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Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

Pubblicato da alle 11:05 in DOXA segnalazioni, Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Alla Gam di Torino la Fondazione Veronesi con #FATTIVEDERE 2017. La prevenzione riguarda tutti.

#FATTIVEDERE 2017 WORKSHOP CINEMATOGRAFICO A TORINO Un progetto di Fondazione Umberto Veronesi, in collaborazione con SIAMO   Dopo il grande interesse riscosso lo scorso anno, sono stati predisposti 20 workshop cinematografici #fattivedere organizzati dalla Fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con SIAMO (Società Italiana Adolescenti con Malattie Onco-Ematologiche) in altrettante città italiane, durante i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2017. A Torino l’incontro è previsto per venerdì 24 febbraio, grazie alla collaborazione della delegazione di Torino guidata da Adele Artom. Parteciperanno Donatella Barus, giornalista e direttore del sito di Fondazione Umberto Veronesi, l’oncologa pediatra dell’Ospedale Regina Margherita di Torino Dott.ssa Eleonora Biasin e la psico-oncologa dell’Ospedale stesso Dott.ssa Tiziana Geuna. L’incontro si terrà dalle ore 9.30 alle ore 12.30 presso la Sala Conferenze della GAM di Torino. I workshop saranno dedicati all’importante tema della prevenzione negli adolescenti. Dopo la proiezione del film “Quel fantastico peggior anno della mia vita” (Alfonso Gomez-Rejon, 2015), ci sarà un dibattito con gli studenti in cui verrà presentata la campagna di prevenzione #fattivedere, ideata da Fondazione Umberto Veronesi e dedicata ai ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni con lo scopo di incoraggiarli a rivolgersi a un medico qualora dovessero insorgere sintomi sospetti e ad adottare uno stile di vita sano per mantenersi in perfetta salute anche in futuro. Prenderanno parte ai workshop i divulgatori scientifici di Fondazione Umberto Veronesi e specialisti oncologi e psico-oncologi pediatrici. Ad alcuni incontri saranno presenti anche i campioni di pallavolo Lorenzo Bonetti e Giacomo Sintini, ex pazienti, che hanno deciso di aderire all’iniziativa per testimoniare l’importanza della prevenzione verso i più giovani.      ...

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Nelle parole di Adele Artom il ricordo prezioso del Professor Umberto Veronesi.

Pubblicato da alle 17:18 in DOXA segnalazioni, Eventi, Medicina, Prima pagina | 0 commenti

Nelle parole di Adele Artom il ricordo prezioso del Professor Umberto Veronesi.

Si è spento all’età di 91 anni, a Milano, Umberto Veronesi:  oncologo di fama internazionale e uomo politico, ricoprì l’incarico di Ministro della Sanità con il secondo governo Amato, ha saputo aprire vie nuove nella lotta contro il cancro e lasciando una preziosa e incomparabile eredità.  La Fondazione che prende il suo nome  è nata nel 2003 per volontà dello stesso Umberto Veronesi, con la finalità di promuovere il progresso scientifico attraverso l’erogazione di borse di ricerca per medici e ricercatori e il sostegno a progetti di altissimo profilo. La Fondazione è attiva in due aree operative: la ricerca e la divulgazione scientifica. Nell’ambito della divulgazione scientifica, si adopera affinché i risultati e le scoperte della scienza diventino patrimonio di tutti, attraverso grandi conferenze con relatori internazionali, progetti per le scuole, campagne di sensibilizzazione e pubblicazioni.  Nel 2006 ha proposto un modello da compilare per il testamento biologico. Nel corso del 2015 ha erogato 179 borse di ricerca in ambito oncologico, cardiologico, delle neuroscienze e della nutrigenomica. La Fondazione Veronesi sostiene anche la Scuola Europea di medicina molecolare. Nel giugno del 2015 è nata a Torino la Delegazione Piemontese della Fondazione Umberto Veronesi, GazzettaTorino ha raccolto la testimonianza della dottoressa Adele Artom, responsabile della delegazione cittadina che ha avuto occasione di conoscere e lavorare con il Professor Veronesi. ” Nella mia vita ho avuto alcuni privilegi ed uno di questi è stato sicuramente aver potuto incontrare  il professor Umberto Veronesi . Lo conobbi più di 20 anni fa come paziente e allora mi colpì soprattutto la sua umanità , dote che reputo essere solo di pochi grandi medici . Molti anni dopo ebbi nuovamente l’onore di incontrarlo perché fui chiamata a far parte della delegazione torinese della FUV . Questa volta mi colpì la sua straordinaria cultura e conoscenza e l’amore per la scienza . Il professor Umberto Veronesi e ‘ stato e sarà sempre un uomo che non dimenticherò mai e, come me, tante donne a cui, con le sue ricerche, ha dato tanta speranza“. Adele Artom responsabile delegazione torinese della fondazione Umberto Veronesi...

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Il canadese John Brownstein è il vincitore del Premio Lagrange promosso dalla Fondazione CRT 2016

Pubblicato da alle 11:15 in Economia, Eventi, Innovazione, Medicina, Prima pagina, Università | 0 commenti

Il canadese  John Brownstein è il vincitore del Premio Lagrange promosso dalla Fondazione CRT 2016

  Il più importante riconoscimento internazionale nella scienza della complessità va a un pioniere dell’epidemiologia digitale, il settore che studia le tracce lasciate dagli utenti su Internet per migliorare la salute pubblica  John Brownstein è il vincitore dell’edizione 2016 del Premio Lagrange – Fondazione CRT. Il ricercatore canadese, professore alla Harvard Medical School e direttore del Computational Epidemiology Group del Boston Children’s Hospital, succede a Panos Ipeirotis e Jure Leskovec nell’Albo d’Oro del primo e più importante riconoscimento internazionale dedicato allo studio dei sistemi complessi, promosso da Fondazione CRT di Torino con il coordinamento scientifico di Fondazione ISI. Queste le motivazioni che hanno spinto i giurati del Premio Lagrange – Fondazione CRT ad assegnare il riconoscimento allo scienziato: Il Premio Lagrange – Fondazione CRT viene conferito al professor John Brownstein per lo straordinario lavoro interdisciplinare svolto all’intersezione fra l’epidemiologia digitale, la modellizzazione computazionale e la salute pubblica, che ha aperto la strada ad una più profonda comprensione della complessità dei sistemi sanitari. Il professor Brownstein è noto soprattutto per la sua ricerca di nuovi metodi e applicazioni nella sorveglianza sulla salute pubblica ed è uno studioso davvero straordinario nel sensibilizzare il pubblico su delicate questioni di carattere sanitario. Il suo lavoro ha consentito progressi notevoli nel controllo e nella prevenzione delle patologie e nello sviluppo di innovativi sistemi sanitari pubblici, tra cui HealthMap.org: un sistema Web di intelligence epidemiologica utilizzato per monitorare la diffusione globale delle malattie infettive. John Brownstein può essere considerato uno dei pionieri dell’epidemiologia digitale. Complice l’espansione delle reti di comunicazione, della connettività e dei servizi per dispositivi mobili, questo dinamico settore di ricerca sta rivoluzionando il mondo della salute pubblica. La possibilità di usufruire di fonti di dati “non tradizionali”, come quelli provenienti da social network, blog, chat, siti e piattaforme di crowdsourcing, si affianca alle informazioni raccolte dai classici sistemi sentinella, aiutando a rafforzare i modelli di sorveglianza e a controllare e prevedere l’evoluzione delle malattie epidemiche (dalla semplice influenza stagionale alle pandemie globali). «Ne abbiamo avuto esempi recenti con il contributo che gli epidemiologi digitali hanno offerto alle istituzioni sanitarie internazionali per fronteggiare l’avanzata dei virus Ebola e Zika», sottolinea il presidente della Fondazione ISI di Torino, Mario Rasetti. «Si tratta di nuove strade aperte dagli strumenti della scienza dei sistemi complessi e dalle nuove tecniche di analisi della scienza dei dati, in una fusione che sta portando alla nascita di un unico linguaggio, essenzialmente di intelligenza artificiale». «Il lavoro pionieristico di John Brownstein in campo medico-sanitario dimostra come le nuove frontiere della scienza passino in modo crescente attraverso la capacità di saper trarre da una massa indistinta di dati un patrimonio di informazioni di fondamentale rilevanza per il raggiungimento del progresso alla base del miglioramento della qualità della vita del singolo individuo – afferma il Segretario Generale della Fondazione CRT Massimo Lapucci –: è attorno a questi temi che si gioca la competitività del nostro Paese e del nostro territorio. Del resto, sono convinto che la nuova era dei Big Data possa rivoluzionare anche la filantropia, trasformando i dati in ‘combustibile’ utile per la crescita del non profit come settore generatore di elevato valore per la Società in ogni suo ambito». La scelta di John Brownstein – autore molto prolifico, con all’attivo oltre 150 articoli pubblicati su riviste peer-reviewed, spesso ripresi da media mainstream come il New York Times e il Wall Street Journal, BBC e CNN, Science e Nature – conferma due aspetti chiave nella storia del Premio Lagrange...

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Emergenza profughi: Servono Medici! NutriAid con Pediatri e Ginecologi in Grecia.

Pubblicato da alle 17:40 in Eventi, Medicina, Prima pagina, talenTO | 0 commenti

Emergenza profughi: Servono Medici! NutriAid con Pediatri e Ginecologi in Grecia.

C’è un po’ di Italia in Grecia: personale sanitario volontario da Novembre 2015 si alternano in Grecia con  NutriAid che si è impegnata ad inviare pediatri, ginecologi ostetrici ed infermieri nei campi profughi. Molti i medici provenienti da tutta Italia che dall’inizio del progetto hanno prestato la loro professionalità per aiutare i profughi transitanti per la rotta balcanica. All’inizio si trattava di garantire assistenza medica agli sbarchi a Lesbo Kos e Chios! Centinaia di bambini in arrivo dalle coste turche, sui gommoni bagnati fradici e terrorizzati, spesso nel buio della notte. I bambini, per non farli cadere in mare, li fanno sedere al centro del gommone, che però si riempie di acqua durante la traversata. Così restano immersi nell’acqua gelida per 2-3 ore quando va bene. Stessa sorte per le tantissime donne in stato di gravidanza che scelgono di affrontare questo durissimo viaggio, sedute al centro del gommone, tra scossoni ed acqua gelata forti solo del desiderio di garantire un futuro migliore al nascituro. Accade poi che con le nuove politiche europee gli sbarchi sono diminuiti in maniera rilevante ed in certi casi cessati ma l’emergenza non è finita! Anzi.. tutti i profughi arrivati nei mesi precedenti sono rimasti letteralmente bloccati nei campi profughi allestiti in Grecia. L’emergenza continua: il personale sanitario non è sufficiente a soddisfare il fabbisogno di ciascun campo così i medici volontari italiani sono stati inviati a Salonicco. Si tratta di visitare 90-100 bambini ogni giorno e centinaia di donne in stato di gravidanza o che hanno da poco partorito. I bambini aspettano pazienti il loro turno, disegnando e giocando. Potrebbe quasi sembrare un normale ambulatorio di un pediatra di famiglia.  Le donne invece chiedono solo un’ecografia, per sapere che il loro bimbo sta bene e la gravidanza procede nel migliore dei modi. Ma gli ecografi sono pochissimi, in certi casi assenti ed ai medici non resta che provare a rassicurare le future mamme con gesti di semplice umana solidarietà. Proprio in questo momento 3 medici tutti piemontesi sono attivi in Grecia sul progetto di NutriAid: il pediatra di Alba dott. Nicola Cosenza ed il pediatra torinese dott. Giuseppe Togliatto sull’isola di Lesbo, mentre la ginecologa torinese dott.ssa Annalisa Priolo opera nei campi profughi intorno a Salonicco. Purtroppo a seguito dello sgombero dei profughi  dalla zona di frontiera con la Macedonia  i profughi sono stati fatti confluire in altri campi allestiti in fretta per garantire una sistemazione seppure provvisoria. In questo contesto di  Emergenza, con l’obiettivo di alleviare gli effetti della crisi sulle condizioni di salute delle persone e di fornire assistenza medica ai rifugiati, NutriAid ricerca personale sanitario (pediatri/ginecologi/ostetrici ed infermieri) da inviare in missione in Grecia per periodi da 1 a 3 mesi. Requisiti richiesti: Laurea in Medicina o Infermieristica Pediatrica, Specialità in Pediatria, Ginecologia o analoghe iscrizione Albo dei Medici del comune di residenza buona conoscenza della lingua inglese preferibile precedente esperienza in missioni umanitarie Età Non esistono limiti di età prestabiliti. E’ in ogni caso necessario essere in perfette condizioni di salute ed avere effettuato le necessarie vaccinazioni ove richieste. Spese di viaggio NutriAid  si occupa direttamente del biglietto aereo, il partner locale dei trasporti interni quando in servizio. Sono escluse le spese sostenute per raggiungere l’aeroporto di partenza. L’alloggiamento ed il vitto è garantito dal partner locale. Per informazioni www.nutriaid.org – progetti@nutriaid.org – 011...

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Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Pubblicato da alle 11:34 in Economia, Medicina, ONG piemontesi, Prima pagina | 0 commenti

Il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini in Tanzania. Lo realizza la onlus Tulime

Tutto è possibile ? Ma cosa vuol dire essere – avere una disabilità mentale in una zona rurale della Tanzania? Può un NGO, come Tulime, aiutare le persone con tale disabilità a migliorare la loro condizione sociale ed economica? E, conseguentemente, può questa organizzazione non-governativa italiana, attraverso le sue pratiche,  sensibilizzare la popolazione locale verso una totale inclusione di questi individui? Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui i volontari di Tulime Onlus hanno deciso di rispondere quando hanno intrapreso  il progetto “Tutto è possibile” nel villaggio di Pomerini. Prima che iniziasse tale progetto non c’era alcuna associazione che specificatamente si occupasse di disabilità mentale. I volontari di Tulime avevano già maturato esperienza nel campo della disabilità grazie al progetto, “No More Discrimination Against People with Albinism”, sulle persone con albinismo nel distretto di Kilolo, avviato nel 2012. Alla luce di tutto questo, “Tutto è possibile”, iniziato nel 2014, è diventato pian piano una realtà stabile e riconosciuta all’interno del villaggio di Pomerini. Le ragazze/donne coinvolte hanno un’età variabile tra i 20 e i 35 anni, vivono tutte nel villaggio e giornalmente si recano nella loro classe all’interno del complesso del tabasamu (sorriso in kiswahili) per svolgere le loro attività quotidiane. Si inizia con la colazione e il lavaggio di tutte le stoviglie. Gli insegnamenti sono dei più vari: i giorni della settimana, le date, i nomi degli studenti e degli insegnanti, il tempo, i numeri, i colori e le forme geometriche. Tra le più importanti attività del progetto ci sono la cura dell’orto, la cucina di alcune pietanze quali come maandazi (frittelle di farina), pane, chapati e chipsi (patate fritte) e laboratori. Le ragazze sono inoltre dotate di divise in modo da avere almeno un cambio alla settimana. I volontari di Tulime si occupano anche dell’intero aspetto sociale del progetto. E’ importante, infatti, colloquiare non soltanto con le famiglie delle cinque donne/ragazze con disabilità mentale, ma anche con gli altri membri della comunità di Pomerini in modo da raggiungere quello spazio neutro di negoziazione, fulcro etico e morale dell’organizzazione. A tal fine, sono previsti aggiornamenti giornalieri con le famiglie delle ragazze e discussioni tra i volontari e i genitori. Questo modo di interazione serve per ridurre la “distanza” tra i volontari di Tulime e la popolazione locale. Lo spazio della comunicazione tra volontari e famiglie serve anche per comprendere quali sono gli aspetti più importanti su cui lavorare per una piena inclusione delle donne con disabilità mentale all’interno della comunità del villaggio. Da tale progetto, comunque, non ne traggono giovamento solo la comunità locale e le utenti. Ogni volontario, infatti, che contribuisce al progetto, ha la possibilità di vivere una esperienza appagante dal punto di vista etico e di entrare in contatto con una realtà difficile come lo è la disabilità in Tanzania. Un progetto come Tutto è possibile non sarebbe stato concepito senza l’aiuto e la collaborazione con l’Istituto Tecnico di Avigliana con cui Tulime collabora da molto tempo e su molti fronti. Tulime Onlus – Associazione di Cooperanti Coordinamento Nazionale Francesca Maria Pozzi – Responsabile Settore Comunicazione Cell. 3285650866 comunicazione@tulime.org Giuseppe Di Giorgio – Referente COP Cell. 3282816254 gdigiorgio76@gmail.com ...

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Alle Molinette un centenario operato alla prostata con laser

Pubblicato da alle 17:56 in Medicina, Notizie | 0 commenti

Alle Molinette un centenario operato alla prostata con laser

Alla città della salute si applica l’innovativa tecnologia “Greenlight”, che aiuta anche malati in età avanzata e cardiopatici e salva la vita sessuale. Un centenario fra i pazienti operati con il laser verde al tribolato di litio, denominato “Greenlight”. Presentato al secondo meeting nazionale di chirurgia laser in corso al Lingotto di Torino, il caso straordinario di applicazione. La tecnica permette la dimissione in 24 ore dei pazienti operati per l’ipertrofia prostatica benigna, cioè l’ingrossamento della prostata, che colpisce l’80 per cento degli italiani che hanno superato i 60 anni. Un intervento, spiega Bruno Frea, professore ordinario di urologia della Città della salute di Torino, che protegge sia il cuore sia la sessualità dei pazienti.   “Il laser a raggio verde – spiega – è l’unico in grado di trattare in totale sicurezza pazienti finora inoperabili e condannati al catetere a vita.” Inoltre, prosegue il Dottor Frea “Nessun paziente sessualmente attivo ha sviluppato impotenza dopo l’intervento con Greenlight. Il laser non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria, in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica, non toccando la superficie. È come svuotare internamente un’arancia lasciando inalterata la buccia”.  L’Unità urologica torinese, 5.200 interventi all’anno e nota per l’uso di innovative tecniche chirurgiche mininvasive, è tra i centri di riferimento in Piemonte e in Italia per la cura dell’ipertrofia prostatica...

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Aut Aut. Scegliere la rassegna Cinemautismo 2016 dal 1 al 4 aprile.

Pubblicato da alle 11:52 in Medicina, Notizie, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

Aut Aut. Scegliere la rassegna Cinemautismo 2016 dal 1 al 4 aprile.

  Arrivato alla sua ottava edizione, cinemautismo, la prima rassegna cinematografica italiana dedicata all’autismo e alla sindrome di Asperger, torna anche quest’anno a colorare di “blu” – colore simbolo dell’autismo – la città di Torino con quattro giornate di cinema e incontri, dall’1 al 4 aprile al Cinema Lux, al Cinema Massimo e al Cecchi Point Hub Multiculturale. Il programma, che propone un’attenta selezione di pellicole tematiche provenienti da tutto il mondo di cui tre in anteprima nazionale, è curato da Marco Mastino e Ginevra Tomei e organizzato dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema, grazie alla collaborazione e al sostegno di Fondazione Paideia Onlus, Gruppo Asperger Onlus e Angsa Piemonte Onlus sez. di Torino e al sostegno di Fondazione CRT. Per il primo appuntamento di venerdì 1 aprile è in calendario l’anteprima italiana del film americano The Odd Way Home di Rajeev Nirmalakhandan, pellicola on the road incentrata sul rapporto di amicizia che nasce tra Duncan, giovane commesso con Sindrome di Asperger, e Maya, ragazza dal difficile passato (ore 20.30, Cinema Lux). La serata di sabato 2 aprile, che è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, sarà incentrata sul punto di vista delle persone con autismo e sul loro modo di vivere le emozioni e le relazioni: in anteprima, verrà proiettato Autism in Love di Matt Fuller, documentario presentato all’ultimo Tribeca Film Festival. La pellicola sarà preceduta da una selezione di cortometraggi provenienti dal 3° ASFF – Asperger Film Festival di Roma, primo concorso cinematografico organizzato con la partecipazione di ragazzi con Sindrome di Asperger (ore 20.30, Cinema Massimo). La terza giornata di domenica 3 aprile vedrà una doppia proiezione presso il Cecchi Point Hub Multiculturale. Nel pomeriggio ci sarà l’anteprima italiana del documentario americano Dad’s in Heaven with Nixon di Tom Murray sul fratello autistico Chris, pittore affermato, e sulla figura del padre Thomas Murray II, affetto da disturbo bipolare (ore 16.30, Cecchi Point). La sera sarà la volta di Jack of the Red Hearts di Janet Grillo, regista americana già conosciuta al pubblico di cinemautismo per Fly Away, presentato nel 2013. Il film, in concorso nel 2015 alla Festa del Cinema di Roma, è incentrato su Jack, una ragazza difficile, che, per sfuggire ai servizi sociali, inizia a lavorare come educatrice di una bambina autistica scoprendo così un mondo a lei sconosciuto (ore 20.30, Cecchi Point). Nella serata finale di lunedì 4 aprile, la rassegna si chiuderà con la proiezione del lungometraggio X+Y di Morgan Matthews. La pellicola britannica narra la storia del giovane Nathan, con Sindrome di Asperger, che riesce ad affrontare le proprie difficoltà e a costruire dei rapporti sinceri grazie alla sua passione per la matematica (ore 20.30, Cinema Lux). Tutti gli spettacoli sono ad ingresso...

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Dove si nascondono il genio, l’amore e la libertà? Svelerà qualche segreto segreto Piero Angela.

Pubblicato da alle 17:06 in Medicina, Notizie, Prima pagina, Spettacoli, Università | 0 commenti

Dove si nascondono il genio, l’amore e la libertà? Svelerà qualche segreto segreto Piero Angela.

  Il cervello è una macchina meravigliosa e conoscerla ci può aiutare a usarlo bene nelle sue potenzialità, dall’infanzia all’età più avanzata. Da questo spettacolare groviglio fatto di miliardi di cellule nervose e delle loro diramazioni nasce tutto: la capacità di vedere e immaginare, di soffrire e gioire, di ricordare e creare, di odiare e innamorarsi. Ma come avviene tutto ciò? Come si formano le immagini che vediamo nel nostro “teatrino mentale”? Come scegliamo? Da dove nasce l’amore? Come si spiegano i déjà-vu? Le risposte a questi affascinanti quesiti sono gli ingredienti del “Viaggio nella mente” che vedrà al timone Piero Angela, alla scoperta di dove si nascondono il genio, l’amore e la libertà. Il 17 marzo, per l’ultimo appuntamento della trentesima edizione, GiovedìScienza invita il suo pubblico all’Aula Magna della Cavallerizza Reale dell’Università di Torino, in via Verdi 9, sempre alle 17,45. Il celebre giornalista e scrittore torinese, che tutti conoscono per i successi di Quark e Superquark, racconterà quello che si è capito del cervello e le frontiere di ciò che ancora resta da conoscere. Ma come tenere il cervello attivo e brillante per tutta la vita? Che ruolo giocano l’allattamento, l’esercizio fisico, l’alimentazione, l’allenamento mentale, il sesso? Che dicono gli studi sul cervello dei centenari o sull’Alzheimer? Molte ricerche dimostrerebbero che è possibile tenere in buona forma i nostri neuroni e prevenire parte di quelli che paiono essere inevitabili danni del tempo e dell’età. È possibile seguire la conferenza in diretta streaming su www.giovediscienza.it e dal Molecular Biotechnology Center MBC, Sala Aristotele in Via Nizza 52, Torino    ...

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Il Segreto del Reiki ? Forse un biofotone in grado di trasmettere la felicità. . .

Pubblicato da alle 17:45 in Innovazione, Medicina, Notizie, Prima pagina | 0 commenti

Il Segreto del Reiki ? Forse un biofotone in grado di trasmettere la felicità. . .

Quale è il vero segreto del Reiki e che tipo di impiego può avere questa forma di energia ? Il Reiki nasce in Giappone da Mikao Usui Sensei, monaco laico giapponese, che nel marzo del 1922 ne venne a conoscenza. Sulle orme di un Buddha, aveva intrapreso un viaggio che gli potesse rivelare il segreto della guarigione e, quando ormai stremato fu sul punto di cedere, trovò la formula: il Sutra del Cuore. Scritta più di 2500 anni prima nell’antica lingua sanscrita, doveva essere correttamente interpretata.  Avrebbe funzionato o lo avrebbe ucciso? Si sottopose alla prova, e per 21 giorni digiunò e meditò. Sapeva che sarebbe dovuto succedere qualcosa, ma non sapeva che cosa.. Si narra che si trovasse sul sacro monte Kurama quando fu investito da una miracolosa Luce. Non sentì più dolore, né più stanchezza. In quell’istante aveva compreso il Metodo di Guarigione Reiki. Ma cosa significa “Reiki”? Il termine si compone di due ideogrammi, Rei, o Energia Universale, è la forza presente in tutto ciò che ci circonda e che potremmo chiamarla anche Macrocosmo, Logos, o Archè.. e il Ki, Energia o Essenza Individuale, ma anche Microcosmo, Coscienza, Anima o Atman ed è la Forza Vitale che scorre in ogni organismo vivente. L’incontro di queste due energie dà vita al Reiki, e l’operatore che ne riceve l’Attivazione può accedere ad una fonte di infinita energia che è sempre disponibile. Non occorrono che le proprie mani, ed è un po’ come tornare bambini.. a quando inciampando ci sbucciavamo le ginocchia e istintivamente ci appoggiavamo i palmi. Così potremmo intervenire.. e non solo per curare una ferita. Il Reiki funziona meravigliosamente anche per gli stati di ansia e stress.. insonnia e agitazione, emicrania e molto molto altro. Ah sì, il Reiki dà felicità. Ciò che fa davvero la differenza è la pratica, continua e costante. Si impara a sentire, e a sentirsi. Lo stato di profondo rilassamento produce un’apertura sempre maggiore di sensibilità, ad un’accentuazione di sensitività. La bellezza di questa tecnica è che viaggia in piena armonia con chi lo pratica, favorendo di volta in volta il giusto apporto di comprensione e consapevolezza. E’ un valido aiuto, perché in molte circostanze il Reiki può venire in soccorso. La scienza spiega così i vantaggi del Reiki, una trasmissione di biofotoni cerebrali e un’onda informativa simil-alpha che stimola per biorisonanza l’attività cellulare cerebro-organica del paziente e ne riattiva le qualità per induzione. Da alcuni anni il Reiki trova impiego anche in alcune strutture ospedaliere, a Torino l’ospedale Molinette lo ha inserito nella guida ai servizi aziendali e territoriali COES come affiancamento alle terapie del dolore, nell’assistenza pre e post operatoria, e durante i trattamenti chemio e radioterapici del malato oncologico… E Mikao Usui amava chiamarla: “l’Arte della Guarigione“.  Sara...

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Sotto il segno della magia. A casa di una strega a Pemba, isola semi sconosciuta della Tanzania.

Pubblicato da alle 11:55 in Medicina, Prima pagina, Racconti brevi | 0 commenti

Sotto il segno della magia. A casa di una strega a Pemba, isola semi sconosciuta della Tanzania.

Esistono ancora angoli di mondo sconosciuti al turismo di massa e Pemba è uno di questi.   Si tratta di un’isola tanzaniana nota anche come “ Al Khu Dra” ossia l’isola verde, sita 50 Km al largo della costa orientale dell’Africa.  Ricoperta da vasti palmeti, è più collinosa e fertile di Zanzibar.  Le precipitazioni, più copiose, alimentano un paesaggio rigoglioso.  Chi vi arriva dal mare ha la sensazione di vedere una foresta galleggiante!  La maggior parte dell’isola è coltivata e le aree più estese sono destinate a prodotti per l’esportazione, soprattutto chiodi di garofano. Il canale di Pemba, che la separa dal continente, è una delle aree più pescose dell’intera Africa, rinomato per l’abbondanza di marlin e di pesce spada.  Poche volte ho visto tante sfumature di blu in un solo tratto di mare.  Turchese, cobalto, ceruleo, verde smeraldo si alternano in un’inebriante sinfonia che vi farà credere di essere approdati in paradiso!  I villaggi dei pescatori sono piccoli agglomerati di case di fango e paglia.  Le donne indossano coloratissimi “kanga” su cui sono stampati dei proverbi.  E’ il loro modo di trasmettere messaggi ai mariti! Le famiglie allargate sono di stampo patriarcale.  L’Islam è la religione più diffusa.  Tutte le donne sono rigorosamente velate ma ciò che più colpisce è che lo sono anche le bimbe di 2-3 anni.  Tra le numerose incombenze femminili vi sono anche la coltivazione delle alghe e la raccolta dei molluschi.  Il tutto si svolge sui banchi di sabbia color della cipria che emergono con la bassa marea.  Al tramonto gli uomini passano a prendere le donne a bordo di feluche dalle grandi vele bianche, i dhow, che scivolano silenziose, sospinte dalla tiepida brezza serale.  Ma Pemba non offre soltanto spiagge bianchissime e fondali spettacolari. Ciò che l’ha resa famosa è la sua tradizione di magia.    Attraverso i secoli, infatti, Zanzibar e soprattutto Pemba sono state rinomate come centri della religione tradizionale e della stregoneria.  Oggi il culto degli “shetani” ( spiriti) continua ad esistere all’insaputa della maggior parte dei visitatori.  La distinzione tra magia bianca e nera è alquanto labile.  La pratica magica si può definire come un’investitura, un’arte empirica, con i suoi segreti ed incantesimi, tramandata di generazione in generazione.  L’attività del mago è al servizio della gente.  Cerca, in primo luogo, di rispondere ai bisogni degli ammalati ma può anche attirare la buona fortuna, respingere le disgrazie e trovare l’amore.  La stregoneria, invece, è la fede in una forza astratta che, attraverso lo stregone, può essere scagliata contro una vittima designata.  Secondo le credenze locali, gli shetani sono creature di un altro mondo, solitamente invisibili  e mal intenzionate, che vivono accanto a uomini ed animali.  Non vi sono modi sicuri per proteggersi. La miglior cosa è rimanere lontani dalla loro portata.  Tutti i negozi e le abitazioni hanno appeso al soffitto un pezzo di carta su cui sono scritti versetti del Corano.  Se, nonostante le precauzioni, uno shetano dovesse decidere di risiedere nella vostra casa o, peggio, nel vostro corpo, è giunto il momento di consultare uno “mganga” o stregone.  Lo mganga, profumatamente pagato, si metterà in contatto con gli shetani e, grazie a loro, curerà il suo cliente.  Ogni stregone, all’occorrenza, può diventare erborista e preparare pozioni curative.  Quelli di Pemba sono famosi in tutto il mondo.  Ricevono...

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