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Inaugura l’anno accademico del Politecnico di Torino. Situazione difficile per il Piemonte.

Pubblicato da alle 17:05 in Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Inaugura l’anno accademico del Politecnico di Torino. Situazione difficile per il Piemonte.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e il Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Giuseppe Valditara, sono stati gli invitati scelti dal Politecnico di Torino per l’inaugurazione del suo anno accademico. Il Rettore Guido Saracco ha presentato l’indirizzo strategico che il Politecnico di Torino perseguirà nei prossimi sei anni, seguendo le linee guida delineate nel Piano Strategico PoliTo4Impact, che è stato il tema portante dell’inaugurazione dell’Anno Accademico 2018/2019 dell’Ateneo di questa mattina. “Il nostro Ateneo non potrà limitarsi a promuovere e sostenere i processi innovativi che avvengono nella società, ma dovrà diventare esso stesso sempre più capace di innovazione e cambiamento al proprio interno.  Partendo dai propri valori fondanti come Università pubblica – quali: rigore, integrità e apertura alla collaborazione – impronterà la sua azione al conseguimento di un impatto positivo sulla società e sull’economia, con spirito di iniziativa e lungimiranza, promuovendo una vera e propria mobilitazione di una massa critica di intenti e azioni, insieme agli attori politici, sociali ed economici del territorio, senza trascurare la dimensione nazionale e internazionale”.  Le linee programmatiche sono state presentate dal Rettore alla comunità accademica, al mondo politico e alla società civile, concludendo un percorso fortemente partecipativo che ha portato alla definizione del Piano Strategico. Il Rettore si è quindi rivolto al Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, a Chiara Appendino, Sindaca della Città di Torino, Sergio Chiamparino, Presidente della Regione Piemonte e Giuseppe Valditara, Capo Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e idealmente a tutto il territorio e alla comunità che opera a stretto contatto con il Politecnico: “Il territorio piemontese, e l’area torinese in particolare, si trova oggi marginalizzato e in ritardo rispetto ad altri territori più dinamici. Benché Torino si stia caratterizzando sempre più come “città universitaria” capace di attrarre studenti anche da altri territori, italiani e stranieri, la città offre scarse opportunità di impiego e di vita professionale che stimolino a rimanere e radicarsi a questo territorio. Il tessuto industriale del territorio deve essere rigenerato, a partire dalle competenze e dagli importanti fattori competitivi, tuttora presenti e vitali, compensando così il parziale disimpegno dal territorio di diverse grandi aziende, l’ancora scarsa presenza di imprese medio-grandi e la frammentazione che caratterizza un vasto tessuto di piccole e medie imprese. D’altro canto è ben percepibile proprio in questo territorio una volontà di “rinascita” che oramai da molto tempo non si provava più”. “È tempo di dare un forte impulso positivo all’Università, soprattutto dal punto di vista finanziario”, è l’auspicio del Rettore, che chiede alla politica risorse per permettere ai tanti studenti che si formano al Politecnico di poter rimanere dopo la laurea a lavorare in Italia, dando un contributo allo sviluppo del Paese, perseguendo quell’impatto che, grazie alle sue attività di didattica, ricerca e trasferimento e condivisione della conoscenza, l’Ateneo si propone di ottenere, come indicato dal nuovo Piano Strategico. Il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia è tornato su queste tematiche nella sua Lectio inaugurale, dal titolo “Università e Ricerca. Leve di sviluppo e crescita delle imprese e della società”, nella quale ha delineato le caratteristiche delle imprese del futuro – ad alto valore aggiunto, alta intensità d’investimenti, alta produttività – e specificato che dovranno imparare ad essere eccellenti in ogni funzione per essere all’altezza...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Daniele Valle.

Pubblicato da alle 11:40 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Daniele Valle.

Torino Domani GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Daniele Valle è Consigliere regionale del Piemonte, Presidente della commissione cultura, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Torino è una città particolare, un ottimo equilibrio fra una città internazionale e una città tipicamente italiana, dalle dimensioni (rispetto alle giganti del mondo) ridotte ma dalle prospettive ampie. Per costruire questa Torino ci è voluto un gran lavoro, da parte di amministratori pazienti e lungimiranti, che ci hanno permesso di uscire dalla grigia idea della città industriale che si era impressa nell’immaginario collettivo a partire dal primo dopoguerra. Abbiamo vissuto una grande fase di rinascita, a cui l’esperienza olimpica ha impresso un’accelerazione straordinaria. Il movimento però ha bisogno di essere stimolato e non si può non constatare che ad oggi Torino sembra essersi fermata. Forse eravamo abituati troppo bene, dalle precedenti amministrazioni, a dover aggiungere eventi sul calendario, invece che a doverli cancellare. Forse eravamo troppo abituati a veder nascere progetti che allargavano la città, invece che a limitarci a parlare ossessivamente di supermercati o di stipendi dei politici. Quindi sì, anche io provo questa sensazione, soprattutto quando torno da viaggi all’estero. Ma anche quando più semplicemente torno da Matera e dalla Basilicata, come quest’estate. L’origine di questa sensazione credo sia l’immobilismo progettuale in cui Torino versa, è un po’ come se, da Piazza San Carlo in poi, questa città avesse cominciato ad arretrare, su tutti i campi. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Torino ha avuto una storia di amministratori coraggiosi e di ottimi imprenditori che, insieme al grande lavoro di tutto il tessuto associativo e delle associazioni datoriali, hanno dato a questa città un volto solido, credibile e innovativo, soprattutto negli ultimi 30 anni. Tuttavia nessuno può uscire indenne dagli effetti dei grandi fenomeni economici e la crisi del 2008 non ha tardato a farsi sentire anche qui, proprio mentre Torino stava completando la sua conversione da città industriale a città di servizi e cultura. Gli investimenti in cultura, in turismo, in innovazione, hanno creato un buon movimento di forze intellettuali, economiche e sociali, ma non è bastato a reggere l’urto della crisi che ha reso generalmente più instabili le condizioni delle persone e quindi le loro percezioni. Su questo a mio avviso si è innestata l’ossessione per i...

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In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Pubblicato da alle 10:34 in galleria home page, Innovazione, Mostre, Notizie | 0 commenti

In mostra in 110 anni di innovazione dell’Olivetti.

Un racconto che supera il secolo, 110 anni di impresa, frutto della capacità di una grande famiglia dell’industria italiana e dell’eredità di quel progetto visionario che prosegue nel presente con uno sguardo rivolto al futuro. È questo il filo conduttore della mostra “Olivetti 110 anni di innovazione”, inaugurata all’Officina H di Ivrea e realizzata con il patrocinio del Comune di Ivrea e in collaborazione con l’Associazione Archivio Storico Olivetti e la Fondazione Adriano Olivetti,  che resterà aperta al pubblico fino al 27 gennaio 2019. L’esposizione celebra il 110° anniversario della nascita di Olivetti e il recente riconoscimento UNESCO alla città di Ivrea, modello di riferimento sociale per la moderna visione della relazione tra industria e architettura sviluppatasi tra gli anni ’30 e ’60 del secolo scorso. Il percorso espositivo è composto da numerosi elementi che hanno caratterizzato la storia di Olivetti, ora polo digitale del Gruppo TIM. Si possono ammirare, infatti, una ricca selezione di manifesti tra i più significativi della produzione dell’azienda, una collezione delle locandine pubblicitarie di Giovanni Pintori e di artisti vari tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60 e una importante raccolta di fotografie uniche. La capacità visionaria che caratterizzò la storia di Olivetti trova espressione nei prodotti iconici come le celebri macchine per scrivere “Lettera22”, nata nel 1950, e “ Valentina”, progettata nel 1968, per citare alcuni degli oggetti in mostra. Un excursus che arriva   fino al mondo digitale di oggi con il Form 200, registratore di cassa connesso e primo prodotto realizzato grazie all’Olivetti Design Contest promosso dall’azienda e rivolto agli studenti delle maggiori università europee di design. “Olivetti ha scritto pagine importanti nella storia industriale italiana e continua a puntare sulla costante capacità di innovare. Questa mostra vuole testimoniare il fil rouge tra passato, presente e futuro dell’azienda”, dichiara Antonio Cirillo, Amministratore Delegato di Olivetti. “Innovare significa non dimenticare i grandi insegnamenti che vengono dal nostro passato, e sono questi lo spirito e la convinzione con la quale abbiamo lavorato nel percorso espositivo che celebra 110 anni di una storia unica e straordinaria. E’ la nostra identità, sono le nostre radici, oggi finalmente riconosciute patrimonio di tutta l’Umanità. Per un futuro nel segno di Adriano Olivetti”, testimonia Beniamino de Liguori, Fondazione Adriano Olivetti. “La mostra per i 110 anni di Olivetti suggella e arricchisce di significato il recente riconoscimento UNESCO di “Ivrea, Città Industriale del XX Secolo” e costituisce un significativo tassello della proposta culturale che può emergere dalla straordinaria esperienza olivettiana. Una proposta che continua ad essere più che mai attuale e che può, solo investendo in un lavoro sinergico di tutta la comunità e dei soggetti pubblici e privati, traguardare una risonanza internazionale”, afferma Stefano Sertoli, Sindaco Città di...

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Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Pubblicato da alle 16:32 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Giocattoli politici. Indottrinare i piccoletti al pensiero politico.

Giocattoli Politici Giusto in tempo per Natale, un’azienda americana, la Keep & Bear, ha lanciato una linea di Maga Toys  – il nome viene dallo slogan Trumpiano “Make America Great Again” – per aiutare a indottrinare i piccoletti al pensiero politico retto e sobrio. Il pezzo forte della linea è un kit in stile Lego che permette ai giovani costruttori di edificare quel muro per tenere fuori gli immigranti latino-americani che è stato uno dei pezzi forti della campagna presidenziale di Donald Trump nel 2016. Il muro  ancora non c’è, ma ora i giovani conservatori del futuro potranno farselo in casa. Il giocattolo – un centinaio di mattoncini più un piccolo e ringhiante Trump con il casco e la cravatta rossa “marchio di fabbrica” – arriva in una confezione dove si intravede sullo sfondo, pronto a varcare il confine, un immigrante messicano con tanto di sombrero per chiarire la nazionalità e il concetto. È in vendita a $29,95. I giocattoli politici hanno una lunga tradizione negli Usa. Già ai tempi dell’opposizione alla guerra nel Vietnam i contestatori usavano apparire con la maschera dell’allora Presidente Nixon. Il kit muro rovescia la consuetudine che voleva il giocattolo “di sinistra” di fronte ai Repubblicani sobri e impettiti a destra. È un cambiamento che forse riflette anche l’inattesa trasformazione del Partito Democratico, ormai dominato elettoralmente dai sobborghi ricchi delle grandi città americane, mentre i Repubblicani sempre più rappresentano la classe operaia e la delusa popolazione dei meno abbienti rurali. Courtesy James...

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Il Premio InediTO – Colline di Torino compie 18 anni e aumenta il monte premi.

Pubblicato da alle 18:04 in Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio InediTO – Colline di Torino compie 18 anni e aumenta il monte premi.

E’ stata presentata nella Sala delle Colonne del Comune di Torino la XVIII edizione del Premio InediTO – Colline di Torino 2019 alla presenza dell’assessora alla cultura Francesca Leon, del direttore Valerio Vigliaturo e della giurata Gaia Raineri alla luce della nuova collaborazione instaurata con la Città di Torino finalizzata all’istituzione dei premi speciali dedicati ad Alexander Langer e a Giovanni Arpino. Il Premio InediTO – Colline di Torino compie 18 anni, diventa maggiorenne e raggiunge la maturità! Il concorso letterario organizzato dall’associazione culturale Il Camaleonte di Chieri (TO), nato nel 2002, punto di riferimento in Italia tra quelli dedicati alle opere inedite, ha l’obiettivo di premiare autori affermati e nuovi talenti, di ogni età e nazionalità, ed è l’unico nel suo genere a rivolgersi a tutte le forme di scrittura (poesia, narrativa, saggistica, teatro, cinema e musica), in lingua italiana e a tema libero. Grazie al montepremi, aumentato a 7.000 euro senza incidere sulla quota d’iscrizione, i vincitori delle sezioni Poesia, Narrativa-Romanzo, Narrativa-Racconto e Saggistica ricevono un contributo destinato alla pubblicazione e/o alla promozione con editori qualificati, mentre i vincitori delle sezioni Testo Teatrale, Cinematografico e Canzone un contributo per la messa in scena, la produzione, la diffusione radiofonica e sul web, partecipando a rassegne, festival, fiere. Inoltre, verranno assegnate menzioni agli autori promettenti e i premi “InediTO Young” in collaborazione con Aurora Penne, “Borgate Dal Vivo” e il premio “InediTO RitrovaTO” con la Città di Alba conferito a un’opera inedita di uno scrittore non vivente. Il concorso talent scout diretto dal cantante jazz e scrittore Valerio Vigliaturo, che accompagna gli autori nel mondo dell’editoria e dello spettacolo (come testimoniato dai vincitori lanciati in queste edizioni), ha coinvolto migliaia di iscritti da tutta Italia e dall’estero (Usa, Europa, Australia, Asia), a conferma anche della dimensione internazionale acquisita. Il prestigio è caratterizzato dalla qualità delle opere premiate, dal riscontro dei media e dalle personalità che hanno formato il Comitato d’Onore e che hanno ricoperto il ruolo di presidenti e di giurati (tra i quali Paola Mastrocola, Umberto Piersanti, Luca Bianchini, Andrea Bajani, Aurelio Picca, Davide Ferrario e Morgan). Da questa edizione la super giuria sarà presieduta dalla scrittrice Margherita Oggero e formata da: Maurizio Cucchi, Paolo Lagazzi, Davide Rondoni, Dario Salvatori, Cristiano Godano (Marlene Kuntz), Paolo Di Paolo, Melania Giglio, Andrea Zirio, Enrico Remmert, Gaia Rayneri, Vito Cioce, Linda Messerklinger, Leonardo Caffo, Tindaro Granata nonché dai vincitori della passata edizione. Il bando scadrà il 31 gennaio 2019.Per la prima volta a maggio al Salone del Libro di Torino si terrà la sola presentazione dei finalisti mentre la premiazione si svolgerà nel mese di giugno con il coinvolgimento di ospiti illustri (tra i quali hanno partecipato alle scorse edizioni Giorgio Conte, Franco Branciaroli, Eugenio Finardi, David Riondino, Francesco Baccini, Alessandro Haber, Laura Curino, Gipo Farassino, Arturo Brachetti, David Riondino, Red Ronnie e Lella Costa. Mentre, in collaborazione con il Salone OFF, sono stati ospitati a Chieri gli scrittori Marc Augé, Andrea Vitali e Giuseppe Catozzella)....

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Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Pubblicato da alle 13:36 in Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Cosa diavolo fa per me l’Europa? Ecco la risposta da parte dell’Unione Europea.

Unione Europea Cosa diavolo fa per me l’Europa? Questa è una delle domande che molti cittadini europei si pongono nel loro quotidiano quando cercano di capire quale sia il reale impegno dell’Unione Europea e quale sia l’influenza che l’Europa ha nelle loro vite. Per rispondere a questa, e forse ad altre domande, e per mostrare quanto realmente l’Europa sia presente nel nostro quotidiano il Parlamento Europeo ha presentato il nuovo sito “Cosa fa l’Europa per me”, il quale racchiude più di 1800 brevi articoli (i quali vengono continuamente implementati e aggiornati) che mostrano esempi concreti dell’impatto che l’Unione ha sulla vita quotidiana dei propri cittadini.   All’evento di presentazione il Presidente Tajani ha avuto modo di dichiarare: “Gli europei si chiedono cosa abbia fatto l’Ue per loro. Questo nuovo sito fornisce risposte chiare e comprensibili. Sarà uno strumento prezioso per avvicinare l’Europa ai cittadini”. Il sito, disponibile in 24 lingue, presenta una serie di brevi articoli dedicati alle diverse azioni e ai risultati raggiunti dall’Unione. Tali articoli sono stati suddivisi all’interno del sito in tre sezioni: «Nella mia regione», che comprende tutti i progetti che sono stati resi possibili grazie all’aiuto dell’Unione Europea, progetti che permettono di constatare la presenza dell’Unione Europea nelle nostre città e Regioni; «Nella mia vita», che permette ai cittadini di capire come vengono influenzati dall’Unione aspetti quotidiani della loro vita, come ad esempio: assistenza sanitaria, hobby, viaggi, sicurezza, diritti dei lavoratori e diritti sociali, tv, musica e molto altro; «Focus», tale sezione è dedicata ad un approfondimento sulle politiche dell’Unione, mostrando con documenti dettagliati i risultati sin qui ottenuti e le prospettive per il futuro, con particolare attenzione alle tematiche che risultano maggiormente sentite dall’opinione pubblica e dai cittadini. Inoltre, nel sito sono presenti tutte le iniziative che l’Unione Europea ha promosso in favore delle...

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Dedicato al “Giove della musica” il libro di Simona Baldelli. Lo presenta il Premio Italo Calvino

Pubblicato da alle 13:04 in Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Dedicato al “Giove della musica” il libro di Simona Baldelli. Lo presenta il Premio Italo Calvino

Un romanzo che celebra la vita, le ombre, le opere e il silenzio di Gioachino Rossini: è L’ultimo spartito di Rossini di Simona Baldelli, pubblicato dalla casa editrice Piemme nell’anno del centocinquantesimo anniversario della morte del “Giove della musica”. L’autrice presenterà il libro sabato 17 novembre, alle ore 18, al Circolo dei lettori di Torino, insieme a Enzo Restagno, in un incontro organizzato dal Premio Italo Calvino. Il Premio Italo Calvino è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila e molti altri. L’ultimo spartito di Rossini è l’omaggio a uno degli uomini più grandi della storia della musica, raccontato a partire dal lungo e doloroso silenzio lavorativo che caratterizzò gli ultimi trent’anni della sua vita. Di Rossini – che, dopo il Gugliemo Tell, abbandonò l’opera per scrivere solo musica sacra e strumentale – emerge un ritratto differente dall’iconografia classica, che lo vuole eternamente ilare e bon vivant, superficiale e gaudente. La personalità del compositore fu, infatti, molto più complessa e sofferente, e la sua vita lavorativa e affettiva venne sempre segnata da un’alternanza di esaltazione e depressione, di successi e rovinose cadute, di creatività e difficoltà di scrittura.  Spiega l’autrice: «Scrivere un romanzo ispirato alla biografia di Gioachino Rossini, nell’anno del centocinquantesimo dalla sua morte, significa complicarsi meravigliosamente la vita. Perché la prima domanda che ci si pone di fronte alla pagina bianca è: cosa si può scrivere di un personaggio di cui si è già detto tutto? Che appartiene all’immaginario collettivo, non solo dei melomani? È stato, probabilmente, l’artista più famoso e osannato di ogni tempo, e già nel corso della sua esistenza. Per lui venne coniato il termine Rossinimania, riferito al periodo in cui si esibì a Vienna. Ogni angolo risuonava della sua musica, le cartoline con la sua immagine andavano a ruba, gli uomini erano vestiti alla Rossini, le donne sospiravano al suo passaggio, i ristoranti avevano piatti a lui dedicati. Una simile smania pervase le altre città in cui visse e lavorò. Tutti volevano frequentare quel musicista gioviale, dalla scrittura facile – compose Il barbiere di Siviglia in meno di due settimane – la battuta pronta, amante della buona tavola. E così viene ricordato ancor oggi: un ilare opportunista, un bon vivant. Ma, di fatto, smise di scrivere opere a trentasette anni, dopo il meraviglioso Guglielmo Tell, se si eccettuano alcuni componimenti di musica sacra e strumentale. Cosa portò il musicista più famoso del mondo al silenzio? Da qui partii per il mio viaggio all’interno di una figura assai complessa. In punta di piedi, per non disturbare il gigante che, da centocinquant’anni, aveva trovato quiete. Scoprii aspetti sconosciuti e dolorosi, profondamente umani, che Rossini cercò di dissimulare per tutta la vita, e lo fece tanto bene da passare alla storia come un allegro buontempone. Il suo personaggio da opera buffa meglio costruito, potremmo dire, la maschera dietro cui si condannò vivere». Simona Baldelli è nata a Pesaro e vive a Roma. Il suo primo romanzo, Evelina e le fate (Giunti, 2013), è stato finalista al Premio Italo Calvino e vincitore del Premio Letterario John Fante 2013. A questo sono seguiti Il tempo bambino e La...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alessandro Bollo.

Pubblicato da alle 11:09 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Alessandro Bollo.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Alessandro Bollo è il Direttore del Polo del ‘900,  lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Più che a un incantesimo cattivo (fa sempre comodo trovare una fattucchiera da incolpare), mi pare che l’Italia e noi italiani ci stiamo impegnando da tempo a disgregare quel “patto” generazionale che ha caratterizzato una buona parte del Novecento e che consisteva nel provare a costruire un futuro migliore da consegnare alle generazioni a venire anche a patto di perdere qualcosa in quella che si stava vivendo. Oggi mi pare che agli investimenti in futuro si stiano sostituendo sempre più istinti individuali e comportamenti collettivi orientati a salvare il salvabile e difendere, anche comprensibilmente, diritti e rendite faticosamente conquistati nel tempo e spazzati dalla globalizzazione. Si investe poco e male in ricerca, si continua a rimandare un grande piano strutturale per la scuola e per la crescita culturale dei nostri bambini e ragazzi, si fa poca innovazione negli ambiti legati al digitale e alle tecnologie del futuro (Intelligenza Artificiale e Digital Humanities, ad esempio, su cui il nostro paese avrebbe molto da dire). Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Io penso che per le città esistano cicli e ritmi vitali; adesso, come a metà degli anni Novanta, Torino ha nuovamente bisogno di una visione strategica condivisa e di una narrativa antidepressiva che sia in grado di promuoverla e renderla convincente verso l’esterno”, ma soprattutto capace di coagulare le risorse interne migliori della società civile, dell’impresa, della ricerca e della formazione, dell’amministrazione pubblica e delle Fondazioni Bancarie che possono giocare un ruolo cruciale in questa partita. Rispetto alle sfide future possibili Torino deve riprendere e interpretare in chiave contemporanea alcune delle sfide che riguardano molte delle città di medie dimensioni europee: innovazione nel welfare, capacità di trasformare l’invecchiamento della popolazione da criticità a opportunità, cambiamento nei comportamenti individuali legati alla mobilità e all’inquinamento, maggiore qualità nell’offerta scolastica, capacità di attrarre competenze e nuove aziende. Candidarsi a diventare una città-laboratorio per lo sviluppo di ambienti, di imprese e di progetti legati all’innovazione sociale (anche legandosi alle potenzialità della ricerca universitaria, del terzo settore e di un ecosistema di soggetti che operano e sperimentano nel welfare avanzato) a quella culturale (favorendo contesti di produzione culturale e di interconnessione...

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Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Pubblicato da alle 10:49 in Economia, galleria home page, Notizie, Sport | 0 commenti

Vialattea, un comprensorio sciistico in continua evoluzione.

Impianti di risalita all’avanguardia, piste di gara tecniche e spettacolari e una rete di innevamento programmato potenziata e altamente tecnologica, circa un terzo dell’area sciabile è coperto dai “cannoni”: questo è il comprensorio Vialattea. Il domaine è vastissimo, uno dei più estesi d’Europa, e si sviluppa tra Italia e Francia, spaziando da Sestriere a Sauze d’Oulx, da Sansicario, a Cesana, a Claviere, sino alla francese Montgenèvre; ed è possibile accedere alle piste del comprensorio anche da Pragelato con la funivia Pattemouche – Anfiteatro. Le piste sono 249, collegate sci ai piedi e servite da 70 impianti di risalita, che si collocano tra i 1.380 metri di Cesana e i 2.800 metri della cima del monte Motta. “La nostra dodicesima stagione – ha sottolineato Giovanni Brasso, presidente della Sestrieres Spa, nel presentare alla stampa l’attività di Vialattea – si è conclusa in modo soddisfacente nonostante le numerose giornate di cattivo tempo, di vento e, per non farci mancare nulla, di pioggia battente”. E ha snocciolato una serie di dati sui passaggi sugli impianti e sulla vendita degli skipass, con un particolare riferimento all’impianto di innevamento che, con la sostituzione delle 167 aste, ha dato ottimi risultati in termini di produzione di “materia bianca”. Non sono mancate, però, alcune note polemiche sulla mancata commercializzazione di un numero significativo di posti alberghieri, a causa della chiusura anticipata di alcune strutture ricettive, che ha costretto la società a ritoccare i prezzi del giornaliero, 38 euro, uno in più, dopo tre anni e del bi-giornaliero. Una situazione che soltanto il prolungamento della stagione e il cambiamento delle abitudini da parte della clientela potrebbe sanare, anche a fronte della salvaguardia dei 50.000 lavoratori impegnati nel settore. Per quanto riguarda le novità tecniche della stagione, ormai alle porte – l’apertura è prevista il 7 dicembre – da segnalare la riapertura delle piste del Colletto Verde, nell’area di Clavière, dell’utilizzo della storica pista 32 (dalla sciovia La Motta a Borgata) e del miglioramento del “nodo Fraiteve”, aumentando lo spazio destinato allo sbarco degli sciatori provenienti da Sestriere, Sansicario e Sauze d’Oulx. Sono stati installati, inoltre, presso le biglietterie del comprensorio, sistemi che consentono l’acquisto del biglietto con lo smartphone o alle casse automatiche, un aspetto tecnologico che, unitamente alla vendita on line, sta iniziando a dare buoni risultati. Sul fronte commerciale, continua la partnership di alcune aziende con Vialattea, ad iniziare da Audi (che sarà Title Sponsor del 38° Uovo d’Oro, la prestigiosa gara per giovanissimi) e da Basic Net (con i suoi brand Robe di Kappa, Kway e Superga), che offrono vantaggiose promozioni sull’acquisto dei propri prodotti ai clienti di skipass giornalieri e stagionali. Non poteva mancare un accenno alla mancata candidatura del Piemonte alle Olimpiadi del 2026. Sergio Chiamparino, presidente della Regione, a questo proposito è stato molto chiaro: “Delusione sì, tanta, ma rimane ancora aperta una strada. Noi abbiamo voluto dare un segnale forte di responsabilità e così abbiamo ribadito la nostra disponibilità a mettere a disposizione impianti e strutture atte allo svolgimento dell’evento. Lo diciamo non per rinvigorire passate polemiche, ma per rafforzare la candidatura e darle maggiore peso.” Pier Luigi...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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