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Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

Pubblicato da alle 10:07 in Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

Medicina del futuro, ma per i mali del passato. Quelli che ancora oggi, malgrado la loro rarità, toccano migliaia di individui, soprattutto bambini. Si sta parlando di sarcomi, tumori dell’osso e dei tessuti molli le cui percentuali di guarigione restano al 60% vista la complessità e la difficoltà di trattamento delle metastasi. Una speranza c’è, arriva da Torino, e la si riscontra presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita e da quest’anno, anche presso il Cto. Il progetto in questione si chiama Sar-Gen: si tratta di uno studio multicentrico nato dall’alleanza fra Aieop (Associazione italiana di ematologia oncologia pediatrica) e Hugef (Human genetic foundation). «L’obiettivo», ha spiegato Ruggero de Maria, presidente di Hugef alla conferenza stampa di presentazione, insieme a Franca Fagioli, ideatrice e direttrice del reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, «è far dialogare tecnologie innovative nella pratica clinica nella medicina di precisione». Lo definisce «progetto visionario», il prof. Pelicci di Alleanza contro il cancro: le armi biotecnologiche hanno bisogno di una grande capacità organizzativa. Ma non impossibile, soprattutto se con il contributo di due grandi enti radicati sul territorio: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Veronesi. Francesco Profumo, presidente della Compagnia, ne sottolinea il tema culturale: «il nostro impegno nel settore della sanità è volto a promuovere iniziative che riportino l’attenzione alla persona e al cittadino. Ogni paziente è un pezzo di ricerca». L’approccio è innovativo: non si tratta solo di sviluppare strategie personalizzate, ma di incrementare la conoscenza della malattia e delle sue cure ad ogni paziente, portatore di una propria identità singolare. Federico...

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Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Pubblicato da alle 18:46 in Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina, talenTO, Università | 0 commenti

Gli studenti piemontesi premiati a Milano dalla Commissione Europea per “I giovani e le scienze” .

Premiati a Milano diversi studenti piemontesi. Rappresenteranno l’Italia alla finale europea del concorso europeo I GIOVANI E LE SCIENZE della Direzione Generale Ricerca della Commissione europea a Tallin dal 22 al 27 settembre , che prevede premi sino a 7mila euro, gli studenti che hanno realizzato il prototipo e il progetto intitolato: “CardioID: dimmi come batte il tuo cuore e ti dirò chi sei!” sono Mattia Borgna (1998), Andrea Domenico Mourglia (1998), Filippo Pairotti (1998) dell’Istituto Internazionale ‘E. Agnelli’ di Torino. “Il nostro progetto consente di  fare identificazione personale con battito cardiaco e prototipo di orologio da polso per farsi riconoscere ed è applicabile anche con servizi vari come l’e-banking”, spiegano. CardioID è un dispositivo capace di riconoscere l’identità di una persona attraverso l’analisi del segnale elettrocardiografico (ECG), ovvero il segnale elettrico generato dal cuore durante una contrazione. Il sistema consta di un amplificatore ECG, una scheda di acquisizione e trasmissione wireless ed un dispositivo mobile (Smartphone o Tablet). L’amplificatore ECG, per mezzo di elettrodi posti sui polsi, amplifica e preleva il segnale corrispondente alla prima derivazione cardiaca. Tra gli altri premiati vincono il viaggio e la partecipazione a  TISF, fiera scientifica internazionale di Taiwan (www.ntsc.gov.tw), febbraio 2018;(Premio AIM, Associazione italiana di metallurgia) per il loro progetto intitolato “Nanozimi: particelle inorganiche che  imitano gli enzimi” gli studenti Martina Boarino (1998), Francesco Gardini (1997)  dell’ IS ‘A. Sobrero’ di  Casale Monferrato, Alessandria. Inoltre vincono viaggio e partecipazione a 8a INESPO, olimpiade internazionale dell’ambiente e della sostenibilità (www.inespo.org), Amsterdam, settembre per il loro progetto “ iBreathe: studio delle relazioni e interazioni tra condizioni climatiche e inquinamento atmosferico”, gli studenti Federico Gambedotti (1999), Lorenzo Ugoccioni (2000) del Liceo Scientifico Statale ‘G. Ferraris’, Torino. Vince viaggio e partecipazione a Expo Sciences Belgio, Bruxelles, aprile 2018 (Premio Salvetti Foundation)- per il suo progetto intitolato: Protesi robotiche: nuove frontiere. Costi sempre più bassi per una diffusione globale” la studentessa Giorgia Ladislao (1998) del Liceo Scientifico Statale ‘L. Cocito’, Alba, Cuneo. Il Piemonte per l’edizione 2017 del concorso europeo “I giovani e le scienze” si è distinto per qualità di progetti e per numero di partecipanti rispetto ad altre regioni italiane. Per altri dettagli sul concorso europeo- selezione italiana che è annuale si può contattare la FAST-Federazione delle Associazioni Scientifice e...

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“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Pubblicato da alle 16:42 in DOXA segnalazioni, Economia, Eventi, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

“Coloriamo la ricerca”. La Fondazione Veronesi a sostegno dell’oncologia pediatrica.

Matite colorate a sostegno dell’oncologia pediatrica. Al via la prima edizione dell’iniziativa di piazza.  Sostenere la ricerca scientifica nell’oncologia pediatrica per garantire le migliori cure possibili ai bambini malati di tumore e aumentare le loro aspettative di guarigione. È questo l’obiettivo per cui sabato 25 e domenica 26 marzo, i volontari di Fondazione Umberto Veronesi saranno nelle piazze di tutta Italia per la prima edizione di “Coloriamo la ricerca”. L’iniziativa si svolgerà nelle principali città italiane e vedrà oltre 900 volontari distribuire confezioni di dodici matite colorate di Fila-Giotto a fronte di una donazione minima di 10 euro che contribuirà a sostenere il progetto Gold for Kids, con cui la Fondazione finanzia la ricerca scientifica e contribuisce alla copertura dei costi di avviamento e di gestione dei progetti di ricerca. Con il progetto Gold for Kids dal 2014 Fondazione Umberto Veronesi sostiene la ricerca scientifica e le cure mediche nel campo dell’oncologia pediatrica. Grazie al ricavato di “Coloriamo la ricerca” in particolare si impegna a finanziare per il 2017 il lavoro di 15  medici e ricercatori di altissimo profilo che hanno deciso di dedicare il proprio lavoro allo studio di migliori e più efficaci terapie per la cura di tumori di bambini e adolescenti.     Per maggiori info e per conoscere la piazza più vicina: www.fondazioneveronesi.it oppure telefonare al numero dedicato 373...

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Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

Pubblicato da alle 18:43 in DOXA segnalazioni, Economia, Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Ricercatori torinesi scoprono alcune funzioni del “vestito” del DNA

  Risale a poco tempo addietro la rilevante scoperta, nel campo della biologia molecolare, frutto della ricerca di un team di ricercatori torinesi, che ha messo in luce una nuova funzione della metilazione del DNA. Il DNA (acido desossiribonucleico) è una molecola contenuta nelle cellule che contiene informazioni essenziali per il corretto funzionamento del nostro corpo. La metilazione è una modificazione del DNA, non strettamente legata alla sua sequenza, che protegge i geni da una lettura errata, garantendo, in questo modo, l’assenza di errori nell’interpretare queste informazioni. Questo meccanismo è frequentemente alterato nei tumori e in altre patologie. La scoperta è stata pubblicata su “Nature”, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali. Il team protagonista del progetto di ricerca è formato da giovani e brillanti ricercatori coordinati dal Prof. Salvatore Oliviero, responsabile dell’Unità di ricerca di Epigenetica, la branca della biologia molecolare che studia le mutazioni genetiche e la trasmissione di caratteri ereditari che non interessano direttamente la sequenza del DNA, presso la Human Genetics Foundation (HuGeF) di Torino. La HuGeF è una fondazione costituita alcuni anni fa dalla compagnia di San Paolo, dall’Università degli Studi di Torino e dal Politecnico di Torino proprio allo scopo di sviluppare una ricerca di eccellenza nel campo della genetica, genomica e proteomica umana. Abbiamo incontrato il Prof. Oliviero ed il suo gruppo di lavoro per comprendere meglio l’importanza e l’impatto della loro scoperta. Potete spiegarci in che cosa consiste il vostro lavoro e qual è l’importanza della recente scoperta? Il DNA contiene tutte le informazioni per far funzionare una cellula e, quindi, un organismo. Queste informazioni devono però essere lette in maniera corretta dalle cellule, affinché le loro normali funzioni si possano svolgere adeguatamente. Immaginiamo che il DNA sia un insieme di lettere e di parole le une attaccate alle altre, senza spazi. È necessario comprendere quali sono le parole che lo compongono per capirne il senso: se si iniziasse a leggere dal centro di una parola oppure se non si concludesse la lettura nel punto esatto, non si potrebbe capire il significato. Per poter funzionare al meglio, il DNA è sempre associato a numerose modificazioni che, pur lasciando inalterata la sequenza delle lettere e delle parole, possono rendere più facile o più difficile la lettura. In altre parole, sappiamo che il DNA è controllato da proteine di regolazione ed enzimi che ne creano il “vestito”, rendendolo più o meno accessibile e determinando così l’attivazione o l’inibizione di alcuni geni. La nostra recente scoperta ha evidenziato che uno di questi enzimi, chiamato metiltransferasi, agisce all’interno dei geni producendo delle modificazioni che li proteggono da una lettura sbagliata. In questo modo, impedisce che si verifichino errori. Nel nostro laboratorio è anche in corso uno studio sul ruolo dell’RNA,-  molecola grazie alla quale vengono prodotte le proteine all’interno delle cellule-  probabilmente molte funzioni sono legate alla sua capacità di assumere complesse strutture tridimensionali. Quali sono le possibili applicazioni pratiche della vostra ricerca nell’approccio diagnostico e terapeutico alle patologie e, nello specifico, ai tumori? In generale, a che punto siamo nella battaglia contro il cancro? Sappiamo che molto spesso nei tumori l’enzima metiltransferasi non è presente o è presente in quantità ridotte e, di conseguenza, la lettura del DNA può risultare poco fedele e vengono prodotte proteine alterate, portando all’insorgenza o alla progressione maligna dei...

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Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

Pubblicato da alle 11:05 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

#FATTIVEDERE 2017 WORKSHOP CINEMATOGRAFICO A TORINO Un progetto di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione con SIAMO   Dopo il grande interesse riscosso lo scorso anno, sono stati predisposti 20 workshop cinematografici #fattivedere organizzati dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con SIAMO (Società Italiana Adolescenti con Malattie Onco-Ematologiche) in altrettante città italiane, durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2017. A Torino l’incontro è previsto per venerdì 24 febbraio, grazie alla collaborazione della delegazione di Torino guidata da Adele Artom. Parteciperanno Donatella Barus, giornalista e direttore del sito di Fondazione Umberto Veronesi, l’oncologa pediatra dell’Ospedale Regina Margherita di Torino Dott.ssa Eleonora Biasin e la psico-oncologa dell’Ospedale stesso Dott.ssa Tiziana Geuna. L’incontro si terrà dalle ore 9.30 alle ore 12.30 presso la Sala Conferenze della GAM di Torino. I workshop saranno dedicati all’importante tema della prevenzione negli adolescenti. Dopo la proiezione del film “Quel fantastico peggior anno della mia vita” (Alfonso Gomez-Rejon, 2015), ci sarà un dibattito con gli studenti in cui verrà presentata la campagna di prevenzione #fattivedere, ideata da Fondazione Umberto Veronesi e dedicata ai ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni con lo scopo di incoraggiarli a rivolgersi a un medico qualora dovessero insorgere sintomi sospetti e ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in perfetta salute anche in futuro. Prenderanno parte ai workshop i divulgatori scientifici di Fondazione Umberto Veronesi e specialisti oncologi e psico-oncologi pediatrici. Ad alcuni incontri saranno presenti anche i campioni di pallavolo Lorenzo Bonetti e Giacomo Sintini, ex pazienti, che hanno deciso di aderire all’iniziativa per testimoniare l’importanza della prevenzione verso i più giovani.      ...

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Nelle parole di Adele Artom il ricordo prezioso del Professor Umberto Veronesi.

Pubblicato da alle 17:18 in DOXA segnalazioni, Eventi, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Nelle parole di Adele Artom il ricordo prezioso del Professor Umberto Veronesi.

Si è spento all’età di 91 anni, a Milano, Umberto Veronesi:  oncologo di fama internazionale e uomo politico, ricoprì l’incarico di Ministro della Sanità con il secondo governo Amato, ha saputo aprire vie nuove nella lotta contro il cancro e lasciando una preziosa e incomparabile eredità.  La Fondazione che prende il suo nome  è nata nel 2003 per volontà dello stesso Umberto Veronesi, con la finalità di promuovere il progresso scientifico attraverso l’erogazione di borse di ricerca per medici e ricercatori e il sostegno a progetti di altissimo profilo. La Fondazione è attiva in due aree operative: la ricerca e la divulgazione scientifica. Nell’ambito della divulgazione scientifica, si adopera affinché i risultati e le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti, attraverso grandi conferenze con relatori internazionali, progetti per le scuole, campagne di sensibilizzazione e pubblicazioni.  Nel 2006 ha proposto un modello da compilare per il testamento biologico. Nel corso del 2015 ha erogato 179 borse di ricerca in ambito oncologico, cardiologico, delle neuroscienze e della nutrigenomica. La Fondazione Veronesi sostiene anche la Scuola Europea di medicina molecolare. Nel giugno del 2015 è nata a Torino la Delegazione Piemontese della Fondazione Umberto Veronesi, GazzettaTorino ha raccolto la testimonianza della dottoressa Adele Artom, responsabile della delegazione cittadina che ha avuto occasione di conoscere e lavorare con il Professor Veronesi. ” Nella mia vita ho avuto alcuni privilegi ed uno di questi è stato sicuramente aver potuto incontrare  il professor Umberto Veronesi . Lo conobbi più di 20 anni fa come paziente e allora mi colpì soprattutto la sua umanità , dote che reputo essere solo di pochi grandi medici . Molti anni dopo ebbi nuovamente l’onore di incontrarlo perché fui chiamata a far parte della delegazione torinese della FUV . Questa volta mi colpì la sua straordinaria cultura e conoscenza e l’amore per la scienza . Il professor Umberto Veronesi e ‘ stato e sarà sempre un uomo che non dimenticherò mai e, come me, tante donne a cui, con le sue ricerche, ha dato tanta speranza“. Adele Artom responsabile delegazione torinese della fondazione Umberto Veronesi...

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Il canadese John Brownstein è il vincitore del Premio Lagrange promosso dalla Fondazione CRT 2016

Pubblicato da alle 11:15 in Economia, Eventi, Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il canadese  John Brownstein è il vincitore del Premio Lagrange promosso dalla Fondazione CRT 2016

  Il più importante riconoscimento internazionale nella scienza della complessità va a un pioniere dell’epidemiologia digitale, il settore che studia le tracce lasciate dagli utenti su Internet per migliorare la salute pubblica  John Brownstein è il vincitore dell’edizione 2016 del Premio Lagrange – Fondazione CRT. Il ricercatore canadese, professore alla Harvard Medical School e direttore del Computational Epidemiology Group del Boston Children’s Hospital, succede a Panos Ipeirotis e Jure Leskovec nell’Albo d’Oro del primo e più importante riconoscimento internazionale dedicato allo studio dei sistemi complessi, promosso da Fondazione CRT di Torino con il coordinamento scientifico di Fondazione ISI. Queste le motivazioni che hanno spinto i giurati del Premio Lagrange – Fondazione CRT ad assegnare il riconoscimento allo scienziato: Il Premio Lagrange – Fondazione CRT viene conferito al professor John Brownstein per lo straordinario lavoro interdisciplinare svolto all’intersezione fra l’epidemiologia digitale, la modellizzazione computazionale e la salute pubblica, che ha aperto la strada ad una più profonda comprensione della complessità dei sistemi sanitari. Il professor Brownstein è noto soprattutto per la sua ricerca di nuovi metodi e applicazioni nella sorveglianza sulla salute pubblica ed è uno studioso davvero straordinario nel sensibilizzare il pubblico su delicate questioni di carattere sanitario. Il suo lavoro ha consentito progressi notevoli nel controllo e nella prevenzione delle patologie e nello sviluppo di innovativi sistemi sanitari pubblici, tra cui HealthMap.org: un sistema Web di intelligence epidemiologica utilizzato per monitorare la diffusione globale delle malattie infettive. John Brownstein può essere considerato uno dei pionieri dell’epidemiologia digitale. Complice l’espansione delle reti di comunicazione, della connettività e dei servizi per dispositivi mobili, questo dinamico settore di ricerca sta rivoluzionando il mondo della salute pubblica. La possibilità di usufruire di fonti di dati “non tradizionali”, come quelli provenienti da social network, blog, chat, siti e piattaforme di crowdsourcing, si affianca alle informazioni raccolte dai classici sistemi sentinella, aiutando a rafforzare i modelli di sorveglianza e a controllare e prevedere l’evoluzione delle malattie epidemiche (dalla semplice influenza stagionale alle pandemie globali). «Ne abbiamo avuto esempi recenti con il contributo che gli epidemiologi digitali hanno offerto alle istituzioni sanitarie internazionali per fronteggiare l’avanzata dei virus Ebola e Zika», sottolinea il presidente della Fondazione ISI di Torino, Mario Rasetti. «Si tratta di nuove strade aperte dagli strumenti della scienza dei sistemi complessi e dalle nuove tecniche di analisi della scienza dei dati, in una fusione che sta portando alla nascita di un unico linguaggio, essenzialmente di intelligenza artificiale». «Il lavoro pionieristico di John Brownstein in campo medico-sanitario dimostra come le nuove frontiere della scienza passino in modo crescente attraverso la capacità di saper trarre da una massa indistinta di dati un patrimonio di informazioni di fondamentale rilevanza per il raggiungimento del progresso alla base del miglioramento della qualità della vita del singolo individuo – afferma il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –: è attorno a questi temi che si gioca la competitività del nostro Paese e del nostro territorio. Del resto, sono convinto che la nuova era dei Big Data possa rivoluzionare anche la filantropia, trasformando i dati in ‘combustibile’ utile per la crescita del non profit come settore generatore di elevato valore per la Società in ogni suo ambito». La scelta di John Brownstein – autore molto prolifico, con all’attivo oltre 150 articoli pubblicati su riviste peer-reviewed, spesso ripresi da media mainstream come il New York Times e il Wall Street Journal, BBC e CNN, Science e Nature – conferma due aspetti chiave nella storia del Premio Lagrange...

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Emergenza profughi: Servono Medici! NutriAid con Pediatri e Ginecologi in Grecia.

Pubblicato da alle 17:40 in Eventi, Medicina, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Emergenza profughi: Servono Medici! NutriAid con Pediatri e Ginecologi in Grecia.

C’è un po’ di Italia in Grecia: personale sanitario volontario da Novembre 2015 si alternano in Grecia con  NutriAid che si è impegnata ad inviare pediatri, ginecologi ostetrici ed infermieri nei campi profughi. Molti i medici provenienti da tutta Italia che dall’inizio del progetto hanno prestato la loro professionalità per aiutare i profughi transitanti per la rotta balcanica. All’inizio si trattava di garantire assistenza medica agli sbarchi a Lesbo Kos e Chios! Centinaia di bambini in arrivo dalle coste turche, sui gommoni bagnati fradici e terrorizzati, spesso nel buio della notte. I bambini, per non farli cadere in mare, li fanno sedere al centro del gommone, che però si riempie di acqua durante la traversata. Così restano immersi nell’acqua gelida per 2-3 ore quando va bene. Stessa sorte per le tantissime donne in stato di gravidanza che scelgono di affrontare questo durissimo viaggio, sedute al centro del gommone, tra scossoni ed acqua gelata forti solo del desiderio di garantire un futuro migliore al nascituro. Accade poi che con le nuove politiche europee gli sbarchi sono diminuiti in maniera rilevante ed in certi casi cessati ma l’emergenza non è finita! Anzi.. tutti i profughi arrivati nei mesi precedenti sono rimasti letteralmente bloccati nei campi profughi allestiti in Grecia. L’emergenza continua: il personale sanitario non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di ciascun campo così i medici volontari italiani sono stati inviati a Salonicco. Si tratta di visitare 90-100 bambini ogni giorno e centinaia di donne in stato di gravidanza o che hanno da poco partorito. I bambini aspettano pazienti il loro turno, disegnando e giocando. Potrebbe quasi sembrare un normale ambulatorio di un pediatra di famiglia.  Le donne invece chiedono solo un’ecografia, per sapere che il loro bimbo sta bene e la gravidanza procede nel migliore dei modi. Ma gli ecografi sono pochissimi, in certi casi assenti ed ai medici non resta che provare a rassicurare le future mamme con gesti di semplice umana solidarietà. Proprio in questo momento 3 medici tutti piemontesi sono attivi in Grecia sul progetto di NutriAid: il pediatra di Alba dott. Nicola Cosenza ed il pediatra torinese dott. Giuseppe Togliatto sull’isola di Lesbo, mentre la ginecologa torinese dott.ssa Annalisa Priolo opera nei campi profughi intorno a Salonicco. Purtroppo a seguito dello sgombero dei profughi  dalla zona di frontiera con la Macedonia  i profughi sono stati fatti confluire in altri campi allestiti in fretta per garantire una sistemazione seppure provvisoria. In questo contesto di  Emergenza, con l’obiettivo di alleviare gli effetti della crisi sulle condizioni di salute delle persone e di fornire assistenza medica ai rifugiati, NutriAid ricerca personale sanitario (pediatri/ginecologi/ostetrici ed infermieri) da inviare in missione in Grecia per periodi da 1 a 3 mesi. Requisiti richiesti: Laurea in Medicina o Infermieristica Pediatrica, Specialità in Pediatria, Ginecologia o analoghe iscrizione Albo dei Medici del comune di residenza buona conoscenza della lingua inglese preferibile precedente esperienza in missioni umanitarie Età Non esistono limiti di età prestabiliti. E’ in ogni caso necessario essere in perfette condizioni di salute ed avere effettuato le necessarie vaccinazioni ove richieste. Spese di viaggio NutriAid  si occupa direttamente del biglietto aereo, il partner locale dei trasporti interni quando in servizio. Sono escluse le spese sostenute per raggiungere l’aeroporto di partenza. L’alloggiamento ed il vitto è garantito dal partner locale. Per informazioni www.nutriaid.org – progetti@nutriaid.org – 011...

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Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Pubblicato da alle 11:34 in Economia, Medicina, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Tutto è possibile ? Ma cosa vuol dire essere – avere una disabilità mentale in una zona rurale della Tanzania? Può un NGO, come Tulime, aiutare le persone con tale disabilità a migliorare la loro condizione sociale ed economica? E, conseguentemente, può questa organizzazione non-governativa italiana, attraverso le sue pratiche,  sensibilizzare la popolazione locale verso una totale inclusione di questi individui? Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui i volontari di Tulime Onlus hanno deciso di rispondere quando hanno intrapreso  il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini. Prima che iniziasse tale progetto non c’era alcuna associazione che specificatamente si occupasse di disabilità mentale. I volontari di Tulime avevano già maturato esperienza nel campo della disabilità grazie al progetto, “No More Discrimination Against People with Albinism”, sulle persone con albinismo nel distretto di Kilolo, avviato nel 2012. Alla luce di tutto questo, “Tutto è possibile”, iniziato nel 2014, è diventato pian piano una realtà stabile e riconosciuta all’interno del villaggio di Pomerini. Le ragazze/donne coinvolte hanno un’età variabile tra i 20 e i 35 anni, vivono tutte nel villaggio e giornalmente si recano nella loro classe all’interno del complesso del tabasamu (sorriso in kiswahili) per svolgere le loro attività quotidiane. Si inizia con la colazione e il lavaggio di tutte le stoviglie. Gli insegnamenti sono dei più vari: i giorni della settimana, le date, i nomi degli studenti e degli insegnanti, il tempo, i numeri, i colori e le forme geometriche. Tra le più importanti attività del progetto ci sono la cura dell’orto, la cucina di alcune pietanze quali come maandazi (frittelle di farina), pane, chapati e chipsi (patate fritte) e laboratori. Le ragazze sono inoltre dotate di divise in modo da avere almeno un cambio alla settimana. I volontari di Tulime si occupano anche dell’intero aspetto sociale del progetto. E’ importante, infatti, colloquiare non soltanto con le famiglie delle cinque donne/ragazze con disabilità mentale, ma anche con gli altri membri della comunità di Pomerini in modo da raggiungere quello spazio neutro di negoziazione, fulcro etico e morale dell’organizzazione. A tal fine, sono previsti aggiornamenti giornalieri con le famiglie delle ragazze e discussioni tra i volontari e i genitori. Questo modo di interazione serve per ridurre la “distanza” tra i volontari di Tulime e la popolazione locale. Lo spazio della comunicazione tra volontari e famiglie serve anche per comprendere quali sono gli aspetti più importanti su cui lavorare per una piena inclusione delle donne con disabilità mentale all’interno della comunità del villaggio. Da tale progetto, comunque, non ne traggono giovamento solo la comunità locale e le utenti. Ogni volontario, infatti, che contribuisce al progetto, ha la possibilità di vivere una esperienza appagante dal punto di vista etico e di entrare in contatto con una realtà difficile come lo è la disabilità in Tanzania. Un progetto come Tutto è possibile non sarebbe stato concepito senza l’aiuto e la collaborazione con l’Istituto Tecnico di Avigliana con cui Tulime collabora da molto tempo e su molti fronti. Tulime Onlus – Associazione di Cooperanti Coordinamento Nazionale Francesca Maria Pozzi – Responsabile Settore Comunicazione Cell. 3285650866 comunicazione@tulime.org Giuseppe Di Giorgio – Referente COP Cell. 3282816254 gdigiorgio76@gmail.com ...

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Alle Molinette un centenario operato alla prostata con laser

Pubblicato da alle 17:56 in Medicina, Notizie | 0 commenti

Alle Molinette un centenario operato alla prostata con laser

Alla città della salute si applica l’innovativa tecnologia “Greenlight”, che aiuta anche malati in età avanzata e cardiopatici e salva la vita sessuale. Un centenario fra i pazienti operati con il laser verde al tribolato di litio, denominato “Greenlight”. Presentato al secondo meeting nazionale di chirurgia laser in corso al Lingotto di Torino, il caso straordinario di applicazione. La tecnica permette la dimissione in 24 ore dei pazienti operati per l’ipertrofia prostatica benigna, cioè l’ingrossamento della prostata, che colpisce l’80 per cento degli italiani che hanno superato i 60 anni. Un intervento, spiega Bruno Frea, professore ordinario di urologia della Città della salute di Torino, che protegge sia il cuore sia la sessualità dei pazienti.   “Il laser a raggio verde – spiega – è l’unico in grado di trattare in totale sicurezza pazienti finora inoperabili e condannati al catetere a vita.” Inoltre, prosegue il Dottor Frea “Nessun paziente sessualmente attivo ha sviluppato impotenza dopo l’intervento con Greenlight. Il laser non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria, in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica, non toccando la superficie. È come svuotare internamente un’arancia lasciando inalterata la buccia”.  L’Unità urologica torinese, 5.200 interventi all’anno e nota per l’uso di innovative tecniche chirurgiche mininvasive, è tra i centri di riferimento in Piemonte e in Italia per la cura dell’ipertrofia prostatica...

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