Presentato il Progetto SAR-GEN, uno studio innovativo per la cura dei tumori rari.

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Medicina del futuro, ma per i mali del passato. Quelli che ancora oggi, malgrado la loro rarità, toccano migliaia di individui, soprattutto bambini.

Si sta parlando di sarcomi, tumori dell’osso e dei tessuti molli le cui percentuali di guarigione restano al 60% vista la complessità e la difficoltà di trattamento delle metastasi. Una speranza c’è, arriva da Torino, e la si riscontra presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita e da quest’anno, anche presso il Cto.

Il progetto in questione si chiama Sar-Gen: si tratta di uno studio multicentrico nato dall’alleanza fra Aieop (Associazione italiana di ematologia oncologia pediatrica) e Hugef (Human genetic foundation).

«L’obiettivo», ha spiegato Ruggero de Maria, presidente di Hugef alla conferenza stampa di presentazione, insieme a Franca Fagioli, ideatrice e direttrice del reparto di oncoematologia pediatrica del Regina Margherita, «è far dialogare tecnologie innovative nella pratica clinica nella medicina di precisione».

Lo definisce «progetto visionario», il prof. Pelicci di Alleanza contro il cancro: le armi biotecnologiche hanno bisogno di una grande capacità organizzativa. Ma non impossibile, soprattutto se con il contributo di due grandi enti radicati sul territorio: la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Veronesi. Francesco Profumo, presidente della Compagnia, ne sottolinea il tema culturale: «il nostro impegno nel settore della sanità è volto a promuovere iniziative che riportino l’attenzione alla persona e al cittadino. Ogni paziente è un pezzo di ricerca».

L’approccio è innovativo: non si tratta solo di sviluppare strategie personalizzate, ma di incrementare la conoscenza della malattia e delle sue cure ad ogni paziente, portatore di una propria identità singolare.

Federico Biggio

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Redazione GT

Autore: Redazione GT

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