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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Marco Giusta.

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Marco Giusta.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Marco Giusta è Assessore della Città di Torino con delega su Politiche Giovanili, Pari Opportunità, Politiche per la famiglia, Politiche a sostegno di Torino Città Universitaria, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Ne ho discusso molto con alcuni amici nei giorni scorsi. La sensazione riguarda il paese, a mio avviso, con una forte regressione a comportamenti e modi di pensiero più involuto rispetto a ciò a cui eravamo abituati. La solitudine, il fallimento delle politiche di welfare, la scelta economica di sostenere la finanza liberista hanno creato un sentimento diffuso di paura e instabilità, che spesso trova capri espiatori in gruppi sociali a cui viene tolta la dignità anche nella narrazione quotidiana e politica. Ma penso e spero sia possibile ripartite da qui anche per provare a dare nuove risposte innovative, basate sul senso di comunità, sui beni comuni, su forme altre di economia che debbano partire dalle città ribelli e trasformarsi in pratica politica. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Non è mia abitudine puntare il dito indicando altrove le responsabilità, e non lo voglio fare nemmeno questa volta. Certo però che se per anni si vive al di sopra delle proprie possibilità senza riuscire a costruire un processo reale di crescita e ridistribuzione sul territorio allora ad un certo punto occorre adottare un approccio serio di salvaguardia dei conti pubblici e dei servizi della città. Credo sia più corretto essere diretti e sinceri sullo stato economico piuttosto che tirare avanti a panem et circenses. Detto questo Torino ha grandi potenzialità, che possono e devono essere sfruttate e rilanciare, senza stare ad inventarsi nulla di nuovo ma valorizzando la capacità innovativa della città e attuando, nel tempo, una politica keynesiana di sostegno alle realtà e ai progetti individuali e collettivi. Cosa sarebbe opportuno fare per ripristinare fiducia, grinta, carattere, alla città ? Trovare un modello da seguire, che so Amsterdam o Londra, per dinamismo e opportunità, o dobbiamo individuare e inventarci un’altra strada ? Come detto sopra non penso ci sia quasi nulla da inventare , e copiare senza adattare funziona solo su aree omogenee per cultura tradizione e funzionamento. Penso che l’unica vera necessità urgente è quella della semplificazione delle procedure e delle azioni amministrative che frenano molte possibilità...

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Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Pubblicato da alle 16:29 in Fashion, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Immaginare e progettare un oggetto per il futuro prossimo. Ci pensa il design fiction.

Nella cornice del Torino Design of the City, la manifestazione cittadina dedicata al design, si è parlato di «design fiction»,  al Circolo del Design. Il design fiction, a primo acchito, non sembra riguardare il design. È una metodologia di pensiero attraverso la quale si può immaginare e progettare un oggetto che oggi non esiste, e non può ancora esistere, ma che potrebbe essere utilizzato in un futuro prossimo. Inventare – e progettare – il cellulare del futuro che permetterà la proiezione di ologrammi è design fiction (la tecnologia olografica è ancora agli esordi); inventare la biblioteca del futuro che permetterà l’archiviazione di tutto lo scibile è design fiction (le questioni relative al copyright e all’uso dei documenti digitali oggi sono ancora troppo restrittive). Ma inventare tali oggetti significa anche, parallelamente, immaginare futuri possibili e situazioni verosimili che necessariamente partono da una riflessione critica sulla società odierna (si parla, a proposito di critical design) D’altronde, come scrive Isaac Asimov, scrittore russo del XX secolo, “il desiderio di conoscere i nostri destini individuali è stato collegato, attraverso i secoli, con il nostro desiderio di predire ciò che ne sarà di tutta l’umanità, per comprendere nella sua complessità la Grande Storia”.  L’iniziativa al Circolo del Design è organizzata dall’associazione culturale Novus Lab, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design di Torino. Proprio in questa sede, lo scorso settembre, gli studenti del secondo e terzo anno si sono cimentati in un workshop di design fiction che utilizza un gioco di carte per creare combinazioni di scenari di futuri possibili. Nel corso di tre giornate di ideazione condivisa, progettazione cooperativa e modellazione tridimensionale, i partecipanti hanno dato vita a 5 oggetti e 5 relativi «mondi possibili». Il 19 ottobre, infine, nella medesima location, sarà possibile per il pubblico partecipare al workshop «The thing from the future» a partire dalle 10.00. Federico...

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Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

Pubblicato da alle 15:44 in Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Assemblea Teatro inizia la nuova stagione sull’isola di Malta con Luigi Tenco.

Assemblea Teatro da il via alla nuova stagione 2018-2019. Le prime date sono previste all’estero: il 18 ottobre la Compagnia sarà a Malta, dove presenterà ”Io sono uno”, denso omaggio a Luigi Tenco curato nell’ambito della Settimana europea della lingua italiana nel mondo. La rappresentazione alla Valletta, capitale europea della Cultura, nasce dalla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e l’Ambasciata italiana di Malta.  Dal 23 al 25 Ottobre Assemblea Teatro sarà invece in Uruguay, ospite del prestigioso Teatro Solis, per presentare:  “Penarol. Il Piemonte d’Uruguay, storie di Calcio ed Emigrazione”  testo che affronta, attraverso la storia dell’omonima squadra di calcio formata da emigranti piemontesi, la storia del pallone in sud America. Il 26 Ottobre prendono il via gli incontri nelle librerie programmati nell’ambito di “Parole contro le Fiamme’’. Il 28 ottobre è la volta de ”L’Uomo che piantava gli alberi” potente parabola, tratta dal libro dello scrittore italo-francese Jean Giono, sul rapporto tra uomo e natura. Il testo sarà rappresentato al Teatro Agnelli di Torino alle dieci di mattina.  Lo spettacolo da il via alla rassegna “domenicamattinateatro” pensata per il pubblico dei più piccoli e per le loro famiglie. Molti gli spettacoli rivolti alle scuole tutti  in programma alle ore 10 al Teatro Agnelli. Il programma di Assemblea Teatro offre grande spazio alla Musica con il coinvolgimento di alcuni dei gruppi più rappresentativi del progressive rock italiano quali The Trip e Le Orme che si divideranno il palco del Teatro Agnelli in data 23 Novembre, alle ore 21, con ”Le ali del sogno” da Caronte a Felona” viaggio nel Progressive Rock italiano, primo appuntamento de “La Musica che gira intorno”. The Trip e’ uno dei gruppi storico del rock italiano e oggi e’ guidato dall’energico batterista torinese Pino Sinnone -noto come ‘Caronte’, unico componente originario che ha voluto, con la nuova band, ricreare i suoni e l’atmosfera dell’epoca. La band si appresta a tornare in sala registrazione per incidere un nuovo disco. Anche Le Orme sono una formazione storica e, allo stesso modo sono guidati da un batterista: in questo caso e’ Miki de Rossi componente storico del trio- oggi affiancato da Michele Bon alle tastiere e all’organo Hammond e Fabio Trentin alla chitarra, basso e voce. Il gruppo torna a Torino dopo una lunga assenza. La Compagnia guidata da Renzo Sicco propone inoltre nuove produzioni come: ”The snow Goose” in scena il 29 Novembre al teatro Agnelli. Il suggestivo testo racconta di un uomo che vive solo in un Faro abbandonato finché un giorno, una bambina va a fargli visita portando con sé un animale ferito….La colonna sonora dei Camel, si sposa perfettamente con il testo scritto da Paul Gallico. La regia e’ di Renzo Sicco. Tra le altre nuove produzioni ospitate Napoleon dei Supershock, in programma il 6 dicembre: al centro in questo caso, le storiche gesta e le contraddizioni del famoso condottiere, con una colonna sonora live degli stessi Supershock ad accompagnare le immagini dell’omonimo, leggendario film  presentato, con grande successo, all’Opera di Parigi nel 1927. Sempre incentrato sulla musica e’ ”Watch Without Prejudice” in scena all’Agnelli il 13 dicembre: un omaggio a George Michael proposto da Federico Sacchi, musicista e narratore (music-teller dice lui) che trae ispirazione da artisti che hanno generato movimenti culturali forti, come nel caso di George Michael, scomparso due anni fa. ”Vento leggero’‘ invece  va in scena  il 10 gennaio, nel ventennale della scomparsa di...

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Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Pubblicato da alle 13:45 in Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Premio Biella Letteratura e Industria per raccontare il mondo dell’economia e del lavoro.

Arriva alle battute finali il XVII Premio Biella Letteratura e Industria, che a breve annuncerà il vincitore di questa edizione (oltre agli altri riconoscimenti) ma, nel frattempo, ha già premiato i cinque finalisti, durante un evento che si è tenuto il 13 ottobre presso la Città Studi di Biella. Cinque saggi, cinque opere che raccontano il mondo dell’economia e dell’industria. «Questa è un’annata fortunata – ha commentato il presidente della giuria del premio, Pier Francesco Gasparetto – perché la saggistica ha un tono diverso dalla narrativa. Così si fa conoscenza di un mondo che di solito non si conosce, sono fatti reali nella vita di tutti i giorni, in un’ottica che i media nascondono o esagerano. Questi autori sono economisti ed esperti che danno informazioni da corso universitario rivolte a un pubblico di lettori». I finalisti sono stati selezionati fra 28 opere da tutta Italia e dall’estero, che hanno mantenuto l’edizione di quest’anno, dal punto di vista numerico, in linea con quelle passate. Le opere in finale sono: Storia del mondo attuale 1968-2017, di Tommaso Detti e Giovanni Gozzini (Laterza); Storia economica della felicità di Emanuele Felice (Il Mulino); Non ti riconosco. Viaggio eretico nell’Italia che cambia di Marco Revelli (Einaudi); La sindrome di Eustachio di Massimo Sideri (Bompiani); e Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti (minimum fax). Ogni libro ha ricevuto un riconoscimento di 1000 euro, mentre si attende di conoscere il vincitore finale, che sarà annunciato il 17 novembre durante una cerimonia alla Città Studi di Biella. Nel frattempo, un altro riconoscimento è già stato assegnato. Si tratta del Premio speciale, andato a Ferruccio De Bortoli per il suo Poteri forti (o quasi) edito da La nave di Teseo e comunicato durante l’ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino. Nelle prossime settimane, poi, dovrebbero essere comunicati i primi dati del concorso dedicato alle scuole, altra colonna portante del Premio Biella, la cui giuria è presieduta da Christian Zegna, del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale Biellese. Al momento, si contano già 65 gruppi partecipanti da tutto il...

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Silvio Saffirio.

Pubblicato da alle 19:23 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie | 0 commenti

Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Silvio Saffirio.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Iniziamo con Silvio Saffirio, ringraziandolo per la partecipazione a Torino Domani. Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Il ritorno da un viaggio all’estero comincia con la lettura di un quotidiano italiano del quale per 15 giorni abbiamo fatto a meno senza sforzo. E lì ripiombi nello scoramento. Nulla è cambiato, anzi ti pare che sia la stessa copia che avevi letto all’andata… A far notizia sono semmai i crolli, le inondazioni, i terremoti ma quanto alla politica e allo stato del Paese, nulla cambia, ormai da decenni. Ci siamo assuefatti al vaniloquio. Solo ogni tanto qualcuno riaccende la speranza. E poi la spegne lui stesso. Ognuno riferisca questa frase alla sua esperienza. Le cause? In disordine: non siamo divenuti un popolo con valori omogenei. Non lo eravamo 150 anni fa, non ce l’abbiamo fatta. Classe politica livello zero. Forse dovremmo ringraziare Tangentopoli di questo azzeramento che ha terremotato i grandi partiti e la scuola politica (pur con tutte le riserve) che essi rappresentavano. Certo c’era la corruzione. Adesso no, figurarsi. C’era però preparazione, capacità di analisi, possesso della tecnica politica e competenza nell’amministrazione pubblica; dove oggi c’è improvvisazione, pressapochismo e profonda ignoranza. Poi c’è il debito pubblico che impedisce, anche volendola e sapendola fare, qualsiasi scelta di investimento pubblico. Un debito pubblico spaventoso e in crescita perché nessuno metterà mai mano né alla sua restituzione né ai famosi tagli della spesa pubblica. Infine: non abbiamo mai scelto se essere un paese capitalistico. Cosa volete che aumenti il Pil se fare impresa in Italia è scoraggiato. La vox populi considera l’imprenditore un evasore non certo qualcuno che rischia, da lavoro e paga le tasse, anche se questo è vero nella stragrande maggioranza dei casi. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Torino è un bel problema. Sì, tanto bellina è diventata ma… Adesso è pure collegata con l’alta velocità a Milano. Così veloce che non fai a tempo a leggere il quotidiano. Dovrebbe valere nei due sensi, non è vero? Invece vale soltanto per i professionisti torinesi che senza anche un ufficio a Milano non lavorerebbero più. Non conosco un solo milanese che lavori a Milano ma abbia casa a Torino. Eppure per arrivare a Torino da Milano ci vuole molto meno tempo che andare da Milano a Monza. Il...

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E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Pubblicato da alle 10:29 in DOXA segnalazioni, EATpiemonte, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Il 24 settembre si è conclusa la dodicesima edizione del Salone del Gusto che ha chiuso eguagliando il risultato del 2014, quando si era svolta l’ultima edizione nei padiglioni del Lingotto. I passaggi  si aggirano attorno alle 220mila presenze. Ma, a dispetto dei numeri ufficiali, questa edizione ha creato un po’ di scontento generale.  Gli stand erano decisamente meno rispetto alle edizioni passate e il bel tempo caldo, forse, non ha aiutato questa edizione al chiuso del Lingotto Fiere e dell’Oval (anticipata oltretutto di un mese rispetto alle precedenti ) che ha sostituito quella del 2016 all’aperto tra parco del Valentino e centro città, e soprattutto senza il biglietto d’ingresso che, c’è da dire, quest’anno era piuttosto economico: 5 € se acquistato online (+ 1 euro di prevendita), 10 € se acquistato in biglietteria e 20 € per gli abbonamenti online (+ 2,50 euro di prevendita), che garantivano l’accesso per tutti i cinque giorni dell’evento. Chi ha pagato il prezzo più caro  – in tutti i sensi – sono stati gli espositori che, a detta loro, rispetto al costo dello stand,  hanno avuto non solo un basso introito nella vendita dei loro prodotti ma anche i contatti B2B sono stati piuttosto miseri. Altra “cattiva intuizione” è stata il dividere il Salone metà al Lingotto e metà in centro città con alcuni food truck e l’enoteca in piazzetta Reale, privando così tutto il padiglione espositivo dei vini. Vogliamo aggiungere che dopo gli incidenti di piazza San Carlo è diventato più difficile l’organizzazione e la gestione delle manifestazioni?   Anche la scarsa comunicazione dell’evento non è stata certo d’aiuto. Inoltre, come ha detto Petrini, grazie al lavoro divulgativo di Slow Food, molti prodotti e cibi che una volta si trovavano solo al Salone del Gusto ora si possono acquistare in tanti posti come da Eataly ad esempio, o nei vari eventi gastronomici che si organizzano in tutta Italia e a cui partecipa sempre più gente. Abbiamo parlato con un produttore che ha partecipato alle edizioni passate ma a questa no chiedendogli il perché di tale decisione e lui ha risposto dicendo che ha puntato su altre fiere più indirizzate specificatamente agli operatori, poi perché il Salone del Gusto non gli ha mai dato alcun riscontro dal punto di vista commerciale, finiva per essere solo un’occasione di incontro con altre aziende. Infine perché la  sensazione era quella che si fosse un po’ perso il filo della manifestazione riducendola a una grossa carrellata di prodotti. Non era uscito né con lo stupore né con lo spirito che aveva avuto ad altre fiere e questo lo ha spinto a decidere di non partecipare. Possiamo allora dire che il Salone del Gusto con questa formula è destinato a morire? Se forse la risposta è affermativa altrettanto non si può dire per Terra Madre che è invece è in gran forma! Si sono assaggiati piatti mai visti preparati con alimenti che arrivano dall’altra parte del mondo, si sono conosciute culture diverse, si sono conosciuti contadini e produttori del territorio italiano e straniero che hanno raccontato i loro valori e le loro tradizioni… insomma forse il Salone del Gusto dovrà solamente più essere Terra Madre? Elena...

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I 140 anni di Venchi celebrati con una dolce mostra alle OGR.

Pubblicato da alle 17:52 in EATpiemonte, Fashion, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

I 140 anni di Venchi celebrati con una dolce mostra alle OGR.

In occasione dei 140 anni dell’azienda dolciaria Venchi, è stata presentata alle OGR – Officine Grandi Riparazioni – a Torino,  una mostra storica curata dai food writers Clara e Gigi Padovani, che percorre un affascinante viaggio nel mondo del cioccolato piemontese, tra capitani d’industria e finanzieri, prodotti innovativi, curiosità inaspettate, manifesti artistici e citazioni letterarie. Sono state ricostruite le origini dell’industria dolciaria torinese a partire dalla fine dell’Ottocento, portando alla luce i brevetti di prodotti ancora oggi in commercio, scovando nei 25 archivi consultati, e con l’aiuto di collezionisti privati, locandine originali, scatole, stampi che consentono di apprezzare l’arte che hanno accompagnato il cioccolato in tutti questi anni. La mostra si apre con il ritratto di Caterina (o Catalina, più correttamente) Micaela d’Austria, Duchessa di Savoia andata in sposa al Duca Carlo Emanuele I nel 1585. Pare infatti, sia stata lei a portare il cacao sciolto in tazza alla Corte dei Savoia. Il vero protagonista della prima parte della storia è Silviano Venchi, figlio di contadini con terre a Robbio Lomellina, nelle risaie del Pavese vicino al Piemonte, che a soli 14 anni arriva a Torino, nel 1863, e impara l’arte del confetturiere. Nel 1878 in Borgo Vanchiglia, sulla via degli Artisti, sorge  il primo laboratorio dell’operaio dolciere Silviano Venchi. Ma all’intraprendente Silviano, quel primo impianto va stretto così, con il cognato Basilio, ufficiale del Regio Esercito, e il manager Gerardo Gobbi, nel 1907 riesce a realizzare in corso Regina Margherita,  grazie al progetto dell’architetto Pietro Fenoglio, il suo grande sogno. La mostra continua con immagini di locandine e poster che comprendono le più disparate varietà di dolciumi: confetti argentati, confetti e mandorle, confetti decorati, boligomma, tavolette zuccherine e pastiglie, fondenti e confetture speciali, liquirizia, caramelle e rock drops, cioccolato, gallettine, biscotti, wafers. Dopo la fusione tra Venchi e Unica, nel 1938, i capannoni passeranno al Demanio statale come Opificio Militare: ciò che resta dell’antico splendore architettonico è ancora visibile oggi. Dopo la morte nel 1922 di Silviano Venchi, senza figli, Gobbi e le famiglie Basilio e Gribaldi prendono in mano l’azienda. A questo punto la storia aziendale si complica, perché entra in campo l’avventura del finanziere mecenate Riccardo Gualino che intuì subito le potenzialità del cioccolato e dei dolciumi come nuovo consumo di massa: nel 1924 fonda la Unica (acronimo per Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini), accorpando diverse aziende (comprese la Idea, la Talmone e la mitica Moriondo & Gariglio, allora famosissima) e fa costruire lo storico stabilimento di corso Francia, che dà lavoro a quasi tremila operai: tutti i torinesi lo ricordano come la sede della Venchi Unica. Le sorti dell’impero di Gualino, per la sua opposizione al fascismo e forse per azzardi finanziari, volgono al peggio agli inizi degli Anni Trenta del Novecento: l’imprenditore viene spedito al confino e la Unica passa alla Banca d’Italia, che ne risolve le sorti attraverso la fusione con la Venchi, sotto la guida di Gobbi. Fino al 1954 sarà Gobbi a gestire la Venchi Unica ci sarà poi il passaggio di consegne a un altro noto imprenditore, Giovanni Maria Vitelli, che per quasi vent’anni – dal 1957 al 1973 – è stato anche il presidente della Camera di Commercio di Torino. La Venchi Unica allora era una società per azioni  e fu così possibile la scalata di un finanziere senza scrupoli, Michele Sindona, iniziata nel 1970: dopo alterne vicende imprenditoriali che rovinarono un prezioso patrimonio industriale, l’azienda...

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A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Pubblicato da alle 17:26 in EATpiemonte, Economia, galleria home page, Innovazione, Notizie | 0 commenti

A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Proprio dove sorgeva la corte dei duchi longobardi, la Curia Ducis, da cui deriva il nome della piazza, Piazza Cordusio, ex sede di Poste Italiane, ha aperto il primo Starbucks italiano. Si tratta del format Reserve™ Roastery, la scelta premium del gruppo di Seattle, presente solo nella sede di Seattle, appunto, e a Shangai. Uno sbarco italiano in grande stile, che preannuncia aperture future gestite dal gruppo Percassi, scelto come licenziatario unico di Starbucks in Italia, il quale sarà proprietario e gestore dei locali. Parrebbe inoltre, che il gruppo bergamasco stia cercando a Torino uno spazio adatto ad ospitare una delle sue caffetterie, ma per ora non c’è ancora nulla di ufficiale.   Quello di Milano è il locale più grande d’Europa, uno spazio di 2.400 metri quadrati dove i clienti potranno fare un viaggio nel mondo del caffè. C’è una nota romantica che riguarda l’ideazione di Starbucks:  Howard Schultz, executive chairman e fondatore, ha raccontato che l’ispirazione  gli è venuta durante un viaggio a Milano nel 1983: “La mia immaginazione venne catturata dal caffè italiano, dal romanticismo, dalla teatralità del gesto nella preparazione nei bar, per me il caffè al bar è il terzo luogo fondamentale nella vita quotidiana degli italiani. Questo terzo posto tra casa e lavoro è stata l’ispirazione italiana di quello che in futuro sarebbe poi diventato Starbucks”. E forse, anche per questo, Schultz non si è mai sentito pronto ad entrare nel mercato italiano col concetto classico, proprio per il rispetto per la cultura del caffè del nostro paese, e ha voluto entrare solo con qualcosa di davvero unico e spettacolare. In primo luogo la Roastery è una vera e propria torrefazione, dove vengono tostati diversi caffè rari. Nel negozio c’è un pannello simile a quello degli aeroporti che comunica in tempo reale i caffè che stanno venendo torrefatti e si assiste al trasporto dei chicchi di caffè attraverso tubi penumatici. Oltre al caffè presso la Roastery si possono trovare più di 100 altre bevande tra cui i tè Teavana, preparati con il nitrogeno e altre nuove tecniche. Oltre a oggetti e caffettiere in vendita, c’è anche una piccola biblioteca con più di 200 titoli legati al caffè. Altre sorprese riguardano le collaborazioni avviate da Starbucks a Milano. La prima con la bakery milanese Princi (http://www.princi.it/), non solo limitata al negozio di Milano, ma si tratta di una collaborazione mondiale, con la possibilità di acquistare pane, focacce e pasticceria italiana al banco. La seconda con il maestro gelatiere torinese Alberto Marchetti (https://www.albertomarchetti.it/).  Una delle grandi novità di questa apertura è infatti l’introduzione nel menu di una nuova, inedita referenza: il nitro gelato affogato, il gelato molecolare. Alberto Marchetti è stato scelto da Starbucks per unire, con la sua esperienza, la tradizione italiana del gelato artigianale al gusto unico del caffè americano utilizzando ingredienti selezionati e rigorosamente Made in Italy.  Il nitro gelato affogato verrà offerto fresco al momento, con una preparazione scenografica , direttamente di fronte agli occhi dei clienti in 3 gusti: fiordilatte, crema al caffè e sorbetto al caffè. Il primo negozio Starbucks fu aperto il 31 marzo 1971 a Seattle, da tre ragazzi che frequentarono l’università: Jerry Baldwin, un insegnante di inglese, Zev Siegl, un insegnante di storia, e Gordon Bowker, uno scrittore. Starbucks piacerà così tanto anche in Italia? Si vedrà. La sua particolarità è quella di...

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Prospettive americane. Seminario sul lavoro fotografico di Joel Sternfeld.

Pubblicato da alle 18:14 in I nuovi Shop, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Prospettive americane. Seminario sul lavoro fotografico di Joel Sternfeld.

Inizia la nuova stagione dei seminari tenuti da Fulvio Bortolozzo con cadenza mensile e dedicati alla fotografia d’autore. Il primo appuntamento è per sabato 29 settembre prossimo alle ore 10 da Studiobild, in via Cesare Lombroso 20/a. Sarà Joel Sternfeld ad essere presentato ai partecipanti. Un fotografo che con la pubblicazione nel 1987 del fotolibro American Prospects diede dimostrazione di aver saputo assimilare e rinnovare la grande tradizione statunitense dell’osservazione fotografica nei luoghi antropizzati. Le lunghe radici di questa tradizione partono dai primi fotografi del West, come Timothy O’Sullivan ed Henry William Jackson, per raggiungere prima Walker Evans negli anni Trenta, con il suo fotolibro germinale American Photographs e poi la generazione degli Anni Settanta dei New Topographers, tra gli altri Robert Adams e Stephen Shore.   Da essi Sternfeld negli anni Ottanta partì per raggiungere nuovi esiti, portando la sua fotocamera di grande formato attraverso gli States alla ricerca di simboli, concetti e domande talmente forti da rimanere di assoluto interesse ancora oggi. Proprio per questo, il seminario prenderà in esame, con l’ormai consueto approccio iconografico e multidisciplinare, l’edizione del fotolibro riveduta dall’autore nel...

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Teatro Regio e Conservatorio aprono le audizioni per il Coro delle voci bianche.

Pubblicato da alle 13:30 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Teatro Regio e Conservatorio aprono le audizioni per il Coro delle voci bianche.

Il Teatro Regio e il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino organizzano, nei giorni 4 e 7/9/2018 dalle ore 16.30 alle ore 18 presso la Sala Caminetto del Teatro Regio due open days volti a presentare alle famiglie l’attività del Coro di voci bianche. L’intento è quello di far conoscere al maggior numero possibile di persone, assistendo direttamente allo svolgimento di una lezione-tipo, l’opportunità di prendere parte a un’attività di altissima rilevanza sia sul piano artistico sia su quello didattico; ai ragazzi che ogni anno, a seguito di una selezione, entrano a far parte della realtà del Coro di voci bianche viene infatti offerta l’opportunità di iniziare un percorso che, attraverso uno studio approfondito del solfeggio e della tecnica vocale, li condurrà sul palcoscenico di uno dei teatri d’opera più prestigiosi nel panorama nazionale e non solo, la particolarità che è doveroso segnalare è, che si tratta di un’attività completamente gratuita. Nel corso degli open days i ragazzi interessati, potranno iscriversi alle audizioni annuali per accedere ai Corsi Propedeutici all’ingresso nel Coro di voci bianche: l’attività dei corsi si articolerà in due appuntamenti settimanali: una lezione di Canto presso la Sala Coro del Teatro Regio e una lezione di solfeggio presso la sede del Conservatorio. Per sostenere l’audizione, i ragazzi dovranno preferibilmente preparare il canto popolare Sentiam nella foresta, la cui traccia audio e il testo sono disponibili tramite questo collegamento. Udiam nella foresta il cuculo cantar, ai piedi di una quercia lo stiamo ad ascoltar, cu cu, cu cu, cu cu, cu cu… La notte tenebrosa non c’è chiaror lunar. Sentiam nel fitto bosco i lupi ad ulular, Ahu, ahu, ahu, ahu, ahu… Dalle lontane steppe sentiam fin quaggiù rispondere alle renne gli allegri caribù, bau, bau, bau, bau, bau… Le audizioni, che si terranno nel mese di settembre, sono riservate agli allievi delle classi II,III, IV e V della Scuola Primaria.   Per informazioni e iscrizioni agli open days e alle audizioni contattare: tel: 011.8815.227 dal lunedì al venerdì dalle ore 11.30 alle ore...

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