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L’anima cubana dei cinematografi nelle fotografie di Carolina Sandretto .

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L’anima cubana dei cinematografi nelle fotografie di Carolina Sandretto .

Il 25 ottobre, alle ore 19, Camera – Centro Italiano per la Fotografia –  ospita la presentazione del libro CINES DE CUBA della fotografa Carolina Sandretto, introdotta dalla critica Laura Cherubini. Con CINES DE CUBA Carolina compie un viaggio straordinario indagando il fortissimo legame del popolo cubano con la cultura cinematografica Il volume, uscito per i tipi di Skira, consta di ben 349 pagine in grande formato: un prodotto editoriale prezioso, come si percepisce già da un primo contatto visivo, particolarmente curato nella resa delle singole fotografie, pagina per pagina, grazie al lavoro attento dell’autrice e di Paola Gribaudo, che lo ha supervisionato, mentre il progetto grafico è delle designer Faconti & Richer di New York . Le fotografie, organizzate intelligentemente secondo l’andamento del viaggio fisico compiuto da Carolina, a partire dall’Havana a Santiago e ritorno, sono introdotte da un testo dell’autrice e dai contributi di due noti intellettuali cubani, la scrittrice Grettel Jiménez-Singer e l’artista Carlos Garaicoa, protagonista della prossima mostra Carlos Garaicoa. El Palacio de las Tres Historias, che inaugurerà il prossimo 30 ottobre alla Fondazione Merz. Al lavoro di Carolina il celebre artista ha dedicato parole particolarmente sentite: “Se il mio lavoro si è dedicato all’architettura dei cinema per svelare il punto di rottura che ha dato inizio alla censura politica dell’arte, Carolina Sandretto analizza, con lo sguardo oggettivo della documentazione, l’immensità e l’importanza di questo soggetto, nientemeno che la nascita, l’evoluzione e il declino dei cinema nell’intera isola. Bellezza e abbandono che, come una metafora della fragilità dell’immagine, sono una testimonianza di come le città contemporanee si trasformino e soccombano a una schiacciante violenza su abitudini che pensavamo radicate per sempre”. Carolina è andata pazientemente alla ricerca delle oltre 600 sale cinematografiche che l’intera isola contava negli anni ’60. Il cinema è entrato nella vita e nell’immaginario dei cubani negli anni del boom economico precedenti la Rivoluzione per poi subire un declino nei decenni a venire. Oggi ne restano attivi solo 19, mentre la maggior parte sono stati abbandonati o convertiti in sedi teatrali e di compagnie di danza. Perché questa ricerca, perché Cuba? L’interesse per Cuba è nato nel 2009 quando sono stata in viaggio sull’isola con una delle mie mentori, Nevada Wier, fotografa americana della National Geographic; ho trovato molti spunti di riflessione, essendo Cuba, come è noto, un luogo unico nel suo genere, non avendo subito radicali cambiamenti negli ultimi 50 anni. Ho incominciato ad esplorare la società cubana da diversi punti di vista sviluppando alcuni assi di ricerca, a partire dalla tema della famiglia, e, in particolare, sul fatto che le famiglie vivano insieme dividendo lo stesso spazio, spesso un’unica stanza. Un secondo asse di studio è stato sui desideri dei giovani, ho realizzato una serie di interviste video sulle loro aspettative sul futuro; infine mi sono interessata al tema dei cinema, che è stato sviluppato in questo libro. Come è nato l’interesse per questo specifico argomento? Un giorno ho visto passare due signore con un ombrello bianco e una ragazzo che si recavano verso un piccolo cinema, e ho scattato una fotografia. Di lì mi sono documentata e, pur nella difficoltà di reperire informazioni, ho saputo che è sull’isola è perfettamente normale che ci sia un cinema per ogni singolo paese. Ho quindi calcolato che dovevano esserci in totale tra i 600...

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Moncalieri sotto le stelle del jazz. Il Jazz Festival ritorna a suonare, a danzare e di nascosto a..

Pubblicato da alle 11:49 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Moncalieri sotto le stelle del jazz. Il Jazz Festival ritorna a suonare, a danzare e di nascosto a..

Moncalieri Jazz Festival 2017:  XX Edizione Dal 28 ottobre al 19 novembre Moncalieri accoglierà la grande kermesse musicale del Jazz Festival. Come ogni anno numerosi artisti nazionali ed internazionali si esibiranno davanti a circa 35 mila spettatori provenienti da tutto il mondo. Traguardo considerevole quello di quest’anno, che coincide con quattro importanti centenari: la nascita del grande trombettista  Dizzy Gillispie, del pianista e compositore statunitense Thelonius Monk, di Ella Fitzgerald, la “First Lady of song” e del nostro pianista, compositore e direttore di orchestra Armando Trovajoli. Uno spettacolo quello del Jazz Festival di Moncalieri, che sa coniugare tradizione e innovazione, all’insegna della buona musica e della stretta collaborazione con artisti e territorio. I  protagonisti del Moncalieri Jazz Festival che si presenteranno nel corso delle venti serate sono di fama internazionale, quali, per esempio, la cantante italo-americana Simona De Rosa, con la sua Jazz Band, la cantante cubana Dayme Arocena con il suo quartetto latin jazz promosso dalla Havana Culture. La straordinaria vena creativa della direzione artistica ha previsto anche giovani emergenti, vere promesse della grande tradizione musicale, quali Fulvio Chiara, Fabio Giachino, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Dado Moroni. Si esibiranno, inoltre, Fumk Off, Kenny Barron, Cyrus Chestnut, Danny Brisset.  Saranno coinvolte due grandi orchestre: l’Orchestra Filarmonica di Torino e  l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che chiuderà la manifestazione all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Centro Congressi Lingotto di Torino.  L’orchestra sinfonica per l’occasione sarà diretta dal giovane direttore torinese Andrea Ravizza. Il Moncalieri Jazz Festival ha, inoltre, ottenuto il patrocinio delle Nazioni Unite con l’UNRIC (United Nations Regional Information Centre for Western Europe) per voler veicolare attraverso la musica i principali obiettivi delle Nazioni Unite (ONU) stabiliti fino al 2030 sui temi dello sviluppo sostenibile. Nel corso della manifestazione sono previste inoltre mostre, tavole rotonde, lezioni – concerto per le scuole di ogni ordine e grado, con gemellaggi musicali. Un’altra importante innovazione per questo ventennale del Moncalieri Jazz Festival sarà la particolare attenzione alle fasce deboli della società. Sono previsti due concerti: uno presso una casa di riposo per anziani e l’altro presso una comunità terapeutica. Un altro appuntamento “insolito” sarà il concerto gastronomico “Le Pentole Narranti” ideato e condotto dal musiCuoco Alfredo Laviano. Le serate Omaggio ai Centenari avranno una doppia valenza artistica. Non si ricorderanno solo i grandi protagonisti della storia della musica jazz, ma si darà anche rilievo ai singoli ospiti delle serate, che sapranno, sicuramente, con passione e professionalità richiamare l’universalità del linguaggio musicale e l’importanza dell’interazione della cultura. Maria Giovanna Iannizzi...

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Prima a parole, al Circolo dei Lettori, poi dal palco del Conservatorio Verdi di Torino: la musica sinfonica si schiude.

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Prima a parole, al Circolo dei Lettori, poi dal palco del Conservatorio Verdi di Torino: la musica sinfonica si schiude.

Leggere la Classica è un ciclo di conferenze che l’Orchestra Filarmonica di Torino ha saggiamente organizzato nella sede del Circolo dei Lettori per invogliare e coinvolgere il pubblico nel fascino del suono, della musica e nella vita dei  suoi protagonisti. Ad aprire le danze, giovedi 20 ottobre alle 18 e 30, sarà il Direttore Giampaolo Pretto, con una chiacchierata libera e aperta a tutti. Una specie di ouverture vocale, un hors-d’oeuvre, prima del concerto di martedì 24 al Conservatorio Giuseppe verdi, dedicato appunto alle ouverture di Franz Schubert, e Felix Mendelssohn Bartholdy. Il primo con l’Ouverture D591 In stile italiano, e l’Ouverture Le Ebridi o La Grotta di Fingal per il secondo compositore. L’Ouverture D591 venne composta da Franz Schubert nel 1817: ad ispirare il compositore austriaco fu la musica di Gioacchino Rossini, che in quegli anni imperversava nelle sale da teatro viennesi. Affascinato dal linguaggio musicale rossiniano, coinvolgente e brillante, Schubert compose due Ouverture – la D590 e la D591 – che vennero entrambe indicate come “In stile italiano”. La D591 verrà eseguita nel concerto inaugurale dell’Orchestra Filarmonica di Torino, mentre l’Ouverture D590 – in una ideale ciclicità – sarà uno dei brani in programma di “La Stanza dei Giochi”, ultimo concerto di stagione, nel mese di giugno 2018. E’ di pochi anni successiva, l’Ouverture op. 26 – conosciuta con il doppio nome di Le Ebridi o La Grotta di Fingal – che Felix Mendelssohn scrisse giovanissimo, al termine del viaggio attraverso l’Europa che l’aveva visto approdare anche sulle famose isole scozzesi. Alle Ebridi, Mendelssohn visitò la grotta di Fingal, luogo che, per gli strani echi, la potenza selvaggia della natura e le leggende gaeliche, gli ispirò la nota Ouverture accolta con entusiasmo all’epoca (ed altrettanto amata dal pubblico dei decenni successivi). Un viaggio, quello in Scozia, che ispirò Mendelssohn anche nella scrittura della celeberrima Sinfonia n. 3 in la minore op. 56, nota come Scozzese. Il compositore fu molto colpito dalla visita ad Edimburgo dell’Holyrood Palace e dei luoghi storici legati alla regina Maria Stuarda. Impressioni che conservò nella mente e nel cuore per più di dieci anni prima di arrivare a comporre la Sinfonia, eseguita per la prima volta in pubblico nel 1842 alla Società Filarmonica di Londra. Il concerto di ottobre, così come ogni concerto di stagione, verrà aperto dalla lettura, a cura dell’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e della Scuola Teatro Sergio Tofano, di un breve testo scritto per l’occasione dal giornalista Lorenzo Montanaro. L’Orchestra Filarmonica di Torino, come ormai da anni, continuerà anche per questa stagione a triplicare la propria proposta concertistica, aggiungendo al concerto del martedì sera in Conservatorio la prova generale della domenica pomeriggio al Teatro Vittoria e la prova di lavoro del sabato mattina presso la sala multifunzionale di +SpazioQuattro, dando la possibilità al pubblico di seguire il lavoro dietro le quinte dal primo incontro con i direttori ed i solisti fino al concerto.  ...

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La Scuola di Applicazione dell’Esercito analizza la battaglia di Caporetto. Sconfitta o disfatta ?

Pubblicato da alle 12:43 in Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La Scuola di Applicazione dell’Esercito analizza la battaglia di Caporetto. Sconfitta o disfatta ?

La battaglia di Caporetto fu una dolorosa sconfitta o una disastrosa disfatta? In concomitanza con i cento anni dalla “dodicesima battaglia dell’Isonzo” la Scuola di Applicazione dell’Esercito ha dedicato a questo evento l’appuntamento culturale di ottobre, con l’intento di indagare una delle pagine più dibattute della nostra storia. Protagonisti il prof. Alessandro Barbero, ordinario di Storia medievale all’Università del Piemonte Orientale, il prof. Marco Di Giovanni docente di Storia contemporanea all’Università di Torino e il prof. Giovanni Cerino Badone aggiunto di Storia moderna all’Università del Piemonte Orientale. Il generale di corpo d’armata Claudio Berto, Comandante per la Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito ha introdotto i relatori ricordando come “la conoscenza della storia militare rappresenti un elemento irrinunciabile per il bagaglio culturale di ciascun soldato”. Nel corso del dibattito sono emerse interessanti riflessioni sulle premesse, sulla condotta e sulle conseguenze di una battaglia che più di altre ha segnato una svolta nella contrapposizione fra il Regio Esercito, le forze austro-ungariche e tedesche. Nel suo intervento il prof. Barbero ha affermato che “nonostante il drammatico esito dello scontro, perdere una battaglia è cosa ben diversa dal perdere una guerra”.   Il prof. Di Giovanni ha precisato come “sull’esito di Caporetto abbia influito il logoramento della società italiana, stremata dalla inaspettata lunghezza del conflitto”. Una visione condivisa dal prof. Cerino Badone il quale ha ricordato “l’eccellenza culturale austro-tedesca in campo tecnico”. Dalle considerazioni dei relatori è emerso un quadro complesso e avvincente, dal quale scaturiscono innumerevoli lettura di una vicenda, quella di Caporetto, nella quale le analisi di natura squisitamente tattica o strategica si affiancano a non meno importanti considerazioni di natura sociale, politica ed economica. Se vi furono errori di valutazione, non mancarono iniziative innovative quali ad esempio la creazione degli Arditi. I relatori hanno convenuto che anche a distanza di un secolo sarebbe velleitario emettere un giudizio univoco e storicamente inconfutabile, anche alla luce della frequente contraddittorietà delle fonti. Se Caporetto fu una cocente sconfitta dal punto di vista militare, fu probabilmente una disfatta in termini di immagine, alimentata dalla sfiducia di alcune componenti di un Paese che vedeva disgregarsi un pezzo della propria storia.   All’incontro, al quale hanno assistito i frequentatori dei corsi di formazione di base e avanzata dell’Istituto di studi militari e un folto pubblico di appassionati, ha presenziato il Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito generale di corpo d’armata Pietro Serino. L’alto ufficiale ha espresso ai presenti il proprio plauso per “una iniziativa coinvolgente e in linea con le prestigiose tradizioni culturali di Palazzo...

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Voltati. Guarda. Ascolta. A Torino la campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno.

Pubblicato da alle 12:48 in Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Voltati. Guarda. Ascolta. A Torino la campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno.

  Trenta figure immobili su una piattaforma circolare. Una folla di sagome che danno le spalle allo spettatore da qualunque punto di osservazione e lo obbligano a fermare lo sguardo. È La Folla Immobile,  una suggestiva installazione  allestita fino al 15 ottobre nel cuore di Torino, in Piazza San Carlo, per “costringere” i passanti a confrontarsi con l’atteggiamento prevalente nei confronti del tumore al seno metastatico: una patologia di cui si parla poco e a cui si tende a “voltare le spalle”. L’installazione è il cuore della campagna di sensibilizzazione “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico”, promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Europa Donna Italia, per rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico e dare voce alle pazienti. Le loro storie, raccolte nella prima fase del progetto e disponibili sul sito www.voltatiguardaascolta.it, vengono adesso promosse attraverso una campagna itinerante di cui Torino ospita la seconda tappa, patrocinata dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino. Protagoniste della campagna sono le circa 30.000 donne italiane che convivono con il tumore al seno metastatico, che ancora oggi non trovano l’ascolto e l’assistenza di cui hanno bisogno e sono spesso persone “invisibili” agli occhi dei media e dell’opinione pubblica. I dati In Piemonte si registrano ogni anno circa 3.300 nuovi casi di cancro della mammella: le forme metastatiche oggi rappresentano all’incirca il 15%. Oggi nella maggior parte dei casi è possibile ottenere una cronicizzazione della malattia. Solo il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, ma circa il 30% delle pazienti cui è stato diagnosticato un tumore al seno in fase precoce dovrà poi affrontare questa evoluzione. Sebbene non esista ancora una cura risolutiva per questo tumore, le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia garantendo al contempo una buona qualità di vita. Lo scopo della campagna La campagna “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” vuole anche ribadire l’importanza di garantire a tutte le donne che convivono con un tumore al seno in fase avanzata il diritto alla migliore qualità di vita possibile, l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo. Ma il primo obiettivo è vincere il senso di solitudine ed emarginazione che spesso travolge le donne che convivono con la patologia....

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Un seminario dedicato a Eugène Atget, il surrealista ante litteram; tra storia, arte e americani preveggenti.

Pubblicato da alle 11:53 in DOXA segnalazioni, I nuovi Shop, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Un seminario dedicato a Eugène Atget, il surrealista ante litteram; tra storia, arte e americani preveggenti.

Verso la fine dell’Ottocento un uomo camminava per Parigi. Portava in spalla un pesante treppiede con una fotocamera in legno di grande formato. Quest’uomo avrebbe camminato e fotografato, giorno dopo giorno, per tutta la sua vita fino al 4 agosto 1927. Nessuno oggi ne avrebbe mai potuto sapere nulla perché oltre a camminare e fotografare non faceva niente che potesse farlo riconoscere e quindi ricordare. Vendeva qualcuna delle sue stampe fotografiche ai pittori di vedute e all’archivio storico della municipalità. In un suo biglietto da visita si legge “documents pour artistes”.  Un’attività faticosa che rendeva poco denaro, ma sufficiente per vivere insieme alla compagna della sua vita in un modesto appartamento di rue Campagne-Première a Montparnasse.   Per una delle bizzarrie della storia, successe però che verso la fine della sua esistenza un paio di giovani artisti americani all’epoca attivi a Parigi andassero a fargli visita: Man Ray e la sua assistente Berenice Abbott. Quel giorno essi scoprirono che il Surrealismo, il movimento nascente di cui facevano parte, contava già un suo esponente di primo piano decenni prima che se ne inventasse il termine stesso. Nel seminario del 21 ottobre prossimo si ripercorrerà questa storia straordinaria ricavandone delle indicazioni utili per chiunque desideri iniziare a comprendere il complesso rapporto delle  fotografie con l’arte moderna e contemporanea. Torino, 21 ottobre 2017, ore 10-17. Il Surrealismo di Eugène Atget Seminario di Fulvio Bortolozzo – Studio Bild Via Cesare Lombroso 20/A, Torino. Info e iscrizioni: borful@gmail.com (seminario a pagamento, posti...

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La manualità femminile non è affatto passata di moda. Al Lingotto senza Irina Palm.

Pubblicato da alle 12:47 in Economia, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

La manualità femminile non è affatto passata di moda. Al Lingotto senza Irina Palm.

E’ ritornata a Torino “Manualmente”, la kermesse totalmente dedicata a tutte le tecniche del “fai da te”, tradizionalmente femminili. Molti gli stand che hanno riempito il padiglione 1 di Lingotto fiere, giungendo da tutta Italia ed Europa, per questo secondo appuntamento del 2017.     Questa edizione è stata infatti quella autunnale, che fa seguito a quella primaverile, svoltasi ad aprile e ha contato oltre 10.000 visitatori. Quasi raddoppiato invece il numero in questi giorni: la fiera ha infatti chiuso con 17.500 ingressi.  L’allestimento di settembre da sempre è stato dedicato ai temi invernali, dove a farla da padrone sono tutte le idee e i piccoli oggetti legati al Natale e agli addobbi. Ma questo è solo una piccola parte di quello che abbiamo potuto vedere scorrendo i vari stand, che presentavano tutto l’occorrente per il cucito creativo, per lo scrapbooking (creazione di biglietti, inviti, album), per il cake food and design tanto di moda oggi, oltre al classico ricamo, uncinetto e bijoux.  Inoltre, ampio spazio è dedicato alla decorazione della casa e a tutte quelle altre piccole arti in cui bisogna avere una buona manualità e pazienza. La quantità di pubblico che ruota intorno a queste tecniche è davvero incredibile. L’uncinetto, il punto croce e questi passatempi che credevamo fossero retaggio delle nostre nonne e degli anni ’60, tornano sempre più in auge, anche fra le giovanissime. Sembra incredibile che nell’era del digitale, della realtà virtuale, del tutto e subito, siano di nuovo alla ribalta questo tipo di arti che richiedono l’abilità manuale, la pazienza e, soprattutto, il tempo. Ma forse è proprio il nostro correre nella vita quotidiana che ci ha stufato, facendoci riscoprire noi stessi e la necessità di “muovere le mani” per creare qualcosa di completamente nostro e concreto. L’agenda degli appuntamenti è stata fittissima: oltre 200 in programma, fra corsi, dimostrazioni e workshop, tutti rigorosamente divisi a seconda dei diversi temi. Grande importanza è stata data anche al mondo della “prima infanzia”, in cui si potevano trovare tante creazioni fatte a maglia, uncinetto e punto croce per i bimbi. Interessante anche la novità della Vetrina delle Creatività, uno spazio ampio dedicato alle creazioni realizzate con queste varie tecniche manuali dai partecipanti. Presenti anche alcuni stilisti che nella sezione dedicata alla moda, presentavano capi interamente creati a mano. Patrizia Costelli...

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Lavorare… ad Arte: il mondo del lavoro e la cultura contemporanea s’incontrano al Polo del 900.

Pubblicato da alle 11:54 in .Arte, Eventi, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Lavorare… ad Arte: il mondo del lavoro e la cultura contemporanea s’incontrano al Polo del 900.

Il 13 settembre scorso è stato inaugurato il ciclo di incontri Lavorare… ad Arte, che fino al 5 ottobre darà l’opportunità ai partecipanti di avvicinarsi e riflettere sul mondo del lavoro attraverso la lente dell’arte e della cultura contemporanea. Si tratta di un’occasione interessante di confronto nata grazie alla collaborazione tra ISMEL, l’Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro, dell’Impresa e dei Diritti Sociali e il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e ZonArte, con la finalità di ri-considerare l’attività artistica come progetto sociale e politico condiviso. ISMEL, centro archivistico-bibliotecario, di documentazione e ricerca, si configura come realtà istituzionale nel 2011 annoverando all’interno del proprio nucleo costitutivo la Città di Torino, la Fondazione Antonio Gramsci, l’Istituto Gaetano Salvemini e la Fondazione Vera Nocentini e includendo nel tempo, tra gli altri l’Unione Industriale di Torino, le organizzazioni sindacali confederali Cgil, Cisl e Uil di Torino e Piemonte, il Centro Storico Fiat, l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa e Stalker Teatro. La mission di ISMEL, progetto originale di partecipazione privata e pubblica, è conservare, valorizzare, attualizzare e rendere vivo e fruibile il grande patrimonio socio-industriale di Torino e del Piemonte. Ed è proprio seguendo questo intento che Giovanni Ferrero, Presidente di ISMEL e Anna Pironti, Responsabile del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea hanno ideato e concretamente realizzato – attraverso una sinergia efficace e senza fondi ad esso destinati – un programma d’incontri che affrontasse il tema del lavoro seguendo “la pratica dell’economia della conoscenza” – come afferma Giovanni Ferrero – “puntando l’attenzione sulle nuove e numerose professionalità che operano nel contesto dell’arte e della cultura”.   Nell’iniziativa sono stati coinvolti artisti, come Gilberto Zorio, Michelangelo Pistoletto, Piero Gilardi, alcuni tra gli esponenti dell’Arte Povera che nell’ambito artistico e culturale torinese ha segnato un momento storico-critico d’eccellenza – iniziando a riconsiderare materiali e concetti del lavoro manuale come punto di partenza nel processo costitutivo dell’opera d’arte – storici dell’arte, curatori, direttori di musei (Pier Giovanni Castagnoli, Marcella Beccaria, Nicola Ricciardi, Elena Volpato, Beatrice Merz), operatori del welfare culturale, dell’innovazione sociale e dell’educazione accessibile e condivisa (Catterina Seia, Luca Del Pozzolo, Collettivo Progettuale ZonArte), esperti di intelligenza artificiale ed editoria (Luigi Terna, Nicola Lagioia). Ciascun relatore ha trasferito e trasferirà al pubblico la propria esperienza in un alternarsi di conversazioni dai temi più diversi ma accomunati dalla finalità di sensibilizzare e rendere protagonista il fruitore. La Biopolitica di Piero Gilardi, l’arte processuale e operaia d’inesauribile energia fisica e mentale di Gilberto Zorio, la Demopraxia di Michelangelo Pistoletto, la “ricerca-azione” di Catterina Seia, il Salone del Libro di Nicola Lagioia sono testimonianze del fermento creativo e sociale della città di Torino, in continua trasformazione, riqualificazione e crescita. “Questo è il progetto-pilota” – afferma Giovanni Ferrero – “a cui vorremmo far seguire nuovi appuntamenti con un focus sulla realtà lavorativa in ambito culturale per le giovani generazioni, attivando progettualità di alternanza scuola-lavoro e analizzando il tema della disoccupazione giovanile”. E continua: “Abbiamo invitato e continueremo ad invitare i protagonisti dell’arte e della cultura contemporanea per comprendere come l’arte possa contribuire a definire un punto di vista originale sul lavoro”. “Lavorare…ad arte – aggiunge Anna Pironti – è un progetto di politica culturale, non è solo un ciclo di incontri, ma è un work in progress che continuerà a...

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Formazione gratuita per studenti, ricercatori e imprenditori che credono nell’innovazione.

Pubblicato da alle 12:58 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Formazione gratuita per studenti, ricercatori e imprenditori che credono nell’innovazione.

    Saranno 40 i posti disponibili  per studenti, ricercatori e imprenditori che vogliano imparare da esperti come si crea un’azienda dedicata all’innovazione, in particolar modo applicata al settore delle Smart City  A partire dal 25 ottobre, e per 10 settimane, si terrà il primo corso di formazione dedicato alle start up indirizzato al mercato delle ‘Smart City’. “Company Creation” è il nome del programma di formazione e lo ha ideato StarBoost Academy in collaborazione con Planet Idea. StarBoost è un movimento imprenditoriale, parte di un importante gruppo industriale con esperienza decennale nel campo dell’innovazione digitale, che aggrega imprenditori, investitori, advisor e mentori per formare, supportare e valorizzare i talenti nel processo di creazione della propria azienda. Mentre Planet Idea è un centro di competenze che sviluppa progetti per integrare l’innovazione in ambito urbano. È specializzato nella progettazione di edifici, complessi residenziali, quartieri o interi ecosistemi urbani. I partecipanti al corso avranno a disposizione un team di professionisti che li aiuteranno, a mettere a punto un business model e impostare la società nel modo più solido dal punto di vista legale e societario.  “Grazie al nostro modello di Company Creation evitiamo il fenomeno dell’alta percentuale di fallimento delle start up in fase di partenza, proprio perché affianchiamo l’innovatore nell’analisi del suo modello di business fornendo strumenti strategici a livello legale e contrattuale ed aiutandolo nella delicata fase di costruzione di un team coeso,“Con la prima Smart City al mondo rivolta al social Housing, Planet ha tra i suoi obiettivi anche quello di delineare una nuova definizione di smart city: non più ambito teorico e progetto utopico, realizzabile solo con alti investimenti ma prototipo di modello ecologicamente sostenibile e promotore di sviluppo economico locale attraverso modelli di sharing e collaborative economy –afferma Gianni Savio, Presidente di Planet Idea, che prosegue – “promuovendo i programmi di Company Creation StarBoost, Planet ambisce a diventare un Hub di innovazione sociale e di sviluppo di nuove idee creando le condizioni per svilupparle al meglio e valorizzarle al massimo all’interno del proprio progetto”. Iscrizioni entro e non oltre il 16 ottobre: academy.starboost.it/planet-idea Il corso si svolgerà dal 25 ottobre 2017 al 24 gennaio 2018, tutti i mercoledì dalla 18:30 alle 21:00 a Torino nella sede di Planet Idea c/o Spazio Copernico, Corso Valdocco, 2.  ...

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Studio Visit, il singolare punto di vista di Paolo Inverni.

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Studio Visit, il singolare punto di vista di Paolo Inverni.

Paolo Inverni torna a riproporre un’installazione di studio visit e ad analizzare il concetto di «punto di vista» in modo originale e provocatorio: ad essere portati in scena non sono i suoi lavori ma un insieme di testi e paratesti che compongono l’enciclopedia personale dell’artista e scompongono, in un certo senso, il suo punto di vista.  Dal 7 al 9 settembre, a Barriera, il nuovo spazio polifunzionale di via Crescentino 25 a Torino, ha ospitato «Сan I see your work? Just a shadow of a shadow», lo storytelling per immagini, sculture, proiezioni, arredamenti e materiali che hanno trovato o devono ancora trovare realizzazione nelle opere dell’artista. Vediamo uno schermo che proietta una serie di riferimenti letterari e cinematografici, da Calvino a Lar Von Trier, da Artaud a Kandinskij passando per Micheal Moore. Vediamo una serie di fotografie scattate con lo smartphone e postate sui social network dall’artista, e uno schermo che restituisce incessantemente l’avviso «No signal». Vediamo poi, al centro della stanza, un’opera di Wolfang Laib, uno dei suoi ziggurat realizzati in cera d’api, con appoggiate al suo fianco alcune ciotoline contenenti spezie di diverso tipo che attendono di essere utilizzate dall’artista. Vediamo, ancora, una scala cromatica realizzata con le salviette acchiappa-colore, usate dall’artista per il bucato, e una luce che, direzionata su uno schermo, proietta l’ombra di una pianta. L’ombra della creazione, piuttosto che la creazione stessa, è al centro della ricerca in questa installazione. Attraversare la stanza allestita da Paolo Inverni è un enigma che non si scioglie mai fino in fondo – sempre che possa sciogliersi – ma che assume le sembianze di un gioco fra spettatore e artista, un gioco fatto di rimandi e indizi da rintracciare non solo all’interno dei testi presenti nella stanza ma come modello di riferimento del personalissimo percorso di costruzione di un bagaglio culturale – che poi è il proprio gusto.  È possibile infatti ritrovare della sorta di isotopie nei diversi testi descritti: quella del punto di vista è certamente centrale. Ma è il desiderio di innescare un dialogo (con lo spettatore, con i testi ‘ispiranti’, con la galleria) a fare di «Сan I see your work? Just a shadow of a shadow» un lavoro sincretico deciso ad attraversare la barriera del personale al fine di aprirsi allo spettatore come un percorso, piuttosto che un elemento finito, in continuo divenire, in cui è possibile camminare, giocare, scoprire e scoprirsi. Ancora una volta, è la rete che tiene unito l’artista e il suo spettatore ad essere eletto come strumento preferenziale per la costruzione partecipata di senso. Federico...

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