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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

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Connesso ? Magari al pianeta e agli altri.

“Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta” Thich Nhat Hanh è un monaco buddhista vietnamita, poeta e pacifista. Insegna e guida ritiri sull’arte di “vivere consapevolmente”,  al suo attivo ha la pubblicazione di moltissimi libri. Il suo pensiero è stato di forte ispirazione per Grazia Roncaglia, insegnante della scuola primaria, che ha da poco dato alle stampe per le edizioni L’Età dell’Acquario il libro “Connesso a me stesso, agli altri, al Pianeta”. Il libro racconta una storia delicata che prende spunto dalla vacanza in montagna di Alice, la protagonista dodicenne si trova immersa in un mondo a cui non è abituata. Lontana dal trambusto cittadino e dai pressanti ritmi della scuola – e, soprattutto, da internet e dai social network, si accorge della presenza anomala ma persistente di quell’elemento che chiamiamo silenzio. Lievemente disorientata all’inizio, con l’aiuto di una nonna speciale e del saggio montanaro Antonio, scopre che dal silenzio scaturisce la gioia più grande, perché in esso si può ascoltare sé stessi e il mondo. Impaginata con particolare accuratezza, animata da un lettering che muta colore e font, la storia si avvale di ottime illustrazioni. Disseminate tra le pagine, le immagini acquerellate realizzate da Paola Gandini, artista, insegnante e capace illustratrice, creano uno sfondo fatto di una magia gentile, accogliente e poetica. Piccoli mondi di contemplazione, le tavole pubblicate aprono con naturalezza la possibilità di una meditazione rasserenata sulle cose e sulle loro potenzialità. Viene così a crearsi una perfetta armonia tra il testo, che invita alla meditazione e al recupero di una connessione senza satellite con se stessi e la suggestione visuale. L’avventura di Alice ha i pregio di provare a coinvolgere i ragazzi in qualche pratica di meditazione e consapevolezza, attraverso le quali proveranno ad avviarsi, assieme alla protagonista, sul sentiero della conoscenza di sé, dell’amorevolezza e della compassione. Il libro contiene una seconda parte rivolta ai genitori e agli insegnanti che desiderano accompagnare i ragazzi in questo particolare percorso.      ...

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Natalie Portman & Co: L’ultima Crociata del femminismo ai Golden Globe

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Natalie Portman & Co: L’ultima Crociata del femminismo ai Golden Globe

Femminismo ai Golden Globe Award. Siamo alle solite. La storia è  – più o meno – sempre la stessa ormai da 40 anni, trita e ritrita, cambiano solo i personaggi. Perché si sa, del femminismo si può dire tutto, l’importante è non discostarsi mai dalla visione comunemente accettata e politicamente corretta somministrataci da anni fino alla nausea, lasciandoci andare ai più veementi e, spesso, ipocriti dibattiti da salotto in difesa dei più indiscutibili ideali. Altrimenti è meglio rimanere a casa, dove gli unici che possono assistere ai vostri discorsi anticonformisti e scandalosi sono i vostri familiari che vi conoscono e chiudono un occhio. Con questo si è ben lungi dal criticare il femminismo in sé, ovviamente. Mettere in discussione il valore inestimabile delle instancabili lotte per la parità dei sessi portate avanti negli anni da donne coraggiose assetate di libertà sarebbe oltraggioso, nonché profondamente ingiusto. L’importante è avere la capacità di riconoscere il limite oltre il quale una legittima battaglia diventa mera ossessione ideologica, una presa di posizione radicale priva di qualunque fondamento razionale. Stavolta il teatrino ha avuto luogo alla serata dei Golden Globe Awards dello scorso 7 gennaio, alla quale molte attrici si sono presentate in abito nero e sguardo serioso in segno di rispetto verso tutte le donne vittime di molestie sessuali. Gesto di lodevole e sincera vicinanza emotiva o puro stratagemma pubblicitario di poco conto. Le luci della ribalta sono accese e tutti applaudono al sentito tributo. Il tema della serata diventa chiaro quando alcune delle attrici più popolari del momento danno inizio a una carrellata di appassionati e accorati discorsi contro ogni genere di violenza e in sostegno al women power, tra i quali spiccano quelli della regina dell’entertainment americano, Oprah Winfrey (che ancora una volta  conferma il suo status di più grande ammaliatrice di folle degli Stati Uniti) e della fidanzatina d’America Reese Witherspoon, tra l’altro candidata come migliore attrice per il ruolo di Madeline nella miniserie Big Little Lies, aperta denuncia alla violenza contro le donne. La cerimonia fila liscia tra i convenzionali ringraziamenti dei premiati e il continuo scroscio degli applausi. Tutto cambia, però, quando a salire sul palco è la bella Natalie Portman, chiamata a presentare i candidati alla miglior regia. Sull’onda femminista della serata, la star de Il Cigno Nero esordisce con un caustico “ed ecco le nomination interamente maschili” e scoppia la polemica. In sala, registi di tutto rispetto come Steven Spielberg e Guillermo del Toro sembrano alzare gli occhi al cielo (per poi correggere il tiro durante le interviste di rito, appoggiando apertamente la causa dell’attrice; mica scemi) e in rete si scatena la bufera: chi sostiene strenuamente la Portman e chi ne critica l’eccessiva impudenza. D’altronde si sa, il confine tra ciò è giusto e sbagliato è di rado ben definito. Occorrono notevole equilibrio e capacità analitica per non cadere nella facile trappola della protesta fine a se stessa. E molte donne queste capacità ce l’hanno, eccome. Una tra tutte la meravigliosa Catherine Deneuve, firmataria, insieme a un altro centinaio di attrici francesi, di una lettera indirizzata al quotidiano Le Monde contro la “caccia alle streghe” iniziata a seguito del caso Weinstein. Ancora una volta l’icona francese da prova della sua saggezza affermando che “lo stupro è un crimine, ma tentare di sedurre qualcuno in maniera insistente o maldestra...

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Nuovo strumento della Borsa Italiana per i finanziamenti: l’Elite Basket Bond.

Pubblicato da alle 16:52 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Nuovo strumento della Borsa Italiana per i finanziamenti: l’Elite Basket Bond.

Elite Basket Bond : La piemontese Officine Metallurgiche tra i primi dieci. Attivato un nuovo strumento della Borsa Italiana che consente anche alle imprese medie e medio-piccole di ottenere finanziamenti non dalle banche, ma dal mercato e, in particolare, dagli investitori istituzionali, normalmente interessati alle grandi aziende. Ecco, in poche parole, cos’è l’Elite Basket bond, obbligazione dalle caratteristiche assolutamente originali e iniziativa che, appena varata, appare già destinata a un’ampia diffusione. Dieci le imprese che partecipano alla prima operazione di Elite Basket Bond, da 122 milioni di euro. Tra queste spicca la piemontese Officine Metallurgiche G.Cornaglia. L’azienda dell’omonima famiglia torinese, che ne è anche alla guida, condivide con le altre nove, pro quota, il prestito obbligazionario decennale sottoscritto dalla Bei (Banca europea degli investimenti) per il 50%, dalla Cdp-Cassa Depositi e Prestiti per il 33% e da altri investitori istituzionali per la parte restante. Il nuovo bond, ideato e strutturato da Banca Finint, è peculiare anche per la garanzia fornita in forma mutualistica dalle stesse società emittenti, così che ognuna è responsabile (entro certo limiti) della performance delle altre nel caso di mancato pagamento del capitale o degli interessi relativi alla propria quota dell’obbligazione “consortile”. Ognuna delle dieci imprese, tutte appartenenti al Progetto Elite, che sostiene le Pmi e ne favorisce la quotazione in Borsa, ha emesso un proprio minibond, che poi è stato impacchettato insieme agli altri dalla società veicolo che a sua volta, strutturata appunto da Banca Finint, ha emesso le obbligazioni Elite Basket. Il successo del primo Elite Basket Bond, presentato pochi giorni fa a Piazza Affari, è tale da giustificare la previsione che ne sarà emesso il secondo entro l’estate. Rodolfo Bosio...

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“Lillusion Comique” di Corneille in debutto nazionale al Teatro Gobetti. Una produzione Teatro Stabile di Torino.

Pubblicato da alle 15:57 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

“Lillusion Comique” di Corneille in debutto nazionale al Teatro Gobetti. Una produzione Teatro Stabile di Torino.

Il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale presenta al Teatro Gobetti, martedì 16 gennaio 2018, alle ore 19.30, in prima nazionale L’Illusion Comique di Pierre Corneille, per la regia di Fabrizio Falco.   Commedia, pastorale e tragedia allo stesso tempo, L’Illusion Comique di Pierre Corneille è un capolavoro del teatro barocco. Fabrizio Falco dirige e interpreta (nel ruolo di Clindoro) questa spettacolare condensa di generi teatrali. Un atto d’amore per la scena con una trama che gioca tra magia e spettacolo, legati dalla stessa natura: dare l’apparenza del reale. Commedia in cinque atti di Pierre Corneille, rappresentata al Théàtre du Marais di Parigi tra il novembre 1635 e la Pasqua del 1636, L’Illusion Comique racconta la storia di un padre (Pridamante) alla ricerca del proprio figlio (Clindoro), dei suoi rimorsi per essere stato duro con lui e dei tentativi per sapere se è ancora vivo; e racconta anche le peripezie amorose del giovane che lo conducono in prigione, e della sua fuga con la ragazza che ama (Isabella). Dice Fabrizio Falco parlando dello spettacolo. «Parlare de L’Illuision Comique non è impresa facile. Corneille lo definisce uno “strano mostro” per la condensa di generi teatrali in esso contenuti e per la capicità che ha l’opera di sovvertire tutti gli schemi. La cosa che da sempre mi ha affascinato de L’Illusion è il rapporto tra il suo bizzarro rigore formale e la libertà di invenzione che è nascosta tra le sue maglie. Pridamante alla disperata ricerca del figlio, si imbatte nel mago Alcandro che gli mostra, grazie all’apparizione di “fantasmi parlanti”, le scene della vita di Clindoro dalla sua fuga fino ad oggi. Per me il nucleo centrale di questo testo, si trova proprio nel rapporto padre-figlio, vissuto attraverso il filtro del teatro. Il padre a sua insaputa assiste ad una rappresentazione (forse menzognera?) della vita di Clindoro. Vita e teatro, così si impastano, rendendo labili i confini tra verità e menzogna. Pridamante attraverso quello che vede, riflette su di sé, scatenando una catarsi di dickensiana memoria, diventa primo spettatore di una comunità più vasta (quella che assisterà al nostro spettacolo) che seguendo le gesta di Clindoro e compagnia si porterà a casa pezzetti di vita che la riguardano, si spera, da vicino. Il teatro inteso, quindi, come potente forma di comunicazione umana (uno degli ultimi baluardi), capace di coinvolgere e di far riflettere sulla sua stessa utilità. Partendo da questo triangolo tra la vicenda, il padre e il pubblico, mi è sembrato interessante cercare le tracce di un racconto metateatrale su la compagnia di cui fa parte Clindoro. Se il figlio di Pridamante e i suoi amici sono degli attori, qualche elemento doveva pur essere disseminato nel testo: i rapporti tra gli attori, le sfide a colpi di versi, attori vecchi e attori nuovi, una possibile scalata dal genere della commedia alla tragedia (come quella che farà Corneille dopo aver partorito L’Illusion Comique). Così come un ricercatore di metalli preziosi, ho setacciato il testo alla scoperta di indizi. Credo di averne trovati a sufficienza da rendere plausibile e non arbitraria questa mia lettura. Buon viaggio allora e “qualunque cosa appaia non abbiate spavento“».   Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti in sala   INFO BIGLIETTERIA:  Tel. 011 5169555 – Numero verde 800235333 – info@teatrostabiletorino.it Orari degli spettacoli: martedì, giovedì e...

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Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Pubblicato da alle 10:43 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie, Università | 0 commenti

Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Patrocinato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Torino Al Centro Congressi Torino Incontra si svolgerà il Convegno Internazionale “Meet the Experts in Severe Asthma”, venerdì 12 e sabato 13 gennaio 2017, al che porta nel capoluogo piemontese i nomi più prestigiosi della pneumologia a livello internazionale.  Il percorso di questo Congresso Internazionale, organizzato con il patrocinio della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, partirà dalla definizione di asma grave per poi affrontare le variabili nella fenotipizzazione del paziente, la sua gestione clinica, le terapie presenti e le prospettive terapeutiche future. Una intensa due giorni che ha come obiettivo quello di far crescere tra gli specialisti allergologi e pneumologi la capacità di identificazione del paziente asmatico grave, per poter successivamente indirizzarlo alla più appropriata terapia personalizzata.   Sulla base di questa condizione patologica, la parola chiave nella valutazione clinica è appunto fenotipizzazione, dove per fenotipo si intendono le caratteristiche osservabili di un organismo dovute all’interazione tra patrimonio genetico e fattori ambientali che sono relativamente stabili nel tempo. I Fenotipi sono definibili sulla base di fattori clinici come abitudini di vita (ad es. gli asmatici fumatori) o comorbilità (obesità, rinosinusite, reflusso gastroesofageo), della valutazione funzionale (come l’asma con ostruzione delle vie aeree non più reversibile) e del tipo di infiammazione misurabile con metodi non-invasivi e invasivi. Prima di definire un paziente affetto da asma grave è necessaria quindi una valutazione più approfondita per escludere diagnosi alternative all’asma e per eventualmente riconoscere altre forme di asma non-grave prendendo in considerazione fattori di aggravamento, comorbilità, aderenza alla terapia, controllo della malattia nel tempo. «Qualcuno, forse provocatoriamente, – spiega il prof. Fabio Ricciardolo, docente di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologichedell’Università di Torino e responsabile scientifico del convegno – sostiene che i pazienti con asma grave siano quelli non trattati. Di sicuro però, esiste circa un 10% di pazienti asmatici che non sono omologabili alla rimanente parte in cui l’asma può essere trattata appropriatamente e con una buona compliance del paziente. Per loro il controllo dell’asma è ottenibile solo con alte dosi di terapia farmacologica o, più frequentemente, non è raggiungibile per la gravità della malattia o per la presenza di comorbilità. Loro forse non la chiamano per nome, ma ciascuno conosce bene come si manifesta la propria particolare forma d’asma e l’affronta ogni giorno e ogni notte; si potrebbe dire ogni volta che respira. L’asma grave è una patologia molto invalidante e ancora sottovalutata. Noi siamo qui per loro. Anzi, noi siamo qui per ognuno di loro. Lev Tolstoj, in “Anna Karenina”, scriveva: “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Ecco, lo stesso vale per gli asmatici gravi»....

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L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

Pubblicato da alle 17:14 in Economia, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

L’Università di Torino tra le migliori d’Italia. MIUR docet.

L’Università di Torino è tra le migliori d’Italia. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha reso noto l’elenco dei 180 Dipartimenti che sono risultati assegnatari del Fondo di finanziamento quinquennale (2018-2022) dei Dipartimenti di Eccellenza degli Atenei Italiani per rafforzare e valorizzare l’eccellenza della ricerca, con investimenti in capitale umano, infrastrutture e attività didattiche di alta qualificazione. Dei 15 Dipartimenti dell’Università di Torino ammessi a presentare un progetto per accedere al finanziamento, ne sono stati selezionali 10 (più il Dipartimento Interateneo con il Politecnico di Torino di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio), distribuiti nelle tre grandi macro-aeree disciplinari: 3 per l’Area Medica (Scienze Mediche, Scienze Chirurgiche e Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”) 4 per l’Area Umanistica economica e sociale (Filosofia e Scienze dell’Educazione, Scienze economico-sociali e matematico-statistiche, Giurisprudenza e Culture Politiche e società) 3 per l’Area scientifica e tecnologica (Fisica, Scienze agrarie, forestali e alimentari e Scienze veterinarie) La selezione è avvenuta sulla qualità del progetto presentato e della ricerca effettuata dal Dipartimento e valutata nell’ambito della VQR 2011/2014 (Valutazione della Qualità della Ricerca). L’Università di Torino riceverà un finanziamento complessivo di 81.575.410 euro per il quinquennio 2018-2022, cioè oltre 16 milioni in più per anno. I fondi saranno impiegati per l’acquisto di infrastrutture strumentali utili sia alla ricerca che alla didattica di alta qualificazione e per assumere almeno 20 nuovi ricercatori, 20 nuovi docenti (professori ordinari e associati) e 10 nuovi tecnici della ricerca. Il brillante risultato ottenuto dimostra che l’Università di Torino si colloca fra i migliori Atenei d’Italia (terzo posto complessivo per numero di Dipartimenti finanziati) e conferma il trend positivo degli ottimi risultati sulla VQR presentati a febbraio 2017 dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario e della ricerca...

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Il Captain Cap. il Cappello di cui non potrete fare a meno.

Pubblicato da alle 13:23 in I nuovi Shop, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Captain Cap. il Cappello di cui non potrete fare a meno.

Il Captain Cap è il Cappello del futuro. Il Captain Cap è il must have del momento, l’accessorio più ricercato e cool che ha già fatto innamorare mezzo mondo e promette di conquistare (in un futuro non troppo lontano) anche il più esigente pubblico maschile.  È il Captain Cap, il cappello del capitano. Il nome non potrebbe essere più azzeccato. D’altronde, ça va sans dire, il vero potere è in mano alle donne; avevano solo bisogno della giusta corona che meglio definisse la loro vera natura: regine sì, ma con stile. Perfetto per tutte le età e per tutte le esigenze, il basco con la visiera si è imposto sulle più importanti passerelle del mondo, rispolverato con ammirevole lungimiranza dai ruggenti anni 60 e riadattato secondo i gusti del nuovo millennio.   Nemmeno le top model hanno resistito al suo fascino senza tempo: Bella Hadid ne ha fatto un vessillo del suo stile trasgressivo-naïf; la dea dello street style Kate Moss lo unisce – impeccabilmente, inutile dirlo – al suo inconfondibile e ultra imitato stile British.Non siete ancora convinti? Allora eccovi servite cinque più che valide ragioni per tenerlo nell’armadio vita natural durante: 1 – Sta bene a tutte. Non si deve per forza assomigliare a Naomi Campbell per poterlo indossare. Il Captain Cap renderebbe affascinante anche Woody Allen. 2 – Sta bene con tutto. Sfatiamo subito il luogo comune che per apparire al meglio occorrano sacrifici e interminabili vagabondaggi ai centri commerciali: spesso basta qualche piccolo accorgimento per far passare un look scialbo come un’oculata scelta di stile. Il captain cap non teme rivali in questo. 3 – L’icona dello stile per eccellenza, Brigitte Bardot, lo adorava. E quando c’è di mezzo Lei, raramente, si sbaglia. Nella sua nutrita e ben nota collezione di cappelli, il baschetto visierato occupava il posto d’onore. Non importava quale fosse la stagione o l’outfit, la ribelle BB non ci rinunciava mai; che si trovasse a passeggiare per le stradine acciottolate della sua St Tropez o all’aeroporto, pedinata dai paparazzi. Sempre con una buona dose di spregiudicatezza, ovviamente. 4 – È perfetto con ogni tipo di acconciatura. Che si abbia capelli lunghi, corti, ricci, lisci o, perché no, bagnati dopo un tuffo al mare, non c’è cappello di paglia o copricapo a banda larga che regga il confronto con il berretto delle meraviglie; 5 – Ringiovanisce più di qualsiasi crema antirughe.   La caccia perpetua a una pelle morbida e vellutata come quella di una ventenne è una sciocca attività per una donna che ha fascino e stile. Un tocco più casual al vostro look può fare miracoli. Tangibilissimi. Ilaria...

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Le Fondazioni bancarie piemontesi. Ben conosciute e apprezzate.

Pubblicato da alle 11:33 in DOXA segnalazioni, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Le Fondazioni bancarie piemontesi. Ben conosciute e apprezzate.

Fondazioni bancarie Piemontesi. Operano da venticinque anni, in molteplici settori che interessano l’intera collettività – arte, cultura, istruzione, formazione, ricerca, sviluppo, sanità, alla cultura, all’arte, sanità, welfare, volontariato, per citare i principali ambiti di intervento – ma le Fondazioni di origine bancaria (Fob), sono generalmente ancora poco riconosciute per quello che realmente sono e fanno. Molti le confondono ancora con le banche, dalle quali hanno tratto origine; pochi sanno quali soggetti possono beneficiare dei loro contributi, da dove ricavano le loro risorse, come agiscono e a quali norme fanno riferimento. In Piemonte, però, le Fondazioni di origine bancaria sono ben più conosciute e apprezzate che altrove. D’altra parte, qui si trovano 12 delle 88 Fob italiane. E tre di loro – Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt (Torino) e Fondazione Crc (Cuneo) – spiccano nel gruppo delle otto più grandi, in Italia, per l’entità del patrimonio. Insieme, le 12 Fob del Piemonte potevano vantare, al 31 dicembre 2016, un patrimonio netto di poco inferiore agli 11,4 miliardi di euro (11.393.474.879 per la precisione), equivalente al 28,7% della somma dei patrimoni di tutte le Fondazioni di origine bancaria del nostro Paese. Ancora maggiore è risultata la quota delle erogazioni delle Fob piemontesi: l’anno scorso, il loro valore complessivo è ammontato a 298 milioni di euro, il 29% del totale nazionale di 1,03 miliardi. Nei primi dieci mesi di quest’anno, le due maggiori Fob piemontesi (Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt) hanno deliberato oltre 1.700 nuovi stanziamenti, per un valore complessivo di circa 191 milioni di euro, per progetti sia propri (diretti o dei loro enti strumentali) sia di terzi, cioè di soggetti non profit beneficiari dei contributi. Naturalmente, nello stesso periodo, anche tutte le altre Fob piemontesi hanno perseguito gli scopi istituzionali, come dimostra la loro l’attività, intensa e significativa. Non per tutte le nuove iniziative, però, sono stati ancora ufficializzati numeri e importi, per cui anche il pre-consuntivo al 31 ottobre è provvisorio. Inoltre, a oggi, appare prematuro ipotizzare i dati del bilancio “consolidato” delle Fob piemontesi, anche perché nuovi stanziamenti sono stati deliberati dopo il 31 ottobre. Proprio la quantità e la qualità delle azioni promosse e sostenute, tutte generatrici di effetti positivi, a volte persino provvidenziali, nelle rispettive comunità di riferimento, spiegano perché, in Piemonte, le Fondazioni di origine bancaria, a prescindere dalla loro dimensione, godano di una maggiore reputazione e figurino tra i principali interlocutori delle Amministrazioni pubbliche locali, delle organizzazioni di volontariato, degli enti culturali, delle università e degli istituti scolastici, di Curie e parrocchie, di società sportive dilettantistiche, di cooperative e imprese sociali, di fondazioni non bancarie e, fra l’altro, di aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche. Rodolfo Bosio...

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Pinocchio e Pop Art per il Maestro Ezio Gribaudo

Pubblicato da alle 16:30 in .Arte, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Pinocchio e Pop Art per il Maestro Ezio Gribaudo

Si è svolta presso l’Auditorium Vivaldi della Biblioteca Nazionale Universitaria in Piazza Carlo Alberto la presentazione del volume Ezio Gribaudo. Il Mio Pinocchio di Victoria Surliuga, pubblicato per Gli Ori di Pistoia, 2017 con il coordinamento editoriale di Paola Gribaudo. Particolarmente apprezzato, durante la conferenza, l’intermezzo musicale di Massimiliano Génot, pianista compositore, che ha eseguito Lettera a Pinocchio di Mario Panzeri e fantasie sui temi di Pinocchio di Fiorenzo Carpi, che tutti ricordano come colonna sonora dell’omonimo sceneggiato diretto da Luigi Comencini nel 1972. La presentazione del testo è stata occasione per un incontro con il maestro Gribaudo (Torino, 1929), a cui la sala ha riservato un’accoglienza particolarmente calorosa, data anche la sua grande capacità  di intrattenere il pubblico, dall’alto della sua decennale conoscenza dei vizi e virtù di Torino sui cui non risparmia mai commenti sagaci. Notevole come l’artista  continui a produrre e a dare sfogo ad un indomita creatività nel suo mirabolante studio – fucina di Via Biamonti: tra le opere più recenti proprio un ciclo pittorico e una scultura in marmo di Carrara dedicata al celebre burattino, tema che la studiosa Victoria Surliuga, professore di Italianistica alla Texas Tech University ha voluto indagare in questo testo ponendolo nel contesto più ampio dell’intera produzione dell’artista. Surliuga aveva già avuto modo di analizzare la figura del noto artista nel volume Ezio Gribaudo, A man in the middle of the Modernism, uscito nel 2016 per i Glitterati di New York. Qui emergeva la sua poliedrica vocazione  al mondo dell’arte e dell’editoria anche nelle vesti di promulgatore: nel 1976 si fece promotore di una mostra che presenta l’intera collezione di Peggy Guggenheim alla Gam di Torino e nel 1978 organizzò l’evento-spettacolo Coucou Bazar di Jean Dubuffet alla Promotrice di Belle Arti, prima grande manifestazione culturale interamente supportata dalla più grande azienda italiana, la FIAT . In Ezio Gribaudo. Il mio Pinocchio, la studiosa affronta la genesi e il rapporto artistico tra l’artista e il celebre burattino, nato dalla penna di Carlo Collodi nel 1902 e divenuto un archetipo della cultura italiana nel mondo. Gribaudo ha affrontato tale soggetto in modo altamente personale, reinterpretandolo nei suoi codici espressivi più iconici, a partire dai primi disegni degli anni’50 sino ai logogrifi (una sorta di gioco enigmatico, bianco su fondo bianco, ottenuto utilizzando la tecnica del rilievo su carta buvard), dai flani (i monocromatismi bianchi che furono apprezzati da  Giorgio De Chirico) alle sue pitture degli ultimi anni, questa volta caratterizzate da intensa vivacità cromatica e da citazioni futuristiche per la moltiplicazione del movimento, collages, sperimentazioni materiche, sino alla scultura “Pinocchio” in marmo di Carrara realizzata nel 2015 con le macchine 3D. Un lessico originalissimo, che incarna la parola in un rutilante gioco artistico, allegro e serissimo, nel rimando costante alla solitudine dell’uomo contemporaneo e alla sua inesausta ricerca del Bello attraverso i codici dell’Arte. In questi giorni, e fino al 26 febbraio, è possibile inoltre ammirare alla GAM di Torino, nell’ambito della mostra Vero Amore, l’opera Simboli del Concilio realizzata da Gribaudo nel 1965,  generosamente donata alle collezioni permanenti del Museo su proposta del Direttore Carolyn Christov-Bakargiev. Questo importante dipinto, accostato ad un’opera storica già inserita nelle collezioni, Omaggio a Bulgari,  si inserisce perfettamente nel tema dell’esposizione, poiché esprime il periodo “Pop” di Gribaudo, in cui l’artista realizzò un ciclo di opere direttamente...

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Al Castello di Rivoli la poesia e l’energia dell’ “arte outsider” di Anna Boghiguian.

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Al Castello di Rivoli la poesia e l’energia dell’ “arte outsider” di Anna Boghiguian.

Castello di Rivoli Museo d’arte Contemporanea castello di rivoli, castello di rivoli, castello di rivoli, Castello di Rivoli Museo d’arte Contemporanea Anna Boghiguian al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea   La prima retrospettiva dell’artista visitabile fino al 7 gennaio 2018. “La mostra di Anna Boghiguian riconferma la vocazione del nostro museo di approfondire il dialogo culturale nel mondo attuale attraversato da migrazioni, guerre e crisi, e ad anticipare sviluppi artistici contemporanei. A partire dal libro d’artista fatto a mano nei primi Anni Ottanta e fino alle grandi installazioni recenti, Anna Boghiguian srotola e apre un tempo-spazio ripiegato su se stesso, giungendo ad un linguaggio sperimentale dell’abbondanza e dell’inclusione capace di esprimere empatia e coinvolgere il pubblico” – afferma Carolyn Christov-Bakargiev, direttrice del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e co-curatrice della mostra con Marianna Vecellio. In effetti ad accogliere il visitatore in Manica Lunga, è il mondo privato di Anna Boghiguian, artista egiziano-canadese di origine armena, nata a Il Cairo nel 1946 e cittadina del mondo, con la serie di taccuini ZYX-XYZ (1981-1986), che nella sua complessità di tecnica esecutiva e pregnanza di significati costituisce un vero e proprio libro d’artista. Qui confluiscono le riflessioni dell’artista sul viaggio esistenziale dell’essere umano e sull’eterna ripetizione della vita e della morte. Le pagine si susseguono con interventi a gouache, acquerello, pastello e collage in un alternarsi di pittura e scrittura a mano libera. L’opera si riferisce al viaggio immaginario di un alchimista, rappresentato simbolicamente da un cervello, che l’artista stampa con un timbro vintage recuperato in una bottega di Amsterdam alla fine degli Anni Settanta. Un elogio alla fluidità materica e corporea della vita, piuttosto distante dalle dinamiche dell’era digitale. In mostra, in posizione dialogica rispetto a ZYX-XYZ ci sono le opere su carta dal titolo An Incident in the Life of a Philosopher (Un episodio nella vita di un filosofo), 2017, realizzate dall’artista in ambito torinese, nate dal confronto con la cultura del territorio e ispirate al periodo trascorso dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844–1900) a Torino tra il 1888 e il 1889, che qui concepì l’opera filosofica autobiografica Ecce homo. Boghiguian prende spunto dall’episodio secondo il quale il celebre filosofo, abbracciò un cavallo all’uscita del Teatro Carignano di Torino per difenderlo dai colpi di frusta inferti dal suo custode e poi scoppiò a piangere gettandosi a terra in preda a spasmi di dolore: questa storia diventa per l’artista esemplificativa del processo creativo connotato da accenti dionisiaci. Si entra così in medias res nel mondo immaginifico di Anna Boghiguian, spirito nomade, sempre in viaggio per l’urgenza di confronto culturale che il suo sentire cosmopolita le impone. Interessata alla letteratura, alla filosofia, alla politica, l’artista fa confluire le sue passioni nei disegni e nei quadri, eseguiti spesso a encausto, in cui spiccano iltratto spontaneo e i colori saturi. Le sue opere uniscono la figurazione al testo scritto, trasmettendo un’energia empatica che coinvolge il fruitore a livello sinestetico. Il linguaggio espressivo di Boghiguian è poliedrico: intervengono nella sua pratica artistica la pittura, la scultura, la fotografia, la scrittura, il collage, l’installazione sonora; motivi creativi così ben declinati nelle sue opere, che gli valgono nel 2015 l’assegnazione del Leone d’Oro per il miglior padiglione (Armenia) alla 56° Biennale di Venezia. Figlia di una famiglia armena, che ha conosciuto e sofferto gli esiti...

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