libri | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Fri, 22 May 2020 12:19:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 La Torino che amò poco e male Sanguineti gli dedica un Centro Studi. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-torino-che-amo-poco-e-male-sanguineti/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-torino-che-amo-poco-e-male-sanguineti/#respond Fri, 22 May 2020 12:19:23 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27829 Il nome di Edoardo Sanguineti è legato a Torino per molti e diversi aspetti: è la città dove si formò e dove mosse i primi passi della carriera universitaria sotto la guida di Giovanni Getto, la città da cui dovette allontanarsi per la diffidenza di parte del corpo docente e del mondo della cultura di […]

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Il nome di Edoardo Sanguineti è legato a Torino per molti e diversi aspetti: è la città dove si formò e dove mosse i primi passi della carriera universitaria sotto la guida di Giovanni Getto, la città da cui dovette allontanarsi per la diffidenza di parte del corpo docente e del mondo della cultura di allora. Italo Calvino avrebbe anni dopo, curando l’epistolario di Cesare Pavese, riportato una lettera in cui l’autore di La luna e i falò esprimeva il suo disorientamento di fronte alla novità della poesia sanguinetiana. Poco dopo Sanguineti avrebbe dato alle stampe la sua prima importante opera poetica, Laborintus. In seguito Sanguineti sarebbe tornato più volte a Torino, come autore della casa Editrice UTET e, nel 2004, nei panni, non scontati, di docente di cinematografia su invito del DAMS.

Sanguineti fu poeta, critico letterario, scrittore, autore di teatro e di testi per musica, giornalista, sceneggiatore, attore e «lessicomane». 

E Oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, nasce nel Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Milano Statale e con gli Atenei in cui Sanguineti insegnò dopo Torino, Genova e Salerno, il Centro Studi Interuniversitario Edoardo Sanguineti. 

Il Centro custodirà il cospicuo materiale raccolto, a partire dal 2016, nell’ambito del progetto Sanguineti’s Wunderkammer e comprende 70.000 schede lessicografiche, 5.000 ritagli di giornale, affidati dalla Casa Editrice UTET, la preziosa documentazione custodita presso l’Archivio Storico dell’Università di Torino, fra cui la tesi di laurea, considerata a lungo dispersa, 600 interviste e 350 ore di filmati inediti individuati nelle TecheRAI, reperti iconografici e altri preziosi documenti messi a disposizione da privati. Gran parte di questi materiali è attualmente raccolta nel database della Wunderkammer, il cui accesso verrà a breve reso pubblico.

Fanno parte del Centro e hanno partecipato attivamente alla sua fondazione il Prof. Federico Sanguineti, ordinario di Filologia italiana presso l’Università di Salerno, Giulia e Michele Sanguineti, figli del poeta e suoi eredi dopo la scomparsa della moglie Luciana. Al Centro perverranno a breve ulteriori preziosi materiali provenienti dall’archivio di famiglia.

Il Centro Studi, il cui comitato direttivo è composto dalla Prof.ssa Clara Allasia (Università di Torino), dal Prof. Alberto Cadioli (Università di Milano), dalla Prof.ssa Rosa Giulio (Università di Salerno) e dal Prof. Enrico Testa (Università di Genova), si propone di incoraggiare la ricerca nel campo della letteratura, della linguistica, del teatro e della musica, con particolare riferimento all’opera di Edoardo Sanguineti e di coloro che si sono ispirati alla sua figura, e di promuovere la didattica universitaria nell’ambito della storia della letteratura, della critica letteraria, dell’archivistica, della biblioteconomia e delle digital humanities.

La prima azione del Centro, sarà la preparazione di un volume miscellaneo per celebrare il decennale della scomparsa e raccogliere le testimonianze di studiosi e artisti che hanno collaborato con il poeta scomparso.

Maud Libertini

 

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“Incontri ravvicinati del terzo tempo”. Un eBook di Lidia Ravera. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/ebook-di-lidia-ravera/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/ebook-di-lidia-ravera/#respond Tue, 07 Apr 2020 09:58:37 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27673 Lidia Ravera, scrive con la consueta sottigliezza, eleganza e partecipazione un testo, che vuole dare una mano alle donne, poi con ironico acume sottolinea “della mia stessa era geologica, ma anche alle altre” insieme ad altre autrici, che collaborano alla collana di romanzi d’amore over 60. Si tratta di una un’antologia di racconti intitolata “Incontri […]

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Lidia Ravera, scrive con la consueta sottigliezza, eleganza e partecipazione un testo, che vuole dare una mano alle donne, poi con ironico acume sottolinea “della mia stessa era geologica, ma anche alle altre” insieme ad altre autrici, che collaborano alla collana di romanzi d’amore over 60.

Si tratta di una un’antologia di racconti intitolata “Incontri ravvicinati del Terzo Tempo”, sottotitolo: “Storie d’amore e quarantena”. La raccolta è un vero e proprio regalo, infatti si può scaricare gratuitamente, ma rappresenta sopratttutto un modo di stare insieme.  Le scrittrici e amiche convolte sono: Brunella, Emanuela, Roberta, Elena, Barbara, Grazia. A queste si unisce Paolo, unico scrittore. Un dono da scartare, anche se manca l’elemento primo, la carta, come un regalo. Seppur virtuali i regali vanno sempre ben accolti.

eBook di Lidia Ravera.

Ecco dove poterlo reperire:

Amazon
https://www.amazon.it/dp/B086NZVNF2/
Kobo
https://www.kobo.com/…/ebook/incontri-ravvicinati-del-terzo…
Apple Books (Mac OS, iPhone, iPad)
https://books.apple.com/it/book/id1505828169?l=it&ls=1
Bookrepublic
https://www.bookrepublic.it/…/9788809903142-incontri-ravvi…/

 

Ma sentiamo, leggiamo, cosa scrive Lidia Ravera sul suo profilo Facebook, per introdurci a questo inatteso cadeau:

Mi sveglio piena di energia al mattino, circondata da quell’assoluto pieno di promesse che è il silenzio.
Scrivo tutto il giorno. Nutrita dall’immobilità che costringe a guardarsi dentro.
A ricordare. A inventare.
L’appuntamento con il telegiornale non fa bene. Mi commuovo di tutto: i giornalisti costretti a ripetere le stesse formule, i virologi e gli infettivologi, tutte teste da laboratorio, costretti a vaticinare e a informare e a spiegare.

Ma soprattutto a vaticinare, manco avessero la sfera di cristallo. Mi commuovo della solitudine dei malati e dei malati di solitudine, quelli che proprio non lo sopportano di non vedere gente e che mordono il freno ad ogni protrarsi della quarantena. Mi commuovo delle strade vuote, in quelle riprese video da distopia, da catastrofico. Mi commuovo perfino dei politici, perchè li vedo alle prese con qualcosa che è difficile interpretare con le solite vecchie categorie (maggioranza/ opposizione, proposta/emendamento, mediazione/ ostruzione), li vedo alle prese con qualcosa che è impossibile usare per vincere o intrecciare alleanze, li vedo costretti a prendersi responsabilità, a capire, analizzare, risolvere.

Costretti alla funzione di Guida di tutti noi, una faccenda seria, una forma di saggezza superiore che non si improvvisa. Mi commuovo perchè ho capito che non vorrei essere al loro posto. Spengo la televisione dopo il telegiornale. Recupero il buon umore pensando che sono chiusa in casa quasi da un mese. Che non ho infettato e non sono stata infettata.
Che ho obbedito. Con rigore. Come tutti.

Mi chiedo: che cosa ci manca davvero? Alcune occasioni per esercitare il nostro diritto alla vanità: vestirsi, pettinarsi e truccarsi per gli altri, che ti guardano ti giudicano ti trovano bene. Dobbiamo imparare a cambiarci per la cena anche quando ceniamo da sole o con il nostro compagno di secoli? Con i figli? Con la nonna? Imparare a tenere una piccola porta aperta alle fantasie di seduzione? Ecco, sì, questo si può fare”.

 

Lidia Ravera, torinese, è giornalista, scrittrice e sceneggiatrice per il cinema.

eBook di Lidia Ravera.

Lidia Ravera

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La maggior parte di noi ha bisogno di uova. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-maggior-parte-di-noi-ha-bisogno-di-uova/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-maggior-parte-di-noi-ha-bisogno-di-uova/#respond Fri, 03 Apr 2020 16:04:24 +0000 https://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27654 La maggior parte di noi ha bisogno di uova. Abbiamo bisogno di uova per avere una buona occasione, per celebrare la Pasqua, stare insieme, o per ritrovarsi intorno ad un oscuro oggetto di cioccolato, possibilmente grande, avvolto da carta colorata, che sempre desta curiosità prima di venire aperto. Perché oltre al piacere del cioccolato è […]

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La maggior parte di noi ha bisogno di uova.

Abbiamo bisogno di uova per avere una buona occasione, per celebrare la Pasqua, stare insieme, o per ritrovarsi intorno ad un oscuro oggetto di cioccolato, possibilmente grande, avvolto da carta colorata, che sempre desta curiosità prima di venire aperto. Perché oltre al piacere del cioccolato è tradizione che all’interno si nasconda un regalo. Piccolo, grande, di valore o meno, per bambini, o addirittura scelto in precedenza.

bisogno di uova

Il regalo che si cela all’interno è la vera sorpresa che, con vivace finezza, la libreria Gulliver di Torino ha predisposto per i suoi clienti malgrado sia chiusa per disposizioni che considerano i libri beni non strettamente necessari.

Guidata da Mirko, Rosanna, Stefania e Alessandro, con i suoi 30 anni di attività è per il quartiere un presidio grande come il gigante da cui prende il nome.

Partendo dall’assunto di quante volte ci si ritrova delusi dalle sorprese contenute nelle uova, la Gulliver, ha deciso di correre ai ripari optando per un libro a scelta da allegare all’uovo.

Un uovo vero, proveniente da una cioccolateria di Biella, circa 800 grammi di cioccolato fondente o al latte, alto intono ai 40 cm e consegnato a domicilio in tutta la città. L’iniziativa, appena partita, ha già raccolto diverse prenotazioni. Il costo varia tra i 20, 25 euro. Ovviamente per questa occasione sconsigliano di chiedere libri particolarmente voluminosi, quindi niente Recherce di Proust, o la Montagna Incantata di Mann, vocabolari o atlanti.

bisogno di uova

Per ordinare basta scrivere una mail a a info@libreriagulliver.it, l’ordine è effettuabile fino all’8 aprile.

Per sopportare con stoica pazienza il periodo di reclusione un libro è un biglietto sicuro per un viaggio intorno alla propria stanza come quello di  Xavier de Maistre o sul sottile filo di seta che porta fino alla Cina di Marco Polo in ogni caso è il miglior metodo per uscire senza sanzioni.

Ma a proposito di uova come non ricordare le parole con cui si chiude Io e Annie, uno dei film più divertenti e poetici di Woody Allen girato quasi quarant’anni fa. Con uno dei finali più brillanti, sottili, spiritosi e profondi della storia del cinema.

E io pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove un tizio va da uno psichiatra e dice: “Dottore, mio fratello è pazzo: crede di essere una gallina”. E il dottore gli chiede: “Perché non lo interna?”, e quello risponde: “E poi le uova chi me le fa?”.

Credo che corrisponda molto a quello che penso io dei rapporti uomo-donna: e cioè che sono assolutamente irrazionali, e pazzi, e assurdi… ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova”.

http://www.libreriagulliver.it/

 

 

 

 

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Tutte le 1120 pagine dei Fratelli Karamazov sul phone. Biblioteche in digitale. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/le-biblioteche-in-digitale/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/le-biblioteche-in-digitale/#respond Fri, 13 Mar 2020 16:17:53 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27536 Le biblioteche civiche di Torino vengono in soccorso culturale alla città. Per quei “moderni” che reputano riempirsi la casa di libri una cosa antica, che non si fanno stregare e assorbire dalla porosa setosità delle carte inchiostrate e dalla carezza, quasi materna, del suono inimitabile della pagina che si volta arrivano le tecnologie del presente […]

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Le biblioteche civiche di Torino vengono in soccorso culturale alla città.

Per quei “moderni” che reputano riempirsi la casa di libri una cosa antica, che non si fanno stregare e assorbire dalla porosa setosità delle carte inchiostrate e dalla carezza, quasi materna, del suono inimitabile della pagina che si volta arrivano le tecnologie del presente a colmare la distanza.

L’offerta è cospicua e affonda in un serbatoio di oltre 18 mila libri, più di mille audiolibri, circa 7000 fra giornali e riviste, e oltre 120 mila dischi. Inoltre, l’offerta comprende quasi 1,5 milioni di risorse accessibili senza necessità di credenziali, dai materiali didattici agli archivi di immagini.

Da oggi , tutti i torinesi, anche quelli non registrati al servizio di prestito, potranno accedere agli archivi digitali delle biblioteche e scegliere per ogni mese fino a tre libri da leggere su computer, tablet o smartphone.

Anche se leggere tutto i Fratelli Karamazov scritti da Fëdor Dostoevskij su uno smartphone supera ogni capacità l’idea di poter accedere con semplicità, restando a casa, ad un viaggio letterario è un regalo comunque sia. 

 

Per potrene usufruire è sufficiente compilare un semplice modulo disponibile all’indirizzo web https://bct.comperio.it/registrazione-online/.

Così facendo i lettori residenti o domiciliati a Torino possono avere accesso immediato alla biblioteca digitale per 40 giorni.

 

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Anche a Torino il Silent book club: per condividere il piacere della lettura. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/anche-a-torino-il-silent-book-club-per-condividere-il-piacere-della-lettura/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/anche-a-torino-il-silent-book-club-per-condividere-il-piacere-della-lettura/#respond Mon, 30 Dec 2019 10:16:11 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27332 Una proposta di cultura e di gusto all’insegna della libertà e della leggerezza. E’ partita nei giorni di Natale su Facebook e, benché in un tempo di feste e vacanze, ha radunato in un attimo più di trenta appassionati lettori in una location di eleganza torinese: la Galleria Febo e Dafne in Via della Rocca […]

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Una proposta di cultura e di gusto all’insegna della libertà e della leggerezza. E’ partita nei giorni di Natale su Facebook e, benché in un tempo di feste e vacanze, ha radunato in un attimo più di trenta appassionati lettori in una location di eleganza torinese: la Galleria Febo e Dafne in Via della Rocca 14.
Qui sabato 28 dicembre alle ore 16,30 si è svolto il primo Silent book club sotto la Mole.

Silent book club

L’idea ha le sue radici in America, dove nel 2012 alcuni amici accomunati dalla passione per la lettura hanno pensato di trovarsi per leggere insieme, sorseggiando un bicchiere di vino, facendo merenda e offrendosi la possibilità di condividere gli spunti tratti dai propri testi.

Perché leggere non implica necessariamente isolarsi, è anche bello condividere tempo e spazio, assorti sulle pagine che ci coinvolgono e perché no avere l’opportunità di confrontarsi con un altro lettore, meglio se gustando qualcosa di buono.

A differenza di altre club del libro, che spesso chiedono ai partecipanti di condividere la stessa lettura, i Silent book club sono ispirati alla più completa libertà: nessuna associazione, nessun costo, nessun impegno a continuare con gli appuntamenti successivi, ciascuno può leggere il libro che desidera, libero di socializzare o di tacere. Si richiede solo di iscriversi ad ogni appuntamento per ragioni organizzative.

Silent book club

Una modalità di lettura che sta diffondendosi rapidamente e che risponde all’esigenza di lasciarsi sì catturare da un romanzo, un saggio, una raccolta di poesie, un racconto… ma anche di poter condividere un momento conviviale con chi ha la stessa passione. Nel mondo oggi i Silent book clubs sono più di 40, in città di varie dimensioni e ne continuano a nascere, di settimana in settimana.
Anche a Torino, per iniziativa di Enrico Nada e Monica Di Martino, ha preso il via il primo Silent book club: “Sapevamo del club nato a Margozzo, vicino a Verbania – spiegano gli organizzatori torinesi – e abbiamo provato a proporre la stessa cosa nella nostra città. Ne abbiamo parlato con Valerio Pastore, che gestisce la galleria Febo e Dafne, ed ha risposto subito con entusiasmo. Ci è piaciuta l’idea di offrire una cornice artistica a questo primo appuntamento di lettura. Poi si vedrà, cercheremo altri spazi, al chiuso o all’aperto…

Così tra quadri di pittori contemporanei e stampe ottocentesche, gli ospiti, che per lo più non si conoscevano, hanno trovato da Febo e Dafne un ambiente cordiale e accogliente.
Una mezzoretta per sorseggiare un bicchiere di vino, gustare una fetta di panettone e due gianduiotti… prima di prendere posto su sedie, cuscini, tappeti. Ognuno sceglie la posizione più congeniale per concentrarsi e per godere il sottile piacere di leggere circondato dalla bellezza raccolta in una galleria d’arte. Sinestesia di linguaggi e di gusti!
Quindi il silenzio: un’ora di intensa lettura, scandita solo dal morbido sfogliare delle pagine. Chi non alza testa, chi si sofferma a pensare, chi sottolinea un passaggio significativo, chi prende un appunto…
Mentre nelle vie intorno, nel pieno centro città, si snoda lo shopping del sabato pomeriggio, qui pare che il tempo si sia fermato: un’oasi di benessere, spontanea, libera, leggera.

Scaduto il tempo concordato, ci si scambia qualche impressione, c’è chi legge a voce alta un passo interessante, chi è curioso del titolo che ha sbirciato dal vicino. Monica Di Martino invita a “mettere in posa i libri”, al centro della sala, per una foto ricordo: sono loro infatti i protagonisti, i libri! Una foto che sembra risarcire la memoria di tanti roghi di libri della storia…
Infine una sorpresa per ogni partecipante: l’invito a scegliere uno dei libri che formano un delizioso albero di Natale cartaceo.

Un dono, frutto del book crossing da anni praticato da Enrico e Monica. Ed è ancora piacevole condivisione: c’è chi ha “pescato” un libro in francese e lo scambia con quello in italiano del suo vicino, c’è chi ha già letto il romanzo che gli è toccato in sorte e lo propone a una lettrice sconosciuta, chi invece ha trovato il titolo che desiderava da tempo… E’ l’ultimo piacevole atto di un pomeriggio che rimanda già al prossimo appuntamento torinese: domenica 26 gennaio ore 16 presso l’Istituto Change di Via Valperga Caluso 32.

Chiara Tamagno

 

Adesioni via Facebook, per info enriconada@yahoo.it

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Alla Biennale dello Spazio Pubblico partecipa anche Torino. Davvero una buona idea ? https://www.gazzettatorino.it/wordpress/biennale-dello-spazio-pubblico/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/biennale-dello-spazio-pubblico/#respond Mon, 03 Jun 2019 15:04:29 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=20227 La Biennale dello Spazio Pubblico è un appuntamento per il confronto e la divulgazione delle attività di ricerca e delle azioni svolte sui temi degli spazi pubblici urbani. Nata nel 2011, giunta alla sua V edizione, è composta da un gruppo di promotori tra i quali I’ Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) con la sua sezione […]

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La Biennale dello Spazio Pubblico è un appuntamento per il confronto e la divulgazione delle attività di ricerca e delle azioni svolte sui temi degli spazi pubblici urbani. Nata nel 2011, giunta alla sua V edizione, è composta da un gruppo di promotori tra i quali I’ Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) con la sua sezione regionale del Lazio, il Consiglio Nazionale Architetti (CNAPPC), l’Ordine degli Architetti di Roma e la collaborazione del Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre.
A questo interessante e pregevole iniziativa, INCONTRI è il titolo e il tema ispiratore, quest’anno  ha partecipato la città di Torino portando il progetto di riqualificazione di Piazza Arbarello in parte già avviato. La riqualificazione più che figlia dell’amministrazione cittadina è dovuta alla decisione di due fondazioni finanziarie, le quali hanno mosso notevoli investimenti immobiliari realizzando, nell’edificio che ospitava la facoltà di Economia e Commercio, la nuova sede del Real Collegio Carlo Alberto e, dove c’era l’ex palazzina Iren, quella del gruppo assicurativo, accollandosi così la completa copertura finanziaria dell’intervento che dovrebbe concludersi entro il 2021.
Biennale dello Spazio Pubblico
Non ci sarebbe nulla da eccepire se non che lo spazio pubblico viene ridisegnato economicamente da organi privati e che qualcosa nel meraviglioso piano è andato irrimediabilmente perduto. Qualcosa che era bello, prezioso ma soprattutto utile ai cittadini. Un tratto di Corso Siccardi, ora destinato a divenire ciclabile, era da 56 anni la sede consolidata di bancarelle del libro usato, vissute e amate dai torinesi. A Roma, difficilmente avranno detto che sono stati cacciati via senza ritegno.
E nemmeno che il primo tratto sempre di Corso Siccardi è da sempre luogo di spaccio, di panchine monopolizzate da disperati con pessimi gusti per gli alcolici.
Dunque per rimanere fedeli alle direttive della Biennale, basta riportare quello che il sito istituzionale dice in merito al premio.
Il tema riassume criticità e speranze della città contemporanea ove si verifica il degrado o l’abbandono degli spazi pubblici reali, luoghi deputati all’incontro, allo svago, alla socialità che rappresentano l’identità di una città e i valori condivisi della comunità che vi risiede.
In particolare nelle grandi aree metropolitane, ove già risiede la maggioranza della popolazione mondiale, che sono soggette a grandi e rapide trasformazioni di natura urbanistica e sociale, si diffonde l’individualismo ed è sempre più difficile rintracciare ciò che è riconosciuto come “comune”.
 Questa difficoltà non può cancellare l’aspirazione alla piena realizzazione umana che  non è possibile al di fuori dello spazio comune. Differenze e antagonismi culturali, sociali, etnici debbono convivere, esprimere un vincolo comune dotato  di senso, promuovere un immaginario positivo dello stare insieme che rispetti le differenze ma sia capace di rafforzarsi continuamente attraverso l’azione comune. Costruire i nuovi luoghi della sfera pubblica è la sfida del futuro.
Le città sono state i luoghi privilegiati della convivenza  tra estranei, luoghi densi, conflittuali ed emancipatori, sistemi complessi, flessibili, adattivi, che non possono costruire lo spazio pubblico in modo incontrovertibile e definitivo. Incontrarsi quindi negli spazi pubblici significa promuovere azioni  di costruzione condivisa degli interessi, sviluppare forme di democrazia.
Biennale dello Spazio Pubblico
Ora, dove risieda il senso, il giudizio di quanto sia opportuno e la sensibilità per partecipare a un consesso con tali caratteristiche risulta difficile da immaginare viste le scelte intraprese.
Ma per completezza d’informazione il Premio della Biennale valuta tre aree tematiche: il verde pubblico, la mobilità sostenibile, l’arte pubblica. Nel progetto torinese la mobilità si scontra con la richiesta da parte dei cittadini di parcheggi, il verde resta quel che era o poco più e dell’arte possiamo farne serenamente a meno. Molti libri in meno per qualche pedalata in più.
http://www.biennalespaziopubblico.it

Biennale dello Spazio Pubblico

Le bancarelle. Ph. Courtesy QP.

Gli effetti indesiderati di Sildenafil, cette e vardenafil sono.

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Che cosa è un Salone Internazionale del Libro ? https://www.gazzettatorino.it/wordpress/salone-internazionale-del-libro-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/salone-internazionale-del-libro-2/#respond Thu, 09 May 2019 10:55:46 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=20150 Che cosa è e a che cosa serve un Salone Internazionale del  libro ? I fatti del giorno offrono una riposta vera, non banale e per una volta persino coraggiosa. Il Salone si è ripreso il ruolo di laboratorio culturale, è ridivenuto il posto dove si compiono scelte, si pensa, ci si raffronta con il presente; […]

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Che cosa è e a che cosa serve un Salone Internazionale del  libro ?

I fatti del giorno offrono una riposta vera, non banale e per una volta persino coraggiosa. Il Salone si è ripreso il ruolo di laboratorio culturale, è ridivenuto il posto dove si compiono scelte, si pensa, ci si raffronta con il presente; non più solo dove si vendono libri e si accolgono autori importanti.

Il Salone possiede tutte le prerogative per essere un’agorà intellettuale e in alcuni casi decide di mettere in atto queste prerogative.
In questi giorni difficili, in particolare modo per chi preferiva fare scelte facili, soprattutto cercava di far finta di niente o erroneamente sperava che tutto rimanesse sotto coperta, la presenza di un editore come Altaforte che ha come titolare un esponente di casa Pound, ha smosso obbligatoriamente le acque.
Le ha smosse al punto che i referenti pubblici del Salone, Regione e Comune, hanno preso in mano la situazione facendo le veci della direzione, scegliendo cosa fare e da che parte stare. Sicuramente la dignità e la forza che emanano i 90 anni di Halina Birenbaum insieme al suo sguardo di sopravvissuta ad Auschwitz, meritano il rispetto che soluzioni da piccola bottega non potevano offrire.
Benvenuta quindi la sua presenza, la sua voce e i suoi libri.
Il Salone del prossimo anno con molta probabilità avrà altra e più accorta guida. Letteratura e politica sono inseparabili, sono fatte dello stesso impasto. Possono aprire e condurre a scenari impensabili, nel bene come nel male.
Scriveva Ezra Pound, che è bene ricordarlo come poeta,
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Rendi forti i vecchi sogni
Perché questo nostro mondo non perda coraggio
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Un capitolo emarginato dalla storia. Un libro di Gianni Oliva lo riporta all'attenzione. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/foibe/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/foibe/#respond Fri, 08 Feb 2019 17:10:00 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=19839 “Le foibe e gli infoibati (…)  restano ancora una strage negata esclusa dalla coscienza collettiva della nazione….” Con quest’affermazione lo storico Gianni Oliva introduce nel suo libro (Foibe ed. Mondadori) un tema quanto mai controverso, strumentalizzato, ridiscusso, evocato, circoscritto. 10 febbraio: solennità civile nazionale, istituita nel 2004. Il Giorno del ricordo spesso passa quasi in sordina. […]

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“Le foibe e gli infoibati (…)  restano ancora una strage negata esclusa dalla coscienza collettiva della nazione….” Con quest’affermazione lo storico Gianni Oliva introduce nel suo libro (Foibe ed. Mondadori) un tema quanto mai controverso, strumentalizzato, ridiscusso, evocato, circoscritto. 10 febbraio: solennità civile nazionale, istituita nel 2004. Il Giorno del ricordo spesso passa quasi in sordina.
Parlare di foibe significa parlare di repressione, stragi, eccidio, di un periodo storico complesso ed importante della Seconda Guerra Mondiale e del nostro dopoguerra: l’esodo forzato degli istriani, dalmati e friulani dalle loro terre, l’epurazione politica impiegata dai titoisti contro tutti coloro che si opponevano all’annessione dei territori italiani di confine, alla nuova Jugoslavia comunista.
Foibe
Un capitolo della nostra storia emarginato e in parte dimenticato. Ma che grida ancora oggi tutto il suo orrore e la sua collera.
I prigionieri – continua Gianni Oliva parlando delle foibe istriane dell’autunno 1943 – venivano portati, preferibilmente di notte, nelle vicinanze di una foiba (cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo). Ad essi venivano legati i polsi sul davanti, con filo di ferro stretto da pinze, e poi si ordinava loro di alzare le braccia e di sollevare sul capo la giacca in modo da coprirsi il volto. Le donne dovevano nascondersi il volto con la sottana. Avvicinati i prigionieri sull’orlo della foiba a gruppi, si procedeva all’esecuzione sparando un colpo di arma da fuoco alla nuca, alla faccia o al petto delle vittime. I corpi venivano poi fatti precipitare nel baratro”.
Si potrebbe continuare, ma queste poche righe bastano per presentare l’ondata di violenza e di repressione che si è abbattuta sulla comunità italiana. La dimensione della strage istriana – un migliaio circa – è contenuta rispetto ai successivi eccidi. Eccidi efferati, volutamente eseguiti dopo la parvenza di processi-farsa, con l’intento di distruggere e colpire quel che rimaneva del potere fascista. Rivincita? Vendetta o rivalsa del contro-potere partigiano slavo?
Gli italiani – scrive Gianni Oliva – si sentono colpiti in quanto gruppo etnico, indipendentemente dalle collocazioni politiche o sociali di ognuno. Le famiglia che hanno avuto delle vittime, non sanno perché sono state colpite. Quelle che sono riuscite a passare indenni attraverso gli eccidi, non sanno perché si son salvate”.
“L’infoibamento, simbolo delle atrocità commesse nel maggio 1945 – continua – non è lo strumento quantitativamente più rilevante della repressione. La maggior parte degli arrestati non viene fucilata sul posto e gettata nelle foibe, ma trasferita in campi di prigionia in Slovenia e Croazia, in alcuni casi in Serbia”.
Viaggi difficili, feroci umiliazioni e maltrattamenti, violente repressioni che hanno precedenti storici importanti: lo scenario nazionale e internazionale del 1943-’45, l’occupazione dell’ex-Jugoslavia, il comunismo e nazionalismo di Tito e – ancor prima – la forzata italianizzazione imposta dal regime fascista nei confronti delle popolazioni slave. Avvenimenti questi, che con tutte le altre varie ripercussioni storiche spiegano, ma non giustificano, la tragedia di uno sterminio.
Si parla di circa dieci-dodicimila vittime, un’ecatombe sovrumana, abominevole e devastante.   Così come lo è stata per gli oltre 350 mila esuli, costretti ad abbandonare, all’indomani del Trattato di Parigi del 1947, la propria casa, i ricordi, le certezze, le speranze. Accolti in Italia in 109 campi, spesso sono stati abbandonati dalle istituzioni e dalla società.
La frattura col passato e con la storia non è stata facile. Le ferite sono rimaste aperte. Paradossalmente, il “silenzio storico” non ha assolto la “memoria”, perché in quelle voragini vive, l’emblema terribile dell’odio politico-ideologico sopravvive
A noi Italiani, però, serve ricordare, porre attenzione, ascoltare chi vorrebbe parlare: le vittime umiliate e dimenticate. Ed è l’attenzione – parafrasando Simone Weil – la forma più rara e più pura della generosità.
Maria Giovanna Iannizzi

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La tribolata e avventurosa vita di una biblioteca cittadina. Mercoledì un incontro pieno di idee. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/galleria-darte-moderna-di-torino/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/galleria-darte-moderna-di-torino/#respond Mon, 18 Jun 2018 15:00:06 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=19059 Galleria d’Arte Moderna di Torino Una biblioteca, il granaio della memoria, non dovrebbe aver bisogno di un comitato di difesa. Per esempio è accaduto che in Francia un Presidente, Mitterand, volesse lasciare come ricordo del suo passaggio terreno una delle più imponenti biblioteche del mondo, la Bibliothèque nationale de France  che svetta con le sue quattro […]

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Galleria d’Arte Moderna di Torino

Una biblioteca, il granaio della memoria, non dovrebbe aver bisogno di un comitato di difesa. Per esempio è accaduto che in Francia un Presidente, Mitterand, volesse lasciare come ricordo del suo passaggio terreno una delle più imponenti biblioteche del mondo, la Bibliothèque nationale de France  che svetta con le sue quattro torri angolari alte 79 metri, corrispondenti simbolicamente a quattro libri aperti.

Galleria d'Arte Moderna di Torino

Bibliothèque nationale de France

Poi c’è Torino e la piccola e valorosa Biblioteca dedicata all’arte dei Musei Civici di Torino – Fondazione Torino Musei. E qui oltre la biblioteca si fa piccola piccola anche la sua storia. La svolazzante e ardita idea di chiuderla, poi di trasferirla per finire nel classico cul de sac del vedremo, chissà, facciamo passare la buriana e magari con l’estate che tutti distrae e distoglie la rendiamo momentaneamente indisponibile. Della memoria dell’arte che cosa potremmo mai ottenere ? Di tutta quella carta, i cataloghi, le riviste, le foto, viene sonno solo a pensarci. Toglie il sonno invece pensare a reperire le risorse per farla la lavorare al meglio.
Così il 31 maggio 2018 è nata l’Associazione “Amici della Biblioteca d’Arte dei Musei Civici di Torino – Fondazione Torino Musei”. Un’associazione, che ha come scopo primario difendere, incrementare e valorizzare il patrimonio della Biblioteca. L’associazione si è posta due obiettivi, piuttosto ambiziosi.

Galleria d'Arte Moderna di Torino

GAM

Il primo è rafforzare il carattere specialistico che rende un’eccellenza la Biblioteca, avviando e sostenendo progetti di ricerca e digitalizzazione di alcuni fondi speciali; Il secondo valorizzare il patrimonio attraverso iniziative pubbliche che aprano la Biblioteca ad un pubblico vasto (gruppi di lettura, presentazioni di libri, conferenze), partecipando anche alle molte iniziative organizzate dalla Città.
Va detto che la Biblioteca, unitamente all’Archivio Storico e all’Archivio Fotografico, è il luogo di riferimento per la comunità di tutti gli studenti, i curiosi, e i professionisti legati al mondo dell’arte che vivono a Torino e in tutto il Nord Italia: docenti, insegnanti, ricercatori, curatori, conservatori dei musei, restauratori, artisti, giornalisti, editori, antiquari, galleristi, professionisti della divulgazione legata alle iniziative culturali e turistiche.
Insomma, un universo di devoti ad un desueto culto ormai forse in via d’estinzione.
A sentire le parole della docente di Storia dell’Arte Moderna dell’Università di Torino Gelsomina Spione, interpellata per avere qualche ulteriore ragguaglio non sarebbe così. Anzi, ci dice che la forza della Biblioteca è proprio quella di intercettare mondi diversi e diverse professioni e che i fruitori sono molti di più di quanto si pensi. Tra le iniziative che si vorrebbe realizzare, ci confida la professoressa, c’è la digitalizzazione del ricco fondo Lorenzo Rovere, che fu direttore dei Musei civici dal 1921 al 1930, e l’Album dell’Esposizione Nazionale avvenuta nel 1880. 
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione riflette il variegato mondo dell’arte ed è composto da Mattia Azeglio (Studente UniTo), Simone Baiocco (Conservatore Palazzo Madama), Giorgina Bertolino (Storica dell’Arte), Aurora Laurenti (Storica dell’Arte), Simone Mattiello (Antiquario), Riccardo Passoni (Direttore GAM e Dirigente Biblioteca d’Arte), Maria Teresa Roberto (Docente Accademia Albertina), Bruno Signorelli (Presidente Spaba), Gelsomina Spione (Docente UniTo).

Galleria d'Arte Moderna di Torino

Biblioteca

Mercoledì 20 giugno, nella Sala Uno della GAM alle ore 18.00, l’Associazione con il suo Consiglio Direttivo presenterà pubblicamente i suoi progetti e le sue iniziative e avvierà la campagna di tesseramento, mentre il docente Fabio Belloni dell’Università degli Studi di Torino interverrà su L’ultimo quadro di storia. Renato Guttuso e i “Funerali di Togliatti, raccontando l’esperienza di ricerca fondata sui materiali della Biblioteca in occasione del suo contributo al catalogo della mostra Renato Guttuso. L’arte rivoluzionaria nel cinquantenario del ’68, attualmente in corso nelle sale della GAM fino al 24 giugno.
Sperando che parlare di un funerale sia di buon auspicio alla vita della Biblioteca anche solo per paradosso è sicuramente un buon modo per ricollocarla in primo piano. Forse le vicissitudini di questi ultimi tempi, e lo sventato tentativo di chiusura ha riportato corretta attenzione su un bene pubblico importante e insostituibile. 

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Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Salone Internazionale del Libro di Torino. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/salone-internazionale-del-libro-di-torino-2/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/salone-internazionale-del-libro-di-torino-2/#respond Thu, 17 May 2018 08:43:27 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=18906 Salone Internazionale del Libro di Torino Il tempo della lettura: un tempo per la vita. Regolare il tempo o renderlo eterno. Immergersi per sfuggirne o lasciarsi rapire dalla potenza evocativa della parola scritta. Formare la propria identità, la propria costruzione morale o ideologica. Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Leggere per sognare, attraversare miriadi di mondi […]

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Salone Internazionale del Libro di Torino

Il tempo della lettura: un tempo per la vita.
Regolare il tempo o renderlo eterno. Immergersi per sfuggirne o lasciarsi rapire dalla potenza evocativa della parola scritta. Formare la propria identità, la propria costruzione morale o ideologica. Leggere, leggere, leggere e poi leggere. Leggere per sognare, attraversare miriadi di mondi fantastici che pesano sul cuore come palle infuocate di gioia e dolore, di speranza e rassegnazione, di paura e di angoscia. Non posso vivere senza libri, dirà Thomas Jefferson, perché la lettura aiuta a vivere, respirare, viaggiare, amare, ritrovare se stessi.

Salone Internazionale del Libro di Torino

Al Salone. Ph. Fulvio Bortolozzo

Un libro, qualsiasi libro o quel libro è sempre una realtà molto attraente, alquanto stuzzichevole che intrica il lettore in ogni singola sequenza narrativa per poi perderlo tra le parole e le immagini di un senso o non-senso. Non ha importanza. L’importante è leggere. Talvolta, come afferma Virginia Woolf, il paradiso è questo: leggere continuamente, senza fine. Il corpo ne ha bisogno, come l’anima, lo spirito, la mente, il cuore. 
Il Salone Internazionale del Libro di Torino anche quest’anno è diventato una vera e propria fucina di idee. E non c’è stato momento migliore per chiudere gli occhi e immergersi nei meandri delle leggi delle parole e dei suoni, per ascoltare pensatori e scrittori che si sono confrontati con il pubblico, in un crescendo di domande e curiosità, di bisogni condivisi, di emozioni rivelate, di passioni raccontate. Un sogno ininterrotto, un momento magico, un viaggio strepitante attraverso la buona editoria, un incontro etereo ed eterno con molti autori italiani e stranieri, quelli che contano e quelli in erba, tutti accomunati dal gusto della scrittura e dalla passione per la lettura.
144 mila visitatori! Un bilancio sorprendente che descrive la crescente e spettacolare informazione della kermesse torinese.

Salone Internazionale del Libro di Torino

Ph. Fulvio Bortolozzo

Disaffezione per la lettura? Dai risultati raggiunti non sembra. Molti i giovani presenti e interessati a scoprire il potenziale divulgativo, incommensurabile della comunicazione editoriale. Tanti, troppi forse gli incontri a tema, tutti invitanti e coinvolgenti. Pezzi unici e singolari, così come il pubblico e le forti emozioni provate. Un modo per valorizzare il patrimonio del sapere, della conoscenza, delle diverse identità culturali, dei tanti valori universali. Un elogio, quello del Salone Internazionale del Libro, al libro stesso. Quel compagno di vita, quell’amico che ci segue da sempre, ovunque andiamo, che dà senso allo scorrere del tempo o al valore della storia.
Ogni libro è un regalo, frutto di una riflessione, di un’emozione, di un crescere insieme. Sprigiona odori,colori, ricordi, personalizza esperienze sensoriali, immagini, sofferenze, consolazioni.
Un omaggio alla lettura, dunque, la grande iniziativa torinese, un omaggio che custodisce le memorie degli uomini e accresce il valore della conoscenza e del cambiamento. Perché ogni libro possiede una qualità intrinseca, inimitabile: dà valore a chi lo legge…
Maria Giovanna Iannizzi

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