Renato Guttuso alla Galleria Civica d’Arte Moderna. Un Boogie Woogie sesantottino.

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Alla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

La Politica nell’Arte: l’Occhio Critico di Renato Guttuso

“Per noi l’arte non può essere antiumana, nel nostro presente, anzi, cerchiamo di cogliere i fermenti opposti a tanto rassegnato pragmatismo”.

Così il grande pittore palermitano Renato Guttuso definì nel lontano 1967 la missione dell’arte, un gioco di luci e ombre messa a punto dal più meticoloso e visionario homme d’art a beneficio di una sempre più cinica realtà.

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Balcone

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino dedica un’ispirante quanto evocativa esposizione alle opere del noto pittore neorealista, artista (e politico), mettendone in risalto l’orientamento espressionista e il notevole impegno sociale.

Curata da Pier Giovanni Castagnoli, in collaborazione con gli Archivi Guttuso, la mostra – aperta al pubblico dal 23 febbraio al 24 giugno 2018- raccoglie circa 60 opere di diversa provenienza, dai più importanti musei alle collezioni pubbliche e private europee. Fiore all’occhiello della collezione sono i lavori a carattere politico, dipinti dall’artista lungo un arco temporale che corre dalla fine degli anni Trenta alla metà degli anni Settanta.

Per Guttuso, infatti, l’arte è inscindibile dall’impegno politico e sociale e trova la sua massima espressione nel farsi promotrice di valori e moralità.

Le opere attraversano tutto il Novecento e narrano con considerevole minuziosità l’evoluzione artistica di Guttuso, dai primi lavori influenzati dalle povere origini e dalla vita semplice della Sicilia degli anni 30 a quelli più politicamente impegnati, come gli impressionanti dipinti realizzati a seguito delle rivolte sociali degli ultimi anni 60.

 

 

Il percorso espositivo si compone di una lunga serie di ritratti, paesaggi, nudi, conversazioni private e nature morte, introducendo in modo crescente il visitatore all’interno del complesso mondo del pittore siciliano. 

La sala principale è adibita ai dipinti più malinconici e introspettivi dell’artista, nei quali è chiara l’ispirazione all’arte cubista (in questo grande importanza ebbe l’amicizia con Pablo Picasso). Lo stile pittorico è caratterizzato da un uso deciso, quasi veemente del pennello sulla tela che però non compromette la dolcezza e l’intensità delle opere; una su tutte la magnifica e distratta eleganza di Balcone, un olio su tela del ’42 straripante di liricità e teatralità, forse l’opera più coinvolgente dell’intera mostra, ancor più del ben più famoso (e criticato) “I Funerali di Togliatti” del 1972: stupefacente a una prima occhiata ma totalmente privo di emozionalità.

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

I funerali di Togliatti

 

Nella seconda sala sono ospitati i disegni, caratterizzati dal tipico tratto grezzo e spigoloso ma profondamente veri, malinconicamente vividi nella loro cruda sincerità. La mano di Guttuso scorre veloce sulla carta, quasi graffiandola con l’inchiostro. Quel che conta è sconvolgere il visitatore, mostrargli la realtà per quella che è, senza edulcorazioni. Ne è un chiaro esempio Restano solo i morti, del 1956: poche linee tracciate su carta telaiata bastano per restituire l’aspro realismo di uomini morti.

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

Restano solo i morti

Emozionalità e intensità che però non si riscontrano in tutti lavori del pittore siciliano, e qui sta forse il suo tallone d’Achille. Benché in molti casi riesca a restituire ai suoi personaggi veridicità e personalità, spesso l’attenzione quasi spasmodica ai dettagli e all’uso dei colori mette in ombra elementi di prima importanza come l’espressività dei soggetti e la loro autenticità di esseri umani, appiattendoli sulla tela.

Un esempio si può trovare nel freddo Boogie Woogie del ’53 in cui, seppur il movimento dei danzatori sia riprodotto con sorprendente realismo, si fatica a instaurare un coinvolgimento emotivo con i soggetti dipinti – eccezion fatta per la splendida donna seduta a un tavolo sulla destra, la cui tremendamente realistica espressione annoiata e assorta catalizza l’attenzione del visitatore e salva il dipinto dalla banalità.

Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

I nudi scelti, una ridottissima collezione esposta in un’angusta saletta delle dimensioni di un ripostiglio (che si voglia preservare l’innocenza dei fanciulli in visita?) non sono certo tra i migliori di Guttuso ed è un peccato: il meraviglioso erotismo e la traboccante sensualità tipici dei suoi lavori più osé avrebbero meritato più spazio. In barba a tutte le vecchie bigotterie. 

La mostra si chiude con una piccola esposizione di fotografie, da quelle di Guttuso al lavoro nel suo studio alle conversazioni con amici del calibro di Picasso, Vittorini e Sciascia. È esposto, inoltre, un catalogo nel quale vengono presentate due raccolte di scritti, una appartenente alle composizioni private di Guttuso, l’altra alla critica.

Un’ammirevole celebrazione del riflessivo e idealista pittore palermitano, dunque, ma anche una fedele e agrodolce rappresentazione di un’Italia appassionata che non c’è più, di cui possiamo solo conservare il ricordo. Uno dei più grandi fotografi italiani di tutti i tempi, Ferdinando Scianna, ricorda così l’amico e collega:

L’uomo più seducente che abbia mai conosciuto. Il colore della sua voce, i racconti, l’intelligenza dei discorsi, la cultura ti travolgevano anche quando non eri d’accordo con lui“.

Ilaria Losapio

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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