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Ciò che il medico non è.

Pubblicato da alle 18:41 in DOXA segnalazioni, galleria home page, Medicina | 0 commenti

Ciò che il medico non è.

Giuro (…) di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’uomo e il sollievo della sofferenza (…). Ippocrate, grande uomo e grande medico. Ippocrate e il suo giuramento: le basi deontologiche di una professione magica, perché ancora oggi desta ammirazione e continuo stupore. E poi perché la medicina non è una scienza esatta. Tutto può succedere, tutto può progredire o regredire. Non è colpa del destino o del caso; a volte è la semplice evoluzione delle situazioni, che dipendono dalla gravità della malattia e dalle reazioni del paziente. Non si parla quasi mai di fatalità, anche se non tutte le domande trovano sempre una risposta. E’ il bello della diretta! E’ il bello dell’analfabetismo scientifico o della natura dell’uomo. Può succedere di tutto e di più, anche nei confronti dei medici, a volte depauperati e avviliti. E’ la società che li esalta e li abbassa a seconda della moda del momento e del cliché culturale. Se va tutto bene: sono bravissimi. Se, invece, non va come previsto – da chi?-: non valgono nulla, non sono competenti. E arrivano le denunce, gli scontri, le minacce, gli attacchi personali e mediatici. Converrebbe allora curarsi da soli, magari consultando internet o qualche trasmissione in onda sulle reti. Molto di moda oggi, come la cucina, d’altronde! Tutti diventano dottori o cuochi e sono pronti ad elargire consigli, proporre cure. Non importa se facciano bene o male. L’importante è provare, lanciare l’idea che la medicina è a portata di tutti, avere dei like, fare notizia. Essere influencer. Ma la notizia a volte può anche essere manipolata e chi è nel mondo del giornalismo o della politica lo sa. Occorre sdrammatizzare? Oppure cercare di capire come funziona un sistema sanitario complesso? E prima ancora: come funziona l’uomo?  Non basta osservare per conoscere una professione. Spesso sentiamo dire: “l’ho visto fare, allora lo replico e magari riesco anche a migliorarlo”. L’osservazione è importante, perché stimola la  conoscenza, ma non è la conoscenza. E’ lo studio che cambia la prospettiva e insieme all’esperienza genera sapere. Ogni professione ha la sua importanza se fatta con coscienza e per il bene comune. Ogni professione lascia una scia di sapere, ma quella del medico tocca il cuore. Nel senso che arriva al cuore della persona. Chi va dal dottore, si confessa: deve dire tutto altrimenti la diagnosi non sarà veritiera e le cure allora risulteranno inefficaci e a volte dannose. Lo sa il paziente e lo sa  il medico. E lo sanno anche i parenti. Che cosa bisogna fare allora? La sola cosa da fare è fidarsi. Fidarsi sapendo che lo specialista, chiunque egli sia e in virtù della sua resposabilità etica e professionale, farà di tutto per prendersi cura dei propri malati. Diagnosi, prognosi e terapia non si risolvono su internet. Il medico è soggetto agente, ma il paziente compartecipa al percorso diagnostico e terapeutico. Dunque, è necessaria la fiducia come espressione di stima e di speranza. Ed è necessaria anche l’attesa. Riflettere su ciò che comporta la professione del medico, indipendentemente dal prestigio personale o da come si svolge all’interno di un sistema sanitario più sicuro ed efficiente rispetto al passato, significa valorizzare i ruoli e le relazioni, le aspettative individuali e le gestioni organizzative, le prestazioni e gli alti...

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Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

Pubblicato da alle 16:56 in Eventi, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il pomodoro, essenza della civiltà mediterranea è ottimo anche per sostene la ricerca.

E’ stato Piero Citati con un titolo piccolo e minimalista a rendere omaggio al «frutto supremo» in un libro intitolato: Elogio del pomodoro. Così scriveva su questo frutto che è costitutivo dell’essenza della civiltà mediterranea,  «Oggi i pomodori sono morti, come è quasi morta la pittura. Spero che la morte della pittura sia temporanea, ma temo che quella dei pomodori sia irreversibile. I frutti che, in qualsiasi regione italiana, vengono portati in tavola, hanno quasi tutti la stessa forma: mentre il vero pomodoro ha forme diverse, complicate, con spaccature e screziature, e talvolta generosi aspetti barocchi, che piacevano ai pittori napoletani del diciassettesimo secolo. Non sanno di niente». Il rimettere sulla tavola un pomodoro vivo e succoso di buone intenzioni è nuovamente la Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza per raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica contro i tumori pediatrici, grazie al prezioso contributo di ANICAV e RICREA Infatti Sabato 30 e domenica 31 marzo la Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia con la seconda edizione de “Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. Fondamentale sarà il contributo dei volontari di Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca scientifica rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 160 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Gli imballaggi in acciaio contribuiscono a garantire la conservazione delle caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto. Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie. “Durante la scorsa edizione di questa iniziativa abbiamo raccolto oltre 200.000 euro grazie alla grande sensibilità dimostrata da chi ha deciso di essere al nostro fianco: donatori, volontari, Anicav e Ricrea, partner di questo progetto. Quest’anno vogliamo fare ancora di più, per finanziare la ricerca scientifica di altissimo profilo e continuare ad aiutare gli oltre 2.000 bambini che ogni anno si ammalano di tumore” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di...

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Una mostra della Fondazione Veronesi dedicata alla sensibilizzazione sui vaccini.

Pubblicato da alle 13:17 in galleria home page, Medicina, Mostre | 0 commenti

Una mostra della Fondazione Veronesi dedicata alla sensibilizzazione sui vaccini.

“Sui vaccini si è parlato molto, ma non sempre in maniera efficace e autorevole al fine di una corretta divulgazione scientifica. Fondazione ritiene sia importante ricostruire un dialogo sereno, che non punti a giudicare ma a fare chiarezza, e che includa una parte importante della nostra società che forse non viene coinvolta abbastanza su questo tema: gli studenti” – afferma Agnese Collino, Supervisore Scientifico di Fondazione Umberto Veronesi. Questo uno dei motivi per cui da lunedì 25 marzo a venerdì 5 aprile 2019, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione CRT, con la collaborazione del Comune di Torino, porteranno la mostra ideata per le scuole “Io Vivo Sano – prevenzione e vaccini” presso il Museo Diocesano (piazza San Giovanni,4). La mostra sarà visitata da circa 1.400 studenti e docenti delle scuole primarie e secondarie di I grado. “Il progetto Diderot della Fondazione CRT ‘accompagna’ le scuole piemontesi e valdostane, offrendo un programma collaterale rispetto al percorso tradizionale didattico – afferma il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia –. Grazie alla sinergia con le scuole e con partner consolidati, la Fondazione mette a disposizione degli studenti ulteriori e nuove opportunità di apprendimento, formazione e crescita, non solo individuale ma collettiva, su tematiche particolarmente attuali e innovative”. “Io Vivo Sano – prevenzione e vaccini” è un progetto ideato da Fondazione Umberto Veronesi e da Fondazione CRT nell’ambito del Progetto Diderot per fornire corrette informazioni scientifiche in tema di prevenzione e vaccini. I divulgatori scientifici che condurranno l’attività spiegheranno agli studenti cosa succede nell’organismo durante l’attacco di un virus o di un batterio, come si attiva il sistema immunitario e il principio di azione dei vaccini. Si approfondirà la storia delle vaccinazioni, con alcuni esempi di eradicazione di malattie infettive grazie alla vaccinazione su larga scala, dal primo esempio del vaiolo a livello mondiale, ai più recenti come la scomparsa dei ceppi oncogeni circolanti di HPV in Australia. Si analizzerà, inoltre, il concetto di immunità di gruppo e di soglia di sicurezza di popolazione vaccinata per contenere lo scoppio di epidemie infettive e tutelare i soggetti vulnerabili, che non possono vaccinarsi per seri motivi di salute. È inoltre previsto un incontro di approfondimento per i docenti, le famiglie e la società civile, che si terrà martedì 26 marzo dalle 18.00 alle 19.30 presso il Museo Diocesano di Torino. Alessandro Vitale – Supervisore Scientifico di Fondazione Umberto Veronesi e Donatella Barus – Direttore Magazine fondazioneveronesi.it, affronteranno l’argomento della prevenzione e vaccini alla luce di quanto condiviso oggi dalla comunità scientifica internazionale. L’incontro è gratuito e aperto a tutti previa registrazione su https://ivsvaccininovara.eventbrite.it Dopo Torino, la mostra sarà ospitata all’Uni-Astiss Polo Universitario Asti Studi Superiori “Rita Levi Montalcini” dall’8 al 12 aprile, per un coinvolgimento totale dei tre appuntamenti piemontesi (Novara, Torino ed Asti) di circa 3.000 studenti. Si consolida e rafforza la collaborazione tra Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione CRT, con l’obiettivo di educare le nuove generazioni all’importanza del progresso scientifico nel campo della salute e della prevenzione, ponendo al centro del processo di apprendimento un approccio interattivo. Il Progetto Diderot della Fondazione CRT ha coinvolto finora 880.000 studenti tra i 6 e i 20 anni, oltre 43.000 classi e più di 58.000 insegnanti, per un impegno complessivo di oltre 19 milioni di euro della Fondazione. Il Diderot offre gratuitamente una duplice opportunità a bambini...

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Cristiana Voglino, tra i progetti per i bimbi malati e il libro scritto per non avere paura.

Pubblicato da alle 18:59 in Medicina, Pagine svelate, Prima pagina | 0 commenti

Cristiana Voglino, tra i progetti per i bimbi malati e il libro scritto per non avere paura.

“Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi’’. W. Shakespeare Il dolore ha bisogno d’esprimersi, come un bimbo che piange appena nato: guai a volerlo zittire. Una buona parte della creazione artistica nasce come reazione al dolore e tutti alla fine, volenti o nolenti, ci confrontiamo con il tema del dolore e della morte. Io l’ho (ri)fatto pochi mesi fa, dovendo affrontare la morte di mia madre che ci ha “lasciati”, rendendo tutto più vacuo e, almeno in apparenza, privo di senso. Con questo stato d’animo incontro e ascolto il racconto di Cristiana Voglino su Ante scena, Associazione composta da volontari, provenienti dal mondo dello spettacolo e da quello educativo. Ante Scena realizza progetti di sostegno per i bimbi ricoverati nei reparti di lungodegenza del Regina Margherita e del Martini. Cristiana, tra le fondatrici dell’Associazione, ha raccontato la sua esperienza nel libro “Aiutami a non avere paura”.  Il titolo riprende la frase pronunciata da un piccolo paziente alla sua fisioterapista: una richiesta d’aiuto, risuonata con forza in chi, come Cristiana, ha vissuto l’esperienza di una figlia malata in ospedale e della perdita del marito per cancro. Nel volume sono raccolte le testimonianze di genitori, medici, operatori sanitari e tutti quelli che si sono impegnati a fare ‘rete’ intorno ai piccoli degenti, oltre che le osservazioni, le frasi e i disegni degli stessi bambini. La paura, che unisce genitori, operatori, medici, bambini e le strategie per affrontarla, fa da filo conduttore al libro. La mia prima domanda risuona quindi naturale, persino ovvia: Come si fa a non aver paura? L’unica soluzione é ammettere d’averla. La prima cosa da fare, la principale, è mettersi in contatto con le paure più profonde che abbiamo e cominciare a chiamarle con il loro nome. Tutti abbiamo una paura, quella della morte in particolare. Questo avviene soprattutto in Occidente, dove abbiamo più difficoltà a considerare che la fine vita sia parte “naturale” di un processo.  La “naturalezza” della Morte era riconosciuta nella società contadina, ma oggi non è più cosi. Quando ho iniziato a scrivere il libro, ho chiesto a molte persone “cos’è che ti fa paura?” e quasi tutte hanno risposto “la morte”.  Solo una persona mi disse che soffriva di paura della malattia più che della morte. Con le esperienze che ho avuto in seguito, soprattutto con la malattia di mio marito, ho capito che anch’io avevo paura soprattutto della malattia. Ci vuole molto tempo per “accettare” la malattia, imparare a convivere con la stessa: prima dobbiamo fare i conti con la rabbia e la depressione. Non negare la malattia è il primo passo per affrontarla, superarla e in parte vincerla. Un atteggiamento utile non solo per chi ha il cancro, ma anche per chi deve affrontare una grande prova nella vita. La domanda che mi faccio, di fronte alla sofferenza, è : fino a che punto è giusto cercare di allungare la vita e a quali condizioni? È una domanda che non prevede una risposta univoca perché ogni caso è a sé stante. L’accudire, la protezione, la compartecipazione affettiva è sempre importante: se abbiamo davanti una persona molto sofferente e senza prospettive di guarigione, una persona preparata al passaggio, che ha potuto salutare le persone care, allora forse, a quel punto, sarebbe giusto lasciarla andare.  Ma resta difficile, praticamente impossibile, e comunque non corretto,...

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La dietista e lo chef. Una cucina salubre, bilanciata e attenta alla bilancia.

Pubblicato da alle 17:36 in EATpiemonte, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

La dietista e lo chef. Una cucina salubre, bilanciata e attenta alla bilancia.

Quando l’arte incontra la scienza, la cucina prende una forma più avvincente e coinvolgente. Al Giampy di Via Nizza a Torino la buona cucina va di pari passo con una nutrizione equilibrata: ecco perchè questa sembra essere la novità 2019 per la ristorazione torinese. Pioniere è stata la metropoli milanese mentre a Torino si lancia per primo uno dei marchi del Gruppo Maglione. Una nuova carta integrata con i consigli della dietista la dott.ssa Teresa Mannarino che inizierà a collaborare con gli chef del Giampy e del Gramsci. Quella che gli americani chiamano “cucina salubre” da noi si trasforma in attenzione verso un’alimentazione sana a 360°. L’inconfondibile charme che gli chef italiani mettono nei piatti al Giampy sarà unita alla consulenza didattica della dott.ssa Teresa Mannarino che giocherà con una storia culinaria solida e ricca di tradizioni come quella che noi da sempre offriamo nei nostri ristoranti. La dieta mediterranea è l’unica a essere equilibrata e bilanciata nei vari nutrienti quali proteine, grassi, carboidrati, vitamine e sali minerali. “Un semplice piatto di “ pasta integrale con broccoli e curcuma “, con il supporto di uno specialista si traduce in un piatto di “ pasta di semola di grano duro integrale al 100% con il sulforafano e l’indolo 3 carbinolo dei broccoli e la curcumina della curcuma ”….semplicemente delle sostanze ad azione antitumorale”  è il pensiero della dott.ssa Teresa Mannarino, dietista. “Bisogna nutrirsi con la testa. Parlo della puntigliosa scelta della qualità di un ingrediente piuttosto che di un altro. Sono favorevole alla scienza e alla tecnologia, ma con intelligenza.”  dice Salvatore Catania, Chef del Giampy  Anche il conosciutissimo zafferano, non solo accostato al classico risotto, ma aggiunto a pesci, carni, ortaggi o a una calda tisana, grazie all’abilità dello chef si trasforma in una spezia dalle mille proprietà benefiche per l’organismo: da quella antiossidante contro l’invecchiamento cellulare a quella contro i dolori mestruali passando per l’azione antinfiammatoria. L’educazione al mangiare sano è fondamentale per le nuove giovani generazioni, soprattutto per i bambini che formano il palato e il loro dna alimentare fin da piccoli. Ecco perché il progetto ha scelto un partner profondamente coinvolto in tutto questo discorso e che beneficerà di 1€ al giorno per 6 mesi a partire dal 13 febbraio 2019. “Siamo molto lieti di essere partner di un’ iniziativa come quella del Giampy, che ha come fine ultimo la salute anche a tavola. ‘Per stare bene’ si legge sul menù di questa lodevole iniziativa: ed è lo stesso obiettivo che Fondazione Forma ha in mente nel suo lavoro quotidiano nel dedicarsi ai bambini del Regina Margherita.”  Nino Aidala, Presidente Fondazione Forma....

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La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

Pubblicato da alle 17:01 in Eventi, galleria home page, Innovazione, Medicina | 0 commenti

La delegazione torinese della Fondazione Umberto Veronesi organizza un convegno per il testamento biologico.

Giovedì 22 novembre avverrà un incontro pubblico sugli strumenti per tutelare le volontà individuali in vita e oltre la vita. L’iniziativa è promossa dalla delegazione torinese di Fondazione Umberto Veronesi e dal Consiglio Nazionale del Notariato. Un incontro pubblico sul testamento biologico e sui lasciti solidali per fare finalmente chiarezza sul diritto di decidere autonomamente, liberamente e consapevolmente sul fine vita, sia in relazione al proprio corpo che in relazione ai propri beni. L’iniziativa “Libertà di sapere, libertà di scegliere. Testamento biologico e testamento solidale: come decidere della propria vita e dei propri beni” sarà ospitata nella Sala Conferenze della Centrale del Latte di Torino, in via Filadelfia 220 domani, giovedì 22 novembre a partire dalle ore 18.00 ed è stata organizzata dalla delegazione di Torino di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione e con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato. In occasione dell’incontro, anche alla luce della recente approvazione della legge sul testamento biologico e dell’interesse crescente degli italiani in relazione al testamento solidale, verranno offerte risposte chiare e dettagliate sull’importante e controverso tema dei diritti e delle scelte sul fine vita, sempre più bersagliato da confusione, inesattezze e vere e proprie fake news. Gli incontri sul territorio italiano “Libertà di sapere, libertà di scegliere” – spiega Monica Ramaioli, Direttore Generale di Fondazione Umberto Veronesi – nascono per fare chiarezza su due temi all’apparenza distanti, ma che hanno come denominatori comuni la libertà e la fiducia: libertà di scegliere cosa fare, in determinate circostanze e a determinate condizioni, del proprio corpo e libertà di scegliere come debbano essere utilizzati i propri beni nel rispetto delle proprie volontà e a favore delle generazioni future». «Per far sì che queste scelte siano condivise e accettate – aggiunge il Direttore Ramaioli– c’è bisogno, appunto, di fiducia verso lo Stato, verso i medici, fiducia nei propri cari e nei confronti degli enti del terzo settore impegnati ogni giorno a favore della collettività per il raggiungimento di obiettivi concreti». L’incontro pubblico, moderato dal Direttore del Magazine di Fondazione Umberto Veronesi Donatella Barus, sarà aperto dal notaio Gustavo Gili e dal notaio Maurizio Gallo Orsi, che parleranno delle novità e delle opportunità introdotte, sul fronte del testamento biologico, dalla legge “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” e dell’importanza della figura del notaio a supporto della redazione di un lascito testamentario. Al fine di diffondere informazioni chiare e dettagliate sul biotestamento, Fondazione Umberto Veronesi ha recentemente messo a disposizione sul sito www.fondazioneveronesi.it un vademecum per rispondere alle domande più frequenti sul tema. Tra i relatori dell’incontro pubblico anche il bioeticista e ricercatore Fondazione Umberto Veronesi e CNR Marco Annoni, che parlerà dell’importanza della fiducia per l’autonomia delle scelte individuali. Uno studio della Fondazione Cariplo prospetta un sensibile aumento dei lasciti testamentari in Italia nel giro dei prossimi 15 anni, stimando che da qui al 2030 circa 420mila famiglie italiane utilizzeranno il testamento solidale per lasciare parte del proprio patrimonio a favore di cause sociali, scientifiche e umanitarie, nel rispetto dei diritti dei propri eredi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti e previa gradita conferma di partecipazione, scrivendo all’indirizzo email info.torino@fondazioneveronesi.it o chiamando il numero 02...

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Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

Pubblicato da alle 12:43 in galleria home page, Innovazione, Medicina, ONG piemontesi | 0 commenti

Parte da Torino il progetto “Dedicati” dell’associazione ACTO. Incontri di bellezza per prendersi cura di sé

E’ stata presentata a Torino la prima tappa della campagna “Dedicati, Incontri di bellezza per prendersi cura di sé”, all’Ospedale Sant’Anna, Città della Salute e della Scienza di Torino.   La scelta del nome rappresenta al meglio la sensibilità di un progetto che come la lingua italiana, cambiando l’accento su una vocale, muta il senso di un vocabolo. Dedicati va pronunciato e inteso come verbo riflessivo, invita ad occuparsi di se stessi. Con diversa sfumatura d’accezione e di pronuncia Dedicati sono i promotori di questa iniziativa che riguarda un tema delicato e importante, ossia le donne affette da tumore ovarico. A muoversi in questa direzione è l’associazione nazionale ACTO, Alleanza contro il Tumore Ovarico – prima rete nazionale di associazioni pazienti impegnata nella lotta contro il carcinoma ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi e attualmente presieduta da Nicoletta Cerana. Acto  è  presente a Milano, Torino, Monza, Roma, Napoli e Bari e promuove iniziative volte a migliorare la conoscenza della malattia. Obiettivo dell’iniziativa torinese è offrire la possibilità di ritrovare, grazie all’aiuto degli esperti, un po’ di serenità. Dal 26 al 30 novembre all’Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant’Anna, verranno proposti a tutte le pazienti trattamenti estetici, completamente gratuiti, per la cura dell’immagine. La campagna è realizzato con il supporto non condizionato di TESARO, un’azienda biofarmaceutica focalizzata in oncologia e dedicata ad offrire terapie innovative a persone che coraggiosamente affrontano il cancro e in partnership con APEO (Associazione Professionale di Estetica Oncologica), La Volpe Scalza e Francesca Ragone. In apposite sale messe a disposizione dall’ospedale, durante la settimana e previo appuntamento, le estetiste oncologiche di APEO offriranno alle pazienti trattamenti a scelta tra manicure, pedicure, trattamento viso, massaggio linfodrenante personalizzato della durata di un’ora mentre l’esperta d’immagine Francesca Ragone e gli esperti di parrucche dello staff di La Volpe Scalza dispenseranno consigli di stile individuali e di gruppo. In Italia 50.000 donne convivono con un tumore ovarico mentre sono 5.200 i nuovi casi ogni anno, di cui 420 in Piemonte. Il tumore ovarico è purtroppo una patologia grave, con percorsi di cura che influiscono pesantemente sul corpo e sulla psiche delle pazienti, arrivando a influenzare persino la risposta alle stesse terapie. In questo quadro, prendersi cura di sé, del proprio corpo e della propria bellezza aiuta ad affrontare meglio le cure. “Sostenere le pazienti e offrire loro opportunità terapeutiche innovative fa parte dell’impegno di TESARO nella lotta al tumore ovarico. Per questo motivo abbiamo voluto supportare questa bellissima iniziativa promossa da ACTO e siamo orgogliosi di poter essere al loro fianco, innanzitutto nel sostenere una sempre più capillare informazione su un tumore femminile così insidioso e subdolo, – ha affermato Roberto Florenzano, Vicepresidente e Amministratore Delegato di TESARO Bio Italy.   L’impegno di ACTO è rivolto anche a favorire la diagnosi tempestiva e  l’accesso a cure di qualità, stimolare e sostenere la ricerca scientifica, offrire servizi ai propri associati e promuovere campagne educative su tutte le forme di prevenzione. Ulteriori informazioni sono rintracciabili sul sito dell’associazione a questo link:  http://www.actoonlus.com/it   Riprese video di Andrea...

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Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

Pubblicato da alle 17:16 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie | 0 commenti

Il Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita è tutto nuovo.

È stato inaugurato il nuovo Pronto Soccorso Pediatrico dell’ospedale Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino.  Un ottimo risultato per la sezione Piemonte dell’associazione Adisco, presieduta da Maria Teresa Lavazza, ottenuto con il fondamentale contributo di Compagnia di San Paolo.  Al taglio del nastro hanno partecipato Sergio Chiamparino (Presidente della Regione Piemonte), Guido Montanari (Vice Sindaco della Città di Torino), Antonio Saitta (Assessore alla Sanità della Regione Piemonte), Silvio Falco (Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino), Maria Teresa Lavazza (Presidente dell’Associazione Adisco – Sezione Piemonte), Anna Maria Poggi (Comitato di Gestione della Compagnia di San Paolo), Franca Fagioli (Direttore Dipartimento di Pediatria e Specialità Pediatriche, e Antonio Urbino (Direttore S.C. di Pediatria d’Urgenza Presidio O.I.R.M.) Questo nuovo traguardo di Adisco – Sezione Piemonte, è stato reso possibile grazie alla solidarietà dei cittadini che hanno voluto contribuire alla raccolta fondi finalizzata alla realizzazione di interventi mirati e concreti per l’Ospedale Regina Margherita: dapprima nel 2013 il Day Hospital di Oncologia Pediatrica, 600mq per ospitare oltre 26 bambini, poi nel 2016 l’apertura del nuovo reparto “L’Isola di Margherita” – pensato per accogliere bambini e ragazzi affetti da patologie rare e incurabili – e ancora l’acquisto di strumentazioni e apparecchiature, l’allestimento di camere sterili per il reparto di Oncoematologia Pediatrica e borse di studio. “Il rinnovato Pronto soccorso è l’ennesima dimostrazione di eccellenza dell’ospedale Regina Margherita di Torino, che si conferma al top in Italia in campo pediatrico. Un vero e proprio fiore all’occhiello all’insegna della professionalità e dell’umanizzazione. Ringraziamo Adisco – Sezione Piemonte e Compagnia di San Paolo per l’impegno ed il lavoro svolto. Il tutto nell’ottica della presa in carico dei piccoli pazienti, non solo dal punto di vista medico sanitario, ma soprattutto dal punto di vista della persona a 360°”, ha affermato  Silvio Falco, Direttore Generale Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute di Torino. La ristrutturazione appena eseguita, permette un impiego degli spazi più razionale ed a misura dei bambini e dei ragazzi, nel rispetto delle differenti età ed esigenze, l’intervento consiste nell’ampliamento della sala d’attesa, la nuova area di triage, la costituzione di una zona per pazienti barellati, le sale visita più razionali, le camere di degenza in OBI più confortevoli, i disegni e le storie che decorano gli ambienti: sono tutti elementi che permettono di far sentire il bambino al centro dell’attenzione. Un ambiente più adatto, inoltre, sarà più confortevole per i parenti che accompagnano i piccoli pazienti e per gli operatori sanitari che tante ore e impegno dedicano all’accoglienza ed alla cura dei bambini. Parte integrante del Pronto Soccorso è l’area dedicata all’Osservazione Breve Intensiva, che gestisce in media 4500 bambini all’anno (circa il 10% degli accessi) e che si avvale di 10 posti letto. Le funzioni di questa area sono l’osservazione clinica per un massimo di 36 ore, la terapia a breve termine di patologie a complessità moderata; la possibilità di approfondimento diagnostico terapeutico. Questa attività ha lo scopo di migliorare l’appropriatezza dei ricoveri e la sicurezza delle dimissioni. Il tasso di ricovero degli ultimi anni è di circa il 7%, il più basso tra gli ospedali Pediatrici italiani. Il progetto è stato realizzato dagli architetti Sabra Miroglio e Giorgio Lupica dello studio Miroglio + Lupica Architetti Associati con il contributo dello studio Luca Ferrero...

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Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

Pubblicato da alle 13:44 in D'Uomo, galleria home page, Medicina, ONG piemontesi | 0 commenti

Due giornalisti torinesi in Libano. Per vedere e documentare cosa succede nella terra dei cedri.

Libano. Medio-Oriente. Cosa sappiamo (veramente) del Libano e del Medio-Oriente? Quale immagine ne abbiamo? Quanto dei nostri preconcetti corrisponde a verità e realtà, e quanto invece è falso? Sono alcune delle domande e degli stimoli che guideranno i due giornalisti-reporter torinesi Luca Rolandi e Andrea Tomasetto, nel viaggio che faranno nella “Terra dei Cedri” dal 29 settembre al 7 ottobre. “Un viaggio per scoprire, per vedere, per imparare” – spiega Luca Rolandi, giornalista, specializzato nei temi della cultura, della società e della religione, è stato tra gli iniziatori di Vatican Insider, il portale de La Stampa dedicato a Chiesa e attualità – “noi per primi ci mettiamo all’ascolto, con curiosità: primo obiettivo, osservare e conoscere. Conoscere come si vive oggi in Libano; conoscere la realtà dei campi profughi; conoscere le attività della ONG Assomoud, ONG che nei campi ha messo in piedi una forma di welfare parallelo”. “Soprattutto – continua Andrea Tomasetto, regista di documentari, che da 15 anni lavora nel campo della comunicazione sociale multimediale – siamo curiosi di incontrare e conoscere le storie delle persone che nei campi ci vivono… uomini, donne, bambini, famiglie. Seguiremo (con telecamera e macchina foto) le loro giornate, ascolteremo le loro voci, i loro racconti, chiederemo di entrare nelle loro case… di certo li vedremo nei Centri Sociali animati da Assomoud”. “Una cosa mi ha colpito – commenta ancora Tomasetto – quando in questi giorni ho detto ad amici e parenti ‘vado in Libano per un reportage sulle attività nei campi profughi’, ho incontrato le reazioni più diverse. Dal ‘che bello, interessantissimo’, al ‘ma è pericoloso!’… Sintomo, come si diceva prima, che in Italia (e generalmente in tutto l’occidente) di tutta questa parte del Mondo in via di sviluppo, abbiamo una conoscenza molto scarsa, fatta più di stereotipi che di dati e fatti effettivi”. “Il nostro scopo è proprio quello – dice Rolandi – di fare da ‘occhi e orecchie’ per raccogliere questi dati, queste storie e poi raccontarle, inquadrandole nella giusta prospettiva di realtà”. Il reportage entra infatti all’interno del progetto “Frame, Voice, Report!”, un bando dell’Unione Europea con l’obiettivo di rafforzare e migliorare la consapevolezza e l’impegno dei cittadini europei riguardo ai temi dello Sviluppo e della Cooperazione, attraverso il finanziamento di “azioni di comunicazione/informazione” delle buone pratiche che sono già in atto nei Paesi in via di sviluppo. “Da una ricerca recente – spiega Rolandi – è emerso che in tutti i nostri telegiornali, a questi Paesi viene dedicato meno del 10 per cento delle notizie; si parla del Sud del Mondo, inoltre, sempre solo quando succede qualcosa di negativo. Naturale che noi occidentali abbiamo l’idea, falsa, che l’Africa, il Medio-Oriente, il Sud-America, siano posti dove ci sono solo problemi, che loro non fanno nulla per risolverli e che siamo sempre noi occidentali a salvare la situazione”. L’obiettivo del bando finanziato dall’Unione Europea (attraverso il COP, Consorzio delle ONG Piemontesi, arriveranno per le associazioni subalpine 300.000 euro, a copertura di spese fino a 20.000 euro per progetto) è quindi quello di “scardinare” questa prospettiva, favorendo il racconto degli elementi positivi dei Paesi in via di sviluppo e delle azioni di crescita che loro stessi sanno mettere in atto. In particolare, il progetto di cooperazione con l’Assomoud ed i campi profughi palestinesi in Libano è portato avanti, da oltre 15...

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Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Pubblicato da alle 19:07 in Economia, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Il giardino atomico. Piante mutanti da crescere nei giardini di casa.

Giardinaggio atomico — Il 6 e il 9 agosto del 1945 le forze americane sganciarono le atomiche sui porti giapponesi di Hiroshima prima e Nagasaki poi, mettendo fine alla Seconda Guerra mondiale nel Pacifico. Le vittime dirette sono state stimate in 100mila nella prima città e 200mila nella seconda. Oggi la visione convenzionale dei fatti atomici è del tutto negativa, ma è una convinzione cresciuta perlopiù con la grande ondata di revisionismo degli anni Sessanta, probabilmente dovuta all’evolversi della Guerra Fredda. Nei primi anni post-bellici, la percezione anglo-americana dell’ “era atomica” era invece esageratamente ottimistica, in una maniera che oggi sembra quasi perversa. Una delle più curiose manifestazioni del fenomeno—oltre alla scherzosa adozione del nome “bikini” (un’isola sito di una prova atomica) per un costume da bagno allora scioccante—fu quella del “giardinaggio atomico”. Nel 1959 una simpatica signora inglese, Muriel Howorth, fondò la Atomic Gardening Society, che si occupava della distribuzione ai soci in patria e all’estero di semi irradiati con i raggi gamma. Lo scopo del trattamento era quello di creare piante mutanti da crescere nei giardini di casa per identificare mutazioni potenzialmente utili: una forma precoce di “crowdsourcing”. Mrs. Howorth finì personalmente sui giornali per le prime “noccioline americane atomiche” prodotte con il sistema. Il fenomeno—che vide la distribuzione di almeno 3,5 milioni di semi mutanti—durò solo pochi anni, ma dette vita ai cosiddetti “gamma gardens”, grandi orti annessi a centri di ricerca dove si espongono le piante alle radiazioni atomiche nella speranza di provocare mutazioni nel loro DNA, mutazioni permanenti che possano essere adottate nelle coltivazioni commerciali. La tecnica—brutale, ma economica—ha prodotto non pochi successi: per fare un esempio familiare, il pompelmo “rosa”, un colore che questi frutti non avevano in natura. Fuori dall’Europa avanza l’ingegneria genetica, ma le forti obiezioni europee agli “OGM” fanno sì che il Continente continui a preferire la creazione di mutazioni casuali attraverso l’irradiamento delle piante con potenti isotopi atomici artificiali come il cobalto-60. Il più noto di questi centri—insieme, forse paradossalmente, al giapponese Institute of Radiation Breeding —è il laboratorio di Nuclear Techniques in Food and Agriculture a Seibersdorf, Austria, operato congiuntamente dalla FAO e la IAEA-Agenzia internazionale per l’energia atomica, sempre dell’ONU. La FAO, a giudicare dalla scarsa attenzione dedicata alle mutazioni sul proprio sito Internet, parrebbe un po’ in imbarazzo davanti al tema, ma la IAEA lo ama molto. Parla con entusiasmo del rilascio di oltre 3.200 nuove specie vegetali “mutanti” agli agricoltori del mondo. La cosa curiosa di tutto ciò è che queste colture sono sicuramente “geneticamente modificate”, ma non le si definiscono tali. La giustificazione è interessante. Secondo Pierre Lagoda, “Section Head, Plant Breeding & Genetics” del laboratorio FAO/IAEA, non c’è niente di più naturale di procedere a casaccio per vedere poi cosa succede: un concetto che illustra ai visitatori gettando dei dadi sul tavolo mentre parla. Ne consegue che sarebbe “meno naturale”, perfino sospetto, tentare di sapere prima cosa si sta combinando: l’approccio dell’ingegneria genetica. Meglio lanciare i dadi e metterci nelle mani di Dio… Courtesy James Douglas...

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