talenTO

A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

Pubblicato da alle 11:57 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Innovazione, talenTO, Università | 0 commenti

A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

  L’Associazione Italiana Cultura Qualità con Thales Alenia Space ( J.V. tra Thales e Leonardo) ha organizzato il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.  Il convegno si aprirà con i saluti della Sindaca Chiara Appendino , del Vice Presidente del Consiglio Regionale Nino Boetti, della  Presidente AICQ Giorgia Garola e del Vicepresidente di Thales Alenia Space Walter Cugno. Il chairman del Convegno è Mario Ferrante Thales Alenia Space e Vicepresidente AICQ. Il convegno farà il punto  sullo stato dell’arte nella Gestione e Prevenzione delle Emergenze, crea un forum periodico su questo tema, promuovere il trasferimento di metodologie ed esperienze da un settore all’ altro, rafforza la consapevolezza che le tecnologie spaziali e moderne contribuiscono a migliorare la gestione delle emergenze per condividere l’esperienza delle industrie, agenzie spaziali, associazioni internazionali, università e servizi. L’ AICQ ha sempre avuto un’attenzione particolare non solo ai temi classici della Qualità, ma anche a temi che riguardano la Qualità della Vita del cittadino. L’AICQ e Thales Alenia Space hanno organizzato un evento di notevole interesse. Nel 2016 si mise in opera il primo Workshop Nazionale sulla “Gestione dell’errore Umano” con interventi nel settore Spaziale, Accademico e Sanitario e nel 2017 su questo nuovo tema anch’esso trasversale  sulla “Gestione delle Emergenze”. La Qualità migliora sicuramente nel confronto e nella condivisione. Dai tempi antichi ai giorni nostri l’emergenza è un aspetto che ha coinvolto tutto il nostro Pianeta  Esempi ci sono dati dalle api che in mancanza di fiori producono il miele, utilizzando le secrezioni di altri insetti, oppure dalle formiche che in caso di alluvioni, per proteggere la regina, costruiscono con i loro corpi una zattera.  Anche nelle antiche civiltà precolombiane c’era una particolare attenzione alla prevenzione, basti osservare la tecnica di costruzione degli edifici per ridurre il rischio di collasso in caso di terremoti (Peru – Ollantaytambo). Per Thales Alenia Space, che ha come vision “Lo Spazio come orizzonte dell’Umanità per costruire sulla Terra una vita migliore e sostenibile”,  il contributo all’ organizzazione di questo convegno rappresenta sicuramente un fatto positivo. I satelliti forniscono un notevole supporto alla gestione delle Emergenze come nel caso di COSMO-SkyMed  sistema duale  dell’ ASI e del Ministero della Difesa e Sentinel dell’ESA. Da non dimenticare anche la prevenzione delle Emergenze nello Spazio ed in particolare sulla Stazione Spaziale dove l’Azienda ha realizzato il 50% del Volume Abitabile negli stabilimenti di Torino. L’obiettivo di questo convegno non è alimentare allarmismi, ma far conoscere la straordinaria competenza ed eccellenza su questo tema ed evidenziare nei diversi domini, da quelli ad alta tecnologia come lo Spazio, ai Servizi, alla Sanità, alle Industrie, lo stato dell’arte dell’Emergenza in termini di Prevenzione e Gestione. L’ importanza della partecipazione a questo evento è dettata dall’attualità dell’argomento affrontato con relazioni da parte di esperti, anche di fama internazionale, che spaziano in tutti i campi. Valorizzare e promuovere i risultati raggiunti  Il convegno, grazie al contributo di Intesa San Paolo nonché di altri importanti sponsor, si terrà in un luogo molto suggestivo: il Grattacielo Intesa San Paolo di Torino. Le istituzione hanno dato il massimo supporto a questo evento insieme agli Ordini professionali e ai vari Sponsor che hanno riconosciuto e sostenuto l’importanza di questo tema . Il Workshop è indirizzato sia al grande pubblico che alla Comunità Industriale, Scientifica, Sanitaria, Universitaria , Servizi, Professionisti e Istituti di ricerca....

Continua

Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

Pubblicato da alle 11:01 in MotorInsider, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

La Fiat 500, nata nel 1957 con l’intento di dare un’automobile a tutti, con il tempo è diventata una vera e propria icona. Ancora oggi nel cuore degli italiani, continua ad essere oggetto del desiderio anche per le nuove generazioni.   Vedere oggi, sulle strade che percorriamo ogni giorno, una vecchia 500 non è affatto un evento raro. Molti sono ancora coloro che, nonostante le assurde limitazioni sul traffico per le vetture d’epoca, la usano quotidianamente. Perché come la 500 non c’è nessuna altra vettura. In netta controtendenza con le moderne vetture che sembrano ormai dei furgoni, piccola e agile se la cava ancora egregiamente nel traffico odierno. Certo, chi scrive forse ha una visione un po’ romantica e di parte sulla bicilindrica torinese, ma sull’aspetto estetico non si discute. La 500 piace trasversalmente, sia a chi l’ha posseduta e guidata in passato e sia a chi la sceglie oggi come vettura da collezione. Sembra incredibile, ma la gente per questa piccola automobile prova un vero e proprio affetto, tutti la vedono e ne identificano immediatamente le “forme”, proiettandola fra gli oggetti di design più riconosciuti a livello mondiale. Non per nulla, proprio i suoi sinuosi raccordi ottengono il prestigioso riconoscimento del “Compasso d’oro” con le seguenti motivazioni: “La vettura Fiat 500 a cui viene attribuito il Compasso d’oro 1959 costituisce un tipico esempio, nel campo dell’automobile. di una forma nata dalla stretta integrazione fra tecniche proprie della grande serie nell’industria meccanica e particolari esigenze di economia nella produzione di una macchina di ampia destinazione popolare. Il premio, sottolineando la coraggiosa rinuncia alla figuratività tradizionale dell’automobile attraverso un attento riesame del complesso dei suoi elementi fondamentali, intende portare in rilievo il fatto che tale concezione, oltre ad aver condotto il designer alla massima limitazione degli elementi superficiali del costume decorativo segna una importante tappa nella strada verso una nuova genuinità espressiva della tecnica.”. Incredibilmente l’impatto sociale che ha avuto la 500 sulla popolazione, nonostante sia in ritardo rispetto alla più grande 600, è stato decisamente maggiore e indubbiamente più efficace. Analizzandolo con gli occhi di oggi, al di là dell’aspetto estetico a favore della 500, sembra quasi che la 600 faccia parte di un passato ormai remoto, di cui non avere particolare nostalgia, mentre invece la 500 è già parte di un mondo fatto di conquiste personali, di libertà e di maggior benessere. Per intenderci, la 500 è un oggetto che volenti o nolenti è intergenerazionale, non relegato al semplice ruolo di “auto d’epoca” o, almeno, non solo a quello. La “simpatia” generata dall’utilitaria torinese, data dalle sue forme, dal suo bicilindrico scoppiettante, è incredibile, sia per chi ha la passione per i motori e sia per chi poco se ne intende. Del resto l’ingegner Dante Giacosa, “padre” della piccola vettura, era ben conscio che quello che oggi definiamo “design” è fondamentale per il successo verso il pubblico. Raccordare perfettamente le superfici, rendere la linea di un’automobile “completa” è un’opera che pochi possono dire di aver portato a termine con successo. Guardare un’auto e pensare che qualunque modifica estatica sarebbe di troppo, esprime bene questo concetto. Ma non solo. Un piccolo ed insignificante particolare, in mezzo a questi tratti, ha fatto si che la 500 fosse sinonimo di libertà: il tetto apribile. Quel quadrato di tela nera, rende unica...

Continua

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Pubblicato da alle 10:17 in Economia, Eventi, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia e di eccellenza del marchio Cinzano al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Una donna dai folti capelli scuri, avvolta da un candido vestito bianco e cinta da nastri dorati, si staglia su uno sfondo nero illuminato dal drappo giallo che la circonda. Adagiata su due grappoli d’uva, l’eterea figura femminile, a metà tra l’umano e il divino, è intenta a offrire una bottiglia di vino spumante all’osservatore. È con questa stampa litografica di Leonetto Cappiello che si è inaugurata oggi la mostra “Cinzano: da Torino al mondo. Viaggio alla scoperta di un’icona italiana”, volta a tutelare e a valorizzare l’eredità del brand ed elaborata con il contributo di un comitato scientifico di spicco, coordinato da Paolo Cavallo, che ha curato il riordino dell’archivio storico. Il manifesto, immagine guida non solo dell’esposizione, ma anche delle celebrazioni per i 260 anni del marchio, è uno dei pezzi più iconici di quest’ultimo: l’uva, infatti, materia prima della produzione di vermouth e di vini spumanti, diventa qui protagonista insieme alla donna-ambasciatrice del brand. Le sezioni tematiche della mostra sono tre: la prima è dedicata alla comunicazione pubblicitaria, con l’eccezionale produzione artistica che Cinzano ha promosso avvalendosi della collaborazione dei più importanti illustratori e grafici pubblicitari del Novecento: sono, infatti, 26 i manifesti d’epoca visibili e restaurati recentemente per l’occasione; la seconda traccia una storia complessiva del marchio, dalle origini sabaude al consolidamento internazionale, attraverso una linea del tempo che illustra le tappe principali della storia della famiglia e dell’azienda; la terza, infine, mette in scena le collezioni di oggetti storici del brand, quali targhe promozionali, vassoi, bicchieri, shaker e antiche bottiglie risalenti all’Ottocento.     La storia di Cinzano inizia a Torino a metà del XVIII secolo. È qui che, nel 1757, il confettiere Carlo Stefano Cinzano impianta la sua attività, in via Dora Grossa (l’attuale via Garibaldi), raggiungendo le vette più alte della sua arte e divenendo anche fornitore della Casa Reale. Ma è a inizio Ottocento che Francesco Cinzano trasforma un’attività artigianale a conduzione familiare in una grande impresa industriale, legando indissolubilmente il proprio cognome con l’arte della produzione di vermouth, liquori e vini. Infatti, grazie a un’astuta strategia pubblicitaria e al lavoro di infaticabili viaggiatori di commercio – quali Giuseppe Lampiano e i fratelli Carpaneto – già a inizio Novecento il marchio conquista in poco tempo i più importanti mercati nazionali e internazionali, apparendo sui cartelloni, nei negozi e nei locali pubblici di ogni paese. Tra le opere esposte, che hanno caratterizzato la storia e l’ascesa di Cinzano, si ricordano, in particolare: “Il dio Pan”, il primo manifesto dell’azienda, realizzato nel 1898 da Adolf Hohenstein, il quale ritrae il dio Pan intento a suonare lo zufolo e sullo sfondo una ninfa che spreme un grappolo d’uva in una coppa di alabastro: le divinità, entrambe legate alla terra e alla fertilità dei campi, sottolineano l’importanza dell’uva quale principale materia prima per la realizzazione dei prodotti; “La zebra” – uno dei simboli emblematici del brand – compiuta nel 1910 da Leonetto Cappiello e raffigurante un uomo, probabilmente Zeus, nel ruolo di ambasciatore, a cavallo di una zebra di un rosso brillante, nell’atto di offrire il suo bene più prezioso, il vermouth; e, ancora, “Bottiglia con bandiere”, sempre di Cappiello, al cui centro...

Continua

I “FILL” good. Nasce il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra.

Pubblicato da alle 18:01 in Eventi, galleria home page, Pagine svelate, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

I “FILL” good. Nasce il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra.

  Il 21 e il 22 ottobre a Londra è prevista pioggia, vento e il solito, opprimente grigio fumo. Viste le previsioni, occorre difendersi; il consiglio è quello di recarsi nel quartiere di Nottin Hill, celebrato in un film dove un umile libraio finisce tra le braccia di Julia Roberts, simpatica commedia al miele tanto riuscita quanto tristemente irrealistica. Girovagando in cerca della Roberts, varcare l’entrata dello storico teatro d’epoca vittoriana Coronet, trovare posto e lasciarsi sorprendere da Fill. Il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra, Festival of Italian Literature in London; ad assistervi vi si aprirà un sorriso degno della diva Julia.  I temi affrontati saranno letteratura, politica, migrazioni, genere, Italia, il presente e il futuro di Londra, il modo in cui la Brexit sta già cambiando l’Europa e di conseguenza il romanzo. Il festival nasce dalla vasta comunità letteraria italo-londinese, ed è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra, dalla scrittrice Claudia Durastanti, da Marco Manassola, Stefano Jossa e molti altri, tra questi i non trascurabili  Salone del Libro di Torino e la Scuola Holden. Il programma, piuttosto curioso, include il Premio Strega Melania Mazzucco e l’autrice franco-americana Lauren Elkin. Il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, Lidia Tilotta e Clare Longrigg del Guardian; Iain Sinclair, presenterà il suo nuovo “The last London” e discuterà con Olivia Laing e il curatore della Tate Modern Andrea Lissoni; Christian Raimo e il politologo Jonathan Hopkin della London School of Economics, incalzati da Caterina Soffci, discuteranno di “Italian Politics for Dummies”; un dibattito su industria culturale, poi Sara Taylor e l’editor di Granta Ka Bradley. Vi troverà spazio la letteratura italiana tradotta nel mercato anglosassone; Giancarlo De Cataldo parlerà di romanzo e serialità per celebrare il lancio mondiale su Netfix della serie “Suburra” e per finire Zerocalcare incontrerà per la prima volta il pubblico londinese. Il programma completo lo trovate a questo link: www.fll.org.uk. Per saperne di più abbiamo intervistato uno degli organizzatori, che guarda caso non poteva che essere torinese: Gianuca Didino. Come, e dove è nata l’idea del Festival, chiacchierando in un pub, per intuizione, per risposta alle vicende politiche? Diciamo una confluenza di cose. Il progetto del FILL è nato da Marco Mancassola e Stefano Jossa come tentativo di catalizzare le energie intellettuali degli espatriati italiani Londra, in parte come prolungamento delle attività dell’Istituto di Cultura. Ma certamente le vicende politiche, Brexit in testa, hanno giocato un ruolo fondamentale nel trasformare queste intenzioni in realtà. Dopo il referendum del 2016 come cittadini europei residenti a Londra ci è sembrato giusto fare qualcosa di concreto, scendere in qualche modo in campo e alimentare un dibattito. Le persone con cui lavori le conoscevi già o ti hanno coinvolto e chiesto di partecipare.. Conoscevo bene alcuni di loro, come ad esempio Claudia Durastanti, con altri è capitato di scriverci nel corso degli anni, altri li conoscevo per via del loro lavoro ma non c’erano mai stati contatti diretti, altri ancora erano completi sconosciuti. Da questo punto di vista il FILL è già stato un successo, nel senso che ha messo in moto sinergie nuove, creato o reso più solida una rete di relazioni, esperienze e talenti. Personalmente sono rimasto molto colpito nel constatare il potenziale di questa rete. Già a questo stadio il FILL è stata una maniera di farci entrare in...

Continua

La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Pubblicato da alle 12:26 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Innovazione, talenTO | 0 commenti

La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Sarà stato un richiamo Pindarico quello che sin da giovanissimo Alessandro Pasquali ha perseguito con caparbietà e dedizione, frutto di una curiosità per quel dono fondamentale e misterioso che è la luce; fatto sta, che l’inseguire e cercare qualcosa nei fasci luminosi lo ha portato a volare molto in alto.  La dimostrazione è venuta alla luce, per giocare con le parole, qualche sera fa nel castello di Carrù, perché anche se altamente tecnologica sempre di una piccola favola si tratta: quindi il castello, il giardino e, una festa aperta a tutti per la fine dell’estate. La scoperta di questo giovane scienziato, supportato dal socio Bob Tal e Norberto Bertaina, è divenuta una start-up italo svizzera, in grado di rivoluzionare le trasmissioni wireless sostituendo le onde radio con fasci di luce, onde luminose. Una tecnologia nuova, inattesa, che lascia sconcertati e affascinati. Apparentemente semplice, quando la si vede in azione, fendere l’aria come una spada bianca e innocua, frutto però di moltissime sperimentazioni e miglioramenti continui. A credere in questo germoglio di futuro è stata la Banca Alpi Marittime di Carrù, che ha deciso di supportarne la crescita organizzando la prima presentazione pubblica con un concerto e uno spettacolo di grande coinvolgimento. Sul palco l’orchestra Baravalle di Fossano, alle loro spalle un grande schermo come quello di un cinema all’aperto su cui sono passano materiali d’archivio, foto, filmati e una voce guida che ha narrato con particolare qualità, la storia della banca sorta nel 1899 dentro un affresco storico sociale, intervallato da canzoni rappresentative di alcuni momenti del cambiamento del paese.  Non si può dire che non abbia colpito sentir cantare Bella Ciao e La locomotiva di Guccini in uno spettacolo del genere, canzoni che non hanno sfiorato il direttore Carlo Ramondetti, vero mattatore della kermesse. Quando afferma che la “visione – della Banca –  è orientata alle innovazioni più illuminate” coglie davvero nel segno, infatti il concerto è stato trasmesso con il sistema Li-Fi promosso dalla Slux e a fine concerto si è lanciato con un raggio blu un segnale verso le stelle. Lo spirito seriamente orientato alla ricerca vuole sempre giungere alle cose, espandere le conoscenze. Come le carte dei navigatori che, attraversavano gli oceani dopo Colombo, resero navigabile l’imprevedibilità dei mari grazie a un sistema di informazioni, così le nuove possibilità insite nella luce sono una nave, un veicolo di trasporto sicuro per moltissimi tipi di dati, fisseranno i futuri percorsi e probabilmente muteranno il conosciuto con scenari nuovi. Vicini alla luce misteriosa di Slux innesca il desiderio di essere lì dove le cose accadono, dove il domani ha poggiato i suoi passi, accanto alle scoperte e alle persone che le hanno pensate. Per ora, fortunatamente, la Slux vola lontano dai soli delle grandi multinazionali, speriamo che sia attenta a non avvicinarsi troppo e bruciarsi le...

Continua

Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

Pubblicato da alle 18:35 in Economia, Innovazione, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

    Giunti alla seconda edizione, gli Innovation Award, lanciato da Amazon Italia in collaborazione con alcune università, con l’obiettivo di stimolare gli studenti a mettere in gioco le proprie conoscenze e la propria creatività elaborando idee e soluzioni originali ed innovative, anche grazie all’uso di nuove tecnologie. La prima edizione, svoltasi nel 2016, aveva visto il coinvolgimento degli studenti del Politecnico di Milano. Quest’anno l’iniziativa si è svolta parallelamente in tre città: Torino, in partnership con il Politecnico e l’Università; Roma con l’Università di Tor Vergata; Milano, con il Politecnico. Nelle tre città hanno partecipato al contest complessivamente oltre 400 studenti. L’evento odierno è quindi il primo di tre appuntamenti: oltre alla tappa torinese, il 20 settembre a Roma saranno premiati gli studenti dell’Università di Tor Vergata e il 25 settembre a Milano quelli del Politecnico milanese. “Last mile deliveries”, ovvero l’organizzazione del percorso finale di consegna dei prodotti acquistati, è il tema della seconda edizione degli Amazon Innovation Award, sul quale gli studenti del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, in team di tre/cinque persone, si sono sfidati elaborando un progetto originale. Tutti gli studenti che hanno aderito all’iniziativa hanno avuto modo di visitare il centro di distribuzione Amazon di Castel San Giovanni per vedere da vicino come opera la logistica di Amazon. Gli elaborati presentati dagli studenti sono stati valutati da una giuria composta da manager di Amazon. I criteri che hanno guidato la scelta del team vincitore sono stati fattibilità, scalabilità, impatto sul cliente, applicabilità delle tecnologie oltre ai quattro principi di leadership di Amazon: pensare in grande, inventare e semplificare, insistere sugli standard più elevati e analizzare in profondità. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il team composto da Mirko Raimondi, Virginio Giulio Clemente e Tommaso Ruffino, che ha sviluppato un sistema basato sull’integrazione del modello di consegna dell’azienda con altri soggetti esterni, con l’obiettivo di ottimizzare, velocizzare e rendere flessibili le consegne ai clienti finali, migliorando l’esperienza degli utilizzatori. I tre studenti, premiati da Gabriele Sigismondi, Director IT Amazon Logistics, parteciperanno a un viaggio premio a Seattle, che include la visita ad alcuni dei più innovativi centri di distribuzione di Amazon. I componenti del team classificatosi al secondo posto si sono aggiudicati ciascuno un Kindle e-reader, mentre il team terzo classificato è stato premiato con un Fire tablet per ciascun componente. “L’Amazon Innovation Award 2017 rappresenta una sfida vinta per Torino: diventare una piattaforma abilitante per immaginare e testare nuove soluzioni ai problemi della città. Problemi concreti come la logistica dell’ultimo miglio sono stati analizzati da gruppi di studenti delle due Università, che con la loro creatività e le loro competenze hanno sviluppato soluzioni originali non solo con un approccio tecnologico ma anche sociale. Modelli sociali di innovazione, tecnologie e testing delle soluzioni sul nostro territorio sono gli ingredienti principali per sviluppare innovazione nella nostra Città. Intendo ringraziare la Sindaca Chiara Appendino e gli Assessori Maria Lapietra, Alberto Sacco, Marco Alessandro Giusta per l’impegno e la collaborazione” ha dichiarato Paola Pisano, Assessore all’Innovazione e alla Smart City del Comune di Torino nella sua introduzione all’evento. Marco Pironti Direttore del Centro di Innovazione Tecnologica ICxT dell’Università degli Studi di Torino ha affermato: “Questo progetto testimonia ancora una volta l’enorme valore derivante dalla collaborazione tra i docenti e gli studenti dei...

Continua

Le Signore del Vetro: il minimalismo fantastico delle sorelle Sent da Murano conquista il mondo

Pubblicato da alle 12:13 in .Arte, galleria home page, I nuovi Shop, talenTO | 0 commenti

Le Signore del Vetro: il minimalismo fantastico delle sorelle Sent da Murano conquista il mondo

C’è uno spazio a Torino, Creativity Oggetti di Via Carlo Alberto, dove grazie alla grinta imprenditoriale e alla continua ricerca della giovane proprietaria Susanna Maffini da più di 15 anni sono presentati sul panorama torinese interessanti realtà creative nell’ambito delle arti applicate, dalla ceramica al vetro a materiali innovativi: oggetti, sculture, gioielli contemporanei, spesso nomi di assoluta novità per l’Italia eppure già noti in ambito internazionale. Così è stato  – ed è ancora, con una costanza nel tempo di per sé significativa – per i gioielli in vetro delle sorelle Marina e Susanna Sent, importante nome storico muranese dell’arte vetraria, le cui creazioni, che dal loro primo apparire hanno riscosso grande successo nella nostra città, si trovano tuttora in esclusiva in pochi selezionati punti vendita fuor di Venezia, sostenuti da un collezionismo fedele e cosmopolita: tra questi i bookshop di importanti musei d’arte sparsi per il mondo, in primis il MOMA di New York, con il quale collaborano dal 1993.   Una storia di estro al femminile, di tradizione e visionarietà, dove reinventare il futuro adeguando le antiche tecniche al gusto contemporaneo, salvaguardando il passato, è un modo di essere che si esprime con codici linguistici di pulizia formale netti, precisi, che coinvolgono tutta la sfera creativa, dall’architettura all’oggettistica al gioiello, per cui sono giustamente celebri, sino all’attenzione al proprio territorio con interventi mirati di restauro. Un’attitudine che diventa manifesto, un saper fare che parte dalla tradizione per arrivare alla sperimentazione su più materiali: al centro di tutto rimane un’inesausta passione per il Vetro, entità che per i muranesi è elemento alchemico per eccellenza, una sfinge le cui risposte enigmatiche si svelano in una ricerca continua, fatta di vittorie e di sconfitte che arrivano dopo lunghe attese, la pazienza di ripetere mille volte lo stesso gesto, una grande curiosità, ma anche dal caso e da felici intuizioni. Arrivando col vaporetto sull’isola di Murano, già da lontano, sulla sinistra, lungo le fondamenta Serenella, si scorge una grande costruzione che si distingue dalle altre per un certo minimalismo, a partire dal nitore delle pareti su cui si staglia una scritta dal font geometrico, essenziale. Antica rimessa per barche, ora è un loft luminosissimo, sede del laboratorio delle Sent: showroom, luogo di lavoro, una vasca di ispirazione giapponese all’ingresso su cui galleggiano grandi boulles trasparenti, e non sarà un caso che tra le loro collezioniste più famose ci sia Yumiko Ando, moglie del grande architetto Tadao Ando, uno studio al primo piano che è di per sé dimensione metafisica: sette finestre che inquadrano altrettanti campanili veneziani. Una vista che ipnotizza e veste tutta la stanza, giustamente vuota di orpelli. Quello architettonico è solo il primo aspetto, ma significativo, di un approccio estetico-formale di fantastico rigore che si rispecchia fedelmente nella produzione artistica delle due sorelle muranesi.   Con la reinterpretazione del gioiello in vetro, che sempre più nelle loro creazioni si configura come oggetto che trascende la funzione di ornamento, su cui convergono arte design e moda, le due sorelle hanno saputo ripensare i percorsi ben noti della tradizione, caratterizzata da stilemi fedeli a se stessi, rassicuranti ma standarizzati, reinterpretandoli con un nuovo linguaggio che ha nella sottrazione e nella semplicità di forme geometriche (molto vicine ai canoni dell’architettura nell’accostare volumi e superfici), negli accesi cromatismi e nelle soluzioni inattese di limpida proporzione la...

Continua

La Famiglia Ceretto: vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

Pubblicato da alle 12:22 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, talenTO | 0 commenti

La Famiglia Ceretto:  vino e arte contemporanea. Marina Abramovič l’ospite d’autunno.

La Famiglia Ceretto, il vino e l’arte: l’eccellenza dell’esperienza, e una vocazione al mecenatismo tutta internazionale. E in autunno arriva Marina Abramovič. La terza generazione della Famiglia Ceretto, Lisa, Roberta, Alessandro e Federico, figli di Marcello e Bruno, i Barolo Brothers, come li definì negli ‘80 la rivista Wine Spectator dandogli una consacrazione mondiale nel panorama vinicolo, condividono il colore degli occhi, di un raro verde-azzurro trasparente, e una pari visione cristallina sul futuro della loro impresa: uniti guardando al futuro, pur nella diversa gestione delle competenze tecniche, per una crescita aziendale in continuo sviluppo, anche da un punto di vista tecnico e non solo di mercato (a partire dalla vendemmia 2015 tutti i prodotti hanno ottenuto la Certificazione Biologica). Grandi capacità nella vinificazione, attenzione alla qualità come prima regola, e altrettanto grande capacità nel comunicare non solo un prodotto quanto la filosofia che li anima. La Ceretto experience, come ben espresso dal loro sito, coinvolge più aspetti, naturalmente il vino, in primis il Barolo e il Blangè, il cibo (il tristellato Piazza Duomo con lo chef Enrico Crippa e la Piola, a cui si aggiunge il rilancio del torrone e la coltivazione della nocciola con l’azienda Relanghe) l’architettura (le avveniristiche costruzioni il Cubo della Cantina Bricco Rocche dove è stato posizionato di recente il cancello di Valerio Berruti e  l’Acino  per la Tenuta Monsordo Bernardina nel 2009), e infine l’arte, che negli anni ha visto nomi dell’arte contemporanea internazionale, da Anselm Kiefer, Francesco Clemente, Kiki Smith, inaugurare mostre sul territorio albese su diretta committenza della famiglia, che per loro ha costruito persino una residenza ad hoc, la Casa dell’Artista (2010), sulla collina sovrastante la Tenuta Monsordo Bernardina. La punta di diamante rimane la cappella del Barolo alle Brunate di La Morra: costruita nel 1914 e mai consacrata, la Cappella intitolata alla SS. Madonna delle Grazie fu acquistata dalla famiglia Ceretto nel 1970 assieme a 6 ettari di vigneto circostante. Ormai rudere, si è trasformata in uno degli edifici simbolo delle Langhe grazie all’intervento di Sol LeWitt e David Tremlett (che ne hanno affrescato rispettivamente le superfici esterne e interne) nel 1999. A quasi vent’anni di distanza rimane un luogo visitatissimo e molto amato dai langaroli in primis.   La conversazione con Roberta Ceretto, responsabile comunicazione, rapporti con la stampa e marketing, sviluppo dei progetti culturali dell’azienda è un fluire brillante di energia, consapevolezza, capacità di trascinare l’ascoltatore in quello che è prima di tutto un’attitudine familiare a considerare il lavoro come responsabilità, impegno, ma anche come espressione di una gioia di vivere che deve coinvolgere tutti sensi sino a diventare un’esperienza, appunto, di vita. Non a caso Federico Ceretto, fratello di Roberta, dichiara: “Il nostro è un divertimento. Una certezza è il metodo impostato di mio padre: far vivere ai clienti la nostra cultura e conoscere la bellezza del nostro territorio, le Langhe”. In particolare negli anni la famiglia Ceretto si è contraddistinta per operazioni culturali di grandissimo livello, che li porta a ricoprire a buon titolo il complesso ruolo da mecenati, per un nuovo rinascimento che da vent’anni ha investito le Langhe e il Roero, dal 2015 dichiarati Patrimonio Unesco. Come è nato questo vostro specifico interesse per l’arte? Molti mi chiedono come sia nata la “strategia” di marketing che ha portato ad occuparsi di arte, ma non vi...

Continua

Let’s raise a glass con LP. Gran voce e ukulele chiudono la stagione del Festival Gru Village.

Pubblicato da alle 16:30 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Let’s raise a glass con LP. Gran voce e ukulele chiudono la stagione del Festival Gru Village.

Si avvia alla conclusione il Festival GruVillage che prima di chiudere la dodicesima edizione con una grande festa ispirata alla taranta e alla musica popolare (29 luglio) propone un ultimo grande appuntamento dedicato alla musica internazionale. Martedì 25 luglio, ad esibirsi sul palco del GruVillage per un’unica data in Piemonte sarà infatti LP, al secolo Laura Pergolezzi, cantautrice americana di origine italiane. Con Lost on You si è consacrata al grande pubblico durante la scorsa estate raggiungendo la fama mondiale grazie al triplo disco di platino, medaglia d’oro nella classifica di iTunes Top Brani, primo nella classifica Airplay Radio, Top 10 Airplay TV, primo nella classifica Top 100 di Shazam Italia, quarto nella Top 10 Shazam Mondo. L’uscita dell’ascoltatissimo singolo Other People ha ribadito il talento di LP che in sole tre settimane dal lancio ha raggiunto la top 10 Airplay, Top 5 Shazam, Top 5 Radio  e Top 5 ITunes Main Chart, per arrivare alla conquista del disco d’oro. La cantautrice americana dai capelli ricci ribelli, il look e la voce graffiante che richiamano alla mente i grandi nomi rock al femminile degli anni settanta/ottanta, riempirà con il suo carisma l’Arena del GruVillage in un concerto che si preannuncia memorabile. Il concerto è organizzato da...

Continua

Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

Pubblicato da alle 12:06 in galleria home page, Notizie, Pagine svelate, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

“Come si può comprendere la vita interiore di un personaggio, reale o fittizio che sia, se non si conosce lo stato delle sue finanze?” Questa frase, divenuta celebre per acume e realismo, la scrisse in Miele, romanzo edito da Einaudi, tradotto magistralmente da Susanna Basso per tutti coloro, soprattutto lo scrivente, a cui la prosa raffinata e affilata di Ian McEwan sarebbe stata inaccessibile nella lingua originale.   A dispetto di ogni superstizione e triscaidecafobia, ossia la pura del numero 13, proprio venerdì 13 ottobre, lo scrittore inglese sarà ad Alba (Cn) per tenere una lectio magistralis su un tema a sua scelta e ricevere il  Premio Bottari Lattes Grinzane 2017, sezione La Quercia dalle mani della giuria. La premiazione avverrà nel Teatro Sociale Busca con ingresso libero fino a esaurimento posti. Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershot e da cinque anni vive nella campagna del Gloucestershire. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; un libretto d’opera: For You. Ha pubblicato il saggio Blues della fine del mondo e i romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L’amore fatale, Amsterdam, Espiazione, Sabato, Chesil Beach, Solar, Miele, La ballata di Adam Henry e Nel guscio.  Ian McEwan è stato decretato vincitore dalla Giuria Tecnica del Premio, che così spiega nella motivazione del riconoscimento: “Dal suo esordio a metà degli anni Settanta fino a oggi, attraverso una quindicina di romanzi e diversi volumi di racconti, Ian McEwan, si è imposto come uno dei più importanti e letti scrittori europei contemporanei. Dotato di una proprietà ed eleganza di scrittura oggi non consuete, capace di ricostruire anche stilisticamente le situazioni più diverse, McEwan è narratore di vasta, varia e viva immaginazione, che spazia dall’attualità al recente passato, dalla realtà alla fantasia, dal tragico al comico, e si muove nei più diversi formati: romanzo, racconto, libri per bambini (L’inventore di sogni). In ogni romanzo e racconto McEwan assume una postazione narrativa particolare (sino all’incredibile feto narrante dal linguaggio shakespeariano del recentissimo Nel guscio), o fissa lungamente un dettaglio eccezionale, imprevedibile, drammatico (la mongolfiera che si alza in volo trascinando con sé un bambino e chi cerca di soccorrerlo, un aereo che sembra precipitare…), spesso spaventoso (la bambina che scompare al supermercato, l’incontro con i cani neri) e da questa angolazione speciale costruisce le sue storie, che padroneggia con lucidità e maestria, frutto di accurata documentazione storica e di impeccabile lavorazione stilistica. La vivacità e l’eleganza narrativa di McEwan non sono però fine a se stesse, ma sono la cifra morale da cui questo acuto osservatore della realtà si rapporta al nostro tempo, soprattutto alle sue ossessioni e alle sue crisi, alla sua banalità e alla sua malvagità, ai suoi modelli culturali e ai suoi stereotipi sociali, con invenzioni letterarie che sono anche limpide e persuasive analisi saggistiche. McEwan è tanto un grande narratore, uno dei massimi del nostro tempo, quanto un acuto e impegnato interprete (nell’opera e nella vita) della contemporaneità”. Per tutte queste ragioni la giuria è stata unanime nel conferirgli la Quercia del Premio Bottari Lattes.» Vittorio Coletti, membro della Giuria Tecnica. Il Premio Bottari Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibac, Regione Piemonte, Fondazione CRC, Banca d’Alba, Città di...

Continua