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Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

 

Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

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Il Quartetto Lyskamm, vincitore del Borletti Buitoni Music Prize, suona al Lingotto.

  Il Quartetto Lyskamm è stato il vincitore del Borletti Buitoni Trust Special Chamber Music Prize, assegnato a Londra nel gennaio 2016 «in honour of Claudio Abbado», e mercoledì 26 aprile 2017 alle 20.30 sarà protagonista dell’ultimo appuntamento di Lingotto Giovani 2016-2017, la rassegna cameristica di Lingotto Musica che da alcuni anni imposta la propria programmazione reclutando strumentisti e formazioni risultate vincitrici di recenti concorsi o premi assegnati da prestigiose istituzioni europee. Il Quartetto Lyskamm – formato dalle violiniste Cecilia Ziano e Clara Franziska Schötensack, la violista Francesca Piccioni e il violoncellista Giorgio Casati – è infatti una delle espressioni più significative del panorama cameristico emergente italiano, già vincitore di numerosi concorsi internazionali e ospite ormai regolare di prestigiose sedi concertistiche in Italia e all’estero. Fondato nel 2008 nel Conservatorio di Milano è stato allievo del Quartetto Artemis presso l’Università delle Arti di Berlino, nonché del violista Hatto Bayerle, uno dei componenti e fondatori del leggendario Quartetto Alban Berg. Il programma della serata, che si svolge come di consueto presso la Sala Cinquecento del Lingotto, si apre con il Quartetto in fa maggiore op. 77 n. 2 Hob. III:82 di Franz Joseph Haydn, ultimo lavoro completato dal compositore austriaco per quartetto d’archi, genere che accompagnò l’attività di Haydn per tutto il corso della sua vita; fu commissionato nel 1799 dal principe Maximilian Lobkowitz, uno dei principali mecenati di Beethoven, e pubblicato tre anni dopo a Londra. Segue il Quartetto n. 6 Sz 114 di Bela Bartók; iniziato in Svizzera nell’agosto del 1939 e terminato a Budapest in novembre, è l’ultima composizione scritta in Europa prima che il compositore fosse costretto a emigrare in America a causa del dilagare della dittatura nazista. Il Quartetto infatti era stato commissionato dal Quartetto Ungherese, ma Bartók era stato costretto a fuggire prima che fosse possibile eseguirlo in Ungheria e la prima esecuzione ebbe luogo a New York nel 1941 da parte del Quartetto Kolisch che ne ricevette anche la dedica. Grazie all’accordo con l’Università di Torino e il corso di laurea in DAMS il concerto è introdotto da una breve guida all’ascolto a cura dello studente Fabrizio...

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L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

Pubblicato da alle 11:52 in galleria home page, Musica, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

L’ensemble vocale dei ragazzi del Windsbacher diretti da Martin Lehmann per la Messa in si minore di Bach.

Preceduta da una conferenza introduttiva del professor Paolo Gallarati alle 18.30 in Sala Londra, all’auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto si ascolterà, lunedì 3 aprile, un programma monografico con l’esecuzione della monumentale Messa in si minore di Johann Sebastian Bach, una delle più alte espressioni presenti nell’intera produzione del genio di Eisenach e pietra miliare nella storia della musica sacra. Scritta a più riprese tra il 1733, anno di composizione del Kyrie e del Gloria, e il 1739, fu dedicata a Federico Augusto II elettore cattolico di Sassonia e re di Polonia con il nome di Augusto III. L’opera comprende in tutto 25 pezzi, di cui 16 brani corali, 6 arie solistiche e 3 Duetti. Fondato nel 1946 e nel corso degli anni affermatosi come una realtà di respiro internazionale, il Windsbacher Knabenchor, ensemble vocale formato da bambini e adolescenti, è protagonista, sotto la direzione del suo direttore Martin Lehmann, del concerto pensato per la serata. Insieme ai giovani coristi la parte strumentale è affidata all’Akademie für Alte Musik di Berlino, una delle formazioni più accreditate a livello internazionale per l’esecuzione della musica barocca con oltre un milione di dischi venduti in tutto il mondo sin dal 1982 anno della sua fondazione. A completare il cast un quartetto di voci soliste d’eccezione come il soprano spagnolo Nuria Rial, il mezzosoprano americano Rebecca Martin, i tedeschi Markus Schäfer e Thomas Laske, rispettivamente tenore e basso. Sebbene scritta a blocchi distinti in momenti differenti, «la Messa in si minore – scrive Giorgio Pestelli – rivela alla fine una prodigiosa unità di tono: come se i tasselli che la compongono, nati in anni diversi e ispirati a diversi stili di riferimento, per qualche misteriosa virtù si siano attratti e saldati in una superiore ed eloquente continuità».  ...

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Chissà se le Fondazioni bancarie leggono poesia. Forse ne sono influenzate, senza saperlo.

Pubblicato da alle 15:24 in Economia, Eventi, Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Chissà se le Fondazioni bancarie leggono poesia. Forse ne sono influenzate, senza saperlo.

  Il grande e poeta turco Nazim Hikmet, che in questi tempi di forti attriti con quel paese, andrebbe riletto per farsi carezzare dalle sue parole e dai suoi pensieri, scriveva nel 1962 una poesia intitolata: Autobiografia. In questo breve poema ripercorre le cose accadute e quello che è stata la sua esperienza esistenziale, ad un certo punto dice questo: . . . ho viaggiato in treno in areoplano in macchina i più non possono farlo sono stato all’Opera i più non ci vanno non sanno nemmeno che cosa sia   Da sole, queste poche righe contengono il cuore di un progetto realizzato oggi a Torino. La Fondazione CRT, forse influenzata da Hikmet, forse no, ha deciso di mettere a disposizione oltre 1.500 biglietti per assistere gratuitamente allo spettacolo “Don Pasquale”, tratto dall’opera di Gaetano Donizetti. Lo spettacolo, proposto al pubblico in una versione appositamente elaborata nell’ambito della linea “Ascoltar Cantando” del progetto Diderot della Fondazione CRT, andrà in scena venerdì 24 marzo, alle ore 21, al Teatro Nuovo di Torino e martedì 11 aprile, alle ore 21, al Toselli di Cuneo. Il progetto della Fondazione CRT è realizzato in collaborazione con il Liceo Germana Erba-Fondazione Teatro Nuovo, l’Associazione La Fabbrica dei Suoni, l’Accademia di Alta Formazione Artistica e Musicale Perosi Onlus di Biella, l’Associazione Orchestra Bartolomeo Bruni della Città di Cuneo e l’Orchestra dei Talenti Musicali composta dagli ex borsisti della Fondazione CRT. “Don Pasquale” è l’ultima opera buffa scritta da Gaetano Donizetti. Si tratta senz’altro del massimo capolavoro comico del compositore bergamasco e rappresenta il trionfo del modo di fare teatro “all’italiana”. Lo spettacolo, in poco più di un’ora, farà vivere al pubblico in sala l’emozione del teatro. Pur restando fedele alla trama e alla propria identità di opera buffa, il “Don Pasquale” verrà reinterpretato in una versione multidisciplinare, rendendo l’opera coinvolgente e adatta alla comprensione da parte di un pubblico di tutte le età, grazie a un mix di canto, danza, musica e prosa che conquisterà lo spettatore. Oltre alle due rappresentazioni serali gratuite aperte al pubblico, sono previste 35 repliche per 25.000 studenti delle scuole elementari e medie del Piemonte e della Valle d’Aosta, in 8 teatri: oltre al Nuovo di Torino e al Toselli di Cuneo, il Teatro Giacosa di Aosta, il Maggiore di Verbania, l’Alfieri di Asti, l’Odeon di Biella, il Civico di Vercelli, il Coccia di Novara.   L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria ai seguenti contatti: per Torino tel. 011/6500205 –  segreteria@teatronuovo.torino.it; per Cuneo tel. 3892113384 – 3313802826 (dalle 10 alle 12 da lunedì a sabato) – segreteria@orchestrabruni.it.  ...

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Le “Pozzanghere” poetiche di Gabriella Mercuri al Pannunzio.

Pubblicato da alle 11:20 in Musica, Notizie, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Le “Pozzanghere” poetiche di Gabriella Mercuri al Pannunzio.

“Avrei voluto stringere                           In un abbraccio i sogni Lanciarli al cielo E regalarli alle stelle Ma ho abbracciato il nulla Perché i sogni sono annegati Tra pozzanghere di vita” Sono le parole di Pozzanghere, una delle poesie scritte dalla riccioluta  e carina Gabriella Mercuri, poetessa nata a Taviano, in provincia di Lecce, ma torinese d’adozione. Suo è il libro “Tre Assi di Cuori”, che il Centro Pannunzio della nostra città ha voluto presentare mercoledì nella sala gremita della propria sede di via Maria Vittoria. Sul palco il professor Vittorio Ferrero ha spiegato i poemi della Mercuri facendo azzeccatissimi esempi e paragoni per far avvicinare ancora di più gli spettatori alla vena poetica dell’autrice. C’erano anche gli attori Letizia Gariglio e Roberto Gho a leggerne con grande profondità i versi, alternandosi con la poetessa. Al loro fianco ha completato l’effetto scenico una bravissima musicista, la professoressa Katia Zunino: la quale ha accostato ai versi note dolcissime sapientemente tratte da una altrettanto dolcissima arpa celtica. “La poesia – ha spiegato la Mercuri – è legata a quello che ognuno di noi ha nel vissuto. La parola, il verso, costituiscono il mezzo per confrontare sé stessi e riuscire a capire sempre di più quel che ci circonda. Per me la poesia è questo: un incontro degli occhi con quello che vediamo in noi”. “I giorni sono diventati aurore – ha ribadito -, le lacrime scrosci di pioggia, i sorrisi spicchi di luna, la passione tramonti infuocati, i pensieri quel vento  che ognuno di noi vorrebbe acciuffare. Le emozioni sono quei bagliori di luna che catturano il cuore”. Non bisogna poi dimenticare la poesia “Linguaggi senza voce”, che ha permesso a Gabriella Mercuri di classificarsi prima al “Premio Opera Prima-Giornata Mondiale della Poesia” di Palazzo Vecchio, a Firenze. Inoltre il poema “Giorni di nuvole” (1° classificato al Premio Letterario “Parole in libertà”), la poesia “Pensieri accartocciati” (segnalazione di merito al Concorso Internazionale “Il Meleto di Guido Gozzano”) e “Allunare”, poesia classificatasi seconda al Premio Letterario “I 150 anni d’Italia”-OPE (Osservatorio Parlamentare Europeo e Consiglio d’Europa). Nonchè “Giocoliere dei Sogni” vincitrice del Concorso Internazionale di Poesia Premio Vittorio Bodini-Lecce e pluriclassificata sul secondo e terzo gradino del podio  in altri concorsi: un 2° a “Il numero UNO della poesia contemporanea italiana 2009” e un 3° al Meeting di Poesia “Poetessa dell’Anno 2010”. Gian Dell’Erba   “Tre Assi di Cuori” edizioni Luca Pensa  “collana alfa omega” – 61 pagine – prezzo € 12.  ...

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale. Fare il musicista è possibile ?

Pubblicato da alle 16:34 in D'Uomo, Economia, Eventi, galleria home page, Musica, Università | 0 commenti

Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale.  Fare il musicista è possibile ?

  Il Conservatorio statale di musica “G. Verdi” di Torino, il 18 e 19 Marzo propone una riflessione sulle professioni artistiche e dello spettacolo, attraverso il confronto tra rappresentanti delle istituzioni musicali di tradizione e quelli appartenenti a nuove realtà culturali dotate di un forte carattere innovativo: –  Cosa vuol dire oggi fare della musica e dello spettacolo una professione? Quale ruolo potrebbe avere l’Alta Formazione Musicale nell’orientare e formare gli studenti verso i diversi ambiti delle nuove professioni musicali? –  Come si pone il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche rispetto alla sperimentazione e alla produzione del ‘nuovo’ rispetto alla conservazione della tradizione? Quanto le strategie politiche possono incidere sul mondo del lavoro in campo artistico? –  È possibile trasformare la ‘passione’ da vuoto stereotipo a preziosa risorsa da ‘scambiare sul mercato’, aiutando i giovani musicisti a sostenersi economicamente? Le tematiche proposte allo studio ed alla riflessione condivisa dei relatori e del pubblico coinvolgono in modo particolare: amministratori pubblici, operatori culturali, musicisti professionisti, studenti delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistico-Musicale. L’attività convegnistica – a partecipazione gratuita e integralmente aperta al pubblico – si articolerà su due giornate. È prevista una sessione mattutina con due incontri/discussione, sulle tematiche individuate e aperte al pubblico. Ogni incontro, della durata di 1 ora e 30′ ciascuno, prevede la presenza di un moderatore e di vari relatori (rappresentanti di organizzazioni, ambiti progettuali e formazioni molto differenziate). Nella sessione pomeridiana saranno poi creati alcuni tavoli di lavoro e discussione con la presenza di un moderatore e degli ospiti (musicisti, docenti e professionisti dei vari settori) che avranno il compito di animare la discussione portando diverse esperienze e punti di vista. I partecipanti potranno pertanto approfondire le seguenti tematiche: 1. CHE COSA FARÒ DA GRANDE… Aspettative e reali opportunità lavorative in ambito musicale Cosa vuol dire oggi essere un professionista della musica? È possibile immaginare il conservatorio come un’agenzia formativa in grado di offrire una preparazione ottimale che consenta un reale ingresso nel mondo musicale professionale? Come valorizzare le competenze dei docenti rispetto a questo aspetto della formazione del giovane musicista? 2. SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI… Le risorse Il ruolo delle politiche culturali rispetto al dilemma tra conservazione del patrimonio e della tradizione e investimento nella produzione del nuovo pone il problema della destinazione delle risorse. Comprendere quali siano e come si realizzino le politiche per la cultura e in particolare per la musica per i prossimi anni è tema assolutamente da non trascurare, se vogliamo mantenere un’identità culturale e creare le condizioni per far crescere artisti innovativi, creatività, quindi occupazione per tutto l’indotto. 3. CHI SIAMO, COSA FACCIAMO .. MA PER CHI? Il pubblico L’audience development, ovvero l’ingaggio e la partecipazione del pubblico come leva per crescita di nuovi progetti e di nuove professioni musicali. Ormai non ci sono più dubbi: saranno gli spettatori i nuovi protagonisti dei progetti culturali e di spettacolo. Confronteremo significativi esempi di festival e alcuni progetti innovativi che prevedono il coinvolgimento attivo del pubblico e discuteremo insieme sul ruolo delle future politiche culturali italiane ed europee. 4. INVESTIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ INNOVANDO Nuovi progetti a confronto Negli ultimi anni accanto all’offerta di spettacolo tradizionale sono nati e cresciuti centinaia di nuovi progetti sfruttando i numerosi bandi dedicati all’innovazione culturale, rivolti a piccole organizzazioni formate da...

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Lo Stradivari del 1713 di Bell dalla metro di Washington al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Pubblicato da alle 17:43 in galleria home page, Musica, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Lo Stradivari del 1713 di Bell dalla metro di Washington al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Era il 1981 quando, quattordicenne, Joshua Bell catturava i riflettori della scena internazionale debuttando con Riccardo Muti e la Philadelphia Orchestra. Da allora la varietà della sua attività non ha quasi eguali, spaziando da quella di solista a quella di musicista da camera, di direttore d’orchestra e di esecutore per alcuni documentari della BBC e per l’incisione di numerosi album discografici (registra in esclusiva per Sony Classical e ha al suo attivo oltre 40 album, vincitori a vario titolo di premi come Grammy, Mercury, Gramophone e Echo Klassik Award).  Joshua Bell è annoverato tra i violinisti più celebrati della sua generazione, apprezzato per la sua passione, per la sua instancabile curiosità e per i suoi variegati interessi in ambito musicale. Tra le mani uno  Stradivari “Huberman” del 1713 suonerà in coppia con il pianista Sam Haywood.         Dieci anni fa la storia di Joshua Bell ha fatto il giro del mondo: con il suo preziosissimo Stradivari  si è piazzato in incognito nella metropolitana di Washington e ha iniziato a suonare la Ciaccona di Bach nella quasi totale indifferenza dei frettolosi passanti, racimolando la misera somma di 32 dollari; solo tre giorni prima, un suo recital a Boston aveva fatto il tutto esaurito con biglietti da 100 e 200 dollari l’uno! L’esperimento, ripreso da una telecamera e condotto da un giornalista del “Washington Post”, ha dato luogo a un’accesissima discussione e ha ispirato la pubblicazione del libro The Man with the Violin.   Mercoledì 29 marzo 2017 nel Conservatorio Giuseppe Verdi alle ore 21 risuonerà la giovanile Sonata op. 12 n. 1 di Beethoven e due capolavori di Brahms: lo Scherzo per la Sonata F.A.E., scritta nel 1853 in collaborazione con Albert Dietrich e Robert Schumann e dedicata al famoso violinista Joseph Joachim, e la lirica e appassionata Terza sonata in re minore op. 108. Nella seconda parte Joshua Bell si lancerà nel virtuosismo più sfrenato con l’esecuzione del malinconico Air, brano a lui dedicato dal compositore americano Aaron Jay Kernis e, a seguire, la Terza Sonata per violino solo di Ysaÿe, il celebre Vocalise di Rachmaninov e la funambolica Fantasia su temi dalla Carmen di Bizet di Pablo de Sarasate....

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Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Pubblicato da alle 11:37 in Musica, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Tre lezioni-concerto al DAMS in collaborazione con la De Sono. Gratuiti e aperti a tutti.

Con il primo incontro in programma lunedì 20 febbraio alle 17.30 prende il via un nuovo progetto per la De Sono in sinergia con l’Università degli Studi di Torino. Il DAMS presenta infatti un ciclo di incontri pensati per stimolare i giovani a riflettere sui problemi dell’esecuzione musicale dal vivo. Tre lezioni-concerto destinate agli studenti universitari, ma aperte a tutti gli appassionati, che saranno occasioni preziose per dialogare con giovani interpreti, selezionati dalla De Sono, che hanno già avviato interessanti carriere internazionali. Gli incontri saranno moderati da Paolo Gallarati e Andrea Malvano, entrambi docenti di storia della musica presso l’Ateneo torinese. Ad aprire questo ciclo, i cui appuntamenti si svolgono nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università degli Studi di Torino (via Verdi 8), ci saranno la clarinettista Maura Marinucci, fresca vincitrice del Premio Renzo Giubergia 2016 e da poco assoldata tra le fila della prestigiosa Gustav Mahler Jugendorchester, accompagnata dalla pianista Giorgia Delorenzi, già borsista della De Sono negli anni passati.  Clarinettologia è il titolo di questo primo incontro che prevederà l’esecuzione al clarinetto del Capriccio n. 24 di Niccolò Paganini, Hommage à Bach di Bela Kovacs, le Tre Romanze op. 94 di Robert Schumann e l’Allegro appassionato della Sonata op. 120 n. 2 di Johannes Brahms. Gli incontri proseguiranno lunedì 20 marzo con il percussionista Simone Rubino, borsa di studio De Sono dal 2011 al 2013 e strumentista ormai lanciatissimo ai più alti livelli di un carriera internazionale (basti pensare all’esordio con i Wiener Philharmoniker lo scorso settembre) che sembra non avere ostacoli. Con lui sarà esplorato il variegato universo degli strumenti a percussione con improvvisazioni ed esecuzioni di brani dedicati alla più ampia delle famiglie strumentali. Il ciclo si conclude il 24 aprile con un appuntamento dedicato al repertorio barocco e a tutti i problemi della prassi esecutiva ad esso correlati. Protagonisti saranno Alena Dantcheva (soprano), Emilia Gliozzi (violoncello), Paola Poncet (clavicembalo) e Francesco Olivero (tiorba), anch’essi tutti borsisti o ex borsisti dell’Associazione. Presenteranno una serie di pagine vocali e strumentali di Antonio Vivaldi, tratte dalle preziose raccolte Foà e Giordano custodite presso la Biblioteca Nazionale di Torino, che contengono la stragrande maggioranza degli autografi vivaldiani arrivati ai giorni nostri.Gli incontri saranno a ingresso...

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Vous aime Pierre Boulez ? Forse se ascoltaste Le marteau sans maître…

Pubblicato da alle 12:27 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Vous aime Pierre Boulez ? Forse se ascoltaste Le marteau sans maître…

Il compositore e direttore d’orchestra francese Pierre Boulez ci ha lasciato il 5 gennaio scorso, era nato 90 anni prima nella Loira il 26 marzo del 1925. Fu uno dei protagonisti dell’avanguardia musicale dagli anni cinquanta, direttore artistico della New York Philharmonic e fondatore dell’Ensemble InterContemporain di Parigi. Acceso polemista, auspicò il “brûler les maisons d’opéra“. Fortunatamente non accadde, ma questo non significa che su altri temi non fosse ascoltato.    Martedì 14 febbraio al Teatro Vittoria, alle ore 20, l’Unione Musicale gli rende omaggio, a circa anno dalla sua scomparsa, per onorare e ricordare lo straordinario apporto di innovazione e ricerca lasciato dal grande compositore e direttore d’orchestra francese alla musica del Novecento. La serata fa parte degli appuntamenti denominati Parigi dedicati all’esplorazione dell’affascinante repertorio musicale nato nella capitale francese tra Ottocento e Novecento.   Cuore della serata l’esecuzione di una delle opere più significative di Boulez, Le marteau sans maître, composto tra il 1953 e il 1954, secondo lavoro di una trilogia su testi del poeta francese René Char. Come Boulez stesso dichiarò in un’intervista, «Per Le marteau ho preso le poesie più corte, poche righe, ma che mi permettessero non più semplicemente un’attività fra poesia e musica ma un innesto in cui la musica e la poesia mantengono, fino a un certo punto, la loro indipendenza». Eseguito per la prima volta al Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea il 18 giugno 1955 a Baden-Baden, sotto la direzione di Hans Rosbaud, dedicatario della partitura, ebbe un notevole successo al quale contribuirono anche i particolari effetti sonori realizzati da un organico strumentale atipico rispetto alle tradizionali orchestre cameristiche, che prevede l’utilizzo della voce di mezzosoprano e di flauto, viola, chitarra, percussioni, vibrafono e xylomarimba. Nel Marteau troviamo una grande varietà di situazioni: passi di grande dolcezza si contrappongono a scatti nervosi e altri caratterizzati da una scrittura più densa si alternano a episodi in cui il tessuto sonoro è più rarefatto: la scrittura di Boulez – secondo il suo celebre motto «Schönberg è morto» – persegue il tentativo radicale di smantellare le forme classiche della composizione, interrompendone ogni criterio armonico e comunicativo sia nell’organizzazione dei suoni – con l’utilizzo della tecnica seriale – sia rispetto alle durate, alle intensità di volume, ai colori timbrici, alla suddivisione ritmica e alla geometria strumentale. In apertura due brevi brani di altri due grandi compositori del Novecento, Densité 21,5 per flauto solo di Edgard Varèse e Hora lungă, il primo movimento della Sonata per viola sola di György Ligeti. Interpreti del programma i musicisti dell’Ensemble Orchestral Contemporain, fondato nel 1992 a Lione e diretto per questo concerto da Pierre-André Valade; autentici specialisti della musica del XX e XXI secolo che vantano un repertorio di quasi cinquecento opere di duecento compositori diversi, incluse centosettanta prime assolute. Il concerto – originariamente previsto in altra data – sarà preceduto da una guida all’ascolto (ore 18.30) a cura di Antonio Valentino e da un aperitivo offerto al pubblico (ore...

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Il trait d’union del linguaggio tardo-romantico tra Schumann, Skrjabin e Rachmaninov sotto le dita di Benedetto Lupo.

Pubblicato da alle 12:57 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Il trait d’union del linguaggio tardo-romantico tra Schumann, Skrjabin e Rachmaninov sotto le dita di Benedetto Lupo.

    Considerato dalla critica internazionale uno degli interpreti più interessanti e completi della sua generazione, “pianista di eccezionale finezza… dotato di un tocco straordinariamente raffinato e uno stupendo controllo del suono” capace di unire “tecnica meticolosa e sensibilità romantica”, Benedetto Lupo ritorna all’Unione Musicale di Torino mercoledì 8 febbraio al Conservatorio Giuseppe Verdi, ore 21 con un concerto che farà la gioia degli amanti del pianoforte. Benedetto Lupo debuttò a tredici anni con il Primo Concerto di Beethoven, imponendosi subito in numerosi concorsi internazionali, tra i quali il Cortot e il Ciudad de Jaén in Europa e il Robert Casadesus, Gina Bachauer e Van Cliburn negli Stati Uniti. Nel 1992, quando la sua intensa attività concertistica lo vedeva già impegnato nelle Americhe, in Giappone e in Europa, ha vinto a Londra il Premio Terence Judd. In programma pagine di Schumann, Skrjabin e Rachmaninov che Lupo stesso commenta così: «Le Sonate che eseguirò hanno tutte e tre un carattere tempestoso. Le opere di Schumann, pur diverse tra loro per forma e contenuti, condividono più o meno lo stesso periodo creativo: vi si avverte la fascinazione per il Lied e, allo stesso tempo, l’esigenza di misurarsi con le forme del Classicismo. Ma il legame più forte è tra le due Sonate dei russi Skrjabin e Rachmaninov, che evidenziano all’ascolto la presenza di “rintocchi” insistenti e a volte ossessivi, oltre a una scrittura pianistica a “ondate”. E l’acceso linguaggio tardo-romantico, a volte tragico o persino allucinato, è un altro trait d’union». Sui pezzi di Schumann aleggia l’ombra di Clara: Blumenstück è una “ghirlanda” che intreccia variazioni molti originali tanto che l’autore le definì “variazioni senza tema”, un omaggio pieno di charme, da cuore a cuore, reso d’irresistibile dalla speciale abilità di Schumann di lasciar parlare il pianoforte. Le Tre romanze op. 28, su ammissione dello stesso Schumann, sono quasi un’emanazione dei pensieri di Clara, alla quale si deve anche la sostituzione del finale della Sonata op. 22 con un altro più consono per un’esecuzione in concerto.  Pianista di formazione e concertista di carriera, Skrjabin dedicò al suo strumento dieci Sonate che riflettono compiutamente l’evoluzione da un linguaggio ancora tardoromantico a una nuova dimensione musicale segnata dalla sperimentazione sul suono e dalla congiunzione di simbolismo e spiritualità. La Sonate-fantaisie op. 19 si avverte il tormento di un artista (e di un uomo) in profonda crisi; l’anelito alla luce, così tipico della sua produzione, è qui spesso sopraffatto da un pessimismo oscuro e tragico. La Sonata n. 2 in si bemolle minore op. 36, composta da un Rachmaninov all’apice della carriera, esprime il debito dell’autore russo verso Chopin, in particolare nell’incipit e nell’atmosfera placida del Non Allegro. Più originale il finale, che con il virtuosismo dei suoi arpeggi rutilanti segna una gloriosa catarsi, un riscatto emotivo tipico dell’autore. www.unionemusicale.it  ...

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Hello Dolly… Gabriel Fauré e Claude Debussy ci riportano a Parigi.

Pubblicato da alle 18:18 in Musica, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Hello Dolly… Gabriel Fauré e Claude Debussy ci riportano a Parigi.

Parigi è sempre una sorta di promessa, L’Unione Musicale di Torino ha preparato una serie di quattro appuntamenti dedicati alla Ville d’oltralpe. Un’esplorazione non scontata nel repertorio musicale scritto nella capitale francese tra Ottocento e Novecento; un periodo in cui Parigi era un crogiolo di idee e sperimentazioni, un autentico laboratorio di modernità. I concerti saranno incentrati sui capisaldi del repertorio cameristico di Ravel, Debussy, Poulenc, Faurè e molti altri compositori le cui opere hanno in comune l’affermazione di un gusto musicale francese ed europeo parallelo e spesso alternativo rispetto al percorso austro-tedesco wagneriano e schönberghiano. Protagonista del concerto di martedì 31 gennaio, al Teatro Vittoria – ore 20, sarà la musica di Gabriel Fauré, compositore e critico musicale per Le Figaro, uno dei musicisti più originali del suo tempo, modello di riferimento per molti grandi compositori di cui fu insegnate, tra i quali Maurice Ravel, Georges Enescu, Lili e Nadia Boulanger. A Dolly – soprannome dato a Helene Bardac, figlia della soprano Emma Moyse, animatrice di salotti culturali con la quale il compositore ebbe una lunga relazione sentimentale – Fauré volle dedicare la sua unica opera per pianoforte a quattro mani, Dolly op. 56, costituita da sei brani di genuina spontaneità, ispirati come sono alle piccole cose di un mondo infantile fatto di sogni, di sincere emozioni, di gioie semplici, descritte con una grazia e una semplicità che non cedono mai al sentimentalismo affettato. Ancora di Fauré si potrà ascoltare il Quartetto con pianoforte op. 45, lavoro nutrito di raffinatezze armoniche e di sottigliezze tali per cui i temi sembrano sfumare l’uno nell’altro, quasi ad occultare il lavorio di connessione e trasformazione di atmosfere musicali che vanno dall’energia vitalistica dello Scherzoallo splendido Adagio in cui prevale la dimensione onirica, fatta di fluidità, sospensioni, dissolvenze timbriche tra archi e pianoforte. Il programma del concerto è completato dal Trio in sol maggiore, una delle prime composizioni uscite dalla penna già sapiente del giovane Debussy, all’epoca ancora alla ricerca di una propria identità ma già abile nel di padroneggiare lo stile sentimentale, la densità delle trame sonore quanto la liquefazione del discorso musicale tipiche del clima tardoromantico. Interpreti del concerto saranno i musicisti del Trio Debussy, gruppo curatore della serie Parigi, insieme a Simone Briatore – torinese ora prima viola dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma – e al giovane pianista Mirko Bertolino, diplomato al Conservatorio di Torino e selezionato dall’Unione Musicale insieme ad un gruppo di giovani interpreti per dar vita ai progetti tematici realizzati al Teatro Vittoria. L’ambiente parigino verrà ricreato in modo affascinante anche attraverso le immagini e i testi selezionati da Olivia Manescalchi e Liana Püschel – tra i quali alcuni stralci dalle memorie di Helene “Dolly” Bardac – che aprono squarci illuminanti sul quell’immenso brulichio di idee che è stata la Parigi dell’inizio del ventesimo secolo. Trio Debussy (Piergiorgio Rosso /violino – Francesca Gosio / violoncello – Antonio Valentino / pianoforte) Simone Briatore / viola Antonio Valentino, Mirko Bertolino / pianoforte a 4 mani Olivia Manescalchi / voce recitante   LES MÉMOIRES DE DOLLY   Claude Debussy Trio in sol maggiore per violino, violoncello e pianoforte   Gabriel Fauré Dolly, 6 pezzi per pianoforte a 4 mani op. 56 Quartetto in sol minore per violino, viola, violoncello e pianoforte op. 45 Il concerto sarà preceduto da una guida all’ascolto (ore 18.30) a cura del musicologo Alberto Bosco e da un aperitivo offerto al pubblico (ore 19.30).    ...

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