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Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

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Sixways a San Pietro in Vincoli. Quattro concerti per chitarra classica.

Diciotto candeline e maggiore età per Sixways, il Festival che presenta a Torino e in Piemonte grandi artisti della chitarra classica internazionale. Tra gli ospiti di quest’anno: l’inglese Raymond Burley, Pietro Locatto, Cristiano Poli Cappelli, FFFortissimo Guitar Quartet. Tra le tante sono le collaborazioni ci sono il Festival Borgate dal Vivo e il Conservatorio G. Verdi di Torino. A Torino sono previsti 4 concerti, ad ingresso gratuito, da lunedì 16 a giovedì 19 luglio, presso il cortile di San Pietro in Vincoli Zona Teatro.  Sixways è una delle più affermate rassegne di chitarra classica e contemporanea nel panorama regionale e nazionale, che unisce la qualità creativa ed esecutiva dei grandi artisti della chitarra con i luoghi storici ed evocativi del Piemonte. Si comincia lunedì alle pre 21 e 15 con FFFortissimo Guitar Quartet, composto da Laura La Vecchia, Daniele Ligios, Paolo Bianchi, Cristiano Arata, giovanissimi artisti uscenti dal Conservatorio Verdi di Torino. Il repertorio preferito è quello originale per quartetto di chitarre, in gran parte legato alla musica tradizionale di altre culture come quella africana, orientale, e sud americana. Il giorno seguente sarà la stella del Festival di quest’anno ad esibirsi con Giorgio Mirto: il chitarrista Raymond Burley, uno dei più importanti chitarristi inglesi, con importanti esperienze sia come interprete solista, sia come concertista per orchestre, colonne sonore, radio e televisione. Come solista ha suonato nei principali festival in Europa, Usa, Sud America, Canada e Asia. Burley ha suonato numerose volte presso la London’s Wigmore Hall, la South Bank Centre’s Purcell Room e la Birmingham’s Symphony Hall, suonando con le più importanti orchestre del Regno Unito comprese la BBC Symphony Orchestra, la Philharmonia, la English Chamber Orchestra e la Royal Philharmonic Orchestra. Mercoledì, sempre alla stessa ora l chitarrista romano Cristiano Poli Cappelli che si è diplomato in chitarra presso il conservatorio di Pescara con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Letizia Guerra, esibendosi in festival musicali in tutta Italie e all’estero producendo numerosi dischi con l’etichetta Brilliant Classic. Giovedì 19 luglio,  Pietro Locatto, chiude la rassegna torinese. Il musicista ha compiuto i suoi studi sotto la guida del M° Stefano Grondona presso il conservatorio di Vicenza. Dal 2012 volge attività didattica come M° assistente presso il Conservatorio di Alessandria. Dal 2013 è componente dell’ensemble di chitarre ‘Supernova’ diretto da Arturo Tallini. http://www.sixways.it...

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L’archeologia delle Meraviglie: Andrea Carandini presenta La Forza del Contesto all’Egizio.

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L’archeologia delle Meraviglie: Andrea Carandini presenta La Forza del Contesto all’Egizio.

Al centro della piramide di meraviglie del Museo Egizio Andrea Carandini dice che “il lavoro di un archeologo somiglia a quello di un investigatore“, professore emerito di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Roma La Sapienza e autore di molteplici opere saggistiche alla cui schiera si è recentemente aggiunto La Forza del Contesto, ultima (anzi, penultima) fatica letteraria di colui che da molti è considerato la più importante eminenza nazionale nel campo dell’archeologia. Se non altro, la più prolifica. L’allievo prodigio di Ranuccio Bianchi Bandinelli vanta una bibliografia da fare invidia a qualunque studioso: oltre 30 monografie e innumerevoli collaborazioni unite a ricerche empiriche che ne hanno consolidato negli anni l’autorevolezza e il prestigio. A meno di un mese dalla pubblicazione di Io, Agrippina, l’instancabile Carandini ha tenuto il 25 maggio presso il museo egizio di Torino una conferenza sul complesso e profondamente meditativo saggio La Forza del Contesto, edito da Laterza, il cui fine è quello di scandagliare l’affascinante mondo dell’ archeologia partendo dall’analisi del singolo oggetto e ponendolo successivamente in relazione con gli altri ritrovamenti  e con lo stesso ambiente che lo circonda. Senza ovviamente dimenticare il ruolo primario dei musei nella conservazione dei reperti, argomento clou del momento tra gli studiosi. A dialogare con l’autore, il direttore del Museo Egizio, Christian Greco, Andrea Augenti (Università di Bologna), Carlo Tosco (Politecnico di Torino), Giuliano Volpe (Consiglio Superiore “Beni culturali e paesaggistici” del MiBACT). Ad aprire il dibattito è il direttore del Museo Christian Greco, ne elogia la prosa agevole e snella del libro, citandone i passi salienti, per finire con un lungo e un po’ verboso monologo sull’importanza di considerare il patrimonio culturale un bene collettivo e dunque meritevole di una maggiore responsabilizzazione sia da parte del singolo individuo che degli enti privati e pubblici. Carandini annuisce con scarso entusiasmo, probabilmente stanco dei soliti discorsi di circostanza tipici degli accademici, che rimpiangono martello e scalpello sotto il sole del Cairo. Un archeologo, si sa, è un uomo pragmatico, e ai discorsi idealistici preferisce l’azione. Tra una battuta di spirito e l’altra, Carandini sottolinea l’importanza di creare gruppi di lavoro sul campo perfettamente organizzati e coadiuvati (“Se ognuno fa a modo suo poi la somma è un caos!”) e aggiunge che solo un contesto umano ben organizzato può affrontare la ricerca di un contesto urbano storicamente preciso e stratificato. Gli interventi di Scarpa, Augenti e Tosco non regalano il necessario quid di vivacità, indispensabile a tener coinvolto l’uditorio. La nota positiva è la presenza di Carandini, che con il suo fare gioviale e arguto sa tenere attenta la platea. Un peccato per un libro così acuto e ricco di spunti di riflessione. Forse una intervista diretta (come già fatto a Catania) sarebbe stata preferibile e avrebbe conferito più valore non solo al libro ma anche all’autore. Ilaria...

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Giovani creativi mettetevi al “Tavolo”. Parte il concorso “PROGETTI SM’art”.

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Giovani creativi mettetevi al “Tavolo”.  Parte il concorso “PROGETTI SM’art”.

Si lamenta spesso il gap che esiste in Italia tra gli studi universitari e il mondo del lavoro: gli studenti non entrerebbero in contatto con gli aspetti pratici e produttivi dell’attività professionale. Partendo da questa e da altre riflessioni la SM’art, una giovane, ma già ben posizionata realtà industriale nell’ambito dei materiali per l’industria del mobile, ha deciso di entrare in contatto con giovani creativi sotto i 30 anni  italiani e stranieri e con gli studenti che a Torino frequentano il Politecnico, lo IED, lo IAAD e l’Accademia Belle Arti di Cuneo (corsi di Product and Interior Design).  A loro è infatti rivolta la prima edizione del concorso  “PROGETTI SM’art”, ai futuri talenti e protagonisti del design italiano che per partecipare dovranno ideare un TAVOLO interamente realizzato con i prodotti della SM’art.  Tre le diverse categorie che verranno premiate: Miglior progetto in assoluto Miglior progetto nuova idea Miglior progetto colore “Il Made in Italy è una garanzia nel mondo soprattutto per alcuni settori di beni di consumo tra cui l’arredamento” sottolinea Francesco Bellantuono, export manager della SM’art, “noi stessi ne siamo l’esempio: una giovane realtà che in pochi anni –la SM’art è stata fondata nel 2005- è riuscita a imporsi a livello internazionale con competitor molto più grandi e potenti, grazie all’originalità della proposta e alla qualità. Per noi essere innovativi è fondamentale: usciamo quasi ogni sei mesi con nuove proposte che vanno dai diversi decorativi sino ai nuovi materiali e crediamo molto nell’entusiasmo e nell’audacia tipiche dei giovani creativi che vogliamo aiutare dando loro un assaggio di cosa potrebbero fare una volta laureati con gli strumenti e il know how giusti. Questa è la prima edizione del premio e abbiamo quindi voluto scegliere il tavolo, un oggetto dalle mille declinazioni, un po’ come i nostri materiali, ma negli anni a venire seguiranno altre call e occasioni di collaborazione con gli studenti e i giovani designer” C’è tempo sino al 30 giugno per iscriversi al concorso accedendo al sito della SM’art nella sezione news http://www.s-m-art.it/progetti-IT.html; che vinca il migliore dunque e viva il Made in Italy!   Emanuela...

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Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Pubblicato da alle 18:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Si conclude stasera a Torino il tour che la pianista neoclassica Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, ha tenuto per la prima volta in Italia. Lunedì 16 aprile, nella Sala Grande del Circolo dei lettori, alle ore 21, l’artista – la cui musica è stata definita dalla stampa europea “la risposta femminile a Ludovico Einaudi”, ” e “simile ad Erik Satie e a Keith Jarrett” – proporrà un repertorio selezionato dei suoi due album, Soul Colours (2014), e Life Stories (2017). Cresciuta in Croazia, laureata in Inghilterra (Cambridge) e operativa in Austria (Vienna), Antonija compone brani aldilà di ogni etichetta e classificazione, tra pop e musica classica, il cui percorso sonoro tocca l’eterno conflitto tra le grandi perdite e i viaggi della felicità, attraversando itinerari di amore e gioia vitale ed il cui tocco è particolarmente sognante ed emotivamente coinvolgente. Compositrice dall’età di sei anni (il suo primo brano Tamed Courage è raccolto nel suo primo album), Antonija Pacek spinge le sue creazioni ogni volta più lontano, senza la pretesa di rivolgersi ad una nicchia perché, nonostante la complessità strutturale, la sua musica arriva direttamente, indistintamente ed emotivamente a tutte le generazioni. Alcuni la chiamano grande musica per il cinema, altri la chiamano neoclassica, altri ancora ritengono che necessiti di parole per essere interpretata. Aldilà di ogni etichetta e classificazione, le composizioni scritte ed eseguite da Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, si collegano sicuramente alle emozioni più profonde dell’ascoltatore. Più vicino al pop fine rispetto alla musica classica, la su musica è plasmata dalla piacevole facilità e scorrevolezza in un’atmosfera che produce un senso di sognante...

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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

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Intervista al numero due del Politecnico: il Prorettore Patrizia Lombardi.

Il nuovo Prorettore del Politecnico di Torino è Patrizia Lombardi, Professore Ordinario del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio, Membro effettivo del Collegio di Architettura e Membro effettivo del Collegio di Pianificazione e Progettazione. Abbiamo deciso di incontrarla per conoscerla e per rivolgerle qualche domanda. Poco tempo addietro avevamo intervistato l’attuale Rettore del Politecnico, il professor Guido Saracco al momento della sua candidatura. Qui il link all’intervista. http://www.gazzettatorino.it/18004-2 L’ufficio dove ci accoglie il nuovo Prorettore è luminoso, arredato con  sobrietà ma pregiato dal design di un tavolo progettato da Mollino. La prima domanda riguarda cosa comporta questa importante carica, quali sono i doveri che le competono. Il mio ruolo è di fare le veci del Rettore, in sua assenza o per impedimenti, oltre a ciò sono impegnata in tutta una serie di doveri e adempimenti, tra questi presenziare nel senato e nel cda e naturalmente supportare il Rettore nelle sue attività. Non ho delle deleghe specifiche, tranne una. La delega nel campo della sostenibilità. Questo esplicitamente voluto, perché io prima avevo questo come incarico; nel team del Politecnico il gruppo di lavoro che si occupa della sostenibilità, cioè rendere più sostenibili i processi, in un campus grande come il nostro è molto importante. L’università ha tre missioni principali, la prima è l’educazione la seconda la ricerca e la terza è di avere un ruolo attivo nella società; non solo il trasferimento tecnologico, ma il coinvolgimento e la condivisione della conoscenza, quindi l’attenzione alle risorse del pianeta. Il Poltecnico ha aderito dell’Agenda 2030. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Gli Obiettivi per lo Sviluppo vertono su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità. Quindi ci sono questi tra gli obiettivi in capo al Prorettore…? Si certo. Prendiamo l’Energia.. Dal 2008 abbiamo messo a punto una cabina di regia che si chiama living Lab, che si occupa di monitorare i consumi energetici di tutta la struttura, abbiamo quattro sedi. Il Living Lab è l’unità di controllo centralizzato di tutti i sistemi di monitoraggio attivi. Permette di verificare l’andamento dei consumi delle diverse fonti energetiche utilizzate dal Politecnico e costituisce un laboratorio dimostrativo delle potenzialità di efficientamento degli edifici e impianti dell’ateneo. Esiste un portale Living Lab che rappresenta l’interfaccia di comunicazione e interazione con gli utenti allo scopo di sensibilizzare e rafforzare la cultura della sostenibilità e del risparmio energetico. L’utilizzo consapevole, informato e responsabile delle fonti energetiche di cui si approvvigiona il Politecnico per garantire servizi quali l’elettricità, il riscaldamento, la climatizzazione, rappresenta un fattore chiave per contribuire a ottimizzare i consumi e favorire il risparmio energetico. Inoltre il Poli produce energia e compra energia verde. Il nostro impatto risulta molto forte sulla mobilità. Il problema è proprio quello, su questo aspetto dobbiamo lavorare in sinergia con la città. Aderendo all’agenda 2030, dovremmo diminuire dell’80% le nostre emissioni. I nostri riferimento per la didattica e la ricerca sono mappate su questi...

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Gli studenti del Galfer sono i migliori nel concorso europeo “I giovani e le scienze”

Pubblicato da alle 12:29 in Eventi, Innovazione, Notizie, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Gli studenti del Galfer sono i migliori nel concorso europeo “I giovani e le scienze”

Commissione Europea. Con il loro progetto  “(R)Evolution Simulator” gli studenti  Federico Malnati (2000), Matteo Palmieri (2000), Alessandro Sosso (2000), del Liceo Scientifico Galileo Ferraris di Torino, per tutti Galfer, sono stati selezionati come i migliori  della selezione italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze”  e parteciperanno alla selezione europea prevista a Dublino dal 14 al 19 settembre assieme agli inventori del progetto “Techno-B Brace (Techno-Back Brace)” Nicolò Vallana (2000), Luca Fermi (2000), Edoardo Puce (2000), dell’ITTS Da Vinci – O. Belluzzi di Rimini. “La scienza e la ricerca sono fondamentali per il futuro dell’Europa,” dice il dott. Massimo Gaudina, Capo Rappresentanza a Milano, Commissione europea,” Investire sui giovani talenti non è un lusso ma un bisogno essenziale per assicurare il progresso  e la crescita economica delle nostre società. Per questo motivo la Commissione europea continua a investire in programmi di ricerca, come Horizon 2020, per valorizzare le eccellenze e preparare il nostro futuro e la Direzione Generale Ricerca realizza ogni anno il concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE”.  A Milano  ieri 25 marzo e oggi, lunedì 26 marzo si svolge aperta al pubblico la mostra delle invenzioni e dei progetti di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 14 e i 21 provenienti da tutta Italia che partecipano  della Selezione Italiana del concorso europeo “I giovani e le scienze” della Direzione Generale della Commissione europea EUCYS e il 26 mattina n ple Morandi 2 la cerimonia di premiazione alla presenza delle massime autorità.   Con l’edizione 2018 ‘I giovani e le scienze’, che è l’evento più prestigioso a livello europeo in quanto voluto sia dal Parlamento che dalla Commissione e dal Consiglio, il concorso, giunto alla sua trentesima edizione, raggiunge in totale ben 2401 progetti presentati da 5412 ragazze e ragazzi. Sono 867 i lavori selezionati per le finali, realizzati da 1827 studenti. Si tratta dell’Italia che cresce, rappresentano i veri talenti e molti di loro negli anni hanno anche brevettato le loro invenzioni e avviato delle start up estremamente innovative. Il dott. Alberto Pieri, segretario generale della FAST-Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche, che organizza per la DG Ricerca  della Commissione europea ogni anno, tale finale nazionale spiega:” alla finale europea prevista quest’anno a Dublino dal 14 al 19 settembre  i neoArchimede vincono sino a settemila euro per le loro invenzioni e prototipi;  a Milano il 26 marzo alla finale italiana vengono elargite borse di studio, viaggi, attestati di prestigiose realtà europee ed internazionali.   Ci sono ben 26 stand e invenzioni in mostra, allestiti da ragazze e ragazzi di tutta Italia con scoperte curiose ed utili”. Sono 61 gli studenti finalisti. Arricchiscono la rassegna anche 16 finalisti provenienti da altri Stati. I progetti riguardano tutte le materie: da quelle umanistiche a quelle scientifiche e tecniche;  anche quest’anno sono estremamente interessanti. Molte sono legate al desiderio da parte dei giovani di trovare soluzioni pratiche a problemi reali, come in questi progetti ad esempio: una innovativa applicazione per poter prenotare il pranzo al bar della scuola riducendo le attese e lo spreco alimentare; oppure  un particolare alimentatore mobile per innovare le aule di informatica; uno studio su uno stent pericardico auto-espandibile; un nuovo programma open-source di grafica 3D, che permette di costruire ed eseguire flow chart; ma anche un nuovo modello sperimentale per monitorare nel tempo lo stato di conservazione dell’olio di oliva; ed un ...

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Progetto Pilun. Riscoprire i piloni votivi. Un bel progetto di Arte Sacra Contemporanea.

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Progetto Pilun. Riscoprire i piloni votivi. Un bel progetto di Arte Sacra Contemporanea.

E’ con il nobile intento di ridare visibilità ai piloni votivi, che, all’inizio di dicembre, il pittore Angelo Barile e il giornalista e musicista Luigi Bairo hanno dato vita a Pilun – progetto di Arte Sacra Contemporanea. Un’iniziativa che ha riscosso un immediato e inatteso successo: più di 850 iscritti nei primi mesi, oltre mille fotografie, centinaia di piloni individuati, fotografati e spesso geolocalizzati dagli iscritti al gruppo; tante le storie, i volti misteriosi incontrati in questa “caccia al pilone”, che sta appassionando sempre più persone.   Sono presenti un po’ ovunque nel territorio, nei centri urbani, ma soprattutto in campagna. Eretti per ricordare eventi miracolosi di cui spesso si è persa la memoria, oppure come ex voto. Nei boschi proteggevano il cammino dei viandanti in corrispondenza dei trivii, incroci di tre sentieri, che erano considerati fulcro di energie negative, dove poteva manifestarsi il potere infausto delle streghe, che in Piemonte si chiamavano Masche,  e del demonio.   Non sono stati dipinti da artisti famosi, ma da sconosciuti pittori locali itineranti. Ma pur non essendo considerati opere d’arte, conservano un fascino straordinario. Alcuni versano in condizioni di totale degrado, altri sono stati oggetto di restauri discutibili. Un mondo dimenticato, ma straordinario, denso di storia e di mistero si cela in queste semplici costruzioni, frutto della più semplice e genuina spiritualità popolare. Ci sono cose che vedono solo gli artisti, i sensibili, gli accorti. Oltre a vedere talvolta decidono di agire, di restituire agli sguardi qualcosa che era lì, “nascosto in bella vista”. https://www.facebook.com/groups/240120996525435/  Collaborare al progetto Pilun? Pilun è un progetto aperto. Ogni forma di collaborazione è ben accetta. – CENSIMENTO DEI PILONI . E’ possibile contribuire individuando e documentando le edicole votive presenti nel territorio, scattando una o più fotografie e indicandone l’esatta collocazione (se possibile anche segnalando le coordinate geografiche che possono essere individuate con GOOGLE MAPS). Le informazioni andranno pubblicate con un post sul gruppo facebook PILUN – PROGETTO DI ARTE SACRA CONTEMPORANEA. Gli amministratori del gruppo procederanno alla realizzazione di una mappa interattiva su Google. – Proporre sulla stessa pagina facebook suggerimenti, commenti, collaborazioni, notizie che possano aiutare a recuperare la storia delle edicole del...

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Unione Musicale. Al Quartetto Hagen in una intervista la giornalista Laura Brucalassi rivolge una domanda premurosa,  precisa e sempre attuale, la risposta che ne riceve è altrettanto accorta e ricca di sensibilità. Voi siete musicisti, insegnanti e anche genitori: secondo voi come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica? Personalmente credo in una forte connessione tra la musica che custodiamo e le idee dell’illuminismo. Per me, la maggior parte della musica è radicata in una profonda comprensione dell’umanità e nelle migliori qualità a cui gli esseri umani possono aspirare. Può essere che questo aspetto sia stato un po’ sottovalutato nell’educazione… Considerato uno dei migliori quartetti al mondo e ritenuto un modello in termini di qualità del suono, pregio dell’assieme e varietà stilistica, l’Hagen è stato invitato regolarmente dall’Unione Musicale fin dal 1987 e ora ritorna a Torino, oggi, mercoledì 21 febbraio (Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21), per la prima tappa di un brevissimo tour italiano. All’inizio erano quattro fratelli, bravissimi e affiatati, cresciuti in una famiglia di musicisti di Salisburgo: ai violini Lukas e Angelika (sostituita nel 1987 Rainer Schmidt), alla viola Veronika e Clemens al violoncello. Avviati a una carriera speciale già quando erano allievi del Mozarteum, gli Hagen festeggiano nel 2018 trentasette anni di carriera insieme, vissuta ai massimi livelli fin  primi anni, segnati dalla vittoria in numerosi concorsi internazionali e da un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon, oltre che dalla dedizione nella preparazione e nel perfezionamento di un repertorio sterminato, che oggi è la loro cifra caratteristica. Negli anni i programmi dei loro concerti, accattivanti e intelligenti, hanno centrato molteplici obiettivi: da un lato hanno consolidato la tradizione interpretativa del repertorio classico (si vedano le loro pluripremiate incisioni dei Quartetti di Mozart e Beethoven), dall’altro hanno ampliato il repertorio con nuovi brani commissionati agli autori di oggi e – dato non scontato – hanno rinverdito pagine poco note, riportandole all’attenzione del pubblico. A Torino, dopo gli apprezzatissimi concerti dedicati ai Quartetti di Mozart e Beethoven, realizzati rispettivamente nel 2006 e nella stagione 2012-13, il Quartetto Hagen presenta ora un programma incentrato sui grandi autori del Novecento con i Cinque Pezzi op. 5 e le 6 Bagatelle op. 9 di Webern e i Quartetti di Debussy e Ravel, che rappresentano le uniche composizioni per quartetto dei due grandi autori francesi. Il Quartetto Hagen ha dichiarato: «Il fatto stesso che questi brani siano stati tutti scritti in un arco di tempo piuttosto breve e in un’epoca in cui sono avvenuti cambiamenti drammatici ci ha convinti a mettere insieme queste pagine. D’altra parte l’abbinamento permette di mettere a confronto i diversi tipi di scrittura: quella del quartetto francese, con la sua riflessione sul canone classico, e il pensiero compositivo tedesco proiettato sul futuro della scrittura del quartetto per archi».     I Cinque Pezzi op. 5, del 1909, così come le successive Bagatelle op. 9, sono brani estremamente densi e sintetici, costruiti su “motivi” di una, due, tre o quattro note. Alla dilatazione delle durate (e degli organici) della musica tardoromantica precedente Webern risponde facendo scomparire il concetto stesso di “tema”, cui si accompagna la perdita di ogni riferimento alla tonalità, alla scansione ritmica regolare, all’attenuazione delle sonorità, che raramente toccano il forte. Webern “compensa” con un’attenzione estrema a ogni minimo dettaglio: le...

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La Senatrice Elena Cattaneo a Giovedì Scienza. GazzettaTorino l’ha intervistata.

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La Senatrice Elena Cattaneo a Giovedì Scienza. GazzettaTorino l’ha intervistata.

Ogni settimana il Teatro Colosseo, l’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino e, da quest’anno, anche l’Aula Magna del Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino, si trasformano in un grande laboratorio scientifico. Da novembre fino a marzo non solo conferenze ma dimostrazioni, esperimenti di laboratorio, spettacoli teatrali e filmati per portare il sapore della ricerca al grande pubblico. La partecipazione è aperta a tutti, l’appuntamento è il giovedì alle 17.45, l’ingresso è rigorosamente gratuito. Domani, 15 febbraio è il Giovedì scientifico che ospiterà al Teatro Colosseo la Senatrice della Repubblica Elena Cattaneo con un intervento dal titolo “Ogni giorno. Tra scienza e politica. I valori scientifici dell’oggettività al servizio del bene comune”.   GazzettaTorino l’ha intervistata. Quale profilo, reputazione, porta con se la parola scienza in Italia. Le scoperte, frutto di lunghe ricerche, paiono destare un interesse modesto. Eppure se oggi viviamo molto più a lungo e meglio il merito lo possiamo attribuire prevalentemente alla scienza. L’Italia vive il paradosso di essere il Paese che ha dato i natali a Galileo Galilei, l’inventore del metodo scientifico, la culla della prima università al mondo, quella di Bologna nata nel 1088, il luogo dove tante scoperte importanti sono state fatte, ma anche, oggi, uno degli Stati europei in cui il rapporto tra scienza, politica e società è più complicato. Il problema non è tanto “l’interesse modesto” che le scoperte scientifiche suscitano, ma è l’incapacità di pensare alla ricerca scientifica e al suo metodo come strada attraverso la quale accrescere la nostra comprensione del mondo e ridurre le problematicità che ci affliggono, aumentando il numero di persone che possono beneficiare dei progressi della scienza. Per pensare in questo modo bisogna lavorare sul futuro, puntare a obiettivi significativi e poi mettere in campo la competizione tra le idee affinché vinca la migliore e su questa base, solo su questa, assegnare il denaro pubblico. Il tema delle fake news sta acquisendo una rilevanza sempre maggiore, per contrastare il fenomeno Mariya Gabriel, neo commissario europeo per la Digitalizzazione, ha annunciato di voler istituire una commissione di esperti d’alto livello nell’Unione Europea. Reputa che possa servire oppure si resta nell’ambito delle buone intenzioni, senza che le ricadute arrivino ai cittadini. Che in tempi di bufale e di semplificazioni estreme, a livello europeo, così come pure si è fatto e si sta facendo a livello nazionale, si stia provando a contrastare questa tendenza è per me una notizia importante, anche se naturalmente l’efficacia di queste misure dipenderà da quali saranno e dal riuscire a realizzarle in concreto senza frustrare le libertà fondamentali dei cittadini. Al contempo da parte politica è importante che si instauri un’abitudine a resistere alla tentazione di assecondare l’emotività dei cittadini, la paura di fronte a scoperte e tecniche importanti ma complesse e difficili da comprendere pienamente, preferendo adottare divieti “a priori” piuttosto che esercitare compiutamente l’attività del legislatore, regolamentando con lungimiranza e, quando serve, sapendo di avere a che fare con una conoscenza in continua evoluzione. Anche nel legiferare sarebbe importante applicare il metodo scientifico, che ci permette di avvicinarci a quello che non comprendiamo evitando le contraddizioni e individuando gli errori di logica e di ragionamento, fondando le affermazioni su fatti e fonti verificabili. L’attuale campagna elettorale ha accuratamente trascurato i temi legati alla ricerca, ad un indirizzo chiaro...

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

“Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta” Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, poeta e pacifista. Insegna e guida ritiri sull’arte di “vivere consapevolmente”,  al suo attivo ha la pubblicazione di moltissimi libri. Il suo pensiero è stato di forte ispirazione per Grazia Roncaglia, insegnante della scuola primaria, che ha da poco dato alle stampe per le edizioni L’Età dell’Acquario il libro “Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta”. Il libro racconta una storia delicata che prende spunto dalla vacanza in montagna di Alice, la protagonista dodicenne si trova immersa in un mondo a cui non è abituata. Lontana dal trambusto cittadino e dai pressanti ritmi della scuola – e, soprattutto, da internet e dai social network, si accorge della presenza anomala ma persistente di quell’elemento che chiamiamo silenzio. Lievemente disorientata all’inizio, con l’aiuto di una nonna speciale e del saggio montanaro Antonio, scopre che dal silenzio scaturisce la gioia più grande, perché in esso si può ascoltare sé stessi e il mondo. Impaginata con particolare accuratezza, animata da un lettering che muta colore e font, la storia si avvale di ottime illustrazioni. Disseminate tra le pagine, le immagini acquerellate realizzate da Paola Gandini, artista, insegnante e capace illustratrice, creano uno sfondo fatto di una magia gentile, accogliente e poetica. Piccoli mondi di contemplazione, le tavole pubblicate aprono con naturalezza la possibilità di una meditazione rasserenata sulle cose e sulle loro potenzialità. Viene così a crearsi una perfetta armonia tra il testo, che invita alla meditazione e al recupero di una connessione senza satellite con se stessi e la suggestione visuale. L’avventura di Alice ha i pregio di provare a coinvolgere i ragazzi in qualche pratica di meditazione e consapevolezza, attraverso le quali proveranno ad avviarsi, assieme alla protagonista, sul sentiero della conoscenza di sé, dell’amorevolezza e della compassione. Il libro contiene una seconda parte rivolta ai genitori e agli insegnanti che desiderano accompagnare i ragazzi in questo particolare percorso.      ...

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