I 400 colpi di Torino Spiritualità bussano per un Piccolo Me. La XIII edizione guarda all’infanzia.

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Per collettiva fortuna ritorna Torino Spiritualità e sceglie per la sua XIII edizione un tema ed un titolo poetico e intimo come “Piccolo Me”. 

Una zoomata verso l’infanzia, dove la domanda tra Restare o diventare bambini? a cui si sfugge con calcolo, come a quella se la donna o l’uomo che si è divenuti, ha tradito o no i sogni e le aspirazioni di una stagione imprescindibile e determinante della vita di ognuno.

Rifiutarsi di crescere oppure ritrovare da grandi un tesoro che si pensava perduto. Dal 21 al 25 settembre Torino Spiritualità sarà il PICCOLO ME da ritrovare, cinque giorni di incontri, dialoghi e spettacoli per riflettere e magari scoprire quanto “piccolo me” vive ancora nel “grande me” che ogni adulto è diventato.

Scrive nella presentazione Armando Bonaiuto,

Inoltrandoci nell’età adulta crediamo che l’infanzia debba sfumare alle nostre spalle. Eppure non è raro scoprire che, silenziosa, l’età bambina ancora ci accompagna: fa capolino nel passo incerto della timidezza, nell’inciampo di fragilità mai risolte, nelle paure che rallentano il cammino, ma anche nell’impeto della curiosità, nello slancio che non teme l’errore, nella corsa fiduciosa dietro a visioni, invenzioni, intuizioni e meraviglie. A riconoscerla, la traccia dell’infanzia è una presenza preziosa, che varrebbe la pena custodire.

 

Alla complicata e fatata stagione dell’infanzia nessun film, si è accostato con maggiore coinvolgimento e delicatezza come I 400 colpi di Truffaut. Il fanciullo che diviene monello con l’incontro del mondo adulto, non compreso ne ascoltato o creduto, è un viaggio nel cuore di qualcosa che appartiene in diverso modo a tutti.

 

Nel finale di questo film in bianco e nero divenuto una specie di icona, si corre, a perdifiato, insieme al lungo piano sequenza, con il nostro piccolo protagonista che scappa dal riformatorio fino ad arrivare al mare, mai visto prima e metafora di tutto; del domani, del futuro, della libertà come dell’impossibilità. Nell’ultimo fotogramma, il ragazzo si gira, ci guarda serio e immobile per scoprire se qualcosa di quando eravamo piccoli è ancora vivo in noi: un piccolo me a cui fare appello.

Nell’immagine di Guglielmo Castelli che Torino Spiritualità ha scelto, c’è qualcosa di quel film, un’amarezza di fondo, una solitudine estenuata di fronte a delle dune o ad un mare grigio, gli stessi pantaloni corti e incuranti delle stagioni e una lontananza da affrontare, in piedi, senza troppa paura.

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Qui tutto il programma:

www.torinospiritualita.org

Edmondo Bertaina

Autore: Edmondo Bertaina

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