Viaggi | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Mon, 24 Feb 2020 17:00:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 Call europea per artisti liberi di trovarsi uno sponsor. “Vita d’artista vita da cane”. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/call-europea-per-artisti/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/call-europea-per-artisti/#respond Mon, 24 Feb 2020 17:00:45 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27478 Call europea per artisti. Artisti siate liberi di cercarvi un co-finaziatore dei Vostri progetti perché le risorse sono davvero scarse. Soltanto 2000 euro ai vincitori di un bando europeo.  Attenzione al massimo 2000 e la copertura delle spese di viaggio e di ospitalità. Ed è un progetto europeo che coinvolge 4 paesi insieme all’Italia. Lo […]

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Call europea per artisti.

Artisti siate liberi di cercarvi un co-finaziatore dei Vostri progetti perché le risorse sono davvero scarse. Soltanto 2000 euro ai vincitori di un bando europeo.  Attenzione al massimo 2000 e la copertura delle spese di viaggio e di ospitalità. Ed è un progetto europeo che coinvolge 4 paesi insieme all’Italia. Lo scrisse con infinita lungimiranza Gabriel García Márquez «Non aspettarti nulla dal XXI secolo, perché il XXI secolo si aspetta tutto da te».

L’ente ideatore e capofila è l’Ecole Nationale d’Art di Parigi http://www.enda.fr  l’Idensitat di Barcellona  https://www.idensitat.net, e il Minitremu di Târgu Mureș della Romania http://www.facebook.com/Minitremu. 

 

Call europea per artisti

 

La Fondazione Bottari Lattes partecipa, unica per l’Italia, al  nuovo progetto europeo ETI  Expérimenter une Transformation Institutionnelle – Sperimentare una Trasformazione Istituzionale.

L’intenzione nobile nei principi e irricevibile nella forma, intende affrontare una sfida che dicono non procrastinabile per fare cultura nel nuovo millennio, seguendo le linee dell’audience engagement. Peccato che la vera sfida sia quella di riuscire a trovare chicchessia disposto a finanziare sul serio un progetto: un engagement che difficilmente troverà la voglia di audience. 

 Il progetto ETI intende andare alla scoperta e far emergere azioni finora poco esplorate, capaci di favorire l’accesso libero ed egualitario all’arte e cultura a pubblci inconsueti, creare comunità attorno alla cultura e ridurre la frattura istituzionale tra l’arte e la società.

Per affrontare queste sfide il progetto ETI si appella agli artisti, alla loro capacità visionaria di intercettare nuove tendenze, bisogni, direzioni e quindi alla loro forza creativa nell’immaginare innovative modalità di fruizioni dei prodotti culturali. Il tutto per avvicinare all’arte, alla letteratura, alla musica e a ogni esperienza culturale anche il pubblico meno interessato. Tutto ciò a basso costo s’intende. Quindi una delle più difficili operazioni culturali innovative deve avvenire quasi per magia.

Call europea per artisti

Ecco cosa dice la call.

Il bando del progetto ETI si rivolge ad artisti di ogni forma espressiva (arte figurativa, musica, scrittura, video arte, ecc.), a cui si chiede di proporre un progetto di riformulazione istituzionale che sperimenti l’accesso alla Fondazione Bottari Lattes da parte di nuovi pubblici.

Il carattere innovativo del progetto risiede soprattutto nel coinvolgomento di privati e imprese.  Per esprimere la propria candidatura l’artista, infatti, deve affiancarsi a un partner privato (persona fisica o giuridica) che sia espressione di competenze specifiche, radicato in un territorio, impegnato nello sviluppo economico e sociale.

Dalla viticoltura al tessile, dall’agroalimentare all’artigianato, dall’ecologia al digitale,  l’artista potrà scegliere tra diversi comparti, facendo perno sulle specificità del settore economico preso in considerazione. Non dovrà creare un’opera unica dalla classica fruizione attraverso il modello della mostra, ma dovrà ideare progetti, metodi, attività innovative che possano essere mobilitati o riutilizzati sulla stregua di un format culturale. Questa sperimentazione permetterà di combinare i modelli tradizionali con modelli operativi, economici, di visibilità e di accessibilità, favorendo così nuove vie di sviluppo dei pubblici di riferimento.

Le candidature dovranno pervenire entro il 5 aprile 2020, compilando il form online: http://eti-europe.eu/it/candidatura.

La selezione sarà effettuata dei quattro enti partner del Progetto ETI.

L’artista potrà sentirsi libero di ricercare in proprio cofinanziamenti per la realizzazione del suo progetto. Gli artisti selezionati parteciperanno a un insieme di azioni per una durata di due anni con un primo incontro a maggio 2020 (data da confermare) e una programmazione locale (date in funzione del Paese). Il progetto ETI si concluderà con un forum organizzato a Parigi a settembre 2021, in cui saranno presentate le sperimentazioni condotte nel corso dei due anni precedenti.

Sarà l’occasione di proporre a livello europeo un’istanza di consultazione comune, che consenta di accompagnare le istituzioni dell’arte e della cultura nel lavoro di trasformazione dei loro modelli.

Poveri artisti, come aveva ragione Sergio Cammariere quando cantava la Vita d’artista:

Ma viva l’Italia, paese dell’arte
Viva i suoi artisti tenuti in disparte
Fuori dal mondo per settimane
Schiavi del cuore e di un pezzo di pane
Vita d’artista senza illusioni
Vivendo i sogni nelle canzoni

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Il comprensorio Vialattea ritorna “mondiale”. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-comprensorio-vialattea-ritorna-mondiale/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-comprensorio-vialattea-ritorna-mondiale/#respond Mon, 02 Dec 2019 12:15:06 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27286 Dalla Coppa del Mondo femminile, che dà lustro alle Montagne olimpiche, alla politica di investimenti che valorizza il patrimonio sciistico e la ricettività Iniziamo dalla novità. La Coppa del mondo femminile ritorna a Sestriere, con il format vincente delle scorse edizioni: non solo gare di sci, ma un ricco programma di eventi e attività collaterali. […]

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Dalla Coppa del Mondo femminile, che dà lustro alle Montagne olimpiche, alla politica di investimenti che valorizza il patrimonio sciistico e la ricettività

Iniziamo dalla novità. La Coppa del mondo femminile ritorna a Sestriere, con il format vincente delle scorse edizioni: non solo gare di sci, ma un ricco programma di eventi e attività collaterali.

la stagione sciistica del comprensorio Vialattea.

Vialattea

Il programma prevede la disputa di due gare – slalom gigante, sabato, e slalom gigante parallelo, domenica – il 18 e 19 gennaio prossimi, sulla “storica” pista Kandahar Giovanni Alberto Agnelli, teatro di competizioni di cartello, dalle 38 gare di Coppa del mondo, ai Mondiali del ’97 e alle Olimpiadi del 2006 e dove hanno trionfato campioni del calibro di Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Bode Miller.

La novità è lo slalom gigante parallelo, ad eliminazione diretta, una “new entry” del calendario femminile, perché finora sono stati disputati soltanto slalom paralleli. Una gara che potrebbe sostituire, in futuro, la combinata alpina e ottenere il lasciapassare per assurgere a livello olimpico. E qualche indicazione dovrebbe già arrivare da questo debutto e dall’interesse che riuscirà a suscitare.

Novità e continuità: sono i due punti chiave che caratterizzano, quest’inverno, la stagione sciistica del comprensorio Vialattea.

La continuità riguarda invece la costante politica di sviluppo del comprensorio che, lo ricordiamo, unisce le località di Sestriere, Sauze d’Oulx, Sansicario, Cesana, Clavière, Pragelato e la francese Montgenèvre, e offre ben 249 chilometri di piste, servite da 70 impianti di risalita e da un potente impianto di innevamento programmato. Considerato quasi concluso il programma di ridisegno del patrimonio sciistico, è stato varato un piano di investimenti di durata pluriennale che prevede la realizzazione di 4 nuovi impianti: due seggiovie automatiche da 6 posti – la prima in assoluto operante nel comprensorio – e due sciovie.

Investimenti che interessano anche la ricettività alberghiera: sono stati acquistati l’Hotel I Cavalieri di Sestriere – trasformato in una struttura, completamente rinnovata, con una spesa di 2 milioni di euro, denominata Hotel Gran Roc – e l’Hotel La Torre di Sauze d’Oulx. Con queste due nuove acquisizioni sale a 12 il numero delle strutture ricettive che la Sestrieres spa gestisce direttamente nel comprensorio (tramite l’ABC Group, azionista di minoranza).

la stagione sciistica del comprensorio Vialattea.

Sestriere

Ancora una novità e riguarda direttamente gli sciatori: lo skipass giornaliero Vialattea mantiene lo stesso prezzo della scorsa stagione, 38,00 euro, e si può acquistare anche on line, mentre si spendono 202,00 euro per lo skipass settimanale (6 giorni). Prosegue anche quest’inverno il programma di co-marketing che dà valore aggiunto allo skipass, acquisendo nuovi sponsor; e sarà ancora Audi lo sponsor d’eccellenza, patrocinando sia l’evento di gennaio, sia l’Uovo d’Oro, una manifestazione che porta sul Colle più di 1.500 ragazzi, in lizza per l’ambito trofeo.

L’apertura ufficiale della stagione sciistica è prevista per sabato 7 dicembre, alla vigilia della festa dell’Immacolata, e sarà possibile sciare, condizioni della neve permettendo, fino a Pasquetta, lunedì 13 aprile.

Pierluigi Griffa

Impotenza Viagra

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Una riflessione sulla montagna. Altarini del bosco. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/una-riflessione-sulla-montagna-altarini-del-bosco/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/una-riflessione-sulla-montagna-altarini-del-bosco/#respond Wed, 11 Sep 2019 10:11:36 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27053 Altarini del bosco. Fine d’agosto. Il controesodo è iniziato. Ancora poche ore e le auto, incolonnate in prossimità dei caselli autostradali, riprenderanno a occupare le città. Ma il caldo estivo non sembra voler cessare. In montagna invece si respira; inoltre è tempo di manifestazioni sportive e di sagre. A Usseglio, nella valle di Viù, all’alba […]

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Altarini del bosco.

Fine d’agosto. Il controesodo è iniziato. Ancora poche ore e le auto, incolonnate in prossimità dei caselli autostradali, riprenderanno a occupare le città. Ma il caldo estivo non sembra voler cessare. In montagna invece si respira; inoltre è tempo di manifestazioni sportive e di sagre.

A Usseglio, nella valle di Viù, all’alba del primo di settembre, prende avvio una gara piuttosto speciale, di più, terribile & magnifica, come è definita nel dépliant.  Si tratta di “La via di Annibale. Sky Marathon”. Il condottiero cartaginese, ventitré secoli fa (218 a.C.), nella sua calata verso Roma, passò, secondo i valligiani, nel sovrastante Colle dell’Autaret. Tale ipotizzato transito è il pretesto per una maratona verso il cielo nella quale, alla classica distanza di 42 km, si aggiunge un dislivello  di ben 3500 metri.

Altarini del bosco.

 

Insomma, come vuol suggerire l’immagine in photoshop usata per pubblicizzare l’evento  – su di un fondale montuoso innevato corre un giovane uomo a torso nudo e provvisto di un elmo corinzio – una competizione per la quale è richiesta un’aitanza simile a quella di  una statua greca di atleta-soldato. L’evento sportivo che si svolge, cito dalla brochure, in un ambiente naturalmente integro dove l’altitudine, il sole, il vento e la neve sono i dominatori e padroni è preceduto dalla pulitura dei sentieri a media quota. I soli che possa permettermi di salire.

Anticipando di un giorno i maratoneti e le maratonete (non sono poche le donne iscrittesi), li percorro lentamente, munita di macchina fotografica, ma finirò per usarla per ben pochi scatti. Per qualche ragione non riesco a documentare il brutto. E’ sempre stato così. Sarebbe, in questo caso, come raccogliere funghi velenosi.

Altarini del bosco.

Altarini del bosco.

In una frazione le poche case ancora abitate nella stagione estiva sono avvilite da aggiustature fatte con materiali disparati e da arredi di recupero. Per il resto: tetti di lose sfondati, muri diroccati e legnami imporriti. Mi resta l’inquadratura di un portone alla cui base si vede intagliata una lunetta, credo, per consentire al gatto di fare il proprio dovere; di un piccolo uscio di un delicato colore verderame; di una casa di pietra con una parete alla quale è appesa una slitta il cui  legno sembra levigato dal moto ondoso del mare. Stretta e lunga, sui due pattini, uno dei quali è monco, rimangono tre montanti verticali a reggere due assi trasversali. Serviva per il trasporto del fieno, del letame e della legna. E’ la slitta alpina classificata, nello straordinario repertorio di cultura materiale e artigianato “Il lavoro dei contadini”, di Paul Scheuermeier, compilato dal 1919 al 1935 (Longanesi, 1980), alla pagina 127 del secondo volume. Un modo per assicurarne la sopravvivenza, seppure immateriale. 

Altarini del bosco.

Altarini del bosco.

Lasciata la frazione, il bosco si infittisce e i ripari costruiti dagli uomini per sé e per gli animali si diradano.  Le costruzioni in pietra sono ormai ruderi, tanto che gli aceri attorno, come mossi a pena,  hanno deciso di sostenere o far compagnia ai pochi muri rimasti in piedi, appoggiandovisi, circondandoli o crescendo al loro interno. In un punto il crollo è completo e i materiali lapidei e lignei emergono dal sottobosco rivestiti di muschio. Tuttavia l’assenza di manufatti estranei fa si che il luogo abbia un suo fascino e meriti di essere fotografato.

La particolare conformazione del pendio insieme a porzioni di muri a secco e a montagnole di pietre sono ciò che resta degli antichi terrazzamenti, costruiti allo scopo di ottenere del terreno pianeggiante da coltivare.  

Ho sempre pensato che gli insediamenti della civiltà alpina, fatti di infinite pietre ricavate dalla montagna, ciascuna lavorata in ragione della sua funzione, nel loro insieme siano un’opera straordinaria, paragonabile alle piramidi, con la differenza sostanziale di essere l’espressione non di una volontà autoritaria e coercitiva, ma di piccole comunità lontane dai poteri centrali e dunque discretamente autonome. Questo pensiero s’intreccia alla riflessione sul come conservare ciò che ancora resta di tale civiltà.

Altarini del bosco.

Servirebbero squadre d’angeli, capaci di restaurare le costruzioni in modo perfetto e in punta di piedi, così da non calpestare l’erba e i fiori attorno. Esse sarebbero le sole esenti dal peccato di abbandonare nei pressi materiali e attrezzi. Altri angeli specializzati in colture dovrebbero incaricarsi di ricreare i campi di segale e di canapa, i frutteti e gli orti. E ancora si tratterebbe di trovare maestranze angeliche per garantire l’antico scorrimento delle acque e la reintroduzione di tutti gli animali, mucche, pecore, capre, asini e persino api.

Tutto questo è comunque ben poco a confronto di ciò che poi spetterebbe all’uomo: continuità e cura. Nell’attesa che ciò avvenga, negli altarini del bosco, privi delle loro statue votive, crescono felci e arbusti.

Anna Maria Colombo

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Il Visionarium di Dolceacqua si accende insieme a rosse lampade cinesi. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-visionarium-di-dolceacqua-si-accende-insieme-a-rosse-lampade-cinesi/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-visionarium-di-dolceacqua-si-accende-insieme-a-rosse-lampade-cinesi/#respond Wed, 04 Sep 2019 11:08:13 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=27016 A Dolceacqua, paesino dell’entroterra di Bordighera, nella Riviera di Ponente (dove il Castello dei Doria ha recentemente ospitato la mostra dedicata al pittore impressionista Claude Monet, che si innamorò e dipinse il suo celebre ponte in pietra, dotato di un arco inferiore di luce lungo ben 33 metri!) Enio Andrighetto, inventore del Visionarium – nel […]

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A Dolceacqua, paesino dell’entroterra di Bordighera, nella Riviera di Ponente (dove il Castello dei Doria ha recentemente ospitato la mostra dedicata al pittore impressionista Claude Monet, che si innamorò e dipinse il suo celebre ponte in pietra, dotato di un arco inferiore di luce lungo ben 33 metri!) Enio Andrighetto, inventore del Visionarium – nel quale si proiettano i suoi incredibili documentari in 3D e 4D e – ha rimosso da un suggestivo vicolo l’esposizione di ombrelli sulla parte inferiore dei quali aveva fatto riportare originali massime espresse da grandi personaggi del passato. Una per tutte, di Albert Einstein: “La mente è come un paracadute: Funziona solo se si apre”. 

Il Visionarium di Dolceacqua

Il Visionarium di Dolceacqua

 

Dopo essere stato a Yunnan, nella Cina del sud, confinante con Laos e Vietnam, per girare l’ultimo dei suoi capolavori (là, quando cala il sole, tetti e pareti alte delle case vengono illuminati, lo si vede nel suo documentario), Andrighetto ha sostituito gli ombrelli con le rosse lanterne tipiche di quel paese, decorando il vicolo Cassini (integro esempio dell’architettura medioevale di  Dolceacqua, con case esclusivamente in pietra di 5 o 6 piani) facendole muovere su e giù, in alternanza, dal motorino del tergicristallo di un vecchio furgone, collegato a una batteria d’auto. 

“Il Visionarium di Dolceacqua”

La prima lanterna è fissa e accoglie gli spettatori sulla porta del Visionarium, dove si può scegliere tra i 27 documentari (anche in lingua straniera) che Enio ha realizzato, aggiungendo il recente Yunnan a quelli girati nel 2018 sul Cile-Isola di Pasqua e sulla Polinesia. Quest’ultimo inizia con le riprese su un mare di una bellezza incomparabile, sottolineato da una stupenda canzone scelta, come tutte, da Andrighetto: la celebre “La mer”, cantata dal francese Charles Trenet.

Il Visionarium di Dolceacqua

 

Oltre alla curiosità delle lanterne cinesi, dopo uno dei documentari vi raccomandiamo di non perdere (chiedeteglielo) un magico “short” di 3 minuti sul volo delle “farfalle Monarca” le quali, prima dell’inverno, emigrano dal Canada a Rosario, in Messico, nel “Santuario della Mariposa” (dove concluderanno la loro vita), dopo aver percorso qualcosa come 200 chilometri al giorno, per un totale di 4.000 ! Avrete la netta sensazione di averle in sala con voi!

http://www.visionarium-3d.com

 

 

 

                                                                                                   Gian dell’Erba

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Un antico stendardo ricorda e festeggia Sant’Eusebio nel piccolo comune di Pisano. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/un-antico-stendardo-ricorda-e-festeggia-santeusebio-a-nel-piccolo-comune-di-pisano/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/un-antico-stendardo-ricorda-e-festeggia-santeusebio-a-nel-piccolo-comune-di-pisano/#respond Mon, 26 Aug 2019 09:33:18 +0000 http://www.gazzettatorino.it/wordpress/?p=24381  Piemonte da scoprire. Affacciati lungo i pendii attorno al lago Maggiore, i paesi dell’Alto Vergante sono luoghi ameni. Eppure la gran parte di essi non è sfuggita al destino di spopolamento che ha colpito con l’area alpina anche i territori collinari, seppure in misura minore. Ma durante i giorni d’agosto questi paesi tornano ad animarsi, le […]

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 Piemonte da scoprire.

Affacciati lungo i pendii attorno al lago Maggiore, i paesi dell’Alto Vergante sono luoghi ameni. Eppure la gran parte di essi non è sfuggita al destino di spopolamento che ha colpito con l’area alpina anche i territori collinari, seppure in misura minore. Ma durante i giorni d’agosto questi paesi tornano ad animarsi, le imposte delle abitazioni si spalancano e il portone della chiesa resta aperto dall’alba a sera. Se poi la festa patronale cade nello stesso mese, l’atmosfera diviene festosa.  E’ ciò che succede a Pisano (Novara) dove il 2 d’ agosto si ricorda sant’Eusebio (IV sec.) titolare, con i santi Maccabei (sette fratelli martiri dell’antica Giudea), della chiesa parrocchiale.

Piemonte da scoprire.

Le celebrazioni del santo principale, che fu il primo vescovo di Vercelli, culminano in una processione durante la quale viene esibito un grande stendardo databile al XIX secolo, probabile copia di un esemplare più antico risalente alla fine del Cinquecento, dopo che Pisano ottenne di avere una propria sede parrocchiale.  

Le insegne dei nostri giorni sono manifesti cartacei o schermi luminosi, sicché può essere interessante  osservare con quali materiali e tecniche si confezionasse nell’Ottocento questo tipo d’immagini sacre destinate ad essere viste da un pubblico numeroso di fedeli.

Piemonte da scoprire.

Su una faccia dello stendardo, in un paesaggio con un orizzonte di montagne, si vede sant’Eusebio dall’espressione ispirata, vestito di un prezioso piviale e provvisto del bastone pastorale e della palma, simbolo del martirio subito; sull’altra faccia invece si osserva una scena denominata l’adorazione dell’eucarestia composta da una coppia di angeli in preghiera ai piedi di un ostensorio, che appare al centro di una nube.

Il manufatto è ottenuto con una tecnica mista di pittura su seta e di ricamo in fili serici e metallici. Il ricamo descrive gli elementi decorativi delle cornici ed impreziosisce le parti figurate, ad esempio le vesti del santo e degli angeli. 

Piemonte da scoprire.

L’esposizione alla luce e la polvere hanno finito per danneggiare i materiali serici dello stendardo di Sant’Eusebio, in particolare lungo le cornici. Per la riparazione delle opere tessili il Piemonte vanta un laboratorio speciale, quello dell’abbazia benedettina Mater Ecclesia ad Orta San Giulio. Dunque, l’augurio è che la comunità di Pisano trovi presto le risorse economiche necessarie al restauro di una testimonianza ancora attuale del proprio passato.

Anna Maria Colombo

Ich bin sehr skeptisch in Bezug auf alles andere als go to meet one’s maker traditionelle medizinische ed generika Behandlung VGR Spain und hoffe.

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Un convegno e una mostra su un'esperienza di riscatto e dignità in Libano al Polo del 900. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/polo-del-900-5/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/polo-del-900-5/#respond Mon, 20 May 2019 16:07:42 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=20189 Un percorso di riflessione su una delle realtà più emblematiche e controverse del Medioriente. Un convegno e una mostra video-fotografica, dal titolo Storie Invisibili, sono stati costruiti attraverso la collaborazione tra il COI-Cooperazione Odontoiatrica Internazionale e la Fondazione Carlo Donat-Cattin del Polo del ‘900. Il convegno si terrà il 21 maggio dalle ore 17, seguito […]

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Un percorso di riflessione su una delle realtà più emblematiche e controverse del Medioriente. Un convegno e una mostra video-fotografica, dal titolo Storie Invisibili, sono stati costruiti attraverso la collaborazione tra il COI-Cooperazione Odontoiatrica Internazionale e la Fondazione Carlo Donat-Cattin del Polo del ‘900.
Polo del 900
Il convegno si terrà il 21 maggio dalle ore 17, seguito da una cena libanese e palestinese e infine da un terzo momento con la proiezione in anteprima del documentario Storie Invisibili, la lettura di poesie Libanesi e Palestinesi (a cura dell’associazione Equilibri d’Oriente) e l’esecuzione dal vivo di musiche mediorientali da parte del maestro Sergio Pugnalin. La mostra sarà aperta dal 21 al 31 maggio al Polo del Novecento.
La mostra è stata realizzata grazie al progetto Frame Voice Report! (finanziato atttraverso il COP – Consorzio delle ONG Piemontesi, con il contributo dell’Unione Europea), il cui scopo è quello di sensibilizzare i cittadini sui temi dello sviluppo sostenibile e sulla cooperazione nei Paesi a basso reddito.
Storie Invisibili documenta la situazione dei campi profughi palestinesi, in cui si sono insediati anche i profughi siriani, scappati dalla guerra civile, con storie e racconti di riscatto e dignità. Con la collaborazione dell’Ong libanese Beit Aftal Assumoud i giornalisti Luca Rolandi e Andrea Tomasetto hanno realizzato un reportage scritto, fotografico e video in cui sono descritti l’esperienza diretta dei profughi palestinesi e palestinesi-siriani in Libano. ”Abbiamo raccontato e ‘portato alla luce’ le cose positive che nascono e vengono realizzate in questi luoghi ‘difficili’: i progetti di sviluppo e riscatto sociale creati da Assumoud per i profughi, che consentono loro di vivere con dignità”.
Polo del 900

Tavola rotonda
“Libano, il Medioriente in un fazzoletto di terra”

Martedì 21 maggio 2019 dalle ore 17
Polo del ‘900
Via del Carmine 14  Torino

La Fondazione Donat-Cattin ed il COI – Cooperazione Odontoiatrica Internazionale onlus invitano alla tavola rotonda, nell’ambito del progetto Frame Voice Report, con la realizzazione della mostra e del documentario “Storie invisibili: la resilienza palestinese in Libano” le foto sono di Andrea Tomasetto ed il  soggetto è di Luca Rolandi, allestita alla Sala Novecento del Polo del ‘900 dal 21 al 31 maggio.

  • Ore 17.00 – Convegno

Saluti
Gianfranco Morgando, direttore della Fondazione Donat-Cattin
Giancarlo Vecchiati,  past president del Coi (Cooperazione Odontoiatrica internazionale)
Interventi
Rosita Di Peri, docente dell’Università di Torino Dipartimento di Culture, Politica e Società
Camille Eid, giornalista di Avvenire esperto di Medioriente
Salvatore Cuoci, generale di corpo d’armata con servizio presso l’Unifil in Libano
Roberto Villani, consulente Fideuram, esperto di economia internazionale
 
A seguire – INAUGURAZIONE MOSTRA

  • Ore 19.30 – Cena – aperitivo libanese
  • Ore 20.30 – Serata culturale

Proiezione Anteprima del film “Storie Invisibili” (regia Andrea Tomasetto, soggetto Luca Rolandi)
Musiche mediorientali eseguite dal vivo dal Maestro Sergio Pugnalin
Letture e testimonianze poetico-letterarie a cura dell’associazione “Equilibri d’Oriente”

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Kamchatka: viaggio al centro della terra. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/kamchatka/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/kamchatka/#respond Mon, 18 Mar 2019 15:51:19 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=19975 Fin dall’antichità i vulcani sono stati oggetto di ammirazione, curiosità e timore e molte sono state le interpretazioni nate per spiegarne l’origine.  Platone credeva nell’esistenza di un fiume di fuoco sotterraneo, il Piroflegetonte, che trovava sfogo nei vulcani.  Seneca indicava quale causa di eruzioni e terremoti, la penetrazione di acqua nella materia incandescente del sottosuolo. […]

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Fin dall’antichità i vulcani sono stati oggetto di ammirazione, curiosità e timore e molte sono state le interpretazioni nate per spiegarne l’origine.  Platone credeva nell’esistenza di un fiume di fuoco sotterraneo, il Piroflegetonte, che trovava sfogo nei vulcani.  Seneca indicava quale causa di eruzioni e terremoti, la penetrazione di acqua nella materia incandescente del sottosuolo.

Noto a tutti, Plinio il Giovane descrisse la spaventosa eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che seppellì Pompei ed Ercolano.  Ma la vera scienza dei vulcani, la vulcanologia, nacque solo nel 17° secolo  e fece progressi decisivi nel 19° secolo con le ricerche di Lazzaro Spallanzani.  Sono stati proprio i vulcani a dar vita all’atmosfera terrestre primordiale. Senza di essi non esisterebbero né gli oceani, né la vita sulla terra.  Tuttavia, questo viaggio della lava che parte da 100 Km. sottoterra non ci ha ancora svelato tutti i suoi segreti.
La Kamchatka

La Kamchatka è proprio per questo un luogo molto affascinante. Una landa primordiale dove gli estremi entrano in collisione e dove fuoco e ghiaccio convivono.  Qui si sente il respiro caldo della terra tra geyser e campi di lava, solfatare e sorgenti termali.  Pochi altri luoghi al mondo permettono di ripercorrere le origini del pianeta. Si tratta di una vasta penisola selvaggia situata nell’estremo est della Siberia. 

La Kamchatka

Il vulcano Tolbachik-Kamchatka

Una terra di orsi e spettacolari fenomeni vulcanici, attraversata per tutta la sua lunghezza da catene montuose affacciate sull’Oceano Pacifico e divise da una valle fluviale: 160 vulcani di cui 29 ancora attivi.  La Kamchatka è una terra incontaminata, tra le più selvagge al mondo. La sua densità di popolazione è tra le più basse del pianeta. Il fascino di quest’ ultima frontiera, di questo “ mondo perduto” è legato ai suoi straordinari scenari naturalistici, alla rigogliosa vegetazione della taiga, agli impetuosi corsi d’acqua e alla ricchissima fauna.

La Kamchatka

Nevaio alle pendici del Mutnovsky-Kamchatka

Per molti anni avvolta nel mistero e conosciuta dagli Occidentali solo per il gioco del Risiko, è rimasta chiusa al turismo fino agli anni ’90 e resta una zona militare di grande importanza strategica. Durante il rigidissimo inverno, le temperature scendono a – 40°C.  Fiumi e laghi sono ghiacciati per sette mesi l’anno ma, nella breve estate, le foreste di conifere e betulle, che ricoprono un terzo del territorio, si popolano di animali.
Cacciatori, pescatori e avventurieri iniziarono ad arrivare dalla Russia continentale soltanto nella seconda metà del 1600. Le prime vere esplorazioni risalgono al 1725 quando Vitus Bering fu incaricato dallo Zar Pietro il Grande di verificare se vi fosse un collegamento tra Siberia e Nord America. Durante la sua seconda esplorazione, nel 1740, Bering fondò la capitale, Petropavlovsk,  chiamata così in onore delle sue due navi S. Pietro e S. Paolo.  Nel 1741 l’esploratore danese morì di scorbuto. A lui è dedicato lo stretto che separa la Russia dall’Alaska.  A 11.000 Km. e 9 ore di fuso orario da Mosca, Petropavlovsk, 250.000 abitanti, è quasi sul confine della linea internazionale del cambio di data.  Non è, oggi, molto diversa dalle altre città dell’ex blocco sovietico. Affacciata sulla baia di Avacha e incorniciata dai due vulcani, Avachinsky e Koryasky, rimane ammantata di neve da ottobre a maggio per l’influsso dei venti artici e delle fredde correnti del Pacifico. Negli anni sono fiorite in città numerose industrie legate soprattutto alla pesca e alla cantieristica navale ma sono anche sorti importanti centri di ricerca scientifica come l’Istituto di Geologia vulcanica.

La Kamchatka

Danze tradizionali degli Eveni-Kamchatka

Non appena vi sarete lasciati alle spalle la capitale, inizierà per voi la grande avventura. Scoprirete paesaggi lunari, risalendo le pendici dei numerosi vulcani oppure sorvolerete in elicottero gli incredibili scenari naturalistici.  Entrerete in contatto con le comunità nomadi degli Eveni, gli allevatori di renne, o vi troverete a pochi metri dai famosi orsi bruni che attendono al varco i salmoni rossi pronti a farne una bella scorpacciata.  Ogni anno, durante l’estate, due milioni di salmoni risalgono i fiumi della Kamchatka per deporre le uova. Un eterno rituale di amore, riproduzione e morte.
L’orso bruno della Kamchatka, le stime parlano di una popolazione di circa 30.000 individui, è il vero re della tundra, un gigante che può superare i 3 metri di altezza per un peso di oltre 350 Kg..  Molto simile all’orso Kodiak dell’Alaska, sebbene tenda ad essere di colore più scuro, il colore della sua pelliccia può variare dal bruno-nerastro al giallo pallido.  Si tratta del carnivoro terrestre più grande al mondo. Nel mese di agosto, gli orsi scendono dalla catena Yuzhno-Kamchatsky verso il lago Kurilskoye situato all’estremo confine meridionale della penisola e raggiungibile solo con un’ora di volo su un maxi-elicottero militare sovietico. Non a caso gli orsi sfruttano l’estate per immagazzinare fino a 180 Kg. di grasso, indispensabili per sopravvivere durante il lungo letargo invernale.

La Kamchatka

Lago nella caldera del vulcano Ksudach-Kamchatka

Ma, oltre agli orsi, una delle principali attrattive della Kamchatka sono i vulcani.  Il Tolbachik è, senza dubbio, uno dei luoghi più isolati e suggestivi della penisola. Supera i 3000 metri di quota ed è ancora attivo, con un cratere di 3 Km. di diametro.  Il territorio circostante, stravolto dalla grande eruzione basaltica del 1975 che ne modificò la morfologia, ricorda il paesaggio lunare.  Ammirerete gli incredibili coni di scorie alti fino a 300 metri e gli scenari apocalittici della foresta pietrificata. Proprio in questa zona l’Unione Sovietica collaudò i suoi veicoli lunari prima di mandarli nello spazio.
Non sono da meno il vulcano Gorely con i suoi due crateri di cui uno è occupato da un lago di acqua turchese ed il Mutnovsky con la sua immensa caldera che si raggiunge percorrendo uno stretto canyon tra ghiacciai, fumarole di zolfo e acque ribollenti. Un ambiente fantastico e inquietante che rievoca le atmosfere dei libri di Giulio Verne.
Un viaggio in Kamchatka rappresenta un’esperienza indimenticabile che vi offrirà la possibilità di vivere un’avventura irripetibile.
Testo e foto di Anna Alberghina
La Kamchatka

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