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Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

Pubblicato da alle 11:01 in MotorInsider, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Il compleanno di un’icona. Sessant’anni di libertà a bordo della 500.

La Fiat 500, nata nel 1957 con l’intento di dare un’automobile a tutti, con il tempo è diventata una vera e propria icona. Ancora oggi nel cuore degli italiani, continua ad essere oggetto del desiderio anche per le nuove generazioni.   Vedere oggi, sulle strade che percorriamo ogni giorno, una vecchia 500 non è affatto un evento raro. Molti sono ancora coloro che, nonostante le assurde limitazioni sul traffico per le vetture d’epoca, la usano quotidianamente. Perché come la 500 non c’è nessuna altra vettura. In netta controtendenza con le moderne vetture che sembrano ormai dei furgoni, piccola e agile se la cava ancora egregiamente nel traffico odierno. Certo, chi scrive forse ha una visione un po’ romantica e di parte sulla bicilindrica torinese, ma sull’aspetto estetico non si discute. La 500 piace trasversalmente, sia a chi l’ha posseduta e guidata in passato e sia a chi la sceglie oggi come vettura da collezione. Sembra incredibile, ma la gente per questa piccola automobile prova un vero e proprio affetto, tutti la vedono e ne identificano immediatamente le “forme”, proiettandola fra gli oggetti di design più riconosciuti a livello mondiale. Non per nulla, proprio i suoi sinuosi raccordi ottengono il prestigioso riconoscimento del “Compasso d’oro” con le seguenti motivazioni: “La vettura Fiat 500 a cui viene attribuito il Compasso d’oro 1959 costituisce un tipico esempio, nel campo dell’automobile. di una forma nata dalla stretta integrazione fra tecniche proprie della grande serie nell’industria meccanica e particolari esigenze di economia nella produzione di una macchina di ampia destinazione popolare. Il premio, sottolineando la coraggiosa rinuncia alla figuratività tradizionale dell’automobile attraverso un attento riesame del complesso dei suoi elementi fondamentali, intende portare in rilievo il fatto che tale concezione, oltre ad aver condotto il designer alla massima limitazione degli elementi superficiali del costume decorativo segna una importante tappa nella strada verso una nuova genuinità espressiva della tecnica.”. Incredibilmente l’impatto sociale che ha avuto la 500 sulla popolazione, nonostante sia in ritardo rispetto alla più grande 600, è stato decisamente maggiore e indubbiamente più efficace. Analizzandolo con gli occhi di oggi, al di là dell’aspetto estetico a favore della 500, sembra quasi che la 600 faccia parte di un passato ormai remoto, di cui non avere particolare nostalgia, mentre invece la 500 è già parte di un mondo fatto di conquiste personali, di libertà e di maggior benessere. Per intenderci, la 500 è un oggetto che volenti o nolenti è intergenerazionale, non relegato al semplice ruolo di “auto d’epoca” o, almeno, non solo a quello. La “simpatia” generata dall’utilitaria torinese, data dalle sue forme, dal suo bicilindrico scoppiettante, è incredibile, sia per chi ha la passione per i motori e sia per chi poco se ne intende. Del resto l’ingegner Dante Giacosa, “padre” della piccola vettura, era ben conscio che quello che oggi definiamo “design” è fondamentale per il successo verso il pubblico. Raccordare perfettamente le superfici, rendere la linea di un’automobile “completa” è un’opera che pochi possono dire di aver portato a termine con successo. Guardare un’auto e pensare che qualunque modifica estatica sarebbe di troppo, esprime bene questo concetto. Ma non solo. Un piccolo ed insignificante particolare, in mezzo a questi tratti, ha fatto si che la 500 fosse sinonimo di libertà: il tetto apribile. Quel quadrato di tela nera, rende unica...

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“Le ABARTH dopo Carlo Abarth”: Un libro raccoglie i 99 progetti dello Scorpione.

Pubblicato da alle 11:21 in MotorInsider, Pagine svelate, Prima pagina, Sport | 0 commenti

“Le ABARTH dopo Carlo Abarth”: Un libro raccoglie i 99 progetti dello Scorpione.

Quando si parla di Abarth si parla di un mito italiano – dalle orgoliose origini torinesi – che ha fatto il giro del mondo grazie alle intuizioni del suo fondatore, Carlo Abarth, nato a Vienna nel 1909,  grazie a realizzazioni plurititolate. Si parla di un’azienda che, dopo la gestione diretta di Carlo Abarth fino al 1971, negli ultimi quarant’anni ha subìto una lunga serie di passaggi societari, accorpamenti e trasformazioni, fino al definitivo rilancio del marchio avvenuto nel 2005. L’azienda dello Scorpione, infatti, entrò nella sfera del Gruppo Fiat nel 1971, per unirsi al Reparto Rally e creare il primo polo sportivo di Mirafiori. Alla fine degli anni Settanta, poi, ci fu il “trasloco” di Lancia Corse nella sede Abarth di corso Marche, mentre alla fine degli anni Ottanta venne creato un unico gruppo Abarth-Alfa Romeo per le competizioni. Il marchio Abarth venne sempre conservato, sullo sfondo, anche durante la gestione di Fiat Auto Corse negli anni Novanta, mentre dal 1° luglio 2001 l’azienda divenne NTechnology, società esterna a Fiat – anche se da essa controllata – attiva sino a tutto il 2005. Quindi il ritorno in grande stile dello Scorpione, segno zodiacale di Abarth,  grazie all’intuito di un manager che di marketing ne sapeva: Luca De Meo (oggi in Casa Volkswagen). Eccole, allora “Le Abarth dopo Carlo Abarth”: terza edizione di un libro – firmato dall’ingegnere Sergio Limone e dal giornalista Luca Gastaldi – che svela agli appassionati i 99 progetti sviluppati nel periodo appena descritto: quelli che hanno conquistato i grandi successi internazionali (basti citare le varie Fiat 124 e 131 Abarth Rally, Lancia Rally “037”, Delta S4 e Delta Integrale, fino alle Alfa Romeo 155 e 156 da pista), sia quelli rimasti in secondo piano o addirittura del tutto sconosciuti. Tutti, comunque, uniti dall’impareggiabile know how tecnico che affondava le sue radici nell’Abarth degli anni Sessanta.   “Le Abarth dopo Carlo Abarth” di Sergio Limone & Luca Gastaldi Editore: Luca Gastaldi 518 fotografie in b/n e colori Prezzo: 60,00 €...

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Lamborghini fa inchinare il toro al maestro Le Corbusier. Concorso d’eleganza nella sua città natale.

Pubblicato da alle 09:38 in Eventi, galleria home page, Mostre, MotorInsider, Spettacoli | 0 commenti

Lamborghini fa inchinare il toro al maestro Le Corbusier. Concorso d’eleganza nella sua città natale.

  Un concorso di eleganza per automobili, è già di per sé un evento che esula dai classici – e un po’ triti – raduni statici e, nella maggior parte dei casi, al massimo mangerecci: spicca infatti per il valore culturale che veicola, per essere in grado di intersecarsi anche con altri ambiti che non siano quelli prettamente tecnici dell’automobilismo: il design in  primis, ma anche l’arte e la valorizzazione di un territorio. Se questa kermesse poi, è interamente dedicata a un solo, seppur glorioso, marchio automobilistico come Lamborghini, l’argomento si fa più interessante. Ma qui c’è di più: la prestigiosa casa di Sant’Agata Bolognese infatti, avrebbe potuto scegliere una bella piazza rinascimentale della sua zona, qualche strada appenninica di quella che per tutti è la Terra dei Motori. Invece “armi e burattini” si è trasferita sul placido ed elegantissimo scenario della lago di Neuchâtel, in Svizzera occidentale, pochi passi dal confine francese.   Perché qui? Ce lo spiega Antonio Ghini, prima geniale direttore della comunicazione Ferrari e ora responsabile del Polo Storico Lamborghini, neonato reparto per la documentazione e il restauro dei “tori” d’epoca: “Per il nostro primo concorso, volevamo iniziare in grande stile legando il nostro nome a quello di un grande architetto , omaggiandolo. Abbiamo quindi scelto il Cantone di Neuchâtel perché qui, nella cittadina di La Chaux-De-Fonds, è nato il padre del Movimento Moderno, Le Corbusier”.  Attratti da queste premesse, dal 15 al 17 settembre, ci siamo lasciati coinvolgere in una delle più eclettiche e raffinate manifestazioni alle quali abbiamo potuto partecipare negli ultimi anni (e pensare che era la prima!), dove abbiamo potuto godere “a tutto tondo” del territorio, delle sue meraviglie e, ovviamente, dello splendore di auto da sogno. Cinquanta Lamborghini di tutti i tipi e le epoche, provenienti dall’Italia soprattutto, ma anche da Svizzera, Francia, Germania, Olanda, Regno Unito, perfino dal Giappone. Un museo viaggiante –quasi ricco come quello statico di Sant’Agata Bolognese – che è una vera e propria esperienza sensoriale per l’estetica, il sound, gli odori che queste vetture emanano emozionando, oggi come allora. E quattro di questi gioielli, abbiamo potuto anche guidarli: tre magnifiche storiche provenienti dalla collezione del Museo, tutte fresche di restauro e una moderna Huracan, l’ultima creatura firmata “Lambo”. Abbiamo tutto il sabato a disposizione per scaricare sull’asfalto un totale di 1685 CV. Iniziamo col botto: ci viene infatti assegnata la probabilmente più sfacciata e politicamente scorretta delle Lambo (non che le altre siano delle campionesse di ecologia e razionalità…), il “gippone” (non riusciamo a trovare altri termini per definirlo) LM002, un’auto esagerata su tutta la linea. Innanzitutto nell’aspetto, una via di mezzo tra un lince militare e un pick-up , nato dalle ceneri di embrionali progetti condivisi tra l’esercito americano e Lamborghini e prodotto tra il 1986 e il 1993 in sole 300 unità; Poi nella meccanica, con sotto il cofano il V12 da 450 CV della supercar Countach e una trazione integrale da fuoristrada rude;  infine n egli interni, dove dominano radica e pelle pregiata, elementi che la indentifica come la prima SUV al mondo. Scendiamo da un orco e saliamo anzi, scendiamo anche qui, dato che siamo seduti a pochi millimetri dall’asfaltosulla regina, sua maestà Miura. Definitiva a buon grado da molti l’auto più seducente del mondo, è sicuramente la Lambo più iconica,...

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Emanuele Aralla vince la Cesana-Sestriere. La pioggia condiziona i risultati.

Pubblicato da alle 13:14 in MotorInsider, Prima pagina, Sport | 0 commenti

Emanuele Aralla vince la Cesana-Sestriere. La pioggia condiziona i risultati.

  Per la prima volta una monoposto si aggiudica la Cesana-Sestriere,  cronoscalata, organizzata dall’Automobile Club Torino, valida per il campionato Europeo e Italiano di Velocità in salita per auto storiche: il lombardo Emanuele Aralla, su Dallara F390, con un tempo di 5’36”34, ha preceduto di soli 41 centesimi di secondo il toscano Uberto Bonucci, su Osella PA9, vincitore di questa gara in 3 occasioni. Le medie orarie sono state alte a causa dalla pioggia, caduta durante quasi tutta la gara in modo intermittente e non ha permesso alle vetture più potenti di scaricare a terra tutti i cavalli, rimanendo molto lontani dal record battuto lo scorso anno da Stefano di Fulvio, di 4’30”06. Terzo posto per Tiberio Nocentini su Chevron B19 (5’47”56). 4° classificato Giuliano Peroni su Martini MK32 (5’48”25); 5° Matteo Aralla, figlio di Emanuele, su Formula Renault Europe (5’51”33). Questi i vincitori dei diversi raggruppamenti: per il primo Tiberio Nocentini su Chevron B19 5’47”56, davanti a Froetscher Gregor (Austin Mini Cooper S) e Harald Mossler (Steyr Puch Bergspyder). Nel secondo, trionfo di Guido Vivalda su Porsche Carrera RS con un tempo di 6’16”52 seguito da Giuliano Palmieri (De Tomaso Pantera) e Lucio Gigliotti (Fiat 128 Rally). Nel terzo domina Mario Massaglia su Porsche 935 Turbo con 6’15”84, davanti a Giorgio Tessore su Porsche 911 (già 13° assoluto) e a Vincenzo Guerra (Porsche 911 SC). Per il quarto, Uberto Bonucci (già secondo assoluto) , Walter Marelli (Lucchini SN88) e Sonnleitner Reinhard (VW RallyeGolf G60). Nel quinto raggruppamento, dedicato alle monoposto, prima piazza per Emanuela Aralla  (già primo assoluto) seguito da Giuliano Peroni (Martini MK 32) e Matteo Aralla (Formula Renaul Europe). Nella classifica femminile successo di Gina Colotto, 16^ assoluta al volante di una monoposto Fiat Abarth. Oltre 250 le vetture coinvolte in questo week-end, considerando anche la Cesana-Sestriere Experience, 7° Memorial Gino Macaluso, che ha visto prendervi parte oltre 120 automobili. La “Best Car in Show” del concorso dinamico di eleganza è stata la Fiat 8V del 1954, appartenente alla collezione Fiat, guidata da Roberto Giolito responsabile di FCA Heritage. Classifica assoluta: 1. Emanuele Aralla (Dallara F390) in 5’36”40; 2. Uberto Bonucci (Osella PA9/90) in 5’36”75; 3. Tiberio Nocentini (Chevron B19) in 5’47”56; 4. Giuliano Peroni (Martini Mk32) in 5’48”25; 5. Matteo Aralla (F. Renault Europe) in 5’51”33; 6. Gregor Froetscher (Austin Mini Cooper S) in 5’57”04; 7. Harald Mossler (Steyr Puch Bergspyder) in 6’02”72; 8. Walter Marelli (Lucchini SN88) in 6‘04“84; 9. Reinhard Sonnleitner (VW RallyeGolf G60) in 6‘05“57; 10. Simone di Fulvio (Osella PA9/90) in 6‘11“89. Luca...

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