Il Penthouse drink torinese. Un lounge bar ricco di emozioni e sensazioni.

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Piano 35. Bere per dimenticare il mal di mare, viscerale, che questo mondo ci da . . . potrebbe essere una buona soluzione, a suggerirlo con consapevole malizia, era una spregiudicata canzone italiana impastata di ottimo swing del Caputo Sergio.

Per dimenticare a dovere però non basta un cocktail qualsiasi bevuto chissà dove. Meglio concedersi un momento di “Life on the top” e salire fino al Penthouse torinese che dalla balaustra completamente vetrata del trentasettesimo piano guarda alla città sottostante retto da un immenso telamone contemporaneo progettato da un archistar. 

Piano 35

Il lounge bar

I più malandrini al richiamo della parola Penthouse ricorreranno immediatamente al ricordo di felici visioni patinate.

Rompete l’incantesimo sognatori del proibito.

Penthouse è un termine utilizzato in architettura, riguarda qualcosa di ancor più lussuoso di un attico, un luogo perfetto per guardare e farsi notare. Se le metropoli americane ne hanno a centinaia qui, nel bel paese, l’unico disponibile è a Torino e non bisogna architettare spettacolari bugie per accedervi. E’ aperto a tutti.

Ad attendervi ci sarà il grand commis Mirko Turconi, che è un pluripremiato bartender e che sa, nel ricettacolo di un bicchiere pieno di ghiaccio, versare alcoliche e alchemiche pozioni dissipatrici di ogni tedio esistenzialista.

Piano 35

Mirko Turconi

Mirko ha preparato una nuova carta estiva, una cocktail list per accompagnare le notti d’estate. Nove i nuovi drink che si aggiungono a quelli già in carta e che potranno essere gustati fino all’autunno.  Una carta che vuole puntare sulle emozioni e sulle sensazioni. Drink che raccontano di mondi e terre lontane, ma che non dimenticano mai il territorio in cui nascono. Ogni miscela ha quel pizzico di torinesità che lo distingue da tutti gli altri.

Vista l’internazionalità che si riscopre ogni giorno su Torino, è bello poter portare tradizioni e storie di altri Paesi. La sfida è poi riuscire a fonderli insieme ai modi e alle usanze tipiche nostra città“, dice Mirko Turconi.

I suoi cocktail sono l’occasione di ascoltare storie di paesi lontani, attraverso i prodotti utilizzati frutto di una costante ricerca e di una combinazione inedita. Tra le cose da sapere, c’è la disponibilità e il piacere di tutto lo staff di scavalcare il bancone del bar e venire a raccontare ogni cocktail scecherandolo nel timpano uditivo dei clienti con tutte le spezie e i profumi. 

Piano 35

Cafè del diablo

Poi ci sono quelli che preferiscono le macchinine.

Nella down town che scende giù fino ai dimenticati Murazzi in un bar è in azione un robottino che mescia e serve drink ordinandoli con un app, definito il “futuro della movida”. Qualcuno lo ha paragonato al drone che sostituisce il fuoco d’artificio e altri, più letterati, hanno ripescato il libro di Vittorini “Uomini e no”.

Per schiarirsi le idee sulla cosa, il consiglio di un uomo in carne e ossa, è quello di assaggiare, il Bicerin del Drugo.  Ecco Il drink in sinossi e accappatoio:

“Il grande Lebowsky incontra lo storico drink torinese…” 

La formula in dialetto torinese «Aum poc attucc», un po’ di tutto, decretò l’inizio e la codificazione, datata 1898, della ricetta del Bicerin. Se tra i grandi nomi che lo amavano ci fosse stato anche quello del celebre protagonista del film dei fratelli Cohen ? Il mitico ‘drugo’. Probabilmente avrebbe sicuramente trasformato tale storica ricetta in un White Russian, il suo drink preferito a base di vodka, liquore al Caffè e Panna. Ed ecco che quindi la vodka rimanere base alcolica, ma infusa con le foglie di lime kefir (lime pregiatissimo, le cui foglie sono molto aromatiche) che, a sua volta, è accompagnato da un vermouth doppia china, uno sciroppo di cioccolata e noce moscata, parti amaricanti del liquore marchigiano al caffè, bitter alla fava di Tonka e infine la panna, che si trasforma con elementi ‘tropicali’ quali cocco & vaniglia.

Storie così, miscelate di cinema, cultura cittadina, ingredienti sorprendenti, richiami, echi e divertissement i robot non li servono. Occorre il vecchio imperfettissimo, alticcio e fantasioso sapiens per imbastire e decorare una bevanda e guarda un po’: il mal di mare è svanito e il drone atterra spento senza regalare cascate di colore.

Edmondo Bertaina

Autore: Edmondo Bertaina

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