Here, lo “State of the art” alla Cavallerizza Reale. Ri-vedere un contesto per ri-immaginarlo.

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Portare all’attenzione della cittadinanza la situazione della Cavallerizza Reale, patrimonio Unesco da anni lasciato in stato di abbandono, questa è una delle motivazioni principi che ha fatto sì che dal maggio dal 2014 un collettivo autogestito di cittadini ha riaperto una parte degli spazi – che includono 2 teatri, aree comuni, giardini reali e più di 100 stanze – con l’intento di preservarli dal degrado e trasformarli in polo culturale attivo.

La Cavallerizza è diventata un centro di notevole vitalità dando vita a più di 1000 eventi tra cui musica, spettacoli, mostre, cinema, workshop. Con questa disposizione ha organizzato la seconda edizione di Here, che si terrà da venerdì 19 a domenica 28 maggio 2017, organizzata dal gruppo Arti Visive, parte del collettivo Cavallerizza, composto unicamente da volontari, come tutti gli altri gruppi attivi (Arti Sceniche, Arti Musicali, Polo Letterario, ecc.).

L’evento sarà autogestito ed autofinanziato. L’invito a partecipare alla seconda edizione di HERE era rivolto ad artisti e curatori maggiorenni di qualsiasi nazionalità, previa presentazione di programma e approvazione, insomma lo stesso metodo decisionale in vigore in ogni istituzione pubblica o privata.

Tra i molti progetti presentati ne abbiamo individuato uno che possiede caratteristiche di singolare attualità, essendo legato al connubio, relazione, tra arte e scienza.

Così lo racconta a GazzettaTorino il curatore Emanuele Pensavalle.

Per scienza in generale si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un’attività di ricerca e con procedimenti metodici e rigorosi, allo scopo di giungere ad una descrizione, verosimile, oggettiva e con carattere predittivo, della realtà universale e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni. Ma anche l’arte è ricerca, una ricerca talmente spinta e innovativa da condurre spesso a rivoluzioni (Paul Gauguin diceva infatti che “l’arte è o plagio o rivoluzione”). Ecco allora che per arte e scienza è possibile individuare un percorso comune costituito appunto dalla necessità strutturale di ricercare.

L’espressione anglosassone “state of the art” è comunemente usata in campo scientifico per indicare quanto di più aggiornato e, spesso, innovativo sia disponibile in un certo settore.

Trasferendo tale concetto in un contesto artistico variegato e sufficientemente vasto da essere sostanzialmente irrappresentabile, l’espressione singolare si manifesta assolutamente inadeguata, in quanto confina gli artisti in un’uniformità di ruoli poco rappresentativa della pluralità delle anime del gruppo.

Il titolo del progetto, Gli Stati dell’Arte, è allora declinato al plurale, quasi in assonanza con le variazioni chimiche degli elementi, per rappresentare le diverse anime creative di un gruppo di artisti che non disdegna di approfondire il pensiero scientifico e di usarne le scoperte rielaborandole attraverso le proprie modalità artistiche. La mostra vuole quindi esprimere la vicinanza delle proposte creative alle scienze che, in modo più o meno esplicito o consapevole, hanno guidato la mano e le idee degli artisti coinvolti, esponendo sia lavori che della ricerca scientifica offrono percorsi rigorosi, sia lavori in cui la scienza sfuma, si cela per il prevalere della forza della creazione artistica”.
18425062_1471299082922468_7129402783564578823_nAbbiamo deciso di pubblicare informazioni e pensieri legate alle opere ma non le immagini delle stesse, questo per suscitare curiosità e indurre chi legge a recarsi alla Cavallerizza a curiosare.

 

 

Genetica

Attraverso gli studi di dattiloscopia, la scienza che studia le impronte digitali, sappiamo che la probabilità che vi siano due impronte perfettamente uguali tra loro è di una su circa sedici miliardi. Ma forse maggiore è la variabilità morfologica del viso, risultato di un processo evolutivo destinato a renderci facilmente riconoscibili nell’ambiente sociale in cui viviamo. La morfogenesi e la definizione della struttura del viso sono infatti tra gli eventi più complessi e diversificati dell’embriogenesi dell’uomo, probabilmente a causa dell’importanza dei tratti del volto per il riconoscimento dei singoli individui nella nostra specie: noi non ci riconosciamo dall’odore o dall’udito, ma proprio dalla faccia.

In più la genetica, studiando l’ereditarietà e le variabili genetiche, ha individuato le aree del viso più ereditabili delle altre studiando i volti dei gemelli omozigoti ed eterozigoti. Le zone individuate sono attorno alle labbra, la punta del naso, gli zigomi e le cavità orbitali. Scoperte recenti hanno infine identificato i cinque geni coinvolti nella definizione della struttura e dei tratti di ogni viso.

Artista:  Caterina Luciano

Titolo:  “VISIVI-VI”

Anno:  Work in progress dal 2000

Materiali:  gesso e fibre sintetiche

Anatomia

L’anatomia è una branca della biologia che studia la struttura degli organismi, in particolare del corpo umano (anatomia umana), degli animali (anatomia animale), delle piante (anatomia vegetale). Deve il suo nome al metodo principale d’indagine, la dissezione, rimasta di fondamentale importanza anche in epoca moderna, per quanto integrata da altri moderni e perfezionati metodi di indagine. L’anatomia umana è principalmente lo studio scientifico della morfologia del corpo umano adulto ed è suddivisa in anatomia macroscopica e anatomia microscopica.  L’anatomia macroscopica (chiamata anche antropotomia) è lo studio delle strutture anatomiche che possono essere viste senza l’aiuto del microscopio mentre l’anatomia microscopica è lo studio delle strutture anatomiche minute assistito dal microscopio, ed include l’istologia (studio dell’organizzazione dei tessuti) e la citologia (studio delle cellule).

Artista: Cinzia Ceccarelli

Titolo:  “Backup and Restoration” 

Anno: 2009

Materiali:   stampa lambda su carta fotografica

Titolo: “Spouses “   

Anno: 2012

Materiali: stampa lambda su carta fotografica

Fisica quantistica: Il principio di indeterminazione di Heisenberg

Il principio di indeterminazione fu annunciato nel 1927 da Werner Heisenberg (fisico tedesco che ricevette il premio Nobel per la fisica nel 1932) e si sviluppò nella prima metà del secolo scorso nell’ambito delle teorie della meccanica quantistica.

Se indichiamo con ∆x e con ∆p rispettivamente le indeterminazioni nella posizione e nella quantità di moto (in pratica l’energia) di un corpo materiale, Heisenberg, partendo dallo studio della natura ondulatoria di tutte le particelle, arrivò alla conclusione seguente: ∆x * ∆p ≈ h/2π, dove h è la costante di Planck e ha un valore fisso. In parole semplici, più è piccolo il ∆x (cioè più la misura di x, o posizione, è accurata), tanto più il ∆p è grande (cioè la misura della quantità di moto è imprecisa) e viceversa. In altre parole, per un corpo più conosciamo la posizione e meno sapremo della sua energia; più conosceremo la sua energia e meno sapremo individuarlo nello spazio.

Questo principio vale per tutti i corpi, sia macroscopici sia microscopici, però per gli oggetti che ci circondano (macroscopici) ha delle conseguenze pratiche impercettibili, perché la costante di Planck è molto piccola e le indeterminazioni ∆x e ∆p sono trascurabili rispetto agli errori di misura, comunque sempre presenti.

Artista: Ennio Bertrand

Titolo: “Le Onde del Mare”

Anno: 2014

Materiali: LEDs, componenti elettronici

Fisica della condizione di equilibrio

Il primo principio della dinamica, o principio di inerzia, afferma che:

Un corpo mantiene il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, finché una forza non agisce su di esso“.

In base a questo principio, se un corpo è fermo o si muove di moto rettilineo uniforme, cioè la sua velocità è vettorialmente costante (in modulo, direzione e verso), allora la somma vettoriale delle forze che agiscono su di esso è nulla. Viceversa, se la risultante delle forze agenti su un corpo è nulla, allora esso mantiene il proprio stato.

Quello che osserviamo nella realtà di tutti i giorni, cioè che un corpo in moto tende lentamente a rallentare fino a fermarsi, non è in contraddizione con il principio di inerzia in quanto la forza di attrito, per esempio con l’aria o il terreno, sta agendo sul corpo modificando il suo stato di moto.

Il principio di inerzia rappresenta un punto di rottura con la fisica aristotelica in quanto l’assenza di forze è messa in relazione non solo con la quiete, ma anche con il moto rettilineo uniforme.

il mobile durasse a muoversi tanto quanto durasse la lunghezza di quella superficie, né erta né china; se tale spazio fusse interminato, il moto in esso sarebbe parimenti senza termine, cioè perpetuo”. Ma questo, scrive ancora Galileo: “deve intendersi in assenza di tutti gli impedimenti esterni e accidentari

(Galileo)

Artista:  Flavio Vastarella

Titolo:  “caminant” installazione site-specific

Anno:   2016

Materiali:   legno, tela, led

Neurolinguistica

La Neurolinguistica è una branca delle Neuroscienze, si affianca alla Glottologia e offre una vista affascinante sul mondo del cervello e delle sue potenzialità in quanto studia il rapporto tra il sistema nervoso e l’uso della parola. Con un approccio neurolinguistico è possibile individuare, migliorare e risolvere errori e conflitti nelle comunicazioni fra le persone.

Interessante in particolare lo studio sulla capacità del cervello di apprendere più lingue contemporaneamente nella prima infanzia. Gli idiomi acquisiti da zero a sei anni rimangono impressi in una zona particolare e danno alla persona la capacità di vedere le cose al di là delle lingue contingenti.

Artista: Fulvio Colangelo con intervento di Laura Ambrosi

Titolo: “Parla Europa!” 

Anno: 2017

Materiali: smalti su PVC telato,  Lettere al neon scatolate

Neurointerpretazione della visione

L’occhio è lo strumento ottico più straordinario e complesso a disposizione dell’uomo con una messa a fuoco automatica pressoché istantanea, sensibilità alle variazioni di luminosità superiore a qualsisia apparecchio digitale, percezione dei colori superiore a qualsiasi scheda grafica, percezione tridimensionale e in prospettiva del mondo circostante. La visione della profondità è un fenomeno ottico tale per cui gli oggetti ci appaiono via via più piccoli man mano che si allontanano dal nostro occhio e sfuggono verso l’orizzonte. Ma la visione è soprattutto una elaborazione della luce che il cervello compie attraverso la sua capacità di capire e interpretare quello che vediamo, cioè captare le informazioni, processarle e ricavarne un significato. Come conseguenza del fenomeno ottico della profondità, il nostro cervello si è allora abituato da molto tempo a lavorare su immagini tridimensionali, aggiungendo ad esempio profondità alla fotografia bidimensionale.

Il sistema percettivo non sempre però si trova d’accordo con la corteccia cerebrale che presiede alle facoltà intellettive; per esempio la distanza della luna è di 380000 chilometri, mentre per il nostro sistema di visione il disco lunare risulta solo a qualche centinaio di metri. Con la visione dell’occhio umano e con i sistemi di decodifica delle immagini che il nostro cervello esprime si entra quindi in una sfera di percezione che fugge alla fredda e rigorosa obiettività scientifica dei dati di osservazione, per coinvolgere sottili e speso misteriosi comportamenti soggettivi condizionati anche da esperienze personali o ancestrali.

Artista: Julien Cachki 

Titolo: “La scala dei valori dell’opera d‘arte”

Anno: 2014

Materiali: pedana di legno, sedia, scala di legno verniciata , tessuto rosso, quadro con cornic

Ottica fisica e geometrica

Lo studio del comportamento della luce in presenza di lenti è di competenza di quella branca dell’ottica che prende il nome di ottica geometrica e si spiega con le leggi della rifrazione. Passando attraverso una lente, un raggio luminoso proveniente da un oggetto viene rifratto e deviato dalla sua direzione iniziale, in modo da andare a comporre l’immagine in una posizione diversa da quella naturale. Grazie a questa proprietà, una lente può formare immagini, reali o “virtuali”, di oggetti. Normalmente la lente è realizzata in vetro o materiali plastici trasparenti, delimitati da superfici curve generalmente sferiche.  A seconda della particolare conformazione, le lenti sferiche si suddividono in lenti convergenti e lenti divergenti. Nell’ipotesi che l’indice di rifrazione n della lente sia maggiore di quello del mezzo in cui si trova (tipicamente l’aria), le prime, più spesse al centro e più sottili ai bordi, hanno la proprietà di far convergere un fascio di raggi paralleli in un unico punto (il fuoco della lente). Esistono essenzialmente tre tipi di lenti convergenti, a seconda della combinazioni delle superfici (dette diottri) che le delimitano: le biconvesse, le piano-convesse e le concavo-convesse. Le piano-convesse sono delimitate da una superficie sferica e una piana. Il primo piano principale è tangente al vertice del primo diottro, il secondo piano è interno alla lente. Se la lente è biconvessa o piano-convessa un fascio di raggi paralleli all’asse che attraversa la lente viene “focalizzato” (cioè viene fatto convergere) su un punto dell’asse a una certa distanza oltre la lente, nota come distanza focale. Questo tipo di lente è detta positiva.

Artista: Laura Ambrosi

Titolo: “But” 

Anno: 2010

Materiali: metacrilato, polistirolo/mylar, led

 

Geotermia delle acque sulfuree e salsobromoiodiche

Sono acque di origine marina che si trovano in località costiere o lungo la dorsale appenninica di pianure che hanno ospitato mari in alcune ere geologiche. Si tratta di acque pluviali che penetrano lentamente nel sottosuolo (nell’arco di 60/70 anni) e durante il percorso, a contatto con diverse strutture geologiche, si arricchiscono dei minerali rilasciati dai vasti depositi salini; quindi risalgono rapidamente attraverso faglie, senza avere il tempo di raffreddare, da grandi profondità, dove in rapporto al cosiddetto gradiente geotermico e alla probabile vicinanza della massa magmatica acquisiscono l’alta temperatura che le contraddistingue. In alcune zone danno origine ai limani (o liman) che sono fanghi naturali di salina utilizzati in terapia.

Le acque salsobromoiodiche sono costituite soprattutto da cloruro di sodio, iodio e bromo, questi ultimi sotto forma di ioduri (I-) e bromuri (Br-).

Sono frequentemente presenti anche altre sostanze terapeuticamente interessanti quali calcio, magnesio, solfati, bicarbonati e solfuri. Nel caso non sia presente il bromo si parla di acque salsoiodiche.

Alla fonte possono avere diverse temperature ed essere radioattive. Anche la concentrazione ionica può essere diversa: esistono in natura acque salsobromoiodiche ipotoniche, isotoniche o ipertoniche.

Artista: Laura Valle

Titolo: “Aquae Statiellae” 

Anno: 2016

Materiali: tecnica mista

 

Cosmologia della materia oscura

Nel 1933 l’astronomo Fritz Zwicky studiando il comportamento degli ammassi di galassie della Vergine e della Chioma, ipotizzò che per spiegare i movimenti delle stelle che si vedevano vi doveva essere 400 volte più materia rispetto a quella che si poteva desumere dalla luce delle stelle visibili. Zwicky denominò quella massa mancante “materia oscura”.

La presenza di questa massa mancante garantisce l’equilibrio osservato, perché fornisce la forza gravitazionale attrattiva necessaria a controbilanciare la tendenza a sfuggire che hanno le parti esterne delle galassie in rotazione per effetto delle forze centrifughe.

E’ importante conoscere quanta di questa materia esiste, perché essa insieme alla materia ordinaria, determina la geometria dell’Universo, se cioè esso è piatto (euclideo) o curvo, e anche il suo destino, se cioè continuerà ad espandersi per sempre, o se rallenterà o fermerà la propria espansione contraendosi fino a collassare in un punto.

Tale materia non è osservabile al telescopio. Un metodo per individuarla è quello che sfrutta l’effetto di lente gravitazionale, cioè la distorsione della luce proveniente da galassie lontane a causa dell’influenza della stessa materia oscura.

Artista: Ornella Rovera 

Titolo: “Materia Oscura”

Anno: 2008

Materiali: stampa lambda su alluminio

 

Archeologia

L’archeologia (dal greco ἀρχαιολογία, composto dalle parole ἀρχαῖος, “antico”, e λόγος, “discorso” o “studio”) studia le civiltà e le culture umane del passato mediante la raccolta, la documentazione e l’analisi delle tracce materiali che hanno lasciato (architetture, manufatti, resti biologici e umani).

L’archeologa di origini lituane Marija Gimbutas (Vilnius 1921 – Los Angeles 1994) professore di archeologia alla UCLA University dal 1963 al 1989, ha diretto i maggiori scavi dei siti del neolitico nell’Europa sud-orientale, arrivando a definire l’ipotesi di una civiltà dell’Antica Europa, continuata almeno dal 8.000 sino al 3.000 a.c., di carattere pacifico, con struttura sociale egualitaria e in cui il ruolo femminile rivestiva grande importanza sociale e religiosa.

Nella sua ricerca ha riletto la preistoria europea alla luce delle sue conoscenze in linguistica, etnologia e storia delle religioni, con un approccio interdisciplinare da lei definito “archeomitologia”, facendo emergere la più antica civiltà della “Antica Europa” matrifocale e ginocentrica, in contrasto con la successiva cultura patriarcale portata dagli indoeuropei nell’età del bronzo (ipotesi Kurgan). Secondo Marija Gimbutas, questi due sistemi si sarebbero fusi generando le società classiche dell’Europa storica.

Si tratta di una completa rivoluzione di prospettiva sulle origini della cultura europea, in senso cronologico ma anche nel senso stesso di intendere la parola civiltà.

Artista: Paola Bisio

Titolo: “Simbologie preistoriche femminili” 

Anno: 2017

Materiali: tecnica mista su tela.

 

Fisica nucleare

Fino al 1905 si pensava che la massa e l’energia fossero due realtà fisiche molto diverse, completamente separate e senza punti di contatto. Ma Einstein in quell’anno comprese che queste due realtà fisiche, apparentemente così diverse, sono in verità strettamente legate da un valore numerico molto preciso: il quadrato della velocità della luce nel vuoto (c²).

La formula E=mc² stabilisce allora che massa ed energia sono equivalenti, come se fossero le due facce della stessa medaglia, e permette di calcolare quanta energia si può ottenere dalla trasformazione di una certa quantità di materia: basta far sparire una piccola quantità di materia per ottenere una grande quantità di energia. Per ricavare energia dal nucleo dell’atomo ci sono due procedimenti:

Sia la fissione che la fusione nucleare, se attivate in condizioni di massa critica, sono grado di auto sostenersi in una reazione a catena. Il fenomeno della reazione a catena è in grado di sprigionare un’enorme quantità di energia che può essere usata per scopi pacifici o come terribile arma di distruzione.

Artista: Roberta Toscano

Titolo:      Apocalypse not now but soon

progetto Apocalypse (then and) now

Anno: 2017

Materiali: stampa digitale su forex, carta Hahnemühle, meccanismo di orologio.

Titolo:      The promise (urlo) 

progetto Apocalypse (then and) now

Anno: 2015

Materiali: elaborazione digitale su mdf, carta Hahnemühle.

Bioluminescenza

La bioluminescenza è un fenomeno di emissione di luce, nello spettro del visibile, operato da alcuni animali e organismi unicellulari. La trasformazione biochimica di un substrato, in un processo coadiuvato da un enzima, è caratteristico di una o più cellule  altamente specializzate che formano un vero e proprio organo adibito all’emissione di luce. L’organo prende il nome di fotoforo. La bioluminescenza, dal punto di vista chimico, è un processo di trasformazione dell’energia chimica contenuta nell’ATP, in energia luminosa. La capacità di emettere luce è tipica di molte classi ed è trasversale anche tra il regno animale e quello dei procarioti; è probabile che questa caratteristica non sia stata ereditata da un antenato comune ma, si sia sviluppata in modo del tutto indipendente. Questa tesi è avvalorata dal fatto che le differenti specie sfruttano i fenomeni di emissione ottica per scopi molto diversi tra loro. L’emissione di luce avviene grazie a un processo enzimaticamente favorito, che ossida un substrato, la luciferina, utilizzando energia chimica fornita dall’ATP. L’enzima coinvolto nella reazione è la luciferasi che, come prodotto della reazione, produce anidride carbonica.

Artista: Silvia Beccaria

Titolo: “Oltremarine” 

Anno: 2016

Materiali: gomma, nylon, PVC.

 

Aeronautica

L’aeronautica è la scienza applicata che studia le leggi fisiche che sottintendono il volo nell’atmosfera terrestre.

Un corpo qualsiasi in moto (relativo) rispetto ad un fluido scambia con il medesimo un azione meccanica, rappresentata da forze. Quando il fluido è l’aria (dall’intuizione di Leonardo Da Vinci) parliamo di volo. Perché un aereo possa sostentarsi è necessario che l’aria circostante eserciti una forza che lo tenga sospeso: questa forza è definita portanza. La parte dell’aereo che permette il sostentamento è l’ala. Ora l’esperienza insegna che se mettiamo un ala in una galleria del vento essa è sottoposta ad una forza (misurabile), che è rappresentata da un vettore R (Risultante), che possiamo immaginare di scomporre come somma di due vettori:

  • perpendicolare a V∞ che chiamiamo Portanza;
  • parallelo a V∞ che definiamo Resistenza.

In cui V∞   è la velocità relativa dell’aria indisturbata lontano dall’ala.

Artista: Ugo Venturini

Titolo: “Il Volo 3” 

Anno: 2006

Materiali: marmo bianco Carrara, granito Galaxy, acciaio inox, luci led.

ORARI DI APERTURA SPAZI ESPOSITIVI:
in settimana:  16:00-21:00 
nel week-end:  14:00-22:00

Edmondo Bertaina

Autore: Edmondo Bertaina

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