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La cultura della fotografia nel progetto Archiviare il Presente. Mostre e 2 giorni di convegno.

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La cultura della fotografia nel progetto Archiviare il Presente. Mostre e 2 giorni di convegno.

Con l’occasione degli Stati Generali della Fotografia, organizzati dal Mibact nel 2017, e la successiva istituzione di un Tavolo per la Fotografia della Regione Piemonte, si è costituito un gruppo formato da Enti (Associazioni e Circoli) tutti quanti operanti nel settore della fotografia, in provincia di Torino e della Val d’Aosta. Le attività dei diversi soggetti di questo gruppo, dedicate ai soci e a alla popolazione, hanno per scopo la diffusione della cultura fotografica, spaziano dall’organizzazione di mostre fotografiche, corsi dedicati dai livelli base a quelli avanzati (compresi master di specializzazione), maratone e concorsi fotografici, istruzione fotografica nella scuola pubblica, conservazione e valorizzazione della fotografia storica, conferenze e dibattiti, servizi fotografici di documentazione delle manifestazioni sociali cittadine. Nel condividere le proprie esperienze, l’affiatamento del gruppo è cresciuto e spontaneo è stato il desiderio di realizzare un progetto condiviso tra tutti; questa idea si concretizzerà per la prima volta quest’anno nel periodo marzo-giugno 2019: Distribuite in numerosi sedi e attraverso differenti tipologie di offerta culturale, da quella espositiva a quella divulgativa e formativa, fra Torino e provincia si alterneranno operatori culturali, intellettuali, artisti, archivisti, soprintendenti, giornalisti, curatori, collezionisti, per dare vita a una kermesse di livello e di forte impatto culturale, avendo per scelta messo a punto un calendario ricco e variegato, in grado di aggregare diverse tipologie di fruitori, dai più addentro alla materia ai neofiti. I numeri: 12 fra enti e operatori culturali; 10 mostre, delle quali la quasi totalità si svolgerà presso sedi prestigiose; 2 convegni, di cui una due giorni di Working days con personalità del Mibact, direttori di istituzioni, artisti e operatori attivi a livello nazionale; 5 incontri con professionisti del mondo della fotografia e 5 conversazioni con artisti che presentano le loro ultime ricerche; 4 corsi di formazione dedicate a differenti target di studenti; 1 progetto diffuso e condiviso con la popolazione del quartiere Crocetta di Torino.   Scrive Daniela Giordi curatrice del progetto: Nell’universo questo momento non esiste. Nella fisica il concetto di tempo é diventato qualcosa che non c’entra più con la nostra “idea di tempo”, si mescola con lo spazio, è soggetto alle  fluttuazioni quantistiche. Dimenticando il concetto di tempo è più facile capire come funziona il mondo a livello fondamentale, ciononostante nella nostra esperienza l’atto di fermare il tempo/presente in uno scatto con l’ausilio della “luce” può essere una prassi per prendere visione e raccogliere momenti di tempo/presente trascorsi, fermati per la conservazione della memoria. Presente e passato sono indissolubilmente legati, in assenza di fonti certe, senza nessuna azione atta alla costituzione di una memoria (sia privata che collettiva), o senza una trascrizione o celebrazione messa in atto attraverso qualsivoglia forma, orale, grafica o iconografica, il destino ineludibile del presente/passato è rappresentato dalla caduta nell’oblio, o peggio ancora dalla vittoria dei ricorsi del revisionismo. Perché sentiamo la necessità in tempo reale di condividere quanto il nostro sguardo coglie? Perché costruiamo un’estensione della nostra persona/personalità/identità attraverso immagini della nostra privacy? Difficilmente ciò è ascrivibile solamente alla rivoluzione tecnologica dei mezzi di ripresa e diffusione digitale. Quanto le immagini che vediamo esposte in mostra o pubblicate sui giornali sono reale rappresentazione del presente e non un prodotto indotto da mode, gusti, strumenti tecnologici, cultura visiva acquisita di riflesso, digerita e metabolizzata (o non) sia dagli autori sia dai fruitori? A questo sito tute le info  https://www.archiviareilpresente.it Training days Archiviare il presente...

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La Fondazione CRT rielegge il Professor Giovanni Quaglia come Presidente.

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La Fondazione CRT rielegge il Professor Giovanni Quaglia come Presidente.

Come era facile immaginare il Professor Giovanni Quaglia è stato rieletto all’unanimità Presidente della Fondazione CRT per i prossimi quattro anni, nella seduta di insediamento del Consiglio di Indirizzo appena rinnovato.   Nel discorso programmatico per il mandato 2019-2023, il Presidente Quaglia ha ringraziato i Consiglieri di Indirizzo per averlo eletto con voto unanime, e rivolto un cordiale saluto al Consiglio di Amministrazione e al Segretario Generale della Fondazione CRT con tutta la struttura. Nel sottolineare “il rapporto sereno e proficuo con le istituzioni civili, economiche e religiose, le fondazioni e associazioni del territorio, le tante realtà culturali, imprenditoriali, del mondo del lavoro e delle professioni, il variegato e fondamentale mondo del terzo settore”, il Presidente Quaglia ha salutato la Sindaca di Torino e i primi cittadini del Piemonte e Valle d’Aosta, i Presidenti, gli Assessori e i Consiglieri di entrambe le Regioni, delle Province e i responsabili di tutte le realtà territoriali, in particolare di quelle situate in aree marginali e che fanno più fatica: “A loro – ha detto – va l’assicurazione di un convinto riconoscimento del difficile compito di amministrare la cosa pubblica e del primato delle Istituzioni”. Ai Presidenti delle Fondazioni di origine bancaria del Piemonte, riuniti nell’omonima Associazione da lui stesso presieduta, Quaglia ha espresso “la disponibilità a continuare e, se possibile, rendere più pregnante ed efficace un condiviso comune servizio al territorio”.   “La scelta unanime che avete effettuato – ha detto il Presidente rivolgendosi ai Consiglieri di Indirizzo della Fondazione CRT – dà certamente più forza e autorevolezza alla mia Presidenza, ma conferisce un prestigio e una forza straordinari allo stesso CdI. Inoltre, la pressoché unanime modalità di designazione e di scelta di ognuno di voi, smentisce ricorrenti insinuazioni di interferenze o pressioni dall’esterno. Abbiamo l’orgoglio di essere uomini liberi! Pertanto, sarò difensore attento, al vostro fianco, dell’autonomia della Fondazione, delle vostre libere scelte, delle decisioni che andrete ad assumere, soprattutto negli appuntamenti cruciali, tra due anni per il rinnovo del CdA e, tra quattro, per la nomina del mio successore. Mi auguro che tutte le Istituzioni, ai vari livelli, abbiano la stessa determinazione, la stessa autonomia, la stessa libertà di giudizio e la stessa trasparenza che ha e che avrà la Fondazione CRT”.   “Rivendicare con forza il proprio ruolo – ha spiegato il Presidente Quaglia – significa rafforzare e rendere chiara la propria identità, che sta certamente in quello che abbiamo fatto e facciamo, ma anche, e forse soprattutto, nella relazione con il territorio e i suoi attori”. Quindi, dopo aver ricordato che, in oltre 27 anni, “la Fondazione è cresciuta, si è consolidata, ha rafforzato e differenziato il patrimonio, potendo così svolgere un ruolo significativo nella promozione della coesione sociale, economica e culturale del Piemonte, della Valle d’Aosta e, con le altre Fondazioni, del Paese”, il Professor Quaglia ha aggiunto: “Il profilo dell’impegno del mondo delle Fondazioni, nell’attuale scenario, dovrà sempre più privilegiare le partnership con altri soggetti, per poter rispondere in modo efficace ed efficiente alle sfide del cambiamento e creare così valore per le comunità e per il territorio”.   “Per il futuro ci saranno di grande aiuto le indicazioni emerse nella prima fase degli Stati Generali, la grande operazione di ascolto collettivo per ridefinire mission, vision e strategie della Fondazione per i prossimi anni. E questo, nella...

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Vittorio Parigini: un torinese alla conquista della Serie A.

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Vittorio Parigini: un torinese alla conquista della Serie A.

Da pochi giorni ha compiuto 23 anni ed è uno dei talenti in erba del calcio italiano, anche se ancora non ha espresso tutto il suo potenziale. Stiamo parlando di Vittorio Parigini, attaccante classe 1996 che ha già dimostrato con la maglia della Nazionale U21 di avere capacità fuori dal comune, anche se le ultime questioni extracalcistiche sembra che non gli facciano molto bene. Il provino con il Torino  Vittorio è un attaccante nato nel 1996 e, fin dai primi tocchi con il pallone, ha messo in mostra doti importanti. Inizia con il club del Pancalieri, una società di dilettanti che si trova proprio vicino a Torino. Dopo qualche anno arriva il provino con il Torino: la segnalazione di Silvano Benedetti è arrivata con i tempi giusti e Parigi entra così a far parte della famiglia granata. Il percorso con le giovanili vede Vittorio spesso schierato da titolare, riuscendo ad attirare su di sé numerosi scout grazie alle ottime prestazioni con gli Allievi Nazionali, prima e della Primavera, poi. Buona parte di questo periodo positivo va sicuramente al mister, Moreno Longo, che non ha timori reverenziali nello schierare Parigini anche contro avversari più grandi ed esperti. La prima parte della carriera da professionista. Dopo le ottime prestazioni con la primavera del Torino, per Parigini arriva il momento di spiccare il volo: la carriera da professionista inizia con la Juve Stabia in Serie B, per poi passare al Perugia, dove rimane per due stagioni di fila. Nel corso degli ultimi anni, invece, il suo percorso assomiglia più a quello di una girandola, visto che cambia maglia per tre volte, disputando una stagione a testa con Chievo Verona, Bari e Benevento. Vittorio è cresciuto come punta centrale, ma nel suo percorso di formazione è riuscito a fare numerosi passi in avanti anche come assist-man, abituandosi a giocare da seconda punta oppure dietro a due attaccanti. Per questo motivo, si è trasformato in un giocatore molto polivalente a livello offensivo. Il suo punto di forza è l’accelerazione, ma anche il fatto di potersi disimpegnare senza problemi con entrambi i piedi. Il Toro e Mazzarri. Se, come abbiamo detto, con l’Under 21 il percorso fatto da Parigini è stato decisamente importante, con la maglia del Torino ha certamente faticato molto di più. Vittorio, però, ha sempre avuto parole di stima verso mister Mazzarri, dal momento che è stato proprio l’ex allenatore del Napoli a volerlo trattenere nel capoluogo piemontese a tutti i costi. Verso Vittorio, il buon Walter nutre un affetto che si potrebbe quasi definire paterno, mettendo sullo stesso piano anche il ct della Nazionale U21, Gigi Di Biagio. Anche quest’ultimo, infatti, ha sempre creduto nelle qualità di Parigini, anche quando il giovane attaccante faticava a trovare spazio e giocava pochissimo. Se Mazzarri probabilmente si aspetta qualcosa di più da Parigini per concedergli altri scampoli di partita, l’attenzione ora è tutta per la classifica. Infatti il Torino si trova attualmente al nono posto, a quota 45, a sole sei lunghezze rispetto all’ultimo posto utile per il sogno Champions League. Il sesto posto dell’Atalanta, però, che vuol dire preliminari di Europa League, dista solo tre punti. Tutto merito di un’importante serie di risultati consecutivi, quella del Toro di Mazzarri, che rappresenta una buona occasione per gli amanti delle scommesse, già da tempo attenti ai...

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Il sound elegante e sottile degli Ylamar viene a incantare la città.

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Il sound elegante e sottile degli Ylamar viene a incantare la città.

Astonished. Stupito.  E’ il genere di risposta, che risale dal grumo di sensi che si aprono a concessione, per ascoltare un brano musicale. E si finisce astonished, quando ci si trova avvolti dalla voce e dal sound di una esile, solo nel numero, band in arrivo con un concerto live in città. Il fondo tre è il numero perfetto. Gli Ylamar sono un trio nato nella provincia di Cuneo, in quel di Savigliano nel febbraio del 2013. Da 6 anni propongono un loro repertorio musicale con chitarra, due voci, tastiere e il beatbox. Sarà il Centro Cultura Contemporanea di Torino, ex Birrificio Metzger ad ospitare il progetto Songwriters Palco d’Autore, il luogo dove suoneranno gli Ylamar, trio composto da Ilaria Lorefice, vocals and acoustic guitar, Marco Forgione vocalist and beatboxer e Fabio Donatelli keyboarder. A introdurre il concerto ci penserà la chitarra e la voce del giovane e capace cantautore torinese Pietro Giay. Ondate di suono, tenerezze incredibili, armonie sostenute tra eleganza e una gioia sottile, quasi sommessa, un gusto finissimo senza romanticismo fatto di colori bruni e lunghi respiri d’oltremanica sono la cifra stilistica con cui si sono fatti apprezzare in Italia e all’estero questo singolare gruppo .  Danzano fra fraseggi leggeri le composizioni che si appoggiano come arcate alle sponde della lingua inglese e italiana. Quando gli si chiede come nascano i loro brani rispondono che gestiscono la loro fase creativa soprattutto in sala prove, vista la particolarità della nostra formazione. “È sicuramente un processo che richiede tempo e maturazione. Partiamo quasi sempre da un’idea del brano che è già stata concepita chitarra-voce da Ilaria e poi iniziamo a improvvisare sia su aspetti ritmici che armonico-sonori. Teniamo bene a mente il “limite” della strumentazione che abbiamo a disposizione e lo utilizziamo come opportunità per costruire un nuovo tipo di arrangiamento: lavorare con il beatbox non è da interpretare come sostituto del batterista. Le percussioni fatte con la voce creano nuovi percorsi percussivi su cui appoggiarsi, e noi ci sperimentiamo sopra, a volte anche avvalendoci della tecnologia (come la possibilità di looppare le voci e il beatbox di modo che Marco possa anche cantare parti solista). Ci lasciamo trasportare dal flusso creativo e arriviamo a definire le soluzioni che ci hanno convinto di più. Il live è il momento in cui capiamo se il pezzo ci convince fino fondo, proprio perchè fino ad oggi abbiamo fatto scelte di arrangiamento che fossero interamente performabili dal vivo, senza l’aggiunta di drum machine o basi, salvo l’inserimento della loop-station appunto, in cui campioniamo però dal vivo le eventuali parti di beatbox/voce. In questi anni la performance live è stato il modo per sperimentare il nostro sound e conoscerlo al meglio”. Il 17 settembre 2018 è stato pubblicato il loro nuovo album dal titolo “Signs”. Contiene gran parte del repertorio suonato nei concerti durante questi anni d’attività, tra cui molti brani inediti che trovano una versione ricercata e definitiva. Il concerto sarà l’occasione per sentire dal vivo i nuovi pezzi e capire perché Red Ronnie li sostiene così apertamente. Pier...

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Torino sapiens sapiens. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia stelle della cultura.

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Torino sapiens sapiens. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia stelle della cultura.

“Senza l’Italia, Torino sarebbe più o meno la stessa cosa. Ma senza Torino, l’Italia sarebbe molto diversa”. Difficile trovare una definizione più azzeccata di quella che scrisse Umberto Eco su questa città. Sulla sua insularità sociale, la sua brexit patologica rispetto al resto d’Italia, sulla sua incompatibilità e scarsa conciliabilità con la penisola si è formato il suo scheletro erectus, il suo istinto a distinguersi e il suo divenire a forza di volontà: sapiens sapiens. Due volte sapiens come due sono gli eventi che presentati a distanza di un giorno la portano altrove, forse citando il sommo Machiavelli, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui.  Quel cibo di cui parla Machiavelli è la cultura e, solo qui ci si pasce davvero di quel raro cibo che tanta cura richiede cucinarlo, saperlo impiattare e poi servire. Il Salone del Libro e Biennale Democrazia sono i cibi raffinatissimi, più stellati di una costellazione, e il loro incalcolabile cammino  –che – ci fa credere che disegnino la traccia del destino, sono in assoluto tra le migliori idee nate in terra sabauda e forse davvero hanno tracciato e continuano ad indicare il destino di questa riottosa ed ermetica ex capitale. Biennale Democrazia e il Salone del Libro hanno scelto per il debutto informativo, ossia le conferenze happening, tipiche degli eventi molto attesi in due luoghi altrettanto simbolici. Il foyer in velluto rosso del Teatro Regio e l’underground cult a bordo fiume dello Student Zone dei Murazzi.    Il Salone del Libro come un vecchio salmone che conosce la strada ha capito come  saltare nel fiume degli eventi e delle difficoltà ha iniziato la risalita verso i meriti che gli spettano e le attese del pubblico. Dopo traversie a metà tra il grottesco e per forza di cose il romanzesco, la prossima edizione, la 32esima, si rinnova e si estende e va ad allogggiare all’Oval, uno degli spazi fieristici più belli e accoglienti dell’intero paese.  Sceglie, quest’anno una lingua, in luogo di un paese, lo spagnolo. La lingua dell’inquisizione, delle tensioni politiche odierne come il Messico e la catalogna, della maestosa poesia sudamericana, di Cervantes, e della finezza diplomatica. La quarta lingua più parlata al mondo che è anche quella, gesuitica nel pensiero e, compassionevole del Papa venuto dalla fine del mondo. Due occasioni in cui la cultura è alla portata di tutti, cinque giorni per Biennale da mercoledì 27 al 31 marzo e altrettanti cinque per il Salone, dal 9 al 13 maggio. Non si può dire che dietro ai numeri e alla capacità d’inventiva non vi sia una logica e un pizzico di follia. Infatti così Italo Calvino, in linea con Eco diceva:  “Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre alla follia”. Ps. Riguardo alla follia, la scelta della camicia di Nicola Lagioia, scrittore e direttore del Salone, indossata per la presentazione, propende nettamente per...

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Dodici piccoli giganti in città. Lingotto Musica ospita i violoncelli dei Berliner.

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Dodici piccoli giganti in città. Lingotto Musica ospita i violoncelli dei Berliner.

Sono trascorsi soltanto undici giorni, troppo pochi perché il ciliegio dell’Auditorium si raffreddi dopo aver acclamato Isabelle Faust, tutta in dorato lamé e paperine, ed il suo Stradivari del 1704, insieme alla Gürzenich-Orchester Köln che per la prima volta a Torino ha suonato diretta dal quel fuoriclasse di François-Xavier Roth.  Era il 13 febbraio e il programma di sala si apriva a ventaglio su Mendelssohn che compone per violino e la tempestosa quinta Sinfonia di Mahler. Diverso per proposta ma simile nell’emozione il rendez-vous organizzato da Lingotto Musica previsto per domenica 24 febbraio. A cavalcare il palcoscenico saranno dodici ambasciatori teutonici inviati direttamente da Berlino, tutti accomunati dallo stesso legno, grande, caldo e bruno. Orchestra nell’orchestra i 12 violoncelli dei Berliner Philharmoniker da quasi mezzo secolo si confrontano con un repertorio vastissimo, abbattendo le barriere dei generi musicali.  Staffette preziose di un ensemble che anticipa l’atteso appuntamento con l’intera orchestra dei Berliner Philharmoniker che il prossimo 2 maggio chiuderà la stagione e celebrerà i 25 anni di attività di Lingotto Musica. Il programma della serata, che si svolge come di consueto alle 20.30, si compone di un insieme di pagine, eterogenee per epoca, organico (ovviamente eseguito perlopiù trascritto) e repertorio, rispecchiando le intenzioni del gruppo espresse dal suo portavoce Martin Menking: «In generale cerchiamo di offrire programmi trasversali, in modo che l’ascoltatore più serio sia obbligato a divertirsi, mentre quello meno impegnato possa confrontarsi con […] linguaggi più impegnativi». Un viaggio intorno al mondo dunque, che condurrà il pubblico dalla Germania seicentesca del compositore David Funck alle temperate e seducenti sonorità latino americane di Astor Piazzolla, a cui sono dedicate numerosi brani presenti nella seconda parte del programma. Non mancano rivisitazioni del repertorio di tradizione europeo come il secondo brano di Antonín Dvořák (Lasst mich allein) o il celebre Valzer dalla seconda Jazz Suite di Dmitrij Šostakovič, così come escursioni nel repertorio della musica per film con il celebre tema dalla colonna sonora di Titanic composta da James Horner. Non mancano poi brani originali, scritti espressamente per la formazione, come il trittico di Boris Blacher Blues, Espagnola e Rumba philharmonica, composto nel 1972 come omaggio alla nascita del gruppo, oppure Die 12 in Bossa Nova di Wilhelm Kaiser-Lindemann e ancora Para Osvaldo Tarantino di Josè Carli. Una fama conquistata apparentemente senza fatica quella di questa celestiale dozzina, sempre capaci di regalare novità e sorpresa. Pier...

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La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

Pubblicato da alle 16:02 in Eventi, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

La storia della Olivetti in una mostra a Città del Messico: Olivetti Makes.

Olivetti Makes C’è un po’ di Torino oggi a Mexico City. Un pezzo di Torino e del Piemonte; non è il solito folklore eno –gastronomico: è un pezzo di storia che sa di cultura, di sapere, di capacità, di futuro. È la storia della Olivetti di Ivrea. La storia di 110 anni di una impresa che dal piccolo Piemonte seppe creare un impero che si era ampiamente esteso fino ad avere , già nel 1968, anche quattro sedi in Messico. Una impresa che ha avuto il difetto di essere stata troppo avanti sui tempi: non si parlava solo di informatica, allora, ma già si discuteva di temi sociali, di futuro del pianeta. Argomenti che oggi  sono ormai emergenza quotidiana. La mostra “Olivetti Makes” è uno dei molti eventi allestiti in occasione della grandiosa e compiaciuta celebrazione dei 50 anni dai giochi olimpici di Città del Messico: grande fu allora la responsabilità della Olivetti: infatti alla società di Ivrea era stata affidata tutta la parte informatica.  Situata nello sfarzoso Palazzo delle Belle Arti, luogo dove dimorano anche celeberrimi affreschi di Diego Rivera, Siqueiros e Tamayo, la mostra è a cura del Prof. Pier Paolo Peruccio del Politecnico di Torino; inaugurata l’11 ottobre 2018, sarà visitabile fino al 13 gennaio 2019. Mette un certo orgoglio vedere come cinquant’anni fa l’Italia battesse letteralmente il tempo al mondo intero. Mette però una gran tristezza il raffronto con l’oggi: dopo solo mezzo secolo, nella stessa Ivrea molti sulla Olivetti sanno poco o nulla o fingono di non sapere. E intanto l’Italia si volta dall’altra parte e continua a ballare sul ponte del Titanic. Paola...

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Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Pubblicato da alle 11:07 in ONG piemontesi, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Voliamo alto è un film d’avventura. Perchè ci riguarda ed è parte della nostra storia.

Voliamo Alto è il titolo del film documentario del regista Andrea Tomasetto che verrà proiettato venerdì 9 novembre al centro Paideia in via Moncalvo 1 alle ore 20 e 30 a Torino. Le riprese sono di Antonio Venere e Tomasetto, le musiche originali sino state composte da Giancarlo T. Marangoni e ha il patrocinio della Film Commission. Marisa e Giancarlo sono marito e moglie. Problemi durante il parto hanno causato danni molto grandi al loro corpo, ma non alle loro vite. Con tenacia, dall’infanzia, hanno lottato per portare avanti una vita piena. Il film è il racconto di come hanno fatto.   Il film segue una giornata di Marisa e Giancarlo nella loro casa di Rocca Canavese (piccolo paese a 30 km da Torino): il risveglio, la colazione, il lavoro, pranzo e cena, visite a e di amici, sino alla messa a letto. “Io riesco a fare le cose, perché c’è qualcuno che mi dà le mani e le gambe!” dice Marisa. E infatti conosciamo Daniela e Teo, che aiutano Marisa e Giancarlo al mattino e al pomeriggio… “Ma – sottolinea Teo – noi facciamo le cose per loro, ma i protagonisti della loro vita, rimangono loro”. Il secondo “filo” dl film è quello della vita di Marisa e Giancarlo (raccontata da loro stessi): dalla “crisi adolescenziale” (“a 14 anni volevo buttarmi da quel balcone lassù” racconta Marisa), alla scelta-conquista di studiare in una scuola superiore, sino alla laurea (Psicologia per entrambi)… poi le amicizie, la conoscenza, l’amore ed il matrimonio… il lavoro, i progetti per il futuro… Il terzo filo è Volare Alto: l’associazione fondata 20 anni fa da Marisa e Giancarlo, per aiutare famiglie con figli disabili a trovare strade di autonomia per i ragazzi. Negli anni Volare Alto è diventata una rete di circa 40 famiglie, dove ci si aiuta a vicenda e si cerca di “vivere normalmente”. Il film fa vedere come anche sulla sedia a rotelle si possa andare a sciare, ballare, fare arte, escursionismo… insomma, essere felici e trovare un senso per la propria vita. “Handicap è normale – dice Giancarlo – perché si tratta solo di considerare una differenza e io credo che le differenze arricchiscono l’uomo, arricchiscono il...

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Maria Montessori e la pedagogia del fare, con tenerezza.

Pubblicato da alle 16:47 in DOXA segnalazioni, galleria home page, talenTO | 0 commenti

Maria Montessori e la pedagogia del fare, con tenerezza.

Che cos’è l’apprendimento individualizzato? E’ un metodo per formare individui competitivi o persone libere e felici? Che cos’ è diventata oggi la scuola? Che cosa dovrebbe essere? Quale valore dovrebbe avere oggi l’educazione? Ma è davvero un valore? Sta per iniziare la scuola e molti genitori si sono posti questi quesiti ed altri ancora. Ma quello che sicuramente in parte può risolvere il grande enigma della formazione è uno solo: sono disposto a mettermi in gioco per il bene di mio figlio? Perché dalla risposta che ogni genitore si dà, si deduce la disponibilità ad educare ed essere educato: a collaborare.  La formazione di un individuo è la base di ogni missione umana, di ogni scelta, di ogni opportunità.   Non è cosa di poco conto. Puntare sulla formazione vuol dire valorizzare la competenza e non la competizione, la conoscenza e non l’inutile divulgazione, la sostanza e non la forma: la motivazione individuale e collettiva. Ultimamente si sta riproponendo in molte scuole italiane il metodo Montessori, un percorso educativo che aiuta il bambino ad esprimere se stesso nel rispetto dei suoi tempi, modi e libertà espressive. Innovativo rispetto al metodo tradizionale, il metodo Montessori considera e accompagna l’intero sviluppo dell’essere umano: dalla nascita alla maturità. L’approccio olistico montessoriano esamina il lavoro di costruzione e di trasformazione dell’individuo nelle diverse fasi della crescita e attraverso tutti i suoi periodi formativi, sensitivi e creativi. L’educazione – come affermava Maria Montessori, medico, pedagogista e scienziato – non è un solo episodio della vita, ma una forma intrinseca che aiuta l’individuo a crescere e maturare, a scegliere e ragionare, ad esprimere in maniera assertiva la propria personalità. Il termine educare deriva dal latino educĕre, ex-ducere, portare, condurre fuori. In poche parole: far vedere che cosa l’individuo possiede dentro di sé, esternare i suoi saperi e le sue potenzialità, le sue passioni, desideri, affetti. Sogni. Senza aver paura di sbagliare.  Famoso in tutto il mondo, molto utilizzato in America e Regno Unito, il metodo Montessori è poco valorizzato in Italia. Perché? Se è un ottimo metodo educativo? Non ci sono gli spazi, i materiali e il personale docente non è preparato a questo genere di approccio didattico? In parte è vero. Oppure: le caratteristiche strutturali del sistema nazionale di formazione e istruzione non contemplano l’investimento in competenze-chiavi quali la creatività, l’esercizio del senso critico, l’autovalutazione, l’autodeterminazione? La scuola italiana utilizza un metodo lineare d’insegnamento, molto nozionistico e poco attento allo sviluppo affettivo dell’individuo. Ultimamente alcuni pedagogisti hanno capito quanto sia importante la sfera emotiva nella costruzione del sapere e della personalità dell’individuo. Si è fatto tanto, ma ancora molto deve essere fatto per migliorare quest’ambito costruttivo della conoscenza, soprattutto nell’adolescente. Come il bambino anche l’adolescente deve essere educato a lavorare con ordine, precisione, indipendenza. Per diventare ed essere un individuo consapevole, con una forte personalità e un deciso pensiero critico, non collerico o competitivo, socievole e sicuro di sé. Maria Montessori l’aveva capito più di un secolo fa: “l’educazione comincia dalla nascita“. Il percorso formativo dura per tutta la vita. Capirlo e incentivarlo nella scuola vuol dire migliorare l’interazione sociale, lo stile comportamentale e relazionale, la proattività, la responsabilità, la comprensione e la fiducia in se stessi. E questo dovrebbe essere l’obiettivo finale di ogni percorso formativo. La fiducia in se stessi è un fondamentale...

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Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

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Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

Diciotto candeline e maggiore età per Sixways, il Festival che presenta a Torino e in Piemonte grandi artisti della chitarra classica internazionale. Tra gli ospiti di quest’anno: l’inglese Raymond Burley, Pietro Locatto, Cristiano Poli Cappelli, FFFortissimo Guitar Quartet. Tra le tante sono le collaborazioni ci sono il Festival Borgate dal Vivo e il Conservatorio G. Verdi di Torino. A Torino sono previsti 4 concerti, ad ingresso gratuito, da lunedì 16 a giovedì 19 luglio, presso il cortile di San Pietro in Vincoli Zona Teatro.  Sixways è una delle più affermate rassegne di chitarra classica e contemporanea nel panorama regionale e nazionale, che unisce la qualità creativa ed esecutiva dei grandi artisti della chitarra con i luoghi storici ed evocativi del Piemonte. Si comincia lunedì alle pre 21 e 15 con FFFortissimo Guitar Quartet, composto da Laura La Vecchia, Daniele Ligios, Paolo Bianchi, Cristiano Arata, giovanissimi artisti uscenti dal Conservatorio Verdi di Torino. Il repertorio preferito è quello originale per quartetto di chitarre, in gran parte legato alla musica tradizionale di altre culture come quella africana, orientale, e sud americana. Il giorno seguente sarà la stella del Festival di quest’anno ad esibirsi con Giorgio Mirto: il chitarrista Raymond Burley, uno dei più importanti chitarristi inglesi, con importanti esperienze sia come interprete solista, sia come concertista per orchestre, colonne sonore, radio e televisione. Come solista ha suonato nei principali festival in Europa, Usa, Sud America, Canada e Asia. Burley ha suonato numerose volte presso la London’s Wigmore Hall, la South Bank Centre’s Purcell Room e la Birmingham’s Symphony Hall, suonando con le più importanti orchestre del Regno Unito comprese la BBC Symphony Orchestra, la Philharmonia, la English Chamber Orchestra e la Royal Philharmonic Orchestra. Mercoledì, sempre alla stessa ora l chitarrista romano Cristiano Poli Cappelli che si è diplomato in chitarra presso il conservatorio di Pescara con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Letizia Guerra, esibendosi in festival musicali in tutta Italie e all’estero producendo numerosi dischi con l’etichetta Brilliant Classic. Giovedì 19 luglio,  Pietro Locatto, chiude la rassegna torinese. Il musicista ha compiuto i suoi studi sotto la guida del M° Stefano Grondona presso il conservatorio di Vicenza. Dal 2012 volge attività didattica come M° assistente presso il Conservatorio di Alessandria. Dal 2013 è componente dell’ensemble di chitarre ‘Supernova’ diretto da Arturo Tallini. http://www.sixways.it...

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