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Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

Appuntamento con la musica in Torino e dintorni: date dei concerti, informazioni sui cantanti

 

Unione Musicale. Presentata la nuova stagione fatta di legami sotterranei da scoprire.

Pubblicato da alle 13:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Unione Musicale. Presentata la nuova stagione fatta di legami sotterranei da scoprire.

“La musica merita di essere la seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole del mondo“. Paul Carver   Dice Giorgio Pugliaro, direttore artistico dell’Unione Musicale di Torino. Il successo costante che ha contrassegnato i concerti della passata stagione si è accompagnato a uno dei momenti più difficili, sotto il profilo economico, nella storia dell’Unione Musicale. Non ci rimane che auspicare che la relazione inversa che lega i due fenomeni possa trovare una lieta smentita, poiché anche la stagione 2018-2019 si annuncia come un florilegio delle migliori aspettative.  E questa premessa condensa il cahiers de doléances per quanto riguarda l’argent. Dopodiché c’è la stagione musicale e il suo contenuto. “Partiamo, anzitutto, dalle linee tematiche: ce ne sono di un po’ più nascoste, come quella che lega in modo sotterraneo vari concerti (in particolare quello di Benedetto Lupo) nel nome di Claude Debussy, nel centenario della morte, ma a dominare la programmazione sono i nomi di Beethoven, di Schubert e di Schumann. Del primo si conclude il ciclo dei Quartetti per archi, con la parte finale della magnifica prova che il Quartetto Casals sta dando in questo repertorio d’elezione per una formazione cameristica; poiché il 2020 sarà anno beethoveniano, cominciamo per tempo con Francesca Dego e Francesca Leonardi la serie dedicata alle Sonate per violino e pianoforte, innestata con altri programmi beethoveniani nel 2019-2020. La nostra “folle” Schubertiade, con l’esecuzione integrale degli oltre seicento Lieder, gira la boa di metà percorso, mentre prosegue l’ampio ciclo dei concerti dedicati alla musica da camera e per pianoforte di Robert Schumann, luogo ideale per la valorizzazione dei talenti più spiccati del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, nostro fondamentale partner nell’iniziativa. Piccolo ciclo a sé, quello delle Suites di Bach affidate a Massimo Polidori, oggi primo violoncello del Teatro alla Scala, a suo tempo studente proprio nel nostro Conservatorio. E concerto tematico a sé, quello di Emanuele Arciuli, all’interno del Festival cittadino legato alla rappresentazione del Wozzeck di Alban Berg. Il discorso di Pugliaro chiude così: “E poi ci sono gli interpreti “stellari”: alcuni nelle sale più capienti, Krystian Zimerman, Mischa Maisky, altri nell’amatissimo spazio del Conservatorio: Ottetto dei Filarmonici di Berlino, per l’inaugurazione, poi Daniil Trifonov, Joaquín Achúcarro, Leonidas Kavakos con Enrico Pace, Quartetto Belcea, in una lieta sfilata degli artisti più amati, secondo le nostre migliori tradizioni.” Quindi ricapitolando, centotrenta appuntamenti. Questa la ricca proposta dell’Unione Musicale per la Stagione 2018- 2019 che si articolerà in 58 concerti, 54 laboratori, 10 spettacoli per famiglie e 12 progetti speciali con protagonisti decine di artisti e di gruppi musicali, repertori variegati, dagli autori più classici alle rarità. Ecco chi ci accompagnerà nella nuova stagione: ● I PROTAGONISTI: Ottetto d’archi della Filarmonica di Berlino, Daniil Trifonov, Nuovo Trio d’Archi Italiano, Benedetto Lupo, Joaquín Achúcarro, Giovanni Puddu, Andrea Lucchesini, Quartetto Casals, Les Vents Français, Trio Wanderer, Krystian Zimerman, Cristina Zavalloni e Clara Ensemble, Fazil Say, Jan Lisiecki, Il pomo d’oro e Francesca Aspromonte, Emanuele Arciuli, Massimo Polidori, Leonidas Kavakos, Quartetto Belcea, Edgar Moreau con David Kadouch, Ensemble Zefiro, Francesca Dego e Francesca Leonardi, Trio Debussy, Quartetto Notos, Mischa Maisky con I Virtuosi Italiani. ● IL REPERTORIO Il cartellone si presenta anche per linee tematiche: il 2020 sarà anno beethoveniano, che festeggiamo per tempo principalmente con Francesca Dego e Francesca Leonardi, interpreti delle Sonate per violino e pianoforte e con la conclusione...

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La Chamber Orchestra of Europe a Torino con Antonio Pappano e Veronika Eberle.

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La Chamber Orchestra of Europe a Torino con Antonio Pappano e Veronika Eberle.

Lingotto Musica.  Cosa unisce il Covent Garden di Londra e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ? I melomani, ma non solo loro  lo sanno. E’ il direttore Antonio Pappano, e per coloro che ne seguono le gesta l’occasione è di vederlo sul podio a dirigere nel grande rettangolo avvolto di legno pregiato dell’Auditorium Giovanni Agnelli venerdì 18 maggio alle 20.30. Con questo prestigioso concerto è Lingotto Musica a far salire sul podio il suo pubblico di affezionati proponendo un parterre de roi di tutto rispetto. Sotto la guida del maestro Pappano ci sarà la Chamber Orchestra of Europe, formazione inglese costituita nel 1981 e definita dalla BBC con toni un po’ trionfalistici  “la migliore orchestra da camera del mondo”. Se sarà così lo sapremo presto. Insieme a loro, armata del suo Stradivari “Dragonetti”, suonerà la giovane violinista tedesca Veronika Eberle, classe 1988, ma già all’onore delle cronache internazionali da quando, sedicenne, Sir Simon Rattle la face debuttare al Festival di Salisburgo come solista insieme ai Berliner Philharmoniker. In apertura il Concert Românesc di György Ligeti, opera giovanile del 1951 dal carattere armonioso, che costituisce la prima solida affermazione del temperamento musicale del compositore. Spazio a Veronika Eberle nel seguente Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 77 di Johannes Brahms, unico esemplare destinato a quest’organico nel catalogo dell’autore, composto nel 1878 e dedicato al leggendario violinista Josef Joachim, amico fraterno di Brahms e primo interprete dell’opera l’1 gennaio 1879 a Lipsia. Ancora Brahms in chiusura con la Serenata per orchestra n. 1 in re maggiore op. 11, opera poco eseguita nella sale da concerto, in cui Brahms guarda il secolo di Mozart e Haydn con una sorridente ironia e una serena consapevolezza della distanza. Fu concepita in un primo momento per un organico cameristico e successivamente rielaborata nella sua definitiva veste sinfonica. Per ascoltare le parole del grande conductor, è previsto un incontro alle 17.00 nella Sala Londra del Centro Congressi del Lingotto che vedrà Antonio Pappano confrontarsi con la giornalista Susanna Franchi in un incontro aperto al pubblico ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti della sala. Al termine del concerto inoltre il Maestro Pappano salirà nel foyer della sala per autografare i suoi dischi e incontrare il pubblico. Nato a Londra nel 1959 da genitori italiani, studia pianoforte, composizione e direzione d’orchestra negli Stati Uniti. Nominato baronetto dalla Regina Elisabetta nel 2012, fra le tappe più prestigiose della sua carriera sono da ricordare i debutti alla Staatsoper di Vienna nel 1993, al Metropolitan di New York nel 1997 e al Festival di Bayreuth nel 1999. Ha diretto molte tra le maggiori orchestre del mondo, tra cui New York Philharmonic, Wiener Philharmoniker, Berliner Philharmoniker, Concertgebouw di Amsterdam, Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e London Symphony...

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Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

Pubblicato da alle 11:47 in Economia, Musica, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Teatro Regio senza regia. La lettera dei lavoratori per il teatro.

 Teatro Regio di Torino Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Dopo le dimissioni del sovrintendente del Teatro Regio, Walter Vergnano, si respira un clima di preoccupazione tra i lavoratori del Teatro e i sindacati. 204 lavoratori del Teatro Regio hanno scritto una lettera al Consiglio di Indirizzo per richiamare l’attenzione sui problemi del Teatro.   Il Teatro Regio di Torino negli ultimi 20 anni ha conosciuto uno sviluppo e una visibilità straordinari in tutto il mondo, grazie all’impegno e alla qualità dei suoi lavoratori, al clima di correttezza nelle relazioni interne e all’intesa con i vertici. Questo insieme di fattori ha permesso al nostro Teatro di affrontare positivamente la lunga e profonda crisi che da molti anni mina la stabilità del nostro settore, e che ha compromesso l’attività della maggior parte delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane. Il rispetto dell’impegno e della professionalità dei dipendenti del Teatro è un elemento imprescindibile per noi che viviamo giornalmente con dedizione il nostro lavoro: senza questo presupposto il Teatro perderebbe vitalità, passione e spirito di partecipazione, elementi chiave per il coinvolgimento del pubblico e per il risultato artistico. Le voci sulle improvvise dimissioni dell’attuale Sovrintendente Walter Vergnano, e l’ipotesi apparsa sugli organi di stampa per la sua sostituzione, giungono inaspettate e spingono i dipendenti a esprimere profonda preoccupazione circa il proprio futuro. Confidiamo che il Consiglio di Indirizzo, nella sua totale autonomia e con le necessarie condizioni di serenità decisionale, saprà valutare scrupolosamente l’opportunità o meno di interrompere anticipatamente l’esperienza di questa Sovrintendenza. Ma nel caso in cui non vi siano alternative a questa frattura, rivolgiamo alla Sindaca e Presidente e ai Consiglieri l’auspicio e la richiesta di una attenta selezione dei candidati alla carica di Sovrintendente, senza limitarsi ad avallare scelte e decisioni verosimilmente prese in sedi diverse da quelle previste dalla legge e dallo statuto della Fondazione. Grati per l’attenzione, Considerando il delicatissimo momento finanziario del Teatro e richiamando qui i rischi connessi a un eventuale declassamento in caso di mancato pareggio di bilancio, riteniamo . indispensabile che il futuro Sovrintendente venga individuato in una figura di altissimo profilo manageriale e gestionale e che possieda specifiche competenze nell’ambito dello spettacolo dal vivo, affinché si possano risolvere le criticità presenti e restituire al Teatro Regio quella solidità di cui ha bisogno per poter continuare il percorso virtuoso di crescita e sviluppo. La lettera è indirizzata a: Gent.ma Sindaca e Presidente della Fondazione Teatro Regio Chiara Appendino Egr. Consiglieri di Indirizzo Paolo Cantarella Angelica d’Auvare Musy Filippo Fonsatti Cristina Giovando Giambattista Quirico Vittorio Sabadin e p.c. Egr. Sovrintendente Walter...

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Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Pubblicato da alle 18:46 in Musica, Prima pagina, Spettacoli, talenTO | 0 commenti

Al Circolo dei Lettori Antonija Pacek in bilico tra Satie, Jarret e Ludovico Einaudi.

Si conclude stasera a Torino il tour che la pianista neoclassica Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, ha tenuto per la prima volta in Italia. Lunedì 16 aprile, nella Sala Grande del Circolo dei lettori, alle ore 21, l’artista – la cui musica è stata definita dalla stampa europea “la risposta femminile a Ludovico Einaudi”, ” e “simile ad Erik Satie e a Keith Jarrett” – proporrà un repertorio selezionato dei suoi due album, Soul Colours (2014), e Life Stories (2017). Cresciuta in Croazia, laureata in Inghilterra (Cambridge) e operativa in Austria (Vienna), Antonija compone brani aldilà di ogni etichetta e classificazione, tra pop e musica classica, il cui percorso sonoro tocca l’eterno conflitto tra le grandi perdite e i viaggi della felicità, attraversando itinerari di amore e gioia vitale ed il cui tocco è particolarmente sognante ed emotivamente coinvolgente. Compositrice dall’età di sei anni (il suo primo brano Tamed Courage è raccolto nel suo primo album), Antonija Pacek spinge le sue creazioni ogni volta più lontano, senza la pretesa di rivolgersi ad una nicchia perché, nonostante la complessità strutturale, la sua musica arriva direttamente, indistintamente ed emotivamente a tutte le generazioni. Alcuni la chiamano grande musica per il cinema, altri la chiamano neoclassica, altri ancora ritengono che necessiti di parole per essere interpretata. Aldilà di ogni etichetta e classificazione, le composizioni scritte ed eseguite da Antonija Pacek, romantica con un debole per il minimalismo, si collegano sicuramente alle emozioni più profonde dell’ascoltatore. Più vicino al pop fine rispetto alla musica classica, la su musica è plasmata dalla piacevole facilità e scorrevolezza in un’atmosfera che produce un senso di sognante...

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Al Teatro Regio il violino di Sergey Galaktionov gioca con Mahler e Schubert.

Pubblicato da alle 11:44 in galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Al Teatro Regio il violino di Sergey Galaktionov gioca con Mahler e Schubert.

L’Orchestra del Teatro Regio di Torino questa sera alle ore 20.30, avrà Sergey Galaktionov, come maestro concertatore e violino solista, in piedi, sul podio, presenterà un interessante programma che vedrà protagonista la famiglia degli archi. Galaktionov, violinista russo, classe 1970, già vincitore del prestigioso Concorso Viotti nel 2000, ha collaborato al fianco di musicisti di prima grandezza quali Claudio Abbado, Michail Pletnev, Vladimir Jurowsky. Dal 2004 ricopre il ruolo di Primo Violino dell’Orchestra del Teatro Regio, con la quale ha eseguito, in veste di solista e concertatore, numerosi concerti.  Di Bruno Bettinelli vengono eseguite Due invenzioni per archi del 1939. Il programma prosegue con pagine del più “classico” tra i compositori romantici: Felix Mendelssohn-Bartholdy, con il Concerto in re minore per violino e archi, scritto nel 1822, da un ragazzino appena tredicenne ma geniale quanto Mozart. Questo Concerto – da non confondere con il più celebre in mi minore op. 64 dello stesso autore – venne alla luce soltanto nel 1952, per opera del grande Yehudi Menuhin, che ricevette il manoscritto da un discendente di Mendelssohn. La partitura è ricca di invenzioni tematiche e passaggi virtuosistici tuttavia, più che tensioni e scontri, gioca su morbide transizioni e tenui accostamenti tra una sezione e l’altra, quasi un omaggio alla poetica di Schubert. Conclude il concerto il Quartetto n. 14 proprio di Franz Schubert (La morte e la fanciulla) nella trascrizione per orchestra d’archi effettuata da Gustav Mahler. Schubert adattò la melodia di un suo precedente Lied, La morte e la fanciulla, come movimento lento del suo quattordicesimo quartetto. Decenni dopo, affascinato dalla purezza melodica e dall’abilità compositiva, Mahler lavorò su quello stesso quartetto approntando una versione per orchestra d’archi, volta a comprendere e introiettare la purezza del linguaggio schubertiano. Mahler rispettò e lasciò intatta la felicità melodica e l’aura venata di malinconia del capolavoro di Schubert, investendo però il brano di un nuovo peso drammatico, profondamente contemporaneo. Il concerto rientra all’interno dei progetti Schubert e Mahler. Per gli under 18 è possibile acquistare i biglietti, in ogni settore, a € 10, un vero e proprio invito al concerto per avvicinare i più giovani al grande patrimonio...

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Il Torino Jazz Festival suonerà al coperto. 19 sedi per 60 concerti.

Pubblicato da alle 12:53 in Eventi, galleria home page, Musica, Spettacoli | 0 commenti

Il Torino Jazz Festival suonerà al coperto. 19 sedi per 60 concerti.

La sesta edizione del Torino Jazz Festival si accomoda sull’ultima settimana di aprile, dal 23 al 30, otto giorni di musica e manifestazioni per ridare fiato nella tromba di un genere, il jazz, che in città ha sempre trovato ascoltatori attenti e musicisti di vaglia.  Malgrado il logo scelto sia una scopiazzatura di quello juventino, giocato sul black and white, come fosse un whisky, il festival dovrebbe portare i molteplici colori della musica e l’euforia di un liquore forte. Purtroppo non si potrà sentire la tromba del grande Chet Baker, scomparso guarda caso a fine aprile del 1988, il cui ultimo concerto fu proprio a Torino, al Teatro Carignano; non lo si sentirà si diceva, ma lo rivedremo grazie ad una mostra fotografica a lui dedicata curata da Luciano Viotto che è anche colui che ha scattato le foto. La sede della mostra sarà il Jazz Club di piazzale Valdo Fusi.   Il Festival porterà numerosi artisti a esibirsi sul palco delle OGR, nei circoli jazz centrali e periferici e in diversi teatri e musei dal Piccolo Regio al Conservatorio Giuseppe Verdi a prezzi popolari. Il programma prevede circa sessanta concerti, di cui oltre dieci produzioni originali – tra queste il concerto di Fabrizio Bosso con Banda Osiris e quelli di Carla Bley e Steve Swallow con Torino Jazz Orchestra, Frankie hi–nrg mc con Al Jazzeera e Federico Marchesano Trio con Louis Sclavis – la prima italiana di un’artista iconica, Melanie De Blasio, numerosi spettacoli pomeridiani, aperitivi in musica ed esibizioni serali. Il Festival è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, in collaborazione con Fondazione Crt e Ogr,  main partner Intesa Sanpaolo e Iren. Sponsor Toyota e Poste Italiane, main media partner Rai, media partner Rai Radio tre e Rai Cultura. Il TJF vedrà la presenza di musicisti italiani e torinesi con produzioni originali create per il festival insieme a star del jazz internazionale e artisti provenienti da altri mondi musicali. Oltre che dall’Italia, i jazzisti provengono da Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Gran Bretagna, Israele, Norvegia, Stati Uniti e Svizzera. Il cartellone sarà interpretato da grandi “vecchi” del jazz statunitense e da artisti che rappresentano l’evoluzione attuale del jazz nel rock, nella musica elettronica e nei nuovi linguaggi improvvisativi che oggi contengono una forte identità extra-americana. Memori della pioggia immancabile quando il Festival era all’aperto molti concerti saranno sotto le arcate industriali delle nuove OGR, Gli spettacoli pomeridiani (ore 17.30) si svolgeranno al Conservatorio Giuseppe Verdi (26, 28 e 29 aprile) e al Piccolo Regio Giacomo Puccini (27 e 30 aprile). Il concerto di apertura è previsto per lunedì 23 aprile alle 20.30, al Museo del Cinema (Mole Antonelliana), e sarà affidato ai viennesi Radian. Nella giornata della Festa della Repubblica, mercoledì 25 aprile, il TJF aprirà una finestra dedicata al sociale con due concerti che si svolgeranno nella sede di Piazza dei Mestieri. Alle 17.30 il CLGEensemble ospiterà uno tra i più influenti chitarristi del jazz d’avanguardia, Christy Doran; alle 21 sarà la volta della fuoriclasse del violino jazz Eva Slongo. Al Conservatorio Giuseppe Verdi si esibirà il 26 aprile alle 17.30 l’Orchestravagante degli allievi del Centro di formazione musicale della Città di Torino diretta dal maestro Antonino Salerno. A seguire si potranno ascoltare i brani del The Creative Jazz Workshop degli allievi del dipartimento Jazz del Conservatorio Giuseppe Verdi...

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Dica 33. La Tomba del Rock al Mausoleo della Bela Rosin.

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Dica 33. La Tomba del Rock al Mausoleo della Bela Rosin.

C’era un tempo – non così lontano – in cui la musica era così tosta da meritare la M maiuscola, capace di scuotere i corpi quanto le menti, un’epoca d’oro di militanza musicale in cui non erano personaggi perlopiù mediatici come Fedez o Alessandra Amoroso a riempire gli stadi ma dei in forma umana dai nomi altisonanti e maestosi, come i Led Zeppelin e i Rolling Stones.  La mostra “Un mausoleo a 33 giri”, dedicata al mondo della musica su vinile allestita da Paolo Sicco e Angelo Prestini, con il supporto della Compagnia di San Paolo e aperta al pubblico dal 22 marzo al 22 aprile, nasce con lo scopo di celebrare il rock immortale, irriverente incantatore di milioni di persone nel mondo, con una selezione di 500 copertine di quelli che una volta si chiamavano LP nell’austera cornice del Mausoleo della Bela Rosin non a caso a pianta circolare come un disco in strada Castello di Mirafiori. L’idea funziona, è accattivante; gli eterni nostalgici si entusiasmano, i malati (terminali) della musica di qualità applaudono al lodevole tributo. Colmi di eccitazione attendono con ansia il giorno di apertura e il 22 marzo si precipitano sul posto pronti a rivivere i sogni e le emozioni di una gioventù tristemente lontana e incautamente idealizzata; e ciò che vedono li disorienta e li indigna. Alla magnificenza del Mausoleo, piccola oasi di bellezza nella desolata periferia di Torino, si contrappone una mostra scialba quanto insipida, che non solo fallisce miseramente nel celebrare l’intramontabile rock ma ne vitupera il ricordo, lo ridicolizza e lo offende.  Le 500 copertine, esposte piattamente una affianco all’altra e incellophanate – l’imbalsamazione della Musica immortale, quale oltraggio – sono prive di qualsiasi riferimento storico/artistico, dimenticanza imperdonabile che rende l’esposizione più simile a una raccolta da cameretta (non poi tanto fornita) di un ragazzo degli anni 70. Pare quasi di entrare in chiesa: il silenzio ovattato e la fredda schiera di copertine danno l’impressione di trovarsi in un sepolcro. E come dare torto, poi, a chi dice che il rock è morto. Colpo di grazia: gli orridi manichini con indosso terrificanti magliette a tema che neanche l’ultimo dei negozietti cheap e una tristissima lista all’entrata a raccogliere i nomi di tutti i visitatori desiderosi di ascoltare i loro pezzi preferiti, ai quali si richiede una seconda visita per qualche minuto di ascolto gratuito, ovviamente in separata sede.  Niente musica da ascoltare sul posto, né dettagli sulle cover e chi le ha realizzate; solo un piccolo buffet di benvenuto che pare più un maldestro tentativo di ingraziarsi i giornalisti più indulgenti.  Un tranello ben riuscito senza dubbio, che promette di mietere molte vittime nel prossimo mese. Un consiglio: tenere fuori dalla portata dei rocker più sfrenati. Ilaria...

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Daniele Groff dal Conservatorio all’ARTeficIO

Pubblicato da alle 13:07 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Daniele Groff dal Conservatorio all’ARTeficIO

Nella sua giacca di pelle, con la chitarra e Beethoven sempre in testa, Daniele Groff da più di vent’anni coniuga l’educazione da classicista con la passione per la musica britannica. Liceo musicale sperimentale, Conservatorio Statale di Musica di Trento, specializzazioni in pianoforte, oboe e violoncello: questo il curriculum di Daniele Groff, vincitore del Premio Lioness per la Musica all’età di soli quattordici anni. Il musicista trentino cresce tra gli spartiti e perfeziona la propria tecnica in diverse masterclass sotto la guida di docenti del Mozarteum di Salisburgo e della University of Miami, costruendo solide basi di musica classica. Durante un viaggio in moto in Inghilterra, tuttavia, le sonorità pop lo conquistano e Daniele Groff si lascia incantare dagli artisti d’oltremanica, primi fra tutti gli Oasis, che contaminano la sua cultura musicale con ritmi nuovi e inediti. Nasce così, nel 1998, Variatio 22, album d’esordio prodotto tra Roma e Londra che gli apre la strada verso importanti rassegne della musica leggera italiana, da Sanremo al Festivalbar. Seguono altri 2 album e 14 singoli, fino all’ultima produzione Bellissima verità. La storia e l’esperienza musicale di Daniele Groff sono protagoniste dello showcase in solo acustico all’ARTeficIO di via Bligny 18/L sabato 17 marzo alle 21 per la rassegna “Gli unplugged dell’ARTeficIO”, salotto musicale ideato da Soluzioni Artistiche, l’associazione torinese che promuove lo sviluppo e la produzione di musica, teatro, editoria e arti visive. Appartenente al circuito AICS, questo nuovo spazio cura e organizza attività e iniziative sociali e culturali, volte a sensibilizzare l’opinione del pubblico come a sostenere e incoraggiare talenti artistici appartenenti a ogni campo. L’ARTeficIO, gestito da un gruppo di professionisti dell’ambito dell’audiovisivo e della comunicazione attivi da più di vent’anni, nasce come luogo di aggregazione, spazio espositivo e ricreativo, incubatore di idee e progetti nella zona del Quadrilatero Romano. In tale atmosfera, Daniele Groff condividerà una serata di racconti, riflessioni e musica con il pubblico e gli amici artisti che saranno con lui sabato sera e con i quali ripercorrerà gli anni della carriera, le passioni e gli insegnamenti di altri autori e musicisti italiani e stranieri. Tutto al ritmo del suo brillante brit pop...

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Dondolare tra Haydn e Bartok condotti da Xavier Roth e la Mahler Chamber Orchestra

Pubblicato da alle 16:48 in Musica, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Dondolare tra Haydn e Bartok condotti da Xavier Roth e la Mahler Chamber Orchestra

Lingotto Musica. Già direttore dal 2015 dell’Oper Köln e della Gürzenic Orchestra, fondatore dell’ensemble Les Siècles e da quest’anno direttore ospite principale della London Symphony Orchestra, François-Xavier Roth è nato a Parigi nel 1971 e venerdì 16 marzo alle 20.30 esordisce sul podio dell’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto alla guida della Mahler Chamber Orchestra, formazione fondata da Claudio Abbado nel 1997 e da allora ospite ricorrente della rassegna dei Concerti del Lingotto. Il programma della serata oscilla sull’asse Austria-Ungheria tra Sette e Novecento, proponendo pagine di Béla Bartók e Franz Joseph Haydn. Il concerto sostituisce l’appuntamento originariamente previsto per il 23 aprile 2018 con la WDR Sinfonieorchester di Colonia diretta da Jukka Pekka Saraste, cancellato da Lingotto Musica a causa dell’annullamento della tournée europea della formazione tedesca. In apertura le Danze popolari rumene Sz. 68 di Bartók, nella versione per soli archi: scritte nel 1915 dal compositore magiaro, appartengono a quella fase di scoperta e rivisitazione del patrimonio folclorico dell’est Europa, che tanto aveva impegnato e interessato Bartók a partire dal 1906, anno di pubblicazione della raccolta di Canti popolari ungheresi. A seguire il Secondo Concerto per violoncello e orchestra in re maggiore Hob. VIIb:2 di Haydn, opera risalente al 1783 e composta per il violoncellista boemo Anton Kraft – dal 1778 al 1790 primo violoncello dell’orchestra del principe Nikolaus Esterhàzy – a cui l’opera fu attribuita fino al 1951 quando fu rinvenuta la partitura autografa di Haydn. Interprete ne è Jean-Guihen Queyras, strumentista di fama internazionale che a questo Concerto aveva già dedicato un’apprezzata incisione con la Freiburger Barockorchester per l’etichetta Harmonia Mundi. Bartók inaugura la seconda parte della serata, con il Divertimento per archi Sz. 113: datato 1939, appartiene al periodo della piena maturità dell’opera di Bartók e fu commissionato dal direttore d’orchestra e mecenate svizzero Paul Sacher; nell’opera il richiamo al genere settecentesco del divertimento e vari elementi classicizzanti che ne determinano la struttura si coniuga, nuovamente, con il ricorrente ricorso a materiali tematici desunti dal patrimonio popolare ungherese. Chiude il concerto la Sinfonia n. 96 in re maggiore Hob. I:96 «The Miracle», appartenente al corpus delle Sinfonie Londinesi scritte nel corso dei due viaggi che Haydn compì tra il 1791 e il 1795 nella capitale britannica. Il “Miracolo” a cui allude il titolo è posteriore alla nascita della composizione e si riferisce alla caduta di un lampadario senza gravi conseguenze durante la sua esecuzione.   Mahler Chamber Orchestra – François-Xavier Roth direttore Jean-Guihen Queyras violoncello Béla Bartók (1881 – 1945) Danze popolari rumene Sz. 68 Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) Concerto n. 2 in re maggiore per violoncello e orchestra Hob. VIIb:2 Béla Bartók (1881 – 1945) Divertimento per archi Sz. 113 Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) Sinfonia n. 96 in re maggiore Hob. I:96 «The Miracle» VIA NIZZA 262/73, 10126 TORINO, +39 011 66 77 415, http://www.lingottomusica.it...

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

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L’Unione Musicale riporta il Quartetto Hagen al Conservatorio Giuseppe Verdi.

Unione Musicale. Al Quartetto Hagen in una intervista la giornalista Laura Brucalassi rivolge una domanda premurosa,  precisa e sempre attuale, la risposta che ne riceve è altrettanto accorta e ricca di sensibilità. Voi siete musicisti, insegnanti e anche genitori: secondo voi come si può favorire il contatto di bambini e ragazzi con la musica classica? Personalmente credo in una forte connessione tra la musica che custodiamo e le idee dell’illuminismo. Per me, la maggior parte della musica è radicata in una profonda comprensione dell’umanità e nelle migliori qualità a cui gli esseri umani possono aspirare. Può essere che questo aspetto sia stato un po’ sottovalutato nell’educazione… Considerato uno dei migliori quartetti al mondo e ritenuto un modello in termini di qualità del suono, pregio dell’assieme e varietà stilistica, l’Hagen è stato invitato regolarmente dall’Unione Musicale fin dal 1987 e ora ritorna a Torino, oggi, mercoledì 21 febbraio (Conservatorio Giuseppe Verdi – ore 21), per la prima tappa di un brevissimo tour italiano. All’inizio erano quattro fratelli, bravissimi e affiatati, cresciuti in una famiglia di musicisti di Salisburgo: ai violini Lukas e Angelika (sostituita nel 1987 Rainer Schmidt), alla viola Veronika e Clemens al violoncello. Avviati a una carriera speciale già quando erano allievi del Mozarteum, gli Hagen festeggiano nel 2018 trentasette anni di carriera insieme, vissuta ai massimi livelli fin  primi anni, segnati dalla vittoria in numerosi concorsi internazionali e da un contratto in esclusiva con Deutsche Grammophon, oltre che dalla dedizione nella preparazione e nel perfezionamento di un repertorio sterminato, che oggi è la loro cifra caratteristica. Negli anni i programmi dei loro concerti, accattivanti e intelligenti, hanno centrato molteplici obiettivi: da un lato hanno consolidato la tradizione interpretativa del repertorio classico (si vedano le loro pluripremiate incisioni dei Quartetti di Mozart e Beethoven), dall’altro hanno ampliato il repertorio con nuovi brani commissionati agli autori di oggi e – dato non scontato – hanno rinverdito pagine poco note, riportandole all’attenzione del pubblico. A Torino, dopo gli apprezzatissimi concerti dedicati ai Quartetti di Mozart e Beethoven, realizzati rispettivamente nel 2006 e nella stagione 2012-13, il Quartetto Hagen presenta ora un programma incentrato sui grandi autori del Novecento con i Cinque Pezzi op. 5 e le 6 Bagatelle op. 9 di Webern e i Quartetti di Debussy e Ravel, che rappresentano le uniche composizioni per quartetto dei due grandi autori francesi. Il Quartetto Hagen ha dichiarato: «Il fatto stesso che questi brani siano stati tutti scritti in un arco di tempo piuttosto breve e in un’epoca in cui sono avvenuti cambiamenti drammatici ci ha convinti a mettere insieme queste pagine. D’altra parte l’abbinamento permette di mettere a confronto i diversi tipi di scrittura: quella del quartetto francese, con la sua riflessione sul canone classico, e il pensiero compositivo tedesco proiettato sul futuro della scrittura del quartetto per archi».     I Cinque Pezzi op. 5, del 1909, così come le successive Bagatelle op. 9, sono brani estremamente densi e sintetici, costruiti su “motivi” di una, due, tre o quattro note. Alla dilatazione delle durate (e degli organici) della musica tardoromantica precedente Webern risponde facendo scomparire il concetto stesso di “tema”, cui si accompagna la perdita di ogni riferimento alla tonalità, alla scansione ritmica regolare, all’attenuazione delle sonorità, che raramente toccano il forte. Webern “compensa” con un’attenzione estrema a ogni minimo dettaglio: le...

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