auto d’epoca | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Tue, 27 Aug 2019 12:11:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Il motorismo d’epoca a Parigi per Rétromobile. Fiera da cui imparare e prendere spunto. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/retromobile-a-parigi-la-fiera-da-cui-imparare-e-prendere-spunto/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/retromobile-a-parigi-la-fiera-da-cui-imparare-e-prendere-spunto/#respond Tue, 21 Feb 2017 16:28:06 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=16633 Organizzare un salone dedicato al motorismo d’epoca, o per dirla alla francese, che, evocando i mirabolanti eventi dei primi del ‘900, rende più l’idea, un’exposition, significa prima di tutto studiare, curare e approntare ogni minimo dettaglio affinché il visitatore prima di tutto, viva un esperienza che lo coinvolga e lo proietti al centro di un […]

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Organizzare un salone dedicato al motorismo d’epoca, o per dirla alla francese, che, evocando i mirabolanti eventi dei primi del ‘900, rende più l’idea, un’exposition, significa prima di tutto studiare, curare e approntare ogni minimo dettaglio affinché il visitatore prima di tutto, viva un esperienza che lo coinvolga e lo proietti al centro di un mondo difficilmente visibile fuori dalle pareti di una fiera.
Al bando dunque le solite accozzaglie di auto straviste, al limite della pedanteria, gli allestimenti “alla buona” (anzi, in pieno stile maccheronico, tra fiaschi di vino, improbabili salami che spuntano fuori da carte bisunte e disordine imperante), ricambi ridotti a relitti sbattuti alla rinfusa su un lenzuolo steso a terra e intromissioni di dubbio gusto, che poco hanno a che fare coi motori.
Ben vengano invece la spettacolarità, la ricerca della bellezza, l’arte e il prestigio: tutti aggettivi che, a passeggiare fra i padiglioni “trionfali” di Rétromobile, la più importante fiera francese di auto e moto d’epoca che si tiene naturalmente a Parigi, nell’elegante ed efficientissima struttura di Porte de Versailles, a pochi minuti di metro dalla Tour Eiffel e Place de la Concorde. 

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Bugatti

Quello che stupisce, lo sottolineiamo al costo di essere ripetitivi, è l’ordine, la pulizia e l’efficacia con cui i veri – e spesso rarissimi – gioielli esposti si susseguono negli occhi degli avventori che, grazie all’ampiezza e al respiro, possono passeggiare tranquilli e vedere tutto anche nei momenti di maggiore affluenza.
Abbiamo detto il visitatore al centro dell’esposizione ma sarebbe da orbi non notare un altro elemento fondamentale, la presenza ufficiale delle case ma non così, tanto per dire di esserci, in maniera massiccia, puntando sullo stupore e sulla sorpresa, con stand che sono dei veri è propri scrigni di meraviglie, forse perfino di più di quelli messi in piedi a saloni di vetture moderne, come “un Ginevra”, o “un Francoforte”.
Inutile dire che, questo è frutto di un do ut des fra organizzatori ed espositori costante, un valzer di visibilità reciproca: io ti do lo spazio giusto e ti invito a far parte di un’esperienza esclusiva e tu Casa, con i club, i simpatizzanti ma soprattutto ufficialmente con i settori heritage (sempre più attivi) mi dai fiducia. Un concetto veramente così difficile da “far passare” in Italia?

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Ferrari 250 GT Drogo “Breadwan”

Anche se piacerebbe approfondire, accantoniamo le polemiche e vediamo allora in che cosa consisteva tutta questa magnificenza. A farla da padrone, ovviamente, le Case indigene. Lo stand più stupefacente è quello di Renault, che ha letteralmente svuotato il Museo per portare a Parigi rarità come la grossa 40 CV Type JV del 1922, un berlinone con motore di più di 9 litri e 6 cilindri in linea (che all’epoca le permetteva una velocità di punta di 135 km/h), caratterizzata da una insolita linea aerodinamica; l’impressionante – per imponenza e lusso – Reinastella del 1932: motore 8 cilindri in linea di 7 litri da 110 CV, aveva poco da invidiare a mostri sacri come Isotta Fraschini o Rolls Royce.
L’esemplare esposto è il telaio n 42 dei soli 50 prodotti del tipo RM2, completamente in alluminio; incredibile poi il prototipo Initiale del 1995 che reinventava il concetto di vettura di lusso trasformandola praticamente in una suite viaggiante: linea di cintura molto bassa, ampia vetratura, interni rilassanti e raccordati in un unico ambiente hi-tech. Il suo design ardito, anticipava l’aspetto dell’ammiraglia Renault degli anni ‘2000, l’incompresa Vel Satis. Nel padiglione non poteva poi mancare l’omaggio al braccio sportivo Renault, Alpine: sette esemplari tutti bianchi, uno per serie, compresa quella appena presentata che proietta la casa della losanga nel mondo delle berlinette.
E non basta: l’esposizione della Regie continuava nello stand di Richard Mille con le vetture Formula e in quello della rivista Youngtimer con l’interessante rassegna dedicata ai modelli turbocompressi di Renault, dalla 5 GT alla stupenda Safrane Biturbo Baccara passando per “i lupi travestiti da agnello” 9, 11, 21 e 25. 

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DS nuovi fari carenati Opron

Il gruppo Psa (Citroën, DS e Peugeot) collabora e supporta i club dei suoi modelli nella realizzazione di uno stand che fa dell’eccellenza e dell’accoglienza i suoi punti forti: si festeggiano i 50 anni della DS a fari carenati (disegnati da Opron), i 60 del furgone H ma sono presenti esemplari praticamente dell’intera storia dei due marchi. C’è perfino una Simca 1100, Casa acquisita da Peugeot negli anni ’80.
Incredibile, inadatta ai deboli di cuore, l’esposizione di più di 30 Bugatti in rappresentanza dell’intera storia del leggendario costruttore “di sogni”: accanto alle piccole da corsa (che già basterebbero per meravigliare) prime donne sono modelli come le Type 57 Aravis, Atalante, Atlantique. Anche qui assicurata la presenza della casa ufficiale (di proprietà di Volkswagen) con il programma Bugatti Certified.

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Delage Grand Prix

Gli stranieri: stand più bello è, a nostro avviso, quello di Honda, presenza insolita in un salone di auto d’epoca, per giunta europeo. Nel suo festoso spazio, tra accoglienti poltroncine, tute da corsa, caschi e fiori, passato e futuro della mitica NSX, una delle supercar in salsa wasabi degli anni ’90 che oggi ritorna con tutta la modernità dell’ibrido, una mitica due ruote CB Four e un curiosissimo minivan da 40 anni in attività a un fioraio parigino e ora tutto restaurato.
Porsche ha dedicato lo stand, oltre che alle inossidabili 911, ai modelli transaxle a 8 cilindri (928/968). FCA presenta invece anche all’estero il programma Heritage con numerosi modelli provenienti dal Museo Alfa Romeo di Arese e dalla Collezione Fiat Lancia mentre regina dello stand Maserati è la splendida Tipo 420/M/58 del 1958: realizzata per la 500 Miglia di Indianapolis (guidata da Stirling Moss), fu la prima vettura da corsa a fregiarsi di uno sponsor, la celebre azienda di gelati Eldorado. Un problema allo sterzo la costrinse al ritiro.
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Festeggiati – con l’esposizione di modelli incredibili, da far brillare gli occhi e palpitare il cuore – i 70 anni di Ferrari, le più celebri vetture da rally di sempre (con alcune vetture che difficilmente si “incrociano” come le Citroën Visa Mille Piste e BX 4tc) e buona parte della produzione motociclistica francese, che scopriamo essere davvero nutrita e interessante. 
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Completano l’opera omnia i tre settori “complementari”, neanche a dirlo, ordinatissimi e ben organizzati: editoria, con stand da far vergognare il nostro Salone del Libro, arte, dove si vede della “roba” pazzesca, tra dipinti, sculture, stampe, modellini, diorami e infine la piazza degli artigiani, che raggruppa un numero selezionatissimo di professionisti che propongono la loro esperienza e i loro manufatti impeccabili per un restauro a regola d’arte. 
In conclusione una bella lezione di come si fanno le cose, di che significa organizzare un’esposizione dedicata al motorismo d’epoca e di quello che, una volta per tutte, il pubblico vorrebbe vedere anche in Italia, per certi versi una delle patrie del motorismo così come la Francia. 
Foto e testo di Luca Marconetti

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Ferrari 70° anniversario

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Da Torino a Parigi a cavallo di una deux chevaux d’epoca per vedere il Retromobile. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/un-torinese-a/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/un-torinese-a/#respond Mon, 29 Feb 2016 12:09:45 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=13888 UN TORINESE A PARIGI Da sempre appassionato di automobili, in particolare di quelle storiche, ho avuto la fortuna di trasformare una vera e propria “patologia” in professione. Ed eccomi qui, felice giornalista freelance specializzato in ferrivecchi. Sempre pronto a scovare il momento giusto per mettere in moto un’auto d’epoca, assaporarne gli odori e le sublimi […]

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UN TORINESE A PARIGI

Luca Castaldi e Franco Grosso

Da sempre appassionato di automobili, in particolare di quelle storiche, ho avuto la fortuna di trasformare una vera e propria “patologia” in professione. Ed eccomi qui, felice giornalista freelance specializzato in ferrivecchi. Sempre pronto a scovare il momento giusto per mettere in moto un’auto d’epoca, assaporarne gli odori e le sublimi scomodità d’antan. E le occasioni davvero non mancano mai: tra eventi, reportage, interviste a collezionisti, servizi speciali ad auto speciali e saloni, riesco sempre ad essere con la benzina fino al collo…
Finalmente, dopo anni di attesa e di rinunce, ho soddisfatto il grande desiderio di visitare il salone parigino Retromobile. Come immaginavo, è stata una bellissima esperienza, che mi sento di consigliare non solo agli appassionati del motorismo. Ma sarebbe stato decisamente troppo banale e noioso se mi fossi imbarcato su un aeroplano o se fossi salito su un treno per raggiungere la “ville lumiere” senza gustarmi qualche centinaia di chilometri sulle piacevoli route nationale d’Oltralpe, attraversando senza fretta il cuore della Francia con la speranza di incrociare qualche altra vettura storica, di quelle che raramente si vedono in Italia. Il mio viaggio alla volta di Paris avrebbe dovuto unire aspetti puramente turistici a qualche prelibatezza motoristica, ecco perché ho studiato un itinerario ad hoc per soddisfare tali esigenze.

Charroux

Quindi niente aereo, niente treno. Quale altro mezzo mi avrebbe portato a Parigi se non una storica a quattro ruote? Naturalmente una francese, per rimanere in tema. Sicuramente un simbolo dell’automobilismo transalpino. Scartata la Citroen DS perché troppo… comoda e troppo… istituzionale, quale altra icona poteva venirmi in mente se non la mitica 2CV? È francese ma con qualcosa di italiano (la disegnò l’artista varesotto Flaminio Bertoni), è simpatica, sbarazzina, lenta quanto basta per assaporare ogni chilometro. E di chilometri ne avrei fatti in quantità.
COMPAGNO DI VIAGGIO
Solo un matto come Franco Grosso avrebbe potuto rispondere con entusiasmo alla mia oscena proposta… Cuneese di Beinette, l’amico Franco è uno specialista di Citroen 2CV e derivate. Compra, vende, restaura, commercia in pezzi di ricambio e mette a disposizione la sua decennale esperienza per tutti coloro che vogliano iniziare a frequentare il mondo della mitica “Deuche”. Ecco perché sono bastate un paio di telefonate per esporgli le mie intenzioni e per ricevere da lui tutto il supporto del caso. E tutto l’entusiasmo di chi si sarebbe rivelato un fantastico compagno di viaggio.

Frejus

Supporto tradotto in quattro ruote con la sua 2CV Azu del 1958: la furgonetta “shabby chic” alla quale Franco non risparmia né chilometri né carichi pesanti. Un conservato doc che al primo sguardo non infonde molta fiducia, ma che sottopelle è curato e seguito con scrupolo per poter affrontare a cuor leggero viaggi lunghi e impegnativi. Come il mio con destinazione Paris.
PIT STOP SOTTO CASA
“Per sicurezza ho cambiato le gomme e ho preso due antineve in caso di emergenza maltempo”. Queste le ultime parole famose di Franco subito dopo essere partiti in un grigio pomeriggio di inizio febbraio (martedì 2 alle 15.30, per la precisione). Ma poi, appena imboccata l’autostrada che da Torino porta al traforo del Fréjus, ecco la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Cos’è questo rumore?”, mi chiede buttandola lì tra una chiacchiera e l’altra. Hai voglia se sento rumori… penso fra me e me con il cervello già frullato dal bicilindrico francese. “Quale?”, rispondo invece con malcelata indifferenza.
Franco inizia a spiare nello specchietto retrovisore, che vibra come tutto il resto della furgonetta. “Ah, abbiamo forato!”, dice infine trionfante… Ecco, lo sapevo. Me lo sentivo che qualcosa sarebbe andata storta. Neanche il tempo di invocare santi e arcangeli che Franco ha già accostato. Ha preso attrezzi e ruota di scorta e dopo cinque minuti d’orologio siamo di nuovo on the road.
Questo l’unico inconveniente di rilievo accusato in un viaggio durato sei giorni e quasi 1800 chilometri. Per il resto – a parte la rottura del tachimetro e della leva del freno a mano – tutto ok, non un’esitazione da parte della nostra fedele “Deuche”. Giusto un chilo d’olio rabboccato a metà percorso.

In breve, la “missione Retromobile” ci ha portati a Parigi facendo tappa – all’andata – a Clermont-Ferrand, a Moulins e a Charroux, di fatto spezzando il tragitto in due parti uguali. Il ritorno è stato leggermente più sbrigativo, con unica sosta notturna a Vichy (più o meno sempre a metà strada tra Parigi e Torino).
INFORMAZIONI TURISTICHE
Riportiamo qui di seguito alcune dritte per chi volesse intraprendere un viaggio simile al nostro, magari per visitare Retromobile 2017: un’avventura che consigliamo vivamente per trascorrere una settimana all’insegna dell’auto storica e del buon vivere in terra francese.
Arrivando dal nord-ovest dell’Italia si può raggiungere Parigi attraversando la bellissima regione dell’Auvergne. Non molto conosciuta da noi italiani (più abituati a bazzicare in Provenza, Costa Azzurra, Normandia, solo per citare le zone d’Oltralpe più famose) ma selezionata dalla celebre guida turistica Lonely Planet tra le 10 più belle regioni del mondo da visitare. Scusate se è poco. Si trova proprio nel cuore della Francia. Il suo territorio offre una varietà di panorami che vanno dalle colline vulcaniche alle valli glaciali, dai parchi naturali ai borghi più belli di Francia, dalle prelibatezze enogastronomiche alle attrazioni motoristiche. L’Auvergne è una delle culle dell’automobilismo francese.
Ed ecco le cose più interessanti incontrate sulla nostra rotta. Come prima tappa abbiamo scelto Clermont-Ferrand, città dove il 28 maggio 1889 i fratelli Edouard e André Michelin fondarono la loro fabbrica di pneumatici. Oltre ad ospitare ancora oggi gli impianti industriali e i centri di ricerca e sviluppo, a Clermont-Ferrand è possibile visitare il museo de L’Aventure Michelin.
Un paio di giorni di sosta nella zona sono stati utili, nel nostro caso, per raggiungere un piccolo paese nei sobborghi di Clermont-Ferrand. Si chiama Lempdes ed è conosciuto tra i “duecavallisti” perché qui nacque Pierre Jules Boulanger: prima direttore dello stabilimento Michelin di Clermont-Ferrand, poi, dal 1937, gran capo della Citroen per la quale gettò le basi del progetto 2CV. Quella che fu la sua casa è oggi il municipio del paese (soprannominato “le berceau de la 2CV”, la culla della 2CV).
Inoltre, girando per le strade di questo centro abitato, si possono trovare altre tracce “duecavalliste”: dal centro polivalente “La 2 Deuche”, al ristorante “La Deuche”; da un trompe l’oeil sulla facciata di una casa dov’è raffigurata una 2CV, ad un vero e proprio monumento dedicato alla utilitaria francese. Si trova all’uscita dell’autostrada, impossibile non vederlo: in cima ad una rampa, a mo’ di piedistallo, c’è una 2CV che troneggia come un’opera d’arte.
Da Lempdes abbiamo proseguito verso nord per visitare l’incantevole borgo medievale di Charroux e per pranzare a Moulins, storica capitale borbonica. Una giornata da veri turisti, che ci ha permesso di affrontare a cuor leggero il traffico incontrato alle porte di Parigi, raggiunta nella serata di giovedì.

Venerdì e sabato full immersion a Retromobile e poi via, di nuovo in macchina per rientrare in Italia. Ma non senza organizzare altre escursioni motoristiche. In particolare, un passaggio frugale (purtroppo era già sera) al circuito di Magny Cours e poi tappa notturna nei dintorni di Vichy, famosa per le terme. Qui abbiamo trovato una chambres d’hotes a dir poco perfetta. Si chiama La Passagére. I padroni di casa sono Thierry e Karine Fondecave, che con passione hanno recuperato una vecchia villa degli anni Trenta e l’hanno arredata in perfetto stile art decò. Non solo. Thierry è un appassionato di auto storiche e nei suoi garage sono parcheggiate una decina di belle vetture, tutte a disposizione degli ospiti de La Passagére che vogliano visitare i dintorni guidandole.
Il mattino successivo, domenica, era previsto l’ultimo strappo di circa 500 km per tornare a casa. Prima sorpresa: praticamente di fronte alla Passagére abbiamo trovato lo storico stabilimento della Ligier, oggi produttrice di microvetture ma con un passato in Formula 1 e nella costruzione di vetture sport-prototipo. Fondata da Guy Ligier nel 1969, esordì nella massima serie nel 1976 con il pilota Jacques Laffite. Rimase nel circus iridato per i successivi vent’anni, ottenendo dei discreti risultati.
Seguendo poi le indicazioni di un moderno navigatore satellitare ci siamo ritrovati ad un incrocio nel bel mezzo della campagna: praticamente perduti. Ad un tratto, quasi un miraggio. Una scena da film. Dalla strada sulla nostra destra si sono avvicinati due fari tondi. Poi la sagoma di una vettura bicolore, anch’essa tonda. Infine, impossibile non riconoscerla, una 2CV! Si è fermata proprio di fronte a noi. Ci siamo guardati tutti con occhi increduli. Un attimo di sbigottimento e poi il fragore di una sana risata. Siamo scesi dalle nostre auto: strette di mano, presentazioni e altre risate. Michel Chanet, in passeggiata domenicale con la sua Citroen, ci ha accolto come se fossimo dei vecchi amici incontrati dopo tanti anni. I “duecavallisti” son proprio matti da legare. Inutile dire che Michel ci ha invitati a casa sua per mostrarci il garage pieno di Citroën: Mehari, Ami 8 e altre due 2 CV…
Per fortuna ci ha poi indicato la strada giusta da imboccare. Queste sono le sorprese più belle che i viaggi in auto storica ci riservano.
UNA TORINESE LA VEDETTE DI RETROMOBILE
Prima di tutto la soddisfazione di aver raggiunto Porte de Versailles nei modi e nei tempi stabiliti, grazie all’efficienza della nostra furgonetta che ci ha portati a destinazione senza intoppi. Poi il ricordo ancora nitido di un salone che ha superato le mie aspettative. Non grande quanto l’altrettanto rinomata Techno Classica di Essen, in Germania, ma dai contenuti di prim’ordine in fatto di qualità e pregio dei veicoli esposti e l’originalità delle tematiche trattate. E che brividi vedere in azione alcuni bolidi degli anni Dieci e Venti durante le dimostrazioni nei viali esterni dei padiglioni.

Fiat S 76

In particolare, la messa in moto e l’esibizione della Fiat S 76: la bestia di Torino. Fiammate dagli scarichi del suo immenso motore aeronautico da quasi 30 litri di cilindrata; un rumore secco e rabbioso che ha già fatto il giro del web grazie ai video “postati” da migliaia di appassionati. E poi, al termine dei giri d’onore in mezzo a due ali di folla, l’ovazione della gente entusiasta per aver ascoltato una sinfonia meccanica da pelle d’oca. 
Lo stesso è valso per la Darracq V8 del 1905, anche lei fatta scorrazzare a Retromobile nell’ambito della tematica dedicata ai mostri da record completata da una terza vettura, la Napier 4 cilindri (7,7 litri di cilindrata) che partecipò alla Coppa Gordon Bennet del 1903. Oggi fa parte della straordinaria collezione del National Motor Museum di Beaulieu, in Inghilterra.
Purtroppo anche la “nostra” Fiat S 76 – nata a Torino nel 1911 – è conservata nel Regno Unito, dal collezionista Duncan Pittaway. Il quale, in occasione del Goodwood Festival of Speed 2015, ha riportato a ruggire la bestia di Torino dopo averla in buona parte ricostruita, partendo dall’unico telaio rimasto (dei due costruiti) e dal motore proveniente dall’esemplare distrutto all’epoca dalla Fiat. Questa particolare vettura (anche identificata come “300 HP”) venne progettata per ottenere i record di velocità. Iniziò i tentativi nel 1911 con al volante Pietro Bordino, prima a Brooklands, poi a Saltburn, sempre in Inghilterra. Raggiunse i 185 km/h di velocità massima. Nel 1912, condotta da Arthur Duray ad Ostenda, in Belgio, superò i 210 km/h.
Luca Gastaldi

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Eccellenza in cucina e auto d’epoca – Xmas Taste https://www.gazzettatorino.it/wordpress/eccellenza-cucina-e-auto-depoca-xmas-taste/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/eccellenza-cucina-e-auto-depoca-xmas-taste/#respond Wed, 18 Dec 2013 11:48:03 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=2809 Per un limite massimo di 200 ospiti le porte di una location d’eccezione si aprono per far assaporare l’eccellenza della cucina italiana circondati da auto d’epoca e allietati dalla music live A seguire cocktail lounge & dj set 20 Dicembre alle 20.30 Officina del Gusto – Nuvolari s.r.l. Corso Savona 50/1- Moncalieri , Torino Tel. 011 […]

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Per un limite massimo di 200 ospitixmastaste3 le porte di una location d’eccezione si aprono
per far assaporare l’eccellenza della cucina italiana
circondati da auto d’epoca e allietati dalla music live

A seguire cocktail lounge & dj set
20 Dicembre alle 20.30
Officina del Gusto – Nuvolari s.r.l.
Corso Savona 50/1- Moncalieri , Torino Tel. 011 6402474

Info: 338-9665962

Speciale menù:

Plum cake salati

Trecce di sfoglia con acciughe e crema di peperoni
Pino di Natale con delicata al tonno
Terrina di pollo, broccoli e melagrana
Fantasia di cruditè con hummus
Pancake al mais 
Risotto alle bollicine con castagne, zafferano e brodo di cappone
Millerighe di pasta fresca con crema di porri, salmone  e julienne di zucchini
Dadolata di cotechino e lenticchie di Castelluccio
Arrosticini con salsa all’ananas
Panettone e Pandoro con creme Natalizie

Xmas Taste- Acquista i biglietti on line

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