.ARTE

.ARTE: il focus sulle mostre del territorio torinese tenuto da Marzia Capannolo, storica dell’arte. Il cartoncino sulla porta è scritto a mano: “Ernesto e Marzia Maison de l’Art”. È in francese, perché l’idea è venuta loro durante un viaggio a Parigi nel settembre del 2012. La porta è quella di una casa privata e, dentro, insieme a Ernesto Morales e a Marzia Capannolo c’è l’arte, in forma di quadri alle pareti, sì, ma anche in forma di parole e di colazione. Colazione, non collezione: brioche, latte, caffè, te, crostate, biscotti, succhi di frutta. L’indirizzo è via XX Settembre numero 1, terzo piano.
Lui è argentino, ma nato a Montevideo, ha 40 anni e dipinge, lavora sulla natura, sulla dimensione onirica e metafisica. Lei è romana, una storica dell’arte. Sono arrivati a Torino nel 2011 per una settimana di esplorazioni e sono rimasti. Prima in corso Belgio, poi in via XX Settembre, dove hanno trovato lo spazio e la luce giusta per portare l’arte nel luogo della vita, in ambiente domestico. E così, a fine settembre 2013, Marzia organizza la sua prima colazione d’arte. Di domenica. Venti persone, dalle 10,30 alle 13,00. È passato un anno e l’avventura continua, ogni quindici giorni. Le persone sono diventate 35-40. Lei invia una newsletter. Tu prenota, paghi 15 euro. E, quando arrivi, sei attirato dal profumo del caffè. Mezz’ora a chiacchierare, degustare e far conoscenza. Poi, alle 11, ci si sposta in sala a seguire le slide e i racconti di Marzia Capannolo su “Crisi di coppia: come evitarla secondo Bellini e Tiziano” o su “Lo straniero sulla terra: Vincent Van Gogh”. I prossimi appuntamenti: 9 novembre, “Caravaggio tra sacro e profano”; 23 novembre, “Immanenza e mutamento: da Ovidio a Francis Bacon”; 14 dicembre, “Artemisia Gentileschi: donna e pittoresca fra uomini e pittori”. Non sono lezioni, sono viaggi: ti prepari, decolli, resti in volo un’ora e mezzo e atterri. Fanno tutto le immagini, le parole e il profumo del caffè.

Ducento anni di acquarello in un libro alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

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Ducento anni di acquarello in un libro alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli ha organizzato la presentazione del libro “L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi” edito da Daniela Piazza, scritto da Marcella Pralormo e Monica Tomiato, presso il Bookshop Corraini Lingotto  Le due autrici hanno dialogato con il pubblico e al  termine della presentazione, gli artisti Paolo Galetto e Cristina Girard hanno dato una prova pratica, effettuando una dimostrazione delle tecniche dell’acquerello per diffondere e approfondire la conoscenza di questo linguaggio pittorico. Per la prima volta, con il volume L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi si ripercorre l’evoluzione della pittura ad acquerello attraverso le storie e le opere dei pittori piemontesi più rappresentativi di questa tecnica. La pittura ad acquerello si è affermata in Italia come modalità pittorica a partire dall’Ottocento e il Piemonte ha rappresentato, fin dagli inizi e prima che altrove in Italia, un polo di fondamentale importanza per l’affermazione di questo genere che in breve tempo è riuscito a raggiungere livelli qualitativi di notevole valore. Marcella Pralormo oltre a dirige la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli è un’appassionata e profonda conoscitrice di questa tecnica, purtroppo un pò sottovalutata. A GazzettaTorino dice: “Con il volume “L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi”, Monica Tomiato e io abbiamo voluto trasmettere l’urgenza di rivalutare la tecnica ad acquerello, a lungo considerata “minore” rispetto alla pittura ad olio. Inoltre, abbiamo voluto portare all’attenzione dei lettori la grande ricchezza della tradizione piemontese nella produzione di opere ad acquerello.  L’acquerello, poi, non è solo una tecnica di tradizione, ma al contrario è estremamente contemporanea, basti pensare ai lavori di Carol Rama, di Giacomo Balla, agli artisti che negli anni ’60 sono cresciuti nell’ambito dell’Accademia Albertina, dove tutt’oggi continua a essere insegnata, con grande seguito da parte degli studenti. Personalmente, è una tecnica che amo moltissimo perché, asciugando subito sul foglio, rappresenta l’espressione autentica del primo pensiero dell’artista. L’olio, al contrario, è un lavoro più meditativo e riflessivo, che si presta a correzioni e rielaborazioni.  Con questo libro vorremo che i lettori fossero consapevoli che si tratta di una tradizione importante, ancora oggi estremamente vivace e che, nelle sue moltissime tipologie di realizzazione, continua a essere apprezzata per al sua eccezionale immediatezza. Ci piacerebbe inoltre che i giovani artisti si facessero forza a vicenda, sulla scia dei grandi del passato che sono riusciti a fare gruppo. Potrebbe infatti essere una grande occasione per fare conoscere a un pubblico ancora più ampio questa raffinata tecnica”. L’encomiabile scopo del volume è offrire al lettore una mappa per comprendere la vitalità e l’attualità di una forma d’espressione pittorica spesso considerata “minore” che lo accompagnano nella scoperta del suo sviluppo e della sua fortuna in Piemonte: dai paesaggi di Giuseppe Pietro Bagetti per proseguire poi, nel Novecento, con grandi autori contemporanei come Giacomo Balla e Carol Rama, fino ad approdare nelle aule dell’Accademia Albertina dove, ancora oggi, la tecnica dell’acquerello gode di una notevole vitalità, nel solco della tradizione, ma anche attraverso manifestazioni sperimentali e innovative. Legata al libro e alla tecnica dell’acquarello è la mostra Ad Acqua, esposta nella Pinacoteca dell’Accademia Albertina, rimangono pochi giorni per visitarla, chiuderà infatti il 27 gennaio, l’esposizione è un’occasione rara che permette di osservare i lavori di grandi artisti che hanno, in epoche diverse, utilizzato l’acquarello.  ...

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Cosa sappiamo della calligrafia? La bella scrittura a mano fatta di forma contenuto.

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Cosa sappiamo della calligrafia? La bella scrittura a mano fatta di forma contenuto.

Wikipedia ci dice che Meghan, duchessa di Sussex (nata Rachel Meghan Markle), è un’attrice statunitense nata a Los Angeles ma soprattutto è la moglie del principe Henry, duca del Sussex. Una testa coronata della vecchia Inghilterra. Prima di ottenere, come attrice, uno dei ruoli principali nella serie «Suits» e nel gossip internazionale, Meghan Markle ha svolto diversi lavori. Tra questi il più interessante è quello di «calligrafa» ovvero l’attività della bella scrittura a mano in maniera professionale. Venne assunta per scrivere a mano inviti di matrimonio. Per  Dolce & Gabbana scrisse a mano gli inviti inviati dalla griffe alle stelle di Hollywood. Mettendo da parte il dorato mondo di Hollywood e dei reali ci si è chiesti della calligrafia, cosa sappiamo? Per rispondere in modo adeguato abbiamo interpellato un’artista nata in Cina ma ormai torinese a tutti gli effetti. Chen Li. Cosa si intende quando si parla di calligrafia e come hai incontrato questa forma di scrittura? La calligrafia dal greco kalos (bello) o kallistos (bellissimo) + grafia (segno, scrittura)  dunque “segno bello o bellissimo”, o “bella scrittura”. Dunque è la ricerca della bellezza della scrittura, ma cosa vuol dire bella? Per me che ho studiato gli ideogrammi cinesi la bellezza della calligrafia sta sia in alcune regole e nell’armonia dei tratti, che però devono essere connessi anche al significato della parola che rappresentano, cioè devono essere un tutt’uno significato e significante. Forma e contenuto. Ho scoperto la calligrafia occidentale attraverso alcuni maestri francesi e il loro lavoro bellissimo a metà tra carattere e lettera dipinta. Penso a Jean Larcher e a Bernard Arin, maestri calligrafi, disegnatori di caratteri, grafici e artisti. Io volevo diventare come loro, o almeno respirare quel mondo. Al politecnico ho poi approfondito la storia della scrittura che è indispensabile per capire la calligrafia. Che cosa rappresenta davvero questa forma d’arte ? La calligrafia nel passato da quando esiste la scrittura, 7000 a.C. ha avuto un ruolo importantissimo di documentazione storica, di racconto dell’uomo e delle sue vicende. Pensiamo agli antichi egizi e la loro scrittura, oppure alla scrittura cinese, nata per scopi religiosi e poi sviluppatasi per raccontare la storia delle dinastie cinesi. La scrittura dei romani, nelle diverse forme: maiuscola capitale, rustica, quadrata, corsiva, onciale. Ogni scrittura è una variazione dell’alfabeto, uno stile, un nome, un’epoca storica, come in architettura. Oggi la calligrafia si basa su questi stili storici e allo stesso tempo si arricchisce di modelli, come i tag dei writers per intenderci. La calligrafia può essere sia copiare i modelli storici, sia creare nuove forme più contemporanee oppure uso della lettera come mezzo per fare arte. Oggi è tornata di moda grazie a molti personaggi pubblici che la citano come elemento importante: da Steve Jobs per la creazione del design del Mac, a Megan Markle, principessa reale che, tra un ruolo e un altro da attrice, lavorava come calligrafa per eventi e matrimoni. Oggi la calligrafia rappresenta un nostro bisogno di recuperare l’uso delle mani e della nostra umanità. La bellezza è diventata protagonista nei selfie, nei social, nella moda, nel cibo, nell’architettura, nelle opere d’arte pubbliche. Vogliamo circondarci di bellezza ovunque, anche nella scrittura. Come si innova un modello ? Innovare un modello significa prendere la sua forma storica e renderla attuale. Come prendere uno stile architettonico antico o un abito d’epoca e attualizzarlo. Non...

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Michelangelo Pistoletto in campo per Biella “Città creativa Unesco”.

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Michelangelo Pistoletto in campo per Biella “Città creativa Unesco”.

Continua il percorso di avvicinamento della Città di Biella alla candidatura “Città creativa Unesco”. In attesa della call prevista per la primavera di quest’anno, la Città di Biella, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Fondazione Pistoletto, ha organizzato un incontro pubblico, in programma il prossimo 31 gennaio, a Palazzo Gromo Losa, a partire dalle ore 10,00. L’incontro servirà per riprendere il filo dei molti progetti avviati nei mesi scorsi e, inoltre, permetterà a Biella di confrontarsi con alcune delle città creative italiane già inserite nel circuito Unesco, con le quali occorrerà stringere rapporti di collaborazione. “In questi mesi il management team sta lavorando alla predisposizione delle linee guida e dei progetti che verranno inseriti nel dossier di candidatura, l’obiettivo è quello di coinvolgere l’intero territorio, con le sue eccellenze – ha spiega il sindaco Marco Cavicchioli – non solo lana, dunque, ma design, ambiente, enogastronomia, arte. Biella e il suo territorio hanno molto da dire, non solo nel campo del tessile. E la candidatura Unesco sarà certamente un’occasione importante per far meglio conoscere il Biellese al mondo”. E proprio l’arte e la sua capacità di rigenerare un territorio di lunga tradizione industriale, arricchendone le prospettive di sviluppo, sarà uno dei punti di forza della candidatura, grazie all’adesione entusiasta del maestro Michelangelo Pistoletto, che il 31 gennaio presenterà al pubblico il logo ufficiale della candidatura. “Cittadellarte Fondazione Pistoletto e il maestro Michelangelo hanno aderito, da subito, con convinzione, alla proposta di candidatura della Città di Biella – spiega il direttore Paolo Naldini – i nostri ambasciatori del Terzo Paradiso nel mondo hanno già sottoscritto un manifesto di sostegno e ci stiamo coordinando con il management team per selezionare i progetti più attinenti e capaci di portare valore aggiunto all’operazione”. Oltre alla valorizzazione e alla messa in rete dei numerosi progetti che il territorio ha già espresso in molte aree di intervento (dall’ambiente al sociale; dall’arte alla conservazione della memoria tessile passando attraverso formazione, sanità e benessere) la candidatura Unesco si sta rivelando un importante stimolo alla coesione territoriale dal momento che indirizza le migliori forze del territorio verso un obiettivo comune e soprattutto permette per la prima volta ai Biellesi di “vedersi dal di fuori” . “In poco tempo il distretto tessile ha messo in campo i propri contatti in ambito internazionale per raccogliere le lettere di sostegno necessarie alla compilazione del dossier – ha spiegato il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Franco Ferraris, che, insieme al sindaco di Biella, ha capitanato l’iniziativa – abbiamo avuto riscontri entusiasti e significativi dai massimi organismi che governano non solo il mondo del tessile, ma anche quello delle Fondazioni bancarie e non solo, cito ad esempio la bella lettera di sostegno di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, la lettera di sostegno del Fai nazionale a firma del presidente Carandini e molte altre che stanno arrivando”. In particolare il Fai vede nella candidatura di Biella “tesa ad esaltare e a vivificare il settore tessile-manifatturiero a partire dalla relazione creativa con i luoghi, un percorso in totale sintonia con i nostri propositi e attività, che merita l’attenzione di Unesco”. Il Biellese si scopre dunque territorio non così isolato come vuole una vecchia tradizione, ma al contrario capace di intrattenere relazioni importanti e fare sistema riscrivendo...

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

Città Metropolitana di Torino Ricorre il 7 gennaio l’anniversario della nascita della fotografia, presentata il 7 gennaio del 1839 all’Accademia francese di Scienze dallo studioso François Arago. Nella biblioteca di storia e cultura del Piemonte, a palazzo Cisterna, la Città metropolitana di Torino conserva alcune fotografie storiche di particolare pregio grazie al patrimonio custodito nel cosiddetto “Fondo Parenti”, il fondo del bibliofilo e scrittore Marino Parenti, acquistato dall’allora Provincia di Torino nell’ormai lontano 1966: la sezione fotografica è particolarmente interessante, contiene materiali notevoli, in particolare ritratti e vedute del milanese Luigi Sacchi (1805-1861), celebre incisore e illustratore dedicatosi alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento alla fotografia nella versione calotipica diffusa dal Talbot. Luigi Sacchi percorse tutta l’Italia fotografando monumenti e vedute del nostro paese e raccogliendo il materiale nei complessivi fascicoli dei Monumenti, vedute e costumi d’Italia (1852-55). Parte di questo materiale è stato oggetto di un restauro nel 1998 da Sandra Petrillo con una delicatissima operazione, ma molto resta ancora da fare: proprio nei mesi scorsi la Città metropolitana di Torino ha concordato il restauro di 5 fotografie storiche con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” che ne farà oggetto di studio e lavoro per i propri allievi....

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Non sarà necessario essere propriamente dotti, medici o sapienti per non lasciarsi sfuggire la possibilità, per affrettarsi a vedere, andare a conoscere ed apprezzare “Colore e Magia”, una mostra di  livello internazionale del pittore bielorusso, naturalizzato francese e d’origine ebraica,  Marc Chagall, quella che  si protrarrà ad Asti sino al 3 febbraio 2019 nella sede della Fondazione di Palazzo Mazzetti. Basta recuperare un po’di fantasia, guardare con l’occhio tenero del nostro bambino interiore, attingere dai ricordi fra quelle emozioni universali riemergenti, per esser catapultati in quel “ suo ed un poco nostro”, mondo surreale ed onirico, oscillante tra il vero ed il sognato. Quello che consente a meravigliose creature fiabesche e circensi: il mago, le caprette, i violini, i fiori, una coppia di sposi, e noi con loro, di librarsi poeticamente nel cielo in assenza di gravità ed in cui il tema amoroso sempre presente nei suoi quadri, costituisce l’anello di congiunzione, il comune denominatore. La potenza del colore superando i contorni dei corpi, trasfigurando la forma per espandersi sulla tela, così il tratto infantile, primitivo, tipico della pittura russa del primo novecento, pur essendo influenzata dall’avanguardia dell’epoca, (fauvismo, cubismo, surrealismo) “smarginando” i confini non solo, del reale, finisce per consegnare alla sua visione, un’espressività interpretativa, personalissima ed unica, inequivocabilmente riconoscibile.   E’ davvero una mostra corposa e completa, quella allestita per l’occasione a Palazzo Mazzetti, promossa da Fondazione Asti e Musei, unitamente a Cassa di Risparmio di Asti, al Comune e con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.   Pensata da Dolores Duran Ucar, curatrice indipendente e critica d’arte, la mostra, dopo la tappa coreana al museo di Seoul e l’indiscusso successo, presenta ben 150 opere, tra dipinti, disegni, acquarelli e incisioni, alcune raramente uscite dalle collezioni private, tra queste, il famoso “Le coque violet” Il gallo viola, scelto per l’occasione, come emblema della mostra. Il percorso di visita, suddividendosi in piu’ sezioni ripercorre in un arco temporale che va dal 1925 al 1985 tutta la vita del pittore in una traiettoria umana ed artistica molteplice, fatta di sogni, di favole, di religiosità, di simbolismo ebraico, di spensieratezza parigina, e nel mezzo, la fuga dalla roboante discesa, gli orrori della guerra a frantumare l’incantesimo, la palla di vetro, a far piovere bombe, non fiocchi di neve, sulla tela. L’arte dovrebbe essere la rappresentazione di una prerogativa universale, Chagall sa rappresentare a pieno titolo un tratto di universalità, per riconoscerlo occorre una certa attitudine a riconoscere lo splendore in un magma di pigmenti colorati. Eva Gili...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Pubblicato da alle 10:56 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Mano, pennello, carta, acqua e pigmento sono l’essenza di una bellezza raffinata e difficile come quella dell’acquarello, fatto da un colore limpido, una luce che emerge dal bianco del foglio, una forma precisa e un tratto pensato. Questa tecnica antica e affascinante è ben rappresentata in una mostra titolata “Ad Acqua. L’acquarello all’Accademia Albertina e in Piemonte dal Novecento a oggi”. Curata da Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, e da Daniele Gay, docente di tecniche grafiche dell’Accademia Albertina, l’esposizione è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca. La ricercata selezione di opere, fruibile da domani, è sostenuta dalla compagnia Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, anni in cui l’acquerello era già molto in voga. In Piemonte esiste una tradizione dell’acquerello che affonda le proprie radici proprio nell’Ottocento, quando la tecnica si diffuse dall’Inghilterra e venne portata a livelli altissimi in Piemonte da artisti quali Bagetti e De Gubernatis. La tradizione ha trovato seguito nel novecento sino ai nostri giorni, la mostra racconta come questa tecnica sia viva e attuale e come sia stata praticata da insegnanti e allievi della Accademia Albertina e da molti artisti torinesi. Continuiamo a suonare Lavorare in città Noi che abbiamo un po’ paura Ma la paura passerà Siamo tutti in ballo siamo sul più Bello in un acquarello che scolorirà Che scolorirà . . . . così cantava Toquinho in una canzone di parecchio tempo fa, velata da una leggera allegria malinconica, la stessa che alcuni acquarelli sanno trasmettere. Pier...

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Pubblicato da alle 14:07 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Il tempo è tutto dalla parte di Artissima. Divenuta, in questo quarto di secolo, la principale fiera d’arte contemporanea internazionale d’Italia, quest’anno celebra venticinque anni di laboriosa vivacità. Dedicata proprio al tema del tempo la 25 edizione per la prima volta ha un titolo: Time is on Our Side. A qualche nostalgico il titolo riporterà ad una nota canzone di Rod Stewart dove il tempo non solo era dalla nostra parte ma invitava giovani cuori ad essere liberi per una notte. Un indispensabile e necessario senso di libertà la fiera è fortunatamente ancora in grado di sprigionarla. Dono imprescindibile e prezioso in questi tempi oscuri, come oscuri, devono essere sembrati agli uomini di tutte le epoche mentre li vivevano. Libertà e tempo. Ecco i due elementi che ci portano a capofitto dentro una delle proposte più interessanti di Artissima. Un piccolo padiglione, separato degli stand dedicati alla vendita, dove una delle artiste che prima o poi verranno riconosciute, come merita, a livello internazionale, viene ricordata a cent’anni dalla nascita. Nascita avvenuta a Torino nell’aprile del 1918. Non poteva che essere che l’irraggiungibile Olga Carolina, per tutti Carol Rama. Nove opere di rara forza e bellezza sono esposte per la prima volta dalla Fondazione Sardi per l’Arte con un progetto speciale titolato “100 anni di seduzione” coordinato da Lisa Parola.  Le opere provengono dalla collezione privata appartenuta al poeta Edoardo Sanguineti, amico e estimatore sin dagli anni quaranta dell’artista. Ogni opera è stata frutto di un dono a Sanguineti nel corso degli anni. Pinuccia Sardi, Presidente della omonima fondazione, legata da un affettuoso rapporto di amicizia con la vedova, Luciana Sanguineti, aveva a sua volta ricevuto in dono alcuni lavori di Carol Rama, decidendo successivamente in accordo con i figli, di acquistare l’intero nucleo di opere appartenenti alla famiglia. E’ così che per la prima volta abbiamo l’occasione di vedere degli oggetti della sua produzione mai esposti prima. Tre magnifiche bambole costruite con passamaneria, tessuto, filo da cucito e juta, magnifiche e inquietanti allo stesso tempo. “Materiali poveri, in qualche misura fortuiti; le prime cose accessibili alla mano dell’artista” scriveva Sanguineti a riguardo, capaci di trasmettere qualcosa di ossessivo e una segreta dolcezza. Le bambole di piccola dimensione posseggono qualcosa del feticcio; in una le gambe sono lunghissime, le braccia rigide e aperte, la bocca rossa e lo sguardo fisso, quasi egizio. In un’altra al corpetto è legata una grande gonna bordata di verde, una capigliatura scura, severa, le braccia paiono arti feriti avvolti dalla garza di juta e rimanda a un’atmosfera spagnola o gitana, una Carmen per un’opera che non ha musica. La terza è più grande, gli occhi sono disegnati, le braccia scendono lunghe ai lati chiuse da un delicato bordo rosso, a coronare la testa un bordino intrecciato quasi azzurro regala una leggerezza appena sfiorata dalla vanità. Sempre Sanguineti nel cogliere e descrivere in Carol Rama il significato del bricolage scriveva del “parlare non soltanto con le cose ma mediante le cose”. E queste piccole e raffinate bambole hanno una voce particolare, non sono fatte per giocarci insieme, difficilmente adatte ai bambini, detentrici di più di un segreto interrogano restando mute lo spettatore, forse su qualcosa di essenziale che desiderava...

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

Pubblicato da alle 17:42 in .Arte, Innovazione, Prima pagina, Spettacoli | 0 commenti

“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

Per prepararsi alla danza tutto è stato impacchettato con estrema cura, pezzo a pezzo, apposto il cartellino con scritto nome, data, provenienza. Un lavoro certosino paziente e pieno di attenzione. L’involucro serve a proteggere durante il viaggio. Luogo di partenza Torino, casa privata. Destinazione d’arrivo, Verona, a destra dell’Adige, non troppo distante dal Museo Archeologico. Ad accogliere ogni cosa con mani sicure il Museo Africano della città. L’inizio della danza è prevista per sabato 6 ottobre, nel momento in cui la luce del giorno cede e si fa strada il primo scurirsi, le ombre si piegano lunghe e gli spiriti si predispongono ad impossessarsi dei luoghi. A Verona un museo africano ? Proprio così, il Ma-Museo africano è un’istituzione dei Missionari Comboniani, nato da un’intuizione del vescovo Francesco Sogaro. Nel 1938, quando nacque, primo in Italia,  aveva un carattere prettamente missionario: offrire una vetrina delle attività dei missionari comboniani in Africa.  La vera rivoluzione del Museo, si ebbe nei primi anni settanta, quando si decise di renderlo uno spazio aperto e strumento didattico per chi desiderasse conoscere l’Africa. In pochi anni, il Museo si trasformò in luogo di studio etno-antropologico sull’Africa, anche per mezzo della Biblioteca di Nigrizia. Il Museo non ha mai smesso di rinnovarsi  cercando di illustrare la visione antropologica nell’Africa tradizionale, raccontando la vita attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali dell’esistenza umana. La sfida attuale è riuscire a far dialogare i linguaggi espressi nella ricca collezione etno-antropologica, composta dagli oggetti che i Missionari Comboniani hanno raccolto in molti paesi, nelle terre e tra le persone dove hanno prestato il loro servizio missionario, con la tecnologia e i nuovi linguaggi. Questa la sede in cui ci sarà la danza, “La danza degli Spiriti”, una mostra e un percorso di analisi antropologica. Le sculture tradizionali dell’Africa sub-sahariana, provenienti da Torino, dialogheranno con le opere di Artisti africani contemporanei in una osmosi culturale tra passato e presente. Il percorso di approfondimento è corredato da testi che accompagnano questo collegamento tra le tradizioni animiste, caratterizzanti le sculture di Otto-Novecento, e i riferimenti a questi contesti che possiamo trovare nel panorama delle arti contemporanee africane. Maschere, feticci, figure di maternità e di antenato popolano il complesso mondo religioso africano. Mai creati con pura finalità estetica ma per consolidare il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questi temi fondamentali per l’arte tradizionale, si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti, in quella degli artisti contemporanei.  Lo stile surreale dell’arte pittorica di Pierre Bodo e l’ironia caricaturale delle opere di Moke fils, nell’atmosfera di una Kinshasa decadente ma proiettata verso il futuro, tradiscono una spiritualità ove forma e contenuto si fondono per dar vita ad una magica sintesi artistica. Le opere di Joseph Cartoon sono un’elegia del tema universale della donna e madre, generatrice di vita come le maternità Dogon, Baoulè e Yombe. Le opere animaliere della Scuola Tingatinga sembrano voler evocare gli animali totemici dei popoli africani in una gioiosa danza degli spiriti.  Gli Shetani di George Lilanga, tragici e buffi, superano la tradizione, proiettando il mondo degli spiriti in un universo caotico dove gioia e paura, bene e male conducono un’eterna battaglia, specchio della storia del mondo.  Les ” feuilles volages” di Frédéric Bouabré archiviano con pochi tratti di matita colorata le tradizioni e la conoscenza del suo gruppo...

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