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Documentari in visionarium di grande impatto e aforismi per ombrelli. Dolceacqua si distingue.

Pubblicato da alle 16:33 in DOXA segnalazioni, galleria home page, I nuovi Shop, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Documentari in visionarium di grande impatto e aforismi per ombrelli. Dolceacqua si distingue.

Quanti torinesi andranno sulle coste della Liguria di Ponente? Tanti. Occasione da non perdersi: un tardo pomeriggio raggiungete Dolceacqua a soli 6 km dal mare, celebre per il suo incredibile ponte in pietra a una sola arcata, ben 33 metri di luce scavalcano il fiume Nervia, dipinto dall’impressionista Monet, il sovrastante castello dei Doria, le sue case a 6 o 7 piani e non una sola pietra restaurata. Uno spettacolo nato nel 1400!  E la diversione  val bene una visita al Visonarium di Eugenio “Enio” Andrighetto – saletta di proiezione dove si può scegliere tra 26 bellissimi documentari – dove assistere a una proiezione normale sarebbe banale: nella saletta si godono filmati in 3D che in realtà Enio (definito “genio” da Alberto Bevilacqua della trasmissione Rai TV “Sereno Variabile” in un suo reportage su Dolceacqua) ha trasformato in 4D già una ventina d’anni fa. Perché mentre si ammira una montagna innevata, entra in sala un soffio d’aria fresca e, se fiorisce la lavanda in Costa Azzurra, all’immagine si sposa un soffio di profumo dei suoi fiori. Oppure ecco le onde delle Haway e l’acqua cade su piccole rocce sistemate sotto lo schermo: il rumore dell’acqua dell’onda (o di un corso d’acqua) diventa reale.  Quest’anno Enio e’ già tornato dall’Australia, producendo “Da Kangaroo a Darwin” (12.000 km in 35 giorni, Sidney compresa). Ma al Visionarium, che fa parte della locale associazione “U Bumbaixu” (in dialetto ligure lo stoppino del lume), potrete ammirare le “Recondite Armonie della Val Nervia-Le 4 stagioni” (è il fiume che vi scorre) girato nel ’97 e commentato da Luisella Berrino (voce storica di Radio Montecarlo), il poeta Giannino Orengo e il professore di botanica Enrico Martini. Oppure “Mirabilia” del 2005, 9 capitoli sottolineati da altrettante splendide musiche scelte da Andrighetto. Ne citiamo alcuni: “Antiche Città” (brano “The drums of gaugamela”, di Vangelis), “Tesori naturali di Francia” (canzone “Plaisir d’amour”, di Johann Paul Martini), “Notte di mezza estate a Dolceacqua” (“Ouverture solennelle 1812” di Tchaikovsky), “Rosso di Petra” (con “Mithodea Moviment”, ancora di Vangelis). E anche Perù, Tibet (realizzati nel 2003 e 2004), Le Hawaii (2011), L’incredibile India o L’Himalaya (2014), (Brasil (2015), Egitto e Nubia insieme, del 2016 così come La Namibia. Tutti in 3D o , meglio, in 4D. E nell’antico vicolo (carugio) che sale davanti al Visionarium, fotograferete un’esposizione di 14 bianchi ombrelli aperti, appesi “al cielo”, sugli spicchi di tela dei quali, illuminati da una luce sul manico perciò visibili dal di sotto, sono scritti 3 aforismi -citazioni- di personaggi del passato, importanti o sconosciuti. Uno spettacolo nello spettacolo, dopo aver assistito a una delle proposte di Enio Andrighetto. Ne uscirete con un tesoro in più. Gian...

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Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

Pubblicato da alle 13:06 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Parte il progetto Entrepreneurs for Social Change, sosterrà 25 giovani imprenditori.

  L’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) e Fondazione CRT lanciano il progetto Entrepreneurs for Social Change, per formare e sostenere 25 giovani imprenditori sociali dell’area euro-mediterranea. Entrepreneurs for Social Change aiuterà gli imprenditori euro-mediterranei under 35 a specializzarsi in settori industriali particolarmente promettenti, puntando in particolare sull’economia verde per il 2017 e 2018, sulle industrie creative e sull’imprenditoria digitale negli anni successivi. Il programma si focalizzerà sulla creazione di nuovi posti di lavoro, a partire dai Paesi dove forte è il fenomeno migratorio. Il bando per selezionare i migliori giovani talenti presenti nei 26 Paesi con sbocco sul Mediterraneo è aperto fino al 15 agosto sul sito di Entrepreneurs for Social Change www.e4sc.org. I vincitori parteciperanno al training a Torino in autunno. Successivamente, e per un anno, ai 25 selezionati verranno forniti gli strumenti e le tecniche più efficaci per avviare o ingrandire un’impresa sociale nel proprio Paese d’origine: la formazione riguarderà temi quali business sociale, fundraising, marketing, leadership e dialogo interculturale, tutti fattori chiave del successo nell’imprenditoria sociale. “Il nostro obiettivo è formare una nuova generazione di imprenditori sociali capaci sia di creare opportunità d’impiego, sia di essere ‘ambasciatori’ di un cambiamento positivo attraverso il dialogo, la conoscenza, il rispetto reciproco al di là delle divisioni – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Anche così si costruiscono ‘ponti’ in una regione del mondo segnata da grandi sfide, come l’emergenza migranti, le difficoltà di occupazione specie tra i giovani e le donne, le tensioni politico-sociali, le ferite degli estremismi e dei conflitti”.   “E4SC, giunto quest’anno alla quarta edizione, è stato ideato e realizzato dalla Fondazione CRT in collaborazione con le Nazioni Unite – dichiara il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –. Il progetto vuole essere innanzitutto una scommessa sul futuro del Mediterraneo: puntiamo sui giovani di talento, che sono un elemento strategico per lo sviluppo e la crescita di ogni società. I giovani imprenditori sociali che verranno temporaneamente a Torino dai vari paesi dell’area euro-mediterranea, costituiscono un vero e proprio ponte con il nostro territorio, contribuendo a rafforzare i legami con i vari paesi soprattutto nel medio e lungo termine”. “La zona euro-mediterranea – spiega il direttore dell’UNIDO Li Yong – vive una fase turbolenta dove una persistente instabilità economica si mischia a crescenti fenomeni migratori difficili da gestire. L’imprenditoria sociale può essere un veicolo di sviluppo e di coesione e può avere successo solo grazie allo sforzo congiunto di governi, organizzazioni internazionali, enti non profit e imprese private. Questo è l’obiettivo di Entrepreneurs for Social Change e della nostra partnership con la Fondazione CRT”.   Nei tre anni di sperimentazione che hanno preceduto il lancio del nuovo programma di Fondazione CRT con l’ONU, Entrepreneurs for Social Change ha selezionato e formato 60 imprenditori sociali. Le candidature, provenienti dai 26 Paesi del Mediterraneo, sono quasi quadruplicate, passando da 350 nella prima edizione sperimentale del 2013 a oltre 700 nella seconda, fino al picco di 1.230 nella terza (a fronte di 20 posti disponibili ogni anno). Alcuni partecipanti, proprio grazie al programma della Fondazione CRT e delle Nazioni Unite, sono stati eletti tra i migliori giovani imprenditori del proprio Paese, e hanno potuto ampliare le opportunità di impiego, budget e beneficiari delle proprie attività fino a 10 volte di più rispetto all’inizio della propria attività.  ...

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Chiude la mostra dedicata alle emozioni dei colori esposta alla Gam e al Castello di Rivoli

Pubblicato da alle 12:12 in .Arte, Mostre, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Chiude la mostra dedicata alle emozioni dei colori esposta alla Gam e al Castello di Rivoli

  I hear in colour, I see in black and white… Quando Ronnie Wood, il batterista dei Rolling Stones scrisse Ain’t Rock and Roll, pensò sicuramente alle sue due passioni predominanti: la batteria e la pittura, la musica e i colori. Niente di più lontano o vicino, dipende dai punti di vista, niente di più astratto e concreto. In perfetta sinestesia, niente di più vero. Niente di più completo. I colori come la musica sviluppano una metafora, indicano una chiave di lettura, percepiscono le caratteristiche essenziali e immutabili della vita. Hanno un loro particolare linguaggio autonomo. La forza espressiva dei colori crea collegamenti sensoriali astratti, dimensioni di pura sensibilità, paesaggi emotivamente profondi e intensi, riflessioni comunicative interiori e partecipate. Il colore, come la vita, nell’animo di chi lo percepisce è ricchezza, gioia, allegria, passione. Amore. L’emozione dei colori nell’arte è una mostra organizzata in due sedi: GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea.  400 opere d’arte realizzate da oltre 130 artisti di fama internazionale, che hanno avuto il pregio e il privilegio di reinventare personalmente i significati dei colori attraverso le forme, l’astrazione, il volume, il pensiero. Sfumature ed esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche, che si intrecciano con la singolare percezione della luce e delle varietà cromatiche o monocromatiche. Klee, Kandiski, Worhol, Fantana, Matisse, Klint, Blanck, Munch, Delaunay, Boetti, Hirst sono solo alcuni degli artisti presenti con le loro opere nella mostra collettiva. Un’esplosione di umanità inconsueta, che permette ai visitatori di immergersi nell’uso del colore attraverso svariati punti di vista: filosofico, neuroscientifico, antropologico, biologico, astratto. Gli artisti attraverso la loro personalissima prospettiva evidenziano gli aspetti insondabili e inespressi dell’animo umano e ogni forma acquista valenza e valore nello spettatore, che non si stanca di osservare in silenzio le tele e i capolavori eterni e di sviluppare una comunicazione espressiva più intensa e vera con l’arte. Un’esperienza soggettiva che diventa un percorso riflessivo di conoscenza del colore. Il colore, attraverso le opere esposte non è più soltanto un fenomeno fisico, ma una sensazione, un simbolo, un potere. Quello del tempo che rimane, per meditare e ricominciare a stupirsi. Una mostra, dunque, esemplare, di valore indiscusso, che sviluppa emozioni profonde, soprattutto quando la luce interagisce con la materia e il sistema visivo umano, attraverso lo stimolo e la percezione dei colori cerca di raggiungere l’infinito. Maria Giovanna Iannizzi...

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Autoritratti al museo. Parte dell’opera o opera a parte ?

Pubblicato da alle 12:40 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Autoritratti al museo. Parte dell’opera o opera a parte ?

Presentate all’Hôtel des Etats di Aosta una selezione di 30 fotografie che Miriam Colognesi ha realizzato durante alcuni workshop fotografici all’interno di importanti spazi museali: il Museo Archeologico Regionale di Aosta, nel corso della mostra dedicata a Enrico Baj, la Pinacoteca del Castello Gamba di Châtillon, la Galleria Sabauda, la GAM e il Museo dell’Automobile di Torino, il Castello di Rivoli, la Galleria Sabauda, la Galleria d’Arte Moderna e il Museo dell’Automobile di Torino. «Chi guarda fa il quadro» diceva il sommo Marcel Duchamp e proprio questa affermazione sembra animare il progetto Autoritratti al Museo dell’artista torinese Miriam Colognesi, visitabile fino al 24 settembre. L’esposizione, a cura di Daria Jorioz, documenta la relazione che si instaura fra le opere d’arte e chi ne fruisce, suggerendo una riflessione sul tema del ritratto e dell’autoritratto nell’arte contemporanea e facilmente applicabile all’oggi, fatto del costante flusso di immagini e di selfie che riempie le nostre vite su internet e non solo.  Qui la fotografa ha chiesto proprio ai visitatori di scegliere un’opera d’arte e di interpretarla liberamente riuscendo così a trasformare, per il suo tramite, il ritratto in un autoritratto. «Le fotografie realizzate da Miriam Colognesi compongono una sorta di autoritratto di gruppo – scrive Daria Jorioz nel catalogo -, la cui efficacia espressiva e narrativa si basa sulla capacità dell’artista di far esprimere il visitatore, di indurlo a dichiarare il proprio amore o la propria curiosità per un dipinto, di farlo giocare con le immagini e i contenuti delle opere d’arte». La mostra «Autoritratti al Museo» è aperta con ingresso gratuito fino al 24 settembre, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18 (chiusa il lunedì).   Per ulteriori informazioni: sede espositiva Hôtel des États, telefono...

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Donne di golf. Azzurre al top nell’Europeo femminile Seniores al Circolo Golf Torino-La Mandria.

Pubblicato da alle 15:59 in Notizie, Prima pagina, Sport | 0 commenti

Donne di golf. Azzurre al top nell’Europeo femminile Seniores al Circolo Golf Torino-La Mandria.

Azzurre in grande spolvero al Circolo Golf Torino-La Mandria. La scorsa settimana infatti, da martedì a sabato – sul percorso Blu che nel 1999 ha ospitato una memorabile edizione dell’Open d’Italia, il Fiat&Fila Italian Open (festeggiava i 100 anni della Fiat e ne era presidente Sergio Pininfarina), poi le due successive nel 2013 e 2014 – si è disputato il 27° Trofeo Sgaravatti – Campionato Europeo Femminile Seniores e Master (over 65). Ben 17 le nazioni iscritte per un totale di 150 giocatrici. Le vincitrici della medaglia d’oro (terza volta consecutiva!) nel Trofeo Sgaravatti-Campionato Europeo Femminile Seniores – che si è giocato al Circolo Golf Torino – e la squadra che si è aggiudicata la medaglia d’argento giocatrici Master (over 65). Da sinistra Serena Torrigiani, Elisabetta Fasolis, Alessandra Zoboli, Prisca Taruffi, la capitana non giocatrice Elisa Roberta Tirante, Daniela Mascherpa, Dolores Coduti Lageard e le Masters: Nicoletta Cacciatore Bolaffi, Rita Silva Boeri, Pupi Alessi, Françoise Colmant, Laura Montesi Benazzo. Il team italiano Seniores vantava due “capitane”, una delle quali non giocatrice (Elisa Roberta Tirante, comunque brava golfista) ma socia del circolo ospitante, come Dolores Coduti Lageard. Della squadra azzurra faceva parte anche la romana Prisca Taruffi (figlia del grande ingegnere-pilota automobilistico Piero: esattamente sessant’anni fa il suo veloce padre si aggiudicò l’ultima edizione della Mille Miglia su una Ferrari 315 Sport) che proprio sabato scorso ha festeggiato il proprio 58° compleanno con la medaglia d’oro, conquistata contro la forte Spagna contro la quale ha perso la Finlandia. Nella seconda giornata secondo la formula Medal (minor numero di colpi sulle 18 buche) è stato basilare il gioco della Dolores Coduti Lageard, che ha chiuso con un 73, un solo colpo sopra il par del campo, permettendo all’Italia di passare dal 5° al 1° posto, però con 10 colpi di vantaggio sulla Finlandia e ben 20 sulla Spagna. Negli ultimi due giorni giocati match play (a incontri diretti: alla 18^ buca chi è in testa ha vinto) l’Italia ha battuto l’Austria. Nelle fasi finali la Finlandia le ha buscate dalla Spagna, superata dalle nostre “ragazze”.  Sono state brave anche le signore dell’Europeo Master, vincendo l’argento alle spalle della Svizzera. Del team facevano parte la capitana-giocatrice Nicoletta Cacciatore Bolaffi, Rita Silva Boeri (sorella di quello che è stato un bravissimo giocatore dilettante, Lorenzo Silva, ex presidente del “Torino” da soli tre mesi) e Laura Montesi Benazzo, veneta sbarcata a Torino nel 1967 per via del matrimonio, già forte giocatrice Juniores, poi pluricapitana delle ragazze azzurre. Per concludere tutte le giocatrici – straniere comprese – hanno trovato il percorso di gara non facile, ma in perfetto stato di manutenzione e una organizzazione super!. Una bella soddisfazione per la nuova presidente Carla Ubertalli, per il suo consiglio, per dirigenti e operai del C.G.Torino. Gian...

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Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

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Cortesie per Ian McEwan. Vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2017.

“Come si può comprendere la vita interiore di un personaggio, reale o fittizio che sia, se non si conosce lo stato delle sue finanze?” Questa frase, divenuta celebre per acume e realismo, la scrisse in Miele, romanzo edito da Einaudi, tradotto magistralmente da Susanna Basso per tutti coloro, soprattutto lo scrivente, a cui la prosa raffinata e affilata di Ian McEwan sarebbe stata inaccessibile nella lingua originale.   A dispetto di ogni superstizione e triscaidecafobia, ossia la pura del numero 13, proprio venerdì 13 ottobre, lo scrittore inglese sarà ad Alba (Cn) per tenere una lectio magistralis su un tema a sua scelta e ricevere il  Premio Bottari Lattes Grinzane 2017, sezione La Quercia dalle mani della giuria. La premiazione avverrà nel Teatro Sociale Busca con ingresso libero fino a esaurimento posti. Ian McEwan è nato nel 1948 ad Aldershot e da cinque anni vive nella campagna del Gloucestershire. È autore di due raccolte di racconti: Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola; un libro per ragazzi: L’inventore di sogni; un libretto d’opera: For You. Ha pubblicato il saggio Blues della fine del mondo e i romanzi: Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, L’amore fatale, Amsterdam, Espiazione, Sabato, Chesil Beach, Solar, Miele, La ballata di Adam Henry e Nel guscio.  Ian McEwan è stato decretato vincitore dalla Giuria Tecnica del Premio, che così spiega nella motivazione del riconoscimento: “Dal suo esordio a metà degli anni Settanta fino a oggi, attraverso una quindicina di romanzi e diversi volumi di racconti, Ian McEwan, si è imposto come uno dei più importanti e letti scrittori europei contemporanei. Dotato di una proprietà ed eleganza di scrittura oggi non consuete, capace di ricostruire anche stilisticamente le situazioni più diverse, McEwan è narratore di vasta, varia e viva immaginazione, che spazia dall’attualità al recente passato, dalla realtà alla fantasia, dal tragico al comico, e si muove nei più diversi formati: romanzo, racconto, libri per bambini (L’inventore di sogni). In ogni romanzo e racconto McEwan assume una postazione narrativa particolare (sino all’incredibile feto narrante dal linguaggio shakespeariano del recentissimo Nel guscio), o fissa lungamente un dettaglio eccezionale, imprevedibile, drammatico (la mongolfiera che si alza in volo trascinando con sé un bambino e chi cerca di soccorrerlo, un aereo che sembra precipitare…), spesso spaventoso (la bambina che scompare al supermercato, l’incontro con i cani neri) e da questa angolazione speciale costruisce le sue storie, che padroneggia con lucidità e maestria, frutto di accurata documentazione storica e di impeccabile lavorazione stilistica. La vivacità e l’eleganza narrativa di McEwan non sono però fine a se stesse, ma sono la cifra morale da cui questo acuto osservatore della realtà si rapporta al nostro tempo, soprattutto alle sue ossessioni e alle sue crisi, alla sua banalità e alla sua malvagità, ai suoi modelli culturali e ai suoi stereotipi sociali, con invenzioni letterarie che sono anche limpide e persuasive analisi saggistiche. McEwan è tanto un grande narratore, uno dei massimi del nostro tempo, quanto un acuto e impegnato interprete (nell’opera e nella vita) della contemporaneità”. Per tutte queste ragioni la giuria è stata unanime nel conferirgli la Quercia del Premio Bottari Lattes.» Vittorio Coletti, membro della Giuria Tecnica. Il Premio Bottari Lattes Grinzane è organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, con il sostegno di: Mibac, Regione Piemonte, Fondazione CRC, Banca d’Alba, Città di...

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Salgari in Val di Susa. Il romanziere d’avventura attraverso rari documenti e memorabilia.

Pubblicato da alle 17:11 in I nuovi Shop, Mostre, Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Salgari in Val di Susa. Il romanziere d’avventura attraverso rari documenti e memorabilia.

Cascina Parisio è un grande agriturismo in Val di Susa, inserito a metà strada tra S. Giorio e Susa, nei pressi di Mattie. Qui oltre al buon cibo, agli animali, ai giochi per i bambini e ai campi coltivati che la circondano, ha trovato temporanea sede una mostra singolare. Il merito di aver raccolto e organizzato questa piccola e pregiata esposizione va al dott. Cristiano Daglio, medico e indipendent scholar, come preferisce definirsi soprattutto per i suoi svariati interessi che oltre a Emilio Salgari si concentrano sulla civiltà egizia. La Mostra presenta in varie edizioni tutti i romanzi di Emilio Salgari ambientati in India e nel subcontinente indiano, in tutto 10), a cui si aggiungono un discreto numero di racconti. Esistono anche numerosi apocrifi, comparsi nel primo dopoguerra. Molti furono gli imitatori di Salgari, in qualche caso coevi e al limite del plagio. Tra i manifesti originali in visione ci sono i celebri strangolatori – i thugs – e i meno celebri avvelenatori – i dacoiti, con alcuni acquerelli ottocenteschi di James Paton. Rarissimo materiale cinematografico arricchisce l’esposizione, com le mappe di Calcutta e di Nuova Delhi, con le vie da lui citate nei vari romanzi.   Fa bella mostra un album antologico dei romanzi illustrato da francobolli, figurine Liebig e Lavazza, foto d’epoca, e non possono mancare i fumetti tratti dai romanzi o ispirati ad essi: si trovano anche le due storie Disney italiane con protagonista Oscar Boom che cela il personaggio reale del celebre indologo Oscar Botto, a cui la Mostra è dedicata. Sono infine presenti alcune immagini dell’India in stereoscopia, in particolare la ricca documentazione degli americani View-Master degli anni ’50, unite ai cecoslovacchi Meopta, ai francesi Lestrade e agli italiani Stereorama dello stesso periodo. Un modo per rivivere l’avventura ed i luoghi che Salgari raccontò senza avervi mai vissuto, dove ambientò i suoi romanzi ma in cui non posò mai piede. Ancora oggi i suoi libri possiedono una fascinazione narrativa di rara suggestione e i memorabilia riportano in oggetto quel mondo. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino a domenica 15 ottobre. Giuliano Sorel...

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Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ?

Pubblicato da alle 19:11 in DOXA segnalazioni, Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ?

Un museo, qualunque museo, con il suo carico di storia, rappresenta l’abbandono del tempo che passa per entrare in quello che dura. Cosa succede al Museo Diffuso delle Resistenza di Torino ? Dopo le recenti dimissioni del Presidente Pietro Mercenaro, un appello redatto in questi giorni, sottoscritto da nomi importanti della cultura, evidenzia la difficoltà economiche con cui il Museo si sta misurando; esso chiede l’intervento degli Enti pubblici per non comprometterne l’attività, lo stesso appello viene rivolto a tutti i cittadini. Per meglio comprendere il momento abbiamo interpellato Guido Vaglio, attuale Direttore del Museo che, con pazienza e accuratezza, ci ha dato qualche ragguaglio in più per comprendere la situazione. Ci spiega che il Museo vive un problema di reale difficoltà economica, al punto da aver esaurito il fido bancario e temere per gli stipendi dei dipendenti. La sofferenza di liquidità è per molti aspetti imputabile al ritardo con cui Regione Piemonte e Comune di Torino, entrambi soci fondatori insieme alle ex Provincia, erogano i fondi pattuiti. Ma a destare maggior preoccupazione per il Direttore è la mancanza di una prospettiva chiara per il futuro del Museo. GazzettaTorio auspica che la situazione si risolva con celerità e che venga individuata una strategia di lungo periodo per il Museo e per ciò che rappresenta. E’ certo che l’arrivo del Polo del ‘900, con cui molte attività si integrano ma al contempo si sovrappongono, possa aver portato ad una difficile gestione dei ruoli, delle competenze, e del sostegno che Fondazioni come quella di San Paolo erogavano. In particolare per esposizioni e attività culturali. Come ben ricordato nell’appello a Torino è stata conferita la medaglia d’oro al valor militare, onorificenza che non si è ottenuta con discorsi di circostanza ma con atti concreti. Pare giunto il momento di ricordarsi di cosa è fatto un atto. Qui di seguito l’appello e le istruzioni per chi volesse offrire il proprio contributo. Alla liberazione dell’Italia dal fascismo e dalla guerra Torino e il Piemonte hanno dato un contributo inestimabile, pagato con il sacrificio di migliaia di giovani e testimoniato dalle lapidi e dai monumenti che in ogni vallata, in ogni paese ricordano l’eroismo, le sofferenze e il dolore della nostra comunità. Un contributo solennemente riconosciuto dal conferimento della medaglia d’oro al valor militare alla città di Torino.  Il Museo della Resistenza di Torino è da anni prezioso presidio di quelle pagine di storia, realizzando quotidianamente un’opera di ricostruzione storica e di memoria che ha consentito di trasmettere a intere generazioni conoscenza della storia del Paese e consapevolezza di quanto i valori della Resistenza e della Costituzione siano fondamento irrinunciabile della vita democratica del nostro Paese.  Per questo non possiamo tacere la nostra preoccupazione di fronte al rischio che l’attività del Museo della Resistenza venga compromessa dalla insufficienza di risorse e dal venir meno dell’indispensabile sostegno delle istituzioni.  Ci rivolgiamo perciò alle istituzioni cittadine e regionali perché vogliano assicurare, come è avvenuto fino ad oggi, il sostegno e le risorse necessarie alla continuità operativa del Museo e delle sue attività.  Al tempo stesso sentiamo il dovere morale e civile di fare appello alla società torinese e ai suoi tanti mondi perché con generosità vogliano contribuire a questo sostegno aderendo alla sottoscrizione di fondi che, come firmatari di questo appello, sentiamo la responsabilità di promuovere e di sostenere noi per...

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E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Pubblicato da alle 16:58 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

E se Torino si candidasse e vincesse il Premio Capitale Verde Europea ?

Stoccolma nel 2010 poi Amburgo, la spagnola Victoria-Gasteiz, Nantes e Copenhagen, poi Bristol e Ljubljana seguiti da Essen e Nijmegen e già decretata per il 2019 Oslo. Queste sono le città che hanno vinto il  Premio capitale verde europea, istituito nel 2008 dalla comunità europea. Il premio si rivolge alle città europee di almeno 100.000 abitanti. Dal 2015 è stato anche istituito il Premio foglia verde europea, aperto alle città che hanno fra i 20.000 e i 99.999 abitanti, e da allora i due premi viaggiano in parallelo. Per la prima volta allo scopo di celebrare i 10 anni del contest per la Capitale Verde d’Europa e per incoraggiare più città a partecipare, la Commissione Europea premierà con un incentivo finanziario  di 350mila euro la città vincitrice del titolo per il 2020 e di 75mila euro il vincitore del titolo European Green Leaf 2019. I vincitori delle edizioni passate delle due competizioni hanno visto un incremento dei livelli di turismo, una copertura della stampa mondiale, la crescita del profilo internazionale, maggiori opportunità di fare rete, alleanze, investimenti stranieri, sostegno finanziario pubblico a progetti ambientali e al continuo miglioramento della eco-sostenibilità, quindi hanno ottenuto risultati concreti. Purtroppo fino ad oggi l’Italia non è mai salita sul podio di questa competizione, per cui sarebbe particolarmente importante se vincesse l’edizione 2020. Torino possiede molte delle caratteristiche che la mettono in grado di competere. L’importante è candidarsi. Ricordando che per entrambi i premi il termine per l’invio delle candidature è il 18 ottobre 2017. A questo link tutti i dettagli....

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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

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Obbiettivo puntato su Piazza Gran Madre: nasce il Borgo Po Photo Festival.

Si apre a Torino la prima edizione del Borgo Po Photo Festival che inaugura domenica 18 giugno, ai piedi della collina in Piazza Gran Madre di Dio. A realizzarlo è la fotografa torinese Daniela Foresto, ritrattista, la cui galleria The Portrait è proprio in Piazza. Per questa prima edizione ha coinvolto 19 fotografi professionisti che esporranno un loro progetto.  Partecipano moltissimi nomi noti torinesi insieme a qualche forestiero, questi i nomi degli artisti: Franco Turcati, Enzo Isaia, Mauro Talamonti, Daniele Ratti, Elena Givone, Max Tomasinelli, Candido Baldacchino, Maurizio Galimberti, Simone Mussat Sartor, Enrico Magri, Claudio Cravero, Bruna Vangi, Pierfranco Fornasieri, Neige De Benedetti, Piero Mollica, Gabriele Corni, Giampiero Turcati, Riccardo Bandiera e Patrizia Mussa. In previsione anche un laboratorio sulle tecniche antiche della fotografia, quali la stampa in siderotipia e la ripresa al collodio umido, per produrre fotografie. Durante la giornata ci saranno due live musicali con Marco Nieloud Quartet e per fermare l’evento verrà realizzato un memories film a cura di Max Judica Cordiglia. GazzettaTorino ha incontrato Daniela Foresto per farci raccontare qualcosa su questa iniziativa: Com’è nata l’idea del progetto? Mi sono ispirata al Festival di Arles che a mio avviso è il miglior Festival fotografico annuale europeo. Ci sono già stati altri Festival di fotografia a Torino ma la differenza sostanziale è che io non ospito fotoamatori ma soltanto fotografi professionisti con percorsi ben chiari. Ho realizzato l’intero progetto in autonomia, selezionando i fotografi sulla base di una poetica ben chiara del progetto fotografico.  Ho deciso di non seguire un tema ben preciso in quanto saranno presenti fotografi professionisti che esporranno loro opere precedentemente realizzate. Qual è lo spazio che viene dato ai singoli artisti? Quante opere per ognuno? I quadri esposti saranno disponibili alla vendita? Ogni fotografo avrà un pannello di 3,5 mt di larghezza per 2 mt di altezza, ognuno di loro porterà dalle 4 all 8 foto in base alle grandezze dei quadri. La maggior parte degli artisti sarà presente e tratterà personalmente eventuali vendite, tuttavia tengo a precisare che non sia questo il fine del Festival. Qual è dunque lo scopo di questo progetto? Vorrei riuscire a portare l’arte e la cultura nel mio borgo. I laboratori di tecniche artistiche saranno tenuti da Lei o da qualche esterno? Quanto dureranno? In che cosa consisteranno? Un gruppo di fotografi di Milano esperti in tecniche antiche di ripresa e stampa si occuperà di guidare i laboratori, durante la giornata farà delle presentazioni di siderotipia, platino palladio, collodio umido e altre tecniche. Come mai ha deciso di unire il contemporaneo delle altre opere con un laboratorio di stampa usato in passato? Ritengo che sia sempre molto interessante poter conoscere come sia nata la fotografia e come si sia evoluta con il passare degli anni. Che cosa pensa del nuovo corso espositivo che ha preso Camera? E’ un posto bellissimo, forse con poche idee. Potrebbe essere sfruttato molto meglio, prendiamo esempio dal Forte di Bard che riesce a portare eventi fotografici bellissimi. Le piacerebbe puntare a un “Torino Photo Week” in futuro, come quella da poco realizzata a Milano? Certamente, questo vuol essere l’anno zero di un evento che se riusciremo faremo crescere.   Gaia della Donna – Marta Giacone...

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