Alla Scuola Internazionale di Comics di Torino si disegnano le tavole del futuro.

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La hall della Scuola di Comics di Torino

Chissà se la Scuola Internazionale di Comics di Torino, nata nel 2007, attualmente guidata dal direttore Mario Checchia, sarebbe la stessa se circa 50 anni fa il sommo Umberto Eco non avesse incluso nel suo celebre libro “Apocalittici e integrati” un’analisi di quello strano fenomeno grafico detto fumetto; utilizzando, tra i primi, lo strumento della semiotica per riflettere su questo medium popolare e coinvolgente. 

Nel ripensare ai propri eroi, incisi da un segno-disegno nella memoria come piombo su carta, riemerge la felicità del tempo dedicato a quei viaggi tra storie e immagini e le fedeltà generazionali di personaggi adorati allora e coccolati nei pensieri ancora oggi. D’imperativo categorico ricordare che “La ballata del mare salato” fumetto culto di Hugo Pratt uscì proprio nel 1967.

La sola idea che esista una scuola che insegna a diventare un disegnatore di fumetti è un elemento prezioso e poetico. 

Il fumetto ha impiegato anni a svincolarsi dallo status di arte minore, per molto tempo rimase un intrattenimento in strisce per chiudere le pagine di un settimanale. Poi ci si accorse, merito di Eco e Roland Barthes, che rappresentava qualcosa di diverso, che possedeva una propria voce indipendente, apprezzata dal grande pubblico. Il fumetto era divenuto un oggetto culturale.

A due passi dal parco della Tesoriera, al civico 48 della silenziosa via Borgone, ci sono le aule grandi e luminose della scuola di fumetto; attrezzature digitali all’avanguardia, un clima di frizzante creatività senza smania danno vita a questa grande bottega artigianale pensata per preparare i ragazzi a giocarsi il futuro con le arti visive, i colori, le matite, la fantasia e si spera molto talento. 

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Il Direttore Mario Checchia

Il direttore racconta di questi dieci anni torinesi, un compleanno che festeggeranno con l’inizio del prossimo ciclo scolastico, e soprattuto che come marchio Comics c’è dal 1979, sede a Roma, quasi 40 anni, dieci sedi in Italia di cui una a Chicago.

La scuola nasce per il fumetto allargandosi poi ad altre opzioni, il digitale soprattutto, illustrazione grafica, animazione, video giochi, sceneggiatura, scrittura creativa, tutto ciò che concerne la produzione artistica. Obbligatorie le commistioni tra i vari corsi, per avere uno prospettiva che tocchi più ambiti.

L’altra particolarità, che tiene a evidenziare sono i docenti, che hanno tutti una attività professionale. Significa che sono sul mercato, si aggiornano, oltre alla tecnica trasmettono informazioni preziose su come muoversi per il lavoro. La scuola ha costruito dei buoni contatti con aziende per fare stage e non solo. Gli allievi che mediamente frequentano questo luogo, questa factory, perché definirlo istituto sarebbe privarlo di qualcosa, sono circa 400.

Il corso tipo è triennale, ma sono previsti anche corsi annuali o dei periodi più brevi, cicli di 10 lezioni o dei workshop intensivi di pochi giorni, anche per adulti, la media degli allievi va dai 18 ai 25 anni, non vengono accettati prima dei 15 16 anni. Qui vengono molti adulti che avevano la passione ma non la possibilità di svilupparla trovano una guida, così possono provare a cimentarsi. Dopo i tre anni gli allievi devono essere capaci tecnicamente, rilasciamo un attestato non ufficiale, ma nel settore siamo molto conosciuti e questo è il biglietto da visita.

Siete in contrapposizione rispetto all’Accademia di Belle Arti ?

Il nostro taglio è più pratico, la nostra specializzazione è orientata al fumetto, poi sapere più cose, avere una cultura vasta è importante, il fumetto di oggi è molto colto. Per noi sono opere, vere a tutti gli effetti. Va detto che negli ultimi tempi è cresciuta la sensibilità per il fumetto, l’editoria è cambiata, è diventata molto raffinata, esigente. Cerchiamo di curare tutti gli aspetti, oltre al fumetto tradizionale, bisogna allargarsi, conoscere, imparare su diversi strumenti, c’è tantissimo digitale, e non è più facile.

Come Comics insegnano le tecniche manuali a queste si sommano le tecniche per lavorare con il computer. Le versioni digitali sono più comode, per correggere o inserire e modificare delle parti. Nei corsi, partiamo dall’anatomia, il disegno è ancora alla base. Per accedere alla scuola facciamo un colloquio conoscitivo, i ragazzi portano delle tavole e insieme cerchiamo di capire se si è portati o meno. Molti arrivano dal liceo artistico, alcuni con doti già spiccate altri crescono durante il percorso. Tra le molte iniziative, ai ragazzi segnalano i concorsi più interessanti del settore, per impegnarsi, provare a farsi conoscere. A fine anno facciamo un esame prendendo in considerazione il loro book, le cose fatte, i risultati, un bilancio di tutta l’attività.

La valutazione è fatta da una commissione, il sottoscritto, un docente, un membro esterno spesso un editore o il referente di un’agenzia di pubblicità o comunicazione.

C’è chi parla oggi di fumetti, chi costruisce un discorso critico su questa materia?

L’apparato critico è poco diffuso, vi sono alcune riviste come Fumo di China, Scuola di fumetto, alcuni siti come Fumettologica o Lo spazio bianco che sono importanti nel nostro mondo, dopodiché non se ne parla molto, è un peccato.

Oggi le pagine dei quotidiani, ospitano più di ieri illustrazioni e fumetti, hanno conquistato un forza narrativa…

Vero, si parla molto di quella che si definisce graphic novel, un fumetto vicino alla narrativa tradizionale, ma può risultare un’arma a doppio taglio: ha creato un settore un po’ chiuso, chi la pratica pensa di essere in serie A rispetto agli altri.

Secondo lei riviste come l’Intrepido, il Monello, poi Pilot e Frigidaire hanno lasciato un’eredità o no ?

Si certamente, anche se i più giovani non le conoscono, il problema è che oggi la rivista di fumetto non c’è più, non ha mercato, i nuovi media hanno sostituito le vecchie riviste, la rivista dava possibilità a tanti di pubblicare.

La domanda fatidica per i nostri tempi la si rivolge come un ingrato obbligo, si riesce a lavorare a guadagnarsi da vivere con questa professione ?

Abbastanza, l’aspetto positivo è dato dal web, ha indubbiamente allargato il mercato, si può lavorare per gli Stati Uniti o la Francia da casa, spedendo il proprio materiale senza dover essere lì, si può dialogare a distanza, questo facilità le opportunità di lavoro. Le faccio un esempio, diversi ragazzi italiani lavorano per la Marvel, la scuola italiana del fumetto è molto apprezzata.

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Quali sono i suoi personaggi preferiti ?

Corto Maltese di Hugo Pratt, Conan il Barbaro, Ken Parker.

Parlando di Festival del settore il direttore segnala come Lucca abbia spodestato il rinomato festival francese di Angoulême, per presenze, editori, vendite e pubblico. Un dato da non sottovalutare che conferma la solidità di questo ramo economico pur ricordando come il mercato francese produca di più, abbia una tradizione consolidata, così gli States dove vige un mercato molto vivo. 

 

 

Edmondo Bertaina

Autore: Edmondo Bertaina

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