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Eccentric Spaces: 5 artiste ragionano sullo Spazio da Riccardo Costantini Contemporary

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Eccentric Spaces: 5 artiste ragionano sullo Spazio da Riccardo Costantini Contemporary

Da Riccardo Costantini Contemporary cinque artiste di diverse nazionalità, Caroline Corbasson, Debbie Lawson, Dana Levy, Noa Pane, Anila Rubiku, provenienti da esperienze formative differenti e con capacità espressive eterogenee, interpretano il concetto di spazio inteso come una delle categorie essenziali per la percezione del mondo. Eccentric Spaces, un progetto ideato e curato da EIena Inchingolo e Paola Stroppiana, sarà visitabile sino al 1 aprile. L’idea progettuale prende avvio da una riflessione sul testo La prospettiva come forma simbolica (1927) di Erwin Panofsky, che dimostra come ogni epoca culturale abbia sviluppato un proprio modo di rappresentare lo spazio, inteso come la ‘forma simbolica’ visibile, propria di quella cultura. Volutamente le opere in mostra afferiscono a media diversi, installazioni video, sculture, disegni, che pongono numerose riflessioni sulla realtà partendo dalla loro specificità: l’interrogazione sulla natura delle cose, la classificazione scientifica dello spazio e dei suoi oggetti, il mondo dell’osservazione in continuo movimento con sempre nuovi obiettivi di conoscenza e di confronto. Caroline Corbasson (Saint-Etienne, 1989) trae ispirazione, per la sua ricerca, dalla scienza, dall’astronomia, dai fenomeni naturali e dalla vastità dei paesaggi: in mostra l’opera Anomalia, 2013 un’installazione di 10 pagine dell’Atlas Eclipticalis, (atlante celeste che risale al 1950) su cui l’artista interviene con sfere nere disegnate a carbone ad alludere ai buchi neri presenti nella galassia, spazi sconosciuti nell’universo attrattivi nella loro estetica ancora da definire, aperta a infinite possibilità. Dana Levy (Tel Aviv), video artista di origine israeliana di base a New York, focalizza l’attenzione sull’interdipendenza tra storia naturale e umana, tematiche ambientaliste e politica. Dopo aver vissuto in prima persona gli effetti dell’uragano Sandy nel 2012, ha realizzato l’installazione Literature of Storms (in mostra Chapter 2 e Chapter 3, 2015): le tempeste hanno una ‘letteratura’ che dovremmo rileggere al fine di riconsiderare lo spazio dell’essere umano nella storia come imprescindibile da quello della natura. Debbie Lawson (Dundee) reinterpreta interni domestici interconnessi con elementi naturali. Le sue opere sono nuovi ibridi in cui differenti codici visivi coincidono: alla mimesis della natura si sovrappone una « filosofia dell’arredamento » eclettica, inedita, dagli esiti inaspettati. Le sculture-installazioni di Noa Pane (Roma, 1983) esplorano le possibilità di espansione e costrizione della gomma e dell’aria in strutture predeterminate o in spazi naturali e architettonici, con cui entrano in un dialogo straniante. L’indagine sui limiti dei materiali e l’attenzione all’aspetto formale conduce l’artista ad una continua ricerca dell’essenziale, in cui l’aria, materiale non materiale, diventa un elemento tanto impalpabile quanto vitale. La ricerca di Anila Rubiku (Durazzo) si fonda su un’approfondita analisi dello spazio come luogo relazionale e sociale. L’artista affronta la dimensione interiore dell’individuo ed in particolare la condizione della donna, il concetto di spazio domestico e l’idea del viaggio concepito come mezzo di confronto e possibilità di conoscenza. Abbiamo rivolto alcune domande alle due curatrici per meglio raccontare il senso di questo progetto espositivo. Qual é il fil rouge che lega le cinque artiste in mostra? (Elena Inchingolo) Il filo rosso che unisce  il lavoro delle 5 artiste in mostra è la sensibilità con cui si sono relazionate all’ idea di spazio ed alla sua carica semantica. Spazio astronomico per Caroline Corbasson, prossemico e interpersonale per Anila Rubiku, immaginifico per Debbie Lawson, bio-dinamico per Noa Pane, iper-realistico ed evocativo per Dana Levy. Perché la scelta di 5 artiste?  (Elena Inchingolo) Non è stata una scelta...

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Il Centro per la Conservazione e il Restauro: “splendido scrigno” d’eccellenza culturale a Venaria.

Pubblicato da alle 13:12 in .Arte, Innovazione, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il Centro per la Conservazione e il Restauro: “splendido scrigno” d’eccellenza culturale a Venaria.

  Una conversazione con il Presidente Stefano Trucco e la storica dell’arte Sara Abram. La Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro (CCR) dei Beni Culturali “La Venaria Reale” nasce nel 2005 quale Istituto per l’Alta Formazione e la ricerca nell’ambito del restauro e della conservazione del patrimonio culturale. I Soci Fondatori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Torino, il Comune di Venaria, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino (oggi dimesso), la Fondazione per l’Arte (oggi Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura) della Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. Gli scopi statutari del CCR includono la formazione, la ricerca sperimentale, la promozione dello sviluppo di imprese sul territorio e la partecipazione a programmi internazionali di studio e conservazione, in particolare la convenzione con l’Università degli Studi di Torino è alla base del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Il Centro si fonda su una metodologia integrata di competenze di restauratori, storici dell’arte e professionalità scientifiche, come la processualità del restauro suggerisce nell’ottica del confronto multidisciplinare e condiviso in termini di ricerca e innovazione. Siamo stati accolti nella sede del Centro, il monumentale complesso “La Venaria Reale”, negli spazi delle ex Scuderie e Maneggio settecenteschi progettati da Benedetto Alfieri e abbiamo conversato con Stefano Trucco, Architetto e Presidente del CCR, affiancato da Sara Abram, storica dell’arte e responsabile del settore Sviluppo Arte Contemporanea e Design. Con un’esperienza pluriennale da architetto restauratore, nel 2015 viene nominato Presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Quali sono gli obiettivi che intende raggiungere nel corso del suo mandato?  Quando mi sono insediato, conoscevo molto bene la realtà “architettonica” del CCR, dopo aver lavorato come architetto restauratore per 35 anni, di cui 7 come responsabile del back office della Reggia di Venaria. Fin da subito mi sono occupato di obiettivi “architettonici”, che ritenevo indispensabili al buon funzionamento organizzativo del Centro come l’ottimizzazione degli spazi interni per creare migliori condizioni lavorative per i restauratori e gli altri professionisti che qui sono impiegati. Come prima cosa ho provveduto a far sgomberare la grande navata di fronte ai laboratori di restauro – un tempo adibita a deposito – e a far montare porte a vetri di accesso a ciascun laboratorio per consentirne una migliore fruibilità anche dall’esterno, senza dover interferire con le condizioni igrometriche interne. Inoltre mi sono adoperato affinchè tutti gli uffici fossero spostati in un’unica area, perché ho sempre ritenuto che la vicinanza personale possa velocizzare e snellire alcune pratiche gestionali, e mi sono impegnato per ottenere il certificato di prevenzione incendi per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Mi sono, anche interessato al recupero e al restauro della pensilina – elemento identificativo del restauro del CCR, ad opera dell’architetto De Rossi – che un tempo univa le due ali dell’edificio sede del Centro. La pensilina venne smontata per una mostra e da quel momento fu stoccata nei magazzini. Oggi vorrei ricollocarla nella sua sede originaria e in occasione del nuovo insediamento organizzare un convegno di esperti sull’Architettura italiana dagli anni Sessanta ai Duemila. Tale intervento di ripristino sarà possibile grazie al benestare dell’Architetto Luisa Papotti, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per...

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Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

Pubblicato da alle 11:05 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

#FATTIVEDERE 2017 WORKSHOP CINEMATOGRAFICO A TORINO Un progetto di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione con SIAMO   Dopo il grande interesse riscosso lo scorso anno, sono stati predisposti 20 workshop cinematografici #fattivedere organizzati dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con SIAMO (Società Italiana Adolescenti con Malattie Onco-Ematologiche) in altrettante città italiane, durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2017. A Torino l’incontro è previsto per venerdì 24 febbraio, grazie alla collaborazione della delegazione di Torino guidata da Adele Artom. Parteciperanno Donatella Barus, giornalista e direttore del sito di Fondazione Umberto Veronesi, l’oncologa pediatra dell’Ospedale Regina Margherita di Torino Dott.ssa Eleonora Biasin e la psico-oncologa dell’Ospedale stesso Dott.ssa Tiziana Geuna. L’incontro si terrà dalle ore 9.30 alle ore 12.30 presso la Sala Conferenze della GAM di Torino. I workshop saranno dedicati all’importante tema della prevenzione negli adolescenti. Dopo la proiezione del film “Quel fantastico peggior anno della mia vita” (Alfonso Gomez-Rejon, 2015), ci sarà un dibattito con gli studenti in cui verrà presentata la campagna di prevenzione #fattivedere, ideata da Fondazione Umberto Veronesi e dedicata ai ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni con lo scopo di incoraggiarli a rivolgersi a un medico qualora dovessero insorgere sintomi sospetti e ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in perfetta salute anche in futuro. Prenderanno parte ai workshop i divulgatori scientifici di Fondazione Umberto Veronesi e specialisti oncologi e psico-oncologi pediatrici. Ad alcuni incontri saranno presenti anche i campioni di pallavolo Lorenzo Bonetti e Giacomo Sintini, ex pazienti, che hanno deciso di aderire all’iniziativa per testimoniare l’importanza della prevenzione verso i più giovani.      ...

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“Con usura nessuno ha una solida casa”. Un manuale online per conoscere e difendersi.

Pubblicato da alle 13:01 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

“Con usura nessuno ha una solida casa”. Un manuale online per conoscere e difendersi.

Il nuovo Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia, il Presidente de La Scialuppa CRT Onlus Ernesto Ramojno e il Sindaco di Torino Chiara Appendino hanno aperto il convegno della Fondazione CRT  “Sovraindebitamento e usura: responsabilità e prevenzione”. L’occasione è stata propizia per la presentazione del volume “Per un uso responsabile del denaro”,  liberamente consultabile on line sul sito www.lascialuppacrtonlus.org: un Manuale anti usura, curato da Rodolfo Bosio ed edito da La Scialuppa CRT Onlus – Fondazione Anti Usura, che sarà distribuito anche durante gli incontri con gli studenti da parte dei volontari de La Scialuppa CRT Onlus. Il volume, pensato per una gestione più consapevole delle risorse finanziarie ha l’obiettivo di contrastare il fenomeno del sovraindebitamento e dell’usura – un business da oltre 80 miliardi di euro l’anno, secondo i dati Eurispes. La giornata sembra l’occasione giusta per ricordare il poeta statunitense Ezra Pound che scrisse sull’usura; all’argomento dedicò, oltre al Canto XLV dei suoi Cantos, due libri: Abc dell’Economia e Lavoro e Usura.  Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso harpes et luz e l’Annunciazione dell’Angelo con le aureole sbalzate, con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine non si dipinge per tenersi arte in casa ma per vendere e vendere presto e con profitto, peccato contro natura, il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta, senza segala né farina di grano duro, usura appesantisce il tratto, falsa i confini, con usura nessuno trova residenza amena. Si priva lo scalpellino della pietra, il tessitore del telaio Nell’ultimo anno La Scialuppa CRT ha gestito 793 richieste d’aiuto, di cui l’80% provenienti da persone (637) e il 20% da imprese (156), in Piemonte e Valle d’Aosta. Il 61% delle persone in difficoltà ha tra i 36 e i 55 anni, il 29% oltre i 56 anni, e solo il 10% fino a 35 anni.  Crescono i finanziamenti bancari alle famiglie, cresce il credito al consumo, ma cresce anche il sovraindebitamento, spesso anticamera dell’usura. Troppi debiti, accumulati anche a causa di imprevisti, e l’impossibilità di far fronte a tutti gli impegni finanziari, comportano molti rischi: il blocco dell’accesso a nuovi crediti, pignoramenti, sequestri, tagli di luce e gas, chiusura del riscaldamento, perdita della casa, ecc. Costituita quasi vent’anni fa (nel 1998) dalla Fondazione CRT che la sostiene, finora La Scialuppa CRT ha fornito gratuitamente consulenza e assistenza a quasi 13.000 famiglie e stanziato 34 milioni di euro a garanzia di circa 2.000 finanziamenti bancari a soggetti che, altrimenti, avrebbero rischiato di cadere vittime di usura. “La Fondazione CRT ha costituito la Fondazione Antiusura La Scialuppa CRT, in linea con il proprio impegno a favore delle persone economicamente e socialmente più fragili – ha detto il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia in apertura del convegno –. Accanto a interventi concreti di contrasto e aiuto per far fronte alla piaga sociale dell’usura, abbiamo messo in campo strumenti per diffondere una cultura della prevenzione e una maggiore consapevolezza economico-finanziaria tra i cittadini, in sinergia con le istituzioni del territorio”. Al convegno sono intervenuti: Gabriele Molinari, co-presidente dell’Osservatorio regionale sul fenomeno dell’usura; Daniele Ciravegna, professore emerito di Economia politica all’Università di Torino; Massimo Terzi, presidente del Tribunale di Torino; Luciana Malatesta, Consigliere delegato de La Scialuppa CRT Onlus; Giovanni Godino, socio AIDP Gruppo Regionale Piemonte – Associazione italiana per la direzione del personale.  ...

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Alla scoperta della Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo

Pubblicato da alle 11:04 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Alla scoperta della Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo

Alla scoperta della Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo – II parte  Il nostro viaggio all’interno della sede della Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo prosegue con il racconto sui progetti scientifici e borse di studio, attraverso le parole della dottoressa Ballaira e della direttrice Cantaluppi La Fondazione promuove ricerche sull’età e la cultura del Barocco con diverse pubblicazioni: il recente convegno sulle mostre del novecento su questo tema in Italia (di cui Gazzetta ha parlato) ha riunito studiosi da tutto il mondo. Ce ne può parlare? (Dottoressa Ballaira) Il convegno ha avuto grande successo, specialmente tra i giovani studiosi che hanno potuto vedere filmati originali e immagini delle mostre del Novecento, in particolare quelle piemontesi del 1937 e 1963, e sentire le impressioni di prima mano di diversi curatori. I documenti video saranno pubblicati sul sito della Fondazione. Numerosi i volumi di prossima pubblicazione esito del progetto, curato dai professori Michela di Macco e Giuseppe Dardanello, che si inserisce in un programma operativo più ampio, risultato del lavoro di cinque gruppi seminariali in Università in Italia e all’estero sul tema sul rapporto Antico e Moderno nella cultura del Barocco. E’ di prossima pubblicazione un volume sui libri fondativi di questa materia nella critica del ‘900, testo che sarà uno strumento prezioso per gli studiosi. Dedicare un programma di studi in questo campo rappresenta non solo un contributo per valorizzare uno dei periodi più originali nella storia di Torino e del Piemonte ma anche una opportunità di ricerca qualificata per giovani studiosi nel campo delle discipline umanistiche Questo è uno degli obbiettivi principali della Fondazione, Dottoressa Cantaluppi? La Fondazione ha due compiti principali: il primo di valorizzare e gestire l’Archivio Storico della Compagnia di San Paolo e l’altro di promuovere la cultura e l’alta formazione umanistica con particolare riferimento alla cultura del Barocco, con cinque borse annuali per gli studi di alta specializzazione. I risultati sono pubblicati con ebook on line in modo integrale, e in una edizione collettanea dei Quaderni cartacei: il primo in uscita (borse 2013) è sull’Età di Juvarra. Ad oggi sono state elargite 18 borse di studio in 4 edizioni e ad aprile 2017 bandiremo la quinta edizione per cinque nuove borse: fino ad oggi sono stati erogati oltre € 700.000 euro per il sostegno alla ricerca nel campo delle humanities per ricercatori specializzandi sotto i 35 anni: puntiamo proprio ad una categoria specifica di sostegno là dove sono venuti meno i fondi universitari. A breve uscirà il nuovo bando? Si, tra qualche settimana pubblicheremo sul sito il nuovo bando – siamo giunti alla quinta edizione – per 5 nuove borse di studio per studiosi italiani e stranieri sotto i 35 anni: il tema riguarderà sempre un argomento del Barocco, l’anno scorso ad esempio era sugli aspetti decorativi. La borsa consiste il 23.000 euro più 1500 euro per viaggi di studio; avranno a disposizione un tutor che noi incarichiamo che affianca per tutto l’anno il borsista: si sono create delle belle squadre di studio, intergenerazionali, che hanno dato ottimi risultati. A conclusione i borsisti e i tutor si incontrano in una riunione plenaria per relazionare sul loro percorso e scambiarsi valutazioni e buone pratiche. Pubblicheremo on line sul nostro sito i risultati in versione integrale. Di cosa si occupa invece l’Ufficio Pio?  Nel 1595 il capitale rischiava...

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Al Gobetti il Tony Pagoda di Iaia Forte ritorna in Italia.

Pubblicato da alle 12:43 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Al Gobetti il Tony Pagoda di Iaia Forte ritorna in Italia.

Debutterà TONY PAGODA – RITORNO IN ITALIA di Paolo Sorrentino, tratto dal romanzo Hanno tutti ragione, diretto e interpretato da Iaia Forte, martedì 21 febbraio 2017, alle ore 19.30, al Gobetti. In scena con lei, Francesca Montanino. Le scene e le luci sono di Nicolas Bovey e le coreografie di Anna Redi. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Lombardi Tiezzi in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e OffRome. “Alter ego di Iaia Forte, maschiaccio napoletano, cantante fanfarone, nato dalla penna di Paolo Sorrentino, Tony si è esibito davanti a Frank Sinatra e ora lo ritroviamo ad Ascoli Piceno in una debordante autocelebrazione canora”. Tony Pagoda: camicia rossa e completo bianco, a metà tra Califano o Bongusto, improbabili capelli rossi alla Silvan, scarpe con rialzo, moglie obesa a casa, una discreta predilezione per alcool e cocaina, insomma un Cetto La Qualunque cantante. L’ultima sua esibizione a New York si era conclusa tra le braccia di due prostitute che lo hanno rapinato e adesso Tony ricomincia il suo stralunato storytelling: passata la mezzanotte, si ritrova in un sordido ristorante ad Ascoli Piceno con la sua corista, ad impartire lezioni di seduzione, compito che si fa più complesso e delicato quando “non si è belli”. Del resto una sola, semplice verità gli è chiara: per affascinare le donne bisogna padroneggiare le parole, a costo di stordire l’uditorio. Tra fiumi di champagne, delusioni amorose, battute fulminanti e riflessioni malinconiche, l’ironia e la complessità di questo personaggio si delineano con ulteriori sfaccettature, regalandoci “perle di saggezza” e una disperata, calda vitalità in un’Italia senza stelle in...

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Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Pubblicato da alle 11:37 in Musica, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Con il primo incontro in programma lunedì 20 febbraio alle 17.30 prende il via un nuovo progetto per la De Sono in sinergia con l’Università degli Studi di Torino. Il DAMS presenta infatti un ciclo di incontri pensati per stimolare i giovani a riflettere sui problemi dell’esecuzione musicale dal vivo. Tre lezioni-concerto destinate agli studenti universitari, ma aperte a tutti gli appassionati, che saranno occasioni preziose per dialogare con giovani interpreti, selezionati dalla De Sono, che hanno già avviato interessanti carriere internazionali. Gli incontri saranno moderati da Paolo Gallarati e Andrea Malvano, entrambi docenti di storia della musica presso l’Ateneo torinese. Ad aprire questo ciclo, i cui appuntamenti si svolgono nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino (via Verdi 8), ci saranno la clarinettista Maura Marinucci, fresca vincitrice del Premio Renzo Giubergia 2016 e da poco assoldata tra le fila della prestigiosa Gustav Mahler Jugendorchester, accompagnata dalla pianista Giorgia Delorenzi, già borsista della De Sono negli anni passati.  Clarinettologia è il titolo di questo primo incontro che prevederà l’esecuzione al clarinetto del Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, Hommage à Bach di Bela Kovacs, le Tre Romanze op. 94 di Robert Schumann e l’Allegro appassionato della Sonata op. 120 n. 2 di Johannes Brahms. Gli incontri proseguiranno lunedì 20 marzo con il percussionista Simone Rubino, borsa di studio De Sono dal 2011 al 2013 e strumentista ormai lanciatissimo ai più alti livelli di un carriera internazionale (basti pensare all’esordio con i Wiener Philharmoniker lo scorso settembre) che sembra non avere ostacoli. Con lui sarà esplorato il variegato universo degli strumenti a percussione con improvvisazioni ed esecuzioni di brani dedicati alla più ampia delle famiglie strumentali. Il ciclo si conclude il 24 aprile con un appuntamento dedicato al repertorio barocco e a tutti i problemi della prassi esecutiva ad esso correlati. Protagonisti saranno Alena Dantcheva (soprano), Emilia Gliozzi (violoncello), Paola Poncet (clavicembalo) e Francesco Olivero (tiorba), anch’essi tutti borsisti o ex borsisti dell’Associazione. Presenteranno una serie di pagine vocali e strumentali di Antonio Vivaldi, tratte dalle preziose raccolte Foà e Giordano custodite presso la Biblioteca Nazionale di Torino, che contengono la stragrande maggioranza degli autografi vivaldiani arrivati ai giorni nostri.Gli incontri saranno a ingresso...

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Le tangibili tonalità fotografiche del pittorialismo italiano in una grande mostra alla Mole.

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Le tangibili tonalità fotografiche del pittorialismo italiano in una grande mostra alla Mole.

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino è aperta la mostra fotografica “Tonalità tangibili. Peretti Griva e il pittorialismo italiano. Dalle collezioni del Museo Nazionale del Cinema”. La cura dell’esposizione è condivisa tra Marco Antonetto e Dario Reteuna, mentre la cura della sezione “D.R. Peretti Griva” è di Giovanna Galante Garrone. Le stampe fotografiche sono ben 250, tutte originali vintage, purtroppo come al solito messe sotto vetro con quello che ciò significa in termini di riflessi. Le sezioni sono tre. La prima, dedicata a Peretti Griva, è posta in un allestimento separato nella sala principale del Museo ed è accompagnata da un breve video in cui Italo Zannier fornisce qualche indicazione critica. La seconda sezione si snoda sulla Rampa Elicoidale che sale intorno alle volte e certamente lo spettacolare colpo d’occhio sull’insieme contribuisce a rendere particolarmente gradevole questa parte della visita. Lungo il percorso, che si conclude negli anni Trenta alle soglie del tardivo trionfo del Modernismo persino nel piccolo mondo antico del fotoamatorialismo italico, si incontrano apparecchi fotografici dell’epoca (tra fine Ottocento e anni Venti), attrezzature e materiali per le varie tecniche pittorialiste, un breve video di spiegazione di alcune di esse e infine la cosa più curiosa: alcune immagini di fotografi e artisti contemporanei italiani che secondo i curatori sarebbero in qualche modo dei discendenti diretti o indiretti del Pittorialismo storico: Gruppo Rodolfo Namias, Silvia Camporesi, Carla Iacono, Carlo Milani, Paolo Ventura. La terza sezione infine è ospitata nella sede staccata della Bibliomediateca Mario Gromo, un fiore archivistico di valore internazionale, non solo per gli studiosi di cinema, perso però nel deserto mal raggiungibile del quartiere periferico di Pozzo Strada. Qui sono esposte una trentina di stampe di Peretti Griva su una parete di recente allestita  per piccole esposizioni temporanee. Nel suo insieme la mostra è decisamente interessante e ben allestita. Raggiunge in pieno il meritorio proposito di mettere in valore ed iniziare ad esibire la preziosa collezione fotografica del Museo, che conta oltre un milione di immagini, di cui 132.000 appartenenti alla fotografia storica. A suscitare le mie perplessità è invece la scelta curatoriale di rivedere, oserei dire “revisionare”, il valore storico e artistico del fenomeno pittorialista isolandone i valori tecnici e le scelte iconografiche dal contesto epocale. Sarebbe un po’ come, mutatis mutandis, cercare di rivalutare il Realismo Socialista russo omettendo di citare il precedente periodo Costruttivista e Futurista. Certo, se al mondo non fosse mai esistito Alfred Stieglitz (che qui compare brevemente in un video nel quale non si fa il minimo cenno al significato storico della sua grandiosa azione culturale ed artistica), per non parlare poi delle Avanguardie storiche o di Marcel Duchamp, potremmo forse compiacerci serenamente di pecorelle, vallate alpine, bellezze in fiore, vecchietti rugosi, edifici consumati dal tempo e via dicendo. Il tutto poi reso con visivi chimicamente più o meno complessi ma tutti tesi, salvo un certo tipo di stampa al platino o al carbone, a trasferire le immagini in epoche pre-fotografiche, quando era la mano umana a tracciare le immagini e non una volgare macchina a base ottica. A nulla vale, secondo me, cercare poi degli epigoni tra i contemporanei.   Qualsiasi artista contemporaneo, un minimo riconosciuto fuori dalla cerchia familiare e amicale, che decida di adoperare una fotocamera, foss’anche per i suoi privatissimi teatrini, sposta l’accento dal formalismo...

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Riformare l’Unione Europea. Un appello e una marcia per l’Europa a 60 anni dai Trattati che la costituirono.

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Riformare l’Unione Europea. Un appello e una marcia per l’Europa a 60 anni dai Trattati che la costituirono.

“Ogni appello è una poesia ed ogni poesia è un appello”, la frase appartiene ad un scena del film The Dreamers di Bernardo Bertolucci costruito sulla vicenda di tre protagonisti all’interno di un appartamento parigino, mentre fuori, nelle strade si accendono le proteste del maggio 1968. Può darsi che non risenta di intenzioni poetiche ma un importante appello, che ad oggi ha già raccolto le firme di oltre trecento personalità e intellettuali europei è stato redatto per una mobilitazione collettiva. L’appello si rivolge alle istituzioni europee e agli Stati membri. Nel testo si chiede di rilanciare l’integrazione europea su basi più democratiche e con un governo comunitario capace di affrontare il difficile momento storico. La parte pratica è costituita da un invito a tutti i cittadini ad aderire alla marcia per l’Europa che si terrà a Roma il 25 marzo, in occasione della celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma. Il 14 febbraio 1984 il Parlamento Europeo adottò il Progetto di Trattato che istituisce l’Unione Europea, il cosiddetto progetto Spinelli.     Il testo completo dell’appello:   Una vera Unione Europea per garantire il benessere, la sicurezza e la democrazia Noi cittadini europei siamo preoccupati e spaventati. La crisi economica e finanziaria ha impoverito la maggior parte di noi. La disoccupazione giovanile rischia di creare una generazione perduta. La disuguaglianza cresce e la coesione sociale è in pericolo. L’UE è circondata da conflitti e instabilità, dall’Ucraina alla Turchia, dal Medio Oriente al Nord Africa. Il flusso di rifugiati e migranti è diventato una questione strutturale che dobbiamo affrontare insieme, in modo umano e lungimirante. In molti Stati membri si manifestano tendenze autoritarie e l’ascesa di forze nazionaliste e xenofobe. La democrazia e i valori fondanti della civiltà europea moderna sono sotto attacco. La stessa Unione Europea è messa in discussione, sebbene abbia garantito pace, democrazia e benessere per decenni. Noi cittadini europei non vogliamo che i politici nazionali si preoccupino solo delle successive elezioni nazionali o locali. Chiedono soluzioni europee a problemi europei, ma poi agiscono per rendere tali soluzioni impossibili o inefficaci. Ignorano le proposte della Commissione e non applicano le decisioni già prese, incluse quelle approvate all’unanimità. Chiediamo ai politici e ai media nazionali di smettere di presentare l’integrazione come un gioco a somma zero, mettendo così le nazioni l’una contro l’altra. In un mondo interdipendente nessuna nazione da sola può garantire le necessità basilari dei suoi cittadini e la giustizia sociale. In questo contesto l’integrazione e un governo sovranazionale europeo sono un gioco a somma positiva. Il nostro modello sociale europeo fondato sulla democrazia liberale e sull’economia sociale di mercato può sopravvivere solo in un quadro di governo multi-livello, sulla base del principio di sussidiarietà. Noi cittadini europei siamo consapevoli che la globalizzazione sta trasformando il mondo. Abbiamo bisogno di un governo europeo per promuovere i nostri valori e contribuire alla soluzione dei problemi globali che minacciano l’umanità. Il mondo ha bisogno di un’Europa cosmopolita e rivolta a contribuire alla costruzione di una governance globale più democratica ed efficiente, per affrontare le sfide più impellenti, dal cambiamento climatico, alla pace, dalla povertà globale, alla transizione verso un’economia sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Noi cittadini europei riconosciamo l’UE come una incompleta Res Publica. Ha un budget ridicolo (0,9% del PIL) e nessuna autonomia finanziaria, mentre le sue competenze e poteri sono...

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“Libera la parola”, il concorso giornalistico per le scuole sulla libertà d’espressione.

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“Libera la parola”, il concorso giornalistico per le scuole sulla libertà d’espressione.

  Apre la la sua seconda edizione, il Festival dei Diritti Umani e si arricchisce quest’anno del concorso giornalistico nazionale “Libera la parola”, indetto dal Festival insieme a FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), aperto a tutte le scuole superiori italiane di secondo grado.  Il tema da trattare è la libertà d’espressione. Per ispirarsi c’è l’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che contiene tutti gli elementi di contesto e di attualità utili alla compilazione di un elaborato giornalistico: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere». La partecipazione al contest, che propone agli studenti di cimentarsi con un elaborato giornalistico scritto, radiofonico o televisivo, è gratis. Il miglior articolo per la carta stampata, per la radio e per la televisione sarà premiato con la pubblicazione sui media partner dell’iniziativa: Corriere della Sera, Radio Popolare, Rainews24. Gli elaborati dovranno pervenire entro il 15 marzo 2017 attraverso l’apposita sezione sul sito www.festivaldirittiumani.it dove sono pubblicate tutte le informazioni utili. La premiazione avverrà nel corso della seconda edizione del Festival dei Diritti Umani, che si terrà dal 2 al 7 maggio 2017 alla Triennale di Milano. Sono inoltre online sul sito e sul canale Youtube del Festival dei Diritti Umani, i primi video-consigli rivolti ai partecipanti al contest “Libera la parola”: alcune grandi firme del giornalismo forniscono le “dritte” a studenti e insegnanti per produrre un buon articolo, che è, tra l’altro, una delle prove previste all’esame di maturità. Studenti oggi, reporter domani. Info e iscrizioni: http://festivaldirittiumani.it/concorso-giornalistico-2017-festival-dei-diritti-umanie-organizzato-reset-diritti-umani/ Termine per partecipare: 15 marzo 2017 – Playlist Youtube: https://www.youtube.com/playlist?list=PLg-5-Hg_sEUWFPgKsBMeKzPN–yOq_f3z “Libera la parola” è un’iniziativa di Reset-Diritti Umani. Reset-Diritti Umani è un’associazione non profit, nata a Milano nel 2015 per diffondere la conoscenza e la cultura dei diritti umani attraverso il Festival e altre...

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