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Vendemmia a Torino torna a riempire i palazzi storici e le strade come calici.

Pubblicato da alle 11:58 in EATpiemonte, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Vendemmia a Torino torna a riempire i palazzi storici e le strade come calici.

Torna Vendemmia a Torino, l’evento che porta le eccellenze vitivinicole del Piemonte nei palazzi storici, nelle residenze reali e nei musei della città. E’ iniziata ufficialmente ieri sera in Via Gramsci la seconda edizione di Vendemmia a Torino –  Grapes in Town che torna in città dal 19 al 21 ottobre portando il meglio dell’eccellenza vitivinicola piemontese nel cuore storico e culturale di Torino con degustazioni e masterclass di grandi vini curate da Piemonte Land of Perfection e dai Consorzi di tutela soci. La manifestazione è promossa dall’assessorato alla cultura e al turismo della Regione Piemonte e  patrocinato dalla Città di Torino. Per l’inaugurazione di ieri sera è stata chiusa tutta via Gramsci ornata di tappeti rossi. Degustazioni di vini e buffet ad ogni angolo hanno raccolto la crème torinese che, in un evento per soli accreditati, ha dato il via a una manifestazione che vuole porsi tra le più rinomate di Torino. La mappa degli eventi si snoda tra i Musei Reali, il  Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Palazzo Birago, Palazzo Carignano, Villa della Regina, CAMERA, il MIAAO, l’Archivio di Stato, il Circolo dei Lettori, passando attraverso le principali vie del centro grazie alla collaborazione con Portici Divini.  Anche quest’anno, infatti, il programma di Vendemmia a Torino – Grapes in Town incrocia l’evento organizzato dalla Fondazione Contrada Torino Onlus, sostenuto dalla Camera di Commercio di Torino e promosso dalla Città, in cui le eccellenze dell’offerta enologica torinese saranno a disposizione di visitatori e appassionati nei locali lungo i portici del centro. Per quanto riguarda il percorso storico culturale, da segnalare in particolare le visite alle cucine e alle cantine seicentesche di Palazzo Carignano, ricordando la passione per il vino di Camillo Benso Conte di Cavour, e i percorsi a tema nelle altre sedi, dai Musei Reali a Villa della Regina. Tra gli altri eventi in programma “In vino musica”, performance per pianoforte e voce al Circolo dei Lettori con degustazione dei vini della Cantina Damilano, la presentazione della nuova guida di Slow Wine , il workshop sulla comunicazione del vino a cura di Eat Piemonte. Uno riguarderà l’approfondimento su Enoturismo e comunicazione digital, mentre il secondo sarà una scoperta di due “gioielli” del Canavese. Saranno presenti oltre 200 produttori, il meglio della produzione piemontese ed ospiti nazionali ed internazionali. E da quest’anno anche appuntamenti premium denominati “Exclusive” per attirare un target alto spendente. Infatti sono stati coinvolti alcuni rinomati ristoranti e chef di alto profilo, che proporranno menù speciali abbinati ovviamente ai vini del territorio. Ad arricchire l’offerta “Exclusive” anche un programma di visite guidate nel centro di Torino personalizzate e una wine-lounge presso il Golden Palace. Per facilitare lo spostamento tra le varie location, verrà messo a disposizione dei visitatori il Degustibus, navetta gratuita che collegherà Piazza Castello a Villa della Regina per tutta la durata della manifestazione. Un altro appuntamento importante sarà  dedicato ai vigneti urbani italiani. Si tratta di un’occasione inedita per condividere esperienze e fare il punto sullo sviluppo di queste importanti realtà e sul loro impatto sul piano culturale e turistico. Saranno presenti i vigneti di Torino, Venezia, Napoli, Siena e Brescia. Ospite internazionale sarà Clos Montmartre, la celebre vigna urbana di Parigi, rappresentata da Éric Sureau, Presidente del Comité des Fetes et d’Actions Sociales, associazione che gestisce il sito. Una tre giorni piena di eventi, compresi quelli OFF, come...

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Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

Pubblicato da alle 13:05 in EATpiemonte, Economia, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Caserta e Stupinigi, unite da “La Pizza delle Dure Regge”. Ricerca, sperimentazione e innovazione.

La Pizza delle Due Regge è la prima manifestazione che vuole unire due luoghi Patrimoni Mondiali riconosciuti dall’Unesco come la Reggia di Caserta e la Palazzina di Caccia di Stupinigi. E lo vuole fare attraverso l’arte del pizzaiolo, creando pizze gourmet con gli ingredienti di questi due territori. A rendere reale questo progetto, due pilastri della pizza italiana: da Caserta arriverà Franco Pepe, pizzaiolo noto in tutto il mondo, punto di riferimento internazionale per gli amanti della vera pizza italiana e per il secondo anno consecutivo miglior pizzaiolo al mondo secondo Top Pizza. Sarà inoltre protagonista con i suoi prodotti il Consorzio tutela mozzarella di Bufala Campana con altri produttori selezionati.   Mentre Stupinigi e il suo territorio saranno rappresentati dai pizzaioli piemontesi guidati da Luigi Acciaio, maestro specializzato in impasti, i Consorzi D.O.P. e i Maestri del Gusto della Provincia di Torino e del Piemonte, i produttori  dell’Associazione Stupinigi è…, la filiera della Farina di Stupinigi, il Consorzio di Tutela e Valorizzazione delle DOC Freisa di Chieri e Collina Torinese, il Presidio del Sedano Rosso di Orbassano e altri presidi Slow Food. Cosa significa Pizza Gourmet? non si tratta di una pizza “creativa” ma è il risultato di un processo di ricerca, sperimentazione e innovazione che coniuga perfettamente l’amore per i prodotti tipici, in questo caso, di Piemonte e Campania e la passione per il sapere enogastronomico. Senza dimenticare che anche l’arte del pizzaiolo è patrimonio culturale Unesco dell’Umanità. L’evento si aprirà il 12 Ottobre con un confronto istituzionale tra Caserta e Stupinigi. La giornata proseguirà poi con il Gran Galà della Pizza dove, la Citroniera della Palazzina di Caccia di Stupinigi farà da cornice a questa serata inaugurale che permetterà ai partecipanti di gustare in esclusiva la Pizza delle due Regge, realizzata dai pizzaioli campani e piemontesi utilizzando gli ingredienti d’eccellenza dei due rispettivi territori. I tavoli della Pizzeria Reale, 300 posti in totale distribuiti su 30 tavoli da 10 posti, saranno riservati su prenotazione a chiunque decida di regalarsi questa esperienza unica e irripetibile. Le giornate del 13 e del 14 Ottobre vedranno la Pizzeria Reale e la Citroniera di Levante aperte al pubblico. Saranno organizzate degustazioni, laboratori didattici, show coking e master class. Durante la giornata di Domenica 14 Ottobre l’evento farà sinergia con la “457 Stupinigi experience by Ruzza Torino”, kermesse internazionale dedicata alla vera sede natia della FIAT 500, presentata nel 1955 proprio a Stupinigi. Per onorare con la dovuta solennità questo appuntamento delle FIAT 500, i Maestri Pizzaioli le dedicheranno la “Pizza 457” che suggellerà la collaborazione tra Ruzza Torino e l’associazione “Stupinigi è…”, e sarà veicolo di diffusione del rapporto nativo fra la FIAT 500 e Stupinigi. Nel giardino Reale sarà esposta la FIAT 500 con immatricolazione più vecchia al mondo. Insomma una tre giorni ricca di appuntamenti ma anche di collaborazioni istituzionali e non. Un bell’esempio di sinergia e di unione il tutto accompagnato dalla pizza, uno dei cibi più amati e consumati, simbolo di unità, amicizia e allegria. La Pizza delle Due Regge, organizzata e ideata dall’associazione “Stupinigi è…” e promossa dai comuni di Nichelino, Candiolo, Orbassano, None, Vinovo, Beinasco, si terrà presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi il 12,13 e 14 Ottobre. Per consultare il programma dettagliato e per prenotazioni potete consultare il sito www.lapizzadelledueregge.it Elena...

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E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Pubblicato da alle 10:29 in DOXA segnalazioni, EATpiemonte, Economia, galleria home page, Notizie | 0 commenti

E se il il Salone del Gusto fosse destinato a sparire?

Il 24 settembre si è conclusa la dodicesima edizione del Salone del Gusto che ha chiuso eguagliando il risultato del 2014, quando si era svolta l’ultima edizione nei padiglioni del Lingotto. I passaggi  si aggirano attorno alle 220mila presenze. Ma, a dispetto dei numeri ufficiali, questa edizione ha creato un po’ di scontento generale.  Gli stand erano decisamente meno rispetto alle edizioni passate e il bel tempo caldo, forse, non ha aiutato questa edizione al chiuso del Lingotto Fiere e dell’Oval (anticipata oltretutto di un mese rispetto alle precedenti ) che ha sostituito quella del 2016 all’aperto tra parco del Valentino e centro città, e soprattutto senza il biglietto d’ingresso che, c’è da dire, quest’anno era piuttosto economico: 5 € se acquistato online (+ 1 euro di prevendita), 10 € se acquistato in biglietteria e 20 € per gli abbonamenti online (+ 2,50 euro di prevendita), che garantivano l’accesso per tutti i cinque giorni dell’evento. Chi ha pagato il prezzo più caro  – in tutti i sensi – sono stati gli espositori che, a detta loro, rispetto al costo dello stand,  hanno avuto non solo un basso introito nella vendita dei loro prodotti ma anche i contatti B2B sono stati piuttosto miseri. Altra “cattiva intuizione” è stata il dividere il Salone metà al Lingotto e metà in centro città con alcuni food truck e l’enoteca in piazzetta Reale, privando così tutto il padiglione espositivo dei vini. Vogliamo aggiungere che dopo gli incidenti di piazza San Carlo è diventato più difficile l’organizzazione e la gestione delle manifestazioni?   Anche la scarsa comunicazione dell’evento non è stata certo d’aiuto. Inoltre, come ha detto Petrini, grazie al lavoro divulgativo di Slow Food, molti prodotti e cibi che una volta si trovavano solo al Salone del Gusto ora si possono acquistare in tanti posti come da Eataly ad esempio, o nei vari eventi gastronomici che si organizzano in tutta Italia e a cui partecipa sempre più gente. Abbiamo parlato con un produttore che ha partecipato alle edizioni passate ma a questa no chiedendogli il perché di tale decisione e lui ha risposto dicendo che ha puntato su altre fiere più indirizzate specificatamente agli operatori, poi perché il Salone del Gusto non gli ha mai dato alcun riscontro dal punto di vista commerciale, finiva per essere solo un’occasione di incontro con altre aziende. Infine perché la  sensazione era quella che si fosse un po’ perso il filo della manifestazione riducendola a una grossa carrellata di prodotti. Non era uscito né con lo stupore né con lo spirito che aveva avuto ad altre fiere e questo lo ha spinto a decidere di non partecipare. Possiamo allora dire che il Salone del Gusto con questa formula è destinato a morire? Se forse la risposta è affermativa altrettanto non si può dire per Terra Madre che è invece è in gran forma! Si sono assaggiati piatti mai visti preparati con alimenti che arrivano dall’altra parte del mondo, si sono conosciute culture diverse, si sono conosciuti contadini e produttori del territorio italiano e straniero che hanno raccontato i loro valori e le loro tradizioni… insomma forse il Salone del Gusto dovrà solamente più essere Terra Madre? Elena...

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C’è chi le chiama chiocciole ma i più lenti le chiamano ancora lumache.

Pubblicato da alle 18:15 in EATpiemonte, Economia, Eventi, Prima pagina | 0 commenti

C’è chi le chiama chiocciole ma i più lenti le chiamano ancora lumache.

Per i francesi sono le escargot, per alcuni sono le lumache, ma per i più informati sono le chiocciole. Tra questi ci sono sicuramente quelli dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura e l’Associazione Nazionale Elicicoltori che a Cherasco dal 28 settembre al 1 ottobre organizzano il 47° Incontro Internazionale di Elicicoltura e il 13° Festival della Chiocciola in cucina. Il termine elice ha un ventaglio di significati, di accezioni davvero singolare. Dall’antico nome dell’Orsa maggiore, così detta perché gira intorno al polo celeste, delle volute minori del capitello corinzio, alla curva esterna del padiglione dell’orecchio, alla forma a chiocciola della scala per le librerie fino alla gustosa chiocciola da mettere in tavola.  Quindi Cherasco si prepara a indossare la veste ornamentale di Chiocciole con una nuova formula che quest’anno vedrà l’evento svolgersi in una nuova location: al Palachiocciola fuori le mura di Cherasco. Una kermesse che per 4 giorni vedrà avvicendarsi appassionati e tecnici della elicicoltura 2.0, chef e le loro inedite preparazioni culinarie a base di chiocciole e non solo, artisti del calibro di Marco Berry che la domenica 30 si esibirà in uno spettacolo imperdibile, laboratori per i grandi e per i piccoli tenuti all’Accademia, street food dai mille sapori, cene al Palagastronomico a base di chiocciole e non solo, grandi nomi della cucina regionale quali Francesco Oberto dello stellato Da Francesco e Paolo Meneguz del FRE di Monforte d’Alba, intrattenimenti internazionali quali i balli occitani e performance musicali.     Il PalaChiocciola, ExpoChiocciola e la Piazza degli Elicicoltori saranno i punti cardinali per vivere un’esperienza intensa nel mondo della Chiocciola. La kermesse avrà inizio venerdì 28 ottobre con il taglio del nastro e l’apertura ufficiale in Expochiocciola, una vera e propria piazza dove degustare le prelibatezze culinarie, godere di pranzi e cene di alta gastronomia con i ristoranti delle Osterie d’Italia e i migliori chef di Cherasco e divertirsi scoprendo l’incredibile virtuosità della lumaca, tra uno stand di prodotti cosmetici e uno di street food. Sabato 30 all’interno del Palachiocciola avrà luogo la Giornata Informativa, mentre domenica 30 il Convegno Internazionale: occasioni fondamentali per chi vuole essere introdotto al mondo dell’elicicoltura 2.0, condite da case history di successo, consigli preziosi e visite agli impianti elicicoli. Nelle stesse giornate, due pullman Bus Company saranno a disposizione per accompagnare il pubblico agli allevamenti di chiocciole più vicini. Nella Piazza degli Elicicoltori, gli stand degli allevatori italiani più rappresentativi del Metodo Cherasco e i loro variatissimi prodotti: dal gelato alla fragola alle creme a base di bava di lumaca. Poco distante, l’Accademia dell’Istituto, inaugurata durante la scorsa edizione del Festival. La struttura di ricerca e innovazione ospiterà imperdibili laboratori di cucina e di abbinamenti food&beverage per adulti e...

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I 140 anni di Venchi celebrati con una dolce mostra alle OGR.

Pubblicato da alle 17:52 in EATpiemonte, Fashion, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

I 140 anni di Venchi celebrati con una dolce mostra alle OGR.

In occasione dei 140 anni dell’azienda dolciaria Venchi, è stata presentata alle OGR – Officine Grandi Riparazioni – a Torino,  una mostra storica curata dai food writers Clara e Gigi Padovani, che percorre un affascinante viaggio nel mondo del cioccolato piemontese, tra capitani d’industria e finanzieri, prodotti innovativi, curiosità inaspettate, manifesti artistici e citazioni letterarie. Sono state ricostruite le origini dell’industria dolciaria torinese a partire dalla fine dell’Ottocento, portando alla luce i brevetti di prodotti ancora oggi in commercio, scovando nei 25 archivi consultati, e con l’aiuto di collezionisti privati, locandine originali, scatole, stampi che consentono di apprezzare l’arte che hanno accompagnato il cioccolato in tutti questi anni. La mostra si apre con il ritratto di Caterina (o Catalina, più correttamente) Micaela d’Austria, Duchessa di Savoia andata in sposa al Duca Carlo Emanuele I nel 1585. Pare infatti, sia stata lei a portare il cacao sciolto in tazza alla Corte dei Savoia. Il vero protagonista della prima parte della storia è Silviano Venchi, figlio di contadini con terre a Robbio Lomellina, nelle risaie del Pavese vicino al Piemonte, che a soli 14 anni arriva a Torino, nel 1863, e impara l’arte del confetturiere. Nel 1878 in Borgo Vanchiglia, sulla via degli Artisti, sorge  il primo laboratorio dell’operaio dolciere Silviano Venchi. Ma all’intraprendente Silviano, quel primo impianto va stretto così, con il cognato Basilio, ufficiale del Regio Esercito, e il manager Gerardo Gobbi, nel 1907 riesce a realizzare in corso Regina Margherita,  grazie al progetto dell’architetto Pietro Fenoglio, il suo grande sogno. La mostra continua con immagini di locandine e poster che comprendono le più disparate varietà di dolciumi: confetti argentati, confetti e mandorle, confetti decorati, boligomma, tavolette zuccherine e pastiglie, fondenti e confetture speciali, liquirizia, caramelle e rock drops, cioccolato, gallettine, biscotti, wafers. Dopo la fusione tra Venchi e Unica, nel 1938, i capannoni passeranno al Demanio statale come Opificio Militare: ciò che resta dell’antico splendore architettonico è ancora visibile oggi. Dopo la morte nel 1922 di Silviano Venchi, senza figli, Gobbi e le famiglie Basilio e Gribaldi prendono in mano l’azienda. A questo punto la storia aziendale si complica, perché entra in campo l’avventura del finanziere mecenate Riccardo Gualino che intuì subito le potenzialità del cioccolato e dei dolciumi come nuovo consumo di massa: nel 1924 fonda la Unica (acronimo per Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini), accorpando diverse aziende (comprese la Idea, la Talmone e la mitica Moriondo & Gariglio, allora famosissima) e fa costruire lo storico stabilimento di corso Francia, che dà lavoro a quasi tremila operai: tutti i torinesi lo ricordano come la sede della Venchi Unica. Le sorti dell’impero di Gualino, per la sua opposizione al fascismo e forse per azzardi finanziari, volgono al peggio agli inizi degli Anni Trenta del Novecento: l’imprenditore viene spedito al confino e la Unica passa alla Banca d’Italia, che ne risolve le sorti attraverso la fusione con la Venchi, sotto la guida di Gobbi. Fino al 1954 sarà Gobbi a gestire la Venchi Unica ci sarà poi il passaggio di consegne a un altro noto imprenditore, Giovanni Maria Vitelli, che per quasi vent’anni – dal 1957 al 1973 – è stato anche il presidente della Camera di Commercio di Torino. La Venchi Unica allora era una società per azioni  e fu così possibile la scalata di un finanziere senza scrupoli, Michele Sindona, iniziata nel 1970: dopo alterne vicende imprenditoriali che rovinarono un prezioso patrimonio industriale, l’azienda...

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A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Pubblicato da alle 17:26 in EATpiemonte, Economia, galleria home page, Innovazione, Notizie | 0 commenti

A Milano il primo Starbukcs. Due insegnanti, uno scrittore e da Torino il gelato di Alberto Marchetti.

Proprio dove sorgeva la corte dei duchi longobardi, la Curia Ducis, da cui deriva il nome della piazza, Piazza Cordusio, ex sede di Poste Italiane, ha aperto il primo Starbucks italiano. Si tratta del format Reserve™ Roastery, la scelta premium del gruppo di Seattle, presente solo nella sede di Seattle, appunto, e a Shangai. Uno sbarco italiano in grande stile, che preannuncia aperture future gestite dal gruppo Percassi, scelto come licenziatario unico di Starbucks in Italia, il quale sarà proprietario e gestore dei locali. Parrebbe inoltre, che il gruppo bergamasco stia cercando a Torino uno spazio adatto ad ospitare una delle sue caffetterie, ma per ora non c’è ancora nulla di ufficiale.   Quello di Milano è il locale più grande d’Europa, uno spazio di 2.400 metri quadrati dove i clienti potranno fare un viaggio nel mondo del caffè. C’è una nota romantica che riguarda l’ideazione di Starbucks:  Howard Schultz, executive chairman e fondatore, ha raccontato che l’ispirazione  gli è venuta durante un viaggio a Milano nel 1983: “La mia immaginazione venne catturata dal caffè italiano, dal romanticismo, dalla teatralità del gesto nella preparazione nei bar, per me il caffè al bar è il terzo luogo fondamentale nella vita quotidiana degli italiani. Questo terzo posto tra casa e lavoro è stata l’ispirazione italiana di quello che in futuro sarebbe poi diventato Starbucks”. E forse, anche per questo, Schultz non si è mai sentito pronto ad entrare nel mercato italiano col concetto classico, proprio per il rispetto per la cultura del caffè del nostro paese, e ha voluto entrare solo con qualcosa di davvero unico e spettacolare. In primo luogo la Roastery è una vera e propria torrefazione, dove vengono tostati diversi caffè rari. Nel negozio c’è un pannello simile a quello degli aeroporti che comunica in tempo reale i caffè che stanno venendo torrefatti e si assiste al trasporto dei chicchi di caffè attraverso tubi penumatici. Oltre al caffè presso la Roastery si possono trovare più di 100 altre bevande tra cui i tè Teavana, preparati con il nitrogeno e altre nuove tecniche. Oltre a oggetti e caffettiere in vendita, c’è anche una piccola biblioteca con più di 200 titoli legati al caffè. Altre sorprese riguardano le collaborazioni avviate da Starbucks a Milano. La prima con la bakery milanese Princi (http://www.princi.it/), non solo limitata al negozio di Milano, ma si tratta di una collaborazione mondiale, con la possibilità di acquistare pane, focacce e pasticceria italiana al banco. La seconda con il maestro gelatiere torinese Alberto Marchetti (https://www.albertomarchetti.it/).  Una delle grandi novità di questa apertura è infatti l’introduzione nel menu di una nuova, inedita referenza: il nitro gelato affogato, il gelato molecolare. Alberto Marchetti è stato scelto da Starbucks per unire, con la sua esperienza, la tradizione italiana del gelato artigianale al gusto unico del caffè americano utilizzando ingredienti selezionati e rigorosamente Made in Italy.  Il nitro gelato affogato verrà offerto fresco al momento, con una preparazione scenografica , direttamente di fronte agli occhi dei clienti in 3 gusti: fiordilatte, crema al caffè e sorbetto al caffè. Il primo negozio Starbucks fu aperto il 31 marzo 1971 a Seattle, da tre ragazzi che frequentarono l’università: Jerry Baldwin, un insegnante di inglese, Zev Siegl, un insegnante di storia, e Gordon Bowker, uno scrittore. Starbucks piacerà così tanto anche in Italia? Si vedrà. La sua particolarità è quella di...

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Trattorie gourmet: a Torino l’innovazione gastronomica affonda le radici nelle tradizioni.

Pubblicato da alle 22:45 in EATpiemonte, I nuovi Shop, Prima pagina | 0 commenti

Trattorie gourmet: a Torino l’innovazione gastronomica affonda le radici nelle tradizioni.

Amata, invidiata e copiata in ogni angolo del pianeta, la cucina regionale italiana è, senza ombra di dubbio, uno dei grandi vanti del nostro paese. Da secoli ogni città e sobborgo del bel paese ha costruito le proprie tradizioni gastronomiche, potendo attingere ad un enorme bacino di prodotti unici ed eccellenze locali. Tra tutte, il Piemonte vanta una cucina regionale unica al mondo, fondata su grandi prodotti derivanti da agricolture e allevamenti di primissimo piano, con radici tanto nella storia contadina quanto in quella della corte sabauda. A Torino la cucina regionale la fa naturalmente da padrona, vero cavallo di battaglia delle tantissime trattorie tradizionali che da decenni, se non da secoli, deliziano i palati dei cittadini con la grande gastronomia piemontese. E non mancano certo i casi di sperimentazione. E così, come si usa dire oggi, le trattorie piemontesi diventano gourmet.   La rivoluzione gastronomica piemontese e della città di Torino parte, come spesso accade, dall’iniziativa di imprenditori illuminati e aziende decise a rilanciare territori e tradizioni. Primo tra tutti Oscar Farinetti, celebre imprenditore di Alba, che proprio nelle Langhe ha dato vita alla nota azienda alimentare Eataly, specializzata nella distribuzione di prodotti italiani di alta qualità. Nella città di Torino non passa poi inosservato il rilancio del famosissimo Ristorante Del Cambio, vera casa della cucina tradizionale piemontese, ripensato dall’imprenditore Gustavo Denegri e dal nuovo chef Matteo Baronetto, ex vice di Cracco, come centro di sperimentazione per la cucina locale. Sul filone di questa tendenza sono moltissime le trattorie del capoluogo piemontese che cambiano rotta, concentrando la propria attenzione sulla sperimentazione e innovazione, sempre nel rispetto delle tradizioni. Prodotti locali dunque, come la celebre fassona piemontese, razza bovina eccellenza per le carni locali, i peperoni di Carmagnola, la nocciola tonda gentile, a rivisitare piatti della tradizione locale. Piatti più leggeri ed equilibrati di quelli preparati secondo le ricette tradizionali, rivisitati con fantasia e creatività, per portare nell’epoca contemporanea piatti che da secoli vengono preparati nelle case e nei ristoranti della regione e della città. Una filosofia, quella delle trattorie gourmet, volta tanto a sperimentare quanto a riadattare piatti pensati secoli fa per stili di vita certamente lontani da quelli dei giorni nostri, dove l’attività fisica occupava buona parte della giornata della maggior parte delle persone, alle più sedentarie giornate odierne. Che un’alimentazione studiata in base al proprio stile di vita e alle proprie esigenze faccia la differenza non è certo una novità. Tantissime le personalità dei giorni nostri diventate portavoce della sana alimentazione e dei vantaggi da essa derivati. Primo tra tutti l’oncologo Umberto Veronesi, che proprio della diffusione della consapevolezza sull’alimentazione si fece bandiera nella sua lunga carriera. Ma anche personaggi lontani dal mondo della medicina, famosi a livello internazionale come la cantante Beyoncé o nel loro ambiente professionale come la pokerista Katerina Malasidou, hanno raccontato di come il cambio di alimentazione abbia influenzato positivamente la loro quotidianità. E così la cucina tradizionale piemontese cambia faccia, per adattarsi alle esigenze tipiche dei giorni nostri. E così il tipico vitel tonnè piemontese viene alleggerito della maionese (presente nella salsa tonnata tradizionale) e servito, quasi al sangue, con spicchi di agrumi freschi e sgrassanti. E sotto carpione ci finiscono i fiori di zucchino (invece di trote, cotolette o zucchine) arricchiti da note di menta, mandorla e nocciola. Insomma, quella...

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I suoni del gusto: una nuova frontiera per la degustazione, a proporlo il Turin Palace Hotel.

Pubblicato da alle 15:04 in EATpiemonte, Fashion, Prima pagina | 0 commenti

I suoni del gusto: una nuova frontiera per la degustazione, a proporlo il Turin Palace Hotel.

Contaminazione e multisensorialità: l’approccio gourmet di nuova generazione crede nei sodalizi tra le arti e punta all’armonizzazione delle esperienze, affidate ai 5 sensi, con l’obiettivo di coinvolgere il commensale ben oltre la semplice degustazione. Se il food design ha fatto da apripista, ora ad occupare la scena è il trittico cibo-vino-musica in una variante inattesa, complice il contributo di professionalità sempre più dedicate alla valorizzazione del food. Ne è un esempio il sound sommelier che abbina una solida conoscenza del mondo vinicolo ad una competenza specifica dell’universo delle 7 note. Risultato? Il valore dell’assaggio viene amplificato dalla corretta combinazione tra etichetta-portata-armonia musicale.  Va in questa direzione la proposta de Les Petites Madeleines  che, dal 15 luglio, propone “I suoni del gusto”. Nell’anno in cui si ricorda il centenario della nascita di Leonard Bernstein e il Museo Nazionale del Cinema organizza la mostra #Soundframes (26 gennaio 2018 – 7 gennaio 2019), il ristorante del Turin Palace Hotel celebra l’iniziativa offrendo ai propri ospiti l’opportunità di assaggiare tre proposte della Carta – “Risotto, prezzemolo, bottarga, limone candito” abbinato a Langhe Doc Arneis 2017 “Blangè” Ceretto, “La mia versione di Bouillabaisse” associato a Nebbiolo d’Alba Doc 2016 “Bernardina” Ceretto  e “Cioccolati, cacao e meringa con cuore di sorbetto al kiwi” con  Barolo Chinato Cocchi” – nella variante multisensoriale. Da sottolineare l’opportunità estiva di usufruire di una mirabile terrazza con vista sulla città. Le portate saranno infatti servite con auricolari/cuffiette in cui verranno diffusi brani musicali ad hoc, una presentazione esplicativa della scelta sonora e una chiavetta USB con le ricette dei piatti assaggiati e relativi mp3 musicali cosi da poter replicare autonomamente l’esperienza.  “Con “I suoni del gusto” – spiega Piero Marzot alla guida del “Turin Palace Hotel” – vogliamo sottolineare il rapporto di forte identificazione tra la nostra struttura, il territorio e  la città, espresso da un “sentire” comune e dalla condivisione di iniziative di valore come la mostra #Soundframes, ma anche proporre a chi ci sceglie  un’esperienza non convenzionale capace di aprire nuove prospettive nel vivere la degustazione”. Nata dal dialogo e dal lavoro congiunto di tre talenti – Stefano Sforza (Executive Chef Les Petites Madeleines) per la scelta dei piatti e Luca Gigliotti (Sommelier Les Petites Madeleines) per la selezione dei vini, Paolo Scarpellini (Sound Sommelier) per l’abbinamento musicale – e di tre arti (gastronomia, enologia, musicologia), “I Suoni del Gusto” potrà essere sperimentato sino al 7 Gennaio 2019, data di chiusura dell’esposizione alla Mole. Axel Ottone...

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Torino è sempre più capitale della gastronomia sostenibile.

Pubblicato da alle 12:24 in EATpiemonte, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Torino è sempre più capitale della gastronomia sostenibile.

Il capoluogo piemontese è da tempo al centro di eventi finalizzati a promuovere una forma di “cucina consapevole“, rispettosa del pianeta e degli esseri umani. Da giugno, tuttavia, sembra essere ancora più attento a questo tipo di problematiche. Due sono le novità che riguardano la gastronomia e sono state annunciate nei giorni scorsi: la riduzione del biglietto d’ingresso al Salone del Gusto, che diventa davvero alla portata di tutti, e l’assegnazione del premio di studenti più “sostenibili” agli alunni di un istituto scolastico di Torino, che hanno partecipato ad un’iniziativa di sensibilizzazione alla “cucina antispreco“.   Gli studenti dell’istituto alberghiero promuovono la cucina sostenibile La cucina è un argomento talmente importante da essere studiato nelle scuole: lo sanno bene i ragazzi che frequentano gli istituti alberghieri del Belpaese. Non tutti gli istituti scolastici, tuttavia, hanno l’occasione di inserire nel proprio programma una parte dedicata al riutilizzo dei prodotti e alle regole antispreco, principio fondamentale dell’etica gastronomica contemporanea. Su questo fronte si sono impegnati gli alunni dell’istituto alberghiero Ipseoa Giolitti di Torino, che con i colleghi del San Paolo di Sorrento hanno partecipato al progetto pilota “Share a meal – Il sapore che unisce”. Alla base dell’iniziativa, l’idea di educare alla cucina antispreco e al riciclo creativo delle verdure, dai pomodori alle melanzane. L’evento era strutturato in due fasi: una serie di lezioni teoriche tenute dagli organizzatori (esperti di Knorr, Unilever Food Solutions e Ballarini) e una sfida pratica ispirata al programma televisivo Masterchef. A vincere è stata la squadra composta dagli studenti torinesi Emanuele Caviglia, Mattia De Agostini, Giulia Loi, Chiara Malafronte e Davide Migliore. Gli alunni si sono aggiudicati la vittoria con la ricetta “Ricordo di una pizza“, dedicata ad un piatto tipico della cucina italiana, giudicata da un pubblico di insegnanti e bambini delle scuole primarie, ed hanno battuto le ‘Linguine alle zucchine con crema di pomodorini gialli’ dei colleghi campani. L’anno prossimo l’evento coinvolgerà oltre 100 istituti alberghieri in tutta Italia.   L’ingresso al Salone del Gusto si democratizza L’annuncio è stato fatto nei giorni scorsi: l’ormai celebre evento Terra Madre – Salone del Gusto, organizzato da Slow Food con la Città di Torino e la Regione Piemonte, in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, avrà da quest’anno un prezzo decisamente basso. Se in passato l’iniziativa biennale dedicata all’agricoltura e al cibo sostenibile nel mondo costava 20 euro a persona, dalla prossima edizione l’ingresso ai padiglioni del Lingotto sarà accessibile ad un prezzo di 5 euro in prevendita o 10 euro alle casse. L’iniziativa si pone nel solco dell’edizione 2016, durante la quale si sono festeggiati i 30 anni del Salone del Gusto, con una serie di eventi aperti al pubblico che hanno coinvolto gran parte della città, dal Parco del Valentino alla Mole Antonelliana, al Teatro Carignano, fino al Museo Egizio e alla Reggia di Venaria Reale. La responsabile eventi di Slow Food, Carla Croccolo, ha precisato che il costo del biglietto è stato ridotto “al minimo sindacale”, aggiungendo che il ricavato delle vendite verrà destinato a sostenere le iniziative di Slow Food nei Paesi del Sud del Mondo e a coprire le spese sostenute dai delegati di Terra Madre. L’appuntamento con l’edizione 2018 di Terra Madre – Salone del Gusto è dal 20 al 24 settembre, e le prevendite dei biglietti sono già aperte....

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Il Penthouse drink torinese. Un lounge bar ricco di emozioni e sensazioni.

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Il Penthouse drink torinese. Un lounge bar ricco di emozioni e sensazioni.

Piano 35. Bere per dimenticare il mal di mare, viscerale, che questo mondo ci da . . . potrebbe essere una buona soluzione, a suggerirlo con consapevole malizia, era una spregiudicata canzone italiana impastata di ottimo swing del Caputo Sergio. Per dimenticare a dovere però non basta un cocktail qualsiasi bevuto chissà dove. Meglio concedersi un momento di “Life on the top” e salire fino al Penthouse torinese che dalla balaustra completamente vetrata del trentasettesimo piano guarda alla città sottostante retto da un immenso telamone contemporaneo progettato da un archistar.  I più malandrini al richiamo della parola Penthouse ricorreranno immediatamente al ricordo di felici visioni patinate. Rompete l’incantesimo sognatori del proibito. Penthouse è un termine utilizzato in architettura, riguarda qualcosa di ancor più lussuoso di un attico, un luogo perfetto per guardare e farsi notare. Se le metropoli americane ne hanno a centinaia qui, nel bel paese, l’unico disponibile è a Torino e non bisogna architettare spettacolari bugie per accedervi. E’ aperto a tutti. Ad attendervi ci sarà il grand commis Mirko Turconi, che è un pluripremiato bartender e che sa, nel ricettacolo di un bicchiere pieno di ghiaccio, versare alcoliche e alchemiche pozioni dissipatrici di ogni tedio esistenzialista. Mirko ha preparato una nuova carta estiva, una cocktail list per accompagnare le notti d’estate. Nove i nuovi drink che si aggiungono a quelli già in carta e che potranno essere gustati fino all’autunno.  Una carta che vuole puntare sulle emozioni e sulle sensazioni. Drink che raccontano di mondi e terre lontane, ma che non dimenticano mai il territorio in cui nascono. Ogni miscela ha quel pizzico di torinesità che lo distingue da tutti gli altri. “Vista l’internazionalità che si riscopre ogni giorno su Torino, è bello poter portare tradizioni e storie di altri Paesi. La sfida è poi riuscire a fonderli insieme ai modi e alle usanze tipiche nostra città“, dice Mirko Turconi. I suoi cocktail sono l’occasione di ascoltare storie di paesi lontani, attraverso i prodotti utilizzati frutto di una costante ricerca e di una combinazione inedita. Tra le cose da sapere, c’è la disponibilità e il piacere di tutto lo staff di scavalcare il bancone del bar e venire a raccontare ogni cocktail scecherandolo nel timpano uditivo dei clienti con tutte le spezie e i profumi.  Poi ci sono quelli che preferiscono le macchinine. Nella down town che scende giù fino ai dimenticati Murazzi in un bar è in azione un robottino che mescia e serve drink ordinandoli con un app, definito il “futuro della movida”. Qualcuno lo ha paragonato al drone che sostituisce il fuoco d’artificio e altri, più letterati, hanno ripescato il libro di Vittorini “Uomini e no”. Per schiarirsi le idee sulla cosa, il consiglio di un uomo in carne e ossa, è quello di assaggiare, il Bicerin del Drugo.  Ecco Il drink in sinossi e accappatoio: “Il grande Lebowsky incontra lo storico drink torinese…”  La formula in dialetto torinese «Aum poc attucc», un po’ di tutto, decretò l’inizio e la codificazione, datata 1898, della ricetta del Bicerin. Se tra i grandi nomi che lo amavano ci fosse stato anche quello del celebre protagonista del film dei fratelli Cohen ? Il mitico ‘drugo’. Probabilmente avrebbe sicuramente trasformato tale storica ricetta in un White Russian, il suo drink preferito a base di vodka, liquore al Caffè e Panna. Ed...

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