Doxa

gli editoriali, i pensiero, punti di vista, evoluzione, approfondimenti, dentro la notizia, oltre la superficie, giornalisti, giornali, quotiditani, online

La Fondazione Bottari Lattes, due sedi, un’unica grande passione per l’arte e la letteratura, nel nome di Mario Lattes.

Pubblicato da alle 12:23 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione, Mostre | 0 commenti

La Fondazione Bottari Lattes, due sedi, un’unica grande passione per l’arte e la letteratura, nel nome di Mario Lattes.

  Incontriamo il presidente della Fondazione Bottari Lattes, Adolfo Ivaldi, nello Spazio Don Chisciotte di via della Rocca 37, polo torinese della Fondazione  – fondata nel 2009, ha inaugurato la propria sede nel 2010 a Monforte d’Alba nelle sale dell’ex municipio-  qui, da tre anni, si alternano mostre d’arte e incontri culturali molto seguiti dal pubblico cittadino. Nel nome Bottari Lattes è racchiusa la storia di due vite straordinarie, quella di Mario Lattes, editore, collezionista, scrittore e pittore originale e anticonformista, (Torino,1923-2001) e Caterina Bottari, sua compagna di vita, che ha condiviso l’amore per le arti e la letteratura e, alla sua scomparsa, ne ha raccolto il testimone con iniziative culturali di rilievo. Iniziative che hanno poi preso corpo in una Fondazione, il cui scopo primario è la promozione della cultura e dell’arte attraverso l’ampliamento della conoscenza del nome e della figura di Mario, a cui va riconosciuto il merito della diffusione in Italia di pittori e autori stranieri di grande valore. Tra le principali attività rientra l’organizzazione di mostre, convegni tematici, progetti per le scuole e concerti, e del Premio Letterario Internazionale Bottari Lattes Grinzane, nato sulle ceneri del Premio Grinzane Cavour. Quest’ultimo è stato acquistato all’asta fallimentare, in seguito alle note vicende giudiziarie, da un’indomita Caterina e riportato, con costanza e passione, alla dignità della scena internazionale. Partiamo da questa impresa, che sarebbe piaciuta anche a Don Chisciotte, ma che Caterina, contrariamente all’eroe di Cervantes, ha trasformato in una realtà vincente. Come sono andate e come stanno procedendo le vicende del Premio? Il recupero del vecchio premio Grinzane Cavour coinvolge grande parte dell’attività della Fondazione, anche se è quest’ultima è nata dal desiderio di ricordare l’attività di Mario Lattes che è stato editore in Torino e poi scrittore e pittore. Il Premio Grinzane Cavour è stato uno dei premi letterari più importanti fino al 2009; qualcuno ha “sbandato” e il premio ha avuto una crisi molto forte di identità, a cui si sono legati problemi anche economici perché era una struttura molto dispendiosa. Dopo il fallimento nel 2009 è stato messo in liquidazione all’asta. Caterina è intervenuta in prima persona a difesa della cultura piemontese nel mondo: nessuno voleva prendere il premio, solo un editore di Capalbio si è presentato all’asta: alla fine siamo riusciti a vincere, con sacrifici e investimenti non indifferenti, acquisendo beni materiali (libri, documenti d’archivio e attrezzature varie d’ufficio, cespiti, etc) e immateriali (il nome e il marchio del Premio). All’inizio, al momento di rilanciare il premio, ci siamo trovati molte porte chiuse da parte degli enti che lo avevano sempre sostenuto, inclusi ovviamente quelli istituzionali, ormai spaventati da quello che era successo, per i contributi pubblici sono stati molto limitati. Piano piano, negli anni, riacquistando quella credibilità che era andata persa, c’è stato un avvicinamento anche delle istituzioni, oltre a sponsor e sostenitori. Oggi abbiamo un accordo con la Fondazione CRC di Cuneo che sostiene una parte del premio con un contributo triennale di 105.000 euro. Anche la Regione Piemonte si è posta più o meno su questi livelli. Fatti tutti i risparmi possibili ogni edizione del premio viene a costare circa 120.000 euro, per cui l’investimento in proprio della Fondazione è comunque sempre necessario, in buona misura. I fatti oggi stanno dando ragione alla costanza e al coraggio di Caterina Bottari Lattes… Sì, la volontà di Caterina si è dimostrata indispensabile...

Continua

ll bando OPEN: innovazione e partecipazione culturale.

Pubblicato da alle 10:39 in DOXA segnalazioni, Economia, Innovazione, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

ll bando OPEN: innovazione e partecipazione culturale.

Il Museo non è un’isola: Nati con la Cultura, esempio virtuoso di audience engagement. Il bando OPEN, istituito dalla Compagnia di San Paolo nel 2015, sostiene i progetti che mirano ad ampliare e diversificare la domanda culturale del pubblico, attraverso la proposta di nuove forme di coinvolgimento attivo. “Ogni pubblico ha proprie peculiarità e il bando OPEN nasce per individuare risposte adeguate alle domande e ai bisogni culturali di una comunità. Negli ultimi due anni, Compagnia di San Paolo ha intrapreso un percorso di esplorazione di questo tema, proponendosi come interlocutore di riferimento per le istituzioni culturali intente a individuare le corrette modalità per stimolare il coinvolgimento attivo di diversi pubblici, lavorando sulla costruzione dell’offerta culturale per tener conto e stimolare la crescita di una domanda che non esisteva in precedenza” – afferma Matteo Bagnasco, Responsabile dell’Area Innovazione Culturale di Compagnia di San Paolo. “OPEN è in quest’ottica uo strumento volto ad avviare proposte e iniziative in grado di produrre una risposta fattiva. Nelle due edizioni del bando sono stati premiati complessivamente 31 progetti su territorio nazionale, tutti caratterizzati da una grande varietà di ambiti di applicazione e dall’attenzione diversificata a molteplici target di riferimento”. Come emerso dall’Osservatorio Culturale del Piemonte durante il Convegno conclusivo degli Stati Generali della Cultura tenutosi il 14 dicembre 2016, il Piemonte sta continuando nel suo percorso di sviluppo del settore museale e dei beni culturali. Tuttavia, considerando l’intero territorio italiano, se l’offerta resta considerevole, la domanda e la partecipazione rimangono essenzialmente immutate quando non ridotte rispetto al passato. In questo contesto si inserisce l’intervento della Compagnia di San Paolo, fondazione sempre più attiva nella ricerca e nel sostegno in tema di innovazione culturale, che ritiene l’audience engagement elemento prioritario, in quanto forza propulsiva volta alla costruzione di una risposta concreta alle necessità culturali del territorio. Il bando OPEN ha ottenuto una risposta importante in entrambe le edizioni (2015 e 2016) con un totale di 315 progetti ricevuti nel periodo di apertura delle due call. Il Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo ha premiato complessivamente 31 progetti, di cui 13 nel 2015 e 18 nel 2016, per un impegno complessivo di € 465.000 per il 2015, incrementato del 30% nella seconda edizione, fino ad arrivare ad un contributo di € 609.000 per i progetti vincitori del 2016 (totale nel biennio: € 1.074.000). Anche nel 2017 lo stile di intervento dell’ente in tema di innovazione culturale si conferma in gran parte sperimentale, alla ricerca di modelli ed esperienze da far emergere e sistematizzare con un investimento di circa 6.000.000 di euro. Gli interventi della Compagnia di San Paolo si articolano  sull’individuazione e il sostegno  di nuove forme espressive, sull’innovazione finalizzata all’inclusione sociale ed alla partecipazione culturale, sulla sinergia di scienza e cultura in ambito sociale e sulla promozione di nuove imprenditorialità e professionalità creative. In particolare Nati con la Cultura, il progetto concepito all’Ospedale Sant’Anna di Torino dalla Onlus Fondazione Medicina a Misura di Donna, è cresciuto in una logica di sistema con Abbonamento Musei Torino Piemonte e Osservatorio Culturale del Piemonte, che hanno attivato un percorso di ricerca condivisa tra musei e famiglie a partire dall’implementazione dei servizi per tutti i cittadini. Vincitore della prima edizione del bando OPEN di Compagnia di San Paolo dedicato allo sviluppo dei pubblici, il progetto contribuisce...

Continua

Le tavole dei Maestri dell’erotismo a fumetti in asta chiamano madrine d’eccezione…

Pubblicato da alle 13:02 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, I nuovi Shop, Mostre, Spettacoli | 0 commenti

Le tavole dei Maestri dell’erotismo a fumetti in asta chiamano madrine d’eccezione…

Metti una sera, poco prima di cena, a Torino, in una traversa chiusa di via Po trovarsi a una mostra di tavole dedicate ai Maestri dell’erotismo a fumetti organizzata dalla Galleria Little Nemo. Dagli originali di copertina per i fumetti sexy pop degli anni ‘60 e ’70, con opere di Biffignandi e Ciriello (maestri appena scomparsi) e poi di Angiolini, Cubbino, Dangelico, Del Principe, Romanini, Taglietti. La sezione dedicata all’erotismo d’autore segue un excursus che prende le mosse dalla Barbarella di Jean-Claude Forest, passa per la Valentina di Crepax e le pin-up di Baldazzini e Milo Manara e arriva alle tavole fortemente erotiche di Magnus e Von Gotha. In tutto, oltre cento artisti accuratamente biografati dall’attenta penna di Giuseppe Pollicelli, critico d’arte e giornalista specializzato. La prefazione del catalogo si deve a Tinto Brass, a cui e dedicata l’ultima sezione del volume, con alcuni scatti fotografici in grande formato che sono anche stati tirati in soli cinque esemplari firmati dallo stesso regista e dal fotografo Gianfranco Salis. Metti che madrina dell’evento sia una ex parlamentare figlia di un funzionario del Ministero dell’Interno ungherese, con un fitto curriculum fotografico e cinematografico, inserita anche in alcuni episodi di Topolino, entrata nel costume italiano grazie ad una certa provocatoria scostumatezza. Ricordata nel mondo dell’arte contemporanea per aver avuto come marito Jeff Koons, non per molto tempo, ma sufficiente per concepire oltre ad un figlio, le controverse opere del ciclo New Heaven, dove entrambi si rappresentano scultorei e impudici; l’impudicizia si estenderà soprattutto ai costi delle opere in questione. Ma nostra signora Ilona Staller arrivata con calcolato ritardo, sa ancora essere una star. Abituati a riconoscerla nuda quando la si incontrarla tutta vestita e sorridente, fedele ai colori pastello che sempre l’hanno accompagnata, viene istintivo scattarle qualche foto ricordo, mentre accompagnata dal direttore della galleria visita incuriosita le opere affisse, tra cui alcune di sua produzione. Intervistare Cicciolina è divertente e spiazzante. Trasmette un’inattesa familiarità, un allegro cerchio di ricordi dove Parlamento e pornografia si fanno meno lontani, il periodo con Riccardo Schicchi, le molte denunce della magistratura dell’epoca, l’amicizia con Moana Pozzi, le beghe legali, il difficile vissuto per l’affidamento dell’amatissimo figlio Ludwig.  Insomma Ilona è una parte della storia di questo paese e forse vedendo il film che sta girando sulla sua vita, intitolato “Per amore e per forza” ritroveremo qualcosa che oggi si da per scontato o dimenticato. Metti che prima di lasciare la galleria si scoprano le tavole, bellissime, in trasposizione erotica del film Metti una sera a cena, di Giuseppe Patroni Griffi, con Florinda Bolkan, Tony Musante, Jean-Louis Trintignant, Annie Girardot e Lino Capolicchio, tutti riconoscibili nelle tavole a mezza tinta del grande disegnatore Giorgio De Gaspari e ritorni in mente la colonna sonora scritta da Morricone, una sinuosa bossa nova che fa risalire le strade verso il traffico della...

Continua

La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Pubblicato da alle 17:53 in DOXA segnalazioni, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

La potente debolezza delle immagini. Se ne è parlato al Goethe-Institut.

Mercoledì 15 marzo al Goethe-Institut di Torino si è svolto un dibattito con tema:  “Etica dell’immagine” a cui hanno preso parte Federico Vercellone, Maria Tilde Bettetini e Adriano Fabris. Federico Vercellone, Professore all’università di Torino ha introdotto l’argomento che è stato poi sviluppato dagli altri due partecipanti: in particolare, Maria Tilde Bettetini (IULM Milano), ha fatto un excursus su come fosse vista l’immagine nel passato, parlando di Ebraismo, Cristianesimo, di Lutero e dell’Islam. Il Professor Adriano Fabris (Università di Pisa), ha fatto riferimento all’oggi, ed è stato proprio lui a rendere vivo questo dibattito, facilitando, all’interno della Sala Grande, l’immedesimarsi e il ritrovarsi nelle sue parole. In evidenza sulla cartolina d’invito troviamo una fotografia tratta da Postcards from Europe dell’artista Eva Leitolf che ha immortalato un albero d’arancio: qui possiamo notare la quantità di frutti caduti ai piedi dell’albero e i pochi rimasti sui rami. Quale è il nesso tra l’immagine scelta e questo dibattito il cui intento è volutamente transdisciplinare?  La lettura proposta da Fabris, parte dall’assunto che nella nostra epoca osserviamo migliaia di immagini ogni giorno, diversamente rispetto al passato dove raramente si potevano osservare immagini al di fuori delle chiese o dei musei. Al giorno d’oggi le fotografie non sono qualcosa di straordinario, ma sono divenute ordinarie e, per la maggior parte di noi, non hanno una vera forza iconica, non hanno peso; alcune restano e permangono nella mente altre, la maggior parte, spesso contingenti, già conosciute e che quindi non colpiscono la nostra mente, non trovano spazio nella nostra memoria e scivolano via senza lasciare traccia. “Potente debolezza” questo è l’ossimoro che è stato affiancato alla parola “immagine” da Adriano Fabris, un elemento che compare e scompare: è potente in quanto colpisce ma allo stesso tempo debole perché non ha durata. Questa debolezza è quasi irrilevante, infatti, le immagini sono necessarie e raggiungono un’autonomia tale da avere un’individualità rispetto allo spazio della realtà e dell’oggettività: esse sono in grado di sostituirsi all’esperienza diretta della realtà, portandoci poi a cercare di conoscere ciò che ritraggono e descrivono. Al significato e alla storia che l’immagine ha catturato ci si arriva soltanto in seguito rispetto alla visione nell’immediatezza, siamo incuriositi e nasce in noi la voglia di una spiegazione, di parole che caratterizzino la scena. Non solo le fotografie ci permettono di vivere, vedendole, le vicende di qualcun altro ma intaccano anche la nostra stessa realtà: questa è mediata dalle tecnologie e dai supporti che le veicolano. Ad essi vi giungiamo, ancora una volta per mezzo di un’icona, piccola immagine convenzione simbolica che compare sul monitor e rappresenta una porta, la quale ci permette di entrare in un altro mondo, quello virtuale. La domanda quindi è: la concentrazione sulla parola, in un mondo nel quale l’immagine è anteposta a tutto per attirare l’attenzione, è ormai superata? Gaia Della...

Continua

“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Pubblicato da alle 16:42 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Matite colorate a sostegno dell’oncologia pediatrica. Al via la prima edizione dell’iniziativa di piazza.  Sostenere la ricerca scientifica nell’oncologia pediatrica per garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. È questo l’obiettivo per cui sabato 25 e domenica 26 marzo, i volontari di Fondazione Umberto Veronesi saranno nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione di “Coloriamo la ricerca”. L’iniziativa si svolgerà nelle principali città italiane e vedrà oltre 900 volontari distribuire confezioni di dodici matite colorate di Fila-Giotto a fronte di una donazione minima di 10 euro che contribuirà a sostenere il progetto Gold for Kids, con cui la Fondazione finanzia la ricerca scientifica e contribuisce alla copertura dei costi di avviamento e di gestione dei progetti di ricerca. Con il progetto Gold for Kids dal 2014 Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica e le cure mediche nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie al ricavato di “Coloriamo la ricerca” in particolare si impegna a finanziare per il 2017 il lavoro di 15  medici e ricercatori di altissimo profilo che hanno deciso di dedicare il proprio lavoro allo studio di migliori e più efficaci terapie per la cura di tumori di bambini e adolescenti.     Per maggiori info e per conoscere la piazza più vicina: www.fondazioneveronesi.it oppure telefonare al numero dedicato 373...

Continua

Giovani Ufficiali a Marengo sulle orme di Napoleone per un battlefield tour.

Pubblicato da alle 12:45 in DOXA segnalazioni, Notizie, Prima pagina, Università | 0 commenti

Giovani Ufficiali a Marengo sulle orme di Napoleone per un battlefield tour.

Lo storico Jacques de Norvins, autore di una Storia di Napoleone scrisse: «Così una sola battaglia vinta dopo dodici ore d’una ritirata offensiva, ma perigliosa, ha nuovamente posto sotto l’influenza della Francia, la Lombardia, il Piemonte, la Liguria e le dodici piazze fortificate che difendono tali Stati».   Venendo al presente, e ricordando la storia, si è tenuta una lezione di storia militare sul campo di battaglia di Marengo (AL) per gli ufficiali della Scuola di Applicazione dell’Esercito. I centoquattordici tenenti del 196° corso “Certezza” hanno partecipato a un battlefield tour, termine inglese che indica la visita di reale luogo di combattimento, organizzato dal professore Giovanni Cerino Badone, docente universitario di storia militare e capitano della riserva selezionata dell’Esercito. Nel luogo in cui il 14 giugno 1800 Napoleone Bonaparte sconfisse le truppe austriache guidate dal generale Michael von Melas, i giovani ufficiali hanno potuto tradurre in pratica le nozioni di storia, tattica e logistica apprese a Palazzo Arsenale confrontandosi con la realtà di un vero campo di battaglia. Guidati dal titolare della cattedra di storia alla presenza di insegnanti e comandanti, i futuri quadri dell’Esercito hanno vissuto un’esperienza formativa indubbiamente rilevante, che affonda le sue radici nella tradizione militare anglosassone e che ancora oggi mantiene inalterata la propria valenza didattica. Terminata l’osservazione del campo di battaglia di Marengo, ancora oggi perfettamente conservato, gli ufficiali hanno avuto l’opportunità di visitare la settecentesca Cittadella di Alessandria, straordinario esempio di fortificazione permanente progettato da Ignazio Bertola sulla scorta delle conoscenze maturate durante l’assedio di Torino del 1706. Lo studio ragionato della storia militare, l’approccio multidisciplinare alla materia e la contestuale possibilità di cimentarsi nella soluzione di problemi tattici sempre attuali costituisce per i giovani ufficiali dell’Esercito una preziosa opportunità formativa nella quale, alla Scuola di Applicazione, si crede fortemente....

Continua

Kandinskij e Fontana in prestito alla Gam da una Fondazione misteriosa.

Pubblicato da alle 17:27 in .Arte, DOXA segnalazioni, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Kandinskij e Fontana in prestito alla Gam da una Fondazione misteriosa.

E’ stata inaugurata l’attesa mostra L’emozione dei Colori nell’arte. Indagare l’utilizzo del colore dall’800 a oggi costruendo un percorso molteplice tra memoria, emozione, spiritualità e suggestioni sinestetiche è il tema prescelto per questa ricchissima esposizione ospitata nella sede della Gam di Torino e nella Manica lunga del castello di Rivoli. Quattrocento opere realizzate da oltre 130 artisti pervenienti da ogni parte del mondo. La mostra è curata da Carolyn Christov-Barkagiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato e Elif Kamisli, “Un colore che sia una forma di pensiero” è il titolo che ha scelto la direttrice Barkagiev per il testo di presentazione. Le opere provengono da importanti collezioni museali, tra cui il Reina Sofia di Madrid, il MNAM Centre George Pompidou di Parigi, il Paul Klee Zentrum di Berna, Munchmuseet di Oslo, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Tate Britain di Londra, la AGNSW Art Gallery of New South Wales di Sidney, la Dia Art Foundation di new York, la Paul Guiragossian Foundation di Beirut, la Fondazione Lucio Fontana di Milano, la Cruz Diez Foundation di Parigi, la Gam e il Castello di Rivoli, prestiti da collezioni private e dalla misteriosa Fondazione F. C. per l’Arte.    Quest’ultima fondazione, il cui acronimo non esplicita il nome e non si riscontra un sito internet di riferimento, ha prestato importanti opere di Vasilij Kandinskij e Lucio Fontana, visibili alla Gam. Le voci, tutte da verificare, parlano di un collezionista di Rivoli, ma senza certezze verificabili, inutile arrischiarsi a fare congetture; quando si pone la domanda le risposte si fanno, vacue, evasive, in pieno stile torinese, dove probabilmente tutti sanno tutto, tranne noi.  ...

Continua

Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

Pubblicato da alle 18:43 in DOXA segnalazioni, Economia, Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

  Risale a poco tempo addietro la rilevante scoperta, nel campo della biologia molecolare, frutto della ricerca di un team di ricercatori torinesi, che ha messo in luce una nuova funzione della metilazione del DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola contenuta nelle cellule che contiene informazioni essenziali per il corretto funzionamento del nostro corpo. La metilazione è una modificazione del DNA, non strettamente legata alla sua sequenza, che protegge i geni da una lettura errata, garantendo, in questo modo, l’assenza di errori nell’interpretare queste informazioni. Questo meccanismo è frequentemente alterato nei tumori e in altre patologie. La scoperta è stata pubblicata su “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali. Il team protagonista del progetto di ricerca è formato da giovani e brillanti ricercatori coordinati dal Prof. Salvatore Oliviero, responsabile dell’Unità di ricerca di Epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari che non interessano direttamente la sequenza del DNA, presso la Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. La HuGeF è una fondazione costituita alcuni anni fa dalla compagnia di San Paolo, dall’Università degli Studi di Torino e dal Politecnico di Torino proprio allo scopo di sviluppare una ricerca di eccellenza nel campo della genetica, genomica e proteomica umana. Abbiamo incontrato il Prof. Oliviero ed il suo gruppo di lavoro per comprendere meglio l’importanza e l’impatto della loro scoperta. Potete spiegarci in che cosa consiste il vostro lavoro e qual è l’importanza della recente scoperta? Il DNA contiene tutte le informazioni per far funzionare una cellula e, quindi, un organismo. Queste informazioni devono però essere lette in maniera corretta dalle cellule, affinché le loro normali funzioni si possano svolgere adeguatamente. Immaginiamo che il DNA sia un insieme di lettere e di parole le une attaccate alle altre, senza spazi. È necessario comprendere quali sono le parole che lo compongono per capirne il senso: se si iniziasse a leggere dal centro di una parola oppure se non si concludesse la lettura nel punto esatto, non si potrebbe capire il significato. Per poter funzionare al meglio, il DNA è sempre associato a numerose modificazioni che, pur lasciando inalterata la sequenza delle lettere e delle parole, possono rendere più facile o più difficile la lettura. In altre parole, sappiamo che il DNA è controllato da proteine di regolazione ed enzimi che ne creano il “vestito”, rendendolo più o meno accessibile e determinando così l’attivazione o l’inibizione di alcuni geni. La nostra recente scoperta ha evidenziato che uno di questi enzimi, chiamato metiltransferasi, agisce all’interno dei geni producendo delle modificazioni che li proteggono da una lettura sbagliata. In questo modo, impedisce che si verifichino errori. Nel nostro laboratorio è anche in corso uno studio sul ruolo dell’RNA,-  molecola grazie alla quale vengono prodotte le proteine all’interno delle cellule-  probabilmente molte funzioni sono legate alla sua capacità di assumere complesse strutture tridimensionali. Quali sono le possibili applicazioni pratiche della vostra ricerca nell’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie e, nello specifico, ai tumori? In generale, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro? Sappiamo che molto spesso nei tumori l’enzima metiltransferasi non è presente o è presente in quantità ridotte e, di conseguenza, la lettura del DNA può risultare poco fedele e vengono prodotte proteine alterate, portando all’insorgenza o alla progressione maligna dei...

Continua

Alla Scuola Internazionale di Comics di Torino si disegnano le tavole del futuro.

Pubblicato da alle 14:39 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Innovazione | 0 commenti

Alla Scuola Internazionale di Comics di Torino si disegnano le tavole del futuro.

Chissà se la Scuola Internazionale di Comics di Torino, nata nel 2007, attualmente guidata dal direttore Mario Checchia, sarebbe la stessa se circa 50 anni fa il sommo Umberto Eco non avesse incluso nel suo celebre libro “Apocalittici e integrati” un’analisi di quello strano fenomeno grafico detto fumetto; utilizzando, tra i primi, lo strumento della semiotica per riflettere su questo medium popolare e coinvolgente.  Nel ripensare ai propri eroi, incisi da un segno-disegno nella memoria come piombo su carta, riemerge la felicità del tempo dedicato a quei viaggi tra storie e immagini e le fedeltà generazionali di personaggi adorati allora e coccolati nei pensieri ancora oggi. D’imperativo categorico ricordare che “La ballata del mare salato” fumetto culto di Hugo Pratt uscì proprio nel 1967. La sola idea che esista una scuola che insegna a diventare un disegnatore di fumetti è un elemento prezioso e poetico.  Il fumetto ha impiegato anni a svincolarsi dallo status di arte minore, per molto tempo rimase un intrattenimento in strisce per chiudere le pagine di un settimanale. Poi ci si accorse, merito di Eco e Roland Barthes, che rappresentava qualcosa di diverso, che possedeva una propria voce indipendente, apprezzata dal grande pubblico. Il fumetto era divenuto un oggetto culturale. A due passi dal parco della Tesoriera, al civico 48 della silenziosa via Borgone, ci sono le aule grandi e luminose della scuola di fumetto; attrezzature digitali all’avanguardia, un clima di frizzante creatività senza smania danno vita a questa grande bottega artigianale pensata per preparare i ragazzi a giocarsi il futuro con le arti visive, i colori, le matite, la fantasia e si spera molto talento.  Il direttore racconta di questi dieci anni torinesi, un compleanno che festeggeranno con l’inizio del prossimo ciclo scolastico, e soprattuto che come marchio Comics c’è dal 1979, sede a Roma, quasi 40 anni, dieci sedi in Italia di cui una a Chicago. La scuola nasce per il fumetto allargandosi poi ad altre opzioni, il digitale soprattutto, illustrazione grafica, animazione, video giochi, sceneggiatura, scrittura creativa, tutto ciò che concerne la produzione artistica. Obbligatorie le commistioni tra i vari corsi, per avere uno prospettiva che tocchi più ambiti. L’altra particolarità, che tiene a evidenziare sono i docenti, che hanno tutti una attività professionale. Significa che sono sul mercato, si aggiornano, oltre alla tecnica trasmettono informazioni preziose su come muoversi per il lavoro. La scuola ha costruito dei buoni contatti con aziende per fare stage e non solo. Gli allievi che mediamente frequentano questo luogo, questa factory, perché definirlo istituto sarebbe privarlo di qualcosa, sono circa 400. Il corso tipo è triennale, ma sono previsti anche corsi annuali o dei periodi più brevi, cicli di 10 lezioni o dei workshop intensivi di pochi giorni, anche per adulti, la media degli allievi va dai 18 ai 25 anni, non vengono accettati prima dei 15 16 anni. Qui vengono molti adulti che avevano la passione ma non la possibilità di svilupparla trovano una guida, così possono provare a cimentarsi. Dopo i tre anni gli allievi devono essere capaci tecnicamente, rilasciamo un attestato non ufficiale, ma nel settore siamo molto conosciuti e questo è il biglietto da visita. Siete in contrapposizione rispetto all’Accademia di Belle Arti ? Il nostro taglio è più pratico, la nostra specializzazione è orientata al fumetto, poi sapere più cose, avere una cultura...

Continua

Al Motor Show di Ginevra, catturati dagli affreschi digitali degli stand e dal lusso.

Pubblicato da alle 10:21 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, galleria home page, MotorInsider | 0 commenti

Al Motor Show di Ginevra, catturati dagli affreschi digitali degli stand e dal lusso.

La quarantottesima edizione del Motor Show di Ginevra ha aperto il suo sesamo a forma di portellone e, come una caverna degna di Ali Babà all’interno aveva stipato un tesoro fatto di 99 debutti mondiali e 27 anteprime europee. L’Italia ha portato in dote molti gioielli, ma quelli che spiccano e abbagliano sono la nuova Ferrari 812 Superfast, la Stelvio dell’Alfa Romeo, entrambe rosse fuoco e la rivisitata Lamborghini Aventador S. Il Salone è una kermesse meravigliosa. Costruito per ospitare senza limiti di spazio, illuminato con gusto, concede grandi possibilità alle case automobilistiche di allestire stand in competizione tra loro come fossero su un circuito. Nel giorno dedicato alla stampa le macchine ancora coperte come monumenti di piazza in attesa della banda e dell’inaugurazione rivelano soltanto volumi e forme avvolte da panni pesanti, esse catalizzano l’attenzione per la sorpresa. Le conferenze stampa seguono un programma serrato, senza sovrapporsi ma senza dare tregua ai cronisti. Gentilezza, affabilità e disponibilità del personale andrebbe tutelato dalla convenzione cittadina, oltre al casting di bellezze holliwoodiane che sorridono sotto i flash dentro a tacchi vertiginosi e qualche vestito improbabile. Soffrono la scomfort zone da scarpe eleganti in opposizione al comfort di avvolgente comodità progettata dentro ai veicoli a cui aprono la porta invitando a entrare e sedersi. I veri protagonisti della manifestazione sono le enormi pareti a video degli stand, su cui sono trasmessi brevi filmati di altissima qualità e costruzione scenica girati ad hoc per enfatizzare i prodotti. Tutto quello che la video arte, dagli anni ’60 in poi aveva pazientemente costruito, qui è ripresa e dopata al massimo delle sue possibilità. Senza mai scadere nella banalità, anzi ri-progettando al meglio tutte le invenzioni di una stagione che utilizzava come mezzo espressivo il tubo catodico ancora in bianco e nero. Da segnalare il wall diviso in tre parti della Jeep, un cinerama ad effetto natura e sport degno di un festival del cinema. Vige una palese analogia, tra questi smisurati paraventi di pixel contemporanei, memori, forse invidiosi o ispirati al fascino delle cromie coloristiche degli affreschi rinascimentali, ed i sistemi di visione impiegati all’interno di tutte le nuove automobili. I pannelli digitali, detentori di ogni sorta d’informazioni, che sovrastano, come il camino della casa di un tempo, ogni cruscotto paiono in scala ridotta quelli che svettano fuori. Come se rubassero la vista del paesaggio fuori dai finestrini per condurre il guidatore a dedicarsi solo alla loro efficenza informatica. L’abitacolo delle auto, malgrado il design avveniristico che scolpisce lo spazio nelle forme esterne, possiede un nuovo amore per l’utilizzo della pelle, pregiata e colorata anche per le city car, e il frequente inserimento di una barriera, in luogo del cambio, tra il guidatore ed il passeggero ricca di accessori ma che allontana. Scomodo e quasi impossibile baciarsi per coloro che si siedono davanti, impensabile amoreggiare. Consolerà il wifi, le serie tivù in streaming, le telefonate in viva voce, la musica in alta fedeltà e quant’altro ? Ci accontenteremo di guardare un video tenendoci per mano mentre l’auto ci porterà da sola a destinazione ? Il PalaExpo rossocrociato è il posto giusto per sfatare ogni più cupa previsione sull’innovazione, sulla voglia di ricerca, sulla sicurezza di chi viaggia in automobile. L’automobile è uno dei luoghi su cui la voglia di futuro non ha recinti, il cambio di alimentazione per...

Continua