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Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

Pubblicato da alle 12:43 in galleria home page, Innovazione, Medicina, ONG piemontesi | 0 commenti

Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

E’ stata presentata a Torino la prima tappa della campagna “Dedicati, Incontri di bellezza per prendersi cura di sé”, all’Ospedale Sant’Anna, Città della Salute e della Scienza di Torino.   La scelta del nome rappresenta al meglio la sensibilità di un progetto che come la lingua italiana, cambiando l’accento su una vocale, muta il senso di un vocabolo. Dedicati va pronunciato e inteso come verbo riflessivo, invita ad occuparsi di se stessi. Con diversa sfumatura d’accezione e di pronuncia Dedicati sono i promotori di questa iniziativa che riguarda un tema delicato e importante, ossia le donne affette da tumore ovarico. A muoversi in questa direzione è l’associazione nazionale ACTO, Alleanza contro il Tumore Ovarico – prima rete nazionale di associazioni pazienti impegnata nella lotta contro il carcinoma ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi e attualmente presieduta da Nicoletta Cerana. Acto  è  presente a Milano, Torino, Monza, Roma, Napoli e Bari e promuove iniziative volte a migliorare la conoscenza della malattia. Obiettivo dell’iniziativa torinese è offrire la possibilità di ritrovare, grazie all’aiuto degli esperti, un po’ di serenità. Dal 26 al 30 novembre all’Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna, verranno proposti a tutte le pazienti trattamenti estetici, completamente gratuiti, per la cura dell’immagine. La campagna è realizzato con il supporto non condizionato di TESARO, un’azienda biofarmaceutica focalizzata in oncologia e dedicata ad offrire terapie innovative a persone che coraggiosamente affrontano il cancro e in partnership con APEO (Associazione Professionale di Estetica Oncologica), La Volpe Scalza e Francesca Ragone. In apposite sale messe a disposizione dall’ospedale, durante la settimana e previo appuntamento, le estetiste oncologiche di APEO offriranno alle pazienti trattamenti a scelta tra manicure, pedicure, trattamento viso, massaggio linfodrenante personalizzato della durata di un’ora mentre l’esperta d’immagine Francesca Ragone e gli esperti di parrucche dello staff di La Volpe Scalza dispenseranno consigli di stile individuali e di gruppo. In Italia 50.000 donne convivono con un tumore ovarico mentre sono 5.200 i nuovi casi ogni anno, di cui 420 in Piemonte. Il tumore ovarico è purtroppo una patologia grave, con percorsi di cura che influiscono pesantemente sul corpo e sulla psiche delle pazienti, arrivando a influenzare persino la risposta alle stesse terapie. In questo quadro, prendersi cura di sé, del proprio corpo e della propria bellezza aiuta ad affrontare meglio le cure. “Sostenere le pazienti e offrire loro opportunità terapeutiche innovative fa parte dell’impegno di TESARO nella lotta al tumore ovarico. Per questo motivo abbiamo voluto supportare questa bellissima iniziativa promossa da ACTO e siamo orgogliosi di poter essere al loro fianco, innanzitutto nel sostenere una sempre più capillare informazione su un tumore femminile così insidioso e subdolo, – ha affermato Roberto Florenzano, Vicepresidente e Amministratore Delegato di TESARO Bio Italy.   L’impegno di ACTO è rivolto anche a favorire la diagnosi tempestiva e  l’accesso a cure di qualità, stimolare e sostenere la ricerca scientifica, offrire servizi ai propri associati e promuovere campagne educative su tutte le forme di prevenzione. Ulteriori informazioni sono rintracciabili sul sito dell’associazione a questo link:  http://www.actoonlus.com/it   Riprese video di Andrea...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

Pubblicato da alle 17:16 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie | 0 commenti

Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

Pubblicato da alle 13:44 in D'Uomo, galleria home page, Medicina, ONG piemontesi | 0 commenti

Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

Libano. Medio-Oriente. Cosa sappiamo (veramente) del Libano e del Medio-Oriente? Quale immagine ne abbiamo? Quanto dei nostri preconcetti corrisponde a verità e realtà, e quanto invece è falso? Sono alcune delle domande e degli stimoli che guideranno i due giornalisti-reporter torinesi Luca Rolandi e Andrea Tomasetto, nel viaggio che faranno nella “Terra dei Cedri” dal 29 settembre al 7 ottobre. “Un viaggio per scoprire, per vedere, per imparare” – spiega Luca Rolandi, giornalista, specializzato nei temi della cultura, della società e della religione, è stato tra gli iniziatori di Vatican Insider, il portale de La Stampa dedicato a Chiesa e attualità – “noi per primi ci mettiamo all’ascolto, con curiosità: primo obiettivo, osservare e conoscere. Conoscere come si vive oggi in Libano; conoscere la realtà dei campi profughi; conoscere le attività della ONG Assomoud, ONG che nei campi ha messo in piedi una forma di welfare parallelo”. “Soprattutto – continua Andrea Tomasetto, regista di documentari, che da 15 anni lavora nel campo della comunicazione sociale multimediale – siamo curiosi di incontrare e conoscere le storie delle persone che nei campi ci vivono… uomini, donne, bambini, famiglie. Seguiremo (con telecamera e macchina foto) le loro giornate, ascolteremo le loro voci, i loro racconti, chiederemo di entrare nelle loro case… di certo li vedremo nei Centri Sociali animati da Assomoud”. “Una cosa mi ha colpito – commenta ancora Tomasetto – quando in questi giorni ho detto ad amici e parenti ‘vado in Libano per un reportage sulle attività nei campi profughi’, ho incontrato le reazioni più diverse. Dal ‘che bello, interessantissimo’, al ‘ma è pericoloso!’… Sintomo, come si diceva prima, che in Italia (e generalmente in tutto l’occidente) di tutta questa parte del Mondo in via di sviluppo, abbiamo una conoscenza molto scarsa, fatta più di stereotipi che di dati e fatti effettivi”. “Il nostro scopo è proprio quello – dice Rolandi – di fare da ‘occhi e orecchie’ per raccogliere questi dati, queste storie e poi raccontarle, inquadrandole nella giusta prospettiva di realtà”. Il reportage entra infatti all’interno del progetto “Frame, Voice, Report!”, un bando dell’Unione Europea con l’obiettivo di rafforzare e migliorare la consapevolezza e l’impegno dei cittadini europei riguardo ai temi dello Sviluppo e della Cooperazione, attraverso il finanziamento di “azioni di comunicazione/informazione” delle buone pratiche che sono già in atto nei Paesi in via di sviluppo. “Da una ricerca recente – spiega Rolandi – è emerso che in tutti i nostri telegiornali, a questi Paesi viene dedicato meno del 10 per cento delle notizie; si parla del Sud del Mondo, inoltre, sempre solo quando succede qualcosa di negativo. Naturale che noi occidentali abbiamo l’idea, falsa, che l’Africa, il Medio-Oriente, il Sud-America, siano posti dove ci sono solo problemi, che loro non fanno nulla per risolverli e che siamo sempre noi occidentali a salvare la situazione”. L’obiettivo del bando finanziato dall’Unione Europea (attraverso il COP, Consorzio delle ONG Piemontesi, arriveranno per le associazioni subalpine 300.000 euro, a copertura di spese fino a 20.000 euro per progetto) è quindi quello di “scardinare” questa prospettiva, favorendo il racconto degli elementi positivi dei Paesi in via di sviluppo e delle azioni di crescita che loro stessi sanno mettere in atto. In particolare, il progetto di cooperazione con l’Assomoud ed i campi profughi palestinesi in Libano è portato avanti, da oltre 15...

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Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Pubblicato da alle 19:07 in Economia, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Giardinaggio atomico — Il 6 e il 9 agosto del 1945 le forze americane sganciarono le atomiche sui porti giapponesi di Hiroshima prima e Nagasaki poi, mettendo fine alla Seconda Guerra mondiale nel Pacifico. Le vittime dirette sono state stimate in 100mila nella prima città e 200mila nella seconda. Oggi la visione convenzionale dei fatti atomici è del tutto negativa, ma è una convinzione cresciuta perlopiù con la grande ondata di revisionismo degli anni Sessanta, probabilmente dovuta all’evolversi della Guerra Fredda. Nei primi anni post-bellici, la percezione anglo-americana dell’ “era atomica” era invece esageratamente ottimistica, in una maniera che oggi sembra quasi perversa. Una delle più curiose manifestazioni del fenomeno—oltre alla scherzosa adozione del nome “bikini” (un’isola sito di una prova atomica) per un costume da bagno allora scioccante—fu quella del “giardinaggio atomico”. Nel 1959 una simpatica signora inglese, Muriel Howorth, fondò la Atomic Gardening Society, che si occupava della distribuzione ai soci in patria e all’estero di semi irradiati con i raggi gamma. Lo scopo del trattamento era quello di creare piante mutanti da crescere nei giardini di casa per identificare mutazioni potenzialmente utili: una forma precoce di “crowdsourcing”. Mrs. Howorth finì personalmente sui giornali per le prime “noccioline americane atomiche” prodotte con il sistema. Il fenomeno—che vide la distribuzione di almeno 3,5 milioni di semi mutanti—durò solo pochi anni, ma dette vita ai cosiddetti “gamma gardens”, grandi orti annessi a centri di ricerca dove si espongono le piante alle radiazioni atomiche nella speranza di provocare mutazioni nel loro DNA, mutazioni permanenti che possano essere adottate nelle coltivazioni commerciali. La tecnica—brutale, ma economica—ha prodotto non pochi successi: per fare un esempio familiare, il pompelmo “rosa”, un colore che questi frutti non avevano in natura. Fuori dall’Europa avanza l’ingegneria genetica, ma le forti obiezioni europee agli “OGM” fanno sì che il Continente continui a preferire la creazione di mutazioni casuali attraverso l’irradiamento delle piante con potenti isotopi atomici artificiali come il cobalto-60. Il più noto di questi centri—insieme, forse paradossalmente, al giapponese Institute of Radiation Breeding —è il laboratorio di Nuclear Techniques in Food and Agriculture a Seibersdorf, Austria, operato congiuntamente dalla FAO e la IAEA-Agenzia internazionale per l’energia atomica, sempre dell’ONU. La FAO, a giudicare dalla scarsa attenzione dedicata alle mutazioni sul proprio sito Internet, parrebbe un po’ in imbarazzo davanti al tema, ma la IAEA lo ama molto. Parla con entusiasmo del rilascio di oltre 3.200 nuove specie vegetali “mutanti” agli agricoltori del mondo. La cosa curiosa di tutto ciò è che queste colture sono sicuramente “geneticamente modificate”, ma non le si definiscono tali. La giustificazione è interessante. Secondo Pierre Lagoda, “Section Head, Plant Breeding & Genetics” del laboratorio FAO/IAEA, non c’è niente di più naturale di procedere a casaccio per vedere poi cosa succede: un concetto che illustra ai visitatori gettando dei dadi sul tavolo mentre parla. Ne consegue che sarebbe “meno naturale”, perfino sospetto, tentare di sapere prima cosa si sta combinando: l’approccio dell’ingegneria genetica. Meglio lanciare i dadi e metterci nelle mani di Dio… Courtesy James Douglas...

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Cocoon – Koelliker. Un nuovo reparto di fisioterapia con piscina.

Pubblicato da alle 14:36 in galleria home page, Innovazione, Medicina | 0 commenti

Cocoon – Koelliker. Un nuovo reparto di fisioterapia con piscina.

Era il 1985 quando si venne a sapere che una lussuosa piscina aveva effetti miracolosi sulla salute e sull’età di chi vi si immergeva. A documentare l’accaduto con una cinepresa fu un americano, un certo Ron Howard, che in gioventù venne conosciuto, anche in Italia, con il nome di Richard Cunningham, soprattutto per uno strano lavoro che svolgeva in un’epoca ormai passata e che si ostinava a chiamare Happy Days. Cocoon venne chiamata la storia della piscina miracolosa e, qualcosa, potrebbe farci sperare che a quella vicenda, divenuta un film hollywoodiano abbiano voluto inspirarsi i responsabili torinesi dell’Ospedale Koelliker nel momento in cui hanno dato avvio ai lavori per la nuova grande piscina per l’idrokinesiterapia: ovvero l’insieme delle tecniche di trattamento riabilitativo eseguite in piscina riscaldata a fini terapeutici.  La scelta di dotare la struttura di una piscina è dettata dai benefici dati dall’acqua che, influiscono positivamente su tutti i sistemi del corpo, tra i quali quello muscolo-scheletrico, cardiovascolare, nervoso e respiratorio. La piscina è parte di un reparto completamente ristrutturato che desidera rappresentare un nuovo standard nel campo della fisiatria e della riabilitazione. Durante l’inaugurazione del nuovo reparto a cui erano presenti sia il Direttore Giuseppe La Rosa, sia l’amministratore delegato Alberto Ansaldi, è stato illustrato come la riabilitazione in acqua, o meglio l’IdroKinesiterapia, sia una pratica terapeutica e riabilitativa, che sfrutta le proprietà fisiche dell’acqua; ed è per questo motivo che viene considerata uno strumento di lavoro e di valutazione delle potenzialità residue di un soggetto. Il vantaggio più grande che offre l’acqua, come ambiente in cui lavorare, è la parziale assenza di gravità, un parametro che può essere graduato, aumentando o diminuendo i livelli o lavorando sul volume degli ausili galleggianti. Ciò consentirà di lavorare sul reclutamento neuromuscolare, il rilassamento, la respirazione, la propriocettività e la ricerca dell’equilibrio in un unico armonioso processo. Oltre al nuovo reparto l’ospedale Koelliker si è dotato di un nuovo ingresso decisamente contemporaneo; sul lato di C.so Unione Sovietica, ha inserito un cubo di acciaio e vetro come hall. Se la cura passa anche attraverso l’estetica e l’architettura questa è sicuramente un’operazione ben riuscita.   Non si ritroverà la giovinezza e nemmeno le forze dei vent’anni come accadeva nel film Cocoon, ma sicuramente le occasioni di riabilitazioni post traumatiche e i trattamenti specifici in acqua diverranno un’opportunità, considerata la rarità di avere strutture che offrano questo...

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Oltre cinquemila persone senza paura. Si è chiusa la IV edizione del Festival di Psicologia.

Pubblicato da alle 12:55 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Medicina, Spettacoli | 0 commenti

Oltre cinquemila persone senza paura. Si è chiusa la IV edizione del Festival di Psicologia.

  Niente paura al Festival di Psicologia. Niente paura, niente paura Niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così Niente paura, niente paura Niente paura, si vede la luna perfino da qui Così cantava Ligabue qualche anno fa e, forse a questo appello o esortazione si è ispirato il Festival della Psicologia che si è concluso ieri a Torino con oltre cinquemila presenze dal titolo: Io non ho paura, con la direzione di Massimo Recalcati. Io non ho paura, era anche il titolo di un bellissimo film di Salvatores e probabilmente per psicologi, psicoanalisti, scrittori, giornalisti e filosofi l’interrogarsi sul tema della paura era captare qualcosa di importante legato all’attualità.   Nei 12 incontri in calendario, completamente gratuiti, alla Cavallerizza Reale si è radunato un pubblico numeroso, attento e interessato ad approfondire problematiche di grande attualità come paura, violenza e terrorismo, fenomeni ormai parte integrante della nostra vita che oggi è necessario comprendere per non rimanerne schiacciati.  In programma momenti di riflessione: 3 lectio magistralis che hanno affrontato Chi sono e cosa vogliono i terroristi, Violenza e terrore e Donne Islam e violenza; 2 conversazioni a tre voci che hanno esaminato il rapporto tra trauma e perdono e la possibilità di prevenire la violenza; 6 dialoghi che hanno visto confrontarsi diversi saperi, mondi e religioni e lo spettacolo teatrale Edipo Re. Grande successo dell’edizione 2018 del Festival della Psicologia anche nell’universo social: oltre 9.000 follower su Facebook e un seguito su LinkedIn più che raddoppiato nei giorni del festival. Gli organizzatori si sono dichiarati molto soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione e per il largo consenso di pubblico intorno a temi di cruciale attualità. «L’ambizione del festival» spiega Alessandro Lombardo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e direttore organizzativo della manifestazione «è di portare la psicologia, gli psicologi sempre più vicino alla vita delle persone, trovando una strada che ci permetta di affrontare le paure che il vivere può metterci di...

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L’arte del raccontare storie entra nelle corsie ospedaliere. Assemblea Teatro legge.

Pubblicato da alle 17:19 in galleria home page, Medicina, Pagine svelate, Spettacoli | 0 commenti

L’arte del raccontare storie entra nelle corsie ospedaliere. Assemblea Teatro legge.

Intervista a Renzo Sicco di Assemblea Teatro e ideatore dell’iniziativa. “Non sempre abbiamo voglia di stare dove stiamo e non c’è niente come le storie, che ci porti lontano” Paola Mastracola   La narrazione è una formula usata da sempre, nelle diverse culture, per diffondere messaggi, creare legami, comunicare. Proposta in ambito ospedaliero può aiutare i pazienti nel loro percorso di paura, speranza, accettazione; può diventare un momento ricco di significato che dà conforto ai pazienti e amplia le prospettive di chi racconta. Da questi presupposti nasce il ciclo di letture in ospedale, proposte da Assemblea Teatro e dalla direzione sanitaria del San Luigi, una proposta sperimentale che potrebbe allargarsi ad altre situazioni di cura. Narrare una storia a chi affronta una degenza ospedaliera – afferma Renzo Sicco regista di Assemblea Teatro- è come offrire una boccata d’ossigeno, un riparo dalle turbolenze dei pensieri tristi, un aiuto a sentirsi meno soli. Come è nata l’iniziativa? Dopo una mia degenza all’Ospedale San Luigi e dopo aver cercato un conforto nella piccola biblioteca dello stesso, ho immaginato e proposto un percorso di letture che potesse aiutare i degenti in un loro momento difficile, facendoli sentire meno soli. Ho interpellato alcuni amici scrittori, come Erri de Luca, Luis Sepulveda, Gabriele Romagnoli e Paola Mastrocola, che hanno subito accettato l’idea di far leggere i loro testi in ospedale dai nostri attori. L’idea è stata accolta molto bene anche dallo staff medico, dagli psicologi e dal personale sanitario.” Un intervento in un luogo di cura richiede una sensibilità particolare agli attori interpellati per narrare. Certo si entra in un luogo di cura e di dolore e questo richiede un’attenzione particolare alla situazione del degente che incontriamo in un piccolo spazio, nella sua camera o in una saletta riunioni, cercando di creare con lui-lei un rapporto diretto, speciale. Abbiamo varie proposte di lettura e una duttilità d’offerta che tiene conto delle condizioni di ogni singolo malato: se percepiamo stanchezza del pazienti, o difficoltà a concentrarsi, proponiamo racconti brevi e più leggeri. Avevate già proposto letture in ospedale? “Abbiamo usato la narrazione in corsia con bambini ricoverati in reparto oncologico: in particolare s’è impegnata la nostra Cristiana Voglino, che aveva un figlia ricoverata nello stesso reparto, e dall’esperienza è nato anche un libro che raccoglieva le idee, i disegni, le frasi dei bambini proposte in un racconto dal titolo ‘Aiutami a non avere paura’ che era una frase detta da un piccolo degente.” La malattia fa soffrire e spaventa ma, in certe situazioni almeno, può gettare una luce nuova su alcuno aspetti dell’esistenza… “La malattia è un passaggio problematico che però può insegnare molto: per me è stata uno shock molto forte, non perché la ritenessi un tabù e non l’avessi contemplata, ma certamente viverla in prima persona è molto diverso; in questo caso si può andare incontro ad un ko tecnico dal quale poi si cerca di rialzarsi, ognuno con i suoi tempi. Il fattore tempo nel periodo di malattia, è molto variabile, ogni paziente ha i suoi tempi di ripresa e bisogna rispettarli, bisogna lasciare che il malato raccolga i suoi pensieri, e riorganizzi le sue risorse, senza forzature. Un concetto fondamentale che i parenti, a volte, tendono a sottovalutare.” Le reazioni alla malattia infatti possono essere influenzate dal comportamento di famigliari e amici. Durante il percorso della...

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La Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza. Non tiratele i pomodori !

Pubblicato da alle 12:17 in EATpiemonte, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza. Non tiratele i pomodori !

  Sabato 10 e domenica 11 marzo 2018 la Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione de “Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. Fondamentale sarà il contributo dei volontari della Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 100 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che la Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie. Per maggiori info e per conoscere l’elenco completo e aggiornato delle piazze italiane, visitare il sito http://www.fondazioneveronesi.it RICREA è il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio. Promuove e agevola la raccolta differenziata degli imballaggi usati di acciaio come scatolette, bombolette, barattoli, fusti e tappi corona. Pratici e sicuri, gli imballaggi in acciaio sono ideali per la conservazione di cibi come il pomodoro perché ne preservano al meglio le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche. Gli imballaggi in acciaio recuperati grazie alla raccolta differenziata vengono fusi in acciaieria e ritornano acciaio, per rinascere sotto nuove forme come binari ferroviari e telai per biciclette. L’acciaio è tra i materiali da imballaggio più riciclati al mondo, ed è un materiale permanente che può essere riciclato infinite volte senza che questo ne comprometta la qualità. Nell’ultimo anno in Italia è stato riciclato il 77,5% degli imballaggi in acciaio immessi al consumo, un risultato di eccellenza a livello europeo. L’ANICAV, Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, nata a Napoli il 5 febbraio 1945, è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese aderenti e quantità di prodotto trasformato. Essa associa 92 aziende su 115 operanti sul territorio nazionale che trasformano circa il 70% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo e...

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Fascino. Le 5 fondamentali leggi secondo la psicologia.

Pubblicato da alle 13:05 in Medicina, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Fascino. Le 5 fondamentali leggi secondo la psicologia.

Il fascino questo illustre .. “La bellezza è come ti senti dentro e questo si riflette nei tuoi occhi; non è qualcosa di fisico” affermava nei lontani anni 60 la dea del cinema italiano Sophia Loren.  Che la bellezza sia un concetto del tutto avulso dall’aspetto fisico può sembrare un’affermazione azzardata (per non dire ruffiana), ma è indubbio che, quando si parla di fascino, poco importa se si ha o meno un corpo statuario o lineamenti perfetti: quello che conta è l’allure. In altre parole: il carisma. Bramato da molti, posseduto da pochi. È inutile girarci intorno, per quanto oggi si viva secondo i dettami della società dell’immagine, è ancora ciò realmente siamo (o crediamo di essere) quello che conta davvero. Sostanza batte forma. Per la gioia di tutti gli amanti dei luoghi comuni. Ma questo gli psicologi, che vedono sempre e comunque la realtà più chiaramente di voi, l’avevano capito da un po’, tanto che alcuni di loro non hanno perso tempo e si sono dati da fare per trovare e divulgare le principali leggi del fascino. Ne riportiamo cinque, i più degni di nota. Prima regola del fascino: siate consapevoli di quello che siete. Qualità e difetti. Accettate il pacchetto completo. Dopotutto, occorre conoscere bene se stessi per sapersi dare il giusto valore. Seconda regola: smettetela di preoccuparvi della vostra apparenza. Non è proprio il caso, suvvia. Se vi comporterete in modo sicuro e metterete da parte la paura di non piacere apparirete subito più belli e più interessanti. Terza regola: abbiate una comunicazione non verbale aperta e pacata. Le persone di successo non perdono il loro prezioso tempo a cercare di piacere agli altri, quindi il loro approccio alla vita è sereno e rilassato. Questo si riflette nel loro modo di fare. Quarta regola (riservata alle donne, portatrici sane di fascino in tutto il mondo): alcuni gesti, come toccarsi il collo o scuotere i capelli, sono incredibilmente femminili e attraenti. Anche il modo di camminare è importante. La prossima volta che vi ritroverete a passeggiare per la strada, fate in modo che le vostre caviglie si sfiorino a ogni passo; apparire sensuali, alla fine, è tutta una questione di piccoli trucchetti. Quinta e ultima regola del breviario: sorridete! In modo naturale, non come Jack Nicholson in Shining. Ricordate che i musi lunghi non piacciono a nessuno. Ilaria Losapio...

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Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

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Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Patrocinato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Torino Al Centro Congressi Torino Incontra si svolgerà il Convegno Internazionale “Meet the Experts in Severe Asthma”, venerdì 12 e sabato 13 gennaio 2017, al che porta nel capoluogo piemontese i nomi più prestigiosi della pneumologia a livello internazionale.  Il percorso di questo Congresso Internazionale, organizzato con il patrocinio della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, partirà dalla definizione di asma grave per poi affrontare le variabili nella fenotipizzazione del paziente, la sua gestione clinica, le terapie presenti e le prospettive terapeutiche future. Una intensa due giorni che ha come obiettivo quello di far crescere tra gli specialisti allergologi e pneumologi la capacità di identificazione del paziente asmatico grave, per poter successivamente indirizzarlo alla più appropriata terapia personalizzata.   Sulla base di questa condizione patologica, la parola chiave nella valutazione clinica è appunto fenotipizzazione, dove per fenotipo si intendono le caratteristiche osservabili di un organismo dovute all’interazione tra patrimonio genetico e fattori ambientali che sono relativamente stabili nel tempo. I Fenotipi sono definibili sulla base di fattori clinici come abitudini di vita (ad es. gli asmatici fumatori) o comorbilità (obesità, rinosinusite, reflusso gastroesofageo), della valutazione funzionale (come l’asma con ostruzione delle vie aeree non più reversibile) e del tipo di infiammazione misurabile con metodi non-invasivi e invasivi. Prima di definire un paziente affetto da asma grave è necessaria quindi una valutazione più approfondita per escludere diagnosi alternative all’asma e per eventualmente riconoscere altre forme di asma non-grave prendendo in considerazione fattori di aggravamento, comorbilità, aderenza alla terapia, controllo della malattia nel tempo. «Qualcuno, forse provocatoriamente, – spiega il prof. Fabio Ricciardolo, docente di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologichedell’Università di Torino e responsabile scientifico del convegno – sostiene che i pazienti con asma grave siano quelli non trattati. Di sicuro però, esiste circa un 10% di pazienti asmatici che non sono omologabili alla rimanente parte in cui l’asma può essere trattata appropriatamente e con una buona compliance del paziente. Per loro il controllo dell’asma è ottenibile solo con alte dosi di terapia farmacologica o, più frequentemente, non è raggiungibile per la gravità della malattia o per la presenza di comorbilità. Loro forse non la chiamano per nome, ma ciascuno conosce bene come si manifesta la propria particolare forma d’asma e l’affronta ogni giorno e ogni notte; si potrebbe dire ogni volta che respira. L’asma grave è una patologia molto invalidante e ancora sottovalutata. Noi siamo qui per loro. Anzi, noi siamo qui per ognuno di loro. Lev Tolstoj, in “Anna Karenina”, scriveva: “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Ecco, lo stesso vale per gli asmatici gravi»....

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