Notizie

notizie su torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. notizie città di torino

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura.

Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, notizie torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. Gazzetta Torino è un quotidiano online di informazione sulla città di Torino. calendario eventi torino, concerti a torino, mostre a torino, teatro torino, news torino, sport torino, racconti brevi, torino. Gazzettatorino è il quotidiano on line di Torino: Cronaca e notizie dai principali quartieri della città, e informazioni di sport e cultura. http://www.comune.torino.it/

La De Sono apre il bando per le borse di studio per giovani musicisti.

Pubblicato da alle 10:53 in Musica, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La De Sono apre il bando per le borse di studio per giovani musicisti.

Ogni anno la De Sono Associazione per la Musica, con il contributo della Compagnia di San Paolo, assegna borse di studio a giovani musicisti e musicologi piemontesi o che abbiano svolto parte dei loro studi in Piemonte, con la finalità di sostenere la formazione a un livello superiore presso istituzioni italiane o estere di riconosciuta eccellenza.  Il nuovo bando per l’assegnazione delle borse di studio per l’anno 2019 è attualmente aperto e disponibile sul sito dell’associazione www.desono.it. Tutte le candidature devono pervenire entro il 25 febbraio. Le categorie prese in considerazione sono le seguenti: strumentisti, gruppi da camera, cantanti, compositori, direttori di coro, direttori d’orchestra, musicologi. Le modalità per partecipare e tutti i dettagli sono sempre sono scaricabili on-line. Fin dalla fondazione della De Sono, sono 251 i giovani che si sono perfezionati con i migliori docenti nelle più prestigiose accademie musicali italiane ed estere (Basilea, Vienna, New York, Amsterdam, Parigi, Mosca, Londra, Los Angeles…) Tale attività è stata premiata con la Medaglia del Presidente della Repubblica. Molti tra gli ex-borsisti della De Sono sono ora musicisti affermati, alcuni come solisti, altri come prime parti in importanti istituzioni musicali in Italia e nel mondo quali l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, “I Pomeriggi Musicali”, la Mahler Chamber Orchestra, i Münchner Philarmoniker, l’Orquesta Sinfonica de Tenerife, l’Orchestre National du Capitole de Toulouse, L’Orchestre de Chambre de Paris, l’Orchestra della Svizzera Italiana, la Sinfonieorchester Basel, la Rotterdams Philarmonisch Orkest, la Sydney Symphonie Orchestra, la Finnish National Opera di Helsinki, gli Essener Philharmoniker, l’Orchestra da Camera di Zurigo, l’Orchestra di Cannes. I concerti e le attività 2018-2019 sono rese possibili grazie al sostegno dei Soci, degli Amici e di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Piemonte, Consiglio Regionale del Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Maserati, Fondazione Agnelli, Reale Foundation, Banca Patrimoni Sella, Sadem Arriva, Ersel, Buzzi Unicem. DE SONO Associazione per la Musica La De Sono è un’associazione senza scopo di lucro che dal 1988 sostiene il perfezionamento di giovani musicisti tramite borse di studio e altre numerose attività. Ogni anno la De Sono organizza una stagione concertistica, che offre ai borsisti un banco di prova e un’occasione di collaborazione con professionisti e artisti ospiti. Tra le altre iniziative, l’associazione torinese guidata da Francesca Gentile Camerana pubblica tesi di laurea e di dottorato in discipline musicali che si siano distinte in ambito accademico e finanzia masterclasses di perfezionamento grazie alla collaborazione di docenti di fama internazionale. La De Sono ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’attività di sostegno rivolta ai giovani...

Continua

Le foto di Giles Duley all’Emergency Infopoint di Torino. Identificazione di una ferita.

Pubblicato da alle 19:28 in Mostre, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Le foto di Giles Duley all’Emergency Infopoint di Torino. Identificazione di una ferita.

Si può guardare attraverso una ferita ? Cosa è dato vedere e cosa succede se si sceglie quel particolare punto d’osservazione. A spiegarlo senza la necessità di utilizzare le parole ci ha pensato un fotografo inglese, Giles Duley. Il suo lavoro, un controllato e anti-sensazionale bianco e nero di forte impatto emotivo, sarà a Torino dal 19 gennaio al 2 febbraio presso la sede di Emergency in Corso Valdocco 3. Ventisette fotografie di medio formato squarciano come un taglio la realtà drammatica della città di Mosul in Iraq.   La mostra racconta la guerra vista da vicino e le immagini sono impregnate di una vicinanza che non è solo fotografica, è compartecipazione e documento. Dalla loro intensità, sospesa tra arte e storia, prende forma un racconto che invita a riflettere sulla fotografia come atto di civiltà. Nel febbraio del 2017 Giles Duley aveva visitato i progetti di Emergency in Iraq, dove per dare assistenza ai feriti in fuga dalla città, aveva riaperto un ospedale costruito nel 1998 e affidato poi alle autorità locali nel 2005. Lì, in 7 mesi di attività, Emergency aveva assistito oltre 1.400 vittime di guerra. Deley vi giunse con l’incarico di documentare cosa stava succedendo a Mosul, in questa dichiarazione è concentrato tutto lo sgomento dell’artista. “In passato ho parlato di come, anche in queste situazioni, io abbia sempre cercato di trovare un barlume di speranza da fotografare, come una risata o l’amore di una famiglia. Ma quello che ho visto a Mosul mi ha spiazzato. Ho capito che a volte un’immagine simile è impossibile da trovare” racconta Giles Duley. La mostra che arriva a Torino dopo aver ricevuto consenso a Milano  porta come titolo “Iraq. Una ferita aperta” e Deley, nato nel 1971 a Londra, ben conosce di cosa è fatta una ferita. Dopo aver passato anni a immortale rock star, il suo scatto a Marylin Manson rimane tra i più noti, nel 2011, mentre era in Afghanistan, perse entrambe le gambe e il braccio sinistro a seguito dell’esplosione di una mina. I medici gli dissero che non avrebbe mai potuto tornare a lavorare. Dopo 18 mesi era di nuovo in Afghanistan, con una troupe per girare il documentario Walking Wounded: Return to the Frontline in cui visita il Centro chirurgico di Emergency di Kabul.   L’Infopoint è lo spazio culturale dell’associazione Emergency in cui, attraverso le attività e gli eventi che ospita, viene promossa la cultura di pace di cui l’associazione è espressione nel mondo attraverso il suo operato umanitario. Emergency Infopoint Torino    T. 0114546456 C.so Valdocco 3 –...

Continua

“Mettersi un leone in casa”. Ludwig van Beethoven raccontato da due musicologi torinesi.

Pubblicato da alle 11:41 in Musica, Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

“Mettersi un leone in casa”. Ludwig van Beethoven raccontato da due musicologi torinesi.

Ludwig van Beethoven Grande studioso della musica sperimentale del Novecento e, in particolare, del suo epigono John Cage, Michele Porzio insegna al Conservatorio di Torino. Ora ha ripreso il corso principale della chiarezza espressiva musicale, scrivendo la prefazione della raccolta di lettere e diari di Ludwig van Beethoven “Autobiografia di un genio“, appena pubblicata da Piano B.  Porzio si colloca nel pieno del dibattito musicologico, cominciato con gli studi estetici del professor Alessandro Bertinetto circa il riverbero del suono sull’animo umano. Per loro non c’è dubbio: come riteneva già Massimo Mila, la forma sonata sta al Cigno di Bonn come la terzina a Dante Alighieri. Giorgio Pestelli con “Il genio di Beethoven”, Donzelli editore, va ancora oltre e dimostra senza ombra di dubbio che la personalità del terzo maestro della scuola di Vienna (gli altri sono Mozart e Haydn) si ritrova nelle sue nove Sonate. Anzi queste costituiscono un vero e proprio “romanzo di formazione” in note.  Non che le sonate e i suoi scritti siano da meno, perché è da lì che si ricostruisce la genesi della sua opera, ma la narrazione di Pestelli scorre come il ruscello della Pastorale beethoveniana. Perché il Cigno di Bonn componeva a 360°, ispirandosi a  Handel, Mozart, Haydn e contemporaneamente studiava notazioni antiche, canto gregoriano, marcia funebre. Soprattutto scriveva pensieri e lettere ai familiari, all’arciduca d’Austria e anche a Goethe. Leggeva minuziosamente le gazzette dell’epoca con le recensioni musicali di Schumann, di Berlioz e di Hoffman. Sperava, invano, che i suoi familiari e i suoi amori comprendessero la sua grandezza.scriveva pensieri e lettere ai familiari, all’arciduca d’Austria e anche a Goethe. Leggeva minuziosamente le gazzette dell’epoca con le recensioni musicali di Schumann, di Berlioz e di Hoffman. Sperava, invano, che i suoi familiari e i suoi amori comprendessero la sua grandezza. Suonava il pianoforte con i musicisti e i compositori dell’epoca, con cui scambiava pareri. Alla fine, quando fu completamente sordo, decise di concludere quel capolavoro assoluto che è la Nona Sinfonia con l’Inno alla Gioia di Schiller, convinto che la solidarietà tra gli uomini stia nella felicità comune e non nel dolore. Aveva cominciato a comporre la Quarta, mentre a Vienna debuttava la Terza, più conosciuta come Sinfonia Eroica, dedicata a Napoleone. Intanto era già andata in scena la sua unica opera lirica “Il Fidelio” con il coro di carcerati che prefigura l’Inno alla gioia. Wagner definì questo periodo come momento di creatività eccezionale e si mise addirittura a ballare in quell’apoteosi della danza che per lui era la Settima Sinfonia.   Ma, a detta di Pestelli, è la Quinta la Sinfonia la più beethoveniana per il suo rigore drammatico. Per il musicologo torinese sentirla bene è come mettersi “Un leone in casa”. Colpisce che sia stata composta insieme alla Sesta, tutt’altro che mistica, e bensì un idillio bucolico che porta a compimento “Le quattro stagioni” di Vivaldi. Attorno al suo genio gli strumenti dell’orchestra si moltiplicano insieme con le melodie, facendolo assurgere al musicista di una Vienna imperiale. Molte sono le lettere inviate dalla natia Bonn all’aristocrazia asburgica ben predisposta verso un artista poco propenso ai voli pindarici. Per questo l’impeto e l’effervescenza della Prima e della Seconda Sinfonia riescono subito a conquistare un pubblico conservatore che accetterà a tetro persino gli accenni rivoluzionari che percorsero tutta la sua creazione. Amedeo...

Continua

Un Giardino di Plastica fiorisce sul palco della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

Pubblicato da alle 12:33 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Un Giardino di Plastica fiorisce sul palco della Casa del Teatro Ragazzi e Giovani.

Alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani,  Domenica 13 gennaio ore 16.30 ci sarà lo spettacolo Giardini di Plastica, pensato da Cantieri Teatrali Koreja con la regia Salvatore Tramacere. Tra gli altri,  Giovanni De Monte, Maria Rosaria Ponzetta, Andjelka Vulic Luci Mario Daniele. Uno spettacolo che cattura gli sguardi, lascia la fantasia libera di correre a briglia sciolta. Chi decide di subirne l’incantesimo, si prepari a un viaggio sorprendente alla scoperta di mondi magici dove colori, luci e suoni assecondano i suoi desideri. Mondi a sé, ciascuno con le proprie meraviglie, dove si possono incontrare extraterrestri, samurai, fate, angeli…Dove c’è posto per i ricordi, i sogni, le emozioni. Di grande impatto visivo, le scene suggestionano anche chi bambino non è più, grazie all’originalità delle trovate e alla forza evocativa di certe immagini. Tubi, abiti, copricapo, materiale povero e riciclato di vario genere che grazie all’uso fantasioso delle luci si trasforma fiabescamente in immagini, visioni strampalate e buffe, quadri plastici di un movimento della fantasia. Non c’è in ballo una vera e propria storia che non sia quella inventata, lì al momento, dai tre attori in scena con le loro trasformazioni. E la plastica?...

Continua

Grandi orizzonti. Negli open space si sussurrerà come cavalli, forse.

Pubblicato da alle 13:19 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Grandi orizzonti. Negli open space si sussurrerà come cavalli, forse.

Si sa com’è con gli open space. Gli impiegati si parlano, si lasciano distrarre… Guardano le donne o gli uomini che passano e potrebbero perfino essere tentati a molestare qualcuno – e nell’orario di lavoro! Comunque sia, perdono tempo che potrebbe essere meglio dedicato al bene aziendale. A volte è necessario montare delle costose pareti divisorie per tenerli focalizzati sul da farsi. C’è però una soluzione a tutto ciò. La Future Life Factory, un centro di design della giapponese Panasonic, ha creato gli “human blinkers”, paraocchi per le persone, progettati per limitare i sensi sia della vista sia dell’udito dei dipendenti di modo che possano concentrarsi più efficacemente sul proprio lavoro – precisamente alla maniera in cui i paraocchi per i cavalli da traino proteggono gli animali dalle pericolose distrazioni. L’apparecchio, attualmente allo stadio di prototipo, si chiama “Wear Space” ed è stato sviluppato con la collaborazione del designer di moda giapponese Kunihiko Morinaga. Nel tagliare il campo visivo di chi lo porta di circa il 60%, dovrebbe incoraggiare a focalizzarsi maggioramente sui compiti che si hanno davanti. “Con la crescita degli open office e del nomadismo digitale”, secondo la Panasonic, “chi lavora trova sempre più importante ritagliarsi uno spazio personale dove possa concentrarsi. Wear Space crea istantaneamente questo tipo di spazio – usarlo è semplice come mettersi addosso un articolo di vestiario”. Il campo visivo dell’utente può essere aggiustato semplicemente allargando o restringendo le due ali laterali per raggiungere il livello di concentrazione desiderato. Al suo interno Wear Space contiene una cuffia che cancella i rumori molesti a tre diversi livelli d’intensità a secondo dell’ambiente circostante. Si collega all’esterno con WiFi o Bluetooth. Courtesy: James...

Continua

Il nuovo anno del Carignano gioca le sue carte. Sul tavolo verde Fëdor Dostoevskij.

Pubblicato da alle 16:58 in galleria home page, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Il nuovo anno del Carignano gioca le sue carte. Sul tavolo verde Fëdor Dostoevskij.

Martedì 8 gennaio, alle ore 19.30, al Teatro Carignano debutta Il Giocatore, opera tratta da Fëdor Dostoevskij, nell’adattamento di Vitaliano Trevisan, con la regia di Gabriele Russo. Lo spettacolo sarà interpretato da Daniele Russo, Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Chiara Aversano, il disegno luci di Salvatore Palladino e i movimenti scenici di Eugenio Dura. Il giocatore, è stato prodotto da Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini e Teatro Stabile di Catania, resterà in scena al Carignano per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale fino a domenica 20 gennaio. La grande letteratura si fa teatro con una regia a cavallo tra passato e presente, il vizio per la roulette trova corrispondenza nell’attuale ossessione compulsiva per il videopoker. Nella originale riscrittura di Vitaliano Trevisan, romanziere e drammaturgo vicentino (sceneggiatore e protagonista dell’acclamato film di Matteo Garrone Primo amore), il protagonista de Il giocatore Aleksej Ivànovic e il suo autore, Fëdor Dostoevskij, sono la stessa persona. Una coincidenza di ruoli sottolineata dalla regia dai toni pirandelliani di Gabriele Russo: «Una circolare dissolvenza in cui Aleksej si trasforma nello scrittore russo e viceversa».  Nella fittizia città termale di Roulettemburg, tra dramma e commedia, amore e casinò, Aleksej/Dostoevskij compie la sua parabola di “gambler” incallito (con i proventi del libro, come noto, l’autore pagò i suoi debiti di gioco). Il romanzo analizza la passione compulsiva per l’azzardo in tutte le sue forme, mettendo a fuoco le varie tipologie di giocatori, dai ricchi nobili europei ai poveretti che puntano, e perdono, tutti i loro averi. Con un allestimento privo di connotati temporali, la regia multimediale di Gabriele Russo abbatte le barriere tra le epoche e fa vivere il capolavoro di vita nuova. I giocatori di Dostoevskij rimandano così ai pensionati o ai ragazzi di periferia di oggi, che bruciano i loro pochi averi nella febbre compulsiva per il...

Continua

Inaugura l’anno accademico del Politecnico di Torino. Situazione difficile per il Piemonte.

Pubblicato da alle 17:05 in Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Inaugura l’anno accademico del Politecnico di Torino. Situazione difficile per il Piemonte.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Giuseppe Valditara, sono stati gli invitati scelti dal Politecnico di Torino per l’inaugurazione del suo anno accademico. Il Rettore Guido Saracco ha presentato l’indirizzo strategico che il Politecnico di Torino perseguirà nei prossimi sei anni, seguendo le linee guida delineate nel Piano Strategico PoliTo4Impact, che è stato il tema portante dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/2019 dell’Ateneo di questa mattina. “Il nostro Ateneo non potrà limitarsi a promuovere e sostenere i processi innovativi che avvengono nella società, ma dovrà diventare esso stesso sempre più capace di innovazione e cambiamento al proprio interno.  Partendo dai propri valori fondanti come Università pubblica – quali: rigore, integrità e apertura alla collaborazione – impronterà la sua azione al conseguimento di un impatto positivo sulla società e sull’economia, con spirito di iniziativa e lungimiranza, promuovendo una vera e propria mobilitazione di una massa critica di intenti e azioni, insieme agli attori politici, sociali ed economici del territorio, senza trascurare la dimensione nazionale e internazionale”.  Le linee programmatiche sono state presentate dal Rettore alla comunità accademica, al mondo politico e alla società civile, concludendo un percorso fortemente partecipativo che ha portato alla definizione del Piano Strategico. Il Rettore si è quindi rivolto al Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, a Chiara Appendino, Sindaca della Città di Torino, Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte e Giuseppe Valditara, Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e idealmente a tutto il territorio e alla comunità che opera a stretto contatto con il Politecnico: “Il territorio piemontese, e l’area torinese in particolare, si trova oggi marginalizzato e in ritardo rispetto ad altri territori più dinamici. Benché Torino si stia caratterizzando sempre più come “città universitaria” capace di attrarre studenti anche da altri territori, italiani e stranieri, la città offre scarse opportunità di impiego e di vita professionale che stimolino a rimanere e radicarsi a questo territorio. Il tessuto industriale del territorio deve essere rigenerato, a partire dalle competenze e dagli importanti fattori competitivi, tuttora presenti e vitali, compensando così il parziale disimpegno dal territorio di diverse grandi aziende, l’ancora scarsa presenza di imprese medio-grandi e la frammentazione che caratterizza un vasto tessuto di piccole e medie imprese. D’altro canto è ben percepibile proprio in questo territorio una volontà di “rinascita” che oramai da molto tempo non si provava più”. “È tempo di dare un forte impulso positivo all’Università, soprattutto dal punto di vista finanziario”, è l’auspicio del Rettore, che chiede alla politica risorse per permettere ai tanti studenti che si formano al Politecnico di poter rimanere dopo la laurea a lavorare in Italia, dando un contributo allo sviluppo del Paese, perseguendo quell’impatto che, grazie alle sue attività di didattica, ricerca e trasferimento e condivisione della conoscenza, l’Ateneo si propone di ottenere, come indicato dal nuovo Piano Strategico. Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è tornato su queste tematiche nella sua Lectio inaugurale, dal titolo “Università e Ricerca. Leve di sviluppo e crescita delle imprese e della società”, nella quale ha delineato le caratteristiche delle imprese del futuro – ad alto valore aggiunto, alta intensità d’investimenti, alta produttività – e specificato che dovranno imparare ad essere eccellenti in ogni funzione per essere all’altezza...

Continua

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Daniele Valle.

Pubblicato da alle 11:40 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Daniele Valle.

Torino Domani GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Daniele Valle è Consigliere regionale del Piemonte, Presidente della commissione cultura, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Torino è una città particolare, un ottimo equilibrio fra una città internazionale e una città tipicamente italiana, dalle dimensioni (rispetto alle giganti del mondo) ridotte ma dalle prospettive ampie. Per costruire questa Torino ci è voluto un gran lavoro, da parte di amministratori pazienti e lungimiranti, che ci hanno permesso di uscire dalla grigia idea della città industriale che si era impressa nell’immaginario collettivo a partire dal primo dopoguerra. Abbiamo vissuto una grande fase di rinascita, a cui l’esperienza olimpica ha impresso un’accelerazione straordinaria. Il movimento però ha bisogno di essere stimolato e non si può non constatare che ad oggi Torino sembra essersi fermata. Forse eravamo abituati troppo bene, dalle precedenti amministrazioni, a dover aggiungere eventi sul calendario, invece che a doverli cancellare. Forse eravamo troppo abituati a veder nascere progetti che allargavano la città, invece che a limitarci a parlare ossessivamente di supermercati o di stipendi dei politici. Quindi sì, anche io provo questa sensazione, soprattutto quando torno da viaggi all’estero. Ma anche quando più semplicemente torno da Matera e dalla Basilicata, come quest’estate. L’origine di questa sensazione credo sia l’immobilismo progettuale in cui Torino versa, è un po’ come se, da Piazza San Carlo in poi, questa città avesse cominciato ad arretrare, su tutti i campi. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Torino ha avuto una storia di amministratori coraggiosi e di ottimi imprenditori che, insieme al grande lavoro di tutto il tessuto associativo e delle associazioni datoriali, hanno dato a questa città un volto solido, credibile e innovativo, soprattutto negli ultimi 30 anni. Tuttavia nessuno può uscire indenne dagli effetti dei grandi fenomeni economici e la crisi del 2008 non ha tardato a farsi sentire anche qui, proprio mentre Torino stava completando la sua conversione da città industriale a città di servizi e cultura. Gli investimenti in cultura, in turismo, in innovazione, hanno creato un buon movimento di forze intellettuali, economiche e sociali, ma non è bastato a reggere l’urto della crisi che ha reso generalmente più instabili le condizioni delle persone e quindi le loro percezioni. Su questo a mio avviso si è innestata l’ossessione per i...

Continua

In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Pubblicato da alle 10:34 in galleria home page, Innovazione, Mostre, Notizie | 0 commenti

In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Un racconto che supera il secolo, 110 anni di impresa, frutto della capacità di una grande famiglia dell’industria italiana e dell’eredità di quel progetto visionario che prosegue nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. È questo il filo conduttore della mostra “Olivetti 110 anni di innovazione”, inaugurata all’Officina H di Ivrea e realizzata con il patrocinio del Comune di Ivrea e in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti e la Fondazione Adriano Olivetti,  che resterà aperta al pubblico fino al 27 gennaio 2019. L’esposizione celebra il 110° anniversario della nascita di Olivetti e il recente riconoscimento UNESCO alla città di Ivrea, modello di riferimento sociale per la moderna visione della relazione tra industria e architettura sviluppatasi tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Il percorso espositivo è composto da numerosi elementi che hanno caratterizzato la storia di Olivetti, ora polo digitale del Gruppo TIM. Si possono ammirare, infatti, una ricca selezione di manifesti tra i più significativi della produzione dell’azienda, una collezione delle locandine pubblicitarie di Giovanni Pintori e di artisti vari tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 e una importante raccolta di fotografie uniche. La capacità visionaria che caratterizzò la storia di Olivetti trova espressione nei prodotti iconici come le celebri macchine per scrivere “Lettera22”, nata nel 1950, e “ Valentina”, progettata nel 1968, per citare alcuni degli oggetti in mostra. Un excursus che arriva   fino al mondo digitale di oggi con il Form 200, registratore di cassa connesso e primo prodotto realizzato grazie all’Olivetti Design Contest promosso dall’azienda e rivolto agli studenti delle maggiori università europee di design. “Olivetti ha scritto pagine importanti nella storia industriale italiana e continua a puntare sulla costante capacità di innovare. Questa mostra vuole testimoniare il fil rouge tra passato, presente e futuro dell’azienda”, dichiara Antonio Cirillo, Amministratore Delegato di Olivetti. “Innovare significa non dimenticare i grandi insegnamenti che vengono dal nostro passato, e sono questi lo spirito e la convinzione con la quale abbiamo lavorato nel percorso espositivo che celebra 110 anni di una storia unica e straordinaria. E’ la nostra identità, sono le nostre radici, oggi finalmente riconosciute patrimonio di tutta l’Umanità. Per un futuro nel segno di Adriano Olivetti”, testimonia Beniamino de Liguori, Fondazione Adriano Olivetti. “La mostra per i 110 anni di Olivetti suggella e arricchisce di significato il recente riconoscimento UNESCO di “Ivrea, Città Industriale del XX Secolo” e costituisce un significativo tassello della proposta culturale che può emergere dalla straordinaria esperienza olivettiana. Una proposta che continua ad essere più che mai attuale e che può, solo investendo in un lavoro sinergico di tutta la comunità e dei soggetti pubblici e privati, traguardare una risonanza internazionale”, afferma Stefano Sertoli, Sindaco Città di...

Continua

Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Pubblicato da alle 16:32 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Giocattoli Politici Giusto in tempo per Natale, un’azienda americana, la Keep & Bear, ha lanciato una linea di Maga Toys  – il nome viene dallo slogan Trumpiano “Make America Great Again” – per aiutare a indottrinare i piccoletti al pensiero politico retto e sobrio. Il pezzo forte della linea è un kit in stile Lego che permette ai giovani costruttori di edificare quel muro per tenere fuori gli immigranti latino-americani che è stato uno dei pezzi forti della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016. Il muro  ancora non c’è, ma ora i giovani conservatori del futuro potranno farselo in casa. Il giocattolo – un centinaio di mattoncini più un piccolo e ringhiante Trump con il casco e la cravatta rossa “marchio di fabbrica” – arriva in una confezione dove si intravede sullo sfondo, pronto a varcare il confine, un immigrante messicano con tanto di sombrero per chiarire la nazionalità e il concetto. È in vendita a $29,95. I giocattoli politici hanno una lunga tradizione negli Usa. Già ai tempi dell’opposizione alla guerra nel Vietnam i contestatori usavano apparire con la maschera dell’allora Presidente Nixon. Il kit muro rovescia la consuetudine che voleva il giocattolo “di sinistra” di fronte ai Repubblicani sobri e impettiti a destra. È un cambiamento che forse riflette anche l’inattesa trasformazione del Partito Democratico, ormai dominato elettoralmente dai sobborghi ricchi delle grandi città americane, mentre i Repubblicani sempre più rappresentano la classe operaia e la delusa popolazione dei meno abbienti rurali. Courtesy James...

Continua