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Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

 

Il Pacific Quartet Vienna al Lingotto Giovani. Sensibilità, temperamento e molti premi conseguiti.

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Il Pacific Quartet Vienna al Lingotto Giovani. Sensibilità, temperamento e molti premi conseguiti.

Lingotto Giovani. Bisognerà aspettare martedì 16 gennaio, far arrivare il buio e le ore 20.30 e, finalmente sedersi nella Sala Cinquecento di via Nizza 280, a Torino per ascoltare il Pacific Quartet Vienna, con i suoi musicisti provenienti da Ungheria, Taiwan, Giappone e Svizzera. Il Pacific Quartet Vienna rappresenta differenze di suoni e di culture e provenienze geografiche dai quattro angoli del mondo. Uniti in una compagine che sta raccogliendo entusiastici consensi non solo in Europa ma anche in Asia il Quartetto ha dimostrato sensibilità, temperamento e una forte dedizione che ha fatto confluire diversi percorsi formativi e diversi approcci alla musica in un amalgama unico per calore e omogeneità di suono. Eszter Major, Chin-Ting Huang ai violini, Yuta Takase alla viola e Sarah Weilenmann al violoncello, sono stati invitati da importanti Istituzioni Internazionali quali il Festival di Lucerna, di Kalkalpen, di Niksic, dal Musikverein di Vienna, dalla Wigmore Hall di Londra, il Quartetto ha conseguito il Primo Premio nel 2015 al Concorso Haydn di Vienna, meritando altresì il premio come miglior interprete delle musiche di Haydn. Nel corso del 2016 la formazione ha sottoscritto un contratto con la casa discografica austriaca Gramola per la quale è uscito il loro primo cd, grazie anche al supporto della Radio Svizzera. Una particolare attenzione è posta dal Pacific Quartet Vienna al rapporto fra i giovani ascoltatori e la musica da camera, attraverso concerti e incontri nelle scuole, nel corso dei quali vengono presentati anche ritratti di compositori contemporanei, accostando così il nuovo all’antico. Il concerto si avvarrà di una guida all’ascolto a cura dello studente DAMS Elio Sacchi In collaborazione con l’Università di Torino. Il concerto presenterà il Quartetto n. 8 in do minore op. 110 di Dmitrij Šostakoviè: conosciuto come “Quartetto di Dresda”, la storia vuole che sia stato scritto nel luglio del 1960, sotto la forte impressione suscitata nell’autore dalla visita alla città ancora martoriata dalla Seconda Guerra Mondiale. A seguire il Quartetto n. 13 in la minore op. 29 D. 804 “Rosamunde” di Franz Schubert, opera della maturità del compositore, che deve il suo appellativo al tema dell’Andante tratto dalle musiche di scena composte nel 1823 per il dramma Rosamunda, principessa di Cipro di Helmina von Chézy.                         Poltrone numerate da 5 a 10 euro. Informazioni: 011.63.13.721 oppure www.lingottomusica.it via Nizza 262/73, 10126 Torino, +39 011 66 77 415, www.lingottomusica.it, ufficiostampa@lingottomusica.it...

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Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

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Katia e Marielle Labèque scelgono Torino per iniziare il loro tour.

Parte da Torino mercoledì 17 gennaio 2018, Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21,  il tour italiano 2018 delle sorelle Katia e Marielle Labèque che passerà successivamente da Mantova, Firenze e Bologna. Il duo pianistico più affiatato della scena internazionale sarà affiancato per l’occasione da due giovani percussionisti di rango come Simone Rubino e Andrea Bindi. «Abbiamo sentito tante cose belle sul loro conto […] – ha dichiarato Katia Labèque in una recente intervista rilasciata in esclusiva all’Unione Musicale – Avevamo proprio voglia di far conoscere al pubblico due artisti giovani e bravi come Simone Rubino e Andrea Bindi!»   I quattro interpreti eseguiranno insieme la Sonata per 2 pianoforti e percussioni di Bartók, pagina in cui le sonorità della musica del folklore ungherese vengono assorbite dalla forma tradizionale della sonata in tre tempi. Nella Sonata i due pianoforti si integrano con una vasta serie di percussioni, amalgamate con varietà e potenza quasi orchestrale. È lo stesso Bartók a ricordare che «le due parti di percussioni sono del tutto uguali come importanza a ciascuna delle parti pianistiche. Il timbro degli strumenti a percussione ha varie funzioni: in molti casi dona solamente colore al suono del pianoforte, in altri sottolinea i più importanti accenti; occasionalmente gli strumenti a percussione introducono motivi contrappuntistici contrapponendosi alle parti pianistiche, e i timpani e lo xilofono suonano alcuni temi, anche come solisti: gli stessi temi sono di carattere percussivo, al punto da determinare una struttura ritmicamente contrappuntistica». Sempre di Bartók si ascolteranno anche 5 studi per 2 pianoforti ricavati dal gruppo dei 153 che formano l’opera Mikrokosmos per pianoforte solo. Mikrokosmos può essere definito un lavoro di etnomusicologia ante litteram, una pietra miliare nello studio dei rapporti tra stile colto e popolare. Insieme alle atmosfere rassicuranti delle Danze ungheresi di Brahms sono in programma anche due novità, a testimonianza del legame che Katia e Marielle amano intrattenere con gli autori di oggi. Thirteen Drums del giapponese Maki Ishii vedrà Simone Rubino impegnato con 13 membranofoni (bongos, congas…) in un pezzo di bravura in cui strutture ritmiche determinate e indeterminate creano differenti percezioni del tempo musicale. Conferma l’attenzione delle sorelle Labèque per la musica contemporanea la scelta di eseguire in prima italiana il brano El Chan del quarantenne compositore americano BryceDessner, pagina ispirata alla natura selvaggia e misteriosa del Messico. Nato per quartetto con pianoforte (2016), il pezzo è stato poi trascritto per due pianoforti proprio per le sorelle Labèque, che collaborano regolarmente con Bryce Dessner e sono le dedicatarie anche del suo Concerto per 2 pianoforti. Simone Rubino è uno dei talenti più splendenti cresciuti all’ombra della Mole Antonelliana. Diplomato al Conservatorio di Torino, si perfeziona con Peter Sadlo a Monaco di Baviera. A dispetto dei suoi 24 anni, Rubino ha già avviato una brillantissima carriera, anche grazie alla vittoria del primo premio al prestigiosissimo Concorso ARD di Monaco di Baviera (2014) e del Foerderpreis della Radio Tedesca (2015). Si è esibito con i Wiener Philharmoniker, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ed è stato ospite della Carnegie Hall a New York e del Palais des Beux Arts di Bruxelles. Divenuto a soli 27 anni primo timpano dell’Orchestra del Teatro alla Scala, Andrea Bindi può vantare numerose collaborazioni con rilevanti formazioni italiane e straniere: l’Orchestra del Teatro Regio di Torino, l’Orchestra Regionale della Toscana, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la City of Birmingham Symphony Orchestra.  ...

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Al Teatro Regio Pinchas Steinberg propone Bernstein e Dvořák.

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Al Teatro Regio Pinchas Steinberg propone Bernstein e Dvořák.

Il Teatro Regio di Torino, venerdì 22 dicembre alle ore 20.30 vedrà salire sul podio dell’Orchestra, uno dei direttori più amati da pubblico e critica: Pinchas Steinberg. Il programma del quinto concerto della Stagione sinfonica del Teatro è dedicato a Leonard Bernstein e Antonín Dvořák, due compositori che hanno contribuito alla storia della musica americana.    Pinchas Steinberg, nato nel 1945 in Israele è un direttore d’orchestra dalla prestigiosa e pluridecennale carriera internazionale – attualmente Direttore principale della Budapest Philharmonic Orchestra – ha diretto tutte le principali orchestre internazionali tra le quali: Berliner Philharmoniker, Orchestre de Paris, Münchner Philharmoniker, Boston Symphony Orchestra e molte altre. Steinberg vanta con il Regio un proficuo e duraturo rapporto artistico che, nella Stagione de “I Concerti” 2017-2018, si intensifica con questo appuntamento e con il concerto del 20 maggio. Leonard Bernstein, celebre direttore d’orchestra e compositore, scrisse l’operetta Candide nel 1956, lavoro che andò in scena, per la prima volta a Broadway, riscuotendo un enorme successo. Della partitura viene eseguita una delle sue pagine più celebri, l’Ouverture, musica scoppiettante, fresca e di gran virtuosismo, che ammicca a Rossini e guarda al jazz. Seguono gli intensi Chichester Psalms, composti da Bernstein nel 1965, per voce, coro e orchestra; il titolo rende omaggio alla cattedrale di Chichester, nel Sussex, consacrata nel secolo XI. Questi Psalms emergono per la loro ricchezza e sono noti per la difficoltà che richiedono al coro; protagonista del brano è  il Coro del Teatro Regio istruito da Andrea Secchi, voce bianca solista, Anita Maiocco. La significativa presenza di Bernstein in questa Stagione de I Concerti, apre le celebrazioni per il centenario della nascita del grande compositore-direttore, nato a Lawrence nel 1918. Conclude il concerto la Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák, tra le partiture più celebri e celebrate del compositore ceco, scritta nel 1893 quando era Direttore del Conservatorio Nazionale di New York. Una magnifica pagina orchestrale nella quale la cultura musicale americana si fonde con la tradizione sinfonica europea; una sinfonia di matrice classica ma contaminata da spirituals e canti tradizionali dell’America del Nord. http://www.teatroregio.torino.it/node/6897...

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Sabato, domenica e lunedì: un trittico di concerti organizzati dall’Unione Musicale.

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Sabato, domenica e lunedì: un trittico di concerti organizzati dall’Unione Musicale.

Sabato, domenica e lunedì, fu un brillante film di Lina Wertmüller degli anni ’90 tratto da una commedia di Eduardo De Filippo. Tre giorni per far crescere equivoci, farli salire come panna e chiudere in bellezza. Possiamo dire che il programma di questi tre giorni torinesi si dedicano esclusivamente al lieto epilogo, ecco allora che dal 18 al 20 novembre l’Unione Musicale di Torino ha in cartellone  tre concerti di sicuro interesse che passano attraverso il prisma di grandi compositori e scelte esecutive raffinate. Il primo appuntamento è dedicato ai giovani talenti internazionali che si affacciano al mondo del concertismo: si comincia con il duo formato dagli italiani Matteo Sampaolo flauto e Alessandro Soccorsi pianoforte con un programma che inanella una serie di capolavori del Primo Novecento. sabato 18 novembre 2017 – Teatro Vittoria – via Gramsci, 4  – ore 19.30 aperitivo – ore 20 concerto   Musiche di Milhaud, Jolivet, Barber, Reinecke Guida all’ascolto a cura di Liana Püschel alle ore 18.30 guida all’ascolto Il secondo concerto propone un eclettico trio formato dal violinista Gilles Apap (per la prima volta ospite dell’Unione Musicale), insieme a due artisti che per il pubblico dell’Unione Musicale non hanno bisogno di presentazioni: Alessandro Carbonare clarinetto e Roberto Prosseda pianoforte. Un trio di musicisti d’eccezione per una proposta accattivante e coinvolgente, che si muove tra il Novecento classico, il jazz e la musica tradizionale, con alcune rarità del repertorio per questo organico.   domenica 19 novembre 2017 – ore 16.30 – Conservatorio Giuseppe Verdi, piazza Bodoni Musiche di Menotti, Gershwin-Bennett, Poulenc, Ravel, Kuttenberger Per concludere il concerto Florilegio barocco vede protagonisti due musicisti italiani d’eccezione: il mezzosoprano Giuseppina Bridelli –apprezzata nei maggiori teatri europei e negli stati Uniti nel repertorio barocco e classico – e il clavicembalista Simone Ori, attivo come direttore, cembalista e organista con i più prestigiosi ensemble.   lunedì 20 novembre 2017 – ore 20 – Teatro Vittoria – via Gramsci, 4   Musiche di Monteverdi, Frescobaldi, Vivaldi, Scarlatti, Strozzi, Ferrari.  ...

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Trent’anni di pazienza per risentire Kyung Wha Chung, stella indiscussa del violino suonerà accompagnata da Kevin Kenner.

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Trent’anni di pazienza per risentire Kyung Wha Chung, stella indiscussa del violino suonerà accompagnata da Kevin Kenner.

Sei chiede a Kyung Wha Chung, oggi sessantanovenne, quali sono le qualità più importanti di una persona che intende intraprendere una carriera musicale professionale come ha fatto l’Unione Musicale, si ottiene questa semplice, perfetta e disarmante risposta. Pazienza e tenacia, totale dedizione e amore per quello che si fa. Ma a mio avviso, la qualità più importante è proprio la pazienza. Inoltre il corpo, l’anima e la mente devono essere in totale connessione con lo strumento. È una grande fortuna che non mi abbiano mai abbandonato l’attaccamento, l’amore e la passione per il violino, strumento attraverso cui esprimo la mia musica. L’esecutore è il portavoce del compositore ed è al servizio del suo messaggio. È indispensabile ricordarlo sempre!   Ma chi è Kyung Wha Chung ? Negli Anni Settanta, Ottanta e Novanta la violinista sudcoreana Kyung Wha Chung (sorella maggiore del direttore d’orchestra Myung-Whun Chung) era una star indiscussa: il suo piglio fiero, il vibrato intenso, la sua calda espressività, il suono brillante conquistarono le platee di tutto il mondo. Nel 2005 un brutto infortunio all’indice sinistro sembrava però aver messo fine alla sua carriera, costellata di numerosissimi concerti e da incisioni di successo, prova del suo imponente repertorio. Sono seguiti anni di obbligata inattività, durante i quali Kyung Wha Chung racconta di aver continuato a suonare il violino nella sua mente, ripercorrendo a memoria i passaggi più ostici e ragionando sulle scelte stilistiche e interpretative. Un training prima di tutto mentale, fondamentale per ritrovare ogni giorno la forza di tornare a suonare. La sfida è stata vinta nel 2010, quando Kyung Wha Chung è tornata sulle scene, prima in Asia e poi in Europa, con una quarantina di selezionatissimi concerti all’anno. A trent’anni esatti dal suo debutto a Torino per l’Unione Musicale, Kyung Wha Chung torna sul palco del Conservatorio mercoledì 25 ottobre alle ore 21, per l’unica tappa italiana del 2017. Dal 1987 al 1998, con ben 5 presenze, Kyung Wha Chung è stata tra le protagoniste delle stagioni dell’Unione Musicale dove ha riscosso unanimi consensi di pubblico e di critica, che ha più volte elogiato la sua musicalità, la sensibilità del gusto e dello stile, “l’ammirevole controllo del suono, del fraseggio e del taglio formale”. Per questa agognata occasione sarà accompagnata al pianoforte da Kevin Kenner, primo americano a essere premiato – nello stesso anno (1990) – in due dei più prestigiosi concorsi pianistici internazionali come lo Chopin di Varsavia e il Čajkovskij di Mosca, senza contare le precedenti affermazioni al Van Cliburn e al Concorso Internazionale Gina Bachauer.  Chung e Kenner suonano insieme dal 2010, anno del ritorno sulle scene della violinista: «Sembra molto più tempo – dichiarava  qualche anno fa – ora siamo una voce sola. È un partner perfetto: maturo, puro come un bambino, molto intelligente e riflessivo. L’esatto contrario di me!». Il programma della serata presenta alcune delle più incantevoli pagine per questo organico. Parlando della sua Sonata in sol minore per violino e pianoforte Debussy diceva che «per una contraddizione del tutto umana, è piena di un gioioso tumulto», ma anche «spaventosamente malinconica». In questa ambivalenza espressiva, nel paradosso dell’umano, sta il fascino della Sonata che è l’ultima composizione a essere stata portata a termine, tra il 1916 e il 1917, dal compositore ormai divorato dalla malattia e circondato dall’angoscia per gli esiti drammatici della guerra. Questa pagina...

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Moncalieri sotto le stelle del jazz. Il Jazz Festival ritorna a suonare, a danzare e di nascosto a..

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Moncalieri sotto le stelle del jazz. Il Jazz Festival ritorna a suonare, a danzare e di nascosto a..

Moncalieri Jazz Festival 2017:  XX Edizione Dal 28 ottobre al 19 novembre Moncalieri accoglierà la grande kermesse musicale del Jazz Festival. Come ogni anno numerosi artisti nazionali ed internazionali si esibiranno davanti a circa 35 mila spettatori provenienti da tutto il mondo. Traguardo considerevole quello di quest’anno, che coincide con quattro importanti centenari: la nascita del grande trombettista  Dizzy Gillispie, del pianista e compositore statunitense Thelonius Monk, di Ella Fitzgerald, la “First Lady of song” e del nostro pianista, compositore e direttore di orchestra Armando Trovajoli. Uno spettacolo quello del Jazz Festival di Moncalieri, che sa coniugare tradizione e innovazione, all’insegna della buona musica e della stretta collaborazione con artisti e territorio. I  protagonisti del Moncalieri Jazz Festival che si presenteranno nel corso delle venti serate sono di fama internazionale, quali, per esempio, la cantante italo-americana Simona De Rosa, con la sua Jazz Band, la cantante cubana Dayme Arocena con il suo quartetto latin jazz promosso dalla Havana Culture. La straordinaria vena creativa della direzione artistica ha previsto anche giovani emergenti, vere promesse della grande tradizione musicale, quali Fulvio Chiara, Fabio Giachino, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Dado Moroni. Si esibiranno, inoltre, Fumk Off, Kenny Barron, Cyrus Chestnut, Danny Brisset.  Saranno coinvolte due grandi orchestre: l’Orchestra Filarmonica di Torino e  l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, che chiuderà la manifestazione all’Auditorium “Giovanni Agnelli” del Centro Congressi Lingotto di Torino.  L’orchestra sinfonica per l’occasione sarà diretta dal giovane direttore torinese Andrea Ravizza. Il Moncalieri Jazz Festival ha, inoltre, ottenuto il patrocinio delle Nazioni Unite con l’UNRIC (United Nations Regional Information Centre for Western Europe) per voler veicolare attraverso la musica i principali obiettivi delle Nazioni Unite (ONU) stabiliti fino al 2030 sui temi dello sviluppo sostenibile. Nel corso della manifestazione sono previste inoltre mostre, tavole rotonde, lezioni – concerto per le scuole di ogni ordine e grado, con gemellaggi musicali. Un’altra importante innovazione per questo ventennale del Moncalieri Jazz Festival sarà la particolare attenzione alle fasce deboli della società. Sono previsti due concerti: uno presso una casa di riposo per anziani e l’altro presso una comunità terapeutica. Un altro appuntamento “insolito” sarà il concerto gastronomico “Le Pentole Narranti” ideato e condotto dal musiCuoco Alfredo Laviano. Le serate Omaggio ai Centenari avranno una doppia valenza artistica. Non si ricorderanno solo i grandi protagonisti della storia della musica jazz, ma si darà anche rilievo ai singoli ospiti delle serate, che sapranno, sicuramente, con passione e professionalità richiamare l’universalità del linguaggio musicale e l’importanza dell’interazione della cultura. Maria Giovanna Iannizzi...

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Prima a parole, al Circolo dei Lettori, poi dal palco del Conservatorio Verdi di Torino: la musica sinfonica si schiude.

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Prima a parole, al Circolo dei Lettori, poi dal palco del Conservatorio Verdi di Torino: la musica sinfonica si schiude.

Leggere la Classica è un ciclo di conferenze che l’Orchestra Filarmonica di Torino ha saggiamente organizzato nella sede del Circolo dei Lettori per invogliare e coinvolgere il pubblico nel fascino del suono, della musica e nella vita dei  suoi protagonisti. Ad aprire le danze, giovedi 20 ottobre alle 18 e 30, sarà il Direttore Giampaolo Pretto, con una chiacchierata libera e aperta a tutti. Una specie di ouverture vocale, un hors-d’oeuvre, prima del concerto di martedì 24 al Conservatorio Giuseppe verdi, dedicato appunto alle ouverture di Franz Schubert, e Felix Mendelssohn Bartholdy. Il primo con l’Ouverture D591 In stile italiano, e l’Ouverture Le Ebridi o La Grotta di Fingal per il secondo compositore. L’Ouverture D591 venne composta da Franz Schubert nel 1817: ad ispirare il compositore austriaco fu la musica di Gioacchino Rossini, che in quegli anni imperversava nelle sale da teatro viennesi. Affascinato dal linguaggio musicale rossiniano, coinvolgente e brillante, Schubert compose due Ouverture – la D590 e la D591 – che vennero entrambe indicate come “In stile italiano”. La D591 verrà eseguita nel concerto inaugurale dell’Orchestra Filarmonica di Torino, mentre l’Ouverture D590 – in una ideale ciclicità – sarà uno dei brani in programma di “La Stanza dei Giochi”, ultimo concerto di stagione, nel mese di giugno 2018. E’ di pochi anni successiva, l’Ouverture op. 26 – conosciuta con il doppio nome di Le Ebridi o La Grotta di Fingal – che Felix Mendelssohn scrisse giovanissimo, al termine del viaggio attraverso l’Europa che l’aveva visto approdare anche sulle famose isole scozzesi. Alle Ebridi, Mendelssohn visitò la grotta di Fingal, luogo che, per gli strani echi, la potenza selvaggia della natura e le leggende gaeliche, gli ispirò la nota Ouverture accolta con entusiasmo all’epoca (ed altrettanto amata dal pubblico dei decenni successivi). Un viaggio, quello in Scozia, che ispirò Mendelssohn anche nella scrittura della celeberrima Sinfonia n. 3 in la minore op. 56, nota come Scozzese. Il compositore fu molto colpito dalla visita ad Edimburgo dell’Holyrood Palace e dei luoghi storici legati alla regina Maria Stuarda. Impressioni che conservò nella mente e nel cuore per più di dieci anni prima di arrivare a comporre la Sinfonia, eseguita per la prima volta in pubblico nel 1842 alla Società Filarmonica di Londra. Il concerto di ottobre, così come ogni concerto di stagione, verrà aperto dalla lettura, a cura dell’associazione liberipensatori “Paul Valéry” e della Scuola Teatro Sergio Tofano, di un breve testo scritto per l’occasione dal giornalista Lorenzo Montanaro. L’Orchestra Filarmonica di Torino, come ormai da anni, continuerà anche per questa stagione a triplicare la propria proposta concertistica, aggiungendo al concerto del martedì sera in Conservatorio la prova generale della domenica pomeriggio al Teatro Vittoria e la prova di lavoro del sabato mattina presso la sala multifunzionale di +SpazioQuattro, dando la possibilità al pubblico di seguire il lavoro dietro le quinte dal primo incontro con i direttori ed i solisti fino al concerto.  ...

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L’Orfeo di Monteverdi: dove le parole finiscono, inizia la musica (Heinrich Heine).

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L’Orfeo di Monteverdi: dove le parole finiscono, inizia la musica (Heinrich Heine).

A MITO Settembre Musica si celebra un mito. Rappresentata per la prima volta dall’Accademia degli Invaghiti il 24 febbraio 1607 nell’appartamento della duchessa Margherita Gonzaga, vedova di Alfonso D’Este a Mantova, la favola in musica di Claudio Monteverdi ancora oggi è uno dei più antichi drammi per musica presentato ed eseguito con successo.  Per celebrare i 450 anni della nascita del grande musicista barocco, Mito – Settembre Musica l’ha riproposto alla Casa Teatro Ragazzi e Giovani di Torino e, grazie a Dario Moretti, che ha curato testo, regia, pittura dal vivo ed effetti visivi, L’Orfeo di Monteverdi ha conquistato il giovane pubblico. La partitura monteverdiana prevede un prologo, cinque atti intervallati da un coro e un orchestra varia che spazia dai clavicembali alle viole, dai chitarroni ai flauti. La versione ridotta per il giovane pubblico, in un continuum senza intervalli o calate di sipari, non ha sminuito il suo incredibile fascino. Anzi: la precisione drammaturgica è tale da realizzare in musica la grazia della prosodia mitologica. Tratto dalle Metamorfosi di Ovidio e dalle Georgiche di Virgilio, con riferimenti alle scene infernali de La Divina Commedia di Dante Alighieri, L’Orfeo di Monteverdi è un dramma che nasce dall’incontro tra musica e poesia, tra canto e orchestrazione, parole e versi.  Il librettista di Monteverdi è il funzionario di corte Alessandro Striggio, membro dell’Accademia degli Invaghiti. Il suo testo poetico pone al centro Orfeo, simbolo dell’arte e della musica, della bellezza e dell’amore. Nel libretto spicca l’elemento musicale melodico monteverdiano e non passa inosservato il mitico cantore, che ha ispirato poeti, scrittori e musici di tutti i tempi. Figlio di Apollo e della musa Calliope, Orfeo incarna l’eterno mito della poesia e della musica, dell’innamorato cantore e dell’uomo disilluso. Chi appare nel melodramma monteverdiano è l’uomo – Orfeo e non il dio-Orfeo. L’uomo che si innamora della ninfa Euridice, l’uomo che soffre per la sua morte, che sfida il destino e scende nell’Ade pur di riavere la sua amata.  Tutti partecipano del suo dramma: dai  pastori alle ninfe. Persino gli dèi si impietosiscono di fronte alla storia di amore e di dolore di Orfeo. E Orfeo canta e commuove, perché ha un solo obiettivo: far rivivere l’amata. Grazie a Plutone, che governa il regno dei morti, riesce a riavere Euridice, a patto che non si volti mai a guardarla. Ma non riesce. Infrange questo divieto e perde per sempre Euridice. Ne provoca una seconda morte. E anche forse la sua. Perché il suo è un amore vero! Nel melodramma monteverdiano non si parla della sua fine atroce e forse è anche un bene, considerato il pubblico di giovanissimi. Monteverdi si riserva di annoverarlo tra gli immortali, perché il suo amore è tale, come la sua musica.  Molti studiosi e autori hanno analizzato il mito e definito la storia: da Eschilo a Virgilio, da Poliziano a Rilke. Persino Cesare  Pavese nei Dialoghi con Leucò si è cimentato a fornirne una versione. Ma come tutti i miti, anche quello di Orfeo incuriosisce e insegna, indipendentemente dalla lettura lecita e personale di ognuno. Il mito di Orfeo resta comunque un libro aperto, dove ognuno può regalarsi un finale a piacere. Maria Giovanna...

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A Mito – Settembre Musica la prima assoluta del compositore Pärt Uusberg conquista il pubblico.

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A Mito – Settembre Musica la prima assoluta del compositore Pärt Uusberg conquista il pubblico.

The eternal dream is borne on the wings of ageless Light…Il sogno eterno è nato sulle ali della Luce senza età…. Chi l’avrebbe mai detto… La prima assoluta de The eternal dream del giovane compositore estone Pärt Uusberg ha riscosso un grande successo! Perché è  armonica, soave, melodiosa. Standing ovation per l’Ensable Strumentale LaBarocca e l’Ensemble Vocale LaBarocca diretti dal maestro Ruben Jais, presso la Chiesa di San Filippo Neri a Torino.. Musicisti e Coro specializzati nella prassi esecutiva barocca hanno saputo trasmettere al pubblico presente, l’entusiasta celebrazione del potere creatore della musica, così com’è stato pensato e voluto dai compositori George Freidrich Händel e Pärt Uusberg.  The eternal dream, per coro e orchestra combina il testo latino del salmo 117 con la lirica di Rabindranath Tagore, che dà il titolo al brano. La declamazione salmodica è stata affidata alle voci maschili, il testo di Tagore è stato introdotto, invece, dalle voci femminili. Il coro e l’orchestra vengono man mano coinvolti in questa costante sospensione del mistero: della creazione e dell’uomo. La musica di Pärt Uusberg anticipa i temi che poi verranno trattati nell’Ode per il giorno di Santa Cecilia, composta da George Freidrich Händel. Il testo è del grande letterato inglese John Dryden e presenta tutta la formazione dottrinale dell’epoca sulla creazione, redenzione e giudizio finale. Ambedue i compositori “pensano” la musica come potere creativo dell’armonia cosmica e anche della sua ultima e definitiva distruzione.   Tutti gli strumenti flauti, liuti, violini, organo, cetra, trombe e tamburi hanno la funzione di ordinare l’universo e di muovere le passioni umane, dalle più basse alle più alte, in un crescendo di tumult of profound pain and joy (tumulto di profondo dolore e gioia).  Il panorama emotivo e strumentale celebrativo è solenne: dalla ouverture alla francese, alla complessa e drammatica conclusione. L’anima resta in sospeso e ogni singola nota, attraverso  le dissonanze e armonie vaganti delle Arie e del Coro, dura in aeternum nel cuore dell’uomo.  Sublimi il Minuetto e la Marcia. Ma tutto il concerto è stato avvincente. Anche quest’anno il Festival Internazionale della Musica sta riscuotendo, attraverso  la complessità delle manifestazioni musicali differenti, un grande successo! Maria Giovanna...

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Ritorna per cinema a Palazzo Reale la vita in Jazz di Enrico Rava. Un docufilm necessario.

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Ritorna per cinema a Palazzo Reale la vita in Jazz di Enrico Rava. Un docufilm necessario.

L’Enrico trombettista, compositore, scrittore e flicornista italiano mercoledì 30 agosto alle 22 sarà ospite di “Cinema a Palazzo Reale” in una serata organizzata da Distretto Cinema insieme all’Aiace Torino. Verrà presentato  “Enrico Rava. Note necessarie”, il documentario a lui dedicato che è soprattutto un viaggio nel mondo del jazz. Con Rava, nel Cortile d’onore di Palazzo Reale a Torino interviene la regista Monica Affatato e il critico musicale Alberto Campo. Il docu-film che a Torino aveva già riscosso un buon successo nel 2015 quando venne presentato al Jazz Festival. “Quando ero ragazzino l’idea di fare il musicista di Jazz era come voler fare il cowboy”  La vita di Enrico Rava, musicista geniale e innovativo, corrisponde a un importante pezzo di storia del jazz e della musica in generale, in un momento storico di grande fermento sia politico che culturale. Attraverso la ricerca di Monica Affatato, che con grande curiosità e consapevolezza ha ripescato dagli archivi materiali unici e rari, arricchito da approfondimenti teorici di Stefano Zenni che contestualizzano questa musica così evolutiva, ripercorriamo con Rava (e attraverso Rava) decenni di arte. La collaborazione con Altan, che nel 1997 illustrò “Noir” con un inedito fumetto in cui Rava era protagonista; il duetto con Bollani (che nel documentario racconta anche i “dietro le quinte”del loro tour); la collaborazione con artisti come Michelangelo Pistoletto (che curò nel 1980 la copertina del suo LP “Ah”); la presenza nel film di riprese rare di Pier Paolo Pasolini; le jam session con Gato Barbieri; le serate con le leggende del jazz italiano come Massimo Urbani e uno strepitoso concerto con Michel Petrucciani.  ...

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