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Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

 

Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Pubblicato da alle 11:37 in Musica, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Con il primo incontro in programma lunedì 20 febbraio alle 17.30 prende il via un nuovo progetto per la De Sono in sinergia con l’Università degli Studi di Torino. Il DAMS presenta infatti un ciclo di incontri pensati per stimolare i giovani a riflettere sui problemi dell’esecuzione musicale dal vivo. Tre lezioni-concerto destinate agli studenti universitari, ma aperte a tutti gli appassionati, che saranno occasioni preziose per dialogare con giovani interpreti, selezionati dalla De Sono, che hanno già avviato interessanti carriere internazionali. Gli incontri saranno moderati da Paolo Gallarati e Andrea Malvano, entrambi docenti di storia della musica presso l’Ateneo torinese. Ad aprire questo ciclo, i cui appuntamenti si svolgono nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino (via Verdi 8), ci saranno la clarinettista Maura Marinucci, fresca vincitrice del Premio Renzo Giubergia 2016 e da poco assoldata tra le fila della prestigiosa Gustav Mahler Jugendorchester, accompagnata dalla pianista Giorgia Delorenzi, già borsista della De Sono negli anni passati.  Clarinettologia è il titolo di questo primo incontro che prevederà l’esecuzione al clarinetto del Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, Hommage à Bach di Bela Kovacs, le Tre Romanze op. 94 di Robert Schumann e l’Allegro appassionato della Sonata op. 120 n. 2 di Johannes Brahms. Gli incontri proseguiranno lunedì 20 marzo con il percussionista Simone Rubino, borsa di studio De Sono dal 2011 al 2013 e strumentista ormai lanciatissimo ai più alti livelli di un carriera internazionale (basti pensare all’esordio con i Wiener Philharmoniker lo scorso settembre) che sembra non avere ostacoli. Con lui sarà esplorato il variegato universo degli strumenti a percussione con improvvisazioni ed esecuzioni di brani dedicati alla più ampia delle famiglie strumentali. Il ciclo si conclude il 24 aprile con un appuntamento dedicato al repertorio barocco e a tutti i problemi della prassi esecutiva ad esso correlati. Protagonisti saranno Alena Dantcheva (soprano), Emilia Gliozzi (violoncello), Paola Poncet (clavicembalo) e Francesco Olivero (tiorba), anch’essi tutti borsisti o ex borsisti dell’Associazione. Presenteranno una serie di pagine vocali e strumentali di Antonio Vivaldi, tratte dalle preziose raccolte Foà e Giordano custodite presso la Biblioteca Nazionale di Torino, che contengono la stragrande maggioranza degli autografi vivaldiani arrivati ai giorni nostri.Gli incontri saranno a ingresso...

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Vous aime Pierre Boulez ? Forse se ascoltaste Le marteau sans maître…

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Vous aime Pierre Boulez ? Forse se ascoltaste Le marteau sans maître…

Il compositore e direttore d’orchestra francese Pierre Boulez ci ha lasciato il 5 gennaio scorso, era nato 90 anni prima nella Loira il 26 marzo del 1925. Fu uno dei protagonisti dell’avanguardia musicale dagli anni cinquanta, direttore artistico della New York Philharmonic e fondatore dell’Ensemble InterContemporain di Parigi. Acceso polemista, auspicò il “brûler les maisons d’opéra“. Fortunatamente non accadde, ma questo non significa che su altri temi non fosse ascoltato.    Martedì 14 febbraio al Teatro Vittoria, alle ore 20, l’Unione Musicale gli rende omaggio, a circa anno dalla sua scomparsa, per onorare e ricordare lo straordinario apporto di innovazione e ricerca lasciato dal grande compositore e direttore d’orchestra francese alla musica del Novecento. La serata fa parte degli appuntamenti denominati Parigi dedicati all’esplorazione dell’affascinante repertorio musicale nato nella capitale francese tra Ottocento e Novecento.   Cuore della serata l’esecuzione di una delle opere più significative di Boulez, Le marteau sans maître, composto tra il 1953 e il 1954, secondo lavoro di una trilogia su testi del poeta francese René Char. Come Boulez stesso dichiarò in un’intervista, «Per Le marteau ho preso le poesie più corte, poche righe, ma che mi permettessero non più semplicemente un’attività fra poesia e musica ma un innesto in cui la musica e la poesia mantengono, fino a un certo punto, la loro indipendenza». Eseguito per la prima volta al Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea il 18 giugno 1955 a Baden-Baden, sotto la direzione di Hans Rosbaud, dedicatario della partitura, ebbe un notevole successo al quale contribuirono anche i particolari effetti sonori realizzati da un organico strumentale atipico rispetto alle tradizionali orchestre cameristiche, che prevede l’utilizzo della voce di mezzosoprano e di flauto, viola, chitarra, percussioni, vibrafono e xylomarimba. Nel Marteau troviamo una grande varietà di situazioni: passi di grande dolcezza si contrappongono a scatti nervosi e altri caratterizzati da una scrittura più densa si alternano a episodi in cui il tessuto sonoro è più rarefatto: la scrittura di Boulez – secondo il suo celebre motto «Schönberg è morto» – persegue il tentativo radicale di smantellare le forme classiche della composizione, interrompendone ogni criterio armonico e comunicativo sia nell’organizzazione dei suoni – con l’utilizzo della tecnica seriale – sia rispetto alle durate, alle intensità di volume, ai colori timbrici, alla suddivisione ritmica e alla geometria strumentale. In apertura due brevi brani di altri due grandi compositori del Novecento, Densité 21,5 per flauto solo di Edgard Varèse e Hora lungă, il primo movimento della Sonata per viola sola di György Ligeti. Interpreti del programma i musicisti dell’Ensemble Orchestral Contemporain, fondato nel 1992 a Lione e diretto per questo concerto da Pierre-André Valade; autentici specialisti della musica del XX e XXI secolo che vantano un repertorio di quasi cinquecento opere di duecento compositori diversi, incluse centosettanta prime assolute. Il concerto – originariamente previsto in altra data – sarà preceduto da una guida all’ascolto (ore 18.30) a cura di Antonio Valentino e da un aperitivo offerto al pubblico (ore...

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Il trait d’union del linguaggio tardo-romantico tra Schumann, Skrjabin e Rachmaninov sotto le dita di Benedetto Lupo.

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Il trait d’union del linguaggio tardo-romantico tra Schumann, Skrjabin e Rachmaninov sotto le dita di Benedetto Lupo.

    Considerato dalla critica internazionale uno degli interpreti più interessanti e completi della sua generazione, “pianista di eccezionale finezza… dotato di un tocco straordinariamente raffinato e uno stupendo controllo del suono” capace di unire “tecnica meticolosa e sensibilità romantica”, Benedetto Lupo ritorna all’Unione Musicale di Torino mercoledì 8 febbraio al Conservatorio Giuseppe Verdi, ore 21 con un concerto che farà la gioia degli amanti del pianoforte. Benedetto Lupo debuttò a tredici anni con il Primo Concerto di Beethoven, imponendosi subito in numerosi concorsi internazionali, tra i quali il Cortot e il Ciudad de Jaén in Europa e il Robert Casadesus, Gina Bachauer e Van Cliburn negli Stati Uniti. Nel 1992, quando la sua intensa attività concertistica lo vedeva già impegnato nelle Americhe, in Giappone e in Europa, ha vinto a Londra il Premio Terence Judd. In programma pagine di Schumann, Skrjabin e Rachmaninov che Lupo stesso commenta così: «Le Sonate che eseguirò hanno tutte e tre un carattere tempestoso. Le opere di Schumann, pur diverse tra loro per forma e contenuti, condividono più o meno lo stesso periodo creativo: vi si avverte la fascinazione per il Lied e, allo stesso tempo, l’esigenza di misurarsi con le forme del Classicismo. Ma il legame più forte è tra le due Sonate dei russi Skrjabin e Rachmaninov, che evidenziano all’ascolto la presenza di “rintocchi” insistenti e a volte ossessivi, oltre a una scrittura pianistica a “ondate”. E l’acceso linguaggio tardo-romantico, a volte tragico o persino allucinato, è un altro trait d’union». Sui pezzi di Schumann aleggia l’ombra di Clara: Blumenstück è una “ghirlanda” che intreccia variazioni molti originali tanto che l’autore le definì “variazioni senza tema”, un omaggio pieno di charme, da cuore a cuore, reso d’irresistibile dalla speciale abilità di Schumann di lasciar parlare il pianoforte. Le Tre romanze op. 28, su ammissione dello stesso Schumann, sono quasi un’emanazione dei pensieri di Clara, alla quale si deve anche la sostituzione del finale della Sonata op. 22 con un altro più consono per un’esecuzione in concerto.  Pianista di formazione e concertista di carriera, Skrjabin dedicò al suo strumento dieci Sonate che riflettono compiutamente l’evoluzione da un linguaggio ancora tardoromantico a una nuova dimensione musicale segnata dalla sperimentazione sul suono e dalla congiunzione di simbolismo e spiritualità. La Sonate-fantaisie op. 19 si avverte il tormento di un artista (e di un uomo) in profonda crisi; l’anelito alla luce, così tipico della sua produzione, è qui spesso sopraffatto da un pessimismo oscuro e tragico. La Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 36, composta da un Rachmaninov all’apice della carriera, esprime il debito dell’autore russo verso Chopin, in particolare nell’incipit e nell’atmosfera placida del Non Allegro. Più originale il finale, che con il virtuosismo dei suoi arpeggi rutilanti segna una gloriosa catarsi, un riscatto emotivo tipico dell’autore. www.unionemusicale.it  ...

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Hello Dolly… Gabriel Fauré e Claude Debussy ci riportano a Parigi.

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Hello Dolly… Gabriel Fauré e Claude Debussy ci riportano a Parigi.

Parigi è sempre una sorta di promessa, L’Unione Musicale di Torino ha preparato una serie di quattro appuntamenti dedicati alla Ville d’oltralpe. Un’esplorazione non scontata nel repertorio musicale scritto nella capitale francese tra Ottocento e Novecento; un periodo in cui Parigi era un crogiolo di idee e sperimentazioni, un autentico laboratorio di modernità. I concerti saranno incentrati sui capisaldi del repertorio cameristico di Ravel, Debussy, Poulenc, Faurè e molti altri compositori le cui opere hanno in comune l’affermazione di un gusto musicale francese ed europeo parallelo e spesso alternativo rispetto al percorso austro-tedesco wagneriano e schönberghiano. Protagonista del concerto di martedì 31 gennaio, al Teatro Vittoria – ore 20, sarà la musica di Gabriel Fauré, compositore e critico musicale per Le Figaro, uno dei musicisti più originali del suo tempo, modello di riferimento per molti grandi compositori di cui fu insegnate, tra i quali Maurice Ravel, Georges Enescu, Lili e Nadia Boulanger. A Dolly – soprannome dato a Helene Bardac, figlia della soprano Emma Moyse, animatrice di salotti culturali con la quale il compositore ebbe una lunga relazione sentimentale – Fauré volle dedicare la sua unica opera per pianoforte a quattro mani, Dolly op. 56, costituita da sei brani di genuina spontaneità, ispirati come sono alle piccole cose di un mondo infantile fatto di sogni, di sincere emozioni, di gioie semplici, descritte con una grazia e una semplicità che non cedono mai al sentimentalismo affettato. Ancora di Fauré si potrà ascoltare il Quartetto con pianoforte op. 45, lavoro nutrito di raffinatezze armoniche e di sottigliezze tali per cui i temi sembrano sfumare l’uno nell’altro, quasi ad occultare il lavorio di connessione e trasformazione di atmosfere musicali che vanno dall’energia vitalistica dello Scherzoallo splendido Adagio in cui prevale la dimensione onirica, fatta di fluidità, sospensioni, dissolvenze timbriche tra archi e pianoforte. Il programma del concerto è completato dal Trio in sol maggiore, una delle prime composizioni uscite dalla penna già sapiente del giovane Debussy, all’epoca ancora alla ricerca di una propria identità ma già abile nel di padroneggiare lo stile sentimentale, la densità delle trame sonore quanto la liquefazione del discorso musicale tipiche del clima tardoromantico. Interpreti del concerto saranno i musicisti del Trio Debussy, gruppo curatore della serie Parigi, insieme a Simone Briatore – torinese ora prima viola dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma – e al giovane pianista Mirko Bertolino, diplomato al Conservatorio di Torino e selezionato dall’Unione Musicale insieme ad un gruppo di giovani interpreti per dar vita ai progetti tematici realizzati al Teatro Vittoria. L’ambiente parigino verrà ricreato in modo affascinante anche attraverso le immagini e i testi selezionati da Olivia Manescalchi e Liana Püschel – tra i quali alcuni stralci dalle memorie di Helene “Dolly” Bardac – che aprono squarci illuminanti sul quell’immenso brulichio di idee che è stata la Parigi dell’inizio del ventesimo secolo. Trio Debussy (Piergiorgio Rosso /violino – Francesca Gosio / violoncello – Antonio Valentino / pianoforte) Simone Briatore / viola Antonio Valentino, Mirko Bertolino / pianoforte a 4 mani Olivia Manescalchi / voce recitante   LES MÉMOIRES DE DOLLY   Claude Debussy Trio in sol maggiore per violino, violoncello e pianoforte   Gabriel Fauré Dolly, 6 pezzi per pianoforte a 4 mani op. 56 Quartetto in sol minore per violino, viola, violoncello e pianoforte op. 45 Il concerto sarà preceduto da una guida all’ascolto (ore 18.30) a cura del musicologo Alberto Bosco e da un aperitivo offerto al pubblico (ore 19.30).    ...

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Lingotto Musica svela gli enigmi di Toscanini, Karajan e Abbado in tre conferenze.

Pubblicato da alle 12:15 in Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Lingotto Musica svela gli enigmi di Toscanini, Karajan e Abbado in tre conferenze.

Saranno tre gli incontri a cura di Antonio Rostagno, docente presso la Sapienza Università di Roma, per scoprire i segreti che si celano dietro all’enigmatica figura del direttore d’orchestra. Dopo il successo del ciclo di incontri incentrato, nel corso della scorsa stagione, sulle origini e lo sviluppo della moderna orchestra sinfonica, l’attività di Lingotto Musica dedicata alla divulgazione si arricchisce con questa nuova iniziativa, rivolta a tutti, ma pensata con specifica attenzione ai giovani delle scuole, con il fine di contribuire alla crescita del pubblico di domani e avvicinarlo, attraverso numerosi ascolti e video esemplificativi, a questa figura di artista a metà tra il dittatore, l’istrione e il sacerdote.   Una persona di spettacolo che non richiede tanto analisi tecniche per essere spiegata, o competenze particolari per essere compresa, quanto attenzione nell’ascolto da parte dell’uditorio. Il primo dei tre incontri si svolge lunedì 30 gennaio alle ore 11 presso la Sala Londra del Centro Congressi del Lingotto e prende in esame le figure di Arturo Toscanini e Wilhelm Furtwängler, considerati come gli iniziatori della direzione d’orchestra moderna. Il secondo incontro sarà incentrato sul Novecento: Karajan e la scoperta dei nuovi media, il video, la perfezione della tecnologia, la qualità del prodotto video al servizio dell’idea musicale in agenda per il 13 febbraio alle ore 11. Fra Novecento e Duemila,  titolo della terza ed ultima conferenza  prevista per il 3 marzo, si parlerà di Abbado e la direzione moderna, le svolte nell’interpretazione e nuove concezioni orchestrali nella fine del Novecento   Gli incontri sono a ingresso libero, ma per scuole e gruppi è necessaria la prenotazione allo 011 66 77 415 oppure info@lingottomusica.it.  ...

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Una serata di gala per il genio di Salisburgo nato 261 anni fa. Sul palco la Kammerorchester Basel

Pubblicato da alle 12:21 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Una serata di gala per il genio di Salisburgo nato 261 anni fa. Sul palco la Kammerorchester Basel

    Non poteva mancare una serata di gala per celebrare la nascita di Mozart. Nato il 27 gennaio a Salisburgo 1756 per celebrarlo ci sarà sul palco la Kammerorchester Basel, fondata nel 1984 da musicisti formatisi presso numerose istituzioni e collegi musicali della Svizzera e celebrata dalla critica come «una delle formazioni più interessanti sulla scena internazionale», con un repertorio molto vasto che va dal Barocco, eseguito seguendo l’orientamento della moderna prassi filologica, al contemporaneo.  Alla guida dell’Orchestra Umberto Benedetti Michelangeli, più volte ospite dell’Unione Musicale. La proposta dall’Unione Musicale è per mercoledì 25 gennaio, come di consueto presso il Conservatorio Giuseppe Verdi, inizio rigorosamente alle 21, si potranno ascoltare arie d’opera e da concerto alternate a brani sinfonici. Sui leggii l’Ouverture dall’opera La finta giardiniera, la giovanile Sinfonia K. 75 e il testamento mozartiano (insieme alla Jupiter) nel genere sinfonico: la K. 550 in sol minore. Cuore della serata l’esecuzione di alcune arie interpretate da Regula Mühlemann, considerata uno dei migliori soprani della sua generazione, che recentemente ha pubblicato per Sony Classical il suo primo cd proprio di arie mozartiane. La Muhlemann, per la prima volta ospite in una stagione dell’Unione Musicale, ha cantato in Le Comte Ory al Theater an der Wien, in una nuova produzione del Flauto magico al Festival di Baden Baden con i Berliner Philharmoniker sotto la guida di sir Simon Rattle, ne La finta giardiniera alla Staatsoper di Berlino, e poi ancora all’Opera di Parigi, ad Aix-en-Provence e al Festival di Verbier accanto a Rolando Villazón. È stata diretta, tra gli altri, da Nello Santi, sir Simon Rattle, Daniel Harding, Pablo Heras-Casado e Ivor Bolton e ha debuttato recentemente anche al cinema, nel ruolo di Ännchen nel film Il franco cacciatore per la regia di Jens Neubert, con Daniel Harding alla guida della London Symphony Orchestra.     La Kammerorchester Basel è una delle orchestre da camera di riferimento nel panorama della musica classica. Invitata in sedi e festival prestigiosi di tutto il mondo, la formazione ha all’attivo anche una propria stagione concertistica a Basilea. Diverse registrazioni per etichette classiche quali Sony, Deutsche Harmonia Mundi e Warner Classics, alcune delle quali sono state premiate con prestigiosi riconoscimenti, testimoniano l’eccellente qualità profusa dall’Orchestra nel fare musica insieme. La Kammerorchester Basel in alternanza con Il Giardino Armonico eseguirà e registrerà in cd – diretta da Giovanni Antonini – tutte le 107 Sinfonie di Haydn entro il 2032. Un altro ciclo completo è programmato (e registrato) entro i prossimi tre anni: le Sinfonie di Schubert dirette da Heinz Holliger. Oltre ai classici viennesi e ai programmi barocchi l’Orchestra promuove musica contemporanea. Le composizioni commissionate annualmente e il coinvolgimento nel Concorso di composizione di Basilea ne sono una testimonianza. Clariant International Ltd. è il principale sponsor della Kammerorchester Basel dal gennaio 2013. Musicista fortemente selettivo, Umberto Benedetti Michelangeli, nipote del celebre Arturo, predilige la collaborazione con orchestre che gli consentano di perseguire i propri ideali musicali e umani. Iniziati gli studi giovanissimo sotto la guida della zia Nuccia Matucci, ha proseguito la sua formazione presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con i maestri Conter, Bettinelli e Gusella, completandola poi con Franco Ferrara. Ha collaborato con Orchestre quali l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, la Radio-Sinfonieorchester Stuttgart, la MDR Sinfonieorchester Leipzig, l’Orchestra dell’Operaballet Vlaanderen, la Helsinki Philharmonic, i Goteborg Symfoniker,...

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Nicola Luisotti. L’orchestra, un potenziale d’emozione.

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Nicola Luisotti. L’orchestra, un potenziale d’emozione.

Può capitare di lasciarsi catturare e perfino commuovere dal destino di individui che hanno vissuto in altre epoche, persone dai nomi strani e dalle occupazioni ancora più assurde, le cui azioni non hanno alcuna conseguenza diretta sulla nostra vita. Come egualmente possiamo rimanere seduti, quasi immobili, in un teatro buio per un tempo relativamente lungo o lunghissimo, senza sentire il bisogno di una pausa perché concentrati e avvinti dalle vicende di uno sparuto gruppo di comici, dove il protagonista sospetta che la giovane moglie gli sia infedele e che tutta la vicenda divenga qualcosa di più di un mero fatto di cronaca nera. Questo è quello che accade in questi giorni al Teatro Regio di Torino dove l’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo sta ottenendo un notevole successo. Dirige il maestro Nicola Luisotti, lo abbiamo incontrato in camerino nella pausa tra le prove. Nicola Luisotti è entusiasta del suo mestiere, ma come ogni medaglia ha due lati, mette in luce alcuni aspetti negativi che riguardano l’impossibilità di poter essere vicino alle persone a cui si è legati a causa dei viaggi continui, della solitudine non solo esecutiva, di quanto si è sempre molto esposti e sotto giudizio, un mestiere dove non si può fingere. Confida che la sua grande fortuna è di avere una moglie che lo segue e che gli è vicina da trentaquattro anni. Si occupa delle incombenze pratiche e burocratiche, e soprattutto dei bagagli. Così dice, io posso dedicarmi solo alla musica, ma condividono la passione del cinema e dei libri e fortunatamente lei non è una musicista. Quando gli si chiede della differenza tra il mondo americano e quello italiano, vista la notevole esperienza maturata fuori dall’Italia, il maestro premette come il modello di gestione e finanziamento dei teatri americano sia radicalmente diverso. Una delle cose che colpisce maggiormente è il fatto che vi siano esigui finanziamenti statali ma grosse sponsorizzazioni private anche da singoli cittadini. Il nostro teatro, il San Francisco Opera, riceve un budget intorno agli 80, 90 milioni di dollari all’anno, soldi messi in un fondo che produce ricchezza, grande donor del teatro è la signora Dolby, la moglie del grande Ray Milton Dolby, l’uomo che ci ha regalato l’alta fedeltà, lei sola ultimamente ha destinato 50 milioni.  Sottolinea come il privato cittadino che decide per una donazione scarica il 40% e non di più, questo per fugare fantasie sugli scenari economici americani. E’ un paese generoso, la classe dirigente, che non è di tipo politico, dona, e desidera che si faccia fruttare il denaro al meglio. Si ha l’impressione che si faccia davvero qualcosa per le generazioni a venire. Ho riscontrato che in America si addolorano molto quando sentono dei nostri tagli alla cultura, non hanno preconcetti e invidiano il nostro patrimonio di tradizione. Tornando all’Italia, come si è trovato al Regio e a Torino. Ho trovato accoglienza, e mi sembra di aver stabilito un buon rapporto con il coro, le maestranze,i tecnici e l’orchestra. Inoltre Torino è davvero elegante e non troppo affollata, permette di viverla con piacere. Dicono che non apprezzi la “buca” dell’orchestra. E’ così ? Le buche molto d’orchestra molto profonde producono muri di suono. A San Francisco l’ho fatta alzare a seguito delle lettere di lamentele del pubblico, la voce dei cantanti veniva coperta dall’orchestra. Per ovviare a questo problema...

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Il Seeyousond festival fa suonare gli schermi del cinema.

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Il Seeyousond festival fa suonare gli schermi del cinema.

Il Seeyousound International Music Film Festival  apre alla sua terza edizione dal 27 Gennaio 2017 al 04 Febbraio 2017. Il festival è il primo in Italia dedicato interamente al cinema a tematica musicale e porterà al Cinema Massimo di Torino, dal 27 Gennaio al 4 Febbraio, uno sfaccettato universo di lungometraggi, cortometraggi, documentari, reportage e videoclip che hanno nella musica il loro centro gravitazionale. La terza edizione si arricchisce: aumentano i giorni di programmazione, crescono le rassegne e passano da 8 a 10 i lungometraggi del concorso internazionale. Non cambia la struttura del Festival, che propone, oltre alla competizione, due rassegne internazionali fuori concorso. Anche nel 2017 Seeyousound proporrà un ricco calendario di appuntamenti, un Festival diffuso con momenti di approfondimento, discussione e sperimentazione. Non mancheranno momenti di approfondimento con panel, workshop, showcase, djset, feste, una serata inaugurale a sorpresa e addirittura una produzione Seeyousound su una graphic novel che avrà per protagonista Syd Barrett. °Info e programma...

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Martedì 17 Lingotto Giovani VS Unione Musicale. Vincerà la musica e i suoi estimatori.

Pubblicato da alle 18:51 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Martedì 17 Lingotto Giovani VS Unione Musicale. Vincerà la musica e i suoi estimatori.

Martedì 17 sarà davvero difficile decidere dove portare le orecchie a gioire.  La sfida a suon di musica di ottimo livello, è tra il programma del Lingotto Giovani, nella Sala Cinquecento dove Sébastian Jacot, vincitore dell’Internationaler Musikwettbewerb der ARD di Monaco di Baviera insieme a Lucas Buclin ci porteranno a passeggio con un programma che prende le mosse dalla Ballade (1939) di Frank Martin, massimo compositore svizzero del Novecento. Seguono i Fantasiestücke op. 73 (1849) di Robert Schumann, destinati originariamente a clarinetto o violoncello con accompagnamento di pianoforte e qui eseguiti in una insolita versione per flauto. Ispirata all’omonimo racconto di Friedrich de la Motte Fouqué, la Sonata op. 167 «Undine» (1882) di Carl Reinecke narra la tragica storia di una Ondina, spirito acquatico del folclore germanico, mentre Le merle noir (1951) è una breve pagina che rispecchia gli interessi di Olivier Messiaen nell’ambito ornitologico, scritta per testare le abilità dei flautisti candidati all’ammissione presso il Conservatorio di Parigi. Chiude la serata la Fantaisie brillante sur l’opéra Carmen de Georges Bizet di François Borne, unica opera dell’autore ancora oggi in repertorio e paradigmatico esempio di quella fioritura ottocentesca di trascrizioni, parafrasi e fantasie basate su temi celebri delle più note opere del teatro musicale. Ma attenzione perché l’altro contendente i melomani della città non è da meno. Infatti Per il primo appuntamento 2017, l’Orchestra Filarmonica di Torino mette in scena la sfida tra un temerario compositore di oggi – Fortunat Frölich, che ha composto per OFT 7 note, in prima esecuzione assoluta – e  Ludwig van Beethoven, del quale come antitesi va in scena la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67. Sul palco, accanto all’Orchestra Filarmonica di Torino ed a Nathan Brock, direttore celebrato per le sue profonde interpretazioni, ci sarà la violinista Suyoen Kim, talento straordinario dal 2014 partner artistico di OFT, con la quale ha incantato il pubblico di Piazza San Carlo durante il Torino Classical Music Festival 2016. Quando venne presentata, alla leggendaria serata natalizia del 22 dicembre 1808, nella quale Beethoven eseguì in prima assoluta anche altri capolavori, l’impatto che destò nel pubblico la Sinfonia n. 5 fu da subito enorme. Plasticità scultorea, un gioco di variazioni minute subito percepibili all’ascolto, forza espressiva e coerenza di condotta, energia incalzante e capacità di occupare lo spazio uditivo e psichico dell’ascoltatore, esposto alla potenza di un’immaginazione straripante… Ancora oggi, per quanto sia forse l’opera del repertorio più conosciuta al mondo, e comunque la Sinfonia di Beethoven più registrata in tutta la storia della discografia, il suo fascino non si stempera e la sua forza non si perde. ”Solo in una puntata dei Simpson, geniale e corrosiva come sempre, dopo aver ascoltato le prime note il pubblico si alzava pensando che l’essenziale fosse tutto lì: «abbiamo già sentito il ta-ta-ta-ta, il resto è sciacquettio», diceva uscendo Lou il poliziotto ad un incredulo clone di Karajan sul podio. In realtà – scrive il critico Stefano Catucci – proprio la ripetizione di quel motto ci cattura e ci sfida a riconoscerlo, a inseguirlo in fondo alle sue riapparizioni, ai suoi mascheramenti, a lasciarcene catturare e sorprendere come se dalla prima volta in cui l’abbiamo ascoltata, nella vita, nessun’altra esperienza musicale e nessuna stanchezza fosse riuscita a mitigarne l’effetto”.  ...

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L’Orchestra Sinfonica della Rai apre con atmosfere finlandesi e Wagner. Dirige Conlon.

Pubblicato da alle 11:34 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

L’Orchestra Sinfonica della Rai apre con atmosfere finlandesi e Wagner. Dirige Conlon.

Si apre con un brano in prima esecuzione italiana – Nyx di Esa-Pekka Salonen – e si chiude con il primo atto di un capolavoro wagneriano – Die Walküre – il primo concerto del nuovo anno dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 12 gennaio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino. Sul podio il Direttore principale della compagine Rai, James Conlon. Esa Pekka Salonen attualmente è il direttore della Philharmonia  Orchestra di Londra, nato a Helsinki è uno stimato compositore. Nyx prende il nome di una dea della mitologia greca: “È una figura estremamente nebulosa – dice il compositore Esa-Pekka Salonen – non abbiamo una precisa nozione del suo carattere o della sua personalità. È questa la qualità che mi ha più affascinato e mi ha spinto a scegliere il suo nome come titolo per questo pezzo orchestrale. Non ho cercato di descrivere questa figura mitologica in modo musicale. Tuttavia il costante tremolio, il rapido modificarsi delle strutture e il carattere elusivo di certi gesti musicali potrebbero essere correlati al soggetto”. L’opera è stata eseguita per la prima volta il 19 febbraio 2011 al Théâtre du Châtelet a Parigi. A seguire il primo atto della prima giornata della Tetralogia di Richard Wagner: Die Walküre (La Valchiria). La vicenda è quella di Sieglinde e Siegmund, i due fratelli che si ritrovano e si riconoscono, prendendo coscienza di sé stessi e del misterioso amore che li lega, sfidando lo sposo di Sieglinde, Hunding. A interpretarli sono chiamati il soprano Anja Kampe (Sieglinde), il tenore Christian Elsner (Siegmund) e il basso Kwangchul Youn (Hunding). Il concerto è replicato venerdì 13 gennaio alle 20, con collegamento diretto su...

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