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Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Pubblicato da alle 18:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Si conclude stasera a Torino il tour che la pianista neoclassica Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, ha tenuto per la prima volta in Italia. Lunedì 16 aprile, nella Sala Grande del Circolo dei lettori, alle ore 21, l’artista – la cui musica è stata definita dalla stampa europea “la risposta femminile a Ludovico Einaudi”, ” e “simile ad Erik Satie e a Keith Jarrett” – proporrà un repertorio selezionato dei suoi due album, Soul Colours (2014), e Life Stories (2017). Cresciuta in Croazia, laureata in Inghilterra (Cambridge) e operativa in Austria (Vienna), Antonija compone brani aldilà di ogni etichetta e classificazione, tra pop e musica classica, il cui percorso sonoro tocca l’eterno conflitto tra le grandi perdite e i viaggi della felicità, attraversando itinerari di amore e gioia vitale ed il cui tocco è particolarmente sognante ed emotivamente coinvolgente. Compositrice dall’età di sei anni (il suo primo brano Tamed Courage è raccolto nel suo primo album), Antonija Pacek spinge le sue creazioni ogni volta più lontano, senza la pretesa di rivolgersi ad una nicchia perché, nonostante la complessità strutturale, la sua musica arriva direttamente, indistintamente ed emotivamente a tutte le generazioni. Alcuni la chiamano grande musica per il cinema, altri la chiamano neoclassica, altri ancora ritengono che necessiti di parole per essere interpretata. Aldilà di ogni etichetta e classificazione, le composizioni scritte ed eseguite da Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, si collegano sicuramente alle emozioni più profonde dell’ascoltatore. Più vicino al pop fine rispetto alla musica classica, la su musica è plasmata dalla piacevole facilità e scorrevolezza in un’atmosfera che produce un senso di sognante...

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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

Il nuovo Prorettore del Politecnico di Torino è Patrizia Lombardi, Professore Ordinario del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, Membro effettivo del Collegio di Architettura e Membro effettivo del Collegio di Pianificazione e Progettazione. Abbiamo deciso di incontrarla per conoscerla e per rivolgerle qualche domanda. Poco tempo addietro avevamo intervistato l’attuale Rettore del Politecnico, il professor Guido Saracco al momento della sua candidatura. Qui il link all’intervista. http://www.gazzettatorino.it/18004-2 L’ufficio dove ci accoglie il nuovo Prorettore è luminoso, arredato con  sobrietà ma pregiato dal design di un tavolo progettato da Mollino. La prima domanda riguarda cosa comporta questa importante carica, quali sono i doveri che le competono. Il mio ruolo è di fare le veci del Rettore, in sua assenza o per impedimenti, oltre a ciò sono impegnata in tutta una serie di doveri e adempimenti, tra questi presenziare nel senato e nel cda e naturalmente supportare il Rettore nelle sue attività. Non ho delle deleghe specifiche, tranne una. La delega nel campo della sostenibilità. Questo esplicitamente voluto, perché io prima avevo questo come incarico; nel team del Politecnico il gruppo di lavoro che si occupa della sostenibilità, cioè rendere più sostenibili i processi, in un campus grande come il nostro è molto importante. L’università ha tre missioni principali, la prima è l’educazione la seconda la ricerca e la terza è di avere un ruolo attivo nella società; non solo il trasferimento tecnologico, ma il coinvolgimento e la condivisione della conoscenza, quindi l’attenzione alle risorse del pianeta. Il Poltecnico ha aderito dell’Agenda 2030. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Gli Obiettivi per lo Sviluppo vertono su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità. Quindi ci sono questi tra gli obiettivi in capo al Prorettore…? Si certo. Prendiamo l’Energia.. Dal 2008 abbiamo messo a punto una cabina di regia che si chiama living Lab, che si occupa di monitorare i consumi energetici di tutta la struttura, abbiamo quattro sedi. Il Living Lab è l’unità di controllo centralizzato di tutti i sistemi di monitoraggio attivi. Permette di verificare l’andamento dei consumi delle diverse fonti energetiche utilizzate dal Politecnico e costituisce un laboratorio dimostrativo delle potenzialità di efficientamento degli edifici e impianti dell’ateneo. Esiste un portale Living Lab che rappresenta l’interfaccia di comunicazione e interazione con gli utenti allo scopo di sensibilizzare e rafforzare la cultura della sostenibilità e del risparmio energetico. L’utilizzo consapevole, informato e responsabile delle fonti energetiche di cui si approvvigiona il Politecnico per garantire servizi quali l’elettricità, il riscaldamento, la climatizzazione, rappresenta un fattore chiave per contribuire a ottimizzare i consumi e favorire il risparmio energetico. Inoltre il Poli produce energia e compra energia verde. Il nostro impatto risulta molto forte sulla mobilità. Il problema è proprio quello, su questo aspetto dobbiamo lavorare in sinergia con la città. Aderendo all’agenda 2030, dovremmo diminuire dell’80% le nostre emissioni. I nostri riferimento per la didattica e la ricerca sono mappate su questi...

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Gli studenti del Galfer sono i migliori nel concorso europeo “I giovani e le scienze”

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Gli studenti del Galfer sono i migliori nel concorso europeo “I giovani e le scienze”

Commissione Europea. Con il loro progetto  “(R)Evolution Simulator” gli studenti  Federico Malnati (2000), Matteo Palmieri (2000), Alessandro Sosso (2000), del Liceo Scientifico Galileo Ferraris di Torino, per tutti Galfer, sono stati selezionati come i migliori  della selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”  e parteciperanno alla selezione europea prevista a Dublino dal 14 al 19 settembre assieme agli inventori del progetto “Techno-B Brace (Techno-Back Brace)” Nicolò Vallana (2000), Luca Fermi (2000), Edoardo Puce (2000), dell’ITTS Da Vinci – O. Belluzzi di Rimini. “La scienza e la ricerca sono fondamentali per il futuro dell’Europa,” dice il dott. Massimo Gaudina, Capo Rappresentanza a Milano, Commissione europea,” Investire sui giovani talenti non è un lusso ma un bisogno essenziale per assicurare il progresso  e la crescita economica delle nostre società. Per questo motivo la Commissione europea continua a investire in programmi di ricerca, come Horizon 2020, per valorizzare le eccellenze e preparare il nostro futuro e la Direzione Generale Ricerca realizza ogni anno il concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE”.  A Milano  ieri 25 marzo e oggi, lunedì 26 marzo si svolge aperta al pubblico la mostra delle invenzioni e dei progetti di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 21 provenienti da tutta Italia che partecipano  della Selezione Italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze” della Direzione Generale della Commissione europea EUCYS e il 26 mattina n ple Morandi 2 la cerimonia di premiazione alla presenza delle massime autorità.   Con l’edizione 2018 ‘I giovani e le scienze’, che è l’evento più prestigioso a livello europeo in quanto voluto sia dal Parlamento che dalla Commissione e dal Consiglio, il concorso, giunto alla sua trentesima edizione, raggiunge in totale ben 2401 progetti presentati da 5412 ragazze e ragazzi. Sono 867 i lavori selezionati per le finali, realizzati da 1827 studenti. Si tratta dell’Italia che cresce, rappresentano i veri talenti e molti di loro negli anni hanno anche brevettato le loro invenzioni e avviato delle start up estremamente innovative. Il dott. Alberto Pieri, segretario generale della FAST-Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, che organizza per la DG Ricerca  della Commissione europea ogni anno, tale finale nazionale spiega:” alla finale europea prevista quest’anno a Dublino dal 14 al 19 settembre  i neoArchimede vincono sino a settemila euro per le loro invenzioni e prototipi;  a Milano il 26 marzo alla finale italiana vengono elargite borse di studio, viaggi, attestati di prestigiose realtà europee ed internazionali.   Ci sono ben 26 stand e invenzioni in mostra, allestiti da ragazze e ragazzi di tutta Italia con scoperte curiose ed utili”. Sono 61 gli studenti finalisti. Arricchiscono la rassegna anche 16 finalisti provenienti da altri Stati. I progetti riguardano tutte le materie: da quelle umanistiche a quelle scientifiche e tecniche;  anche quest’anno sono estremamente interessanti. Molte sono legate al desiderio da parte dei giovani di trovare soluzioni pratiche a problemi reali, come in questi progetti ad esempio: una innovativa applicazione per poter prenotare il pranzo al bar della scuola riducendo le attese e lo spreco alimentare; oppure  un particolare alimentatore mobile per innovare le aule di informatica; uno studio su uno stent pericardico auto-espandibile; un nuovo programma open-source di grafica 3D, che permette di costruire ed eseguire flow chart; ma anche un nuovo modello sperimentale per monitorare nel tempo lo stato di conservazione dell’olio di oliva; ed un ...

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Progetto Pilun. Riscoprire i piloni votivi. Un bel progetto di Arte Sacra Contemporanea.

Pubblicato da alle 17:16 in .Arte, galleria home page, Mostre, talenTO | 0 commenti

Progetto Pilun. Riscoprire i piloni votivi. Un bel progetto di Arte Sacra Contemporanea.

E’ con il nobile intento di ridare visibilità ai piloni votivi, che, all’inizio di dicembre, il pittore Angelo Barile e il giornalista e musicista Luigi Bairo hanno dato vita a Pilun – progetto di Arte Sacra Contemporanea. Un’iniziativa che ha riscosso un immediato e inatteso successo: più di 850 iscritti nei primi mesi, oltre mille fotografie, centinaia di piloni individuati, fotografati e spesso geolocalizzati dagli iscritti al gruppo; tante le storie, i volti misteriosi incontrati in questa “caccia al pilone”, che sta appassionando sempre più persone.   Sono presenti un po’ ovunque nel territorio, nei centri urbani, ma soprattutto in campagna. Eretti per ricordare eventi miracolosi di cui spesso si è persa la memoria, oppure come ex voto. Nei boschi proteggevano il cammino dei viandanti in corrispondenza dei trivii, incroci di tre sentieri, che erano considerati fulcro di energie negative, dove poteva manifestarsi il potere infausto delle streghe, che in Piemonte si chiamavano Masche,  e del demonio.   Non sono stati dipinti da artisti famosi, ma da sconosciuti pittori locali itineranti. Ma pur non essendo considerati opere d’arte, conservano un fascino straordinario. Alcuni versano in condizioni di totale degrado, altri sono stati oggetto di restauri discutibili. Un mondo dimenticato, ma straordinario, denso di storia e di mistero si cela in queste semplici costruzioni, frutto della più semplice e genuina spiritualità popolare. Ci sono cose che vedono solo gli artisti, i sensibili, gli accorti. Oltre a vedere talvolta decidono di agire, di restituire agli sguardi qualcosa che era lì, “nascosto in bella vista”. https://www.facebook.com/groups/240120996525435/  Collaborare al progetto Pilun? Pilun è un progetto aperto. Ogni forma di collaborazione è ben accetta. – CENSIMENTO DEI PILONI . E’ possibile contribuire individuando e documentando le edicole votive presenti nel territorio, scattando una o più fotografie e indicandone l’esatta collocazione (se possibile anche segnalando le coordinate geografiche che possono essere individuate con GOOGLE MAPS). Le informazioni andranno pubblicate con un post sul gruppo facebook PILUN – PROGETTO DI ARTE SACRA CONTEMPORANEA. Gli amministratori del gruppo procederanno alla realizzazione di una mappa interattiva su Google. – Proporre sulla stessa pagina facebook suggerimenti, commenti, collaborazioni, notizie che possano aiutare a recuperare la storia delle edicole del...

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Unione Musicale. Al Quartetto Hagen in una intervista la giornalista Laura Brucalassi rivolge una domanda premurosa,  precisa e sempre attuale, la risposta che ne riceve è altrettanto accorta e ricca di sensibilità. Voi siete musicisti, insegnanti e anche genitori: secondo voi come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica? Personalmente credo in una forte connessione tra la musica che custodiamo e le idee dell’illuminismo. Per me, la maggior parte della musica è radicata in una profonda comprensione dell’umanità e nelle migliori qualità a cui gli esseri umani possono aspirare. Può essere che questo aspetto sia stato un po’ sottovalutato nell’educazione… Considerato uno dei migliori quartetti al mondo e ritenuto un modello in termini di qualità del suono, pregio dell’assieme e varietà stilistica, l’Hagen è stato invitato regolarmente dall’Unione Musicale fin dal 1987 e ora ritorna a Torino, oggi, mercoledì 21 febbraio (Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21), per la prima tappa di un brevissimo tour italiano. All’inizio erano quattro fratelli, bravissimi e affiatati, cresciuti in una famiglia di musicisti di Salisburgo: ai violini Lukas e Angelika (sostituita nel 1987 Rainer Schmidt), alla viola Veronika e Clemens al violoncello. Avviati a una carriera speciale già quando erano allievi del Mozarteum, gli Hagen festeggiano nel 2018 trentasette anni di carriera insieme, vissuta ai massimi livelli fin  primi anni, segnati dalla vittoria in numerosi concorsi internazionali e da un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon, oltre che dalla dedizione nella preparazione e nel perfezionamento di un repertorio sterminato, che oggi è la loro cifra caratteristica. Negli anni i programmi dei loro concerti, accattivanti e intelligenti, hanno centrato molteplici obiettivi: da un lato hanno consolidato la tradizione interpretativa del repertorio classico (si vedano le loro pluripremiate incisioni dei Quartetti di Mozart e Beethoven), dall’altro hanno ampliato il repertorio con nuovi brani commissionati agli autori di oggi e – dato non scontato – hanno rinverdito pagine poco note, riportandole all’attenzione del pubblico. A Torino, dopo gli apprezzatissimi concerti dedicati ai Quartetti di Mozart e Beethoven, realizzati rispettivamente nel 2006 e nella stagione 2012-13, il Quartetto Hagen presenta ora un programma incentrato sui grandi autori del Novecento con i Cinque Pezzi op. 5 e le 6 Bagatelle op. 9 di Webern e i Quartetti di Debussy e Ravel, che rappresentano le uniche composizioni per quartetto dei due grandi autori francesi. Il Quartetto Hagen ha dichiarato: «Il fatto stesso che questi brani siano stati tutti scritti in un arco di tempo piuttosto breve e in un’epoca in cui sono avvenuti cambiamenti drammatici ci ha convinti a mettere insieme queste pagine. D’altra parte l’abbinamento permette di mettere a confronto i diversi tipi di scrittura: quella del quartetto francese, con la sua riflessione sul canone classico, e il pensiero compositivo tedesco proiettato sul futuro della scrittura del quartetto per archi».     I Cinque Pezzi op. 5, del 1909, così come le successive Bagatelle op. 9, sono brani estremamente densi e sintetici, costruiti su “motivi” di una, due, tre o quattro note. Alla dilatazione delle durate (e degli organici) della musica tardoromantica precedente Webern risponde facendo scomparire il concetto stesso di “tema”, cui si accompagna la perdita di ogni riferimento alla tonalità, alla scansione ritmica regolare, all’attenuazione delle sonorità, che raramente toccano il forte. Webern “compensa” con un’attenzione estrema a ogni minimo dettaglio: le...

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La Senatrice Elena Cattaneo a Giovedì Scienza. GazzettaTorino l’ha intervistata.

Pubblicato da alle 18:43 in DOXA segnalazioni, galleria home page, talenTO | 0 commenti

La Senatrice Elena Cattaneo a Giovedì Scienza. GazzettaTorino l’ha intervistata.

Ogni settimana il Teatro Colosseo, l’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino e, da quest’anno, anche l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, si trasformano in un grande laboratorio scientifico. Da novembre fino a marzo non solo conferenze ma dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati per portare il sapore della ricerca al grande pubblico. La partecipazione è aperta a tutti, l’appuntamento è il giovedì alle 17.45, l’ingresso è rigorosamente gratuito. Domani, 15 febbraio è il Giovedì scientifico che ospiterà al Teatro Colosseo la Senatrice della Repubblica Elena Cattaneo con un intervento dal titolo “Ogni giorno. Tra scienza e politica. I valori scientifici dell’oggettività al servizio del bene comune”.   GazzettaTorino l’ha intervistata. Quale profilo, reputazione, porta con se la parola scienza in Italia. Le scoperte, frutto di lunghe ricerche, paiono destare un interesse modesto. Eppure se oggi viviamo molto più a lungo e meglio il merito lo possiamo attribuire prevalentemente alla scienza. L’Italia vive il paradosso di essere il Paese che ha dato i natali a Galileo Galilei, l’inventore del metodo scientifico, la culla della prima università al mondo, quella di Bologna nata nel 1088, il luogo dove tante scoperte importanti sono state fatte, ma anche, oggi, uno degli Stati europei in cui il rapporto tra scienza, politica e società è più complicato. Il problema non è tanto “l’interesse modesto” che le scoperte scientifiche suscitano, ma è l’incapacità di pensare alla ricerca scientifica e al suo metodo come strada attraverso la quale accrescere la nostra comprensione del mondo e ridurre le problematicità che ci affliggono, aumentando il numero di persone che possono beneficiare dei progressi della scienza. Per pensare in questo modo bisogna lavorare sul futuro, puntare a obiettivi significativi e poi mettere in campo la competizione tra le idee affinché vinca la migliore e su questa base, solo su questa, assegnare il denaro pubblico. Il tema delle fake news sta acquisendo una rilevanza sempre maggiore, per contrastare il fenomeno Mariya Gabriel, neo commissario europeo per la Digitalizzazione, ha annunciato di voler istituire una commissione di esperti d’alto livello nell’Unione Europea. Reputa che possa servire oppure si resta nell’ambito delle buone intenzioni, senza che le ricadute arrivino ai cittadini. Che in tempi di bufale e di semplificazioni estreme, a livello europeo, così come pure si è fatto e si sta facendo a livello nazionale, si stia provando a contrastare questa tendenza è per me una notizia importante, anche se naturalmente l’efficacia di queste misure dipenderà da quali saranno e dal riuscire a realizzarle in concreto senza frustrare le libertà fondamentali dei cittadini. Al contempo da parte politica è importante che si instauri un’abitudine a resistere alla tentazione di assecondare l’emotività dei cittadini, la paura di fronte a scoperte e tecniche importanti ma complesse e difficili da comprendere pienamente, preferendo adottare divieti “a priori” piuttosto che esercitare compiutamente l’attività del legislatore, regolamentando con lungimiranza e, quando serve, sapendo di avere a che fare con una conoscenza in continua evoluzione. Anche nel legiferare sarebbe importante applicare il metodo scientifico, che ci permette di avvicinarci a quello che non comprendiamo evitando le contraddizioni e individuando gli errori di logica e di ragionamento, fondando le affermazioni su fatti e fonti verificabili. L’attuale campagna elettorale ha accuratamente trascurato i temi legati alla ricerca, ad un indirizzo chiaro...

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

“Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta” Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, poeta e pacifista. Insegna e guida ritiri sull’arte di “vivere consapevolmente”,  al suo attivo ha la pubblicazione di moltissimi libri. Il suo pensiero è stato di forte ispirazione per Grazia Roncaglia, insegnante della scuola primaria, che ha da poco dato alle stampe per le edizioni L’Età dell’Acquario il libro “Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta”. Il libro racconta una storia delicata che prende spunto dalla vacanza in montagna di Alice, la protagonista dodicenne si trova immersa in un mondo a cui non è abituata. Lontana dal trambusto cittadino e dai pressanti ritmi della scuola – e, soprattutto, da internet e dai social network, si accorge della presenza anomala ma persistente di quell’elemento che chiamiamo silenzio. Lievemente disorientata all’inizio, con l’aiuto di una nonna speciale e del saggio montanaro Antonio, scopre che dal silenzio scaturisce la gioia più grande, perché in esso si può ascoltare sé stessi e il mondo. Impaginata con particolare accuratezza, animata da un lettering che muta colore e font, la storia si avvale di ottime illustrazioni. Disseminate tra le pagine, le immagini acquerellate realizzate da Paola Gandini, artista, insegnante e capace illustratrice, creano uno sfondo fatto di una magia gentile, accogliente e poetica. Piccoli mondi di contemplazione, le tavole pubblicate aprono con naturalezza la possibilità di una meditazione rasserenata sulle cose e sulle loro potenzialità. Viene così a crearsi una perfetta armonia tra il testo, che invita alla meditazione e al recupero di una connessione senza satellite con se stessi e la suggestione visuale. L’avventura di Alice ha i pregio di provare a coinvolgere i ragazzi in qualche pratica di meditazione e consapevolezza, attraverso le quali proveranno ad avviarsi, assieme alla protagonista, sul sentiero della conoscenza di sé, dell’amorevolezza e della compassione. Il libro contiene una seconda parte rivolta ai genitori e agli insegnanti che desiderano accompagnare i ragazzi in questo particolare percorso.      ...

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Una barberia gestita da una giovane donna. Una scelta coraggiosa e controcorrente.

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Una barberia gestita da una giovane donna. Una scelta coraggiosa e controcorrente.

Quando il barbiere è donna. A sentirla nominare così, la Barberia sembra uscita dai romanzi di Camilleri che raccontano quella Sicilia rimasta immune ai cambiamenti e alle tradizioni. Ma qui siamo a Torino, e una giovane ragazza di 22 anni, Martina Antonicci, ha deciso, meno di un anno fa, di aprire una Barberia e di gestirla in prima persona. Una scelta ardita, coraggiosa, in qualche modo controcorrente, una scommessa in un momento economicamente non favorevole: diventare imprenditrice, investire in se stessa, chiedere un prestito alla banca (nessuno le ha regalato nulla), e aprire un’attività commerciale da sempre considerata il regno incontrastato dell’uomo e inaccessibile alle donne. La prima domanda è “perché proprio una Barberia”, e a Martina si illuminano gli occhi. Lei, figlia d’arte (sua mamma ha una profumeria che vende prodotti di nicchia e alta gamma, ndr), ha capito che quella era la sua dimensione ma non la sua strada.  E trova nella Barberia il suo mondo. Mi racconta che lei è l’unica a gestirne una a Torino e probabilmente in Italia: coadiuvata da un giovane barbiere professionista, Martina sta imparando questa antica arte, per diventare lei stessa barbiere donna. Tenace e professionale, mentre parla vedo nelle sue parole e nei gesti la passione per quello che fa. Questa giovane donna, che sta terminando gli esami all’università, è in qualche modo simbolo di quelle nuove generazioni che non si adagiano sugli allori ma che decidono di investire in se stessi, non esitando a osare, e che meritano tutto il nostro appoggio e sostegno. L’iconografia cinematografica ci aiuta a ricordare il ruolo che il negozio del barbiere ha avuto nella storia: su quelle poltrone si sono strette alleanze, si sono decisi i destini di uomini e donne, si sono raccolte confidenze e svelati segreti inconfessabili. Fino a qualche anno fa, erano solo gli uomini adulti a sedervisi, mentre i giovani sperimentavano tendenze e mode utilizzando le macchinette elettriche per tagliarsi i capelli. Negli ultimi anni l’attenzione dell’uomo nella cura di se stesso è notevolmente aumentata, e anche la voglia di dedicarsi delle coccole. E così Martina mi racconta che sono uomini di tutte le età quelli che varcano la soglia della sua Barberia, alcuni anche sorprendentemente giovani, e chiedono di farsi regolare la barba ed eventualmente tagliare i capelli, il tutto in un ambiente tranquillo (c’è sempre e solo un cliente per volta) e rilassante. Basta chiudere gli occhi e lasciare il mondo fuori.La Barberia, via Principi d’Acaja 40bis (zona Tribunale), Torino. Veronica Geraci http://www.foodiegirl.it/quando-il-barbiere-e-donna/      ...

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Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

Pubblicato da alle 12:16 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

Parte da Torino mercoledì 17 gennaio 2018, Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21,  il tour italiano 2018 delle sorelle Katia e Marielle Labèque che passerà successivamente da Mantova, Firenze e Bologna. Il duo pianistico più affiatato della scena internazionale sarà affiancato per l’occasione da due giovani percussionisti di rango come Simone Rubino e Andrea Bindi. «Abbiamo sentito tante cose belle sul loro conto […] – ha dichiarato Katia Labèque in una recente intervista rilasciata in esclusiva all’Unione Musicale – Avevamo proprio voglia di far conoscere al pubblico due artisti giovani e bravi come Simone Rubino e Andrea Bindi!»   I quattro interpreti eseguiranno insieme la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartók, pagina in cui le sonorità della musica del folklore ungherese vengono assorbite dalla forma tradizionale della sonata in tre tempi. Nella Sonata i due pianoforti si integrano con una vasta serie di percussioni, amalgamate con varietà e potenza quasi orchestrale. È lo stesso Bartók a ricordare che «le due parti di percussioni sono del tutto uguali come importanza a ciascuna delle parti pianistiche. Il timbro degli strumenti a percussione ha varie funzioni: in molti casi dona solamente colore al suono del pianoforte, in altri sottolinea i più importanti accenti; occasionalmente gli strumenti a percussione introducono motivi contrappuntistici contrapponendosi alle parti pianistiche, e i timpani e lo xilofono suonano alcuni temi, anche come solisti: gli stessi temi sono di carattere percussivo, al punto da determinare una struttura ritmicamente contrappuntistica». Sempre di Bartók si ascolteranno anche 5 studi per 2 pianoforti ricavati dal gruppo dei 153 che formano l’opera Mikrokosmos per pianoforte solo. Mikrokosmos può essere definito un lavoro di etnomusicologia ante litteram, una pietra miliare nello studio dei rapporti tra stile colto e popolare. Insieme alle atmosfere rassicuranti delle Danze ungheresi di Brahms sono in programma anche due novità, a testimonianza del legame che Katia e Marielle amano intrattenere con gli autori di oggi. Thirteen Drums del giapponese Maki Ishii vedrà Simone Rubino impegnato con 13 membranofoni (bongos, congas…) in un pezzo di bravura in cui strutture ritmiche determinate e indeterminate creano differenti percezioni del tempo musicale. Conferma l’attenzione delle sorelle Labèque per la musica contemporanea la scelta di eseguire in prima italiana il brano El Chan del quarantenne compositore americano BryceDessner, pagina ispirata alla natura selvaggia e misteriosa del Messico. Nato per quartetto con pianoforte (2016), il pezzo è stato poi trascritto per due pianoforti proprio per le sorelle Labèque, che collaborano regolarmente con Bryce Dessner e sono le dedicatarie anche del suo Concerto per 2 pianoforti. Simone Rubino è uno dei talenti più splendenti cresciuti all’ombra della Mole Antonelliana. Diplomato al Conservatorio di Torino, si perfeziona con Peter Sadlo a Monaco di Baviera. A dispetto dei suoi 24 anni, Rubino ha già avviato una brillantissima carriera, anche grazie alla vittoria del primo premio al prestigiosissimo Concorso ARD di Monaco di Baviera (2014) e del Foerderpreis della Radio Tedesca (2015). Si è esibito con i Wiener Philharmoniker, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ed è stato ospite della Carnegie Hall a New York e del Palais des Beux Arts di Bruxelles. Divenuto a soli 27 anni primo timpano dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Andrea Bindi può vantare numerose collaborazioni con rilevanti formazioni italiane e straniere: l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la City of Birmingham Symphony Orchestra.  ...

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L’americana Danielle S. Bassett è la vincitrice del Premio Lagrange. Nuovi orizzonti tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti.

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L’americana Danielle S. Bassett è la vincitrice del Premio Lagrange.  Nuovi orizzonti tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti.

La Fondazione CRT riconosce il lavoro silenzioso di chi migliora la qualità delle nostre vite: il premio Lagrange va a Danielle Bassett, la donna “che sta re-immaginando il funzionamento del cervello umano” Giunto alla sua decima edizione, il Premio Lagrange è stato assegnato, quest’anno, alla giovane ricercatrice americana Danielle S. Bassett, che, con un approccio interdisciplinare tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti, sta aprendo nuovi orizzonti nello studio del cervello: Bassett, infatti, utilizza metodi matematici, adattandoli e associandoli allo studio delle reti complesse, per analizzare le interazioni tra neuroni e sottolineare, così, come da tali connessioni si originino le funzioni cerebrali. Ma qual è l’idea principale alla base di questa ricerca, durata più di due anni ? “Spesso si crede che lo studio del cervello e delle reti complesse – ha spiegato la vincitrice – sia semplicemente un’analisi delle varie parti che lo costituiscono, al fine di capirne il funzionamento attraverso l’osservazione delle singole componenti. Il cervello, però, non è solo la somma delle sue parti: è molto di più. Bisogna, dunque, studiare l’interazione di tali nodi neurali, che appaiono essere molto complicati”. “Appurata questa necessità – ha continuato Bassett – noi scienziati ci siamo chiesti: che cosa impariamo dallo studio delle reti complesse? Ebbene, abbiamo scoperto che queste ultime definiscono esattamente ciò che siamo: studiandole, potremmo, per esempio, provare a comprendere, un giorno, il perché un determinato individuo sia maggiormente predisposto per la scienza, per l’arte o per la matematica. Le connessioni neurali potrebbero, quindi, darci indicazioni più precise sulla nostra personalità e sulle nostre capacità. Non solo: ci siamo proposti anche di studiare il funzionamento delle reti neurali e dello sviluppo di questi collegamenti nel bambino, per cercare di capire come supportare, nell’infanzia e durante la crescita, l’incremento delle connessioni cerebrali. Vogliamo, pertanto, studiare i processi dell’apprendimento e comprendere come poter favorire quest’ultimo, fin dalla più tenera età”. “Infine – ha concluso – un altro dei temi principali della nostra ricerca riguarda le cure e l’intervento clinico sulle patologie mentali e neurologiche, come la schizofrenia, l’autismo, la depressione: è una sfida, perché attraverso lo studio dei sistemi complessi vogliamo scoprire come poter migliorare l’umanità, la società, la qualità della vita, sfruttando, appunto, la potenza delle reti neurali”. Il Premio Lagrange, il più importante riconoscimento internazionale nell’ambito della scienza dei sistemi complessi, è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino con il coordinamento scientifico di Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico, e si immette nel Progetto Lagrange, che ha preso vita nel 2003 e sostiene la cultura dell’innovazione e della ricerca, con un interesse particolare proprio nei confronti dei sistemi complessi. Per tale ragione, dunque, il premio dell’edizione 2017 è stato assegnato a una scienziata – professore associato presso il dipartimento di bioingegneria dell’Università della Pennsylvania – il cui lavoro costituisce un contributo pionieristico a discipline di ampio raggio, quali la biologia cellulare, la scienza dei materiali e i sistemi sociali, confermando l’attenzione del progetto verso il versante più innovativo della scienza contemporanea, quello in cui, all’intersezione tra discipline tradizionali (fisica, biologia), informatica e scienza delle reti, si sperimentano nuovi approcci per affrontare le sfide della complessità. Prevista, inoltre, un’evoluzione del progetto che prevede un’apertura dell’utilizzo della scienza della complessità e l’applicazione dei Big Data non solo al business, ma anche al campo del no-profit...

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