talenTO

Il sound elegante e sottile degli Ylamar viene a incantare la città.

Pubblicato da alle 12:37 in galleria home page, Musica, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Il sound elegante e sottile degli Ylamar viene a incantare la città.

Astonished. Stupito.  E’ il genere di risposta, che risale dal grumo di sensi che si aprono a concessione, per ascoltare un brano musicale. E si finisce astonished, quando ci si trova avvolti dalla voce e dal sound di una esile, solo nel numero, band in arrivo con un concerto live in città. Il fondo tre è il numero perfetto. Gli Ylamar sono un trio nato nella provincia di Cuneo, in quel di Savigliano nel febbraio del 2013. Da 6 anni propongono un loro repertorio musicale con chitarra, due voci, tastiere e il beatbox. Sarà il Centro Cultura Contemporanea di Torino, ex Birrificio Metzger ad ospitare il progetto Songwriters Palco d’Autore, il luogo dove suoneranno gli Ylamar, trio composto da Ilaria Lorefice, vocals and acoustic guitar, Marco Forgione vocalist and beatboxer e Fabio Donatelli keyboarder. A introdurre il concerto ci penserà la chitarra e la voce del giovane e capace cantautore torinese Pietro Giay. Ondate di suono, tenerezze incredibili, armonie sostenute tra eleganza e una gioia sottile, quasi sommessa, un gusto finissimo senza romanticismo fatto di colori bruni e lunghi respiri d’oltremanica sono la cifra stilistica con cui si sono fatti apprezzare in Italia e all’estero questo singolare gruppo .  Danzano fra fraseggi leggeri le composizioni che si appoggiano come arcate alle sponde della lingua inglese e italiana. Quando gli si chiede come nascano i loro brani rispondono che gestiscono la loro fase creativa soprattutto in sala prove, vista la particolarità della nostra formazione. “È sicuramente un processo che richiede tempo e maturazione. Partiamo quasi sempre da un’idea del brano che è già stata concepita chitarra-voce da Ilaria e poi iniziamo a improvvisare sia su aspetti ritmici che armonico-sonori. Teniamo bene a mente il “limite” della strumentazione che abbiamo a disposizione e lo utilizziamo come opportunità per costruire un nuovo tipo di arrangiamento: lavorare con il beatbox non è da interpretare come sostituto del batterista. Le percussioni fatte con la voce creano nuovi percorsi percussivi su cui appoggiarsi, e noi ci sperimentiamo sopra, a volte anche avvalendoci della tecnologia (come la possibilità di looppare le voci e il beatbox di modo che Marco possa anche cantare parti solista). Ci lasciamo trasportare dal flusso creativo e arriviamo a definire le soluzioni che ci hanno convinto di più. Il live è il momento in cui capiamo se il pezzo ci convince fino fondo, proprio perchè fino ad oggi abbiamo fatto scelte di arrangiamento che fossero interamente performabili dal vivo, senza l’aggiunta di drum machine o basi, salvo l’inserimento della loop-station appunto, in cui campioniamo però dal vivo le eventuali parti di beatbox/voce. In questi anni la performance live è stato il modo per sperimentare il nostro sound e conoscerlo al meglio”. Il 17 settembre 2018 è stato pubblicato il loro nuovo album dal titolo “Signs”. Contiene gran parte del repertorio suonato nei concerti durante questi anni d’attività, tra cui molti brani inediti che trovano una versione ricercata e definitiva. Il concerto sarà l’occasione per sentire dal vivo i nuovi pezzi e capire perché Red Ronnie li sostiene così apertamente. Pier...

Continua

Torino sapiens sapiens. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia stelle della cultura.

Pubblicato da alle 14:04 in Eventi, galleria home page, talenTO | 0 commenti

Torino sapiens sapiens. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia stelle della cultura.

“Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa”. Difficile trovare una definizione più azzeccata di quella che scrisse Umberto Eco su questa città. Sulla sua insularità sociale, la sua brexit patologica rispetto al resto d’Italia, sulla sua incompatibilità e scarsa conciliabilità con la penisola si è formato il suo scheletro erectus, il suo istinto a distinguersi e il suo divenire a forza di volontà: sapiens sapiens. Due volte sapiens come due sono gli eventi che presentati a distanza di un giorno la portano altrove, forse citando il sommo Machiavelli, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui.  Quel cibo di cui parla Machiavelli è la cultura e, solo qui ci si pasce davvero di quel raro cibo che tanta cura richiede cucinarlo, saperlo impiattare e poi servire. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia sono i cibi raffinatissimi, più stellati di una costellazione, e il loro incalcolabile cammino  –che – ci fa credere che disegnino la traccia del destino, sono in assoluto tra le migliori idee nate in terra sabauda e forse davvero hanno tracciato e continuano ad indicare il destino di questa riottosa ed ermetica ex capitale. Biennale Democrazia e il Salone del Libro hanno scelto per il debutto informativo, ossia le conferenze happening, tipiche degli eventi molto attesi in due luoghi altrettanto simbolici. Il foyer in velluto rosso del Teatro Regio e l’underground cult a bordo fiume dello Student Zone dei Murazzi.    Il Salone del Libro come un vecchio salmone che conosce la strada ha capito come  saltare nel fiume degli eventi e delle difficoltà ha iniziato la risalita verso i meriti che gli spettano e le attese del pubblico. Dopo traversie a metà tra il grottesco e per forza di cose il romanzesco, la prossima edizione, la 32esima, si rinnova e si estende e va ad allogggiare all’Oval, uno degli spazi fieristici più belli e accoglienti dell’intero paese.  Sceglie, quest’anno una lingua, in luogo di un paese, lo spagnolo. La lingua dell’inquisizione, delle tensioni politiche odierne come il Messico e la catalogna, della maestosa poesia sudamericana, di Cervantes, e della finezza diplomatica. La quarta lingua più parlata al mondo che è anche quella, gesuitica nel pensiero e, compassionevole del Papa venuto dalla fine del mondo. Due occasioni in cui la cultura è alla portata di tutti, cinque giorni per Biennale da mercoledì 27 al 31 marzo e altrettanti cinque per il Salone, dal 9 al 13 maggio. Non si può dire che dietro ai numeri e alla capacità d’inventiva non vi sia una logica e un pizzico di follia. Infatti così Italo Calvino, in linea con Eco diceva:  “Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”. Ps. Riguardo alla follia, la scelta della camicia di Nicola Lagioia, scrittore e direttore del Salone, indossata per la presentazione, propende nettamente per...

Continua

Dodici piccoli giganti in città. Lingotto Musica ospita i violoncelli dei Berliner.

Pubblicato da alle 12:24 in galleria home page, Musica, talenTO | 0 commenti

Dodici piccoli giganti in città. Lingotto Musica ospita i violoncelli dei Berliner.

Sono trascorsi soltanto undici giorni, troppo pochi perché il ciliegio dell’Auditorium si raffreddi dopo aver acclamato Isabelle Faust, tutta in dorato lamé e paperine, ed il suo Stradivari del 1704, insieme alla Gürzenich-Orchester Köln che per la prima volta a Torino ha suonato diretta dal quel fuoriclasse di François-Xavier Roth.  Era il 13 febbraio e il programma di sala si apriva a ventaglio su Mendelssohn che compone per violino e la tempestosa quinta Sinfonia di Mahler. Diverso per proposta ma simile nell’emozione il rendez-vous organizzato da Lingotto Musica previsto per domenica 24 febbraio. A cavalcare il palcoscenico saranno dodici ambasciatori teutonici inviati direttamente da Berlino, tutti accomunati dallo stesso legno, grande, caldo e bruno. Orchestra nell’orchestra i 12 violoncelli dei Berliner Philharmoniker da quasi mezzo secolo si confrontano con un repertorio vastissimo, abbattendo le barriere dei generi musicali.  Staffette preziose di un ensemble che anticipa l’atteso appuntamento con l’intera orchestra dei Berliner Philharmoniker che il prossimo 2 maggio chiuderà la stagione e celebrerà i 25 anni di attività di Lingotto Musica. Il programma della serata, che si svolge come di consueto alle 20.30, si compone di un insieme di pagine, eterogenee per epoca, organico (ovviamente eseguito perlopiù trascritto) e repertorio, rispecchiando le intenzioni del gruppo espresse dal suo portavoce Martin Menking: «In generale cerchiamo di offrire programmi trasversali, in modo che l’ascoltatore più serio sia obbligato a divertirsi, mentre quello meno impegnato possa confrontarsi con […] linguaggi più impegnativi». Un viaggio intorno al mondo dunque, che condurrà il pubblico dalla Germania seicentesca del compositore David Funck alle temperate e seducenti sonorità latino americane di Astor Piazzolla, a cui sono dedicate numerosi brani presenti nella seconda parte del programma. Non mancano rivisitazioni del repertorio di tradizione europeo come il secondo brano di Antonín Dvořák (Lasst mich allein) o il celebre Valzer dalla seconda Jazz Suite di Dmitrij Šostakovič, così come escursioni nel repertorio della musica per film con il celebre tema dalla colonna sonora di Titanic composta da James Horner. Non mancano poi brani originali, scritti espressamente per la formazione, come il trittico di Boris Blacher Blues, Espagnola e Rumba philharmonica, composto nel 1972 come omaggio alla nascita del gruppo, oppure Die 12 in Bossa Nova di Wilhelm Kaiser-Lindemann e ancora Para Osvaldo Tarantino di Josè Carli. Una fama conquistata apparentemente senza fatica quella di questa celestiale dozzina, sempre capaci di regalare novità e sorpresa. Pier...

Continua

La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

Pubblicato da alle 16:02 in Eventi, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

Olivetti Makes C’è un po’ di Torino oggi a Mexico City. Un pezzo di Torino e del Piemonte; non è il solito folklore eno –gastronomico: è un pezzo di storia che sa di cultura, di sapere, di capacità, di futuro. È la storia della Olivetti di Ivrea. La storia di 110 anni di una impresa che dal piccolo Piemonte seppe creare un impero che si era ampiamente esteso fino ad avere , già nel 1968, anche quattro sedi in Messico. Una impresa che ha avuto il difetto di essere stata troppo avanti sui tempi: non si parlava solo di informatica, allora, ma già si discuteva di temi sociali, di futuro del pianeta. Argomenti che oggi  sono ormai emergenza quotidiana. La mostra “Olivetti Makes” è uno dei molti eventi allestiti in occasione della grandiosa e compiaciuta celebrazione dei 50 anni dai giochi olimpici di Città del Messico: grande fu allora la responsabilità della Olivetti: infatti alla società di Ivrea era stata affidata tutta la parte informatica.  Situata nello sfarzoso Palazzo delle Belle Arti, luogo dove dimorano anche celeberrimi affreschi di Diego Rivera, Siqueiros e Tamayo, la mostra è a cura del Prof. Pier Paolo Peruccio del Politecnico di Torino; inaugurata l’11 ottobre 2018, sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019. Mette un certo orgoglio vedere come cinquant’anni fa l’Italia battesse letteralmente il tempo al mondo intero. Mette però una gran tristezza il raffronto con l’oggi: dopo solo mezzo secolo, nella stessa Ivrea molti sulla Olivetti sanno poco o nulla o fingono di non sapere. E intanto l’Italia si volta dall’altra parte e continua a ballare sul ponte del Titanic. Paola...

Continua

Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Pubblicato da alle 11:07 in ONG piemontesi, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Voliamo Alto è il titolo del film documentario del regista Andrea Tomasetto che verrà proiettato venerdì 9 novembre al centro Paideia in via Moncalvo 1 alle ore 20 e 30 a Torino. Le riprese sono di Antonio Venere e Tomasetto, le musiche originali sino state composte da Giancarlo T. Marangoni e ha il patrocinio della Film Commission. Marisa e Giancarlo sono marito e moglie. Problemi durante il parto hanno causato danni molto grandi al loro corpo, ma non alle loro vite. Con tenacia, dall’infanzia, hanno lottato per portare avanti una vita piena. Il film è il racconto di come hanno fatto.   Il film segue una giornata di Marisa e Giancarlo nella loro casa di Rocca Canavese (piccolo paese a 30 km da Torino): il risveglio, la colazione, il lavoro, pranzo e cena, visite a e di amici, sino alla messa a letto. “Io riesco a fare le cose, perché c’è qualcuno che mi dà le mani e le gambe!” dice Marisa. E infatti conosciamo Daniela e Teo, che aiutano Marisa e Giancarlo al mattino e al pomeriggio… “Ma – sottolinea Teo – noi facciamo le cose per loro, ma i protagonisti della loro vita, rimangono loro”. Il secondo “filo” dl film è quello della vita di Marisa e Giancarlo (raccontata da loro stessi): dalla “crisi adolescenziale” (“a 14 anni volevo buttarmi da quel balcone lassù” racconta Marisa), alla scelta-conquista di studiare in una scuola superiore, sino alla laurea (Psicologia per entrambi)… poi le amicizie, la conoscenza, l’amore ed il matrimonio… il lavoro, i progetti per il futuro… Il terzo filo è Volare Alto: l’associazione fondata 20 anni fa da Marisa e Giancarlo, per aiutare famiglie con figli disabili a trovare strade di autonomia per i ragazzi. Negli anni Volare Alto è diventata una rete di circa 40 famiglie, dove ci si aiuta a vicenda e si cerca di “vivere normalmente”. Il film fa vedere come anche sulla sedia a rotelle si possa andare a sciare, ballare, fare arte, escursionismo… insomma, essere felici e trovare un senso per la propria vita. “Handicap è normale – dice Giancarlo – perché si tratta solo di considerare una differenza e io credo che le differenze arricchiscono l’uomo, arricchiscono il...

Continua

Maria Montessori e la pedagogia del fare, con tenerezza.

Pubblicato da alle 16:47 in DOXA segnalazioni, galleria home page, talenTO | 0 commenti

Maria Montessori e la pedagogia del fare, con tenerezza.

Che cos’è l’apprendimento individualizzato? E’ un metodo per formare individui competitivi o persone libere e felici? Che cos’ è diventata oggi la scuola? Che cosa dovrebbe essere? Quale valore dovrebbe avere oggi l’educazione? Ma è davvero un valore? Sta per iniziare la scuola e molti genitori si sono posti questi quesiti ed altri ancora. Ma quello che sicuramente in parte può risolvere il grande enigma della formazione è uno solo: sono disposto a mettermi in gioco per il bene di mio figlio? Perché dalla risposta che ogni genitore si dà, si deduce la disponibilità ad educare ed essere educato: a collaborare.  La formazione di un individuo è la base di ogni missione umana, di ogni scelta, di ogni opportunità.   Non è cosa di poco conto. Puntare sulla formazione vuol dire valorizzare la competenza e non la competizione, la conoscenza e non l’inutile divulgazione, la sostanza e non la forma: la motivazione individuale e collettiva. Ultimamente si sta riproponendo in molte scuole italiane il metodo Montessori, un percorso educativo che aiuta il bambino ad esprimere se stesso nel rispetto dei suoi tempi, modi e libertà espressive. Innovativo rispetto al metodo tradizionale, il metodo Montessori considera e accompagna l’intero sviluppo dell’essere umano: dalla nascita alla maturità. L’approccio olistico montessoriano esamina il lavoro di costruzione e di trasformazione dell’individuo nelle diverse fasi della crescita e attraverso tutti i suoi periodi formativi, sensitivi e creativi. L’educazione – come affermava Maria Montessori, medico, pedagogista e scienziato – non è un solo episodio della vita, ma una forma intrinseca che aiuta l’individuo a crescere e maturare, a scegliere e ragionare, ad esprimere in maniera assertiva la propria personalità. Il termine educare deriva dal latino educĕre, ex-ducere, portare, condurre fuori. In poche parole: far vedere che cosa l’individuo possiede dentro di sé, esternare i suoi saperi e le sue potenzialità, le sue passioni, desideri, affetti. Sogni. Senza aver paura di sbagliare.  Famoso in tutto il mondo, molto utilizzato in America e Regno Unito, il metodo Montessori è poco valorizzato in Italia. Perché? Se è un ottimo metodo educativo? Non ci sono gli spazi, i materiali e il personale docente non è preparato a questo genere di approccio didattico? In parte è vero. Oppure: le caratteristiche strutturali del sistema nazionale di formazione e istruzione non contemplano l’investimento in competenze-chiavi quali la creatività, l’esercizio del senso critico, l’autovalutazione, l’autodeterminazione? La scuola italiana utilizza un metodo lineare d’insegnamento, molto nozionistico e poco attento allo sviluppo affettivo dell’individuo. Ultimamente alcuni pedagogisti hanno capito quanto sia importante la sfera emotiva nella costruzione del sapere e della personalità dell’individuo. Si è fatto tanto, ma ancora molto deve essere fatto per migliorare quest’ambito costruttivo della conoscenza, soprattutto nell’adolescente. Come il bambino anche l’adolescente deve essere educato a lavorare con ordine, precisione, indipendenza. Per diventare ed essere un individuo consapevole, con una forte personalità e un deciso pensiero critico, non collerico o competitivo, socievole e sicuro di sé. Maria Montessori l’aveva capito più di un secolo fa: “l’educazione comincia dalla nascita“. Il percorso formativo dura per tutta la vita. Capirlo e incentivarlo nella scuola vuol dire migliorare l’interazione sociale, lo stile comportamentale e relazionale, la proattività, la responsabilità, la comprensione e la fiducia in se stessi. E questo dovrebbe essere l’obiettivo finale di ogni percorso formativo. La fiducia in se stessi è un fondamentale...

Continua

Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

Pubblicato da alle 12:01 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

Diciotto candeline e maggiore età per Sixways, il Festival che presenta a Torino e in Piemonte grandi artisti della chitarra classica internazionale. Tra gli ospiti di quest’anno: l’inglese Raymond Burley, Pietro Locatto, Cristiano Poli Cappelli, FFFortissimo Guitar Quartet. Tra le tante sono le collaborazioni ci sono il Festival Borgate dal Vivo e il Conservatorio G. Verdi di Torino. A Torino sono previsti 4 concerti, ad ingresso gratuito, da lunedì 16 a giovedì 19 luglio, presso il cortile di San Pietro in Vincoli Zona Teatro.  Sixways è una delle più affermate rassegne di chitarra classica e contemporanea nel panorama regionale e nazionale, che unisce la qualità creativa ed esecutiva dei grandi artisti della chitarra con i luoghi storici ed evocativi del Piemonte. Si comincia lunedì alle pre 21 e 15 con FFFortissimo Guitar Quartet, composto da Laura La Vecchia, Daniele Ligios, Paolo Bianchi, Cristiano Arata, giovanissimi artisti uscenti dal Conservatorio Verdi di Torino. Il repertorio preferito è quello originale per quartetto di chitarre, in gran parte legato alla musica tradizionale di altre culture come quella africana, orientale, e sud americana. Il giorno seguente sarà la stella del Festival di quest’anno ad esibirsi con Giorgio Mirto: il chitarrista Raymond Burley, uno dei più importanti chitarristi inglesi, con importanti esperienze sia come interprete solista, sia come concertista per orchestre, colonne sonore, radio e televisione. Come solista ha suonato nei principali festival in Europa, Usa, Sud America, Canada e Asia. Burley ha suonato numerose volte presso la London’s Wigmore Hall, la South Bank Centre’s Purcell Room e la Birmingham’s Symphony Hall, suonando con le più importanti orchestre del Regno Unito comprese la BBC Symphony Orchestra, la Philharmonia, la English Chamber Orchestra e la Royal Philharmonic Orchestra. Mercoledì, sempre alla stessa ora l chitarrista romano Cristiano Poli Cappelli che si è diplomato in chitarra presso il conservatorio di Pescara con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Letizia Guerra, esibendosi in festival musicali in tutta Italie e all’estero producendo numerosi dischi con l’etichetta Brilliant Classic. Giovedì 19 luglio,  Pietro Locatto, chiude la rassegna torinese. Il musicista ha compiuto i suoi studi sotto la guida del M° Stefano Grondona presso il conservatorio di Vicenza. Dal 2012 volge attività didattica come M° assistente presso il Conservatorio di Alessandria. Dal 2013 è componente dell’ensemble di chitarre ‘Supernova’ diretto da Arturo Tallini. http://www.sixways.it...

Continua

L’archeologia delle Meraviglie: Andrea Carandini presenta La Forza del Contesto all’Egizio.

Pubblicato da alle 10:23 in Notizie, Pagine svelate, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

L’archeologia delle Meraviglie: Andrea Carandini presenta La Forza del Contesto all’Egizio.

Al centro della piramide di meraviglie del Museo Egizio Andrea Carandini dice che “il lavoro di un archeologo somiglia a quello di un investigatore“, professore emerito di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Roma La Sapienza e autore di molteplici opere saggistiche alla cui schiera si è recentemente aggiunto La Forza del Contesto, ultima (anzi, penultima) fatica letteraria di colui che da molti è considerato la più importante eminenza nazionale nel campo dell’archeologia. Se non altro, la più prolifica. L’allievo prodigio di Ranuccio Bianchi Bandinelli vanta una bibliografia da fare invidia a qualunque studioso: oltre 30 monografie e innumerevoli collaborazioni unite a ricerche empiriche che ne hanno consolidato negli anni l’autorevolezza e il prestigio. A meno di un mese dalla pubblicazione di Io, Agrippina, l’instancabile Carandini ha tenuto il 25 maggio presso il museo egizio di Torino una conferenza sul complesso e profondamente meditativo saggio La Forza del Contesto, edito da Laterza, il cui fine è quello di scandagliare l’affascinante mondo dell’ archeologia partendo dall’analisi del singolo oggetto e ponendolo successivamente in relazione con gli altri ritrovamenti  e con lo stesso ambiente che lo circonda. Senza ovviamente dimenticare il ruolo primario dei musei nella conservazione dei reperti, argomento clou del momento tra gli studiosi. A dialogare con l’autore, il direttore del Museo Egizio, Christian Greco, Andrea Augenti (Università di Bologna), Carlo Tosco (Politecnico di Torino), Giuliano Volpe (Consiglio Superiore “Beni culturali e paesaggistici” del MiBACT). Ad aprire il dibattito è il direttore del Museo Christian Greco, ne elogia la prosa agevole e snella del libro, citandone i passi salienti, per finire con un lungo e un po’ verboso monologo sull’importanza di considerare il patrimonio culturale un bene collettivo e dunque meritevole di una maggiore responsabilizzazione sia da parte del singolo individuo che degli enti privati e pubblici. Carandini annuisce con scarso entusiasmo, probabilmente stanco dei soliti discorsi di circostanza tipici degli accademici, che rimpiangono martello e scalpello sotto il sole del Cairo. Un archeologo, si sa, è un uomo pragmatico, e ai discorsi idealistici preferisce l’azione. Tra una battuta di spirito e l’altra, Carandini sottolinea l’importanza di creare gruppi di lavoro sul campo perfettamente organizzati e coadiuvati (“Se ognuno fa a modo suo poi la somma è un caos!”) e aggiunge che solo un contesto umano ben organizzato può affrontare la ricerca di un contesto urbano storicamente preciso e stratificato. Gli interventi di Scarpa, Augenti e Tosco non regalano il necessario quid di vivacità, indispensabile a tener coinvolto l’uditorio. La nota positiva è la presenza di Carandini, che con il suo fare gioviale e arguto sa tenere attenta la platea. Un peccato per un libro così acuto e ricco di spunti di riflessione. Forse una intervista diretta (come già fatto a Catania) sarebbe stata preferibile e avrebbe conferito più valore non solo al libro ma anche all’autore. Ilaria...

Continua

Giovani creativi mettetevi al “Tavolo”. Parte il concorso “PROGETTI SM’art”.

Pubblicato da alle 16:47 in Fashion, Innovazione, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Giovani creativi mettetevi al “Tavolo”.  Parte il concorso “PROGETTI SM’art”.

Si lamenta spesso il gap che esiste in Italia tra gli studi universitari e il mondo del lavoro: gli studenti non entrerebbero in contatto con gli aspetti pratici e produttivi dell’attività professionale. Partendo da questa e da altre riflessioni la SM’art, una giovane, ma già ben posizionata realtà industriale nell’ambito dei materiali per l’industria del mobile, ha deciso di entrare in contatto con giovani creativi sotto i 30 anni  italiani e stranieri e con gli studenti che a Torino frequentano il Politecnico, lo IED, lo IAAD e l’Accademia Belle Arti di Cuneo (corsi di Product and Interior Design).  A loro è infatti rivolta la prima edizione del concorso  “PROGETTI SM’art”, ai futuri talenti e protagonisti del design italiano che per partecipare dovranno ideare un TAVOLO interamente realizzato con i prodotti della SM’art.  Tre le diverse categorie che verranno premiate: Miglior progetto in assoluto Miglior progetto nuova idea Miglior progetto colore “Il Made in Italy è una garanzia nel mondo soprattutto per alcuni settori di beni di consumo tra cui l’arredamento” sottolinea Francesco Bellantuono, export manager della SM’art, “noi stessi ne siamo l’esempio: una giovane realtà che in pochi anni –la SM’art è stata fondata nel 2005- è riuscita a imporsi a livello internazionale con competitor molto più grandi e potenti, grazie all’originalità della proposta e alla qualità. Per noi essere innovativi è fondamentale: usciamo quasi ogni sei mesi con nuove proposte che vanno dai diversi decorativi sino ai nuovi materiali e crediamo molto nell’entusiasmo e nell’audacia tipiche dei giovani creativi che vogliamo aiutare dando loro un assaggio di cosa potrebbero fare una volta laureati con gli strumenti e il know how giusti. Questa è la prima edizione del premio e abbiamo quindi voluto scegliere il tavolo, un oggetto dalle mille declinazioni, un po’ come i nostri materiali, ma negli anni a venire seguiranno altre call e occasioni di collaborazione con gli studenti e i giovani designer” C’è tempo sino al 30 giugno per iscriversi al concorso accedendo al sito della SM’art nella sezione news http://www.s-m-art.it/progetti-IT.html; che vinca il migliore dunque e viva il Made in Italy!   Emanuela...

Continua

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Pubblicato da alle 18:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Si conclude stasera a Torino il tour che la pianista neoclassica Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, ha tenuto per la prima volta in Italia. Lunedì 16 aprile, nella Sala Grande del Circolo dei lettori, alle ore 21, l’artista – la cui musica è stata definita dalla stampa europea “la risposta femminile a Ludovico Einaudi”, ” e “simile ad Erik Satie e a Keith Jarrett” – proporrà un repertorio selezionato dei suoi due album, Soul Colours (2014), e Life Stories (2017). Cresciuta in Croazia, laureata in Inghilterra (Cambridge) e operativa in Austria (Vienna), Antonija compone brani aldilà di ogni etichetta e classificazione, tra pop e musica classica, il cui percorso sonoro tocca l’eterno conflitto tra le grandi perdite e i viaggi della felicità, attraversando itinerari di amore e gioia vitale ed il cui tocco è particolarmente sognante ed emotivamente coinvolgente. Compositrice dall’età di sei anni (il suo primo brano Tamed Courage è raccolto nel suo primo album), Antonija Pacek spinge le sue creazioni ogni volta più lontano, senza la pretesa di rivolgersi ad una nicchia perché, nonostante la complessità strutturale, la sua musica arriva direttamente, indistintamente ed emotivamente a tutte le generazioni. Alcuni la chiamano grande musica per il cinema, altri la chiamano neoclassica, altri ancora ritengono che necessiti di parole per essere interpretata. Aldilà di ogni etichetta e classificazione, le composizioni scritte ed eseguite da Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, si collegano sicuramente alle emozioni più profonde dell’ascoltatore. Più vicino al pop fine rispetto alla musica classica, la su musica è plasmata dalla piacevole facilità e scorrevolezza in un’atmosfera che produce un senso di sognante...

Continua