ENGIM e la formazione professionale dei carcerati in Guinea Bissau

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ENGIM – Engim Nazionale Giuseppini del Murialdo lavora in Guinea Bissau, piccolo paese dell’Africa Occidentale, in un progetto che difende i diritti umani dei carcerati promuovendo attività di formazione professionale. Projecto de Renforço dos direitos dos prisioneiros e detidos na Guiné-Bissau no quadro do IEDDH – “O prisionero um homi nobo”

La Guinea Bissau è un piccolo paese dell’Africa Occidentale, molto ricco per cultura e natura, ma fortemente deprivato e instabile politicamente poiché situato nelle rotte internazionali del traffico di droga.

ENGIM vi lavora da anni sostenendo due importanti centri di formazione professionale gestiti dai missionari Giuseppini del Murialdo che formano ogni anno centinaia di giovani in varie professioni fondamentali per lo sviluppo del Paese.

Nel 2011, grazie ad un finanziamento dell’Unione Europea, l’ENGIM ha iniziato a lavorare nelle carceri. Diceva Voltaire: “Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione” e nelle carceri della Guinea Bissau si percepisce l’assenza dello Stato: prima dell’avvio del progetto non esisteva alcuna attività per il recupero delle persone e per il rispetto dei diritti umani. “O prisioneiro, um homi nobo” è il titolo del progetto in lingua creola, l’idioma locale, ovvero carcerati “uomini nuovi”. ENGIM e l’ONG Mani Tese, capofila del progetto, lavorano insieme a questa iniziativa per favorire il reintegro dei detenuti nella società, attraverso la formazione di uomini e donne “nuovi”. Primo obiettivo del progetto è la garanzia del diritto all’assistenza giuridica ai detenuti ma anche il supporto di psicologi e assistenti sociali per i detenuti e loro famiglie.

Sono stati inoltre avviati alcuni percorsi di formazione nelle due strutture carcerarie di Mansoa e Bafatá, per favorire il reinserimento dei detenuti nella società: corsi di alfabetizzazione, di agro-zootecnica e di carpenteria metallica. Detenuti che erano analfabeti, oggi sanno leggere e scrivere, giovani che non avevano alcuna professionalità, oggi lavorano in officina con entusiasmo producendo porte, finestre, letti e carrette.

I risultati migliori raccolti fino ad oggi sono stati la gratitudine e la soddisfazione dei detenuti: Hilário, per esempio, detenuto nel carcere di Bafatá già da qualche anno, ha dichiarato che, mentre prima erano tutti costretti nelle celle a far niente tutto il giorno, ora si sentono utili perché hanno imparato un mestiere che potranno praticare una volta finito la detenzione.

Il lavoro da fare per garantire il rispetto dei diritti umani e per dare una speranza di vita dignitosa ai carcerati della Guinea Bissau è ancora tantissimo e l’ENGIM, insieme ai suoi partner italiani e locali, cercherà in ogni modo di proseguire il cammino avviato con il progetto “O prisionero um homi nobo”.

Elena Giardina

 

Carrellata fotografica del progetto

Cattura

L’ENGIM nasce come naturale proseguimento delle numerose attività a favore dei giovani e dei lavoratori avviate a Torino, nella seconda metà del secolo scorso, da San Leonardo Murialdo (1828-1900).

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Redazione GT

Autore: Redazione GT

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