Quanto amour-fou fotografico per le donne dotate di un certo surrealismo.

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Nusch Eluard, Kiki de Montparnasse, Lee Miller, Dora Maar questi e tanti altri nomi hanno fatto la storia in ambito artistico. Non solo modelle e muse ispiratrici ma soprattutto artiste, creatrici di bellezza, di arte, di idee che all’interno della corrente surrealista, hanno avuto modo di acuire la loro potenza dirompente. 

L’amourfou. Il surrealismo delle donne è stato il tema scelto per la lezione d’apertura al ciclo di incontri sulla storia della fotografia. Incentrata sulle icone femminili che hanno fatto la storia nella cosiddetta arte minore, proposta da Camera, Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Indimenticabile per un giusto approccio il libro di André Breton pubblicato nel 1937 dal titolo Amour Fou, massimamente autobiografico, in cui teorizzava che “la bellezza convulsiva sarà erotico-velata, esplosivo-fissa, magico-circostanziale o non sarà”.

 

surrealismo

A presentare è il direttore del museo, Walter Guadagnini, che con la sua esperienza di docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna ha condotto il pubblico all’interno di quel movimento così eccentrico e distruttivo del mondo borghese, quale è il surrealismo, spiegandolo in modo semplice ma senza banalizzare, rendendo l’incontro accessibile a qualsiasi pubblico.

L’incontro ha preso spunto dalle immagini famosissime di Man Ray, che restituiscono efficacemente l’idea la suggestione e l’esperimento del surrealismo su pellicola. La volontà di creare quel tipico disturbo della morale, proponendo delle immagini che stridono fortemente con il mondo forse ordinario della borghesia; emergono le  foto di nudo in cui la carica erotica del corpo femminile non viene in alcun modo celata ma, al contrario, esasperata.

Un movimento di rottura con la tradizione che si completa dunque non solo nella rivoluzione del costume ma anche nel ruolo della donna. Non più solo modella e ispiratrice dell’artista uomo ma artista ella stessa a pieno titolo. 

surrealismo

 

La provocazione, ricorrente in molte fotografie, sa fare un uso significativo e straniante del doppio: doppia identità, doppia personalità, doppia sessualità. Proporre una scelta sessuale alternativa a quella eterosessuale accettata comunemente dall’epoca, lanciava un forte segnale di critica e di opposizione a quel ‘900 androcentrico. Un tema che si prolunga ancor oggi e dota queste fotografie di grande attualità, un motivo in più per tornare a guardare questi capolavori dell’arte fotografica.

Emanuele Oliva

Camera ospiterà i prossimi incontri l’8 marzo e il 5 aprile.

Costo incontro: €3

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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