Musica

Musica

Musica

 

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

 

Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

Pubblicato da alle 11:47 in Economia, Musica, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

 Teatro Regio di Torino Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Dopo le dimissioni del sovrintendente del Teatro Regio, Walter Vergnano, si respira un clima di preoccupazione tra i lavoratori del Teatro e i sindacati. 204 lavoratori del Teatro Regio hanno scritto una lettera al Consiglio di Indirizzo per richiamare l’attenzione sui problemi del Teatro.   Il Teatro Regio di Torino negli ultimi 20 anni ha conosciuto uno sviluppo e una visibilità straordinari in tutto il mondo, grazie all’impegno e alla qualità dei suoi lavoratori, al clima di correttezza nelle relazioni interne e all’intesa con i vertici. Questo insieme di fattori ha permesso al nostro Teatro di affrontare positivamente la lunga e profonda crisi che da molti anni mina la stabilità del nostro settore, e che ha compromesso l’attività della maggior parte delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane. Il rispetto dell’impegno e della professionalità dei dipendenti del Teatro è un elemento imprescindibile per noi che viviamo giornalmente con dedizione il nostro lavoro: senza questo presupposto il Teatro perderebbe vitalità, passione e spirito di partecipazione, elementi chiave per il coinvolgimento del pubblico e per il risultato artistico. Le voci sulle improvvise dimissioni dell’attuale Sovrintendente Walter Vergnano, e l’ipotesi apparsa sugli organi di stampa per la sua sostituzione, giungono inaspettate e spingono i dipendenti a esprimere profonda preoccupazione circa il proprio futuro. Confidiamo che il Consiglio di Indirizzo, nella sua totale autonomia e con le necessarie condizioni di serenità decisionale, saprà valutare scrupolosamente l’opportunità o meno di interrompere anticipatamente l’esperienza di questa Sovrintendenza. Ma nel caso in cui non vi siano alternative a questa frattura, rivolgiamo alla Sindaca e Presidente e ai Consiglieri l’auspicio e la richiesta di una attenta selezione dei candidati alla carica di Sovrintendente, senza limitarsi ad avallare scelte e decisioni verosimilmente prese in sedi diverse da quelle previste dalla legge e dallo statuto della Fondazione. Grati per l’attenzione, Considerando il delicatissimo momento finanziario del Teatro e richiamando qui i rischi connessi a un eventuale declassamento in caso di mancato pareggio di bilancio, riteniamo . indispensabile che il futuro Sovrintendente venga individuato in una figura di altissimo profilo manageriale e gestionale e che possieda specifiche competenze nell’ambito dello spettacolo dal vivo, affinché si possano risolvere le criticità presenti e restituire al Teatro Regio quella solidità di cui ha bisogno per poter continuare il percorso virtuoso di crescita e sviluppo. La lettera è indirizzata a: Gent.ma Sindaca e Presidente della Fondazione Teatro Regio Chiara Appendino Egr. Consiglieri di Indirizzo Paolo Cantarella Angelica d’Auvare Musy Filippo Fonsatti Cristina Giovando Giambattista Quirico Vittorio Sabadin e p.c. Egr. Sovrintendente Walter...

Continua

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Pubblicato da alle 18:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Si conclude stasera a Torino il tour che la pianista neoclassica Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, ha tenuto per la prima volta in Italia. Lunedì 16 aprile, nella Sala Grande del Circolo dei lettori, alle ore 21, l’artista – la cui musica è stata definita dalla stampa europea “la risposta femminile a Ludovico Einaudi”, ” e “simile ad Erik Satie e a Keith Jarrett” – proporrà un repertorio selezionato dei suoi due album, Soul Colours (2014), e Life Stories (2017). Cresciuta in Croazia, laureata in Inghilterra (Cambridge) e operativa in Austria (Vienna), Antonija compone brani aldilà di ogni etichetta e classificazione, tra pop e musica classica, il cui percorso sonoro tocca l’eterno conflitto tra le grandi perdite e i viaggi della felicità, attraversando itinerari di amore e gioia vitale ed il cui tocco è particolarmente sognante ed emotivamente coinvolgente. Compositrice dall’età di sei anni (il suo primo brano Tamed Courage è raccolto nel suo primo album), Antonija Pacek spinge le sue creazioni ogni volta più lontano, senza la pretesa di rivolgersi ad una nicchia perché, nonostante la complessità strutturale, la sua musica arriva direttamente, indistintamente ed emotivamente a tutte le generazioni. Alcuni la chiamano grande musica per il cinema, altri la chiamano neoclassica, altri ancora ritengono che necessiti di parole per essere interpretata. Aldilà di ogni etichetta e classificazione, le composizioni scritte ed eseguite da Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, si collegano sicuramente alle emozioni più profonde dell’ascoltatore. Più vicino al pop fine rispetto alla musica classica, la su musica è plasmata dalla piacevole facilità e scorrevolezza in un’atmosfera che produce un senso di sognante...

Continua

Al Teatro Regio il violino di Sergey Galaktionov gioca con Mahler e Schubert.

Pubblicato da alle 11:44 in galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Al Teatro Regio il violino di Sergey Galaktionov gioca con Mahler e Schubert.

L’Orchestra del Teatro Regio di Torino questa sera alle ore 20.30, avrà Sergey Galaktionov, come maestro concertatore e violino solista, in piedi, sul podio, presenterà un interessante programma che vedrà protagonista la famiglia degli archi. Galaktionov, violinista russo, classe 1970, già vincitore del prestigioso Concorso Viotti nel 2000, ha collaborato al fianco di musicisti di prima grandezza quali Claudio Abbado, Michail Pletnev, Vladimir Jurowsky. Dal 2004 ricopre il ruolo di Primo Violino dell’Orchestra del Teatro Regio, con la quale ha eseguito, in veste di solista e concertatore, numerosi concerti.  Di Bruno Bettinelli vengono eseguite Due invenzioni per archi del 1939. Il programma prosegue con pagine del più “classico” tra i compositori romantici: Felix Mendelssohn-Bartholdy, con il Concerto in re minore per violino e archi, scritto nel 1822, da un ragazzino appena tredicenne ma geniale quanto Mozart. Questo Concerto – da non confondere con il più celebre in mi minore op. 64 dello stesso autore – venne alla luce soltanto nel 1952, per opera del grande Yehudi Menuhin, che ricevette il manoscritto da un discendente di Mendelssohn. La partitura è ricca di invenzioni tematiche e passaggi virtuosistici tuttavia, più che tensioni e scontri, gioca su morbide transizioni e tenui accostamenti tra una sezione e l’altra, quasi un omaggio alla poetica di Schubert. Conclude il concerto il Quartetto n. 14 proprio di Franz Schubert (La morte e la fanciulla) nella trascrizione per orchestra d’archi effettuata da Gustav Mahler. Schubert adattò la melodia di un suo precedente Lied, La morte e la fanciulla, come movimento lento del suo quattordicesimo quartetto. Decenni dopo, affascinato dalla purezza melodica e dall’abilità compositiva, Mahler lavorò su quello stesso quartetto approntando una versione per orchestra d’archi, volta a comprendere e introiettare la purezza del linguaggio schubertiano. Mahler rispettò e lasciò intatta la felicità melodica e l’aura venata di malinconia del capolavoro di Schubert, investendo però il brano di un nuovo peso drammatico, profondamente contemporaneo. Il concerto rientra all’interno dei progetti Schubert e Mahler. Per gli under 18 è possibile acquistare i biglietti, in ogni settore, a € 10, un vero e proprio invito al concerto per avvicinare i più giovani al grande patrimonio...

Continua

Il Torino Jazz Festival suonerà al coperto. 19 sedi per 60 concerti.

Pubblicato da alle 12:53 in Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Il Torino Jazz Festival suonerà al coperto. 19 sedi per 60 concerti.

La sesta edizione del Torino Jazz Festival si accomoda sull’ultima settimana di aprile, dal 23 al 30, otto giorni di musica e manifestazioni per ridare fiato nella tromba di un genere, il jazz, che in città ha sempre trovato ascoltatori attenti e musicisti di vaglia.  Malgrado il logo scelto sia una scopiazzatura di quello juventino, giocato sul black and white, come fosse un whisky, il festival dovrebbe portare i molteplici colori della musica e l’euforia di un liquore forte. Purtroppo non si potrà sentire la tromba del grande Chet Baker, scomparso guarda caso a fine aprile del 1988, il cui ultimo concerto fu proprio a Torino, al Teatro Carignano; non lo si sentirà si diceva, ma lo rivedremo grazie ad una mostra fotografica a lui dedicata curata da Luciano Viotto che è anche colui che ha scattato le foto. La sede della mostra sarà il Jazz Club di piazzale Valdo Fusi.   Il Festival porterà numerosi artisti a esibirsi sul palco delle OGR, nei circoli jazz centrali e periferici e in diversi teatri e musei dal Piccolo Regio al Conservatorio Giuseppe Verdi a prezzi popolari. Il programma prevede circa sessanta concerti, di cui oltre dieci produzioni originali – tra queste il concerto di Fabrizio Bosso con Banda Osiris e quelli di Carla Bley e Steve Swallow con Torino Jazz Orchestra, Frankie hi–nrg mc con Al Jazzeera e Federico Marchesano Trio con Louis Sclavis – la prima italiana di un’artista iconica, Melanie De Blasio, numerosi spettacoli pomeridiani, aperitivi in musica ed esibizioni serali. Il Festival è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, in collaborazione con Fondazione Crt e Ogr,  main partner Intesa Sanpaolo e Iren. Sponsor Toyota e Poste Italiane, main media partner Rai, media partner Rai Radio tre e Rai Cultura. Il TJF vedrà la presenza di musicisti italiani e torinesi con produzioni originali create per il festival insieme a star del jazz internazionale e artisti provenienti da altri mondi musicali. Oltre che dall’Italia, i jazzisti provengono da Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Gran Bretagna, Israele, Norvegia, Stati Uniti e Svizzera. Il cartellone sarà interpretato da grandi “vecchi” del jazz statunitense e da artisti che rappresentano l’evoluzione attuale del jazz nel rock, nella musica elettronica e nei nuovi linguaggi improvvisativi che oggi contengono una forte identità extra-americana. Memori della pioggia immancabile quando il Festival era all’aperto molti concerti saranno sotto le arcate industriali delle nuove OGR, Gli spettacoli pomeridiani (ore 17.30) si svolgeranno al Conservatorio Giuseppe Verdi (26, 28 e 29 aprile) e al Piccolo Regio Giacomo Puccini (27 e 30 aprile). Il concerto di apertura è previsto per lunedì 23 aprile alle 20.30, al Museo del Cinema (Mole Antonelliana), e sarà affidato ai viennesi Radian. Nella giornata della Festa della Repubblica, mercoledì 25 aprile, il TJF aprirà una finestra dedicata al sociale con due concerti che si svolgeranno nella sede di Piazza dei Mestieri. Alle 17.30 il CLGEensemble ospiterà uno tra i più influenti chitarristi del jazz d’avanguardia, Christy Doran; alle 21 sarà la volta della fuoriclasse del violino jazz Eva Slongo. Al Conservatorio Giuseppe Verdi si esibirà il 26 aprile alle 17.30 l’Orchestravagante degli allievi del Centro di formazione musicale della Città di Torino diretta dal maestro Antonino Salerno. A seguire si potranno ascoltare i brani del The Creative Jazz Workshop degli allievi del dipartimento Jazz del Conservatorio Giuseppe Verdi...

Continua

Dica 33. La Tomba del Rock al Mausoleo della Bela Rosin.

Pubblicato da alle 11:23 in Mostre, Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Dica 33. La Tomba del Rock al Mausoleo della Bela Rosin.

C’era un tempo – non così lontano – in cui la musica era così tosta da meritare la M maiuscola, capace di scuotere i corpi quanto le menti, un’epoca d’oro di militanza musicale in cui non erano personaggi perlopiù mediatici come Fedez o Alessandra Amoroso a riempire gli stadi ma dei in forma umana dai nomi altisonanti e maestosi, come i Led Zeppelin e i Rolling Stones.  La mostra “Un mausoleo a 33 giri”, dedicata al mondo della musica su vinile allestita da Paolo Sicco e Angelo Prestini, con il supporto della Compagnia di San Paolo e aperta al pubblico dal 22 marzo al 22 aprile, nasce con lo scopo di celebrare il rock immortale, irriverente incantatore di milioni di persone nel mondo, con una selezione di 500 copertine di quelli che una volta si chiamavano LP nell’austera cornice del Mausoleo della Bela Rosin non a caso a pianta circolare come un disco in strada Castello di Mirafiori. L’idea funziona, è accattivante; gli eterni nostalgici si entusiasmano, i malati (terminali) della musica di qualità applaudono al lodevole tributo. Colmi di eccitazione attendono con ansia il giorno di apertura e il 22 marzo si precipitano sul posto pronti a rivivere i sogni e le emozioni di una gioventù tristemente lontana e incautamente idealizzata; e ciò che vedono li disorienta e li indigna. Alla magnificenza del Mausoleo, piccola oasi di bellezza nella desolata periferia di Torino, si contrappone una mostra scialba quanto insipida, che non solo fallisce miseramente nel celebrare l’intramontabile rock ma ne vitupera il ricordo, lo ridicolizza e lo offende.  Le 500 copertine, esposte piattamente una affianco all’altra e incellophanate – l’imbalsamazione della Musica immortale, quale oltraggio – sono prive di qualsiasi riferimento storico/artistico, dimenticanza imperdonabile che rende l’esposizione più simile a una raccolta da cameretta (non poi tanto fornita) di un ragazzo degli anni 70. Pare quasi di entrare in chiesa: il silenzio ovattato e la fredda schiera di copertine danno l’impressione di trovarsi in un sepolcro. E come dare torto, poi, a chi dice che il rock è morto. Colpo di grazia: gli orridi manichini con indosso terrificanti magliette a tema che neanche l’ultimo dei negozietti cheap e una tristissima lista all’entrata a raccogliere i nomi di tutti i visitatori desiderosi di ascoltare i loro pezzi preferiti, ai quali si richiede una seconda visita per qualche minuto di ascolto gratuito, ovviamente in separata sede.  Niente musica da ascoltare sul posto, né dettagli sulle cover e chi le ha realizzate; solo un piccolo buffet di benvenuto che pare più un maldestro tentativo di ingraziarsi i giornalisti più indulgenti.  Un tranello ben riuscito senza dubbio, che promette di mietere molte vittime nel prossimo mese. Un consiglio: tenere fuori dalla portata dei rocker più sfrenati. Ilaria...

Continua

Daniele Groff dal Conservatorio all’ARTeficIO

Pubblicato da alle 13:07 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Daniele Groff dal Conservatorio all’ARTeficIO

Nella sua giacca di pelle, con la chitarra e Beethoven sempre in testa, Daniele Groff da più di vent’anni coniuga l’educazione da classicista con la passione per la musica britannica. Liceo musicale sperimentale, Conservatorio Statale di Musica di Trento, specializzazioni in pianoforte, oboe e violoncello: questo il curriculum di Daniele Groff, vincitore del Premio Lioness per la Musica all’età di soli quattordici anni. Il musicista trentino cresce tra gli spartiti e perfeziona la propria tecnica in diverse masterclass sotto la guida di docenti del Mozarteum di Salisburgo e della University of Miami, costruendo solide basi di musica classica. Durante un viaggio in moto in Inghilterra, tuttavia, le sonorità pop lo conquistano e Daniele Groff si lascia incantare dagli artisti d’oltremanica, primi fra tutti gli Oasis, che contaminano la sua cultura musicale con ritmi nuovi e inediti. Nasce così, nel 1998, Variatio 22, album d’esordio prodotto tra Roma e Londra che gli apre la strada verso importanti rassegne della musica leggera italiana, da Sanremo al Festivalbar. Seguono altri 2 album e 14 singoli, fino all’ultima produzione Bellissima verità. La storia e l’esperienza musicale di Daniele Groff sono protagoniste dello showcase in solo acustico all’ARTeficIO di via Bligny 18/L sabato 17 marzo alle 21 per la rassegna “Gli unplugged dell’ARTeficIO”, salotto musicale ideato da Soluzioni Artistiche, l’associazione torinese che promuove lo sviluppo e la produzione di musica, teatro, editoria e arti visive. Appartenente al circuito AICS, questo nuovo spazio cura e organizza attività e iniziative sociali e culturali, volte a sensibilizzare l’opinione del pubblico come a sostenere e incoraggiare talenti artistici appartenenti a ogni campo. L’ARTeficIO, gestito da un gruppo di professionisti dell’ambito dell’audiovisivo e della comunicazione attivi da più di vent’anni, nasce come luogo di aggregazione, spazio espositivo e ricreativo, incubatore di idee e progetti nella zona del Quadrilatero Romano. In tale atmosfera, Daniele Groff condividerà una serata di racconti, riflessioni e musica con il pubblico e gli amici artisti che saranno con lui sabato sera e con i quali ripercorrerà gli anni della carriera, le passioni e gli insegnamenti di altri autori e musicisti italiani e stranieri. Tutto al ritmo del suo brillante brit pop...

Continua

Dondolare tra Haydn e Bartok condotti da Xavier Roth e la Mahler Chamber Orchestra

Pubblicato da alle 16:48 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Dondolare tra Haydn e Bartok condotti da Xavier Roth e la Mahler Chamber Orchestra

Lingotto Musica. Già direttore dal 2015 dell’Oper Köln e della Gürzenic Orchestra, fondatore dell’ensemble Les Siècles e da quest’anno direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, François-Xavier Roth è nato a Parigi nel 1971 e venerdì 16 marzo alle 20.30 esordisce sul podio dell’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto alla guida della Mahler Chamber Orchestra, formazione fondata da Claudio Abbado nel 1997 e da allora ospite ricorrente della rassegna dei Concerti del Lingotto. Il programma della serata oscilla sull’asse Austria-Ungheria tra Sette e Novecento, proponendo pagine di Béla Bartók e Franz Joseph Haydn. Il concerto sostituisce l’appuntamento originariamente previsto per il 23 aprile 2018 con la WDR Sinfonieorchester di Colonia diretta da Jukka Pekka Saraste, cancellato da Lingotto Musica a causa dell’annullamento della tournée europea della formazione tedesca. In apertura le Danze popolari rumene Sz. 68 di Bartók, nella versione per soli archi: scritte nel 1915 dal compositore magiaro, appartengono a quella fase di scoperta e rivisitazione del patrimonio folclorico dell’est Europa, che tanto aveva impegnato e interessato Bartók a partire dal 1906, anno di pubblicazione della raccolta di Canti popolari ungheresi. A seguire il Secondo Concerto per violoncello e orchestra in re maggiore Hob. VIIb:2 di Haydn, opera risalente al 1783 e composta per il violoncellista boemo Anton Kraft – dal 1778 al 1790 primo violoncello dell’orchestra del principe Nikolaus Esterhàzy – a cui l’opera fu attribuita fino al 1951 quando fu rinvenuta la partitura autografa di Haydn. Interprete ne è Jean-Guihen Queyras, strumentista di fama internazionale che a questo Concerto aveva già dedicato un’apprezzata incisione con la Freiburger Barockorchester per l’etichetta Harmonia Mundi. Bartók inaugura la seconda parte della serata, con il Divertimento per archi Sz. 113: datato 1939, appartiene al periodo della piena maturità dell’opera di Bartók e fu commissionato dal direttore d’orchestra e mecenate svizzero Paul Sacher; nell’opera il richiamo al genere settecentesco del divertimento e vari elementi classicizzanti che ne determinano la struttura si coniuga, nuovamente, con il ricorrente ricorso a materiali tematici desunti dal patrimonio popolare ungherese. Chiude il concerto la Sinfonia n. 96 in re maggiore Hob. I:96 «The Miracle», appartenente al corpus delle Sinfonie Londinesi scritte nel corso dei due viaggi che Haydn compì tra il 1791 e il 1795 nella capitale britannica. Il “Miracolo” a cui allude il titolo è posteriore alla nascita della composizione e si riferisce alla caduta di un lampadario senza gravi conseguenze durante la sua esecuzione.   Mahler Chamber Orchestra – François-Xavier Roth direttore Jean-Guihen Queyras violoncello Béla Bartók (1881 – 1945) Danze popolari rumene Sz. 68 Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob. VIIb:2 Béla Bartók (1881 – 1945) Divertimento per archi Sz. 113 Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) Sinfonia n. 96 in re maggiore Hob. I:96 «The Miracle» VIA NIZZA 262/73, 10126 TORINO, +39 011 66 77 415, http://www.lingottomusica.it...

Continua

L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Pubblicato da alle 10:33 in galleria home page, Musica, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Unione Musicale. Al Quartetto Hagen in una intervista la giornalista Laura Brucalassi rivolge una domanda premurosa,  precisa e sempre attuale, la risposta che ne riceve è altrettanto accorta e ricca di sensibilità. Voi siete musicisti, insegnanti e anche genitori: secondo voi come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica? Personalmente credo in una forte connessione tra la musica che custodiamo e le idee dell’illuminismo. Per me, la maggior parte della musica è radicata in una profonda comprensione dell’umanità e nelle migliori qualità a cui gli esseri umani possono aspirare. Può essere che questo aspetto sia stato un po’ sottovalutato nell’educazione… Considerato uno dei migliori quartetti al mondo e ritenuto un modello in termini di qualità del suono, pregio dell’assieme e varietà stilistica, l’Hagen è stato invitato regolarmente dall’Unione Musicale fin dal 1987 e ora ritorna a Torino, oggi, mercoledì 21 febbraio (Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21), per la prima tappa di un brevissimo tour italiano. All’inizio erano quattro fratelli, bravissimi e affiatati, cresciuti in una famiglia di musicisti di Salisburgo: ai violini Lukas e Angelika (sostituita nel 1987 Rainer Schmidt), alla viola Veronika e Clemens al violoncello. Avviati a una carriera speciale già quando erano allievi del Mozarteum, gli Hagen festeggiano nel 2018 trentasette anni di carriera insieme, vissuta ai massimi livelli fin  primi anni, segnati dalla vittoria in numerosi concorsi internazionali e da un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon, oltre che dalla dedizione nella preparazione e nel perfezionamento di un repertorio sterminato, che oggi è la loro cifra caratteristica. Negli anni i programmi dei loro concerti, accattivanti e intelligenti, hanno centrato molteplici obiettivi: da un lato hanno consolidato la tradizione interpretativa del repertorio classico (si vedano le loro pluripremiate incisioni dei Quartetti di Mozart e Beethoven), dall’altro hanno ampliato il repertorio con nuovi brani commissionati agli autori di oggi e – dato non scontato – hanno rinverdito pagine poco note, riportandole all’attenzione del pubblico. A Torino, dopo gli apprezzatissimi concerti dedicati ai Quartetti di Mozart e Beethoven, realizzati rispettivamente nel 2006 e nella stagione 2012-13, il Quartetto Hagen presenta ora un programma incentrato sui grandi autori del Novecento con i Cinque Pezzi op. 5 e le 6 Bagatelle op. 9 di Webern e i Quartetti di Debussy e Ravel, che rappresentano le uniche composizioni per quartetto dei due grandi autori francesi. Il Quartetto Hagen ha dichiarato: «Il fatto stesso che questi brani siano stati tutti scritti in un arco di tempo piuttosto breve e in un’epoca in cui sono avvenuti cambiamenti drammatici ci ha convinti a mettere insieme queste pagine. D’altra parte l’abbinamento permette di mettere a confronto i diversi tipi di scrittura: quella del quartetto francese, con la sua riflessione sul canone classico, e il pensiero compositivo tedesco proiettato sul futuro della scrittura del quartetto per archi».     I Cinque Pezzi op. 5, del 1909, così come le successive Bagatelle op. 9, sono brani estremamente densi e sintetici, costruiti su “motivi” di una, due, tre o quattro note. Alla dilatazione delle durate (e degli organici) della musica tardoromantica precedente Webern risponde facendo scomparire il concetto stesso di “tema”, cui si accompagna la perdita di ogni riferimento alla tonalità, alla scansione ritmica regolare, all’attenuazione delle sonorità, che raramente toccano il forte. Webern “compensa” con un’attenzione estrema a ogni minimo dettaglio: le...

Continua

L’Electric Jazz Experience, per sentire un po’ di buon jazz elettrico, funk e fusion.

Pubblicato da alle 09:42 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

L’Electric Jazz Experience, per sentire un po’ di buon jazz elettrico, funk e fusion.

La Cricca di Torino ospita martedì 20 febbraio ore 21.30 il concerto dell’Electric Jazz Experience, progetto creato dal cantante e vocalist jazz Valerio Vigliaturo, che si presenterà nel locale di via Carlo Ignazio Giulio 25/Bis con Emanuele Francesconi al Rhodes and bass line, Alessandro Minetto alla batteria e ospiti vari. Il repertorio è composto da brani in chiave jazz elettrico, funk e fusion di Miles Davis, Herbie Hancock, Chick Corea, Dave Brubeck, Billy Cobham, Al Jarreau, Wayne Shorter, John Scofield. Valerio Vigliaturo, dopo diverse esperienze in band, come cantautore, chitarrista, e produzioni discografiche, nel 2012 ha ripreso la sua passione per il jazz e il blues. Insieme a Giovanni Grimaldi, storico insegnante e vocalist al Centro Jazz prima e alla Jazz School Torino ora, approfondisce tecnica vocale, teoria e improvvisazione. Nel 2013 conosce il grande cantante jazz Kevin Mahogany e partecipa al masterclass sull’interpretazione vocale tenuto da Joey Blake e Gegè Telesforo organizzato ad Ivrea dal Quincy Blue Choir diretto dalla cantante Paola Mei. Riprende così la sua attività concertistica attraverso jam session al Jazz Club e al Magazzino di Giancarlo di Torino, ed esibizioni dal vivo in locali della Sicilia e del Piemonte come il Metropole Jazz Club e l’Hotel Imperiale di Taormina, il Diavolo Rosso di Asti, il Cafè Des Arts, The Mad Dog Social Club di Torino, il Louisiana Jazz Club di Genova e il Nordest Cafè di Milano. Collabora nel frattempo con i pianisti Angelo Cultreri e Gianni Micciola. Nel 2015 è stato ospite insieme al pianista Emanuele Francesconi della “Notte nera del jazz” in occasione del Moncalieri Jazz Festival dedicato alla voce. Nel 2016 ha partecipato con il suo quartetto alla X edizione dell’Alba Jazz Fest, alla Festa della Musica più grande d’Italia, che si è svolta a Mantova, capitale italiana della cultura e ad Asti Musica. Collabora con i jazzisti Monne Bellavia, Gaetano Fasano, Michele Anelli, Paolo Francesconi, Fabio Gorlier, Alessandro Minetto, Claudio Bonadè, ed Emanuele Francesconi, esibendosi in concerti e rassegne jazz. L’ingresso è gratuito con tessera...

Continua

Also sprach Richard Strauss. Un Festival dedicato al grande copositore coinvolgerà la città.

Pubblicato da alle 19:22 in Eventi, galleria home page, Mostre, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Also sprach Richard Strauss. Un Festival dedicato al grande copositore coinvolgerà la città.

Nello stesso anno in cui nei primi di dicembre nasceva a Torino la squadra del mitico Toro, il 3 per essere precisi, sul palco del Teatro Regio fervevano i preparativi della prima rappresentazione italiana dell’opera Salomè, un atto e un balletto, tratta dal testo di Oscar Wilde del 1891. A dirigere la rappresentazione, dopo averne composto le musiche, c’era il grande Richard Strauss. Senza confonderlo con la dinastia degli Strauss, celebri per le operette i valzer che dominarono la scena musicale viennese, Richard Struss nacque a Monaco di Baviera, in Germania e li vi morì nel 1949. Epigono wagneriano, si pose all’inizio del nuovo secolo come una soglia che definiva la fine di una fase e l’inizio di qualcosa che rispondeva a ciò che si sarebbe poi chiamata “musica moderna”. Venerdì 2 febbraio, una mostra documentaria all’Auditorium della Biblioteca Nazionale Universitaria, inizierà l’omaggio di Torino a Richard Strauss, musicista, compositore e direttore d’orchestra che ebbe un forte legame con l’Italia e la nostra cultura.   Terza rassegna monografica della Città dedicata ad un compositore, dopo il successo del Festival Alfredo Casella, che nel 2016 si è aggiudicato il Premio Abbiati dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali per l’originalità del progetto, e del Festival Antonio Vivaldi l’anno scorso. Una rassegna interdisciplinare e collegiale che vede coinvolte oltre trenta istituzioni culturali, chiamando in causa più forme artistiche attraverso la produzione di un’opera, esecuzioni di musica sinfonica e da camera, composizioni vocali e corali, spettacoli teatrali e di prosa, confermando la forte vocazione culturale della Città. Il festival proporrà un ampio ventaglio temporale e stilistico della produzione di Strauss.   Infatti nell’arco di tre settimane, dal 2 al 25 febbraio, si potranno ascoltare dal vivo oltre cinquanta composizioni tra musica sinfonica, da camera e vocale nel corso di trentatré appuntamenti che coinvolgeranno il pubblico al Teatro Regio, al Piccolo Regio Puccini, al Conservatorio “Giuseppe Verdi”, all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini”, a Palazzo Barolo, nei teatri Vittoria, Astra, Baretti, nelle chiese Gran Madre di Dio e San Giovanni Evangelista. In agenda, inoltre, incontri al Goethe-Institut, un convegno al Circolo dei Lettori, concerti all’Accademia di Musica di Pinerolo e alla Biblioteca Musicale “Andrea Della Corte”, proiezioni al Cinema Massimo. Tutte le informazioni per il programma:  www.comune.torino.it/festivalstrauss...

Continua