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Gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Moncalieri incontrano il Congo e la sua economia.

Pubblicato da alle 18:02 in Economia, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Gli studenti dell’Istituto Ettore Majorana di Moncalieri incontrano il Congo e la sua economia.

  Perché un uomo decide di spendere la propria esistenza per realizzare un sogno? Perché marciare senza mai arrivare e arrivare per poi ripartire? Perché parlare di un paese ricco – anzi tanto ricco! –  annientato dalla ingordigia delle società multinazionali e dalle guerriglie locali?    Perché John  Mpaliza non poteva più stare zitto e perché è un uomo che crede nel valore della pace. Si può sperare in un cambiamento? Si può migliorare uno status quo che impoverisce civilmente l’uomo e la società? Sì può dare un futuro ad un paese– il Congo – dilaniato da una guerra senza fine, inumana e silenziosa? John Mpaliza è fiducioso e non demorde. Un passo guadagnato è una piccola vittoria e ogni singola voce può essere importante per arrivare lontano.  Una marcia per la rinascita, dunque, di tutti i popoli oppressi dai sistemi politici ed economici, che annientano le civiltà e le dignità dell’essere umano. John Mpaliza ci crede e percorre le strade di tutta Europa per incontrare giovani e adulti, per risvegliare quella coscienza sopita di giustizia sociale, doverosa e necessaria per proteggere il bene dell’uomo. Gli studenti dell’I.I.S. Ettore Majorana di Moncalieri, sezione Tecnico-Economica lo hanno incontrato. E non è stato un incontro che passa in sordina. Attenti ed interessati hanno ascoltato la sua storia, conosciuto le sue battaglie, condiviso le sue paure e le sue speranze. Ingegnere informatico di 49 anni John  Mpaliza è nato a Bukavu nella Repubblica Democratica del Congo. Cittadino italiano a tutti gli effetti ha lavorato come programmatore informatico presso il Comune di Reggio Emilia. Circa sette anni fa ha deciso di lasciare tutto e di dedicarsi pienamente alla causa del suo popolo. Gira a piedi per l’Europa per parlare dell’oppressione della sue gente. Il suo intento? Sensibilizzare persone ed istituzioni sulla reale situazione di sfruttamento del popolo congolese, promuovere una’economica più responsabile e presentare una petizione al Parlamento Europeo di Bruxelles sulla tracciabilità del cobalto e del coltan e sulla necessità impellente di far cessare un genocidio che sta distruggendo un’intera nazione. Perché? Perché il Congo è un paese ricco di risorse minerarie e soprattutto di coltan, un materiale strategico per l’economia mondiale. Il coltan ottimizza le prestazioni dei circuiti elettrici presenti nei chip di cellulari, tablet, pc, consolle, airbag, fibre ottiche, attrezzature chirurgiche, macchine fotografiche, laptop. Tutti i moderni apparecchi dell’hi-tech. Ma per estrarlo vengono schiavizzati – anche da  gruppi mercenari locali – civili innocenti, soprattutto donne e bambini. Scavano a mani nude, per ore ed ore, alla  ricerca di questo materiale fortemente radioattivo che a lungo andare provoca la morte. Il Congo possiede circa l’80% delle riserve mondiali di coltan e tutte le grandi multinazionali sono interessate ad estrarlo, a qualunque costo. A discapito del popolo congolese, sfruttato e condannato anche dall’inerzia del governo locale. John Mpaliza marcia anche per informare soprattutto i giovani sull’utilizzo improprio dei mezzi elettronici. Agli studenti ha ribadito l’importanza della riparabilità e del riciclo, della spesa intelligente, del giusto valore da dare alle cose materiali. E’ bene pensare alle persone che partecipano per costruire il nostro benessere. Un piccolo passo, quello di ognuno, che se ben fatto può salvare molte vite umane. Maria Giovanna...

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Investimenti sostenibili e virtuosi tra AZIMUT Wealth Management e ONLUS H4O.

Pubblicato da alle 11:20 in Economia, Innovazione, Notizie, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Investimenti sostenibili e virtuosi tra AZIMUT Wealth Management e ONLUS H4O.

Si è svolta lo scorso gennaio nei locali Azimut Wealth Management di Via Cernaia, divisione di Azimut Capital Management dedicata ai patrimoni più importanti per dimensioni e complessità, la presentazione del comparto AZ Fund Multiasset Sustainable Equity Trend e della collaborazione con la Onlus H4O, Help for Optimism, fondata a Torino nel 2014 per iniziativa del giovane ingegnere torinese Edoardo Bono. Nel corso della serata, in cui i visitatori sono stati accolti dal catering di Pepino e La Drogheria, che hanno sostenuto l’iniziativa, abbiamo incontrato Paola Bifulco, wealth manager di Azimut e Edoardo Bono, che ci hanno illustrato come è nata questa collaborazione. In primo luogo Paola Bifulco ha presentato il fondo di investimenti e come questo possa impattare positivamente anche su progetti di beneficenza opportunamente selezionati Paola Bifulco: Per rispondere all’attenzione crescente che si sta generando sulla tutela dell’ambiente e la responsabilità sociale, il Gruppo Azimut ha lanciato AZ Fund Multiasset  Sustainable Equity Trend, un comparto azionario globale che coniuga sostenibilità e rendimento unendo alla selezione dei titoli l’analisi basata sui criteri di sostenibilità ESG (Environmental Social Governance). Criteri questi ultimi che includono la promozione di uno sviluppo sostenibile sia dell’ambiente sia delle norme sociali e in cui gli emittenti sostenibili si impegnano tipicamente a minimizzare la loro impronta ecologica e considerano la corporate governance e i criteri sociali. L’investimento sostenibile, tenendo conto di tutti questi fattori, genera “un circolo virtuoso” in grado di cambiare l’economia mondiale.  Come è strutturato questo comparto? P.B. Questo nuovo prodotto è gestito in modo attivo da AZ Fund Management che si occupa della costruzione e della gestione del portafoglio di investimento. L’universo dei titoli azionari investibili è costituito da oltre 4.500 società appartenenti all’indice Msci World, da cui vengono selezionati solamente quelli che rispondono ai criteri ESG. Su questo universo, composto da circa 1.400 titoli, viene successivamente condotta una valutazione quantitativa per individuare le società che soddisfano criteri minimi di redditività (quasi 500 titoli). Infine, la costruzione e la gestione del portafoglio viene eseguita dal team di gestione che seleziona circa 70-100 titoli di qualità. I sottoscrittori del comparto potranno infine decidere di donare, tutta o in parte ( 100% o 50%) la cedola trimestrale ad una Onlus tra quelle che possiedono i requisiti necessari per beneficiare del servizio di solidarietà, ovvero essere iscritte all’anagrafe Onlus dell’Agenzia delle Entrate ed esistere da almeno 2 anni.Tra queste abbiamo selezionato H4O che oggi abbiamo il piacere di presentare ai nostri investitori e che è stata fondata da un giovane ingegnere di Torino. H4O sviluppa progetti di sostenibilità in Madagascar: il progetto, selezionato tra più di 2000 concorrenti, ha vinto il premio come Project of the Year Award 2016 dell’Università di Leeds. Edoardo, come è nato il tuo interesse per il Madagascar e il desiderio di contribuire ad uno sviluppo concreto in aiuto della popolazione locale? Ho approcciato il Madagascar come turista e sono tornato più volte negli anni per la bellezza del luogo, rendendomi però conto che c’erano situazioni che non venivano mostrate ai visitatori, ma che rappresentavano gravi criticità per gli abitanti: in Madagascar il 92% della popolazione vive infatti con meno di due dollari al giorno, sotto alla soglia di povertà. Come ingegnere ho pensato a qualcosa di estremamente pratico che intervenisse su uno dei problemi più seri, ossia l’assenza di servizi igienici, che comporta drammatiche conseguenze...

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Con il progetto – Le Parole di Lulu’- Niccolò Fabi raccoglie fondi per l’infanzia. Concerto a Poirino.

Pubblicato da alle 17:22 in Eventi, galleria home page, ONG piemontesi, Spettacoli | 0 commenti

Con il progetto – Le Parole di Lulu’- Niccolò Fabi raccoglie fondi per l’infanzia. Concerto a Poirino.

Sabato 2 settembre 2017 presso la Agrigelateria San Pe’, a Poirino, in provincia di Torino, si svolgerà una giornata ricca di spettacoli e laboratori dedicati a grandi e piccini. A partire dalle ore 10.30 avranno inizio le attività per bambini, al pomeriggio teatro e musica, concludendo la giornata al tramonto con un piccolo concerto di Niccolo’ Fabi, partecipare ne vale la pena per molti versi. Per divertirsi, per i gelati per la musica e l’intrattenimento ma soprattutto per un altro motivo.  Il ricavato dell’evento sarà devoluto interamente a UGI ONLUS, per l’adozione di un alloggio di Casa UGI, inaugurata nel 2006 allo scopo di ospitare i bambini e ragazzi che, provenendo da fuori Torino, sono sottoposti a terapia presso il Centro di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita. PROGRAMMA PAROLE DI LULU’ 2017 ore 10.30 – 12.30 LABORATORI PER BAMBINI E GENITORI: PROPEDEUTICA MUSICA condotto da Nati per La musica (destinato a genitori e bimbi insieme nella fascia 0-3 anni) RICICLO CREATIVO condotto da Associazione In sospeso – costruzione bastone della pioggia – costruzione figure varie con materiale di riciclo DANZA AFRICANA condotto da Federica Caprioglio (destinato a bambini a partire dai 3 anni) ARTE E LETTURA condotto da NATI PER LEGGERE GRUPPO AD ALTA VOCE – laboratorio collage e lettura – laboratorio di pittura con i colori della terra PAROLE DI LULU’ condotto da i volontari de La casa dei Bimbi (ROMA) – costruzione burattini BATTERIA E CANTO PER BAMBINI ROCK con Max e Cecilia COSTRUZIONE DI ALI condotto da Borgate dal Vivo (destinato a bambini a partire dai 3 anni) A partire dalle 11:30 fino alle 17.30 sarà presente in area PIEMONTE CUORE ONLUS per insegnarci a riconoscere e utilizzare un defibrillatore. SPETTACOLI: ore 14.15 SPETTACOLO DI TEATRO: “Favola” – Les Puzzetas ore 14.45 SPETTACOLO CLOWN GIOCOLERIA MICROMAGIA: “Magia in sogno” – Sosolmimoclown ore 15.00 / 16.15 / 17.00 / 17.45 SPETTACOLO DI OMBRE: “Il goleador” – Merceria Barbagli ore 15.30 LETTURE: “Nel paese delle fiabe” – Carla Carucci ore 16.15 SPETTACOLO DI STRADA MUSICALE: “Emigranti” – Faber Teater ore 17.00 NARRAZIONE PER BAMBINI: “Storie tzigane” – Daria Paoletta – Compagnia Burambò ore 17.45 SPETTACOLO MIMO E POESIA: “Mr. Bloom” – Antonio Brugnano ore 18.20 Concertino (per) piccolini con Bianco & Cecilia ” – Radio Ohm ore 19.00 Niccolò...

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Il Mali oggi: la crisi e la speranza di un futuro migliore. RE.TE Ong piemontese se ne occupa da 20 anni.

Pubblicato da alle 11:09 in Economia, Notizie, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Il Mali oggi: la crisi e la speranza di un futuro migliore. RE.TE Ong piemontese se ne occupa da 20 anni.

Il Mali sta attraversando dal 2012, anno in cui è iniziato il conflitto nelle regioni del Nord, una profonda crisi, sia politica che umanitaria. La situazione, già precaria in precedenza, ha provocato sia la distruzione ed il deterioramento di infrastrutture (scuole, centri sanitari, strutture pubbliche) e lo spostamento di persone dalle aree coinvolte dal conflitto verso il sud e verso i paesi limitrofi (Burkina, Niger e Mauritania). Ciò ha portato le comunità di accoglienza a dover ripensare ad una nuova organizzazione della propria vita. Altro elemento di destabilizzazione del Paese sono gli eventi climatici che in questi anni hanno colpito duramente il Paese, dalle siccità alle inondazioni che hanno contribuito ad aumentare l’indice di malnutrizione e di insicurezza alimentare in tutta l’area, mentre le condizioni generali per l’allevamento si stanno deteriorando proprio a causa di questa irregolarità delle piogge Nonostante la firma degli accordi di pace a giugno 2015, i conflitti tra gruppi armati continuano e la sicurezza delle persone e delle comunità resta un elemento ad alto tasso di vulnerabilità.   RE.TE., Ong piemontese, da circa 20 anni opera in Mali, soprattutto nella Regione di Mopti, realizzando interventi rivolti alle comunità, alle cooperative e organizzazioni di base nell’ambito dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e dell’ educazione. Ha contribuito a migliorare, seppur in piccola scala le condizioni socio-economiche della popolazione, contribuendo altresì a rafforzare percorsi democratici di partecipazione e stabilità.  Oggi, grazie al finanziamento del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, RE.TE. continua a essere presente nell’area con azioni di emergenza, mirate al sostegno in generi alimentari e supporto sanitario alle popolazioni autoctone e ai rifugiati interni che sono arrivati negli ultimi due anni e che cercano, con fatica, di ricostruirsi una vita lontano da violenze e conflitti e di vivere in pace.   RE.TE. Ong in via Norberto Rosa 13/A a Torino, tel. 011.7707388 e www.reteong.org, per approfondimenti: Consorzio ONG Piemontesi, www.ongpiemonte.it, progetto Comunicare in rete per lo sviluppo...

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Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Pubblicato da alle 11:34 in Economia, Medicina, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Tutto è possibile ? Ma cosa vuol dire essere – avere una disabilità mentale in una zona rurale della Tanzania? Può un NGO, come Tulime, aiutare le persone con tale disabilità a migliorare la loro condizione sociale ed economica? E, conseguentemente, può questa organizzazione non-governativa italiana, attraverso le sue pratiche,  sensibilizzare la popolazione locale verso una totale inclusione di questi individui? Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui i volontari di Tulime Onlus hanno deciso di rispondere quando hanno intrapreso  il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini. Prima che iniziasse tale progetto non c’era alcuna associazione che specificatamente si occupasse di disabilità mentale. I volontari di Tulime avevano già maturato esperienza nel campo della disabilità grazie al progetto, “No More Discrimination Against People with Albinism”, sulle persone con albinismo nel distretto di Kilolo, avviato nel 2012. Alla luce di tutto questo, “Tutto è possibile”, iniziato nel 2014, è diventato pian piano una realtà stabile e riconosciuta all’interno del villaggio di Pomerini. Le ragazze/donne coinvolte hanno un’età variabile tra i 20 e i 35 anni, vivono tutte nel villaggio e giornalmente si recano nella loro classe all’interno del complesso del tabasamu (sorriso in kiswahili) per svolgere le loro attività quotidiane. Si inizia con la colazione e il lavaggio di tutte le stoviglie. Gli insegnamenti sono dei più vari: i giorni della settimana, le date, i nomi degli studenti e degli insegnanti, il tempo, i numeri, i colori e le forme geometriche. Tra le più importanti attività del progetto ci sono la cura dell’orto, la cucina di alcune pietanze quali come maandazi (frittelle di farina), pane, chapati e chipsi (patate fritte) e laboratori. Le ragazze sono inoltre dotate di divise in modo da avere almeno un cambio alla settimana. I volontari di Tulime si occupano anche dell’intero aspetto sociale del progetto. E’ importante, infatti, colloquiare non soltanto con le famiglie delle cinque donne/ragazze con disabilità mentale, ma anche con gli altri membri della comunità di Pomerini in modo da raggiungere quello spazio neutro di negoziazione, fulcro etico e morale dell’organizzazione. A tal fine, sono previsti aggiornamenti giornalieri con le famiglie delle ragazze e discussioni tra i volontari e i genitori. Questo modo di interazione serve per ridurre la “distanza” tra i volontari di Tulime e la popolazione locale. Lo spazio della comunicazione tra volontari e famiglie serve anche per comprendere quali sono gli aspetti più importanti su cui lavorare per una piena inclusione delle donne con disabilità mentale all’interno della comunità del villaggio. Da tale progetto, comunque, non ne traggono giovamento solo la comunità locale e le utenti. Ogni volontario, infatti, che contribuisce al progetto, ha la possibilità di vivere una esperienza appagante dal punto di vista etico e di entrare in contatto con una realtà difficile come lo è la disabilità in Tanzania. Un progetto come Tutto è possibile non sarebbe stato concepito senza l’aiuto e la collaborazione con l’Istituto Tecnico di Avigliana con cui Tulime collabora da molto tempo e su molti fronti. Tulime Onlus – Associazione di Cooperanti Coordinamento Nazionale Francesca Maria Pozzi – Responsabile Settore Comunicazione Cell. 3285650866 comunicazione@tulime.org Giuseppe Di Giorgio – Referente COP Cell. 3282816254 gdigiorgio76@gmail.com ...

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COME PREVENIRE CHE I GIOVANI HONDUREGNI ENTRINO NELLE MAFIE CRIMINALI

Pubblicato da alle 14:41 in ONG piemontesi | 0 commenti

COME PREVENIRE CHE I GIOVANI HONDUREGNI ENTRINO NELLE MAFIE CRIMINALI

Formazione per la vita e il lavoro e misure alternative al carcere per i minori L’Honduras, piccolo stato dell’America centrale, è afflitto dal potere e dalla violenza delle mafie criminali legate al narcotraffico, dette maras o pandillas, e da un tasso di omicidi tra i più alti al mondo. Moltissimi adolescenti e giovani, in assenza di opportunità sociali e lavorative, entrano a far parte dei circuiti criminali, o ne diventano vittime. Molti tra loro vivono in quartieri di forte emarginazione nelle principali città del paese, come la capitale Tegucigalpa o San Pedro Sula. Alla prima infrazione, i minorenni entrano in carceri che rappresentano vere e proprie “scuole di mafia”, dove ne interiorizzano i codici e le gerarchie. Per promuovere opportunità alternative e tutelarne la crescita come persone e componenti della comunità, RE.TE., insieme alla Onlus Dokita e all’Istituto Italo-Latinoamericano, ha realizzato in questi mesi in Honduras due azioni complementari. Da un lato ha elaborato una mappatura nazionale dei programmi di reinserimento sociale dei minori in conflitto con la legge, promuovendo le misure alternative al carcere, identificando 89 organizzazioni e 157 programmi di  integrazione sociale. Dall’altro, ha fornito a 200 giovani (metà ragazzi e metà ragazze) borse di studio per laboratori di formazione professionale nei quartieri più difficili di Tegucigalpa. Le formazioni sono state focalizzate sulla trasmissione di competenze tecniche e lavorative, per rispondere alla domanda di servizi a livello comunitario promuovendo il lavoro degno, e contribuire ai redditi individuali e familiari in quartieri ad alto tasso di criminalità, dei giovani e adolescenti a rischio sociale che non studiano e non lavorano, e che si trovano con alte possibilità di coinvolgersi in maras y pandillas. Al termine degli studi, i giovani hanno avuto l’opportunità di accedere a tirocini lavorativi. Tuttavia, in Honduras la maggior parte delle imprese mantengono una politica di impiego basata su una mappa delle “zone rosse” ad alto rischio, partendo dal presupposto che i giovani che vivono in questi quartieri fanno parte di maras y pandillas e non sono da assumere. Di conseguenza, si è valorizzata maggiormente l’opportunità di avviare piccole imprese nelle comunità. Un grande supporto è venuto dai comitati dei genitori, dalle associazioni giovanili locali, dalle scuole e dagli spazi comunitari.   RE.TE è un’ong di cooperazione internazionale che opera nei Balcani (Bosnia Erzegovina), Africa (Marocco, Senegal, Mali, Mozambico), America (El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Brasile) ed è impegnata in campagne di informazione e sensibilizzazione in Europa.   Per saperne di più: RE.TE Ong – Associazione di tecnici per la solidarietà e la cooperazione internazionale via Norberto Rosa 13/a 10154 Torino tel ++39 011 7707388 www.reteong.org   Per approfondimenti: Consorzio ONG Piemontesi www.ongpiemonte.it  – progetto Comunicare in rete per lo sviluppo www.piemontedevreporter.wordpress.com...

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Don Luigi Ciotti inaugura il Festival dei Diritti Umani. Alziamo lo sguardo.

Pubblicato da alle 19:07 in Eventi, Notizie, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Don Luigi Ciotti inaugura il Festival dei Diritti Umani. Alziamo lo sguardo.

E’ nato un Festival a Milano con un tema singolare, riguarda tutti, senza esclusione alcuna. Intende occuparsi di diritti, di Diritti Umani, ossia “il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo” a citare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Il Festival dei Diritti Umani è organizzato da Reset-Diritti Umani, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Comune di Milano, di Città Metropolitana di Milano e dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia. Il comitato coordinamento e direzione è composto da Paolo Bernasconi, Giancarlo Bosetti e Danilo De Biasio, che ne è direttore esecutivo. Il Festival apre domani con la presenza di don Luigi Ciotti e le protagoniste del film proiettato Lea di Marco Tullio Giordana, Vanessa Scalera e Linda Caridi. L’incontro è previsto dalle 9,30, al Teatro dell’Arte e al Salone d’Onore con il film IL CORAGGIO DELLE DONNE CHE SI RIBELLANO ALLA MAFIA, dedicato agli studenti delle scuole superiori, protagonisti attivi del festival.   Il festival prevede incontri con gli studenti, organizzati con la collaborazione del CIDI (Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti), proiezioni di documentari selezionati tra le migliori rassegne internazionali dall’Associazione Sole Luna – Un ponte tra le culture, e una selezione di lungometraggi di finzione e documentari – che dialogano con i temi forti del festival- scelti da Vanessa Tonnini, programmer e direttrice artistica del Festival Rendez-Vous, dedicato al nuovo cinema francese, storicamente molto attento al tema dei diritti umani e del dialogo interculturale. E ancora, dibattiti e dialoghi con intellettuali e studiosi italiani e internazionali e una mostra proposta da Amnesty International. Per la prima edizione la scelta del filo conduttore è caduta su un tema che rappresenta la sfida sia per il presente sia per il futuro: il non-diritto di essere donna. Il festival dedicherà inoltre l’edizione alla Tunisia, scelta come esempio virtuoso di un Paese che sta riuscendo – non senza difficoltà – a superare una complicata crisi politico istituzionale. Nel pomeriggio, dalle 14,30, al Teatro dell’Arte, verranno proiettati i film in concorso selezionati dall’Associazione Sole Luna – Un ponte tra le culture, Ventidue documentari, tutti recentissimi alcuni in prima nazionale, incentrati sulle donne, i migranti, gli omosessuali, i diversamente abili, sul diritto alla pace e a un lavoro giusto. I film proiettati nella prima giornata del festival sono: Asmarina di Alan Maglio e Medhin Paolos (Italia, 2015 | 68’), El solista de la orquestra di Arantxa Echevarría (Spagna, 2016 | 25’ – Prima nazionale), Women in sink di Iris Zaki (Israel, 2015 | 37’ — Prima nazionale),  Eurovillage di François Pirot (Belgio, 2015 | 72’ — Prima nazionale), Le baiser de Marseille di Valérie Mitteaux (Francia, 2014 | 52’ — Prima nazionale). Al Salone d’Onore, alle ore 17,30,  si terrà l’incontro SCHIAVE DI GUERRA, a cui parteciperanno Nadia Murad, giovane yazeeda sfuggita alla schiavitù dell’ISIS, i sociologi Renzo Guolo dell’Università di Padova e Marina Calloni dell’Università di Milano – Bicocca. Alle ore 19 inaugurerà, in presenza dei genitori della fotografa Leila Alaoui, del portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e del direttore esecutivo del Festival dei Diritti Umani Danilo De Biasio, la mostra fotografica “Sheroes”, proposta da Amnesty International Italia, sulle spose bambine in Burkina Faso, con...

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Genitori a distanza: la famiglia di cui nessuno parla

Pubblicato da alle 11:25 in ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Genitori a distanza: la famiglia di cui nessuno parla

In un periodo come questo in cui il tema “famiglia” è quanto mai di attualità sono tante le riflessioni e i discorsi sulla forma che il termine famiglia debba ricomprendere. Ma esiste un tipo di famiglia di cui non si sente mai parlare: le famiglie del Sostegno a Distanza o – utilizzando la terminologia di una volta – Adozione a Distanza. Ogni famiglia del sostegno a distanza è diversa ed unica: si spazia dai nuclei familiari di mamma, papà e figli, a giovani coppie, da gruppi di amici a intere classi scolastiche. L’unico tratto che accomuna tutti avere voglia di fare concretamente qualcosa per bambini lontani dal nostro mondo e che, invece, grazie al Sostegno a Distanza diventano parte della nostra quotidianità, con cui si costruiscono vere relazioni oltre ogni confine e barriera linguistica.   Il SaD (Sostegno a Distanza) è uno strumento di aiuto che una decina di anni fa vedeva la sua massima notorietà tanto che persino Pieraccioni lo usò come perno su cui far ruotare la trama di “Finalmente la Felicità” film in cui incontrava sua sorella a distanza proveniente dal Brasile. Tuttavia oggi il sostegno a distanza pare  essere passato di moda. Ma è davvero così? L’abbiamo chiesto a chi si occupa tutti i giorni di questo programma: “Il mio lavoro come referente SaD per NutriAid ha avuto inizio solo un paio di anni fa, ma posso dire con grande sincerità che bastano pochi mesi per toccare con mano i risultati di questo programma. Ho imparato a svolgere i vari compiti e ho preso dimestichezza con la gestione del database, ma soprattutto ho imparato a conoscere i bambini e le loro storie.” racconta Gessica Guttà di NutriAid. “La prima foto è sempre quella che mi rimane nel cuore: molti di loro hanno un faccino triste, di quelli che ci propinano negli spot televisivi per farci impietosire, un’espressione che obbiettivamente non lascia indifferenti. Si tratta di bambini provenienti da situazioni familiari estreme, in cui regnano l’indigenza e la marginalità sociale; in cui i genitori fanno fatica a reperire ogni giorno il cibo per tutti e i bambini sono abituati a mangiare tre o quattro volte a settimana (noi mangiamo tre o quattro volte al giorno).” Ma cosa si forma concretamente la “famiglia a distanza”? “Accade che poi arriva un sostenitore, un padrino o una madrina che versa una quota mensile, e cambiano tante cose: il bambino comincia ad andare a scuola, mangia tutti i giorni nella mensa scolastica e riceve l’assistenza medica di cui ha bisogno. Istruzione, cibo e sanità: tre aspetti che noi diamo totalmente per scontati nella nostra quotidianità e che a questi bambini cambia la vita. Dopo meno di un anno, dalle foto si intravedono timidi sorrisi e racconti di recite scolastiche, di problemi di matematica ancora un po’ ostici e di giochi con nuovi amichetti.” Non si tratta dunque di una semplice donazione monetaria: nasce un rapporto alimentato da aggiornamenti periodici, foto e letterine tra il sostenitore e il bambino che diventa a tutti gli effetti un membro della famiglia. Qualcuno a cui fare gli auguri di Natale e del compleanno, a cui chiedere quale materia studi più volentieri e se si trovi bene con i compagni. Qualcuno che si vede crescere serenamente e in salute. Che cosa vuol dire “famiglia” se non questo?...

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“Verità per Giulio Regeni” la campagna lanciata da Amnesty International sottoscritta dalla città.

Pubblicato da alle 11:33 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Notizie, ONG piemontesi | 0 commenti

“Verità per Giulio Regeni” la campagna lanciata da Amnesty International sottoscritta dalla città.

  Piero Fassino, in veste di sindaco della Città di Torino e di presidente dell’Anci ha firmato stamattina il documento redatto da Amnesty International per la campagna Verità Per Giulio Regeni. Fassino inoltre si impegnerà a sensibilizzare l’opinione pubblica esponendo sulla facciata del Comune un pannello con la scritta “Verità Per Giulio Regeni”. Uno striscione, una richiesta, una campagna lanciata da Amnesty International Italia per non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato, per essere catalogato tra le tante “inchieste in corso” o peggio, per essere collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo. Qualsiasi esito distante da una verità accertata e riconosciuta in modo indipendente, da raggiungere anche col prezioso contributo delle donne e degli uomini che in Egitto provano ancora a occuparsi di diritti umani, nonostante la forte repressione cui sono sottoposti, dev’essere respinto. Sarebbe importante che “Verità per Giulio Regeni” diventasse la richiesta di tanti enti locali, dei principali comuni italiani, delle università e di altri luoghi di cultura del nostro paese ai quali chiediamo di esporre questo striscione, o comunque un simbolo che chieda a tutti l’impegno per avere la verità sulla morte di Giulio.  Lo dobbiamo alla sua famiglia, ai suoi amici e colleghi che da ogni parte del mondo chiedono...

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12-17 aprile 2016: John Mpaliza a Torino

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12-17 aprile 2016: John Mpaliza a Torino

Il peace walking man che marcia per la pace in Congo Da 7 anni attraversa l’Europa a piedi per sensibilizzare governi e opinione pubblica sulle devastazioni prodotte in Africa dalla “Guerra del coltan”, minerale preziosissimo impiegato dalle industrie hi-tech come componente di pc, cellulari, tv e apparecchi elettronici. John Mpaliza, ingegnere informatico 46enne originario del Congo, denuncia la guerra che insanguina il suo Paese: «Il conflitto serve a favorire l’accaparramento illegale e a basso costo del coltan, che in Congo è pagato poche decine di centesimo al kg, mentre in Europa è rivenduto a 600 dollari. Questa guerra ha mietuto in 20 anni 6 milioni di morti e altrettanti profughi, e il rapporto mapping dell’Onu ha parlato di un vero e proprio genocidio avvenuto tra il ’93 e il 2003». Oggi in Congo sono visibili ovunque i segni della distruzione: «Scuole, ospedali, infrastrutture, tutto distrutto. Migliaia di donne e bambine sono state vittime di violenze, con conseguenze fisiche e psicologiche che le hanno segnate a vita» dice John, spiegando che il coltan «viene spesso estratto da minatori bambini, con gravi effetti per la salute perché è un materiale radioattivo, senza contare i frequenti crolli dei tunnel d’estrazione». Ogni anno Mpaliza incontra studenti, associazioni, cittadini e istituzioni per far conoscere queste realtà e aumentare la pressione dell’opinione pubblica sui governi: lo scorso anno il Parlamento europeo, spinto dall’esempio di John e dei suoi sostenitori, ha votato l’obbligo di trasparenza sulla provenienza delle materie prime usate dalle industrie, il che permetterebbe di contrastare il commercio illegale di coltan e altri minerali. Al momento però la decisione del Parlamento Ue è in attesa di venir ratificata dal Consiglio europeo. Ognuno di noi può contribuire al dibattito e accelerare la decisione firmando la petizione su http://www.justicepaix.be/minerali-di-conflitto). Dopo l’Europa, per il 2016 John ha deciso di portare la sua marcia in Africa: «Se vogliamo cambiare le cose lì, non basta agire in Occidente» ci dice. «Il vero cambiamento deve nascere dal Congo, dall’Africa stessa, perché non è scontato che la popolazione sia informata correttamente di quanto sta avvenendo nel proprio Paese, e della relazione tra il genocidio e gli interessi economici dei Paesi stranieri. Gli africani devono capire che loro per primi possono avere in mano le leve del cambiamento». A Torino, l’associazione CISV (www.cisvto.org) ha sposato la causa di John, e ogni anno sostiene la sua marcia accogliendolo nella sede di Reaglie e supportandolo nell’opera di sensibilizzazione. Tra le tappe torinesi ricordiamo: Centro Piemontese Studi Africani (14/4/16), Scuola C. Lombroso (14/4/16), Luna’s Torta (15/4/16), Cascina Roccafranca (17/4/16). Per il calendario completo: http://www.cisvto.org/eventi/congo-john-mpaliza-torino CISV aderisce al Consorzio ONG Piemontesi  www.ongpiemonte.it  e al DevReporter Network www.piemontedevreporter.wordpress.com Per sostenere CISV: Banca Etica IBAN IT25 K 05018 01000 000000110668 – c/c postale 26032102 – online su...

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