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Una stanza tutta per sé. Tradere di Sacha Turchi alla Project room di Davide Paludetto.

Pubblicato da alle 11:44 in .Arte, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Una stanza tutta per sé. Tradere di Sacha Turchi alla Project room di Davide Paludetto.

Continua la programmazione della Project Room di Davide Paludetto in via degli Artisti 10 con il progetto Tradere di Sacha Turchi (Roma, 1988) visitabile sino al 13 maggio. Le due stanze che si affacciano su strada sono state letteralmente invase da 200 bambole di pezza di bianco candore appoggiate a terra e volutamente disposte come se seguissero la corrente di un fiume, simili tra loro, neutralizzate e moltiplicate dalla totale assenza di connotazioni individuali, in realtà tutte diverse per tipologia di stoffa e misura. L’impatto visivo viene affiancato e per certi versi superato da quello olfattivo e sonoro: un effluvio intenso di lavanda, un suono ritmico e intenso, cadenzato, avvolgono lo spettatore in un progetto che si rivela esperienza sinestetica, olistica, fortemente emotiva, in grado di stimolare connessioni immediate e inconsce: i fantocci, ma sarebbe meglio dire feticci, sono in realtà le dagide, le piccole bambole di pezza che si realizzavano anticamente da ciò che rimaneva dei tessuti del corredo tramandato e ormai logoro; riempite di lavanda, assolvevano anche ad altra funzione, oltre a quella di gioco. Tradere si collega all’omonimo latino riprendendone quindi il significato di tramandare, offrire, trasmettere: la tradizione legata al corredo diventa metafora del ciclo generativo della vita da madre in figlia, un fluire lento, continuo, primordiale, naturale, così come la lavanda, così come il suono ancestrale che procede senza posa. L’installazione viene accompagnata da una serie di sculture che richiamano la struttura ossea umana (un coccige, non a caso, deposto tra le bambole) chiamata alla trasformazione, anche dolorosa, nel momento della riproduzione: si noti in particolare la scultura a parete, Spongia (ferro, tessuto, calcio, collagene, magnesio, ossido di zinco, amidi vegetali, 2015) realizzata in laboratorio con materiali che imitano la sostanza delle ossa umane. Spongia è evocazione antropomorfa e biomorfa, e allo stesso tempo una macchina costruita a misura d’uomo che idealmente permetterebbe ad esso di aprirsi afferrandosi ad essa. Le braccia si tengono a due maniglie e la macchina, schiudendosi, esattamente come farebbe un fiore, schiude anche il petto della persona. Anche Spongia dunque diventa metafora del ritmo lento dell’evoluzione, in una ricerca continua e coerente (si veda l’installazione Ortho Spinalis realizzata al Castello di Rivara nel 2016), talvolta performativa da parte della giovane artista romana, di rendere metafisica ed introiettiva un’esperienza che è fortemente legata alla concretezza della natura, alla ineluttabilità generatrice della riproduzione, all’energia della materia, qualunque senso essa...

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Libere disobbedienti e innamorate a Tel Aviv. Il controverso film dell’israeliana Hamoud.

Pubblicato da alle 11:48 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Libere disobbedienti e innamorate a Tel Aviv. Il controverso film dell’israeliana Hamoud.

Approdato da poco meno di una settimana al Cinema Massimo di Torino, «Libere disobbedienti innamorate – In between» (titolo originale Bar Bahr) è l’opera prima della regista israeliana Maysaloun Hamoud, una storia ambientata in una Tel Aviv moderna e liberale solo in superficie. Un’opera coraggiosa che è valsa il riconoscimento all’Haifa International Film Festival, oltre che un raro esempio di cinema mediorientale lontano dai soggetti di guerra fortemente stereotipati. Leila, Salma e Noor sono tre ragazze palestinesi che condividono un appartamento nella città; le prime due, rispettivamente avvocato penalista e dj omosessuale, sono occidentalizzate ed emancipate; l’ultima arrivata invece è una musulmana osservante, sottomessa da un promesso sposo che la picchia e la stupra. Grazie all’aiuto delle due coinquiline, Noor riuscirà a trovare il coraggio per allontanarsi dal suo fidanzato e a conquistarsi anche lei la propria «libertà». Ma è solo un’illusione. Al di là di questa singola vittoria, il film mostra una generazione perdente contro le discriminazioni di genere, in una società che continua a vivere sulle contraddizioni del mondo moderno: si recita spesso in arabo ma si veste all’occidentale, ci si sballa ma si pretende la purezza, ci si vuole affermare, come future generazioni, ma si è impediti dalla tradizione patriarcale dominante. E anche il tema dell’emancipazione femminile, pur affermandosi nello stile di vita delle protagoniste, rimane intrappolato, tanto da poter affermare che la «libertà», ad esclusione del titolo, non esiste. Libertà significa affermazione di sé ‘senza se e senza ma’ e in questo film i compromessi sono soffocanti: Leila è costretta a separarsi dal suo innamorato, rivelatosi anch’egli un fondamentalista, Salma non ha altre scelte che fuggire a Berlino e Noor, in una scena di grande poeticità, assapora la propria libertà illusoria andando in contro alle onde del mare. Il film infine si conclude come è cominciato, in discoteca, suggerendo un’immobilità culturale dalla quale si può evadere solo attraverso un’ulteriore illusione, quella indotta dalle droghe, altro leitmotiv costante, che travia dal mondo ‘reale’ e concede qualche attimo di spensieratezza dal disorientamento della vita. Federico...

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“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

Pubblicato da alle 15:59 in Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

“La fotografia tra carta e digitale” è stato il tema del Piemonte Visual Contest.

L’indiscusso valore storico delle immagini, quello che documenta, e va al di là dell’estetica, senza dimenticarsene. Lo sanno bene gli organizzatori del Piemonte Visual Contest che hanno dedicato un incontro dell’edizione 2017 al tema «La fotografia tra carta e digitale» per discutere della storia e dell’evoluzione del Piemonte attraverso la fotografia.     Un titolo già ambiguo: il termine ‘carta’ si riferisce alle fotografie cartacee, analogiche del ‘900; ma ‘carta’ è anche la rappresentazione visiva di una realtà, una mappa, una cartografia. D’altronde il Piemonte Visual Contest 2017 tratta proprio di questo, di Novecento in Piemonte. A partire da mappe, open data e visualizzazioni multimediali digitali, i partecipanti al concorso sono chiamati a raccontare il territorio (il suo passato e il suo presente), le sue problematiche e i suoi sviluppi. Per fare ciò, ognuno potrà servirsi di dati liberamente accessibili, scaricabili e utilizzabili. Il Fondo Mario Gabino, per esempio, conta 16 mila fototipi, tra foto urbane e alpine. Questi documenti, oltre a rappresentare un patrimonio del valore inestimabile, si rivelano ancora oggi funzionali nell’ottica di uno studio di confronto: com’è cambiata la città nel Novecento? E i ghiacciai che Gabino amava fotografare esistono ancora? È così che si scoprono gli scavi di via Roma, pensati per la metropolitana e che oggi sono diventati parcheggi. Questa «Torino che scompare» – titolo del concorso vinto da Mario Gabino per documentare i cambiamenti di inizio Novecento – oggi vuole essere ri-raccontata e, nell’incontro con le nuove tecnologie, con le piattaforme digitali ha la possibilità di rinascere. Riappare, nelle fotografie aeree geo-referenziate, nelle mappe in sovrimpressione del portale del Piemonte, nello Street Museum, l’applicazione in realtà aumentata che permette di visualizzare tramite smartphone geo-localizzato immagini storiche nel luogo in cui sono state scattate, per uno spettacolo di presente e passato a confronto. Insieme al Fondo Gabino, anche lo Urban Center Metropolitano e i Geoportali del Piemonte (realizzati dal CSI: www.geoportalepiemonte.it) offrono open data per la partecipazione al concorso. Federico...

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Droidcon è l’appuntamento internazionale sul sistema operativo di Google: Android.

Pubblicato da alle 14:06 in Innovazione, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Droidcon è l’appuntamento internazionale sul sistema operativo di Google: Android.

Al Lingotto di Torino DROIDCON: tutte le novità di Android Droidcon sarà un device  spalancato sull’universo delle App e dell’Internet of Things – l’avveniristico  mondo in cui gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza-  senza dubbio uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicato ad Android, il sistema operativo sviluppato da quel totem a cui oggi viene rivolta ogni sorta di domanda che si chiama Google e fu inventato da due studenti californiani in un garage. Organizzato dalla società torinese Synesthesia, Droidcon si svolgerà il 6-7 aprile al Centro Congressi del Lingotto di Torino. Interverranno sessanta speakers delle maggiori realtà del settore: Google e Google Developer Experts, Amazon, Uber, New York Times, Groupon, Booking, Pinterest, SoundCloud, insomma mezza San Francisco sarà in città. Un’occasione di dialogo fra esperti, operatori e appassionati per conoscere che cosa ci riserva il futuro di Android. Si parlerà di design, progettazione, applicazioni, sicurezza, marketing ma non solo. L’8 e il 9 aprile ci sarà l’hackathon che permetterà agli sviluppatori più intraprendenti di sfidarsi, riuniti in squadre, nella realizzazione di un’applicazione in 30 ore non-stop, da sabato mattina a domenica...

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L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

Pubblicato da alle 11:52 in galleria home page, Musica, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

Preceduta da una conferenza introduttiva del professor Paolo Gallarati alle 18.30 in Sala Londra, all’auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto si ascolterà, lunedì 3 aprile, un programma monografico con l’esecuzione della monumentale Messa in si minore di Johann Sebastian Bach, una delle più alte espressioni presenti nell’intera produzione del genio di Eisenach e pietra miliare nella storia della musica sacra. Scritta a più riprese tra il 1733, anno di composizione del Kyrie e del Gloria, e il 1739, fu dedicata a Federico Augusto II elettore cattolico di Sassonia e re di Polonia con il nome di Augusto III. L’opera comprende in tutto 25 pezzi, di cui 16 brani corali, 6 arie solistiche e 3 Duetti. Fondato nel 1946 e nel corso degli anni affermatosi come una realtà di respiro internazionale, il Windsbacher Knabenchor, ensemble vocale formato da bambini e adolescenti, è protagonista, sotto la direzione del suo direttore Martin Lehmann, del concerto pensato per la serata. Insieme ai giovani coristi la parte strumentale è affidata all’Akademie für Alte Musik di Berlino, una delle formazioni più accreditate a livello internazionale per l’esecuzione della musica barocca con oltre un milione di dischi venduti in tutto il mondo sin dal 1982 anno della sua fondazione. A completare il cast un quartetto di voci soliste d’eccezione come il soprano spagnolo Nuria Rial, il mezzosoprano americano Rebecca Martin, i tedeschi Markus Schäfer e Thomas Laske, rispettivamente tenore e basso. Sebbene scritta a blocchi distinti in momenti differenti, «la Messa in si minore – scrive Giorgio Pestelli – rivela alla fine una prodigiosa unità di tono: come se i tasselli che la compongono, nati in anni diversi e ispirati a diversi stili di riferimento, per qualche misteriosa virtù si siano attratti e saldati in una superiore ed eloquente continuità».  ...

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ll bando OPEN: innovazione e partecipazione culturale.

Pubblicato da alle 10:39 in DOXA segnalazioni, Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

ll bando OPEN: innovazione e partecipazione culturale.

Il Museo non è un’isola: Nati con la Cultura, esempio virtuoso di audience engagement. Il bando OPEN, istituito dalla Compagnia di San Paolo nel 2015, sostiene i progetti che mirano ad ampliare e diversificare la domanda culturale del pubblico, attraverso la proposta di nuove forme di coinvolgimento attivo. “Ogni pubblico ha proprie peculiarità e il bando OPEN nasce per individuare risposte adeguate alle domande e ai bisogni culturali di una comunità. Negli ultimi due anni, Compagnia di San Paolo ha intrapreso un percorso di esplorazione di questo tema, proponendosi come interlocutore di riferimento per le istituzioni culturali intente a individuare le corrette modalità per stimolare il coinvolgimento attivo di diversi pubblici, lavorando sulla costruzione dell’offerta culturale per tener conto e stimolare la crescita di una domanda che non esisteva in precedenza” – afferma Matteo Bagnasco, Responsabile dell’Area Innovazione Culturale di Compagnia di San Paolo. “OPEN è in quest’ottica uo strumento volto ad avviare proposte e iniziative in grado di produrre una risposta fattiva. Nelle due edizioni del bando sono stati premiati complessivamente 31 progetti su territorio nazionale, tutti caratterizzati da una grande varietà di ambiti di applicazione e dall’attenzione diversificata a molteplici target di riferimento”. Come emerso dall’Osservatorio Culturale del Piemonte durante il Convegno conclusivo degli Stati Generali della Cultura tenutosi il 14 dicembre 2016, il Piemonte sta continuando nel suo percorso di sviluppo del settore museale e dei beni culturali. Tuttavia, considerando l’intero territorio italiano, se l’offerta resta considerevole, la domanda e la partecipazione rimangono essenzialmente immutate quando non ridotte rispetto al passato. In questo contesto si inserisce l’intervento della Compagnia di San Paolo, fondazione sempre più attiva nella ricerca e nel sostegno in tema di innovazione culturale, che ritiene l’audience engagement elemento prioritario, in quanto forza propulsiva volta alla costruzione di una risposta concreta alle necessità culturali del territorio. Il bando OPEN ha ottenuto una risposta importante in entrambe le edizioni (2015 e 2016) con un totale di 315 progetti ricevuti nel periodo di apertura delle due call. Il Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo ha premiato complessivamente 31 progetti, di cui 13 nel 2015 e 18 nel 2016, per un impegno complessivo di € 465.000 per il 2015, incrementato del 30% nella seconda edizione, fino ad arrivare ad un contributo di € 609.000 per i progetti vincitori del 2016 (totale nel biennio: € 1.074.000). Anche nel 2017 lo stile di intervento dell’ente in tema di innovazione culturale si conferma in gran parte sperimentale, alla ricerca di modelli ed esperienze da far emergere e sistematizzare con un investimento di circa 6.000.000 di euro. Gli interventi della Compagnia di San Paolo si articolano  sull’individuazione e il sostegno  di nuove forme espressive, sull’innovazione finalizzata all’inclusione sociale ed alla partecipazione culturale, sulla sinergia di scienza e cultura in ambito sociale e sulla promozione di nuove imprenditorialità e professionalità creative. In particolare Nati con la Cultura, il progetto concepito all’Ospedale Sant’Anna di Torino dalla Onlus Fondazione Medicina a Misura di Donna, è cresciuto in una logica di sistema con Abbonamento Musei Torino Piemonte e Osservatorio Culturale del Piemonte, che hanno attivato un percorso di ricerca condivisa tra musei e famiglie a partire dall’implementazione dei servizi per tutti i cittadini. Vincitore della prima edizione del bando OPEN di Compagnia di San Paolo dedicato allo sviluppo dei pubblici, il progetto contribuisce...

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Da Torino a Milano per un “viaggio sciamanico” nell’arte di Pino Pascali alla Fondazione Carriero.

Pubblicato da alle 16:45 in .Arte, galleria home page, Mostre, Notizie | 0 commenti

Da Torino a Milano per un “viaggio sciamanico” nell’arte di Pino Pascali alla Fondazione Carriero.

Dal 24 marzo scorso è Pelle conciata (1968), opera in pelo acrilico di Pino Pascali (Bari, 1935 – Roma, 1968), ad accogliere il visitatore all’interno di Casa Parravicini, suggestivo palazzo quattrocentesco, sede della Fondazione Carriero, eccellenza di produzione artistica e divulgazione culturale, nel cuore di Milano. Si entra così in medias res nel percorso espositivo della mostra Pascali Sciamano, a cura di Francesco Stocchi, mostra che catalizza l’attenzione sull’opera dell’artista pugliese tra il 1966 e il 1968, posta in dialogo con la cultura africana e i suoi esiti formali, da cui Pascali trae ispirazione nel suo processo creativo.   Pascali è stato un artista eclettico, scultore, scenografo, performer: figura eccezionale della scena artistica italiana degli anni Sessanta e singolare esponente dell’Arte Povera. Nel 1966 accetta l’invito del gallerista Gian Enzo Sperone ad esporre per la prima volta le sue armi – giocattolo, presso la galleria Sperone di Torino e nel 1967 presenta presso l’Attico, di Fabio Sargentini a Roma le sue prime “finte sculture”, opere in tela bianca su centine di legno. Nel 1968 partecipa alla Biennale di Venezia e scompare all’età di 33 anni per un incidente in moto. Nella sua breve e felice parentesi artistica Pascali indaga le radici della cultura mediterranea – i campi, il mare, la terra e gli animali – calate nella dimensione ludica dell’arte e realizza opere con materiali di recupero – metalli, paglia, corde, fibre sintetiche – prelevati dalla quotidianità. Nell’ambito della sua sintesi poetica, naturale e artificiale concorrono ad imitare ed interpretare i cicli vitali e i suoi elementi con sapienza ed ironia, attivando una riflessione sul sistema socio-economico della produzione di massa. L’esposizione, visitabile fino al 24 giugno, si sviluppa sui tre piani dell’edificio storico, giocando con le sue architetture ed evitando il confronto diretto tra le opere dell’artista e i manufatti africani (sculture funerarie, figure propiziatorie, strumenti musicali, sgabelli, maschere, monete, tutte risalenti al XIX e XX secolo). La proposta espositiva restituisce l’incanto e l’atmosfera dell’arte tribale che era parte costitutiva dell’immaginario dell’artista. Di assoluto rilievo è anche il progetto allestitivo che pone in relazione tra loro tutti i lavori di Pascali – alla maniera dell’artista – come se ciascuno di essi potesse “attivare” l’altro in una sorta di energica trama narrativa, dalle rinnovate soluzioni di forma e di segno. Al piano terra è presentata una selezione inedita di “finte sculture”, strutture leggere di legno e tela dipinta, dai profili fortemente riconoscibili, che giocano con il concetto di scultura imitandone i materiali. Animali ed elementi naturalistici si incontrano a formare scenografie favolistiche: due cigni, un pellicano, un serpente, uno scoglio, qualche bambù e un bucranio – motivo ornamentale architettonico dell’età antica che riproduce un cranio di bue – dimostrano la particolare attenzione dell’artista nei confronti della mitologia e del racconto popolare. Pur non essendo mai stato nel continente africano, Pascali era attratto da quella cultura animista fatta di energie ancestrali: era affascinato dall’essenza primitiva dell’essere in comunione con i cicli vitali della natura e proprio come uno “sciamano” mediava tra questa e l’incalzante produzione industriale in serie. Al primo piano, nelle due sale principali sono allestite 6 opere che ben si inseriscono nel ciclo della Ricostruzione della natura, iniziata nel 1967. Liane (1968), un grande fungo peloso (Pelo/Contropelo, 1968), un imponente cesto di lana di ferro (Cesto, 1968) ed...

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Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Pubblicato da alle 18:46 in Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Premiati a Milano diversi studenti piemontesi. Rappresenteranno l’Italia alla finale europea del concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE della Direzione Generale Ricerca della Commissione europea a Tallin dal 22 al 27 settembre , che prevede premi sino a 7mila euro, gli studenti che hanno realizzato il prototipo e il progetto intitolato: “CardioID: dimmi come batte il tuo cuore e ti dirò chi sei!” sono Mattia Borgna (1998), Andrea Domenico Mourglia (1998), Filippo Pairotti (1998) dell’Istituto Internazionale ‘E. Agnelli’ di Torino. “Il nostro progetto consente di  fare identificazione personale con battito cardiaco e prototipo di orologio da polso per farsi riconoscere ed è applicabile anche con servizi vari come l’e-banking”, spiegano. CardioID è un dispositivo capace di riconoscere l’identità di una persona attraverso l’analisi del segnale elettrocardiografico (ECG), ovvero il segnale elettrico generato dal cuore durante una contrazione. Il sistema consta di un amplificatore ECG, una scheda di acquisizione e trasmissione wireless ed un dispositivo mobile (Smartphone o Tablet). L’amplificatore ECG, per mezzo di elettrodi posti sui polsi, amplifica e preleva il segnale corrispondente alla prima derivazione cardiaca. Tra gli altri premiati vincono il viaggio e la partecipazione a  TISF, fiera scientifica internazionale di Taiwan (www.ntsc.gov.tw), febbraio 2018;(Premio AIM, Associazione italiana di metallurgia) per il loro progetto intitolato “Nanozimi: particelle inorganiche che  imitano gli enzimi” gli studenti Martina Boarino (1998), Francesco Gardini (1997)  dell’ IS ‘A. Sobrero’ di  Casale Monferrato, Alessandria. Inoltre vincono viaggio e partecipazione a 8a INESPO, olimpiade internazionale dell’ambiente e della sostenibilità (www.inespo.org), Amsterdam, settembre per il loro progetto “ iBreathe: studio delle relazioni e interazioni tra condizioni climatiche e inquinamento atmosferico”, gli studenti Federico Gambedotti (1999), Lorenzo Ugoccioni (2000) del Liceo Scientifico Statale ‘G. Ferraris’, Torino. Vince viaggio e partecipazione a Expo Sciences Belgio, Bruxelles, aprile 2018 (Premio Salvetti Foundation)- per il suo progetto intitolato: Protesi robotiche: nuove frontiere. Costi sempre più bassi per una diffusione globale” la studentessa Giorgia Ladislao (1998) del Liceo Scientifico Statale ‘L. Cocito’, Alba, Cuneo. Il Piemonte per l’edizione 2017 del concorso europeo “I giovani e le scienze” si è distinto per qualità di progetti e per numero di partecipanti rispetto ad altre regioni italiane. Per altri dettagli sul concorso europeo- selezione italiana che è annuale si può contattare la FAST-Federazione delle Associazioni Scientifice e...

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Previste 1200 piante a dimora tra platani, tigli, ippocastani, aceri, carpini e alberi di Giuda.

Pubblicato da alle 14:07 in Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Previste 1200 piante a dimora tra platani, tigli, ippocastani, aceri, carpini e alberi di Giuda.

Nei prossimi giorni saranno messe a dimora le prime delle 1200 piante previste dal piano di piantamenti lanciato alla fine del 2015 con un investimento di 600mila euro. Gran parte degli alberi sarà collocato in primavera, con una coda di lavori in autunno. A questi alberi si aggiungeranno in aprile i 200 destinati a via Zino Zini, dopo gli altrettanti collocati a novembre in lungo Stura Lazio, grazie all’iniziativa “1000 alberi per Torino” avviata dell’Amministrazione comunale in occasione della Giornata mondiale dell’Albero del 20 novembre scorso, con il coinvolgimento di cittadini e associazioni nella messa a dimora. Altri 630 alberi troveranno una collocazione nei parchi e nelle vie alberate della città – Circoscrizioni 2, 5, 6, 8 – nel 2018, grazie ai fondi ministeriali previsti dal Progetto Periferie (ambito 1.18). Infine, in queste settimane saranno piantati i 24 alberi donati dai cittadini nel periodo settembre-dicembre 2016, nell’ambito dell’iniziativa “Regala un albero alla tua città”. Viali alberati Ad avvantaggiarsi di più dei nuovi esemplari saranno i viali alberati, dove nel tempo si sono creati dei vuoti. Questi gli interventi previsti: Platani. La specie più diffusa in città: saranno 45 per corso Galileo Ferraris e altrettanti in corso Unione Sovietica; 20 per corso Traiano, 10 in corso Siracusa e in corso Turati, 9 in corso Principe Eugenio. Tigli. In corso Trapani 74, 25 in via Vigliani, 21 in via Lanzo. Ippocastani. In corso Re Umberto 45, altri 33 in corso Stati Uniti, 14 in corso Vinzaglio e 12 in corso Montevecchio. Acer pseudoplatanus. Ne verranno messi a dimora 12 in corso San Maurizio; Aceri. In corso Arimondi 20, 30 aceri per corso Cosenza e per corso Corsica, 40 in corso Benedetto Croce. Carpini. Per ripristinare tutte le fallanze di corso Vercelli ne servono 51, dove si è appena completata la potatura dell’intero asse; altri 80 saranno poi piantati in via Botticelli nell’autunno. Liquidambar Ne sono previsti 45 per Via Ventimiglia. Nocciolo di Costantinopoli. Andrà a colmare con 32 alberi il filare di corso Regio Parco, dove si è deciso di ripristinare le fallanze cambiando la specie. Il frassino, che caratterizza il corso, è una specie che ha manifestato forti situazioni di stress in ambiente urbano e il cui utilizzo è sconsigliato perché è stato riscontrato un nuovo patogeno di origine fungina.   • Alberi di Giuda (Cercis siliquastrum). La fioritura di intenso color ciclamino è in corso in questi giorni: la magnifica specie andrà ad abbellire corso Trento e corso Trieste (14), corso Sommeiller, via Bartoli e via Richelmy (3). • Prunus: 12 piantati in corso Massimo d’Azeglio e 14 in viale Agudio. Parchi e giardini Anche parchi e giardini saranno oggetto di nuovi inserimenti: 10 i noccioli di Costantinopoli che verranno piantati nel giardino di via Bonfante, 6 nel giardino Zumaglia e 15 nel giardino di via Martina; 25 prunus ravviveranno con i loro fiori il Parco Di Vittorio, mentre 30 platani e 2 tigli verranno messi a dimora nel Parco Cavalieri di Vittorio Veneto (Piazza D’Armi). 20 platani saranno ripiantati nel parco Suor Michelotti e in corso Tortona, che negli anni hanno visto numerosi abbattimenti di piante affette da cancro colorato e su cui si utilizzerà, come già fatto in passato anche in altre aree oggetto di diffusione della malattia, la varietà Platanor (clone resistente). Un importante intervento, molto...

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La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Pubblicato da alle 17:53 in DOXA segnalazioni, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Mercoledì 15 marzo al Goethe-Institut di Torino si è svolto un dibattito con tema:  “Etica dell’immagine” a cui hanno preso parte Federico Vercellone, Maria Tilde Bettetini e Adriano Fabris. Federico Vercellone, Professore all’università di Torino ha introdotto l’argomento che è stato poi sviluppato dagli altri due partecipanti: in particolare, Maria Tilde Bettetini (IULM Milano), ha fatto un excursus su come fosse vista l’immagine nel passato, parlando di Ebraismo, Cristianesimo, di Lutero e dell’Islam. Il Professor Adriano Fabris (Università di Pisa), ha fatto riferimento all’oggi, ed è stato proprio lui a rendere vivo questo dibattito, facilitando, all’interno della Sala Grande, l’immedesimarsi e il ritrovarsi nelle sue parole. In evidenza sulla cartolina d’invito troviamo una fotografia tratta da Postcards from Europe dell’artista Eva Leitolf che ha immortalato un albero d’arancio: qui possiamo notare la quantità di frutti caduti ai piedi dell’albero e i pochi rimasti sui rami. Quale è il nesso tra l’immagine scelta e questo dibattito il cui intento è volutamente transdisciplinare?  La lettura proposta da Fabris, parte dall’assunto che nella nostra epoca osserviamo migliaia di immagini ogni giorno, diversamente rispetto al passato dove raramente si potevano osservare immagini al di fuori delle chiese o dei musei. Al giorno d’oggi le fotografie non sono qualcosa di straordinario, ma sono divenute ordinarie e, per la maggior parte di noi, non hanno una vera forza iconica, non hanno peso; alcune restano e permangono nella mente altre, la maggior parte, spesso contingenti, già conosciute e che quindi non colpiscono la nostra mente, non trovano spazio nella nostra memoria e scivolano via senza lasciare traccia. “Potente debolezza” questo è l’ossimoro che è stato affiancato alla parola “immagine” da Adriano Fabris, un elemento che compare e scompare: è potente in quanto colpisce ma allo stesso tempo debole perché non ha durata. Questa debolezza è quasi irrilevante, infatti, le immagini sono necessarie e raggiungono un’autonomia tale da avere un’individualità rispetto allo spazio della realtà e dell’oggettività: esse sono in grado di sostituirsi all’esperienza diretta della realtà, portandoci poi a cercare di conoscere ciò che ritraggono e descrivono. Al significato e alla storia che l’immagine ha catturato ci si arriva soltanto in seguito rispetto alla visione nell’immediatezza, siamo incuriositi e nasce in noi la voglia di una spiegazione, di parole che caratterizzino la scena. Non solo le fotografie ci permettono di vivere, vedendole, le vicende di qualcun altro ma intaccano anche la nostra stessa realtà: questa è mediata dalle tecnologie e dai supporti che le veicolano. Ad essi vi giungiamo, ancora una volta per mezzo di un’icona, piccola immagine convenzione simbolica che compare sul monitor e rappresenta una porta, la quale ci permette di entrare in un altro mondo, quello virtuale. La domanda quindi è: la concentrazione sulla parola, in un mondo nel quale l’immagine è anteposta a tutto per attirare l’attenzione, è ormai superata? Gaia Della...

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