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Il motorismo d’epoca a Parigi per Rétromobile. Fiera da cui imparare e prendere spunto.

Pubblicato da alle 17:28 in Eventi, Mostre, MotorInsider, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Il motorismo d’epoca a Parigi per Rétromobile. Fiera da cui imparare e prendere spunto.

  Organizzare un salone dedicato al motorismo d’epoca, o per dirla alla francese, che, evocando i mirabolanti eventi dei primi del ‘900, rende più l’idea, un’exposition, significa prima di tutto studiare, curare e approntare ogni minimo dettaglio affinché il visitatore prima di tutto, viva un esperienza che lo coinvolga e lo proietti al centro di un mondo difficilmente visibile fuori dalle pareti di una fiera. Al bando dunque le solite accozzaglie di auto straviste, al limite della pedanteria, gli allestimenti “alla buona” (anzi, in pieno stile maccheronico, tra fiaschi di vino, improbabili salami che spuntano fuori da carte bisunte e disordine imperante), ricambi ridotti a relitti sbattuti alla rinfusa su un lenzuolo steso a terra e intromissioni di dubbio gusto, che poco hanno a che fare coi motori. Ben vengano invece la spettacolarità, la ricerca della bellezza, l’arte e il prestigio: tutti aggettivi che, a passeggiare fra i padiglioni “trionfali” di Rétromobile, la più importante fiera francese di auto e moto d’epoca che si tiene naturalmente a Parigi, nell’elegante ed efficientissima struttura di Porte de Versailles, a pochi minuti di metro dalla Tour Eiffel e Place de la Concorde.  Quello che stupisce, lo sottolineiamo al costo di essere ripetitivi, è l’ordine, la pulizia e l’efficacia con cui i veri – e spesso rarissimi – gioielli esposti si susseguono negli occhi degli avventori che, grazie all’ampiezza e al respiro, possono passeggiare tranquilli e vedere tutto anche nei momenti di maggiore affluenza. Abbiamo detto il visitatore al centro dell’esposizione ma sarebbe da orbi non notare un altro elemento fondamentale, la presenza ufficiale delle case ma non così, tanto per dire di esserci, in maniera massiccia, puntando sullo stupore e sulla sorpresa, con stand che sono dei veri è propri scrigni di meraviglie, forse perfino di più di quelli messi in piedi a saloni di vetture moderne, come “un Ginevra”, o “un Francoforte”. Inutile dire che, questo è frutto di un do ut des fra organizzatori ed espositori costante, un valzer di visibilità reciproca: io ti do lo spazio giusto e ti invito a far parte di un’esperienza esclusiva e tu Casa, con i club, i simpatizzanti ma soprattutto ufficialmente con i settori heritage (sempre più attivi) mi dai fiducia. Un concetto veramente così difficile da “far passare” in Italia?   Anche se piacerebbe approfondire, accantoniamo le polemiche e vediamo allora in che cosa consisteva tutta questa magnificenza. A farla da padrone, ovviamente, le Case indigene. Lo stand più stupefacente è quello di Renault, che ha letteralmente svuotato il Museo per portare a Parigi rarità come la grossa 40 CV Type JV del 1922, un berlinone con motore di più di 9 litri e 6 cilindri in linea (che all’epoca le permetteva una velocità di punta di 135 km/h), caratterizzata da una insolita linea aerodinamica; l’impressionante – per imponenza e lusso – Reinastella del 1932: motore 8 cilindri in linea di 7 litri da 110 CV, aveva poco da invidiare a mostri sacri come Isotta Fraschini o Rolls Royce. L’esemplare esposto è il telaio n 42 dei soli 50 prodotti del tipo RM2, completamente in alluminio; incredibile poi il prototipo Initiale del 1995 che reinventava il concetto di vettura di lusso trasformandola praticamente in una suite viaggiante: linea di cintura molto bassa, ampia vetratura, interni rilassanti e raccordati in un unico ambiente...

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Delta, l’ultima regina. Ad Automotoretrò un focus sulla Lancia Delta con Miki Biasion.

Pubblicato da alle 17:37 in galleria home page, MotorInsider, Spettacoli, Sport | 0 commenti

Delta, l’ultima regina. Ad Automotoretrò un focus sulla Lancia Delta con Miki Biasion.

La 35^ edizione di Automotoretrò, in programma dal 3 al 5 febbraio al Lingotto Fiere di Torino, dedicherà una speciale rassegna tematica alla Lancia Delta campione del mondo rally. Un’intramontabile icona delle competizioni, che nel 2017 celebrerà i 30 anni dal suo debutto agonistico avvenuto in occasione del Rallye Montecarlo 1987. In questa gara si imposero due Delta 4WD del team Martini Racing con gli equipaggi formati da Miki Biasion-Tiziano Siviero e Juha Kankkunen-Juha Pironen: una fantastica doppietta che segnò l’inizio di una carriera sportiva terminata nel 1992 con ben 6 titoli iridati consecutivi. Palmares tutt’oggi ineguagliato, che valse alla Delta la corona di “regina dei rally”. Per questo Automotoretrò ha deciso di proporre ai suoi visitatori una storia di successo tutto italiano. Da segnalare, l’esposizione tematica curata dal giornalista Luca Gastaldi vedrà 8 esemplari schierati al centro del padiglione 2 di Lingotto Fiere. Esemplari che ripercorrono l’evoluzione del modello, a partire dalla Delta S4 del 1986 per proseguire con due 4WD campioni del mondo nel 1987 negli allestimenti Gruppo A con livrea Martini Racing e Gruppo N con i colori Totip Jolly Club, e le varie Integrale, Integrale 16v ed Evoluzione. Vetture ex ufficiali della squadra Lancia Martini e delle scuderie Jolly Club e Grifone, oltre alle particolari Delta allestite per il Safari Rally. Insieme alle vetture, infine, non mancheranno i principali protagonisti dell’epopea Delta: primo fra tutti il due volte campione del mondo rally Miki Biasion, che proprio al volante di questa Lancia si impose nelle stagioni 1988 e 1989. Insieme a lui ci sarà una nutrita rappresentanza del “dream team” Lancia.   Durante il weekend sono previsti talk e presentazioni di libri, ad iniziare dalle 12 di venerdì 3 febbraio, con l’inaugurazione dello stand e la presentazione della mostra tematica. Alle 15 dello stesso giorno è in programma la presentazione del libro “Destra 3 lunga chiude” insieme all’autore Carlo Cavicchi. Sabato 5, alle ore 12, incontro con il campione del mondo rally Miki Biasion e, alle 15, la presentazione del libro “La storia dei rally” con l’autore Sergio Remondino. Domenica 5, alle 11.30, presentazione del volume “Dalla 124 alla 124” con l’autore Maurizio Verini e, alle 15, la conferenza di chiusura intitolata “Delta, l’ultima regina“...

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Un milione di chilometri nella Mercedes disegnata dall’italiano Bruno Sacco.

Pubblicato da alle 12:48 in MotorInsider, Prima pagina, Sport | 0 commenti

Un milione di chilometri nella Mercedes disegnata dall’italiano Bruno Sacco.

Coprire un milione di chilometri con una automobile ? Qualcuno ogni tanto ci riesce, come apprendiamo dalla storia di Michael Nickl, operaio tedesco nello stabilimento Mercedes Benz di Sindelfingen, uno dei poli storici dell’azienda. Proprio con una vettura di questo celebre marchio europeo ha compiuto un’impresa che lascia davvero stupiti. Perché, per farlo, ci vogliono vetture robuste, affidabili, dalla meccanica resistente e versatile come la Mercedes 200 D serie W124 – una dei modelli di Stoccarda più diffusi negli anni ’90, disegnata dall’italiano Bruno Sacco – protagonista di questa storia. Ma è anche necessario stringere un rapporto molto stretto con la propria vettura, che va capita e interpretata al meglio, anche perché un 1.000.000 di chilometri (scritto in cifre fa più effetto) significa passare interi “pezzi” di vita alla sua guida. E non stiamo parlando di cura della carrozzeria o della tappezzeria interna  – tutto ciò è molto importante ma non serve essere dei fanatici: il sig. Nickl infatti non lava l’auto ogni weekend – e si vede dalle immagini – e preferisce godere del suo comfort senza tempo, dote proverbiale degli interni della sua 200 D, piuttosto che esserne schiavo. Come se l’automobile diventasse un’amica con la quale confidarsi, passare bei momenti insieme ma anche confrontarsi e fare delle sane litigate.  Ognuno con la propria vettura instaura una sua storia e spesso ciò che guidiamo ci rappresenta, racconta una pagina della nostra vita o ci ricorda un momento piuttosto che un altro.   Ma quella di Nickl è veramente straordinaria. “Già all’epoca, (l’auto è del 1992, ndr) la 200 D non era una vettura accessibile a un operaio medio” – sostiene Nickl – “ io però, con sacrifici e utilizzando parte dei miei risparmi, insieme ai benefici per i dipendenti, ho preferito comprare un’auto che mi desse affidabilità e sicurezza”.   La scelta cade così sul modello base a gasolio e su un allestimento spartano, senza fronzoli. La carrozzeria è blu, con i caratteristici paraurti a contrasto tipici delle Mercedes dell’epoca, gli interni di tessuto grigio. L’unico lusso che si concede è il tettuccio apribile elettrico.   In 25 anni la 200 D è stata sottoposta unicamente a manutenzione ordinaria, quindi cambi olio, liquidi e filtri, un paio di “giri” di freni, tre frizioni, la prima a 445.000 km, l’alternatore e la pompa dell’acqua, oltre ovviamente alla distribuzione ad intervalli consigliati dalla casa. Il motore invece, non è mai stato aperto. Conti alla mano Nickl ha speso solo 54.000 euro di carburante in questi 25 anni, circa 2.200 l’anno. Una bella storia!  Luca Marconetti...

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Ricordi. Il “Maggiolino” che navigava durante la II° Guerra Mondiale.

Pubblicato da alle 11:27 in MotorInsider, Prima pagina, Racconti brevi | 0 commenti

Ricordi. Il “Maggiolino” che navigava durante la II° Guerra Mondiale.

La “Schwimmwagen” fu una vettura anfibia nata per esigenze belliche, sulla base dell’appena nata Volkswagen – la produzione superò le 14.000 unità, costruite tra il 1942 e il 1944, aveva poca potenza ma notevoli capacità di arrampicata.   La storia della VW Typ 166 Schwimmwagen ha inizio nel 1939 con la nascita dello storico Maggiolino. Poco dopo la presentazione della berlina e dopo solo 200 vetture costruite, in settembre scoppiò il Secondo Conflitto Mondiale. Le poche vetture assemblate vennero consegnate solo ad alti funzionari di stato e ad alcune personalità rilevanti, ma la produzione venne presto “congelata”. Già nel 1940 erano stati allestiti diversi prototipi di una vetturetta militare leggera sulla base del Maggiolino e nello stesso anno venne scelto il modello definitivo denominato” Typ 82 Kübelwagen”.     Il motore aveva una potenza di 25 cavalli, per adeguarsi al limite minimo imposto dall’esercito tedesco e la cilindrata è di 1100 centimetri cubi. Due anni più tardi, nel 1942, al fronte si venne a creare l’esigenza di un mezzo che oltre ad avere le caratteristiche della Kübelwagen, potesse anche essere anfibio. Così, da una costola di quest’ultima, nacque la “Typ 166 Schwimmwagen”, ovvero “auto che naviga”. Nella parte posteriore dell’auto si innestava un’elica ribaltabile che permette una velocità in acqua di 10 km/h. Nonostante la poca potenza e il peso contenuto, le quattro ruote motrici ne fecero un mezzo che poteva muoversi praticamente ovunque e ne fu una dimostrazione il fatto che potè superare pendenze del 65% (per intenderci circa 33°, l’equivalente di una salita mediamente ripida). Inoltre, il basso numero di giri a cui si ottiene la potenza massima, aumentava notevolmente l’affidabilità e la durata del motore. Il cambio era un manuale a 4 marce, la trasmissione disposta su tutte e quattro le ruote. La velocità massima in condizioni normali era di 80 km/h. L’unico armamento che venne montato, solo su alcuni esemplari, fu una mitragliatrice fissa sul lato anteriore destro. Questo mezzo venne prodotto in serie in quella che poi sarebbe diventata oggi la fabbrica Volkswagen a Wolfsburg. Ne vennero prodotte più di 14.000 tra il 1942 ed il 1944, ma verso la fine della guerra la produzione subì una battuta d’arresto a causa dei pesanti bombardamenti che distrussero buona parte della fabbrica. Matteo Comoglio...

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