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Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Pubblicato da alle 13:36 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Unione Europea Cosa diavolo fa per me l’Europa? Questa è una delle domande che molti cittadini europei si pongono nel loro quotidiano quando cercano di capire quale sia il reale impegno dell’Unione Europea e quale sia l’influenza che l’Europa ha nelle loro vite. Per rispondere a questa, e forse ad altre domande, e per mostrare quanto realmente l’Europa sia presente nel nostro quotidiano il Parlamento Europeo ha presentato il nuovo sito “Cosa fa l’Europa per me”, il quale racchiude più di 1800 brevi articoli (i quali vengono continuamente implementati e aggiornati) che mostrano esempi concreti dell’impatto che l’Unione ha sulla vita quotidiana dei propri cittadini.   All’evento di presentazione il Presidente Tajani ha avuto modo di dichiarare: “Gli europei si chiedono cosa abbia fatto l’Ue per loro. Questo nuovo sito fornisce risposte chiare e comprensibili. Sarà uno strumento prezioso per avvicinare l’Europa ai cittadini”. Il sito, disponibile in 24 lingue, presenta una serie di brevi articoli dedicati alle diverse azioni e ai risultati raggiunti dall’Unione. Tali articoli sono stati suddivisi all’interno del sito in tre sezioni: «Nella mia regione», che comprende tutti i progetti che sono stati resi possibili grazie all’aiuto dell’Unione Europea, progetti che permettono di constatare la presenza dell’Unione Europea nelle nostre città e Regioni; «Nella mia vita», che permette ai cittadini di capire come vengono influenzati dall’Unione aspetti quotidiani della loro vita, come ad esempio: assistenza sanitaria, hobby, viaggi, sicurezza, diritti dei lavoratori e diritti sociali, tv, musica e molto altro; «Focus», tale sezione è dedicata ad un approfondimento sulle politiche dell’Unione, mostrando con documenti dettagliati i risultati sin qui ottenuti e le prospettive per il futuro, con particolare attenzione alle tematiche che risultano maggiormente sentite dall’opinione pubblica e dai cittadini. Inoltre, nel sito sono presenti tutte le iniziative che l’Unione Europea ha promosso in favore delle...

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Dedicato al “Giove della musica” il libro di Simona Baldelli. Lo presenta il Premio Italo Calvino

Pubblicato da alle 13:04 in Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Dedicato al “Giove della musica” il libro di Simona Baldelli. Lo presenta il Premio Italo Calvino

Un romanzo che celebra la vita, le ombre, le opere e il silenzio di Gioachino Rossini: è L’ultimo spartito di Rossini di Simona Baldelli, pubblicato dalla casa editrice Piemme nell’anno del centocinquantesimo anniversario della morte del “Giove della musica”. L’autrice presenterà il libro sabato 17 novembre, alle ore 18, al Circolo dei lettori di Torino, insieme a Enzo Restagno, in un incontro organizzato dal Premio Italo Calvino. Il Premio Italo Calvino è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila e molti altri. L’ultimo spartito di Rossini è l’omaggio a uno degli uomini più grandi della storia della musica, raccontato a partire dal lungo e doloroso silenzio lavorativo che caratterizzò gli ultimi trent’anni della sua vita. Di Rossini – che, dopo il Gugliemo Tell, abbandonò l’opera per scrivere solo musica sacra e strumentale – emerge un ritratto differente dall’iconografia classica, che lo vuole eternamente ilare e bon vivant, superficiale e gaudente. La personalità del compositore fu, infatti, molto più complessa e sofferente, e la sua vita lavorativa e affettiva venne sempre segnata da un’alternanza di esaltazione e depressione, di successi e rovinose cadute, di creatività e difficoltà di scrittura.  Spiega l’autrice: «Scrivere un romanzo ispirato alla biografia di Gioachino Rossini, nell’anno del centocinquantesimo dalla sua morte, significa complicarsi meravigliosamente la vita. Perché la prima domanda che ci si pone di fronte alla pagina bianca è: cosa si può scrivere di un personaggio di cui si è già detto tutto? Che appartiene all’immaginario collettivo, non solo dei melomani? È stato, probabilmente, l’artista più famoso e osannato di ogni tempo, e già nel corso della sua esistenza. Per lui venne coniato il termine Rossinimania, riferito al periodo in cui si esibì a Vienna. Ogni angolo risuonava della sua musica, le cartoline con la sua immagine andavano a ruba, gli uomini erano vestiti alla Rossini, le donne sospiravano al suo passaggio, i ristoranti avevano piatti a lui dedicati. Una simile smania pervase le altre città in cui visse e lavorò. Tutti volevano frequentare quel musicista gioviale, dalla scrittura facile – compose Il barbiere di Siviglia in meno di due settimane – la battuta pronta, amante della buona tavola. E così viene ricordato ancor oggi: un ilare opportunista, un bon vivant. Ma, di fatto, smise di scrivere opere a trentasette anni, dopo il meraviglioso Guglielmo Tell, se si eccettuano alcuni componimenti di musica sacra e strumentale. Cosa portò il musicista più famoso del mondo al silenzio? Da qui partii per il mio viaggio all’interno di una figura assai complessa. In punta di piedi, per non disturbare il gigante che, da centocinquant’anni, aveva trovato quiete. Scoprii aspetti sconosciuti e dolorosi, profondamente umani, che Rossini cercò di dissimulare per tutta la vita, e lo fece tanto bene da passare alla storia come un allegro buontempone. Il suo personaggio da opera buffa meglio costruito, potremmo dire, la maschera dietro cui si condannò vivere». Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate (Giunti, 2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. A questo sono seguiti Il tempo bambino e La...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alessandro Bollo.

Pubblicato da alle 11:09 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alessandro Bollo.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Alessandro Bollo è il Direttore del Polo del ‘900,  lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Più che a un incantesimo cattivo (fa sempre comodo trovare una fattucchiera da incolpare), mi pare che l’Italia e noi italiani ci stiamo impegnando da tempo a disgregare quel “patto” generazionale che ha caratterizzato una buona parte del Novecento e che consisteva nel provare a costruire un futuro migliore da consegnare alle generazioni a venire anche a patto di perdere qualcosa in quella che si stava vivendo. Oggi mi pare che agli investimenti in futuro si stiano sostituendo sempre più istinti individuali e comportamenti collettivi orientati a salvare il salvabile e difendere, anche comprensibilmente, diritti e rendite faticosamente conquistati nel tempo e spazzati dalla globalizzazione. Si investe poco e male in ricerca, si continua a rimandare un grande piano strutturale per la scuola e per la crescita culturale dei nostri bambini e ragazzi, si fa poca innovazione negli ambiti legati al digitale e alle tecnologie del futuro (Intelligenza Artificiale e Digital Humanities, ad esempio, su cui il nostro paese avrebbe molto da dire). Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Io penso che per le città esistano cicli e ritmi vitali; adesso, come a metà degli anni Novanta, Torino ha nuovamente bisogno di una visione strategica condivisa e di una narrativa antidepressiva che sia in grado di promuoverla e renderla convincente verso l’esterno”, ma soprattutto capace di coagulare le risorse interne migliori della società civile, dell’impresa, della ricerca e della formazione, dell’amministrazione pubblica e delle Fondazioni Bancarie che possono giocare un ruolo cruciale in questa partita. Rispetto alle sfide future possibili Torino deve riprendere e interpretare in chiave contemporanea alcune delle sfide che riguardano molte delle città di medie dimensioni europee: innovazione nel welfare, capacità di trasformare l’invecchiamento della popolazione da criticità a opportunità, cambiamento nei comportamenti individuali legati alla mobilità e all’inquinamento, maggiore qualità nell’offerta scolastica, capacità di attrarre competenze e nuove aziende. Candidarsi a diventare una città-laboratorio per lo sviluppo di ambienti, di imprese e di progetti legati all’innovazione sociale (anche legandosi alle potenzialità della ricerca universitaria, del terzo settore e di un ecosistema di soggetti che operano e sperimentano nel welfare avanzato) a quella culturale (favorendo contesti di produzione culturale e di interconnessione...

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Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Pubblicato da alle 10:49 in Economia, galleria home page, Notizie, Sport | 0 commenti

Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Impianti di risalita all’avanguardia, piste di gara tecniche e spettacolari e una rete di innevamento programmato potenziata e altamente tecnologica, circa un terzo dell’area sciabile è coperto dai “cannoni”: questo è il comprensorio Vialattea. Il domaine è vastissimo, uno dei più estesi d’Europa, e si sviluppa tra Italia e Francia, spaziando da Sestriere a Sauze d’Oulx, da Sansicario, a Cesana, a Claviere, sino alla francese Montgenèvre; ed è possibile accedere alle piste del comprensorio anche da Pragelato con la funivia Pattemouche – Anfiteatro. Le piste sono 249, collegate sci ai piedi e servite da 70 impianti di risalita, che si collocano tra i 1.380 metri di Cesana e i 2.800 metri della cima del monte Motta. “La nostra dodicesima stagione – ha sottolineato Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres Spa, nel presentare alla stampa l’attività di Vialattea – si è conclusa in modo soddisfacente nonostante le numerose giornate di cattivo tempo, di vento e, per non farci mancare nulla, di pioggia battente”. E ha snocciolato una serie di dati sui passaggi sugli impianti e sulla vendita degli skipass, con un particolare riferimento all’impianto di innevamento che, con la sostituzione delle 167 aste, ha dato ottimi risultati in termini di produzione di “materia bianca”. Non sono mancate, però, alcune note polemiche sulla mancata commercializzazione di un numero significativo di posti alberghieri, a causa della chiusura anticipata di alcune strutture ricettive, che ha costretto la società a ritoccare i prezzi del giornaliero, 38 euro, uno in più, dopo tre anni e del bi-giornaliero. Una situazione che soltanto il prolungamento della stagione e il cambiamento delle abitudini da parte della clientela potrebbe sanare, anche a fronte della salvaguardia dei 50.000 lavoratori impegnati nel settore. Per quanto riguarda le novità tecniche della stagione, ormai alle porte – l’apertura è prevista il 7 dicembre – da segnalare la riapertura delle piste del Colletto Verde, nell’area di Clavière, dell’utilizzo della storica pista 32 (dalla sciovia La Motta a Borgata) e del miglioramento del “nodo Fraiteve”, aumentando lo spazio destinato allo sbarco degli sciatori provenienti da Sestriere, Sansicario e Sauze d’Oulx. Sono stati installati, inoltre, presso le biglietterie del comprensorio, sistemi che consentono l’acquisto del biglietto con lo smartphone o alle casse automatiche, un aspetto tecnologico che, unitamente alla vendita on line, sta iniziando a dare buoni risultati. Sul fronte commerciale, continua la partnership di alcune aziende con Vialattea, ad iniziare da Audi (che sarà Title Sponsor del 38° Uovo d’Oro, la prestigiosa gara per giovanissimi) e da Basic Net (con i suoi brand Robe di Kappa, Kway e Superga), che offrono vantaggiose promozioni sull’acquisto dei propri prodotti ai clienti di skipass giornalieri e stagionali. Non poteva mancare un accenno alla mancata candidatura del Piemonte alle Olimpiadi del 2026. Sergio Chiamparino, presidente della Regione, a questo proposito è stato molto chiaro: “Delusione sì, tanta, ma rimane ancora aperta una strada. Noi abbiamo voluto dare un segnale forte di responsabilità e così abbiamo ribadito la nostra disponibilità a mettere a disposizione impianti e strutture atte allo svolgimento dell’evento. Lo diciamo non per rinvigorire passate polemiche, ma per rafforzare la candidatura e darle maggiore peso.” Pier Luigi...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

Pubblicato da alle 17:16 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie | 0 commenti

Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Marco Giusta.

Pubblicato da alle 11:13 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Marco Giusta.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Marco Giusta è Assessore della Città di Torino con delega su Politiche Giovanili, Pari Opportunità, Politiche per la famiglia, Politiche a sostegno di Torino Città Universitaria, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Ne ho discusso molto con alcuni amici nei giorni scorsi. La sensazione riguarda il paese, a mio avviso, con una forte regressione a comportamenti e modi di pensiero più involuto rispetto a ciò a cui eravamo abituati. La solitudine, il fallimento delle politiche di welfare, la scelta economica di sostenere la finanza liberista hanno creato un sentimento diffuso di paura e instabilità, che spesso trova capri espiatori in gruppi sociali a cui viene tolta la dignità anche nella narrazione quotidiana e politica. Ma penso e spero sia possibile ripartite da qui anche per provare a dare nuove risposte innovative, basate sul senso di comunità, sui beni comuni, su forme altre di economia che debbano partire dalle città ribelli e trasformarsi in pratica politica. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Non è mia abitudine puntare il dito indicando altrove le responsabilità, e non lo voglio fare nemmeno questa volta. Certo però che se per anni si vive al di sopra delle proprie possibilità senza riuscire a costruire un processo reale di crescita e ridistribuzione sul territorio allora ad un certo punto occorre adottare un approccio serio di salvaguardia dei conti pubblici e dei servizi della città. Credo sia più corretto essere diretti e sinceri sullo stato economico piuttosto che tirare avanti a panem et circenses. Detto questo Torino ha grandi potenzialità, che possono e devono essere sfruttate e rilanciare, senza stare ad inventarsi nulla di nuovo ma valorizzando la capacità innovativa della città e attuando, nel tempo, una politica keynesiana di sostegno alle realtà e ai progetti individuali e collettivi. Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare fiducia, grinta, carattere, alla città ? Trovare un modello da seguire, che so Amsterdam o Londra, per dinamismo e opportunità, o dobbiamo individuare e inventarci un’altra strada ? Come detto sopra non penso ci sia quasi nulla da inventare , e copiare senza adattare funziona solo su aree omogenee per cultura tradizione e funzionamento. Penso che l’unica vera necessità urgente è quella della semplificazione delle procedure e delle azioni amministrative che frenano molte possibilità...

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Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Pubblicato da alle 16:29 in Fashion, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Nella cornice del Torino Design of the City, la manifestazione cittadina dedicata al design, si è parlato di «design fiction»,  al Circolo del Design. Il design fiction, a primo acchito, non sembra riguardare il design. È una metodologia di pensiero attraverso la quale si può immaginare e progettare un oggetto che oggi non esiste, e non può ancora esistere, ma che potrebbe essere utilizzato in un futuro prossimo. Inventare – e progettare – il cellulare del futuro che permetterà la proiezione di ologrammi è design fiction (la tecnologia olografica è ancora agli esordi); inventare la biblioteca del futuro che permetterà l’archiviazione di tutto lo scibile è design fiction (le questioni relative al copyright e all’uso dei documenti digitali oggi sono ancora troppo restrittive). Ma inventare tali oggetti significa anche, parallelamente, immaginare futuri possibili e situazioni verosimili che necessariamente partono da una riflessione critica sulla società odierna (si parla, a proposito di critical design) D’altronde, come scrive Isaac Asimov, scrittore russo del XX secolo, “il desiderio di conoscere i nostri destini individuali è stato collegato, attraverso i secoli, con il nostro desiderio di predire ciò che ne sarà di tutta l’umanità, per comprendere nella sua complessità la Grande Storia”.  L’iniziativa al Circolo del Design è organizzata dall’associazione culturale Novus Lab, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Torino. Proprio in questa sede, lo scorso settembre, gli studenti del secondo e terzo anno si sono cimentati in un workshop di design fiction che utilizza un gioco di carte per creare combinazioni di scenari di futuri possibili. Nel corso di tre giornate di ideazione condivisa, progettazione cooperativa e modellazione tridimensionale, i partecipanti hanno dato vita a 5 oggetti e 5 relativi «mondi possibili». Il 19 ottobre, infine, nella medesima location, sarà possibile per il pubblico partecipare al workshop «The thing from the future» a partire dalle 10.00. Federico...

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Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

Pubblicato da alle 15:44 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

Assemblea Teatro da il via alla nuova stagione 2018-2019. Le prime date sono previste all’estero: il 18 ottobre la Compagnia sarà a Malta, dove presenterà ”Io sono uno”, denso omaggio a Luigi Tenco curato nell’ambito della Settimana europea della lingua italiana nel mondo. La rappresentazione alla Valletta, capitale europea della Cultura, nasce dalla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata italiana di Malta.  Dal 23 al 25 Ottobre Assemblea Teatro sarà invece in Uruguay, ospite del prestigioso Teatro Solis, per presentare:  “Penarol. Il Piemonte d’Uruguay, storie di Calcio ed Emigrazione”  testo che affronta, attraverso la storia dell’omonima squadra di calcio formata da emigranti piemontesi, la storia del pallone in sud America. Il 26 Ottobre prendono il via gli incontri nelle librerie programmati nell’ambito di “Parole contro le Fiamme’’. Il 28 ottobre è la volta de ”L’Uomo che piantava gli alberi” potente parabola, tratta dal libro dello scrittore italo-francese Jean Giono, sul rapporto tra uomo e natura. Il testo sarà rappresentato al Teatro Agnelli di Torino alle dieci di mattina.  Lo spettacolo da il via alla rassegna “domenicamattinateatro” pensata per il pubblico dei più piccoli e per le loro famiglie. Molti gli spettacoli rivolti alle scuole tutti  in programma alle ore 10 al Teatro Agnelli. Il programma di Assemblea Teatro offre grande spazio alla Musica con il coinvolgimento di alcuni dei gruppi più rappresentativi del progressive rock italiano quali The Trip e Le Orme che si divideranno il palco del Teatro Agnelli in data 23 Novembre, alle ore 21, con ”Le ali del sogno” da Caronte a Felona” viaggio nel Progressive Rock italiano, primo appuntamento de “La Musica che gira intorno”. The Trip e’ uno dei gruppi storico del rock italiano e oggi e’ guidato dall’energico batterista torinese Pino Sinnone -noto come ‘Caronte’, unico componente originario che ha voluto, con la nuova band, ricreare i suoni e l’atmosfera dell’epoca. La band si appresta a tornare in sala registrazione per incidere un nuovo disco. Anche Le Orme sono una formazione storica e, allo stesso modo sono guidati da un batterista: in questo caso e’ Miki de Rossi componente storico del trio- oggi affiancato da Michele Bon alle tastiere e all’organo Hammond e Fabio Trentin alla chitarra, basso e voce. Il gruppo torna a Torino dopo una lunga assenza. La Compagnia guidata da Renzo Sicco propone inoltre nuove produzioni come: ”The snow Goose” in scena il 29 Novembre al teatro Agnelli. Il suggestivo testo racconta di un uomo che vive solo in un Faro abbandonato finché un giorno, una bambina va a fargli visita portando con sé un animale ferito….La colonna sonora dei Camel, si sposa perfettamente con il testo scritto da Paul Gallico. La regia e’ di Renzo Sicco. Tra le altre nuove produzioni ospitate Napoleon dei Supershock, in programma il 6 dicembre: al centro in questo caso, le storiche gesta e le contraddizioni del famoso condottiere, con una colonna sonora live degli stessi Supershock ad accompagnare le immagini dell’omonimo, leggendario film  presentato, con grande successo, all’Opera di Parigi nel 1927. Sempre incentrato sulla musica e’ ”Watch Without Prejudice” in scena all’Agnelli il 13 dicembre: un omaggio a George Michael proposto da Federico Sacchi, musicista e narratore (music-teller dice lui) che trae ispirazione da artisti che hanno generato movimenti culturali forti, come nel caso di George Michael, scomparso due anni fa. ”Vento leggero’‘ invece  va in scena  il 10 gennaio, nel ventennale della scomparsa di...

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Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Pubblicato da alle 13:45 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Arriva alle battute finali il XVII Premio Biella Letteratura e Industria, che a breve annuncerà il vincitore di questa edizione (oltre agli altri riconoscimenti) ma, nel frattempo, ha già premiato i cinque finalisti, durante un evento che si è tenuto il 13 ottobre presso la Città Studi di Biella. Cinque saggi, cinque opere che raccontano il mondo dell’economia e dell’industria. «Questa è un’annata fortunata – ha commentato il presidente della giuria del premio, Pier Francesco Gasparetto – perché la saggistica ha un tono diverso dalla narrativa. Così si fa conoscenza di un mondo che di solito non si conosce, sono fatti reali nella vita di tutti i giorni, in un’ottica che i media nascondono o esagerano. Questi autori sono economisti ed esperti che danno informazioni da corso universitario rivolte a un pubblico di lettori». I finalisti sono stati selezionati fra 28 opere da tutta Italia e dall’estero, che hanno mantenuto l’edizione di quest’anno, dal punto di vista numerico, in linea con quelle passate. Le opere in finale sono: Storia del mondo attuale 1968-2017, di Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (Laterza); Storia economica della felicità di Emanuele Felice (Il Mulino); Non ti riconosco. Viaggio eretico nell’Italia che cambia di Marco Revelli (Einaudi); La sindrome di Eustachio di Massimo Sideri (Bompiani); e Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti (minimum fax). Ogni libro ha ricevuto un riconoscimento di 1000 euro, mentre si attende di conoscere il vincitore finale, che sarà annunciato il 17 novembre durante una cerimonia alla Città Studi di Biella. Nel frattempo, un altro riconoscimento è già stato assegnato. Si tratta del Premio speciale, andato a Ferruccio De Bortoli per il suo Poteri forti (o quasi) edito da La nave di Teseo e comunicato durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbero essere comunicati i primi dati del concorso dedicato alle scuole, altra colonna portante del Premio Biella, la cui giuria è presieduta da Christian Zegna, del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese. Al momento, si contano già 65 gruppi partecipanti da tutto il...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Silvio Saffirio.

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Silvio Saffirio.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Iniziamo con Silvio Saffirio, ringraziandolo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Il ritorno da un viaggio all’estero comincia con la lettura di un quotidiano italiano del quale per 15 giorni abbiamo fatto a meno senza sforzo. E lì ripiombi nello scoramento. Nulla è cambiato, anzi ti pare che sia la stessa copia che avevi letto all’andata… A far notizia sono semmai i crolli, le inondazioni, i terremoti ma quanto alla politica e allo stato del Paese, nulla cambia, ormai da decenni. Ci siamo assuefatti al vaniloquio. Solo ogni tanto qualcuno riaccende la speranza. E poi la spegne lui stesso. Ognuno riferisca questa frase alla sua esperienza. Le cause? In disordine: non siamo divenuti un popolo con valori omogenei. Non lo eravamo 150 anni fa, non ce l’abbiamo fatta. Classe politica livello zero. Forse dovremmo ringraziare Tangentopoli di questo azzeramento che ha terremotato i grandi partiti e la scuola politica (pur con tutte le riserve) che essi rappresentavano. Certo c’era la corruzione. Adesso no, figurarsi. C’era però preparazione, capacità di analisi, possesso della tecnica politica e competenza nell’amministrazione pubblica; dove oggi c’è improvvisazione, pressapochismo e profonda ignoranza. Poi c’è il debito pubblico che impedisce, anche volendola e sapendola fare, qualsiasi scelta di investimento pubblico. Un debito pubblico spaventoso e in crescita perché nessuno metterà mai mano né alla sua restituzione né ai famosi tagli della spesa pubblica. Infine: non abbiamo mai scelto se essere un paese capitalistico. Cosa volete che aumenti il Pil se fare impresa in Italia è scoraggiato. La vox populi considera l’imprenditore un evasore non certo qualcuno che rischia, da lavoro e paga le tasse, anche se questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Torino è un bel problema. Sì, tanto bellina è diventata ma… Adesso è pure collegata con l’alta velocità a Milano. Così veloce che non fai a tempo a leggere il quotidiano. Dovrebbe valere nei due sensi, non è vero? Invece vale soltanto per i professionisti torinesi che senza anche un ufficio a Milano non lavorerebbero più. Non conosco un solo milanese che lavori a Milano ma abbia casa a Torino. Eppure per arrivare a Torino da Milano ci vuole molto meno tempo che andare da Milano a Monza. Il...

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