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Cocoon – Koelliker. Un nuovo reparto di fisioterapia con piscina.

Pubblicato da alle 14:36 in galleria home page, Innovazione, Medicina | 0 commenti

Cocoon – Koelliker. Un nuovo reparto di fisioterapia con piscina.

Era il 1985 quando si venne a sapere che una lussuosa piscina aveva effetti miracolosi sulla salute e sull’età di chi vi si immergeva. A documentare l’accaduto con una cinepresa fu un americano, un certo Ron Howard, che in gioventù venne conosciuto, anche in Italia, con il nome di Richard Cunningham, soprattutto per uno strano lavoro che svolgeva in un’epoca ormai passata e che si ostinava a chiamare Happy Days. Cocoon venne chiamata la storia della piscina miracolosa e, qualcosa, potrebbe farci sperare che a quella vicenda, divenuta un film hollywoodiano abbiano voluto inspirarsi i responsabili torinesi dell’Ospedale Koelliker nel momento in cui hanno dato avvio ai lavori per la nuova grande piscina per l’idrokinesiterapia: ovvero l’insieme delle tecniche di trattamento riabilitativo eseguite in piscina riscaldata a fini terapeutici.  La scelta di dotare la struttura di una piscina è dettata dai benefici dati dall’acqua che, influiscono positivamente su tutti i sistemi del corpo, tra i quali quello muscolo-scheletrico, cardiovascolare, nervoso e respiratorio. La piscina è parte di un reparto completamente ristrutturato che desidera rappresentare un nuovo standard nel campo della fisiatria e della riabilitazione. Durante l’inaugurazione del nuovo reparto a cui erano presenti sia il Direttore Giuseppe La Rosa, sia l’amministratore delegato Alberto Ansaldi, è stato illustrato come la riabilitazione in acqua, o meglio l’IdroKinesiterapia, sia una pratica terapeutica e riabilitativa, che sfrutta le proprietà fisiche dell’acqua; ed è per questo motivo che viene considerata uno strumento di lavoro e di valutazione delle potenzialità residue di un soggetto. Il vantaggio più grande che offre l’acqua, come ambiente in cui lavorare, è la parziale assenza di gravità, un parametro che può essere graduato, aumentando o diminuendo i livelli o lavorando sul volume degli ausili galleggianti. Ciò consentirà di lavorare sul reclutamento neuromuscolare, il rilassamento, la respirazione, la propriocettività e la ricerca dell’equilibrio in un unico armonioso processo. Oltre al nuovo reparto l’ospedale Koelliker si è dotato di un nuovo ingresso decisamente contemporaneo; sul lato di C.so Unione Sovietica, ha inserito un cubo di acciaio e vetro come hall. Se la cura passa anche attraverso l’estetica e l’architettura questa è sicuramente un’operazione ben riuscita.   Non si ritroverà la giovinezza e nemmeno le forze dei vent’anni come accadeva nel film Cocoon, ma sicuramente le occasioni di riabilitazioni post traumatiche e i trattamenti specifici in acqua diverranno un’opportunità, considerata la rarità di avere strutture che offrano questo...

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Oltre cinquemila persone senza paura. Si è chiusa la IV edizione del Festival di Psicologia.

Pubblicato da alle 12:55 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Medicina, Spettacoli | 0 commenti

Oltre cinquemila persone senza paura. Si è chiusa la IV edizione del Festival di Psicologia.

  Niente paura al Festival di Psicologia. Niente paura, niente paura Niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così Niente paura, niente paura Niente paura, si vede la luna perfino da qui Così cantava Ligabue qualche anno fa e, forse a questo appello o esortazione si è ispirato il Festival della Psicologia che si è concluso ieri a Torino con oltre cinquemila presenze dal titolo: Io non ho paura, con la direzione di Massimo Recalcati. Io non ho paura, era anche il titolo di un bellissimo film di Salvatores e probabilmente per psicologi, psicoanalisti, scrittori, giornalisti e filosofi l’interrogarsi sul tema della paura era captare qualcosa di importante legato all’attualità.   Nei 12 incontri in calendario, completamente gratuiti, alla Cavallerizza Reale si è radunato un pubblico numeroso, attento e interessato ad approfondire problematiche di grande attualità come paura, violenza e terrorismo, fenomeni ormai parte integrante della nostra vita che oggi è necessario comprendere per non rimanerne schiacciati.  In programma momenti di riflessione: 3 lectio magistralis che hanno affrontato Chi sono e cosa vogliono i terroristi, Violenza e terrore e Donne Islam e violenza; 2 conversazioni a tre voci che hanno esaminato il rapporto tra trauma e perdono e la possibilità di prevenire la violenza; 6 dialoghi che hanno visto confrontarsi diversi saperi, mondi e religioni e lo spettacolo teatrale Edipo Re. Grande successo dell’edizione 2018 del Festival della Psicologia anche nell’universo social: oltre 9.000 follower su Facebook e un seguito su LinkedIn più che raddoppiato nei giorni del festival. Gli organizzatori si sono dichiarati molto soddisfatti per l’ottima riuscita della manifestazione e per il largo consenso di pubblico intorno a temi di cruciale attualità. «L’ambizione del festival» spiega Alessandro Lombardo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte e direttore organizzativo della manifestazione «è di portare la psicologia, gli psicologi sempre più vicino alla vita delle persone, trovando una strada che ci permetta di affrontare le paure che il vivere può metterci di...

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L’arte del raccontare storie entra nelle corsie ospedaliere. Assemblea Teatro legge.

Pubblicato da alle 17:19 in galleria home page, Medicina, Pagine svelate, Spettacoli | 0 commenti

L’arte del raccontare storie entra nelle corsie ospedaliere. Assemblea Teatro legge.

Intervista a Renzo Sicco di Assemblea Teatro e ideatore dell’iniziativa. “Non sempre abbiamo voglia di stare dove stiamo e non c’è niente come le storie, che ci porti lontano” Paola Mastracola   La narrazione è una formula usata da sempre, nelle diverse culture, per diffondere messaggi, creare legami, comunicare. Proposta in ambito ospedaliero può aiutare i pazienti nel loro percorso di paura, speranza, accettazione; può diventare un momento ricco di significato che dà conforto ai pazienti e amplia le prospettive di chi racconta. Da questi presupposti nasce il ciclo di letture in ospedale, proposte da Assemblea Teatro e dalla direzione sanitaria del San Luigi, una proposta sperimentale che potrebbe allargarsi ad altre situazioni di cura. Narrare una storia a chi affronta una degenza ospedaliera – afferma Renzo Sicco regista di Assemblea Teatro- è come offrire una boccata d’ossigeno, un riparo dalle turbolenze dei pensieri tristi, un aiuto a sentirsi meno soli. Come è nata l’iniziativa? Dopo una mia degenza all’Ospedale San Luigi e dopo aver cercato un conforto nella piccola biblioteca dello stesso, ho immaginato e proposto un percorso di letture che potesse aiutare i degenti in un loro momento difficile, facendoli sentire meno soli. Ho interpellato alcuni amici scrittori, come Erri de Luca, Luis Sepulveda, Gabriele Romagnoli e Paola Mastrocola, che hanno subito accettato l’idea di far leggere i loro testi in ospedale dai nostri attori. L’idea è stata accolta molto bene anche dallo staff medico, dagli psicologi e dal personale sanitario.” Un intervento in un luogo di cura richiede una sensibilità particolare agli attori interpellati per narrare. Certo si entra in un luogo di cura e di dolore e questo richiede un’attenzione particolare alla situazione del degente che incontriamo in un piccolo spazio, nella sua camera o in una saletta riunioni, cercando di creare con lui-lei un rapporto diretto, speciale. Abbiamo varie proposte di lettura e una duttilità d’offerta che tiene conto delle condizioni di ogni singolo malato: se percepiamo stanchezza del pazienti, o difficoltà a concentrarsi, proponiamo racconti brevi e più leggeri. Avevate già proposto letture in ospedale? “Abbiamo usato la narrazione in corsia con bambini ricoverati in reparto oncologico: in particolare s’è impegnata la nostra Cristiana Voglino, che aveva un figlia ricoverata nello stesso reparto, e dall’esperienza è nato anche un libro che raccoglieva le idee, i disegni, le frasi dei bambini proposte in un racconto dal titolo ‘Aiutami a non avere paura’ che era una frase detta da un piccolo degente.” La malattia fa soffrire e spaventa ma, in certe situazioni almeno, può gettare una luce nuova su alcuno aspetti dell’esistenza… “La malattia è un passaggio problematico che però può insegnare molto: per me è stata uno shock molto forte, non perché la ritenessi un tabù e non l’avessi contemplata, ma certamente viverla in prima persona è molto diverso; in questo caso si può andare incontro ad un ko tecnico dal quale poi si cerca di rialzarsi, ognuno con i suoi tempi. Il fattore tempo nel periodo di malattia, è molto variabile, ogni paziente ha i suoi tempi di ripresa e bisogna rispettarli, bisogna lasciare che il malato raccolga i suoi pensieri, e riorganizzi le sue risorse, senza forzature. Un concetto fondamentale che i parenti, a volte, tendono a sottovalutare.” Le reazioni alla malattia infatti possono essere influenzate dal comportamento di famigliari e amici. Durante il percorso della...

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La Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza. Non tiratele i pomodori !

Pubblicato da alle 12:17 in EATpiemonte, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

La Fondazione Umberto Veronesi scende in piazza. Non tiratele i pomodori !

  Sabato 10 e domenica 11 marzo 2018 la Fondazione Umberto Veronesi torna nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione de “Il Pomodoro. Buono per te, buono per la ricerca”, un’iniziativa ideata per raccogliere fondi per finanziare la ricerca scientifica in ambito pediatrico, al fine di garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. Fondamentale sarà il contributo dei volontari della Fondazione Umberto Veronesi, che per un intero weekend saranno impegnati nelle piazze per sostenere la ricerca rivolta a trovare una cura alle malattie oncoematologiche dei più piccoli. Saranno loro, a fronte di una donazione minima di 10 euro, a distribuire nelle oltre 100 piazze italiane una confezione con tre lattine di pomodori, nelle versioni pelati, polpa e pomodorini: un’iniziativa resa possibile grazie alla preziosa collaborazione e sostegno di ANICAV (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) e Ricrea (Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio). Da sempre il pomodoro rappresenta un ingrediente fondamentale nella dieta mediterranea; è un frutto con pochi zuccheri, ricco di fibre, vitamine C ed E e sali minerali, quali potassio e fosforo. Contiene molecole bioattive come i polifenoli, potenti antiossidanti, e i carotenoidi tra cui il licopene, studiato come coadiuvante nel potenziamento del sistema immunitario e nella prevenzione di alcuni tipi di tumore. Ogni anno in Italia si ammalano di cancro circa 1.400 bambini di età compresa tra 0 e 14 anni e circa 800 adolescenti fino a 19 anni. Grazie agli enormi passi avanti fatti dall’oncologia pediatrica e dalla ricerca scientifica, oggi il 70% di questi tumori infantili guarisce, con punte dell’’80-90% nel caso di leucemie e linfomi. Nonostante questo, le neoplasie rappresentano ancora la prima causa di morte per malattia nei più piccoli, ed è per questo che la Fondazione Umberto Veronesi ha deciso di impegnarsi attivamente per dare una speranza in più ai piccoli malati oncologici e alle loro famiglie. Per maggiori info e per conoscere l’elenco completo e aggiornato delle piazze italiane, visitare il sito http://www.fondazioneveronesi.it RICREA è il Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio. Promuove e agevola la raccolta differenziata degli imballaggi usati di acciaio come scatolette, bombolette, barattoli, fusti e tappi corona. Pratici e sicuri, gli imballaggi in acciaio sono ideali per la conservazione di cibi come il pomodoro perché ne preservano al meglio le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche. Gli imballaggi in acciaio recuperati grazie alla raccolta differenziata vengono fusi in acciaieria e ritornano acciaio, per rinascere sotto nuove forme come binari ferroviari e telai per biciclette. L’acciaio è tra i materiali da imballaggio più riciclati al mondo, ed è un materiale permanente che può essere riciclato infinite volte senza che questo ne comprometta la qualità. Nell’ultimo anno in Italia è stato riciclato il 77,5% degli imballaggi in acciaio immessi al consumo, un risultato di eccellenza a livello europeo. L’ANICAV, Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali, nata a Napoli il 5 febbraio 1945, è la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione di pomodoro al mondo per numero di imprese aderenti e quantità di prodotto trasformato. Essa associa 92 aziende su 115 operanti sul territorio nazionale che trasformano circa il 70% di tutto il pomodoro lavorato in Italia e la quasi totalità del pomodoro pelato intero prodotto nel mondo e...

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Fascino. Le 5 fondamentali leggi secondo la psicologia.

Pubblicato da alle 13:05 in Medicina, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Fascino. Le 5 fondamentali leggi secondo la psicologia.

Il fascino questo illustre .. “La bellezza è come ti senti dentro e questo si riflette nei tuoi occhi; non è qualcosa di fisico” affermava nei lontani anni 60 la dea del cinema italiano Sophia Loren.  Che la bellezza sia un concetto del tutto avulso dall’aspetto fisico può sembrare un’affermazione azzardata (per non dire ruffiana), ma è indubbio che, quando si parla di fascino, poco importa se si ha o meno un corpo statuario o lineamenti perfetti: quello che conta è l’allure. In altre parole: il carisma. Bramato da molti, posseduto da pochi. È inutile girarci intorno, per quanto oggi si viva secondo i dettami della società dell’immagine, è ancora ciò realmente siamo (o crediamo di essere) quello che conta davvero. Sostanza batte forma. Per la gioia di tutti gli amanti dei luoghi comuni. Ma questo gli psicologi, che vedono sempre e comunque la realtà più chiaramente di voi, l’avevano capito da un po’, tanto che alcuni di loro non hanno perso tempo e si sono dati da fare per trovare e divulgare le principali leggi del fascino. Ne riportiamo cinque, i più degni di nota. Prima regola del fascino: siate consapevoli di quello che siete. Qualità e difetti. Accettate il pacchetto completo. Dopotutto, occorre conoscere bene se stessi per sapersi dare il giusto valore. Seconda regola: smettetela di preoccuparvi della vostra apparenza. Non è proprio il caso, suvvia. Se vi comporterete in modo sicuro e metterete da parte la paura di non piacere apparirete subito più belli e più interessanti. Terza regola: abbiate una comunicazione non verbale aperta e pacata. Le persone di successo non perdono il loro prezioso tempo a cercare di piacere agli altri, quindi il loro approccio alla vita è sereno e rilassato. Questo si riflette nel loro modo di fare. Quarta regola (riservata alle donne, portatrici sane di fascino in tutto il mondo): alcuni gesti, come toccarsi il collo o scuotere i capelli, sono incredibilmente femminili e attraenti. Anche il modo di camminare è importante. La prossima volta che vi ritroverete a passeggiare per la strada, fate in modo che le vostre caviglie si sfiorino a ogni passo; apparire sensuali, alla fine, è tutta una questione di piccoli trucchetti. Quinta e ultima regola del breviario: sorridete! In modo naturale, non come Jack Nicholson in Shining. Ricordate che i musi lunghi non piacciono a nessuno. Ilaria Losapio...

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Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Pubblicato da alle 10:43 in Eventi, galleria home page, Medicina, Notizie, Università | 0 commenti

Allergologi e pneumologi in un convegno internazionale sulle patologie asmatiche.

Patrocinato dalla Scuola di Medicina dell’Università di Torino Al Centro Congressi Torino Incontra si svolgerà il Convegno Internazionale “Meet the Experts in Severe Asthma”, venerdì 12 e sabato 13 gennaio 2017, al che porta nel capoluogo piemontese i nomi più prestigiosi della pneumologia a livello internazionale.  Il percorso di questo Congresso Internazionale, organizzato con il patrocinio della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, partirà dalla definizione di asma grave per poi affrontare le variabili nella fenotipizzazione del paziente, la sua gestione clinica, le terapie presenti e le prospettive terapeutiche future. Una intensa due giorni che ha come obiettivo quello di far crescere tra gli specialisti allergologi e pneumologi la capacità di identificazione del paziente asmatico grave, per poter successivamente indirizzarlo alla più appropriata terapia personalizzata.   Sulla base di questa condizione patologica, la parola chiave nella valutazione clinica è appunto fenotipizzazione, dove per fenotipo si intendono le caratteristiche osservabili di un organismo dovute all’interazione tra patrimonio genetico e fattori ambientali che sono relativamente stabili nel tempo. I Fenotipi sono definibili sulla base di fattori clinici come abitudini di vita (ad es. gli asmatici fumatori) o comorbilità (obesità, rinosinusite, reflusso gastroesofageo), della valutazione funzionale (come l’asma con ostruzione delle vie aeree non più reversibile) e del tipo di infiammazione misurabile con metodi non-invasivi e invasivi. Prima di definire un paziente affetto da asma grave è necessaria quindi una valutazione più approfondita per escludere diagnosi alternative all’asma e per eventualmente riconoscere altre forme di asma non-grave prendendo in considerazione fattori di aggravamento, comorbilità, aderenza alla terapia, controllo della malattia nel tempo. «Qualcuno, forse provocatoriamente, – spiega il prof. Fabio Ricciardolo, docente di Malattie dell’Apparato Respiratorio presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologichedell’Università di Torino e responsabile scientifico del convegno – sostiene che i pazienti con asma grave siano quelli non trattati. Di sicuro però, esiste circa un 10% di pazienti asmatici che non sono omologabili alla rimanente parte in cui l’asma può essere trattata appropriatamente e con una buona compliance del paziente. Per loro il controllo dell’asma è ottenibile solo con alte dosi di terapia farmacologica o, più frequentemente, non è raggiungibile per la gravità della malattia o per la presenza di comorbilità. Loro forse non la chiamano per nome, ma ciascuno conosce bene come si manifesta la propria particolare forma d’asma e l’affronta ogni giorno e ogni notte; si potrebbe dire ogni volta che respira. L’asma grave è una patologia molto invalidante e ancora sottovalutata. Noi siamo qui per loro. Anzi, noi siamo qui per ognuno di loro. Lev Tolstoj, in “Anna Karenina”, scriveva: “Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Ecco, lo stesso vale per gli asmatici gravi»....

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Il diabete: una malattia subdola e complessa. In Italia ne sono colpiti più di tre milioni.

Pubblicato da alle 14:10 in DOXA segnalazioni, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il diabete: una malattia subdola e complessa. In Italia ne sono colpiti più di tre milioni.

Il diabete  è una malattia complessa e subdola che nella fase iniziale può essere asintomatica, ma se non curata, colpisce molti organi del nostro corpo,  quali occhi , reni, cuore, nervi , arterie e può essere altamente invalidante. Nel mondo 350.000.000 persone  sono affette da diabete, ma molte altre  sono malate senza saperlo. Diversamente da quanto si crede, i paesi più colpiti sono quelli in via di sviluppo, a causa del cambiamento dello stile di vita e della difficoltà ad alimentarsi correttamente. In Italia  le persone con il diabete  sono più di 3 milioni, con una prevalenza  del 4,9%  della popolazione, ma almeno 1 milione sono diabetici senza saperlo e il 30%  di questi soggetti ha più di 60 anni. Questi grandi numeri riguardano  il diabete di tipo 2, noto come diabete dell’adulto ma anche il diabete di tipo 1, che colpisce generalmente  i bambini e gli adolescenti  e può essere considerato una malattia diversa e in progressione. Questo incremento di numeri richiederà nei prossimi anni  un sempre maggior impegno di risorse da parte di nostri governati per destinare fondi alla cura ed alla prevenzione di questa  che ormai viene definita un’epidemia,. Proprio per questo la “Giornata del diabete” è stata istituita nel 1991 dall’IDF (International Diabetes Federation, www.idf.org) e dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità http://www.who.it/en) con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni  sulla prevenzione e sulle problematiche del diabete. In Italia questa giornata viene organizzata dal 2002, ed è una delle più importanti manifestazioni in campo sanitario che vede coinvolte numerose  figure, associazioni di volontariato (croce rossa, alpini, associazioni dei diabetici) medici , infermieri, dietisti , podologi e altri professionisti  che si dedicano alla cura della malattia. I professionisti  partecipanti alla manifestazione, che si svolge in oltre 500 piazze italiane, incontrano la cittadinanza per informare  sulla malattia, come prevenirla e per rispondere ai molti quesiti. L’organizzazione, il coordinamento, la  fornitura dei materiali esplicativi è affidata a “Diabete Italia” che raccoglie le principali associazioni  dei pazienti diabetici  e le società scientifiche che lavorano insieme per un assistenza appropriata. La data stabilita a livello mondiale per questa giornata di prevenzione e informazione è il 14 novembre di ogni anno, ma le manifestazioni nelle piazze si svolgono nel week end precedente o successivo, più vicino a tale data. A Torino, la giornata del diabete 2017 aveva come tema  “Un diritto ad un futuro più sano” e si è svolta in piazza castello, il giorno 11 Novembre. Hanno partecipato l’AMD (Associazione medici diabetologi, www.aemmedi.it ) del piemonte, la  AGD (associazione  giovani diabetici  www.agditalia.it ), l’OSDI ( la associazione degli infermieri  diabetologici  www.osdi.it), la Croce Rossa e Slow Food (www.slowfood.it). Sono state montate dai volontari della Croce Rossa  tre grandi tende  riscaldate al cui interno si sono svolte le attività  della giornata. Dopo aver compilato un questionario destinato a valutare la probabilità di rischio di avere il diabete tutti potevano eseguire un controllo della glicemia  e durante la giornata ne sono stati fatti più di 700, con il riscontro di alcuni valori  significativamente elevati in soggetti che non sapevano di avere il diabete e che sono stati indirizzati a controllo medico. Accanto alle infermiere che  eseguivano i controlli glicemici erano presenti medici specialisti che rispondevano ai quesiti delle persone sottoposte controllo. In un’altra tenda, esperti di  Slow Food, che vanta ormai ...

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La Giornata Mondiale del Diabete sabato 11 novembre a Torino. Prevenzione, consigli e informazione.

Pubblicato da alle 12:21 in DOXA segnalazioni, Eventi, galleria home page, Medicina | 0 commenti

La Giornata Mondiale del Diabete sabato 11 novembre a Torino. Prevenzione, consigli e informazione.

Istituita nel 1991 dall’International Diabetes Federation e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Giornata Mondiale del Diabete in Italia è organizzata sin dal 2002 per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sul diabete sulla sua prevenzione e gestione. La Giornata Mondiale del Diabete sabato 11 novembre farà tappa anche  a Torino è la più grande manifestazione del Volontariato in campo sanitario. In 500 città e cittadine d’Italia si svolgeranno centinaia di eventi organizzati da Associazioni di persone con diabete: Medici, infermieri, altri professionisti sanitari e persone di altre organizzazioni (Croce Rossa, Alpini, Misericordia, etc.). Tutti prestano il loro impegno come Volontari e offrono gratuitamente strumenti per la prevenzione. Durante la giornata tra gazebo e banchetti sarà possibile valutare il rischio di sviluppare il diabete nei prossimi anni riempiendo un semplice questionario e ricevere depliant e materiale informativo dedicati alla prevenzione e alla corretta gestione del diabete. Piemonte e Valle d’Aosta hanno un’associazione di riferimento molto presente l’AGD, Associazione per l’Aiuto al Giovane Diabetico che opera dal 1975; sabato 11 per tutta la giornata sarà in Piazza Castello per dare informazioni con un gazebo e un camion della Croce Rossa che svolgerà controlli gratuiti della glicemia, consigli e un concorso fotografico. Abbiamo incontrato il Presidente Luca Travostino per farci spiegare come agisce l’associazione ed in che modo.  “La nostra Associazione collabora da oltre quarant’anni con l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e si occupa di offrire sostegno psicologico, formativo e burocratico ai bambini e ragazzi colpiti dal diabete mellito di tipo 1 e alle loro famiglie. Il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune che non si può prevenire; non è correlata allo stile di vita e alle abitudini alimentari scorrette, quindi riuscire a riconoscere per tempo i sintomi con cui si manifesta (sete e fame eccessiva, aumento della frequenza e della quantità di urina, calo di peso, stanchezza) significa evitare gravi complicanze come la chetoacidosi diabetica e il conseguente rischio di mortalità ad essa associato. La nostra partecipazione alla manifestazione di Piazza Castello è quindi fondamentale per divulgare la conoscenza della patologia e abbattere le barriere ancora esistenti nella scuola, nello sport e nella vita di tutti i giorni. Siamo in piazza anche per dare voce alle famiglie che quotidianamente devono affrontare le problematiche relative all’inserimento a scuola dei bambini con diabete e all’assistenza da prestare agli alunni che  necessitano la somministrazione di farmaci o altri specifici interventi durante l’orario scolastico. Vogliamo ribadire l’importanza dell’applicazione del protocollo d’intesa fra l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e la Regione Piemonte contenente la definizione dei ruoli e delle competenze spettanti rispettivamente agli enti del comparto sanità (ASL/AO/AOU), alle istituzioni scolastiche e alle famiglie. Siamo convinti che solo attraverso la partecipazione attiva e la collaborazione tra le istituzioni nel rispetto delle rispettive competenze e responsabilità, è possibile garantire agli alunni la piena integrazione e la regolare frequenza nell’ambito del proprio percorso scolastico.”...

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Voltati. Guarda. Ascolta. A Torino la campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno.

Pubblicato da alle 12:48 in Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Voltati. Guarda. Ascolta. A Torino la campagna di sensibilizzazione sul tumore al seno.

  Trenta figure immobili su una piattaforma circolare. Una folla di sagome che danno le spalle allo spettatore da qualunque punto di osservazione e lo obbligano a fermare lo sguardo. È La Folla Immobile,  una suggestiva installazione  allestita fino al 15 ottobre nel cuore di Torino, in Piazza San Carlo, per “costringere” i passanti a confrontarsi con l’atteggiamento prevalente nei confronti del tumore al seno metastatico: una patologia di cui si parla poco e a cui si tende a “voltare le spalle”. L’installazione è il cuore della campagna di sensibilizzazione “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico”, promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Europa Donna Italia, per rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico e dare voce alle pazienti. Le loro storie, raccolte nella prima fase del progetto e disponibili sul sito www.voltatiguardaascolta.it, vengono adesso promosse attraverso una campagna itinerante di cui Torino ospita la seconda tappa, patrocinata dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino. Protagoniste della campagna sono le circa 30.000 donne italiane che convivono con il tumore al seno metastatico, che ancora oggi non trovano l’ascolto e l’assistenza di cui hanno bisogno e sono spesso persone “invisibili” agli occhi dei media e dell’opinione pubblica. I dati In Piemonte si registrano ogni anno circa 3.300 nuovi casi di cancro della mammella: le forme metastatiche oggi rappresentano all’incirca il 15%. Oggi nella maggior parte dei casi è possibile ottenere una cronicizzazione della malattia. Solo il 5-10% dei 50.000 nuovi casi annui di tumore al seno è in fase metastatica al momento della diagnosi, ma circa il 30% delle pazienti cui è stato diagnosticato un tumore al seno in fase precoce dovrà poi affrontare questa evoluzione. Sebbene non esista ancora una cura risolutiva per questo tumore, le terapie mirate di ultima generazione sono oggi in grado di bloccare o rallentare la progressione della malattia garantendo al contempo una buona qualità di vita. Lo scopo della campagna La campagna “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” vuole anche ribadire l’importanza di garantire a tutte le donne che convivono con un tumore al seno in fase avanzata il diritto alla migliore qualità di vita possibile, l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo. Ma il primo obiettivo è vincere il senso di solitudine ed emarginazione che spesso travolge le donne che convivono con la patologia....

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Quando la balena ti uccide. Un gioco pericoloso e macabro gira indisturbato per la rete.

Pubblicato da alle 17:34 in DOXA segnalazioni, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Quando la balena ti uccide. Un gioco pericoloso e macabro gira indisturbato per la rete.

  The blue whale challenge: un gioco macabro, sinistro, pieno di colpi di scena e di continui sfide. Per andare avanti devi “farti del male”, punirti con delle vere e proprie torture fisiche e psicologiche. I giocatori, soprattutto adolescenti, non sanno resistere. In Russia ha mietuto più di 158 vittime. Perché la regola è non fermarsi e concludere: con la morte. I partecipanti vincono morendo.  E a decidere il posto e la data della tua morte non sei tu, ma quelli che in maniera subdola tessono la tela della tua giovane vita. E tutto proposto in rete per uno scopo concreto. Ammonire? Essere cliccati? Governare e dirigere il modo di pensare dei giovani? Non si sa. Di certo l’ideatore di questo assurdo gioco aveva in mente il completo controllo del loro pensiero e delle loro azioni, il loro annientamento psicologico, la loro totale alienazione e apatia. La loro morte. The blue whale challenge è una sorta di suicidio assistito, un complotto formale ordito a dovere a discapito della libertà personale dei giocatori. Il curatore del gioco non demorde e chiede sempre; propone e impone ogni giorno sfide più difficili e arditi. La provocazione maggiore – che diventa persino una minaccia –  è  quella finale: perdere se stessi, rinunciare alla propria vita, autodistruggersi. Il tutto ripreso da altri giocatori o amici, che hanno l’ingrato compito di filmare l’atto finale e di caricarlo in rete. Che cosa sta succedendo? Perché questi giovani hanno ceduto a tale sfida assurda? Perché farsi del male? Che cosa succede quando entra in gioco la competizione? Quali sono le armi da impugnare per riuscire sempre ad essere padroni di se stessi, anche in uno passatempo emotivamente pericoloso? Qual è l’effetto finale di questo gioco assurdo? Cercare emozioni forti che ti facciano vivere? Provare l’ebbrezza di essere “famosi”,  di essere ricordati per aver fatto qualcosa di veramente “unico”? Punire forse qualcuno? I genitori, la società, gli amici? Sono domande che sorgono spontanee e che mettono in crisi l’intero sistema educativo familiare e sociale. C’è una serie tv molto in voga ultimamente, che propone lo stesso tema: il suicidio. Thinteen reason why  (“Tredici” in Italia)  trasmesso su Netflix racconta la fragilità personale di un’adolescente, un’adolescente in cerca di amore e di tenerezza, di un senso alla propria vita. Le tredici audiocassette che lascia per spiegare il suo gesto estremo non sono altro che una richiesta di aiuto. Ma nessuno si rende conto del suo disagio, della sua necessità di essere “unica” per qualcuno. L’unicità è un valore che conduce all’equilibrio interiore e alla felicità. E’ un’arma potente, autentica, che stimola la capacità di desiderare. L’unicità costruisce la personalità e rigetta l’omologazione. L’unicità non riconosciuta provoca diffidenza, noia, morte. Tutti abbiamo bisogno di essere accolti nella nostra unicità, soprattutto i giovani. Perché tutti abbiamo bisogno di essere stimati. Quando la società individualista ha il sopravvento su questa prospettiva di scoperta e di conquista di sé, tutto appare irreale, vuoto, inutile. E allora vince la rete, la voglia di strafare, di annientarsi. Per superare questo disagio Seneca suggerisce una via di uscita: avere un obiettivo da raggiungere. “La vita, senza una mèta, è vagabondaggio”. Avere uno scopo nella vita, un’ambizione, una passione da coltivare suscita interesse e voglia di vivere. E’ questa la vera vittoria: saper valorizzare quello che siamo...

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