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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Don Roberto Repole.

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Torino Domani. Sei domande per indagare il futuro della città. Don Roberto Repole.

GazzettaTorino, ha deciso di raccogliere opinioni, pareri, punti di vista, sul futuro della città, rivolgendo sei domande, sempre le stesse, a persone impegnate a diverso titolo nella società, nella politica e nella cultura, su un tema rilevante del dibattito pubblico, a nostro avviso trascurato: la Torino di domani. La città appare in questo momento, come si suol dire “sotto lo zelo di Abramo”, ossia pronta ad essere sacrificata senza sapere bene per chi o per che cosa. E noi, come Isacco, vorremmo che alla fine si salvasse. Roberto Repole è sacerdote della diocesi di Torino e docente di Teologia sistematica presso la sezione di Torino della Facoltà Teologica, lo ringraziamo per la partecipazione a Torino Domani.   Dopo un viaggio all’estero, al rientro la città e talvolta l’Italia tutta appare più piccola, bloccata, come fosse imprigionata dentro ad un incantesimo cattivo. Prova anche lei questa sensazione, e se la risposta è si da cosa reputa sia dettato questo sentimento. Non saprei, francamente, se questa sensazione mi venga proprio al ritorno dall’estero (almeno se si tratta di grandi città del nostro mondo occidentale, alla fine spesso più simili di quel che sembrerebbe): è certo, però, che qualche volta avverto di abitare un Paese ed una città che stentano a proiettarsi in avanti, che sembrano bloccati e come ripiegati su se stessi. Mi viene da pensare che uno degli effetti della fine delle grandi ideologie e della globalizzazione, ovvero il fatto di percepire il futuro più in termini di paura che di attrazione, sia proprio di casa nel nostro Paese e nella nostra città. Basterebbe considerare la tendenza – che non finisce di impressionarmi – di guardare ai giovani più come ad un problema da affrontare che non a una incredibile risorsa del presente e per il futuro. Sarei però disonesto se non dicessi di vedere anche diversi segni di apertura e di speranza, magari scomposti ma certo presenti. Registro sia a Torino sia in Italia una grande generosità, che si manifesta ad esempio nelle grandi esperienze e strutture di volontariato che ancora sussistono e che sono vive. Anche la generazione dei più giovani non è solo fatta di “sdraiaiti”. C’è tra loro  tanta generosità, tanta apertura e solidarietà che costituiscono un segno di speranza per il futuro. Persino ciò che ora va sotto il nome di emergente “populismo” credo che meriterebbe una attenzione culturale più profonda di quel che generalmente si concede, specie in un mondo mediatico spesso superficiale. Pur con tutte le contraddizioni, le incongruenze e le forze nichiliste da cui è attraversato, non si esprime in esso anche una “forza di resistenza” allo status quo, che è ancora indice di vita e di “speranza”? Forse insieme al “marcio” c’è da essere attenti a non perdersi i germi di bene o anche solo il grido di chi fatica a vivere. Il dibattito sul futuro di Torino, su cosa voglia divenire, cosa ambisca a rappresentare, quale tipo di identità desideri per se ed i suoi abitanti sembra inabissarsi e virare ad un pensiero che verte solo sui conti, sui debiti, sulle spese; una grande liquidazione dei progetti e dei sogni. Come siamo arrivati a questo? Questo è un punto nevralgico, direttamente connesso a quanto provavo ad esprimere poc’anzi. C’è come l’impressione che la dimensione economica si sia “mangiato” tutto. Mi pare...

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Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

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Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

Libano. Medio-Oriente. Cosa sappiamo (veramente) del Libano e del Medio-Oriente? Quale immagine ne abbiamo? Quanto dei nostri preconcetti corrisponde a verità e realtà, e quanto invece è falso? Sono alcune delle domande e degli stimoli che guideranno i due giornalisti-reporter torinesi Luca Rolandi e Andrea Tomasetto, nel viaggio che faranno nella “Terra dei Cedri” dal 29 settembre al 7 ottobre. “Un viaggio per scoprire, per vedere, per imparare” – spiega Luca Rolandi, giornalista, specializzato nei temi della cultura, della società e della religione, è stato tra gli iniziatori di Vatican Insider, il portale de La Stampa dedicato a Chiesa e attualità – “noi per primi ci mettiamo all’ascolto, con curiosità: primo obiettivo, osservare e conoscere. Conoscere come si vive oggi in Libano; conoscere la realtà dei campi profughi; conoscere le attività della ONG Assomoud, ONG che nei campi ha messo in piedi una forma di welfare parallelo”. “Soprattutto – continua Andrea Tomasetto, regista di documentari, che da 15 anni lavora nel campo della comunicazione sociale multimediale – siamo curiosi di incontrare e conoscere le storie delle persone che nei campi ci vivono… uomini, donne, bambini, famiglie. Seguiremo (con telecamera e macchina foto) le loro giornate, ascolteremo le loro voci, i loro racconti, chiederemo di entrare nelle loro case… di certo li vedremo nei Centri Sociali animati da Assomoud”. “Una cosa mi ha colpito – commenta ancora Tomasetto – quando in questi giorni ho detto ad amici e parenti ‘vado in Libano per un reportage sulle attività nei campi profughi’, ho incontrato le reazioni più diverse. Dal ‘che bello, interessantissimo’, al ‘ma è pericoloso!’… Sintomo, come si diceva prima, che in Italia (e generalmente in tutto l’occidente) di tutta questa parte del Mondo in via di sviluppo, abbiamo una conoscenza molto scarsa, fatta più di stereotipi che di dati e fatti effettivi”. “Il nostro scopo è proprio quello – dice Rolandi – di fare da ‘occhi e orecchie’ per raccogliere questi dati, queste storie e poi raccontarle, inquadrandole nella giusta prospettiva di realtà”. Il reportage entra infatti all’interno del progetto “Frame, Voice, Report!”, un bando dell’Unione Europea con l’obiettivo di rafforzare e migliorare la consapevolezza e l’impegno dei cittadini europei riguardo ai temi dello Sviluppo e della Cooperazione, attraverso il finanziamento di “azioni di comunicazione/informazione” delle buone pratiche che sono già in atto nei Paesi in via di sviluppo. “Da una ricerca recente – spiega Rolandi – è emerso che in tutti i nostri telegiornali, a questi Paesi viene dedicato meno del 10 per cento delle notizie; si parla del Sud del Mondo, inoltre, sempre solo quando succede qualcosa di negativo. Naturale che noi occidentali abbiamo l’idea, falsa, che l’Africa, il Medio-Oriente, il Sud-America, siano posti dove ci sono solo problemi, che loro non fanno nulla per risolverli e che siamo sempre noi occidentali a salvare la situazione”. L’obiettivo del bando finanziato dall’Unione Europea (attraverso il COP, Consorzio delle ONG Piemontesi, arriveranno per le associazioni subalpine 300.000 euro, a copertura di spese fino a 20.000 euro per progetto) è quindi quello di “scardinare” questa prospettiva, favorendo il racconto degli elementi positivi dei Paesi in via di sviluppo e delle azioni di crescita che loro stessi sanno mettere in atto. In particolare, il progetto di cooperazione con l’Assomoud ed i campi profughi palestinesi in Libano è portato avanti, da oltre 15...

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La tragedia aerea di Miss Charlotte verrà celebrata a 2800m. Una storia di guerra da ricordare.

Pubblicato da alle 12:39 in D'Uomo, DOXA segnalazioni, Prima pagina | 0 commenti

La tragedia aerea di Miss Charlotte verrà celebrata a 2800m. Una storia di guerra da ricordare.

  Domenica 16 settembre si terrà la giornata di ricordo della tragedia aerea di Miss Charlotte: nove uomini del B17 dell’855 gruppo bombardieri dell’USAAF che nella notte del 10 settembre 1944 si schiantarono sulla cresta del Gran Miol in Valle Argentera mentre trasportavano armi, munizioni e viveri da paracadutare alle formazioni partigiane della Valle Pesio. Una giornata pensata non solo per commemorare il fatto storico, ma soprattutto per tenere vive, attraverso il ricordo, le personalità e le vicende di coloro che, giovani e giovanissimi, morirono in questa azione. Le loro vite rimaste come sospese, sono ferme a quella notte del 1944 e oggi diventano un’occasione per ricordare il dramma della guerra e la sua attualità La storia di Miss Charlotte “……Il 10 settembre del 1944 volava un B17 dell’855 gruppo bombardieri dell’USAF – Miss Charlotte- con 9 uomini di equipaggio- proveniente da Algeri e destinato a paracadutare viveri, armi e munizioni alle formazioni partigiane cuneesi. Miss Charlotte a causa di una tempesta di neve aveva perso la rotta spostandosi troppo verso nord rispetto alle valli di Cuneo. Era riuscito a infilarsi nella valle Argentera attraverso il Passo di Frappier (2891 mt.) e, soprattutto, a evitare miracolosamente il Gran Queyron (3060 mt.) a sinistra e la cima Frappier (3030 mt.) e arrivare sopra Sestriere. Li il comandante si era reso conto di aver sbagliato rotta e presumibilmente decise di tornare ad Algeri facendo rotta a sud/sud ovest. Pensando di essere a una altezza sufficiente per superare lo spartiacque della valle Argentera si andò a schiantare sulla cresta che porta al Gran Miol (2995 mt) esplodendo, tra le rocce che dividono le due biforcazioni della valle Argentera – la Valle del Gran Miol e la Valle Lunga. Per i nove uomini dell’equipaggio (il pilota John R. Meyers, il Copilota Darl J. Heffelbower, il navigatore Ian S. Raeburn, Bombardiere Raymond L. Wilson, l’operatore Radio Ernest G. Kolln, e gli addetti alle mitragliere Donald C. Pullis, Robert B.Lloyd, Louis H.Simpson e Walter H.Bildstein) non ci fu scampo. Il primo ad accorgersi di quello che era successo fu il capitano della milizia Vittorio Bianco stanziato a Sestriere che in quella notte di neve e nebbia sentì dapprima il rombo dell’aereo che sorvolava Sestriere, che riprendeva la rotta verso sud e poi l’esplosione. I resti dei piloti vennero prima tumulati a Sauze di Cesana e poi, a guerra finita, raccolti da due ufficiali americani e sepolti prima in un cimitero militare americano presso Pisa e dopo due anni trasferiti negli Stati Uniti….”. Il programma della giornata ~ Pian della Milizia – quota 2104 mt. (Valle Argentera)   Ore 11,00 – Alzabandiera Italiano e Americano   Ore 11,15 Saluto Autorità: Consiglio Regionale del Piemonte, Sindaco Sauze di Cesana, Brigata AlpinaTaurinense, saluto del rappresentante dell’Associazione Aero-Re.L.I.C. (Research, Locate and Identify Crashes) che nel 1992 ritrovò e mappò i resti del B17   Ore 11,30 Santa Messa celebrata dal Parroco di Sauze di Cesana Don Paolo Molteni in suffragio dei 9militari americani caduti   Al termine della cerimonia l’A.N.A. – Associazione Nazionale Alpini di Pianezza preparerà il pranzo alcampo con polenta, salsiccia e formaggio   Ore 14,30 Salita con i mezzi alla Bergeria del Gran Miol (2410 mt.) e, a piedi, al monumentocommemorativo (2800 mt). Il tratto di strada da ponte Montenero al pian della Milizia ancorché in...

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Torinesi illustri. Un convegno all’Università ricorda la figura di Donato Bachi.

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Torinesi illustri. Un convegno all’Università ricorda la figura di Donato Bachi.

Era la fine giugno del 1999 quando nacque la Fondazione Fabretti Onlus, per iniziativa dell’allora presidente della  Società per la Cremazione di Torino, Luciano Scagliarini, che riuscì a sensibilizzare gli enti locali e le università piemontesi e a coinvolgerli come soci fondatori dell’istituzione nascente. Tra le molteplici attività chela fondazione svolge vale segnalare il seminario previsto per giovedì 24 maggio, che si terrà nel Dipartimento di Lingue e letterature straniere e culture moderne, nella Sala Lauree di Via Verdi, 10 Torino dedicato alla figura di un torinese illustre: Donato Bachi. Dedicata all’impegno politico e sociale della famiglia Bachi (Donato, Emilio e Guido), la Fondazione Ariodante Fabretti ha bandito nel 2017 un’apposita borsa di studio. Al seminario parteciperanno relatori dell’Università di Torino, il prof. Alessio Bottai, che traccerà una breve biografia di Bachi sottolineando alcuni aspetti del suo impegno sociale e politico, il prof. Marco Scavino parlerà del socialismo e il ruolo che il PSI ebbe a Torino fino al 1925, il prof. Marco Miletto dell’associazionismo laico torinese e in particolare di quelle associazioni di cui Bachi fu il fondatore e l’animatore come per esempio l’Università popolare, il prof. Marco Novarino parlerà dell’ambiente anticlericale e cremazionista e farà un accenno alla comunità ebraica. Il seminario organizzato da Socrem Torino e dalla Fondazione Fabretti, sarà un incontro di studio aperto a tutti e intenderà fare il punto ed esplorare gli ambiti politici, sociali e culturali che videro protagonista Donato Bachi.   Ma chi era e quale fu la storia di Donato Bachi ? Bachi naque l’11 marzo 1866 a Torino. Avvocato, tra i più noti socialisti torinesi fino all’avvento del fascismo, è tra i fondatori dell’Istituto Case Popolari e, con Pio Foà, dell’Università Popolare di Torino in cui riveste la carica di presidente; per lunghi anni è anche presidente dell’Istituto Cesare Lombroso di Torino. Per tre legislature viene eletto consigliere comunale per il Partito Socialista di Torino ed è una delle firme più ricorrenti nella stampa socialista; collaboratore del «Il Popolo d’Italia», giornale mussoliniano, fonda inoltre con Camillo Olivetti il giornale «Tempi Nuovi», la cui sede è presa d’assalto nel 1925 dagli squadristi fascisti. È arrestato più volte durante gli anni del regime e nel 1940 viene condannato al confino prima a Rocca di Mezzo e poi a Macerata Feltria. Per sottrarsi alla deportazione in Germania trova rifugio nella casa di cura diretta dal medico Carlo Angela, in cui rimane fino a Liberazione avvenuta. Di religione ebraica, Donato Bachi muore a Torino il 23 febbraio 1952 all’età di 85 anni. Socio della Società per la Cremazione di Torino sin dal 1906, appartiene ad una famiglia di lunga tradizione cremazionista e suo figlio sarà presidente della società tra il 1961 e il 1990. La sua salma è cremata il 25 febbraio e le ceneri deposte nella tomba di famiglia del Cimitero israelitico di Torino. Amico fraterno del presidente della Repubblica Luigi Einaudi, come figura importante dell’antifascismo torinese la città di Torino lo ha inserito nella toponomastica dedicandogli una...

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A naso in sù sotto le cupole. Una conferenza per conoscere gli emisferici soffitti.

Pubblicato da alle 12:07 in D'Uomo, galleria home page, Notizie, Università | 0 commenti

A naso in sù sotto le cupole. Una conferenza per conoscere gli emisferici soffitti.

Palazzo Madama ospita giovedì 3 maggio 2018 alle ore 17.30 un incontro gratuito dedicato alla storia e all’evoluzione delle tecnologie usate nella costruzione di monumenti del passato. La conferenza, a cura del professor Giorgio Croci, esperto nello sviluppo di teorie e analisi innovative per la diagnostica e la salvaguardia dei monumenti, è organizzata grazie alla collaborazione con l’Associazione Amici della Fondazione Torino Musei. L’incontro illustrerà, anche con supporto multimediale, il comportamento strutturale delle grandi volte e cupole di chiese e palazzi, e le soluzioni tecniche adottate in relazione alle conoscenze scientifiche e ai materiali che caratterizzano le diverse epoche e i differenti stili architettonici. Oltre alla Domus Aurea, al Pantheon, a Santa Maria del Fiore e alla Basilica di San Pietro, che rappresenta l’apice di questa evoluzione, viene analizzato anche il comportamento di diverse altre strutture architettoniche e monumentali di varie epoche e nazioni. Infine viene indagata la cupola della Cappella della Santa Sindone, realizzata dall’architetto Guarino Guarini, che ha un comportamento strutturale eccezionalmente interessante benché poco visibile. A guidare la conferenza sarà l’esperienza del professor Giorgio Croci, nato a Roma nel 1936, laurea in Ingegneria Civile nel 1960. Nominato Professore Ordinario di “Tecnica delle Costruzioni” e di “Principi strutturali dei monumenti storici”, ha contribuito allo sviluppo di teorie e analisi innovative per la diagnostica e la salvaguardia dei monumenti. Alle attività di studio e ricerca ha sempre corrisposto un’intensa e prestigiosa attività professionale. È stato membro delle commissioni per i progetti del Restauro del Colosseo, della salvaguardia dei templi di Angkor (Cambogia), della Torre di Pisa, di Santa Sofia in Istanbul e del Ponte di Messina. Tra i suoi più significativi progetti ricordiamo inoltre gli interventi di restauro e consolidamento della Basilica di San Francesco di Assisi in seguito al terremoto del 1997, lo studio preventivo dello stato di conservazione del Palatino, il progetto di restauro e protezione sismica del complesso del Topkapi a Istanbul e il progetto di rinforzo strutturale del Tempio di Konarack in India. Diversi sono i premi a lui conferiti, tra cui la “Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte”, conferita dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. L’ingresso è libero e ci saranno disposizione un centinaio di...

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Comunicazione religiosa e media contemporanei. Un corso ad hoc per giornalisti.

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Comunicazione religiosa e media contemporanei. Un corso ad hoc per giornalisti.

Trasmettere modalità corrette per aprocciare il fatto religioso in ambito comunicativo, con particolare attenzione ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Ordine. Questo l’intento del corso  di specializzazione in teologia morale con indirizzo sociale della sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, che verrà attivato in collaborazione con l’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo (ALMED) dell’Università Cattolica di Milano, il Corso di Alta formazione «Comunicazione religiosa e media contemporanei». L’importante iniziativa formativa, si avvale della collaborazione dell’Ufficio Regionale per le Comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Piemontese (CEP); Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) – Delegazione di Piemonte Valle d’Aosta e Liguria; Ucsi (Unione Cattolica della Stampa Italiana) Piemonte, ed intende trasmettere modalità corrette per approcciare il fatto religioso in ambito comunicativo, con particolare attenzione ai giornalisti professionisti e pubblicisti iscritti all’Ordine. Inoltre offre una formazione teorico-operativa di base a persone che lavorano nell’ambito della comunicazione religiosa nelle chiese locali: parrocchie, oratori, sale di comunità e centri pastorali, comunità religiose, collaboratori delle testate giornalistiche diocesane, blogger, gestori e operatori di siti istituzionali. L’iniziativa formativa, sovvenzionabile con la “carta del docente”, è rivolta anche agli insegnanti dei vari ambiti disciplinari per incrementare le competenze conoscitive e pratiche nell’utilizzo dei new-media in ambito scolastico. Strutturato in otto sessioni di lavoro, a partire dal 2 marzo, previste in altrettanti venerdì (9.00-13.30/15.00-18.00) da marzo a novembre 2018, presso la sede della Facoltà Teologica di via XX Settembre 83 a Torino. La quota di partecipazione è contenuta in 300 euro più IVA (366 euro complessivi) per favorire la partecipazione dei giovani, anche grazie a opportune borse di studio promosse dagli enti e istituzioni di riferimento. Per esigenze amministrative dell’Università Cattolica il corso potrà essere attuato in presenza di 35 iscritti. Questo limite rende necessaria una tempestiva iscrizione delle persone interessate, entro il 25 febbraio 2018. Tutte le informazioni e le procedure di iscrizione (esclusivamente on line) sono disponibili sul sito: http://almed.unicatt.it/almed-comunicazione-religiosa-e-media-contemporanei-ammissione-e-iscrizione. Il materiale informativo è ugualmente reperibile sul sito della Facoltà Teologica di...

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Dietro ad una porta segreta del Castello del Valentino una cappella seicentesca.

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Dietro ad una porta segreta del Castello del Valentino una cappella seicentesca.

La professoressa Costanza Roggero Bardelli, che ha coordinato i restauri, realizzati con la direzione scientifica della Soprintendenza spiega i dettagli più significativi della scoperta di una Cappella attribuibile a Amedeo di Castellamonte da poco riportata alla vista. La cappella, è stata costruita nel 1644-45, formata da un ambiente con sacrestia, è decorata finemente con  stucchi di fine ‘600 e una parete affrescata,  in cui si può individuare una figura femminile.  L’ingresso era stato coperto da un finto muro eretto nel 1904, quando vennero fatti i lavori per ospitare i docenti di quello che  sarebbe diventato il primo nucleo del Politecnico, già Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri.  La storia della cappella non è tanto una scoperta, quanto una riscoperta, il disvelamento di uno spazio, al piano terreno del padiglione nord-ovest, rivolto verso la città, che era stato per molti versi dimenticato. Impiegato per le esigenze di segreteria, modificato da contropareti, tanto che solo gli stucchi della volta apparivano a tratti riconoscibili, con i volumi di cappella e sacrestia snaturati, il luogo votivo aveva perso gran parte della propria identità. “Ringrazio tutti coloro che hanno lavorato con impegno ai restauri, che hanno permesso di restituire il Castello del Valentino alla città. La condivisione della conoscenza è per il Politecnico non solo un obiettivo strategico definito sui temi della ricerca e del trasferimento tecnologico ma, intesa in senso ampio, è la modalità con cui fare sistema con il Territorio per contribuire a rendere sempre di più Torino Città della cultura, oltre che Città universitaria”, ha commentato il Rettore Marco Gilli nel corso della sua visita in occasione del completamento dei lavori di restauro e valorizzazione della cappella del Valentino, finalmente restituita al suo antico splendore negli stucchi bianchi e nei sapienti volumi.   Il nuovo intervento di restauro ne restituisce ora tutta la ricchezza e individua la committenza della cappella per quanto riguarda gli apparati decorativi non tanto in Cristina di Francia, la prima signora del castello, quanto nella nuora Maria Giovanna Battista, in una continuità di legame tra le Reggenti e la residenza fluviale. Ricompone inoltre quell’immagine unitaria, complessiva, che il lungo e delicato intervento sugli appartamenti d’onore del primo piano nobile, sulle facciate, sulla cancellata e sui porticati ottocenteschi aveva proceduto a ridelineare, ma di cui ancora mancano non pochi elementi. Il Castello del Valentino è un sito UNESCO con le Residenze Sabaude dal 1997, è non solo sede storica del Politecnico di Torino e tutt’ora luogo di formazione e ricerca, ma ormai da un ventennio è al centro dell’attenzione come polo di primo interesse in un programma di valorizzazione che lo riconsegni alla comunità accademica, ma anche all’intera città anche come patrimonio storico e architettonico....

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Diaconia Valdese e Comunità Ebraica di Torino insieme per un corrodoio umanitario.

Pubblicato da alle 11:49 in D'Uomo, Economia, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Diaconia Valdese e Comunità Ebraica di Torino insieme per un corrodoio umanitario.

Un “corridoio umanitario” tra la Diaconia Valdese – CSD e la Comunità Ebraica di Torino, a meno di 100 metri di distanza è nato un progetto comune presentati presso Il Passo Social Point di via Nomaglio 8, neonata collaborazione tra due realtà diverse, ma non così lontane. La Diaconia Valdese e la Comunità Ebraica di Torino, infatti, sono storicamente legate da un lungo rapporto, ormai consolidato, di collaborazione e di interscambio continuo, che le ha condotte a sottoscrivere la cooperazione sul progetto dei Corridoi Umanitari – che garantiscono l’ingresso legale sul territorio italiano dei richiedenti asilo –, promossa soprattutto dalla volontà di operatori sociali, collaboratori e di tutti coloro che da sempre ne sono frequentatori. “Io mi ricordo che, quando ero bambino – ha dichiarato Dario Disegni, presidente della Comunità Ebraica – molte erano le attività condivise: per esempio, alcuni ragazzi della scuola ebraica facevano le recite nella chiesa Valdese e molti giovani di quest’ultima trascorrevano parte del loro tempo nella prima. È, quindi, una tradizione di cooperazione che dura da tanti anni”. Una collaborazione tra due minoranze attente e sensibili alle serie problematiche di altre fasce deboli della società italiana, come quelle dei migranti, nei confronti dei quali entrambe le comunità avvertono il richiamo di un dovere, ossia quello dell’accoglienza e dell’accompagnamento in un percorso di inserimento sociale. Dovere che si è manifestato attraverso la disponibilità di un appartamento, da parte della Comunità Ebraica, preposto all’accoglienza di una coppia di profughi politici del Congo, giunti in Italia nel 2016, e che è proseguito anche nel corso del 2017: una famiglia siriana, infatti, sarà presto ospitata in un altro alloggio della stessa.  Le famiglie accolte vengono contattate in Libano su segnalazione dell’UNHCR – Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – e di altre associazioni e ONG presenti sul territorio. In seguito, quelle prescelte sono sottoposte a una serie di colloqui, volti a valutare il background e la disponibilità a seguire i percorsi di accoglienza proposti, e, successivamente, alla verifica dell’ambasciata italiana e degli operatori sociali ivi presenti. Il progetto, invece, è completamente autofinanziato, grazie alle donazioni dell’8×1000 della chiesa Valdese e ai contributi di privati. Complessivamente, il costo giornaliero dell’iniziativa non supera i 35€. “È importante sottolineare l’aspetto della “seconda accoglienza” – ha continuato poi Patrizia Mathieu, presidente del Concistoro della Diaconia Valdese – perché, dopo essersi assicurati che l’arrivo dei migranti avvenga in modo sicuro e venga loro garantita la legalità di un percorso, è altrettanto fondamentale che queste persone trovino dei legami, costruiscano delle reti, una “seconda” casa nel paese che li ospita e che potrebbe diventare il loro”. La Diaconia Valdese, infatti, offre, in primo luogo, l’opportunità di sostare in appartamenti e ricevere assistenza legale e sanitaria, cui segue una seconda fase, l’inclusione e la sopracitata “seconda accoglienza”, la quale consiste nella possibilità di frequentare corsi di italiano, corsi professionali e attività ludiche che possano, dunque, promuovere l’integrazione sociale. “Crediamo molto nell’autonomia dei migranti accolti e nella loro capacità di gestirsi attraverso i contatti che acquisiscono e le reti che, di conseguenza, costruiscono – ha precisato Elisabetta Libanore, coordinatrice equipe di Torino dei Corridoi Umanitari della Diaconia Valdese –, ed è per questo, quindi, che puntiamo sulla loro formazione, sul lavoro e, in generale, sull’estrapolare le numerose potenzialità che possiedono”. Il periodo di accoglienza, infine,...

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Il Paradiso senza attese. Lo porta la XXIV edizione de “Il sacro attraverso l’ordinario”

Pubblicato da alle 12:04 in D'Uomo, galleria home page, Notizie, Spettacoli | 0 commenti

Il Paradiso senza attese. Lo porta la XXIV edizione de “Il sacro attraverso l’ordinario”

Il “Paradiso” inteso in un’accezione laica e spirituale – ma non religiosa – come una dimensione di benessere che riguarda la qualità della vita e la costruzione condivisa di un futuro migliore: questo il fil rouge che contraddistinguerà i dodici spettacoli del festival teatrale “Il sacro attraverso l’ordinario”, giunto quest’anno alla sua XXIV edizione, che si svolgerà in otto comuni tra il Piemonte (Pinerolo, Torino, Ivrea, Orbassano, Cumiana, Almese, Chivasso) e la Valle d’Aosta (Donnas). Tra gli ospiti e gli spettacoli più attesi si annoverano: Simone Cristicchi con Il secondo figlio di Dio; il musicista indiano Vishwa Mohan Bhatt; e le prime assolute Uova toste e A noi vivi! Il Paradiso. La rassegna è stata ideata dall’associazione Il mutamento zona Castalia con Pop Economix e Mulino ad Arte ed è diretta dal regista e drammaturgo Giordano Vincenzo Amato. Essa propone non solo teatro e musica, ma anche percorsi tra boschi e parchi e workshop dedicati ai bambini e alle famiglie, il tutto con il contributo di Regione Piemonte, Città di Torino, Circoscrizione 7, MiBACT e Fondazione CRT. Ma qual è il rapporto che intercorre tra il sacro e il teatro? “Il sacro”, spiega il direttore artistico Amato, “è inteso in un’accezione laica: bisogna rendere sacre le situazioni ordinarie, e l’arte può essere uno di questi strumenti, per acuire la qualità della vita e renderla meno meccanica”. “Il sottotitolo del festival”, continua, “è, infatti, come da due anni a questa parte, Alla ricerca della felicità: il tema del “paradiso” conclude il triennio, dedicato all’idea della crisi, sia economica sia esistenziale. Dopo l’esplosione di quest’ultima, il festival, che ha sempre avuto una valenza spirituale, è approdato a temi e a valori più terreni, soprattutto a quelli propri dell’economia civile. Siamo, quindi, partiti dall’inferno, la situazione più nera, per passare attraverso il purgatorio e giungere, quest’anno, al paradiso, con la speranza di vedere un po’ di luce, che porti alla costruzione di una visione migliore, la quale ci possa aiutare a far riemergere il nostro spirito bambino”. A noi vivi! Il paradiso, lo spettacolo curato personalmente da Amato in sinergia con il Progetto Cantoregi, si pone, allora, come emblema di questa ricerca, dal momento che evoca, appunto, la possibilità di un paradiso, una dimensione futura di benessere. “È uno spettacolo non per i bambini ma con i bambini”, precisa il direttore, “che in ogni recita sono diversi, perché sono quelli residenti nei luoghi in cui essa viene messa in scena, e sono i protagonisti veri e propri dello spettacolo, insieme all’attrice e ai due acrobati. La rappresentazione rivisita e riadatta un mito australiano e una storia, proveniente dalla cultura orale Sufi e tramandata in Burkina Faso (Uccelli bianchi e uccelli neri), entrambi di impronta tradizionale”. Particolare, infine, anche la scelta della locandina, realizzata dallo studio Bellissimo and the beast, curatore dell’immagine del festival degli ultimi anni: “I corpi mostrano un’interiorità e si trovano dentro a una croce. È un’immagine anche ironica, perché le figure sono in qualche modo storiche: si ricrea un contrasto tra modernità e tradizione, tema da sempre centrale nel festival, che ogni anno cerca di curare temi più tradizionali coniugati ad altri d’avanguardia”. Roberta Scalise Per il programma completo www.isaofestival.it....

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I 400 colpi di Torino Spiritualità bussano per un Piccolo Me. La XIII edizione guarda all’infanzia.

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I 400 colpi di Torino Spiritualità bussano per un Piccolo Me. La XIII edizione guarda all’infanzia.

Per collettiva fortuna ritorna Torino Spiritualità e sceglie per la sua XIII edizione un tema ed un titolo poetico e intimo come “Piccolo Me”.  Una zoomata verso l’infanzia, dove la domanda tra Restare o diventare bambini? a cui si sfugge con calcolo, come a quella se la donna o l’uomo che si è divenuti, ha tradito o no i sogni e le aspirazioni di una stagione imprescindibile e determinante della vita di ognuno. Rifiutarsi di crescere oppure ritrovare da grandi un tesoro che si pensava perduto. Dal 21 al 25 settembre Torino Spiritualità sarà il PICCOLO ME da ritrovare, cinque giorni di incontri, dialoghi e spettacoli per riflettere e magari scoprire quanto “piccolo me” vive ancora nel “grande me” che ogni adulto è diventato. Scrive nella presentazione Armando Bonaiuto, Inoltrandoci nell’età adulta crediamo che l’infanzia debba sfumare alle nostre spalle. Eppure non è raro scoprire che, silenziosa, l’età bambina ancora ci accompagna: fa capolino nel passo incerto della timidezza, nell’inciampo di fragilità mai risolte, nelle paure che rallentano il cammino, ma anche nell’impeto della curiosità, nello slancio che non teme l’errore, nella corsa fiduciosa dietro a visioni, invenzioni, intuizioni e meraviglie. A riconoscerla, la traccia dell’infanzia è una presenza preziosa, che varrebbe la pena custodire.   Alla complicata e fatata stagione dell’infanzia nessun film, si è accostato con maggiore coinvolgimento e delicatezza come I 400 colpi di Truffaut. Il fanciullo che diviene monello con l’incontro del mondo adulto, non compreso ne ascoltato o creduto, è un viaggio nel cuore di qualcosa che appartiene in diverso modo a tutti.   Nel finale di questo film in bianco e nero divenuto una specie di icona, si corre, a perdifiato, insieme al lungo piano sequenza, con il nostro piccolo protagonista che scappa dal riformatorio fino ad arrivare al mare, mai visto prima e metafora di tutto; del domani, del futuro, della libertà come dell’impossibilità. Nell’ultimo fotogramma, il ragazzo si gira, ci guarda serio e immobile per scoprire se qualcosa di quando eravamo piccoli è ancora vivo in noi: un piccolo me a cui fare appello. Nell’immagine di Guglielmo Castelli che Torino Spiritualità ha scelto, c’è qualcosa di quel film, un’amarezza di fondo, una solitudine estenuata di fronte a delle dune o ad un mare grigio, gli stessi pantaloni corti e incuranti delle stagioni e una lontananza da affrontare, in piedi, senza troppa paura.   Qui tutto il programma:...

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