Torino per il turista

LINK UTILI

Torino e i suoi musei

Percorsi d’arte e di cultura – Oggi a Torino e nei suoi dintorni sono aperti al pubblico oltre cinquanta tra musei, beni culturali, castelli, residenze e spazi espositivi che, nel loro insieme, costituiscono un’offerta culturale di livello internazionale.

“Torino e i suoi musei” propone sette itinerari (arancione, rosso, lilla, blu, azzurro, verde e grigio). Parte di essi si sviluppano nel centro cittadino ed è possibile percorrerli a piedi. Le residenze reali, situate intorno alla città, e alcuni musei di recente apertura sono comunque raggiungibili con mezzi pubblici.

Informazioni turistiche
Le informazioni di interesse per i turisti che vogliono visitare la città: come arrivare, dove alloggiare, cosa vedere e altri utili suggerimenti. Il sito è consultabile in otto lingue

In Piemonte, In Torino

Il portale degli eventi culturali in Piemonte e a Torino: mostre, musica, cinema, teatro, danza, eventi speciali: tutti gli appuntamenti del territorio in cinque lingue per programmare la vostra visita.

Webcam della Città di Torino

 

La cultura della fotografia nel progetto Archiviare il Presente. Mostre e 2 giorni di convegno.

Pubblicato da alle 16:41 in .Arte, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

La cultura della fotografia nel progetto Archiviare il Presente. Mostre e 2 giorni di convegno.

Con l’occasione degli Stati Generali della Fotografia, organizzati dal Mibact nel 2017, e la successiva istituzione di un Tavolo per la Fotografia della Regione Piemonte, si è costituito un gruppo formato da Enti (Associazioni e Circoli) tutti quanti operanti nel settore della fotografia, in provincia di Torino e della Val d’Aosta. Le attività dei diversi soggetti di questo gruppo, dedicate ai soci e a alla popolazione, hanno per scopo la diffusione della cultura fotografica, spaziano dall’organizzazione di mostre fotografiche, corsi dedicati dai livelli base a quelli avanzati (compresi master di specializzazione), maratone e concorsi fotografici, istruzione fotografica nella scuola pubblica, conservazione e valorizzazione della fotografia storica, conferenze e dibattiti, servizi fotografici di documentazione delle manifestazioni sociali cittadine. Nel condividere le proprie esperienze, l’affiatamento del gruppo è cresciuto e spontaneo è stato il desiderio di realizzare un progetto condiviso tra tutti; questa idea si concretizzerà per la prima volta quest’anno nel periodo marzo-giugno 2019: Distribuite in numerosi sedi e attraverso differenti tipologie di offerta culturale, da quella espositiva a quella divulgativa e formativa, fra Torino e provincia si alterneranno operatori culturali, intellettuali, artisti, archivisti, soprintendenti, giornalisti, curatori, collezionisti, per dare vita a una kermesse di livello e di forte impatto culturale, avendo per scelta messo a punto un calendario ricco e variegato, in grado di aggregare diverse tipologie di fruitori, dai più addentro alla materia ai neofiti. I numeri: 12 fra enti e operatori culturali; 10 mostre, delle quali la quasi totalità si svolgerà presso sedi prestigiose; 2 convegni, di cui una due giorni di Working days con personalità del Mibact, direttori di istituzioni, artisti e operatori attivi a livello nazionale; 5 incontri con professionisti del mondo della fotografia e 5 conversazioni con artisti che presentano le loro ultime ricerche; 4 corsi di formazione dedicate a differenti target di studenti; 1 progetto diffuso e condiviso con la popolazione del quartiere Crocetta di Torino.   Scrive Daniela Giordi curatrice del progetto: Nell’universo questo momento non esiste. Nella fisica il concetto di tempo é diventato qualcosa che non c’entra più con la nostra “idea di tempo”, si mescola con lo spazio, è soggetto alle  fluttuazioni quantistiche. Dimenticando il concetto di tempo è più facile capire come funziona il mondo a livello fondamentale, ciononostante nella nostra esperienza l’atto di fermare il tempo/presente in uno scatto con l’ausilio della “luce” può essere una prassi per prendere visione e raccogliere momenti di tempo/presente trascorsi, fermati per la conservazione della memoria. Presente e passato sono indissolubilmente legati, in assenza di fonti certe, senza nessuna azione atta alla costituzione di una memoria (sia privata che collettiva), o senza una trascrizione o celebrazione messa in atto attraverso qualsivoglia forma, orale, grafica o iconografica, il destino ineludibile del presente/passato è rappresentato dalla caduta nell’oblio, o peggio ancora dalla vittoria dei ricorsi del revisionismo. Perché sentiamo la necessità in tempo reale di condividere quanto il nostro sguardo coglie? Perché costruiamo un’estensione della nostra persona/personalità/identità attraverso immagini della nostra privacy? Difficilmente ciò è ascrivibile solamente alla rivoluzione tecnologica dei mezzi di ripresa e diffusione digitale. Quanto le immagini che vediamo esposte in mostra o pubblicate sui giornali sono reale rappresentazione del presente e non un prodotto indotto da mode, gusti, strumenti tecnologici, cultura visiva acquisita di riflesso, digerita e metabolizzata (o non) sia dagli autori sia dai fruitori? A questo sito tute le info  https://www.archiviareilpresente.it Training days Archiviare il presente...

Continua

Torino è una nave spinta dalle 1000 corde della musica. Dal 17 al 29 maggio.

Pubblicato da alle 13:02 in Eventi, galleria home page, Musica | 0 commenti

Torino è una nave spinta dalle 1000 corde della musica. Dal 17 al 29 maggio.

Il Conservatorio di Torino vuole essere di nuovo protagonista di una settimana musicale dal 17 al 29 maggio in cui i vari eventi inondino come un fiume in piena i musei, le biblioteche e i più diversi spazi pubblici presenti in città. 1000 corde, appunto, suonate in tutte le declinazioni da moltissimi esecutori: studenti, docenti e ospiti eccezionali invitati per le Masterclass del Conservatorio, uniti da un tema comune: la Barca e la navigazione, intese come mezzo per viaggiare nel tempo e negli affetti. Nella consapevolezza che le barriere che impone la mente umana sono trasparenti, e in realtà nulla separa il presente dal passato, il futuro dal presente e il passato dal futuro, è stato facile muovere i passi nella letteratura musicale, trovando in essa i giusti termini di congiunzione comunicativa. Da sempre, l’uomo affronta il viaggio mosso da molteplici necessità. L’essere umano, esso stesso una barca nel mare del tempo e dello spazio, spiega le vele al vento delle sollecitazioni più diverse: la ricerca della fortuna, gli scambi commerciali, la fede, il desiderio di conquista e di scoperta, l’amore. Il viaggio, che può essere di sola andata o di andata e ritorno, ha sempre messo in contatto culture profondamente diverse, il cui contatto ha creato incontro e scontro, curiosità e repulsione, imitazione e allontanamento; tuttavia generando quel percorso culturale evolutivo di cui oggi noi siamo i rappresentanti, i custodi e gli artefici del progresso. Gli strumenti musicali, specialmente quelli più facilmente trasportabili, sono sempre stati importanti compagni di viaggio, capaci di trasmettere e testimoniare l’emotività umana. Questo vogliamo raccontare partendo dall’oud, dalla lira, dall’arpa strumenti giunti in Europa attraverso la Sicilia e la Spagna moresca; è un’impronta della nostra storia che attraversa i secoli e i territori fondendosi, evolvendosi e contaminando il pensiero musicale. Così, con la musica, navigando e attraversando i tempi e i luoghi, partendo da epoche remote e raggiungendo i nostri giorni, si narrerà un lungo viaggio verso la riconciliazione. Ma quale è stata la scintilla che ha generato tutto ciò? Un’immagine : quella del “Veliero” di Carlo Buffagnotti, musicista e pittore seicentesco che nella sua visionarietà ci trascina fuori da uno specifico spazio temporale con la musica e la pittura. La musica dipinta sulle vele è il vento che sospinge il vascello, in questo viaggio immaginario dall’antichità ai nostri giorni. Quale musica si ascolterà? Per poterla sentire dovrete mettere piede nei principali Musei della Città a cominciare dalle Residenze Sabaude che sono state protagoniste di una ricerca storica ad esse dedicata, che potrete ascoltare nel programma barocco per arpe, chitarre e voce. Il risultato stupirà in quanto sono stati abbiamo mischiati strumenti antichi e moderni. Quello che noi oggi percepiamo come passato, era contemporaneo per i protagonisti di queste feste e spettacoli: abbiamo volutamente rinunciare a questa gerarchia temporale. Da Palazzo Reale a  Palazzo Madama, Villa della Regina, gli Appartamenti di Mezzanotte dei Principi di Carignano con una gita fuori porta nella splendida Reggia di Veneria Reale, questi i luoghi dove  potrete ascoltare le musiche appositamente composte per occasioni quali tra le molte le nozze tra Margarita di Savoia e Francesco Gonzaga. Navigare vuol dire conoscere popoli e altre culture e questo avviene al Museo Egizio e al Mao e all’Archivio della Città di Torino , con programmi dove la musica antica e...

Continua

Interplay porta la primavera e danz’autori da tutto il mondo.

Pubblicato da alle 12:10 in Fashion, galleria home page, Spettacoli, Università | 0 commenti

Interplay porta la primavera e danz’autori da tutto il mondo.

È stata presentata al Circolo dei Lettori di Torino la 19a edizione di Interplay – Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Punto di riferimento nella Città di Torino e nel panorama italiano per gli appassionati della giovane danza contemporanea internazionale, Interplay torna dal 21 al 30 maggio 2019 con i migliori talenti italiani e stranieri, ospitando compagnie da 10 nazioni diverse e incrociando progettualità in rete di respiro internazionale, quale testimonianza di scelte estetiche, poetiche e percorsi coreografici differenti. La novità di questa diciannovesima edizione è il tentativo di inserire, accanto alla programmazione nei teatri, una sezione diffusa che raggiungerà i luoghi della cultura, gallerie d’arte, musei, università, intercettando anche il pubblico dei centri commerciali e delle piazze, spostandosi tra palcoscenici tradizionali e palchi metropolitani. Secondo una formula sperimentata negli anni e parte integrante del progetto, ogni serata in teatro presenta più spettacoli, ospitando come sempre autori più affermati accanto a compagnie emergenti. Debutti, creazioni, site specific e ospitalità di nuove generazioni accanto a formazioni  più conosciute: anche quest’anno Interplay condensa in una programmazione attenta, frutto di un costante lavoro di esplorazione, ricerca e collaborazioni, 100 artisti e 24 compagnie. Dieci giorni di spettacoli e incontri nel segno della danza, il Festival per la prima volta si compatta in un calendario tutto d’un fiato che porta in scena le compagnie più interessanti della scena contemporanea internazionale e nomi italiani di fondamentale rilievo.  Il festival si sviluppa fra Torino, Moncalieri e Collegno lungo due settimane nella seconda metà di maggio, incominciando al Teatro Astra il 16 e 19 maggio, per poi spostarsi il 20 maggio in 3 magnifiche piazze del Centro Città per la sezione dei Blitz Metropolitani di danza urbana (Piazza Vittorio Veneto, la rinnovata Piazza “Carlina” e gli spazi OUT della Cavallerizza Reale), per raggiungere infine le Fonderie Limone di Moncalieri il 23 e 26 maggio e chiudere alla Lavanderia a Vapore di Collegno il 25 e 30 maggio.  Il 27 maggio uno spettacolo “Site Specific” realizzato da giovani ragazzi provenienti di diverse estrazioni sociali e culturali, curato da Alotto&Fontanelle ispirato all’Odisssea, che si realizzerà nelle affascinanti location delle Porte Palatine. A completare la ricchissima programmazione, il 24 maggio, il convegno “Festival, antenne del contemporaneo” che scatterà una fotografia del presente e immaginerà il futuro, grazie gli interventi dei direttori e responsabili della programmazione dei più importanti direttori dei festival di danza del...

Continua

L’Unione Musicale propone le cello suite eseguite da Massimo Polidori.

Pubblicato da alle 11:17 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

L’Unione Musicale propone le cello suite eseguite da Massimo Polidori.

Il rapporto tra violoncello e suite è un mondo a se stante. Affrontato con particolare attenzione e devozione da grandi interpreti, rinnova ogni volta la strepitosa sontuosità di Bach e la forza da aerostato della musica di staccarsi dall’epoca in cui è stata composta per imporsi con audacia e pathos tutte le volte che viene eseguita. Commentando  le Suite per violoncello solo, Sergio Sablich, raffinato musicologo, musicista, saggista e critico, diceva «si mescolano ogni volta stupore, ammirazione, smarrimento, perfino sgomento: per come sia possibile concentrare in un solo strumento, per di più prima di Bach estraneo al solismo, tale qualità e varietà di tecnica e di invenzione, di gioco e di spirito, di razionalità e di poesia. […] Nelle sei Suite per violoncello, rimaste isolate e irraggiungibili nella loro altezza strumentale e concettuale, si resta ogni volta sbalorditi di fronte all’ardire, a tratti quasi irreale, a cui viene piegata la mole massiccia del violoncello, la sua ombrosa voluminosità. Ma ancor più a colpire sono la profondità, la severità e l’austerità intellettuale unite alla cordialità e all’effusione del sentire, scaturendo dalla medesima tensione verso i confini del possibile strumentale». Sarà per questo che dopo il successo del recital di marzo, mercoledì 15 maggio 2019 al Conservatorio Giuseppe Verdi, l’Unione Musicale presenta il secondo e ultimo concerto dedicato all’esecuzione integrale delle Suite per violoncello solo di Johann Sebastian Bach. L’impresa è affidata a Massimo Polidori, primo violoncello dell’Orchestra del Teatro alla Scala dal 2001. L’esecuzione integrale delle Suite per violoncello solo costituisce sempre un’esperienza di valore eccezionale, sia per l’interprete – che si sottopone a un intenso impegno non solo musicale, ma anche spirituale, intellettuale e fisico – sia per l’ascoltatore che ha la fortuna di beneficiarne, al quale è richiesta la disponibilità ad andare in profondità, per scavare nell’anima di uno stesso autore e di una sola opera. Lo stesso Polidori ha dichiarato in una recente intervista: «Per Bach –– ho un amore irrefrenabile, che mi accompagna fin dagli anni dell’adolescenza. È in assoluto il compositore che mi commuove di più, che mi scuote dall’interno. Quando studio la sua musica non mi accorgo del tempo che passa. E, solo mentre eseguo Bach, a volte riesco a essere contemporaneamente esecutore, spettatore e critico di me stesso: è quasi come se facessi anch’io parte del pubblico. Tra l’altro, il mio interesse per Bach non si limita alle sei Suite. In questo periodo mi sto cimentando con un altro esperimento molto interessante: l’esecuzione, in trio di una trascrizione delle Variazioni Goldberg. In primavera uscirà anche l’incisione discografica». Torinese, classe 1970, Massimo Polidori è regolarmente ospite dell’Unione Musicale dal 1989, sia come solista sia con le sue formazioni da camera: il Trio Johannes (di cui è fondatore insieme a altre due glorie locali: Francesco Manara al violino e Claudio Voghera al pianoforte) e il Quartetto d’Archi della Scala. Polidori ha affrontato più volte le Suite di Bach – uno dei capisaldi assoluti del repertorio per violoncello solo – anche in contesti inconsueti: nel 2015, al Teatro alla Scala, l’esecuzione dal vivo era accompagnata alle coreografie di Heinz Spoerli realizzate dal Corpo di Ballo del Teatro alla Scala mentre, più di recente, è stato protagonista di “Bach Dance Suite”, spettacolo con la regia e la coreografia di Virgilio Sieni. Pier...

Continua

Spettacolare 5° edizione del Trofeo Tollegno 1900. Gara di regolarità per auto d’epoca.

Pubblicato da alle 13:21 in galleria home page, MotorInsider, Spettacoli | 0 commenti

Spettacolare 5° edizione del Trofeo Tollegno 1900. Gara di regolarità per auto d’epoca.

Sin dai suoi esordi il “Trofeo Tollegno 1900” si è proposto come un evento di sport e turismo mirato a promuovere il territorio e i suoi prodotti d’eccellenza. “In questi quattro anni – spiega Lincoln Germanetti Ceo Tollegno 1900 – l’iniziativa ha avuto sull’intera area biellese una ricaduta di immagine significativa come confermano le oltre 2000 persone che hanno soggiornato nel nostro territorio potendone apprezzare i prodotti enogastronomici, le realtà industriali di primo piano, i gioielli d’arte come la Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, istituzione artistica di eccellenza fondata da Michelangelo Pistoletto dove si è svolta la cena di gala dell’11 maggio”. A salire sul podio di questa quinta ed ultima edizione dell’esclusiva gara di regolarità organizzata da Tollegno 1900 e NS Events l’11 e 12 MAGGIO sono state una Fiat 850 Sport Coupè, una Porsche 911 Targa e una Porsche 356 SC Cabrio. L’appuntamento del 2019 si chiude nel segno del successo confermato non solo dal numero delle vetture appositamente selezionate, ma anche dalla caratura dei main sponsor e suppliers internazionali e locali. L’appuntamento era incentrato sulle giornate dell’11 e 12 maggio per l’esclusiva gara di regolarità organizzata da Tollegno 1900 e NS Events che chiama a raccolta appassionati e collezionisti di auto d’epoca da tutto il mondo coinvolgendoli in un circuito di scoperta dell’area biellese.  Due giorni in cui oltre 100 auto in un circuito teso a mettere la lente su alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area biellese  tra cui Oropa, Bielmonte, Lago di Viveronem e  Galleria di Rosazza. L’iniziativa, che ha fatto di “eleganza, spirito competitivo e passione” le linee e del Lanificio di Tollegno 1900 il punto di partenza e di arrivo, si snoderà per circa 200 chilometri articolati in 3 differenti province e 70 comuni nell’area tra Biella e la Valsesia. A prendere parte a questa “Special edition by invitation only”, che ha scelto le Lancia Delta come tema monografico e il modello “Futurista” –  rivisitazione di Automobili Amos – come fiore all’occhiello, saranno vetture prestigiose, tra le altre: Mercedes 300 SL Ali di gabbiano, Ferrari 275 GTB IV Alloy, modelli “rari” e in versione unica  di casa Porsche provenienti da tutto il mondo, impegnate sia in momenti di gara, sia di esposizione per farsi ammirare da appassionati e curiosi, come la sfilata per Via Italia nel cuore di Biella e il display all’interno del Lanificio di Tollegno 1900.   Apertura dei  giochi e partenza sabato 11 maggio negli spazi antistanti lo storico stabilimento del Lanificio di Tollegno 1900 dopo la consegna del road book del percorso e dei numeri di gara oltre alla verifica di documenti e delle vetture prima dell’inizio ufficiale fissato per le ore 11. Tappe cardine del primo giorno sono state il “Proving Ground” di Balocco dove, grazie alla collaborazione con FCA, è stato possibile lo svolgimento di una sessione della gara su due delle piste del circuito “Langhe” e “Misto Alfa” e la sfilata cittadina. Start della seconda giornata alle ore 9:00 sempre il Lanificio di Tollegno 1900 dove, dopo una mattinata di prove, il circuito si è chiuso con l’esposizione di tutte le auto e un un pranzo nella suggestiva “Sala Luce” seguito dalle premiazioni. https://www.trofeotollegno1900.it...

Continua

Due meravigliosi brani di Johannes Brahms al Conservatorio Verdi di Torino.

Pubblicato da alle 13:04 in galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Due meravigliosi brani di Johannes Brahms al Conservatorio Verdi di Torino.

Martedì 14 maggio l’OTO – Orchestra del Teatro Olimpico della città veneta, diretta dal maestro Alexander Lonquich, proporrà al Conservatorio Verdi di Torino un concerto che è un ode alla grande musica neoromantica con due meravigliosi brani di Johannes Brahms. L’estetica del compositore tedesco, che nella sua parabola artistica ha attraversato la seconda metà dell’Ottocento, si fonda su un mix straordinario di classicismo e di romanticismo, ispirazioni supportate da una altissima padronanza tecnica. Apertura con l’esecuzione del Concerto in la minore op. 102 per violino, violoncello e orchestra. Doppio concerto è l’ultima creazione sinfonica di Brahms; nato nell’estate 1887 sulle rive del lago Thun, il brano è un omaggio all’amico violinista Joseph Joachim che, insieme al violoncellista Robert Hausmann, fu protagonista del debutto pubblico dell’opera il 18 ottobre 1887 a Colonia, sotto la direzione dello stesso Brahms. Opera di straordinaria portata espressiva e di eccezionale ricchezza di idee, il Doppio Concerto –che metterà alla prova come solisti i valenti Gregory Ahss al violino ed Enrico Bronzi al violoncello – è fortemente articolato, con passaggi di grandiosa drammaticità, che cedono il passo a momenti più intimi e lirici, per poi sublimare in una poetica intrisa di nostalgia prima e di gioiosa vitalità nel finale. Il Doppio Concerto si rifà al genere della sinfonia concertante molto in voga nella seconda metà del Settecento, anche se Brahms si distacca, in più punti, dai canoni delle sinfonie per più strumenti solisti adottando soluzioni originali che costituiscono l’essenza dell’ultimo, grande Brahms. La Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73, venne invece scritta in gran parte nell’estate del 1877 in Carinzia e fu presentata dai Wiener Philharmoniker a Vienna il 30 dicembre di quell’anno. Definita da alcuni beethoveniana e da altri schubertiana, la Sinfonia n. 2 conserva in realtà i caratteri distintivi di tutto il maggiore Brahms, in grado di rendere un tessuto compositivo di estrema densità, dai complessi intrecci contrappuntistici e tematici, fluido e armonioso. Dopo i travagli legati alla stesura della Prima Sinfonia, la n. 2 venne composta velocemente, con naturalezza e serenità. E tanto quanto la Prima è grandiosa, solenne e drammatica, la Seconda scorre lietamente. Il concerto di maggio, così come ogni concerto della stagione, verrà aperto dalla lettura, a cura dell’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e della Scuola Teatro Sergio Tofano, di un breve ed emozionante testo scritto per l’occasione dal giornalista Lorenzo Montanaro. Il gioco delle sedie Due orchestre si scambiano di posto e, per aumentare il divertimento, un violino e un violoncello ballano come fossero un solo strumento. È il gioco delle sedie: quando finisce la musica, sono due amanti a rimanere in piedi. Perché nessuno se ne accorga, Brahms scrive una sinfonia in cui si possano nascondere senza dare nell’occhio.  Basta uno sguardo per rimanere da soli: è la complicità dell’amore. (testo a cura di Gabriele Montanaro) Due orchestre che si scambiano le sedie, pronte ad incantare il pubblico di due splendide città italiane: che cos’è se non una straordinaria ed unica Complicità? Fondata nel 1990, l’Orchestra del Teatro Olimpico (OTO) ha realizzato centinaia di concerti, sia in Italia che all’estero, collaborando con artisti di fama internazionale come Carmignola, Tipo, Carreras, Gasdia, Achúcarro, Galliano, Maag, Benedetti Michelangeli e Janiczek. CONCERTO: Biglietti in vendita presso la sede dell’Orchestra Filarmonica di Torino (via XX settembre 58 – lun 10.30-13;...

Continua

Prima selezione Miss Italia 2019 per il Piemonte e Valle d’Aosta al Mobility Village di Beinasco.

Pubblicato da alle 11:46 in Eventi, Fashion, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Prima selezione Miss Italia 2019 per il Piemonte e Valle d’Aosta al Mobility Village di Beinasco.

Al via le selezioni piemontesi di Miss Italia 2019. Sabato 11 maggio presso il Mo.Vi (Mobility Village) di Via Rondò Bernardo,28 a Beinasco (To), una ventina di ragazze provenienti da Piemonte e Valle d’Aosta parteciperanno alla prima fase del lungo percorso delle Selezioni del Concorso che quest’anno festeggia 80° anni. La candidata che vincerà la serata, riceverà la fascia “MISS BEINASCO”. “Per il Mobility Village è un vero onore ospitare questa prestigiosa kermesse. – commenta Francesco Messina A.D. di MO.VI Spa – Abbiamo deciso di partecipare da protagonisti ad un evento che è perfettamente in linea con il nostro modello ispirativo di business, prestare massima attenzione alle ambizioni e gusti di un target giovane, sempre più sensibile alla bellezza, alla tecnologia ed alla massima libertà di scelta. Un modello che sta contribuendo in modo decisivo al progetto di affermazione del brand MO.VI, divenuto ormai punto di riferimento per la mobilità nella zona di Torino e del Piemonte in generale, grazie ad una importante partnership con ALD Automotive che si fonda su innovazione continua e qualità dei servizi.  “Ringrazio inoltre personalmente la ALD AUTOMOTIVE e la Pro Loco di Beinasco – aggiunge Francesco Messina -, per il prezioso supporto concesso alla fattiva realizzazione dell’evento”. Porte aperte già dalle ore 20:30 per il divertimento di grandi e piccini, con tanta musica e stand gastronomici. “Le candidate arriveranno alle ore 19 per essere pettinate e truccate e per fare le prove fino alle ore 20.30 – commenta Vito Buonfine della New Season Agency, organizzatore ed agente esclusivista del concorso per le regioni del Piemonte e Valle d’Aosta – Inizieremo la selezione alle ore 21.30 con la prima uscita in abito elegante e la seconda uscita in body istituzionale del concorso; le candidate verranno votate dalla giuria presente con un voto da uno a cinque nella seconda uscita in Body istituzionale del concorso. Ci sarà anche un piccolo intermezzo per un giochino con il pubblico dove omaggeremo dei gadget – aggiunge Vito Buonfine, organizzatore dell’evento – e al termine si procederà alla premiazione delle prime 6 classificate. La serata verrà presentata da Martina Pascutti volto televisivo di QVC Italia, e da una delle tre vincitrici del Grande Fratello 2012”.   “Comunico che sono già oltre 250 ragazze piemontesi e valdostane iscritte al concorso – dice l’agente regionale di Miss Italia, Vito Buonfine – e ricordo che è possibile iscriversi per tutta la durata delle fasi provinciali”. Per partecipare al concorso occorre compilare il form d’iscrizione, disponibile sul sito internet www.missitalia.it. L’iscrizione è gratuita, il requisito fondamentale è quello di avere un’età compresa tra i 18 e i 30...

Continua

Il jazz originale di Han Bennink al Torino Jazz Festival.

Pubblicato da alle 18:17 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Il jazz originale di Han Bennink al Torino Jazz Festival.

Primo appuntamento a pagamento per il TJF inaugurato dalla ICP FEAT. Han Bennink & CLGENSEMBLE al Piccolo Regio Giacomo Puccini.  Il gruppo olandese formato da Han Bennink, Walter Wierbos e Ernst Glerun, rispettivamente batteria, trombone e contrabbasso è tra i più importanti in Europa. Il pubblico ha gradito il virtuosismo dei protagonisti e la musica eccentrica del batterista. Classe 1942, Han Bennink è un’icona della musica internazionale, un personaggio eclittico e coinvolgente.  Gruppo eterogeneo, l’ICP Trio ha saputo trasformare la musica in respiro, pensiero, sentimento, passione, vocazione. Tutto diventa armonia e l’armonia abbraccia tutto. Veramente originali e coinvolgenti i protagonisti, supportati dalla Cooperativa Sociale CLGEnsemble, che gestisce un centro diurno per disabili psicofisici. Presenti sul palco alcuni ragazzi che, attraverso la musica e con la musica sono entrati in sintonia col pubblico, esprimendo parole in libertà. Un jazz stravagante e pittoresco, spensierato e artisticamente vivace. I pezzi musicali eseguiti sembrano sconnessi e scollegati, ma in realtà interpretano in maniera esemplare le emozioni nascenti.  Viaggiano le note attraverso il tempo e la storia e parlano di rispetto e di amore, in un’atmosfera fortemente melanconica e meditativa. L’elemento esplosivo è la vitalità delle bacchette e le urla di Han Bennink, sorridente e istrionico, allegro e spassoso. Passione per i suoni, ma anche grande divertimento, musica a volte improvvisata, ma anche composta e ripensata. Il Trio ama giocare con le note e sa interagire con il pubblico, che non delude mai. Un incontro unico nel suo genere, un viaggio metaforico nei paesaggi sonori degli strumenti e degli oggetti, del rumore e del silenzio. Un’evoluzione del jazz simbolico ed evocativo, un itinerario nei valori significativi e fondamentali di un genere musicale che ormai è diventato patrimonio mondiale dell’umanità. Sala gremita e notevole compartecipazione degli spettatori, che hanno apprezzato anche l’ironia e la semplicità del trio olandese. Maria Giovanna...

Continua

Tutto passa tranne il passato. A Bruxelles il nuovo Africa Museum.

Pubblicato da alle 13:19 in Mostre, Prima pagina, Racconti brevi | 0 commenti

Tutto passa tranne il passato. A Bruxelles il nuovo Africa Museum.

Nello scorso Dicembre, dopo cinque anni di lavori e circa 70 milioni di euro di investimenti, è stato  inaugurato il nuovo Africa Museum, ex Musée Royal de l’Afrique Centrale.  Costruito per l’Esposizione Universale di Bruxelles del 1897 nel parco di Tervuren, alla periferia di Bruxelles, da Charles  Girault, è diventato “Museo del Congo” nel 1910. Voluto da Leopoldo II per esaltare il ruolo della monarchia nella colonizzazione di Congo, Ruanda e Burundi, è allestito nella splendida cornice di un elegante edificio belle époque.  Nelle intenzioni dell’attuale Direzione vi è la volontà di presentare una “contemporanea e decolonizzata visione dell’Africa”. L’accesso al Museo avviene attraverso un edificio moderno, dotato di ticket office, shop e ristorante, messo in comunicazione con il vecchio palazzo da un tunnel sotterraneo.  L’Africa Museum è il piu’ grande museo del mondo dedicato all’Africa Centrale: centotrentamila  oggetti, dieci milioni di opere zoologiche, sessantamila campioni di vegetazione tropicale, quindicimila tipi di minerali.  Le sale, allestite tutte al piano terreno, comprendono una sezione  linguistica e musicale, documenti di memoria storica degli orrori della colonizzazione, sculture di arte africana tradizionale, paesaggi e biodiversità, minerali, storie dell’indipendenza, riti e cerimonie. Tutto questo con grande profusione di mezzi tecnologici. Attualmente è in corso la Mostra temporanea “Art sans pareil. Objects merveilleux” che presenta  77 capolavori di arte tradizionale di Congo, Gabon e Angola, appartenenti alla collezione del Museo e risalenti al XIX-XX secolo. La mostra è curata da Julien Volper ed è corredata da un interessante catalogo alla cui stesura hanno partecipato i massimi esperti sull’arte dell’Africa Centrale. L’allestimento della Mostra non consente, tuttavia, la massima valorizzazione degli oggetti in quanto essi sono confinati in spazi troppo angusti, in grandi vetrine collettive male illuminate. Grande merito va a questa istituzione museale per aver conservato e valorizzato attraverso esposizioni memorabili le arti dell’Africa Centrale e per aver promosso studi antropologici e culturali fondamentali.  Il nuovo allestimento , però, tenta con fatica di affrontare e risolvere il problema della “decolonizzazione” del Museo. Volendo dare voce alle diverse anime del mondo culturale e volendo al tempo stesso affrontare in modo trasversale i contenuti antichi e moderni della vita dell’Africa Centrale, la visita al Museo rischia di rivelarsi caotica e dispersiva per la mescolanza di troppi  e disparati contenuti. Quanto allo spinoso problema della restituzione delle opere ai paesi d’origine non possiamo che lasciare ai posteri l’ardua sentenza. Nonostante le migliori intenzioni, la storia non potrà essere cancellata. Tutto passa tranne il passato. Testo e foto di Bruno Albertino...

Continua

Torino al centro della musica. I Berliner con Harding per le 25 primavere di Lingotto Musica.

Pubblicato da alle 12:36 in Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Torino al centro della musica. I Berliner con Harding per le 25 primavere di Lingotto Musica.

Un ritorno cha ha del leggendario quello dei  Berliner Philharmoniker. Tornano per Lingotto Musica a celebrare  i propri 25 anni di attività e con essi il venticinquesimo anniversario dell’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto. Tanti infatti sono gli anni trascorsi dal 6 maggio 1994 in cui un memorabile concerto dell’orchestra tedesca, allora diretta da Claudio Abbado fece riecheggiare nelle rinnovate mura dell’ex stabilimento FIAT le note della Nona Sinfonia di Mahler dando così il via alla fortunata rassegna dei Concerti del Lingotto. Durante questo quarto di secolo l’Associazione Lingotto Musica ha inserito nella propria programmazione oltre 300 concerti che hanno visto la partecipazione delle massime formazioni e dei più celebri direttori e solisti presenti sulla scena mondiale, raggiungendo circa 400.000 spettatori complessivi e conquistando un bacino stabile di circa 1200 abbonati. La origini dell’Associazione Lingotto Musica affondano le proprie radici nella storia del riutilizzo a fini musicali dell’omonima storica struttura industriale torinese che aveva cessato l’attività produttiva nel 1982; una storia che racconta di una prima “camera acustica” nell’ex Sala Presse dello stabilimento, per un pionieristico concerto dei Wiener Philharmoniker e di Claudio Abbado organizzato dalla FIAT nel settembre del 1990 sotto la direzione artistica di Francesca Gentile Camerana. Da quell’occasione, su suggerimento dello stesso Abbado, nacque l’idea di realizzare un Auditorium, intitolato poi a Giovanni Agnelli, nell’ambito del progetto di riqualificazione del comprensorio del Lingotto affidato pochi anni prima all’architetto genovese Renzo Piano. Abbado si prestò ad affiancare in prima persona Piano nelle varie fasi di progettazione della sala e coinvolse l’ingegnere del suono tedesco Helmut Müller. Il risultato fu una sala da concerto di 1900 posti all’avanguardia, interamente rivestita in pannelli di legno di ciliegio, con assetto acustico variabile e tempi di riverberazione differenti a seconda dell’organico impiegato. Sin dalla sua fondazione la programmazione dell’Associazione è stata affidata a Francesca Gentile Camerana, Direttore artistico tuttora in carica e in precedenza consulente per le iniziative musicali in ambito FIAT, che nel corso degli anni ha portato al Lingotto molte delle maggiori eccellenze internazionali tra orchestre, direttori e solisti. Primo Presidente dell’Associazione è stato Filippo Beraudo di Pralormo, cui nel 2003 è succeduto Franzo Grande Stevens, che l’anno successivo ha lasciato il testimone a Gianluigi Gabetti. Nel biennio 2016-2018 Presidente è stato Lodovico Passerin d’Entrèves, mentre la carica è attualmente ricoperta da Giuseppe Proto. Il concerto con cui Lingotto Musica celebra questi 25 anni di attività in programma il 2 maggio 2019 alle 20.30 non poteva che coinvolgere la storica formazione berlinese con cui tutto era cominciato e che tante volte ha calcato il palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli. A dirigerla sarà Daniel Harding, uno dei giovani direttori in cui Abbado ha creduto di più, da lui stesso voluto appena ventunenne come suo assistente proprio presso i Berliner Philharmoniker e successivamente lanciato alla guida della Mahler Chamber Orchestra nel 2001 al Festival di Aix-en-Provence. La storia di Harding è inoltre strettamente legata a quella di Lingotto Musica: proprio su suggerimento di Abbado Francesca Gentile Camerana lo volle a dirigere la Mahler Chamber Orchestra in un Festival pluriennale chiamato Sintonie che a partire dal 2003 culminò nel 2006 in concomitanza ai Giochi Olimpici Invernali di Torino. Il programma della serata del 2 maggio, unica tappa italiana della tournée che porterà i Berliner anche a Parigi e Lugano, si articola attraverso pagine sinfoniche tratte perlopiù dal...

Continua

Il Torino Jazz Festival tra musica e fotografia.

Pubblicato da alle 13:36 in Eventi, Mostre, Musica, Prima pagina | 0 commenti

Il Torino Jazz Festival tra musica e fotografia.

Il Torino Jazz Festival 2019 ospita per questa edizione due protagonisti del mondo della fotografia legata al jazz, con storie e approcci molto diversi tra loro. Gli scatti raccolti in volume da Roberto Masotti raccontano la fotografia jazz degli ultimi Cinquant’anni, mentre le immagini della mostra di Valerio Corzani documentano il popolo nero nella sua quotidianità sociale e politica, ricercando un costante parallelismo con la black music o la letteratura africana e afroamericana.  La fotografia e il jazz vivono da sempre un rapporto speciale, quasi simbiotico. Gli eroi del jazz sono stati spesso fotografati da artisti di eguale valore, che ne hanno resa immortale l’immagine, contribuendo a tramandarla insieme alla musica. Venerdì 26 aprile alle ore 18  al Circolo dei Lettori ci sarà la presentazione del libro fotografico ‘Jazz Area’ di Roberto Masotti. Il giorno seguente, sabato 27 aprile nella sede del Jazz Club Torino di piazzale Valdo Fusi si aprirà la mostra fotografica ‘Black people in a white world’. An Odyssey of Images by Valerio Corzani alle ore 19. Qui il programma completo del Festival. http://www.torinojazzfestival.it Il TJF prenderà il via venerdì 26 APRILE, alle ore 18, al Circolo dei Lettori con la presentazione del libro ‘Jazz Area’ di Roberto Masotti. All’incontro, insieme all’autore, interverranno Peppino Ortoleva e Carlo Serra. Roberto Masotti fotografa il jazz e altre musiche dal 1969, collabora con la ECM dal 1973 ed è stato per anni fotografo ufficiale del Teatro alla Scala di Milano. Ha realizzato mostre, installazioni, video. Al Circolo dei Lettori dialogheranno con lui Peppino Ortoleva, studioso di comunicazione, autore di ‘Miti a bassa intensità’ (Einaudi, 2019) e Carlo Serra, insegnante di Filosofia della Musica all’Università della Calabria. Tre approcci distinti che, a partire dal volume Jazz Area (editore Seipersei), innescheranno un dialogo sulle arti performative. Jazz Area: Libro fotografico – Miles Davis, Keith Jarrett, Archie Shepp, Carla Bley, Sam Rivers, Cecil Taylor, Charles Mingus, Ornette, questi sono solo alcuni dei protagonisti che Roberto Masotti ha fotografato nella sua carriera giungendo a realizzare un’opera editoriale insieme e con la casa editrice Seipersei. Jazz AREA racchiude in sé quasi 50 anni di storia di musica jazz internazionale. Il volume si basa su una particolare e necessaria prospettiva autobiografica, analizza ed esprime l’idea stessa d’improvvisazione nel suo tipico esprimersi afro-americano e nelle sue trasformazioni europee ed è la lente attraverso la quale Roberto Masotti ci parla della sua lunga storia con il jazz. Biografia – Roberto Masotti – Ravenna 1947. Studi in industrial design. Il suo lavoro più noto ‘You tourned the tables on me’, un progetto fotografico esposto in numerose città italiane ed europee da cui è nato un libro pubblicato nel 1995 e incluso nella mostra ‘Il Secolo del Jazz’ curata da Daniel Soutif e promossa dal MART di Rovereto. Altri lavori: ‘Diario dal Sud’, ‘Life Size Acts’, ‘wallsCAGEwalls’, ‘Naturae Sequentia Mirabilis’, raccoltadisguardi, ‘John Cage, un ritratto’, Arvo Pärt, un ritratto’. Su Cage è stato pubblicato un volume dalla Fondazione Mudima che ospita un percorso fotografico dell’autore mentre su Pärt è stata edita un’opera collettiva da Nomos. Due i libri più recenti: ‘Keith Jarrett, un ritratto’ e, con Silvia Lelli, ‘Stratos e Area’. Nel 2005 è stato realizzato un programma televisivo a lui dedicato per SKY/Leonardo nella serie Click e successivamente compare nei video La voce Stratos e Prog Revolution. Collabora con ECM Records dal 1973 e molte sue foto sono...

Continua

“La memoria influenza il futuro”. All’ I.I.S. Majorana il giornalista Lirio Abbate.

Pubblicato da alle 17:17 in Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

“La memoria influenza il futuro”. All’ I.I.S. Majorana il giornalista Lirio Abbate.

“La memoria influenza il futuro”. Lirio Abbate si racconta … Sembra quasi uno slogan: “Non dimenticare! Cerca di ricordare e saprai come andrà avanti la tua vita”.  In realtà è il leitmotiv dell’incontro di un grande giornalista investigativo con un pubblico di liceali, all’I.I.S. Majorana di Moncalieri, curioso e predisposto ad impegnarsi per capire, per sapere, per scovare la verità dove forse la verità è difficile da trovare. Perché spesso le risposte non ci sono o vengono col tempo contaminate da più fatti che si sovrappongono, si denigrano, disintegrano, annebbiano. Vice-direttore de L’Espresso, insignito di numerosi riconoscimenti culturali internazionali, tra cui il Freedom of Expression Award il nome di Lirio Abbate è collegato a molti fatti di cronaca mafiosa: l’arresto del capomafia latitante Bernardo Provenzano, per esempio, o l’indagine giudiziaria di“Mafia capitale”. Sotto scorta dal 2007 dopo aver ricevuto minacce di morte per la sua attività giornalistica palermitana e intimidazioni anche dal boss Leoluca Bagarella, durante l’udienza di un processo, Lirio Abbate non ha mai rinunciato a condurre con professionalità le sue inchieste esclusive su mafie, malaffare, corruzioni e politica. “Il ruolo del giornalista investigativo – ha detto – è un ruolo delicato e molto osteggiato. Il giornalista investigativo non si occupa dei reati, come i giudici, ma di notizie sottobanco che hanno rilevanza pubblica e sociale su quei reati. In poche parole: ciò che la criminalità non vorrebbe si conoscesse. Il reato in sé non preoccupa i criminali, perché a volte non arrivano mai ad un processo definitivo; ciò che temono è perdere il consenso”. “La mia vita non fa notizia – continua – ma è scomoda per le persone che hanno assecondato la mafia e continuano ad assecondarla”.   Ma che cosa teme la mafia? “Ciò che disturba la mafia – afferma Abbate – non è la verità, ma lo svelamento delle contraddizioni che risiedono nel suo sistemamalato. E’ questo che le dà fastidio: e per questo risulto scomodo. Come sono risultati scomodi gli 11 giornalisti uccisi in Sicilia da Cosa Nostra. Le mafie vivono di apparenze. Quando si scovano le loro incoerenze e vengono denunciate apertamente, scatta la difesa e l’attacco attraverso le intimidazioni. Com’è successo per l’inchiesta Mafia Capitale. Massimo Carminati boss mafioso romano non ha gradito la denuncia del potere del suo clan, oggetto nel 2012 dell’indagine giudiziaria “Mafia Capitale”. Sappiamo i retroscena e sappiamo com’è andata a finire. Le mafie vivono di apparenze, non bisogna dimenticarlo. E’ difficile e rischioso denunciarle, ma è l’unico modo per aiutare la giustizia e difendere la collettività”. Un lavoro delicato quello del giornalista investigativo. Lirio Abbate ne ha parlato in termini anche di difesa dell’autonomia dell’informazione, quale diritto fondamentale del cittadino a conoscere i fatti ed essere correttamente informato. Un lavoro che, svolto così, diventa anche garanzia per la giustizia e la società. Maria Giovanna...

Continua

Per 135 anni ha raccontato la nostra storia. Ora si racconta la sua. Una mostra per La Gazzetta del Popolo

Pubblicato da alle 13:20 in galleria home page, Mostre, Notizie, Università | 0 commenti

Per 135 anni ha raccontato la nostra storia. Ora si racconta la sua. Una mostra per La Gazzetta del Popolo

Quando si diede vita a GazzettaTorino, grazie a Technod editore, il nome venne scelto per rendere omaggio e ricordare una testata che in questa città seppe rappresentare qualcosa di più di un semplice giornale. La Gazzetta del Popolo era e resta un modello a cui guardare, a cui ispirarsi. Difficilmente siamo riusciti a sfiorarla ma l’idea è quella di provare ogni giorno ad avvicinarla, a trarne insegnamento e a non dimenticare la sua storia. Questo è il motivo per cui siamo molto felici del fatto che giovedì 18 aprile 2019 inaugura una importante mostra storica sulla Gazzetta del Popolo, il quotidiano torinese che per 135 anni, dal 1848 al 1983, ha raccontato l’attualità italiana.  Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Sergio Soave presidente Polo del ‘900, Daniela Orta responsabile ricerche Museo Nazionale del Risorgimento, Alberto Sinigaglia presidente Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia Associazione Stampa Subalpina, Gianfranco Morgando Fondazione Donat-Cattin, Iole Scamuzzi e Mauro Forno Università di Torino, Luca Rolandi giornalista curatore della mostra sono coloro che hanno costruito questa importante mostra e saranno presenti all’inaugurazione. La realizzazione del progetto culturale è stata possibile grazie alla collaborazione di diversi soggetti: Consiglio regionale del Piemonte, Museo Nazionale del Risorgimento, Polo del ‘900, Fondazione Donat-Cattin, Ordine dei Giornalisti, Centro Pestelli, Museo della stampa di Mondovì, Archivio storico della Città di Torino, Università di Torino e la raccolta del collezionista Giorgio Coraglia.  Illustrando i passaggi salienti della storia della testata giornalistica torinese, la mostra vuole far scoprire alle giovani generazioni cosa è stata la Gazzetta del Popolo, da giornale protagonista dell’epoca risorgimentale alla posizione negli anni del fascismo, con una importante pagina culturale, il “Diorama letterario”, su cui scrissero i più importanti intellettuali italiani ed europei del momento, al dopoguerra e agli anni difficili dell’autogestione, fino alla chiusura definitiva nel 1983. La mostra sarà articolata in tre sezioni storiche e tematiche: Al Museo Nazionale del Risorgimento dall’anno della fondazione nel 1848 fino all’intervento dell’Italia nella Grande Guerra nel 1915. In esposizione litografie, prime pagine, bozzetti, inserti, caricature, oggetti che documentano i primi 67 anni di vita del giornale. Orario: sempre aperto dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17). Chiuso lunedì 6 e 13 maggio.  Chiusura della mostra: 19 maggio 2019. A Palazzo Lascaris gli anni dal 1916 al 1945, il periodo in cui il giornale era allineato con il governo fascista, fino alla Gazzetta d’Italia. In esposizione le pagine del Diorama letterario, i supplementi tematici, le vignette satiriche. Una parte è dedicata alla crisi del giornale del 1974 che portò alla prima sospensione della tiratura, crisi in cui il Consiglio regionale del Piemonte ebbe un importante ruolo di mediazione svolto dal presidente Aldo Viglione. Orario: dal lunedì al venerdì 9 – 17. Chiuso nei giorni festivi. Chiusura della mostra: 6 maggio 2019. Al Polo del ‘900 il periodo tra il 1946 e il 1983. Sono presentate le interviste a chi lavorò alla Gazzetta tra gli anni ‘60 e ‘80, le prime pagine relative ai grandi eventi dal 1945 al 1983, i documenti delle crisi aziendali del 1974, 1981 e del 1983 e il periodo dell’autogestione. Orario: dal martedì alla domenica 10-18, giovedì 14-22. Lunedì chiuso  Chiusura della mostra: 19 maggio 2019 In tutte le tre sedi sono presentati video con le interviste a 15 tra giornalisti e tipografi, le immagini storiche concesse...

Continua

Solenni e intrisi di una forza panica i lavori di Cosimo Cavallo nella galleria Gli Acrobati.

Pubblicato da alle 12:35 in .Arte, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Solenni e intrisi di una forza panica i lavori di Cosimo Cavallo nella galleria Gli Acrobati.

Cosimo Cavallo, nato nel 1968 a Torino, percorre da circa venti anni le strade della sua città urlando, imprecando, gesticolando, affidando a interlocutori immaginari le sue riflessioni sulla pittura e sul senso ultimo delle cose. L’energia che pulsa dalle sue opere è la stessa che attraversa la sua acuta sensibilità di artista e essere umano, soprattutto di quella non visibile agli occhi, e una resa materiale attraverso il suo lavoro sarà l’occasione migliore per restituire all’arte un pittore troppo spesso schiacciato sotto lo sguardo indice di quella parte di società che frettolosamente consegna all’altro il testimone della follia, scordandosi con facilità che dietro ad un certo conformismo si cela una città. A scegliere di esporre, con coraggio e intuizione, i lavori di Cavallo è la Galleria Gli Acrobati. Inaugurerà una mostra personale dove la riconoscibilità dei suoi lavori, fatti di intricati labirinti realizzati a penna su carta fanno emerge occhi e bocche di visi severi e solenni che galleggiano sulla superficie del foglio. La mostra sarà composta da un nucleo di lavori inediti realizzati dall’artista durante gli ultimi anni di sua permanenza negli spazi della Cavallerizza Reale, ovvero da circa trenta oli su tappezzeria che rappresentano volti di umanoidi e alieni con i quali la materia pittorica dialoga, creando suggestive sovrapposizioni fra strati di colore e fondo decorato della carta da parati scelta direttamente dall’artista come supporto. L’esposizione vedrà inoltre l’allestimento di circa 40 lavori su cartoncino, anch’essi inediti, suddivisi fra rappresentazioni di volti e frammenti di corteccia definiti dall’insistenza ossessiva del tratto finalizzata alla costruzione dell’immagine. Scrive, con la delicatezza e l’apprensione con cui si apre una porta di Barbablu,  la curatrice della mostra Marzia Capannolo, “Le carte e i cartoncini di Cosimo Cavallo sono una sorta di schermo opalescente sul quale fluttua un tracciato intricato, vorticosamente costruito e trattenuto all’interno di una tensione elettrica che oscillando sul foglio lascia affiorare l’immagine. Volti, occhi, bocche, ripetuti all’infinito eppure mai ripetitivi, l’ordito di una energia psichica che si avvera nello sguardo dell’artista. Ritratti che non tendono all’identificazione ma che sottendono un tentativo di trascrizione. Solenni e intrisi di una forza panica, quei volti osservano, più che essere guardati, e attirano gli occhi di chi li incontra all’interno di un oscuro labirinto che si risolve nella sua impercorribilità. Sono lavori che si sviluppano ascensionalmente in verticale, seguono un senso di emersione dalla superficie diametralmente opposto alla loro capacità di radicare la figura al foglio”.   Catalogo della mostra con testi critici di Marzia Capannolo e Marco Petrocchi La mostra resterà aperta dal 10 aprile all’8 giugno. www.gliacrobati.com  ...

Continua

La Chamber Orchestra of Europe insieme allo Stradivari di Leonidas Kavakos al Lingotto.

Pubblicato da alle 16:23 in Fashion, Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

La Chamber Orchestra of Europe insieme allo Stradivari di Leonidas Kavakos al Lingotto.

Unanimamente considerato tra i maggiori violinisti viventi, Leonidas Kavakos esordisce nell’ambito della rassegna dei Concerti del Lingotto, venerdì 5 aprile 2019 alle 20.30, nella doppia veste di violino e direttore insieme alla Chamber Orchestra of Europe. Nato ad Atene nel 1967 in una famiglia di musicisti si impone sin da giovanissimo come una delle personalità più significative del violino contemporaneo, vincendo il Concorso Sibelius (1985), il Premio Paganini e il Concorso di Naumburg (1988), che lo proietta sui più prestigiosi palcoscenici internazionali. Protagonista di una pluripremiata discografia e artista esclusivo dell’etichetta Sony Classical, salirà sul palco dell’Auditorium Giovanni Agnelli armato del suo Stradivari Willemotte del 1734 per un programma interamente dedicato al classicismo viennese. Un gradito ritorno è invece per Lingotto Musica quello della Chamber Orchestra of Europe, formazione fondata nel 1981 da giovani strumentisti fuoriusciti dalla European Union Youth Orchestra e attualmente costituita da circa sessanta elementi, tutti impegnati in carriere internazionali individuali come solisti o prime parti di orchestre nelle rispettive nazioni; sin dal principio, l’identità della COE è stata forgiata dalle collaborazioni con eminenti direttori d’orchestra e solisti, a partire da Claudio Abbado che ne è stato mentore fondamentale durante i primi anni, dirigendola in occasione di numerose incisioni discografiche – tra cui Il viaggio a Reims e Il barbiere di Siviglia di Rossini, Nozze di Figaro e Don Giovanni di Mozart, nonché lavori sinfonici di Schubert e Brahms – rimaste fino ad oggi un riferimento interpretativo. In apertura il Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol maggiore KV 216 di Wolfgang Amadeus Mozart, scritto a Salisburgo e terzo esemplare del corpus dei cinque Concerti per violino scritti in un’unico fiotto creativo nel 1775; la scrittura strumentale risente dello stile violinistico italiano, conosciuto dal giovane Wolfgang nel corso dei suoi vari viaggi e appreso grazie al magistero del padre Leopold, autore tra l’altro di un “Metodo” per violino rimasto a lungo testo didattico fondamentale. Messo da parte l’arco Kavakos impugnerà la bacchetta per dirigere, sempre di Mozart, la Sinfonia n. 31 in re maggiore KV 297/300a «Parigi», scritta nella capitale francese nel 1778 su richiesta dei Concerts spirituels, una delle più antiche società concertistiche europee. Spazio a Ludwig van Beethoven nella seconda parte con la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 «Eroica». Scritta tra il 1802 e il 1804, l’opera ebbe una gestazione travagliata, lasciando dietro di sé una notevole quantità di abbozzi e correzioni, testimonianza del faticoso impegno creativo del compositore, alle prese con un’opera che avrebbe spezzato la continuità che le prime due Sinfonie, pur in misura diversa, mantenevano con il secolo di Haydn e Mozart. Intitolata «Eroica» dallo stesso autore, che in un primo momento aveva intenzione di dedicarla a Napoleone, è, con eccezione della Nona, la più lunga ed articolata di tutte le Sinfonie di...

Continua

Film a teatro per “Volare Alto”.

Pubblicato da alle 16:06 in ONG piemontesi, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Film a teatro per “Volare Alto”.

Venerdì 5 aprile, all’interno della Spazio GO-La Boita di Grugliasco (viale Giustetti 12), a partire dalle ore 18.30 (ingresso 15 euro), serata dedicata al film Voliamo Alto, di Andrea Tomasetto, con le musiche di Giancarlo T. Marangoni.   Dopo un momento di aperitivo al tavolo, alle ore 19.30 ci sarà la proiezione del film, Voliamo Alto (che ha il patrocinio di Film Commission e del Consiglio Regionale del Piemonte – Consulta Giovani), che racconta la vita di Marisa e Giancarlo, due persone che, nonostante (o forse proprio attraverso) il loro forte handicap, hanno vissuto una vita felice, realizzata e piena di traguardi (dallo studio, alla laurea, al matrimonio, ai libri scritti insieme, allo sport, alla creazione di associazioni per aiutare le famiglie con figli disabili…). Dopo la visione del film, interverrà la compagnia teatrale Kaleido’s che, attraverso il Playback theatre, “restituirà” agli spettatori la drammatizzazione delle emozioni vissute dagli spettatori, in un misto di improvvisazione e mimo… una sorta di “cineforum drammatizzato”. Il playback theatre è una speciale forma di teatro di comunità che, attraverso l’improvvisazione, consente una relazione tra pubblico e attori: le narrazioni del pubblico vengono messe immediatamente in scena, creando un “filo rosso” che attraversa la performance. Una storia ne richiama un altra creando risonanze e senso di appartenenza ad un’unica comunità, quella umana. È un teatro “povero”: quattro attori, dei cubi, dei teli, un conduttore, uno o due musicisti, ma richiede una grande capacità di ascolto, un addestramento continuo e una grande sintonia. Pier...

Continua

Torino che Legge apre le pagine della sua kermesse. Coinvolta tutta la città.

Pubblicato da alle 12:11 in galleria home page, Mostre, Pagine svelate | 0 commenti

Torino che Legge apre le pagine della sua kermesse. Coinvolta tutta la città.

Un piccolo esercito composto da settanta biblioteche, cinquantaquattro librerie, ottantatré  scuole e settantadue enti e associazioni daranno vita alla manifestazione  Torino che Legge arrivata alla sua quinta edizione. Il progetto della Città di Torino e del Forum del Libro, in collaborazione con la Regione Piemonte, il MIUR e il Centro UNESCO, è promosso in occasione della Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita dall’UNESCO il 23 aprile, dove la passione per la lettura si esplicherà in centinaia di iniziative. Dall’8 al 15 aprile 2019, una settimana di eventi e iniziative animerà l’intero territorio cittadino, con il coinvolgimento dei diversi soggetti, pubblici e privati, che ruotano intorno alla filiera del libro: le Biblioteche civiche torinesi, le librerie in collaborazione con Associazione Librai Italiani e il SIL, le circoscrizioni cittadine, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino, Torino Rete Libri, l’Associazione italiana biblioteche Piemonte, le Case del Quartiere, il Salone Internazionale del Libro di Torino, il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, il Circolo dei Lettori, la Scuola Holden, I.T.E.R – Istituzione Torinese per una Educazione responsabile., il MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia, insieme ad altri enti e associazioni. E sul tema della lettura ben si inserisce una mostra fotografica installata nella Biblioteca Civica Archimede di Settimo dal titolo Chi Legge organizzata da Art Photo. Fotografie volutamente in bianco e nero, in omaggio ai classici della fotografia da cui l’autore, Claudio Montecucco,  ha recuperato il piacere per l’attimo che adesso c’è e forse poco dopo non è più così uguale, scandagliando, nel corso degli anni, attraverso le sue istantanee, momenti, luoghi, posture diverse, tutti accomunati dall’uguale gesto della lettura, in una metanarrazione con lo stesso filo conduttore. L’inaugurazione è prevista per martedì 9 aprile alle ore 16 e rimarrà in visione fino al 13 maggio. Pier Sorel Programma e info:...

Continua

Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

Pubblicato da alle 16:56 in Eventi, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

E’ stato Piero Citati con un titolo piccolo e minimalista a rendere omaggio al «frutto supremo» in un libro intitolato: Elogio del pomodoro. Così scriveva su questo frutto che è costitutivo dell’essenza della civiltà mediterranea,  «Oggi i pomodori sono morti, come è quasi morta la pittura. Spero che la morte della pittura sia temporanea, ma temo che quella dei pomodori sia irreversibile. I frutti che, in qualsiasi regione italiana, vengono portati in tavola, hanno quasi tutti la stessa forma: mentre il vero pomodoro ha forme diverse, complicate, con spaccature e screziature, e talvolta generosi aspetti barocchi, che piacevano ai pittori napoletani del diciassettesimo secolo. Non sanno di niente». Il rimettere sulla tavola un pomodoro vivo e succoso di buone intenzioni è nuovamente la Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza per raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica contro i tumori pediatrici, grazie al prezioso contributo di ANICAV e RICREA Infatti Sabato 30 e domenica 31 marzo la Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia con la seconda edizione de “Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. Fondamentale sarà il contributo dei volontari di Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca scientifica rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 160 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Gli imballaggi in acciaio contribuiscono a garantire la conservazione delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto. Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie. “Durante la scorsa edizione di questa iniziativa abbiamo raccolto oltre 200.000 euro grazie alla grande sensibilità dimostrata da chi ha deciso di essere al nostro fianco: donatori, volontari, Anicav e Ricrea, partner di questo progetto. Quest’anno vogliamo fare ancora di più, per finanziare la ricerca scientifica di altissimo profilo e continuare ad aiutare gli oltre 2.000 bambini che ogni anno si ammalano di tumore” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di...

Continua

Eleganza, velocità, grafica e design nei manifesti di “Auto che passione”.

Pubblicato da alle 10:54 in galleria home page, Mostre, MotorInsider, Notizie | 0 commenti

Eleganza, velocità, grafica e design nei manifesti di “Auto che passione”.

Le opere di alcuni tra i più grandi disegnatori del secolo scorso sono al centro della mostra “Auto che Passione! Interazione fra grafica e design”, realizzata dal MAUTO di Torino in collaborazione con il m.a.x. museo di Chiasso ed i curatori Marco Turinetto e Nicoletta Ossanna Cavadini, aperta al pubblico da venerdì 29 marzo. Opere di artisti di rilievo del XX secolo testimoniano l’evoluzione dello stile grafico in parallelo alle nuove forme del design delle quattro ruote. Le grafiche in mostra sono realizzate da alcuni dei grandi disegnatori del secolo scorso: da Jules Chéret, considerato il padre del manifesto moderno, di cui è esposto il Benzo-Moteur del 1900, si passa alla pubblicità di Marcello Dudovich per la Nuova Balilla (1934) e alla grafica di Max Huber per il 40° Gran Premio d’Italia del 1969 fino ai poster degli anni Novanta. Altri manifesti celebri sono firmati da Leopoldo Metlicovitz, Plinio Codognato, Marcello Nizzoli e dal fondatore del MAUTO Carlo Biscaretti di Ruffia, del quale quest’anno ricorrono i 140 anni dalla nascita e i 60 anni dalla morte. Il percorso espositivo è organizzato per sezioni tematiche che rievocano le suggestioni grafiche delle opere: l’Eleganza, la Velocità, le Esposizioni. La sezione speciale dedicata a Carlo Biscaretti sviluppa i temi Umorismo e Pubblicità e comprende solo disegni originali dell’autore. Con i manifesti in mostra dialogano sei vetture iconiche della storia del design del Novecento: l’Alfa Romeo 8C 2300 Touring del 1934, la Lancia Aurelia B52 Coupè Bertone del 1951, la Pantera De Tomaso GTS Ghia del 1974, la Ferrari 308 GTB Pininfarina del 1980, l’Alfa Romeo V6 3.0 Vittoria del 1995 e la Iso Rivolta Vision GT Zagato del 2017. Luca...

Continua

L’avvincente avventura della porcellana in Piemonte. L’Oro Bianco al Castello di Vinovo.

Pubblicato da alle 10:36 in .Arte, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

L’avvincente avventura della porcellana in Piemonte. L’Oro Bianco al Castello di Vinovo.

“La scoperta del segreto della produzione della porcellana dura di tipo cinese costituì, ai primi del ’700, un grande avvenimento, tecnico anzitutto, e quindi artistico e industriale. E poiché il segreto non restò a lungo privilegio della fabbrica di Meissen, dove nel 1710 la scoperta era avvenuta per opera di Johann Friedrich Böttger, non vi fu stato grande o piccolo in Europa che presto o tardi non abbia intrapresa la fabbricazione del nobile e prezioso prodotto.”   Così Vittorio Viale, direttore dei Musei Civici di Torino, riassunse, nel catalogo della famosa Mostra del Barocco Piemontese, del 1963, l’antefatto a cui si doveva, nello stato sabaudo, la nascita di una fabbrica di porcellana su larga scala. Seguivano 56 tavole riproducenti gli esemplari esposti, la gran parte di proprietà dello stesso museo cittadino: manufatti datati da circa la metà del Settecento al secondo decennio dell’Ottocento. Tanto era durata la produzione autoctona di porcellana. E che si trattò di una vicenda dai tratti avventurosi, come ebbe ad esprimersi Viale (ripreso nel titolo) non vi è dubbio.  A raccontarla è la  mostra dal titolo  “Oro bianco. La ricerca della bellezza. Porcellane di Vinovo”, visibile fino al 28 aprile al Castello di Vinovo.  Il catalogo, a cura di Massimiliano Brunetto, risponde ai tipi di Sagep Editori (2019).  La narrazione prende avvio dal luogo, perché a differenza della Mostra del 1963, le porcellane che i visitatori potranno ammirare si trovano proprio dove furono create.  Dopo due tentativi, a Torino e a Vische, la fabbrica di porcellane dello stato sabaudo ebbe un nuovo avvio nel 1776, a Vinovo, l’ex castello rinascimentale della famiglia Della Rovere, successivamente incorporato nel patrimonio regio.  Lo storico edificio, con suoi grandi ambienti, già ospitava attività varie, fra cui una filanda, e un laboratorio di passamaneria di seta, ma la nuova manifattura richiese la costruzione di altri spazi e soprattutto di forni. Questi fabbricati, oggi non più esistenti, si possono osservare in una veduta di Carlo Bossoli datata 1873. Da cinquant’anni non si producono più porcellane e tra le tegole sconnesse del tetto si arrampicano le zucche. Dopo il luogo, i protagonisti, fra i quali spiccano Pierre Antoine Hannong di Strasburgo e Vittorio Amedeo Gioanetti di Torino. Il primo, esperto arcanista e tecnico, condusse l’impresa di Vinovo nella prima fase, dal 1776 al 1780, quando chiuse per fallimento. Il secondo, valente medico e chimico torinese la riaperse ben presto e vi si impegnò fino 1815, quando ottantaseienne morì. Sono due figure che paiono contrapposte, inaffidabile Hannong e “quasi uomo della provvidenza” il Gioanetti. Egli non solo evitò la cessazione delle attività, ma anche grazie alle sue conoscenze scientifiche fece in modo che si utilizzassero terre locali, la magnesite di Baldissero, l’argilla di Barge, il felspato di Frossasco e il quarzo di Cumiana. Così facendo le porcellane di Vinovo crebbero in bianchezza e pregio. Ed ora gli oggetti. Oltre al vasellame si produssero piccole sculture e accessori, quali fibbie per scarpe e bottoni. Ciascuno di questi manufatti, così fragili eppure sopravvissuti ai loro proprietari, meriterebbe di essere descritto. O meglio visto dal vero per apprezzarne forme, decoro e colori. E’ un invito a visitare la mostra a cui aggiungo tre suggerimenti per chi si fosse nel frattempo appassionato all’argomento porcellana, due libri ed un film. UTZ, di Bruce Chatwin (Adelphi 1989). Il protagonista del...

Continua