Irene Famà | GazzettaTorino https://www.gazzettatorino.it/wordpress Testata giornalistica dedicata all’informazione locale Fri, 30 Aug 2019 14:05:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.7 L’Isao festival scommette sull’alleanza tra arte ed economia. Dal Sacro attraversando l’ordinario. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/lisao-festival-scommette-sullalleanza-tra-arte-ed-economia-dal-sacro-attraversando-lordinario/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/lisao-festival-scommette-sullalleanza-tra-arte-ed-economia-dal-sacro-attraversando-lordinario/#respond Wed, 09 Sep 2015 10:36:26 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=12188 “Arte ed economia alleate: nuovi sguardi per una via d’uscita dalla crisi”: questa la sfida dell’Isao Festival, il Sacro attraverso l’ordinario. In occasione della XXII° edizione, dal tema “Alla ricerca della felicità”, la kermesse propone un inedito connubio. Tre le sezioni che, da domenica 20 settembre a sabato 17 ottobre, accompagneranno gli spettatori in questo […]

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“Arte ed economia alleate: nuovi sguardi per una via d’uscita dalla crisi”: questa la sfida dell’Isao Festival, il Sacro attraverso l’ordinario. In occasione della XXII° edizione, dal tema “Alla ricerca della felicità”, la kermesse propone un inedito connubio.
Tre le sezioni che, da domenica 20 settembre a sabato 17 ottobre, accompagneranno gli spettatori in questo viaggio che coinvolgerà tutto il Piemonte. La prima è “Storie di altri mondi”, tutti alla ricerca della felicità. C’è la diversità fisica, ci sono universi geograficamente lontani, c’è l’incontro/scontro tra culture. A inaugurare il festival, domenica 20 settembre alle 21 al teatro Carignano, la prima italiana di “Shiva Ananda Lahari”, spettacolo di danza Bharantanatyam e musica carnatica dell’India del Sud. “Percorsi tra economia e felicità” è invece il titolo della seconda sezione, che si interroga su quella che dovrebbe essere il cardine dell’economia civile: la felicità pubblica, la felicità condivisa. Martedì 29 settembre, alle 21 al teatro Vittoria di Torino, Nadia Lambiase, Alberto Pagliarino e Paolo Piacenza apriranno i lavori con il monologo “Buona, generativa, civile. Dialogo sull’economia felice”. Sul palco l’economista Stefano Zamagni e il sociologo Mauro Magatti si confronteranno sui grandi nodi dell’economia globale. La terza sezione, quella più tradizionale, è “Focus del sacro”. Il nuovo spettacolo “A noi vivi! L’inferno” de Il Mutamento Zona Castalia parte, domenica 4 ottobre da Maurizio d’Opaglio, per il tour piemontese.

Giordano Amato

Per un festival che da sempre si occupa di indagare l’umanità, la società e la comunità negli snodi che portano dall’ordinario al sacro e viceversa, il tema scelto rappresenta un’innovazione radicale. “Mai come in questo tempo l’economia, complice la crisi, si è affermata nelle nostre vite quotidiane con tanta irruenza e violenza – spiega il direttore artistico di Isao Festival, Giordano V. Amato – Per questo abbiamo deciso di capirne di più e il desiderio è cresciuto a tal punto da decidere di dedicare all’economia un percorso di tre anni, dall’Inferno, quello del 2015, al un Paradiso, tanto auspicato, che speriamo, arriverà nel 2017”.
Tra le novità, la location d’eccezione che ospiterà lo spettacolo teatrale scritto e diretto da Giordano V. Amato, “Marta e Olmo”. Per l’occasione, infatti, riapre, eccezionalmente, il rifugio antiaereo di Palazzo Civico. Costruito nel 1940 per proteggere la popolazione dalle bombe della seconda guerra mondiale, lo scorso anno è stato restaurato e inaugurato. Giovedì 24 e venerdì 25 aprirà nuovamente le porte e, 12 metri sotto terra, accoglierà artisti e pubblico per riflettere, attraverso gli occhi di due adolescenti, sulla paura e l’orrore della guerra.

Il calendario completo è consultabile al sito: www.isaofestival.it
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Concluso il See You Sound. Il Festival dove la musica fa suonare la pellicola. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concluso-il-see-you-sound-il-festival-dove-la-musica-fa-suonare-la-pellicola/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/concluso-il-see-you-sound-il-festival-dove-la-musica-fa-suonare-la-pellicola/#respond Wed, 20 May 2015 08:54:56 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=10702 Musica e cinema: due modi di raccontare, due modi di esprimersi, due modi di parlare. Due mondi, quello dei suoni e quello delle immagini, spesso dialoganti e complementari. Così è stato nel primo festival interamente dedicato al cinema a tematica musicale, “SeeYouSound”, che si è svolto dal 14 al 17 maggio a San Salvario. Nato […]

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Musica e cinema: due modi di raccontare, due modi di esprimersi, due modi di parlare. Due mondi, quello dei suoni e quello delle immagini, spesso dialoganti e complementari. Così è stato nel primo festival interamente dedicato al cinema a tematica musicale, “SeeYouSound”, che si è svolto dal 14 al 17 maggio a San Salvario.
Nato a Torino, da un’idea dell’associazione Choobamba, ha riscosso un grande successo. Fulcro del festival tre concorsi, di lungometraggi, cortometraggi e videoclip, in cui si sono susseguiti film internazionali inediti. Unico prerequisito: la musica. Tra i tanti, ad esempio, l’anteprima europea di Orion, film sul sosia di Elvis Presley. E poi mostre fotografiche, incontri con registi e attori, presentazioni di libri sul tema. Il quartiere della movida torinese, dal Cineteatro Baretti alla Casa del Quartiere, Officine Ferroviarie, Circolo Sud, Bazueo, Astoria, Fluido, Lavanderie Ramone, ha ospitato e promosso l’innovativa kermesse, «con la speranza – spiega il direttore artistico, Maurizio Pisani – di diventare punto di riferimento in tutta Italia». Mercoledì 13 il festival ha preso il via con una grande anteprima, in piazza Madama, con la proiezione del classico “Jesus Christ Superstar”, in una sorta di dono ai pellegrini in Città.
Un’iniziativa culturale all’avanguardia, che ha saputo unire gli interessi di giovani e adulti, che è riuscita a dare un esempio positivo di vita serale, di ragazzi che si interessano, si impegnano e si muovono e partecipano. Il festival, infatti, è nato da un crowfunding ed è stato reso possibile principalmente grazie all’apporto dei volontari e degli studenti dell’università.

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Pound chi ? una moneta o un poeta https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sono-quelli-di-casa-pound/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/sono-quelli-di-casa-pound/#respond Mon, 26 Jan 2015 12:05:08 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=8860 Li abbiamo visti sfilare a Milano il 18 ottobre con la Lega Nord sotto la bandiera “Prima gli italiani. Casa, lavoro, scuola, stato sociale”. Protagonisti degli scontri con gli autonomi a Cremona qualche giorno fa. Sono quelli di Casa Pound, movimento politico di estrema destra nato a Roma nel 2008 con l’occupazione di uno stabile […]

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Li abbiamo visti sfilare a Milano il 18 ottobre con la Lega Nord sotto la bandiera “Prima gli italiani. Casa, lavoro, scuola, stato sociale”.
Protagonisti degli scontri con gli autonomi a Cremona qualche giorno fa. Sono quelli di Casa Pound, movimento politico di estrema destra nato a Roma nel 2008 con l’occupazione di uno stabile all’Esquilino.
In Piemonte, con un migliaio di tesserati, sono presenti a Torino, Cuneo, Asti e Novara. Si presentano come “fascisti del terzo millennio”, anche se sostengono superate le categorie destra – sinistra.
Siamo andati a incontrare il loro portavoce piemontese, Marco Racca, all’Asso di Bastoni, circolo di riferimento dell’area torinese.

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Todos somos americanos. A Cuba ? https://www.gazzettatorino.it/wordpress/todos-somos-americanos-a-cuba/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/todos-somos-americanos-a-cuba/#respond Mon, 12 Jan 2015 10:51:29 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=8654 <Il blocco ha conseguenze positive e negative. Tra le positive il fatto di rafforzare lo spirito di lotta, tra le negative l’efficacia e la dipendenza per tutti i macchinari che venivano costruiti negli Stati Uniti di cui non si trovano i pezzi di ricambio>. Così il Che nel 1964 risponde, seduto in un appartamento a […]

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<Il blocco ha conseguenze positive e negative. Tra le positive il fatto di rafforzare lo spirito di lotta, tra le negative l’efficacia e la dipendenza per tutti i macchinari che venivano costruiti negli Stati Uniti di cui non si trovano i pezzi di ricambio>.
Così il Che nel 1964 risponde, seduto in un appartamento a Manhattan, alle domande della giornalista americana Lisa Howard. <Sembra quasi che mi stia invitando a passarle informazioni riservate – racconta nei suoi Diari quello che sembrava realmente essere un duello verbale -, ma nonostante le sue intenzioni, continuiamo ad essere due nemici>.
<El bloqueo económico, comercial y financiero que provoca enormes danos humanos y económicos a nuestro paìs debe cesar>: dichiara ufficialmente Raùl Castro il 17 dicembre 2014 al Consiglio di Stato cubano.
Le svolte, a Cuba, capitano sempre a Natale; o almeno così pare.
Il 25 dicembre del 1998, infatti, a 90 miglia dalle coste americane, sull’isola rivoluzionaria, combattente, comunista, atea, ci si preparava ad accogliere Giovanni Paolo II.
Il 17 dicembre 2014, grazie alla mediazione del primo Papa gesuita della storia (buffo pensare che anche Fidel è andato a scuola dalla Compagnia di Gesù), il presidente americano Obama e Castro junior hanno deciso e annunciato di ristabilire le relazioni tra i loro Paesi. La dichiarazione dei due leader non elimina ancora l’embargo commerciale dello Stato a stelle e strisce – per quello bisogna aspettare il Congresso e le lunghe, inevitabili discussioni che ne seguiranno –, ma ristabilisce le relazioni diplomatiche interrotte dal 4 gennaio 1961.
Quello che non era riuscito agli inizi degli anni ’80 a Ronald Reagan e al generale veterano della Guerra Fredda Vernon Walters, è stato possibile, sotto la supervisione di papa Francesco in qualità di fata madrina, a un Presidente americano sconfitto nella politica interna, che cerca di affermarsi in quella estera, e al fratello minore del Jefe della rivoluzione contro il corrotto Fulgencio Batista, su cui in pochi avrebbero scommesso.
<L’embargo ha fallito – ha dichiarato Obama -, ha contribuito a impoverire l’isola. L’approccio è stato sbagliato e Cuba ancora oggi è governata dai Castro e dal partito comunista. Di contro la politica americana delle sanzioni ha ridotto la capacità d’influenza degli Stati Uniti sia nei confronti dell’isola che verso gli altri paesi dell’America Latina. Ora bisogna cambiare atteggiamento: dove possibile collaboreremo insieme e dove non siamo d’accordo, ad esempio sulla questione dei diritti umani e della democrazia, affronteremo le differenze in modo diretto>.
Nonostante l’ira degli yankee anticastristi e della destra americana, <si apre un capitolo nuovo nella storia delle Americhe>. Un primo passo verso una grande svolta che archivia la Guerra Fredda; i rimasugli della cortina di ferro scesa attraverso il continente si sono diradati. Una volta rimosso il velo ricomparirà l’ambasciata americana e Cuba verrà cancellata dalla lista dei paesi che sponsorizzano il terrorismo, le rimesse dei cubani emigrati negli Usa saliranno da 500 a 2000 dollari a trimestre e i turisti americani potranno portarsi dietro beni per un valore pari a 400 dollari, compresi 100 per sigari e rum. Sicuramente ci vorrà del tempo perché il cambiamento si estenda alle istituzioni e alla società, ma il primo passo verso il superamento di un provvedimento ormai anacronistico è stato fatto.
Il 17 dicembre ha inaugurato un nuovo paragrafo e ha chiuso un intero romanzo di miti rivoluzionari e grandi ideali, di combattenti per il popolo e di eroi della libertà, del Líder máximo e dei guerriglieri.
Con il 17 dicembre si chiude l’era del Socialismo o muerte! e si apre quella del Todos somos americanos.

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Il Circolo Canottieri Eridano compie centocinquant’anni di ininterrotta attività. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-circolo-canottieri-eridano-compie-centocinquantanni-di-ininterrotta-attivita/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/il-circolo-canottieri-eridano-compie-centocinquantanni-di-ininterrotta-attivita/#respond Thu, 18 Dec 2014 18:15:36 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=8563 1864: nell’elegante cornice dell’allora fiorente città sabauda, nasce, sulla sponda sinistra del Po, il circolo canottieri Eridano, destinato a diventare un vero e proprio polo sportivo e culturale del capoluogo Piemontese. Nel 1911, dopo l’Esposizione Internazionale, il Circolo si sposta sull’altra riva, presso la barriera Piacenza, diverrà la sua sede sino ad oggi, proprio davanti […]

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1864: nell’elegante cornice dell’allora fiorente città sabauda, nasce, sulla sponda sinistra del Po, il circolo canottieri Eridano, destinato a diventare un vero e proprio polo sportivo e culturale del capoluogo Piemontese.
Nel 1911, dopo l’Esposizione Internazionale, il Circolo si sposta sull’altra riva, presso la barriera Piacenza, diverrà la sua sede sino ad oggi, proprio davanti al castello Medievale del D’Andrade, specchiandosi nelle acqua del fiume.
Oggi il Circolo compie 150 anni: 150 anni di storia sportiva e artistica, torinese e italiana; 150 anni che vanno dall’Unità nazionale alla Fca, dall’architetto Bellini a Fuksas.
Fu nella seconda metà dell’ottocento che a Torino i primi vogatori iniziarono a solcare il fiume con la tecnica inglese, facendo del canottaggio uno degli sport più amati e apprezzati della Città.
Nacquero i primi sodalizi remieri: il Cerea (1863), l’Armida e il Caprera (1883), l’Esperia (1886) e l’Eridano. Molti i nomi illustri che sostennero l’anima sportiva che stava emergendo, da Massimo D’Azeglio a Pietro Baricco, quasi a suffragare con l’arte remiera l’abbraccio nell’unità risorgimentale. Il passo da una moda lanciata da giovani appartenenti all’aristocrazia e all’alta borghesia a ufficiali gare, regate e circoli fu breve. Il 16 luglio 1865 si svolse la Prima Regata sportiva sul Po, la prima torinese e italiana, a cui l’Eridano partecipò con il suo costume, le sue imbarcazioni, i suoi atleti. Gli esercizi divennero frequenti, si ordinarono piacevoli gare, la città acquistò un nuovo ornamento, la gioventù s’ebbe un nuovo mezzo di innocente sollazzo e di utile esercizio ginnastico.

Con una nuova sede, uno chalet a base ottogonale, un sorta di pagoda, il Circolo Eridano venne rilevato nel 1896, non senza polemiche, dal Circolo degli Artisti di Torino, che ne potenziò la tradizionale attività di canottaggio, lo utilizzò per gare di nuoto, atletica, bocce e, nello stesso tempo, lo rese famoso per feste leggendarie. La suggestiva atmosfera del parco fluviale e del panorama collinare lo resero luogo di ritrovo perfetto per sportivi, artisti e intellettuali, anticipando un clima da Grande Gatsby.
Primo Circolo ad ammettere le donne, nel 1911 rinasce sull’altra riva del Po, sull’odierno corso Moncalieri. L’attuale edificio venne eretto per iniziativa dell’allora sindaco Teofilo Rossi di Montelera, progettato dall’architetto Giuseppe Velati Bellini e decorato dal pittore Giuseppe Bozzalla e dallo scultore Giovanni Riva. Durante la guerra, a lavori ancora da completare e in attesa di tempi migliori, nella nuova sede vennero ospitati i figli dei militari e, con fatica, nel primo dopoguerra vennero riprese le attività e i cimenti sportivi. Il più famoso, “Il trofeo Eridano”, l’uomo che lotta e strappa alle acque il premio ambito, venne disputato come sfida alle bocce tra tutte le Società remiere del Po dal 1922 al 1950. L’atmosfera scanzonata riappare però a pieno solo nella leggerezza del secondo dopoguerra, con concorsi anche di pittura, scultura, letteratura e musica.
<Oggi dichiara orgoglioso il Presidente del Circolo, Luigi Tartaglino il Circolo Eridano ha ripreso lo smalto dei tempi migliori: le attività sportive fervono e si arricchiscono ogni anno di nuovi soci (attualmente 230). Il tennis, il canottaggio, la canoa, il sup, così come i concerti del lunedì, le mostre, le conferenze e il rinomato ristorante ne fanno uno dei Circoli più affermati della città. L’Eridano e le altre società centenarie riaffermano la cultura dello sport, la tradizione del rapporto con il fiume, senza perdere la vocazione culturale che si è andata affermandosi nel tempo. Spero – conclude – che qualcun altro possa celebrare con orgoglio altri centocinquantanni di storia del Circolo Eridano>.

Il Presidente, avv. Luigi Tartaglino

Per l’occasione è stato pubblicato il libro “Circolo Eridano 1864-2014. 150 anni di vita e costume sul Po”.

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L’insostenibile carenza del pistacchio. Il gusto in fuga. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/linsostenibile-carenza-del-pistacchio-il-gusto-in-fuga/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/linsostenibile-carenza-del-pistacchio-il-gusto-in-fuga/#respond Tue, 02 Dec 2014 18:07:48 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=8371 Si prospettano tempi duri per gli amanti del gelato al pistacchio. Per gli intenditori, che non si accontentano del pistacchio di sintesi verde pisello, sarà sempre più complicato trovare un gusto che li soddisfi. <<I costi del pistacchio stanno diventando esorbitanti – denuncia Cristian Ciacci, dell’omonima gelateria di corso Belgio 176/B – e sempre meno […]

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Si prospettano tempi duri per gli amanti del gelato al pistacchio. Per gli intenditori, che non si accontentano del pistacchio di sintesi verde pisello, sarà sempre più complicato trovare un gusto che li soddisfi.
<<I costi del pistacchio stanno diventando esorbitanti – denuncia Cristian Ciacci, dell’omonima gelateria di corso Belgio 176/B – e sempre meno gelatai possono permettersi un gusto di qualità. Un gelato classico costa tra i 7.50 e i 20 euro al chilo. Se si considera che i pistacchi costano circa 70 euro al chilo e che per avere un gelato degno di questo nome bisogna mettere 120 grammi di gusto per ogni chilo di miscela, si capisce come sia facile sforare il budget>>.
Per non deludere i clienti si ricorre a uno escamotage. Pistacchi di sintesi, chimici per dirla in maniera un po’ rozza, o gusti fatti con coloranti alimentari, aromi e mandorle, che, più economiche, costano circa 13 euro al chilo.<<Meno male – scherza il pluripremiato Ciacci – che gli italiani non sono grandi estimatori del pinolo di Pisa, il gusto più caro dello Stivale con i suoi 90 euro al chilo>>.
<<Qui – mi chiede di precisare Cristian – non si sta parlando del pistacchio di Bronte, ma del pistacchio in generale. Permettimi di dire che quella del frutto siciliano è una favola.  Bronte è un piccolo comune in provincia di Catania che da solo non può soddisfare la richiesta di tutti i gelatai non dico italiani, ma anche solo piemontesi. Come negozio, a noi servono mediamente 900 kg di semilavorato di pistacchio; questo significa che ogni anno alla gelateria Ciacci Bronte dovrebbe fornire 1400 chili di pistacchio. Se si tiene conto che a Torino ci sono circa 200 gelaterie, si fa presto a capire che la domanda è decisamente superiore dell’offerta>>.
Meno allarmista, invece, un sicuro Guido Martinetti, cofondatore di Grom, azienda leader nel mercato del gelato. <<E’ vero che esistono diverse paste di pistacchio – spiega -, alcune fatte con la frutta secca e aromatizza. Se esistono, però, è perché il mercato lo richiede. Io non creerei inutili questioni: il gusto del gelato al pistacchio non scomparirà e non ci sarà un aumento prezzo. Il pistacchio – continua – è nella top five, con crema, cioccolato, nocciola e stracciatella, dei gusti più amati degli italiani, che possono stare tranquilli>>.
Per quanto riguarda il pistacchio di Bronte conferma. <<Bronte ha una sola raccolta ogni due anni, ovviamente da solo non riesce a produrre tutto il pistacchio che non dico l’Italia, ma il Piemonte consuma>>.

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Barriera di Milano, una quartiere a prova di B.Art. Attenzione, non è Bart Simpson. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/barriera-di-milano-una-quartiere-a-prova-di-b-art-attenzione-non-e-bart-simpson/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/barriera-di-milano-una-quartiere-a-prova-di-b-art-attenzione-non-e-bart-simpson/#respond Wed, 05 Nov 2014 09:30:55 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7954 Riqualificare un quartiere tra i più complessi e allo stesso tempo riccamente variegati della città di Torino. Questo, e non solo, l’obiettivo di B.ART, Arte in barriera, progetto realizzato nell’ambito del programma integrato di sviluppo urbano coordinato dal Comitato Urbano che per la sua attuazione ha incaricato la Fondazione Contrada Torino Onlus. Fare di Barriera […]

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Riqualificare un quartiere tra i più complessi e allo stesso tempo riccamente variegati della città di Torino. Questo, e non solo, l’obiettivo di B.ART, Arte in barriera, progetto realizzato nell’ambito del programma integrato di sviluppo urbano coordinato dal Comitato Urbano che per la sua attuazione ha incaricato la Fondazione Contrada Torino Onlus.
Fare di Barriera di Milano una zona accogliente, all’avanguardia, tramite l’arte pubblica, diffusa e partecipata. Tredici facciate dipinte da Francesco Giorgino, in arte Millo, giovane street artist italiano che con la sua capacità creativa ha reso lo storico quartiere torinese un zona migliore, almeno esteticamente. A dare il via al progetto è stato un bando internazionale rivolto ad artisti, designer e graphic designer, a cui è stato chiesto di cimentarsi sulla proposta di un unico concept da declinare su alcune facciate cieche messe a loro disposizione. Tra la tante opzioni, sono stati selezionati 9 frontespizi privati e 4 pubblici, che fossero rappresentativi della storia e delle caratteristiche di Barriera di Milano; sulle 84 proposte che sono arrivate, di cui 7 extraeuropee, si è confrontata una Giuria di Esperti e una Giuria del territorio, composta da 33 abitanti del quartiere, rappresentanti di associazioni e scuole. A settembre, dopo un percorso condiviso con i cittadini, Millo ha iniziato, pennello in mano, a dipingere.
«Questa è davvero una bella iniziativa – dichiara soddisfatto Simone Carretta, 25 anni, giovane abitante di Barriera che lavora nel negozio di arredamenti del padre proprio in corso Novara -, che insieme ai lavori sulla viabilità e sul recupero delle zone ex industriale aiutare a lavare via dal nostro quartiere la nomea di zona malfamata. Chi vive e lavora qui sa che Barriera, nonostante i problemi, è un territorio ricco di potenzialità. Partecipare alla Giuria del territorio è stata una bella esperienza e una soddisfazione – continua -; i cittadini hanno avuto modo di scegliere i cambiamenti del loro territorio. Di iniziative del genere dovrebbero farne molte di più, visto che di pareti spoglie è piena la città».
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Oltre il Sinodo. Una Chiesa dal volto umano. https://www.gazzettatorino.it/wordpress/oltre-il-sinodo-una-chiesa-dal-volto-umano/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/oltre-il-sinodo-una-chiesa-dal-volto-umano/#respond Wed, 29 Oct 2014 12:30:18 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7801 Una Chiesa dal volto umano è apparsa nel Sinodo straordinario sulla famiglia; una Chiesa che dibatte, che si interroga, che si divide, che discute senza porsi, internamente ed esternamente, come dogma. Una vera e propria comunità che, non senza difficoltà, cerca la migliore strada da seguire e il modo per camminare insieme. 62 erano i […]

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Una Chiesa dal volto umano è apparsa nel Sinodo straordinario sulla famiglia; una Chiesa che dibatte, che si interroga, che si divide, che discute senza porsi, internamente ed esternamente, come dogma. Una vera e propria comunità che, non senza difficoltà, cerca la migliore strada da seguire e il modo per camminare insieme.
62 erano i punti della relativo synodi e se 59 sono stati approvati con la maggioranza dei due terzi, i tre che riguardavano gli omosessuali e la comunione ai divorziati sono stati motivo di scontro. Da un lato persone come il cardinale Velasio De Paolis che ha dichiarato al quotidiano La Stampa «non si può mettere in discussione tutto, la Chiesa è custode di una verità di cui non si può disporre; ascolta la gente ma ha certezze che perdurano nel tempo», polemizzando anche con la maggiore conquista della Chiesa dello scorso secolo «il Sinodo ha ripetuto il dramma del Concilio: coniugare novità nella continuità». Dall’altro il Pontefice che, in occasione della beatificazione del predecessore Paolo VI, Giovanni Battista Montini, ha ricordato, sicuramente non a caso, che «Dio non ha paura delle novità». «Anzi – ha aggiunto – bisogna scrutare attentamente i segni dei tempi». Bergoglio ha richiamato più volte al coraggio davanti alle nuove sfide poste dalla società e, anche se l’ala conservatrice è riuscita a bloccare le aperture verso i gay e i risposati, ha dichiarato fiducioso: «Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza verso il Sinodo ordinario del 2015».
Chi ha orecchie per intendere intenda, quindi. Che qualcuno non abbia preso bene questa svolta verso una Chiesa aperta e rinnovata è certo e così i capofila dei dogmatici, Gerhard Ludwig Müller e Raymond Leo Burke, che non sono andati a salutare Francesco al termine della messa, hanno fatto un po’ la figura della superiora bacchettona di Sister Act. Il porporato americano, inoltre, sconvolto dalle interpretazioni a suo dire troppo progressiste della dottrina cattolica, ha confermato, in un’intervista al National Catholic Reporter, la sua prossima rimozione da giudice capo della Segnatura Apostolica, il supremo Tribunale vaticano. Meglio perderli che trovarli, verrebbe da dire d’impulso, ma forti dello spirito ecclesiastico di accoglienza e rispetto forse è meglio sposare la posizione del teologo cardinale tedesco Walter Kasper: «penso che ci sia stata una discussione libera, aperta, realistica — ha detto all’agenzia Ansa — è un dibattito che si è aperto, adesso si andrà al prossimo anno. C’è una discussione che si è avviata e questo è un aspetto positivo». «Se per 50 anni – spiega il vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi – i sinodi sono stati semplici organi consultivi di affermazioni già note, questo è stato un vero e proprio Sinodo d’avanguardia, che ha affrontato realmente i problemi, ha aperto scenari nuovi e attirato l’attenzione in larghissimi settori dell’opinione pubblica anche non cattolica». Sono emerse le tensioni accumulate, i contenziosi personali, le prese di posizione. Non si è esaurita la discussione, ma sicuramente si sono sfatati i primi tabù (per lo meno linguistici).
«Bisogna andare oltre i legalismi e vedere il volto concreto delle persone», ha esortato il Pontefice, che auspica che questa assemblea straordinaria sia la prima tappa di un lungo percorso che continuerà nel quotidiano nelle Diocesi. «La portata di questo Sinodo, anche se nel piccolo, è sicuramente assimilabile a quella del Concilio Vaticano II – continua Galeazzi -. C’è stata, come negli anni ’60, un dialogo della Chiesa con la modernità; non c’è stato un arroccamento su principi non negoziabili e nemmeno uno stravolgimento della dottrina, semmai un’evoluzione, un atteggiamento nuovo, dialogante». Come ogni rivoluzionario il Papa però appare spesso solo. Il giornalista rassicura: «Francesco non è solo, è avanti, anticipa le dinamiche. Certamente la vecchia curia romana è stata il suo principale ostacolo sino ad ora, ma i suoi collaboratori sono perfettamente in linea con lui. Come ha detto il Presidente degli Stati Uniti, papa Francesco è l’ultima voce dei diritti umani, portatore di istanza di pace e di libertà, e la Chiesa si sta allineando con lui».

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Una Repubblica fondata sul lavoro ? Peripezie di una riforma https://www.gazzettatorino.it/wordpress/una-repubblica-fondata-sul-lavoro-peripezie-di-una-riforma/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/una-repubblica-fondata-sul-lavoro-peripezie-di-una-riforma/#respond Fri, 10 Oct 2014 11:22:21 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7651 La scena-sceneggiata proposta dal Governo durante la lunga discussione in aula sul Jobs Act è stata a dir poco pietosa. Già nei mesi estivi, quando l’oggetto del contendere era la Riforma del Senato, la gran parte dei nostri politici ci aveva messo davanti a un portamento che al confronto i Drughi della Juve potrebbero prendere […]

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La scena-sceneggiata proposta dal Governo durante la lunga discussione in aula sul Jobs Act è stata a dir poco pietosa. Già nei mesi estivi, quando l’oggetto del contendere era la Riforma del Senato, la gran parte dei nostri politici ci aveva messo davanti a un portamento che al confronto i Drughi della Juve potrebbero prendere il tè con la Regina Elisabetta. Mercoledì 9 ottobre il Senato ha concesso la fiducia al Governo sulla riforma del lavoro, ormai urgente e improrogabile, ma purtroppo questa non è seguita ad atteggiamenti politici che tenessero alto l’onore, se non del tricolore (così da non sembrare eccessivamente patriottica), almeno del significato della carica ricoperta.
Sul tavolo: decisioni sul contratto di lavoro a tutele crescenti, sulla riforma della cassa integrazione, del contributo di disoccupazione, dei contratti di solidarietà, del – non citato nel Decreto di Legge – articolo 18; in piedi personaggi come Gianmarco Centinaccio del Carroccio, il senatore Cociancich del Pd e Loredana De Petris di Sel (per essere bipartisan) che hanno ritenuto che sceneggiate, lancio di libri e amatoriali incontri di box fossero all’altezza dei temi trattati. <E’ vero – ammette l’esponente della Lega a un giornalista del Fatto Quotidiano -, ho lanciato il regolamento del Senato contro il Presidente Grasso, ma non volevo fargli male; ho una buona mira e sapevo che non l’avrei colpito>. <Di norma non partecipiamo a queste tensioni – si giustifica, sempre ai microfoni del Fatto, la capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà -, ma il mio collega ha iniziato a insultare e quando dai banchi dietro ai nostri ho cominciato a sentire insulti del tipo “sono fascisti” non ci ho visto più>.
Comunque poi hanno fatto pace. Qualcuno può gentilmente spiegare a Centinaccio che il problema non è la qualità della sua mira, alla De Petris che non ci interessa chi ha iniziato a litigare, chi ha finito e chi ha alzato bandiera bianca? Il problema è che il loro modo di fare, inopportuno anche in uno stadio di calcio, è stato indegno per il ruolo per cui sono stati scelti, per il luogo in cui lavorano, per ciò che rappresentano e anche per l’età che anno. Se a scuola la presenza del bidello, che tiene a bada i ragazzi più scalmanati costretti a stare sui banchi, è importante ed educativa, al Senato sarebbe non solo ridicola ma anche fuori luogo. Qualcuno può gentilmente spiegare a Centinaccio, alla De Petris, a Cociancich e alla maggior parte dei loro colleghi in aula che hanno accompagnato la seduta con urla e schiamazzi che non stavano giocando a Monopoli (in cui effettivamente è complesso tenere i nervi saldi), ma stavano votando una tra le riforme più urgenti e delicate del nostro Paese?
Ovviamente nessuno ha la pretesa di impartire lezioni di vita a chi ha o dovrebbe avere esperienza e cultura, ma forse molti esponenti della nostra classe dirigente, privi di chi li mette in punizione dietro la lavagna dopo aver insultato la maestra, dovrebbe, almeno, fare un piccolo esame di coscienza.

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La tirannia degli "ismo" davanti al primo Parlamento italiano https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-tirannia-degli-ismo-davanti-al-primo-parlamento-italiano/ https://www.gazzettatorino.it/wordpress/la-tirannia-degli-ismo-davanti-al-primo-parlamento-italiano/#respond Mon, 06 Oct 2014 13:26:10 +0000 http://www.gazzettatorino.it/?p=7504 A Torino, come in altre 100 città italiane, domenica 5 ottobre, le “Sentinelle in piedi” hanno organizzato una veglia contro il ddl Scalfarotto. Tensioni, urla e insulti in piazza Carignano. L’epoca degli “-ismo” – dogmatismo, fascismo, comunismo, laicismo – non sembra essere finita e ancora “-ismo” continua a fare rima con fanatismo. Nel 2014, però, […]

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sentinelle in piedi

A Torino, come in altre 100 città italiane, domenica 5 ottobre, le “Sentinelle in piedi” hanno organizzato una veglia contro il ddl Scalfarotto. Tensioni, urla e insulti in piazza Carignano.

L’epoca degli “-ismo” – dogmatismo, fascismo, comunismo, laicismo – non sembra essere finita e ancora “-ismo” continua a fare rima con fanatismo. Nel 2014, però, possiamo coniare un nuovo termine e aggiungerlo alla lista: il “sentinellismo”. Ormai da circa un anno, infatti, sono attive le “Sentinelle in Piedi”, gruppo che si definisce <apartitico e aconfessionale, a difesa della libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale>.
A suscitare l’indignazione di chi “vigila su quanto accade nella società” è stato il Decreto Scalfarotto contro l’omofobia e la transfobia, del luglio 2013. La proposta è di estendere la legge Mancino-Reale del 1975 anche alle discriminazioni fondate sull’orientamento essuale o sull’identità di genere. L’idea non è piaciuta però a questi presunti nuovi paladini della società, che l’hanno considerata <liberticida e incostituzionale>; un vero e proprio attacco alla libertà di pensiero. <Il nostro ordinamento giuridico punisce già qualunque atto di aggressione e la nostra Costituzione tutela già tutte le persone in quanto tali –  si legge sul sito – e la legge Scalfarotto, non specificando che cosa si intende per reato d’omofobia, rischia di essere pericolosa.
<Chiunque difenda pubblicamente la famiglia naturale, esprima parere contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’adozione da parte di coppie omosessuali potrebbe essere denunciato>. Sul modello dei Veilleurs debout francesi, le Sentinelle sono scese in piazza, a Torino e in altre 100 città italiane, domenica 5 ottobre, in piedi, in silenzio, per un’ora, leggendo un libro. Tra loro il Consigliere Regionale di Fratelli D’Italia, Maurizio Marrone, e l’immancabile ormai ex assessore regionale alla gioventù per il PDL, Giampiero Leo. Da subito tensioni, urla e insulti hanno popolato piazza Carignano.
La veglia è stata contestata da alcune centinaia di contro manifestanti, che, gridando “Vergogna, vergogna, vergogna, vergogna” hanno accompagnato la lettura delle sentinelle. Slogan come <La Torino che vale la pena di tenere è questa qua>, <La piazza non vi vuole, andate via>, <Via, via, fascismo e omofobia>; sporadiche urla come <Spero che i vostri figli nascano gay e si suicidino>, <Crescete i bambini come gli jiahidisti>, sono partite da quella folla che si è presentata come “contro ogni forma di odio, per l’amore libero verso tutti”. Difficile capire chi sia caduto nella provocazione di chi, ma quello che è certo è che domenica, in piazza, la libertà d’espressione non era presente. Chi da un lato, chi dall’altro, cieco nella convinzione d’aver raggiunto la verità assoluta.
Qualche contro manifestante, forse forte dell’esperienza data dall’età, visti i toni sempre più alti e qualche attacco alle forze dell’ordine, ha cercato di “democratizzare” i compagni più giovani, ma come in ogni folla che si rispetti dai tumulti di San Martino del 1628 ad oggi, è stato tacciato di “anzianità e reazionarietà”. Difficile trovare un “vincitore”, anche solo morale, di questa giornata. Sicuramente le Sentinelle, che senza battere ciglio hanno continuato a leggere imperterrite nonostante gli improperi, sono tornate a casa rinfrancate nelle loro convinzioni; sicuramente i contro manifestanti, dopo aver “conquistato” con il permesso della Polizia piazza Carignano, si sono sentiti soddisfatti del loro operato in difesa della libertà (individuale, collettiva, personale, morale, fisica, naturale, civile, giuridica).
Forse qualche “vero vincitore” c’è stato: da un lato e dall’altro.  Un ragazzino, probabilmente sotto i 18 anni, maglietta verde e pantaloncini corti, che nonostante gli inviti “allettanti” <Ragiona con la tua testa, unisciti a noi, cretino!>, non si è scomposto per tutta l’ora. “Indottrinato” o meno dai genitori ha fatto una scelta; quella di non unirsi alla maggioranza, di non rispondere alle provocazioni.
Una ragazzina, 15 anni, con lo zaino di scuola sulle spalle, che al termine della manifestazione mi rilascia una dichiarazione: <Sono venuta qui oggi con le mie amiche perché sono contro qualsiasi forma di odio e di intolleranza. Credo nella libertà d’opinione e d’amore. Purtroppo dalla nostra parte qualcuno si è fatto prendere la mano e i toni si sono alzati. Credo che la causa sia la rabbia, l’esasperazione di molte persone>.

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