.ARTE

.ARTE: il focus sulle mostre del territorio torinese tenuto da Marzia Capannolo, storica dell’arte. Il cartoncino sulla porta è scritto a mano: “Ernesto e Marzia Maison de l’Art”. È in francese, perché l’idea è venuta loro durante un viaggio a Parigi nel settembre del 2012. La porta è quella di una casa privata e, dentro, insieme a Ernesto Morales e a Marzia Capannolo c’è l’arte, in forma di quadri alle pareti, sì, ma anche in forma di parole e di colazione. Colazione, non collezione: brioche, latte, caffè, te, crostate, biscotti, succhi di frutta. L’indirizzo è via XX Settembre numero 1, terzo piano.
Lui è argentino, ma nato a Montevideo, ha 40 anni e dipinge, lavora sulla natura, sulla dimensione onirica e metafisica. Lei è romana, una storica dell’arte. Sono arrivati a Torino nel 2011 per una settimana di esplorazioni e sono rimasti. Prima in corso Belgio, poi in via XX Settembre, dove hanno trovato lo spazio e la luce giusta per portare l’arte nel luogo della vita, in ambiente domestico. E così, a fine settembre 2013, Marzia organizza la sua prima colazione d’arte. Di domenica. Venti persone, dalle 10,30 alle 13,00. È passato un anno e l’avventura continua, ogni quindici giorni. Le persone sono diventate 35-40. Lei invia una newsletter. Tu prenota, paghi 15 euro. E, quando arrivi, sei attirato dal profumo del caffè. Mezz’ora a chiacchierare, degustare e far conoscenza. Poi, alle 11, ci si sposta in sala a seguire le slide e i racconti di Marzia Capannolo su “Crisi di coppia: come evitarla secondo Bellini e Tiziano” o su “Lo straniero sulla terra: Vincent Van Gogh”. I prossimi appuntamenti: 9 novembre, “Caravaggio tra sacro e profano”; 23 novembre, “Immanenza e mutamento: da Ovidio a Francis Bacon”; 14 dicembre, “Artemisia Gentileschi: donna e pittoresca fra uomini e pittori”. Non sono lezioni, sono viaggi: ti prepari, decolli, resti in volo un’ora e mezzo e atterri. Fanno tutto le immagini, le parole e il profumo del caffè.

Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

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Alla Fondazione Palazzo Mazzetti di Asti il colore magico di Marc Chagall.

Non sarà necessario essere propriamente dotti, medici o sapienti per non lasciarsi sfuggire la possibilità, per affrettarsi a vedere, andare a conoscere ed apprezzare “Colore e Magia”, una mostra di  livello internazionale del pittore bielorusso, naturalizzato francese e d’origine ebraica,  Marc Chagall, quella che  si protrarrà ad Asti sino al 3 febbraio 2019 nella sede della Fondazione di Palazzo Mazzetti. Basta recuperare un po’di fantasia, guardare con l’occhio tenero del nostro bambino interiore, attingere dai ricordi fra quelle emozioni universali riemergenti, per esser catapultati in quel “ suo ed un poco nostro”, mondo surreale ed onirico, oscillante tra il vero ed il sognato. Quello che consente a meravigliose creature fiabesche e circensi: il mago, le caprette, i violini, i fiori, una coppia di sposi, e noi con loro, di librarsi poeticamente nel cielo in assenza di gravità ed in cui il tema amoroso sempre presente nei suoi quadri, costituisce l’anello di congiunzione, il comune denominatore. La potenza del colore superando i contorni dei corpi, trasfigurando la forma per espandersi sulla tela, così il tratto infantile, primitivo, tipico della pittura russa del primo novecento, pur essendo influenzata dall’avanguardia dell’epoca, (fauvismo, cubismo, surrealismo) “smarginando” i confini non solo, del reale, finisce per consegnare alla sua visione, un’espressività interpretativa, personalissima ed unica, inequivocabilmente riconoscibile.   E’ davvero una mostra corposa e completa, quella allestita per l’occasione a Palazzo Mazzetti, promossa da Fondazione Asti e Musei, unitamente a Cassa di Risparmio di Asti, al Comune e con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.   Pensata da Dolores Duran Ucar, curatrice indipendente e critica d’arte, la mostra, dopo la tappa coreana al museo di Seoul e l’indiscusso successo, presenta ben 150 opere, tra dipinti, disegni, acquarelli e incisioni, alcune raramente uscite dalle collezioni private, tra queste, il famoso “Le coque violet” Il gallo viola, scelto per l’occasione, come emblema della mostra. Il percorso di visita, suddividendosi in piu’ sezioni ripercorre in un arco temporale che va dal 1925 al 1985 tutta la vita del pittore in una traiettoria umana ed artistica molteplice, fatta di sogni, di favole, di religiosità, di simbolismo ebraico, di spensieratezza parigina, e nel mezzo, la fuga dalla roboante discesa, gli orrori della guerra a frantumare l’incantesimo, la palla di vetro, a far piovere bombe, non fiocchi di neve, sulla tela. L’arte dovrebbe essere la rappresentazione di una prerogativa universale, Chagall sa rappresentare a pieno titolo un tratto di universalità, per riconoscerlo occorre una certa attitudine a riconoscere lo splendore in un magma di pigmenti colorati. Eva Gili...

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

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Arte in asta benefica. Opere per i bambini del Mozambico da Febo e Dafne.

Asta benefica. Inaugurerà giovedì 6 dicembre la mostra collettiva a scopo benefico Un’opera d’arte per Voi e un aiuto per Loro. L’iniziativa è stata organizzata dalla galleria Febo e Dafne in collaborazione con l’associazione Abbecedario, le opere sono messe a disposizione da collezione privata ed il ricavato delle vendite sarà devoluto in beneficenza a favore dei bambini del Monzambico. L’ABBECEDARIO o.n.l.u.s. Associazione di volontariato nata nel 2007, ha il piacere di presentare una nuova iniziativa benefica resa possibile dalla collaborazione del socio Roberto Rey e della galleria Febo e Dafne. Dal 6 al 22 dicembre in via della Rocca 17 saranno esposte opere su carta di autori del novecento, tra gli altri: Mario Schifano, Mimmo Rotella, Man Ray, Hans Richter, Aldo Mondino, Giacomo Soffiantino. Il ricavato dalle vendite sarà devoluto in beneficenza ai bambini del Mozambico che da anni l’ABBECEDARIO aiuta offrendo loro la refezione scolastica. Trovare tutti i giorni il pranzo pronto e gratuito rappresenta per loro un sostanziale incentivo a frequentare la scuola. In occasione dell’inaugurazione il presidente dell’associazione Fabrizio Daniele introdurrà al pubblico gli scopi benefici dell’iniziativa e le attività svolte dall’associazione Abbecedario. Durante le festività natalizie la mostra sarà visitabile previo appuntamento da concordare al numero 331 3962965 Inaugurazione giovedì 6 dicembre – dalle ore 18.00 alle 22.00 Via della Rocca 17, Torino dal martedì al venerdì 14.30 – 19.30 / sabato 11 – 19...

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

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All’Accademia Albertina una mostra celebra l’acquarello. Ad acqua.

Mano, pennello, carta, acqua e pigmento sono l’essenza di una bellezza raffinata e difficile come quella dell’acquarello, fatto da un colore limpido, una luce che emerge dal bianco del foglio, una forma precisa e un tratto pensato. Questa tecnica antica e affascinante è ben rappresentata in una mostra titolata “Ad Acqua. L’acquarello all’Accademia Albertina e in Piemonte dal Novecento a oggi”. Curata da Marcella Pralormo, direttrice della Pinacoteca Agnelli, e da Daniele Gay, docente di tecniche grafiche dell’Accademia Albertina, l’esposizione è compresa nel percorso di visita della Pinacoteca. La ricercata selezione di opere, fruibile da domani, è sostenuta dalla compagnia Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, anni in cui l’acquerello era già molto in voga. In Piemonte esiste una tradizione dell’acquerello che affonda le proprie radici proprio nell’Ottocento, quando la tecnica si diffuse dall’Inghilterra e venne portata a livelli altissimi in Piemonte da artisti quali Bagetti e De Gubernatis. La tradizione ha trovato seguito nel novecento sino ai nostri giorni, la mostra racconta come questa tecnica sia viva e attuale e come sia stata praticata da insegnanti e allievi della Accademia Albertina e da molti artisti torinesi. Continuiamo a suonare Lavorare in città Noi che abbiamo un po’ paura Ma la paura passerà Siamo tutti in ballo siamo sul più Bello in un acquarello che scolorirà Che scolorirà . . . . così cantava Toquinho in una canzone di parecchio tempo fa, velata da una leggera allegria malinconica, la stessa che alcuni acquarelli sanno trasmettere. Pier...

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

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Artissima compie un quarto di secolo e si concede 100 anni di seduzione…

Il tempo è tutto dalla parte di Artissima. Divenuta, in questo quarto di secolo, la principale fiera d’arte contemporanea internazionale d’Italia, quest’anno celebra venticinque anni di laboriosa vivacità. Dedicata proprio al tema del tempo la 25 edizione per la prima volta ha un titolo: Time is on Our Side. A qualche nostalgico il titolo riporterà ad una nota canzone di Rod Stewart dove il tempo non solo era dalla nostra parte ma invitava giovani cuori ad essere liberi per una notte. Un indispensabile e necessario senso di libertà la fiera è fortunatamente ancora in grado di sprigionarla. Dono imprescindibile e prezioso in questi tempi oscuri, come oscuri, devono essere sembrati agli uomini di tutte le epoche mentre li vivevano. Libertà e tempo. Ecco i due elementi che ci portano a capofitto dentro una delle proposte più interessanti di Artissima. Un piccolo padiglione, separato degli stand dedicati alla vendita, dove una delle artiste che prima o poi verranno riconosciute, come merita, a livello internazionale, viene ricordata a cent’anni dalla nascita. Nascita avvenuta a Torino nell’aprile del 1918. Non poteva che essere che l’irraggiungibile Olga Carolina, per tutti Carol Rama. Nove opere di rara forza e bellezza sono esposte per la prima volta dalla Fondazione Sardi per l’Arte con un progetto speciale titolato “100 anni di seduzione” coordinato da Lisa Parola.  Le opere provengono dalla collezione privata appartenuta al poeta Edoardo Sanguineti, amico e estimatore sin dagli anni quaranta dell’artista. Ogni opera è stata frutto di un dono a Sanguineti nel corso degli anni. Pinuccia Sardi, Presidente della omonima fondazione, legata da un affettuoso rapporto di amicizia con la vedova, Luciana Sanguineti, aveva a sua volta ricevuto in dono alcuni lavori di Carol Rama, decidendo successivamente in accordo con i figli, di acquistare l’intero nucleo di opere appartenenti alla famiglia. E’ così che per la prima volta abbiamo l’occasione di vedere degli oggetti della sua produzione mai esposti prima. Tre magnifiche bambole costruite con passamaneria, tessuto, filo da cucito e juta, magnifiche e inquietanti allo stesso tempo. “Materiali poveri, in qualche misura fortuiti; le prime cose accessibili alla mano dell’artista” scriveva Sanguineti a riguardo, capaci di trasmettere qualcosa di ossessivo e una segreta dolcezza. Le bambole di piccola dimensione posseggono qualcosa del feticcio; in una le gambe sono lunghissime, le braccia rigide e aperte, la bocca rossa e lo sguardo fisso, quasi egizio. In un’altra al corpetto è legata una grande gonna bordata di verde, una capigliatura scura, severa, le braccia paiono arti feriti avvolti dalla garza di juta e rimanda a un’atmosfera spagnola o gitana, una Carmen per un’opera che non ha musica. La terza è più grande, gli occhi sono disegnati, le braccia scendono lunghe ai lati chiuse da un delicato bordo rosso, a coronare la testa un bordino intrecciato quasi azzurro regala una leggerezza appena sfiorata dalla vanità. Sempre Sanguineti nel cogliere e descrivere in Carol Rama il significato del bricolage scriveva del “parlare non soltanto con le cose ma mediante le cose”. E queste piccole e raffinate bambole hanno una voce particolare, non sono fatte per giocarci insieme, difficilmente adatte ai bambini, detentrici di più di un segreto interrogano restando mute lo spettatore, forse su qualcosa di essenziale che desiderava...

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

Pubblicato da alle 16:54 in .Arte, Eventi, galleria home page, Mostre | 0 commenti

“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

Per prepararsi alla danza tutto è stato impacchettato con estrema cura, pezzo a pezzo, apposto il cartellino con scritto nome, data, provenienza. Un lavoro certosino paziente e pieno di attenzione. L’involucro serve a proteggere durante il viaggio. Luogo di partenza Torino, casa privata. Destinazione d’arrivo, Verona, a destra dell’Adige, non troppo distante dal Museo Archeologico. Ad accogliere ogni cosa con mani sicure il Museo Africano della città. L’inizio della danza è prevista per sabato 6 ottobre, nel momento in cui la luce del giorno cede e si fa strada il primo scurirsi, le ombre si piegano lunghe e gli spiriti si predispongono ad impossessarsi dei luoghi. A Verona un museo africano ? Proprio così, il Ma-Museo africano è un’istituzione dei Missionari Comboniani, nato da un’intuizione del vescovo Francesco Sogaro. Nel 1938, quando nacque, primo in Italia,  aveva un carattere prettamente missionario: offrire una vetrina delle attività dei missionari comboniani in Africa.  La vera rivoluzione del Museo, si ebbe nei primi anni settanta, quando si decise di renderlo uno spazio aperto e strumento didattico per chi desiderasse conoscere l’Africa. In pochi anni, il Museo si trasformò in luogo di studio etno-antropologico sull’Africa, anche per mezzo della Biblioteca di Nigrizia. Il Museo non ha mai smesso di rinnovarsi  cercando di illustrare la visione antropologica nell’Africa tradizionale, raccontando la vita attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali dell’esistenza umana. La sfida attuale è riuscire a far dialogare i linguaggi espressi nella ricca collezione etno-antropologica, composta dagli oggetti che i Missionari Comboniani hanno raccolto in molti paesi, nelle terre e tra le persone dove hanno prestato il loro servizio missionario, con la tecnologia e i nuovi linguaggi. Questa la sede in cui ci sarà la danza, “La danza degli Spiriti”, una mostra e un percorso di analisi antropologica. Le sculture tradizionali dell’Africa sub-sahariana, provenienti da Torino, dialogheranno con le opere di Artisti africani contemporanei in una osmosi culturale tra passato e presente. Il percorso di approfondimento è corredato da testi che accompagnano questo collegamento tra le tradizioni animiste, caratterizzanti le sculture di Otto-Novecento, e i riferimenti a questi contesti che possiamo trovare nel panorama delle arti contemporanee africane. Maschere, feticci, figure di maternità e di antenato popolano il complesso mondo religioso africano. Mai creati con pura finalità estetica ma per consolidare il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questi temi fondamentali per l’arte tradizionale, si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti, in quella degli artisti contemporanei.  Lo stile surreale dell’arte pittorica di Pierre Bodo e l’ironia caricaturale delle opere di Moke fils, nell’atmosfera di una Kinshasa decadente ma proiettata verso il futuro, tradiscono una spiritualità ove forma e contenuto si fondono per dar vita ad una magica sintesi artistica. Le opere di Joseph Cartoon sono un’elegia del tema universale della donna e madre, generatrice di vita come le maternità Dogon, Baoulè e Yombe. Le opere animaliere della Scuola Tingatinga sembrano voler evocare gli animali totemici dei popoli africani in una gioiosa danza degli spiriti.  Gli Shetani di George Lilanga, tragici e buffi, superano la tradizione, proiettando il mondo degli spiriti in un universo caotico dove gioia e paura, bene e male conducono un’eterna battaglia, specchio della storia del mondo.  Les ” feuilles volages” di Frédéric Bouabré archiviano con pochi tratti di matita colorata le tradizioni e la conoscenza del suo gruppo...

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Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

Pubblicato da alle 12:26 in .Arte, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

La frutta è uno dei soggetti che è stato più rappresentato nelle nature morte di Felice Casorati e, nella nuova mostra allo Studio-Museo Casorati di Pavarolo, in quello che fu proprio l’atelier del grande maestro del ‘900, l’artista torinese Hilario Isola si pone in “dialogo” con Casorati, mettendo al centro del suo “Studio per natura morente” le mele.     Il frutto autunnale per eccellenza, proveniente da produttori locali, diventa opera d’arte nel suo processo di decadimento fisico, dovuto a parassiti, come nella scultura della mela svuotata, o nella sua naturale trasformazione a causa delle muffe, come nel manifesto della mostra che si ispira alla celebre “mela spaccata” di Casorati del 1929, della Collezione Gam di Torino. L’installazione più particolare in esposizione è certamente “Auspicio”, realizzata insieme al musicista e compositore Enrico Ascoli, nella quale del mosto fermenta in tre damigiane esalando gas che, incanalato in piccoli flauti, genera un inedito paesaggio sonoro, ricordando il canto degli uccelli nella sua simulazione dei richiami da caccia. L’installazione sonora verrà presentata nella sua forma completa a maggio del 2019 alla Konzerthaus di Vienna e verrà tradotta in un disco vinile d’artista. Isola in questo contesto vuole richiamare l’attenzione del visitatore a una più ampia riflessione sulla decadenza della materia e sugli effetti del cambiamento climatico globale. Curata da Francesco Poli, l’esposizione è la terza dall’apertura dello Studio-Museo a ottobre 2016, dopo le “Opere grafiche” di Felice Casorati e le nature morte di Daphne Maugham, moglie di Felice. L’inaugurazione sarà sabato 6 ottobre alle 17, durante la quale sarà possibile visitare la casa, su via Maestra a Pavarolo, nella quale spesso soggiornarono e soprattutto dipinsero, tra gli anni Trenta e Sessanta, Felice e Daphne. La mostra resta aperta sino al 30 novembre, a ingresso libero, tutte le domeniche dalle 15 alle 18. Gruppi di minimo dodici persone o scuole possono visitarla anche in settimana, su appuntamento alla mail turismo@comune.pavarolo.to.it. Lo Studio-Museo Casorati si trova in via del Rubino 9, a Pavarolo. http://www.pavarolo.casorati.net Loris...

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A Fossano la mostra di Leonardo Opera Omnia. Peccato le opere non ci siano, nemmeno una.

Pubblicato da alle 18:28 in .Arte, DOXA segnalazioni, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

A Fossano la mostra di Leonardo Opera Omnia. Peccato le opere non ci siano, nemmeno una.

Il titolo è grandioso quanto il nome dell’artista: Leonardo. Opera Omnia. Solo a sentirlo il piacere scatta sull’attenti, la curiosità, la gioia, la commozione di vedere le opere tutte, Omnia, del grande maestro raccolte tutte insieme in Italia. Come magnetizzate in un son punto e tra queste l’ineffabile Gioconda. Invece. Invece niente. Di opere nemmeno l’ombra. Eppure dietro a questa fakenews artistica c’è la Rai, Rai Com, Comune di Fossano, Diocesi di Fossano e Progettomondo.mlal, in collaborazione con Fondazione Artea e Regione Piemonte. Ma soprattutto c’è il nome di Antonio Paolucci come curatore. La mostra che non c’è, 21 settembre 2018 – 13 gennaio 2019, è stata collocata presso il Castello degli Acaja (piazza Castello), il Museo Diocesano (via Vescovado, 8) e la Chiesa della Santissima Trinità (via dell’Ospedale, 2). Cosa significa che la mostra non c’è. Semplice, le opere non ci sono. In loro vece si potranno vedere delle immagini.  Così recita la comunicazione della mostra: Grazie all’utilizzo di sofisticate tecniche digitali ed a un sapiente uso delle luci, il visitatore viene virtualmente collocato di fronte all’opera originale, – no non è l’originale dipinto da Leonardo,  arrivando a vivere l’esperienza emozionale che la fruizione dei grandi capolavori suscita. L’esperienza emozionale di un pixel, nemmeno di un falso ben dipinto. Ma se è un alias, una riproduzione virtuale, virtuale allo stesso modo sarà l’emozione. Anche questa un falso. Un’impostura del cuore attraverso gli occhi ed un biglietto a pagamento. Acquisite con il contributo di numerosi fotografi professionisti e successivamente sottoposte a controllo e restyling, le riproduzioni sono conformi agli originali e in altissima risoluzione. Sono inoltre dotate di un sistema di retroilluminazione sofisticato che, permettendo di regolare l’intensità luminosa e la temperatura di colore, garantisce una resa ottimale nei diversi ambienti.  Parallelamente alle fotine delle opere di Leonardo saranno organizzati numerosi eventi collaterali. Questi per fortuna sono veri e meritano la gita. Tra queste una lectio magistralis della professoressa Paola Salvi, docente dell’Accademia di Brera. Il Cenacolo di Leonardo: istantanea di un evento. Un incontro a cura di Mons. Pierangelo Chiaramello con la partecipazione di “Voci fuori dal coro” del M° Beccaria, giovedì 25 ottobre, alle ore 20.00, presso la Chiesa della SS. Trinità. Attraverso Leonardo… arte, fede e musica. Un percorso alla scoperta di tre dipinti dell’artista in compagnia del quartetto d’archi della Fondazione Fossano Musica, del diacono Paolo Tassinari e della prof.ssa Barbara Villosio. Gli appuntamenti: domenica 4 novembre, l’“Adorazione dei Magi”; domenica 11 novembre, “San Giovanni Battista”; domenica 18 novembre, “La Vergine delle Rocce”. Tutti gli incontri si terranno presso la Chiesa dei Battuti Bianchi (largo Camilla Bonardi, Fossano), alle ore 20.45. L’ipotesi più felice su questo moda di mettere in scena un castello di specchi virtuali risiede forse nella nostalgia. La nostalgia dell’originale, del vero, del quadro fatto di colore, tela e tempo. Un sentimento che scateni il desiderio di mettersi in viaggio per raggiungere un museo, cercare la sala dove l’opera è alloggiata e lì di fronte, in piedi, poter distinguere il vero dal virtuale. Buon viaggio.      ...

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Eurolab: 50 artisti ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

Pubblicato da alle 19:05 in .Arte, DOXA segnalazioni, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Eurolab: 50 artisti  ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

A Strasburgo si preparano una serie di workshop per esplorare nuove idee con cui comunicare l’Unione Europea in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019. L’architetto olandese Stephan Petermann ha presentato al Parlamento europeo Eurolab: il progetto realizzato da 50 tra artisti, creativi ed esperti di comunicazione provenienti da tutta Europa. Eurolab ha l’obiettivo di esplorare nuove forme di comunicazione per rappresentare e comunicare l’Unione europea in vista delle prossime elezioni europee del 23-26 maggio 2019. I promotori del progetto sono Rem Koolhaas, artista tedesco fondatore di OMA, Wolfgang Tillmans e Petermann stesso. Petermann ha partecipato a diversi workshop negli edifici del Parlamento europeo, in cui sono state raccolte oltre 400 proposte, provenienti da 43 paesi. Secondo Rem Koolhaas, Wolfgang Tillmans e Stephan Petermann: “Nonostante tutte le sue carenze e tutte le difficoltà di un processo politico così complesso, l’UE svolge il suo ruolo e produce risultati. L’Unione europea non ha bisogno di una riprogettazione, ma ha di un aiuto per ben calibrare le sue qualità. Queste difficoltà non possono essere identificate come colpe o errori ma rimangono un nostro problema comune. Nello spirito di portare i cittadini al voto, questo sforzo avrà il merito di rendere visibile ad un vasto pubblico il successo della collaborazione europea”. L’Office for Metropolitan Architecture (OMA) è uno studio di architettura olandese con sede a Rotterdam, fondato nel 1975 tra gli altri dall’architetto olandese Rem Koolhaas. OMA ha uffici a Rotterdam, New York, Pechino, Hong Kong e Doha. Lo studio fa anche parte di AMO, un “think tank”, anch’esso fondato da Koolhaas, dedicato alla produzione di opere non architettoniche, come mostre, campagne di branding, editoria o pianificazione energetica. Questo studio di ricerca e idee opera al di là dell’architettura e dell’urbanistica, in settori come la sociologia, la tecnologia, i mezzi di comunicazione e la politica. Stephan Petermann è stato coordinatore del progetto presso il padiglione centrale “Elements of Architecture” alla biennale di architettura di Venezia e Curatore di OMA “Book Machine” presso la galleria AA di Londra. Le sue passioni sono la storia dell’architettura, l’urbanistica e la ricerca.  ...

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Cosa succede nella pancia di balena della Gam di Torino?

Pubblicato da alle 16:55 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Cosa succede nella pancia di balena della Gam di Torino?

Nella bianca pancia di balena della Galleria d’Arte Moderna di Torino si lavora ad un allestimento tenuto parzialmente segreto. Qualcosa sotto la superficie sta prendendo forma ed è legato al contemporaneo.  Ne abbiamo parlato con il Direttore, per curiosare sui progetti futuri, mentre nel museo fervono i lavori di ristrutturazione al secondo e al piano seminterrato.  Riccardo Passoni è dal primo Maggio il nuovo direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, per il suo esordio ha scelto di curare l’esposizione fotografica “Suggestioni d’Italia” Dal Neorealismo al Duemila, attualmente visibile al primo piano. Direttore, ci sono delle novità alla Gam, avete in serbo qualche sorpresa per la città ?  Effettivamente si, stiamo lavorando ad un’idea nuova, un ambizioso e interessante progetto che è, a tutti gli effetti, una novità. Una mostra collettiva, incentrata sull’arte contemporanea, che verrà ospitata nelle grandi sale sotterranee della Gam con durata biennale. Il progetto ha già un nome, inquadra un periodo particolare ? “Pittura Spazio Scultura – 1968 1988” questo il nome, lo veniamo a sapere in anteprima, molto evocativo, scelto per inaugurare questa modalità di turnazione biennale delle opere in collezione. Chi ne seguirà la cura ? Il progetto avrà la cura di Elena Volpato, storica e conservatrice della Galleria d’Arte Moderna. Di cosa si tratta di preciso? E’ Un vero e proprio riallestimento della collezione di arte contemporanea degli ultimi cinquant’anni, pensata per proporre nuove angolazioni di lettura del cospicuo patrimonio presente nel museo. Qualche nome degli artisti coinvolti ? Tra le opere ci saranno “L’impronta del pollice” del torinese Giorgio Griffa, e poi Eliseo Mattiacci, Paolo Icaro, insieme a Nanni Valentini, Marco Gastini, Claudio Parmiggiani, Hidetoshi Nagasawa, Remo Salvadori, Luigi Ontani, Luigi Mainolfi, Salvo e molti altri esponenti di quel periodo. Per quando è prevista l’apertura al pubblico ? Se tutto procede secondo i nostri programmi, l’apertura sarà nella primavera del 2019. Tutto confermato invece per la mostra dedicata ai Macchiaioli prevista per fine ottobre di quest’anno? Si tutto confermato, sarà un momento di particolare importanza, è stato costruito un progetto quattro mani tra Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE. La Gam possiede una ricca collezione ottocentesca, ma non aveva mai dedicato una mostra a questo movimento pittorico. La preoccupa l’analisi dei numeri, biglietti, presenze per questa mostra ?  Non desidero farmi influenzare dall’ossessione dei numeri, anche se oggi è divenuto un tema più importante, per stampa e politica, rispetto alla qualità dell’offerta culturale. C’è qualcosa che vorrebbe realizzare in futuro?  Vorrei dare vita ad un appuntamento annuale focalizzato sulla fotografia. Mi piacerebbe cominciare dando voce alla Torino degli anni ’20, esponendo due grandi artisti, un po’ dimenticati, come Mario Gabinio e Stefano Bricarelli....

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