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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Si apre a Torino la prima edizione del Borgo Po Photo Festival che inaugura domenica 18 giugno, ai piedi della collina in Piazza Gran Madre di Dio. A realizzarlo è la fotografa torinese Daniela Foresto, ritrattista, la cui galleria The Portrait è proprio in Piazza. Per questa prima edizione ha coinvolto 19 fotografi professionisti che esporranno un loro progetto.  Partecipano moltissimi nomi noti torinesi insieme a qualche forestiero, questi i nomi degli artisti: Franco Turcati, Enzo Isaia, Mauro Talamonti, Daniele Ratti, Elena Givone, Max Tomasinelli, Candido Baldacchino, Maurizio Galimberti, Simone Mussat Sartor, Enrico Magri, Claudio Cravero, Bruna Vangi, Pierfranco Fornasieri, Neige De Benedetti, Piero Mollica, Gabriele Corni, Giampiero Turcati, Riccardo Bandiera e Patrizia Mussa. In previsione anche un laboratorio sulle tecniche antiche della fotografia, quali la stampa in siderotipia e la ripresa al collodio umido, per produrre fotografie. Durante la giornata ci saranno due live musicali con Marco Nieloud Quartet e per fermare l’evento verrà realizzato un memories film a cura di Max Judica Cordiglia. GazzettaTorino ha incontrato Daniela Foresto per farci raccontare qualcosa su questa iniziativa: Com’è nata l’idea del progetto? Mi sono ispirata al Festival di Arles che a mio avviso è il miglior Festival fotografico annuale europeo. Ci sono già stati altri Festival di fotografia a Torino ma la differenza sostanziale è che io non ospito fotoamatori ma soltanto fotografi professionisti con percorsi ben chiari. Ho realizzato l’intero progetto in autonomia, selezionando i fotografi sulla base di una poetica ben chiara del progetto fotografico.  Ho deciso di non seguire un tema ben preciso in quanto saranno presenti fotografi professionisti che esporranno loro opere precedentemente realizzate. Qual è lo spazio che viene dato ai singoli artisti? Quante opere per ognuno? I quadri esposti saranno disponibili alla vendita? Ogni fotografo avrà un pannello di 3,5 mt di larghezza per 2 mt di altezza, ognuno di loro porterà dalle 4 all 8 foto in base alle grandezze dei quadri. La maggior parte degli artisti sarà presente e tratterà personalmente eventuali vendite, tuttavia tengo a precisare che non sia questo il fine del Festival. Qual è dunque lo scopo di questo progetto? Vorrei riuscire a portare l’arte e la cultura nel mio borgo. I laboratori di tecniche artistiche saranno tenuti da Lei o da qualche esterno? Quanto dureranno? In che cosa consisteranno? Un gruppo di fotografi di Milano esperti in tecniche antiche di ripresa e stampa si occuperà di guidare i laboratori, durante la giornata farà delle presentazioni di siderotipia, platino palladio, collodio umido e altre tecniche. Come mai ha deciso di unire il contemporaneo delle altre opere con un laboratorio di stampa usato in passato? Ritengo che sia sempre molto interessante poter conoscere come sia nata la fotografia e come si sia evoluta con il passare degli anni. Che cosa pensa del nuovo corso espositivo che ha preso Camera? E’ un posto bellissimo, forse con poche idee. Potrebbe essere sfruttato molto meglio, prendiamo esempio dal Forte di Bard che riesce a portare eventi fotografici bellissimi. Le piacerebbe puntare a un “Torino Photo Week” in futuro, come quella da poco realizzata a Milano? Certamente, questo vuol essere l’anno zero di un evento che se riusciremo faremo crescere.   Gaia della Donna – Marta Giacone...

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La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

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La UE ci dice che il 2018 sarà l’anno del Patrimonio Culturale Europeo.

Il 9 febbraio 2017 i rappresentanti del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una decisione che istituisce un Anno europeo del patrimonio culturale 2018.  Il patrimonio culturale comprende le risorse del passato in una varietà di forme e aspetti. Include i monumenti, i siti, le tradizioni, la conoscenza tramandata e le espressioni della creatività umana, nonché le collezioni conservate e gestite da musei, biblioteche e archivi. Scopo di questa iniziativa è sensibilizzare all’importanza della storia e dei valori europei e rafforzare il senso d’identità europea. Al tempo stesso, si punta a richiamare l’attenzione sulle opportunità offerte dal nostro patrimonio culturale, ma anche sulle sfide cui è confrontato, come l’impatto del passaggio al digitale, le pressioni a livello fisico e ambientale sui siti del patrimonio e il traffico illecito di beni culturali. Gli obiettivi principali di questo Anno europeo sono: promuovere la diversità culturale, il dialogo interculturale e la coesione sociale evidenziare il contributo economico offerto dal patrimonio culturale ai settori culturale e creativo, compreso per le piccole e medie imprese, e allo sviluppo locale e regionale sottolineare il ruolo del patrimonio culturale nelle relazioni esterne dell’UE, inclusa la prevenzione dei conflitti, la riconciliazione postbellica e la ricostruzione del patrimonio culturale distrutto L’Anno europeo potrà contare su una dotazione finanziaria dedicata pari a 8 milioni di EUR. Rappresentanti del Parlamento europeo potranno partecipare in qualità di osservatori alle riunioni dei coordinatori nazionali organizzate dalla Commissione per lo svolgimento dell’Anno europeo. “In quanto Europei, disponiamo di un patrimonio culturale particolarmente ricco, frutto della nostra lunga storia comune. Mi rallegro dell’opportunità di celebrare questo patrimonio e sono fiero di tutto quanto costituisce la nostra comune identità europea”. Owen Bonnici, ministro maltese della giustizia, della cultura e degli enti locali Il Coreper sarà invitato ad approvare l’accordo in una delle prossime riunioni. Il presidente del Coreper invierà quindi una lettera al presidente della commissione CULT del Parlamento europeo, indicando che, se il Parlamento adotterà in plenaria il testo di compromesso approvato dal Coreper, il Consiglio adotterà il testo in prima lettura senza modifiche.  Ciò dovrebbe consentire l’entrata in vigore della nuova normativa con sufficiente anticipo affinché la Commissione e gli Stati membri possano provvedere per tempo ai necessari preparativi.    L’idea di un Anno europeo del patrimonio culturale è stata sollevata per la prima volta nel 2014, quando il Consiglio vi ha fatto riferimento nelle sue conclusioni sulla governance partecipativa del patrimonio culturale. Ha ricevuto il convinto sostegno del Parlamento europeo e, nell’agosto 2016, la Commissione ha presentato la sua proposta relativa a un Anno europeo del patrimonio culturale.  Il Consiglio ha adottato un orientamento generale sulla proposta il 22 novembre 2016....

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Sensi e parole per comprendere l’Arte

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Sensi e parole per comprendere l’Arte

Buone pratiche di fruizione e comunicazione dell’arte a Torino. Sensibilizzare e promuovere una nuova cultura dell’accessibilità è stato l’obiettivo del convegno Sensi e Parole per comprendere l’Arte, nell’ambito del progetto Making Sense, con il sostegno dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino e della Regione Piemonte e ospitato al Teatro Gobetti di Torino, il 25 e 26 maggio scorsi. Numerosi gli enti coinvolti nel progetto tra associazioni e centri di ricerca per la disabilità visiva (Tactile Vision Onlus, Irifor Onlus, UICI), Istituzioni e Musei d’Arte (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Pav – Parco d’Arte Vivente, Museo Nazionale del Cinema, Palazzo Madama – Museo d’Arte Antica di Torino, GAM – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Reggia di Venaria, Museo Tattile Statale di Ancona), la Città di Torino con la Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie e il Politecnico di Torino con il Turin Accessibility Lab del Dipartimento di Architettura e Design. Making Sense è una piattaforma laboratoriale in progress sul territorio torinese, che dal 2013 conduce una ricerca sui sensi e le parole nella fruizione dell’opera d’arte, ponendosi come finalità la comunicazione efficace di contenuti artistici, innanzitutto nei confronti dei disabili visivi, ma rivolta a tutti, attraverso i principi del design for all. I soggetti che compongono il team di Making Sense sono Annamaria Cilento (Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), Orietta Brombin (Attività Educative e Formative del PAV – Parco d’Arte Vivente), Cristina Azzolino e Angela Lacirignola (Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino), Tea Taramino (Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie, Servizio Disabili, Città di Torino), Rocco Rolli (Tactile Vision Onlus) e Francesco Fratta (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Torino). Insieme, nel 2011, hanno già concorso alla stesura del Manifesto della cultura accessibile a tutti: “[…] E’ indispensabile leggere, sotto l’ottica dell’accessibilità, della fruibilità e della piacevolezza, tutti gli anelli connessi all’esperienza culturale qualunque essa sia, in modo da formare la catena dell’accessibilità, che deve consentire a chiunque di vivere un’esperienza culturale in modo appagante, soddisfacente, piacevole in condizioni di autonomia, comfort e sicurezza […] Ed è proprio con questi presupposti che si è aperto il convegno Sensi e Parole per comprendere l’Arte: è stata davvero un’occasione di scambio e confronto sulle buone pratiche dell’accessibilità alla cultura, attraverso la sperimentazione e i risultati ottenuti dalle diverse realtà museali sul territorio, dagli studi sulla comunicazione, in campo linguistico e dal mondo della disabilità. L’idea di progetto è stata quella di contribuire ad una ricerca accurata, e il più possibile corale, su quali siano le strategie più adatte per una fruizione universale di ogni forma d’arte. Tra gli altri, Annamaria Cilento, responsabile del Dipartimento Educativo della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha citato il workshop Comunicare la pittura, del 13 aprile 2013, in relazione alla mostra dell’artista tedesco Gerhard Richter, Edizioni 1965-2012 dalla Collezione Olbricht, in corso in quel periodo negli spazi della Fondazione, sottolineando la partecipazione al laboratorio di soggetti vedenti e non, per favorire un confronto di tipo relazionale. Le attività includevano una sperimentazione teorica accanto alle opere, seguita da un’esperienza di pittura tattile. Orietta Brombin, responsabile delle Attività Educative del PAV – Parco d’Arte Vivente ha introdotto all’esperienza percettiva, didattica e laboratoriale, soprattutto in relazione alla video art, attuata cercando di coinvolgere il pubblico (vedente...

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Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

Pubblicato da alle 16:40 in Eventi, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Peacekeeping operations: Lezioni di pace alla Scuola di Applicazione dell’Esercito  

“Il nostro obiettivo è contribuire alla formazione di leader civili e militari in grado di utilizzare linguaggi e strumenti comuni, a beneficio della pace e della sicurezza in Italia e nel mondo”. Con queste parole il generale Claudio Berto, Comandante della Scuola di Applicazione dell’Esercito ha dato il via al 9° corso di orientamento alla stabilizzazione e ricostruzione dei territori compromessi dagli esiti di un conflitto armato, presso la Scuola di Applicazione dell’Esercito di Torino. L’organizzazione è stata curata dal Centro Studi sulle Operazioni di Post-Conflict, sezione dell’Esercito specializzata nell’analisi e nell’insegnamento delle discipline legate al tema della sicurezza. La 9° edizione del corso si rivolge a un gruppo selezionato di funzionari civili, ufficiali superiori delle Forze Armate e studenti universitari interessati ad acquisire le competenze per operare nelle aree destabilizzate da scontri armati e nelle quali la comunità internazionale ha il mandato di provare a ristabilire pace e sicurezza. “La sinergia con il mondo accademico, diplomatico e universitario è il principio a cui si ispira questa nuova proposta didattica” sostiene il generale Claudio Berto. Sarà di grande peso la partecipazione di studenti e osservatori stranieri provenienti da Camerun, Georgia, Macedonia (FYROM), Oman e Tunisia la cui presenza denoterà l’interesse suscitato dall’approccio italiano al delicato tema del “post-conflict” e l’elevata qualità degli insegnamenti impartiti a Torino, in lingua inglese, da insegnanti militari, docenti universitari e specialisti delle Nazioni Unite. In queste due settimane di studio saranno affrontati temi di grande rilevanza come il ruolo dell’ONU, dell’Europa e delle agenzie non governative, l’assistenza alle forze di sicurezza locali, il diritto umanitario internazionale, il problema dei “bambini – soldato”, l’impatto delle differenze etniche, religiose e culturali nei diversi contesti in cui è necessario ripristinare le fondamenta di una società dilaniata da un...

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Il Maestro Bruno Martinazzi: pensiero e materia per opere senza tempo

Pubblicato da alle 12:07 in .Arte, Notizie, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Il Maestro Bruno Martinazzi: pensiero e materia per opere senza tempo

  Incontriamo il maestro Bruno Martinazzi nella sua luminosa casa che  da Piazza Vittorio si affaccia sulla quinta naturale della prima collina, il Po come un dio che tutto osserva, nel suo incessante fluire. Nato a Torino nel 1923 in una famiglia di intellettuali, si laurea in Chimica Pura. Durante la guerra partecipa come partigiano combattente alla resistenza, ed è insignito della Croce di Guerra. Dopo aver frequentato la Libera Accademia d’Arte di Torino e gli Istituti d’Arte di Firenze e Roma esordisce come orafo nel 1954, per poi affermarsi come scultore. Ha insegnato molti anni in diverse istituzioni, in particolare all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.    La sua carriera è costellata di molti riconoscimenti internazionali, come la partecipazione e la vittoria del primo premio alla International Exhibition of Modern Jewellery 1890-1961, organizzata presso la Goldsmith’s Hall di Londra nel 1961, forse la più importante mostra internazionale del gioiello d’artista del XXI secolo, a cui sono seguite esposizioni in Italia e all’estero; le sue opere sono conservate nei più importanti musei del mondo. Con Martinazzi il gioiello, progettazione e materia, è equiparato alla scultura e alla pittura e si fa espressione di una riflessione complessa, che affonda le radici nella ricerca filosofica che da sempre conduce parallela e confluente nelle sue opere. Amante di Platone, grande appassionato della montagna, scrive e disegna quotidianamente, e nel 2013 ha dato alle stampe libri con le sue riflessioni e i suoi ricordi, Ehi Patriota!, La luce, il buio, e Amore e Meraviglia, scritti con acutezza e grazia, che è la cifra principale del suo stile.  Fluente nel racconto, si dona con generosità all’interlocutore, capace, con brevi tratti, di restituire un momento storico, un’opera e il suo contesto, una sua personale visione. Prezioso testimone del secolo scorso, restituisce con intelligenza cristallina la dimensione di un artista capace di leggere la contemporaneità con freschezza, consapevole e umile allo stesso tempo, elemento che rende le sue opere senza tempo. In esse c’è un superamento nella realtà, una tensione al metafisico, aspetto che si ritrova nelle sue sculture come nei suoi gioielli, ricchi di riferimento alla cultura classica, dalla greca alla cicladica. Sono immagini reali, eppure astratte, che appartengono al mondo delle Idee. Maestro, ci racconta come è nato il suo interesse per l’arte e in particolare per l’oreficeria? Sin da ragazzo ero interessato alla pittura ma,  per compiacere la famiglia che mi sconsigliava la carriera d’artista perché Carmina non dant panem, mi sono laureato in chimica; nonostante ciò ho continuato ad esercitarla nei momenti liberi e a coltivare i miei interessi, pur lavorando in tutt’altro settore, l’industria tessile, che tuttavia decido di abbandonare. Verso i trent’anni mi sono interessato all’arte orafa e ho provato a realizzare alcuni esemplari per l’orafo Capello di Torino: vista la mia predisposizione naturale mi sono iscritto ad una scuola per orafi dove ho imparato la tecnica del cesello.Ho molta facilità di esecuzione con le mani, ho imparato in fretta la tecnica; intanto continuavo a dipingere ma incominciavo a trovare sempre più soddisfazione dal lavoro manuale, per cui mi è venuta voglia di misurarmi con materiali e tecniche diverse dal gioiello; sono dunque passato alla lastre di rame, ho iniziato a piegarle a saldarle: di lì il passaggio alla cera e alla fusione in bronzo è stato breve. A quel...

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Progetto SeVeC: un nuovo polo culturale per le arti applicate in Piemonte.

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Progetto SeVeC: un nuovo polo culturale per le arti applicate in Piemonte.

Incontriamo Andreina D’Agliano, Presidente della Fondazione Museo della Ceramica Vecchia Mondovì e promotrice del progetto SeVeC (dall’acronimo delle iniziali di Seta, Vetro e Ceramica), un nuovo unico polo culturale incentrato sulle arti applicate, nato con l’intento di coniugare l’essenza di tre musei, il Museo della Ceramica di Mondovì, il Museo dei Vetri e Cristalli di Chiusa di Pesio e il Filatoio di Caraglio,  per offrire un prodotto innovativo e contemporaneo, rivolto soprattutto alla formazione dei giovani.  Come è nata l’idea di un progetto che riunisca tre musei sul territorio e tre competenze in campo artistico? Il progetto è nato grazie ad una call indetta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, e specificatamente il bando Musei Aperti, finalizzato ad individuare e portare nuovo pubblico nei Musei del territorio. Bisognava comprendere in quale modo aprire i musei ad un pubblico nuovo, e in particolare i musei sulle arti applicate presenti nel cuneese:, la “fabbrica da seta” più antica d’Europa, caso unico nel contesto produttivo del Piemonte seicentesco. In qualità di storico dell’arte ho lavorato molto in archivio, conoscevo la storia e l’importanza di questi musei come espressione non solo dell’artigianato ma soprattutto della produzione di eccellenza del Piemonte tra Sei e Settecento e, per quanto riguarda la produzione di ceramiche nel monregalese, per tutto l’800 e parte del ‘900. Abbiamo quindi pensato di realizzare un Polo culturale che unisse concettualmente queste tre realtà, già prossime da un punto di vista geografico: questi musei sono tutti compresi in un raggio di 40 chilometri, e sono espressione dell’operatività e dell’artigianato di qualità piemontese che è stato esportato nel mondo di allora, quella che poteva essere la scena internazionale del ‘700.  Ad esempio l’organzino prodotto a Cuneo veniva esportato a Lione, qui lavorato e reimportato in Italia, e infine distribuito a livello internazionale. Il vetro realizzato a Chiusa di Pesio era quello della Regia Fabbrica di Vetri e Cristalli fondata sotto Carlo Emanuele III. Le relazioni tra la cultura internazionale dell’epoca e le importanti fabbriche di Mondovì si debbono all’arrivo di artigiani savonesi che a loro volta erano stati edotti nella tecnica sulla lavorazione della terraglia fine proveniente dall’Inghilterra. Un mondo che cambia: il Piemonte ha assorbito immediatamente i nuovi stimoli in campo artistico e artigianale provenienti dell’Europa dell’epoca e ha saputo riprodurli a livelli altissimi.  Abbiamo pensato quindi di fare tesoro di queste conoscenze radicate sul territorio studiando dei corsi specifici della durata di una settimana sulle diverse discipline, condotti da artisti e designer e rivolti ai ragazzi tra i 18 e i 30 anni. In questo modo gli studenti possono avvicinarsi ai manufatti artistici non solo per guardarli ma per comprenderli ed elaborarli sotto la guida di creativi: grazie alla loro mediazione e alla loro esperienza si possono rileggere le collezioni in modo assolutamente nuovo, creando un’occasione concreta di dibattito e interazione. Quali le altre finalità del SeVeC? Workshop formativi, laboratori produttivi attrezzati con tecnologie tradizionali e digitali, cicli di conferenze su temi innovativi sono tra le principali attività che hanno l’obiettivo di attrarre comunità professionali di artisti, artigiani, makers, designer e inventori, nonché studenti di settore e giovani alla ricerca di una professione, stimolandoli a sviluppare progetti individuali e comunitari legati al mondo della seta, del vetro e della ceramica. Il Museo diventa museo-laboratorio… Sì, un museo attivo: il museo della Ceramica di Mondovì, ente capofila del progetto, si era...

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La grande casa, piena di musica, dell’ OFT. Nove stanze da abitare e 25 anni da celebrare.

Pubblicato da alle 12:38 in galleria home page, Musica, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

La grande casa, piena di musica, dell’ OFT. Nove stanze da abitare e 25 anni da celebrare.

  L’Orchestra Filarmonica di Torino festeggia 25 anni di attività e presenta una Stagione concertistica 2017- 2018 molto variopinta. Interamente firmata dalla nuova Direzione artistica di OFT, che vede Michele Mo, già Presidente dell’Orchestra, nel ruolo di Direttore artistico, Giampaolo Pretto come Direttore musicale e Gabriele Montanaro Assistente alla Direzione artistica, ruolo che affianca a quello di Coordinatore di Produzione. Nine Rooms sono le nove stanze arredate da OFT con musica scelta appositamente per evocare ed emozionare. Mantenendo la tradizione dei concerti a tema, che da anni caratterizza la programmazione dell’Orchestra e che costituisce una delle cifre stilistiche di OFT, la nuova Stagione è stata disegnata seguendo un fil rouge in grado di accompagnare gli spettatori mese dopo mese: ogni stanza è pensata per sostenere le altre, ma può essere apprezzata singolarmente. Dall’ingresso allo studio, dalla palestra alla stanza dell’amore, dal salotto alla sala da pranzo, dalla soffitta al giardino d’inverno fino alla stanza dei giochi, dietro ogni porta si cela un mondo intessuto di pensieri, sogni, magia. Aprirà la porta di ciascuna stanza una breve ed emozionante lettura, in collaborazione con l’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e con la Scuola Teatro Sergio Tofano. Nove produzioni, da ottobre 2017 a giugno 2018, che spaziano dal barocco fino alla musica del presente, mixate in modo da coinvolgere sia gli appassionati che da sempre popolano (ogni anno più numerosi) le stagioni concertistiche di OFT, sia chi per la prima volta si affaccia alla scoperta della musica classica. Programmi originali, che tengono conto delle tempistiche e delle modalità di ascolto contemporanee e che hanno già suscitato la curiosità del pubblico più giovane. La formula di “Abbonamento al buio” – proposta agli under 35 nel mese di maggio – ha previsto la possibilità di abbonamento alla stagione 2017-2018 prima ancora che ne fossero noti interpreti, date e contenuti: l’ottimo successo che l’iniziativa ha ottenuto è segno della curiosità e della fiducia che il pubblico ripone nella proposta artistica dell’Orchestra. Si colloca anche in questo senso la novità della OFT Composition Competition, che l’Orchestra Filarmonica di Torino ha ideato per valorizzare la produzione dei giovani compositori europei: per questa prima edizione 2017-2018, il concorso sarà dedicato a compositori tedeschi under 40 ed il brano vincitore sarà eseguito, insieme ad altri, nel concerto di gennaio 2018. La Stagione 2017-2018 inaugura inoltre un’inedita collaborazione di OFT con il Circolo dei lettori, che ospiterà i cinque incontri di “Leggere la Classica”, durante i quali alcuni solisti e direttori racconteranno grandi autori della musica classica. L’Orchestra Filarmonica di Torino, come ormai da anni, continuerà a triplicare la propria proposta concertistica, aggiungendo al concerto del martedì sera in Conservatorio le prove generali della domenica pomeriggio al Teatro Vittoria e le prove di lavoro mattutine presso la sala multifunzionale di +SpazioQuattro, dando la possibilità al pubblico di seguire il lavoro dietro le quinte dal primo incontro con i direttori ed i solisti fino al concerto. A disegnare la nuova casa di OFT, ci sarà Giampaolo Pretto, che dal podio guiderà l’Orchestra nel ruolo di Direttore musicale: a lui è affidato il concerto di inaugurazione, in cui dirigerà l’intensa Scozzese di Mendelssohn insieme a due Ouverture, il concerto di febbraio 2018 con in programma la Sinfonia n. 1 di Čajkovskij, e quello di marzo 2018, in cui insieme ad altri diciassette musicisti...

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Il Soprano Maria Mitsopoulou per il Concerto di Primavera a scopo benefico a Villa della Regina

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Il Soprano Maria Mitsopoulou per il Concerto di Primavera a scopo benefico a Villa della Regina

L’Associazione Amici di Villa della Regina ONLUS organizza sabato 27 maggio alle ore 17.00 con replica domenica 28 maggio alle ore 21.00 due concerti della soprano Maria Mitsopoulou, che intratterrà gli spettatori con arie operistiche che celebrano figure di regine, da Cleopatra a Maria Stuarda, in onore del luogo e della città. I concerti, a scopo benefico, sono destinati ad una raccolta di fondi che andrà a sostenere le attività dell’Associazione, in particolare l’acquisto delle panchine per i giardini della Villa. Amici Villa della Regina Onlus nasce come volontariato culturale destinato alla promozione della Villa della Regina, edificio storico inserito nel circuito Residenze Reali di Torino e del Piemonte, Patrimonio Unesco. L’iniziativa rientra nella progettualità di valorizzazione della Villa attraverso il connubio con la musica, restituendo al luogo quella dimensione di residenza di delizia che le appartiene per vocazione storica. La soprano Maria Mitsopoulou, solista all’Opera Nazionale Greca, è nata ad Atene e si è diplomata al pianoforte e canto lirico al Conservatorio Nazionale. Vincitrice della Borsa di studio della Fondazione Maria Callas, ha studiato all’Academia Musicale di Vienna e in Italia con Gabriella Ravazzi e Susanna Ghione. Ha vinto il 1° premio al Concorso Internazionale ”V.Bellini” e il ”Premio Speciale G.Verdi” nel 2001. Ha cantato a Londra, Nancy, Avignone, Lione, Amsterdam, Lima, Macerata, Bologna, Catania, Trieste, Genova, Torino, Vienna, partecipando come solista a produzioni di opera o in oratorio e concerti. Nel suo repertorio i ruoli più importanti sono Norina (Don Pasquale), Nanetta(Falstaff), Adele e Rosalinde (Il Pipistrello), Pamina (Flauto Magico), Romilda (Serse ), Zerlina (Don Giovanni), Susanna (Le nozze di Figaro), Frasquita e Micaela (Carmen), Alice (Le Conte Ory), Marfa (La fidanzata dello Zar), Sandrina (La finta giardiniera), Gilda (Rigoletto),Violetta (La Traviata). Ha registrato per la compagnia tedesca MDG l’opera Oreste interpretando Ermione. Maria Mitsopoulou, accompagnata al pianoforte dalla pianista Cristina Laganà, presenterà 4 brani tratti da 5 Gedichte der Königin Maria Stuart di Schumann, l’aria “Piangerò la sorte mia” di Cleopatra tratta dal Giulio Cesare di Händel, l’Aria di Ermione “Dite pace e fulminate” dall’Oreste di Händel e l’aria finale di Marfa da La fidanzata dello Zar di Rimskij-Korsakov. Abbiamo incontrato la Signora Mitsopoulou grazie a Paola Gribaudo, amica personale della soprano. Maria ha risposto con pronto entusiasmo all’invito di cantare per sostenere l’Associazione: Paola è membro del Consiglio direttivo, presieduto da Monica La Cava. Per questa occasione ha pensato ad un programma che omaggiasse la storia della Villa, evocando celebri regine, in primis la Cleopatra con un pensiero rivolto al Museo Egizio, altro simbolo di Torino, città che Maria conosce e ama da molto tempo. L’esibizione si preannuncia particolarmente suggestiva poiché la soprano accompagnerà le arie con oggetti evocativi per ogni singolo brano, da un esemplare di Fayum ad una rarissima icona bizantina che rappresenta la Vergine con San Nicola, a cui Maria è particolarmente devota, oggetti preziosissimi eccezionalmente esposti in questa occasione. La Villa, nata come vigna di corte collinare del cardinal Maurizio e della principessa Ludovica, fu residenza di duchesse, principesse e regine di Casa Savoia fino all’Ottocento e prese il nome di Villa della Regina nel 1714, a seguito dell’assunzione del titolo regio di Anna Maria d’Orléans e Vittorio Amedeo II. Per loro l’architetto di corte Filippo Juvarra aggiornò appartamenti e giardini. Riaperta al pubblico dopo un accurato restauro, Villa della Regina...

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A Torino la Fondazione Sardi dà ascolto alla “voce” dell’arte.

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A Torino la Fondazione Sardi dà ascolto alla “voce” dell’arte.

In conversazione con Pinuccia Sardi, Presidente della Fondazione Sardi per l’Arte. Torino, città capitale dell’arte contemporanea con spazi espositivi, pubblici e privati, d’eccellenza come il Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Fondazione Merz, la Pinacoteca Agnelli, il Museo Ettore Fico, dal 2014 vede l’istituzione di una realtà nuova, la Fondazione Sardi per l’Arte, che dà spazio alle idee degli artisti e degli operatori dell’arte in una dimensione intima, ma concreta. Al n. 8 di Corso Re Umberto ci accoglie, nella sede della Fondazione, la Presidente Pinuccia Sardi, donna di grande energia e sensibilità, esperta d’arte e già gallerista. Splendide opere di Carol Rama e Carla Accardi alle pareti e una passione che si respira nell’aria. A lei abbiamo rivolto alcune domande. Ci può raccontare qual è stato il suo lungo percorso professionale fino ad oggi?  Sono stata un’appassionata d’arte da sempre. All’inizio degli anni Settanta sentii la necessità di aprire una mia attività e finalmente nel 1975 inaugurai lo studio Grafica Internazionale che è stato attivo per ventitré anni fino al 1998. Contemporaneamente, dal 1978 al 1992, mi fu accordata dagli eredi la prelazione per l’Italia e alcuni paesi d’Europa, sull’acquisto di opere di George Grosz che venivano messe in vendita due volte l’anno a New York. Acquisii un fondo di opere e mi occupai nel tempo di promuovere l’artista con pubblicazioni, mostre o fiere come Art Basel. In quegli anni curai anche edizioni di grafica di artisti già affermati e riconosciuti come Pierre Alechinsky o Marino Marini con quest’ultimo ho collaborato fino al 1980, anno della sua scomparsa. Ovviamente questa attività mi consentì di stringere anche relazioni con istituzioni importanti come la Henry Moore Foundation per una serie di grafiche dell’artista inglese. La mia clientela era costituita principalmente da grandi aziende italiane come la Fiat e da istituti bancari come San Paolo e IMI.  Contemporaneamente ad artisti internazionali mi dedicai anche ad artisti attivi sulla scena torinese e piemontese. Mario Calandri, un caro amico, che nel 1988, realizzò per me una cartella a tre incisioni con la presentazione di Leonardo Sciascia che era un grande appassionato di grafica e che io conobbi a Milano anni prima. Per l’occasione li presentai e tra i due nacque un’amicizia e una reciproca stima. E’ stato bello aver favorito quell’ incontro. Dopo Calandri decisi di collaborare con altri artisti che appartenevano allo stesso entourage culturale: Soffiantino, Saroni, Tabusso, dar loro visibilità o favorirne le pubbliche relazioni. Seguendo questa idea, ogni due o tre anni presentavo una cartella di grafiche e per l’occasione organizzavo anche una festa. Era un modo per lavorare certo, ma anche organizzare momenti piacevoli. La mia esperienza professionale con la grafica si concluse come dicevo nel 1998 anche se nel frattempo, nel 1994, nasceva, in collaborazione con Angelo Bottero, la galleria Carlina. L’attività di galleria, durata quasi vent’anni, fino al 2013 mi ha permesso di cimentarmi con l’arte e con il pubblico in maniera più diretta e forse meno tecnica rispetto a quanto avessi esperito in precedenza. In quel momento, ne sentivo davvero la necessità. Sono stati anni molto interessanti con continue e proficue relazioni con artisti, collezionisti e operatori del settore oltre a tante mostre gratificanti. Ricordo con piacere la mostra personale di Joan Mirò, che...

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Rinascimento ovidiano: un itinerario che dura da duemila anni.

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Rinascimento ovidiano: un itinerario che dura da duemila anni.

    Si potrebbe scrivere di tutto e di più sul grande poeta latino, Publio Ovidio Nasone, ma anche no.  Dipende dal punto di partenza. Se vogliamo solo omaggiarlo, visto che ricorre il bimillenario della sua morte, allora possiamo affiancarci a tutte le istituzioni che nel corso dell’anno lo commemoreranno. Se, invece, vogliamo cercare di riproporlo in chiave moderna  – o semplicemente ricordarlo per essere stato un grande  “affabulatore” – allora diventa, nell’immaginario collettivo un “poeta – simbolo” del nuovo millennio. Ovidio ha intrigato anche il grande Dante, che non tarda a posizionarlo nel Limbo (Inferno, IV 79 e ss)  insieme ai poeti Omero, Orazio e Lucano  e a tributargli gli onori che merita. Tra gli “spiriti magni”.  Tutta La Divina Commedia è piena di allusioni alle metamorfosi ovidiane e Ovidio, padre dei miti e mito egli stesso, diventa per Dante maestro di moltiplicazioni di senso e di contrapposizioni figurali, serbatoio di similitudini, immagini e riferimenti al mondo classico.  La sua abilità stilistica risulta contagiosa, soprattutto nelle “narrazioni delle trasformazioni” . Tutto muta in continuazione, anche lo stesso Dante – personaggio. E il problema dell’emulazione e dell’imitazione avviene sia a livello microtestuale che macrotestuale.  In un certo senso, le Metamorfosi di Ovidio suggeriscono l’impianto strutturale de La Divina Commedia e ne indicano la strategia narrativa dantesca di tutte e tre le cantiche. Dunque, non parliamo di aria fritta! L’importanza sostanziale del poeta latino nella letteratura è indiscussa. Esploratore dell’uomo e della storia, dell’amore e dell’eros, del fuoco passionale e della leggerezza quasi ancestrale della purezza. Con la sua potenza espressiva spiazza gli amanti del linguaggio forbito e i fautori dell’elegia e della scrittura. Ovidio sceglie uno stile espressivo “rilassato e aperto”, facile ma spesso contraddittorio.  Scrivere di lui e su di lui è quasi inutile, perché ognuno coglie l’aspetto che maggiormente lo seduce, interpretandolo e invertendolo.  Non si può fare a meno di “innamorarsi” della sua arte, audace ed acuta, simbolica e metaforica. La sua profonda conoscenza dei generi narrativi, suggerisce un percorso ricco e variegato di scrittura, che spazia dall’elegia all’epica, dalla precettistica alla fabula e al racconto. Le Metamorfosi e il trittico dedicato all’eros dell’Ars amatoria  sono – forse –  l’espressione più piena della inesauribile vitalità della sua arte.  Poeta alla moda dell’età augustea, contrastato o ben voluto, Ovidio sa che la sua fama andrà oltre il tempo “perque omnia saecula  (…) vivam” (Metamorfosi, XV, 878-879).  E’ quasi sicuro. Insolenza? No. Profezia che si auto-avvera. Perché parla e presenta il mito così com’è: umanizzandolo e divinizzandolo allo stesso tempo. Gli déi e gli eroi ovidiani sono lì per alimentare l’immaginazione del poeta, che li conduce verso la loro unica via d’uscita: il riscatto. Il verso diventa così espressione dello spirito, abile, incantevole, musicale.  Per questo tutte le sue opere sono proiettate verso un’epoca spaziale indistinta, senza confini fisici, geografici o politici. Ovidio è un  artista dinamico, versatile e soprattutto “moderno”. E’ un poeta contento di raccontare e trasmettere emozioni.  La sua costante gioia di scrivere, di raccontare in maniera morbida e sinuosa la “meraviglia delle mutazioni” si avverte in ogni parola, in ogni verso, in ogni forma, in ogni espressione sonora, in ogni enfasi.  Arte inimitabile la sua, ma anche flessibile, spontanea e accattivante. Ricordarlo è un dovere, perché ha arricchito e continua ad arricchire il nostro...

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