Giuro (…) di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza (…).
Ippocrate, grande uomo e grande medico. Ippocrate e il suo giuramento: le basi deontologiche di una professione magica, perché ancora oggi desta ammirazione e continuo stupore.

medico

Ph. Edoardo Hahn, from “Italian Monument” series.

E poi perché la medicina non è una scienza esatta. Tutto può succedere, tutto può progredire o regredire. Non è colpa del destino o del caso; a volte è la semplice evoluzione delle situazioni, che dipendono dalla gravità della malattia e dalle reazioni del paziente. Non si parla quasi mai di fatalità, anche se non tutte le domande trovano sempre una risposta. E’ il bello della diretta! E’ il bello dell’analfabetismo scientifico o della natura dell’uomo.
Può succedere di tutto e di più, anche nei confronti dei medici, a volte depauperati e avviliti. E’ la società che li esalta e li abbassa a seconda della moda del momento e del cliché culturale. Se va tutto bene: sono bravissimi. Se, invece, non va come previsto – da chi?-: non valgono nulla, non sono competenti. E arrivano le denunce, gli scontri, le minacce, gli attacchi personali e mediatici. Converrebbe allora curarsi da soli, magari consultando internet o qualche trasmissione in onda sulle reti. Molto di moda oggi, come la cucina, d’altronde! Tutti diventano dottori o cuochi e sono pronti ad elargire consigli, proporre cure. Non importa se facciano bene o male. L’importante è provare, lanciare l’idea che la medicina è a portata di tutti, avere dei like, fare notizia. Essere influencer. Ma la notizia a volte può anche essere manipolata e chi è nel mondo del giornalismo o della politica lo sa. Occorre sdrammatizzare? Oppure cercare di capire come funziona un sistema sanitario complesso? E prima ancora: come funziona l’uomo? 
Non basta osservare per conoscere una professione. Spesso sentiamo dire: “l’ho visto fare, allora lo replico e magari riesco anche a migliorarlo”. L’osservazione è importante, perché stimola la  conoscenza, ma non è la conoscenza. E’ lo studio che cambia la prospettiva e insieme all’esperienza genera sapere. Ogni professione ha la sua importanza se fatta con coscienza e per il bene comune. Ogni professione lascia una scia di sapere, ma quella del medico tocca il cuore. Nel senso che arriva al cuore della persona. Chi va dal dottore, si confessa: deve dire tutto altrimenti la diagnosi non sarà veritiera e le cure allora risulteranno inefficaci e a volte dannose. Lo sa il paziente e lo sa  il medico. E lo sanno anche i parenti. Che cosa bisogna fare allora? La sola cosa da fare è fidarsi. Fidarsi sapendo che lo specialista, chiunque egli sia e in virtù della sua resposabilità etica e professionale, farà di tutto per prendersi cura dei propri malati. Diagnosi, prognosi e terapia non si risolvono su internet. Il medico è soggetto agente, ma il paziente compartecipa al percorso diagnostico e terapeutico. Dunque, è necessaria la fiducia come espressione di stima e di speranza. Ed è necessaria anche l’attesa.
Riflettere su ciò che comporta la professione del medico, indipendentemente dal prestigio personale o da come si svolge all’interno di un sistema sanitario più sicuro ed efficiente rispetto al passato, significa valorizzare i ruoli e le relazioni, le aspettative individuali e le gestioni organizzative, le prestazioni e gli alti costi delle cure sanitarie. In poche parole: il servizio di un lavoro pubblico che racchiude in sé la capacità di diagnosticare e curare. 
Prelievi, ecografie, risonanze magnetiche, tac, operazioni chirurgiche, trapianti, ricoveri… Eppure le aspettative sembrano alquanto disattese! Dietro ad ogni servizio sanitario, invece, si muove un sistema complesso di risorse umane che, attraverso la propria efficacia ed efficienza, permette l’erogazione del servizio: A volte si dà tutto per scontato, ma sarebbe invece opportuno capire che scontato non è.
Non è scontato ricorrere alla “categoria dei diritti”. E’ vero, il diritto alla salute come diritto sociale fondamentale è previsto e tutelato dalla nostra Costituzione e con esso vi è anche il consenso/dissenso al trattamento medico. Lo Stato si assume il compito di realizzare le condizioni affinché ciò avvenga, attraverso l’accesso all’assistenza sanitaria generale e specialistica, nei tempi prestabiliti e a favore della comunità. Questo diritto non giustifica, però, alcuna pretesa di banalizzazione delle prestazioni sanitarie e di semplificazione delle procedure mediche. Il concetto di salute non è definito ed assoluto e su questo magari un’indagine e una riflessione potrebbero essere opportune.  Così come sarebbe opportuno riflettere sulla complessità degli interventi chirurgici e sui trattamenti sanitari di carattere obbligatorio, dove il soggetto non ha il diritto, bensì il dovere alla salute.
Non è scontato usufruire di un SSN così completo e attento alla tutela della salute.
Certo, molte sono ancora le cose da migliorare per ridurre gli sprechi e perfezionare la qualità delle prestazioni. Ma non bisogna dimenticare che lo Stato italiano garantisce a tutti di potersi curare, indipendentemente dal reddito. Una persona malata può usufruire di farmaci costosi o subire operazioni chirurgiche “importanti” senza spendere nulla. In molte parti del mondo, invece, anche in paesi ricchi, le famiglie arrivano ad indebitarsi pur di pagare i trattamenti medici.
Le cifre, a volte, sono necessarie per una visione oggettiva della questione. Un intervento chirurgico, per esempio, al SSN costa diverse migliaia di euro e può arrivare anche a 150.000 euro, se si tratta di un trapianto di fegato o di cuore. E in questi casi c’è anche il coordinamento di più strutture per il prelievi e i trapianti d’organi, a livello locale, regionale, interregionale e nazionale. Tanti professionisti appartenenti ad unità operative diverse, che lavorano e interagiscono insieme per arrivare all’atto operatorio del trapianto. Un lavoro non facile, lungo e faticoso che presenta il grado di operatività di strutture di emergenza ed evidenzia l’importanza dell’erogazione di prestazioni assistenziali di grande rilevanza sociale ed umana. 
E l’utente, spesso, non ne conosce l’esistenza per la cattiva informazione che riceve o ricerca attraverso i mezzi di comunicazione.
Non è scontato curare e prendersi cura dell’altro.
Il ruolo del personale operante nella struttura sanitaria, da un punto di vista strumentale e medico è un ruolo attivo, ricettivo, empatico, non manipolativo. Anche quando il dolore fisico è tangibile, i sentimenti intensi verso la malattia sono condivisi, così come l’ansia, la paura, il panico. Il malato viene ascoltato ed aiutato a identificare un’emozione, a riconoscere un sintomo. La patologia del paziente è significativa per il medico, così come la percezione e la reazione che si ha nei suoi confronti. Anche quando il destino di alcune malattie, come quelle degenerative possa apparire misterioso e assurdo, la condivisione è necessaria. E il medico è sempre aperto alla relazione.
Non è scontato, ma è così. Il Dirigente medico non assolve esclusivamente all’obbligo clinico e non è responsabile solo del percorso diagnostico terapeutico, ma diventa anche il riferimento principale  del paziente. A volte questa profonda empatia facilita anche la comprensione, l’accettazione e la cura della malattia. Quel prendersi cura dell’altro è il fondamento di ogni relazione significativa che porta ad accogliere i bisogni del paziente, quelli legati alla sua malattia e anche quelli inerenti il mondo delle sue relazioni affettive e sociali. E anche questo non è scontato!
Maria Giovanna Iannizzi

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