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“La memoria influenza il futuro”. All’ I.I.S. Majorana il giornalista Lirio Abbate.

Pubblicato da alle 17:17 in Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

“La memoria influenza il futuro”. All’ I.I.S. Majorana il giornalista Lirio Abbate.

“La memoria influenza il futuro”. Lirio Abbate si racconta … Sembra quasi uno slogan: “Non dimenticare! Cerca di ricordare e saprai come andrà avanti la tua vita”.  In realtà è il leitmotiv dell’incontro di un grande giornalista investigativo con un pubblico di liceali, all’I.I.S. Majorana di Moncalieri, curioso e predisposto ad impegnarsi per capire, per sapere, per scovare la verità dove forse la verità è difficile da trovare. Perché spesso le risposte non ci sono o vengono col tempo contaminate da più fatti che si sovrappongono, si denigrano, disintegrano, annebbiano. Vice-direttore de L’Espresso, insignito di numerosi riconoscimenti culturali internazionali, tra cui il Freedom of Expression Award il nome di Lirio Abbate è collegato a molti fatti di cronaca mafiosa: l’arresto del capomafia latitante Bernardo Provenzano, per esempio, o l’indagine giudiziaria di“Mafia capitale”. Sotto scorta dal 2007 dopo aver ricevuto minacce di morte per la sua attività giornalistica palermitana e intimidazioni anche dal boss Leoluca Bagarella, durante l’udienza di un processo, Lirio Abbate non ha mai rinunciato a condurre con professionalità le sue inchieste esclusive su mafie, malaffare, corruzioni e politica. “Il ruolo del giornalista investigativo – ha detto – è un ruolo delicato e molto osteggiato. Il giornalista investigativo non si occupa dei reati, come i giudici, ma di notizie sottobanco che hanno rilevanza pubblica e sociale su quei reati. In poche parole: ciò che la criminalità non vorrebbe si conoscesse. Il reato in sé non preoccupa i criminali, perché a volte non arrivano mai ad un processo definitivo; ciò che temono è perdere il consenso”. “La mia vita non fa notizia – continua – ma è scomoda per le persone che hanno assecondato la mafia e continuano ad assecondarla”.   Ma che cosa teme la mafia? “Ciò che disturba la mafia – afferma Abbate – non è la verità, ma lo svelamento delle contraddizioni che risiedono nel suo sistemamalato. E’ questo che le dà fastidio: e per questo risulto scomodo. Come sono risultati scomodi gli 11 giornalisti uccisi in Sicilia da Cosa Nostra. Le mafie vivono di apparenze. Quando si scovano le loro incoerenze e vengono denunciate apertamente, scatta la difesa e l’attacco attraverso le intimidazioni. Com’è successo per l’inchiesta Mafia Capitale. Massimo Carminati boss mafioso romano non ha gradito la denuncia del potere del suo clan, oggetto nel 2012 dell’indagine giudiziaria “Mafia Capitale”. Sappiamo i retroscena e sappiamo com’è andata a finire. Le mafie vivono di apparenze, non bisogna dimenticarlo. E’ difficile e rischioso denunciarle, ma è l’unico modo per aiutare la giustizia e difendere la collettività”. Un lavoro delicato quello del giornalista investigativo. Lirio Abbate ne ha parlato in termini anche di difesa dell’autonomia dell’informazione, quale diritto fondamentale del cittadino a conoscere i fatti ed essere correttamente informato. Un lavoro che, svolto così, diventa anche garanzia per la giustizia e la società. Maria Giovanna...

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Per 135 anni ha raccontato la nostra storia. Ora si racconta la sua. Una mostra per La Gazzetta del Popolo

Pubblicato da alle 13:20 in galleria home page, Mostre, Notizie, Università | 0 commenti

Per 135 anni ha raccontato la nostra storia. Ora si racconta la sua. Una mostra per La Gazzetta del Popolo

Quando si diede vita a GazzettaTorino, grazie a Technod editore, il nome venne scelto per rendere omaggio e ricordare una testata che in questa città seppe rappresentare qualcosa di più di un semplice giornale. La Gazzetta del Popolo era e resta un modello a cui guardare, a cui ispirarsi. Difficilmente siamo riusciti a sfiorarla ma l’idea è quella di provare ogni giorno ad avvicinarla, a trarne insegnamento e a non dimenticare la sua storia. Questo è il motivo per cui siamo molto felici del fatto che giovedì 18 aprile 2019 inaugura una importante mostra storica sulla Gazzetta del Popolo, il quotidiano torinese che per 135 anni, dal 1848 al 1983, ha raccontato l’attualità italiana.  Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Sergio Soave presidente Polo del ‘900, Daniela Orta responsabile ricerche Museo Nazionale del Risorgimento, Alberto Sinigaglia presidente Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia Associazione Stampa Subalpina, Gianfranco Morgando Fondazione Donat-Cattin, Iole Scamuzzi e Mauro Forno Università di Torino, Luca Rolandi giornalista curatore della mostra sono coloro che hanno costruito questa importante mostra e saranno presenti all’inaugurazione. La realizzazione del progetto culturale è stata possibile grazie alla collaborazione di diversi soggetti: Consiglio regionale del Piemonte, Museo Nazionale del Risorgimento, Polo del ‘900, Fondazione Donat-Cattin, Ordine dei Giornalisti, Centro Pestelli, Museo della stampa di Mondovì, Archivio storico della Città di Torino, Università di Torino e la raccolta del collezionista Giorgio Coraglia.  Illustrando i passaggi salienti della storia della testata giornalistica torinese, la mostra vuole far scoprire alle giovani generazioni cosa è stata la Gazzetta del Popolo, da giornale protagonista dell’epoca risorgimentale alla posizione negli anni del fascismo, con una importante pagina culturale, il “Diorama letterario”, su cui scrissero i più importanti intellettuali italiani ed europei del momento, al dopoguerra e agli anni difficili dell’autogestione, fino alla chiusura definitiva nel 1983. La mostra sarà articolata in tre sezioni storiche e tematiche: Al Museo Nazionale del Risorgimento dall’anno della fondazione nel 1848 fino all’intervento dell’Italia nella Grande Guerra nel 1915. In esposizione litografie, prime pagine, bozzetti, inserti, caricature, oggetti che documentano i primi 67 anni di vita del giornale. Orario: sempre aperto dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17). Chiuso lunedì 6 e 13 maggio.  Chiusura della mostra: 19 maggio 2019. A Palazzo Lascaris gli anni dal 1916 al 1945, il periodo in cui il giornale era allineato con il governo fascista, fino alla Gazzetta d’Italia. In esposizione le pagine del Diorama letterario, i supplementi tematici, le vignette satiriche. Una parte è dedicata alla crisi del giornale del 1974 che portò alla prima sospensione della tiratura, crisi in cui il Consiglio regionale del Piemonte ebbe un importante ruolo di mediazione svolto dal presidente Aldo Viglione. Orario: dal lunedì al venerdì 9 – 17. Chiuso nei giorni festivi. Chiusura della mostra: 6 maggio 2019. Al Polo del ‘900 il periodo tra il 1946 e il 1983. Sono presentate le interviste a chi lavorò alla Gazzetta tra gli anni ‘60 e ‘80, le prime pagine relative ai grandi eventi dal 1945 al 1983, i documenti delle crisi aziendali del 1974, 1981 e del 1983 e il periodo dell’autogestione. Orario: dal martedì alla domenica 10-18, giovedì 14-22. Lunedì chiuso  Chiusura della mostra: 19 maggio 2019 In tutte le tre sedi sono presentati video con le interviste a 15 tra giornalisti e tipografi, le immagini storiche concesse...

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Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

Pubblicato da alle 16:56 in Eventi, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

E’ stato Piero Citati con un titolo piccolo e minimalista a rendere omaggio al «frutto supremo» in un libro intitolato: Elogio del pomodoro. Così scriveva su questo frutto che è costitutivo dell’essenza della civiltà mediterranea,  «Oggi i pomodori sono morti, come è quasi morta la pittura. Spero che la morte della pittura sia temporanea, ma temo che quella dei pomodori sia irreversibile. I frutti che, in qualsiasi regione italiana, vengono portati in tavola, hanno quasi tutti la stessa forma: mentre il vero pomodoro ha forme diverse, complicate, con spaccature e screziature, e talvolta generosi aspetti barocchi, che piacevano ai pittori napoletani del diciassettesimo secolo. Non sanno di niente». Il rimettere sulla tavola un pomodoro vivo e succoso di buone intenzioni è nuovamente la Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza per raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica contro i tumori pediatrici, grazie al prezioso contributo di ANICAV e RICREA Infatti Sabato 30 e domenica 31 marzo la Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia con la seconda edizione de “Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. Fondamentale sarà il contributo dei volontari di Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca scientifica rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 160 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Gli imballaggi in acciaio contribuiscono a garantire la conservazione delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto. Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie. “Durante la scorsa edizione di questa iniziativa abbiamo raccolto oltre 200.000 euro grazie alla grande sensibilità dimostrata da chi ha deciso di essere al nostro fianco: donatori, volontari, Anicav e Ricrea, partner di questo progetto. Quest’anno vogliamo fare ancora di più, per finanziare la ricerca scientifica di altissimo profilo e continuare ad aiutare gli oltre 2.000 bambini che ogni anno si ammalano di tumore” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di...

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Eleganza, velocità, grafica e design nei manifesti di “Auto che passione”.

Pubblicato da alle 10:54 in galleria home page, Mostre, MotorInsider, Notizie | 0 commenti

Eleganza, velocità, grafica e design nei manifesti di “Auto che passione”.

Le opere di alcuni tra i più grandi disegnatori del secolo scorso sono al centro della mostra “Auto che Passione! Interazione fra grafica e design”, realizzata dal MAUTO di Torino in collaborazione con il m.a.x. museo di Chiasso ed i curatori Marco Turinetto e Nicoletta Ossanna Cavadini, aperta al pubblico da venerdì 29 marzo. Opere di artisti di rilievo del XX secolo testimoniano l’evoluzione dello stile grafico in parallelo alle nuove forme del design delle quattro ruote. Le grafiche in mostra sono realizzate da alcuni dei grandi disegnatori del secolo scorso: da Jules Chéret, considerato il padre del manifesto moderno, di cui è esposto il Benzo-Moteur del 1900, si passa alla pubblicità di Marcello Dudovich per la Nuova Balilla (1934) e alla grafica di Max Huber per il 40° Gran Premio d’Italia del 1969 fino ai poster degli anni Novanta. Altri manifesti celebri sono firmati da Leopoldo Metlicovitz, Plinio Codognato, Marcello Nizzoli e dal fondatore del MAUTO Carlo Biscaretti di Ruffia, del quale quest’anno ricorrono i 140 anni dalla nascita e i 60 anni dalla morte. Il percorso espositivo è organizzato per sezioni tematiche che rievocano le suggestioni grafiche delle opere: l’Eleganza, la Velocità, le Esposizioni. La sezione speciale dedicata a Carlo Biscaretti sviluppa i temi Umorismo e Pubblicità e comprende solo disegni originali dell’autore. Con i manifesti in mostra dialogano sei vetture iconiche della storia del design del Novecento: l’Alfa Romeo 8C 2300 Touring del 1934, la Lancia Aurelia B52 Coupè Bertone del 1951, la Pantera De Tomaso GTS Ghia del 1974, la Ferrari 308 GTB Pininfarina del 1980, l’Alfa Romeo V6 3.0 Vittoria del 1995 e la Iso Rivolta Vision GT Zagato del 2017. Luca...

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Ci sono notizie che in Italia non arrivano. Per esempio su Trump e i gay.

Pubblicato da alle 18:07 in Economia, Eventi, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Ci sono notizie che in Italia non arrivano. Per esempio su Trump e i gay.

Trump paladino dei gay — Ci sono notizie americane—anche di peso—che non possono essere riprese in Italia. In parte, può essere che i corrispondenti dagli Usa non abbiano voglia di scriverle. Ma anche quando giungono in redazione, se non rientrano nella “narrativa” precostituita è difficile trattarle. Richiedono tempo e spazi extra che forse non ci sono per spiegarle correttamente ai lettori. Altrimenti potrebbero farsene un’idea sbagliata… Il 19 febbraio, quando l’amministrazione Trump ha annunciato un’iniziativa globale per sconfiggere—sì—la criminalizzazione dell’omosessualità, i giornali italiani hanno ritenuto di non riferire della novità. Erano appena stati arrestati i genitori di Renzi e il Movimento 5 Stelle era sembrato spaccarsi per risparmiare un processo a Salvini. Poteva anche bastare così. Il giorno dopo poi, beh, era già una notizia “vecchia”. Del resto, anche la copertura Usa è stata scarsa, forse per la sorpresa. La NBC News—uno dei principali TG serali—ha titolato: “Amministrazione Trump lancia iniziativa globale per fermare la criminalizzazione dell’omosessualità” e il Washington Post ha offerto a denti stretti: “L’amministrazione Trump vuole aiutare la popolazione LGBTQ all’estero”, impiegando una sigla che cresce di una lettera ogni volta che si aggiunge una variante sessuale. Per ora sono: “Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender e Queer”. L’iniziativa sarà guidata da un diplomatico, l’Ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell, un omosessuale conservatore in auge nell’amministrazione. Ha subito convocato a Berlino attivisti gay—et al.—da tutta l’Europa per “strategizzare” insieme. Nell’annunciare l’incontro, Grenell ha citato l’impiccagione a gennaio nell’Iran di un uomo accusato di avere violato le leggi del Paese che vietano la sodomia. “Esecuzioni pubbliche barbare sono fin troppo comuni nel Paese, dove i rapporti omosessuali consensuali sono criminalizzati e punibili con la fustigazione e la morte”, ha detto Grenell, aggiungendo che, “i politici, l’ONU, i governi democratici, la diplomazia e la brava gente ovunque dovrebbero farsi sentire, e a voce alta”. La strategia per promuovere la depenalizzazione è ancora incerta, ma si fa sapere che, oltre all’Onu, coinvolgerebbe i paesi membri dell’Ocse in Europa, come anche altri stati che hanno già concesso i diritti ai gay—diritti ancora negati in 72 paesi attorno al globo. Citando l’Iran, Grenell ha dato una mano alla stampa liberale americana, fornendo una potenziale motivazione negativa per la mossa. Per la NBC, “è possibile che l’amministrazione possa vedere l’enfasi sul trattamento degli omosessuali come una leva per persuadere l’Europa ad appoggiare lo sforzo per il contenimento dell’Iran”, una motivazione che la stessa testata concede: “metterebbe però sotto stress i rapporti con gli alleati arabi che Trump vorrebbe invece con se”. Trump è uno svitato, ma quando si tratta di togliere l’erba da sotto i piedi dell’opposizione si rivela un genio. Gli oppositori stanno ancora annaspando, ridotti a sbraitare, come si legge in un titolo della rivista gay Out, che: “Il piano di Trump per legalizzare l’omosessualità è un vecchio trucco razzista”. Secondo la rivista, “l’atteggiamento iraniano contro i gay si è comunque ammorbidito negli ultimi tempi”. Non citano la recente impiccagione. Courtesy James...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Chiara Appendino.

Pubblicato da alle 18:38 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Chiara Appendino.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Chiara Appendino è il Sindaco/a della Città di Torino. La ringraziamo per la  partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. No. Non direi. Sia prima di questo ruolo che durante il mio mandato ho avuto modo di girare spesso all’Estero. Questo mi ha portato a scoprire le tante cose che possiamo migliorare osservando esempi virtuosi, ma anche diverse cose che all’estero ci invidiano e che noi dobbiamo valorizzare. È da quando sono stata eletta che sento parlare di Torino in termini negativi, specie per quanto riguarda le prospettive. Nel frattempo abbiamo presentato iniziative che si sono viste per la prima volta in Italia e nel mondo, abbiamo una visione di sviluppo chiara e altri indicatori che non confermano la tragedia di cui troppo spesso si parla. Questo – e lo ripeterò fino alla nausea – non significa che è tutto perfetto. Anzi. Ci sono centinaia di fronti su cui si può migliorare e su cui stiamo lavorando. Ma credo che ciò che abbiamo sia bene riconoscerlo. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Ci siamo arrivati  a causa di politiche senza prospettive, che hanno guardato la durata del mandato piuttosto che quella delle generazioni. Oggi Torino è tra le Città più indebitate d’Italia. Gli interessi sul debito sono la seconda voce del nostro bilancio dopo il personale. Un clima generale – che in realtà persiste da anni – di costante campagna elettorale e di soddisfazione di presunti bisogni immediati, anche se non necessari, ha portato a una situazione debitoria dell’Ente che stiamo pagando oggi e che, purtroppo, pagheranno ancora molti cittadini in futuro.  Noi abbiamo un’altra idea di Torino, un’altra visione. E la stiamo portando avanti, nonostante si stia lavorando per arginare i problemi che abbiamo trovato. Specie dal punto di vista del bilancio. Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare fiducia, grinta, carattere, alla città ? Trovare un modello da seguire, che so Amsterdam o Londra, per dinamismo e opportunità, o dobbiamo individuare e inventarci un’altra strada ? Personalmente rifiuto l’idea del “modello da seguire”, quantomeno quando lo si considera in toto. Un famoso adagio dice che se segui gli altri non arriverai mai primo. Ecco, Torino non ha mai seguito ma si è sempre fatta seguire. Con le sue peculiarità, con le sue caratteristiche, anche...

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Un Premio per Vera edizione 2019. Online il bando dedicato a Vera Schiavazzi.

Pubblicato da alle 12:37 in DOXA segnalazioni, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Un Premio per Vera edizione 2019. Online il bando dedicato a Vera Schiavazzi.

È online il bando per la terza edizione del premio giornalistico dedicato a Vera Schiavazzi, scomparsa improvvisamente il 22 ottobre 2015. Giornalista, fondatrice – con Nicola Tranfaglia e Mario Berardi – oltre 14 anni fa del Master in Giornalismo di Torino, collaboratrice delle più autorevoli testate italiane (ma la sua casa fu sempre Repubblica), sindacalista attenta e ascoltata, Vera ha lavorato sempre perché i diritti fossero uguali per tutti, non virtuosismo da editoriale ma opportunità concreta. Il tema di questa terza edizione è «Ho perso le parole. Il linguaggio della politica nell’età dei populismi». La politica sembra aver perso la capacità di raccontare la complessità delle nostre società. Da un lato è sempre più invasiva la comunicazione istantanea ed emotiva, dei tweet e dei post su Facebook: una foto, pochi secondi di video, qualche parola per riassumere concetti e problemi difficili. Il risultato è spesso una polarizzazione di opinioni che non ammette sfumature, ma chiede un’adesione totale, pro o contro, quasi un tifo da stadio. Dall’altra persiste una retorica confusa che rievoca temi novecenteschi, ma in ordine sparso, senza tentativi di ricostruire un senso: la parola diventa così un simbolo, insieme all’immagine, da usare per massimizzare il consenso in un’eterna campagna elettorale. Anche il linguaggio dei media soggiace spesso a questa logica, in cui prevale il bisogno di conquistare il primato dell’attenzione istantanea rispetto alla paziente tessitura del discorso. La crisi della democrazia è anche crisi della possibilità di costruire un senso collettivo, condiviso, pur nella persistenza delle differenze, nel pluralismo. È dunque necessario ricostruire questo fenomeno per capirlo. Come e perché si è arrivati a questo? Quali casi di cronaca delineano meglio il fenomeno? E quali esempi di reazione si possono trovare? Alla terza edizione potranno partecipare gli allievi e gli ex allievi under 35 (i candidati non dovranno aver compiuto i 35 anni al 30/12/2019) di uno dei master/scuole in giornalismo riconosciuti dall’Ordine Nazionale. Il Premio Vera Schiavazzi, nasce in seno all’Associazione Allievi del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca”, è regolato da un bando pubblicato sul sito https://exstudentimastergiornalismotorino.wordpress.com, ed è alimentato anche dalle donazioni di quanti hanno deciso e vorranno continuare a contribuire a mantenere vivo e forte il ricordo di Vera e dell’impegno che l’ha sostenuta sempre. Per offrire il proprio contributo: Associazione Allievi del Master in Giornalismo Giorgio Bocca, via Roero di Cortanze 5, iban IT 40 N 03599 01899 050188529716. Il Premio Vera Schiavazzi nasce con l’intenzione di ricordare una giornalista che è stata capace di segnare profondamente il giornalismo piemontese, che è sempre stata vicina ai colleghi in difficoltà, che ha cercato di sviluppare una visione generosa e alta della professione giornalistica e che, a un certo punto della sua carriera, ha voluto condividere la sua passione e la sua competenza con i giovani, attraverso il Master in giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino. Il Comitato promotore che organizza il Premio è composto da: Giorgio Ardito, Marco Bobbio, Caterina Corbascio, Maurizio Mancini, Olga Mancini, Carla Piro Mander, Rosaria Pagani, Paolo Piacenza, Sabrina Roglio, Anna Rossomando. La Giuria che valuterà gli elaborati è invece composta da Emmanuela Banfo (Affarinternazionali magazine), Ettore Boffano, Lorenza Castagneri (Corriere della Sera), Selma Chiosso (La Stampa), Paolo Griseri Associazione Allievi del Master in Giornalismo Giorgio Bocca Via Roero di Cortanze, 5 – 10124 Torino – Cod. Fiscale 97792780013 – exstudentigiornalismotorino@gmail.com...

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Juventus e Torino, storia calcistica e rivalità all’ombra della Mole.

Pubblicato da alle 18:53 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli, Sport | 0 commenti

Juventus e Torino, storia calcistica e rivalità all’ombra della Mole.

Juventus e Torino, storia calcistica e rivalità all’ombra della Mole Anche quest’anno il campionato di serie A sembra aver decretato con largo anticipo, dopo 7 scudetti consecutivi, il dominio Juve, mentre sull’altra sponda calcistica della città il Torino continua a inseguire con qualche affanno un piazzamento per le coppe europee. Una storia che si ripete, evidenziata dall’enorme differenza di punti in classifica, ma che non spegne una rivalità lunga decenni. Tifosi bianconeri e granata continuano infatti a “punzecchiarsi” – per dirla in maniera politicamente corretta – spingendo sulle tematiche più calde: i primi, ovviamente, esaltano il merito di una rosa composta da grandi campioni, mentre gli altri non perdono occasione per guardare ai presunti favori arbitrali e non abbandonano l’idea che, in fondo, sia proprio il Toro la vera squadra del capoluogo piemontese. Juventus, ancora un torneo al vertice ma con l’obiettivo Champions Al di là di ciò che la storia racconta, però, è sempre importante confrontarsi con il presente e guardare a obiettivi e risultati attuali. Gli ultimi anni parlano chiaro: i bianconeri risultano essere la migliore formazione italiana, grazie a una rosa completa e ricca di campioni tra i quali spicca il colpo di mercato dell’ultima estate, ossia il cinque volte pallone d’oro Cristiano Ronaldo. A mancare in casa Juve però è un’importante affermazione a livello europeo, quel successo che, con uno scudetto ormai quasi certo, rappresenta il vero e proprio obiettivo stagionale: ecco allora l’undici di Allegri concentrarsi sulla Champions League, con l’intento e il desiderio di ribaltare i pronostici e le previsioni che vedono come favorite le solite Barcellona e Real Madrid, ma anche PSG e Manchester City. È proprio tra queste che cerca di collocarsi la Juventus, a cui ancora brucia il pesante 1-4 subito proprio dai madrileni nella finale dell’edizione 2016-17. Il campionato di serie A, in effetti, sembra aver ancora poco da dire per la Juventus: 11 punti di vantaggio sulla seconda – il Napoli – con 23 giornate già disputate rappresentano un vantaggio più che sufficiente per dormire sonni tranquilli. È pur vero che i partenopei sono sempre in grado di dare filo da torcere, ma il recupero di un distacco così ampio appare piuttosto difficile, a meno che i bianconeri non perdano la testa in questa parte finale del torneo. Insomma, con un Cristiano Ronaldo sempre puntuale nell’appuntamento con il gol e una formazione che può vantare nomi di spicco tanto in campo quanto in panchina, lo scudetto sembra essere già in tasca. Unica pecca della stagione, finora, rimane il netto 3-0 subito a Bergamo nei quarti di Coppa Italia, che impedisce ai bianconeri di puntare al “triplete”. Sempre a caccia di certezze, i granata rincorrono l’Europa Dalla parte opposta della Mole, in casa Toro si guarda alla classifica attuale con un certo ottimismo. L’ottavo posto finora maturato non può certo essere considerato il miglior risultato possibile, considerando il desiderio di compiere finalmente un salto di qualità dopo anni di purgatorio, ma rimane pur sempre il frutto di un record di punti da quando il campionato prevede i 3 punti a vittoria. 34 punti in 23 giornate rappresentano finora il risultato migliore mai raggiunto dai granata negli ultimi 25 anni, che lascia aperta la porta a una possibile qualificazione in Europa League, eppure i risultati non sempre soddisfano la tifoseria. Qualche pareggio di troppo (ben 10...

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La Tavola di Leonardo. Una cena esclusiva ne ripropone invenzioni e gusti all’Esperia.

Pubblicato da alle 16:35 in I nuovi Shop, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La Tavola di Leonardo. Una cena esclusiva ne ripropone invenzioni e gusti all’Esperia.

Una serata unica tra menù d’epoca rivisitati, storytelling per calarsi nella vita di Leonardo e la sua cucina con numerose sorprese che rendono questo appuntamento speciale Leonardo, inventore, artista e scienziato italiano ha espresso il suo talento anche in ambito gastronomico come, ad esempio, autore di ricette ed inventore di macchine da cucina. In occasione del 500° anniversario della sua morte, il 22 febbraio presso il  prestigioso ristorante Esperia di Torino, in corso Moncalieri 1, si terrà una cena esclusiva dal nome “La Tavola di Leonardo”, ideato dalla giornalista ed esperta di Galateo Barbara Ronchi della Rocca in collaborazione con il giornalista enogastronomo Claudio Porchia. Grazie alla sua particolarità e importanza, l’evento è stato selezionato dal Festival del Giornalismo Alimentare di Torino ed inserito nel programma della manifestazione. Ecco il menù previsto ricavato direttamente da appunti e libri d’epoca: – Primo servizio di credenza: Pane con le noci e panini aromatizzati con petto d’anatra a fettine; salame a fettine con prugne secche e pomarance. – Primo servizio di cucina: Riso alla Sforza con zafferano e speck di anatra affumicata alla moda di Cristoforo da Messisbugo. – Secondo servizio di cucina: Frictini caldi di pasta di pane con verdure alla moda di Bartolomeo Scappi. – Terzo servizio di cucina: Arrosto di maialino con piselli alla moda di Mastro Stefano de Rossi. Secondo servizio di credenza: cacio stracchino di Gorgonzola, pere, castagne secche e pastigliaggi di varie sorte. Vini Selezione per accompagnamento. La serata sarà inoltre caratterizzata da storytelling, ovvero narrazioni da parte di autori ed esperti “leonardiani” e numerose sorprese avvincenti. Orario previsto è per le ore 20.30. Si tratterà di una serata esclusiva con ingredienti principali una speciale cucina,  cultura ed innovazione: una cui non potrete mancare! Il prezzo è pari ad euro 49 per la prenotazione singola mentre euro 90 per la coppia; le prenotazioni sono possibili sino al 19 febbraio. Le prenotazioni potranno essere inviate su mail all’indirizzo eventi@morenews.it  indicando nome, cognome, numero dei commensali ed un recapito telefonico oppure contattatando il numero...

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Un capitolo emarginato dalla storia. Un libro di Gianni Oliva lo riporta all’attenzione.

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Un capitolo emarginato dalla storia. Un libro di Gianni Oliva lo riporta all’attenzione.

“Le foibe e gli infoibati (…)  restano ancora una strage negata esclusa dalla coscienza collettiva della nazione….” Con quest’affermazione lo storico Gianni Oliva introduce nel suo libro (Foibe ed. Mondadori) un tema quanto mai controverso, strumentalizzato, ridiscusso, evocato, circoscritto. 10 febbraio: solennità civile nazionale, istituita nel 2004. Il Giorno del ricordo spesso passa quasi in sordina. Parlare di foibe significa parlare di repressione, stragi, eccidio, di un periodo storico complesso ed importante della Seconda Guerra Mondiale e del nostro dopoguerra: l’esodo forzato degli istriani, dalmati e friulani dalle loro terre, l’epurazione politica impiegata dai titoisti contro tutti coloro che si opponevano all’annessione dei territori italiani di confine, alla nuova Jugoslavia comunista. Un capitolo della nostra storia emarginato e in parte dimenticato. Ma che grida ancora oggi tutto il suo orrore e la sua collera. “I prigionieri – continua Gianni Oliva parlando delle foibe istriane dell’autunno 1943 – venivano portati, preferibilmente di notte, nelle vicinanze di una foiba (cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo). Ad essi venivano legati i polsi sul davanti, con filo di ferro stretto da pinze, e poi si ordinava loro di alzare le braccia e di sollevare sul capo la giacca in modo da coprirsi il volto. Le donne dovevano nascondersi il volto con la sottana. Avvicinati i prigionieri sull’orlo della foiba a gruppi, si procedeva all’esecuzione sparando un colpo di arma da fuoco alla nuca, alla faccia o al petto delle vittime. I corpi venivano poi fatti precipitare nel baratro”. Si potrebbe continuare, ma queste poche righe bastano per presentare l’ondata di violenza e di repressione che si è abbattuta sulla comunità italiana. La dimensione della strage istriana – un migliaio circa – è contenuta rispetto ai successivi eccidi. Eccidi efferati, volutamente eseguiti dopo la parvenza di processi-farsa, con l’intento di distruggere e colpire quel che rimaneva del potere fascista. Rivincita? Vendetta o rivalsa del contro-potere partigiano slavo? “Gli italiani – scrive Gianni Oliva – si sentono colpiti in quanto gruppo etnico, indipendentemente dalle collocazioni politiche o sociali di ognuno. Le famiglia che hanno avuto delle vittime, non sanno perché sono state colpite. Quelle che sono riuscite a passare indenni attraverso gli eccidi, non sanno perché si son salvate”. “L’infoibamento, simbolo delle atrocità commesse nel maggio 1945 – continua – non è lo strumento quantitativamente più rilevante della repressione. La maggior parte degli arrestati non viene fucilata sul posto e gettata nelle foibe, ma trasferita in campi di prigionia in Slovenia e Croazia, in alcuni casi in Serbia”. Viaggi difficili, feroci umiliazioni e maltrattamenti, violente repressioni che hanno precedenti storici importanti: lo scenario nazionale e internazionale del 1943-’45, l’occupazione dell’ex-Jugoslavia, il comunismo e nazionalismo di Tito e – ancor prima – la forzata italianizzazione imposta dal regime fascista nei confronti delle popolazioni slave. Avvenimenti questi, che con tutte le altre varie ripercussioni storiche spiegano, ma non giustificano, la tragedia di uno sterminio. Si parla di circa dieci-dodicimila vittime, un’ecatombe sovrumana, abominevole e devastante.   Così come lo è stata per gli oltre 350 mila esuli, costretti ad abbandonare, all’indomani del Trattato di Parigi del 1947, la propria casa, i ricordi, le certezze, le speranze. Accolti in Italia in 109 campi, spesso sono stati abbandonati dalle istituzioni e dalla società. La frattura col passato e con la storia non è stata facile. Le ferite sono...

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