Il Faust nella cappella Juvariana. E’ una donna, in mano uno Stradivari e dà voce a Bach.

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Nella cappella juvarriana di Sant’Uberto al pian terreno della Reggia di Venaria Reale l’ultimo acquazzone di maggio è stato allietato dalle note del violino Stradivari che suonava il belga ottocentesco Henry Vieutemps. 

Reggia di Venaria Reale

Cappella juvarriana di Sant’Uberto

Accanto alla Passione scolpita dal giavenese Luigi Stoisa, la virtuosa bionda nordica Isabelle Faust ha riportato l’attenzione dai tuoni assordanti alla rigorosa melodia di Johan Sebastian Bach,  il maestro di cappella per eccellenza. E finalmente ha fatto risuonare le volte di Sant’Uberto con una musica più che appropriata. Perché in precedenza, la chiesa della Reggia barocca era stata adibita, causa pioggia, a concerti che non le si confacevano affatto: jazz e pop.

La scelta scenografica non è stata casuale e avrebbe fatto piacere all’amante degli allestimenti musicali negli innumerevoli contesti del Barocco piemontese, il contemporaneo Uto Ughi, oltre che senza dubbio allo stesso Sebastian Bach.  Tanto più che la Sonata e la Partita del kappelmaster sono state l’epilogo della visita alla raffinata mostra nella Sala dei Paggi di Venaria su tre secoli di liuteria in Europa, curata con grande erudizione da Giovanni Accornero. 

Reggia di Venaria Reale

Isabelle Faust

Unica nel suo genere, l’esposizione si intitola “Preziosi strumenti e illustri personaggi”. I primi sono chitarre, mandolini, violini e lire accarezzati da compositori di flamengo e di classica che accompagnano in un excursus sul mestiere del fare e del tastare le corde. 

Reggia di Venaria Reale

Vi troneggia ovviamente lo Stradivari di Niccolò Paganini, ma anche quello del torinese Gaetano Pugnani, maestro di Giovanbattista Viotti, compositore piemontese che non ha bisogno di presentazioni. Ci sono le chitarre della regina Margherita di Savoia e di Beatrice di Belgioioso d’Este, antenata dell’eroina risorgimentale Cristina, più conosciuta della nostra contessa di Castiglione.  Noblèsse oblige, ma uno spazio maggiore queste raffinata rassegna lo meritava, anche perché manca all’appello il compositore astigiano Giovanbattista Polledro, stimato da Beethoven che lo volle come pianista. 

Offuscato da stelle del firmamento musicale barocco come Corelli e Vivaldi, la sua figura è ancora poco conosciuta. Proprio per rivalutarlo l’orchestra giovanile che porta il nome del musicista settecentesco di Piovà Massaia, diretta dal chierese Federico Bisio, sta affermandosi a livello internazionale, contribuendo all’approfondimento storico e artistico  del Settecento musicale piemontese.

Amedeo Pettenati

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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