.ARTE

.ARTE: il focus sulle mostre del territorio torinese tenuto da Marzia Capannolo, storica dell’arte. Il cartoncino sulla porta è scritto a mano: “Ernesto e Marzia Maison de l’Art”. È in francese, perché l’idea è venuta loro durante un viaggio a Parigi nel settembre del 2012. La porta è quella di una casa privata e, dentro, insieme a Ernesto Morales e a Marzia Capannolo c’è l’arte, in forma di quadri alle pareti, sì, ma anche in forma di parole e di colazione. Colazione, non collezione: brioche, latte, caffè, te, crostate, biscotti, succhi di frutta. L’indirizzo è via XX Settembre numero 1, terzo piano.
Lui è argentino, ma nato a Montevideo, ha 40 anni e dipinge, lavora sulla natura, sulla dimensione onirica e metafisica. Lei è romana, una storica dell’arte. Sono arrivati a Torino nel 2011 per una settimana di esplorazioni e sono rimasti. Prima in corso Belgio, poi in via XX Settembre, dove hanno trovato lo spazio e la luce giusta per portare l’arte nel luogo della vita, in ambiente domestico. E così, a fine settembre 2013, Marzia organizza la sua prima colazione d’arte. Di domenica. Venti persone, dalle 10,30 alle 13,00. È passato un anno e l’avventura continua, ogni quindici giorni. Le persone sono diventate 35-40. Lei invia una newsletter. Tu prenota, paghi 15 euro. E, quando arrivi, sei attirato dal profumo del caffè. Mezz’ora a chiacchierare, degustare e far conoscenza. Poi, alle 11, ci si sposta in sala a seguire le slide e i racconti di Marzia Capannolo su “Crisi di coppia: come evitarla secondo Bellini e Tiziano” o su “Lo straniero sulla terra: Vincent Van Gogh”. I prossimi appuntamenti: 9 novembre, “Caravaggio tra sacro e profano”; 23 novembre, “Immanenza e mutamento: da Ovidio a Francis Bacon”; 14 dicembre, “Artemisia Gentileschi: donna e pittoresca fra uomini e pittori”. Non sono lezioni, sono viaggi: ti prepari, decolli, resti in volo un’ora e mezzo e atterri. Fanno tutto le immagini, le parole e il profumo del caffè.

“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

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“CineMarte – Dove l’arte incontra il cinema”. Al cinema Massaua i docenti dell’Accademia.

L’Accademia Albertina, il Centro per l’Unesco di Torino e il Museo Regionale di Scienze Naturali sbarcano al cinema Massaua Cityplex e insieme danno vita a “CineMarte 2018/2019 – Dove l’arte incontra il cinema”.  Da ottobre 2018 a giugno 2019 ci sarà una stagione cinematografica, divisa in due parti, interamente dedicata alla grande arte al cinema e le pellicole saranno presentate agli spettatori dai docenti dell’Accademia, da esperti e professionisti del settore. Si comincia il 23 ottobre alle 20.00 con la Vienna di Klimt e Schiele a cui seguiranno Bernini (il 13 novembre), le ninfee di Monet (il 27 novembre) e la street art di Banksy (l’11 dicembre) che sono solo alcuni dei titoli oggetto di queste piccole lezioni di introduzione all’arte. Una partnership pubblico-privato capace trasformare un luogo di spettacolo e intrattenimento, in un presidio culturale dove cinema e arte si incontrano. Accanto all’arte sullo schermo e alle brevi introduzioni, ci sarà il contest “l’arte al cinema”. Durante l’intera stagione, giovani artisti selezionati da una commissione tecnica e dalla consulta studentesca dell’accademia avranno la possibilità di esporre le proprie opere negli spazi di cui dispone il cinema. Gli spettatori potranno votare la propria opera preferita e le preferenze saranno ponderate con il giudizio della commissione tecnica sino a quando, in giugno, verrà premiata la più gettonata. Accanto al voto tradizionale (scheda e urna) presso il cinema, si potrà votare anche attraverso Facebook, all’interno dell’evento “CineMarte” e su Instagram postando la foto dell’opera scelta con l’hashtag #cinemarte e la menzione @massaua_cityplex. Travolgente l’idea che il Museo di Scienze Regionale, chiuso da tempo, torni a partecipare alla vita cittadina in modo totalmente virtuale. Come nei film dei vampiri esce dalla bara. Una maniera singolare per ricordarci che ancora esiste, c’è, ma non c’è stato modo di riaprirlo al pubblico. Probabilmente finiremo con il vedere film d’archivio di quando era aperto o di quando qualche assessore prometteva la riapertura in tempi brevi. Una fiction appunto. Lucrezia Cusato, rappresentante della Consulta studentesca, sottolinea, “Si tratta di una possibilità importante per gli studenti – Considerando l’alto numero di visitatori che il cinema accoglie ogni anno (in media 300.000), le opere in esposizione avranno un’alta visibilità oltre alla possibilità di vincere un premio finale. È un’occasione per mettersi in gioco, interagire con uno spazio ed un pubblico inconsueto, e perciò più stimolante. Altro aspetto interessante è la giuria che esprimerà il proprio giudizio sulle opere votandole e decretando la/il vincitrice/vincitore finale, ovvero gli spettatori. Si tratta quindi di un giudizio diretto, non necessariamente mediato da conoscenze tecniche e che quindi rientra nel contesto di sperimentazione che è alla base del progetto. Dopotutto, un contest collocato in una sede sui generis non poteva che essere valutato da una giuria extra-ordinaria”. Sullo un comune registro Fiorenzo Alfieri, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Torino  dice, “fa piacere assistere a un esempio di passaggio dalle parole ai fatti. Come sempre succede le iniziative più riuscite sono quelle che non sono state pensate a tavolino da chi si trova all’apice della “catena di comando” ma quelle che sono nate dalla voglia e dalla fantasia di chi è a stretto contatto con la realtà; come è successo in questo caso che ha visto il gestore di un cinema importante per la nostra città, immaginare un progetto che vuole agganciare il...

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

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“La Danza degli Spiriti”, quando il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti trova casa.

Per prepararsi alla danza tutto è stato impacchettato con estrema cura, pezzo a pezzo, apposto il cartellino con scritto nome, data, provenienza. Un lavoro certosino paziente e pieno di attenzione. L’involucro serve a proteggere durante il viaggio. Luogo di partenza Torino, casa privata. Destinazione d’arrivo, Verona, a destra dell’Adige, non troppo distante dal Museo Archeologico. Ad accogliere ogni cosa con mani sicure il Museo Africano della città. L’inizio della danza è prevista per sabato 6 ottobre, nel momento in cui la luce del giorno cede e si fa strada il primo scurirsi, le ombre si piegano lunghe e gli spiriti si predispongono ad impossessarsi dei luoghi. A Verona un museo africano ? Proprio così, il Ma-Museo africano è un’istituzione dei Missionari Comboniani, nato da un’intuizione del vescovo Francesco Sogaro. Nel 1938, quando nacque, primo in Italia,  aveva un carattere prettamente missionario: offrire una vetrina delle attività dei missionari comboniani in Africa.  La vera rivoluzione del Museo, si ebbe nei primi anni settanta, quando si decise di renderlo uno spazio aperto e strumento didattico per chi desiderasse conoscere l’Africa. In pochi anni, il Museo si trasformò in luogo di studio etno-antropologico sull’Africa, anche per mezzo della Biblioteca di Nigrizia. Il Museo non ha mai smesso di rinnovarsi  cercando di illustrare la visione antropologica nell’Africa tradizionale, raccontando la vita attraverso la ricostruzione delle tappe fondamentali dell’esistenza umana. La sfida attuale è riuscire a far dialogare i linguaggi espressi nella ricca collezione etno-antropologica, composta dagli oggetti che i Missionari Comboniani hanno raccolto in molti paesi, nelle terre e tra le persone dove hanno prestato il loro servizio missionario, con la tecnologia e i nuovi linguaggi. Questa la sede in cui ci sarà la danza, “La danza degli Spiriti”, una mostra e un percorso di analisi antropologica. Le sculture tradizionali dell’Africa sub-sahariana, provenienti da Torino, dialogheranno con le opere di Artisti africani contemporanei in una osmosi culturale tra passato e presente. Il percorso di approfondimento è corredato da testi che accompagnano questo collegamento tra le tradizioni animiste, caratterizzanti le sculture di Otto-Novecento, e i riferimenti a questi contesti che possiamo trovare nel panorama delle arti contemporanee africane. Maschere, feticci, figure di maternità e di antenato popolano il complesso mondo religioso africano. Mai creati con pura finalità estetica ma per consolidare il legame tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti. Questi temi fondamentali per l’arte tradizionale, si ritrovano immutati, seppur arricchiti di nuovi contenuti, in quella degli artisti contemporanei.  Lo stile surreale dell’arte pittorica di Pierre Bodo e l’ironia caricaturale delle opere di Moke fils, nell’atmosfera di una Kinshasa decadente ma proiettata verso il futuro, tradiscono una spiritualità ove forma e contenuto si fondono per dar vita ad una magica sintesi artistica. Le opere di Joseph Cartoon sono un’elegia del tema universale della donna e madre, generatrice di vita come le maternità Dogon, Baoulè e Yombe. Le opere animaliere della Scuola Tingatinga sembrano voler evocare gli animali totemici dei popoli africani in una gioiosa danza degli spiriti.  Gli Shetani di George Lilanga, tragici e buffi, superano la tradizione, proiettando il mondo degli spiriti in un universo caotico dove gioia e paura, bene e male conducono un’eterna battaglia, specchio della storia del mondo.  Les ” feuilles volages” di Frédéric Bouabré archiviano con pochi tratti di matita colorata le tradizioni e la conoscenza del suo gruppo...

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Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

Pubblicato da alle 12:26 in .Arte, Mostre, Prima pagina | 0 commenti

Le mele scultura di Hilaro Isola per l’autunno dello Studio Casorati di Pavarolo.

La frutta è uno dei soggetti che è stato più rappresentato nelle nature morte di Felice Casorati e, nella nuova mostra allo Studio-Museo Casorati di Pavarolo, in quello che fu proprio l’atelier del grande maestro del ‘900, l’artista torinese Hilario Isola si pone in “dialogo” con Casorati, mettendo al centro del suo “Studio per natura morente” le mele.     Il frutto autunnale per eccellenza, proveniente da produttori locali, diventa opera d’arte nel suo processo di decadimento fisico, dovuto a parassiti, come nella scultura della mela svuotata, o nella sua naturale trasformazione a causa delle muffe, come nel manifesto della mostra che si ispira alla celebre “mela spaccata” di Casorati del 1929, della Collezione Gam di Torino. L’installazione più particolare in esposizione è certamente “Auspicio”, realizzata insieme al musicista e compositore Enrico Ascoli, nella quale del mosto fermenta in tre damigiane esalando gas che, incanalato in piccoli flauti, genera un inedito paesaggio sonoro, ricordando il canto degli uccelli nella sua simulazione dei richiami da caccia. L’installazione sonora verrà presentata nella sua forma completa a maggio del 2019 alla Konzerthaus di Vienna e verrà tradotta in un disco vinile d’artista. Isola in questo contesto vuole richiamare l’attenzione del visitatore a una più ampia riflessione sulla decadenza della materia e sugli effetti del cambiamento climatico globale. Curata da Francesco Poli, l’esposizione è la terza dall’apertura dello Studio-Museo a ottobre 2016, dopo le “Opere grafiche” di Felice Casorati e le nature morte di Daphne Maugham, moglie di Felice. L’inaugurazione sarà sabato 6 ottobre alle 17, durante la quale sarà possibile visitare la casa, su via Maestra a Pavarolo, nella quale spesso soggiornarono e soprattutto dipinsero, tra gli anni Trenta e Sessanta, Felice e Daphne. La mostra resta aperta sino al 30 novembre, a ingresso libero, tutte le domeniche dalle 15 alle 18. Gruppi di minimo dodici persone o scuole possono visitarla anche in settimana, su appuntamento alla mail turismo@comune.pavarolo.to.it. Lo Studio-Museo Casorati si trova in via del Rubino 9, a Pavarolo. http://www.pavarolo.casorati.net Loris...

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A Fossano la mostra di Leonardo Opera Omnia. Peccato le opere non ci siano, nemmeno una.

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A Fossano la mostra di Leonardo Opera Omnia. Peccato le opere non ci siano, nemmeno una.

Il titolo è grandioso quanto il nome dell’artista: Leonardo. Opera Omnia. Solo a sentirlo il piacere scatta sull’attenti, la curiosità, la gioia, la commozione di vedere le opere tutte, Omnia, del grande maestro raccolte tutte insieme in Italia. Come magnetizzate in un son punto e tra queste l’ineffabile Gioconda. Invece. Invece niente. Di opere nemmeno l’ombra. Eppure dietro a questa fakenews artistica c’è la Rai, Rai Com, Comune di Fossano, Diocesi di Fossano e Progettomondo.mlal, in collaborazione con Fondazione Artea e Regione Piemonte. Ma soprattutto c’è il nome di Antonio Paolucci come curatore. La mostra che non c’è, 21 settembre 2018 – 13 gennaio 2019, è stata collocata presso il Castello degli Acaja (piazza Castello), il Museo Diocesano (via Vescovado, 8) e la Chiesa della Santissima Trinità (via dell’Ospedale, 2). Cosa significa che la mostra non c’è. Semplice, le opere non ci sono. In loro vece si potranno vedere delle immagini.  Così recita la comunicazione della mostra: Grazie all’utilizzo di sofisticate tecniche digitali ed a un sapiente uso delle luci, il visitatore viene virtualmente collocato di fronte all’opera originale, – no non è l’originale dipinto da Leonardo,  arrivando a vivere l’esperienza emozionale che la fruizione dei grandi capolavori suscita. L’esperienza emozionale di un pixel, nemmeno di un falso ben dipinto. Ma se è un alias, una riproduzione virtuale, virtuale allo stesso modo sarà l’emozione. Anche questa un falso. Un’impostura del cuore attraverso gli occhi ed un biglietto a pagamento. Acquisite con il contributo di numerosi fotografi professionisti e successivamente sottoposte a controllo e restyling, le riproduzioni sono conformi agli originali e in altissima risoluzione. Sono inoltre dotate di un sistema di retroilluminazione sofisticato che, permettendo di regolare l’intensità luminosa e la temperatura di colore, garantisce una resa ottimale nei diversi ambienti.  Parallelamente alle fotine delle opere di Leonardo saranno organizzati numerosi eventi collaterali. Questi per fortuna sono veri e meritano la gita. Tra queste una lectio magistralis della professoressa Paola Salvi, docente dell’Accademia di Brera. Il Cenacolo di Leonardo: istantanea di un evento. Un incontro a cura di Mons. Pierangelo Chiaramello con la partecipazione di “Voci fuori dal coro” del M° Beccaria, giovedì 25 ottobre, alle ore 20.00, presso la Chiesa della SS. Trinità. Attraverso Leonardo… arte, fede e musica. Un percorso alla scoperta di tre dipinti dell’artista in compagnia del quartetto d’archi della Fondazione Fossano Musica, del diacono Paolo Tassinari e della prof.ssa Barbara Villosio. Gli appuntamenti: domenica 4 novembre, l’“Adorazione dei Magi”; domenica 11 novembre, “San Giovanni Battista”; domenica 18 novembre, “La Vergine delle Rocce”. Tutti gli incontri si terranno presso la Chiesa dei Battuti Bianchi (largo Camilla Bonardi, Fossano), alle ore 20.45. L’ipotesi più felice su questo moda di mettere in scena un castello di specchi virtuali risiede forse nella nostalgia. La nostalgia dell’originale, del vero, del quadro fatto di colore, tela e tempo. Un sentimento che scateni il desiderio di mettersi in viaggio per raggiungere un museo, cercare la sala dove l’opera è alloggiata e lì di fronte, in piedi, poter distinguere il vero dal virtuale. Buon viaggio.      ...

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Eurolab: 50 artisti ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

Pubblicato da alle 19:05 in .Arte, DOXA segnalazioni, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Eurolab: 50 artisti  ridisegnano l’Europa. A Strasburgo si esplorano nuove idee per la Ue.

A Strasburgo si preparano una serie di workshop per esplorare nuove idee con cui comunicare l’Unione Europea in vista delle prossime elezioni europee del maggio 2019. L’architetto olandese Stephan Petermann ha presentato al Parlamento europeo Eurolab: il progetto realizzato da 50 tra artisti, creativi ed esperti di comunicazione provenienti da tutta Europa. Eurolab ha l’obiettivo di esplorare nuove forme di comunicazione per rappresentare e comunicare l’Unione europea in vista delle prossime elezioni europee del 23-26 maggio 2019. I promotori del progetto sono Rem Koolhaas, artista tedesco fondatore di OMA, Wolfgang Tillmans e Petermann stesso. Petermann ha partecipato a diversi workshop negli edifici del Parlamento europeo, in cui sono state raccolte oltre 400 proposte, provenienti da 43 paesi. Secondo Rem Koolhaas, Wolfgang Tillmans e Stephan Petermann: “Nonostante tutte le sue carenze e tutte le difficoltà di un processo politico così complesso, l’UE svolge il suo ruolo e produce risultati. L’Unione europea non ha bisogno di una riprogettazione, ma ha di un aiuto per ben calibrare le sue qualità. Queste difficoltà non possono essere identificate come colpe o errori ma rimangono un nostro problema comune. Nello spirito di portare i cittadini al voto, questo sforzo avrà il merito di rendere visibile ad un vasto pubblico il successo della collaborazione europea”. L’Office for Metropolitan Architecture (OMA) è uno studio di architettura olandese con sede a Rotterdam, fondato nel 1975 tra gli altri dall’architetto olandese Rem Koolhaas. OMA ha uffici a Rotterdam, New York, Pechino, Hong Kong e Doha. Lo studio fa anche parte di AMO, un “think tank”, anch’esso fondato da Koolhaas, dedicato alla produzione di opere non architettoniche, come mostre, campagne di branding, editoria o pianificazione energetica. Questo studio di ricerca e idee opera al di là dell’architettura e dell’urbanistica, in settori come la sociologia, la tecnologia, i mezzi di comunicazione e la politica. Stephan Petermann è stato coordinatore del progetto presso il padiglione centrale “Elements of Architecture” alla biennale di architettura di Venezia e Curatore di OMA “Book Machine” presso la galleria AA di Londra. Le sue passioni sono la storia dell’architettura, l’urbanistica e la ricerca.  ...

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Cosa succede nella pancia di balena della Gam di Torino?

Pubblicato da alle 16:55 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Cosa succede nella pancia di balena della Gam di Torino?

Nella bianca pancia di balena della Galleria d’Arte Moderna di Torino si lavora ad un allestimento tenuto parzialmente segreto. Qualcosa sotto la superficie sta prendendo forma ed è legato al contemporaneo.  Ne abbiamo parlato con il Direttore, per curiosare sui progetti futuri, mentre nel museo fervono i lavori di ristrutturazione al secondo e al piano seminterrato.  Riccardo Passoni è dal primo Maggio il nuovo direttore della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, per il suo esordio ha scelto di curare l’esposizione fotografica “Suggestioni d’Italia” Dal Neorealismo al Duemila, attualmente visibile al primo piano. Direttore, ci sono delle novità alla Gam, avete in serbo qualche sorpresa per la città ?  Effettivamente si, stiamo lavorando ad un’idea nuova, un ambizioso e interessante progetto che è, a tutti gli effetti, una novità. Una mostra collettiva, incentrata sull’arte contemporanea, che verrà ospitata nelle grandi sale sotterranee della Gam con durata biennale. Il progetto ha già un nome, inquadra un periodo particolare ? “Pittura Spazio Scultura – 1968 1988” questo il nome, lo veniamo a sapere in anteprima, molto evocativo, scelto per inaugurare questa modalità di turnazione biennale delle opere in collezione. Chi ne seguirà la cura ? Il progetto avrà la cura di Elena Volpato, storica e conservatrice della Galleria d’Arte Moderna. Di cosa si tratta di preciso? E’ Un vero e proprio riallestimento della collezione di arte contemporanea degli ultimi cinquant’anni, pensata per proporre nuove angolazioni di lettura del cospicuo patrimonio presente nel museo. Qualche nome degli artisti coinvolti ? Tra le opere ci saranno “L’impronta del pollice” del torinese Giorgio Griffa, e poi Eliseo Mattiacci, Paolo Icaro, insieme a Nanni Valentini, Marco Gastini, Claudio Parmiggiani, Hidetoshi Nagasawa, Remo Salvadori, Luigi Ontani, Luigi Mainolfi, Salvo e molti altri esponenti di quel periodo. Per quando è prevista l’apertura al pubblico ? Se tutto procede secondo i nostri programmi, l’apertura sarà nella primavera del 2019. Tutto confermato invece per la mostra dedicata ai Macchiaioli prevista per fine ottobre di quest’anno? Si tutto confermato, sarà un momento di particolare importanza, è stato costruito un progetto quattro mani tra Fondazione Torino Musei, GAM Torino e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE. La Gam possiede una ricca collezione ottocentesca, ma non aveva mai dedicato una mostra a questo movimento pittorico. La preoccupa l’analisi dei numeri, biglietti, presenze per questa mostra ?  Non desidero farmi influenzare dall’ossessione dei numeri, anche se oggi è divenuto un tema più importante, per stampa e politica, rispetto alla qualità dell’offerta culturale. C’è qualcosa che vorrebbe realizzare in futuro?  Vorrei dare vita ad un appuntamento annuale focalizzato sulla fotografia. Mi piacerebbe cominciare dando voce alla Torino degli anni ’20, esponendo due grandi artisti, un po’ dimenticati, come Mario Gabinio e Stefano Bricarelli....

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Cosa vedono esattamente i sistemi di intelligenza artificiale ?

Pubblicato da alle 12:20 in .Arte, Innovazione, Prima pagina | 0 commenti

Cosa vedono esattamente i sistemi di intelligenza artificiale ?

Intelligenza artificiale. È un violoncello, visto da un computer. L’artista – o meglio l’esecutore – è Tom White, un insegnante di “Computational Design” all’Università di Wellington, in Nuova Zelanda. White vuole sapere cosa esattamente vedono i sistemi di Intelligenza Artificiale quando riconoscono un’immagine.   La questione non è banale. Le reti neurali impiegate per questo scopo si programmano da sole. Vengono “educate” in automatico al riconoscimento degli oggetti sottoponendogli una grande quantità di foto già identificate. Sono le macchine stesse a sviluppare le “regole” per il riconoscimento, regole che non hanno nulla di umano. Estraggono dalle moltissime immagini analizzate gli elementi essenziali che permettono di distinguere in maniera univoca uno strumento musicale da, poniamo, un albero o un frullatore, o da qualsiasi altra cosa.   Noi umani però non sappiamo come facciano a prendere le loro decisioni. Possiamo sapere solo – almeno nel caso delle immagini – se hanno ragione o meno. Le macchine non hanno cultura, possono solo analizzare e paragonare l’organizzazione dei pixel in tanti file grafici, generando così una sorta di “essenza platonica” dell’oggetto da riconoscere – che non è ciò che vediamo noi. Non è solo filosofia. Già girano le prime auto guidate dalle intelligenze artificiali. Ciò che non riconoscono, non lo vedono. Ciò che non vedono lo mettono sotto. A giudicare dalle stampe di Tom White, in fatto di tinte e forme o lui o il suo sistema AI parrebbe avere assorbito l’estetica di Georges Braque, il pittore e scultore francese che, insieme a Picasso, diede inizio al movimento cubista. In effetti, White ammette di barare. Impone lui i colori e il tratto, scarta ciò che non ritiene esteticamente valido. Tuttavia, in un crescente numero di circostanze – come in queste opere (qui) – pesa di più la vista del computer che quella umana. Cos’è che vedono i computer esattamente? Courtesy Nota Design James Hansen...

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Le “nitide vette” di Michele Pellegrino ispirano a raccontare il paesaggio. Progetto Fondazione CRC.

Pubblicato da alle 21:55 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Le “nitide vette” di Michele Pellegrino ispirano a raccontare il paesaggio. Progetto Fondazione CRC.

Nell’ex Chiesa di San Francesco di Cuneo  presso l’omonimo complesso monumentale, si è inaugurata la mostra “Michele Pellegrino. Una parabola fotografica”. L’esposizione è la prima concretizzazione della donazione alla Fondazione CRC dell’intero archivio del fotografo di Chiusa Pesio, nell’ambito del progetto “Donare”. L’esposizione ripercorre i 50 anni di carriera del fotografo originario di Chiusa Pesio Michele Pellegrino e sarà accompagnata da “Storie” una speciale monografia sull’intera opera di Pellegrino edita da Skira con testi critici di Enzo Biffi Gentili eWalter Guadagnini. Il titolo della mostra trae ispirazione da una riflessione di Cesare Pavese, che in una lettera del 1949, riferendosi al suo romanzo “Paesi tuoi”, afferma: “L’opera è un simbolo dove tanto i personaggi che l’ambiente sono mezzo alla narrazione di una paraboletta, che è la radice ultima della narrazione e dell’interesse: il ‘cammino dell’anima’ della mia Divina Commedia”. Il percorso espositivo comprende 75 fotografie suddivise in 19 sezioni monotematiche e prende avvio dalla navata dell’ex Chiesa di San Francesco per terminare nelle cappelle, con un viaggio che conduce il visitatore dai ritratti dei contadini degli anni ’70 sino ai paesaggi montani dagli anni ’80 ad oggi. Le prime sezioni, le immagini degli anni ’70, rappresentano personaggi fuori dal tempo, soggetti anacronistici, quasi dei fossili antropologici: mezzadri di pianura, montanari delle alture delle Langhe, frati e suore di clausura. A questi frati e alle suore che per propria scelta vivono al di fuori della società, Pellegrino negli anni tra il 1972 e 1980 ha dedicato la sua ricerca fotografica. Questo lavoro trova rappresentazione in mostra nella sezione specifica “Padri e sorelle” e nel “Trittico mistico”, una composizione di tre grandi foto conventuali, esposto nell’abside. Dagli anni ’80, invece, le fotografie di Pellegrino vedono via via scomparire la figura umana. I soggetti scelti dal fotografo diventano i paesaggi montuosi e, più raramente, quelli marini, i paesi e le borgate di montagna spopolati dall’emigrazione verso la pianura e la città. “La mostra sull’opera di Michele Pellegrino coinvolgerà i visitatori in un viaggio attraverso la produzione del fotografo di Chiusa Pesio che in cinquant’anni di lavoro ha saputo raccontare le persone, i paesaggi e le trasformazioni delle nostre valli e delle nostre comunità. Un appuntamento culturale unico promosso all’interno del progetto Donare, un’iniziativa davvero innovativa che continua a ricevere interessanti proposte – dichiara Giandomenico Genta, presidente della Fondazione CRC – Con questa esposizione inauguriamo una serie di appuntamenti dedicati alla promozione dell’arte e della cultura che nei prossimi mesi vedrà la Fondazione lavorare in partnership con la GAM, con il Castello di Rivoli e con il Centro di Restauro di Venaria per portare in provincia di Cuneo capolavori di artisti di fama internazionale”. In occasione della mostra, per stimolare visitatori e appassionati di fotografia a raccontare il paesaggio della provincia di Cuneo, ispirati dall’opera di Michele Pellegrino, la Fondazione CRC lancia un challenge fotografico, a cui è possibile partecipare seguendo la pagina Instagram FondazioneCRC. Il titolo scelto per il contest, che richiama una delle sezioni della mostra, è “Le nitide vette”: al centro ci saranno dunque le montagne cuneesi.  Regolamento, premi e modalità di partecipazione sono disponibili sul sito www.fondazionecrc.it. Dice Michele Pellegrino del suo lavoro. “Quando iniziai a fotografare nel 1967, capii subito che l’apparecchio fotografico sarebbe stato per me uno strumento di apprendimento. La visione attraverso il mirino moltiplicava la mia...

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Graffiti anamorfici. Quando i writer ingannano l’occhio.

Pubblicato da alle 22:32 in .Arte, galleria home page, Spettacoli | 0 commenti

Graffiti anamorfici. Quando i writer ingannano l’occhio.

Graffiti anamorfici. I disegni grafici anamorfici sono quelli che, visti dalla giusta angolazione, “ingannano l’occhio” e assumono un’illusoria forma tridimensionale. Sono abbastanza familiari quelli degli eredi dei madonnari che, lavorando in gesso, creano la temporanea illusione di allarmanti voragini nei marciapiedi urbani. La tecnica, comunque complessa, non si presta molto ai comuni graffiti, tipicamente fatti a mano libera e senza una dettagliata preparazione. Perfino i “maestri” riconosciuti – come l’artista e writer inglese Banksy – perlopiù favoriscono disegni tecnicamente semplici, adeguati ai muri scrostati che decorano. In questo panorama fa eccezione il writer e ex tatuatore portoghese Sergio Odeith, noto soprattutto per i giganteschi – e preoccupanti – insetti che lascia sulle superfici libere dei sottopassaggi e dei palazzi abbandonati del suo Paese. Odeith, che si pregia di “vivere d’arte dalla metà degli anni ’90”, presta il suo considerevole talento anche a clienti del calibro di Kingsmill, la Coca-Cola Company, Estradas de Portugal, Samsung, Sport Lisboa, Calcio Benfica e molti committenti municipali portoghesi. Duecento delle sue opere – compresi dei notevoli murales, un genere particolarmente apprezzato in Portogallo – sono visibili sulla pagina Instagram dell’artista: qui James Hansen Courtesy Nota...

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Sostiene Virginia Zanetti: I pilastri della terra, per capovolgere i punti di vista.

Pubblicato da alle 19:43 in .Arte, galleria home page, Mostre | 0 commenti

Sostiene Virginia Zanetti: I pilastri della terra, per capovolgere i punti di vista.

Nel 1989 cadeva un muro storico, contemporaneamente saliva, nel cielo della notorietà, il libro che fece di Ken Follet uno degli scrittori più acclamati.Sulla mobile terra dell’editoria si ergevano “I pilastri della terra”, romanzo fiume ambientato nell’Inghilterra dell’anno mille che raccontava la nascita di una cattedrale dove un giorno, un sovrano in ginocchio, fu obbligato a chiedere perdono e ad accettare una fustigazione collettiva da parte della comunità. Un romanzo, per l’appunto. Lo stresso titolo è stato scelto da un’artista per il manifesto che dal 25 luglio correda e apre una finestra di 6 metri per 3 in piazza Bottesini per l’edizione 2018 di Opera Viva Barriera di Milano.  L’opera di Virginia Zanetti, è la seconda delle tre opere vincitrici della open call, selezionate dalla giuria composta da Umberto Allemandi, Pietro Gaglianò, Luigi Ratclif, Roxy in the Box e da Christian Caliandro e Alessandro Bulgini, rispettivamente curatore e ideatore del progetto. Nell’opera, una grande fotografia a colori, un gruppo di persone sono con i piedi appoggiati all’azzurro compatto del cielo, sorreggono una porzione di mondo. Atlanti del presente intenti a ribaltare il punto di vista. L’individuo regge il mondo, insieme ad altri, sfumatura determinante tra l’assumere un ruolo attivo o passivo nella società. Un singolo individuo può concorrere alla trasformazione ed al cambiamento del destino delle cose. Capovolgere il punto di vista, condividendone l’esperienza con gli altri, creare una comunità eterogenea, errante, alla ricerca di una nuova etica o spiritualità questo l’intento dell’artista nata a Fiesole nel 1981. “Le persone che fanno la verticale stanno sorreggendo il mondo diventando I pilastri della terra ed innescano un processo di costruzione collettiva di nuovi concetti da utilizzate per trasformare il presente e disegnare nuove vie”, queste le sue parole per sintetizzare il suo pensiero. I pilastri della terra ci ricorda il ruolo e la funzione dell’arte contemporanea: spingerci fuori dalla nostra area ‘solita’ e confortevole, verso una zona scomoda e inedita, per affrontare e attraversare quel nocciolo duro e disagevole. L’arte è uno strumento adatto, per uscire, per dire. Per non fare finta di niente. Compito arduo, come sostenere il mondo e costruire cattedrali di...

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