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Si chiamano 3quietmen, forse perché gli uomini tranquilli sono in grado di affrontare le sfide più rischiose. Per esempio unire in un unico progetto la passione e l’esperienza professionale del jazz, della musica classica e del rock – dal prog fino ai confini del metal – e non solo: i tre hanno la curiosità del jazzista, che non ha nessun tipo di preclusione, neppure nei confronti delle forme più popolari.
Con queste premesse un primo rischio è cadere nella fusion, ovvero creare un nuovo genere, forse valido, ma in cui solitamente non riescono a confluire tutti gli aspetti più interessanti dei generi musicali di partenza. Ma gli uomini tranquilli si dimostrano anche intelligenti e fanno una cosa diversa: più che fusion, una contaminazione a 360 gradi, un’interazione continua e stimolante di tutti gli elementi in gioco.
Ora si presenta un altro rischio: che la musica risulti complicata e pesante, decifrabile da poche orecchie colte e raffinate. Qui non bastano più preparazione e intelligenza, servono talento e un piccolo miracolo: una rivoluzione tranquilla. In questo disco del 2012 (The quiet revolution) il gruppo vince tutte le sfide con un sound inedito e spiazzante, che trasmette semplicità e piacevolezza. Scopriamo così che gli uomini tranquilli non temono proprio nulla, neppure di sembrare pop.

Il trio, composto da Ramon Moro, Federico Marchesano e Dario Bruna ha pubblicato sei dischi in sedici anni di carriera, tutti ben diversi tra loro perché ognuno frutto di una sfida sempre nuova. Sabato sera, al Magazzino sul Po, proporranno brani tratti da tutti i sei album. Abituati ai più importanti festival internazionali, sarà una rara occasione per vederli giocare in casa, nella rassegna Fino a mezzanotte che ha messo in cartellone una scelta intrigante di band italiane e internazionali.

Edmondo Tedesco