Il Centro per la Conservazione e il Restauro: “splendido scrigno” d’eccellenza culturale a Venaria.

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Una conversazione con il Presidente Stefano Trucco e la storica dell’arte Sara Abram.

La Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro (CCR) dei Beni Culturali “La Venaria Reale” nasce nel 2005 quale Istituto per l’Alta Formazione e la ricerca nell’ambito del restauro e della conservazione del patrimonio culturale. I Soci Fondatori sono il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, il Comune di Torino, il Comune di Venaria, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino (oggi dimesso), la Fondazione per l’Arte (oggi Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura) della Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

visitatori al CCR

Visitatori al CCR

Gli scopi statutari del CCR includono la formazione, la ricerca sperimentale, la promozione dello sviluppo di imprese sul territorio e la partecipazione a programmi internazionali di studio e conservazione, in particolare la convenzione con l’Università degli Studi di Torino è alla base del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.

Il Centro si fonda su una metodologia integrata di competenze di restauratori, storici dell’arte e professionalità scientifiche, come la processualità del restauro suggerisce nell’ottica del confronto multidisciplinare e condiviso in termini di ricerca e innovazione.

Siamo stati accolti nella sede del Centro, il monumentale complesso “La Venaria Reale”, negli spazi delle ex Scuderie e Maneggio settecenteschi progettati da Benedetto Alfieri e abbiamo conversato con Stefano Trucco, Architetto e Presidente del CCR, affiancato da Sara Abram, storica dell’arte e responsabile del settore Sviluppo Arte Contemporanea e Design.

Con un’esperienza pluriennale da architetto restauratore, nel 2015 viene nominato Presidente del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale. Quali sono gli obiettivi che intende raggiungere nel corso del suo mandato? 

Quando mi sono insediato, conoscevo molto bene la realtà “architettonica” del CCR, dopo aver lavorato come architetto restauratore per 35 anni, di cui 7 come responsabile del back office della Reggia di Venaria.

Fin da subito mi sono occupato di obiettivi “architettonici”, che ritenevo indispensabili al buon funzionamento organizzativo del Centro come l’ottimizzazione degli spazi interni per creare migliori condizioni lavorative per i restauratori e gli altri professionisti che qui sono impiegati.

Come prima cosa ho provveduto a far sgomberare la grande navata di fronte ai laboratori di restauro – un tempo adibita a deposito – e a far montare porte a vetri di accesso a ciascun laboratorio per consentirne una migliore fruibilità anche dall’esterno, senza dover interferire con le condizioni igrometriche interne.

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Stefano Trucco

Inoltre mi sono adoperato affinchè tutti gli uffici fossero spostati in un’unica area, perché ho sempre ritenuto che la vicinanza personale possa velocizzare e snellire alcune pratiche gestionali, e mi sono impegnato per ottenere il certificato di prevenzione incendi per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Mi sono, anche interessato al recupero e al restauro della pensilina – elemento identificativo del restauro del CCR, ad opera dell’architetto De Rossi – che un tempo univa le due ali dell’edificio sede del Centro.

La pensilina venne smontata per una mostra e da quel momento fu stoccata nei magazzini. Oggi vorrei ricollocarla nella sua sede originaria e in occasione del nuovo insediamento organizzare un convegno di esperti sull’Architettura italiana dagli anni Sessanta ai Duemila. Tale intervento di ripristino sarà possibile grazie al benestare dell’Architetto Luisa Papotti, Soprintendente Belle Arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino e al sostegno di uno sponsor privato, che hanno creduto nell’iniziativa.

Focalizzando invece l’attenzione sugli obiettivi strategici, ho ritenuto indispensabile relazionarmi, insieme al nostro Segretario Generale, la Dott.ssa Elisa Rosso, con il Ministero, con l’intento di rendere ben nota l’identità del CCR, spesso sovrapposta a quella del Consorzio della Reggia di Venaria. Certo facciamo parte dello stesso complesso, ma il Consorzio è un ente pubblico mentre il CCR una fondazione di natura privata.

Si è cercato da un lato di dialogare con le istituzioni storiche dedicate al restauro, a livello nazionale, come l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma e l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dall’altro di puntare sull’internazionalizzazione.

Con questa intenzione appena nominato andai a Varsavia in occasione del convegno dell’ARRE (Associazione Residenze Reali Europee): fu un momento di confronto molto importante in cui strinsi proficue relazioni con Versailles e Villanow (Varsavia) sul tema della conservazione preventiva, davvero all’avanguardia oggi, nelle buone pratiche di restauro.

Successivamente con il sostegno del Comune di Torino si è iniziato a collaborare con altre realtà extraeuropee come il Myanmar, l’Albania, l’Egitto, la Palestina e proprio in questi giorni con il Marocco per un intervento sulle vetrate della cattedrale di Casablanca e sulla Cisterna cinquecentesca di El Jadida, a sud della città.

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Studenti restaurano opera di Pinot Gallizio Notte barbara

Per quanto riguarda invece collaborazioni con istituzioni del territorio, vorrei citare il Yellow Coffins Project, uno studio dedicato ai sarcofagi egizi, avviato nel 2015 con la partnership del Museo Egizio di Torino e dei Musei Vaticani. L’obiettivo del progetto di ricerca è di verificare se il colore giallo che riveste i sarcofagi sia conseguenza di successivi interventi conservativi attuati nei secoli o sia dovuto al naturale degrado dei pigmenti originari.

Senza dimenticare le convenzioni che il CCR ha avviato con musei ed enti di ricerca, come il Politecnico di Torino, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, l’Archivio di Stato e con il Ministero per avviare progetti di conservazione sui Musei Reali.

Dal 2005, anno in cui è stato fondato, il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale si articola in diverse unità operative: la Scuola di Alta Formazione e Studio, i Laboratori per la Conservazione e il Restauro, i Laboratori di Imaging, i Laboratori Scientifici, la Biblioteca e il Centro di Documentazione. Sono previste nell’immediato futuro alcune evoluzioni di questo assetto?

La novità più importante sarà senza dubbio l’attivazione del Laboratorio della Carta, che aprirà nei prossimi mesi, grazie al supporto della Fondazione Cecilia Gilardi di Torino, che ha finanziato la strumentazione di laboratorio e ha permesso l’attivazione di una borsa di studio per un responsabile della struttura.

Si tratta di un evento importante per il CCR perché con il Laboratorio della Carta potrà essere rafforzata l’offerta formativa  per gli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, che potrebbe dotarsi del quinto indirizzo di studi dopo i quattro piani formativi già previsti: PFP 1 – materiali lapidei e derivati; il PFP 2 – manufatti dipinti e scolpiti su supporto ligneo e tessile e materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti; il PFP 3 – materiali e manufatti tessili e in pelle e il PFP 4 – materiali e manufatti ceramici, vitrei, in metallo e leghe.

Inoltre mi preme sottolineare che uno dei primi incarichi destinati al Laboratorio della Carta, supportato anche da Intesa Sanpaolo, sarà un progetto di intervento sulle opere della banca, custodite nel caveau presso le Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano.

Un’occasione, quindi, sia per restaurare sia per attivare un progetto di conservazione preventiva su tutte le opere in carta delle collezioni di Intesa Sanpaolo, con l’intento di evitare in futuro nuovi interventi di restauro, che spesso risultano aggressivi e indubbiamente onerosi.

Confesso poi che la carta antica è sempre stata una mia passione e ricordo con emozione quando dovetti prendere in mano l’Autoritratto di Leonardo Da Vinci per prelevarlo dal bunker della Biblioteca Reale, da me progettato, per collocarlo in mostra (ndr. sorride soddisfatto)

Dal 2016 il CCR ha aperto le proprie porte al pubblico. Con quale finalità? E secondo quali modalità?

Il Centro del Restauro prima del mio arrivo era uno splendido scrigno chiuso, che è stato aperto al pubblico per promuovere una delle eccellenze culturali del territorio. Si è iniziato ad ospitare all’interno del CCR alcune conferenze di Architettura utili per i crediti formativi degli architetti, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti (OAT), accogliendo circa mille professionisti in un anno, poi sono state organizzate visite ai laboratori di restauro su appuntamento per il pubblico e nello specifico per le scuole. Tuttavia il CCR non possiede un sistema di accoglienza preposto, come qualsiasi altra realtà museale, perché non nasce principalmente con questo intento, quindi si è reso necessario lo studio di un programma ben preciso in cui inserire le nostre risorse lavoro per la formazione e la didattica.

Ricordo con piacere che il primo ingresso di pubblico al CCR fu in occasione di una lezione, dedicata al restauro della musica, condotta dal compositore Marco Robino, mio caro amico che presentai al regista Peter Greenaway proprio in Reggia a Venaria e da quel momento divenne l’autore delle colonne sonore dei suoi film. L’incontro fu molto interessante perché dimostrò come a partire da uno spartito antico e sonorità tradizionali, date da un violoncello e da un flauto a becco, attraverso il computer, si potessero scomporre, visualizzare e sintetizzare nuove sonorità. Un’esperienza che non escludo possa essere in futuro riproposta al pubblico!

Masbedo_Handle with care_veduta d'installazione CCR

Masbedo Handle with care

Il progetto espositivo e formativo The classroom – Masbedo. Handle with care, a cura di Paola Nicolin, è terminato il 15 gennaio scorso con un seminario sull’(im-)materialità e identità dell’opera d’arte contemporanea e dei suoi materiali.

L’adesione del CCR a tale iniziativa denota un interesse per il contemporaneo e un’attitudine al dialogo con le diverse figure che partecipano alla ricerca culturale. In che modo pensa di dare continuità a questa esperienza?

Sono molto fiero del progetto Handle with care dei Masbedo realizzato per il CCR e la Citroniera della Reggia di Venaria. Tutto è nato in maniera molto casuale, quando la scorsa primavera fui invitato all’inaugurazione di Fragile la video installazione degli artisti dedicata alla Galleria Sabauda di Torino, nell’ambito del Piano per l’Arte Contemporanea 2016, coordinato dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane del MiBACT.

I Masbedo erano interessati a condurre alcune riprese negli spazi del CCR per proseguire il lavoro dedicato alla fragilità ed alla cura dell’opera d’arte già avviato anche in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Dialogando con loro mi sono trovato empaticamente in sintonia e l’idea di dare continuità al progetto, coinvolgendo il CCR in una proposta di arte contemporanea coerente con le finalità del Centro mi ha veramente affascinato.

Supportato dalla professionalità di Sara Abram, ho sottoposto l’iniziativa al Direttore del Consorzio della Reggia di Venaria, Mario Turetta, che ha accolto con entusiasmo la proposta mettendo a disposizione degli artisti la Citroniera della Reggia di Venaria, come sede espositiva. Anche Sara Cosulich Canarutto, l’ex direttrice di Artissima, ha apprezzato molto il progetto e lo ha supportato, inserendolo nel circuito VIP della fiera e permettendoci un’ampia visibilità internazionale. 

Devo ammettere che Handle with Care è nato sotto i migliori auspici e ha goduto di un’aura magica di sintonie ed equilibri. Senza dimenticare che l’iniziativa ha ricevuto il sostegno del MiBACT, nella persona della Soprintendente Luisa Papotti la quale, credendo nel progetto, ha impiegato i fondi a sua disposizione, dedicati all’arte contemporanea, per finanziarne la produzione e la documentazione, con la prossima pubblicazione di un catalogo che restituirà la mostra e gli atti del seminario-convegno.

Oggi, ci farebbe molto piacere se il CCR potesse continuare questo dialogo con il contemporaneo: in quanto arte, partecipando anche quest’anno al programma di Artissima, in quanto musica, avviando una collaborazione con MITO, magari ospitando il Festival dello strumento musicale ritrovato e restaurato (ndr. sorride).

Sara Abram – Vorrei aggiungere che il progetto Handle with care ha affrontato da un punto di vista “interiore” il tema della cura dell’arte che al CCR viene normalmente indagato a livello scientifico. Due modi di intendere si sono così amalgamati nell’ambito della ricerca culturale. Nel rispetto della missione del CCR si è fatto tesoro di questa esperienza per poi erogare una formazione, nei due giorni di seminario, sempre a cura di Paola Nicolin, che potesse essere momento di incontro e confronto tra curatori, artisti, restauratori, storici dell’arte.

Si è cercato di comunicare che attraverso la conservazione e il restauro si può avere uno sguardo completo sul mondo dell’arte utile alla costruzione di qualsiasi progetto culturale. Rispetto al dialogo con Artissima, il CCR è interessato a proporre progetti connotati da una visione corale in cui la conservazione dell’opera d’arte, anche contemporanea, sia in continua relazione con i contesti di produzione e fruizione.

Yellow Coffins Project

Yellow Coffins Project

Tra le iniziative future dedicate alla ricerca in ambito contemporaneo, il CCR sarà coinvolto insieme al Castello di Rivoli, Museo di Arte Contemporanea, in un progetto in parte finanziato (ndr. circa 50.000 euro) dalla Fondazione CRT (di cui si ha avuta notizia da pochi giorni), che si propone di documentare, in un preciso arco cronologico, le opere di Arte Povera caratterizzate da materiali non sempre improntati alla durabilità e da mutevoli modalità di insediamento ambientale dovute alla location espositiva. 

La conservazione dell’Arte Povera e la sua trasmissione al futuro, nato da un interessante confronto con Carolyn Christov-Bakargiev, è un progetto di conoscenza e documentazione delle opere di Arte Povera, per ricostruire il loro know-how e registrare l’intenzione dell’artista, soprattutto in previsione di future installazioni.

Sempre grazie al sostegno del MiBACT, nell’ambito della documentazione per l’arte contemporanea, nel prossimo futuro il CCR sarà in grado di ospitare l’archivio mostre della Galleria Martano di Torino, che molto generosamente la gallerista Liliana Dematteis metterà a nostra disposizione, come fece qualche anno fa con il suo fondo librario, custodito oggi in biblioteca. 

Questa iniziativa fa parte di un progetto più ampio volto alla costituzione di un polo che documenti la storia delle gallerie d’arte contemporanea torinesi, con l’intenzione di conservare il prezioso lavoro svolto da realtà private che, come la galleria Martano, hanno avuto un ruolo culturale importante per quanto riguarda la diffusione dell’arte contemporanea, per la qualità dei progetti espositivi e per la pubblicazione di collane editoriali. 

Stefano Trucco – A tal proposito vorrei aggiungere che la biblioteca del CCR riceverà nei prossimi mesi anche il fondo librario di proprietà della Dott.ssa Rosanna Maggio Serra, grande professionista e mia cara amica, con la quale mi accordai qualche tempo fa, prima della sua dipartita.

A luglio 2017 verrà attivata, presso il CCR, la prima International Summer School dedicata alla Conservazione dell’Arte Contemporanea e alle sue implicazioni storico-critiche, giuridiche e filosofiche.

Può darci qualche indicazione su questo progetto, come è nato e quali sono i partner?

Il progetto è stato ideato da Gianmaria Ajani, Rettore dell’Università degli Studi di Torino ed esperto di Diritto Privato Comparato, con una specializzazione sull’arte contemporanea, materia che insegna e a cui è molto appassionato. Ajani ha immaginato un confronto sul tema della conservazione dell’arte contemporanea e sulla gestione, tutela e valorizzazione dell’eredità culturale e patrimoniale degli artisti in relazione alle loro opere e ha proposto al CCR di condividere la gestazione dell’evento.

Sara Abram – Nell’ambito dell’arte contemporanea, sono svariati i casi in cui alcuni interventi di restauro hanno messo fortemente in discussione il riconoscimento, la paternità o il cambio di valore dell’opera, perché, innegabilmente, conservare l’arte contemporanea non è esente da un confronto più o meno felice con le dinamiche di mercato e con l’ontologia dell’opera stessa.

Per affrontare questo tema si sono riuniti giuristi, filosofi, storici e operatori scientifici, provenienti dall’Università degli Studi di Torino (oltre a Gianmaria Ajani, Tiziana Andina e Oscar Chiantore), e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (Alessandra Donati) e del CCR (Sara Abram), insieme ad Antonio Rava, figura di riferimento per il restauro dell’arte contemporanea: ne è uscito un programma intenso di approfondimento e dibattito.

La campagna di promozione per la raccolta delle iscrizioni inizierà a fine febbraio e durerà fino a metà aprile. Si tratterà di una Summer School internazionale, quindi in lingua inglese, della durata di una settimana, dal 3 al 9 luglio 2017, con una programmazione didattica intensiva. I docenti invitati saranno giuristi, filosofi, artisti, restauratori, storici dell’arte, curatori e proverranno da musei e istituzioni nazionali e internazionali. Secondo la dinamica del confronto si alterneranno lezioni più accademiche ad analisi partecipate di casi studio.

Inoltre, dal momento che quest’anno a Venezia, nel periodo della Summer School sarà già in corso la 57° edizione della Biennale d’Arte, ci si trasferirà per due giorni proprio a Venezia (dal 7 al 9 luglio) dove saranno organizzate sessioni di lavoro e raffronto direttamente in Biennale. 

Ci piacerebbe che ci fosse una partecipazione trasversale con soggetti provenienti da studi storico-critici, filosofici, giuridici e conservativi per permettere continui confronti e possibilità di conoscenza.

Il corso avrà un costo di 950 € (soggiorno a Venezia incluso) e si rivolgerà a laureandi, neo-laureati, soggetti all’inizio della propria carriera professionale. Sarà previsto anche il riconoscimento di crediti universitari e professionali e al termine del corso verrà consegnato un attestato di partecipazione rilasciato dal CCR e dalle Università coinvolte.

Il CCR è un esempio di collaborazione tra pubblico e privato di altissimo livello. 

Come si articola questa partnership? In che modo ci si adopererà per permettere al CCR di continuare questo tipo di percorso?

La sede del CCR è un “contenitore storico”, restaurato e di proprietà dello Stato. Il bilancio annuo del CCR si aggira intorno ai 3 milioni di euro, che per la metà sono forniti da contributi regionali. Un sesto del bilancio della Fondazione è garantito da fondi percepiti dalla Compagnia di San Paolo per lo svolgimento regolare delle attività, insieme a risorse specifiche ottenute mediante la partecipazione a bandi precipui.

Altro partner imprescindibile per il CCR è la Banca Intesa Sanpaolo, la cui collaborazione ha un ruolo centrale anche da un punto di vista didattico e formativo, nel senso che le opere d’arte, oggetto di studio da parte dei nostri studenti, spesso provengono dalle collezioni della banca.

Anche le fondazioni private sono per noi partner d’eccellenza: per esempio la Fondazione Cologni di Milano ha finanziato alcune borse di studio per gli studenti del Corso di Laurea; la Fondazione Cecilia Gilardi di Torino ha sostenuto il progetto dedicato all’apertura del Laboratorio della Carta, come avevamo accennato in precedenza. Il CCR gode inoltre della disponibilità di alcuni donatori, come il milanese Rodrigo Rodriguez che ha finanziato i lavori di ripristino della pensilina di De Rossi e l’acquisto di alcune attrezzature tecnologiche per i laboratori. E’ da citare tra i partner anche l’Associazione Amici del CCR, creata proprio per sostenere e promuovere le attività della Fondazione, grazie alla quale tra il 2011 e il 2014 è stato possibile restaurare la Collezione Storica del Compasso d’Oro.

Per il futuro vorremmo creare uno scambio internazionale di formazione continua con altre realtà assimilabili al CCR.  Mentre da un punto di vista di ricerca di fondi a sostegno delle attività del centro mi auguro che lo stato possa promuovere nuove manovre dedicate alla sovvenzione di opere di restauro dei beni storico-artistici di cui il project financing e l’art bonus sono solo le prime basi, in modo che il privato possa essere coinvolto pienamente a sostegno del pubblico.

Da parte nostra, come fondazione privata abbiamo necessità di esperire sempre nuove strategie di fundrasing e opportunità di raccolta fondi come la partecipazione a progetti europei, a cui ci stiamo candidando, in una prospettiva di apertura e di crescita continue.

Elena Inchingolo

Autore: Elena Inchingolo

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