ONG Piemontesi

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COME PREVENIRE CHE I GIOVANI HONDUREGNI ENTRINO NELLE MAFIE CRIMINALI

Pubblicato da alle 14:41 in ONG piemontesi | 0 commenti

COME PREVENIRE CHE I GIOVANI HONDUREGNI ENTRINO NELLE MAFIE CRIMINALI

Formazione per la vita e il lavoro e misure alternative al carcere per i minori L’Honduras, piccolo stato dell’America centrale, è afflitto dal potere e dalla violenza delle mafie criminali legate al narcotraffico, dette maras o pandillas, e da un tasso di omicidi tra i più alti al mondo. Moltissimi adolescenti e giovani, in assenza di opportunità sociali e lavorative, entrano a far parte dei circuiti criminali, o ne diventano vittime. Molti tra loro vivono in quartieri di forte emarginazione nelle principali città del paese, come la capitale Tegucigalpa o San Pedro Sula. Alla prima infrazione, i minorenni entrano in carceri che rappresentano vere e proprie “scuole di mafia”, dove ne interiorizzano i codici e le gerarchie. Per promuovere opportunità alternative e tutelarne la crescita come persone e componenti della comunità, RE.TE., insieme alla Onlus Dokita e all’Istituto Italo-Latinoamericano, ha realizzato in questi mesi in Honduras due azioni complementari. Da un lato ha elaborato una mappatura nazionale dei programmi di reinserimento sociale dei minori in conflitto con la legge, promuovendo le misure alternative al carcere, identificando 89 organizzazioni e 157 programmi di  integrazione sociale. Dall’altro, ha fornito a 200 giovani (metà ragazzi e metà ragazze) borse di studio per laboratori di formazione professionale nei quartieri più difficili di Tegucigalpa. Le formazioni sono state focalizzate sulla trasmissione di competenze tecniche e lavorative, per rispondere alla domanda di servizi a livello comunitario promuovendo il lavoro degno, e contribuire ai redditi individuali e familiari in quartieri ad alto tasso di criminalità, dei giovani e adolescenti a rischio sociale che non studiano e non lavorano, e che si trovano con alte possibilità di coinvolgersi in maras y pandillas. Al termine degli studi, i giovani hanno avuto l’opportunità di accedere a tirocini lavorativi. Tuttavia, in Honduras la maggior parte delle imprese mantengono una politica di impiego basata su una mappa delle “zone rosse” ad alto rischio, partendo dal presupposto che i giovani che vivono in questi quartieri fanno parte di maras y pandillas e non sono da assumere. Di conseguenza, si è valorizzata maggiormente l’opportunità di avviare piccole imprese nelle comunità. Un grande supporto è venuto dai comitati dei genitori, dalle associazioni giovanili locali, dalle scuole e dagli spazi comunitari.   RE.TE è un’ong di cooperazione internazionale che opera nei Balcani (Bosnia Erzegovina), Africa (Marocco, Senegal, Mali, Mozambico), America (El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Brasile) ed è impegnata in campagne di informazione e sensibilizzazione in Europa.   Per saperne di più: RE.TE Ong – Associazione di tecnici per la solidarietà e la cooperazione internazionale via Norberto Rosa 13/a 10154 Torino tel ++39 011 7707388 www.reteong.org   Per approfondimenti: Consorzio ONG Piemontesi www.ongpiemonte.it  – progetto Comunicare in rete per lo sviluppo www.piemontedevreporter.wordpress.com...

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Don Luigi Ciotti inaugura il Festival dei Diritti Umani. Alziamo lo sguardo.

Pubblicato da alle 19:07 in Eventi, Notizie, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Don Luigi Ciotti inaugura il Festival dei Diritti Umani. Alziamo lo sguardo.

E’ nato un Festival a Milano con un tema singolare, riguarda tutti, senza esclusione alcuna. Intende occuparsi di diritti, di Diritti Umani, ossia “il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo” a citare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Il Festival dei Diritti Umani è organizzato da Reset-Diritti Umani, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Comune di Milano, di Città Metropolitana di Milano e dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia. Il comitato coordinamento e direzione è composto da Paolo Bernasconi, Giancarlo Bosetti e Danilo De Biasio, che ne è direttore esecutivo. Il Festival apre domani con la presenza di don Luigi Ciotti e le protagoniste del film proiettato Lea di Marco Tullio Giordana, Vanessa Scalera e Linda Caridi. L’incontro è previsto dalle 9,30, al Teatro dell’Arte e al Salone d’Onore con il film IL CORAGGIO DELLE DONNE CHE SI RIBELLANO ALLA MAFIA, dedicato agli studenti delle scuole superiori, protagonisti attivi del festival.   Il festival prevede incontri con gli studenti, organizzati con la collaborazione del CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti), proiezioni di documentari selezionati tra le migliori rassegne internazionali dall’Associazione Sole Luna – Un ponte tra le culture, e una selezione di lungometraggi di finzione e documentari – che dialogano con i temi forti del festival- scelti da Vanessa Tonnini, programmer e direttrice artistica del Festival Rendez-Vous, dedicato al nuovo cinema francese, storicamente molto attento al tema dei diritti umani e del dialogo interculturale. E ancora, dibattiti e dialoghi con intellettuali e studiosi italiani e internazionali e una mostra proposta da Amnesty International. Per la prima edizione la scelta del filo conduttore è caduta su un tema che rappresenta la sfida sia per il presente sia per il futuro: il non-diritto di essere donna. Il festival dedicherà inoltre l’edizione alla Tunisia, scelta come esempio virtuoso di un Paese che sta riuscendo – non senza difficoltà – a superare una complicata crisi politico istituzionale. Nel pomeriggio, dalle 14,30, al Teatro dell’Arte, verranno proiettati i film in concorso selezionati dall’Associazione Sole Luna – Un ponte tra le culture, Ventidue documentari, tutti recentissimi alcuni in prima nazionale, incentrati sulle donne, i migranti, gli omosessuali, i diversamente abili, sul diritto alla pace e a un lavoro giusto. I film proiettati nella prima giornata del festival sono: Asmarina di Alan Maglio e Medhin Paolos (Italia, 2015 | 68’), El solista de la orquestra di Arantxa Echevarría (Spagna, 2016 | 25’ – Prima nazionale), Women in sink di Iris Zaki (Israel, 2015 | 37’ — Prima nazionale),  Eurovillage di François Pirot (Belgio, 2015 | 72’ — Prima nazionale), Le baiser de Marseille di Valérie Mitteaux (Francia, 2014 | 52’ — Prima nazionale). Al Salone d’Onore, alle ore 17,30,  si terrà l’incontro SCHIAVE DI GUERRA, a cui parteciperanno Nadia Murad, giovane yazeeda sfuggita alla schiavitù dell’ISIS, i sociologi Renzo Guolo dell’Università di Padova e Marina Calloni dell’Università di Milano – Bicocca. Alle ore 19 inaugurerà, in presenza dei genitori della fotografa Leila Alaoui, del portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e del direttore esecutivo del Festival dei Diritti Umani Danilo De Biasio, la mostra fotografica “Sheroes”, proposta da Amnesty International Italia, sulle spose bambine in Burkina Faso, con...

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Genitori a distanza: la famiglia di cui nessuno parla

Pubblicato da alle 11:25 in ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Genitori a distanza: la famiglia di cui nessuno parla

In un periodo come questo in cui il tema “famiglia” è quanto mai di attualità sono tante le riflessioni e i discorsi sulla forma che il termine famiglia debba ricomprendere. Ma esiste un tipo di famiglia di cui non si sente mai parlare: le famiglie del Sostegno a Distanza o – utilizzando la terminologia di una volta – Adozione a Distanza. Ogni famiglia del sostegno a distanza è diversa ed unica: si spazia dai nuclei familiari di mamma, papà e figli, a giovani coppie, da gruppi di amici a intere classi scolastiche. L’unico tratto che accomuna tutti avere voglia di fare concretamente qualcosa per bambini lontani dal nostro mondo e che, invece, grazie al Sostegno a Distanza diventano parte della nostra quotidianità, con cui si costruiscono vere relazioni oltre ogni confine e barriera linguistica.   Il SaD (Sostegno a Distanza) è uno strumento di aiuto che una decina di anni fa vedeva la sua massima notorietà tanto che persino Pieraccioni lo usò come perno su cui far ruotare la trama di “Finalmente la Felicità” film in cui incontrava sua sorella a distanza proveniente dal Brasile. Tuttavia oggi il sostegno a distanza pare  essere passato di moda. Ma è davvero così? L’abbiamo chiesto a chi si occupa tutti i giorni di questo programma: “Il mio lavoro come referente SaD per NutriAid ha avuto inizio solo un paio di anni fa, ma posso dire con grande sincerità che bastano pochi mesi per toccare con mano i risultati di questo programma. Ho imparato a svolgere i vari compiti e ho preso dimestichezza con la gestione del database, ma soprattutto ho imparato a conoscere i bambini e le loro storie.” racconta Gessica Guttà di NutriAid. “La prima foto è sempre quella che mi rimane nel cuore: molti di loro hanno un faccino triste, di quelli che ci propinano negli spot televisivi per farci impietosire, un’espressione che obbiettivamente non lascia indifferenti. Si tratta di bambini provenienti da situazioni familiari estreme, in cui regnano l’indigenza e la marginalità sociale; in cui i genitori fanno fatica a reperire ogni giorno il cibo per tutti e i bambini sono abituati a mangiare tre o quattro volte a settimana (noi mangiamo tre o quattro volte al giorno).” Ma cosa si forma concretamente la “famiglia a distanza”? “Accade che poi arriva un sostenitore, un padrino o una madrina che versa una quota mensile, e cambiano tante cose: il bambino comincia ad andare a scuola, mangia tutti i giorni nella mensa scolastica e riceve l’assistenza medica di cui ha bisogno. Istruzione, cibo e sanità: tre aspetti che noi diamo totalmente per scontati nella nostra quotidianità e che a questi bambini cambia la vita. Dopo meno di un anno, dalle foto si intravedono timidi sorrisi e racconti di recite scolastiche, di problemi di matematica ancora un po’ ostici e di giochi con nuovi amichetti.” Non si tratta dunque di una semplice donazione monetaria: nasce un rapporto alimentato da aggiornamenti periodici, foto e letterine tra il sostenitore e il bambino che diventa a tutti gli effetti un membro della famiglia. Qualcuno a cui fare gli auguri di Natale e del compleanno, a cui chiedere quale materia studi più volentieri e se si trovi bene con i compagni. Qualcuno che si vede crescere serenamente e in salute. Che cosa vuol dire “famiglia” se non questo?...

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“Verità per Giulio Regeni” la campagna lanciata da Amnesty International sottoscritta dalla città.

Pubblicato da alle 11:33 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie, ONG piemontesi | 0 commenti

“Verità per Giulio Regeni” la campagna lanciata da Amnesty International sottoscritta dalla città.

  Piero Fassino, in veste di sindaco della Città di Torino e di presidente dell’Anci ha firmato stamattina il documento redatto da Amnesty International per la campagna Verità Per Giulio Regeni. Fassino inoltre si impegnerà a sensibilizzare l’opinione pubblica esponendo sulla facciata del Comune un pannello con la scritta “Verità Per Giulio Regeni”. Uno striscione, una richiesta, una campagna lanciata da Amnesty International Italia per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato, per essere catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, per essere collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo. Qualsiasi esito distante da una verità accertata e riconosciuta in modo indipendente, da raggiungere anche col prezioso contributo delle donne e degli uomini che in Egitto provano ancora a occuparsi di diritti umani, nonostante la forte repressione cui sono sottoposti, dev’essere respinto. Sarebbe importante che “Verità per Giulio Regeni” diventasse la richiesta di tanti enti locali, dei principali comuni italiani, delle università e di altri luoghi di cultura del nostro paese ai quali chiediamo di esporre questo striscione, o comunque un simbolo che chieda a tutti l’impegno per avere la verità sulla morte di Giulio.  Lo dobbiamo alla sua famiglia, ai suoi amici e colleghi che da ogni parte del mondo chiedono...

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12-17 aprile 2016: John Mpaliza a Torino

Pubblicato da alle 16:26 in ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

12-17 aprile 2016: John Mpaliza a Torino

Il peace walking man che marcia per la pace in Congo Da 7 anni attraversa l’Europa a piedi per sensibilizzare governi e opinione pubblica sulle devastazioni prodotte in Africa dalla “Guerra del coltan”, minerale preziosissimo impiegato dalle industrie hi-tech come componente di pc, cellulari, tv e apparecchi elettronici. John Mpaliza, ingegnere informatico 46enne originario del Congo, denuncia la guerra che insanguina il suo Paese: «Il conflitto serve a favorire l’accaparramento illegale e a basso costo del coltan, che in Congo è pagato poche decine di centesimo al kg, mentre in Europa è rivenduto a 600 dollari. Questa guerra ha mietuto in 20 anni 6 milioni di morti e altrettanti profughi, e il rapporto mapping dell’Onu ha parlato di un vero e proprio genocidio avvenuto tra il ’93 e il 2003». Oggi in Congo sono visibili ovunque i segni della distruzione: «Scuole, ospedali, infrastrutture, tutto distrutto. Migliaia di donne e bambine sono state vittime di violenze, con conseguenze fisiche e psicologiche che le hanno segnate a vita» dice John, spiegando che il coltan «viene spesso estratto da minatori bambini, con gravi effetti per la salute perché è un materiale radioattivo, senza contare i frequenti crolli dei tunnel d’estrazione». Ogni anno Mpaliza incontra studenti, associazioni, cittadini e istituzioni per far conoscere queste realtà e aumentare la pressione dell’opinione pubblica sui governi: lo scorso anno il Parlamento europeo, spinto dall’esempio di John e dei suoi sostenitori, ha votato l’obbligo di trasparenza sulla provenienza delle materie prime usate dalle industrie, il che permetterebbe di contrastare il commercio illegale di coltan e altri minerali. Al momento però la decisione del Parlamento Ue è in attesa di venir ratificata dal Consiglio europeo. Ognuno di noi può contribuire al dibattito e accelerare la decisione firmando la petizione su http://www.justicepaix.be/minerali-di-conflitto). Dopo l’Europa, per il 2016 John ha deciso di portare la sua marcia in Africa: «Se vogliamo cambiare le cose lì, non basta agire in Occidente» ci dice. «Il vero cambiamento deve nascere dal Congo, dall’Africa stessa, perché non è scontato che la popolazione sia informata correttamente di quanto sta avvenendo nel proprio Paese, e della relazione tra il genocidio e gli interessi economici dei Paesi stranieri. Gli africani devono capire che loro per primi possono avere in mano le leve del cambiamento». A Torino, l’associazione CISV (www.cisvto.org) ha sposato la causa di John, e ogni anno sostiene la sua marcia accogliendolo nella sede di Reaglie e supportandolo nell’opera di sensibilizzazione. Tra le tappe torinesi ricordiamo: Centro Piemontese Studi Africani (14/4/16), Scuola C. Lombroso (14/4/16), Luna’s Torta (15/4/16), Cascina Roccafranca (17/4/16). Per il calendario completo: http://www.cisvto.org/eventi/congo-john-mpaliza-torino CISV aderisce al Consorzio ONG Piemontesi  www.ongpiemonte.it  e al DevReporter Network www.piemontedevreporter.wordpress.com Per sostenere CISV: Banca Etica IBAN IT25 K 05018 01000 000000110668 – c/c postale 26032102 – online su...

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Il microcredito: strumento di lotta alla povertà.

Pubblicato da alle 16:09 in Economia, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Il microcredito: strumento di lotta alla povertà.

Nell’agosto 2014 Tulime Onlus avvia un programma di microcredito nel villaggio di Pomerini, centro rurale della Tanzania meridionale. Gli abitanti del villaggio di Pomerini svolgono attività legate quasi esclusivamente all’agricoltura e all’allevamento. Parte della popolazione vive in condizioni economiche precarie e non gode di un reddito stabile e sufficiente ai fabbisogni del nucleo familiare; il programma si rivolge ad individui che, oltre alla precarietà economica, si trovano a fronteggiare malattie croniche, vedovanza, stato di orfanità o disabilità fisiche e mentali. Il programma permette ai beneficiari di ottenere un prestito anche se sprovvisti di garanzie, requisito essenziale per l’accesso ai canali di credito tradizionali, e di non dover ricorrere a pratiche informali legate all’usura. L’avvio del programma è stato preceduto da una fase di fundraising e dalla realizzazione di un training con lo scopo di fornire nozioni elementari per la gestione di un prestito. Ogni beneficiario ha scelto l’attività da realizzare e con il supporto dei collaboratori del programma ha elaborato un piano di attività finalizzato al raggiungimento di obiettivi periodici.  Ad oggi il 60% dei beneficiari ha restituito il prestito, ampliando, al contempo l’attività iniziale. E’ stato registrato un unico caso di fallimento. Per tutta la durata del programma è stato effettuato un monitoraggio settimanale delle attività, che ha permesso di individuare tempestivamente criticità che avrebbero potuto compromettere il buon esito dei progetti. Il programma, con caratteristica sperimentale, verrà ripetuto nel corso del 2016 nell’ambito del progetto denominato Mi.Fi.Ma, acronimo di Mikono na Fikiri Kwa Maendeleo, Mani e pensiero per lo sviluppo, e coinvolgerà altri centri rurali oltre a Pomerini.  Fin dalle prime fasi il progetto ha coinvolto numerosi tirocinanti provenienti da vari atenei italiani che hanno contribuito, con competenze legate ad agraria, economia e comunicazione, alla buona sua buona riuscita.   Sarà possibile ottenere ulteriori informazioni relative al progetto e alle collaborazioni con Tulime Onlus attraverso il sito internet www.tulime.org o contattando il referente della Regione Piemonte: Giuseppe Di Giorgio, mail gdigiorgio76@gmail.com . Per donazioni a Tulime Onlus c/c postale n. 28294437, c/c bancario IBAN IT59 R076 0104 6000 0002 8294 437.    Tulime Onlus – Associazione di Cooperanti Coordinamento Nazionale...

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Nuove Finestre sul Mondo

Pubblicato da alle 11:42 in ONG piemontesi | 0 commenti

Nuove Finestre sul Mondo

Migranti, richiedenti asilo, rifugiati: parole molto in uso in questi mesi e spesso confuse, che creano equivoci e spesso timori. Con l’obiettivo di sensibilizzare giovani e studenti sui temi delle migrazioni, del viaggio e della cooperazione internazionale allo sviluppo, attraverso il progetto Nuove finestre sul mondo: cooperazione allo sviluppo e migrazioni sono stati realizzati percorsi didattici volti a una corretta informazione e al superamento di pregiudizi e discriminazioni. Il progetto, avviato nel 2015 da Engim Ong e finanziato dal Ministero Affari Esteri, ha permesso a operatori delle ong e associazioni partner, accompagnati da rifugiati presenti sui vari territori, di realizzare in circa 200 scuole italiane in 18 regioni diverse, percorsi di riflessione e approfondimento sulla natura e le cause dei flussi migratori, per favorire il dialogo interculturale e la convivenza solidale tra cittadini del mondo. La sede torinese di Engim Ong ha avviato le attività con moltissime scuole del territorio piemontese, della Liguria e Valle D’Aosta. I percorsi sono stati realizzati dall’operatrice Mariangela Ciriello e il suo compagno di viaggio Hussain Nazari, giovane rifugiato afghano e hazara, arrivato da solo in Italia nel 2006, a soli quindici anni. Le attività di approfondimento sono state supportate dal racconto di Hussain, che ha coinvolto i giovani studenti nel suo viaggio, percorrendo le pericolosissime rotte che uniscono in viaggio tanti rifugiati, passando per Pakistan, lran, Turchia, Grecia e il Mediterraneo. Citando il suo libro “Mi brucia il cuore”, edito da Seb27, Hussain parla dell’Afghanistan e delle violenze vissute dalla popolazione durante il regime fondamentalista; regime che, negli ultimi vent’anni, ha portato il paese degli aquiloni e della modernità promessa degli anni settanta ad essere quello che è oggi: città devastate e militarizzate, famiglie distrutte, giovani e adulti in fuga. La reazione dei giovani coinvolti nel laboratorio è stato il più grande risultato raggiunto dal progetto: hanno sviluppato un’empatia forte con Hussain, hanno provato a immaginare le difficoltà di quel viaggio, comprendendo quanto siano complicati gli avvenimenti in corso in quei luoghi lontani. Come ha scritto Giorgia, 14 anni, della 3G – Scuola media SMS Sangone Nichelino (TO): “Caro Hussain, scrivo per dirti che l’incontro che abbiamo tenuto assieme è stato davvero toccante e costruttivo. Innanzitutto io ammetto che ero una di quelle che non si fidava tanto degli stranieri o immigrati, ma quando ho sentito la tua storia, ho conosciuto i pericoli, le difficoltà che hai dovuto affrontare, i motivi per cui l’hai fatto e tutto quello che hai dovuto lasciare. Ho capito realmente che tutti i pregiudizi, gli stereotipi e gli insulti razzisti non sono assolutamente veri. Ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza che ti ha cambiato molto con noi, spero vivamente che tu un giorno possa riabbracciare la tua famiglia e vivere nel paese in cui vi trovate meglio. Un grande abbraccio, Giorgia. ” Al termine delle attività didattiche verrà realizzato un cortometraggio con la collaborazione del regista Max Nardari, partendo dalle sceneggiature scritte dalle classi in tutta Italia. Il progetto Nuove Finestre sul Mondo è stato accolto con entusiasmo in tutte le scuole e continuano ad arrivare richieste per realizzare l’attività, segno che esiste un bisogno enorme da parte di insegnanti e giovani di approfondire tematiche così complesse e di farlo, soprattutto, con associazioni e persone che possano scardinare profondamente gli stereotipi generati da scarsa informazione e...

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Mifima, una nuova sfida per Tuliime Onlus e i suoi volontari

Pubblicato da alle 11:31 in ONG piemontesi | 0 commenti

Mifima, una nuova sfida per Tuliime Onlus e i suoi volontari

Mi.Fi.Ma, acronimo di Mikono Na FikirayaMaendeleo in lingua swahili, significa Mani e Pensiero per lo Sviluppo. Il progetto, finanziato dalla Chiesa Valdese, ha preso formalmente avvio il 18 gennaio e comprende numerose attività in vari ambiti di intervento. Il nuovo progetto si fonda sulle esperienze pregresse di Tulime nell’area del distretto di Kilolo, in Tanzania e coinvolgerà diversi villaggi. Mi.Fi.Ma prevede la realizzazione di un centro dimostrativo, nel quale si svolgeranno attività di varia natura: dall’allevamento all’agricoltura,dal riciclo creativo al cucito. Le varie attività saranno oggetto di training e seminari. I fruitori del centro, appartenenti a fasce della popolazione particolarmente vulnerabili, come individui affetti da disabilità fisiche e mentali, vedove e orfani, potranno acquisire competenze in vari settori e metterle in pratica richiedendo di accedere al programma di microfinanza di Mi.Fi.Ma. Il centro dimostrativo ospiterà un vivaio, un allevamento di conigli e pollame, un orto e un frutteto. I visitatori potranno partecipare alle attività e incrementare le proprie competenze, non solo osservando ma sperimentando concretamente e avvalendosi delle consulenze di esperti di settore. Successivamente alla fase di acquisizione e potenziamento delle competenze, cinquanta partecipanti potranno realizzare un’attività economica beneficiando del programma di microcredito. Il progetto prevede inoltre l’attivazione di un polo di distribuzione di creme solari e occhiali a vantaggio di individui affetti da albinismo e un servizio di bike sharing, che agevolerà i fruitori nel raggiungimento del centro dimostrativo. Sarà attivato un corso per la realizzazione di prodotti da forno e conserve dedicato ad individui affetti da disabilità mentale. Il percorso prevederà la vendita di tali prodotti per l’autofinanziamento di attività ludico-educative e per fornire supporto medico qualora necessario; inoltre, per favorire l’inserimento sociale dei partecipanti, i prodotti verranno commercializzati durante il mercato mensile del villaggio di Pomerini. Mi.Fi.Ma offrirà un supporto nell’avvio di nuove attività economiche favorendo al contempo l’autonomia individuale e l’iniziativa dei beneficiari. Anche questo progetto, scaturito dal dialogo con le comunità locali, verrà realizzato per mezzo della collaborazione con i partner tanzaniani di Tulime. TulimeOnlus – Associazione di CooperantiCoordinamento Nazionale Francesca Maria Pozzi – Responsabile Settore Comunicazione Cell. 3285650866 comunicazione@tulime.org  Giuseppe Di Giorgio – Referente COP Cell. 3282816254gdigiorgio76@gmail.com http://www.tulime.org/ http://noicoltiviamo.wordpress.com/https://twitter.com/tulime http://www.youtube.com/user/Coltiviamohttp://uidu.org/nonprofits/1422-tulime http://www.scribd.com/tulimehttp://www.flickr.com/photos/tulime/sets/ FB: TulimeOnlus Fb: Help Nepal by...

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Cosa succede in Senegal ai bambini talibé ?

Pubblicato da alle 16:03 in Notizie, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Cosa succede in Senegal ai bambini talibé ?

Il perverso meccanismo di sfruttamento dei bambini talibé in  Senegal Esiste in Senegal un esercito di piccoli schiavi che si alza all’alba, impara il Corano fino alle 8 e poi va per le strade ad elemosinare. Rientra al daara verso le 12 e condivide quel poco di cibo che è gli viene donato con il marabout e la sua famiglia. Riprende quindi lo studio del Corano per un’ora o due, per poi tornare in strada fino a tarda sera per poi consegnare tuttoil denaro raccolto al marabout, sperando che sia stata raggiunta la cifra stabilita. Ma facciamo un passo indietro: Cosa significano i termini talibé, daara e marabout? Il termine talib traduce in arabo il concetto di studente, allievo. L’educazione dei talibé è dispensata da un maestro coranico (detto appunto marabout) e avviene all’interno di un daara (la scuola coranica). La prassi in sé non costituisce una minaccia per gli studenti, ma contiene elementi che si prestano a distorsioni opportunistiche passibili di sfociare in vere e proprie pratiche di sfruttamento. In origine infatti i talibé, in cambio dell’insegnamento ricevuto, dedicavano alcune ore al giorno ad attività utili per il marabout e la comunità. Da alcuni decenni però questa forma di scambio ha preso in tutta l’Africa dell’Ovest, e quindi anche in Senegal, derive scandalose che annientano i diritti fondamentali del bambino e ne pregiudicano pesantemente il futuro. In Senegal sono circa 100mila i talibé concentrati soprattutto nelle città di Dakar, Saint Louis e M’Bour! La persistente situazione di povertà in cui versano numerose famiglie residenti nelle zone rurali fa si che migliaia di famiglie affidino uno o più dei loro figli ad un maestro coranico che si trasferisce in zone più promettenti del Paese. A volte questi bambini hanno meno di 3 anni! La maggior parte delle famiglie non possiede mezzi economici per indennizzare il marabout o per mantenere i figli partiti con lui. I giovani talibé devono inventare escamotage per trovare ogni giorno una somma di denaro decisa dallo stesso marabout a titolo di indennità per l’insegnamento impartito oltre a doversi autonomamente procacciare il cibo per la propria sopravvivenza. Questo da il via al  perverso meccanismo di sfruttamento: il talibé non può più limitarsi alla ricerca di qualche spicciolo per contribuire al suo mantenimento all’interno del daara, ma è costretto a mendicare giorno e notte nel tentativo di raggiungere la cifra giornaliera stabilita dal marabout, che non esita a metter in atto violente rappresaglie (che includono maltrattamenti, percosse, torture fisiche e morali che a volte si concludono in modo più tragico) nel caso in cui tale somma non sia stata raggiunta. Il governo senegalese ha un atteggiamento ambiguo rispetto a questo fenomeno. D’altronde i leader religiosi sono molto potenti e godono di una popolarità straordinaria, che fa leva anche sull’ignoranza diffusa e sulla povertà della popolazione. Nessun governo sembra mai aver avuto la forza e il coraggio di opporsi ai marabout. Oltre tutto il fenomeno della mendicità infantile è completamente tollerato dalla società senegalese poiché affonda le sue radici nella tradizione religiosa ed è accettata come espressione dell’islam NutriAid, che proprio in questi giorni celebra il ventennale dalla sua fondazione che ricorre il 29 Febbraio 2016, può brindare due volte! Festeggia anche la conclusione ed il successo del progetto a sostegno dei bambini talitbè nel comune di Yène. Il progetto era nato nel...

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Inclusione attraverso l’integrazione

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Inclusione attraverso l’integrazione

Una campagna di sensibilizzazione su disabilita’ e dell’albinismo Il primo strumento per combattere e sconfiggere la discriminazione e lo stigma verso le persone con albinismo e altre tipo di disabilità, sia fisiche che mentali, in Tanzania è l’educazione. Questa idea, che riassume il nodo centrale del pensiero del primo e carismatico presidente del paese africano Julius Nyerere, e’ alla basa dell’idea da cui e’ nato l’ultimo progetto, in ordine di tempo, promosso da Tulime Onlus. Un progetto a favore dell’inclusione delle persone con albinismo e disabilità che vivono in Tanzania, condotto dall’associazione di volontari dal 2015. Intitolato “No More Discrimination Against People with Albinism and with Disability in Tanzania – Una Campagna di Sensibilizzazione a Favore dell’Integrazione e Contro le Discriminazioni e i Pregiudizi verso le Diversità”, il progetto si è preposto l’ambizioso obiettivo di sensibilizzare la giovane popolazione tanzaniana del distretto di Kilolo sui temi dell’integrazione delle persone affette da albinismo e da disabilità, fisica e mentale. Tale attività è la continuazione della precedente campagna umanitaria svolta da Tulime Onlus fin dal 2013 con il finanziamento della Chiesa Valdese e della scuola superiore di Avigliana. Questa volta, però, si è deciso di allargare lo spettro dei temi trattati, inglobando anche le persone affette da disabilità fisiche e mentali, perché l’albinismo è considerato, secondo la legge Tanzaniana, una forma di disabilità fisica caratterizzata da problemi di vista, quali nistagmo, e ipopigmentazione della pelle, dei capelli e degli occhi. La campagna di sensibilizzazione ha previsto lezioni frontali nelle 38 scuole secondarie (scuole superiori) del distretto di Kilolo, nella regione di Iringa. A Tal fine sono stati coinvolti tre volontari Tanzaniani (di cui una ragazza con albinismo) e un volontario proveniente dall’Italia. Dopo avere svolto un mese di preparazione per la campagna, questi si sono recati nelle varie scuole del distretto per svolgere le lezioni frontali su disabiità e albinismo. Una parte importante di tali lezioni è stato il coinvolgimento diretto degli alunni che partecipavano. Un esempio è il fatto che gli alunni sono stati stimolati dai volontari di Tulime ha rispondere alle seguenti domande: Quali sono le sfide e le difficoltà che gli albini affrontano quotidianamente? Come si può educare la nostra società all’integrazione dei soggetti affetti da albinismo? Lo scopo principale della campagna è stato di fornire ai giovani studenti spiegazioni sociali, scientifiche e biomediche della disabilità. Gli scopi principali del progetto sono stati, da una parte, favorire l’integrazione e combattere la discriminazione delle persone affette da albinismo e disabilità, sia fisica che mentale, e, dall’altra, fare in modo che le giovani generazioni sviluppino una coscienza collettiva volta a considerare tali individui non come diversi, tout court, bensì esseri umani, al pari degli altri, portatori di una diversità, da considerarsi come una ricchezza. Giorgio Brocco – Tulime Onlus Tulime Onlus – Associazione di Cooperanti Coordinamento Nazionale Francesca Maria Pozzi – Responsabile Settore Comunicazione Cell. 3285650866 comunicazione@tulime.org Giuseppe Di Giorgio – Referente COP Cell. 3282816254 gdigiorgio76@gmail.com http://www.tulime.org/ http://noicoltiviamo.wordpress.com/ https://twitter.com/tulime http://www.youtube.com/user/Coltiviamo http://uidu.org/nonprofits/1422-tulime http://www.scribd.com/tulime http://www.flickr.com/photos/tulime/sets/ FB: Tulime Onlus Fb: Help Nepal by Tulime...

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