Il mistero di The Young Pope. Un cambio di paradigma.

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A Sorrentino non è mai piaciuto il grigio. O bianco o nero. Nessuna via di mezzo. Forse, è proprio questa rigidità che vuole incarnare il Jude Law di The Young Pope, attuale serie tv che fa del contrasto la sua poietica.

Maestoso e divino, seppur così dichiaratamente contraddittorio, Pio XIII è l’antitesi del papa moderno e, forse, è proprio questo a renderlo così affascinante da analizzare, guardare, spiare.  Uomo presuntuoso e vagamente pericoloso, per cogliere le sue vere intenzioni è necessario, non solo  ascoltare le battute, ma osservare, osservarlo, semplicemente guardare potrebbe risultare meno profondo.

Attraverso i falsi simulacri della società contemporanea, prima fra tutti proprio la televisione, il giovane papa dipinge attorno a sé non tanto un contesto definito e potenziale, quello del Vaticano, per antonomasia rassicurante ed eterno, quanto un universo totalmente autoreferenziale, privo di riferimenti al mondo reale, che si mostra nella sua più intima insicurezza diventando un’arma per spiazzare e shoccare costantemente lo spettatore: che cosa vuole significare tutto questo?

È un mistero ma, a quanto dice Jude Law, può essere anche solo una questione di tempo. Tutta la narrazione è intessuta di attesa e di mistero.

Di fatto, non si cita (quasi) mai il conclave né si danno spiegazioni plausibili sul percorso che ha portato il protagonista ad assumere il ruolo di Capo della Chiesa. La questione viene assolta con leggerezza, affidando la responsabilità al soffio dello Spirito Santo, simbolo del grande mistero della religione cristiana. Nè si capisce da dove provenga la fame di “rottura” che desidera Pio XIII per la Sua Chiesa.

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Jude Law

Il cambio di paradigma c’è, e si sente. Oggi siamo temprati alle quotidiane rivoluzioni degli Steve Jobs di turno che, inneggiando al futuro, diventano dei semi-dei, promettendo scenari migliori di quelli attuali, in cui la tecnologia assicura tutto quello di cui si ha bisogno; è plausibile quindi, ritrovarsi spaesati di fronte al tentativo, da parte di un uomo così giovane, di allontanamento della Chiesa – quasi uno scisma – di stampo conservatore, che celebra la pesantezza classica e condanna la spettacolarizzazione della stessa.

Lo spettatore, non può fare a meno di leggere, sotto lo sguardo affascinante di Jude Law, l’incarnazione dell’enigma e del mistero della fede in Dio. Tutto, in The Young Pope, compete a un’unico scopo: mostrare l’invisibile, far percepire la presenza dell’assenza, riconoscendo l’essenza di questo mistero che oggi si è perso. Lo spettatore non può fare a meno di tornare fedele, anche solo per una sera.

Federico Biggio

Redazione GT

Autore: Redazione GT

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