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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale. Fare il musicista è possibile ?

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale.  Fare il musicista è possibile ?

  Il Conservatorio statale di musica “G. Verdi” di Torino, il 18 e 19 Marzo propone una riflessione sulle professioni artistiche e dello spettacolo, attraverso il confronto tra rappresentanti delle istituzioni musicali di tradizione e quelli appartenenti a nuove realtà culturali dotate di un forte carattere innovativo: –  Cosa vuol dire oggi fare della musica e dello spettacolo una professione? Quale ruolo potrebbe avere l’Alta Formazione Musicale nell’orientare e formare gli studenti verso i diversi ambiti delle nuove professioni musicali? –  Come si pone il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche rispetto alla sperimentazione e alla produzione del ‘nuovo’ rispetto alla conservazione della tradizione? Quanto le strategie politiche possono incidere sul mondo del lavoro in campo artistico? –  È possibile trasformare la ‘passione’ da vuoto stereotipo a preziosa risorsa da ‘scambiare sul mercato’, aiutando i giovani musicisti a sostenersi economicamente? Le tematiche proposte allo studio ed alla riflessione condivisa dei relatori e del pubblico coinvolgono in modo particolare: amministratori pubblici, operatori culturali, musicisti professionisti, studenti delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistico-Musicale. L’attività convegnistica – a partecipazione gratuita e integralmente aperta al pubblico – si articolerà su due giornate. È prevista una sessione mattutina con due incontri/discussione, sulle tematiche individuate e aperte al pubblico. Ogni incontro, della durata di 1 ora e 30′ ciascuno, prevede la presenza di un moderatore e di vari relatori (rappresentanti di organizzazioni, ambiti progettuali e formazioni molto differenziate). Nella sessione pomeridiana saranno poi creati alcuni tavoli di lavoro e discussione con la presenza di un moderatore e degli ospiti (musicisti, docenti e professionisti dei vari settori) che avranno il compito di animare la discussione portando diverse esperienze e punti di vista. I partecipanti potranno pertanto approfondire le seguenti tematiche: 1. CHE COSA FARÒ DA GRANDE… Aspettative e reali opportunità lavorative in ambito musicale Cosa vuol dire oggi essere un professionista della musica? È possibile immaginare il conservatorio come un’agenzia formativa in grado di offrire una preparazione ottimale che consenta un reale ingresso nel mondo musicale professionale? Come valorizzare le competenze dei docenti rispetto a questo aspetto della formazione del giovane musicista? 2. SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI… Le risorse Il ruolo delle politiche culturali rispetto al dilemma tra conservazione del patrimonio e della tradizione e investimento nella produzione del nuovo pone il problema della destinazione delle risorse. Comprendere quali siano e come si realizzino le politiche per la cultura e in particolare per la musica per i prossimi anni è tema assolutamente da non trascurare, se vogliamo mantenere un’identità culturale e creare le condizioni per far crescere artisti innovativi, creatività, quindi occupazione per tutto l’indotto. 3. CHI SIAMO, COSA FACCIAMO .. MA PER CHI? Il pubblico L’audience development, ovvero l’ingaggio e la partecipazione del pubblico come leva per crescita di nuovi progetti e di nuove professioni musicali. Ormai non ci sono più dubbi: saranno gli spettatori i nuovi protagonisti dei progetti culturali e di spettacolo. Confronteremo significativi esempi di festival e alcuni progetti innovativi che prevedono il coinvolgimento attivo del pubblico e discuteremo insieme sul ruolo delle future politiche culturali italiane ed europee. 4. INVESTIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ INNOVANDO Nuovi progetti a confronto Negli ultimi anni accanto all’offerta di spettacolo tradizionale sono nati e cresciuti centinaia di nuovi progetti sfruttando i numerosi bandi dedicati all’innovazione culturale, rivolti a piccole organizzazioni formate da...

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Il mistero di The Young Pope. Un cambio di paradigma.

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Il mistero di The Young Pope. Un cambio di paradigma.

  A Sorrentino non è mai piaciuto il grigio. O bianco o nero. Nessuna via di mezzo. Forse, è proprio questa rigidità che vuole incarnare il Jude Law di The Young Pope, attuale serie tv che fa del contrasto la sua poietica. Maestoso e divino, seppur così dichiaratamente contraddittorio, Pio XIII è l’antitesi del papa moderno e, forse, è proprio questo a renderlo così affascinante da analizzare, guardare, spiare.  Uomo presuntuoso e vagamente pericoloso, per cogliere le sue vere intenzioni è necessario, non solo  ascoltare le battute, ma osservare, osservarlo, semplicemente guardare potrebbe risultare meno profondo. Attraverso i falsi simulacri della società contemporanea, prima fra tutti proprio la televisione, il giovane papa dipinge attorno a sé non tanto un contesto definito e potenziale, quello del Vaticano, per antonomasia rassicurante ed eterno, quanto un universo totalmente autoreferenziale, privo di riferimenti al mondo reale, che si mostra nella sua più intima insicurezza diventando un’arma per spiazzare e shoccare costantemente lo spettatore: che cosa vuole significare tutto questo? È un mistero ma, a quanto dice Jude Law, può essere anche solo una questione di tempo. Tutta la narrazione è intessuta di attesa e di mistero. Di fatto, non si cita (quasi) mai il conclave né si danno spiegazioni plausibili sul percorso che ha portato il protagonista ad assumere il ruolo di Capo della Chiesa. La questione viene assolta con leggerezza, affidando la responsabilità al soffio dello Spirito Santo, simbolo del grande mistero della religione cristiana. Nè si capisce da dove provenga la fame di “rottura” che desidera Pio XIII per la Sua Chiesa. Il cambio di paradigma c’è, e si sente. Oggi siamo temprati alle quotidiane rivoluzioni degli Steve Jobs di turno che, inneggiando al futuro, diventano dei semi-dei, promettendo scenari migliori di quelli attuali, in cui la tecnologia assicura tutto quello di cui si ha bisogno; è plausibile quindi, ritrovarsi spaesati di fronte al tentativo, da parte di un uomo così giovane, di allontanamento della Chiesa – quasi uno scisma – di stampo conservatore, che celebra la pesantezza classica e condanna la spettacolarizzazione della stessa. Lo spettatore, non può fare a meno di leggere, sotto lo sguardo affascinante di Jude Law, l’incarnazione dell’enigma e del mistero della fede in Dio. Tutto, in The Young Pope, compete a un’unico scopo: mostrare l’invisibile, far percepire la presenza dell’assenza, riconoscendo l’essenza di questo mistero che oggi si è perso. Lo spettatore non può fare a meno di tornare fedele, anche solo per una sera. Federico...

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Piazza Castello ospiterà per la prima volta il falò valdese. Celebra le “Lettere patenti” istituite da Carlo Alberto.

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Piazza Castello ospiterà per la prima volta il falò valdese. Celebra le “Lettere patenti” istituite da Carlo Alberto.

  La Città di Torino ha concesso il patrocinio e l’uso di piazza Castello alla Chiesa Valdese per le tradizionali celebrazioni del 16 febbraio. Per la prima volta nel salotto buono della città si vedrà fiammeggiare il tradizionale falò celebrativo delle “Lettere patenti”, l’editto che sancì la concessione dei diritti civili e politici ai valdesi promulgato da Carlo Alberto nel 1848. Ogni anno, infatti, i valdesi festeggiano la ritrovata libertà accedendo falò che illuminano le valli attorno a Pinerolo. La concessione della piazza più importante di Torino è stata fortemente voluta dell’Amministrazione cittadina: a fianco della catasta che sarà data alle fiamme, di fronte a Palazzo Madama, ci sarà un palco per accogliere le autorità e per ospitare i tanti cori che accompagneranno con i canti tradizionali l’accensione del falò. L’appuntamento è alle ore 20 del 16 febbraio. L’ultima volta che Torino vide celebrare le Lettere patenti fu circa trent’anni fa al Monte dei Cappuccini. “L’Amministrazione comunale è felice di poter offrire uno spazio consono a un evento così importante per i nostri cittadini e cittadine valdesi – spiega l’assessore Marco Giusta – ma anche per la città nel suo insieme, in quanto si celebra l’apertura di spazi di libertà e di comunicazione tra mondi fino ad allora chiusi al confronto. È una ferita che si sana ed è l’occasione per tutti e tutte di avvicinarsi alla comunità e conoscerla più da vicino, condividendo il momento di festa”. “La Chiesa Valdese è estremamente lieta di poter realizzare nel cuore della città un evento che è tradizionale nella nostra storia. Ci siamo sempre occupati di diritti perché per molto tempo non ne abbiamo avuti”, dice Patrizia Mathieu, presidente del Concistoro valdese di Torino. “Le Lettere patenti ci riconoscevano come cittadini, ma non ci permettevano libertà di culto. Solo cent’anni dopo, con la Costituzione della Repubblica, c’è stato il pieno riconoscimento”. Il falò del 16 febbraio è, per i valdesi, una festa laica, una ricorrenza storica. “Per questo condividiamo il palco con tutti coloro che hanno patito o tuttora patiscono l’assenza di diritti: ci saranno gli ebrei, destinatari anch’essi delle Lettere patenti del 1848, e ci saranno le associazioni lgbt, le associazioni per la laicità e per i rifugiati”, conclude Mathieu.    Comunicato della Città di...

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Scene da un terremoto. Calma e senso civico malgrado la continua emergenza.

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Scene da un terremoto. Calma e senso civico malgrado la continua emergenza.

Sono nato, cresciuto e tutt’ora vivo a Torino, ma metà del mio sangue ha origini “nursine”. La famiglia di mia mamma, infatti, è di Norcia. Ricchi proprietari terrieri fino al mio trisnonno Filippo; poi i tempi sono cambiati, le ricchezze dissipate, i rami dell’albero genealogico sono fioriti in altre città. Nel centro storico di Norcia, però, è ancora possibile ammirare il massiccio Palazzo Scaramucci edificato nella seconda metà del 1600: testimonianza concreta di una presenza che ha lasciato il segno.   Il primo degli Scaramucci a tornare a Norcia fu mio nonno Giuseppe, che passò la vita ad infornare il suo pane, e l’ultimo della dinastia rimasto nella città di San Benedetto è mio zio Aleandro. Di sei fratelli è l’unico a non aver mai abbandonato la sua “Vetusta Nursia”, nemmeno dopo i terremoti del 1956, del 1971, del 1979, del 1997… e, ancora, quello dello scorso 24 agosto. Ma il 30 ottobre ha preso con sé poche cose, è salito in auto e ha raggiunto mia madre a Torino. La paura ha preso il sopravvento, dopo che Norcia si è piegata alla violenza di una scossa brutale che ha raso al suolo anche la magnifica Basilica di San Benedetto. E Aleandro Scaramucci ha fatto come tanti altri suoi concittadini: se n’è andato. Questi eventi mi hanno colpito. Molto. Ecco perché, a due settimane dal sisma, ho voluto accompagnare a Norcia mio zio per recuperare un po’ di effetti personali, constatare l’entità dei danni subiti e prendere contatti con il Centro Organizzativo Comunale per l’assegnazione della cosiddetta unità abitativa. La maggior parte delle abitazioni, compresa quella di mio zio, non è infatti agibile. E sicuramente non lo sarà per i prossimi mesi. Volevo vedere con i miei occhi, e non più con quelli dei telegiornali, come fosse realmente la situazione. Quale fosse l’atmosfera di un luogo che io ho sempre vissuto nei periodi estivi, affollato di turisti e con gli irresistibili profumi delle succulente norcinerie. Con la piazza San Benedetto e il corso Sertorio nei quali si spandeva l’allegro chiacchiericcio nella tipica cadenza musicale umbra. Immaginavo di non trovare nulla di tutto questo, e così è stato.   Norcia è una città fantasma. Le case sono chiuse, disabitate. Per le strade circolano decine di mezzi di soccorso, e tra questi spiccano quelli rossi dei Vigili del Fuoco. Sono tantissimi. Poi ci sono i Carabinieri, la Polizia, la Protezione Civile. Le mimetiche dell’Esercito. Sono state allestite le tensostrutture per ogni genere di attività: dal già citato Centro Organizzativo, alla mensa che offre pranzo e cena a tutti. Anche l’ospedale ha una dependance esterna, perché qui le scosse sono quasi quotidiane. Più leggere, certo, ma continue. Si vive in continua emergenza, ma tutto è gestito con calma e ragionevolezza.   Tutti hanno rispetto di tutti. I cittadini stanno dimostrando una forza di volontà invidiabile e una pazienza che sembra un misto di rassegnazione e tristezza per tutto ciò che è andato perduto. Magari dopo essere già stato ricostruito in seguito ai forti terremoti del passato. Sanno bene che ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità, ma i norcini sono gente tosta, gente di montagna che ha sempre messo in pratica la regola di San Benedetto: quell’ora et labora che, 1500 anni fa, per certi versi aveva cambiato il mondo.  ...

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Saranno155 i beni che verranno restaurati in Piemonte e Valle d’Aosta grazie alla CRT

Pubblicato da alle 18:46 in D'Uomo, Economia, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Saranno155 i beni che verranno restaurati in Piemonte e Valle d’Aosta grazie alla CRT

      Dalla cappella di Sarral tra le Alpi valdostane, al gruppo scultoreo della chiesa di Santa Maria Assunta sul Lago d’Orta: sono 155 i beni mobili e immobili di pregio che rinasceranno in tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta grazie al bando Restauri Cantieri Diffusi della Fondazione CRT.  Con 2,5 milioni di euro assegnati, l’edizione 2016 del bando ha sostenuto in via prioritaria i lavori di restauro e consolidamento delle cappelle campestri diffuse sul territorio rurale e il recupero di beni mobili quali, in particolare, tele, organi, statue, arredi lignei. Tenuto conto di queste priorità, sono risultati vincitori di questa edizione anche gli interventi per il restauro e il risanamento conservativo di altri beni immobili tutelati di rilevante valore culturale. Dal 2003 a oggi, la Fondazione CRT ha investito oltre 35 milioni di euro per la rinascita del patrimonio storico, artistico e architettonico del Piemonte e della Valle d’Aosta, sostenendo finora 2.285 interventi.  Qui una selezione esemplificativa di alcuni progetti beneficiari del bando Restauri Cantieri Diffusi edizione 2016.  A Tonengo, nell’Astigiano, ha ottenuto il contributo della Fondazione CRT il progetto di restauro e valorizzazione turistica della cappella campestre di epoca romanica dedicata a San Michele Arcangelo, tra le più antiche chiese edificate nella regione.   Nel Cuneese, grazie all’intervento della Fondazione CRT, sarà restaurato il coro ligneo della chiesa di San Giovanni a Saluzzo, i cui scranni, risalenti al XV secolo, provengono dall’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso.  A Marseiller, in Valle d’Aosta, sarà restaurato l’importante ciclo di affreschi della cappella campestre di San Michele, realizzato dal pittore quattrocentesco Giacomino da Ivrea.   Nell’Alessandrino il bando Restauri Cantieri Diffusi sosterrà il restauro dell’organo di metà Ottocento “Agati-Piacentini”, che tornerà a riprodurre il suo suono originario nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista in Bistagno.  A Vercelli sarà possibile riportare al suo antico splendore la tavola rinascimentale raffigurante “Madonna adorante il Bambino e San Giovannino” attribuita a David Ghirlandaio, fratello del più noto Domenico. Il restauro dell’altare ligneo settecentesco di grande pregio del Santuario della Beata Vergine di Loreto a Groscavallo, nel Torinese, permetterà di migliorare l’offerta turistica di una delle mete di pellegrinaggio più frequentate e conosciute nelle Valli di Lanzo.  Nel Biellese, tra i progetti vincitori del bando, figura l’intervento di restauro del trittico del noto pittore rinascimentale Daniele De Bosis, conservato nella Chiesa di S. Giacomo al Piazzo.  Interventi di restauro anche nel Novarese, sulle rive del Lago d’Orta, dove il contributo della Fondazione CRT sarà utilizzato sia per la nicchia affrescata, sia per il gruppo scultoreo in legno policromo della chiesa di Santa Maria Assunta in Orta San Giulio. A Baveno-Feriolo, nel Verbanese, i lavori di rifacimento della copertura esterna garantiranno il recupero della chiesa dedicata alla Madonna della Scarpia, piccolo edificio molto rilevante per la comunità locale. Il restauro della cappella ‘Il martirio di S. Eusebio’ del Sacro Monte di Crea andrà ad arricchire il percorso devozionale particolarmente degno di nota dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, uno dei siti italiani patrimonio dell’umanità. Il link alla mappa dei beni in versione interattiva:  https://drive.google.com/open?id=1ITFaIYEfsTJrG6UmOgrnSrKv-hE&usp=sharing  ...

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E di domenica la storia. Tra gli ori e i velluti del Carignano partono le “Lezioni di storia”.

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E di domenica la storia. Tra gli ori e i velluti del Carignano partono le “Lezioni di storia”.

Iniziano a fine ottobre al Teatro Carignano di Torino le Lezioni di storia, iniziativa programmata grazie alla collaborazione tra Editori Laterza, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Circolo dei lettori e La Stampa. Il primo appuntamento dal titolo Il linguaggio del Papa con Alessandro Barbero è previsto al Carignano domenica 30 ottobre 2016, alle ore 11.00. Rigore scientifico e capacità di comunicare, appassionare, incuriosire: i migliori storici salgono sul palcoscenico per parlare al grande pubblico. Questa la formula che ha decretato il successo delle Lezioni di Storia. Per la prima volta, migliaia di persone hanno fatto la fila per assistere a un appuntamento diventato immancabile. Incantato da un linguaggio chiaro e avvincente, in luoghi sempre speciali, il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere in presa diretta le vicende delle nostre città, i grandi avvenimenti contemporanei dell’Italia e del mondo, gli eventi che hanno impresso svolte radicali, i personaggi che sono stati protagonisti della grande storia. Dall’Impero romano ai nostri anni, portati per mano attraverso i secoli, in tanti hanno scoperto perché un episodio anche lontano nel tempo possa spiegare il nostro presente e dia risposte al bisogno di memoria. Le Lezioni di Storia sono partite da Roma per approdare a Milano, Torino, Genova, Firenze, Trento, Rovereto, Trieste e anche Londra e Dublino. PROGRAMMA DEGLI INCONTRI  Teatro Carignano domenica 30 ottobre 2016 – ore 11.00 IL LINGUAGGIO DEL PAPA Alessandro Barbero Dalle trasformazioni del potere temporale ai conflitti con l’Islam, dalla rivoluzione protestante alla questione sociale, fino alle guerre del Novecento e all’affermarsi dei nuovi diritti politici e civili. Come la Chiesa ha cambiato il modo di comunicare con il mondo, con i fedeli, con il potere? Come si è confrontata con i grandi cambiamenti nel corso del tempo? Teatro Carignano domenica 13 novembre 2016 – ore 11.00 ISLAM E OCCIDENTE IERI E OGGI Franco Cardini C’è chi pensa che il Califfato sia alle porte. Da anni la nostra paura e i nostri sensi di colpa trovano nell’Islam la loro causa prima. Ma davvero siamo condannati, Musulmani e Occidentali, a combatterci senza mai comprenderci? Franco Cardini esplora il mondo musulmano, una realtà complessa e contraddittoria, oggi sospesa tra jihad e business. Teatro Carignano domenica 4 dicembre 2016 – ore 11.00 IL CAPO E LA FOLLA. LA GENESI DELLA DEMOCRAZIA RECITATIVA Emilio Gentile Si è cominciato col dire: “I capi fanno la storia”. Poi si è detto: “Sono le masse che fanno la storia”. Oggi si dice: “La storia la fanno i capi e le masse”. Emilio Gentile indaga il comportamento di capi e folle nella storia e le esperienze di personalizzazione del potere da Napoleone Bonaparte al presidente Kennedy. Teatro Carignano domenica 18 dicembre 2016 – ore 11.00 AUGUSTO E IL CALIFFO Andrea Giardina, Maurizio Molinari La storia antica può fornirci indicazioni preziose per capire il nostro mondo, percorso da conflitti al tempo stesso politici, economici e religiosi. Oriente e Occidente, Nord e Sud, rappresentazioni culturali prima ancora che geografiche nel dialogo tra uno storico dell’antica Roma e il direttore de “La Stampa”. 18 DIC 2016 – Ore 11.00   Il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino Ingresso: Intero € 7,00 – Ridotto € 5,00 (Abbonati Teatro Stabile Torino, La Stampa, Carta Plus Circolo dei...

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Il 20 ottobre è la Giornata Europea delle Alberate 2016.

Pubblicato da alle 15:54 in D'Uomo, Innovazione, Notizie, Po 2.0, Prima pagina | 0 commenti

Il 20 ottobre è la Giornata Europea delle Alberate 2016.

  Domani sarà la Giornata Europea delle Alberate 2016. L’idea della giornata delle alberate è nata in Germania dall’isola di Rügen (Meclemburgo-Pomerania Anteriore), da cui prende il via nel 1992 il progetto “Deutsche Alleenstrasse” (http://www.alleenstrasse.com/chronik.php). Dal 2008 la ricorrenza del 20 Ottobre è stata scelta a livello nazionale in Germania. Dal 2015 si è aggiunta la Francia con la “Journée Européenne des Allées” nel 2016 si prevede l’adesione di molte altre Nazioni tra cui forse, anche la nostra. Per celebrare questa giornata sposata da Legambiente, riproduciamo un breve testo del naturalista Franco Correggia tratto da: Il tramonto dei giganti. “È un fatto oggettivo che gli alberi longevi dall’architettura imponente, all’interno del mondo vivente, individuino strutture straordinarie e speciali che meriterebbero, al di là di ogni dubbio, attenzione e considerazione particolari. Non si tratta infatti, come purtroppo molti ritengono, di semplici e inerti ammassi di legno e di foglie che muti e immobili occupano spazio nei boschi, nelle campagne, nei giardini, lungo le strade campestri o tra le mura dei villaggi. Si tratta, al contrario, di organismi autotrofi infinitamente complessi e preziosi, autoorganizzati e autoregolati, percorsi da una possente e antica corrente di vita. Vecchi giganti che resistono al tempo, svolgendo incessantemente funzioni bioecologiche cruciali ed essenziali, concentrando in sé gradi inarrivabili di bellezza, armonia e memoria, trattenendo silenziosamente la testimonianza segreta, il respiro aurorale e gli echi lontani di storie dissolte e mondi perduti.”   Scriveva in una emblematica  lettera il Presidente della Repubblica Francese Georges Pompidou al Primo Ministro Jaques Chaban-Delmas, nel luglio 1970: “La vita moderna con il suo corredo di calcestruzzo, asfalto e neon creerà sempre più in tutti il bisogno di evasione, della natura e della bellezza. L’autostrada venga utilizzata per il trasporto che non ha altro scopo che la velocità. La strada deve diventare per l’automobilista della fine del ventesimo secolo ciò che era il cammino per il pedone o il cavaliere: un percorso che viene intrapreso senza fretta, approfittandone per vedere la Francia. Che ci si guardi dal distruggere sistematicamente ciò che ne costituisce la bellezza!” Georges Pompidou  ...

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Dodicesima Giornata del Contemporaneo. L’AMACI chiama Emilio Isgrò per l’immagine guida.

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Dodicesima Giornata del Contemporaneo. L’AMACI chiama Emilio Isgrò per l’immagine guida.

L’AMACI, l’associazione dei musei d’arte contemporanea italiani, ha scelto sabato 15 ottobre 2016 per la Dodicesima Giornata del Contemporaneo, la grande manifestazione organizzata ogni anno per portare l’arte del nostro tempo al grande pubblico.   Anche per questa edizione la Giornata del Contemporaneo aprirà gratuitamente le porte dei 24 musei AMACI e di un migliaio di realtà in tutta Italia per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze. Un programma multiforme che di anno in anno ha saputo regalare al grande pubblico un’occasione per vivere da vicino il complesso e vivace mondo dell’arte contemporanea, portando la manifestazione organizzata da AMACI a essere considerata l’appuntamento annuale che ufficialmente inaugura la stagione dell’arte in Italia. Come per le ultime edizioni, la possibilità di aderire alla Giornata del Contemporaneo per gli enti interessati è offerta tramite questo sito internet: gli aderenti possono caricare autonomamente i propri dati e il programma delle manifestazioni promosse dopo essersi registrati al sito AMACI in qualità di “Aderente GDC”. Per questa dodicesima edizione, i direttori dei 24 musei associati hanno chiamato a realizzare l’immagine guida Emilio Isgrò, proseguendo il progetto avviato nel 2006 di affidare a un artista italiano di fama internazionale la creazione dell’immagine guida della manifestazione. Isgrò succede a Michelangelo Pistoletto (2006), Maurizio Cattelan (2007), Paola Pivi (2008), Luigi Ontani (2009), Stefano Arienti (2010), Giulio Paolini (2011), Francesco Vezzoli (2012), Marzia Migliora (2013), Adrian Paci (2014) e Alfredo Pirri (2015). Preghiera per l’Europa, l’immagine creata appositamente dall’artista per la Giornata del Contemporaneo, mostra un’Europa cancellata che estende i suoi confini oltre a quelli dell’Unione Europea, abbracciando idealmente i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Realizzata a marzo 2016, prima del referendum che ha sancito la scelta della Gran Bretagna di uscire dalla EU, l’immagine vuole essere una riflessione sulle divisioni – geografiche, politiche, culturali – che oggi più che mai alimentano sentimenti e spinte nazionaliste che la storia sperava di aver cancellato. “La mia Preghiera per l’Europa – sottolinea Emilio Isgrò – non vuole suggerire sgomento e paura; ma offrire, piuttosto, la possibilità di un confronto con chi, al di qua e al di là del Mediterraneo, chiede alla terra dei tre monoteismi di sovrapporre il suo “volto umano” alla maschera atroce di un mondo  troppo condizionato da guerre e da conflitti. Nessuno può illudersi che l’arte, da sola, possa cambiare l’universo ma certamente tocca agli artisti e alle formiche, cioè alle creature più fragili, esprimere quella forza oscura capace di mutare la disperazione in speranza. Per questo l’arte deve essere libera da condizionamenti ideologici e mercantili: per riacquisire la credibilità perduta agli occhi di chi ne ha veramente bisogno […] È quando cominciamo a pregare tutti insieme – artisti e formiche, religiosi, miscredenti e laici – che la preghiera diventa finalmente efficace. E il cielo si intenerisce”. Una riflessione sulle divisioni, dunque, e sulla necessità di recuperare dal profondo quel senso di inclusione, quella capacità di sentirsi uniti e fare fronte comune che permette di costruire, anziché distruggere, e di essere più forti di fronte alle...

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Tre cani per strada, e la strada è già piazza, la sera è già notte a Torino Spiritualità.

Pubblicato da alle 11:09 in .Arte, D'Uomo, Mostre, Prima pagina, Università | 0 commenti

Tre cani per strada, e la strada è già piazza, la sera è già notte a Torino Spiritualità.

Sono soltanto tre i cani per strada, non quattro come quelli della canzone di De Gregori, che simboleggiano graficamente la nuova edizione di Torino Spiritualità il cui titolo, “D’istinti animali”, incuriosisce e sfugge. Occorre rimasticarlo un pochino, per assicurarsi della presenza dell’accento, se non ci fosse diverrebbe Distinti animali e sarebbe diverso e bello lo stesso. Tre cani acquerellati con maestria su fondo bianco dall’artista Velasco Vitali, attirano e forse tirano come cani da slitta curiosità per la manifestazione in programma a Torino dal 28 settembre al 2 ottobre giunta alla sua dodicesima edizione. Nell’opera, pensata espressamente per l’ampio cerchio dei temi che verranno trattati nel ricco programma di incontri i cani, di media taglia e dalla razza indefinibile, guardano o “si fermano ad annusare la vita” in direzioni diverse, come a cercare di intercettare qualcosa dentro alla precarietà del presente. L’opera, che nasce piccola, appena 40 cm, su carta, vedendola amplificata nei fuoriscala di manifesti e locandine non perde nulla della sua poetica intimità; lo attesta il fatto che non viene scambiata per una pubblicità, non invita a nessun consumo. Suscita, a sensazione, un piccolo ottimismo, quasi, senza una ragione. Velasco Vitali utilizza da tempo i cani nelle sue opere, spesso esili sculture dove il profilo possiede un déjà vu di Giacometti, e simile è la forza nel trasmettere spaesamento e solitudine; un branco, una muta randagia più avvezza alla malinconia che all’aggressività, sentimento che volenti o meno condividiamo così spesso con i nostri amici animali. Un’altra grande e curiosa scultura dell’artista intitolata Sbarco, è presente in questo periodo nel cortile del Rettorato dell’Università di Via Po inserita per Arte alle Corti in cui due enigmatici uomini trasportano un’imbarcazione scintillante e rovesciata sulle loro spalle; la loro testa resta misteriosamente nascosta all’interno di essa. I due uomini probabilmente naufraghi sono alla fine o all’inizio di un viaggio. Destinazione sconosciuta, come sempre per quello strano animale detto...

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L’Isao festival scommette sull’alleanza tra arte ed economia. Dal Sacro attraversando l’ordinario.

Pubblicato da alle 12:36 in D'Uomo, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

L’Isao festival scommette sull’alleanza tra arte ed economia. Dal Sacro attraversando l’ordinario.

“Arte ed economia alleate: nuovi sguardi per una via d’uscita dalla crisi”: questa la sfida dell’Isao Festival, il Sacro attraverso l’ordinario. In occasione della XXII° edizione, dal tema “Alla ricerca della felicità”, la kermesse propone un inedito connubio. Tre le sezioni che, da domenica 20 settembre a sabato 17 ottobre, accompagneranno gli spettatori in questo viaggio che coinvolgerà tutto il Piemonte. La prima è “Storie di altri mondi”, tutti alla ricerca della felicità. C’è la diversità fisica, ci sono universi geograficamente lontani, c’è l’incontro/scontro tra culture. A inaugurare il festival, domenica 20 settembre alle 21 al teatro Carignano, la prima italiana di “Shiva Ananda Lahari”, spettacolo di danza Bharantanatyam e musica carnatica dell’India del Sud. “Percorsi tra economia e felicità” è invece il titolo della seconda sezione, che si interroga su quella che dovrebbe essere il cardine dell’economia civile: la felicità pubblica, la felicità condivisa. Martedì 29 settembre, alle 21 al teatro Vittoria di Torino, Nadia Lambiase, Alberto Pagliarino e Paolo Piacenza apriranno i lavori con il monologo “Buona, generativa, civile. Dialogo sull’economia felice”. Sul palco l’economista Stefano Zamagni e il sociologo Mauro Magatti si confronteranno sui grandi nodi dell’economia globale. La terza sezione, quella più tradizionale, è “Focus del sacro”. Il nuovo spettacolo “A noi vivi! L’inferno” de Il Mutamento Zona Castalia parte, domenica 4 ottobre da Maurizio d’Opaglio, per il tour piemontese. Per un festival che da sempre si occupa di indagare l’umanità, la società e la comunità negli snodi che portano dall’ordinario al sacro e viceversa, il tema scelto rappresenta un’innovazione radicale. “Mai come in questo tempo l’economia, complice la crisi, si è affermata nelle nostre vite quotidiane con tanta irruenza e violenza – spiega il direttore artistico di Isao Festival, Giordano V. Amato – Per questo abbiamo deciso di capirne di più e il desiderio è cresciuto a tal punto da decidere di dedicare all’economia un percorso di tre anni, dall’Inferno, quello del 2015, al un Paradiso, tanto auspicato, che speriamo, arriverà nel 2017”. Tra le novità, la location d’eccezione che ospiterà lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Giordano V. Amato, “Marta e Olmo”. Per l’occasione, infatti, riapre, eccezionalmente, il rifugio antiaereo di Palazzo Civico. Costruito nel 1940 per proteggere la popolazione dalle bombe della seconda guerra mondiale, lo scorso anno è stato restaurato e inaugurato. Giovedì 24 e venerdì 25 aprirà nuovamente le porte e, 12 metri sotto terra, accoglierà artisti e pubblico per riflettere, attraverso gli occhi di due adolescenti, sulla paura e l’orrore della guerra. Il calendario completo è consultabile al sito:...

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