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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

“Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta” Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, poeta e pacifista. Insegna e guida ritiri sull’arte di “vivere consapevolmente”,  al suo attivo ha la pubblicazione di moltissimi libri. Il suo pensiero è stato di forte ispirazione per Grazia Roncaglia, insegnante della scuola primaria, che ha da poco dato alle stampe per le edizioni L’Età dell’Acquario il libro “Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta”. Il libro racconta una storia delicata che prende spunto dalla vacanza in montagna di Alice, la protagonista dodicenne si trova immersa in un mondo a cui non è abituata. Lontana dal trambusto cittadino e dai pressanti ritmi della scuola – e, soprattutto, da internet e dai social network, si accorge della presenza anomala ma persistente di quell’elemento che chiamiamo silenzio. Lievemente disorientata all’inizio, con l’aiuto di una nonna speciale e del saggio montanaro Antonio, scopre che dal silenzio scaturisce la gioia più grande, perché in esso si può ascoltare sé stessi e il mondo. Impaginata con particolare accuratezza, animata da un lettering che muta colore e font, la storia si avvale di ottime illustrazioni. Disseminate tra le pagine, le immagini acquerellate realizzate da Paola Gandini, artista, insegnante e capace illustratrice, creano uno sfondo fatto di una magia gentile, accogliente e poetica. Piccoli mondi di contemplazione, le tavole pubblicate aprono con naturalezza la possibilità di una meditazione rasserenata sulle cose e sulle loro potenzialità. Viene così a crearsi una perfetta armonia tra il testo, che invita alla meditazione e al recupero di una connessione senza satellite con se stessi e la suggestione visuale. L’avventura di Alice ha i pregio di provare a coinvolgere i ragazzi in qualche pratica di meditazione e consapevolezza, attraverso le quali proveranno ad avviarsi, assieme alla protagonista, sul sentiero della conoscenza di sé, dell’amorevolezza e della compassione. Il libro contiene una seconda parte rivolta ai genitori e agli insegnanti che desiderano accompagnare i ragazzi in questo particolare percorso.      ...

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Una barberia gestita da una giovane donna. Una scelta coraggiosa e controcorrente.

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Una barberia gestita da una giovane donna. Una scelta coraggiosa e controcorrente.

Quando il barbiere è donna. A sentirla nominare così, la Barberia sembra uscita dai romanzi di Camilleri che raccontano quella Sicilia rimasta immune ai cambiamenti e alle tradizioni. Ma qui siamo a Torino, e una giovane ragazza di 22 anni, Martina Antonicci, ha deciso, meno di un anno fa, di aprire una Barberia e di gestirla in prima persona. Una scelta ardita, coraggiosa, in qualche modo controcorrente, una scommessa in un momento economicamente non favorevole: diventare imprenditrice, investire in se stessa, chiedere un prestito alla banca (nessuno le ha regalato nulla), e aprire un’attività commerciale da sempre considerata il regno incontrastato dell’uomo e inaccessibile alle donne. La prima domanda è “perché proprio una Barberia”, e a Martina si illuminano gli occhi. Lei, figlia d’arte (sua mamma ha una profumeria che vende prodotti di nicchia e alta gamma, ndr), ha capito che quella era la sua dimensione ma non la sua strada.  E trova nella Barberia il suo mondo. Mi racconta che lei è l’unica a gestirne una a Torino e probabilmente in Italia: coadiuvata da un giovane barbiere professionista, Martina sta imparando questa antica arte, per diventare lei stessa barbiere donna. Tenace e professionale, mentre parla vedo nelle sue parole e nei gesti la passione per quello che fa. Questa giovane donna, che sta terminando gli esami all’università, è in qualche modo simbolo di quelle nuove generazioni che non si adagiano sugli allori ma che decidono di investire in se stessi, non esitando a osare, e che meritano tutto il nostro appoggio e sostegno. L’iconografia cinematografica ci aiuta a ricordare il ruolo che il negozio del barbiere ha avuto nella storia: su quelle poltrone si sono strette alleanze, si sono decisi i destini di uomini e donne, si sono raccolte confidenze e svelati segreti inconfessabili. Fino a qualche anno fa, erano solo gli uomini adulti a sedervisi, mentre i giovani sperimentavano tendenze e mode utilizzando le macchinette elettriche per tagliarsi i capelli. Negli ultimi anni l’attenzione dell’uomo nella cura di se stesso è notevolmente aumentata, e anche la voglia di dedicarsi delle coccole. E così Martina mi racconta che sono uomini di tutte le età quelli che varcano la soglia della sua Barberia, alcuni anche sorprendentemente giovani, e chiedono di farsi regolare la barba ed eventualmente tagliare i capelli, il tutto in un ambiente tranquillo (c’è sempre e solo un cliente per volta) e rilassante. Basta chiudere gli occhi e lasciare il mondo fuori.La Barberia, via Principi d’Acaja 40bis (zona Tribunale), Torino. Veronica Geraci http://www.foodiegirl.it/quando-il-barbiere-e-donna/      ...

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Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

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Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

Parte da Torino mercoledì 17 gennaio 2018, Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21,  il tour italiano 2018 delle sorelle Katia e Marielle Labèque che passerà successivamente da Mantova, Firenze e Bologna. Il duo pianistico più affiatato della scena internazionale sarà affiancato per l’occasione da due giovani percussionisti di rango come Simone Rubino e Andrea Bindi. «Abbiamo sentito tante cose belle sul loro conto […] – ha dichiarato Katia Labèque in una recente intervista rilasciata in esclusiva all’Unione Musicale – Avevamo proprio voglia di far conoscere al pubblico due artisti giovani e bravi come Simone Rubino e Andrea Bindi!»   I quattro interpreti eseguiranno insieme la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartók, pagina in cui le sonorità della musica del folklore ungherese vengono assorbite dalla forma tradizionale della sonata in tre tempi. Nella Sonata i due pianoforti si integrano con una vasta serie di percussioni, amalgamate con varietà e potenza quasi orchestrale. È lo stesso Bartók a ricordare che «le due parti di percussioni sono del tutto uguali come importanza a ciascuna delle parti pianistiche. Il timbro degli strumenti a percussione ha varie funzioni: in molti casi dona solamente colore al suono del pianoforte, in altri sottolinea i più importanti accenti; occasionalmente gli strumenti a percussione introducono motivi contrappuntistici contrapponendosi alle parti pianistiche, e i timpani e lo xilofono suonano alcuni temi, anche come solisti: gli stessi temi sono di carattere percussivo, al punto da determinare una struttura ritmicamente contrappuntistica». Sempre di Bartók si ascolteranno anche 5 studi per 2 pianoforti ricavati dal gruppo dei 153 che formano l’opera Mikrokosmos per pianoforte solo. Mikrokosmos può essere definito un lavoro di etnomusicologia ante litteram, una pietra miliare nello studio dei rapporti tra stile colto e popolare. Insieme alle atmosfere rassicuranti delle Danze ungheresi di Brahms sono in programma anche due novità, a testimonianza del legame che Katia e Marielle amano intrattenere con gli autori di oggi. Thirteen Drums del giapponese Maki Ishii vedrà Simone Rubino impegnato con 13 membranofoni (bongos, congas…) in un pezzo di bravura in cui strutture ritmiche determinate e indeterminate creano differenti percezioni del tempo musicale. Conferma l’attenzione delle sorelle Labèque per la musica contemporanea la scelta di eseguire in prima italiana il brano El Chan del quarantenne compositore americano BryceDessner, pagina ispirata alla natura selvaggia e misteriosa del Messico. Nato per quartetto con pianoforte (2016), il pezzo è stato poi trascritto per due pianoforti proprio per le sorelle Labèque, che collaborano regolarmente con Bryce Dessner e sono le dedicatarie anche del suo Concerto per 2 pianoforti. Simone Rubino è uno dei talenti più splendenti cresciuti all’ombra della Mole Antonelliana. Diplomato al Conservatorio di Torino, si perfeziona con Peter Sadlo a Monaco di Baviera. A dispetto dei suoi 24 anni, Rubino ha già avviato una brillantissima carriera, anche grazie alla vittoria del primo premio al prestigiosissimo Concorso ARD di Monaco di Baviera (2014) e del Foerderpreis della Radio Tedesca (2015). Si è esibito con i Wiener Philharmoniker, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ed è stato ospite della Carnegie Hall a New York e del Palais des Beux Arts di Bruxelles. Divenuto a soli 27 anni primo timpano dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Andrea Bindi può vantare numerose collaborazioni con rilevanti formazioni italiane e straniere: l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la City of Birmingham Symphony Orchestra.  ...

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L’americana Danielle S. Bassett è la vincitrice del Premio Lagrange. Nuovi orizzonti tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti.

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L’americana Danielle S. Bassett è la vincitrice del Premio Lagrange.  Nuovi orizzonti tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti.

La Fondazione CRT riconosce il lavoro silenzioso di chi migliora la qualità delle nostre vite: il premio Lagrange va a Danielle Bassett, la donna “che sta re-immaginando il funzionamento del cervello umano” Giunto alla sua decima edizione, il Premio Lagrange è stato assegnato, quest’anno, alla giovane ricercatrice americana Danielle S. Bassett, che, con un approccio interdisciplinare tra neuroscienze, fisica e scienza delle reti, sta aprendo nuovi orizzonti nello studio del cervello: Bassett, infatti, utilizza metodi matematici, adattandoli e associandoli allo studio delle reti complesse, per analizzare le interazioni tra neuroni e sottolineare, così, come da tali connessioni si originino le funzioni cerebrali. Ma qual è l’idea principale alla base di questa ricerca, durata più di due anni ? “Spesso si crede che lo studio del cervello e delle reti complesse – ha spiegato la vincitrice – sia semplicemente un’analisi delle varie parti che lo costituiscono, al fine di capirne il funzionamento attraverso l’osservazione delle singole componenti. Il cervello, però, non è solo la somma delle sue parti: è molto di più. Bisogna, dunque, studiare l’interazione di tali nodi neurali, che appaiono essere molto complicati”. “Appurata questa necessità – ha continuato Bassett – noi scienziati ci siamo chiesti: che cosa impariamo dallo studio delle reti complesse? Ebbene, abbiamo scoperto che queste ultime definiscono esattamente ciò che siamo: studiandole, potremmo, per esempio, provare a comprendere, un giorno, il perché un determinato individuo sia maggiormente predisposto per la scienza, per l’arte o per la matematica. Le connessioni neurali potrebbero, quindi, darci indicazioni più precise sulla nostra personalità e sulle nostre capacità. Non solo: ci siamo proposti anche di studiare il funzionamento delle reti neurali e dello sviluppo di questi collegamenti nel bambino, per cercare di capire come supportare, nell’infanzia e durante la crescita, l’incremento delle connessioni cerebrali. Vogliamo, pertanto, studiare i processi dell’apprendimento e comprendere come poter favorire quest’ultimo, fin dalla più tenera età”. “Infine – ha concluso – un altro dei temi principali della nostra ricerca riguarda le cure e l’intervento clinico sulle patologie mentali e neurologiche, come la schizofrenia, l’autismo, la depressione: è una sfida, perché attraverso lo studio dei sistemi complessi vogliamo scoprire come poter migliorare l’umanità, la società, la qualità della vita, sfruttando, appunto, la potenza delle reti neurali”. Il Premio Lagrange, il più importante riconoscimento internazionale nell’ambito della scienza dei sistemi complessi, è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino con il coordinamento scientifico di Fondazione ISI – Istituto per l’Interscambio Scientifico, e si immette nel Progetto Lagrange, che ha preso vita nel 2003 e sostiene la cultura dell’innovazione e della ricerca, con un interesse particolare proprio nei confronti dei sistemi complessi. Per tale ragione, dunque, il premio dell’edizione 2017 è stato assegnato a una scienziata – professore associato presso il dipartimento di bioingegneria dell’Università della Pennsylvania – il cui lavoro costituisce un contributo pionieristico a discipline di ampio raggio, quali la biologia cellulare, la scienza dei materiali e i sistemi sociali, confermando l’attenzione del progetto verso il versante più innovativo della scienza contemporanea, quello in cui, all’intersezione tra discipline tradizionali (fisica, biologia), informatica e scienza delle reti, si sperimentano nuovi approcci per affrontare le sfide della complessità. Prevista, inoltre, un’evoluzione del progetto che prevede un’apertura dell’utilizzo della scienza della complessità e l’applicazione dei Big Data non solo al business, ma anche al campo del no-profit...

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A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

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A Torino il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.

  L’Associazione Italiana Cultura Qualità con Thales Alenia Space ( J.V. tra Thales e Leonardo) ha organizzato il primo Workshop Nazionale sulle Gestione delle Emergenze.  Il convegno si aprirà con i saluti della Sindaca Chiara Appendino , del Vice Presidente del Consiglio Regionale Nino Boetti, della  Presidente AICQ Giorgia Garola e del Vicepresidente di Thales Alenia Space Walter Cugno. Il chairman del Convegno è Mario Ferrante Thales Alenia Space e Vicepresidente AICQ. Il convegno farà il punto  sullo stato dell’arte nella Gestione e Prevenzione delle Emergenze, crea un forum periodico su questo tema, promuovere il trasferimento di metodologie ed esperienze da un settore all’ altro, rafforza la consapevolezza che le tecnologie spaziali e moderne contribuiscono a migliorare la gestione delle emergenze per condividere l’esperienza delle industrie, agenzie spaziali, associazioni internazionali, università e servizi. L’ AICQ ha sempre avuto un’attenzione particolare non solo ai temi classici della Qualità, ma anche a temi che riguardano la Qualità della Vita del cittadino. L’AICQ e Thales Alenia Space hanno organizzato un evento di notevole interesse. Nel 2016 si mise in opera il primo Workshop Nazionale sulla “Gestione dell’errore Umano” con interventi nel settore Spaziale, Accademico e Sanitario e nel 2017 su questo nuovo tema anch’esso trasversale  sulla “Gestione delle Emergenze”. La Qualità migliora sicuramente nel confronto e nella condivisione. Dai tempi antichi ai giorni nostri l’emergenza è un aspetto che ha coinvolto tutto il nostro Pianeta  Esempi ci sono dati dalle api che in mancanza di fiori producono il miele, utilizzando le secrezioni di altri insetti, oppure dalle formiche che in caso di alluvioni, per proteggere la regina, costruiscono con i loro corpi una zattera.  Anche nelle antiche civiltà precolombiane c’era una particolare attenzione alla prevenzione, basti osservare la tecnica di costruzione degli edifici per ridurre il rischio di collasso in caso di terremoti (Peru – Ollantaytambo). Per Thales Alenia Space, che ha come vision “Lo Spazio come orizzonte dell’Umanità per costruire sulla Terra una vita migliore e sostenibile”,  il contributo all’ organizzazione di questo convegno rappresenta sicuramente un fatto positivo. I satelliti forniscono un notevole supporto alla gestione delle Emergenze come nel caso di COSMO-SkyMed  sistema duale  dell’ ASI e del Ministero della Difesa e Sentinel dell’ESA. Da non dimenticare anche la prevenzione delle Emergenze nello Spazio ed in particolare sulla Stazione Spaziale dove l’Azienda ha realizzato il 50% del Volume Abitabile negli stabilimenti di Torino. L’obiettivo di questo convegno non è alimentare allarmismi, ma far conoscere la straordinaria competenza ed eccellenza su questo tema ed evidenziare nei diversi domini, da quelli ad alta tecnologia come lo Spazio, ai Servizi, alla Sanità, alle Industrie, lo stato dell’arte dell’Emergenza in termini di Prevenzione e Gestione. L’ importanza della partecipazione a questo evento è dettata dall’attualità dell’argomento affrontato con relazioni da parte di esperti, anche di fama internazionale, che spaziano in tutti i campi. Valorizzare e promuovere i risultati raggiunti  Il convegno, grazie al contributo di Intesa San Paolo nonché di altri importanti sponsor, si terrà in un luogo molto suggestivo: il Grattacielo Intesa San Paolo di Torino. Le istituzione hanno dato il massimo supporto a questo evento insieme agli Ordini professionali e ai vari Sponsor che hanno riconosciuto e sostenuto l’importanza di questo tema . Il Workshop è indirizzato sia al grande pubblico che alla Comunità Industriale, Scientifica, Sanitaria, Universitaria , Servizi, Professionisti e Istituti di ricerca....

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Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

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Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

La Fiat 500, nata nel 1957 con l’intento di dare un’automobile a tutti, con il tempo è diventata una vera e propria icona. Ancora oggi nel cuore degli italiani, continua ad essere oggetto del desiderio anche per le nuove generazioni.   Vedere oggi, sulle strade che percorriamo ogni giorno, una vecchia 500 non è affatto un evento raro. Molti sono ancora coloro che, nonostante le assurde limitazioni sul traffico per le vetture d’epoca, la usano quotidianamente. Perché come la 500 non c’è nessuna altra vettura. In netta controtendenza con le moderne vetture che sembrano ormai dei furgoni, piccola e agile se la cava ancora egregiamente nel traffico odierno. Certo, chi scrive forse ha una visione un po’ romantica e di parte sulla bicilindrica torinese, ma sull’aspetto estetico non si discute. La 500 piace trasversalmente, sia a chi l’ha posseduta e guidata in passato e sia a chi la sceglie oggi come vettura da collezione. Sembra incredibile, ma la gente per questa piccola automobile prova un vero e proprio affetto, tutti la vedono e ne identificano immediatamente le “forme”, proiettandola fra gli oggetti di design più riconosciuti a livello mondiale. Non per nulla, proprio i suoi sinuosi raccordi ottengono il prestigioso riconoscimento del “Compasso d’oro” con le seguenti motivazioni: “La vettura Fiat 500 a cui viene attribuito il Compasso d’oro 1959 costituisce un tipico esempio, nel campo dell’automobile. di una forma nata dalla stretta integrazione fra tecniche proprie della grande serie nell’industria meccanica e particolari esigenze di economia nella produzione di una macchina di ampia destinazione popolare. Il premio, sottolineando la coraggiosa rinuncia alla figuratività tradizionale dell’automobile attraverso un attento riesame del complesso dei suoi elementi fondamentali, intende portare in rilievo il fatto che tale concezione, oltre ad aver condotto il designer alla massima limitazione degli elementi superficiali del costume decorativo segna una importante tappa nella strada verso una nuova genuinità espressiva della tecnica.”. Incredibilmente l’impatto sociale che ha avuto la 500 sulla popolazione, nonostante sia in ritardo rispetto alla più grande 600, è stato decisamente maggiore e indubbiamente più efficace. Analizzandolo con gli occhi di oggi, al di là dell’aspetto estetico a favore della 500, sembra quasi che la 600 faccia parte di un passato ormai remoto, di cui non avere particolare nostalgia, mentre invece la 500 è già parte di un mondo fatto di conquiste personali, di libertà e di maggior benessere. Per intenderci, la 500 è un oggetto che volenti o nolenti è intergenerazionale, non relegato al semplice ruolo di “auto d’epoca” o, almeno, non solo a quello. La “simpatia” generata dall’utilitaria torinese, data dalle sue forme, dal suo bicilindrico scoppiettante, è incredibile, sia per chi ha la passione per i motori e sia per chi poco se ne intende. Del resto l’ingegner Dante Giacosa, “padre” della piccola vettura, era ben conscio che quello che oggi definiamo “design” è fondamentale per il successo verso il pubblico. Raccordare perfettamente le superfici, rendere la linea di un’automobile “completa” è un’opera che pochi possono dire di aver portato a termine con successo. Guardare un’auto e pensare che qualunque modifica estatica sarebbe di troppo, esprime bene questo concetto. Ma non solo. Un piccolo ed insignificante particolare, in mezzo a questi tratti, ha fatto si che la 500 fosse sinonimo di libertà: il tetto apribile. Quel quadrato di tela nera, rende unica...

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Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Pubblicato da alle 10:17 in Economia, Eventi, Mostre, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia del marchio Cinzano.

Una mostra “distillata” per celebrare i 260 anni di storia e di eccellenza del marchio Cinzano al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Una donna dai folti capelli scuri, avvolta da un candido vestito bianco e cinta da nastri dorati, si staglia su uno sfondo nero illuminato dal drappo giallo che la circonda. Adagiata su due grappoli d’uva, l’eterea figura femminile, a metà tra l’umano e il divino, è intenta a offrire una bottiglia di vino spumante all’osservatore. È con questa stampa litografica di Leonetto Cappiello che si è inaugurata oggi la mostra “Cinzano: da Torino al mondo. Viaggio alla scoperta di un’icona italiana”, volta a tutelare e a valorizzare l’eredità del brand ed elaborata con il contributo di un comitato scientifico di spicco, coordinato da Paolo Cavallo, che ha curato il riordino dell’archivio storico. Il manifesto, immagine guida non solo dell’esposizione, ma anche delle celebrazioni per i 260 anni del marchio, è uno dei pezzi più iconici di quest’ultimo: l’uva, infatti, materia prima della produzione di vermouth e di vini spumanti, diventa qui protagonista insieme alla donna-ambasciatrice del brand. Le sezioni tematiche della mostra sono tre: la prima è dedicata alla comunicazione pubblicitaria, con l’eccezionale produzione artistica che Cinzano ha promosso avvalendosi della collaborazione dei più importanti illustratori e grafici pubblicitari del Novecento: sono, infatti, 26 i manifesti d’epoca visibili e restaurati recentemente per l’occasione; la seconda traccia una storia complessiva del marchio, dalle origini sabaude al consolidamento internazionale, attraverso una linea del tempo che illustra le tappe principali della storia della famiglia e dell’azienda; la terza, infine, mette in scena le collezioni di oggetti storici del brand, quali targhe promozionali, vassoi, bicchieri, shaker e antiche bottiglie risalenti all’Ottocento.     La storia di Cinzano inizia a Torino a metà del XVIII secolo. È qui che, nel 1757, il confettiere Carlo Stefano Cinzano impianta la sua attività, in via Dora Grossa (l’attuale via Garibaldi), raggiungendo le vette più alte della sua arte e divenendo anche fornitore della Casa Reale. Ma è a inizio Ottocento che Francesco Cinzano trasforma un’attività artigianale a conduzione familiare in una grande impresa industriale, legando indissolubilmente il proprio cognome con l’arte della produzione di vermouth, liquori e vini. Infatti, grazie a un’astuta strategia pubblicitaria e al lavoro di infaticabili viaggiatori di commercio – quali Giuseppe Lampiano e i fratelli Carpaneto – già a inizio Novecento il marchio conquista in poco tempo i più importanti mercati nazionali e internazionali, apparendo sui cartelloni, nei negozi e nei locali pubblici di ogni paese. Tra le opere esposte, che hanno caratterizzato la storia e l’ascesa di Cinzano, si ricordano, in particolare: “Il dio Pan”, il primo manifesto dell’azienda, realizzato nel 1898 da Adolf Hohenstein, il quale ritrae il dio Pan intento a suonare lo zufolo e sullo sfondo una ninfa che spreme un grappolo d’uva in una coppa di alabastro: le divinità, entrambe legate alla terra e alla fertilità dei campi, sottolineano l’importanza dell’uva quale principale materia prima per la realizzazione dei prodotti; “La zebra” – uno dei simboli emblematici del brand – compiuta nel 1910 da Leonetto Cappiello e raffigurante un uomo, probabilmente Zeus, nel ruolo di ambasciatore, a cavallo di una zebra di un rosso brillante, nell’atto di offrire il suo bene più prezioso, il vermouth; e, ancora, “Bottiglia con bandiere”, sempre di Cappiello, al cui centro...

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I “FILL” good. Nasce il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra.

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I “FILL” good. Nasce il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra.

  Il 21 e il 22 ottobre a Londra è prevista pioggia, vento e il solito, opprimente grigio fumo. Viste le previsioni, occorre difendersi; il consiglio è quello di recarsi nel quartiere di Nottin Hill, celebrato in un film dove un umile libraio finisce tra le braccia di Julia Roberts, simpatica commedia al miele tanto riuscita quanto tristemente irrealistica. Girovagando in cerca della Roberts, varcare l’entrata dello storico teatro d’epoca vittoriana Coronet, trovare posto e lasciarsi sorprendere da Fill. Il primo Festival Italiano di Letteratura a Londra, Festival of Italian Literature in London; ad assistervi vi si aprirà un sorriso degno della diva Julia.  I temi affrontati saranno letteratura, politica, migrazioni, genere, Italia, il presente e il futuro di Londra, il modo in cui la Brexit sta già cambiando l’Europa e di conseguenza il romanzo. Il festival nasce dalla vasta comunità letteraria italo-londinese, ed è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Londra, dalla scrittrice Claudia Durastanti, da Marco Manassola, Stefano Jossa e molti altri, tra questi i non trascurabili  Salone del Libro di Torino e la Scuola Holden. Il programma, piuttosto curioso, include il Premio Strega Melania Mazzucco e l’autrice franco-americana Lauren Elkin. Il medico di Lampedusa Pietro Bartolo, Lidia Tilotta e Clare Longrigg del Guardian; Iain Sinclair, presenterà il suo nuovo “The last London” e discuterà con Olivia Laing e il curatore della Tate Modern Andrea Lissoni; Christian Raimo e il politologo Jonathan Hopkin della London School of Economics, incalzati da Caterina Soffci, discuteranno di “Italian Politics for Dummies”; un dibattito su industria culturale, poi Sara Taylor e l’editor di Granta Ka Bradley. Vi troverà spazio la letteratura italiana tradotta nel mercato anglosassone; Giancarlo De Cataldo parlerà di romanzo e serialità per celebrare il lancio mondiale su Netfix della serie “Suburra” e per finire Zerocalcare incontrerà per la prima volta il pubblico londinese. Il programma completo lo trovate a questo link: www.fll.org.uk. Per saperne di più abbiamo intervistato uno degli organizzatori, che guarda caso non poteva che essere torinese: Gianuca Didino. Come, e dove è nata l’idea del Festival, chiacchierando in un pub, per intuizione, per risposta alle vicende politiche? Diciamo una confluenza di cose. Il progetto del FILL è nato da Marco Mancassola e Stefano Jossa come tentativo di catalizzare le energie intellettuali degli espatriati italiani Londra, in parte come prolungamento delle attività dell’Istituto di Cultura. Ma certamente le vicende politiche, Brexit in testa, hanno giocato un ruolo fondamentale nel trasformare queste intenzioni in realtà. Dopo il referendum del 2016 come cittadini europei residenti a Londra ci è sembrato giusto fare qualcosa di concreto, scendere in qualche modo in campo e alimentare un dibattito. Le persone con cui lavori le conoscevi già o ti hanno coinvolto e chiesto di partecipare.. Conoscevo bene alcuni di loro, come ad esempio Claudia Durastanti, con altri è capitato di scriverci nel corso degli anni, altri li conoscevo per via del loro lavoro ma non c’erano mai stati contatti diretti, altri ancora erano completi sconosciuti. Da questo punto di vista il FILL è già stato un successo, nel senso che ha messo in moto sinergie nuove, creato o reso più solida una rete di relazioni, esperienze e talenti. Personalmente sono rimasto molto colpito nel constatare il potenziale di questa rete. Già a questo stadio il FILL è stata una maniera di farci entrare in...

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La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Pubblicato da alle 12:26 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Innovazione, talenTO | 0 commenti

La luce come non la si era mai vista. Ad accenderla è la Slux, qualcosa di nuovo sotto il sole.

Sarà stato un richiamo Pindarico quello che sin da giovanissimo Alessandro Pasquali ha perseguito con caparbietà e dedizione, frutto di una curiosità per quel dono fondamentale e misterioso che è la luce; fatto sta, che l’inseguire e cercare qualcosa nei fasci luminosi lo ha portato a volare molto in alto.  La dimostrazione è venuta alla luce, per giocare con le parole, qualche sera fa nel castello di Carrù, perché anche se altamente tecnologica sempre di una piccola favola si tratta: quindi il castello, il giardino e, una festa aperta a tutti per la fine dell’estate. La scoperta di questo giovane scienziato, supportato dal socio Bob Tal e Norberto Bertaina, è divenuta una start-up italo svizzera, in grado di rivoluzionare le trasmissioni wireless sostituendo le onde radio con fasci di luce, onde luminose. Una tecnologia nuova, inattesa, che lascia sconcertati e affascinati. Apparentemente semplice, quando la si vede in azione, fendere l’aria come una spada bianca e innocua, frutto però di moltissime sperimentazioni e miglioramenti continui. A credere in questo germoglio di futuro è stata la Banca Alpi Marittime di Carrù, che ha deciso di supportarne la crescita organizzando la prima presentazione pubblica con un concerto e uno spettacolo di grande coinvolgimento. Sul palco l’orchestra Baravalle di Fossano, alle loro spalle un grande schermo come quello di un cinema all’aperto su cui sono passano materiali d’archivio, foto, filmati e una voce guida che ha narrato con particolare qualità, la storia della banca sorta nel 1899 dentro un affresco storico sociale, intervallato da canzoni rappresentative di alcuni momenti del cambiamento del paese.  Non si può dire che non abbia colpito sentir cantare Bella Ciao e La locomotiva di Guccini in uno spettacolo del genere, canzoni che non hanno sfiorato il direttore Carlo Ramondetti, vero mattatore della kermesse. Quando afferma che la “visione – della Banca –  è orientata alle innovazioni più illuminate” coglie davvero nel segno, infatti il concerto è stato trasmesso con il sistema Li-Fi promosso dalla Slux e a fine concerto si è lanciato con un raggio blu un segnale verso le stelle. Lo spirito seriamente orientato alla ricerca vuole sempre giungere alle cose, espandere le conoscenze. Come le carte dei navigatori che, attraversavano gli oceani dopo Colombo, resero navigabile l’imprevedibilità dei mari grazie a un sistema di informazioni, così le nuove possibilità insite nella luce sono una nave, un veicolo di trasporto sicuro per moltissimi tipi di dati, fisseranno i futuri percorsi e probabilmente muteranno il conosciuto con scenari nuovi. Vicini alla luce misteriosa di Slux innesca il desiderio di essere lì dove le cose accadono, dove il domani ha poggiato i suoi passi, accanto alle scoperte e alle persone che le hanno pensate. Per ora, fortunatamente, la Slux vola lontano dai soli delle grandi multinazionali, speriamo che sia attenta a non avvicinarsi troppo e bruciarsi le...

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Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

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Viaggio premio a Seattle per gli studenti torinesi vincitori degli Innovation Award di Amazon

    Giunti alla seconda edizione, gli Innovation Award, lanciato da Amazon Italia in collaborazione con alcune università, con l’obiettivo di stimolare gli studenti a mettere in gioco le proprie conoscenze e la propria creatività elaborando idee e soluzioni originali ed innovative, anche grazie all’uso di nuove tecnologie. La prima edizione, svoltasi nel 2016, aveva visto il coinvolgimento degli studenti del Politecnico di Milano. Quest’anno l’iniziativa si è svolta parallelamente in tre città: Torino, in partnership con il Politecnico e l’Università; Roma con l’Università di Tor Vergata; Milano, con il Politecnico. Nelle tre città hanno partecipato al contest complessivamente oltre 400 studenti. L’evento odierno è quindi il primo di tre appuntamenti: oltre alla tappa torinese, il 20 settembre a Roma saranno premiati gli studenti dell’Università di Tor Vergata e il 25 settembre a Milano quelli del Politecnico milanese. “Last mile deliveries”, ovvero l’organizzazione del percorso finale di consegna dei prodotti acquistati, è il tema della seconda edizione degli Amazon Innovation Award, sul quale gli studenti del Politecnico di Torino e dell’Università degli Studi di Torino, in team di tre/cinque persone, si sono sfidati elaborando un progetto originale. Tutti gli studenti che hanno aderito all’iniziativa hanno avuto modo di visitare il centro di distribuzione Amazon di Castel San Giovanni per vedere da vicino come opera la logistica di Amazon. Gli elaborati presentati dagli studenti sono stati valutati da una giuria composta da manager di Amazon. I criteri che hanno guidato la scelta del team vincitore sono stati fattibilità, scalabilità, impatto sul cliente, applicabilità delle tecnologie oltre ai quattro principi di leadership di Amazon: pensare in grande, inventare e semplificare, insistere sugli standard più elevati e analizzare in profondità. Ad aggiudicarsi il primo premio è stato il team composto da Mirko Raimondi, Virginio Giulio Clemente e Tommaso Ruffino, che ha sviluppato un sistema basato sull’integrazione del modello di consegna dell’azienda con altri soggetti esterni, con l’obiettivo di ottimizzare, velocizzare e rendere flessibili le consegne ai clienti finali, migliorando l’esperienza degli utilizzatori. I tre studenti, premiati da Gabriele Sigismondi, Director IT Amazon Logistics, parteciperanno a un viaggio premio a Seattle, che include la visita ad alcuni dei più innovativi centri di distribuzione di Amazon. I componenti del team classificatosi al secondo posto si sono aggiudicati ciascuno un Kindle e-reader, mentre il team terzo classificato è stato premiato con un Fire tablet per ciascun componente. “L’Amazon Innovation Award 2017 rappresenta una sfida vinta per Torino: diventare una piattaforma abilitante per immaginare e testare nuove soluzioni ai problemi della città. Problemi concreti come la logistica dell’ultimo miglio sono stati analizzati da gruppi di studenti delle due Università, che con la loro creatività e le loro competenze hanno sviluppato soluzioni originali non solo con un approccio tecnologico ma anche sociale. Modelli sociali di innovazione, tecnologie e testing delle soluzioni sul nostro territorio sono gli ingredienti principali per sviluppare innovazione nella nostra Città. Intendo ringraziare la Sindaca Chiara Appendino e gli Assessori Maria Lapietra, Alberto Sacco, Marco Alessandro Giusta per l’impegno e la collaborazione” ha dichiarato Paola Pisano, Assessore all’Innovazione e alla Smart City del Comune di Torino nella sua introduzione all’evento. Marco Pironti Direttore del Centro di Innovazione Tecnologica ICxT dell’Università degli Studi di Torino ha affermato: “Questo progetto testimonia ancora una volta l’enorme valore derivante dalla collaborazione tra i docenti e gli studenti dei...

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