Eccentric Spaces: 5 artiste ragionano sullo Spazio da Riccardo Costantini Contemporary

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Anila Rubiku This is the end my friend 2016

Da Riccardo Costantini Contemporary cinque artiste di diverse nazionalità, Caroline Corbasson, Debbie Lawson, Dana Levy, Noa Pane, Anila Rubiku, provenienti da esperienze formative differenti e con capacità espressive eterogenee, interpretano il concetto di spazio inteso come una delle categorie essenziali per la percezione del mondo. Eccentric Spaces, un progetto ideato e curato da EIena Inchingolo e Paola Stroppiana, sarà visitabile sino al 1 aprile.

L’idea progettuale prende avvio da una riflessione sul testo La prospettiva come forma simbolica (1927) di Erwin Panofsky, che dimostra come ogni epoca culturale abbia sviluppato un proprio modo di rappresentare lo spazio, inteso come la ‘forma simbolica’ visibile, propria di quella cultura. Volutamente le opere in mostra afferiscono a media diversi, installazioni video, sculture, disegni, che pongono numerose riflessioni sulla realtà partendo dalla loro specificità: l’interrogazione sulla natura delle cose, la classificazione scientifica dello spazio e dei suoi oggetti, il mondo dell’osservazione in continuo movimento con sempre nuovi obiettivi di conoscenza e di confronto.

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Dana Levy

Caroline Corbasson (Saint-Etienne, 1989) trae ispirazione, per la sua ricerca, dalla scienza, dall’astronomia, dai fenomeni naturali e dalla vastità dei paesaggi: in mostra l’opera Anomalia, 2013 un’installazione di 10 pagine dell’Atlas Eclipticalis, (atlante celeste che risale al 1950) su cui l’artista interviene con sfere nere disegnate a carbone ad alludere ai buchi neri presenti nella galassia, spazi sconosciuti nell’universo attrattivi nella loro estetica ancora da definire, aperta a infinite possibilità.

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Caroline Corbasson Anomalia

Dana Levy (Tel Aviv), video artista di origine israeliana di base a New York, focalizza l’attenzione sull’interdipendenza tra storia naturale e umana, tematiche ambientaliste e politica. Dopo aver vissuto in prima persona gli effetti dell’uragano Sandy nel 2012, ha realizzato l’installazione Literature of Storms (in mostra Chapter 2 e Chapter 3, 2015): le tempeste hanno una ‘letteratura’ che dovremmo rileggere al fine di riconsiderare lo spazio dell’essere umano nella storia come imprescindibile da quello della natura. Debbie Lawson (Dundee) reinterpreta interni domestici interconnessi con elementi naturali. Le sue opere sono nuovi ibridi in cui differenti codici visivi coincidono: alla mimesis della natura si sovrappone una « filosofia dell’arredamento » eclettica, inedita, dagli esiti inaspettati.

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Noa Pane

Le sculture-installazioni di Noa Pane (Roma, 1983) esplorano le possibilità di espansione e costrizione della gomma e dell’aria in strutture predeterminate o in spazi naturali e architettonici, con cui entrano in un dialogo straniante. L’indagine sui limiti dei materiali e l’attenzione all’aspetto formale conduce l’artista ad una continua ricerca dell’essenziale, in cui l’aria, materiale non materiale, diventa un elemento tanto impalpabile quanto vitale. La ricerca di Anila Rubiku (Durazzo) si fonda su un’approfondita analisi dello spazio come luogo relazionale e sociale. L’artista affronta la dimensione interiore dell’individuo ed in particolare la condizione della donna, il concetto di spazio domestico e l’idea del viaggio concepito come mezzo di confronto e possibilità di conoscenza. Abbiamo rivolto alcune domande alle due curatrici per meglio raccontare il senso di questo progetto espositivo.

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Debbie Lawson

Qual é il fil rouge che lega le cinque artiste in mostra?

(Elena Inchingolo) Il filo rosso che unisce  il lavoro delle 5 artiste in mostra è la sensibilità con cui si sono relazionate all’ idea di spazio ed alla sua carica semantica. Spazio astronomico per Caroline Corbasson, prossemico e interpersonale per Anila Rubiku, immaginifico per Debbie Lawson, bio-dinamico per Noa Pane, iper-realistico ed evocativo per Dana Levy.

Perché la scelta di 5 artiste? 

(Elena Inchingolo) Non è stata una scelta di genere, ma di contenuti, anche se indubbiamente la sensibilità femminile emerge per poetica e rigore. L’analisi delle opere in relazione alla nozione di spazio ci ha fatto propendere per 5 progetti energici e coinvolgenti, che conducessero a visioni nuove, raffinate, fuori dal comune, ma allo stesso tempo immediatamente condivisibili.

Quali le riflessioni che emergono da questo progetto?

(Paola Stroppiana) Le opere stesse, forse addirittura oltre alle intenzioni delle artiste, aprono a mondi paralleli portatori di inattesi linguaggi: passato e futuro si incontrano in un impossibile momento presente nelle opere di Dana Levy, naturale e artificiale si intersecano e si confondono nelle opere di Noa Pane e Debbie Lawson, e persino lo spazio astronomico di Caroline Corbasson è espressione di una nuova, possibile dimensione. In Anila Rubiku è la natura umana nelle sue relazioni a essere considerata da punti di vista che scardinano sicurezze e convenzioni, una “immensità intima” dove lo spazio emotivo diventa spazio poetico.

Perché spazi “eccentrici”?

(Paola Stroppiana) Il significato del termine eccentrico ha assunto nel tempo declinazioni più prossime al concetto di stravaganza; in realtà in origine eccentrico, più letteralmente “fuori dal centro”, è riferito al cerchio contenuto all’interno di un altro ma con diverso asse, opposto quindi a concentrico. Un significato che suggerisce uno slittamento, una variazione sul tema, e persino un disordine regolato, come tutti i disordini, da leggi proprie. Tale è dunque la riflessione che ha guidato la scelta di un nucleo di opere in riferimento al concetto di spazio nella sua accezione più vasta, fisica e relazionale: opere che disegnassero un nuovo orizzonte dove eccentrico diventa concetto espressivo, e quindi estetico, declinato su ambiti universali da scardinare e riallineare ad un nuovo asse semantico.

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Noa Pane, Riccardo e Viola Costantini, Elena Inchingolo, Debbie Lawson, Paola Stroppiana

Edmondo Bertaina

Autore: Edmondo Bertaina

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