.ARTE

.ARTE: il focus sulle mostre del territorio torinese tenuto da Marzia Capannolo, storica dell’arte. Il cartoncino sulla porta è scritto a mano: “Ernesto e Marzia Maison de l’Art”. È in francese, perché l’idea è venuta loro durante un viaggio a Parigi nel settembre del 2012. La porta è quella di una casa privata e, dentro, insieme a Ernesto Morales e a Marzia Capannolo c’è l’arte, in forma di quadri alle pareti, sì, ma anche in forma di parole e di colazione. Colazione, non collezione: brioche, latte, caffè, te, crostate, biscotti, succhi di frutta. L’indirizzo è via XX Settembre numero 1, terzo piano.
Lui è argentino, ma nato a Montevideo, ha 40 anni e dipinge, lavora sulla natura, sulla dimensione onirica e metafisica. Lei è romana, una storica dell’arte. Sono arrivati a Torino nel 2011 per una settimana di esplorazioni e sono rimasti. Prima in corso Belgio, poi in via XX Settembre, dove hanno trovato lo spazio e la luce giusta per portare l’arte nel luogo della vita, in ambiente domestico. E così, a fine settembre 2013, Marzia organizza la sua prima colazione d’arte. Di domenica. Venti persone, dalle 10,30 alle 13,00. È passato un anno e l’avventura continua, ogni quindici giorni. Le persone sono diventate 35-40. Lei invia una newsletter. Tu prenota, paghi 15 euro. E, quando arrivi, sei attirato dal profumo del caffè. Mezz’ora a chiacchierare, degustare e far conoscenza. Poi, alle 11, ci si sposta in sala a seguire le slide e i racconti di Marzia Capannolo su “Crisi di coppia: come evitarla secondo Bellini e Tiziano” o su “Lo straniero sulla terra: Vincent Van Gogh”. I prossimi appuntamenti: 9 novembre, “Caravaggio tra sacro e profano”; 23 novembre, “Immanenza e mutamento: da Ovidio a Francis Bacon”; 14 dicembre, “Artemisia Gentileschi: donna e pittoresca fra uomini e pittori”. Non sono lezioni, sono viaggi: ti prepari, decolli, resti in volo un’ora e mezzo e atterri. Fanno tutto le immagini, le parole e il profumo del caffè.

Le Porcellane di Vinovo. Rinomate, preziose, rare, costose e terribilmente belle.

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Le Porcellane di Vinovo. Rinomate, preziose, rare, costose e terribilmente belle.

Due farabutti fatti e finiti. Con loro, il Re di Sardegna e Duca di Savoia, Vittorio Amedeo III, noto per aver dato l’illuminazione a Torino ma spento l’esercito, perduto sia Nizza che la Savoia e lasciato le casse dell’erario in condizioni spaventose. I due mascalzoni erano il sindaco dei sensali torinesi, Giovanni Vittorio Brodel, di cui un socio scrisse nel 1767 “honest’uomo sì, ma il più birbante di tutti “. Non da meno il suo compare, un furfante di stampo mozartiano, Pierre-Antoine Hannong, discendente di una celebre famiglia di ceramisti strasburghesi. Un passato tumultuoso da far dimenticare l’Hannong era fuggito da Strasburgo a Parigi, dove aveva tentato di vendere un segreto commerciale molto prezioso alla manifattura di Sèvres. L’arcanum. La formula segreta per ottenere la porcellana dura. Fondò e abbandonò con un ritmo forsennato le fabbriche di Vincennes, di Vaux-sur-Seine e infine quella di Faubourg St. Denis. A Vinovo arrivò chiamato dal Brodel nell’estate del 1776. E’ così, con questo tipo d’uomini, che comincia la storia delle porcellane di Vinovo. Rinomate, preziose, rare, costose e terribilmente belle. Nelle porcellane c’è sempre qualcosa di aurorale, il nitore bianco di una perpetua giovinezza, la felicità delle cose sorprese e accarezzate dal primo raggio di luce. L’insieme di un mondo operoso e magico, asserragliato nelle stanze immense, decorate da stucchi e affreschi alle porte di Torino nel Castello della Rovere, dato da Carlo Emanuele III all’Ordine cavalleresco dei S.S. Maurizio e Lazzaro in gestione, potrà approdare alla produzione intorno al 1777-78 di porcellane di altissima qualità. Molto giocò  l’insipienza di Brodel e la malaccorta gestione di Hannong, dopo appena quattro anni la loro impresa fallì, malgrado si fosse mostrata in grado di produrre in buona quantità pezzi di porcellana di buon valore artistico. Nel gennaio 1780 la fabbrica di Vinovo fu posta sotto sequestro. A questo punto fu il “Cittadino Medico Collegiato V. Amedeo Gioanetti” a prendere in mano la manifattura. Le sue doti di scienziato e di chimico e l’uso di nuove materie prime, di nuove paste e di altri miglioramenti tecnici portò la porcellana vinovese a reggere senza difficoltà il confronto con la più acclamata produzione europea. Ora tutta quella storia fatta di arcanisti, artisti, leggende alchemiche e prodotti di indubitabile bellezza ritorna, come se il tempo girasse la testa e fissasse lo sguardo ai secoli passati, in una sontuosa esposizione esattamente dove le opere di porcellana nacquero. A decidere di riportare in luce quel periodo è l’iniziativa encomiabile del Comune di Vinovo, dove la Reale Manifattura ritrova la propria casa nel Castello Della Rovere.                                                                                                                                       Oltre 200 opere di porcellana provenienti dalle raccolte di Palazzo Madama-Museo Civico d’Arte Antica, dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, dall’Archivio di Stato di Torino, dall’Archivio Storico Città di Torino e dalla Curia Vescovile di Torino – Parrocchia di Vinovo e, tra queste, molti inediti provenienti di collezioni private mai esposte prima. Un percorso costruito con sapienza dal curatore Massimiliano...

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Lo Spazio Lancia ospita la mostra Van Gogh, Multimedia & Friends. Il non detto del virtuale.

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Lo Spazio Lancia ospita la mostra Van Gogh, Multimedia & Friends. Il non detto del virtuale.

Spazio Lancia Duemilacinquecento immagini delle opere originali del grande pittore olandese, custodite in diversi musei del mondo. Un percorso quanto mai suggestivo, completamente originale. Il visitatore non osserverà direttamente i capolavori del grande artista, ma s’immergerà nella storia, nei colori e nelle dimensioni dei suoi principali dipinti, lungo un percorso virtuale definito e attraverso il periodo maggiormente proficuo del grande artista: tra il 1880 e il 1890. Sono questi gli anni di maggiore ispirazione, gli anni trascorsi tra Arles, Saint Rémy, Auvers-sur-Oise, Paris durante i quali Vincent Van Gogh dipingerà quei capolavori che diverranno immortali.     Interessante la location, ben organizzata, avvincenti tutte le sezioni della mostra, anche quella organizzata dell’Art designer Gisella Scibona, La moda incontra Van Gogh. Ma la parte che sicuramente rende unica l’iniziativa è quella dedicata alla tridimensionalità: gli Oculus Samsung Gear VR consentiranno di entrare all’interno delle opere di Van Gogh, percependo ogni dettaglio figurativo e cromatico dei suoi dipinti.  Ancor più interessante è la Stanza dei segreti: uno spazio a cura di Alberto D’Atanasio in cui sono esposte opere originali ed inedite di Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir e Claude Monet, intimi amici di Van Gogh e principali interpreti del panorama artistico di fine Ottocento. Presenti anche 10 disegni del Maestro, di opere che non vengono esposte al pubblico dal lontano 1987. L’emozione c’è, anche la passione. Si evince la forte dedizione di Van Gogh per la pittura, si percepiscono le emozioni che avrà provato, ma i quadri osservati e analizzati de visu, sicuramente sanno trasmettere il dialogo infinito tra l’artista e i suoi pennelli, tra l’artista e la sua tavolozza. La mostra multimediale è un’opportunità per avvicinarsi al pittore e alla pittura, per osservare in un  ambiente guidato i suoi capolavori, per conoscere in un modo nuovo – e sicuramente più economico – il suo percorso pittorico. Ma in un ambiente virtuale difficilmente si riescono a cogliere tutte le sfumature della tela, la passione interiore nei dettagli cromatici, il dialogo tra l’artista e la natura, l’anima dei suoi colori, delle luci e delle ombre. I suoi silenzi e le sue assenze. La derisione che ha dovuto sopportare e la luminosità della luce che ha voluto trasmettere.  Ma questo è il bello della diretta… Maria Giovanna...

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Il Santuario della Consolata ha un “cuore” romanico.

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Il Santuario della Consolata ha un “cuore” romanico.

È stato svelato il “cuore” romanico del Santuario della Consolata di Torino. Dopo 240 giorni di cantiere, grazie al sostegno della Fondazione CRT che ha raddoppiato le donazioni dei cittadini, sono tornati alla luce gli affreschi delle prime campate della storica Chiesa di Sant’Andrea, costruita nell’XI secolo, su cui venne eretto nel 1675 l’attuale tempio Guariniano.    I lavori di recupero, condotti dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, hanno interessato le murature dell’antica chiesa ancora conservate nella cosiddetta Cappella del Convitto. Sono stati rimossi gli intonaci e le coloriture moderne, facendo riemergere alcuni “gioielli” nascosti, risalenti all’epoca romanica, restaurati anche con l’ausilio del laser. Sulla parete Sud è apparsa una grande figura dalla veste colorata, nell’atto di protendere una mano verso l’alto e reggere con l’altra un cartiglio. Le parole scritte rivelano la possibile identità del personaggio: il patriarca Abramo. Sulla parete Nord sono comparse due grandi figure inquadrate da elementi architettonici, che recano in mano dei cartigli. Alla sommità delle pareti, nelle fasce decorate, si riconoscono due volti: uno maschile con grandi occhi, naso affilato e barba, il cui copricapo ci dice che potrebbe trattarsi di un monaco, probabilmente San Benedetto, come suggeriscono alcune lettere rinvenute ai lati (i primi monaci della chiesa di Sant’Andrea erano proprio benedettini); l’altro volto, femminile, col capo velato, è caratterizzato da uno sguardo intenso. Non si è lavorato però solo al romanico. Nel catino absidale, di probabile costruzione seicentesca, è stata riportata alla luce una decorazione floreale, a ghirlande e motivi vegetali, nascosta dalle più recenti ridipinture, le cui tracce erano state rilevate già con le prime indagini. Questo importante svelamento è il traguardo di un percorso avviato nel 2009 dal Santuario, in collaborazione con le Soprintendenze del Piemonte, con il primo cantiere di indagini che ha portato alla luce significativi elementi dell’architettura e della decorazione della prima chiesa, un unicum nel panorama torinese. La Fondazione CRT, principale sostenitore delle opere di restauro del Santuario e del Convitto della Consolata, nel 2016 dà seguito a prime ricognizioni stratigrafiche e archeologiche e ai primi studi, sostenendo la prosecuzione dell’opera di svelamento del cuore romanico, attraverso una modalità innovativa di raccolta fondi, con il raddoppio delle donazioni da parte della Fondazione CRT. La Fondazione avvia così una campagna di fundraising, mettendo a disposizione del Santuario della Consolata una giovane risorsa formata nell’ambito del proprio progetto Talenti per il Fundraising. La volontà di collaborare al cantiere romanico, mettendo assieme forze e competenze, viene quindi formalizzata: la Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Torino redige nel 2018 un protocollo d’intesa che viene congiuntamente firmato dalla Soprintendenza stessa, dal Santuario della Consolata, dalla Curia Arcivescovile, dall’Università di Torino, dal Politecnico di Torino, dal Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale” e dalla Fondazione CRT. Viene istituito un gruppo di lavoro composto da funzionari, docenti, tecnici e da liberi professionisti per valutare procedure e metodologie di intervento in vista della definizione di un piano di restauri complessivo, da cui prende avvio la fase più operativa del cantiere romanico. “Fondazione CRT, da sempre il principale sostenitore privato del Santuario della Consolata cui ha storicamente destinato 4 milioni di euro, continua a mettere a disposizione risorse economiche, competenze e idee progettuali per la valorizzazione e la salvaguardia di questo meraviglioso ‘gioiello’, confermando il proprio impegno per...

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Ducento anni di acquarello in un libro alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

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Ducento anni di acquarello in un libro alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

La Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli ha organizzato la presentazione del libro “L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi” edito da Daniela Piazza, scritto da Marcella Pralormo e Monica Tomiato, presso il Bookshop Corraini Lingotto  Le due autrici hanno dialogato con il pubblico e al  termine della presentazione, gli artisti Paolo Galetto e Cristina Girard hanno dato una prova pratica, effettuando una dimostrazione delle tecniche dell’acquerello per diffondere e approfondire la conoscenza di questo linguaggio pittorico. Per la prima volta, con il volume L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi si ripercorre l’evoluzione della pittura ad acquerello attraverso le storie e le opere dei pittori piemontesi più rappresentativi di questa tecnica. La pittura ad acquerello si è affermata in Italia come modalità pittorica a partire dall’Ottocento e il Piemonte ha rappresentato, fin dagli inizi e prima che altrove in Italia, un polo di fondamentale importanza per l’affermazione di questo genere che in breve tempo è riuscito a raggiungere livelli qualitativi di notevole valore. Marcella Pralormo oltre a dirige la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli è un’appassionata e profonda conoscitrice di questa tecnica, purtroppo un pò sottovalutata. A GazzettaTorino dice: “Con il volume “L’acquerello in Piemonte dall’Ottocento a oggi”, Monica Tomiato e io abbiamo voluto trasmettere l’urgenza di rivalutare la tecnica ad acquerello, a lungo considerata “minore” rispetto alla pittura ad olio. Inoltre, abbiamo voluto portare all’attenzione dei lettori la grande ricchezza della tradizione piemontese nella produzione di opere ad acquerello.  L’acquerello, poi, non è solo una tecnica di tradizione, ma al contrario è estremamente contemporanea, basti pensare ai lavori di Carol Rama, di Giacomo Balla, agli artisti che negli anni ’60 sono cresciuti nell’ambito dell’Accademia Albertina, dove tutt’oggi continua a essere insegnata, con grande seguito da parte degli studenti. Personalmente, è una tecnica che amo moltissimo perché, asciugando subito sul foglio, rappresenta l’espressione autentica del primo pensiero dell’artista. L’olio, al contrario, è un lavoro più meditativo e riflessivo, che si presta a correzioni e rielaborazioni.  Con questo libro vorremo che i lettori fossero consapevoli che si tratta di una tradizione importante, ancora oggi estremamente vivace e che, nelle sue moltissime tipologie di realizzazione, continua a essere apprezzata per al sua eccezionale immediatezza. Ci piacerebbe inoltre che i giovani artisti si facessero forza a vicenda, sulla scia dei grandi del passato che sono riusciti a fare gruppo. Potrebbe infatti essere una grande occasione per fare conoscere a un pubblico ancora più ampio questa raffinata tecnica”. L’encomiabile scopo del volume è offrire al lettore una mappa per comprendere la vitalità e l’attualità di una forma d’espressione pittorica spesso considerata “minore” che lo accompagnano nella scoperta del suo sviluppo e della sua fortuna in Piemonte: dai paesaggi di Giuseppe Pietro Bagetti per proseguire poi, nel Novecento, con grandi autori contemporanei come Giacomo Balla e Carol Rama, fino ad approdare nelle aule dell’Accademia Albertina dove, ancora oggi, la tecnica dell’acquerello gode di una notevole vitalità, nel solco della tradizione, ma anche attraverso manifestazioni sperimentali e innovative. Legata al libro e alla tecnica dell’acquarello è la mostra Ad Acqua, esposta nella Pinacoteca dell’Accademia Albertina, rimangono pochi giorni per visitarla, chiuderà infatti il 27 gennaio, l’esposizione è un’occasione rara che permette di osservare i lavori di grandi artisti che hanno, in epoche diverse, utilizzato l’acquarello.  ...

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Cosa sappiamo della calligrafia? La bella scrittura a mano fatta di forma contenuto.

Pubblicato da alle 11:19 in .Arte, Fashion, galleria home page | 0 commenti

Cosa sappiamo della calligrafia? La bella scrittura a mano fatta di forma contenuto.

Wikipedia ci dice che Meghan, duchessa di Sussex (nata Rachel Meghan Markle), è un’attrice statunitense nata a Los Angeles ma soprattutto è la moglie del principe Henry, duca del Sussex. Una testa coronata della vecchia Inghilterra. Prima di ottenere, come attrice, uno dei ruoli principali nella serie «Suits» e nel gossip internazionale, Meghan Markle ha svolto diversi lavori. Tra questi il più interessante è quello di «calligrafa» ovvero l’attività della bella scrittura a mano in maniera professionale. Venne assunta per scrivere a mano inviti di matrimonio. Per  Dolce & Gabbana scrisse a mano gli inviti inviati dalla griffe alle stelle di Hollywood. Mettendo da parte il dorato mondo di Hollywood e dei reali ci si è chiesti della calligrafia, cosa sappiamo? Per rispondere in modo adeguato abbiamo interpellato un’artista nata in Cina ma ormai torinese a tutti gli effetti. Chen Li. Cosa si intende quando si parla di calligrafia e come hai incontrato questa forma di scrittura? La calligrafia dal greco kalos (bello) o kallistos (bellissimo) + grafia (segno, scrittura)  dunque “segno bello o bellissimo”, o “bella scrittura”. Dunque è la ricerca della bellezza della scrittura, ma cosa vuol dire bella? Per me che ho studiato gli ideogrammi cinesi la bellezza della calligrafia sta sia in alcune regole e nell’armonia dei tratti, che però devono essere connessi anche al significato della parola che rappresentano, cioè devono essere un tutt’uno significato e significante. Forma e contenuto. Ho scoperto la calligrafia occidentale attraverso alcuni maestri francesi e il loro lavoro bellissimo a metà tra carattere e lettera dipinta. Penso a Jean Larcher e a Bernard Arin, maestri calligrafi, disegnatori di caratteri, grafici e artisti. Io volevo diventare come loro, o almeno respirare quel mondo. Al politecnico ho poi approfondito la storia della scrittura che è indispensabile per capire la calligrafia. Che cosa rappresenta davvero questa forma d’arte ? La calligrafia nel passato da quando esiste la scrittura, 7000 a.C. ha avuto un ruolo importantissimo di documentazione storica, di racconto dell’uomo e delle sue vicende. Pensiamo agli antichi egizi e la loro scrittura, oppure alla scrittura cinese, nata per scopi religiosi e poi sviluppatasi per raccontare la storia delle dinastie cinesi. La scrittura dei romani, nelle diverse forme: maiuscola capitale, rustica, quadrata, corsiva, onciale. Ogni scrittura è una variazione dell’alfabeto, uno stile, un nome, un’epoca storica, come in architettura. Oggi la calligrafia si basa su questi stili storici e allo stesso tempo si arricchisce di modelli, come i tag dei writers per intenderci. La calligrafia può essere sia copiare i modelli storici, sia creare nuove forme più contemporanee oppure uso della lettera come mezzo per fare arte. Oggi è tornata di moda grazie a molti personaggi pubblici che la citano come elemento importante: da Steve Jobs per la creazione del design del Mac, a Megan Markle, principessa reale che, tra un ruolo e un altro da attrice, lavorava come calligrafa per eventi e matrimoni. Oggi la calligrafia rappresenta un nostro bisogno di recuperare l’uso delle mani e della nostra umanità. La bellezza è diventata protagonista nei selfie, nei social, nella moda, nel cibo, nell’architettura, nelle opere d’arte pubbliche. Vogliamo circondarci di bellezza ovunque, anche nella scrittura. Come si innova un modello ? Innovare un modello significa prendere la sua forma storica e renderla attuale. Come prendere uno stile architettonico antico o un abito d’epoca e attualizzarlo. Non...

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Michelangelo Pistoletto in campo per Biella “Città creativa Unesco”.

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Michelangelo Pistoletto in campo per Biella “Città creativa Unesco”.

Continua il percorso di avvicinamento della Città di Biella alla candidatura “Città creativa Unesco”. In attesa della call prevista per la primavera di quest’anno, la Città di Biella, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Fondazione Pistoletto, ha organizzato un incontro pubblico, in programma il prossimo 31 gennaio, a Palazzo Gromo Losa, a partire dalle ore 10,00. L’incontro servirà per riprendere il filo dei molti progetti avviati nei mesi scorsi e, inoltre, permetterà a Biella di confrontarsi con alcune delle città creative italiane già inserite nel circuito Unesco, con le quali occorrerà stringere rapporti di collaborazione. “In questi mesi il management team sta lavorando alla predisposizione delle linee guida e dei progetti che verranno inseriti nel dossier di candidatura, l’obiettivo è quello di coinvolgere l’intero territorio, con le sue eccellenze – ha spiega il sindaco Marco Cavicchioli – non solo lana, dunque, ma design, ambiente, enogastronomia, arte. Biella e il suo territorio hanno molto da dire, non solo nel campo del tessile. E la candidatura Unesco sarà certamente un’occasione importante per far meglio conoscere il Biellese al mondo”. E proprio l’arte e la sua capacità di rigenerare un territorio di lunga tradizione industriale, arricchendone le prospettive di sviluppo, sarà uno dei punti di forza della candidatura, grazie all’adesione entusiasta del maestro Michelangelo Pistoletto, che il 31 gennaio presenterà al pubblico il logo ufficiale della candidatura. “Cittadellarte Fondazione Pistoletto e il maestro Michelangelo hanno aderito, da subito, con convinzione, alla proposta di candidatura della Città di Biella – spiega il direttore Paolo Naldini – i nostri ambasciatori del Terzo Paradiso nel mondo hanno già sottoscritto un manifesto di sostegno e ci stiamo coordinando con il management team per selezionare i progetti più attinenti e capaci di portare valore aggiunto all’operazione”. Oltre alla valorizzazione e alla messa in rete dei numerosi progetti che il territorio ha già espresso in molte aree di intervento (dall’ambiente al sociale; dall’arte alla conservazione della memoria tessile passando attraverso formazione, sanità e benessere) la candidatura Unesco si sta rivelando un importante stimolo alla coesione territoriale dal momento che indirizza le migliori forze del territorio verso un obiettivo comune e soprattutto permette per la prima volta ai Biellesi di “vedersi dal di fuori” . “In poco tempo il distretto tessile ha messo in campo i propri contatti in ambito internazionale per raccogliere le lettere di sostegno necessarie alla compilazione del dossier – ha spiegato il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Franco Ferraris, che, insieme al sindaco di Biella, ha capitanato l’iniziativa – abbiamo avuto riscontri entusiasti e significativi dai massimi organismi che governano non solo il mondo del tessile, ma anche quello delle Fondazioni bancarie e non solo, cito ad esempio la bella lettera di sostegno di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, la lettera di sostegno del Fai nazionale a firma del presidente Carandini e molte altre che stanno arrivando”. In particolare il Fai vede nella candidatura di Biella “tesa ad esaltare e a vivificare il settore tessile-manifatturiero a partire dalla relazione creativa con i luoghi, un percorso in totale sintonia con i nostri propositi e attività, che merita l’attenzione di Unesco”. Il Biellese si scopre dunque territorio non così isolato come vuole una vecchia tradizione, ma al contrario capace di intrattenere relazioni importanti e fare sistema riscrivendo...

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

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La Città Metropolitana di Torino ricorda e celebra la nascita della fotografia.

Città Metropolitana di Torino Ricorre il 7 gennaio l’anniversario della nascita della fotografia, presentata il 7 gennaio del 1839 all’Accademia francese di Scienze dallo studioso François Arago. Nella biblioteca di storia e cultura del Piemonte, a palazzo Cisterna, la Città metropolitana di Torino conserva alcune fotografie storiche di particolare pregio grazie al patrimonio custodito nel cosiddetto “Fondo Parenti”, il fondo del bibliofilo e scrittore Marino Parenti, acquistato dall’allora Provincia di Torino nell’ormai lontano 1966: la sezione fotografica è particolarmente interessante, contiene materiali notevoli, in particolare ritratti e vedute del milanese Luigi Sacchi (1805-1861), celebre incisore e illustratore dedicatosi alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento alla fotografia nella versione calotipica diffusa dal Talbot. Luigi Sacchi percorse tutta l’Italia fotografando monumenti e vedute del nostro paese e raccogliendo il materiale nei complessivi fascicoli dei Monumenti, vedute e costumi d’Italia (1852-55). Parte di questo materiale è stato oggetto di un restauro nel 1998 da Sandra Petrillo con una delicatissima operazione, ma molto resta ancora da fare: proprio nei mesi scorsi la Città metropolitana di Torino ha concordato il restauro di 5 fotografie storiche con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” che ne farà oggetto di studio e lavoro per i propri allievi....

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Non sarà necessario essere propriamente dotti, medici o sapienti per non lasciarsi sfuggire la possibilità, per affrettarsi a vedere, andare a conoscere ed apprezzare “Colore e Magia”, una mostra di  livello internazionale del pittore bielorusso, naturalizzato francese e d’origine ebraica,  Marc Chagall, quella che  si protrarrà ad Asti sino al 3 febbraio 2019 nella sede della Fondazione di Palazzo Mazzetti. Basta recuperare un po’di fantasia, guardare con l’occhio tenero del nostro bambino interiore, attingere dai ricordi fra quelle emozioni universali riemergenti, per esser catapultati in quel “ suo ed un poco nostro”, mondo surreale ed onirico, oscillante tra il vero ed il sognato. Quello che consente a meravigliose creature fiabesche e circensi: il mago, le caprette, i violini, i fiori, una coppia di sposi, e noi con loro, di librarsi poeticamente nel cielo in assenza di gravità ed in cui il tema amoroso sempre presente nei suoi quadri, costituisce l’anello di congiunzione, il comune denominatore. La potenza del colore superando i contorni dei corpi, trasfigurando la forma per espandersi sulla tela, così il tratto infantile, primitivo, tipico della pittura russa del primo novecento, pur essendo influenzata dall’avanguardia dell’epoca, (fauvismo, cubismo, surrealismo) “smarginando” i confini non solo, del reale, finisce per consegnare alla sua visione, un’espressività interpretativa, personalissima ed unica, inequivocabilmente riconoscibile.   E’ davvero una mostra corposa e completa, quella allestita per l’occasione a Palazzo Mazzetti, promossa da Fondazione Asti e Musei, unitamente a Cassa di Risparmio di Asti, al Comune e con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.   Pensata da Dolores Duran Ucar, curatrice indipendente e critica d’arte, la mostra, dopo la tappa coreana al museo di Seoul e l’indiscusso successo, presenta ben 150 opere, tra dipinti, disegni, acquarelli e incisioni, alcune raramente uscite dalle collezioni private, tra queste, il famoso “Le coque violet” Il gallo viola, scelto per l’occasione, come emblema della mostra. Il percorso di visita, suddividendosi in piu’ sezioni ripercorre in un arco temporale che va dal 1925 al 1985 tutta la vita del pittore in una traiettoria umana ed artistica molteplice, fatta di sogni, di favole, di religiosità, di simbolismo ebraico, di spensieratezza parigina, e nel mezzo, la fuga dalla roboante discesa, gli orrori della guerra a frantumare l’incantesimo, la palla di vetro, a far piovere bombe, non fiocchi di neve, sulla tela. L’arte dovrebbe essere la rappresentazione di una prerogativa universale, Chagall sa rappresentare a pieno titolo un tratto di universalità, per riconoscerlo occorre una certa attitudine a riconoscere lo splendore in un magma di pigmenti colorati. Eva Gili...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Pubblicato da alle 12:21 in .Arte, Economia, I nuovi Shop, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Pubblicato da alle 10:56 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Mano, pennello, carta, acqua e pigmento sono l’essenza di una bellezza raffinata e difficile come quella dell’acquarello, fatto da un colore limpido, una luce che emerge dal bianco del foglio, una forma precisa e un tratto pensato. Questa tecnica antica e affascinante è ben rappresentata in una mostra titolata “Ad Acqua. L’acquarello all’Accademia Albertina e in Piemonte dal Novecento a oggi”. Curata da Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, e da Daniele Gay, docente di tecniche grafiche dell’Accademia Albertina, l’esposizione è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca. La ricercata selezione di opere, fruibile da domani, è sostenuta dalla compagnia Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, anni in cui l’acquerello era già molto in voga. In Piemonte esiste una tradizione dell’acquerello che affonda le proprie radici proprio nell’Ottocento, quando la tecnica si diffuse dall’Inghilterra e venne portata a livelli altissimi in Piemonte da artisti quali Bagetti e De Gubernatis. La tradizione ha trovato seguito nel novecento sino ai nostri giorni, la mostra racconta come questa tecnica sia viva e attuale e come sia stata praticata da insegnanti e allievi della Accademia Albertina e da molti artisti torinesi. Continuiamo a suonare Lavorare in città Noi che abbiamo un po’ paura Ma la paura passerà Siamo tutti in ballo siamo sul più Bello in un acquarello che scolorirà Che scolorirà . . . . così cantava Toquinho in una canzone di parecchio tempo fa, velata da una leggera allegria malinconica, la stessa che alcuni acquarelli sanno trasmettere. Pier...

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