Associazione Forte di Bard si terrà al Forte di Bard sabato 8 aprile 2017 a partire dalle ore 10.00. «L’uomo non è solo colui che lavora e produce, ma anche colui che canta, danza, racconta storie, gioca – spiega Enzo Bianchi – Gratuità, creatività e giocosità sono essenziali all’umanizzazione di un uomo che nel nostro occidente sembra oggi ingabbiato negli asfittici para­digmi antropologici dell’homo technicus e dell’homo oeconomicus. Ovvero, in paradigmi di produttività e di utilità. La dimensione ludica dell’esistenza afferma la necessità dell’inutile. Il gioco è uno spazio di libertà in cui l’uomo si dà il permesso di essere e basta. E di essere gioiosamente insieme ad altri». La riflessione sul tema sarà oggetto di condivisione con numerosi ospiti che porteranno il loro personale contributo al dibattito. Interverranno Piercarlo Grimaldi, antropologo e Rettore Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo-Bra, Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, Alberto Dionigi, presidente dell’Associazione italiana dottor Clown, Francesco Bracone, Presidente e Amministratore delegato Ravensburger Italia Spa. A conclusione della giornata Enzo Bianchi terrà il suo intervento. PROGRAMMA Ore 10.00 Registrazione partecipanti ore 11.00 Introduzione Enzo Bianchi, Fondatore Comunità di Bose ore 11.30 Alessandro Vezzosi  Direttore del Museo Ideale Leonardo Da Vinci e critico d’arte Leonardo Da Vinci: il gioco, gli enigmi e lo sport  ore 12.15 Alberto Dionigi Presidente della Federazione Nazionale Clowndottori e psicoterapeuta I clown in ospedale  Lunch ore 13.00 ore 14.30 Paolo Crepet  Psichiatra e sociologo Il coraggio di mettersi in gioco  ore 15.15 Francesco Bracone L’attività ludica, quale nutrimento per la mente, nell’epoca dell’iper connessione digitale ore 16.00 Piercarlo Grimaldi Rettore Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo-Bra  Il gioco della tradizione  ore 16.45 Enzo Bianchi Fondatore Comunità di Bose Ludus: Gioco Ingresso gratuito Prenotazione obbligatoria al numero + 39 0125 833816 e via email all’indirizzo...

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale. Fare il musicista è possibile ?

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale.  Fare il musicista è possibile ?

  Il Conservatorio statale di musica “G. Verdi” di Torino, il 18 e 19 Marzo propone una riflessione sulle professioni artistiche e dello spettacolo, attraverso il confronto tra rappresentanti delle istituzioni musicali di tradizione e quelli appartenenti a nuove realtà culturali dotate di un forte carattere innovativo: –  Cosa vuol dire oggi fare della musica e dello spettacolo una professione? Quale ruolo potrebbe avere l’Alta Formazione Musicale nell’orientare e formare gli studenti verso i diversi ambiti delle nuove professioni musicali? –  Come si pone il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche rispetto alla sperimentazione e alla produzione del ‘nuovo’ rispetto alla conservazione della tradizione? Quanto le strategie politiche possono incidere sul mondo del lavoro in campo artistico? –  È possibile trasformare la ‘passione’ da vuoto stereotipo a preziosa risorsa da ‘scambiare sul mercato’, aiutando i giovani musicisti a sostenersi economicamente? Le tematiche proposte allo studio ed alla riflessione condivisa dei relatori e del pubblico coinvolgono in modo particolare: amministratori pubblici, operatori culturali, musicisti professionisti, studenti delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistico-Musicale. L’attività convegnistica – a partecipazione gratuita e integralmente aperta al pubblico – si articolerà su due giornate. È prevista una sessione mattutina con due incontri/discussione, sulle tematiche individuate e aperte al pubblico. Ogni incontro, della durata di 1 ora e 30′ ciascuno, prevede la presenza di un moderatore e di vari relatori (rappresentanti di organizzazioni, ambiti progettuali e formazioni molto differenziate). Nella sessione pomeridiana saranno poi creati alcuni tavoli di lavoro e discussione con la presenza di un moderatore e degli ospiti (musicisti, docenti e professionisti dei vari settori) che avranno il compito di animare la discussione portando diverse esperienze e punti di vista. I partecipanti potranno pertanto approfondire le seguenti tematiche: 1. CHE COSA FARÒ DA GRANDE… Aspettative e reali opportunità lavorative in ambito musicale Cosa vuol dire oggi essere un professionista della musica? È possibile immaginare il conservatorio come un’agenzia formativa in grado di offrire una preparazione ottimale che consenta un reale ingresso nel mondo musicale professionale? Come valorizzare le competenze dei docenti rispetto a questo aspetto della formazione del giovane musicista? 2. SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI… Le risorse Il ruolo delle politiche culturali rispetto al dilemma tra conservazione del patrimonio e della tradizione e investimento nella produzione del nuovo pone il problema della destinazione delle risorse. Comprendere quali siano e come si realizzino le politiche per la cultura e in particolare per la musica per i prossimi anni è tema assolutamente da non trascurare, se vogliamo mantenere un’identità culturale e creare le condizioni per far crescere artisti innovativi, creatività, quindi occupazione per tutto l’indotto. 3. CHI SIAMO, COSA FACCIAMO .. MA PER CHI? Il pubblico L’audience development, ovvero l’ingaggio e la partecipazione del pubblico come leva per crescita di nuovi progetti e di nuove professioni musicali. Ormai non ci sono più dubbi: saranno gli spettatori i nuovi protagonisti dei progetti culturali e di spettacolo. Confronteremo significativi esempi di festival e alcuni progetti innovativi che prevedono il coinvolgimento attivo del pubblico e discuteremo insieme sul ruolo delle future politiche culturali italiane ed europee. 4. INVESTIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ INNOVANDO Nuovi progetti a confronto Negli ultimi anni accanto all’offerta di spettacolo tradizionale sono nati e cresciuti centinaia di nuovi progetti sfruttando i numerosi bandi dedicati all’innovazione culturale, rivolti a piccole organizzazioni formate da...

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