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Il Paradiso senza attese. Lo porta la XXIV edizione de “Il sacro attraverso l’ordinario”

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Il Paradiso senza attese. Lo porta la XXIV edizione de “Il sacro attraverso l’ordinario”

Il “Paradiso” inteso in un’accezione laica e spirituale – ma non religiosa – come una dimensione di benessere che riguarda la qualità della vita e la costruzione condivisa di un futuro migliore: questo il fil rouge che contraddistinguerà i dodici spettacoli del festival teatrale “Il sacro attraverso l’ordinario”, giunto quest’anno alla sua XXIV edizione, che si svolgerà in otto comuni tra il Piemonte (Pinerolo, Torino, Ivrea, Orbassano, Cumiana, Almese, Chivasso) e la Valle d’Aosta (Donnas). Tra gli ospiti e gli spettacoli più attesi si annoverano: Simone Cristicchi con Il secondo figlio di Dio; il musicista indiano Vishwa Mohan Bhatt; e le prime assolute Uova toste e A noi vivi! Il Paradiso. La rassegna è stata ideata dall’associazione Il mutamento zona Castalia con Pop Economix e Mulino ad Arte ed è diretta dal regista e drammaturgo Giordano Vincenzo Amato. Essa propone non solo teatro e musica, ma anche percorsi tra boschi e parchi e workshop dedicati ai bambini e alle famiglie, il tutto con il contributo di Regione Piemonte, Città di Torino, Circoscrizione 7, MiBACT e Fondazione CRT. Ma qual è il rapporto che intercorre tra il sacro e il teatro? “Il sacro”, spiega il direttore artistico Amato, “è inteso in un’accezione laica: bisogna rendere sacre le situazioni ordinarie, e l’arte può essere uno di questi strumenti, per acuire la qualità della vita e renderla meno meccanica”. “Il sottotitolo del festival”, continua, “è, infatti, come da due anni a questa parte, Alla ricerca della felicità: il tema del “paradiso” conclude il triennio, dedicato all’idea della crisi, sia economica sia esistenziale. Dopo l’esplosione di quest’ultima, il festival, che ha sempre avuto una valenza spirituale, è approdato a temi e a valori più terreni, soprattutto a quelli propri dell’economia civile. Siamo, quindi, partiti dall’inferno, la situazione più nera, per passare attraverso il purgatorio e giungere, quest’anno, al paradiso, con la speranza di vedere un po’ di luce, che porti alla costruzione di una visione migliore, la quale ci possa aiutare a far riemergere il nostro spirito bambino”. A noi vivi! Il paradiso, lo spettacolo curato personalmente da Amato in sinergia con il Progetto Cantoregi, si pone, allora, come emblema di questa ricerca, dal momento che evoca, appunto, la possibilità di un paradiso, una dimensione futura di benessere. “È uno spettacolo non per i bambini ma con i bambini”, precisa il direttore, “che in ogni recita sono diversi, perché sono quelli residenti nei luoghi in cui essa viene messa in scena, e sono i protagonisti veri e propri dello spettacolo, insieme all’attrice e ai due acrobati. La rappresentazione rivisita e riadatta un mito australiano e una storia, proveniente dalla cultura orale Sufi e tramandata in Burkina Faso (Uccelli bianchi e uccelli neri), entrambi di impronta tradizionale”. Particolare, infine, anche la scelta della locandina, realizzata dallo studio Bellissimo and the beast, curatore dell’immagine del festival degli ultimi anni: “I corpi mostrano un’interiorità e si trovano dentro a una croce. È un’immagine anche ironica, perché le figure sono in qualche modo storiche: si ricrea un contrasto tra modernità e tradizione, tema da sempre centrale nel festival, che ogni anno cerca di curare temi più tradizionali coniugati ad altri d’avanguardia”. Roberta Scalise Per il programma completo www.isaofestival.it....

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I 400 colpi di Torino Spiritualità bussano per un Piccolo Me. La XIII edizione guarda all’infanzia.

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I 400 colpi di Torino Spiritualità bussano per un Piccolo Me. La XIII edizione guarda all’infanzia.

Per collettiva fortuna ritorna Torino Spiritualità e sceglie per la sua XIII edizione un tema ed un titolo poetico e intimo come “Piccolo Me”.  Una zoomata verso l’infanzia, dove la domanda tra Restare o diventare bambini? a cui si sfugge con calcolo, come a quella se la donna o l’uomo che si è divenuti, ha tradito o no i sogni e le aspirazioni di una stagione imprescindibile e determinante della vita di ognuno. Rifiutarsi di crescere oppure ritrovare da grandi un tesoro che si pensava perduto. Dal 21 al 25 settembre Torino Spiritualità sarà il PICCOLO ME da ritrovare, cinque giorni di incontri, dialoghi e spettacoli per riflettere e magari scoprire quanto “piccolo me” vive ancora nel “grande me” che ogni adulto è diventato. Scrive nella presentazione Armando Bonaiuto, Inoltrandoci nell’età adulta crediamo che l’infanzia debba sfumare alle nostre spalle. Eppure non è raro scoprire che, silenziosa, l’età bambina ancora ci accompagna: fa capolino nel passo incerto della timidezza, nell’inciampo di fragilità mai risolte, nelle paure che rallentano il cammino, ma anche nell’impeto della curiosità, nello slancio che non teme l’errore, nella corsa fiduciosa dietro a visioni, invenzioni, intuizioni e meraviglie. A riconoscerla, la traccia dell’infanzia è una presenza preziosa, che varrebbe la pena custodire.   Alla complicata e fatata stagione dell’infanzia nessun film, si è accostato con maggiore coinvolgimento e delicatezza come I 400 colpi di Truffaut. Il fanciullo che diviene monello con l’incontro del mondo adulto, non compreso ne ascoltato o creduto, è un viaggio nel cuore di qualcosa che appartiene in diverso modo a tutti.   Nel finale di questo film in bianco e nero divenuto una specie di icona, si corre, a perdifiato, insieme al lungo piano sequenza, con il nostro piccolo protagonista che scappa dal riformatorio fino ad arrivare al mare, mai visto prima e metafora di tutto; del domani, del futuro, della libertà come dell’impossibilità. Nell’ultimo fotogramma, il ragazzo si gira, ci guarda serio e immobile per scoprire se qualcosa di quando eravamo piccoli è ancora vivo in noi: un piccolo me a cui fare appello. Nell’immagine di Guglielmo Castelli che Torino Spiritualità ha scelto, c’è qualcosa di quel film, un’amarezza di fondo, una solitudine estenuata di fronte a delle dune o ad un mare grigio, gli stessi pantaloni corti e incuranti delle stagioni e una lontananza da affrontare, in piedi, senza troppa paura.   Qui tutto il programma:...

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Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

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Dai Rinascimenti Sociali ai Rinascimenti culturali. Il Polo Artigianelli si apre alla città.

  La grande tradizione torinese dei santi sociali, che ha segnato tra Ottocento e Novecento la storia economica e sociale della nostra città con un modello di welfare pubblico-privato alternativo e in anticipo sui tempi, continua e si fa sentire, oggi come allora, come risposta urgente e autonoma ai momenti di crisi.  Lo fa attualizzandosi ai tempi delle start up e ampliando al contempo l’offerta culturale: è stato presentato il progetto Rinascimenti Culturali, un nuovo polo che trova spazio all’interno del Collegio Artigianelli, casa madre della congregazione dei Giuseppini del Murialdo (fondata da San Leonardo Murialdo, Torino 1828-1900) sita tra corso Palestro, via Juvarra e via Manzoni, oggetto negli ultimi anni di un’importante azione di rigenerazione architettonica. Il Collegio Artigianelli è da 150 anni un centro di aggregazione, progettazione e implementazione di servizi a sostegno dell’infanzia, dei giovani, della famiglia e del lavoro. Rinascimenti Culturali si sviluppa a ideale completamento di Rinascimenti Sociali, il primo programma di accelerazione a impatto sociale nato a Torino nel 2015, sempre ad opera dei Giuseppini, per selezionare soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali, accompagnarle nel processo di strutturazione, generando nuova economia e impatto sociale. Con il completamento progressivo degli interventi di ristrutturazione nel 2017 prende forma il nuovo polo, un luogo che sarà dedicato alla cultura del cibo, alle arti performative, teatrali e alle arti visive. La Congregazione dei Giuseppini, attraverso EtikØ, l’impresa sociale culturale ART 9 – Arte Brachetti, il Teatro della Caduta e la Fondazione Museo Ettore Fico sono parti attive nella progettazione delle attività artistiche ed enogastronomiche, fruibili da tutta la cittadinanza. Nell’autunno al Teatro Artigianelli prenderà avvio la programmazione di Music-Hall, questo il nuovo nome della struttura, con la direzione artistica di Arturo Brachetti e del Teatro della Caduta. A questo si affianca il recupero del Café Artigianelli, molto conosciuto in città negli anni ’90 come locale alternativo ed eclettico, aperto a mostre, artisti emergenti, musica, reading, tango. Oggi questo spazio sarà gestito dalla Fondazione Museo Ettore Fico e diventa MEF Outside, sede espositiva in continuità progettuale con il MEF; al momento sono in programma due mostre, una antologica dedicata a Niki de Saint Phalle a partire da mese di ottobre e l’esposizione Tarocchi. Dai Visconti ai Social Media. Incontriamo Don Danilo Magni dei Padri Giuseppini per parlarci di queste iniziative e illustrarci le attività del Polo Artigianelli, che, come evocato dal diminutivo, suggerisce atmosfere vagamente dickensiane, ma in realtà prepara giovani capaci di affrontare il mondo del lavoro con un mestiere concreto, sostenuti da una rete di formazione pienamente inserita nel contesto contemporaneo. Come arrivano qui i ragazzi oggi, da quali situazioni provengono? Ci sono diversi canali: la rete legata ai servizi sociali, al Tribunale dei Minori e al carcere minorile; il pensionato per gli studenti, le famiglie che debbono far seguire l’obbligo formativo ai ragazzi, i portatori di handicap. Infine c’è un canale per cui i ragazzi arrivano direttamente a noi attraverso l’attività aggregativa e pastorale. Per i ragazzi dai 14 ai 18 anni sono attivi i corsi professionali, poi ci sono tipologie di corsi anche per persone più grandi con disabilità fisiche e cognitive. Sulla formazione professionale seguiamo circa 2000 ragazzi, con sede qui in corso Palestro, una a Mirafiori, una a Nichelino, una a Pinerolo e una più piccola a Chieri. Come è organizzata la comunità dei Giuseppini? Qui a Torino siamo 9 religiosi, in tutta Italia siamo una quarantina di comunità e in...

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Al “cartello” dei costruttori di autocarri una sanzione dall’Europa. Il Piemonte sa dei risarcimenti ?

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Al “cartello” dei costruttori di autocarri una sanzione dall’Europa. Il Piemonte sa dei risarcimenti ?

    E’ trascorso quasi un anno da quando la Commissione Europea con un comunicato stampa – 19 luglio 2016 –  ha pubblicato la notizia di uno storico provvedimento sanzionatorio contro le case costruttrici MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF che hanno violato la normativa comunitaria in materia di Antitrust. Nello specifico, è stata riscontrata la sussistenza di un “cartello” per tutto lo spazio economico europeo, che ha gravemente falsato il mercato e la concorrenza. La danese Margrethe Vestager, commissaria responsabile della politica della concorrenza, dichiarò: “Oggi abbiamo inviato un messaggio chiarissimo, comminando ammende record a seguito di gravi infrazioni. Sulle strade europee circolano in tutto più di 30 milioni di autocarri, che effettuano circa i tre quarti del trasporto di merci su gomma in Europa e svolgono un ruolo vitale per l’economia europea. È inaccettabile che i costruttori MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF, che insieme producono i nove decimi degli autocarri medi e pesanti costruiti in Europa, facessero parte di un cartello anziché essere in concorrenza tra di loro. Per 14 anni hanno stretto accordi collusivi in materia di prezzi e di trasferimento ai clienti dei costi per adeguarsi alla normativa ambientale. In questo modo inviamo un chiaro messaggio alle imprese: i cartelli sono inaccettabili.” In pratica la Commissione europea ha accertato che i costruttori MAN, Volvo/Renault, Daimler, Iveco e DAF hanno violato la normativa antitrust dell’UE.  Per 14 anni i citati costruttori di autocarri hanno stretto accordi collusivi in materia di prezzi degli autocarri e sul trasferimento ai clienti dei costi per conformarsi a norme più rigorose in materia di emissioni. La Commissione ha comminato un’ammenda record di 2,93 miliardi di euro. All’impresa MAN non è stata comminata un’ammenda in quanto ha rivelato alla Commissione l’esistenza del cartello. Tutti i costruttori citati hanno riconosciuto gli addebiti e hanno convenuto di regolare la controversia. Ora un decreto legislativo datato gennaio 2017, inerente a chi opera in regime di cartello, sostiene che si debbano pagare i danni ai soggetti danneggiati per violazione delle norme europee ed italiane in materia di concorrenza. Le violazioni, che hanno interessato tutto lo Spazio economico europeo, sono durate 14 anni, dal 1997 al 2011, anno in cui la Commissione ha effettuato ispezioni senza preavviso presso le imprese. A partire dal 2004 il cartello si è organizzato attorno alle affiliate tedesche dei costruttori di autocarri e i contatti sono avvenuti per lo più per via elettronica. Per 14 anni le discussioni tra le imprese hanno avuto per oggetto le stesse tematiche, ovvero gli aumenti di prezzo dei rispettivi “listini all’ingrosso”, la tempistica di introduzione delle nuove tecnologie di riduzione delle emissioni e il trasferimento ai clienti dei costi delle tecnologie di riduzione delle emissioni. E questi sono gli incresciosi fatti che la Commissione Europea ha rilevato e giustamente sanzionato. Ma scendendo a livello regionale, il Piemonte, ha fatto qualcosa per informare o aiutare coloro che in passato hanno acquistato autoveicoli dalle 6 alle 16 tonnellate, nel periodo compreso dal 1997 al 2011 ? La possibilità di un risarcimento dovrebbe aggirarsi, detto con la dovuta prudenza, intorno al 10% sul volume complessivo, sia per gli Enti pubblici che per i privati. Per esempio in Veneto La Confartigianato Trasporti ha già predisposto una “class action” contro le case costruttrici. Qui, invece, per ora, tutto tace.  L’Europarlamentare Daniele Viotti,...

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Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale. Fare il musicista è possibile ?

Pubblicato da alle 16:34 in D'Uomo, Economia, Eventi, galleria home page, Musica, Università | 0 commenti

Un Convegno sul lavoro e le professioni nel mondo musicale.  Fare il musicista è possibile ?

  Il Conservatorio statale di musica “G. Verdi” di Torino, il 18 e 19 Marzo propone una riflessione sulle professioni artistiche e dello spettacolo, attraverso il confronto tra rappresentanti delle istituzioni musicali di tradizione e quelli appartenenti a nuove realtà culturali dotate di un forte carattere innovativo: –  Cosa vuol dire oggi fare della musica e dello spettacolo una professione? Quale ruolo potrebbe avere l’Alta Formazione Musicale nell’orientare e formare gli studenti verso i diversi ambiti delle nuove professioni musicali? –  Come si pone il dibattito sull’utilizzo delle risorse pubbliche rispetto alla sperimentazione e alla produzione del ‘nuovo’ rispetto alla conservazione della tradizione? Quanto le strategie politiche possono incidere sul mondo del lavoro in campo artistico? –  È possibile trasformare la ‘passione’ da vuoto stereotipo a preziosa risorsa da ‘scambiare sul mercato’, aiutando i giovani musicisti a sostenersi economicamente? Le tematiche proposte allo studio ed alla riflessione condivisa dei relatori e del pubblico coinvolgono in modo particolare: amministratori pubblici, operatori culturali, musicisti professionisti, studenti delle Università e delle Istituzioni di Alta Formazione Artistico-Musicale. L’attività convegnistica – a partecipazione gratuita e integralmente aperta al pubblico – si articolerà su due giornate. È prevista una sessione mattutina con due incontri/discussione, sulle tematiche individuate e aperte al pubblico. Ogni incontro, della durata di 1 ora e 30′ ciascuno, prevede la presenza di un moderatore e di vari relatori (rappresentanti di organizzazioni, ambiti progettuali e formazioni molto differenziate). Nella sessione pomeridiana saranno poi creati alcuni tavoli di lavoro e discussione con la presenza di un moderatore e degli ospiti (musicisti, docenti e professionisti dei vari settori) che avranno il compito di animare la discussione portando diverse esperienze e punti di vista. I partecipanti potranno pertanto approfondire le seguenti tematiche: 1. CHE COSA FARÒ DA GRANDE… Aspettative e reali opportunità lavorative in ambito musicale Cosa vuol dire oggi essere un professionista della musica? È possibile immaginare il conservatorio come un’agenzia formativa in grado di offrire una preparazione ottimale che consenta un reale ingresso nel mondo musicale professionale? Come valorizzare le competenze dei docenti rispetto a questo aspetto della formazione del giovane musicista? 2. SIAMO NANI SULLE SPALLE DEI GIGANTI… Le risorse Il ruolo delle politiche culturali rispetto al dilemma tra conservazione del patrimonio e della tradizione e investimento nella produzione del nuovo pone il problema della destinazione delle risorse. Comprendere quali siano e come si realizzino le politiche per la cultura e in particolare per la musica per i prossimi anni è tema assolutamente da non trascurare, se vogliamo mantenere un’identità culturale e creare le condizioni per far crescere artisti innovativi, creatività, quindi occupazione per tutto l’indotto. 3. CHI SIAMO, COSA FACCIAMO .. MA PER CHI? Il pubblico L’audience development, ovvero l’ingaggio e la partecipazione del pubblico come leva per crescita di nuovi progetti e di nuove professioni musicali. Ormai non ci sono più dubbi: saranno gli spettatori i nuovi protagonisti dei progetti culturali e di spettacolo. Confronteremo significativi esempi di festival e alcuni progetti innovativi che prevedono il coinvolgimento attivo del pubblico e discuteremo insieme sul ruolo delle future politiche culturali italiane ed europee. 4. INVESTIRE LA PROPRIA CREATIVITÀ INNOVANDO Nuovi progetti a confronto Negli ultimi anni accanto all’offerta di spettacolo tradizionale sono nati e cresciuti centinaia di nuovi progetti sfruttando i numerosi bandi dedicati all’innovazione culturale, rivolti a piccole organizzazioni formate da...

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Il mistero di The Young Pope. Un cambio di paradigma.

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Il mistero di The Young Pope. Un cambio di paradigma.

  A Sorrentino non è mai piaciuto il grigio. O bianco o nero. Nessuna via di mezzo. Forse, è proprio questa rigidità che vuole incarnare il Jude Law di The Young Pope, attuale serie tv che fa del contrasto la sua poietica. Maestoso e divino, seppur così dichiaratamente contraddittorio, Pio XIII è l’antitesi del papa moderno e, forse, è proprio questo a renderlo così affascinante da analizzare, guardare, spiare.  Uomo presuntuoso e vagamente pericoloso, per cogliere le sue vere intenzioni è necessario, non solo  ascoltare le battute, ma osservare, osservarlo, semplicemente guardare potrebbe risultare meno profondo. Attraverso i falsi simulacri della società contemporanea, prima fra tutti proprio la televisione, il giovane papa dipinge attorno a sé non tanto un contesto definito e potenziale, quello del Vaticano, per antonomasia rassicurante ed eterno, quanto un universo totalmente autoreferenziale, privo di riferimenti al mondo reale, che si mostra nella sua più intima insicurezza diventando un’arma per spiazzare e shoccare costantemente lo spettatore: che cosa vuole significare tutto questo? È un mistero ma, a quanto dice Jude Law, può essere anche solo una questione di tempo. Tutta la narrazione è intessuta di attesa e di mistero. Di fatto, non si cita (quasi) mai il conclave né si danno spiegazioni plausibili sul percorso che ha portato il protagonista ad assumere il ruolo di Capo della Chiesa. La questione viene assolta con leggerezza, affidando la responsabilità al soffio dello Spirito Santo, simbolo del grande mistero della religione cristiana. Nè si capisce da dove provenga la fame di “rottura” che desidera Pio XIII per la Sua Chiesa. Il cambio di paradigma c’è, e si sente. Oggi siamo temprati alle quotidiane rivoluzioni degli Steve Jobs di turno che, inneggiando al futuro, diventano dei semi-dei, promettendo scenari migliori di quelli attuali, in cui la tecnologia assicura tutto quello di cui si ha bisogno; è plausibile quindi, ritrovarsi spaesati di fronte al tentativo, da parte di un uomo così giovane, di allontanamento della Chiesa – quasi uno scisma – di stampo conservatore, che celebra la pesantezza classica e condanna la spettacolarizzazione della stessa. Lo spettatore, non può fare a meno di leggere, sotto lo sguardo affascinante di Jude Law, l’incarnazione dell’enigma e del mistero della fede in Dio. Tutto, in The Young Pope, compete a un’unico scopo: mostrare l’invisibile, far percepire la presenza dell’assenza, riconoscendo l’essenza di questo mistero che oggi si è perso. Lo spettatore non può fare a meno di tornare fedele, anche solo per una sera. Federico...

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Piazza Castello ospiterà per la prima volta il falò valdese. Celebra le “Lettere patenti” istituite da Carlo Alberto.

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Piazza Castello ospiterà per la prima volta il falò valdese. Celebra le “Lettere patenti” istituite da Carlo Alberto.

  La Città di Torino ha concesso il patrocinio e l’uso di piazza Castello alla Chiesa Valdese per le tradizionali celebrazioni del 16 febbraio. Per la prima volta nel salotto buono della città si vedrà fiammeggiare il tradizionale falò celebrativo delle “Lettere patenti”, l’editto che sancì la concessione dei diritti civili e politici ai valdesi promulgato da Carlo Alberto nel 1848. Ogni anno, infatti, i valdesi festeggiano la ritrovata libertà accedendo falò che illuminano le valli attorno a Pinerolo. La concessione della piazza più importante di Torino è stata fortemente voluta dell’Amministrazione cittadina: a fianco della catasta che sarà data alle fiamme, di fronte a Palazzo Madama, ci sarà un palco per accogliere le autorità e per ospitare i tanti cori che accompagneranno con i canti tradizionali l’accensione del falò. L’appuntamento è alle ore 20 del 16 febbraio. L’ultima volta che Torino vide celebrare le Lettere patenti fu circa trent’anni fa al Monte dei Cappuccini. “L’Amministrazione comunale è felice di poter offrire uno spazio consono a un evento così importante per i nostri cittadini e cittadine valdesi – spiega l’assessore Marco Giusta – ma anche per la città nel suo insieme, in quanto si celebra l’apertura di spazi di libertà e di comunicazione tra mondi fino ad allora chiusi al confronto. È una ferita che si sana ed è l’occasione per tutti e tutte di avvicinarsi alla comunità e conoscerla più da vicino, condividendo il momento di festa”. “La Chiesa Valdese è estremamente lieta di poter realizzare nel cuore della città un evento che è tradizionale nella nostra storia. Ci siamo sempre occupati di diritti perché per molto tempo non ne abbiamo avuti”, dice Patrizia Mathieu, presidente del Concistoro valdese di Torino. “Le Lettere patenti ci riconoscevano come cittadini, ma non ci permettevano libertà di culto. Solo cent’anni dopo, con la Costituzione della Repubblica, c’è stato il pieno riconoscimento”. Il falò del 16 febbraio è, per i valdesi, una festa laica, una ricorrenza storica. “Per questo condividiamo il palco con tutti coloro che hanno patito o tuttora patiscono l’assenza di diritti: ci saranno gli ebrei, destinatari anch’essi delle Lettere patenti del 1848, e ci saranno le associazioni lgbt, le associazioni per la laicità e per i rifugiati”, conclude Mathieu.    Comunicato della Città di...

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Scene da un terremoto. Calma e senso civico malgrado la continua emergenza.

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Scene da un terremoto. Calma e senso civico malgrado la continua emergenza.

Sono nato, cresciuto e tutt’ora vivo a Torino, ma metà del mio sangue ha origini “nursine”. La famiglia di mia mamma, infatti, è di Norcia. Ricchi proprietari terrieri fino al mio trisnonno Filippo; poi i tempi sono cambiati, le ricchezze dissipate, i rami dell’albero genealogico sono fioriti in altre città. Nel centro storico di Norcia, però, è ancora possibile ammirare il massiccio Palazzo Scaramucci edificato nella seconda metà del 1600: testimonianza concreta di una presenza che ha lasciato il segno.   Il primo degli Scaramucci a tornare a Norcia fu mio nonno Giuseppe, che passò la vita ad infornare il suo pane, e l’ultimo della dinastia rimasto nella città di San Benedetto è mio zio Aleandro. Di sei fratelli è l’unico a non aver mai abbandonato la sua “Vetusta Nursia”, nemmeno dopo i terremoti del 1956, del 1971, del 1979, del 1997… e, ancora, quello dello scorso 24 agosto. Ma il 30 ottobre ha preso con sé poche cose, è salito in auto e ha raggiunto mia madre a Torino. La paura ha preso il sopravvento, dopo che Norcia si è piegata alla violenza di una scossa brutale che ha raso al suolo anche la magnifica Basilica di San Benedetto. E Aleandro Scaramucci ha fatto come tanti altri suoi concittadini: se n’è andato. Questi eventi mi hanno colpito. Molto. Ecco perché, a due settimane dal sisma, ho voluto accompagnare a Norcia mio zio per recuperare un po’ di effetti personali, constatare l’entità dei danni subiti e prendere contatti con il Centro Organizzativo Comunale per l’assegnazione della cosiddetta unità abitativa. La maggior parte delle abitazioni, compresa quella di mio zio, non è infatti agibile. E sicuramente non lo sarà per i prossimi mesi. Volevo vedere con i miei occhi, e non più con quelli dei telegiornali, come fosse realmente la situazione. Quale fosse l’atmosfera di un luogo che io ho sempre vissuto nei periodi estivi, affollato di turisti e con gli irresistibili profumi delle succulente norcinerie. Con la piazza San Benedetto e il corso Sertorio nei quali si spandeva l’allegro chiacchiericcio nella tipica cadenza musicale umbra. Immaginavo di non trovare nulla di tutto questo, e così è stato.   Norcia è una città fantasma. Le case sono chiuse, disabitate. Per le strade circolano decine di mezzi di soccorso, e tra questi spiccano quelli rossi dei Vigili del Fuoco. Sono tantissimi. Poi ci sono i Carabinieri, la Polizia, la Protezione Civile. Le mimetiche dell’Esercito. Sono state allestite le tensostrutture per ogni genere di attività: dal già citato Centro Organizzativo, alla mensa che offre pranzo e cena a tutti. Anche l’ospedale ha una dependance esterna, perché qui le scosse sono quasi quotidiane. Più leggere, certo, ma continue. Si vive in continua emergenza, ma tutto è gestito con calma e ragionevolezza.   Tutti hanno rispetto di tutti. I cittadini stanno dimostrando una forza di volontà invidiabile e una pazienza che sembra un misto di rassegnazione e tristezza per tutto ciò che è andato perduto. Magari dopo essere già stato ricostruito in seguito ai forti terremoti del passato. Sanno bene che ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità, ma i norcini sono gente tosta, gente di montagna che ha sempre messo in pratica la regola di San Benedetto: quell’ora et labora che, 1500 anni fa, per certi versi aveva cambiato il mondo.  ...

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Saranno155 i beni che verranno restaurati in Piemonte e Valle d’Aosta grazie alla CRT

Pubblicato da alle 18:46 in D'Uomo, Economia, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Saranno155 i beni che verranno restaurati in Piemonte e Valle d’Aosta grazie alla CRT

      Dalla cappella di Sarral tra le Alpi valdostane, al gruppo scultoreo della chiesa di Santa Maria Assunta sul Lago d’Orta: sono 155 i beni mobili e immobili di pregio che rinasceranno in tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta grazie al bando Restauri Cantieri Diffusi della Fondazione CRT.  Con 2,5 milioni di euro assegnati, l’edizione 2016 del bando ha sostenuto in via prioritaria i lavori di restauro e consolidamento delle cappelle campestri diffuse sul territorio rurale e il recupero di beni mobili quali, in particolare, tele, organi, statue, arredi lignei. Tenuto conto di queste priorità, sono risultati vincitori di questa edizione anche gli interventi per il restauro e il risanamento conservativo di altri beni immobili tutelati di rilevante valore culturale. Dal 2003 a oggi, la Fondazione CRT ha investito oltre 35 milioni di euro per la rinascita del patrimonio storico, artistico e architettonico del Piemonte e della Valle d’Aosta, sostenendo finora 2.285 interventi.  Qui una selezione esemplificativa di alcuni progetti beneficiari del bando Restauri Cantieri Diffusi edizione 2016.  A Tonengo, nell’Astigiano, ha ottenuto il contributo della Fondazione CRT il progetto di restauro e valorizzazione turistica della cappella campestre di epoca romanica dedicata a San Michele Arcangelo, tra le più antiche chiese edificate nella regione.   Nel Cuneese, grazie all’intervento della Fondazione CRT, sarà restaurato il coro ligneo della chiesa di San Giovanni a Saluzzo, i cui scranni, risalenti al XV secolo, provengono dall’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso.  A Marseiller, in Valle d’Aosta, sarà restaurato l’importante ciclo di affreschi della cappella campestre di San Michele, realizzato dal pittore quattrocentesco Giacomino da Ivrea.   Nell’Alessandrino il bando Restauri Cantieri Diffusi sosterrà il restauro dell’organo di metà Ottocento “Agati-Piacentini”, che tornerà a riprodurre il suo suono originario nella chiesa parrocchiale San Giovanni Battista in Bistagno.  A Vercelli sarà possibile riportare al suo antico splendore la tavola rinascimentale raffigurante “Madonna adorante il Bambino e San Giovannino” attribuita a David Ghirlandaio, fratello del più noto Domenico. Il restauro dell’altare ligneo settecentesco di grande pregio del Santuario della Beata Vergine di Loreto a Groscavallo, nel Torinese, permetterà di migliorare l’offerta turistica di una delle mete di pellegrinaggio più frequentate e conosciute nelle Valli di Lanzo.  Nel Biellese, tra i progetti vincitori del bando, figura l’intervento di restauro del trittico del noto pittore rinascimentale Daniele De Bosis, conservato nella Chiesa di S. Giacomo al Piazzo.  Interventi di restauro anche nel Novarese, sulle rive del Lago d’Orta, dove il contributo della Fondazione CRT sarà utilizzato sia per la nicchia affrescata, sia per il gruppo scultoreo in legno policromo della chiesa di Santa Maria Assunta in Orta San Giulio. A Baveno-Feriolo, nel Verbanese, i lavori di rifacimento della copertura esterna garantiranno il recupero della chiesa dedicata alla Madonna della Scarpia, piccolo edificio molto rilevante per la comunità locale. Il restauro della cappella ‘Il martirio di S. Eusebio’ del Sacro Monte di Crea andrà ad arricchire il percorso devozionale particolarmente degno di nota dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, uno dei siti italiani patrimonio dell’umanità. Il link alla mappa dei beni in versione interattiva:  https://drive.google.com/open?id=1ITFaIYEfsTJrG6UmOgrnSrKv-hE&usp=sharing  ...

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E di domenica la storia. Tra gli ori e i velluti del Carignano partono le “Lezioni di storia”.

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E di domenica la storia. Tra gli ori e i velluti del Carignano partono le “Lezioni di storia”.

Iniziano a fine ottobre al Teatro Carignano di Torino le Lezioni di storia, iniziativa programmata grazie alla collaborazione tra Editori Laterza, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, il Circolo dei lettori e La Stampa. Il primo appuntamento dal titolo Il linguaggio del Papa con Alessandro Barbero è previsto al Carignano domenica 30 ottobre 2016, alle ore 11.00. Rigore scientifico e capacità di comunicare, appassionare, incuriosire: i migliori storici salgono sul palcoscenico per parlare al grande pubblico. Questa la formula che ha decretato il successo delle Lezioni di Storia. Per la prima volta, migliaia di persone hanno fatto la fila per assistere a un appuntamento diventato immancabile. Incantato da un linguaggio chiaro e avvincente, in luoghi sempre speciali, il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere in presa diretta le vicende delle nostre città, i grandi avvenimenti contemporanei dell’Italia e del mondo, gli eventi che hanno impresso svolte radicali, i personaggi che sono stati protagonisti della grande storia. Dall’Impero romano ai nostri anni, portati per mano attraverso i secoli, in tanti hanno scoperto perché un episodio anche lontano nel tempo possa spiegare il nostro presente e dia risposte al bisogno di memoria. Le Lezioni di Storia sono partite da Roma per approdare a Milano, Torino, Genova, Firenze, Trento, Rovereto, Trieste e anche Londra e Dublino. PROGRAMMA DEGLI INCONTRI  Teatro Carignano domenica 30 ottobre 2016 – ore 11.00 IL LINGUAGGIO DEL PAPA Alessandro Barbero Dalle trasformazioni del potere temporale ai conflitti con l’Islam, dalla rivoluzione protestante alla questione sociale, fino alle guerre del Novecento e all’affermarsi dei nuovi diritti politici e civili. Come la Chiesa ha cambiato il modo di comunicare con il mondo, con i fedeli, con il potere? Come si è confrontata con i grandi cambiamenti nel corso del tempo? Teatro Carignano domenica 13 novembre 2016 – ore 11.00 ISLAM E OCCIDENTE IERI E OGGI Franco Cardini C’è chi pensa che il Califfato sia alle porte. Da anni la nostra paura e i nostri sensi di colpa trovano nell’Islam la loro causa prima. Ma davvero siamo condannati, Musulmani e Occidentali, a combatterci senza mai comprenderci? Franco Cardini esplora il mondo musulmano, una realtà complessa e contraddittoria, oggi sospesa tra jihad e business. Teatro Carignano domenica 4 dicembre 2016 – ore 11.00 IL CAPO E LA FOLLA. LA GENESI DELLA DEMOCRAZIA RECITATIVA Emilio Gentile Si è cominciato col dire: “I capi fanno la storia”. Poi si è detto: “Sono le masse che fanno la storia”. Oggi si dice: “La storia la fanno i capi e le masse”. Emilio Gentile indaga il comportamento di capi e folle nella storia e le esperienze di personalizzazione del potere da Napoleone Bonaparte al presidente Kennedy. Teatro Carignano domenica 18 dicembre 2016 – ore 11.00 AUGUSTO E IL CALIFFO Andrea Giardina, Maurizio Molinari La storia antica può fornirci indicazioni preziose per capire il nostro mondo, percorso da conflitti al tempo stesso politici, economici e religiosi. Oriente e Occidente, Nord e Sud, rappresentazioni culturali prima ancora che geografiche nel dialogo tra uno storico dell’antica Roma e il direttore de “La Stampa”. 18 DIC 2016 – Ore 11.00   Il Circolo dei lettori, via Bogino 9, Torino Ingresso: Intero € 7,00 – Ridotto € 5,00 (Abbonati Teatro Stabile Torino, La Stampa, Carta Plus Circolo dei...

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